HOLOCAUST MEMORIAL DAY: DOPO LA CELEBRAZIONE… LE NOSTRE RIFLESSIONI ALTRE NOTIZIE E COMMENTI…


< speciale OLOCAUSTO >
Scritto : January 29, 2013
Per invio E.mail : 
< HOLOCAUST MEMORIAL DAY > : DOPO LA CELEBRAZIONE…LE NOSTRE RIFLESSIONI. ALTRE NOTIZIE E COMMENTI…
[ “AZIMUT-NEWSLETTER”: MERCOLEDI’, 30 GENNAIO 2013 ]
« Chi salva una vita, salva il mondo intero ( Talmud ) »
IL FATTO DEL GIORNO

SENZA PAROLE : Strage di Ustica, la Cassazione condanna lo Stato a risarcire le vittime:

la strage fu causata da un missile…..

“Azimut” : Ufficio Stampa – Ferruccio Massimo Vuono:
January 28, 2013  [ ULTIMO – NOSTRO – SERVIZIO, IN RETE ]

Ferruccio Massimo Vuono ha condiviso un link tramite Associazione Azimut.
MONTE DEI PASCHI…E “CESSO ALLA TURCA”…CON LA “SIGNORA TARANTOLA”… – ALTRE NEWS LA MEMORIA & LA STORI ( . . . )
azimutassociazione.wordpress.com
Associazione Azimut : Saturday, January 26, 2013 < MONTE DEI PASCHI…E “CESSO ALLA TURCA”…CON LA “SIGNORA TARANTOLA”… > – ALTRE NEWS. LA ( . . . )
 IN COPERTINA
< OLOCAUSTO >

Foto: ----- 27 Gennaio, giornata della Memoria ---- 
E’ importante ricordare perché il tempo non cancelli le memorie, perché nessuno possa mai dire: non è successo.  Ricordiamo e tramandiamo questa memoria a chi verrà, perché non ci sia mai più un olocausto nella storia dell’uomo.  

Estratti della Testimonianza di Natalia Tedeschi, campo di Birkenau
(testo integrale su http://www.sansepolcroliceo.it/olocausto/Reazioni_connivenze/Testimonianze_sopravvissuti.html)
“La vestizione è stata una cosa tragica... I vestiti erano stracci, non avevamo divise, assolutamente niente. Io, per tutto il tempo che sono stata a Birkenau, ho sempre avuto una scarpa e uno zoccolo, non ho mai avuto un paio di scarpe uguali. I capelli li han poi tagliati dopo.”
“Però devo dire una cosa, che la fame è terribile, perché chi non ha provato non può rendersi conto, è inutile che uno dica. Però la sete è peggio. La sete ti fa impazzire, ti porta proprio...”
“Sai chi era Mengele? Era l'angelo della morte: un uomo bellissimo, elegantissimo, col frustino in mano, che indicava nei vari castelli chi doveva andare alla selezione. Andare alla selezione voleva dire che tu eri segnata, eri destinata ad andare ai forni crematori: ti mettevano in un blocco particolare, ti davano un supplemento di vitto, poi dopo c'era un... Sentivi tutte queste creature caricate sul camion che urlavano perché sapevano che andavano a morire”
“Andando nel Revier, una delle cose, un ricordo terribile... C'erano delle donne che avevano partorito durante la notte e c'erano tutti quegli esserini messi in fila, su una specie di ripiano, erano tutti lì che si muovevano... Qualcuno si muoveva ancora, non erano ancora morti, si vede che qualcuno era nato dopo oppure era più forte degli altri e stentava a morire. C'erano tutti quei cadaverini di bambini, lì nell'anti-Revier, diciamo.”

 “AZIMUT”. NON SOLO SULLE < LEGGI RAZZIALI > – EDITORIALE DEL PRESIDENTE. PER LEGGERE TUTTO : VEDI OLTRE.

Mussolini disse degli ebrei : sono quì dal tempo di Roma, da duemila anni …Mussolini si era sentito di dichiarare, dalle colonne del Popolo d’Italia :

« In Italia non si fa assolutamente nessuna differenza fra ebrei e non ebrei; in tutti i campi, dalla religione, alla politica, alle armi, all’economia… la nuova Sionne, gli ebrei italiani, l’hanno qui, in questa nostra adorabile terra. »

« Chi salva una vita, salva il mondo intero ( Talmud ) »

   
( NELLE FOTO : CITTADINI DI ORIGINE EBRAICA DEPORTATI; LA STELE D’INGRESSO CHE RICORDA I GIUSTI E IL < GIARDINO DEI GIUSTI > ( IN ISRAELE ) .Giusti tra le nazioni (in ebraico: חסידי אומות העולם, traslitterato Chasidei Umot HaOlam) è stato utilizzato per indicare i non-ebrei che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo….. dalla Shoah…

Tuesday, January 29, 2013

Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah.
L’EDITORIALE
Associazione Azimut - Naples, Italy  “AZIMUT” *
Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah

    Allorchè, annualmente, si ripete – doverosamente – il ricordo della tragedia, immane ed epocale, che colpì il popolo ebraico, noi osserviamo il silenzio e proviamo angoscia e intima sofferenza. Sì.  E come uomini, da sempre “a destra”, (ri)confermiamo il nostro impegno – pure di sempre – contro ogni < totalitarismo > e ogni tipo di < razzismo > come contro ogni forma di persecuzione e discriminazione delle c.d. < diversità >. Centrale è la persona, in quanto tale, sacra e inviolabile, tant’è che se vi fosse stata anche una sola vittima, una soltanto, in ragione – solo e soltanto – della propria sua e specifica < appartenenza > , e a una classe sociale, e a una religione, e a una razza, o per altro e diverso motivo, non “ammessa”, già ricadremmo nell’Olocausto. Ma ci siamo appartati dalle celebrazioni”ufficiali” che, francamente, offrono più di un motivo di non sincerità. Passato il “clamore” , e l’ipocrisia, e nostro il sincero silenzio, le riflessioni.  Inderogabili e necessarie.
    Non esitiamo, intanto, a considerare che, per la corrente < vulgata >, eredi di ogni olocausto, e di molteplici < crimini contro l’umanità > – tuttora impuniti -, celebrano questa tragedia – e questa sola – “tambureggiando” di < nazifascismo> , un termine inventato – strumentalmente – non per onorare i periti del < popolo della diaspora > ma per falsificare, scientemente, a riguardo dell’Italia che fu. E (ci) chiediamo : cosa mai c’entra il < nazismo > col < fascismo > ? e cosa mai hanno avuto – ideologicamente e dottrinariamente – in comune ? e come, ancora, si possa far rientrare – contro ogni evidenza – una indubitabile < concezione latina > del nostro popolo nel “cono d’ombra” della Shoah ? Questo vale per l’Italia. Questo, non lo accettiamo. Non a caso i “registi sovietici”, andando oltre la “mistificazione casalinga”,  sino a quando il < socialismo reale > imperante, per imput – comunista, ma – in forme diverse – si continua – , hanno “diligentemente”  aggiunto e fatto il “lavoro sporco” : additando, in riferimento alle deportazioni ed ai campi di concentramento in Europa,  il cosiddetto < orrore fascista >; “tutto a posto e niente in ordine” che, infatti, il termine nazista non in uso, per così dire, essendo che il < bolscevismo > ed il < nazionalsociaismo > comportano una “cuginanza”. Il < Fascismo >, lo sappiamo bene, fu altra cosa !
    La furibonda reazione alle dichiarazioni che, per l’occasione, Silvio Berlusconi ha esternato – però nel disapprovare le < leggi razziali > adottate in Italia – la dice lunga sui veri motivi che guidano i < gendarmi della memoria >, a solo – ed esclusivamente – scopo politico: coprirsi, con uno scudo, praticando e “cavalcando” l’una e l’una solissima < condanna >, onde non rendere conto dei crimini “rossi” o “bianchi”, o “gialli”, passati e presenti, vietati alla denuncia; così, con ignominia,   perpetuando l’abietto impedimento, almeno  alla pari condanna, e disapprovazione, di ogni e qualsiasi sorta di < olocausto > che ha colpito o colpisca l’umanità. In ogni continente, e in ogni frangente, incluse le stesse popolazioni germaniche, a conflitto cessato, e per molto tempo, da parte della feroce < armata rossa >. Senza se o ma !
    Chi più di noi, d’altronde, fatte le debite proporzioni, può comprendere il dramma degli ebrei, già – da tempo – nei secoli < dispersi >? Noi, e chi più di noi,  fatti segno, “democraticamente ” – almeno per mezzo secolo e più – , di ogni discriminazione politica e di accuse, le più atroci ed infamanti; e quindi, per essere stati ristretti nella “riserva indiana”,  come la gente del < polo escluso > ! Noi, se c’è consentito, tra le fila del proditorio, bestiale, bersaglio di assassini e infami che hanno fatto strage di diecine di martiri, innocenti, si converrà, perciò – noi – una specie di  “ebrei politici” della cosiddetta, “onorata”, antifascistissima, e “timorata”, e “pulita” < prima repubblica > !
    D’altronde , per passare ad altro,  tragedie, a noi più vicine, sottaciute e negate, volutamente e criminalmente ignorate, tanto per citare un solo esempio, soltanto nel recente, ci hanno consentito – seppure nel prosieguo del “boicottaggio rosso”, intellettuale e culturale, – di celebrare un < Giorno del Ricordo > per i nostri fratelli di Dalmazia, d’Istria, Fiume e della  Venezia Giulia, “incaprettati” e mutilati, torturati, violentati,  precipitati nelle foibe, e l’esodo – verso ogni continente – di quelle italianissime popolazioni. Tuttora restano i falsi dei testi scolastici e la pervicace menzogna dei < cattivi maestri >. Una vergogna consumata per < oscurare > !
   Uno, e non il maggiore, dei crimini di quel comunismo che, ancora per l’oggi, si consente la “guida morale” di “discepoli” – checchè se ne dica – , in sede di celebrazioni per l'< HOLOCAUST MEMORIAL DAY >. Non c’è odio, da parte nostra, ma sete di giustizia e di fede nella verità. Tutto deve ripararsi ! Tutto deve, alfine, essere detto !
   Come la stampa ha – poi –  riportato, per quanto ha interessato il dire del “vituperato” < cavaliere >, si può avere la controprova di quanto sia stato dirompente “sconfinare” dal fascismo come il < male assoluto >. S’è letto, peraltro, che : < …Il giorno dopo la frase di Berlusconi su Mussolini – che “fece anche cose buone” – pronunciata durante la Giornata della memoria, la polemica è ancora alta e a poco è servita la nota serale della presidenza del Pdl che esplicitava una condanna senza appello dello leggi razziali. Oggi il Cavaliere bolla gli attacchi dei quali viene fatto oggetto come “una polemica gonfiata solo per la campagna elettorale” …>. E, noi, aggiungiamo, come già detto, e non solo.
    Ma a ben vedere, in sostanza – poi – il < Fascismo > c’entra fino a un certo punto; il regime della < diarchia >, fatto salvo tutto il potere del Sovrano,  nel < ventennio >, originato – inizialmente – dal responso, altamente maggioritario delle urne, in una cornice perfettamente liberaldemocratica,  nel prosieguo si basò, sempre in vigore lo < Statuto Albertino > e in piedi il senato di nomina regia, opinabile – dunque – una definizione di dittatura, in parte, per la conduzione, accentrata e autoritaria, del governo del Regno da parte dell’allora presidente del Consiglio – Benito Mussolini – accompagnato, sempre, dall’altissimo consenso popolare. I cittadini italiani, appartenenti all’ebraismo, non lesinarono di appoggio e furono, per molta parte, presenti in posti di prestigio nelle istituzioni. Una sinergia che, certamente, venne – poi – a mancare per l’emanazione delle < leggi razziali > che, in circostanze non imputabili alla diretta volontà del capo del governo, introdusse – in Italia – una sorta di < antiebraismo spirituale >; anche in questo caso nulla in comune con quello che definiremo “biologico e di razza” del nazionalsocialismo. Indubitatamente si ruppe un filo di ampia collaborazione, seppure, le leggi – sostanzialmente – “disapplicate”; e, comunque sia, incontestabile che le persecuzioni, come le deportazioni, furono del dopo ovvero di quando cessò il < regime >. Parimenti incontestabile che i cittadini ebrei – durante il conflitto – non ebbero modo di patire sofferenze ove, fortunosamente, in zone sotto giurisdizione dei militari italiani. Quanti degli attuali antifascisti possono vantare, per il passato, uguale comportamento?
    Ma v’è di più, si vuole far torto a un popolo – l’italiano – che nel < Giardino dei Giusti >, in Israele, compare con oltre 500 cittadini ( ma la cifra è sottostimata ) che hanno agito in modo eroico a rischio della propria vita per salvare la vita anche di un solo ebreo….. dalla Shoah…;Giusti tra le nazioni ) “…tra i giusti italiani vi sono persone, come Giovanni PalatucciGiorgio Perlasca o monsignor Angelo Rotta, la cui azione ha portato alla salvezza di migliaia di ebrei; persone ( come don Francesco Repetto e donCarlo Salvi a Genova, don Leto Casini e padre Cipriano Ricotti a Firenze, padreAldo Brunacci e padre Rufino Niccacci a Assisi, don Arturo Paoli a Lucca, padreMaria Benedetto a Roma, don Arrigo Beccari a Nonantola, don Raimondo Viale aBorgo San Dalmazzo, ecc. ) i quali si trovarono a gestire complesse reti di assistenza clandestina…; e persone che nella semplicità della loro esistenza quotidiana e nella spontaneità di un gesto di amore hanno salvato anche una sola vita”…Molti gli uomini delle isituzioni, sacerdoti, medici, militari, impiegati dello stato, etc. ; “…La salvezza dell’80-85% della popolazione ebraica italiana dovette richiedere la complicità e la connivenza di migliaia di persone…”;”…la solidarietà italiana si estese ben oltre i confini nazionali: Giorgio Perlasca, monsignor Angelo Rotta e i Cicutti in UngheriaGuelfo Zamboni e i Citterich ( i genitori del giornalista Vittorio Citterich)  in Grecia; Gino Signori in Germania; Lorenzo Perone in Polonia; Fosco Annoni in Ucraina…”; c’è da chiedersi come mai, nel < Giardino >, ove – com’è noto – abbonda il ricordo dei molti italiani, i non mai “dissociati” o “pentiti” del fascismo , a tutt’oggi, si ricordano pochissimi “…membri della Resistenza, partigiani e antifascisti (Rinaldo Arnaldi,Giuseppe BrusascaGiacinto Domenico LazzariniFortunato SonnoLorenzo Spada)….”; una domanda che non avrà mai risposta, non che ve ne sia il bisogno poichè l’alterazione “luciferima” dei fatti è tutta all’insegna dell’arcinoto < usum Delfini >.
    Del resto, come ampiamente risulta, infatti, l'< isolamento civile > e  il contrasto frontale, con la “condanna all’esilio” – anche in patria -, tocca agli storici – che “osano” scandagliare i troppi meandri oscuri del comportamento dei < vincitori >, anche ai più rigorosi,  messi – indiscriminatamente –  all’indice e definiti del “connivente ” < revisionismo >; e, dunque, non – questo il paradosso – al < negazionismo > di per sè stesso; nel tentativo di farli coincidere e “criminalizzare” ogni ricerca che demolisca la presunta  < innocenza > degli alleati, delle democrazie occidentali e, in specie, quella dell’ex Unione Sovietica, non solo e non soltanto per le cause degli eventi bellici, pure in rapporto a quella che fu – per l’appunto – la disumana vicenda della Shoah e l’Olocausto, tra gli olocausti,  di cui ha sofferto tutto il popolo ebraico.
   La Storia non può e non deve essere la “storia di chi ha vinto” !
Arturo Stenio Vuono – presidente Associazione

< HOLOCAUST MEMORIAL DAY > : DOPO LA CELEBRAZIONE…LE NOSTRE RIFLESSIONI. ALTRE NOTIZIE E COMMENTI…

[ “AZIMUT-NEWSLETTER”: MERCOLEDI’, 30 GENNAIO 2013 ]

 Giancarlo Lehner

—-Messaggio originale—-Da: giancarlolehner – Data: 27/01/2013 14.48 – A : ( . . . )
Ogg: Lehner su Riccardi
Complimenti al cattolico Riccardi per il grido d’allarme rispetto all’antisemitismo di ritorno. Tuttavia, da Riccardi mi aspetto ulteriori e più coraggiose esternazioni: ad esempio che il più noto policlinico cattolico prenda un nome diverso da quello attuale, invero vergognoso ed impresentabile. 
Agostino Gemelli, infatti, convinto firmatario del manifesto sulla razza, fu uno dei più militanti e spietati fautori dell’odio antigiudaico.
Giancarlo Lehner

“Azmut”. —- I DUE SOMMI PONTEFICI DI ROMA CHE HANNO CHIUSO E SANATO LA < QUESTIONE EBRAICA >, IN GIUSTIZIA, AMORE; SUGELLANDO UNA POSIZIONE, CHIARA E TRASPARENTE, DI TUTTO – E INTERO – IL CATTOLICESIMO.

IL CONTROVERSO < caso Agostino Gemelli >

L’accusa di antisemitismo

Nel 1938, appoggia le leggi razziali ( viene considerato da diversi studiosi uno degli esponenti di spicco dell'”antiebraismo spiritualista” che caratterizzò il razzismo fascista, distinguendolo dall’antiebraismo biologico nazista). Secondo F. Cuomo, Gemelli sarebbe tra i 360 aderenti almanifesto degli scienziati razzisti del 25 luglio, (precedentemente pubblicato sul Giornale d’Italia il 15 luglio), e comunicato dalla segreteria politica del Partito Nazionale Fascista dopo un incontro al vertice con i redattori della tesi. Tuttavia questa adesione viene da alcuni messa in dubbio. La figura di Agostino Gemelli è periodicamente al centro di accuse di antisemitismoper il contenuto di alcuni suoi scritti contro l’ebraismo pubblicati durante il periodo fascista. Il più noto e contestato è il necrologio di Felice Momigliano, pubblicato in Vita e Pensiero, rivista dell’Università Cattolica, nell’agosto 1924. Pubblicato anonimo, Agostino Gemelli, allora Rettore dell’Università Cattolica e Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze, ne rivendicò la paternità nel numero del dicembre 1924 della stessa rivista. Nell’articolo era scritto:

« Un ebreo, professore di scuole medie, gran filosofo, grande socialista, Felice Momigliano, è morto suicida. I giornalisti senza spina dorsale hanno scritto necrologi piagnucolosi. Qualcuno ha accennato che era il Rettore dell’Università Mazziniana. Qualche altro ha ricordato che era un positivista in ritardo. Ma se insieme con il Positivismo, il Socialismo, il Libero Pensiero, e con il Momigliano morissero tutti i Giudei che continuano l’opera dei Giudei che hanno crocifisso Nostro Signore, non è vero che al mondo si starebbe meglio? Sarebbe una liberazione, ancora più completa se, prima di morire, pentiti, chiedessero l’acqua del Battesimo. »

È documentato, però,  che padre Gemelli si prodigò per aiutare concretamente anche dopo l’introduzione in Italia delle leggi razziali molti ebrei che persero il lavoro e si vennero a trovare in gravi difficoltà. È il caso, insieme a molti altri, di Cesare Musatti e di Carlo Foà, maestro del Fisiologo Enoch Peserico figlio di una Bassani e cognato del suo grande amicoGiuseppe Toffanin fratello dell’Avv. Paolo Toffanin (1890 )

CI RISIAMO ! NE HANNO TITOLO ?

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con uno dei deportati In Italia  “ormai c’è consapevolezza dell’aberrazione introdotta dal fascismo con l’antisemitismo” e “dell’infamia delle leggi razziali del 1938”. Così il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano oggi al Quirinale celebrando la ‘Giornata della memoria’. “C’è da interrogarsi con sgomento sia sul circolare, tra giovani e giovanissimi, di una miserabile paccottiglia ideologica apertamente neonazista – ha detto con forza Napolitano – sia sul fondersi di violenze di diversa matrice, da quella del fanatismo calcistico a quella del razzismo innanzitutto antiebraico”. “Mostruosità – ha aggiunto il presidente – che sollecitano la più dura risposta dello Stato e la più forte mobilitazione di energie”.

“E’ necessario tenere alta la guardia, vigilare e reagire contro persistenti e nuove insidie di negazionismo e revisionismo magari canalizzate attraverso la rete”, ha detto  ancora Napolitano. Il capo dello Stato ha aggiunto che non bisogna ”sottovalutare” anche ”il fenomeno dell’antisemitismo come dimensione del fondamentalismo islamico”.

Napolitano ha espresso quindi ”solidarietà” con lo Stato di Israele contro ogni ”minaccia di distruzione” compresa quella iraniana, ma anche ”liberta’ di giudizio sulle linee di condotta” delle forze politiche che ”via via governano Israele”. 

Pier Luigi Bersani ritiene un richiamo ”forte, come al solito pertinente, e molto giusto” quello di Napolitano sulla vigilanza verso rischi di revisionismo delle aberrazioni del fascismo. ”Credo che le parole del Capo dello Stato segnalino anche la gravita’ di fenomeni che appaiono nel nostro Paese. E’ un richiamo alla vigilanza democratica, a tenere alti i valori costituzionali”.

”Stamattina mi sono recato al Quirinale per la commemorazione della Giornata della Memoria. Mi identifico profondamente nelle parole del Presidente Napolitano, che rispecchiano fedelmente i valori alla base della nostra Costituzione e della nostra appartenenza all’Europa”. Lo scrive il premier Mario Monti sul proprio profilo di Facebook.

   Il compagno Napolitano  “AZIMUT”. SI POTREBBE – FORSE – DIRE: …TUTTO GIUSTO…SE NON FOSSE CHE  L'< ALLARME > SI DEBBA, TUTTAVIA, OBBLIGATORIAMENTE, O NO(?), ACCOMPAGNARE ALL’INEVITABILE  CLASSICO : “.MA..DA CHI VIENE LA PREDICA…” ( ! ).

giovedì 5 gennaio 2012

L’altro Giorgio Bocca

Intervista a Giancarlo Lehner
Voce Repubblicana del 5 gennaio 2012
di Lanfranco Palazzolo
Giorgio Bocca è stato un razzista contro il popolo ebraico. Lo ha detto alla “Voce Repubblicana” il deputato di Popolo e Territorio Giancarlo Lehner.
Onorevole Lehner, dopo la morte del giornalista Giorgio Bocca lei è intervenuto polemicamente sulla commemorazione annunciata da Tgcom24 e da Mediaset.
“Quando una persona che ha avuto un suo peso da un punto di vista politico e giornalistico scompare è giusto commemorarlo. Perchè no?! Però, a questo punto, dovrebbe essere raccontata tutta la verità. In questo caso non si può dire: ‘quanto è stato bello’ o ‘quanto è stato bravo’. Non contesto la commemorazione fatta in se. Ma contesto la commemorazione fatta da Mediaset. Secondo me, quella commemorazione è stata demenziale. Giorgio Bocca è stato un razzista contro Silvio Berlusconi e contro gli ebrei”.
Cosa ha fatto Bocca contro gli ebrei?
“Secondo me, era necessario premettere che Giorgio Bocca è stato uno dei più motivati fascisti, razzisti che hanno addirittura spiegato le origini della Seconda guerra mondiale come la risposta dei popoli italiani alla congiura ebraica mondiale. Questo è stato Giorgio Bocca”.
Qualcuno ha eccepito che Bocca aveva 22 anni quando, il 4 agosto del 1942, pubblicò un articolo su “La Provincia Grande” nel quale imputava lo scoppio della guerra alla “congiura ebraica”.
“I 22 anni del 1942 non sono paragonabili ai 22 anni di oggi. Giorgio Bocca aveva partecipato alla guerra sulle Alpi occidentali contro la Francia nel giugno del 1940. In tempo di guerra si cresce in fretta. All’epoca non c’erano dei giovani ‘bamboccioni’. Allora si diventava giovani molto presto. Erano gli anni della guerra. Nell’agosto del 1942 Bocca avalla la caccia agli ebrei come responsabili della guerra. In quei mesi sono stati denunciati centinaia di ebrei che poi sono finiti nelle camere a gas, grazie all”impegno’ di scrittori come Giorgio Bocca”.
Bocca è stato l’unico ad avere avuto questi trascorsi antisemiti?
“No. Non molto tempo fa hanno commemorato alla Camera dei deputati lo storico democristiano Gabriele De Rosa. Tutti si sono ben guardati dal dire che anche De Rosa aveva firmato il manifesto sulla razza contro gli ebrei. Anche il credente De Rosa è stato complice delle deportazioni e delle camere a gas. L’Olocausto non può essere un fatto leggendario, ma è un fatto vero”.
Perché questa indulgenza nei confronti di Antonioni, Lizzani, De Rosa, Dario Fo e Bocca che hanno avuto trascorsi antisemiti?
“Dipende anche dal ministro della giustizia Palmiro Togliatti. Quando ‘il Migliore’ scelse il suo braccio destro a via Arenula scelse il prof. Gaetano Azzariti, illustre criminale giurista che era stato Presidente del Tribunale della Razza perché il Pci doveva varare un amnistia verso gli ex fascisti che sarebbero entrati nel Pci”.
Pubblicato da Lanfranco Palazzolo a 07:37
—-Messaggio originale—-Da: giancarlolehner – Data: 27/01/2013 13.58 –  A: ( . . . )
Ogg: Lehner: Cicchitto se sa, parli

Le avances di Mario Monti al Pdl, previa defenestrazione e sparizione politica totale di Berlusconi, non sono una mossa “disperata” di Bocconi per separarsi da Bocchino, come afferma, oggi, Cicchitto, bensì il logico secondo atto della sceneggiata dell’Olimpico di Roma.
In quel teatro, Cicchitto c’era, non so in quale veste, e, forse, potrebbe aggiungere qualche succoso particolare sul progetto di mutazione teratologica, con parricidio, del berlusconismo.
Giancarlo Lehner

“Nelle politiche europee, nei parlamenti europei e persino in alcuni governi ci sono partiti e voci che nutrono questo tipo di odio. E’ preoccupante. Per questo è necessario che tutti i leader politici prendano posizione contro”. Così la Commissaria Ue Cecilia Malmstrom, risponde una domanda sulle parole di Silvio Berlusconi sul fascismo.

Un esposto per le affermazioni fatte ieri dall’ex presidente del Consiglio sulla figura di Benito Mussolini, e’ stato depositato oggi in Procura a Roma. A consegnare l’esposto negli uffici di piazzale Clodio è stato Gianfranco Mascia, candidato alla Regione Lazio per Rivoluzione Civile.

“Quella di Berlusconi, se è stata una battuta infelice, è stata davvero infelice” per il luogo l’occasione in cui è avvenuta. Così Mario Monti, a Omnibus, torna sulle parole del Cavaliere su Mussolini.

Quanto affermato su Mussolini non è né una gaffe né un ragionamento elettorale, assicura al Tg5 il leader del Pdl Silvio Berlusconi che punta il dito contro la sinistra colpevole di aver “imbastito una speculazione politica”. “Io – ha spiegato Berlusconi – ho sempre detto con chiarezza e inequivocabilmente che le leggi razziali saranno per sempre un marchio di infamia e ho sempre condannato ogni tipo di dittatura. Non vedo dunque dubbi sulla mia posizione”. Berlusconi ha poi voluto anche ricordare di essere l’unico leader italiano “che è stato definito dal primo ministro in carica come l’amico migliore di Israele. Agli italiani di buon senso – ha quindi concluso – appare evidente che la polemica è stata gonfiata per la campagna elettorale”.

“Credo che Berlusconi abbia detto quello che la maggioranza degli italiani pensano su Benito Mussolini. Credo che gli italiani si riconoscano nelle parole di Berlusconi in questo senso: premettendo che è stata una dittatura, che ha negato le libertà, va detto che il fascismo ha prodotto welfare senza democrazia, esattamente come avvenuto in Unione sovietica”. A dirlo l’ex ministro Renato Brunetta nel corso di una riunione di presentazione dei candidati a Camera e Senato del Pdl. “In quegli anni – ha aggiunto – è nata l’Inps, sono state istituite le colonie estive per i bambini ed altro che non c’era e c’è ancora sul fronte del welfare. Certo tutto ciò non può nascondere nulla di quanto è stato prodotto di negativo. Ma nel momento in cui abbiamo un presidente della Repubblica che ha avvallato l’invasione dell’Ungheria da parte della armata sovietica, si può pensare di ripensare in maniera critica ma totale quella stagione, come fece del resto Renzo De Felice. Quelle di Berlusconi sono parole di buon senso collocate in un momento sbagliato. Gli italiani al fondo, condannando il regime dittatoriale, si riconoscono in larga parte nelle parole di Berlusconi”. Diversa la valutazione fatta da Giancarlo Galan. “Il fascismo è stato un momento nero, una pagina orrenda – ha detto Galan – quindi non esiste nessuna infrastruttura nè modernizzazione che giustifichi la privazione della libertà di una persona”.

LA SVIZZERA SAPEVA NEL 1942, DOCUMENTI INEDITI – Documenti inediti resi noti dalla televisione svizzera attestano che nel 1942 la Svizzera aveva informazioni sulle uccisioni di ebrei da parte dei nazisti. Malgrado queste informazioni, nell’agosto 1942 la Svizzera chiuse le frontiere a chi era profugo “solo per motivi razziali”. La televisione svizzero tedesca Srf ha presentato documenti redatti da diplomatici svizzeri durante la seconda guerra mondiale e indirizzati al governo. Si tratta di centinaia di lettere, telegrammi, rapporti e fotografie, documenti sulle informazioni che cominciavano ad arrivare dai consolati e testimonianze dei rifugiati, ha spiegato il direttore dei Documenti diplomatici svizzeri Sascha Zala. Nonostante i rapporti stilati dai diplomatici, nell’agosto 1942 il governo di Berna decise di chiudere le frontiere agli ebrei in fuga. Negli anni 1999-2001 un’apposita commissione di esperti (Commissione Bergier) incaricata dal parlamento elvetico di fare luce sul ruolo della Svizzera durante la seconda guerra mondiale, aveva già concluso che nell’estate 1942 il governo elvetico sapeva che “sui profughi respinti gravava la minaccia della deportazione nell’Europa orientale e quindi della morte”.

TORINO, SVASTICA NERA SU LAPIDE PARTIGIANI Una svastica, di vernice nera, è stata realizzata a Torino su una lapide dedicata a quattro partigiani. Accanto, con la stessa vernice, alcuni insulti. L’oltraggio risalirebbe a ieri pomeriggio, nel Giorno della Memoria. Sul caso indaga la Digos. La lapide è quella tra via Ala di Stura e via Reiss Romoli, nel parco Rubbertex. Ricorda i nomi dei partigiani uccisi nelle stragi del maggio 1944 e dell’aprile 1945.

SVASTICHE E INSULTI, EPISODI IN AUMENTO – Dalle scritte negazioniste di Roma alla svastica di Torino. Dagli insulti urlati in strada, a quelli scritti sui muri. Sono in aumento gli episodi di antisemitismo registrati in Italia negli ultimi mesi. Secondo una recente analisi dell’Osservatorio sul pregiudizio antiebraico, istituito presso il Centro di documentazione ebraica contemporanea di Milano, nel 2012 si è registrato un aumento del 40% rispetto al 2011. Una settantina i casi presi in considerazione dell’osservatorio. L’ultimo caso, quello di Torino, non è isolato. Tra quelli che hanno suscitato più clamore, gli insulti comparsi su alcuni muri di Milano lo scorso 25 aprile, nel corso delle manifestazioni per la Liberazione, le svastiche comparse in alcuni licei romani e quella realizzata sul muro di cinta del cimitero ebraico di Vercelli. Una “impennata particolarmente preoccupante”, secondo Stefano Gatti, ricercatore dell’Osservatorio. “Certi atteggiamenti – aggiunge – non vengono più percepiti come antisemiti e, dunque, non suscitano reazione sociale”.

Dom 27 Gen

Giorno della Memoria, Berlusconi shock: "Mussolini fece bene, sua peggior colpa furono le leggi razziali"

Giorno della Memoria, Berlusconi shock: “Mussolini fece bene, sua peggior colpa furono le leggi razziali”

Le parole del leader del Pdl a sorpresa, a margine dell’inaugurazione del Memoriale della Shoah a Milano. E poi precisa: “L’Italia non ha le stesse responsabilità della Germania”. Merkel: “Nostro Paese ha una responsabilità perenne”. Il premier Monti: “Rischio dell’antisemitismo è ancora presente”. Da Firenze parte il “Treno della memoria” verso Auschwitz. Cerimonie in tutta Italia. Ma spuntano anche simboli nazifascisti.

< HOLOCAUST MEMORIAL DAY > : DOPO LA CELEBRAZIONE… LE NOSTRE RIFLESSIONI. ALTRE NOTIZIE E COMMENTI… [ “AZIMUT-NEWSLETTER”: MERCOLEDI’, 30 GENNAIO 2013 ]

 

Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah. Berlusconi:

“Mussolini fece bene, sbagliò su leggi razziali”

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Il fatto delle leggi razziali è stata la peggiore colpa di un leader, Mussolini, che per tanti altri versi invece aveva fatto bene”. Lo ha detto il leader del Pdl, Silvio Berlusconi a margine della commemorazione della Giornata della Memoria a Milano. Secondo Berlusconi l’Italia “non ha le stesse responsabilità della Germania” ma “ci fu una connivenza che all’inizio non fu completamente consapevole”. “Non si possono più ripetere quelle vicende che qui iniziarono – ha proseguito – solo mettendosi nei panni dei deportati si può capire quali vortici di tragedia si raggiunsero”. Berlusconi ha spiegato che “l’Italia preferì essere alleata alla Germania di Hitler piuttosto che contrapporvisi” e “dentro questa alleanza ci fu l’imposizione della lotta contro gli ebrei”. Alla cerimonia ha preso parte anche il presidente del Consiglio, Mario Monti che ha invece sottolineato come “il rischio della segregazione e dell’antisemitismo è ancora ben presente”. “Dobbiamo essere molto attenti, fare in modo che questi focolai, che ogni tanto ritornano, non possano dar luogo a tragedie che l’umanità non deve più vivere”. Alla cerimonia sono presenti, tra gli altri, anche il segretario della Lega Nord, Roberto Maroni, il presidente della Regione Roberto Formigoni, il leader della Cgil Susanna Camusso, il sindaco Giuliano Pisapia e l’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola.
Un “treno della memoria” diretto ad Auschwitz con partenza da Firenze – L’inaugurazione del Memoriale della Shoah al binario 21 della Stazione centrale di Milano. Un incontro contro il razzismo a Roma e una cerimonia al monumento nazionale della Risiera di San Sabba, a Trieste. Oggi, “Giorno della Memoria”, l’Italia intera ricorda l’Olocausto: una ricorrenza che – avverte il ministro degli Esteri, Giulio Terzi – rappresenta “un monito per la nostra e per le generazioni future, per chi vuole evitare il ripetersi di immani tragedie e di grande vergogna per l’umanità”. Era il 27 gennaio 1945 quando il campo di concentramento di Auschwitz fu liberato dai sovietici: dal 2001, ogni anno in quella data, anche l’Italia come altri paesi, ricorda le vittime del nazionalsocialismo e del fascismo, della Shoah e coloro che, a rischio della propria vita, hanno protetto i perseguitati. “Razzismo neonazismo, antisemitismo e xenofobia” sono sentimenti mai sopiti, che oggi trovano “terreno fertile in rete”, ricorda il ministro per la Cooperazione internazionale e integrazione, Andrea Riccardi. Nessuna privacy dunque “per gli autori di post antisemiti”: “a una vera e propria offensiva di odio razziale su internet, bisogna rispondere con risposte efficaci e globali”.
E l’Italia che condanna oggi sarà unita “per non dimenticare” – Appuntamento dunque a Milano dove sarà inaugurato il Memoriale della Shoah, al binario 21 della Stazione centrale, da dove partivano i vagoni ferrati con i deportati per Auschwitz e gli altri campi di concentramento. Interverranno, tra gli altri, il premier Mario Monti, il ministro Riccardi e Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz: a 13 anni fu fatta salire sui vagoni ferrati dal binario 21 per arrivare nei campi di sterminio. E’ una delle 13 sopravvissute sulle 775 partite con i treni diretti. Nel corso della cerimonia, si legge in una nota dell’Ufficio nazionale anti-discriminazioni razziali (Unar), Riccardi presenterà il libro “Testimonianza-Memoria della Shoah a Yad Vashem”, prima traduzione italiana, a cura dell’Unar, di “To Bear Witness”, testo redatto nel 2005 dallo storico istituto per documentare, attraverso la storia dello Yad Vashem, “il periodo più drammatico vissuto dal popolo ebraico e da tutta l’Europa”.
Da Firenze il “viaggio della memoria” verso Auschwitz – A Firenze cinquecento studenti si ritroveranno alla stazione per percorrere il “viaggio della memoria” verso Auschwitz: “vedere i campi di sterminio è un’esperienza che segna la vita”, afferma il presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi. A Lecce invece verrà inaugurata una mostra del fotografo Massimo Spedicato, sui lager di Auschwitz e Birkenau. A Roma, al museo Maxxi, appuntamento con “Dosta!”, la campagna coordinata e finanziata dall’Unar: al centro del dibattito il Porrajmos, lo sterminio di oltre mezzo milione di Rom e Sinti compiuto dal nazismo durante la seconda guerra mondiale. A Trieste, infine, la cerimonia “solenne” nel monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio nazista in territorio italiano.
27 gennaio 2013
Redazione Tiscali
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Gianfredo Ruggiero …

QUELLO CHE GLI STORICI NON DICONO

La collaborazione tra nazisti ed ebrei e l’atteggiamento ipocrita dell’Occidente democratico

di Gianfredo Ruggiero

La Germania nazionalsocialista considerava pregiudizialmente gli ebrei come un elemento estraneo alla nazione. Durante la sfortunata Repubblica di Weimar (1919-33), quando la popolazione tedesca subì la più grande crisi economica e sociale della sua storia (a causa soprattutto degli enormi debiti di guerra imposti dalle potenze vincitrici del primo conflitto mondiale), molti ebrei, nonostante rappresentassero meno dell’1% della popolazione, raggiunsero nel settore economico-finanziario posizioni di alto livello e di considerevole benessere tali da essere additati, a causa della loro presunta cupidigia, come responsabili della stato di crisi in cui versava la Germania. A ciò si aggiungeva l’atavico antiebraismo cristiano, il nazionalismo esasperato e il mito della purezza ariana dell’ideologia hitleriana.

L’origine ebraica di Karl Marx, il teorico del comunismo, e di parte della dirigenza socialista tedesca, contribuì a rafforzare tale convincimento su cui basò la sua azione Adolf Hitler che fin da subito adottò nei confronti degli ebrei una politica di restrizione dei diritti civili per spingerli a lasciare la Germania (judenfrei), anche attraverso il sostegno all’emigrazione. Quest’ultimo aspetto rispecchiava l’ideale della patria ebraica preconizzata da Theodor Herzl, fondatore del movimento sionista il quale, per quanto possa sembrare paradossale, concordava con i nazisti sul fatto che ebrei e tedeschi erano nazionalità distinte e tali dovevano restare.

Come risultato, il Governo di Hitler sostenne con vigore il Sionismo e l’emigrazione ebraica in Palestina dal 1933 fino al 1940-41 (1).

L’incoraggiamento all’emigrazione degli ebrei trovò però forti resistenze da parte della comunità internazionale e sfociò nel fallimento della conferenza di Evian del 1938, convocata da Roosevelt, dove i trentadue due stati partecipanti avrebbero dovuto ognuno farsi carico di un numero di ebrei provenienti da Germania e Austria proporzionale alle loro dimensioni. L’unica nazione che si propose di accogliere rifugiati fu la Repubblica Dominicana che ne accettò circa 700, tutte le altre, con motivazioni più o meno plausibili, rifiutarono ogni forma di accoglienza (L’Italia fascista, invece, pur non avendo partecipato alla conferenza, da anni attuava una politica di ospitalità nei confronti degli ebrei).

L’atteggiamento ipocrita delle nazioni democratiche riguardo l’accoglienza degli ebrei è stato condensato in una frase di Goebbels che nel marzo 1943 poteva rilevare sarcasticamente:

« Quale sarà la soluzione del problema ebraico? Si creerà un giorno uno stato ebraico in qualche parte del mondo? Lo si saprà a suo tempo. Ma è interessante notare che i paesi la cui opinione pubblica si agita in favore degli Ebrei, rifiutano costantemente di accoglierli. Dicono che sono i pionieri della civiltà, che sono i geni della filosofia e della creazione artistica, ma quando si chiede loro di accettare questi geni, chiudono loro le frontiere e dicono che non sanno che farsene. E’ un caso unico nella storia questo rifiuto di accogliere in casa propria dei geni »(2).

Un episodio che testimonia il rifiuto dell’America ad accogliere gli ebrei riguarda la vicenda della nave St.Louis. Partita da Amburgo il 13 maggio 1939 con 937 profughi Ebrei, la nave era diretta a Cuba dove i migranti erano convinti di ottenere il visto per gli Stati Uniti. Sia Cuba sia gli Stati Uniti rifiuteranno però il permesso d’accesso ai rifugiati, obbligando così la nave a tornare in Europa.

Anche l’ipotesi di creare, prima nell’Isola di Madagascar e poi in Palestina, uno stato ebraico fallì per la forte opposizione di Francia, Inghilterra e Stati Uniti. Fallirono anche le trattative condotte Ministro degli Affari Esteri germanico Helmut Wohltat nell’aprile 1939 con il governo inglese per un insediamento ebraico in Rhodesia e nella Guinea britannica (3).

Nonostante la sostanziale indisponibilità, che rasentava il boicottaggio, delle nazioni democratiche la politica emigratoria del governo nazista proseguì con l’istituzione dell’”Ufficio per l’Emigrazione Ebraica” con sedi a Berlino, Vienna e Praga che aveva il compito di agevolare il trasferimento degli ebrei e dei loro beni in Palestina. Furono anche organizzati dei campi di addestramento in Germania dove i giovani ebrei potevano essere iniziati ai lavori agricoli prima di essere introdotti più o meno clandestinamente in Palestina (all’epoca la Palestina era un protettorato inglese che si opponeva con forza alla colonizzazione ebraica, nonostante nel 1917 si impegnò formalmente, con la dichiarazione di Balfour del 2 novembre, a costituire il focolare ebraico in Palestina).

Fatto singolare e che nei circa 40 campi e centri agricoli della Germania hitleriana gestiti direttamente dal Mossad in cui i futuri coloni venivano addestrati alla vita nei kibbutz, sventolava per la prima volta quella bandiera blu e bianca che un giorno diventerà il vessillo ufficiale dello Stato di Israele (4).

Per liberarsi della presenza ebraica favorendo l’emigrazione in Palestina, il governo tedesco stipulò con le organizzazioni sioniste il cosiddetto “Accordo di Trasferimento” noto anche come Haavara, in virtù del quale gli ebrei emigranti depositavano il denaro ricavato dalla vendita dei loro beni in un conto speciale destinato all’acquisto di attrezzi per l’agricoltura prodotti in Germania ed esportati in Palestina dalla compagnia ebraica Haavara di Tel Aviv.

certificata HAAVARA

Certificato di trasferimento di capitali ebraici dalla Germania alla Palestina 

L’accordo di Trasferimento è stato sottoscritto il 10 agosto 1933 dal Ministro dell’economia del Reich Kurt Schmitt e dal rappresentante del Movimento Sionista in Palestina  Haim Arlosoroff che agiva per conto del Mapa�, il partito Sionista antenato del partito Laburista israeliano. A questa iniziativa politico-commerciale parteciparono personaggi divenuti in seguito molto noti come i futuri Primi Ministri David Ben-Gurion e Golda Meir (che collaborava da New York)(5).

Alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale, grazie all’ Haavara e ad altri accordi tedesco-sionisti, dei circa 522 mila ebrei presenti in Germania più della metà, 304 mila, poterono lasciare il paese con i loro beni superando il rigido embargo inglese. Alcuni di loro trasferirono in Palestina considerevoli fortune personali.

L’importo complessivo di danaro trasferito per mezzo dell’Haavara fra l’agosto del 1933 e la fine del 1939, fu di circa 139 milioni di marchi  (equivalenti a oltre 40 milioni di dollari). A cui si aggiungono ulteriori 70 milioni di dollari attraverso accordi commerciali collaterali. Grazie a questi trasferimenti e ai prelievi obbligatori imposti dal Movimento Sionista sulle transazion, furono costruite le infrastrutture del futuro stato ebraico in Palestina.

Lo storico ebreo Edwin Black sottolinea che i fondi ebraici provenienti dalla Germania ebbero un significativo impatto in un paese sottosviluppato com’era la Palestina degli anni ’30. Con i capitali provenienti dalla Germania furono costruite varie importanti imprese industriali, compresi l’acquedotto Mekoroth e l’industria tessile Lodzia. «attraverso questo patto, il Terzo Reich di Hitler fece più di ogni altro governo negli anni ’30 per sostenere lo sviluppo ebraico in Palestina» conclude Edwin Black(6).

Questa intesa portò successivamente ad un accordo commerciale tra Governo tedesco ed organizzazioni ebraiche con il quale arance e altri prodotti coltivati in Palestina venivano scambiati con macchinario agricolo tedesco(7).

Una immagine singolare che sintetizza meglio di altre la collaborazione tra nazisti tedeschi ed ebrei sionisti è la medaglia commemorativa coniata allo scopo dal Governo tedesco che reca su una faccia la svastica e sull’altra la stella di David.

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Medaglia commemorativa della collaborazione tra autorità tedesche e associazioni ebraiche sioniste durante gli anni trenta

Altra vicenda poco nota riguarda la nave passeggeri partita nel 1935 dal porto tedesco di  Bremerhaven con un carico di ebrei diretti ad Haifa, in Palestina. Questa nave, recava sul  fianco il suo nome, Tel Aviv, scritto in caratteri ebraici, e sull’albero sventolava la bandiera nazista con la croce uncinata. La nave di proprietà ebraica era comandata da un membro del Partito Nazionalsocialista(8).

Altro esempio della stretta collaborazione tra regime hitleriano e sionismo tedesco riguarda i gruppi giovanili ebraici come il “Bétar“ ed ai boy scouts sionisti cui fu permesso di indossare uniformi proprie  e di sventolare bandiere con simbolo dello Stato Sionista (cosa negata ad esempio ai gruppi giovanili cattolici, nonostante il Concordato).

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Manifestazione del gruppo giovanile ebraico tedesco Betar nel 1934

Intanto il governo britannico, da sempre ostile agli insediamenti ebraici in Palestina, impose delle restrizioni ancora più drastiche. In risposta a ciò, il servizio segreto delle SS concluse una alleanza con il gruppo sionista clandestino Mossad le-Aliya Bet  per portare illegalmente gli ebrei in Palestina. Come risultato di questa intensa collaborazione, vari convogli marittimi riuscirono a raggiungere la Palestina superando le navi da guerra britanniche pronte a colpire le imbarcazioni ebraiche. Nell’ottobre del 1939 era programmata la partenza di altri 10.000 ebrei, ma lo scoppio della guerra a settembre fece fallire il tentativo. Le autorità tedesche continuarono lo stesso a promuovere indirettamente l’emigrazione ebraica in Palestina negli anni successivi fino al 1941.

Una stima, seppur approssimativa, fissa in circa 800 mila gli ebrei che lasciarono i territori sotto il controllo germanico fino al 1941.

Con l’avvicinarsi della guerra ci fu la svolta e la posizione degli Ebrei cambiò in modo radicale. Il 5 settembre 1939, Chaim Weitzmann, futuro primo presidente dello stato di Israele, a nome dell’ebraismo mondiale si dichiarò parte belligerante contro i tedeschi e a fianco di Gran Bretagna e Francia (Jewish Chronicle, 8 settembre 1939). Questa vera e propria dichiarazione di guerra, che precedette l’identico atto del  marzo ’33, causò un inasprimento delle misure repressive contro gli ebrei e conferì ai nazisti una motivazione legale per la loro reclusione.WEIMAR_020

La prima pagina del quotidiano londinese Daily Expressi del 24 Marzo 1933: “L’Ebraismo dichiara guerra alla Germania, Ebrei di tutto il mondo unitevi”. “Il popolo israelita del mondo intero dichiara guerra economica e finanziaria alla Germania. La comparsa della svastica come il simbolo della nuova Germania fa rivivere il vecchio simbolo di guerra degli Ebrei. Quattordici milioni di ebrei sono uniti come un solo corpo per dichiarare guerra alla Germania. Il commerciante ebreo lasci il suo commercio, il banchiere la sua banca, il negoziante il suo negozio, il mendicante il suo miserabile cappello allo scopo di unire le forze nella guerra santa contro il popolo di Hitler”.

Il diritto internazionale, infatti,  prevede  la possibilità di internare i cittadini di origine straniera per evitare possibili azioni di spionaggio a favore dei paesi di origine (art. 5 della convenzione di Ginevra), cosa che fece l’America con i cittadini di origine giapponese: dopo averli spogliati di tutti i beni confiscandogli casa, attività e conti bancari, furono rinchiusi in campi di concentramento in condizioni disumane. Verso la fine della guerra nel campo di prigionia di Hereford, nella ricca America, i soldati italiani che rifiutarono di collaborare con gli alleati venivano volutamente sottoalimentati e lasciati morire di tubercolosi, senza cure, sotto l’acqua o il sole cocente, in mezzo agli abusi dei carcerieri che non esitavano ad uccidere al primo cenno di insofferenza. Prima di loro gli inglesi avevano internato, durante la guerra contro i Boeri,  oltre 100 mila donne e bambini nei campi di concentramento in sud Africa,  di questi  27 mila morirono di stenti, malattie e malnutrizione (crimini passati sotto silenzio).

Lo scoppio del conflitto pose fine alla politica tedesca di incoraggiamento al trasferimento degli ebrei verso la Palestina (nel 1942 restava in attività nella Germania un solo Kibbutz a Neuend(9).

Tuttavia, nei primi anni di guerra, i rapporti tra nazisti e organizzazioni ebraiche non furono del tutto interrotti, ma si spostarono sul piano prettamente militare in funzione anti inglese, anche se  l’influenza che ebbero sugli avvenimenti bellici fu praticamente nulla.

Agli inizi di gennaio del 1941 una piccola, ma importante organizzazione sionista, Lehi o Banda Stern (il cui leader Avraham Stern fu assassinato dalla polizia britannica l’anno successivo), fece ai diplomatici nazisti a Beirut una proposta formale di alleanza per lottare contro gli inglesi: la cosa che più colpisce è che uno di essi era Yitzhak Shamir, futuro primo ministro di Israele(10).

Con il proseguimento della guerra che richiedeva sempre più soldati al fronte e operai nelle fabbriche il governo tedesco abbozzò l’idea di utilizzare massicciamente gli ebrei nell’industria bellica. Dopo l’attacco alla Russia l’idea del lavoro forzato prese corpo e fu perfezionata nel corso della conferenza di Wannsee del  20 gennaio del 1942 con il definitivo abbandono della politica di emigrazione e l’adozione della cosiddetta “soluzione finale territoriale” (eine territoriale Endlösung) che sostituiva la politica del trasferimento con quella della deportazione di tutti gli ebrei nei campi di lavoro dell’est.

«Adesso, nell’ambito della soluzione finale, gli ebrei dovrebbero essere utilizzati in impieghi lavorativi a est, nei modi più opportuni e con una direzione adeguata. In grandi squadre di lavoro, con separazione dei sessi, gli ebrei in grado di lavorare verranno portati in questi territori per la costruzione di strade, e non vi è dubbio che una gran parte verrà a mancare per decremento naturale. Quanto all’eventuale residuo che alla fine dovesse ancora rimanere, bisognerà provvedere in maniera adeguata, dal momento che esso, costituendo una selezione naturale, è da considerare, in caso di rilascio, come la cellula germinale di una rinascita ebraica» (Dal protocollo di Wannsee del 20 gennaio 1942).

Gli studiosi dell’Olocausto hanno sempre sostenuto che il piano generale dell’ebreicidio nazista venne ideato nella riunione di Wannsee, ma Norbert Kampe direttore del Centro Commemorativo della Conferenza di Berlino, contesta questa tesi. Egli  afferma che la conferenza riguardò solo “questioni operative” e non fu in alcun modo una piattaforma di “processi decisionali”, confermato dal fatto che alla conferenza di Wannsee Hitler e i suoi ministri non erano presenti.

Dove erano situati grandi insediamenti industriali furono istituiti campi di lavoro, come per esempio la fabbrica di caucciù sintetico a Bergen-Belsen, la I.G. Farben ad Auschwitz, la Siemens a Ravensbrück, la fabbrica sotterranea delle V-2 di Mittelbau-Dora collegata al campo di Buchenwald.

Il compito di utilizzare al meglio i campi di concentramento come centri di produzione industriale fu affidato all’Ufficio Centrale di Amministrazione Economica delle S.S. diretto da Oswald Pohl.

Il lavoro coatto fu utilizzato anche dalla società di costruzioni Todt per il ripristino delle linee di comunicazione (strade, ponti ferrovie,) che venivano costantemente distrutte dai bombardamenti alleati. questi lavori, che richiedevano un’enorme massa di operai (più di 1.500.000 nel 1944), furono svolti in buona parte ebrei e prigionieri di guerra(11).

Un aspetto inquietante e poco dibattuto riguarda le linee ferroviarie da cui transitavano i convogli carichi di ebrei. Gli alleati sapevano fin dagli inizi del 1942 dell’esistenza dei campi di concentramento eppure, nonostante i massicci bombardamenti alleati che ridussero in macerie la Germania, le linee ferroviarie utilizzate dai tedeschi per trasferire gli ebrei nei campi di lavoro non furono mai attaccate, se non come effetto collaterale (come avvenne il 24 agosto del 1944 con il bombardamento della fabbrica di armamenti di Mittelbau-Dora che coinvolse il vicino campo di Buchenwald dove morì, per effetto delle bombe alleate, Mafalda di Savoia).

Come mai, mi domando, questi fatti sono sottaciuti se non del tutto ignorati anche dagli storici più autorevoli? Forse per non mettere in imbarazzo i cosidetti “paladini della libertà”?

Nel “Giorno della Memoria” esprimiamo la nostra piena solidarietà al popolo ebraico per la persecuzione subita e la ferma condanna ad ogni forma di discriminazione razziale. Questo però non deve indurci a sorvolare sulle pesanti responsabilità, condite di cinismo e ipocrisia, delle democrazie occidentali che vedevano, sapevano e volgevano lo sguardo altrove, rendendosi, perlomeno sotto il profilo politico e morale, complici dei carnefici.

Gianfredo Ruggiero

Note                                                                                                                      

1)    Il giornale ufficiale della SS, “Das Schwarze Korps”, dichiarò il proprio sostegno al Sionismo in un editoriale di prima pagina del maggio del 1935:

« Può non essere troppo lontano il momento in cui la Palestina sarà di nuovo in grado di ricevere i propri figli che ha perduto per più di mille anni. A loro vanno i nostri migliori auguri ».

Gli ebrei sionisti a loro volta, nel settembre del 1935 dopo la promulgazione della legislazione razziale tedesca (leggi di Norimberga) che sancivano la netta separazione della comunità ebraica dal resto della nazione tedesca ponendo il divieto di matrimoni misti e altre pesanti limitazioni che andavano in tale direzione, dichiararono, attraverso un editoriale del più diffuso settimanale sionista tedesco, il “Die Judische Rundschau”:

« la Germania viene incontro alle richieste del Congresso Mondiale Sionista quando dichiara gli ebrei che oggi vivono in Germania una minoranza nazionale… Le nuove leggi danno alla minoranza ebraica in Germania la propria vita culturale, la propria vita nazionale. In breve, essa può creare il proprio futuro ».

 2)    Bernd Nellessen: “Der Prozesi von Jerusalem”, Düsseldorf/Wien, 1964, p. 201.

3)    Theodor Herzl, nella sua prima opera “Der Judische Staat” (Lo stato ebraico)  aveva  individuato, nell’isola di Madagascar il luogo ideale dove fondare lo stato di Israele. Questa ipotesi fu presa in seria considerazione dai nazionalsocialisti in quanto l’insediamento in Palestina, la patria ideale degli ebrei, avrebbe inevitabilmente portato ad un scontro con gli arabo-palestinesi (cosa che effettivamente avvenne a partire dal 1948). Tuttavia anche questa ipotesi fu in seguito accantonata a causa del netto rifiuto delle democrazie occidentali. La patata bollente ritornò, di conseguenza, nelle mani dei tedeschi che riprese l’opzione Palestina.

4)    Manvell e Fankl: “SS und Gestapo”.

5)    L’accordo di Trasferimento autorizzava i Sionisti a creare due camere di compensazione, la prima sotto la supervisione della Federazione Sionista Tedesca di Berlino, l’altra sotto la supervisione dell’Anglo Palestine Trust in Palestina. L’ufficio di Tel Aviv è stato chiamato Haavara Transfert Office Ltd.  Si trattò di un vero e proprio accordo commerciale che, fra l’altro, contribuì a rompere il boicottaggio mondiale anti-nazista organizzato contro la Germania. Le compagnie erano due: la Haavara, ebraica a Tel Aviv, e la Paltreu, tedesca a Berlino. Il deposito minimo era di 1.000 sterline inglesi presso la Banca Wasserman di Berlino oppure presso la Banca Warburg di Amburgo. Tom Segev in “Le septieme million”, ed. Liana Levi, 1993.

6)    Edwin Black: “The Transfert Agreement”, 1984; F. Nicosia: “Third Reich”; W. Feilchenfeld: “Haavara-Transfer”; Encyclopaedia Judaica: “Haavara”, Vol. 7.

7)    Questa sorta di baratto esteso a tutte le esportazioni/importazioni, cardine della politica economica nazista che contribuì alla ripresa della Germania dopo i disastri della Repubblica di Weimar, fu fortemente osteggiato dalle organizzazioni ebraiche non sioniste che, al contrario, sostenevano l’embargo dei prodotti Made in Germany.

8)    W. Martini: “Hebräisch unterm Hakenkreuz”, Die Welt , 10 gennaio 1975.

9)    Y. Arad: “Documents On the Holocaust”, 1981, p. 155.

10) http://holywar.org/Sio_Naz.htm.

11) Creata da Fritz Todt, l’organizzazione operò in stretta sinergia con gli alti comandi militari durante tutta la Seconda guerra mondiale. Il principale ruolo dell’impresa era la costruzione di strade, ponti e altre opere di comunicazione, vitali per le armate tedesche e per le linee di approvvigionamento, così come della costruzione di opere difensive: la Linea Sigfrido, il Vallo Atlantico e – in Italia – la Linea Gustav e la Linea Gotica.

Link

Falsificazioni fotografiche http://ita.vho.org/valendy/ugo.htm

campo di concentramento di Buchenwald:http://www.fncampoli.altervista.org/bw.htm

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