A TRIPLICE INTESA DEL REGIME” & LA “VIA CRUCIS DEL POPOLO ITALIANO” – ALTRE NOTIZIE…


 UNA BUONA LETTURA !
 Associazione Azimut – NAPOLI 

an.arenella@libero.it : 16/10/20 – associazioneazimut@tiscali.it
Ufficio Stampa – Ferruccio Massimo Vuono :  
massimovuono@libero.it>

Oggi :

 << LA TRIPLICE INTESA DEL REGIME” & LA “VIA CRUCIS DEL POPOLO ITALIANO” >> – ALTRE NOTIZIE…

[ “AzimutNewsLetter”: 17 ott. ’13 ]

Da Turani a Quadrio Curzio: direzione ok, misure deboli
L’opinione di
Vincenzo Nardiello
L’elemosina di Stato e la stangata nascosta

Con una mano l’elemosina, con l’altra la stangata. Il taglio del cuneo fiscale, la tanto sbandierata riduzione delle tasse sul lavoro contenuta nella legge di Stabilità, si tradurrà in un vantaggio per i lavoratori che andrà da 0 a 14 euro netti al mese. Una miseria che non serve a rilanciare i consumi, suona come una beffa alle orecchie di chi da mesi sente i politici sproloquiare sulla necessità di «rendere più pesanti le buste paga » ed è un enorme spreco di risorse. Invece di gettare al vento 5 miliardi in questo modo, ben altro impatto quei soldi avrebbero avuto se utilizzati in maniera mirata (per esempio su cassintegrati, disoccupati ed esodati). Ma tant’è. Tuttavia, l’aspetto più grave della legge restano le tasse. Nonostante le dichiarazioni roboanti di queste ore, sarà difficile che nei prossimi mesi gli italiani non si accorgano della mazzata fiscale contenuta nell’articolato del Governo. Una botta per ora sapientemente nascosta tra le pieghe di un provvedimento che – come le vecchie Finanziarie – appare un manifesto “monstre”. Se escludiamo i soliti tagli lineari ai ministeri, nulla di serio sul fronte dell’aggressione alla spesa pubblica è stato fatto, mentre l’annunciata vendita (modesta) di immobili pubblici resta tutta da verificare. Se sarà un’operazione del tipo di quella contenuta nella manovrina di rientro dal deficit varata una settimana fa, si ridurrà all’ennesima presa per i fondelli. Quegli immobili, infatti, non verranno venduti, ma “passati” a Cassa depositi e prestiti, ovvero un altro soggetto pubblico che però, dal punto di vista contabile, è fuori dal perimetro del bilancio statale. Insomma, una partita di giro. Come se non bastasse, torna di fatto l’imposta sulla prima casa. Con l’aggravante dell’incertezza dell’ammontare del prelievo, visto che la fissazione delle aliquote è demandata ai Comuni. Tutti sanno come in questi anni i Municipi hanno utilizzato la leva fiscale: ogni volta che ne hanno avuta la possibilità, hanno sempre innalzato le aliquote ai loro livelli massimi. Risultato: ci aspetta un altro salasso. I primi calcoli più prudenti parlano di 2,4 miliardi di euro. Vedremo. Quello che è certo è che a questi si aggiungeranno altri 2 miliardi circa in tre anni di entrate fiscali, 900 milioni dei quali a carico di correntisti e risparmiatori, mentre già nel 2014 gli italiani dovranno pagare oltre 4 miliardi di tasse in più rispetto al 2013. Grande assente, poi, il tema del contrasto alla deindustrializzazione cui la Nazione assiste inerme. Il vero partito vincitore è ancora una volta quello della spesa pubblica improduttiva. La direzione resta la conservazione dello status quo. L’alternativa era osare o morire. Il Governo ha fatto la sua scelta.

 17 ott. ’13  sul Roma.

  https://azimutassociazione.wordpress.com

Associazione Azimut, Naples, Italy. 
EDITORIALE

Arturo Stenio Vuono TRIPLICE INTESA DEL REGIME  E VIA CRUCIS DEL POPOLO ITALIANO

di Arturo Stenio Vuono *

Legge di stabilità assolta, ora le riforme ad iniziare dalla legge elettorale; giù tasse per  famiglie; la  decisione  – su Berlusconi – riguarda composizione senato e non persona. Il presidente della repubblica appare consenziente e il premier, dopo aver siglato il compitino Saccomanno – Ue della cancelliera,  vola in Usa. Sono le tre ultime “verità” della disinformazione e manipolazione in cui, sempre di più, stiamo affogando. Primo : la legge di stabilità, dettata ai livreaserventi e a chi tiene loro il bordone, dai proconsoli del dinero e dagli agenti dell’europlire, di certo non segna alcuna pratica discontinuità; e la riforma della seconda parte della costituzione, come sempre, viene posposta dagli ingessatori a normative che, di volta in volta, interessano solo le urne. Secondo : è sufficiente dire, invece,  tanto per fare un solo esempio, che l’introduzione della novella  patrimoniale Tresu dei comuni, per i servizi,  graverà interamente, sopratutto, e proprio sulle famiglie. Terzo : sulla nota decadenza di Berlusconi trionfa la doppiezza giacobina che, almeno nelle intenzioni, punta a mantenere sempre l’obbligo del voto segreto ma col pronunciarsi,  solo per l’occasione, in forma palese, ad personam e una tantum.

Su queste più recenti coordinate, diversi i comprimari, si dispiega la triplice intesa del regime che, ormai, ha imboccato la deriva anticostituzionale e liberticida; che, in fin dei conti, con i soliti centristi che ci riprovano a fare da stampella, si pensa che possa poi consolidarsi, una volta che i democrat avranno regolato i loro conti interni, mettendo fuori gioco definitivamente l’alternativa di centrodestra. Tutto quì, nulla di nuovo sotto il sole, quando saranno pronti; con buona pace di chi non vuole remare contro, come i cosiddetti diversamente berluscones che saranno scaricati; e di chi finge solo di farlo, come i peones a cinque stelle, ammaliati dallo scranno e dalla diaria, che infatti non potranno smentirsi e dovranno subire lo scioglimento anticipato delle camere. Che vogliano, o no, sia il capo dello Stato che lo stesso premier,  e altri che si illudono di durare, questo – e solo questo – è il progetto dell’ennesimo attacco alla Bastiglia. Non è un’ipotesi peregrina, la sinistra (post?)comunista divora, all’occorrenza,  i suoi figli ed è pronta, se necessario, appena lo potrà, a certificare che il secondo mandato, per il Colle, un fatto straordinario, di Giorgio Napolitano non ha più ragion d’essere per l’esaurimento delle larghe intese e  in quantochè sussiste una mera maggioranza numerica ma non politica. Come, nei fatti, è già per l’attuale. Qualsiasi cosa, diversa, che dicano i ministri – Pdl lascia il tempo che trova.

Quanto a Silvio Berlusconi, a prescindere di chi o meno pensi che abbia prestato il fianco, in verità, dopo la guerra dei vent’anni  – condotta da una minoranza di toghe militanti –  , è inciampato in una singolare sentenza, pure in  odore di esecuzione – automatica – non lecita; vero e unico reato, rifiuto della coabitazione – reiterato -con il << sistema di potere >> , estero – dipendente, che –  da sempre –  tiene in ostaggio il popolo italiano. In tal senso, che piaccia o no, il leader del centrodestra resta l’unico e vero antagonista, e il solo oppositore che deve essere espulso; ma non basta, per certi versi – infatti – il lavoro sporco s’ha da completarsi, come nel ’76, quando i gruppi parlamentari del Msi-Dn subirono una scissione ad opera dei transfughi detti di << Democrazia Nazionale >> : dietro la cortina fumogena, anche allora del dissociarsi da “posizioni estremistiche” della Destra, c’era solo la rinuncia ad esercitare una decisa e forte, coerente,  

<< alternativa di sistema >> ;  I deputati e senatori, fuggiaschi, avevano ottenuto ingenti finanziamenti e la garanzia della scadenza naturale della legislatura repubblicana in corso. Oggi, i ministri Pdl non ne hanno bisogno perchè stanno già in sella. Ma non fu così. Alle politiche ( 1979 ), dunque, si decisero le sorti della Destra e i diversamente demonazi, com’è noto a tutti, finirono spazzati via dagli elettori, e con ignominia. Tutti noi, ricordiamo bene come finì, e lo ricordiamo agli altri. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Ciò detto, ritornando alla Ue, ormai una gabbia intollerabile, una vera e propria camicia di nesso, viaggia – irreversibilmente – sulla linea del combinato disposto dell’azzoppare i popoli e delle impotenze congenite a far fronte ai suoi doveri. Non siamo mai stati tra gli antieuropei ma c’è un limite a tutto. O si rivedono i trattati,

da sottoporsi a referendum, oppure è finita: o si giunge alla totale e diretta elezione degli organi di governo, alla moneta di proprietà, a un comune esercito di difesa, etc., oppure è finita. Questa europa non è l’Europa, non ci piace.

C’è, comunque sia, tutto da attendersi e, sopratutto, se Silvio Berlusconi , l’unico a cui rivolgersi, avendo esperito, inutilmente, ogni ragionevole tentativo di tutela dell’interesse dell’Italia,  decida, alfine, dietro le sbarre oppure no, se necessario facendo violenza alla sua stessa linea liberale e moderata, di porsi disponibile alla guida di un fronte, abbastanza trasversale; che, nulla cambiando,  attende solo una chiamata  per porre fine alla via crucis del popolo italiano; contro la sorda casta, nei  << Palazzi >> , che della cosiddetta “pancia del paese” di certo, oggi, non ne vuol sapere proprio nulla.Una chiamata a raccolta , non solo a valere per le urne, dell’area vasta che mira alla salvezza della Nazione e che, perciò,  estrema ratio, da questo governo, da questa Europa, da quest’euro, vuole tirarsi fuori.

 L’Italia ne ha bisogno,  e non è retòrica, perchè l’Italia non può perire.

Il costo, doppio, dell’inutile e devastante elefantiasi , e dell’apparato dei satrapi di Bruxelles e di quello, interno, che divora il gettito fiscale e che chiede sempre di più, ci regala, altro che legge di stabilità, una sorta di finanziaria da vere elemosine e di reali rapine; e non v’è alcun bisogno di scendere nei dettagli, ogni cittadino registra – quotidiamente – il profondo rosso; ovverosia lo sprofondare verso una condizione che si  avvia ad essere ai limiti della sopravvivenza nonchè l’inesorabile limitazione e il restringimento di ogni tipo di diritto e di tutela, del fruire di servizi e di salute.

Che , infine, l’esistente sia tutto all’insegna di violazione della magna carta, e di approdo ai lidi liberticidi, è pacifico; e non solo per la vicenda della decadenza di Berlusconi e quanto di conseguenza; se è vero – com’è vero – che, di recente, la Cassazione ( sentenza 40111 – V Sezione ) ha decretato l’applicazione dell’articolo 270 del codice penale,  che sanziona l’associazione sovversiva e banda armata, “…anche se non sono pianificate azioni dirette contro istituzioni o forze dell’ordine…” e per essere sufficiente “…assenza di confronto democratico..” ;e  cosicchè a mali estremi, gli estremi rimediL’ultima triplice intesa del regime, di cui abbiamo detto,  è una flagrante manifestazione di come una “democrazia prepotente” , che non è più democrazia, vuol crocifiggere il proprio popolo. E ribellarsi, è giusto !

* presidente Associazione “Azimut” – Napoli

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DAL 18 AL 20 OTTOBRE 2013

Associazione Azimut – Controcorrente – Gaeta 2013. L’ANNUALE CONVEGNO TRADIZIONALISTA DELLLA FEDELISSIMA CITTA’ DI GAETA ]

 
 “Team azimut online”:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
P A R T E C I P A ! ! !

INTERMEZZO – PER MESSAGGI “POSTATI” SU FACEBOOK

foto di Alessio Faggionì.

[ SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE ]

—– Original Message —– From: Filippo Giannini
Sent: Wednesday, October 16, 2013 10:09 AM
Subject: Articolo
Questo articolo sarà pubblicato su “il Borghese” c.tedeschi@ilborghese.net – claudio.tedeschi@poste.it

COME RISOLVERE LA CRISI ITALIANA

UNA PALUDE

da bonificare

di Filippo Giannini

Per uscire dalla crisi che ci attanaglia dobbiamo ripartire dall’aprile 1945. Lo storico Rutilio Sermonti, ne L’Italia nel XX Secolo, scrive: «La risposta poteva essere una sola. Perché le democrazie volevano un generale conflitto europeo, quale unica risorsa per liberarsi della Germania – formidabile concorrente economico – e soprattutto dell’Italia. Questo è necessario comprendere se si aspira alla realtà storica: soprattutto dell’Italia». Perché Sermonti attesta questo? Ce lo spiega il grande scrittore irlandese Bernhard Shaw, che nel 1937 così si esprimeva: «Le cose da Mussolini già fatte lo condurranno, prima o poi, ad un serio conflitto con il capitalismo». Bernhard Shaw non dovette attendere molto per la conferma di quanto attestato. Infatti, i Paesi capitalisti dovevano far presto: le idee di Mussolini si stavano espandendo e minacciavano il potere mondiale dei Rockefeller, dei Rothschild e degli altri 250- 300 in parte oscuri personaggi in grado di fissare e imporre le linee guida in politica e, quindi, nell’economia di tutti i Paesi del mondo: la politica guidi l’economia, non viceversa.

Zeev Sternhell, ebreo, professore di Scienze Politiche presso l’Università di Gerusalemme, col saggio La terza via fascista (Mulino, 1990), afferma: «Il Fascismo fu una dottrina politica, un fenomeno globale, culturale, che riuscì a trovare soluzioni originali ad alcune grandi questioni, che dominarono i primi anni del secolo». Sono proprio le soluzioni sociali ad attrarre maggiormente il giudizio del professore di Scienze Politiche: «Il corporativismo riuscì a dare la sensazione a larghi strati della popolazione che la vita fosse cambiata, che si fossero dischiuse delle possibilità completamente nuove di mobilità verso l’alto e di partecipazione». In queste ultime osservazioni possiamo intravedere le cause che portarono, da lì a pochi anni, alla «svolta» drammatica.

La cosa appare più chiara leggendo un’altra considerazione sempre di Sternhell: «Il potere dello Stato incide sulla mobilitazione dell’economia nazionale, sulle possibilità di programmazione economica su larga scala e favorisce l’unità morale e l’unanimità spirituale delle masse». La lotta politica a livello mondiale si sposta sul binomio: civiltà del lavoro e civiltà del denaro. E fu la Seconda guerra mondiale.

La risposta italiana alla grande crisi economica mondiale del 1929 fu che, nel giro di poco tempo, l’Italia di quegli anni realizzò una tale mole di lavori pubblici, come non avvenne in nessun altro Paese; e senza ruberie.

Giorgio De Angelis scrive: «L’onda d’urto provocata dal risanamento monetario non colse affatto di sorpresa la compagine governativa e provvedimenti di varia natura attenuarono, ove possibile, i conseguenti effetti negativi soprattutto nel mondo della produzione (…). L’opera di risanamento monetario, accompagnata da un primo riordino del sistema bancario, permise comunque al nostro Paese di affrontare in condizione di sanità generale la grande depressione mondiale sul finire del 1929 (…)».

Il professor Gaetano Trupiano, ha affermato: «Nel 1929, al momento della crisi mondiale, l’Italia presentava una situazione della finanza pubblica in gran parte risanata; erano stati sistemati i debiti di guerra, si era proceduto al consolidamento del debito fluttuante con una riduzione degli oneri per interessi e le assicurazioni sociali avevano registrato un sensibile sviluppo».

I ministri finanziari del Governo Mussolini e, ultimo in ordine di tempo fra questi, Antonio Mosconi, riuscirono a far sì, che negli anni fra il ‘25 e il ‘30, i conti nazionali registrassero attivi da primato. Vennero intraprese iniziative che ancor oggi non mancano di stupire per la quantità e la qualità dei meccanismi messi in opera e per il successo da esse ottenute. Oggi, sembra una menzogna; ma fu realtà.

Lo Stato affrontò la crisi congiunturale spaziando «dalla politica monetaria alla politica creditizia, dalla politica finanziaria alla politica valutaria, dalla politica agricola alla politica industriale, dalla politica dei prezzi alla politica dei redditi, dalla politica fiscale alla politica del commercio estero, dalla politica previdenziale alla politica assistenziale» (Sabino Cassese). In conseguenza di ciò, lo Stato italiano divenne titolare di una parte delle attività industriali.

Seguendo questa impostazione, la cura fu quella più appropriata per il superamento della crisi, anche se comportò sacrifici: per sostenere le industrie a fine 1930 si rese necessaria una riduzione dei salari dell’8 per cento circa per gli operai; per gli impiegati la riduzione variò, a seconda dell’entità delle retribuzioni, dall’8 al 10 per cento. Il sacrificio venne, però, quasi subito compensato dalla contrazione dei prezzi delle merci, per cui il valore reale d’acquisto ammortizzò in breve tempo l’entità del taglio. Sacrifici affrontati dal popolo con disciplina e partecipazione.

Nel periodo di maggior ristagno l’attività del Governo si svolse con due diversi interventi. Uno, immediato, indirizzato ad assistere le famiglie più colpite dalla grande crisi: taglio degli stipendi e dei salari; riduzione delle ore lavorative per evitare, il più possibile, il licenziamento; l’introduzione della settimana lavorativa a 40 ore (operazione che comportò il riassorbimento di 220 mila lavoratori); la diminuzione dei fitti; una forte riduzione delle spese nei bilanci militari; opere di assistenza diretta, come distribuzione di buoni viveri e centri di distribuzione di pasti.

Il secondo, tendente ad incrementare gli investimenti statali nelle grandi opere. Ci riferiamo alle Fiere e attività similari. Non ultima, quella di Napoli, la Mostra Triennale delle Terre Italiane d’Oltremare: concepita per far sì che ogni tre anni Napoli fosse al centro degli scambi economici e culturali fra l’Africa e l’Europa, una iniziativa che oggi sarebbe ancor più valida per fronteggiare il fenomeno della migrazione. Per rimanere a Napoli, ricordiamo la realizzazione degli ospedali collinari (il XXIII Marzo, poi intitolato a Cardarelli; il Principe di Piemonte, ribattezzato Monaldi; la Stazione Marittima; la Stazione di Margellina; il nuovo rione Carità con i palazzi delle Poste, delle Finanze, della Provincia e dei Mutilati; il Collegio Costanzo Ciano per 3 mila ragazzi; la nuova sede del Banco di Napoli; il palazzo dell’INA, e numerosi rioni di case popolari.

Mussolini e i suoi collaboratori erano consapevoli dell’importanza che queste istituzioni potevano esercitare nel settore commerciale: negli scambi, nelle contrattazioni e nel rilevante stimolo che tutto ciò poteva esercitare per la produzione e acquisto di beni, anche di origine lontana o di lontana destinazione.

«Sotto il dominio fascista, ci viene detto, l’Italia subì un rapido sviluppo con l’elettrificazione dell’intero Paese, lo sviluppo e il fiorire delle industrie dell’automobile e della seta, la creazione di un moderno sistema bancario, la prosperità dell’agricoltura, la bonifica di notevoli aree agricole (…), la costruzione di una larga rete di autostrade ecc. (…). Il rapido progresso dell’Italia dopo la Seconda guerra mondiale e il fatto che oggi è già in marcia verso uno sviluppo intensivo capitalistico sarebbe impensabile senza i processi sociali iniziati durante il periodo fascista». Così Mihaly Vajda scrive in The Rise of Fascism in Italy and Germany .

Sembra incredibile, ma l’ulteriore sferzata di dinamismo alla politica mussoliniana venne impartita proprio per battere la grande crisi. Così, mentre negli anni Trenta tutto il mondo era soggiogato dalla crisi economica, in Italia iniziò un’attività, con interventi in tutti settori della vita economica, sociale, urbanistica e produttiva. I benefici si proietteranno nei decenni a venire.

Dalla politica agraria, ispirata e pilotata da Arrigo Serpieri, nacquero le leggi sulla bonifica e le trasformazioni agrarie. Queste opere furono affidate all’Opera Nazionale Combattenti (ONC), creata nel 1917 per il reinserimento dei reduci nella vita civile.

Grazie ai reduci ed alle loro famiglie, l’Operazione Bonifica, iniziata nel basso Veneto ed in Emilia, si allargò alle altre zone d’Italia interessate: dalle Paludi Pontine a Maccarese, l’Isola Sacra, Acilia, Ardea, la Sardegna, Metaponto, Campania, Puglie, Calabria, Lucania, Sicilia, Dalmazia. La terra strappata alle paludi portò a nuovi posti di lavoro: strade, acquedotti, reti elettriche, borghi rurali ed ogni genere di infrastrutture. La bonifica di Serpieri diventò strumento di progresso economico.

Questi miracoli venivano seguiti e apprezzati anche all’estero, tanto da muovere l’ammirazione e la curiosità di tecnici europei, americani e sovietici. Le Corbusier, il maestro francese del movimento moderno d’architettura, venne a Roma e in una conferenza tenuta all’Accademia d’Italia, elogiò i pregi delle nuove città.

Non dimentichiamo le grandi opere realizzate in Somalia, Eritrea e in Libia. Si devono alla instancabile attività di Carlo Lattanzi la bonifica e la messa a coltura, in Libia, di ampie aree a grano, oliveti, vigneti, frutteti ecc. su oltre 2.600 ettari di terreni aridi e sabbiosi.

Armando Casillo (dal cui lavoro abbiamo attinto alcuni dati) riporta i risultati delle bonifiche e delle leggi rurali: 5.886.796 ettari bonificati, tra il 1923 e il 1938. E un confronto è necessario fra il periodo pre-fascista, quando in 52 anni nell’intera Penisola furono bonificati appena 1.390.361 ettari . Né va dimenticata la sconfitta della malaria, causa di centinaia di morti ogni anno.

Un altro dato significativo sulla qualità tecnica raggiunta nel settore agricolo dal nostro Paese è la comparazione fra i 16,1 quintali di frumento per ettaro prodotti nelle terre bonificate e la produzione statunitense, considerata la migliore, ferma a 8,9 quintali/ettaro. «L’attribuzione ai braccianti di poderi nelle zone di bonifica è il fiore all’occhiello della politica rurale fascista. Come si vede, traguardi che cambiarono il volto dell’Italia» (Armando Casillo).

La spinta impressa da Mussolini alle opere del Regime si indirizza sempre a nuove mete. Si può ben dire che negli anni della bonifica integrale «tutto il territorio italiano era un’enorme, bruciante, palpitante, esaltante fucina di opere, azionata da braccia, da idee, da inesauribile volontà di cambiare il volto a un’Italia rurale che aveva dormito per secoli» (Armando Casillo).

In piena congiuntura economica mondiale la fantasia produttiva italiana era riconosciuta ovunque. Il 22 dicembre 1932, il deputato laburista inglese Lloyd George rimproverava il suo Governo di inerzia e lo spronava a risolvere i problemi della disoccupazione, proponendo di «fare come Mussolini nell’Agro Pontino».

Ancora più incisivamente il giornale Noradni Novnij di Brno, il 15 dicembre 1933, scriveva: «Con successo infinitamente superiore a quello annunciato per il suo piano da Stalin, in Russia si è fatta un’opera di costruzione, ma in Italia si è compiuta un’opera di redenzione, di occupazione. All’altra estremità dell’Europa si costruiscono enormi aziende, città gigantesche, centinaia di migliaia di operai sono spinti con folle velocità a creare un’azienda colossale per il dumping [rifiuti, N.d.R.] che dovrà portare la miseria a milioni di altri Paesi europei. Mentre invece in Italia il piano Mussolini rende una popolazione felice e nuove città sorgono in mezzo a terre redente, coperte ovunque di biondi cereali».

I consensi non riguardavano soltanto i metodi usati dal Governo italiano per superare la crisi congiunturale, ma partivano dagli anni precedenti.

Lo svedese Goteborgs Handels il 22 marzo 1928 scriveva: «Non si può davvero non restare altamente sorpresi di fronte al lavoro colossale che il Governo fascista viene svolgendo con una incredibile intensità di energia: amministrazione pubblica radicalmente cambiata, ordinamento sociale posto sulla nuova base della organizzazione sindacalista, trasformazione dei Codici, riforma profonda della istituzione e un tipo di rap­presentanza nazionale affatto nuovo negli annali del mondo».

Il londinese Morning Post del 29 ottobre 1928: «L’opera del fascismo è poco meno che un miracolo». Il prestigioso Daily Telegraph del 16 gennaio 1928: «II fascismo non è soltanto uno sforzo verso un nuovo sistema politico, ma un nuovo metodo di vita. Esso è perciò il più grande esperimento compiuto dall’umanità dei nostri tempi».

Altri dati rivelano che quanto si scriveva nel mondo era ben meritato. Nel 1922 i braccianti erano oltre 2 milioni: nei primi anni del ‘40 il loro numero si ridusse a soli 700 mila unità, gli altri erano divenuti proprietari, mezzadri o compartecipi di piccole o grandi aziende. Nella sola Sicilia i proprietari terrieri passarono dai 54.760 del 1911 a 222.612 del 1926. Questo è un ulteriore dato che può far meglio comprendere lo sforzo compiuto in quegli anni.

Possiamo quindi dire che l’obiettivo politico fu, in gran parte, centrato. Questo avveniva mentre nel mito marxista la collettivizzazione delle terre risultava fallimentare e affogata nel sangue e nella disperazione. Mussolini al contadino del kolchoz di Lenin o Stalin contrapponeva il contadino italiano compartecipe della produzione.

Nacquero così, soprattutto nel Mezzogiorno d’Italia, nuovi ceti di piccoli proprietari, superando i motivi della lotta di classe e creando lo «strumento di pace e di giustizia sociale».

Attratto dal grande rumore sollevato dal miracolo italiano, il Mahatma Gandhi, dopo essersi fermato nel corso di un viaggio a Parigi e in Svizzera, volle passare per l’Italia. Sostò a Milano, quindi a Roma, dove si fermerà l’11 e il 12 dicembre 1930. In quest’ultimo giorno Gandhi fu ospite, a Villa Torlonia, del Duce, appagando, così, il desiderio di incontrare il capo del Fascismo. Intervistato poi dal Grande Oriente, organo della comunità italiana al Cairo, (9 settembre 1931), rilasciò le seguenti dichiarazioni: «Tra tutte le Nazioni che dopo la guerra, tendono con sforzi vigorosi, ad affermarsi e a creare una realtà, l’Italia occupa un posto privilegiato e distinto. Perciò Mussolini che è l’animatore di questo risveglio, ha tutta la mia ammirazione».

Per concludere; dato che da decenni siamo colpiti da coma cerebrale, porrò una semplice domanda: Dato che i principi dell’economia non cambiano nel corso degli anni (ho scritto i principi dell’economia), e dato che negli anni ’30 dell precedente secolo l’allora crisi congiunturale fu superata con grande successo, per vincere la crisi che ci attanaglia in questi anni, perché non utilizzare gli stessi principi oggi? Qualora ci fossero dei vincoli, sorti in questi anni, non si potrebbe trovare il modo di sospendere, anche temporaneamente detti vincoli per riesaminarli, eventualmente più avanti?

INTERMEZZO – PER MESSAGGGI “POSTATI” SU FACEBOOK

Lo scandalo (volutamente) dimenticato...

—– Original Message —– From: an.arenella@libero.it

Sent: Wednesday, October 16, 2013 12:32 PM
Subject: I: Ministero dell’Interno – Newsletter 40/2013

—-Messaggio originale—- Da: newsletter@interno.it
Data: 16/10/2013 12.40
A: <
an.arenella@libero.it>
Ogg: Ministero dell’Interno – Newsletter 40/2013
Logo Ministero dell Interno

Newsletter 40/2013

Al via l'operazione Mare Nostrum contro il traffico di esseri umani
Al via l’operazione Mare Nostrum contro il traffico di esseri umani
Lo ha annunciato il vice presidente del Consiglio e ministro dell’Interno Angelino Alfano al termine del vertice dedicato all’emergenza immigrazione. Cinque navi e diversi velivoli della Marina per garantire il pattugliamento della frontiera europea nel Mediterraneo e intercettare i mercanti di morte
Il decreto sul contrasto alla violenza di genere e’ legge
Il provvedimento sul cosiddetto ‘femminicidio’ e’ stato definitivamente approvato dal Senato. Alfano: “Centrati i tre obiettivi della prevenzione dei reati, punizione dei colpevoli, protezione delle vittime”
Servizio Civile cerca 4 giovani per il progetto ‘Conservare la memoria’
Il Fondo Edifici di Culto offre l’occasione a studenti nel settore archivistico di venire a contatto con documenti unici nel loro genere
Nasce la pagina web dell’Osservatorio nazionale sui furti di rame
Fornira’ informazioni sul contrasto a questo fenomeno criminale particolarmente pericoloso anche per la sicurezza pubblica

[ IL SERVIZIO CONTINUA ]

TUTTO – TRATTO DAL WEB

Caso Priebke: la morte di “un assassino mai pentito” che fa discutere

14-10-2013 / Fatti e personaggi / Nazareno Giusti

ROMA, 14 ottobre – Lo chiamavano ancora “il Capitano”. Era sordo, ma camminava ancora da solo, senza bastone, senza appoggiarsi alla badante. Gli occhi erano sempre quelli di un tempo: gelidi e impenetrabili. Il portamento, una volta fiero e impettito, era stato solo un po’ piegato dall’età: 100 anni. Un secolo.

E lui, “il Capitano”, li aveva compiuti nello scorso luglio. Tra proteste e accese discussioni come era logico accadesse, mentre su alcuni muri della città erano apparsi gli auguri dei simpatizzanti. Perché “il Capitano” non era uno qualunque. Si chiamava Erich Priebke, tra gli ufficiali che, agli ordini di Herbert Kapller, commisero il tremdo eccidio delle Fosse Ardeatine.

Priebke è morto pochi giorni fa. Mentre l’Argentina rifiutava la sepoltura sul suo suolo (“perché gli argentini non accettano certi affronti alla dignità umana”), il sindaco di Roma Ignazio Marino sta cercando con “tutti gli strumenti” a sua disposizione di negare la sepoltura per “ragioni di sicurezza, oridne pubblico e opportunità”.

L’Anpi ha accolto la notizia della dipartita dell’ufficiale nazista con una frase lapidaria: “è morto un assassino mai pentito”. In effetti, Priebke, non si era mai pentito, sino alla fine, sino all’ultimo respiro. Negava l’Olocausto. Negava i campi di concentramento. Negava le camere a gas. Negava i milioni di morti.

Tutta  “propaganda”, secondo lui, attuata dai vincitori della seconda guerra mondiale per “coprire i loro crimini, una falsificazione vergognosa” come ha affermato, con aria sdegnata, in una intervista-testamento resa nota il giorno della sua morte dall’avvocato Paolo Giachini.

Afferma Priebke: “Dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era una dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo”.

Ma ad anni di distanza era sì un nazista obbediente e non pentito ma anche “critico”. Ce l’aveva anche con il suo Capo, il Fuhrer, che aveva commesso, secondo lui, lo stesso errore degli ebrei: “rincorrere un’idea di superiorità”. Sempre secondo Priebke “il Fuhrer non limitava i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri negli Usa Hitler, in un un primo momento incoraggiò in tutti i modi gli ebrei a lasciare la Germania e solo dopo, nel clima di forte sospetto causato dalla guerra, li rinchiuse nei lager”. Ma qui, sostiene Priebke, non avvenne alcuno sterminio.

E le camere a gas? “Aspettiamo ancora le prove. Le camere a gas non esistevano. Nei campi i detenuti lavoravano. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico”. Le immagini diffuse dagli alleati secondo lui facevano riferimento quasi esclusivamente al campo di Bergen-Belsen, dove migliaia di persone morirono “per una epidemia di tifo petecchiale”. Sempre secondo la sua teoria furono fatte girare, per propaganda, dal regista inglese Alfred Hitchcock, “il maestro dell’horror”.

Priebke, aveva un particolare legame con l’Italia dove vi era stato in gioventù, durante alcuni viaggi sulla riviera ligure, per apprendere meglio la lingua: voleva fare l’albergatore. Ma non andò così, tornato in Germania, come tanti suoi coetani, si iscrisse al Partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, fattosi notare da Heinrich Himmler, entrò nelle, famigerate, SS. Proprio per la conoscenza della lingua fu tra i primi nella lista di coloro che furono inviati in Italia.

Finita la guerra, come tanti ufficiali nazisti, grazie all’assistenza dell’operazione Odessa, scappò in Argentina.
La sua vicenda giudiziaria fu molto complessa. Fu un libro uscito nel 1991 a riportare la sua storia all’attenzione pubblica: El pintor de la Suiza Argentina di  
Esteban Buch. Proprio dopo aver letto questo libro il giornalista statunitense Sam Donaldson intervistò Priebke a San Carlos de Bariloche in Argentina per conto dell’emittente ABC News. Fu, allora che sotto richiesta del nostro Governo, fu estradato in Italia, dove, nel novembre 1995, venne rinchiuso nel carcere militare Forte Boccea di Roma. La Procura militare chiese ed ottenne il rinvio a giudizio di Priebke per crimini di guerra.

Ma il Tribunale militare dichiarò di “non doversi procedere, essendo il reato estinto per intervenuta prescrizione” e ordinò l’immediata scarcerazione dell’imputato.

La sentenza non fu mai eseguita per un tumulto organizzato da membri della comunità ebraica  placatosi solo quando arrivarono da parte del governo italiano precise rassicurazioni sul fatto che Priebke non sarebbe stato liberato.

Tra i pochi che dimostrarono vicinanza a Priebke, Indro Montanelli che gli inviò una lettera in cui gli si rivolgevano come “Caro, Capitano”: “Da vecchio soldato, e sia pure di un Esercito molto diverso dal Suo, so benissimo che Lei non poteva fare nulla di diverso da ciò che ha fatto. […] Il processo si dovrebbe fare alle aberrazioni dei totalitarismi e a certe leggi di guerra che imponevano la rappresaglia. Certo: lei, Priebke, poteva non eseguire l’ordine, e in pratica suicidarsi. Questo avrebbe fatto di lei un martire. Invece, quell’ordine lo eseguì. Ma questo non fa di lei un criminale”.

Alla fine del nuovo processo, l’ufficiale nazista, fu prima condannato a 15 anni, poi ridotti a 10 per motivi di età e di salute; poi, nel marzo 1998, la Corte d’appello militare lo condannò all’ergastolo a Priebke che ad Hass fu concessa la detenzione domiciliare.

Dal 2009, godendo ancora di ottima salute, gli è concesso di uscire di casa “per fare la spesa, andare a messa, in farmacia”.

Negli ultimi anni dicevano chi gli era vicino “era sempre più religioso”. Questo sentimento nobile cozza drasticamente però con la sua negazione del perdono come faceva notare in un bell’articolo dello scorso luglio pubblicato su Avvenire, Ferdinando Camon: “Dentro le Fosse Ardeatine, noi pensiamo che il compito di sparare ai prigionieri, uno alla volta, toccasse ai soldati semplici, ma non è vero:  gli ufficiali fino al grado di capitano, come Priebke, “davano l’esempio”, cioè sparavano per primi. A Priebke toccò più volte, perché i suoi sottoposti tremavano paralizzati. Lui doveva dominare il tremore altrui, e scuotere l’altrui paralisi. Erano tempi atroci, lui e i suoi camerati erano acciecati, hanno visto male, hanno capito male, hanno fatto male? Lo dica. Finché non lo dice, resta dall’altra parte, la parte contraria all’umanità”.

Nazareno Giusti

@Nazareno Giusti1

[ TRATTO DA STORIA LIBERA ]

La storia la scrivono i vincitori? Ecco l’intervista integrale a Priebke il perdente

16 ottobre 2013 | Autore Redazione | Stampa articolo Stampa articolo

Fonte: http://doncurzionitoglia.net/wordpress/wp-content/uploads/2013/10/Priebke_ultima_intervista.pdf

D. Sig. Priebke, anni addietro lei ha dichiarato che non rinnegava il suo passato. Con i suoi cento anni di età lo pensa ancora?
R. Sì.
D. Cosa intende esattamente con questo?
R. Che ho scelto di essere me stesso.
D. Quindi ancora oggi lei si sente nazista.
R. La fedeltà al proprio passato è qualche cosa che ha a che fare con le nostre convinzioni. Si tratta del mio modo di vedere il mondo, i miei ideali, quello che per noi tedeschi fu la Weltanschauung e ancora ha a che fare con il senso dell’amor proprio e dell’onore. La politica è un’altra questione. Il Nazionalsocialismo è scomparso con la sconfitta, e oggi non avrebbe comunque nessuna possibilità di tornare.
D. Della visione del mondo di cui lei parla fa parte anche l’antisemitismo.
R. Se le sue domande sono mirate a conoscere la verità è necessario abbandonare i luoghi comuni:
criticare non vuol dire che si vuole distruggere qualcuno. In Germania sin dai primi del Novecento si criticava apertamente il comportamento degli ebrei. Il fatto che gli ebrei avessero accumulato nelle loro mani un immenso potere economico e di conseguenza politico, pur rappresentando una parte in proporzione assolutamente esigua della popolazione mondiale, era considerato ingiusto. E’ un fatto che ancora oggi, se prendiamo le mille persone più ricche e potenti del mondo, dobbiamo constatare che una notevole parte di loro sono ebrei, banchieri o azionisti di maggioranza di imprese multinazionali. In Germania poi, specialmente dopo la sconfitta della prima guerra mondiale e l’ingiustizia dei trattati di Versailles, immigrazioni ebraiche dall’est europeo avevano provocato dei veri disastri, con l’accumulo di immensi capitali da parte di questi immigrati in pochi anni, mentre con la repubblica di Weimar la grande maggioranza del popolo tedesco viveva in forte povertà. In quel clima gli usurai si arricchivano e il senso di frustrazione nei confronti degli ebrei cresceva.
D. Quella che gli ebrei abbiano praticato l’usura ammessa dalla loro religione, mentre veniva proibita ai cristiani, è una vecchi storia. Cosa c’è di vero secondo lei?
R. Infatti non è certo una mia idea. Basta leggere Shakespeare o Dostoevskij per capire che simili problemi con gli ebrei sono storicamente effettivamente esistiti, da Venezia a San Pietroburgo. Questo non vuole assolutamente dire che gli unici usurai all’epoca fossero gli ebrei. Ho fatto mia una frase del poeta Ezra Pound: ”Tra uno strozzino ebreo e uno strozzino orfano non vedo nessuna differenza”.
D. Per tutto questo lei giustifica l’antisemitismo?
R. No, guardi, questo non significa che tra gli ebrei non ci siano persone perbene. Ripeto, antisemitismo vuol dire odio, odio indiscriminato. Io anche in questi ultimi anni della mia persecuzione, da vecchio, privato della libertà ho sempre rifiutato l’odio. Non ho mai voluto odiare nemmeno chi mi ha odiato. Parlo solo di diritto di critica e ne sto spiegando i motivi. E le dirò di più: deve considerare che, per loro particolari motivi religiosi, una grossa parte di ebrei si considerava superiore a tutti gli altri esseri umani. Si immedesimava nel “Popolo Eletto da Dio” della Bibbia.
D. Anche Hitler parlava della razza ariana come superiore.
R. Sì, Hitler è caduto anche lui nell’equivoco di rincorrere questa idea di superiorità. Questa è stata una delle cause di errori senza ritorno. Tenga conto comunque che un certo razzismo era la normalità in quegli anni. Non solo a livello di mentalità popolare, ma anche a livello di governi e addirittura di ordinamenti giuridici. Gli Americani, dopo aver deportato le popolazioni africane ed essere stati schiavisti, continuavano a essere razzisti, e di fatto discriminavano i neri. Le prime leggi, definite razziali, di Hitler non limitavano i diritti degli ebrei più di quanto fossero limitati quelli dei neri in diversi stati USA. Stessa cosa per le popolazioni dell’India da parte degli inglesi; e i francesi, che non si sono comportati molto diversamente con i cosiddetti sudditi delle loro colonie. Non parliamo poi del trattamento subìto all’epoca dalle minoranze etniche nell’ex URSS.
D. E quindi come sono andate peggiorando in Germania le cose, secondo lei?
R. Il conflitto si è radicalizzato, è andato crescendo. Gli ebrei tedeschi, americani, inglesi e l’ebraismo mondiale da un lato, contro la Germania che stava dall’altro. Naturalmente gli ebrei tedeschi si sono venuti a trovare in una posizione sempre più difficile. La successiva decisione di promulgare leggi molto dure resero in Germania la vita veramente difficile agli ebrei. Poi nel novembre del 1938 un ebreo, un certo Grynszpan, per protesta contro la Germania uccise in Francia un consigliere della nostra ambasciata, Ernest von Rath. Ne seguì la famosa “Notte dei cristalli’”. Gruppi di dimostranti ruppero in tutto il Reich le vetrine dei negozi di proprietà degli ebrei. Da allora gli ebrei furono considerati solo e soltanto come nemici. Hitler dopo aver vinto le elezioni, li aveva in un primo tempo incoraggiati in tutti i modi a lasciare la Germania.
Successivamente, nel clima di forte sospetto nei confronti degli ebrei tedeschi, causato dalla guerra e di boicottaggio e di aperto conflitto con le più importanti organizzazioni ebraiche mondiali, li rinchiuse nei lager, proprio come nemici. Certo per molte famiglie, spesso senza alcuna colpa, questo fu rovinoso.
D. La colpa quindi di ciò che gli ebrei hanno subìto secondo lei sarebbe degli ebrei stessi?
R. La colpa è un po’ di tutte le parti. Anche degli alleati che scatenarono la seconda guerra mondiale contro la Germania, a seguito della invasione della Polonia, per rivendicare territori dove la forte presenza tedesca era sottoposta a continue vessazioni. Territori posti dal trattato di Versailles sotto il controllo del neonato Stato polacco. Contro la Russia di Stalin e la sua invasione della restante parte della Polonia nessuno mosse un dito. Anzi, a fine conflitto, ufficialmente nato per difendere proprio l’indipendenza della Polonia dai tedeschi, fu regalato senza tanti complimenti tutto l’est europeo, Polonia compresa, a Stalin.
D. Quindi, politica a parte, lei sposa le teorie storiche revisioniste.
R. Non capisco perfettamente cosa si intenda per revisionismo. Se parliamo del processo di Norimberga del 1945 allora posso dirle che fu una cosa incredibile, un grande palcoscenico creato a posta per disumanizzare di fronte all’opinione pubblica mondiale il popolo tedesco e i suoi capi. Per infierire sullo sconfitto oramai impossibilitato a difendersi.
D. Su quali basi afferma questo?
R. Cosa si può dire di un autonominatosi tribunale che giudica solo i crimini degli sconfitti e non quelli dei vincitori; dove il vincitore è al tempo stesso pubblica accusa, giudice e parte lesa e dove gli articoli di reato erano stati appositamente creati successivamente ai fatti contestati, proprio per condannare in modo retroattivo? Lo stesso presidente americano Kennedy ha condannato quel processo definendolo una cosa “disgustosa”, in quanto “si erano violati i princìpi della costituzione americana per punire un avversario sconfitto”.
D. Se intende dire che il reato di crimini contro l’umanità con cui si è condannato a Norimberga non esisteva prima che fosse contestato proprio da quel tribunale internazionale, c’è da dire in ogni caso che le accuse riguardavano fatti comunque terribili.
R. A Norimberga i tedeschi furono accusati della strage di Katyn, poi nel 1990 Gorbaciov ammise che erano stati proprio loro stessi russi accusatori, ad uccidere i ventimila ufficiali polacchi con un colpo alla nuca nella foresta di Katyn. Nel 1992 il presidente russo Eltsin produsse anche il documento originale contenente l’ordine firmato da Stalin. I tedeschi furono anche accusati di aver fatto sapone con gli ebrei. Campioni di quel sapone finirono nei musei USA, in Israele e in altri Paesi. Solo nel 1990 un professore della università di Gerusalemme studiò i campioni dovendo infine ammettere che si trattava di un imbroglio.
D. Sì, ma i campi di concentramento non sono un’invenzione dei giudici di Norimberga.
R. In quegli anni terribili di guerra, rinchiudere nei lager (in italiano sono i campi di concentramento) popolazioni civili che rappresentavano un pericolo per la sicurezza nazionale era una cosa normale. Nell’ultimo conflitto mondiale l’hanno fatto sia i russi che gli USA. Questi ultimi in particolare con i cittadini americani di origine orientale.
D. In America, però, nei campi di concentramento per le popolazioni di etnia giapponese non c’erano le camere a gas!
R. Come le ho detto, a Norimberga sono state inventate una infinità di accuse, Per quanto riguarda quella che nei campi di concentramento vi fossero camere a gas aspettiamo ancora le prove. Nei campi i detenuti lavoravano. Molti uscivano dal lager per il lavoro e vi facevano ritorno la sera. II bisogno di forza lavoro durante la guerra è incompatibile con la possibilità che allo stesso tempo, in qualche punto del campo, vi fossero file di persone che andavano alla gasazione. L’attività di una camera a gas è invasiva nell’ambiente, terribilmente pericolosa anche al suo esterno, mortale. L’idea di mandare a morte milioni di persone in questo modo, nello stesso luogo dove altri vivono e lavorano senza che si accorgano di nulla è pazzesca, difficilmente realizzabile anche sul piano pratico.
D. Ma lei quando ha sentito parlare per la prima volta del piano di sterminio degli ebrei e delle camere a gas?
R. La prima volta che ho sentito di cose simili la guerra era finita, e io mi trovavo in un campo di
concentramento inglese, ero insieme a Walter Rauff. Rimanemmo entrambi allibiti. Non potevamo
assolutamente credere a fatti così orribili: camere a gas per sterminare uomini, donne e bambini. Se ne parlò con il colonnello Rauff e con gli altri colleghi per giorni. Nonostante fossimo tutti SS, ognuno al nostro livello con una particolare posizione nell’apparato nazionalsocialista, mai a nessuno di noi erano giunte alle orecchie cose simili.
Pensi che anni e anni dopo venni ha sapere che il mio amico e superiore Walter Rauff, che aveva diviso con me anche qualche pezzo di pane duro nel campo di concentramento, veniva accusato di essere l’inventore di un fantomatico autocarro di gasazione. Cose di questo genere le può pensare solo chi non ha conosciuto Walter Rauff.
D. E tutte le testimonianze della esistenza delle camere a gas?
R. Nei campi le camere a gas non si sono mai trovate, salvo quella costruita a guerra finita dagli Americani a Dachau. Testimonianze che si possono definire affidabili sul piano giudiziario o storico a proposito delle camere a gas non ce ne sono; a cominciare da quelle di alcuni degli ultimi comandanti e responsabili dei campi, come per esempio quella del più noto dei comandanti di Auschwitz , Rudolf Höss. A parte le grandi contraddizioni della sua testimonianza, prima di deporre a Norimberga fu torturato e dopo la testimonianza per ordine dei russi gli tapparono la bocca impiccandolo. Per questi testimoni, ritenuti preziosi dai vincitori, le violenze fisiche e morali in caso di mancanza di condiscendenza erano insopportabili; le minacce erano anche di rivalsa sui familiari. So per l’esperienza personale della mia prigionia e quella dei miei colleghi, come, da parte dei vincitori, venivano estorte nei campi di concentramento le confessioni ai prigionieri, i
quali spesso non conoscevano nemmeno la lingua inglese. Poi il trattamento riservato ai prigionieri nei campi russi della Siberia oramai è cosa nota, si doveva firmare qualunque tipo di confessione richiesta; e basta.
D. Quindi per lei quei milioni di morti sono un’invenzione.
R. Io ho conosciuto personalmente i lager. L’ultima volta sono stato a Mauthausen nel maggio del 1944 a interrogare il figlio di Badoglio, Mario, per ordine di Himmler. Ho girato quel campo in lungo e in largo per due giorni. C’erano immense cucine in funzione per gli internati e all’interno anche un bordello per le loro esigenze. Niente camere a gas. Purtroppo tanta gente è morta nei campi, ma non per una volontà assassina. La guerra, le condizioni di vita dure, la fame, la mancanza di cure adeguate si sono risolti spesso in un disastro. Però queste tragedie dei civili erano all’ordine del giorno non solo nei campi ma in tutta la Germania, soprattutto a causa dei bombardamenti indiscriminati delle città.
D. Quindi lei minimizza la tragedia degli ebrei: l’Olocausto?
R. C’è poco da minimizzare: una tragedia è una tragedia. Si pone semmai un problema di verità storica. I vincitori del secondo conflitto mondiale avevano interesse a che non si dovesse chiedere conto dei loro crimini. Avevano raso al suolo intere città tedesche, dove non vi era un solo soldato, solo per uccidere donne, bambini e vecchi e così fiaccare la volontà di combattere del loro nemico. Questa sorte è toccata ad Amburgo, Lubecca, Berlino, Dresda e tante altre città. Approfittavano della superiorità dei loro bombardieri per uccidere i civili impunemente e con folle spietatezza. Poi è toccato alla popolazione di Tokyo e infine con le atomiche ai civili di Nagasaki e Hiroshima. Per questo era necessario inventare dei particolari crimini commessi dalla Germania e reclamizzarli tanto da presentare i tedeschi come creature del male e tutte le altre sciocchezze: soggetti da romanzo dell’orrore su cui Hollywood ha girato centinaia di film.
Del resto da allora il metodo dei vincitori della seconda guerra mondiale non è molto cambiato: a sentire loro esportano la democrazia con cosiddette missioni di pace contro le canaglie, descrivono terroristi che si sono macchiati di atti sempre mostruosi, inenarrabili. Ma in pratica attaccano soprattutto con l’aviazione chi non si sottomette. Massacrano militari e civili che non hanno i mezzi per difendersi. Alla fine, tra un intervento umanitario e l’altro nei vari Paesi, mettono sulle poltrone dei governi dei burattini che assecondano i loro interessi economici e politici.
D. Ma allora certe prove inoppugnabili come filmati e fotografie dei lager come le spiega?
R. Quei filmati sono un’ulteriore prova della falsificazione: Provengono quasi tutti dal campo di Bergen Belsen. Era un campo dove le autorità tedesche inviavano da altri campi gli internati inabili al lavoro. Vi era all’interno anche un reparto per convalescenti. Già questo la dice lunga sulla volontà assassina dei tedeschi. Sembra strano che in tempo di guerra si sia messo in piedi una struttura per accogliere coloro che invece si volevano gasare. I bombardamenti alleati nel 1945 hanno lasciato quel campo senza viveri, acqua e medicinali. Si è diffusa un’epidemia di tifo petecchiale che ha causato migliaia di malati e morti. Quei filmati risalgono proprio a quei fatti, quando il campo di accoglienza di Bergen Belsen devastato dall’epidemia, nell’aprile 1945, era ormai nelle mani degli alleati. Le riprese furono appositamente girate, per motivi propagandistici, dal regista inglese Hitchcock, il maestro dell’horror. E’ spaventoso il cinismo, la mancanza di senso di umanità con cui ancora oggi si specula con quelle immagini. Proiettate per anni dagli schermi televisivi, con sottofondi musicali angoscianti, si è ingannato il pubblico associando, con spietata
astuzia, quelle scene terribili alle camere a gas, con cui non avevano invece nulla a che fare. Un falso!
D. II motivo di tutte queste mistificazioni, secondo lei, sarebbe coprire i propri crimini da parte dei
vincitori?
R. In un primo tempo fu così. Un copione uguale a Norimberga fu inventato anche dal Generale McArthur in Giappone con il processo di Tokyo. In quel caso per impiccare si escogitarono altre storie e altri crimini. Per criminalizzare i giapponesi che avevano subìto la bomba atomica, si inventarono all’epoca persino accuse di cannibalismo.
D. Perché in un primo tempo?
R. Perché successivamente la letteratura sull’Olocausto è servita soprattutto allo stato di Israele per due motivi. Il primo è chiarito bene da uno scrittore ebreo figlio di deportati: Norman Finkelstein. Nel suo libro “L’industria dell’Olocausto” spiega come questa industria abbia portato, attraverso una campagna di rivendicazioni, risarcimenti miliardari nelle casse di istituzioni ebraiche e in quelle dello stato di Israele. Finkelstein parla di “un vero e proprio racket di estorsioni”. Per quanto riguarda il secondo punto, lo scrittore Sergio Romano, che non è certo un revisionista, spiega che, dopo la “guerra del Libano”, lo stato di Israele ha capito che incrementare ed enfatizzare la drammaticità della “letteratura sull’Olocausto” gli avrebbe portato vantaggi nel suo contenzioso territoriale con gli arabi e “una sorta di semi immunità diplomatica”.
D. In tutto il mondo si parla dell’Olocausto come sterminio, lei ha dei dubbi o lo nega recisamente?
R. I mezzi di propaganda di chi oggi detiene il potere globale sono inarginabili. Attraverso una sottocultura storica appositamente creata e divulgata da televisione e cinematografia, si sono manipolate le coscienze, lavorando sulle emozioni. In particolare le nuove generazioni, a cominciare dalla scuola, sono state sottoposte al lavaggio del cervello, ossessionate con storie macabre per assoggettarne la libertà di giudizio.
Come le ho detto, siamo da quasi 70 anni in attesa delle prove dei misfatti contestati al popolo tedesco. Gli storici non hanno trovato un solo documento che riguardasse le camere a gas. Non un ordine scritto, una relazione o un parere di un’istituzione tedesca, un rapporto degli addetti. Nulla di nulla.
Nell’assenza di documenti, i giudici di Norimberga hanno dato per scontato che il progetto che si intitolava “Soluzione finale del problema ebraico” allo studio nel Reich, che vagliava le possibilità territoriali di allontanamento degli ebrei dalla Germania e successivamente dai territori occupati, compreso il possibile trasferimento in Madagascar, fosse un codice segreto di copertura che significava il loro sterminio. E’ assurdo! In piena guerra, quando eravamo ancora vincitori sia in Africa che in Russia, gli ebrei, che erano stati in un primo tempo semplicemente incoraggiati, vennero poi fino al 1941 spinti in tutti i modi a lasciare autonomamente la Germania. Solo dopo due anni dall’inizio della guerra cominciarono i provvedimenti restrittivi della loro libertà.
D. Ammettiamo allora che le prove di cui lei parla vengano fuori. Parlo di un documento firmato da Hitler o da un altro gerarca. Quale sarebbe la sua posizione?
R. La mia posizione è di condanna tassativa per fatti del genere. Tutti gli atti di violenza indiscriminata contro le comunità, senza che si tenga conto delle effettive responsabilità individuali, sono inaccettabili, assolutamente da condannare. Quello che è successo agli indiani d’America, ai kulaki in Russia, agli italiani infoibati in Istria, agli armeni in Turchia, ai prigionieri tedeschi nei campi di concentramento americani in Germania e in Francia, così come in quelli russi, i primi lasciati morire di stenti volutamente dal presidente americano Eisenhower, i secondi da Stalin. Entrambi i capi di Stato non rispettarono volutamente la convenzione di Ginevra per infierire fino alla tragedia. Tutti episodi, ripeto, da condannare senza mezzi termini, comprese le persecuzioni fatte dai tedeschi a danno degli ebrei; che indubbiamente ci sono state. Quelle reali però, non quelle inventate per propaganda.
D. Lei ammette quindi la possibilità che queste prove, sfuggite a una eventuale distruzione fatta dai tedeschi alla fine del conflitto, potrebbero un giorno venir fuori?

R. Le ho già detto che certi fatti vanno condannati in assoluto. Quindi, se poniamo anche solo per assurdo che un domani si dovessero trovare prove su queste camere a gas, la condanna di cose così orribili, di chi le ha volute e di chi le ha usate per uccidere, dovrebbe essere indiscussa e totale. Vede, in questo senso ho imparato che nella vita le sorprese possono non finire mai. In questo caso però credo di poterle escludere con certezza, perché per quasi sessanta anni i documenti tedeschi, sequestrati dai vincitori della guerra, sono stati esaminati e vagliati da centinaia e centinaia di studiosi, sicché, ciò che non è emerso finora difficilmente potrà emergere in futuro.
Per un altro motivo devo poi ritenerlo estremamente improbabile, e le spiego il perché: a guerra già avanzata, i nostri avversari avevano cominciato a insinuare sospetti su attività omicide nei Lager. Parlo della dichiarazione interalleata dei dicembre 1942, in cui si diceva genericamente di barbari crimini della Germania contro gli ebrei e si prevedeva la punizione dei colpevoli. Poi, alla fine del 1943, ho saputo che non si trattava di generica propaganda di guerra, ma che addirittura i nostri nemici pensavano di fabbricare false prove su questi crimini. La prima notizia la ebbi dal mio compagno di corso, e grande amico, Capitano Paul Reinicke, che passava le sue giornate a contatto con il numero due del governo tedesco, il Reichsmarschall Goering: era il suo capo scorta. L’ultima volta che lo vidi mi riferì del progetto di vere e proprie falsificazioni. Goering era furibondo per il fatto che riteneva queste mistificazioni infamanti agli occhi del mondo intero. Proprio Goering, prima di suicidarsi, contestò violentemente di fronte al tribunale di Norimberga la produzione di prove falsificate.
Un altro accenno lo ebbi successivamente dal capo della polizia Ernst Kaltenbrunner, l’uomo che aveva sostituito Heydrich dopo la sua morte e che fu poi mandato alla forca a seguito del verdetto di Norimberga. Lo vidi verso la fine della guerra per riferirgli le informazioni raccolte sul tradimento dei Re Vittorio Emanuele. Mi accennò che i futuri vincitori erano già all’opera per costruire false prove di crimini di guerra ed altre efferatezze che avrebbero inventato sui lager a riprova della crudeltà tedesca. Stavano già mettendosi d’accordo sui particolari di come inscenare uno speciale giudizio per i vinti.
Soprattutto però ho incontrato nell’agosto 1944 il diretto collaboratore del generale Kaltenbrunner, il capo della Gestapo, generale Heinrich Müller. Grazie a lui ero riuscito a frequentare il corso allievi ufficiali. A lui dovevo molto e lui era affezionato a me. Era venuto a Roma per risolvere un problema personale del mio comandante, ten. colonnello Herbert Kappler. In quei giorni la quinta armata americana stava per sfondare a Cassino, i russi avanzavano verso la Germania. La guerra era già inesorabilmente persa. Quella sera mi chiese di accompagnarlo in albergo. Essendoci un minimo di confidenza mi permisi di chiedergli maggiori dettagli sulla questione. Mi disse che tramite l’attività di spionaggio si aveva avuto conferma che il nemico, in attesa della vittoria finale, stava tentando di fabbricare le prove di nostri crimini per mettere in piedi un giudizio spettacolare di criminalizzazione della Germania una volta sconfitta. Aveva notizie precise ed era seriamente preoccupato. Sosteneva che di questa gente non c’era da fidarsi, perché non avevano senso dell’onore né scrupoli. Allora ero giovane e non diedi il giusto peso alle sue parole, ma le cose poi di fatto andarono proprio come il generale Müller mi aveva detto. Questi sono gli uomini, i gerarchi, che secondo quanto oggi si dice avrebbero dovuto pensare e organizzare lo sterminio degli ebrei con le camere a gas! Lo considererei ridicolo, se non si trattasse di fatti tragici.
Per questo quando gli americani nel 2003 hanno aggredito l’Iraq con la scusa che possedeva “armi di distruzione di massa”, con tanto di falso giuramento di fronte al consiglio di sicurezza dell’ONU del Segretario di stato Powel, proprio loro che quelle armi erano stati gli unici a usarle in guerra, io mi sono detto: niente di nuovo!
D. Lei da cittadino tedesco sa che alcune leggi in Germania, Austria, Francia, Svizzera puniscono con il carcere chi nega I’Olocausto?
R. Sì, i poteri forti mondiali le hanno imposte e tra poco le imporranno anche in Italia. L’inganno sta proprio nel far credere alla gente che chi, per esempio, si oppone al colonialismo israeliano e al sionismo in Palestina sia antisemita; chi si permette di criticare gli ebrei sia sempre e comunque antisemita; chi osa chiedere le prove della esistenza di queste camere a gas nei campi di concentramento, è come se approvasse una idea di sterminio degli ebrei. Si tratta di una falsificazione vergognosa. Proprio queste leggi dimostrano la paura che la verità venga a galla. Ovviamente si teme che dopo la campagna propagandistica fatta di emozioni, gli storici si interroghino sulle prove, gli studiosi si rendano conto delle mistificazioni. Proprio queste leggi apriranno gli occhi a chi ancora crede nella libertà di pensiero e nella importanza della indipendenza nella ricerca storica.
Certo, per quello che ho detto posso essere incriminato, la mia situazione potrebbe addirittura ancora peggiorare ma dovevo raccontare le cose come sono realmente state, il coraggio della sincerità era un dovere nei confronti del mio Paese, un contributo nel compimento dei miei cento anni per il riscatto e la dignità del mio popolo.
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Pubblicato in DOMINIO E POTERE

Quando Montanelli scrisse al condannato: “Capitano, è una sentenza insensata”

Il grande giornalista: “Da vecchio soldato so bene che Lei non poteva fare diversamente”

Fausto Biloslavo – Sab, 12/10/2013 – 08:48

«Signor Capitano», iniziava così una lettera firmata di suo pugno, che Indro Montanelli indirizzò a Erich Priebke. Una missiva poco nota, che ai tempi delle sentenze contro l’ex ufficiale nazista, alla fine sfociate nell’ergastolo, non trovò spazio sui giornali.

Montanelli non ha mai avuto timore di esprimersi pubblicamente, più volte, sottolineando come i conti con la giustizia e la storia del «capitano» fossero giunti fuori tempo massimo. Una lettera ancora oggi «scottante» per il tono di comprensione usato nei confronti di Priebke.
La missiva mi fu consegnata nel 1997, durante un’intervista con l’ex ufficiale nazista, quando era ancora agli arresti domiciliari nel convento francescano di Frascati. Montanelli l’aveva scritta con la sua macchina per scrivere a Cortina d’Ampezzo, come si legge nell’intestazione. La data non è riportata, ma nelle prime righe il giornalista si dispiace per la «sentenza insensata» di condanna. Secondo l’avvocato di Priebke, Montanelli la scrisse nella primavera del 1996. In quell’anno Priebke fu condannato a 15 anni. Nel 1998, infine, arrivò l’ergastolo confermato in Cassazione. Solo nel 2009 ottenne il permesso di uscire saltuariamente di casa, dove era ai domiciliari. «Da vecchio soldato, e sia pure di un Esercito molto diverso dal Suo, so benissimo che Lei non poteva fare nulla di diverso da ciò che ha fatto», scrive Montanelli. E lo fa ricordando che il massacro delle Ardeatine è costato la vita «a due miei vecchi e cari amici». Il colonnello Giuseppe Cordero di Montezemolo, medaglia d’oro alla memoria, che aderì alla Resistenza e Filippo De Grenet. I due furono arrestati assieme e torturati.
Montanelli, per non sminuire la portata della rappresaglia purtroppo usanza comune durante la guerra, ricorda a Priebke che nel ’44 si trovava prigioniero dei tedeschi nel carcere milanese di San Vittore. «Dove potevo subire la stessa sorte toccata agli ostaggi delle Ardeatine», scrive. Il giornalista pensava che Priebke, prima o dopo, sarebbe tornato libertà. E concludeva la missiva ricordando all’ex ufficiale del Terzo Reich «che anche fra noi italiani ci sono degli uomini che pensano giusto”»e che non hanno paura di dirlo ad alta voce o di scriverlo sui giornali «anche quando coloro che pensano e vedono ingiusto sono i padroni della piazza». Prima di firmare la missiva di 18 righe Montanelli conclude, «Auguri, signor Capitano».

[ GIOVEDI’ 17 OTTOBRE – 2013, A NAPOLI ]

Andrea Santoro( 16 ott. ’13 )

Si terrà domani -giovedì ore 19,30- presso la parrocchia di S.Maria di Costantinopoli a Cappella Cangiani di via Mariano Semmola la pubblica assemblea promossa dal consigliere comunale di Napoli Andrea Santoro per fare il punto sugli allagamenti che dal mese di agosto hanno iniziato ad interessare sempre più copiosamente la stazione della Metropolitana al Rione Alto. All’incontro hanno assicurato la loro presenza anche il presidente della municipalità e l’assessore alle infrastrutture del Comune di Napoli Mario Calabrese, unitamente all’amministratore unico di Metronapoli Alberto Ramaglia ed ai tecnici del Comune e della Metropoliatana.
« Negli ultimi giorni -spiega il consigliere Andrea Santoro- si sono intensificati i controlli sulla rete fognaria di via Giulio Palermo e via Onofrio Fragnito al fine di individuare eventuali perdite. I cittadini sono tuttavia preoccupati ed ho ritenuto utile promuovere questo incontro per fare innanzitutto chiarezza su quello che si sta facendo ».

[ SEMPRE A NAPOLI ]

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Gennaro Capodanno ti ha invitato all’evento di Gennaro Capodanno:
Diciamo NO alla chiusura della libreria Guida a Port’Alba
Mercoledì 16 ottobre alle ore 12.00 – Venerdì 15 novembre alle ore 15.00
Alessandro SansoniGennaro Sangiuliano e altri 4 parteciperanno.

[ SEMPRE A NAPOLI ]


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Vomero Notte , passerella per il Sindaco De Magistris e il Presidente Municipalità Coppeto …. Si voleva rilanciare il commercio ? macchè negozi più vuoti non si poteva …Ma un Quartiere umiliato , riempito di stand di mille tipi , alla fine nel caos di migliaia di persone addensate è stato il trionfo di spighe bollite , carne cotta … e quanto la fantasia possa immaginare ….. domani qualcuno dirà … un successo !!!! (10 foto)
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[ SEMPRE A NAPOLI ]
[ “AZIMUT” – IL PRESIDENTE : TAGGATO PUO’ ANDARE BENE…MA QUEL CHE NON STA BENE…E’ QUEL PRESUNTO DI “…LETTA E BERLUSCONI…” [ FINITELA CON QUESTO “CHIODO FISSO”…DEL << CAVALIERE >> … ]
 

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Ciao Arturo,
Movimento Idea Sociale Campania ha condiviso una foto.
COMUNICATO STAMPA
ALTERNATIVA E FUTURO: IL DOCUMENTO DEL SEGRETARIO NAZIONALE DEL MOVIMENTO IDEA SOCIALE RAFFAELE BRUNO!
Si chiama “Alternativa e Futuro” il documento del Segretario Nazionale del Movimento Idea Sociale Raffaele Bruno, che sarà distribuito a tutti i dirigenti del Movimento Idea Sociale che giungeranno da tutta Italia a Napoli domenica 27 ottobre, per incontrarsi presso l’Hotel Ambassador – Via Medina, 70, all’Assemblea Nazionale convocata per programmare le prossime scelte operative ed organizzative del Movimento, in forte crescita in tutta Italia!
Sull’argomento Bruno ha dichiarato:
” Ci schieriamo contro questa Europa dei mercanti e dei burocrati e invochiamo l’Europa dei Popoli e della giustizia sociale. Come pure vogliamo abbandonare l’Euro, che tanti disastri ha provocato in termini economici. Incrementiamo la difesa dello stato sociale e dei diritti calpestati dei cittadini stanchi del governo delle tasse e della disperazione sociale di Letta e Berlusconi”!
COMUNICATO STAMPA ALTERNATIVA E FUTURO: IL DOCUMENTO DEL SEGRETARIO NAZIONALE DEL MOVIMENTO IDEA SOCIALE RAFFAELE BRUNO!    Si chiama "Alternativa e Futuro" il documento del Segretario Nazionale del Movimento Idea Sociale Raffaele Bruno, che sarà distribuito a tutti i dirigenti del Movimento Idea Sociale che giungeranno da tutta Italia a Napoli domenica  27 ottobre, per incontrarsi presso l'Hotel Ambassador - Via Medina, 70, all'Assemblea Nazionale convocata per programmare le prossime scelte operative ed organizzative del Movimento, in forte crescita in tutta Italia! Sull'argomento Bruno ha dichiarato: " Ci schieriamo contro questa Europa dei mercanti e dei burocrati e invochiamo l'Europa dei Popoli e della giustizia sociale. Come pure vogliamo abbandonare l'Euro, che tanti disastri ha provocato in termini economici. Incrementiamo la difesa dello stato sociale e dei diritti calpestati   dei cittadini stanchi del governo delle tasse e della disperazione sociale di Letta e Berlusconi"!
GRADIMENTI
—-Messaggio originale—-
Da: notification+acf6oy26@facebookmail.com
Data: 16/10/2013 21.02
A: “Arturo Stenio Vuono”<an.arenella@libero.it>
Ogg: A Amministrazioni Condominiali piace Associazione Azimut

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A Amministrazioni Condominiali piace Associazione Azimut.
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[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
INVITI
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Data: 16/10/2013 22.07
A: “Arturo Stenio Vuono”<
an.arenella@libero.it>
Ogg: Pdl ti ha invitato a ASSEMBLEA PDL PROVINCIALE su Facebook

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Pdl Otranto ti ha invitato al suo evento:
ASSEMBLEA PDL PROVINCIALE
Lunedì 21 ottobre alle ore 19.00 presso Maglie Auditorium Cezzi
[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
[ DA COSENZA ]
Pasquale Perri ha creato un evento per AMICI DEL SS. CROCIFISSO.
Ott
26
Partenza alle ore 06.00 da Piazza Riforma
Rientro previsto intorno alle 22.00
QUOTA a persona € 25,00
Partecipa

Pompei, Sabato 26 ottobre alle ore 6.00

1 persona parteciperà

Partenza alle ore 06.00 da Piazza Riforma
Rientro previsto intorno alle 22.00
QUOTA a persona € 25,00

Pasquale Perri

Una giornata da trascorrere in compagnia della Madre di Dio e Mamma nostra per implorare attraverso il suo cuore santissimo, il dono di una vita santa…
Un momento per stare insieme ai fratelli e riscoprire la gioia comune di essere amati…

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Ciao Arturo,
Ecco le più recenti statistiche relative alla tua Pagina Facebook.
Associazione Azimut
Nuovi “Mi piace” Persone coinvolte Portata totale settimanale
3 14 +40,0% 158 -36,0%
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI  
 direzione responsabile: presidenza Associazione
 team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm.
 Uff. Stampa Associaz. : Ferruccio Massimo Vuono
  
(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
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