“DOSSIER SILVIO”: I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI – ECCO, SE CADRA’, PERCHE’ CADE (?) IL CAVALIERE


Scritto: Monday, October 21, 2013
[ “AzimutNewsLetter” : 22 ott. ’13 ]
 anteprima di web Associazione Azimut – associazioneazimut@tiscali.it – Ufficio Stampa – Ferruccio Massimo Vuono
   
The Italian Guillotine ( La ghigliottina italiana ), firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani…..
[ SERVIZIO MONOTEMATICO – “DOSSIER SILVIO” ….. ] 

“DOSSIER SILVIO” : << I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI >> – ECCO, SE CADRA’, PERCHE’ CADE ( ? ) IL << CAVALIERE  >> … [ “AzimutNewsLetter” : 22 ott. ’13 ]

 UNA BUONA LETTURA !
 Associazione Azimut – NAPOLI 

 

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Associazione Azimut, Naples, Italy. 

“AZIMUT” – NAPOLI. –  I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI……

– PER LEGGERE TUTTO : VEDI : OLTRE

foto di Popolo Azzurro. 
  
 F O R Z A    S I L V I O    –    N O N     M O L L A R E    !
“AZIMUT” – NAPOLI. –  I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI…… – PER LEGGERE TUTTO : VEDI : OLTRE
LO “SCUDISCIO” DI LEHNER
—– Original Message —– From: Giancarlo Lehner -To: ( . . . )
 Sent: Monday, October 21, 2013 5:21 PM
Subject: Lehner sulla informazione SKY
Visti i precedenti del giornalismo targato Murdoch, non stupisce, anche se intristisce, la disinformacija di Sky.
Invece di dare la notizia di un intero quartiere transennato e blindato, con centinaia di migliaia di romani furibondi eppur civili, com’è sempre la maggioranza silenziosa quand’anche vittima sistematica dei soprusi delle sparute minoranze chiassose, Sky ha raccontato la favola bella di due samaritani, che hanno portato il pranzo agli attendati di Porta Pia. I due teneri complici, inoltre, sono stati fatti passare come rappresentanti degli umori del quartiere. 
Giancarlo Lehner, già inascoltato proponente di leggi Salva Roma
[ ULTIMO – NOSTRO – SERVIZIO, IN RETE – LINK  ]
Associazione Azimut ha condiviso un link.
FORZA SILVIO, NON MOLLARE! COME FUNZIONA OGGI LA GIUSTIZIA IN ITALIA LEHNER: ALFANO COME CASINI E ALTRE NOTIZIE…
FORZA SILVIO, NON MOLLARE! Come funziona oggi la giustizia in Italia Lehner: Alfano come Casini…
azimutassociazione.wordpress.com
anteprima di web : Associazione Azimut associazioneazimut@tiscali.it Ufficio Stampa – Ferruccio Massimo Vuono massimovuono@libero.it – an.arenella@libero.it Scritto : Saturday, October 19, 2013 OG…
 Associazione Azimut – il presidente
Arturo Stenio Vuono LA DOCUMENTAZIONE CHE SEGUE E’ TRATTA DAL WEB E DA “ARCHIVIO AZIMUT ONLINE”.

“AZIMUT” – NAPOLI. –  I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI……
– PER LEGGERE TUTTO : VEDI : OLTRE

  I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI
Non lo sapremo mai. Certo, fa impressione che nessun editore italiano se la sia sentita di pubblicare un libro uscito solo in inglese, The Italian Guillotine ( La ghigliottina italiana ), firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani…..

[ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]

I segreti indicibili della guerra a Berlusconi

6 giugno 2013 | Autore Redazione | Stampa articolo Stampa articolo
Questo articolo si propone di rendere noto vicende  molto inquietanti che rivelano una volta in più come non siano gli italiani padroni di decidere a casa loro.  Si prega gentilmente i lettori di non spostare l’attenzione sui presunti scandali sessuali, ma di attenersi agli elementi che portano a comprendere come è avvenuta la spoliazione della nostra nazione,  la privazione delle nostre ricchezze,  l’eliminazione di ogni nostra autonomia energetica organizzata da  potenze straniere con la complicità dei nostri Servizi segreti ed altri uomini dello Stato ndr
Fonte: www.ilgiornale.it

L’amicizia con Putin è stata un boomerang per Silvio: Gorbaciov ha tessuto una rete per indebolirlo. Una vasta operazione che non dipende certo dai presunti sexy-gate

segue: La guerra della Casa Bianca all’asse tra il Cavaliere e Mosca.

Paolo Guzzanti – Mar, 04/06/2013 –

Non credo ai complotti internazionali, che andavano molto di moda fra noi giornalisti negli anni Sessanta e Settanta (vedevamo «piste» nere, rosse e bianche in ogni pertugio della politica) ma alle influenze internazionali e alle loro conseguenze sì. Molti di noi hanno pensato che il processo per mafia contro Giulio Andreotti e l’operazione Mani Pulite avessero anche a che fare con dei circoli americani dalla memoria lunga che non dimenticavano Sigonella.

Non lo sapremo mai. Certo, fa impressione che nessun editore italiano se la sia sentita di pubblicare un libro uscito solo in inglese, The Italian Guillotine (La ghigliottina italiana), firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani. Il libro è del 1998 e nella premessa a pagina 9 vi si legge: «Un gruppo di magistrati altamente politicizzati, in larga maggioranza orientati a sinistra, agendo come pubblici ministeri, hanno usato una legittima inchiesta giudiziaria per perseguire, selettivamente, i loro nemici politici, ignorando o minimizzando misfatti simili dei loro alleati politici. L’investigazione di fondo è stata un’inchiesta su pratiche che erano andate avanti per decenni… I magistrati sono stati abbondantemente appoggiati da un gruppo di quotidiani e settimanali, tutti di proprietà di alcuni pochi grandi industriali che avevano una chiara posta in gioco nel successo del colpo di Stato».
Infatti, quello che i magistrati hanno deliberatamente perseguito («the fact is that men plotted and planned», p. 241) viene definito dagli autori un «colpo di Stato», vale a dire il «rovesciamento non democratico del regime che ha governato la quarta potenza industriale dell’Occidente» (p. 1). Ciò che colpisce di più di quel testo, è
 che non sia mai stato tradotto e pubblicato. Guai a chi avanza simili ipotesi. Allora, credo che chiunque possa convenire purché in buona fede, anche alle anime più belle qualche dubbio dovrebbe venire sul bombardamento giudiziario a tappeto scatenato contro Silvio Berlusconi. Possibile che sia e sia stata tutta farina del sacco di un gruppetto di intrepidi servitori dello Stato nelle vesti di pubblici ministeri? Per troncare sul nascere il finto dibattito, basta il dato di fatto più noto: il famoso avviso di garanzia, che in realtà era un invito a comparire, recapitato per via giornalistica il 22 novembre 1994 a Berlusconi presidente del Consiglio mentre era a Napoli a presiedere una conferenza internazionale sulla criminalità. Quell’articolo del Corriere della Sera presentò per la prima volta al mondo intero Berlusconi come un potenziale criminale mentre guidava una crociata contro la criminalità. Le conseguenze le ricordate: un bagno di merda per tutto il Paese, il ritiro di Bossi dalla maggioranza con conseguente ribaltone e prima cacciata di Berlusconi. Il fatto notevole è che Berlusconi risultò poi totalmente innocente per le ipotesi di reato che avevano stroncato la sua partenza come capo del governo, ma la mazzata mediatica determinò la vittoria di Prodi nel 1996 e cinque anni di traballanti governi di centrosinistra (Prodi, D’Alema, Amato, con Rutelli che si cambiava in panchina). Dunque, basterebbe questo solo fatto per concludere che certamente su Berlusconi si è scaricato un fall out radioattivo di materia giudiziaria che puntava a farlo fuori politicamente.
Che poi Berlusconi possa aver commesso gravi imprudenze nella sua condotta privata, dimenticando che nella cultura democratica occidentale la vita privata di un uomo di Stato è un fatto pubblico, è un altro paio di maniche. Ma sta di fatto che oggi lui si trova a fronteggiare una più che probabile condanna non per questioni di imprudenza nello stile di vita a casa sua, ma per reati che suonano gravissimi come la concussione e la prostituzione minorile. Chi mi conosce sa che giudico con molta severità tutte le imprudenze, come minimo, che hanno contribuito a devastare l’immagine di un primo ministro. Trovo prima di tutto imperdonabile aver fornito con generosità armi mediatiche a tutto il fronte politico, giudiziario e mediatico che vuole Berlusconi politicamente morto e con lui politicamente morta una politica liberale non intorpidita dal conformismo imposto a colpi di decreti legge giornalistici. Ma quel che è fatto è fatto e guardiamo all’oggi. E torniamo così alla domanda di partenza: c’è caso che una vasta operazione, che non chiameremo complotto ma proprio operazione, fu avviata e poi mantenuta costantemente attiva per liquidare politicamente Berlusconi?
Questa è una domanda che quando la si fa in privato ad amici di sinistra, trova quasi sempre come risposta un’espressione di comprensione, come dire che è ovvio che sia così. Ma se la metti per iscritto e la pubblichi, devi poi aprire l’ombrello sotto le cateratte degli insulti. Macché, grideranno, Berlusconi si trova sotto attacco giudiziario per sue colpe e delitti, in un libero Paese in cui una magistratura notoriamente «terza» e senza preconcetti lo processa senza altri fini che scoprire i reati e castigarli secondo giustizia. È ovvio che, messa così, viene da ridere.
Di qui, di nuovo, la domanda: ma può essere che l’eliminazione di Berlusconi faccia parte di una vasta operazione politica internazionale, visto che i confini nazionali sono in genere troppo stretti per faccende di così meravigliosa sintonia? Ieri rileggevo un breve articolo di Alessandro Sallusti pubblicato su Libero nel maggio del 2009, in cui dava una notizia che non mi risulta smentita. La notizia è questa: il 23 marzo di quell’anno, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ricevette in forma più che discreta Michail Gorbaciov, un uomo di cui ho uno sgradevole ricordo: mentre Alexander Litvinenko moriva tra atroci sofferenze in ospedale di Londra, l’ultimo capo dell’Unione Sovietica si faceva fotografare in taxi con una vistosa borsa Vuitton da cui emergeva un giornale aperto sul caso Litvinenko. Secondo Sallusti, che immagino avesse una fonte diplomatica da non citare, sosteneva che il tema dell’incontro alla Casa Bianca fra Obama e Gorbaciov fosse Berlusconi. O meglio: come eliminare dalla scena europea lo scomodissimo presidente del Consiglio italiano. Ci si può chiedere: e perché rivolgersi a Gorbaciov? La ragione c’è: l’ultimo segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica (un uomo che è sempre stato rifiutato dai russi e che non è mai stato eletto in libere elezioni dove prese poco più del 2 per cento) è diventato da quei lontani tempi sovietici un guru, un ambasciatore fra lobby di potere, autore di mille articoli del tutto vacui e inutili, ma influente e disposto a viaggiare. Se l’informazione è esatta, Gorbaciov si sarebbe dato un gran da fare per tessere una rete multinazionale con cui catturare ed eliminare Berlusconi. Se ciò fosse vero, è ovvio che un tale interesse non sarebbe certo dipeso da questioni di stile di vita, cene con belle ragazze ed eventuali comportamenti disdicevoli. No, se la notizia fosse solida, il movente andrebbe cercato altrove. Andrebbe cercato nelle pieghe della politica che conta, quella che sposta ricchezze gigantesche e in particolare le questioni energetiche. Che gli americani siano più che irritati con Berlusconi per la sua strettissima amicizia con Putin è un fatto certo. Ricordo un cordiale colloquio con l’ambasciatore Spogli che mi confermò questo elemento di ostilità.
Voglio anche ricordare, per lealtà verso chi mi legge, che io stesso non ho alcuna simpatia per Vladimir Putin, la cui idea della democrazia sta agli antipodi di quella di Thomas Jefferson e di Alexis de Tocqueville. Mi indignò l’invasione russa della Georgia (per la precisione la Russia liberò l’Ossezia, una provincia russofona che fu invasa dalla Georgia ndr)  e tuttora mi indigna la persecuzione contro le ragazze  del gruppo Pussy Riot (traduz: fighe riottose, ovvero un   manipolo di manifeste e certificate sataniste al soldo dei poteri sovversivi trasnazionali che non sanno minimamente ballare, nè cantare o suonare e non sono un gruppo rock come invece  fu pubblicizzato dei media di regime mondiali ndr) ) e molto altro. Ma è certo che l’antipatia degli Stati Uniti per Putin va molto al di là dei comportamenti censurabili, perché si concentra invece sulla questione energetica.

La guerra della Casa Bianca all’asse tra il Cav e Mosca

Mentre a Bengasi scoppiava la rivolta, Medvedev firmava accordi con l’Eni per i diritti di un pozzo in Libia: uno sgarro per Obama. Quante “coincidenze” contro il Cav

Gian Micalessin – Gio, 06/06/2013 – 09:31

Se vivete di pane e complotti, il 15 febbraio 2011 vi sembrerà una congiunzione fatidica e fatale. Se non ci credete, godetevi le bizzarrie del destino e della storia. Quel giorno tra Mosca, Bengasi e Milano si compiono tre avv enimenti chiave, apparentemente slegati tra loro.

Nella capitale russa, il consigliere del Cremlino Sergei Prikhodko annuncia l’arrivo a Roma del presidente Dmitry Medvedev per la firma di uno storico contratto con l’Eni, destinato ad aprire le porte della Libia al gigante del petrolio russo Gazprom.

A Milano, nelle stesse ore, il giudice per le indagini preliminari Cristina Di Censo deposita il rinvio a giudizio per gli imputati del processo Ruby. A Bengasi, invece, scoppiano i disordini che spingeranno la Nato all’intervento militare e all’eliminazione di Gheddafi.

Nessuno quel giorno può intravvedere la minima correlazione fra i tre eventi, destinati a determinare l’emarginazione internazionale dell’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e portarlo alle dimissioni.

Le conseguenze del processo Ruby e della rivolta di Bengasi sono ormai chiare.

Quelle dell’annuncio di Mosca, seppure meno trasparenti, sono fondamentali per comprendere perché i legami intessuti dal governo Berlusconi con Mosca e Tripoli fossero un ostacolo agli interessi di alcuni importanti«alleati»dell’Italia. L’accordo firmato dal presidente Medvedev, a Roma il 17 febbraio 2011, mentre a Bengasi già infuriano gli scontri, garantisce il passaggio a Gazprom della metà dei diritti di sfruttamento, detenuti per il 33 per cento da Eni, del pozzo libico di El Feel. Quel giacimento non è una risorsa come le altre. Scoperto nel 1997 da un consorzio internazionale partecipato dall’Eni, e battezzato Elefante per le sue dimensioni, il pozzo, situato a 800 chilometri a sud di Tripoli, custodisce circa 700 milioni di barili di greggio. È insomma una delle più importanti riserve della nostra ex colonia. La cessione di un sesto di quel greggio a Gazprom, la compagnia petrolifera considerata il braccio armato di Mosca nella guerra per l’energia tra Russia e Stati Uniti, viene visto come uno sgarro dell’Italia alle politiche energetiche dell’Europa e della Casa Bianca. Uno sgarro frutto degli stretti legami d’amicizia in­tessuti da Silvio Berlusconi con Vladimir Putin e Muhammar Gheddafi. Per capire perché l’accordo sul pozzo di El Feef diventa la goccia capace di far traboccare il vaso spingendo i nostri alleati a eliminare Gheddafi e a ridimensionare Berlusconi, bisogna far un salto indietro al 3 novembre 2003. Quella notte un’operazione organizzata dal Sismi di Niccolò Pollari, d’intesa con Cia e MI6 britannico, porta alla scoperta nelle stive del portacontainer «Bbc China», da po­co attraccato nel porto di Taranto, di un importante carico di frequenziometri, pompe, tubi di alluminio e altre parti essenziali per assemblare le centrifughe destinate all’arricchimento dell’uranio. Quel carico destinato a Tripoli diventa la «pistola fumante» sufficiente a provare i tentativi del Colonnello libico di dotarsi di armi nucleari. La «pistola fumante» viene subito usata da Cia e MI6 per mettere Gheddafi con le spalle al muro e convincerlo a rinunciare ai suoi programmi nucleari garantendogli, in cambio, la fine delle sanzioni e la ripresa dei rapporti commerciali con l’Occidente.

La capacità dell’Italia di assicurarsi le più importanti commesse libiche, grazie ai rapporti tra Berlusconi e il Colonnello, finisce con il mettere in crisi il patto siglato tra le banchine di Taranto. I primi a soffrire e a lamentarsi sono gli inglesi. Sir Mark Allen, l’uomo dell’MI6 mandato a fine 2003 a gestire la resa di Gheddafi, si ritrova a dovergarantire la liberazione dello stragista di Lockerbie, Abdul Baset Ali al Meghrai, per assicurare alla Bp un contratto da 54 milioni di sterline.

Berlusconi nel frattempo inanella accordi assai più fruttuosi, usando esclusivamente il rapporto personale con l’estroso dittatore (presidente ) libico. Il malessere di Londra resta confinato finché la Casa Bianca resta nelle mani di un George W. Bush e di un’amministrazione repubblicana disposti ad accettare le politiche «parallele» dell’alleato italiano in cambio della collaborazione a livello internazionale, dell’impegno in Iraq e Afghanistan e degli stretti rapporti intessuti con Israele. Lo scenario cambia bruscamente agli inizi del 2009, quando lo Studio Ovale passa nelle mani di Barack Obama e dell’amministrazione democratica. Con il cambio d’inquilino, cambiano anche strategie e obbiettivi. Le costanti frizioni con il premier israeliano Benjamin Netanyahu spingono gli strateghi democratici a definire un’ardita politica di avvicinamento ai Fratelli Musulmani. Dopo averli frettolosamente identificati come la forza emergente pronta ad abbracciare la democrazia e ad accettare, grazie all’aiuto del Qatar, le politiche di Washington, i teorici liberal di Obama scommettono su di loro per sostituire quei dittatori fulcro delle strategie americane in Medio Oriente e Nord Africa. La nuova alleanza, oltre a rendere marginale il ruolo d’Israele, sancisce una svolta nell’ambito dello scontro energetico con la Russia. Il Qatar, nemico dell’Iran sciita e quinto produttore mondiale di gas, diventa- nei piani messi a punto dai think tank democratici – uno dei tanti tasselli destinati impedire a Gazprom e a Mosca di egemonizzare le forniture energetiche all’Europa.

Nell’ambito di questa nuova strategia anche l’Italia di Berlusconi si trasforma in un ostacolo da spianare. E a farlo capire, sollecitando inchieste segrete capaci d’innescare accuse di corruzione e interesse privato ben peggiori di quelle piovute su Berlusconi un anno dopo, ci pensa il segretario di stato democratico Hillary Clinton. «Preghiamo di fornire qualsiasi informazione sulle relazioni personali tra il primo ministro russo Vladimir Putin e il premier Silvio Berlusconi. Quali investimenti personali, potrebbero aver indirizzato le loro politiche economiche ed estere», scrive un lungo cablogramma segreto, diventato pubblico grazie a Wikileaks, (servizi segreti ndr), in­dirizzato a fine di gennaio 2010 dalla segreteria di stato di Washington alle ambasciate di Mosca e Roma. La Clinton chiede insomma a diplomatici e a servizi segreti di fornirgli delle prove da usare contro l’«alleato » Berlusconi e contro il «nemico » Putin. Cosa vuole fare con quelle informazioni il capo della diplomazia americana? Come intende utilizzarle? A chi vuole passarle? Forse non lo sapremo mai. Ma sappiamo che, in quel gennaio 2010, all’assalto giudiziario contro Berlusconi si aggiunge la guerra internazionale.

(3- continua)

I leader mondiali e le trame anti Cav

I segreti indicibili della guerra a Berlusconi

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[ “AZIMUT” – IL SERVIZIO CONTINUA – CON ALTRA DOCUMENTAZIONE ]

Pubblicato in DOMINIO E POTERE
 I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI
Non lo sapremo mai. Certo, fa impressione che nessun editore italiano se la sia sentita di pubblicare un libro uscito solo in inglese, The Italian Guillotine ( La ghigliottina italiana ), firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani…..

[ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]

I leader mondiali e le trame anti Cav: ecco la vera storia

Il piano per eliminar il Cav politicamente messo a punto da Merkel, Sarkozy e Obama dopo numerosi contatti

Paolo Guzzanti – Mer, 05/06/2013 – 10:19

Non vorrei annoiare i lettori con una lunga storia di gasdotti che trasportano milioni di metri cubi di gas dall’est russo e centroasiatico all’Europa occidentale, basterà ricordare che il 23 giugno del 2007 fu dato l’annuncio dell’accordo fra Italia e Russia per il progetto South Stream.

Cioè di un gasdotto lungo 900 chilometri, costruito da Eni e Gazprom, che permetterà alla Russia di rifornire di gas l’Europa senza passare dall’Ucraina, attraversando il Mar Nero a oltre 2000 metri di profondità per raggiungere la costa bulgara. Il memorandum di intesa, che ha «una portata geopolitica senza precedenti» (Corsera) fu firmato a Roma al ministero dello Sviluppo, dai ministri Pier Luigi Bersani (proprio lui) dal ministro russo all’energia Khristenko), dall’ad dell’Eni Scaroni e dal vicepresidente di Gazprom Medvedev (che è soltanto un omonimo l’ex presidente). Quel gasdotto ha di fatto ammazzato il progetto Nabucco per un gasdotto tutto europeo che tenesse la Russia lontana, usando gas dell’Azerbaigian, del Turkmenistan e in prospettiva dell’Iran.
Uno dirà, già lo sento: e che cavolo c’entra questa vicenda di gas russi e turkmeni con la requisitoria della Boccassini e l’imminente sentenza di Milano contro Berlusconi accusato di prostituzione minorile e di concussione? Risposta: ecco, vorremmo saperlo anche noi. Proprio io, che sono stato molto severo con Berlusconi per certe sue intemperanze comportamentali, che ho inventato un termine che era già nell’aria – Mignottocrazia che è anche il titolo di un mio libro – proprio io di fronte a quel processo sento, come dire, puzza di bruciato. Voglio dire: possiamo discutere e giudicare politicamente tutti i comportamenti di chi rappresenta lo Stato, fin da quando al mattino si allaccia le scarpe; ma tutt’altra faccenda è tradurre il life style, il modo di comportarsi e di apparire, in reati previste dal codice penale e in processi che emettono sentenze devastanti senza disporre di una sola vera prova: la famosa «pistola fumante» che Bush non trovò per giustificare l’invasione dell’Irak, ma che invece va benissimo, anche se non fuma, per liquidare un uomo politico di prima grandezza per via giudiziaria. Sia ben chiaro subito: non penso affatto che il procuratore Ilda Boccassini sia il braccio armato di un complotto. Penso anzi che l’infaticabile procuratore sia in cuor suo in perfetta buona fede. Ma penso anche, come altri milioni di persone, che la pretesa criminalità di Berlusconi che a casa sua, nella sua sala da ballo fa il galante e il gaudente, basti a giustificare, o anche soltanto a spiegare una campagna, per dirla con Brecht, di mille galeoni e mille cannoni.
Questa impressione di una vasta operazione l’abbiamo avuta quando Berlusconi tornò dalla famosa riunione in cui Frau Merkel ridacchiava, Sarkozy faceva marameo, mentre Obama in quel periodo giocava all’uomo invisibile e sembrava una festa un po’ diabolica come quella di Rosemary’s baby di Polanski. Tutti sembravano sapere già tutto, salvo l’interessato, profondamente turbato e incredulo.
Qualcosa di molto vasto e di molto collettivo – per questo è meglio parlare di una operazione su vasta scala e non di un complotto – era accaduto e andava a compimento dopo un lungo lavoro fatto di incontri, telefonate (centinaia, si presume) e lavoro lobbistico sul tema: far fuori Berlusconi. Il quale, però, è un tipo strano. Cocciuto, riesce quasi sempre a spiazzare e sparigliare, sicché, dopo essersi dimesso dalla politica pronto a costruire ospedali in Africa, vedendo che l’accanimento contro di lui non diminuiva ebbe l’impressione che la grande rete dell’operazione lo volesse proprio morto, politicamente e umanamente annientato. E siccome è, come dicono i romani, un tipo fumantino, organizzò la propria resurrezione, spolverò la sedia di Travaglio, risalì la china e il resto è storia di questi giorni, come è storia di questi giorni l’esito del processo Ruby e degli altri processi.
Ci sono molte storie dentro questa storia. Molti dettagli e risvolti che meritano di essere rivisitati e connessi. Non voglio citare il solito Andreotti dell’a pensar male si fa peccato ma in genere ci si azzecca. Ma certo è che giornalisti e storici, oggi e domani, avranno un gran da fare per tentare di stabilire ciò che realmente accadde, come accadde con quali moventi, chi mosse le pedine, qual era la posta in gioco. Un primo tentativo può essere fatto anche adesso e la verità, questo famoso bene supremo che dovrebbe animare il giornalismo non può che avvantaggiarsene.
(2 – continua)

—-Messaggio originale—-

Da: notification+acf6oy26@pages.facebookmail.com
Data: 21/10/2013 18.45
A: “Arturo Stenio Vuono”<an.arenella@libero.it>
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ECCO PERCHE’ ( SE CADE ) …CADE SILVIO BERLUSCONI….

 [TOP SECRET…. [ in questo servizio, trovi tutto…..vai e LEGGI ! ]

UFFICIO STAMPA : Associazione Azimut NAPOLI
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TOP SECRET: RISPOSTA AL “GRILLO(S)PARLANTE”, “GOFFO GIULLARE” & “AMERIKANO ROSSO-POMODORO”, “CAPOPOPOLO DELL’ANTIPOLITIKA”

[ TRATTO DAL WEB ]
l’ambasciatore statunitense Spogli – 26 gennaio 2009. il cablogramma…
  • Shale gas vs South Stream. La campagna del “Corsera”

Italia :::: Daniele Scalea :::: 5 dicembre, 2010 :::: Email This Post   Print This Post

Shale gas vs South Stream. La campagna del “Corsera”

Il “Corriere della Sera”, quotidiano di Mediobanca e della famiglia Agnelli-Elkann, sta dando ampio spazio alla pubblicazione di stralci dei documenti diplomatici statunitensi resi pubblici da “Wikileaks“. È però evidente come ci sia una ben precisa logica nella selezione degli estratti da pubblicare. Tutti i passaggi critici verso le relazioni Italia-Russia hanno trovato spazio ed ampio rilievo nelle pagine del quotidiano. Ampiamente citato è stato pure il cablogramma inviato dall’ambasciatore statunitense Spogli, datato 26 gennaio 2009. Troverete un riassunto cliccando qui. Stranamente il “Corriere della Sera” ha però evitato di citare un passaggio fondamentale del cablogramma. Per comodità del lettore lo riportiamo in traduzione italiana; le sigle si riferiscono a particolari uffici dell’Ambasciata: Pol = Ufficio Politico; PA = Ufficio Affari Pubblici; Econoff= Ufficio Economico:

Per attaccare frontalmente il problema, Post ha messo in campo una vigorosa strategia diplomatica e d’affari pubblici diretta a figure chiave, interne ed esterne al Governo [italiano]. Il nostro scopo è duplice: educare più profondamente gl’interlocutori circa le attività russe e dunque sul contesto della politica statunitense, e costruire a mo’ di contrappeso un’opinione dissenziente sulla politica russa, specialmente dentro il partito politico di Berlusconi. Dall’inizio dell’estate, col ritorno di Berlusconi al potere e la crisi georgiana, abbiamo coinvolto dirigenti del Governo italiano, aggressivamente e a tutti i livelli. Pol, PA e Econoff hanno coinvolto membri di partito, contatti nel Governo italiano, pensatoi ed anche la stampa, al fine di fornire una narrazione alternativa all’insistenza di Berlusconi che la Russia sia un paese stabile e democratico, provocato dall’Occidente. Lo sforzo sembra stia pagando. L’opposizione ha cominciato ad attaccare Berlusconi accusandolo d’aver scelto la parte sbagliata. Alcuni nel PdL hanno cominciato a rivolgersi a noi privatamente, per dirci che gradirebbero un maggiore dialogo con noi sulla questione russa, ed hanno rivelato il loro interesse a sfidare l’infatuazione di Berlusconi per Putin.

Sarebbe interessante sapere dal “Corriere” perché non voglia portare a conoscenza dei suoi lettori anche questo brano fondamentale. Essi hanno il diritto/dovere d’interrogarsi sui fatti rivelati da “Wikileaks” – su tutti i fatti, non solo su quelli accuratamente selezionati dai media.È degno d’un paese sovrano ed indipendente che esponenti della classe politica si rivolgano ad un’ambasciata straniera, ancorché alleata, per contrastare l’azione del proprio Governo? Non è prerogativa irrinunciabile, per uno Stato realmente sovrano ed indipendente, che i problemi di politica interna siano risolti, per l’appunto, internamente, senza l’ingerenza di potenze straniere?

Ma il quotidiano di Mediobanca e degli Elkann pare interessato ad altre domande, come quelle rivolte da Massimo Mucchetti, nell’edizione del 3 dicembre scorso, e rievocate dai suoi colleghi nei giorni successivi. In buona sostanza, la tesi di Mucchetti è che la scelta dell’ENI di partecipare alla costruzione del gasdotto South Stream sia economicamente insensata, in quanto bisognerebbe semmai investire nel gas di scisto (“shale gas“). Invitiamo i lettori a consultare il breve articolo di Mucchetti, ( . . . )

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  1. TOP SECRET: RISPOSTA AL “GRILLO(S)PARLANTE”, “GOFFO GIULLARE” & “AMERIKANO ROSSO-POMODORO”, “CAPOPOPOLO… http://wp.me/p2IJHA-vq  

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Silvio Berlusconi, Putin, gli americani e Giancarlo Lehner | Kelebek …

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Silvio Berlusconi, Putin, gli americani e Giancarlo –  08/12/2010

 Giancarlo Lehner

(DIRE) Roma, 7 dic. – “Nessuno tocchi Julian Assange, mitico pirata informatico che, senza volerlo, ha disvelato cosa c’e’ dietro l’attacco a Berlusconi”.

Cosi’ il deputato PdL, Giancarlo Lehner, che spiega: “Silvio, ce lo dicono le note degli ambasciatori americani, ha commesso lo stesso peccato mortale di Enrico Mattei: ha voluto garantire all’Italia, alleata ma non piu’ colonia, attraverso il rapporto con Putin e Gheddafi, la sovranita’ e l’indipendenza energetiche”.
Lehner continua: “Quarant’anni fa, il mandante a stelle e strisce affido’ alla manovalanza mafiosa, ben inserita nel partito kennedyano, il compito di togliere di mezzo Enrico Mattei, reo d’aver sfidato le sette delinquenziali sorelle. Oggi, in attesa di soluzioni finali cruente contro il patriota Berlusconi, l’altrimenti kennedyano Obama si affida a Spatuzza, Ciancimino, alle toghe rosse, agli idioti utili e disutili di Murdoch, ai Soros e agli altri usurai della City e di Wall Street, nonche’ a Bersani, Franceschini, D’Alema, con l’aggiunta di Chiara Moroni, Fabio Granata e Giancarlo Tulliani”.
Il deputato PdL conclude: “Onoriano la memoria di Enrico Mattei, al grido di W l’Italia e W l’Europa, spazzando via tutti i traditori al servizio dell’Impero al tramonto”.

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[ “AZIMUT” –  AMERIKA – AMERIKA : ANCHE BEPPE GRILLO…PARTECIPE DELLA GUERRA A BERLUSCONI ]

  Deputati M5S protestano alla Camera

( nella prima foto :  l’ambasciatore americano Thorne ) 

ultima 13/mar/2013 , e altre

Cosa pensavano gli Usa di Beppe Grillo – Wired.it

daily.wired.it/news/politica/2013/02/…/beppe-grillo-stati-uniti-78926.ht…

12/feb/2013 – Agli americani Beppe Grillo, piaceva parecchio. … nel lontano 2008 dall’allora ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, grazie alla … In questo modo, secondo l’ambasciatore Spogli, Grillo è in grado di “ galvanizzare  …

Ambasciatore Usa ai liceali: “Fate come i 5 Stelle” Pd e Pdl furiosi …

qn.quotidiano.net › Politica

13/mar/2013 – Combo tra l’ambasciatore americano Thorne e Beppe Grillo … Lo ha detto stamattina l’ambasciatore Usa a Roma David Thorne parlando agli  …

276261_1002645712_5204015_n Arturo Stenio Vuono  – Se dopo avere letto tutto l’odierno servizio, continuerete a fare “orecchi di mercante” oppure i “bastiancontrari”, o anche a “tergiversare”, vi dico anche io :

<<  UNA FARFALLA MI HA DETTO… >>  ( ANCORA… )

NAPOLI –  Associazione Azimut
Scritto :  Wednesday, July 04, 2012
Per invio ( E,mail – anteprima di web ) : 
<< UNA FARFALLA MI HA DETTO… >> ( ANCORA… )
[ “Azimut-NewsLetter” : giovedì, 05.07.’12 ]
 RIPUBBLICHIAMO UNA CORRISPONDENZA – MESSAGGIO RICEVUTO DA VISITATORE
( . . . ) Saluti a voi, e buon lavoro ! ezio
Original Message — From: “ezio” ; To: “arturo vuono”  Sent: Friday, November 12, 2010 5:25 PM Subject: una farfalla mi ha detto… 13.11.10 @ 00:38:51
 ( a suo tempo, ricevuto, più volte inserita nei nostri servizi )
UNA “FARFALLA” MI HA DETTO…
 [ “Azimut” – archivio n blog ]
ALTROCHE’ ! “…S’ODE UNA STRANA STORIELLA…”
   
[ “Azimut” – ( nella foto ): Bettino Craxi ed Enrico Mattei ( capite ? ) … ]
[ . . . ]
[ . . . ]
( . . . ) 13 del novembre 2010
   
[ “Azimut” ( nella foto ) : il giornalista Mauro De Mauro ( ricordate ? ) … ]
<< – UNA “FARFALLA”. MI HA DETTO… – >> —  Commento di: Ezio [ Visitatore ]
Caro Vuono, s’ode una strana storiella.Racconta di attori e comparse, protagonisti e comprimari. Burattini e burattinai. Narra di strani fili – rigorosamente visibili ai soli pochi eletti – in grado di dettare ritmi e menar danze. La storiella nasce a Tripoli, rimbalza a Mosca, si ritrova a Teheran e conclude la sua bizzarra parabola a Roma, nell’epicentro della più grave crisi politico-stituzionale della Seconda Repubblica. Nientedimeno! Chi la racconta fantastica di scenari internazionali, circoli americani, fondi sovrani, gnomi della finanza ed elfi di chissà cosa……. « – Si è spinto troppo in là – », —- « – ha esagerato – », — « – si è mosso senza rete – », « – ha coltivato certi rapporti in maniera eccessivamente spregiudicata – », « – non aveva le spalle adeguatamente coperte – » sono le espressioni che maggiormente ricorrono. Il soggetto, manco a dirlo, è sempre e solo lui: il divino Silvio. Santo e diavolo, angelo e demone.
leggi:
La storiella racconta di certe smorfie provocate a Washington in seguito ad accordi italo-libici, di mal di pancia eccessivi e persistenti dopo dichiarazioni del tipo di quella di Gheddafi: « – La Libia ha il petrolio di cui l’Italia ha bisogno – ». …. « – L’Italia avrà la priorità su petrolio e gas e in altre forme di investimento, perché è uno Stato amico – ». Parole pronunciate nell’arco degli ultimi due anni e ben annodate – racconta la storiella – a diversi fazzoletti. Ma non di soli fazzoletti si tratta.

 Al sole d’agosto dello scorso anno Turchia e Russia hanno firmato l’intesa che consentirà la costruzione del gasdotto South Stream nel Mar Nero. Il giorno dopo “l’Unità” titolava: « – La Banda del Tubo – ». E spiegava: « – Berlusconi sensale dell’affare del secolo tra Putin ed Erdogan. Joint- venture per far fuori l’Europa e l’America». Il fatto è che in mezzo a gas e tubi è finita anche la lirica. Eh sì, che gli americani si sono messi in testa di cantare il Nabucco, faraonica opera in quattro atti concorrente del South Stream. Gli Usa, infatti, hanno tutto l’interesse ( nazionale e internazionale ) alla creazione di un gasdotto che, attraversando numerosi “Stati amici”, indebolisca la rinata potenza russa. Il problema, però, è che il gas si trova ad Est, direttamente in Russia o in territori ex sovietici che, mai come oggi, subiscono la diretta influenza di Mosca. A complicare ulteriormente il quadro è la partecipazione al progetto South Stream dell’Eni. Scusate, volete che a Washington non s’incazzino? E infatti la storiella racconta di grandi incavolature e di telefoni bollenti al di qua e al di là dell’Atlantico. Com’è finita? Con un rafforzamento degli approvvigionamenti dell’Eni in Turkmenistan, paese chiave per prendere il gas da trasportare attraverso il gasdotto destinato a rafforzare il monopolio russo. « – Ma allora è guerra – », dichiara l’uomo senza volto, io narrante della storiella suddetta.Si dà il caso, infatti, che il gas turkmeno serva anche agli altri progetti alternativi a cui lavorano Usa e Ue. A questo punto la storiella opera un salto in Medio Oriente e ci ricorda come, al termine di un lunghissimo braccio di ferro con gli Usa, alla fine l’Eni pare che abbia ceduto alle pressioni americane: lascerà perdere le sue attività economiche in Iran. Non prima, però, di aver portato a termine gli accordi commerciali esistenti. Per decidersi ci sono volute le minacce americane di penalità economiche contro il cane a sei zampe. Del resto, era stato il Cavalier servente nella sua visita in Israele ad assumere l’impegno per un abbandono delle attività economiche con il regime guidato da Ahmadinejad. Eh già, s’erano incazzati pure gli israeliani. Capirete che far incazzare contemporaneamente americani e israeliani, con annessi e connessi i loro trasversali alleati, non è il massimo per chi la sera voglia poggiare la testa sul cuscino tranquillo. Di recente il ministro degli Esteri, Frattini, ha bisbigliato:…. « – Nel mondo c’è una rete di nemici dell’Italia che vogliono il male dell’Italia – ». E te credo, verrebbe da dire.Il fatto è che la presenza Eni in Iran era cominciata con una di quelle brillanti mosse che resero famoso Enrico Mattei. E qui l’io narrante, con gesto eloquente, si gratta.Vorrà mica scacciare qualche brutto presagio?
Saluti a voi, e buon lavoro ! ezio
Original Message — From: “ezio” ; To: “arturo vuono”  Sent: Friday, November 12, 2010 5:25 PM Subject: una farfalla mi ha detto… 13.11.10 @ 00:38:51

NAPOLI, 4 LUGLIO 2012 – COMMENTO “AZIMUT” : ERA L’ANNO 2010…SIAMO AL 2012…E TUTTI I NODI ( FATTI SUI FAZZOLETTI ) DEVONO ( ANCORA ) ESSERE SCIOLTI ( A COMPLETAMENTO… ).

PER INTANTO l’ASSE ROMA – TRIPOLI – MOSCA…E’ STATO “DISARTICOLATO” : ISOLANDOLO, NEl MEDITERRANEO, DATO E CONSIDERATO IL QUADRO DI ACCORDI CON EGITTO E CON I PAESI DEL MAGREB, PER MEZZO – PRIMA –  DELLE COSIDDETTE < PRIMAVERE ARABE > E, POI, CON L’ELIMINAZIONE FISICA DI GHEDDAFI ( E LA “LIBIA LIBERATA”… ); LA TENTATA…”PRIMAVERA RUSSA” ( GIA’ PREPARATA E “VAGHEGGIATA”… ) E’ ABORTITA, PRIMA ANCOR DI NASCERE, IN ULTIMO – ANCHE –  PER LA RIELEZIONE DI PUTIN. TUTTE LE NAZIONI DELL’EUROPA MERIDIONALE, E LA GRECIA,  COME NOTO, SONO STATE “ASSALTATE” / SONO “ASSALTATE” / DALLE C.D.   < GRANDI CONSORTERIE FINANZIARIE > MENTRE, IN PARTICOLARE, L’ITALIA E’ STATA POSTA, DI FATTO, SOTTO < PROTETTORATO ANONIMO >… E BERLUSCONI “ELIMINATO” DAI < POTERI FORTI > ; SI DISPIEGA, ANCORA OGGI, L’AZIONE DEL < RECUPERO TURCO >…IN SOSPESO SONO LE SISTEMAZIONI CHE RIGUARDANO SIRIA E IRAN…CHE COMPORTANO – PURE – RISCHI PER ISRAELE…ECCETERA… [ “AZIMUT” – POTREMMO CONTINUARE…MA CREDIAMO CHE TANTO BASTI , O NO ? ]

 an.arenella@libero.it — associazioneazimut@tiscali.it  Tuesday, July 03, 2012 
[ “Azimut-NewsLetter” : replica –  mercoledì, 4 luglio 2012 ]
[ “Azimut-NewsLetter” : sabato, 7 luglio 2012 ]
per il video : vedi oltre

Legge di stabilità o segnali da basso impero? 

[ DEDICATO A UNO, TRA I TANTI PARTECIPANTI ALLA GUERRA CONTRO BERLUSCONI … ]

CLICCA SU  LINK … ( VEDI: SOTTO ) PER  VIDEO – DUE
Arturo Stenio Vuono
SE GOVERNA LA FINANZA…

Intervista a Nostro Sud. Programma condotto da Pietro Golia. In studio Arturo Stenio
Vuono
Arturo Stenio Vuono
SE GOVERNA LA FINANZA….

Intervista a Nostro Sud. Programma condotto
da Pietro
Golia
OGGI

“DOSSIER SILVIO” : << I SEGRETI INDICIBILI DELLA GUERRA A BERLUSCONI >> – ECCO, SE CADRA’, PERCHE’ CADE ( ? ) IL << CAVALIERE  >> … [ “AzimutNewsLetter” : 22 ott. ’13 ]

[ TRATTO DA IL GIORNALE DI MILANO ]

I segreti indicibili della guerra a Berlusconi

L’amicizia con Putin è stata un boomerang per Silvio: Gorbaciov ha tessuto una rete per indebolirlo. Una vasta operazione che non dipende certo dai presunti sexy-gate

Paolo Guzzanti – Mar, 04/06/2013 – 12:24

Non credo ai complotti internazionali, che andavano molto di moda fra noi giornalisti negli anni Sessanta e Settanta (vedevamo «piste» nere, rosse e bianche in ogni pertugio della politica) ma alle influenze internazionali e alle loro conseguenze sì. Molti di noi hanno pensato che il processo per mafia contro Giulio Andreotti e l’operazione Mani Pulite avessero anche a che fare con dei circoli americani dalla memoria lunga che non dimenticavano Sigonella.

Non lo sapremo mai. Certo, fa impressione che nessun editore italiano se la sia sentita di pubblicare un libro uscito solo in inglese, The Italian Guillotine (La ghigliottina italiana), firmato da Stanton H. Burnett e Luca Mantovani. Il libro è del 1998 e nella premessa a pagina 9 vi si legge: «Un gruppo di magistrati altamente politicizzati, in larga maggioranza orientati a sinistra, agendo come pubblici ministeri, hanno usato una legittima inchiesta giudiziaria per perseguire, selettivamente, i loro nemici politici, ignorando o minimizzando misfatti simili dei loro alleati politici. L’investigazione di fondo è stata un’inchiesta su pratiche che erano andate avanti per decenni… I magistrati sono stati abbondantemente appoggiati da un gruppo di quotidiani e settimanali, tutti di proprietà di alcuni pochi grandi industriali che avevano una chiara posta in gioco nel successo del colpo di Stato».
Infatti, quello che i magistrati hanno deliberatamente perseguito («the fact is that men plotted and planned», p. 241) viene definito dagli autori un «colpo di Stato», vale a dire il «rovesciamento non democratico del regime che ha governato la quarta potenza industriale dell’Occidente» (p. 1). Ciò che colpisce di più di quel testo, è che non sia mai stato tradotto e pubblicato. Guai a chi avanza simili ipotesi. Allora, credo che chiunque possa convenire purché in buona fede, anche alle anime più belle qualche dubbio dovrebbe venire sul bombardamento giudiziario a tappeto scatenato contro Silvio Berlusconi. Possibile che sia e sia stata tutta farina del sacco di un gruppetto di intrepidi servitori dello Stato nelle vesti di pubblici ministeri? Per troncare sul nascere il finto dibattito, basta il dato di fatto più noto: il famoso avviso di garanzia, che in realtà era un invito a comparire, recapitato per via giornalistica il 22 novembre 1994 a Berlusconi presidente del Consiglio mentre era a Napoli a presiedere una conferenza internazionale sulla criminalità. Quell’articolo del Corriere della Sera presentò per la prima volta al mondo intero Berlusconi come un potenziale criminale mentre guidava una crociata contro la criminalità. Le conseguenze le ricordate: un bagno di merda per tutto il Paese, il ritiro di Bossi dalla maggioranza con conseguente ribaltone e prima cacciata di Berlusconi. Il fatto notevole è che Berlusconi risultò poi totalmente innocente per le ipotesi di reato che avevano stroncato la sua partenza come capo del governo, ma la mazzata mediatica determinò la vittoria di Prodi nel 1996 e cinque anni di traballanti governi di centrosinistra (Prodi, D’Alema, Amato, con Rutelli che si cambiava in panchina). Dunque, basterebbe questo solo fatto per concludere che certamente su Berlusconi si è scaricato un fall out radioattivo di materia giudiziaria che puntava a farlo fuori politicamente.
Che poi Berlusconi possa aver commesso gravi imprudenze nella sua condotta privata, dimenticando che nella cultura democratica occidentale la vita privata di un uomo di Stato è un fatto pubblico, è un altro paio di maniche. Ma sta di fatto che oggi lui si trova a fronteggiare una più che probabile condanna non per questioni di imprudenza nello stile di vita a casa sua, ma per reati che suonano gravissimi come la concussione e la prostituzione minorile. Chi mi conosce sa che giudico con molta severità tutte le imprudenze, come minimo, che hanno contribuito a devastare l’immagine di un primo ministro. Trovo prima di tutto imperdonabile aver fornito con generosità armi mediatiche a tutto il fronte politico, giudiziario e mediatico che vuole Berlusconi politicamente morto e con lui politicamente morta una politica liberale non intorpidita dal conformismo imposto a colpi di decreti legge giornalistici. Ma quel che è fatto è fatto e guardiamo all’oggi. E torniamo così alla domanda di partenza: c’è caso che una vasta operazione, che non chiameremo complotto ma proprio operazione, fu avviata e poi mantenuta costantemente attiva per liquidare politicamente Berlusconi?
Questa è una domanda che quando la si fa in privato ad amici di sinistra, trova quasi sempre come risposta un’espressione di comprensione, come dire che è ovvio che sia così. Ma se la metti per iscritto e la pubblichi, devi poi aprire l’ombrello sotto le cateratte degli insulti. Macché, grideranno, Berlusconi si trova sotto attacco giudiziario per sue colpe e delitti, in un libero Paese in cui una magistratura notoriamente «terza» e senza preconcetti lo processa senza altri fini che scoprire i reati e castigarli secondo giustizia. È ovvio che, messa così, viene da ridere.
Di qui, di nuovo, la domanda: ma può essere che l’eliminazione di Berlusconi faccia parte di una vasta operazione politica internazionale, visto che i confini nazionali sono in genere troppo stretti per faccende di così meravigliosa sintonia? Ieri rileggevo un breve articolo di Alessandro Sallusti pubblicato su Libero nel maggio del 2009, in cui dava una notizia che non mi risulta smentita. La notizia è questa: il 23 marzo di quell’anno, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ricevette in forma più che discreta Michail Gorbaciov, un uomo di cui ho uno sgradevole ricordo: mentre Alexander Litvinenko moriva tra atroci sofferenze in ospedale di Londra, l’ultimo capo dell’Unione Sovietica si faceva fotografare in taxi con una vistosa borsa Vuitton da cui emergeva un giornale aperto sul caso Litvinenko. Secondo Sallusti, che immagino avesse una fonte diplomatica da non citare, sosteneva che il tema dell’incontro alla Casa Bianca fra Obama e Gorbaciov fosse Berlusconi. O meglio: come eliminare dalla scena europea lo scomodissimo presidente del Consiglio italiano. Ci si può chiedere: e perché rivolgersi a Gorbaciov? La ragione c’è: l’ultimo segretario del Partito comunista dell’Unione Sovietica (un uomo che è sempre stato rifiutato dai russi e che non è mai stato eletto in libere elezioni dove prese poco più del 2 per cento) è diventato da quei lontani tempi sovietici un guru, un ambasciatore fra lobby di potere, autore di mille articoli del tutto vacui e inutili, ma influente e disposto a viaggiare. Se l’informazione è esatta, Gorbaciov si sarebbe dato un gran da fare per tessere una rete multinazionale con cui catturare ed eliminare Berlusconi. Se ciò fosse vero, è ovvio che un tale interesse non sarebbe certo dipeso da questioni di stile di vita, cene con belle ragazze ed eventuali comportamenti disdicevoli. No, se la notizia fosse solida, il movente andrebbe cercato altrove. Andrebbe cercato nelle pieghe della politica che conta, quella che sposta ricchezze gigantesche e in particolare le questioni energetiche. Che gli americani siano più che irritati con Berlusconi per la sua strettissima amicizia con Putin è un fatto certo. Ricordo un cordiale colloquio con l’ambasciatore Spogli che mi confermò questo elemento di ostilità.
Voglio anche ricordare, per lealtà verso chi mi legge, che io stesso non ho alcuna simpatia per Vladimir Putin, la cui idea della democrazia sta agli antipodi di quella di Thomas Jefferson e di Alexis de Tocqueville. Mi indignò l’invasione russa della Georgia e tuttora mi indigna la persecuzione contro le ragazze del gruppo Pussy Riot e molto altro. Ma è certo che l’antipatia degli Stati Uniti per Putin va molto al di là dei comportamenti censurabili, perché si concentra invece sulla questione energetica.
(1 – continua)

I leader mondiali e le trame anti Cav: ecco la vera storia

Il piano per eliminar il Cav politicamente messo a punto da Merkel, Sarkozy e Obama dopo numerosi contatti

Paolo Guzzanti – Mer, 05/06/2013 – 10:19

Non vorrei annoiare i lettori con una lunga storia di gasdotti che trasportano milioni di metri cubi di gas dall’est russo e centroasiatico all’Europa occidentale, basterà ricordare che il 23 giugno del 2007 fu dato l’annuncio dell’accordo fra Italia e Russia per il progetto South Stream.

Cioè di un gasdotto lungo 900 chilometri, costruito da Eni e Gazprom, che permetterà alla Russia di rifornire di gas l’Europa senza passare dall’Ucraina, attraversando il Mar Nero a oltre 2000 metri di profondità per raggiungere la costa bulgara. Il memorandum di intesa, che ha «una portata geopolitica senza precedenti» (Corsera) fu firmato a Roma al ministero dello Sviluppo, dai ministri Pier Luigi Bersani (proprio lui) dal ministro russo all’energia Khristenko), dall’ad dell’Eni Scaroni e dal vicepresidente di Gazprom Medvedev (che è soltanto un omonimo l’ex presidente). Quel gasdotto ha di fatto ammazzato il progetto Nabucco per un gasdotto tutto europeo che tenesse la Russia lontana, usando gas dell’Azerbaigian, del Turkmenistan e in prospettiva dell’Iran.
Uno dirà, già lo sento: e che cavolo c’entra questa vicenda di gas russi e turkmeni con la requisitoria della Boccassini e l’imminente sentenza di Milano contro Berlusconi accusato di prostituzione minorile e di concussione? Risposta: ecco, vorremmo saperlo anche noi. Proprio io, che sono stato molto severo con Berlusconi per certe sue intemperanze comportamentali, che ho inventato un termine che era già nell’aria – Mignottocrazia che è anche il titolo di un mio libro – proprio io di fronte a quel processo sento, come dire, puzza di bruciato. Voglio dire: possiamo discutere e giudicare politicamente tutti i comportamenti di chi rappresenta lo Stato, fin da quando al mattino si allaccia le scarpe; ma tutt’altra faccenda è tradurre il life style, il modo di comportarsi e di apparire, in reati previste dal codice penale e in processi che emettono sentenze devastanti senza disporre di una sola vera prova: la famosa «pistola fumante» che Bush non trovò per giustificare l’invasione dell’Irak, ma che invece va benissimo, anche se non fuma, per liquidare un uomo politico di prima grandezza per via giudiziaria. Sia ben chiaro subito: non penso affatto che il procuratore Ilda Boccassini sia il braccio armato di un complotto. Penso anzi che l’infaticabile procuratore sia in cuor suo in perfetta buona fede. Ma penso anche, come altri milioni di persone, che la pretesa criminalità di Berlusconi che a casa sua, nella sua sala da ballo fa il galante e il gaudente, basti a giustificare, o anche soltanto a spiegare una campagna, per dirla con Brecht, di mille galeoni e mille cannoni.
Questa impressione di una vasta operazione l’abbiamo avuta quando Berlusconi tornò dalla famosa riunione in cui Frau Merkel ridacchiava, Sarkozy faceva marameo, mentre Obama in quel periodo giocava all’uomo invisibile e sembrava una festa un po’ diabolica come quella di Rosemary’s baby di Polanski. Tutti sembravano sapere già tutto, salvo l’interessato, profondamente turbato e incredulo.
Qualcosa di molto vasto e di molto collettivo – per questo è meglio parlare di una operazione su vasta scala e non di un complotto – era accaduto e andava a compimento dopo un lungo lavoro fatto di incontri, telefonate (centinaia, si presume) e lavoro lobbistico sul tema: far fuori Berlusconi. Il quale, però, è un tipo strano. Cocciuto, riesce quasi sempre a spiazzare e sparigliare, sicché, dopo essersi dimesso dalla politica pronto a costruire ospedali in Africa, vedendo che l’accanimento contro di lui non diminuiva ebbe l’impressione che la grande rete dell’operazione lo volesse proprio morto, politicamente e umanamente annientato. E siccome è, come dicono i romani, un tipo fumantino, organizzò la propria resurrezione, spolverò la sedia di Travaglio, risalì la china e il resto è storia di questi giorni, come è storia di questi giorni l’esito del processo Ruby e degli altri processi.
Ci sono molte storie dentro questa storia. Molti dettagli e risvolti che meritano di essere rivisitati e connessi. Non voglio citare il solito Andreotti dell’a pensar male si fa peccato ma in genere ci si azzecca. Ma certo è che giornalisti e storici, oggi e domani, avranno un gran da fare per tentare di stabilire ciò che realmente accadde, come accadde con quali moventi, chi mosse le pedine, qual era la posta in gioco. Un primo tentativo può essere fatto anche adesso e la verità, questo famoso bene supremo che dovrebbe animare il giornalismo non può che avvantaggiarsene.
(2 – continua)

[ FINE SERVIZIO ]
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI  
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(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332

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