IN ITALIA – COME ALTROVE – SFASCISTI ALL’OPERA, — ALTRE NOTIZIE — COSENZA IERI (5 FOTO: CHIESA DELLA RIFORMA)


IN ITALIA – COME ALTROVE – SFASCISTI ALL’OPERA, — ALTRE NOTIZIE — COSENZA IERI (5 FOTO: CHIESA DELLA RIFORMA)
anteprima di web : Saturday, January 25, 2014
Oggi – tra breve, in rete : IN ITALIA – COME ALTROVE – << SFASCISTI >> ALL’OPERA, — ALTRE NOTIZIE — << COSENZA IERI >> ( 5 FOTO : CHIESA DELLA RIFORMA ) — 
[ “AIMUT-NEWSLETTER” : 26.01.’14 ]
<< “MASTRO” & “PASQUA” >>
Cartelle cliniche false: indagato Antonio Mastrapasqua
[ IL << CUMULATORE DI INCARICHI >> , BEN “OLIATO”, INDEFESSO GESTORE DI “TAGLI” AI PENSIONATI…SEMBRA CHE…SIA << INDAGATO >>…VEDREMO ! ! ! – “E…CHI VIVRA’, VEDRA’ ! ! ! “]
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[ M E M E N T O ]
1146544 [ LA GUERRA SEGRETA IN LIBIA ]
( PER LEGGERE, IN MERITO, QUANTO TRATTO DA << STAMPA LIBERA >> – VEDI : OLTRE ]
 nemesi
Il magiaro, per ventura
ma non
per caso capo                                                                            

 

dei  Franchi, emulo del                                                                         

grande corso

ma forse..più banalmente,

semplice esattore d’insoluti

o  esecutore dei desiderata

di  pifferai avidi,

fomentò la lega

ed aizzò l’attacco

Alto disse, è il

grido che ci giunge

per la democrazia e

forte è l’anelito

alle libertà dei libici

Ah!nomi  magici,

il cui pronunciar muove

aerei e navi e bombe

intelligenti.. ed assassini

Quel Muammar Gheddafy,

incalzò è un satrapo,

 un terrorista,

un pericolo per il progresso,

per l’umanità e per la pace

E a portar pace, giù guerra

casa per casa,

bomba per bomba  ad ammazzar

cattivi ed appoggiare buoni

c’erano tutti a far piover bombe

sulla Libia e su Muammar

Tutti  padroni e lacchè,

in un patto da branco

Anche Silvio,l’amico,

Ah! com’era stato meglio,

per l’Italia, non esserci

 

Ed un giorno di ottobre lo vedemmo                                               

Ed un giorno di ottobre lo vedemmo

il Grande Fratello ce lo mostrò

lacero insanguinato pesto,

come il Cristo di Gibson, ma arabo

Ancora vivo ma un’attimo dopo,

mai visto, già morto dissero poi

che lo stanarano da un tubo

implorante e tremebondo,

e  le TV mostrarono il tubo

ma non mostrarono Muammar

mentr’era stanato dal tubo

tremante ed implorante

Certo,chi mostrerà mai

ciò che non è stato?

E sovviene un cappotto

tedesco a celare un Duce

in pavida fuga,ma nessuno

né partigiano né tedesco

né repubblichino mostrò una foto

Così il venti di ottobre

uccisero  Muammar Gheddafi,

Il giorno prima Madame Sarkosy 

ha partorito Julie, per papà Nikolas

Chi sa se il sangue 

porterà buon augurio

alla piccola Julie,

Che certo è innocente

 ma cosa ne penserà

la Nemesi?

Da “ho ripreso a pensare”      Cosenza 23.10.2011

Olivieri Giancarlantonio

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[ M E M E N T O ]
  CON USURA…EZRA POUND

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CANTO XLV

Con usura nessuno ha una solida casa
di pietra squadrata e liscia
per istoriarne la facciata,
con usura
non v’è chiesa con affreschi di paradiso
arpe et liuti
e l’Annunciazione dell’Angelo
con le aureole sbalzate,

con usura
nessuno vede dei Gonzaga eredi e concubine
non si dipinge per tenersi arte
in casa, ma per vendere e vendere
presto e con profitto,peccato contro natura,
il tuo pane sarà straccio vieto
arido come carta,
senza segala nè farina di grano duro,
usura appesantisce il tratto,
falsa i confini, con usura
nessuno trova residenza amena.
Si priva lo scalpellino della pietra,
il tessitore del telaio

CON USURA
la lana non giunge al mercato
e le pecore non rendono
peggio della peste è l’usura, spunta
l’ago in mano alle fanciulle
e confonde chi fila. Pietro Lombardo
non si fé con usura
Duccio non si fé con usura
né Pier della Francesca o Zuan Bellini
né fu la “Calunnia” dipinta con usura.
L’Angelico non si fé con usura, né Ambrogio de Praedis,
Nessuna chiesa di pietra viva firmata: Adamo me fecit.
Con usura non sorsero
Saint Trophime e Saint Hilaire,
Usura arrugginisce il cesello
arrugginisce arte e artigiano
tarla la tela nel telaio, non lascia tempo
per apprendere l’arte d’intessere l’oro nell’ordito;
l’azzurro s’incancrena con usura; non si ricama
in cremisi, smeraldo non trova il suo Memling
Usura soffoca il figlio nel ventre
arresta il giovane drudo,
cede il letto a vecchi decrepiti,
si frappone tra i giovani sposi

CONTRO NATURA
Ad Eleusi han condotto puttane
Carogne crapulano
ospiti d’usura.

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Associazione Azimut - Naples, Italy  
[ CONTRO I << PROCONSOLI DEL DINERO >> – I “BORSAIOLI” ( NON DEGLI “SCIPPI BANALI”) – RIBELLARSI ! ]
[ PER UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA ! ]
Saturday, January 25, 2014  anteprima di web – tra breve, in rete
IN QUESTO NUMERO:   IN VIDEOCONFERENZA – A NAPOLI ( CONVEGNO PRESSO “HOTEL VESUVIO” )  SILVIO BERLUSCONI ( NEL << VENTENNALE >> ) – RESOCONTO, IN BREVE, DICHIARAZIONI ( VEDI : OLTRE )
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 26 GENN. ’14 ]  
IN COPERTINA
[ IN ITALIA – COME ALTROVE – << SFASCISTI >>  ALL’OPERA ]
Congresso Sel, fischi a inviato Renzi: "Vergogna" 
Congresso Sel, fischi a inviato Renzi: “Vergogna” -Sulla legge elettorale resta il nodo preferenze – Commenta  Il segretario a Letta: “Niente sabotaggi” Commenta  Il Cav: “Riforme mie non di Renzi” Commenta  Il testo della nuova legge elettorale guarda il video “Berlusconi blinda Renzi”: i giornali —

L'Ucraina brucia: occupato ministero dell'Energia

L’Ucraina brucia: occupato ministero dell’Energia – Video – Ucraina, tensione altissima a Kiev –Egitto in fiamme 15 morti, 300 arrestati Libia: a sud 88 uccisi in due settimane Siria: scontri e raid a Damasco e Aleppo

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[ IN QUESTO NUMERO ]
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 LEGGI  ( 2 ) EDITORIALI  DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT” – VEDI : OLTRE ]
[ DA “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE” ]
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[DALL’ ULTIMO – NOSTRO – SERVIZIO, IN RETE ]
 “( . . . )  la manifestazione ( . . . ) all’Hotel Vesuvio. Berlusconi non verrà di persona ma interverrà in videoconferenza. ( . . . )”
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A NAPOLI
Saturday, January 25, 2014
Berlusconi
Queste sono le cose più importanti dette oggi da Berlusconi
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Il superamento di un bicameralismo tutt’altro che perfetto, una nuova legge elettorale per governare davvero ”senza subire ricatti” da parte dei partiti piu’ piccoli, una riforma costituzionale gia’ approvata in Parlamento dal centrodestra ma che in maniera ”improvvida” venne poi cancellata dalla sinistra con un ”referendum sciagurato”. Silvio Berlusconi ribadisce l’impianto sulle riforme condiviso con il Partito democratico, frutto dell’intesa siglata con il neo-segretario Matteo Renzi, forse stavolta valido interlocutore di una sinistra che ha sempre ”deluso” le aspettative. Premessa a parte, l’ex premier, nel corso di un collegamento telefonico con una manifestazione di Forza Italia organizzata a Napoli, trasmessa anche da Skytg24, rivendica la paternita’ dell’azione riformatrice appena avviata. ”Non sono le riforme di Renzi ma le nostre stesse riforme”, portate avanti sin dalla ”discesa in campo” di venti anni fa. ( . . . )
“Abbiamo una grande occasione, le europee del 25 maggio, le amministrative che coinvolgeranno circa 18milioni di cittadini, poi le politiche. Noi pensiamo ancora, come moderati, di avere la maggioranza del paese, ma – ha proseguito il presidente di Forza Italia – ci sono ancora troppi delusi, indecisi e disgustati”, ha sottolineato riferendosi ai “comportamenti dei parlamentari grillini che non sono legati a un simbolo che hanno votato una sola volta”. Per fare in modo che si possa arrivare ad un numero sempre maggiori di elettori che scelgono Forza Italia, Berlusconi ha deciso di puntare su “un’idea folle”, ossia fondare “dodicimila club” che avranno il compito di svolgere una sorta di porta a porta o di “catene di Sant’Antonio” per diffondere le idee del suo partito. ( … )
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[ LO << SCUDISCIO DI LEHNER ]
—– Original Message —– From: “Giancarlo Lehner” – To: ( . . . )

Sent: Saturday, January 25, 2014 3:50 PM
Subject: Lehner: Cicchitto e (è) Bombacci
L’inutilmente ampolloso Angelino, nè quid, né quorum, né attributi, sembra sia riuscito a schifare financo la De Girolamo, che pure, in nome della poltrona, è parsa, talora, dotata di bocca buona e stomaco di ferro.
Fabrizio, l’ultimo giapponese aggrappato al perdente naturale, si guadagna, perciò, un nuovo capitolo delle “Vite parallele” di Plutarco: Bombacci e Cicchitto, due compagni, un solo destino.

Giancarlo Lehner

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[ ULTIMO – NOSTRO – SERVIZIO, IN RETE, E PRECEDENTE ]
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IN VIDEOCONFERENZA – A NAPOLI (CONVEGNO PRESSO “HOTEL VESUVIO”) – IL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI (NEL VENTENNALE)

IN VIDEOCONFERENZA – A NAPOLI (CONVEGNO PRESSO “HOTEL VESUVIO”) – IL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI (NEL VENTENNALE)

Inviato da Production Reserved  25 gennaio 2014

 

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IN VIDEOCONFERENZA – A NAPOLI ( CONVEGNO PRESSO “HOTEL VESUVIO” ) – IL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI ( NEL << VENTENNALE >> )

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(  “AZIMUT” – WEBM. ADM. DESIGN : FABIO PISANIELLO )
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( SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE )
[ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]
25 gennaio 2014 | Autore Redazione | Stampa articolo Stampa articolo

gennaio 23,  Eric Draitser Global Research,

1146544Le battaglie che attualmente infuriano nel sud della Libia non sono semplici scontri tribali. Invece,  rappresentano la possibile nascente alleanza tra gruppi etnici neri libici e forze pro-Gheddafi intente a liberare il Paese dal governo neocoloniale installato dalla NATO. Il 18 gennaio, un gruppo di combattenti pesantemente armati ha preso d’assalto una base aerea presso la città di Sabha nella Libia meridionale, espellendo le forze fedeli al “governo” del primo ministro Ali Zaydan e occupando la base. Allo stesso tempo, iniziano a filtrare notizie dal Paese secondo cui la bandiera verde della Gran Giamahiria Araba Libica Socialista Popolare sventola su un certo numero di città nel Paese. Nonostante la scarsità di informazioni verificabili, il governo di Tripoli ha fornito solo  dettagli vaghi e non confermati, una cosa è certa: la guerra in Libia continua.

 

Sul campo
Il primo ministro libico Ali Zaydan ha chiesto una sessione d’emergenza del Congresso generale nazionale per dichiarare lo stato di allerta nel Paese dopo la notizia della caduta della base aerea. Il primo ministro ha annunciato di aver ordinato alle truppe di sedare la ribellione nel sud, dicendo ai giornalisti che “Questo scontro continua, ma tra poche ore sarà risolto.” Un portavoce del ministero della Difesa in seguito ha affermato che il governo centrale aveva recuperato il controllo della base aerea, affermando che “Una forza è stata approntata, quindi dei velivoli sono decollati per attaccare gli obiettivi… La situazione nel sud ha dato una possibilità ad alcuni criminali… fedeli al regime di Gheddafi di sfruttarla attaccando la base aerea di Tamahind… Noi proteggeremo la rivoluzione e il popolo libico“. Oltre all’assalto alla base aerea, vi sono stati altri attacchi contro singoli membri del governo a Tripoli. L’incidente di più alto profilo è stato il recente assassinio del viceministro dell’Industria Hasan al-Drui nella città di Sirte.

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Anche se non è ancora chiaro se sia stato ucciso dalle forze islamiste o da combattenti della resistenza verde, il fatto inequivocabile è che il governo centrale è sotto attacco e non è in grado di esercitare una vera autorità o fornire sicurezza al Paese. Molti hanno cominciato a speculare sulla sua uccisione, secondo cui piuttosto che essere un caso isolato, è un assassinio mirato nell’ambito della resistenza in crescita in cui i combattenti verdi pro-Gheddafi sono in prima fila.
L’avanzata delle forze della resistenza verde a Sabha e altrove è solo parte di un grande e complesso piano politico e militare nel Sud, dove un certo numero di tribù e vari gruppi etnici si sono uniti contro ciò che correttamente percepiscono come loro emarginazione sociale, politica ed economica.  Gruppi come le minoranze etniche Tawargha e Tubu, gruppi africani neri, hanno subito attacchi feroci dalle milizie arabe e alcun sostegno dal governo centrale. Non solo questi e altri gruppi sono vittime della pulizia etnica, ma sono sistematicamente esclusi dalla partecipazione alla vita politica ed economica della Libia. Le tensioni sono venute al pettine all’inizio del mese, quando il capo ribelle di una tribù araba, Sulayman Awlad, è stato ucciso. Invece di un’indagine ufficiale o un processo legale, le tribù Awlad hanno attaccato i loro vicini neri Tubu, accusandoli dell’omicidio.  Gli scontri risultati da allora hanno ucciso decine di persone, dimostrando ancora una volta che i gruppi arabi dominanti vedono ancora i loro vicini neri come qualcosa di diverso da dei connazionali. Indubbiamente, ciò ha portato alla riorganizzazione delle alleanze nella regione, con Tubu, Tuareg ed altri gruppi minoritari neri che abitano tra sud della Libia, nord del Ciad e del Niger, ad avvicinarsi alle forze pro-Gheddafi. Se queste alleanze sono formali o meno, non  è ancora chiaro, tuttavia è evidente che molti gruppi in Libia sono consapevoli che il governo della NATO non mantiene le promesse, e che qualcosa deve essere fatto.

 

La corsa politica in Libia
Nonostante la raffinata retorica degli interventisti occidentali su “democrazia” e “libertà” in Libia, la realtà ne è lontana, soprattutto per i libici africani che vedono il loro status socio-economico e politico ridotto con la fine della Jamahiriya di Muammar Gheddafi. Mentre questi popoli godevano di un’ampia uguaglianza politica e protezione legale nella Libia di Gheddafi, l’era post-Gheddafi li ha visti spogliati di tutti i loro diritti. Invece di essere integrati in un nuovo Stato democratico, i gruppi libici neri ne sono stati sistematicamente esclusi. Infatti, anche Human Rights Watch, un’organizzazione che ha molto contribuito a giustificare la guerra della NATO sostenendo falsamente che le forze di Gheddafi usassero lo stupro come arma e si stessero preparando a un “genocidio imminente”, ha riferito che “Il crimine contro l’umanità della pulizia etnica continua, mentre le milizie provenienti soprattutto da Misurata hanno impedito a 40000 persone della città di Tawergha di ritornare nelle loro case, da cui erano stati espulsi nel 2011.” Questo fatto, assieme a storie terribili e immagini di linciaggi, stupri e altri crimini contro l’umanità, dipinge un quadro molto cupo della vita in Libia per questi gruppi.
Nel suo rapporto 2011, Amnesty International ha documentato una serie di flagranti crimini di guerra commessi dai cosiddetti “combattenti per la libertà” in Libia che, pur essendo salutati dai media occidentali come “liberatori”, hanno colto l’occasione della guerra per massacrare libici neri così come clan e gruppi etnici rivali. Questo è naturalmente in netto contrasto con il trattamento dei libici neri sotto il governo della Jamahiriya di Gheddafi, elogiato dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite nel suo rapporto del 2011, dove osservava che Gheddafi aveva fatto di tutto per garantire lo sviluppo economico e sociale, oltre a fornire specificamente opportunità economiche e protezioni politiche ai libici neri e ai lavoratori migranti provenienti dai Paesi africani confinanti.  Con ciò in mente, non c’è da meravigliarsi che nel settembre 2011 al-Jazeera abbia citato un combattente pro-Gheddafi Tuareg dire, “combattere per Gheddafi è come un figlio che combatte per il padre … [saremo] pronti a combattere per lui fino all’ultima goccia di sangue“. Mentre i Tubu e gli altri gruppi etnici neri si scontrano con le milizie arabe, la loro lotta dev’essere intesa nel contesto di una lotta continua per la pace e l’uguaglianza. Inoltre, il fatto che devono impegnarsi in questa forma di lotta armata, illustra ancora una volta un punto che molti osservatori internazionali hanno indicato fin dall’inizio della guerra: l’aggressione della NATO non aveva nulla a che fare con la protezione dei civili e dei diritti umani, ma piuttosto era un cambio di regime per interessi economici e geopolitici. Che la maggioranza della popolazione, comprese le minoranze etniche nere, stia peggio oggi che quando era sotto Gheddafi è un fatto che viene nascosto attivamente.

 

Neri, Verdi e la lotta per la Libia
Sarebbe presuntuoso pensare che le vittorie militari della resistenza verde pro-Gheddafi di questi ultimi giorni siano durevoli o che rappresentino un cambio irreversibile nel panorama politico e militare del Paese. Anche se decisamente instabile, il governo fantoccio neocoloniale di Tripoli è sostenuto economicamente e militarmente da alcuni degli interessi più potenti del mondo, rendendo difficile rovesciarlo semplicemente con vittorie secondarie. Tuttavia, questi sviluppi indicano un interessante cambio sul terreno. Indubbiamente vi è una confluenza tra minoranze etniche nere e combattenti verdi, come riconoscono i loro nemici delle milizie tribali che parteciparono al rovesciamento di Gheddafi, così come il governo centrale di Tripoli. Se un’alleanza formale ne emergerà, resta da vedere. Se una tale alleanza si sviluppasse però, sarebbe la svolta nella continua guerra per la Libia. Come i combattenti della resistenza verde hanno dimostrato a Sabha, possono organizzarsi nel sud del Paese dove godono di un ampio sostegno popolare. Si potrebbe immaginare un’alleanza nel sud che potrebbe controllare il territorio e possibilmente consolidare il potere in tutta la parte meridionale della Libia, creando uno Stato indipendente de facto. Naturalmente, il grido della NATO e dei suoi apologeti sarebbe che sarebbe antidemocratico e controrivoluzionario. Ciò  sarebbe comprensibile in quanto il loro obiettivo di una Libia unificata asservita al capitale e il cui petrolio finanzi gli interessi internazionali diverrebbe irraggiungibile.
Bisogna stare attenti a non fare troppe ipotesi sulla situazione in Libia oggi, i dati affidabili sono difficili da trovare. Più precisamente, i media occidentali tentano di sopprimere completamente il fatto che la resistenza verde esiste, per non dire attiva e vittoriosa. Tutto ciò dimostra semplicemente, inoltre, che la guerra di Libia infuria, che il mondo l’ammetta o meno.1609820 Eric Draitser è fondatore di StopImperialism.com. È un analista geopolitico indipendente di New York City. Copyright © 2014 Global Research

 

Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

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[ DA “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE” ]
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[ EDITORIALI DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT” – REPLICA ]
Tuesday, January 21, 2014
IL SOLITO << IMBROGLIO >> – CONSUMATO SULLA PELLE DEGLI ITALIANI – E L’IMBROGLIO CONTINUA… [ “Az.-News” : 08.01.’14 ]
vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE
IL SOLITO << IMBROGLIO >>

di Arturo Stenio Vuono *

Rielezione, lo scorso anno, di Giorgio Napolitano. “Il capo dello Stato, ( quasi ) unanimemente caldeggiato – e poi votato – , accetta un altro mandato – secondo la costituzione repubblicana ( ? ) – ma lo condiziona, inderogabilmente, ad un successivo percorso comune di natura politico – economico – riformista; un programma d’una larga coalizione, in specie – e se possibile – , tra le maggiori forze politiche, da sempre contrapposte, che lo hanno richiamato all’alto incarico; e, in mancanza, con solenne << postilla >> , di doverne trarre le debite conseguenze ovvero l’automatico esaurimento della << eccezionalità >>. Così sintetizzavano, vale ricordarlo, tutte le versioni mediatiche della svolta riunione – congiunta – delle camere”.
Tali lapidarie conclusioni – dei media – ci sono tornate alla mente, dopo l’ottavo messaggio di fine anno, che – invece – rimarcò : “il restare, in carica, sino a quando necessario e sino a quando le forze lo consentiranno”; nel mentre riandiamo a tale << contraddizione in termini >> , è in corso il lavorio di Letta. Nella << palestra >> di Palazzo Chigi, ove gli addetti alla presidenza del consiglio – idealmente staccati i telefoni , vietato l’ingresso ai giornalisti – , sembrano particolarmente indaffarati, i << grandi >> si trovano sul tavolo un problema più grande di loro; le già << larghe intese >> e le più strette intese di fronte, e alla precedente crisi di identità, e all’evidente sgretolamento delle coordinate – originarie – dell’attuale compagine governativa.
Una crisi, strisciante e latente, che si manifesta nei suoi rapporti con uno scenario politico superato, che richiede – almeno – un rimpasto dello staff; nel confronto con le forze politiche, più vicine, rimaste – apparentemente – decise a sostenere il governo; e, per altri versi, il confronto – scontro, in parlamento , per i diversi richiami a volere, invece, desistere. Una crisi che non è esplosa all’improvviso ( tanto è vero che le opposizioni, sono ormai più avanti, chi in un modo e chi in un altro, e sembra che abbiano già dato per scontato il ricorso alle urne ); e che, in ogni caso, richiede – per implicita convinzione – il tentativo del << piano di riposizionamento >>.
Una crisi, seppure non dichiarata ma – di fatto – aperta che si cela dietro il richiamo a fare le riforme; e, infatti, chi è fuori dalla maggioranza, come il PdL – ora F.I., ne limita l’accettazione alla sola legge elettorale e, poi, al voto di maggio; il M5S per il ricorso alle urne, sic et simpliciter, e Altri con diverse richieste che – comunque sia – considerano l’attuale governo al capolinea.
Una crisi costellata, in questi ultimi tempi, da fatti significativi : la polemica, non tanto sotterranea, di Matteo Renzi; la << durissima >> ( si fa per dire ) diversificazione di Angelino Alfano a riguardo delle “unioni civili” ed immigrazione ( non potendo più richiamarsi al ruolo di “carabiniere antitasse” ); la << provocazione >> del viceministro all’economia Stefano Fassina che, rompendo gli indugi, e cogliendo al balzo l’occasione del “renziano” << Fassina chi ? >> , ha gettato il sasso nello stagno; la pressante filippica grillina – che, seppure semplice escamotage, rende –  contro l’anomalia del Colle e delle camere “deleggittimate”; non ultimo il fallimento – checchè se ne dica – della politica economica. Il tutto, vero e proprio autogol, il ricorrere del premier alla formulazione del << nuovo patto >> e gli ammiccamenti, e i disaccordi, per l’eventuale “avventura bis”. Una crisi, noi crediamo, però senza una facile e certa uscita, trattandosi di crisi istituzionale, di crisi, cioè, non risolvibile sul piano ideologico e politico.
Crisi di fallimento, che è sotto gli occhi di tutti, gravissima – anche – sul piano sociale, con buona pace dell’ineffabile Fabrizio Saccomanni ( pardon, “dragomanni” ) che, nel mentre è in arrivo una vera e propria gragnuola di balzelli ( non più sopportabile da imprese, famiglie e da ogni categoria ) , balbetta di una – successiva –  “diminuizione di tasse” nell’anno 2014; e si muove al ritmo del “beneamato spread”, la cortina fumogena del “mai così basso” ( dimenticando che fu sempre a pari livello standard – come registrato oggi – prima che il vampiro, e nel frattempo ha voluto tutta la trippa, premesse il grilletto per farlo schizzare a quota cinquecento ed estromettere dal governo il centrodestra e Silvio Berlusconi ).
Solo se l’attuale governo uscirà dalla << gabbia >> delle sue pregiudiziali – consistenti, in primis, nel voler durare ad ogni costo – si potrà procedere concretamente sulla strada che conduce alla soluzione. A nostro avviso, però, è vero che l’esecutivo in carica – cioè le “più coese intese” ( sic ) che si fanno scudo dell’inamovibilità del Quirinale e del puntello ( al senato della repubblica )  dei “trenta di ali babà” che, tra di loro, amano dirsi di “nuovo centrodestra” – è, come detto, in una << gabbia >>. Ma sono altrettanto vere due cose : che tutte le opposizioni ( di centrodestra, antagonista, leghista, etc. ) si trovano, purtroppo, nella stessa precitata << gabbia >>; e che la << gabbia >>, di cui si discorre, altro non è che la conseguenza dell’arcinoto  << parlamentarismo rigido >>, codificato dalla nostra costituzione, e del vitalizzato regime – anche quando si trovi in asfissia – per via che una maggioranza, comunque sia, possa prolungarsi ad opera delle camere.
Non staremo quì a ricordare l’elementare verità che tale presupposto, seppure inadeguato e superato dalle trasformazioni che – via via – hanno interessato la società italiana,  è il vero e maggiore ostacolo ad ogni tipo di riforma compiuta, politico-istituzionale. E’ questo il permanente presupposto politico – giuridico della teorizzazione ( 1948 ) e della costituente repubblicana che si autolimitò e ne gettò le basi. E’ altrettanto noto che da questo si diparte, storicamente, il filone di resistenza – e ostilità – a una qualsiasi forma di governo che, all’occorrenza, dipenda, invece, da differenti risorse e dall’esercitarsi le scelte che consente la << democrazia diretta >>, l’antidoto al cronicismo delle crisi che minano stabilità e governabilità.
Dentro una tale << gabbia >> operano, tuttora, “maggioranze” che se ne avvalgono – per sole esigenze di potere – e << minoranze >> che, giocoforza, la subiscono. Un vero e proprio vicolo cieco che porta, sempre, inevitabilmente, allo << sfascio >>. Sia o no un cieco e << cupio dissolvi >>, è – in ambo i casi – un autentico imbroglio consumato sulla pelle degli italiani. Il solito << imbroglio >> , e l’imbroglio continua.

 presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli

https://azimutassociazione.wordpress.com

Associazione Azimut – Tuesday, January 21, 2014
Associazione Azimut –  Saturday, January 04, 2014
<< L’INGESSATORE E’ SEMPRE LA CONTROPARTE PER GLI INNOVATORI… >> – UN TAVOLO SEMINARIALE E IL CONVEGNO (. . . ) –  [ “AZ.-NEWS” : 05/06 – GENN. ’14 ]
[ EDITORIALE – REPLICA ] – << MESSAGGIO DAL QUIRINALE E MESSAGGIO DAL CITTADINO >>

di Arturo Stenio Vuono *

vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE
    Ai nostri giorni il mondo istituzionale e quello della << società civile >> , seppure logorati dall’invadenza tecnocratica – dai << poteri forti >> – dalle “consorterie anonime” egemoni ed estranee a una qualsiasi investitura popolare, restano sempre  divisi in campi contrapposti da due tesi antagonistiche – per il recupero del << primato della politica >> – che investono non solo la sostanza della << Politica >> – in quanto tale – ma il tessuto economico – sociale della nazione. In tale, non fruttuoso, conflitto di fondo si identificano nel “fronte di ingessazione” e nel “fronte di innovazione” i due tipi di approccio alla gestione  dello Stato. Il grande compito che preme e che ci sta davanti, un compito che richiede non meno immaginazione che volontà, è quello di giungere a una nuova etica della << casa comune >> su cui possa fondarsi la valorizzazione delle non più rinviabili riforme strutturali del << sistema Italia >>.
    Ci sembra pacifico che nel ricondurre il discorso centrale delle riforme all’etica – e cioè alla scienza della condotta umana – si voglia fare riferimento alla concezione ( dell’etica ) come scienza dei mezzi idonei al raggiungimento dei fini cui, per l’appunto, la condotta dei rappresentanti del popolo deve essere indirizzata : scienza che deduce, quindi, sia il fine che i mezzi della natura degli eletti in repubblica.
    Una nuova etica della << casa comune >> ?
    E’ questo il problema centrale delle nostre riflessioni. E ciò sia a livello micropolitico – economico sia a livello macropolitico – economico; sia con riferimento all’auspicato revisionismo costituzionale, quale prioritario obiettivo della nostra società e dell’intero paese, sia con riferimento alla richiamata esigenza d’una neo struttura per lo Stato e alle, conseguenti, modifiche delle articolazioni politico – sociali.
    Iniziamo col dire che gli eletti – quali risultano in Italia dalla costituzione repubblicana del 1948 e dell’intero sistema politico vigente – sono una fondamentale categoria dello Stato, dello Stato cioè che fa derivare la funzione della loro titolarità – ed i loro privilegi di ordine giuridico – dall’essere ( essi eletti ) i titolari dei mezzi di gestione della politica “senza vincoli per il mandato”.
    Noi riteniamo che tale affidamento debba essere, prima di ogni altro – futuro – provvedimento, totalmente modificato. All’eletto – soggetto deve sostituirsi la rappresentanza – soggetto, in parlamento, con un vincolo – inderogabile – al mandato che discenda, esclusivamente, pena la decadenza – ed il subentro di Altri – , e dal partito o coalizione, e dal programma, perciò solo  dall’appartenenza dichiarata – con indicazione del premier -per le urne. E in tale considerazione non è la filosofia di questa architrave istituzionale che va modificata, ma la filosofia del sistema nel quale, essa, è calata. E ciò per la semplice consìderazione che la forma a << democrazia diretta >> ( che è disciplina diversa dal vetusto << parlamentarismo >> ) non subisce giudizi di valore. Questa, la mancata riforma delle riforme, via via proposte, che ha portato alla cosidetta << democrazia bloccata >>.
    E il discorso giuridico ?
E’ noto, infatti, che il sistema politico che fa capo al primo, e grande, cosiddetto  << compromesso storico >> della costituente repubblicana è caratterizzato dal passaggio dalla rilevanza della nozione di governo – con vertice per “passaggio monarchico” alla rilevanza della nozione di governo con vertice “per delega della sovranità popolare”. Tale svolgimento – che sembrava utopia sino alla fine degli anni trenta dello scorso secolo – fu reso, poi, possibile dal fiorire degli studi giuspubblicistici, al termine del precedente regime ( << eccezionale – mussoliniano >> ) , e non solo – come comunemente si pensa – ad opera dell’emergente  antifascismo. Così nacque la nostra repubblica : con tutti i suoi “vizi” e le sue “virtù, e per certi versi una << grande incompiuta >>.
    Se ciò è vero, come è vero, riteniamo tuttavia che la evoluzione ultima di tale svolgimento restò bloccata, ai fini di doversi – nel contempo – garantire stabilità e governabilità, dal prevalere del  << proporzionalismo >> che si ricomponeva – e si disfaceva – di volta in volta, in coalizioni parlamentari  a << post >>; e che ha generato una malintesa prerogativa – di parlamentari con “carta bianca”  – atta così  a determinare il corso, la vita dell’esecutivo e, in pratica, la sorte di ogni legislatura repubblicana. Gli eletti, peraltro, con riferimento – anche – a fatti di legge, agivano nel particolare << status >> della procedura immunitaria che poteva portare, pure, alla << autoassoluzione >> ; istituto che, con la sua abolizione “tout court”, ha mancato però di raggiungere un punto di equilibrio; e tant’è che, nel recente, improprie e raffazzonate – quanto demagogiche – normative, aggiuntesi in materia, hanno escluso un qualsiasi << contrappeso >> e, all’opposto, decretato l’obbligatorietà della loro “decadenza”, per semplice presa d’atto di pedissequa esecuzione. Ma, questo, è altro problema.
    La “risultante” del metodo, puro e semplice, di << rappresentanza proporzionale >> , infatti, non si manifestò mai in modo organico a garantire legislature piene; e, nel corso degli ultimi quattro lustri, infine, si è giunto all’attuale parlamento dei cosiddetti << nominati >> ( purtroppo, ancora, senza “vincoli di mandato” ), che, seppure metodo imperfetto – a motivo dell’uso che se n’è può fare ( virtuoso o meno ) – , ha tuttavia posto fine a quel << preferenzialismo >> , di origine, sempre influenzato – se non “inquinato” – dall’apparato clientelare , dal sostegno – più o meno sotterraneo – di  << lobby >> e delle più diverse << aggregazioni di interessi >> che, com’è noto, preferiscono l’agire – indirettamente – per “via extraparlamentare”. Ma, in verità, sussiste a monte l’ostracismo – da parte delle forze politiche – al riconoscimento giuridico dei partiti e allla loro registrazione, e a normative che attengono il concorrere con “metodo democratico” ( anche al loro interno ) alla vita della repubblica; e che, a tutt’oggi, restando solo << associazioni di fatto >>, non si obbligano a preliminari procedure di legge ( pubbliche ) per la selezione dei loro candidati. Con buona pace delle c.d. attuali “primarie” et similia.
    Così stando le cose, siamo del parere che proprio sbloccando tale – incompleto – svolgimento verso la “rappresentanza – soggetto”, di cui abbiamo già detto, si ricolloca – sulla diritta via – anche, e prioritariamente, la evoluzione del concetto di democrazia in << democrazia diretta >> . La non precedenza che abbiamo stigmatizzato  e che, a tutt’oggi,   piace agli << ingessatori >> , come ben sa l’attuale capo dello Stato – al pari di come fu per non pochi dei suoi predecessori – , e che ci  richiama all’esigenza delle riforme ( e che ne fa ragione di permanenza “straordinaria” al Colle ), vanificherà – comunque sia – qualsiasi provvedimento di ristrutturazione istituzionale e, in primis, la valida perfettibilità d’una qualsiasi, nuova, legge elettorale che non la contempli. Tale precedenza, invece,  è “conditio sine qua non”, riguardo a tutte le proposte di riforma elettorale  che, poi, si inquadri in un moderno progetto di << ingegneria costituzionale >>. Legge, con urgenza, che sin d’ora preceda l’elaborazione – e la realizzazione – della nuova ed  invocata  << ossatura dello Stato >> ; a ciò non facultate le due camere dell’oggi anche, e per conseguenza, della recente pronuncia della Corte Costituzionale che ne ha dichiarato, com’è noto, e definitivamente,  “incostituzionale” l’elezione.
    La nuova << ossatura dello Stato >>, in grandi linee, è così – per sintesi – : elezione diretta del Capo dello Stato ( con l’eventuale sua, riconferma – ma non oltre un secondo mandato ), per il periodo coincidente con le consultazioni al << quinquennio rigido >> di governabilità – a guida del premier “indicato” – che non preveda meccanismi di mutazione delle rappresentanze parlamentari; << sistema monocamerale – maggioritario >> , con composizione numerica ridimensionata ( al 60% di << maggioranzanza >> e 40% di << minoranza >> ); passaggio al secondo turno ove nessun partito – o coalizione di partiti – abbia, in prima battuta, acquisito il 51% dei suffragi ( con gli << apparentamenti >> delle forze già uscite “minoritarie” ) e concorrendo solo i primi due partiti –  o le prime due coalizioni di partiti – per la finale ripartizione degli eletti in misura  di cui, prima, abbiano detto; assemblea delle << rappresentanze e competenze >> , in luogo dell’attuale senato della repubblica, senza ulteriori oneri a carico dello Stato ( salvo i rimborsi per le “sessioni di convocazione ” : richieste dalle procedure per i “pareri obbligatori ma non vincolanti” ); è  assemblea composta da rappresentanti delle regioni, delle << aree metropolitane >> , di quelli dell’associazione dei comuni, associazioni di categoria, sindacati, etc., e dagli altri << nominati >> ( ex – senatori a vita ) per “meriti speciali e particolari”. Le nuove << normative >> , ovviamente, ne prevederanno forme – e modalità – in quantochè tutto il resto è da considerarsi un’ammenicolo.
    Nelle considerazioni che abbiamo sintetizzato ci siamo riferiti, prevalentemente, a tematiche politico – istituzionali che, inevitabilmente, portano a specifiche implicazioni economico – sociali. Tale problematica, pur nei limiti delle nostre riflessioni, non può non considerare il “terreno” dal quale, solo, in futuro, può trarre permanentemente forza vitale. E in questo “terreno” è anche – sopratutto – il principio dell’autonomia dei cittadini, autonomia che si realizza con la << democrazia diretta >> rispetto all’attuale sistema politico – da superarsi – e, con questo, rispetto allo Stato così come oggi è. L’autonomia che renda compiuto il principio, basilare, pilastro in parte prima della << magna cartha >>. di << sovranità al popolo >>.
    Autonomia, diciamo,  e non “contrapposizione”. Autonomia, linfa vitale di una articolazione entro uno Stato, però, né  ( solo ) partitocratico, né ( solo )  sindacatocratico. Uno Stato nel quale partiti e sindacati concorrano sì, ma non esclusivamente,  alla formazione degli organi di esso Stato: ma di uno Stato che non sia occupato né dai partiti, né  dai sindacati. Così come abbiamo già accennato  quanto al progetto di << ingegneria costituzionale >> che, indubitatamente, andrà – nei particolari – studiato e sapientemente meditato.
    Questa la risposta che, all’ottavo messaggio dal Quirinale ( di fine anno ), può e deve dare il semplice cittadino. Un compito – e lo  ripetiamo – richiedente non meno immaginazione che volontà.

 presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli

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Sent: Friday, January 24, 2014 8:24 AM
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