ULTIMI (DUE) EDITORIALI – DELLE “COMBINATE” DI BEPPE GRILLO (IMPEACHMENT NAPOLITANO) E A MARGINE CASO ELECTROLUX


ULTIMI (DUE) EDITORIALI – DELLE “COMBINATE” DI BEPPE GRILLO (IMPEACHMENT NAPOLITANO) E A MARGINE CASO ELECTROLUX

Scritto: Sunday, February 02, 2014
ULTIMI ( DUE ) EDITORIALI – DELLE “COMBINATE” DI BEPPE GRILLO ( IMPEACHMENT NAPOLITANO ) E A MARGINE << CASO ELECTROLUX >> – [ “AZIMUT-NEWSLETTER”: LUNEDI’, 3.2.’14 ]

M5S, Letta: "Tolleranza eccessiva". Napolitano: "Preoccupato"  ( LUNEDI’, 3.2.’14 )

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IN COPERTINA

 Letta nel Golfo: "Crisi superata. Privatizzazioni ambiziose"

“POVERA PATRIA” ! ECCO LA ( LORO  ) ITALIA  DI “CARTONE” – EREDITA’ DI << VETEROREPUBBLIKANES >> E, UNO, TRA DI LORO, IN ALTRE FACCENDE…AFFACCENDATO….

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Impeachment NAPOLITANO” & ASSALTO – AULA SORDA E GRIGIA” (LA NUOVA RESISTENZA DEL “GRILLO” – OHIBO’) – ALTRE NOTIZIE…

Impeachment NAPOLITANO” & ASSALTO – AULA SORDA E GRIGIA” (LA NUOVA RESISTENZA DEL “GRILLO” – OHIBO’) – ALTRE NOTIZIE…

Inviato da Production Reserved ⋅ 1 febbraio 2014

 

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Impeachment NAPOLITANO” & ASSALTO – AULA SORDA E GRIGIA” (LA NUOVA RESISTENZA DEL “GRILLO” – OHIBO’) – ALTRE NOTIZIE…

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  • << CASO ELECTROLUX >> – IL DETONATORE D’UNA << QUESTIONE IRRISOLTA  >> – RIEN NE VA PLUS – << NO AL SALARIO >> E LA << RADICE DEL MALE >> (altro…)
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[ IN QUESTO NUMERO :  IMMAGINI : da Cosenza – << COSENZA IERI – LE FOTO : AL TERMINE DEL SERVIZIO ]
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Associazione Azimut - Naples, Italy  
[ NO AI  << PROCONSOLI DEL DINERO >> – I “BORSAIOLI” ( NON I DILETTANTI… “SCIPPI BANALI”) … ]
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[ EDITORIALE DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT”]
Associazione Azimut   [ “Az.-News” : 02.02.’14 ]
LE “COMBINATE” DI BEPPE GRILLO – “UNA NE FACCIO E CENTO NE PENSO”
Impeachment – ASSALTO – << NUOVA RESISTENZA >>
Forza Beppe, sei tutti noi ! Noi cittadini ! ! !
di Arturo Stenio Vuono  *
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vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE
   Impeachment  , impeachment delle mie brame, chi è il più forte del reame? Che il “Marchese del Grillo” , e il “Casaleggio – patron”, e tutta la “compagnia cantante” ( a sigla << M5S >> : una bandiera, non solo con stelle, pure a “strisce”… ), bluffano sapendo di bluffare è fatto noto che, noi, abbiamo più volte stigmatizzato e documentato. D’altronde conta il recentissimo, l’icastico << faccia il suo corso >> ( l’impeachment ) del capo dello Stato; tanto, aggiungiamo noi, assolutamente non passerà ( e “il beppe” lo sa ). Da mesi, ormai, non ci occupiamo del “personaggio movimentista” ( si fa per dire ) e ne ritorniamo a parlare, non più di tanto, a parte la boutade dell’impeachment, per gli “assalti alla baionetta” ( bravate da palcoscenico, per i “grulli” ) a quel che, compostamente, in illo tempore, fu – a giusta ragione – definita l’ << aula sorda e grigia >>.    
     Ma, com’è noto, erano altri tempi.
    La doppia sceneggiata – che utilizza e strumentalizza ragioni, oggettivamente, giuste ( azione, però, sterile e improduttiva, salvo – ovviamente – puntare al maggiore consenso ), s’è potuta concretizzare soltanto perchè: primo, l’irresponsabile << avanti così >> ( a riguardo del solo “interesse”  ai dati economici )  del Letta-iunior, il “re travicello democrat”, che poteva e doveva intervenire onde stralciare, dal provvedimento in discussione, la parte relativa a Bankitalia ( ma non si puote, prescindendo dal Saccomanni – pardon << dragomanni >> ), e, da quì, l’applicata <<< ghigliottina >> – contro l’ostruzionismo – della Boldrini; secondariamente : per l’inamovibilità del Quirinale che, nel prosieguo di mandatto ( privo del termine, temporale, da dichiararsi e specificarsi ), carente di motivata giustificazione, serve per fornire lo scudo, unitamente al sussidio ( in senato ) dei “trenta di ali babà” ( Ahinoi, questo Angelino Alfano ! ) , all’esecutivo che, nei fatti, è giunto al suo << capolinea >>, se non numerico, politico; e, non per ultimo, la lotta sotterranea dell’ala vetero – marxiana e, sempre, come ieri, << cattocomunista >> del Pd al << Giovin Signore >> della Sinistra , Matteo Renzi, che s’è incrociato ( per la nuova legge elettorale – e le riforme ) con il resuscitato Silvio Berlusconi (da Altri – e dallo stesso Grillo – sempre detto il << male assoluto >>).
    Tale << problematica >> , nascendo da quel che – a suo tempo – indirizzammo al presidente della repubblica, a mò di una << Lettera aperta >> ( 1 ).
    Non che sia proprio l’ammennicolo, anzi, cosa – poi – dire dell’alternativa di centrodestra (dell’ ex – PdL, oggi FI ) che, in giusta direzione per le riforme ( e nuova normativa elettorale ), però – per tutto il resto – non si tira fuori “da mezzo al guado”?
    Mai come adesso, agli occhi del suo elettorato di fedeltà, la predica stenta a coincidere con la pratica : per tutte le altre << questioni >>, in campo, e in primis che si vada alle urne per il maggio, teoricamente e coerentemente poste; ma, a “bocce ferme” ( non andando fino in fondo ), così stando le cose – e salvo fatti nuovi – , s’incrementerà l’area dell’astensione e il recupero di consenso dei cittadini – che, nel frattempo, si sono appartati – sarà quasi impossibile. Come ben sappiamo, tutto dipendendo dal futuribile del  << rapporto di forze >>, di conseguenza : accidentato i’ulteriore cammino onde rendere compiuto il principio, “a destra” e “a sinistra”, della ripulsa d’ogni forma di reciproca delegittimazione. Ancora più difficile stoppare il << qualunquismo >> che, per l’oggi, partorito in rete, e sbarcato in parlamento, riempie – comunque sia – il deficit di opposizione.
    Come si vede, tutte condizioni, quindi, che frutteranno un solo risultato : la rinnovata egemonia, al governo, della Sinistra ( sotto la forma – elettorale – del << centrosinistra >> ).
    Che rimuovere lo “stallo” del << centrodestra >> possa far “saltare il banco”, non lo diciamo noi ( avendo pazientato – tanto pazientato ), lo dimostrano i fatti : non a caso, con sospetta fretta, il M5S si muove per un ricorso alle urne, immediato – “sic et simpliciter”, e nel contempo pressante la filippica avverso la cosiddetta << anomalia del Colle >> , e il facile anatema alle “camere delegittimate” ( già intervenuta, in merito, la Corte ).
    La << protesta >> , seppure priva della << proposta >> , com’è noto – per il fatto storico – temporaneamente rende, eccome, e l’antagonismo di Beppe Grillo, per il momento, apparentemente non fa una grinza; l’equivoco, alimentato da una certa “immobilità” del centrodestra ( forse [?] per un “residuo di colombe” ) , a riguardo degli innumerevoli problemi sul tappeto, e dalla solita << doppiezza >> d’una parte della Sinistra, rischia – perciò – di durare a lungo e, purtroppo, e in pratica, di contribuire – unicamente – al consolidamento, nella più perfetta continuità, solo e soltanto, della linea – all’insegna dell’antiberlusconismo – che, a suo tempo, s’è regalato il prode Signor Prodi e, poi, il robotico illuminato Mr. Monti, e infine Monsieur Letta – nipote. E chi, succedendo, in futuro, non potrà essere –  che lo voglia o non lo voglia – diversamente e altrimenti.
    La “rivolta contro l’universo”, la preannunciata << nuova resistenza >> ( in tono, per così dire, di nuova << guerra civile >> ) e la “demolizione del << pregresso >>”, sono, perciò, solo l’esca dell’astuto – e “navigato” –  Beppe Grillo; e, a nostro avviso, la finissima << cortina fumogena >> per lo “stato dell’arte”. Ma, nonostante tutto, il “guerrigliero” – con noi – non fa merenda. Siamo rammaricati, sì, per indecisioni in casa nostra, ma non facciamo karakiri.
    Che “il Marchese del Grillo” ovvero Beppe Grillo – alias il “Grillo (s)parlante” -. , istrione – volpe e serpente, non sia uno sprovveduto, a noi sembra pacifico: di volta in volta, con le sue pantomime, ha raggiunto e raggiunge lo scopo; via – via, e alla bisogna : “guitto”, “goffo giullare”, “capopolo dell’antipolitika”, “amerikano rosso – pomodoro”, e chi più ne ha – più ne metta. Uno spericolato “demolitore a comando”, ignari – per ora –  gran parte degli elettori ed eletti del M5S, ch’è allineato, egregiamente, all’inconfessabile  scenario – nazionale ed internazionale – per il quale, nell’Italia a << sovranità limitata >>,  si consente lo “scacciare” solo i “dichiarati indesiderabili” e l’intruso di turno (ad esempio: resterà – ai posteri –  famoso il << cablogrammna >> – Usa Roma – per lo “spodestamento di Berlusconi ).Beppe ( 2 ) con Gianroberto Casaleggio ( de “La Casaleggio Associati”) – “vicina” – anche all’uomo di finanza George Soros, e gli ultimi – due – ambasciatori Usa, a Roma, Ronald Spogli e David Thorne ( che, ambedue, hanno – tra l’altro – “tirato la volata” ai << grillini >> ), per report di stampa cosiddetta “minore” ma – ancora – libera, il tutto, insomma, e sino a prova contraria e smentite che non vi sono – mai – state, docet. Ne abbiamo scritto a iosa ( 3 [ad esempio ] ).Amen.
presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli
( 1 )
R E P L I C A

[ LETTERA APERTA AL CAPO DELLO STATO ]

DA CITTADINO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

[  REPETITA IUVANT –  ANCORA, E PER ULTIMO, INVIATA – IN RETE – IL 6 DICEMBRE 2013 ]

Arturo Stenio Vuono – presidente Associazione “Azimut” – Napoli

 DA CITTADINO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA GIORGIO NAPOLITANO

Gentile Presidente,

so bene che, nella Sua agenda, ha appuntato almeno due future scadenze, dal 22 al 28 maggio del prossimo anno elezioni europee e dal primo di luglio, poi, il semestre di presidenza italiana dell’ Ue; e vorrei, in verità, che ne aggiungesse di terza, una scadenza, allorchè si ponga un limite – temporale –  invalicabile a tutti i vulnus e le anomalie, ai cambi di casacca e ai ribaltoni. Bene il prossimo passaggo parlamentare del premier, e tuttavia non ci serve, certo, un governicchio di sinistra – con un centrino – puntellato dal gruppuscolo di eletti, non più in linea con la pregressa legittimazione popolare, assolutamente autoreferenziale e che si definisce di nuovo centrodestra ( sic ). A parte che gli eminenti nominati, non più dal Suo successore, con laticlavio a vita, rappresentando tutti gli italiani, farebbero bene nel prosieguo  a non interferire – avendo  partecipato ai recenti lavori senatoriali una tantun – e ad astenersi, con decenza, dall’assumere posizioni di parte; ciò detto, in premessa, semprechè i democrat, dopo avere smaltito la minestra riscaldata di lor primarie, non diano un out.

Le chiedo la pazienza di ascoltare, e valutare, le mie ragioni. Riandando alla passata riunione congiunta delle camere, vale ricordarlo, Ella non solo giurò sulla carta costituzionale ma, per il Suo secondo mandato, già un fatto straordinario ed eccezionale, ne affermò – solennemente –  la condizione  da tutti accettata, sottoscritta, essendo – per la votazione – marginale che vi siano stati i contro ma con presa d’atto. Una << postilla >> ch’è stata la condizione – sine qua non – per accettare l’investitura; ovverosia l’unità delle forze politiche che L’avevano richiamato in nome di un comune programma politico-eonomico-riformista che non c’è più; e la foglia di fico dell’asse Letta – Alfano, per il presunto passaggio dalle larghe alle solide intese, a poco potrà servire. E chi vivrà, vedrà. Ella, per mantenersi fedele all’impegno preso, confido – perciò – voglia traghettarci verso nuove consultazioni elettorali, con le urgenti nuove norme, in sintonia con le decisioni in merito della Corte Costituzionale,  e con l’abbinamento alle << europee >>, ed immediatamente – successivamente – rimettendo il Suo secondo mandato. Che si vada alle urne è la soluzione logica e legittima, con una nuova legge elettorale ; alla partenza – almeno per l’attuale – i tre potenziali blocchi : centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle; che, in ogni caso, nulla potrà cambiare – ai fini della governabilità – il “fuori uno e tutti a casa” di Beppe Grillo  il quale, nella vagheggiata evenienza del “primeggiare”, sarebbe condannato – comunque sia – ad allearsi proprio con coloro che, da mane a sera, stigmatizza essere la peggiore classe dirigente. Ma ristabilire la normalità, tuttavia, resta – sempre – il problema, urgente e principe, onde azzerare, come Le ho scritto,  i vulnus e le anomalie. D’altronde, come potrà convenire, esistono precedenti di governi mandati a casa – senza voto di sfiducia – per ragioni di emergenza nonchè richiamate, presunte,  discrasie con il quadro internazionale e, per l’oggi, a maggior ragione, definita  – comunque sia – la Legge di Stabilità, mille e mille ragioni – di prevalente natura interna – depongono a favore di questa improcrastinabile soluzione.

Non si tratta, solo, di precaria situazione politico-economico-sociale ma del rischio di aggravarne gli esiti che non potrebbero, certamente, affrontarsi con una pseudo stabilità di governo e la tentazione di supportarla con un ritorno alle piaghe purulenti che, a suo tempo, si richiamarono al preferenzialismo e al proporzionalismo nonchè al mandato senza vincolo, in assoluto, degli eletti; i parlamentari che, anche per l’oggi, presumono legittimo muoversi – sempre – all’incontrario del mandato richiesto agli elettori. Sono certo che Ella, però, si muova nel solco della non contrapposizione agli umori della Nazione che, per stragrande parte dei suoi cittadini, rigetta totalmente, sperando di superare la disaffezione per le urne, una deriva della “democrazia prepotente” e d’una << democrazia totalitaria >> . Far collimare << paese legale > e << paese reale >>, necesse.

Il nostro Paese è una grande Nazione, il semestre di presidenza europea è l’occasione giusta –  non solo per ristabilire equità e occupazione, giustizia sociale e sviluppo, – ma per dare un salutare stop agli apologeti dell’attuale Ue, ormai una gabbia intollerabile, una vera e propria camicia di nesso,  che viaggia irreversibilmente sulla linea del combinato disposto dell’azzoppare i popoli e delle impotenze congenite a far fronte ai suoi doveri.. Con un governo forte,  a tali apologeti diciamo che c’è un limite a tutto. O si rivedono i trattati, da sottoporsi a referendum, oppure è finita: o si giunge alla totale e diretta elezione degli organi di governo, alla moneta di proprietà, a un comune esercito di difesa, etc., oppure è finita. Questa europa non è l’Europa, non ci piace. Nulla cambiando, sempre di più crescerà il numero di coloro che da questa Europa, da quest’euro, vuole tirarsi fuori.  Inutile, quindi, tuonare contro i cosiddetti “euroscettici” e i definiti ( da Altri, e non da noi )<< populismi >>. Mi richiamo alla Sua sensibilità. Resto, fiducioso e certo, d’una Sua – pronta – pubblica risposta. – Accolga i miei deferenti ossequi. Arturo Stenio Vuono

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Electrolux, Zanonato: "La produzione resterà in Italia"
[ A MARGINE DEL << CASO ELECTROLUX >> ]
( IL << DETONATORE >> D’UNA << QUESTIONE IRRISOLTA >> )
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[ EDITORIALE DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT”]
Associazione Azimut – January 29, 2014
[ “Az.-News” : 31.01.’14 ]
vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE

A MARGINE DEL << CASO ELECTROLUX >>

Rien ne va plus – << NO AL SALARIO >> !

di Arturo Stenio Vuono  *
  Attorno al << lavoro >>, come fattore di produzione, e al << salario >> , il costo di tale fattore, hanno – da sempre – abbondato gli studi, le polemiche, i dibattiti e le battaglie politico – sindacali. Il tema, con il << caso electrolux >> – il detonatore d’una << questione irrisolta >> – balza, ora,  agli “onori della cronaca”. Come dire “rien ne va plus”, ma noi – rompendo, nel contempo, gli indugi – diciamo, chiaro e tondo, << No al Salario >> e, di recente, già abbiamo scritto a riguardo della << radice del male >> ( 1 ).
    La scienza economica, a proposito di lavoro e salario, e produzione,  ha operato per la ricerca di modelli sempre più sofisticati; e la politica, forse meno, ha considerato però il titolare, di esso fattore, il lavoratore, uno degli strumenti migliori per consolidare regimi esistenti o per instaurarne di nuovi. Chi si occupò, e si occupa, di economia e di politica – senza alcuna distinzione – ha, in ogni tempo, evitato una qualsiasi riconsiderazione in merito all’organizzazione produttiva ovvero il porre la << questione centrale >> delle imprese con “capitale e lavoro in mani diverse”,
    Nessuno, per intanto, vuole negare il mantenimento della proprietà privata dei mezzi di produzione che, però, non deve divenire occasione di compressione del lavoro; si vuole invece rimettere in discussione la struttura di ogni impresa in cui il salario è il << costo >> del lavoro nella fase distributiva del reddito prodotto.
    Noi siamo per l’eliminazione del salario, così concepito, e ne spieghiamo le ragioni.
    Ogni e qualsiasi dibattito sulle retribuzioni, a partire dal passato – promosso da Altri – e di cui non ci siamo, mai, innamorati, ha posto in evidenza, prioritariamente, almeno tre obiettivi:la razionalizzazione della struttura del costo del lavoro, il contenimento degli incrementi del suo costo e la riqualificazione delle tipologie retributive.
    Il primo obiettivo non s’è mai raggiunto con la costante, ripetuta, istanza per la fiscalizzazione degli oneri sociali; il secondo, parimenti, nonostante il già totale azzeramento dell’automatismo di scala mobile ( fu, a suo tempo, ipotizzato di calcolo solo su una parte della retribuzione e, poi, invece, addirittura abolito ) e in quanto all’istituto degli scatti di anzianità non è intervenuto, a tutt’oggi, il vagheggiato collegamento e a sviluppo di maggiore professionalità, e al maggiore bisogno del nucleo familiare. Per il terzo obiettivo, è rimasto non più che un miraggio contrastare la tendenza all’appiattimento, incentivare la meritocrazia e semplificare – in senso migliorativo – ogni tipo di retribuzione.
    Sempre per il passato, di cui non siamo mai stati innamorati, ogni dibattito – venuto da Altri – ha registrato, a nostro avviso, una discordia su problemi marginali. E ci spieghiamo.
    Il salario, ancora ai nostri tempi, resta la quota parte di ricchezza prodotta dal lavoro. Ma come determinare tale quota parte? Il problema, il vero << problema >>, teoricamente risolvibile a livello economico, si mostra come assai difficile sul piano della concretezza politico – sociale e farraginoso sul piano della disciplina giuridica.
    Ragionando, per teorie economiche, gli elementi che contano sono solo le cose, i beni e le loro combinazioni e trasformazioni, non sono considerati gli uomini. In termini di realtà politico – sociale e giuridica, sono gli uomini i soggetti e i destinatari delle decisioni; cosicchè assume rilevanza determinante l’impedimento a sciogliere il nodo derivante datta distinzione:tra i titolari della forza << lavoro >> e i titolari del fattore << capitale >>.
    Tale distinzione non è che la contrapposizione, ad oggi non risolta, tra proprietari dei mezzi di produzione e i titolari della sola forza lavoro; la contrapposizione che trova la sua fonte, per concetto e vetero disciplina giuridica, nell’attuale modello produttivo – nel quale << capitale >> e << lavoro >> stanno in classi diverse – nel mentre che una fetta di ricchezza, prodotta, viene destinata, fissata, dall’imprenditoria al lavoro dipendente e, per l’appunto, con il salario.
    Ma cos’è e com’è il salario?
    La retribuzione, ancora oggi, si presenta con una struttura doppiamente stratificata. Quella orizzontale:per parametri relativi alla gerarchia dei valori professionali e alla progressione per anzianità di servizio; quella verticale:per le varie ed innumerevoli indennità che si aggiungono alla cosiddetta paga – base.
    Ma e l’una e l’altra non sono, storicamente, che il risultato economico delle istanze sociali che, per il tramite della << lotta >> o della << collaborazione >>, hanno – per così dire – “strappato” i << lavoratori >> fuori da ogni potere decisionale.
    Con tutte le sue stratificazioni, l’attuale salario, così com’è stato, rimane una categoria economica e giuridica dell’ordinamento di separazione; ed è, da sempre, la radiografia, in termini economici, della rinuncia ad ogni altra soluzione, o ipotesi, che non sia soltanto la cosiddetta “lotta sindacale”. Il << salario >>, quale ibernata categoria politico – economica, accumuna, in tal senso, i paladini dello << statalismo >> ( con le attuali punte estreme del rinnovato << collettivismo >> ), e  fatto salvo qualche – isolato – esperimento del cosiddetto <capitalismo illuminato>, i paladini dell’ << economia di mercato >> ( peraltro condizionata – pesantemente – dall’egemonia della subentrata << globalizzazione >>. Ambedue, infatti, non vogliono, in alcun modo, la sostituzione del << salario >>.
    Cosa e come fare?
    Ogni e qualsiasi regime economico si limita, esclusivamente, ad affinare – ieri come oggi – la sua << macchina >> per produrre; e il compenso al lavoro è il salario : il compenso, cioè, a chi vende o a chi è costretto a fornire le proprie energie lavorative.
    Ma a volere realizzare quel che s’esclude ovvero la subordinazione delle cose all’uomo, e – per il vantaggio di tutti – una produzione, sempre nel rispetto del principio economico del minimo mezzo ( a parità di costi, massimo rendimento ), non v’è che la via del superamento del salario.
    Capitale e lavoro, fuori da ogni separazione, in un mercato – veramente libero – orientato, a mezzo d’una nuova e moderna legiferazione, a livello politico – giuridico – economico, che ad esso mercato, non per << dirigismo >>,  indichi però gli << obiettivi >> e le << priorità >>
    In un tale contesto, dritta via per la produzione del futuro, la stessa categoria dell’attuale – concepito –  << salario >> è , infatti, da superarsi. Il << lavoratore >> , in prospettiva, può e deve partecipare alla proprietà dei mezzi di produzione; ovvero partecipa della proprietà, della gestione e dei risultati di essa produzione; e la ripartizione di tali risultati non potranno avere il significato di mercede per energia venduta o coattivamente ceduta.
    E’ – a nostro avviso – la realizzazione dell’alternativa, piena ed integrale, del principio: << il lavoro soggetto dell’economia >> ; più che uno strumento, indubitatamente, per uscire dal vicolo cieco in cui, a livello sia << microeconomico >> che << macroeconomico >>, attualmente, si dibatte ogni tipo di mercato e di società; e che risolve, nel migliore dei modi, la complessa problematica che attiene l’arcinota << crisi  >> in atto.
    Altro che salario, altro che << caso electrolux >>. Fermo restando, a monte, una fissazione – base, il << minimo vitale >>, dunque, ecco perchè diciamo : << No al Salario >> !
presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli
( 1 )   Monday, January 20, 2014 – stralcio parte di editoriale, già pubblicato – nel servizio, in rete :

QUESTO << STATO – MEDEA >> … ETC. [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : LUNEDI’, 20 GENNAIO 2014 )

“( . . . ) Ma c’è, sempre, comunque, una cosiddetta << radice del male >> da ricercarsi e sulla quale interrogarsi.  Una << radice del male >> ( con profezie ? )  – che viene da lontano – e in archivio, per pochi “precedenti” dimenticati, per cui  si troverà che, sul finire degli anni settanta, già da parte di Roy Jenkins ( presidente dell’allora Commissione ex C.E.E. ), a Strasburgo, si attribuivano nere previsioni alla “sfida delle nuove tecnologie” : << …se guardiamo il futuro, ciò che ci aspetta è il crollo dell’ordine economico e sociale al quale è stata costretta l’Europa del dopoguerra >> . Noi, oggi, sappiamo esserci stata – prevalente – un’altra causa : l’aver l’Europa, ricostruita se stessa sui modelli  politico – sociali degli anni << ’20 >> , come se non fosse nulla accaduto di  “ardita sperimentazione” ( e di  – temporaneamente – “risolutivo” :  in Italia, con un cammino interrotto – di viva forza – da “potentati ostili” e vicende belliche, e come altrove ). E, sul finire degli anni settanta, già da parte del Fondo Monetario Internazionale, si affermava : << …è assolutamente necessario assicurare la moderazione dei costi interni, specialmente del costo del lavoro, perchè… >> , << …è perciò essenziale che i  nuovi contratti salariali  a livello nazionale ed aziendale assicurino che la crescita dei costi del lavoro in termini reali, incluso l’effetto derivante dalla ristrutturazione del salario…sia mantenuta molto al di sotto della crescita produttiva >> , << …a questo riguardo è necessaria la moderazione dei costi di lavoro nominali oltre che reali… >> ( << raccomandazioni >> – anche allora all’Italia – di cui al << rapporto >> del 9 aprile 1979 ). Noi, oggi, sappiamo esserci stata – prevalente – un’altra cosa : l’avere il montante << capitalismo di carta >> ( uso a “pilotazioni di borsa” e a sottrarsi al “rischio d’intrapresa” ) , in tutti i modi, impedito che si concretizzasse l’evoluzione – in giusta direzione – di quello << produttivo >> e la sua trasformazione – oltre il modello tradizionale ( in mani dei soli << imprenditori proprietari >> e senza l’associazionismo del lavoro dipendente ) – che avrebbe garantito l’innalzamento della produttività ( in uno con la “competitività” ), risolvendo così il << problema >>; costringendo, in pratica, l’imprenditoria privata – pena una marginalizzazione, in ambito, della << economia di mercato >> , e il perimento ( nonostante le resistenze che, nell’attuale, scemano sempre di più ) – a delocalizzarsi per operare in aree vicine ( nei Balcani, ex – Iugoslavia, ex “satelliti sovietici” ) oppure muoversi –  in cointeressamento –  verso gli Stati, come la Cina e i “paesi emergenti”,  che “aprendosi” ( per, poi, monopolizzare e fagocitare il << mercato >> ) – però hanno operato e operano con nuove forme, camuffate, di << economia collettivistica >>.  E, sempre sul finire degli anni settanta, già da parte di non pochi studiosi, venivano le molte preoccupazioni ( ne citiamo, una per tutte, del Pietro Terna, che si chiedeva ) : “…quale sarà  nel prossimo avvenire, il nuovo modello di sviluppo…? Forse, molto semplicemente ( rispondeva lo stesso Terna ) quello della << impossibilità della crescita economica >> ; la macchina economica – precisava – si è inceppata a causa della crescita incompatibile, con le << leggi >> dello sviluppo economico, della quota di reddito di lavoro dipendente sul prodotto industriale…”. Noi, oggi, sappiamo esserci stato – prevalente – un’altro motivo: il cosiddetto << inceppamento >> – non come fatto naturale – è stato semplicemente indotto dalla scelta in direzione, esclusivamente, dei “maggiori profitti” ( con la  predisposta “cortina fumogena” del pervenire, necessariamente,  ai << minimi costi >> ); una “scelta” volta a perpetuare – dopo il declino dell’ << errore affascinante del marxismo >> ( K. Hornung – 1979 ) – l’alienazione dell’ << uomo lavoratore >> ( e siamo portati a porci – e a porre – una domanda : ma c’è stata, veramente, una << caduta del muro di Berlino >> ? dato che la sola Russia, già uscita dal << socialismo reale >>, e oggi – in specie – per merito di Putin, ha cancellato il comunismo – ma avendo rifiutato e rifiutando, decisamente,  il cosiddetto << villaggio globale >> ); è alienazione perchè, quì da noi – come in tutta Europa -, c’è il non occupato, c’e il sottoccupato ( ma, in tal senso, pure per l’occupato ), o perchè altrove, in pratica, vi sono le braccia dell’impiegato-addetto, “collettivamente” o “coattivamente”, occupazione sì ma  una verità “oscurata”.

    Come, poi, s’è operato, durante l’ultimo trentennio, nel quale si sviluppava l’invertimento e il sovvertimento, il pervertimento di tutte le logiche politico-economiche, è noto a tutti e si può così riassumere : giungere a tutto quel cui siamo giunti. In Italia, quanto a noi, ereditando gli anni ottanta dell’ex-Pci che – direttamente o indirettamente ( anche per il tramite della CGIL – la << cinghia di trasmissione >> ) – si faceva “scopritore” d’una << nuova economia >> (!) e che, col << breviario dell’austerità operaia >> ( marzo 1978 ), al riferirsi ad un’egualitarismo – livellante la condizione del lavoro – gettando l’esca di generici  e per  successivi “miglioramenti” ( la retribuzione come una << variabile indipendente >> e il “contentino” d’una perequazione salariale, destinando un poco di più alle << mansioni usuranti >> ). In Europa, con la sola eccezione della Germania, a ripararsi e conservarsi ( introducendo : forme di cogestione e coinvolgimento delle maestranze nella << decisionalità produttiva >> ), l’immobilismo e l’indifferenza – suicida – più assoluta. E la sola novità dalla Polonia – del Lech Walesa di “Solidarnosc” – nella quale si smascherò  ( pure ) il << padrone – Stato >> ( gennaio 1981 )….

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OGGI : Associazione Azimut  Scritto: Sunday, February 02, 2014

ULTIMI ( DUE ) EDITORIALI – DELLE “COMBINATE” DI BEPPE GRILLO ( IMPEACHMENT NAPOLITANO ) E A MARGINE << CASO ELECTROLUX >> – [ “AZIMUT-NEWSLETTER”: LUNEDI’, 3.2.’14 ]

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[ DA COSENZA ]

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—– Original Message —– From: stenio vuono To: arturo s. vuono

Sent: Thursday, January 30, 2014 8:20 AM

Subject: Cosenza ieri

Corso Umberto
[ Reportage di sei foto – già in sito, e con questa E.mail ai nostri “contatti” ]
c. Umberto 4 corso umb. Corso Umberto 1959 - Festa di Santa Barbara con mezzi e attrezzature militari Corso Umberto (4) Corso Umberto primi 900p.xx sett.

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[ E.MAIL ASSOCIAZIONE – DIREZIONE – REDAZIONE ]

Presidenza : associazioneazimut@tiscali.it

Segreteria : an.arenella@libero.it

Ufficio Stampa : massimovuono@libero.it

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 Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli

 

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 ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI  
 direzione responsabile: presidenza Associazione
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 Uff. Stampa Associaz. “Azimut”:   Ferruccio Massimo Vuono 
(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332
F I N E    S E R V I Z I O

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