BERGOGLIO E LA SPERANZA NELLE CALABRIE – L’ENCICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO – ALTRO… (Da LAOGAI – Il regime cinese, etc.)


BERGOGLIO E LA SPERANZA NELLE CALABRIE – L’ENCICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO – ALTRO… (Da LAOGAI – Il regime cinese, etc.)

 anteprima di web : Associazione Culturalsociale “Azimut” – NAPOLI
 Servizio – tra breve in rete : Monday, June 23, 2014
 ( aggiornato : al martedì, 24 di giugno 2014 )

OGGI : BERGOGLIO E LA SPERANZA NELLE CALABRIE – L’ENCICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO – ALTRO… ( Da LAOGAI – Il regime cinese, etc. ) – [ “AZ.-NEWS” : 24.06.’14 ]
[ “AZ.” – DA MESSAGGIO – “POSTATO” SU FACEBOOK ]
[ “AZ.” ] – ( . . . ) –  A sorpresa Papa Francesco si ferma per strada mentre si dirigeva a Sibari per la Messa.<​br /> Un bel gesto verso i fedeli.<​br /> il video di (Ivan Vania) – ( . . . )
youreporter.it
[ “AZ.” ] – ( LA RECENTE VISITA IN CA:LABRIA )
[ E’ PARSO ASSAI EVIDENTE AI CALABRESI CHE FRANCESCO – TRA LE TANTE ALTRE NOVITA’ – ERA L’UOMO CHE PROVENIVA, PER PARTE DEI PROPRI PROGENITORI ITALIANI, DAL MONDO DELLA RURALITA’ E DELL’EMIGRAZIONE. RADICI CHE RITENGONO A LORO COMUNI E SPESSO CELEBRATE ( vedi il dipinto : sotto )… ]
foto di Luigino Capizzano.
 [ “AZ.” ] –  ( . . . ) – ( tratto da messaggio “postato” su facebook ) -…il pannello fu realizzato presso la Scuola d’Arte Ceramica di Cosenza nei primi anni 50, la sede della scuola era dove attualmente c’è la sala “Pietro Mancini” a piano terra del palazzo che si trova tra la Camera di Commercio e l’Enel a via Alimena 35.I maestri che realizzarono l’opera furono il pittore Raffaele Crovara che insegnava disegno e il ceramista Giuseppe Marchegiani provenienti da Castelli un paesino alle pendici del Gran Sasso,mentre il prof.Crovara proveniva da Roma dove si era appena diplomato all’Istituto d’Arte…. – ( . . . )
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  OGGI
 [ “AZ.” ] – . ( ITALIA – IL SOGNO AZZURRO : L’AUGURIO E’ PER UNA BUONA PARTITA E UN BUON MONDIALE.)
…E, SEMPRE, FORZA ITALIA !…
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[ “AZ.” ] – ( LO “SCUDISCIO” DI GIANCARLO LEHNER

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—– Original Message —– From: Giancarlo Lehner – To:  ( . . . )
Sent: Monday, June 23, 2014 11:09 AM
Subjec :  Lehner: Paolo Romani alias Di Pietro
La terza prova ontologica dell’inesistenza del liberalismo in Forza Italia s’incarna nel senatore Paolo Romani, il quale ha affermato, con marziale piglio illiberale, che il ripristino della immunità parlamentare non riguarda né lui nè il suo partito. L’amico Silvio se ne faccia una ragione, con siffatti difensori della civiltà giuridica e dei principi del barone Charles-Louis de Secondat, non ha speranza alcuna di sottrarsi alla nemesi giudiziaria.
Giancarlo Lehner
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[ “AZ.” ] – Arturo Stenio Vuono IL POST DEL PRESIDENTE
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BERGOGLIO E L’ENCICICLICA QUOTIDIANA –  IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO
arturo stenio vuono
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  Parlare di Bergoglio ci porta trepidazione, più di un timore a non essere aperti a sufficienza tanto da descrivere l’uomo e il pontefice; e Papa Francesco, chiamato al soglio – geograficamente – dalla fine del mondo, è una figura dal nuovo carisma che bussa a tutte le porte e infila inesplorati passaggi, e tutte le cittadelle turrite, anche le più ostili per il passato. Quel che più colpisce è la quotidianetà con la quale va scrivendo, nei fatti e nella realtà, la migliore e magnifica enciclica che non erudisce ma che costituisce l’esempio; e del cui sbocco, per la Chiesa, è difficile quanto prematuro intravederne l’esito. Ora, però, già sappiamo che veramente l’intervento del Santo Spirito prevede e provvede, il popolo di Dio ha la sua guida e, silenziosamente, s’è rimesso in marcia; tant’è che il nuovo martirio dei molti cristiani, nei cinque continenti,  sia che si tratti di violenze fisiche o morali cui sono sottoposti, n’è la tangibile riprova ed è la tremenda, crudele, risposta delle forze che – da sempre – vorrebbero annientare la verità della luce e offrire sacrifici dell’umanità alle tenebre. Il Santo Spirito vede e interviene, e crederlo non è più solo l’atto di fede ma il constatare una più che palpabile e, per certi versi, misteriosa realtà. La generazione cui apparteniamo, a tutt’oggi, ha visto e conosciuto ben sette romani pontefici, dei quali due fatti santi, che hanno incrociato pure tutto il profetico e, per gran parte, ciò che sin dal tempo dei tempi, com’è noto, è scritto; il credere – anche – alle profezie, in verità, è assai problematico ma è sempre possibile, e non v’è alcuna contraddizione in termini che tenga, ove pure non si siano – compiutamente – avverate; ma a ben vedere, le cose non stanno proprio così se si considera che gli interventi, straordinari, della Vergine ne possono più che condizionare il corso – come nel caso dell’attentato a Giovanni Paolo II, il papa magno, – e  le profezie possono cambiarsi e deviarsi, ritardarsi o addirittura azzerarsi. Come incardinarvi Francesco ? è, per ora, una domanda ancora senza risposta. Per intanto c’è questo vescovo, autentico, nato Jorge Mario, e pensionante a Santa Marta, che si mostra propriamente per quel che è; il gesuita – francescano, già amato un poco da tutti, condiviso e accettato dalle moltitudini immense dei giovani che – da tempo – sono rientrati nella Chiesa e, invero, anche da quelli passati per più tiepidi e scettici, ma in specie il prediletto dei bambni come degli anziani, e sopratutto dai diversamente abili e sofferenti che sono più vicini di noi al Gesù dei patimenti indicibili; essi, corrispondendo in pieno alle solidali e caritatevoli, tenere carezze di Bergoglio – così come ci appaiono – hanno il volto risschiarato e, comunque sia, risanati nello spirito. Questo è compreso nel nuovo carisma del pastore che, perciò, possiamo toccare con mano. Lui, Francesco, è venuto – a parte l’enigma della meteora di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, – in successione a Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger, almeno per come c’è dato di comprendere, a completare una missione – senza soluzione di continuità – che ha già visto, rispettivamente, la resa del materialismo storico e la resistenza – provvidenziale – alle insidie del virulento assalto alla fede; essendo che  alla Chiesa, e per l’oggi solo alla Chiesa, di certo, tocca battersi avverso le rinnovate tirannie dell’edonismo e del danaro e contro l’errore. Gli erranti, perciò, sono altra cosa e, probabilmente, uno dei molti compiti che attiene il terzo millennio – tra i tanti – sarà quello di accoglierli, curarne le ferite e comprendere per non giudicare. Non è più il tempo dei mercanti nel tempio e non c’è più bisogno di trincerarsi dentro quel che dicemmo che era “la mia casa è la mia chiesa”. Uscire si deve e si può. Il credente, praticante o meno, e chicchessia di buona volontà, è chiamato – come non mai – ad essere in prima linea, e non può e non deve più disertare. Lunga vita al Papa !
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[ “AZ.” ] – ( LE PROFEZIE SUI PONTEFICI – IN PRIMIS MALACHIA  STRALCI TRATTI DAL WEB )
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A concludere la serie ci saranno i tre Papi delle prove supreme:
De Meditate Lunac, attribuito a Giovanni Paolo I il cui pontificato duro solamente 33 giorni, cioè una sola lunazione, dalla mezza lunazione del 26 agosto 1978 alla mezza lunazione del 29 settembre 1978.
De Labore Solis, riferito a Giovanni Paolo II. Il miracolo del sole di Fatima e l’attentato in Piazza S. Pietro del 13 Maggio 1981, anniversario della prima apparizione della Madonna a Fatima, fanno ben comprendere il motto. Il Papa infatti attribuisce la sua incolumità proprio ad un intervento straordinario della Vergine.
De Gloriae Olivae, che siederà durante la persecuzione estrema della Santa Romana Chiesa; Roma verrà distrutta e il Giudice giudicherà il suo popolo. Questo tempo coinciderà con la fine dei tempi (che non significa distruzione del mondo, ma passaggio ad altri tempi) e l’inizio dell’era di pace in cui si avrà un solo ovile sotto un solo Pastore.
Con Pietro II, che alcuni identificano con de Glorie Olivae, ed altri con un altro Papa ancora, dopo il millennio di pace, si dovrebbe chiudere la storia umana.

( . . . )

De medietate Lunae
(“Della metà della luna”)
Giovanni Paolo I
(Albino Luciani, 1978-1978)
De labore solis
(“Della fatica del sole”)
Giovanni Paolo II
(Karol Józef Wojtyła, 1978-2005)
Gloria olivae
(“Gloria dell’ulivo”)
Benedetto XVI
(Joseph Ratzinger, 2005-2013)

L’ultima “profezia”[modifica | modifica sorgente]

Dopo il motto Gloria olivae, l’elenco si conclude con il testo:[3]

( LA )
« In persecutione extrema Sanctae Romanae Ecclesiae sedebit Petrus Romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibus transactis, civitas septicollis diruetur, et Judex tremendus iudicabit populum suum. Finis. »
( IT )
« Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa siederà [un] Pietro [il] Romano, che pascerà il gregge fra molte tribolazioni; passate queste, la città dai sette colli sarà distrutta ed il tremendo Giudice giudicherà il suo popolo. Fine. »

Il testo non contiene alcuna nuova profezia ed è un semplice memento, che, prima o poi, la sequenza dei papi sarà destinata a concludersi. Lo stesso nome, Petrus Romanus, potrebbe non indicare alcuna caratteristica del papa, e significare soltanto “il papa che siede in Roma”. Gli eventi descritti, poi, sono gli stessi segnalati nell’Apocalisse, in cui la distruzione di Babilonia, una città appunto costruita su sette colli (Ap 17, 9), precede il giudizio universale.

( . . . )

109 De medietate lunae

Giovanni Paolo I (1978)

Il pontificato di Albino Luciani, già Patriarca di Venezia, è definito “il tempo di una luna” con riferimento al mese lunare. Infatti il suo pontificato durò dal 26 agosto al 28 Settembre 1978: solo 33 giorni! Alcuni però hanno contestato quest’attribuzione, essendo la durata di mezzo mese lunare di soli 14 giorni. Forse il “medietate” del motto va invece inteso come “mediazione”, nel senso di un pontificato di transizione data la sua brevità. Anche il nome al secolo del pontefice dà adito a suggestive speculazioni, alludendo a “luce albina”, cioè bianca, ovvero al pallido candore della Luna.

110 De labore solis

Giovanni Paolo II (1978 – 2005)

Karol Wojtyla verrà ricordato come il papa polacco, e molto probabilmente Malachia si riferisce al fatto che egli proviene da un paese dell’est (levante del sole); ma c’è anche chi ha appuntato l’attenzione sull’enorme lavoro di diffusione della fede intrapreso durante il suo pontificato: egli è il Papa che in assoluto ha visitato più paesi del mondo, ed ha portato la Chiesa a possedere un “regno” su cui sembra non tramontare mai il sole. Meno probabile appare invece l’interpretazione secondo cui Giovanni Paolo II veniva da quella Cracovia in cui Copernico “faticò” per dimostrare la validità del suo sistema eliocentrico.

111 De gloria olivae

Benedetto XVI (2005 – 2013)

Il successore di Giovanni Paolo II, il cardinale tedesco Joseph Ratzinger, viene indicato attraverso il segno dell’ulivo, simbolo di pace: egli stesso nella sua prima Udienza Generale del 27 aprile 2005 ha voluto richiamarsi a Benedetto XV, il Papa che tentò in ogni modo di porre fine alla prima guerra mondiale: “egli”, ha detto Ratzinger, “fu coraggioso e autentico profeta di pace, e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra, e poi per limitarne le conseguenze nefaste. Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio”.

Ma, come è stato segnalato, Benedetto XVI presenta altre sorprendenti attinenze con il motto di Malachia. Innanzitutto i membri dell’ordine benedettino sono noti anche come “olivetani”. Ancor più impressionante è il fatto che Ratzinger sia nato nel Sabato Santo del 1927, il 16 aprile, al culmine del periodo pasquale. Tutto il periodo è difatti sotto il segno dell’Ulivo, anche in considerazione del fatto che Gesù e i discepoli risiedettero per tutto il tempo proprio presso il Monte degli Ulivi, dall’ingresso in Gerusalemme fino all’arresto!

? Petrus romanus

L’ultimo papa prima della fine del mondo. Il nome è quanto mai suggestivo: mentre Pietro I fu il primo pastore della Chiesa cattolica, detentore delle chiavi del cielo, Pietro II dovrà restituire il mandato e chiudere per sempre le porte del mondo. A quest’ultimo papa che chiude la profezia, Malachia ha voluto dedicare non un solo motto, ma alcuni versi latini:

“In persecutione extrema sacrae romanae ecclesiae sedebit Petrus romanus, qui pascet oves in multis tribulationibus; quibi transactis, civitas septis collis diruetur, ed Judex tremendus judicabit populum suum. Amen.”

La traduzione è la seguente: “Durante l’ultima persecuzione della Santa Romana Chiesa, siederà Pietro il romano, che pascerà il suo gregge tra molte tribolazioni; quando queste saranno terminate, la città dai sette colli sarà distrutta, ed il temibile giudice giudicherà il suo popolo. E così sia.”

Da notare l’opinione dell’amico Fabio Storino: nessun pontefice per tradizione assume il nome Pietro, e Malachia non specifica che Pietro Romano sia un Papa. Ora, chi regge la chiesa in assenza di pontefice? Il cardinale camerlengo. E chi era il camerlengo, durante la Sede Vacante seguita all’abdicazione di Benedetto XVI il 28 febbraio 2013? Il cardinale PIETRO Tarcisio Bertone nato a ROMANO Canavese… Pietro il Romano nel perfetto stile di Malachia! Non risulta però che lui abbia fatto una brutta fine o che Roma sia stata distrutta durante quel periodo di Sede Vacante.
La profezia sulla distruzione di Roma si trova anche in un messaggio trovato nel XVI secolo e attribuito genericamente al Monaco di Padova. In questo messaggio si dice: “Quando l’uomo salirà sulla luna, grandi cose staranno per maturare sulla terra. Roma verrà abbandonata, come gli uomini abbandonano una vecchia megera, e del Colosseo non rimarrà che una montagna di pietre avvelenate” (Da “De Magnis tribolationibus et Statu Ecclesiae”, stampate a Venezia nel 1527)

Queste profezie, meno conosciute di quelle di Malachia, presentano un vaticinio sulla successione degli ultimi papi. Giovanni XXIII viene qui presentato come “uomo di grande umanità e dalla parlata francese”. Papa Roncalli rappresentò difatti per molti anni la chiesa di Roma a Parigi. Con il suo successore iniziano le tribolazioni della Chiesa. In questo tempo “l’ombra dell’Anticristo inizierà a oscurare la Città Eterna”: un riferimento al Sessantotto e alle Brigate Rosse?

Significativo è il messaggio che riguarda Giovanni Paolo I: “Passerà rapido come una stella cadente, il pastore della laguna”, e infatti papa Luciani, che veniva da Venezia, ebbe un pontificato di 33 giorni.

Giovanni Paolo II: “Verrà da lontano e macchierà col suo sangue la pietra […] e verrà strappato alla vita”. Si prevede quindi una conclusione tragica e violenta del pontificato di papa Wojtyla, che invece ci ha lasciati il 2 aprile 2005 a causa di uno shock settico, che era stato causa anche della morte di Paolo VI.

Secondo questa stramba profezia rimangono ancora due pontefici. Il primo sarà un “seminatore di pace e di speranza, in un mondo che vive l’ultima speranza”; il secondo verrà a Roma da terre lontane “per incontrare la tribolazione e la morte”.

La fine del mondo (o perlomeno di Roma) sembrerebbe insomma piuttosto imminente. Ma niente paura: secondo alcuni, in realtà la profezia di Malachia non specifica che siamo arrivati all’ultimo Papa della storia. Infatti la profezia arriva al centoundicesimo papa, e poi parla di un ultimo papa, non di un centododicesimo. Per cui, anche secondo la profezia, ci potrebbero essere altri papi fra il numero 111 e l’ultimo. L’elezione al pontificato dell’argentino Jorge Mario Bergoglio con il nome di Francesco sembra confermare quest’ipotesi, anche se qualcuno ha forzosamente ipotizzato che Pietro Romano sia proprio lui, perchè viene da terre lontane (lui stesso ha dichiarato di venire « quasi dalla fine del mondo ») e perchè, pur essendo poliglotta, usa preferibilmente l’italiano in quanto Vescovo di Roma, e quindi “Romano”.
Che aggiungere? Chi vivrà, vedrà.

(Grazie al sito http://web.tiscali.it/ky/malachia_papi.htm. Alcune interpretazioni sono tratte dal numero 238 del “Giornale dei misteri” dell’agosto 1991 in un articolo a firma di Mara Calabri. Per la segnalazione voglio ringraziare l’amico Mario Barbaliscia di Lauro.)

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[ “AZ.” ] – ( E IN CINEMATOGRAFIA – VIDEO DOCUMENTI – LINK )

http://www.youtube.com/watch?v=60gxojYX5UU

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[ “AZ.” ] – ( RCEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO )
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—– Original Message —– From: Vincenzo Mannello
To:  ( . . . ) – Sent: Monday, June 23, 2014 11:05 AM
Subject: sporcizia e “percorsi di guerra” al lungomare (di Catania) : viene da fuggire
La lettera è stata cortesemente pubblicata da La Sicilia di oggi e riguarda specificatamente Catania.
Però, conoscendo le problematiche simili siciliane,meridionali e  pure di altre città del Centro-Nord ritengo possa estendersi ad altre realtà e sensibilità.
Grazie per l’attenzione.
Vincenzo Mannello


Da: Vincenzo Mannello
Inviato: ‎22/‎06/‎2014 14.54
A: La Sicilia
Oggetto: Con preghiera di pubblicazione. GrazieSabato tardo pomeriggio ho pensato bene di portare la mia nipotina di tre anni al “parco giochi” di via del Rotolo per il primo approccio con quello che è stato un luogo di divertimento dei miei figli da bambini. Nessuna differenza significativa nelle strutture ludiche e neppure nel contorno : posteggiatori abusivi,furgoni-ristoro,bancarelle varie,venditori di “mauru” e zucchero filato. Come decenni fa non certo il massimo dell’ordine e dell’estetica per una città non dico europea ma neppure “mediterranea”. Poi,saputo del mare a poca distanza,la piccolina è partita per andare a vederlo,obbligando me e la madre (mia figlia) a (ri)metter piede in Piazza Nettuno,lato scogliera. Dai giochi la bambina è passata al primo approccio con i “percorsi di guerra” della civilissima Catania di oggi : mattonelle divelte,cordoli delle defunte aiuole sradicati (come le panchine),sbarramenti tipo Berlino Est con grate e tubi innocenti sporgenti (fa pure rima),addirittura un’area “attrezzata” con terra (ed escrementi canini),pigne (?) e chissà cosa per la preparazione ginnica (all’attraversamento della piazza ?). Sporcizia ovunque….tanta,tantissima specie sugli scogli visibili aldilà degli sbarramenti. Insomma,qualcosa di simile ai documentari in bianco e nero del post seconda guerra mondiale. Sconvolgente. Anche perché,come da cronaca,stesso scenario su tutto il fronte lungomare…e considerando la sosta evitata al “monumento ai Caduti”. La Sicilia non ha mai omesso di denunciare questo stato di cose così come tantissimi cittadini e lettori prima di me. Evidentemente non basta,tutto è drammaticamente “peggio” di prima. Una osservazione,a dimostrazione : passava uno dei bus a due piani,pieno di turisti. Se li facessero scendere ad ammirare il panorama dal basso cosa farebbero ? Secondo me scapperebbero di corsa da Catania. Esattamente quello (mi tocca personalmente) che vorrebbe fare mia figlia,portandosi pure la bambina per non farla crescere in una città,in un’isola ed una nazione di tal fatta.

Vincenzo Mannello
3488881393

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[ “AZ:” ] – ( ULTIMI NOSTRI SERVIZI I RETE )
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Associazione Azimut ha condiviso un link.
Pubblicato da WordPress · 21 giugno 
VERSO 2015 – SARA’ 70 ANNI DALL’ASSALTO FINALE ALL’IDEOLOGIA ITALIANA – SARA’ DEMOLIZIONE COMPLETATA DELLO STATO IN CUI NESSUNO ERA LASCIATO SOLOhttp://wp.me/p2IJHA-Or
VERSO 2015 – SARA’ 70 ANNI DALL’ASSALTO FINALE ALL’IDEOLOGIA ITALIANA – SARA’ DEMOLIZIONE…
azimutassociazione.wordpress.com

Associazione Azimut ha condiviso un link.
Pubblicato da WordPress · 21 giugno 
IL “MATTATORE” NON E’ MORTO – SILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE E TRA LA GENTE A NAPOLI (NARDIELLO SUL ROMA) – ALTRE NOTIZIE… http://wp.me/p2IJHA-Oo

IL “MATTATORE” NON E’ MORTO – SILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE E TRA LA GENTE A NAPOLI (NARDIELLO…
azimutassociazione.wordpress.com
IL “MATTATORE” NON E’ MORTO – SILVIO BERLUSCONI IN TRIBUNALE E TRA LA GENTE A NAPOLI (NARDIELLO SUL ROMA) – ALTRE NOTIZIE… [ 6496 more words. ]
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[ “AZ.” ] – ( LA FERTILE “TRAVERSATA” DI PIERFRANCO BRUNI )
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—– Original Message —– From: csrbruni
Sent: Monday, June 23, 2014 4:13 PM
Subject: SU RAI 3 NAZIONALE PIERFRANCO BRUNI RACCONTA FRANCO CALIFANO – – Lunedì 30 giugno –

Sulla Rai 3 Nazionale Pierfranco Bruni racconta Franco Califano

–  Lunedì 30 giugno  –

Dal suo canto poetico tra le strade di Roma ai testi come “Minuetto”.

Un omaggio ad unno dalla scomparsa

Lunedì 30 giugno prossimo  su Rai Tre, alle ore 10.00 circa, Pierfranco Bruni, nella Rubrica Rai Parlamento “Spazio Libero”, rende omaggio a Franco Califano, alla sua poesia, alla sua canzone e ad una città  che è stata e resta un teatro dell’esistere: Roma.

Pierfranco Bruni racconta “pezzi” di vita e di storia musicale di Franco Califano inframmentando il tutto con dei ricordi personali e con dei dettagli d’amicizia tra Califano e lo stesso Bruni.

Un viaggiare tra le strade e i luoghi di Roma. Quella Roma trasteverina e magica che è stata più volta cantata e recepita nei versi di Califano.

Pierfranco Bruni che ha studiato e studia i fenomeni musicali e linguistici, anche con il suo Centro Studi e Ricerche “Francesco Grisi”, ha pubblicato recentemente un suo studio dedicato proprio a Franco Califano edito dalla Casa editrice Il Coscile, dal titolo: “Franco Califano. Sulla punta di una matita non sono passati secoli”, che reca la Prefazione di Gigi Marzullo. Anche a questo suo studio Bruni fa riferimento.

“Si tratta di un omaggio importante, sostiene Pierfranco Bruni, realizzato proprio sui posti che Franco più amava. Luoghi che più volte ci hanno visto insieme in lunghe conversazioni sia sulla musica che sulla letteratura. Un poeta che ha tracciato un linguaggio indelebile offerto alle voci di Mina, Mia Martini, Ornella Vanoni, Peppino Di Capri, Bruno Martino e molti altri”.

“Credo che la Rai , aggiunge Bruni,  abbia fatto bene ad accogliere questa proposta di lettura di un Franco Califano profondamente radicato nella sua città, la città magica di Califano e mia, ma anche un Califano che si esprime attraverso un linguaggio  che è quello delle note e soprattutto delle parole”.

La regia è di Marina Giraldi.

Una interpretazione quasi critico – letteraria di un autore complesso e importante nel contesto italiano della cultura musicale. Un omaggio reso da Pierfranco Bruni, dunque, ad un anno dalla scomparsa.

—– Original Message —– From: csrbruni
Sent: Monday, June 23, 2014 8:08 AM
Subject: Non dimenticando e ricordando di dimenticare: Carlos Castaneda tra letteratura e viaggio sciamanico di Pierfranco Bruni

Non dimenticando e ricordando di dimenticare:

Carlos Castaneda tra letteratura e viaggio sciamanico

di Pierfranco Bruni

      Il mondo sciamanico non è un archetipo. È piuttosto una alchimia che ha il “potere” dei silenzi. Bisogna avere pazienza. Molta pazienza per non essere fregati dalla impazienza. Questo non ha nulla a che fare con la tolleranza. Pazienza e tolleranza non sono lo stesso cammino. Bisogna saper camminare lungo le tracce della pazienza per trovare il tempo impareggiabile. Non dimenticando e ma ricordando comunque di dimenticare. C’era una volta un tempo in cui la memoria era soltanto sogno. E il sogno si colorava di fantasie lungo i viaggi dell’essenza della vita. Il silenzio era potere. Il potere del silenzio era una arcana energia dello spirito.

Nell’isola di Carlos Castaneda (in origine Carlos César Salvador Aranha Castaneda, Cajamarca, 25 dicembre 1925 – Los Angeles, 27 aprile 1998)  la magia e il mito sono richiami ed echi che ci portano nella lontananza del tempo – memoria. Ritorna con noi spesso. Spesso si fa silenzio.

C’era una volta la memoria, che si sposava con il mistero e l’isola della metafora era l’isola dei segreti , dei segreti velati e poi chiariti. La magia e il mito ridisegnavano i luoghi di questo mistero.

L’isola del Tonal di Castaneda (Rizzoli, 1997) è un intreccio di sfere la cui cultura diventa sapere dei popoli. E i popoli si impossessano di questo sapere filtrando il tempo attraverso la nostalgia. I dialoghi tra don Juan con don Genaro aprono le finestre al vento della memoria.

Si legge: “Il mondo non si offre a noi direttamente; di mezzo vi è la descrizione del mondo. Propriamente, quindi, noi siamo sempre a un passo di distanza e la nostra esperienza del mondo è sempre un ricordo dell’esperienza. Noi siamo perennemente in atto di ricordare l’istante che è appena accaduto, appena trascorso. Noi ricordiamo , ricordiamo, ricordiamo”.

È un andare tra i ricordi. Ma la distinzione tra il ricordare e afferrare la memoria è presente. Nel tempo i ricordi si frantumano e si raccolgono sulla tastiera della memoria. Nella memoria c’è il sapere e c’è il potere. Sentire, sognare e vedere. Sono i compiti anche della farfalla notturna che si metaforizza con il suo volo e con la sua presenza nel mondo. Il mondo e la memoria. Castaneda filtra queste due dimensioni che sono delle sfere. La circolarità del tempo è un ritornare costantemente, al punto di partenza. Nel potere del silenzio c’è la circolarità del tempo – memoria. Il sognare. O il viaggiare. Già, appunto il viaggiare è il tema dominante della ricerca di Castaneda. Proprio ne L’isola di Tonal il viaggio è la trasparenza dell’isola. L’isola della partenza ma anche l’isola del ritorno. Dove i riti magici si compiono, si offrono, si avvertono. Il mondo degli stregoni non è soltanto il mondo della magia. È il mondo del sogno.

Si legge in Il potere del silenzio. Arcane energie dello spirito (Rizzoli, 2001): “Il nagual Elìas aveva grande rispetto per l’energia sessuale disse don Juan. Riteneva che ci fosse stata perché la usassimo nel segno. Credeva che il segno fosse caduto in disuso perché poteva sconvolgere il precario equilibrio mentale delle persone sensibili”.

È un itinerario lungo ma circolare. Per esempio così in Il secondo anello del potere (Rizzoli, 2001), in Il dono dell’aquila (Rizzoli, 1985), in L’arte di sognare (Rizzoli, 2000). Il sapere e il potere sono, comunque, incarnate dalla metafora della farfalla notturna che troviamo ne L’isola del Tonal. La sottolineatura è singolare oltre ad essere bella.

“Il sapere e il potere. I sapienti hanno l’uno e l’altro. E tuttavia nessuno di loro potrebbe dire come riuscì ad averli: potranno solo dire che li hanno ottenuti agendo come guerrieri, e che ad un dato momento tutto è cambiato”. I guerrieri della notte si incontrano con la farfalla.

E poi: “Un guerriero deve essere calmo e padrone di sé, senza perdere mai il controllo”. Gli stregoni e i guerrieri. Ma è Castaneda che incide un solco con queste parole: “Se volete esprimervi in modo preciso secondo gli stregoni, ma in modo molto ridicolo secondo il vostro linguaggio, potete dire che stanotte avevate un appuntamento con una farfalla notturna. Il sapere è una farfalla notturna”.

Le metafore sono anch’esse circolari perché camminano nel cuore del tempo e si fanno voce dentro l’anima del guerriero. Ma queste metafore chiedono allo stregone di mobilitarsi nel linguaggio. Alla fine il tempo è sempre il mistero, che si imprigiona nella memoria e si fa destino.

Appunto, il destino. L’incontro tra l’Occidente e l’Oriente è anche qui la trasparenza del potete del silenzio. E questo potere senza la forza e la consapevolezza del destino è follia. Ma Castaneda si rivela  nell’isola, si rivela nel silenzio, si rivela nel sogno.

Tre percorsi la cui luce primordiale vive non solo nel passato ma nella richiesta del presente. Il futuro è già memoria. La conoscenza è destino. Il silenzio interiore è la civiltà che si fa memoria. Siamo impastati di civiltà. Sepolte. Ma bisogna avere il coraggio di tradire il tradimento e cercare di restare fedeli al cuore. Bisogna non dimenticare perché occorre ricordare di dimenticare.

—– Original Message —– From: csrbruni
Sent: Sunday, June 22, 2014 9:34 PM
Subject: A VIENNA PIERFRANCO BRUNI PER Miguel Chutariados nel centenario della morte

A Vienna Pierfranco Bruni ha svolto una relazione sulla Letteratura Italiana del Novecento. Ma si è soffermato anche sulla poesia di Miguel  Chutariados.

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Miguel  Chutariados nel centenario della morte

Libro de canciones para la Vida Nova ”

di Pierfranco Bruni

Ci sono parole non dette. Parole non taciute. Un inedito è sempre rivelazione. Soprattutto per un poeta o uno scrittore che non è studiato, non è conosciuto, è un “solitario” nel contesto di una temperie che vive nel gioco dell’immaginario. Non smetto di lasciarmi affascinare dalla poesia “rivelante”. E la poesia di Miguel Chutariados è chiaramente una poesia rivelante. Chi è, in realtà,  Miguel  Chutariados?

Molto poco si sa di questo poeta. A cento anni dalla morte, rileggendolo e leggendo soprattutto questo poemetto dalle matrici “dantesche” dal titolo: “Libro de canciones para la VidaNova ”, credo che bisognerebbe proporlo anche attraverso un’analisi testuale e una interpretazione comparativa tra i poeti che lo hanno formato.

C’è nella sua formazione, naturalmente, Dante Alighieri. Un Dante che è quello della “Vita Nuova”. D’altronde il poemetto proprio alla “Vita Nuova” rimanda, e il suo passeggiare tra le parole costituisce un preciso indizio se non un forte inciso sia letterario che estetico – metaforico.

Dante, dunque, certamente. Ma c’è anche il primo Gabriele D’Annunzio che campeggia in questo inedito ed è un dato significativo legare la funzione che ha avuto Dante a quella che ha avuto D’Annunzio. Soprattutto perché questo poemetto risale proprio al 1914. Sembra un testo scritto come testamento. Un testamento spirituale che è una “parola” profondamente religiosa. Religiosità che è cristianità, ma una cristianità che riesce a leggere le pagine delle vie delle vite di altre culture e di altre fedi.

La religiosità di senso e di cuore. Il Dante di Miguel Chutariados è il Dante della profezia la cui religiosità è nello sguardo sublime di Beatrice. Una Beatrice donna e Madonna.

Ed è, proprio qui, come se Miguel  Chutariados, nato nel 1855 – e morto nel 1914, volesse indicarci un percorso di una poesia che diventa sì un attraversamento esistenziale, ma diventa, soprattutto, un viaggiare nel linguaggio della parola che è Grazia. Ci sono elementi formativi cherichiamano linguaggi diversi. Un poeta spagnolo di cui, come dicevo, si conosce ben poco.

Ho avuto modo di parlarne nel mio recente incontro a Siviglia dedicato al mio libro: “Che il dio del Sole sia con te”. Parlando e discutendo del mio viaggio letterario e poetico ho avuto la possibilità di raccontare della non “conoscenza” profonda di Miguel  Chutariados.

È nato in Spagna, ma è morto a Cuba, almeno così sono le voci più accreditate. Ho trovato, comunque, molto poco sulla sua vita. Sono in possesso di questo inedito perché era tra le carte e gli studi, lasciati incompiuti, di Francesco Grisi.

È uno scritto da indicare e da sottolineare come elemento significativo di una parola che ha la sua visione “meticciata” in termini di vocabolario linguistico e letterario. Ho cercato di offrire una traduzione dallo spagnolo. Ci sono molti aspetti da rivedere e da riconsiderare, ma credo che parlarne, oggi, sia un fatto importante.

A cento anni dalla morte. Ci sono tre riferimenti sui quali sto cercando di riflettere.

Il primo riguarda l’assenza della sua poesia e della sua figura dal quadro della poesia spagnola o ispano-americana (essendo morto, come alcune voci sostengono, a Cuba).

Il secondo attesta la straordinaria valenza della poesia e della letteratura italiana nella sua formazione. In questo poemetto c’è la sua formazione che è fatta da un vocabolario letterario prettamente italiano.

Il terzo riferimento è, appunto, il chiosare, tra i suoi versi, Dante con D’Annunzio. Questo ultimo riferimento sembra proporci una chiave di lettura e anche una precisa indicazione. Ma è il D’Annunzio del sublime e dell’estasi, ma certamente anche il D’Annunzio che non rinuncia mai ad un profondo scavo religioso.

Se è necessario conoscere Miguel  Chutariados, dunque, è chiaramente necessario leggerlo. Ed è quello che cerco di proporre. La religiosità penetra il sublime e si fa estasi.

Le ombre convivono in questo passaggio. Sono le ombre di Giordano Bruno ma anche la Città del Sole di Campanella e prima di tutto, in Miguel Cutariados, c’è il limite o l’incontro tra quella confessione come genere letterario, che si ritrova in Maria Zambrano, che vive nell’incontro tra la Città di Dio di Agostino e la conoscenza e il mistero di Tommaso D’Aquino.

Miguel  Chutariados è un poeta che resta nel mio viaggio tra l’inquietudine e la religiosa pazienza di accogliere il sublime come cerca della verità.

**

Libro de canciones para la Vida Nova

Canzoniere per la Vita Nova

Di Miguel  Chutariados

1855 – 1914

A cura di Pierfranco Bruni

1. Il mio esilio non ha la trasparenza del tuo duro pane

E anche se scendo e salgo le scale dell’Inferno

Non ho sconfitto il pianto della donna che ho chiamato Madonna

Perché so di restare nella città sepolta dalle solitudini.

-(Mi exilio no tiene la transparencia de su pan duro
E incluso si voy hacia arriba y abajo de las escaleras del infierno
Yo no he vencido las lágrimas de la mujer que me llamó Madonna
Porque conozco a permanecer en la ciudad sepultada por solitudin.)-

2. Non ho specchiato i tuoi occhi nel mio sguardo

Nella tua giovinezza che non fu mai giovinezza

Ho colto una rosa che bianca non è

Eppure di te ho parlato come se fossi la nova vita.

 

3. Ginepri e odor di giardini tra i gigli e i garofani

Furono le nostre parole che più non ho tra le vele di un mare morto

E se ti ho cantato nello scavo dell’essenza della malinconia

È perché altro non ho potuto se non trascinar abitudini.

 

4. Ignuda tu fosti a rimembrar le mie carni

Ma a conoscere il core mio non è bastata la conta del tempo assente

E giammai potrai essere gabbiano

Ora che il mare si è raccolto nel deserto.

 

5. Se a Didone fu tolto lo spazio del caduco amore

A te porgo il respiro nell’assenza di una stella cercata tra il buio e il silenzio

A dipingerti con le dita tra i colori il tuo profilo è sfuggente

E il mio sorriso è soltanto una questione di ombre che restano a vigilare l’aurora.

 

6. Tutto muore. Mi hai sussurrato nella sera caduta tra i rovi

Ma se tutto muore è perché noi due abbiamo interrotto i passaggi del tempo

E quando il tempo ha straziato le ore e i giorni si ode soltanto il cantare del cigno

A volte anche la morte non basta a far morire.

 

7. Se a cantare io mi dedico in questa pazienza di anni persi

È perché altro non so fare

E tu non sei né colomba né gabbiano

In questa smarrita via che è solo illusione.

 

8. Tra le tentazioni e i dissolvimenti

Non menar per altre strade

E se io ho anni persi

Tu ti sei persa negli anni.

 

9. A dirti oggi posso che senza incontrar sciagura

Il tuo corpo nudo ho amato

Sino alla sera tramontata

Tra le tue e le mie mani.

 

10. Senza disdegnar alcuna tristezza

Io sono del mio esilio il custode

E tu a navigar i mari ti distanzi

Anche se al sol ascoltar il tuo nome

Le parole e il sangue infrangono

A colpir dritto nel mio core.

 

11. Mai vita nova potrai espirare

Per colpe e amore

Nell’anima spezzata

Io di te timore non potrei raccogliere

Ora che sconforto ha la mia vita.

 

12. Sospirata ansia di Dio

Mai per rimorso mai per viltà

Conoscenza è dovuta

All’inquieto pellegrino

Che nel deserto raccoglie

Le pietre dei giorni.

 

13. Se Beatrice fu ruga di dolcezza

Io ho amato il corpo della mia diletta

Pur ferito dal vento di Giobbe

Ho atteso la sera per custodir preghiere

Con le mani inchiodate alla Croce.

 

14. Sempre il Canto di Salomone

Ho destinato nel desio della speranza

Ma non ho più nei tuoi occhi

La fierezza di nobil gioventù

Il tempo ha scartato ogni miseria.

 

15. Grazia e Speranza a non render stanco il mio viaggio

E se pur dovessi perder la storia

Mai oblio vivrà la mia memoria

E a cercarti mio Dio non ho pensiero

Perché tanto ci sei nell’anima

E nel cuore gaiezza tua sa ascoltare.

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 [ “AZ.” ] – ( CI LASCIANO )

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Lutto a Napoli. E’ morto Geppi Marotta, l’uomo che inventò i « Fratelli La Bufala »

Lutto nel mondo della ristorazione. Geppi Marotta, 56 anni, presidente della holding Emme Sei a cui fa capo il gruppo Fratelli la Bufala, si è spento nella notte a Napoli dopo aver con coraggio a lungo combattuto con la malattia.

Presidente, nonché fondatore e ideatore del marchio Fratelli la Bufala, Geppi Marotta è riuscito in meno di 11 anni a costruire un gruppo di lavoro capace di trasformare la rete di ristoranti in un brand di eccellenza del made in Italy, puntando alla semplicità e alla genuinità dei prodotti campani a base di bufala. Oggi il gruppo di ristorazione italiano conta circa 80 punti vendita in tutto il mondo, la maggior parte in Italia e i restanti all’estero, in Europa, Stati Uniti e Medio Oriente, ultima “conquista” dei Fratelli la Bufala, con la recente e importante apertura di un ristorante a Dubai.

Imprenditore creativo, attento da sempre alle richieste del mercato, capace di ascoltare e mettere a frutto i consigli dei suoi clienti, Geppi Marotta aveva iniziato la sua carriera con la difficile arte delle pubbliche relazioni, prima come PR nelle discoteche di Palinuro, in provincia di Salerno, poi come agente e scopritore di talenti nel mondo della musica.

E proprio grazie ad uno dei suoi primi successi che Marotta riuscì a creare la holding internazionale: con l’incasso ricavato dal concerto di uno “sconosciuto” Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, decise di aprire il primo ristorante al Vomero, quartiere collinare di Napoli, per poi iniziare, nel 2003, da via Medina, sempre nel capoluogo campano, l’avventura dei Fratelli la Bufala e dei suoi pizzaioli Emigranti.
Geppi Marotta lascia la moglie, Lelia Castellano, e tre figlie.

“Siamo addolorati dalla perdita del nostro presidente e amico Geppi Marotta – commenta Paolo Aruta, amministratore delegato del Gruppo Fratelli la Bufala –un imprenditore che ha sempre messo passione e dedizione nel suo lavoro, ha sempre fornito spinta ed entusiasmo nei suoi progetti di espansione a tutta la struttura organizzativa a cui ha saputo trasferire i suoi valori e la sua filosofia di lavoro. Il suo esempio ed i suoi insegnamenti saranno una sicura guida per il futuro consolidamento e sviluppo nel brand”.

lunedì 23 giugno 2014 – 17:14   Ultimo agg.: 21:27

[ online – tratto dal quotidiano “Il Mattino” di Napoli ]

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[ “AZ.” ] – ( DA MESSAGGI – “POSTATI” SU FACEBOOK )

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per più di 40 anni, sempre insieme, con le nostre braccia tese !!!

per più di 40 anni, sempre insieme, con le nostre braccia tese !!!

 

Il Camerata Marotta e’ andato avanti !!! Funerali oggi alle 17,00 chiesa dei Pallottini al C.so Europa !!!

 

Foto: per più di 40 anni, sempre insieme, con le nostre braccia tese !!!

Circolocentogiovani Roma
Circolocentogiovani Roma 23 giugno 16.17.24

 

Gaetano Alberico
Gaetano Alberico 22 giugno 14.21.20
Pseudo politici che dovrebbero nascondersi in casa e non mettere più il naso fuori per le tante figu…

 

Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 22 giugno 14.52.58
La Francia abbandona il progetto gender. Hanno vinto le famiglie

http://www.ilfoglio.it
Edizione online del Foglio quotidiano – Direttore Giuliano Ferrara

 

Antonio Mazzone ha aggiunto una nuova foto.

Il Segretario con Antonio ed Eleonora Mazzone e io…Siamo stati proprio fortunati ad aver avuto il privilegio di vivere quegli anni!

Il Segretario con Antonio ed Eleonora Mazzone e io...Siamo stati proprio fortunati ad aver avuto il privilegio di vivere quegli anni!

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[ “AZ.” ] – (  CORRISPONDENZE : DA LAOGAI )

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—– Original Message —– From: Laogai Research Foundation

Sent: Monday, June 23, 2014 7:59 AM
Subject: Il regime cinese dentro il letto, lato oscuro nel fare affari in Cina, culto di DOGYAL/SHUGDEN, la repressione del Falun Gong, Dalai Lama a Livorno
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Il regime cinese dentro il letto (Video aborto forzato)

All’inizio di Giugno alcuni (pochi, a dire il vero) hanno ricordato il venticinquennale del massacro di Piazza Tienanmen. Troppo poco, in Occidente, si sa che – 25 anni dopo – la libertà per il popolo cinese è ancora una chimera.Non solo le libertà civili fondamentali sono sempre state negate, ma la situazione è progressivamente peggiorata: 25 anni fa, in piazza ci si poteva incontrare. Oggi qualsiasi raduno viene immediatamente disperso dalla polizia.

Non solo: insieme alle libertà civili fondamentali (di opinione, di religione, di parola, domicilio, circolazione…), agli uomini e alle donne cinesi viene negato il “diritto alla salute sessuale e riproduttiva” tanto sbandierato da ONU e UE, sempre e solo in altri contesti.

continua…

CINA, il lato oscuro nel fare affari nel paese più popoloso del mondo

Negli affari, essere ben informati è determinante per il successo di una impresa. Conoscere i propri rischi è molto importante. Quando si tratta di stringere operazioni economiche in Cina, c’è un lato oscuro. E’ opportuno essere molto accorti, dato che i vostri principi potrebbero essere in gioco.

La maggior parte delle attività produttive cinesi sono gestiste dai più alti funzionari del PCC(Partito Comunista Cinese) o sono fortemente influenzate da essi.

E’ risaputo che un piano di affari ha buone possibilità di essere portato a termine se si ha una chiara strategia per sfruttare l’influenza di alti funzionari.

Per esempio Jiang Zemin, ha ordinato la repressione del Falung Gong nel 1999 (una antica disciplina spirituale ben radicata in estremo oriente) e ha anche scatenato la epurazione dai ranghi dello stesso Partito.

Chi appoggiava attivamente la campagna sanguinaria veniva promosso, viceversa chi si rifiutava o difendeva le persone, che sapeva non avevano fatto nulla di sbagliato, veniva punito.

continua…

Centri Buddhisti fanno chiarezza sul culto di DOGYAL/SHUGDEN

Centri Buddhisti dichiarano la pericolosità della pratica del culto di Dogyal/Shugden affermando che dal 1978 S.S. il Dalai Lama, ha pubblicamente evidenziato quanto la pratica dello spirito chiamato Dogyal/Shugden sia degenerata al punto da assumere la connotazione di un vero e proprio culto, con forti caratteristiche settarie. Egli stesso ha effettuato una lunga serie di ricerche.Storicamente, i seguaci più fanatici di questo culto sono stati protagonisti di iniziative settarie che sono sfociate in azioni persecutorie e violente nei confronti di altre scuole del buddhismo tibetano.

continua…

Il cinismo cinese e la repressione del Falun Gong, di Angelo Tonelli

Il capitalismo, di questi tempi, ha rivelato la propria inadeguatezza etica, ma anche economica, a garantire la creazione di una civiltà pacifica e solidale, in cui ognuno abbia la possibilità di vivere dignitosamente, e non vi siano eccessi di povertà e ricchezza: ciò è ovvio, perché la psicologia capitalistica si fonda sull’approvazione sociale nei confronti della tendenza all’avidità, che implica spirito predatorio, e anche sull’ignoranza intorno ai veri valori (solidarietà, consapevolezza) della vita consociata; inoltre il liberismo economico e lo sviluppo di grandi, onnivore, potenze finanziarie multinazionali, ha compromesso, in nome dell’utile, anche l’ecosistema planetario, perché pur di accumulare denaro non ci si preoccupa di evitare lo squilibrio ambientale.

continua…

Il sindaco di Livorno Filippo Nogarin consegna la cittadinanza onoraria e le chiavi della città a S.S. Dalai Lama (Video)

Sua Santità il XIV Dalai Lama Tenzin Ghiatso al Modigliani Forum di Porta Terra ha impartito insegnamenti religiosi nella prima giornata di due nella città toscana. Un grande evento che ha richiamato migliaia di persone, praticanti e studiosi di Buddhismo, ma anche persone comuni interessate a conoscere il messaggio di pace del Leader spirituale di milioni di buddisti nel mondo.
Alle ore 9.30, prima di conferire gli insegnamenti “La saggezza della compassione”, S.S. il Dalai Lama ha ricevuto sul palco del Modigliani Forum la pergamena con la cittadinanza onoraria e le chiavi della città di Livorno. A consegnare la pergamena è stato il sindaco di Livorno Filippo Nogarin.

continua…

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