40 ANNI DE IL GIORNALE INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI – NAPOLI CI LASCIANO CIRO ESPOSITO E GEPPI MAROTTA


40 ANNI DE IL GIORNALE INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI – NAPOLI CI LASCIANO CIRO ESPOSITO E GEPPI MAROTTA

Associazione Azimut –  Wednesday, June 25, 2014
40 ANNI DE IL GIORNALE INTERVISTA A SILVIO BERLUSCONI – NAPOLI CI LASCIANO CIRO ESPOSITO E GEPPI MAROTTA – ( Bruni amore e morte di Claretta e Mussolini ) – [“AZ.”:26.6.’14]

Berlusconi: “Torniamo uniti”

Nel giorno dei 40 anni de Il Giornale, appello ai moderati: “Non mollerò mai, si voterà presto e batteremo la sinistra”

Alessandro Sallusti – Mer, 25/06/2014 – 15:23

Oggi Il Giornale compie 40 anni. Onore a Indro Montanelli che l’ha fondato, a Vittorio Feltri che l’ha ereditato e rilanciato, ai direttori che si sono avvicendati e alle centinaia di giornalisti che l’hanno sostenuto con il loro lavoro. Oggi troverete allegato un inserto che ricostruisce la storia di questi quarant’anni così come l’hanno vissuta e raccontata le grandi firme de Il Giornale. Tutto questo non sarebbe stato possibile se Silvio Berlusconi e suo fratello Paolo non avessero creduto fin da subito in questa avventura, finanziandola senza mai batter ciglio e difendendo la sua autonomia in ogni sede. Ci sono stati momenti di grande splendore e altri di sofferenza. Ma mai nulla, nello spirito, è cambiato qui in via Negri.

Presidente Berlusconi, nel giugno del 1974 nasce Il Giornale.

Lei che faceva, chi era?
«Avevo 38 anni, ed ero già considerato – mi spiace essere io a dirlo – il “numero uno” dell’edilizia abitativa. Per questo, due anni dopo, il presidente della Repubblica mi avrebbe insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro. Sono stato il più giovane imprenditore nella storia ad ottenere questa onorificenza.

Durante una stagione di forte crisi dell’edilizia abitativa avevo avuto il coraggio di realizzare una prima new town a Brugherio, e stavo completando Milano 2. Un progetto urbanistico allora all’avanguardia, che anticipava criteri considerati attualissimi ancor oggi: ampi spazi verdi, percorsi riservati per pedoni e ciclisti, che non interferivano mai con il traffico auto, tutti i servizi a portata di mano. Una realizzazione che anche oggi architetti di tutto il mondo vengono a visitare. Nel frattempo stava nascendo anche Milano 3, con le stesse caratteristiche.

Devo dire che già in quegli anni, da imprenditore e da cittadino, mi rendevo conto del male che la sinistra – ma diciamo pure i comunisti, perché allora c’erano davvero i comunisti – stava facendo all’Italia: da imprenditore, provando sulla mia pelle le difficoltà e gli ostacoli che le amministrazioni locali di sinistra creavano a chi volesse investire e realizzare progetti coraggiosi. Da cittadino vedevo quello che succedeva nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro; la violenza, l’intolleranza, l’estremismo, la nascita del terrorismo».

È troppo chiederle per chi votava in quell’Italia anni Settanta?
«Nelle decisive elezioni del 1948, ancora ragazzo, a dodici anni, affiggevo i manifesti della Democrazia Cristiana, e per questo venni anche aggredito e picchiato da attivisti comunisti. Quando ebbi l’età per votare, scelsi in alcuni casi la Dc, in altri il Partito liberale. Nel 1976, proprio dalle colonne del Giornale, Montanelli lanciò il famoso appello a “votare Dc turandosi il naso” per evitare il rischio del “sorpasso” da parte del Pci che sembrava a un passo dalla vittoria. Anch’io, come tanti italiani, risposi a quell’appello».

La prima volta del nome Silvio Berlusconi su un giornale. Per caso ricorda quando accadde?
«Ho due ricordi, dei quali sono molto fiero. A 16 anni, fu data notizia di un mio successo sportivo: vinsi i cento metri piani all’Arena di Milano con un tempo eccezionale per un dilettante di quell’età. Qualche anno dopo, la mia tesi di laurea in Giurisprudenza, venne premiata come migliore tesi di laurea sulla pubblicità. Conservo ancora incorniciato, ad Arcore, il trafiletto di giornale che riporta la notizia».

Mentre il Giornale muoveva i primi passi, l’Italia era in un profondo mutamento. Tra i tanti personaggi uno spiccò per novità: Bettino Craxi. Sul vostro rapporto c’è una letteratura sterminata. Dovesse riassumerlo?
«Una vera amicizia, assolutamente lontana da qualsiasi convenienza sua e mia. Cioè esattamente il contrario di quello che i suoi e i miei nemici hanno sempre raccontato. Voglio rivelare un episodio: una volta Craxi, venuto a cena a casa mia, mi parlava delle difficoltà economiche del suo partito. Mi parve doveroso – proprio per la stima che avevo di lui – chiedergli se potevo in qualche modo essere d’aiuto. Sapete cosa mi rispose? “Se mi fai ancora una volta una proposta del genere, rompiamo l’amicizia”. Questo era l’uomo che si è cercato di far passare alla storia come emblema della corruzione e del malcostume. Sono orgoglioso di essere stato al suo fianco nei momenti difficili, anche quando gli attivisti del Pds gli gettavano monetine. Craxi commise degli errori, innegabilmente, ma fu uno dei pochi uomini politici ad avere una visione coraggiosa per cambiare l’Italia. Tentò di modernizzare la politica, come io negli stessi anni tentavo di cambiare il mondo della comunicazione. Forse ci intendevamo anche per quello».

Sono anche gli anni di Gianni Agnelli, un rapporto – quello fra di voi – rimasto misterioso. Vi stimavate?
«Abbiamo cominciato a frequentarci a St. Moritz, dove avevamo casa non lontano uno dall’altro. Da allora ci siamo visti spesso, io ospite suo o lui ospite mio. Sono sempre stati incontri molto cordiali. Ero a casa sua a Torino, nel 1993, quando gli parlai dell’idea di fondare Forza Italia. Si dimostrò molto interessato, e ci incontrammo diverse altre volte per approfondire l’idea. Mi incoraggiò in ogni modo. Solo più tardi seppi del suo commento: “Lasciamolo fare: se vince, vinciamo tutti, se perde, perde solo lui”. Non ho mai preso sul serio quella frase: Gianni amava mostrarsi cinico, ma aveva una personalità molto più complessa. Certo, con quelle parole descrisse molto bene l’atteggiamento che avrebbero avuto in tanti nei miei confronti, nei vent’anni successivi, nel mondo dell’impresa e non soltanto».

Torniamo a il Giornale. Come andò l’acquisto?
«I meno giovani fra i lettori del Giornale certamente ricordano il clima politico e culturale di quegli anni. Gli scioperi paralizzavano l’attività industriale, i cortei gettavano nel caos le nostre città, l’eversione rossa – e anche quella nera – compivano stragi orrende, chi osava reagire era messo ai margini, intimidito, spesso aggredito fisicamente, nelle scuole, nelle università, nei luoghi di lavoro. Il Pci, legato a Mosca, sembrava prossimo a prendere il potere. Occorreva reagire, ma in pochissimi ebbero il coraggio di farlo. I grandi giornali, primo fra tutti il Corriere, si erano omologati al futuro vincitore. In quel contesto, un manipolo di giornalisti coraggiosi lasciò via Solferino per fondare un giornale basato sulle idee liberali, moderate, anti-comuniste. Erano le migliori firme del giornalismo italiano: con Montanelli, Mario Cervi, Cesare Zappulli, Enzo Bettiza, Egidio Sterpa, Egisto Corradi e tanti altri. Era doveroso aiutarli. Ma solo due imprenditori ebbero il coraggio di essere della partita: Achille Boroli ed io. Fra l’altro, io convinsi un amico imprenditore a creare un nuovo stabilimento tipografico dedicato al Giornale: la tipografia in cui veniva stampato all’inizio, all’interno del “Palazzo dei giornali” in piazza Cavour, era iper-sindacalizzata, e spesso il quotidiano di Montanelli non poteva andare in edicola a causa di scioperi politici ai suoi danni. Da quel momento, il Giornale poté uscire regolarmente».

La rottura con Montanelli, davvero voleva “commissariare” il Giornale?
«Chi pensa questo non ha conosciuto Montanelli, o non conosce me. Sarebbe stato sciocco, da parte mia, pensare che un uomo come Montanelli si lasciasse commissariare. D’altronde, chiunque lavori negli organi d’informazione del gruppo che ho fondato sa benissimo che l’editore Berlusconi non si è mai permesso di interferire nella linea politico-editoriale.

Il fatto è che Montanelli, certamente il più grande giornalista italiano, come tutti i grandi, aveva insospettabili debolezze. Una di queste, mi dispiace dirlo, era la vanità e la propensione toscaneggiante ad essere bastian contrario. Intendiamoci, con tutto quello che aveva fatto nella vita, poteva ben permettersi di essere vanitoso. Però questo non sempre lo rendeva sereno nei giudizi».

Dopo lo strappo l’ha più visto o sentito?
«Purtroppo no, e la cosa mi ha molto addolorato. Lo consideravo un maestro, e provavo per lui un affetto sincero. Non mi sarei mai aspettato da lui questo atteggiamento. Però devo dire una cosa: Montanelli, anche negli anni successivi, quando ebbe a criticare la mia posizione politica, riconobbe sempre con onestà che con lui ero stato il migliore degli editori».

Con lei i liberali hanno conquistato la maggioranza in politica, non quella in editoria. Si è dato una risposta a questa sudditanza culturale verso mezzi di comunicazione di sinistra (vale anche: colpa dei giornalisti)?
«La sinistra ha attuato con intelligenza e con coerenza la strategia di Gramsci. I comunisti, secondo questo straordinario pensatore marxista vittima del fascismo, impediti da Stalin dopo il trattato di Yalta a mettere in pratica una rivoluzione armata, sarebbero andati al potere conquistando l’egemonia culturale, e quindi condizionando il modo di pensare della gente. Il Pci investì moltissimo in questo: sistematicamente, infilò i suoi uomini migliori nelle università, nell’editoria, nei giornali, nel cinema e non badò a spese per attirare a sé quelli che già c’erano. Nacque la figura dell’intellettuale organico, che si poneva al servizio dell’ideologia, e in cambio veniva sostenuto in tutti i modi dal partito, nella carriera, nella pubblicità alle sue opere, nei premi letterari e cinematografici. I liberali, che fino al fascismo egemonizzavano la vita culturale del Paese, non seppero e non vollero organizzarsi».

Cosa pensa degli intellettuali liberali?
«L’intellettuale liberale è per definizione un uomo libero, restio a farsi inquadrare, a prendere ordini, a mettersi al servizio di una causa. Proprio il Giornale da quarant’anni è una delle pochissime sedi nelle quali gli intellettuali non legati alla sinistra si possono esprimere liberamente.

La sua domanda però ha anche un’altra risposta, più immediata: i grandi gruppi editoriali hanno capito che è molto più facile proteggere i loro interessi andando d’accordo con la sinistra, e di conseguenza hanno messo a disposizione della sinistra i loro mezzi di comunicazione. Solo io ho fatto una scelta diversa, e secondo alcuni dei miei amici è stato il mio errore fondamentale. In termini di convenienza avevano ragione, se mi fossi allineato con la sinistra vent’anni fa, sarei stato portato in trionfo. Ma sono più orgoglioso di questo consapevole e determinato errore che di tanti altri successi».

A proposito di giornalisti. Da Maurizio Costanzo a Enrico Mentana, a Santoro in Mediaset (e forse oggi anche Floris) non è che lei ha un debole per quelli di sinistra?
«La domanda giusta è un’altra: dopo tutto questo, devo ancora dimostrare di essere un editore liberale?

La verità è che le televisioni del gruppo Mediaset sono televisioni commerciali, che si rivolgono a un pubblico vastissimo, di ogni idea politica. È quindi logico, giusto, coerente con la loro stessa natura, che si rivolgano a tutti e che al loro interno vi siano voci diverse. Non soltanto sarebbe poco liberale, ma sarebbe anche un errore imprenditoriale gravissimo tentare di imporre una linea politica alle reti Mediaset. La tv commerciale è per sua natura e definizione “ecumenica”. E questa è anche la ragione del suo successo».

Quale crede potrà essere il futuro dell’editoria in Italia?
«Certo il destino della carta stampata, e anche quello della televisione generalista, è di trasformarsi profondamente di fronte alle nuove, sconfinate praterie di libera informazione offerte da internet. Non sarà più quello di dare le notizie, ma di interpretarle, analizzarle, contestualizzarle e di proporre una chiave di lettura. Ma proprio per questo il pluralismo diventa ancora più importante. Questa è la ragione per la quale il gruppo che ho fondato continuerà a puntare sull’editoria: abbiamo difeso il pluralismo nella comunicazione televisiva e, attraverso il Giornale, nella carta stampata. Continuare a tutelarlo in futuro, in anni che saranno difficili, sarà una battaglia culturale, doverosa e decisiva. Una battaglia per certi versi analoga a quella – ben distinta, nelle persone, nelle strutture, nelle risorse – che continuerò a combattere con le donne e gli uomini di Forza Italia nel campo della politica».

Veniamo all’oggi. E alla politica.
«Avrei preferito evitarlo, questa era un’intervista sulla splendida storia del Giornale. Ma non voglio sottrarmi.

Ho riflettuto a lungo sugli ultimi risultati elettorali. Un innegabile successo di Renzi – non del Pd, come dimostrano i risultati delle amministrative – che però ha confermato tre cose: che per fortuna il pericolo Grillo, forse proprio grazie al nostro ripetuto grido d’allarme, si sta ridimensionando, che l’area moderata esiste e non si è ridotta nei numeri, nonostante molti nostri elettori abbiano scelto l’astensionismo, e che la parte di gran lunga maggiore dei moderati guarda a noi come punto di riferimento. In queste condizioni, ci sono due cose che abbiamo il dovere di fare: collaborare a vere riforme che rendano finalmente l’Italia governabile, battendoci per quella più importante di tutte, l’elezione del presidente della Repubblica da parte dei cittadini, e prepararci per le prossime elezioni politiche, forse non lontane, nelle quali il confronto vero sarà ancora una volta fra noi del centrodestra e la solita sinistra, questa volta rappresentata dall’immagine più moderna di Matteo Renzi. Per questo stiamo lavorando a tempo pieno per organizzare Forza Italia, per radicarla di più sul territorio, aprirla a volti nuovi, scegliere dirigenti che abbiano il consenso della base. In questo progetto c’è posto per tutti e c’è bisogno di tutti. Io sono certo che nessuno cadrà nella trappola di chi vorrebbe dividerci. Al contrario, comincia oggi un cammino per riportare tutti coloro che vogliono un’Italia più liberale, più efficiente, più solidale, che metta al centro la persona, ad impegnarsi con noi per riuscire finalmente a realizzarla».

In questi ultimi mesi sono emerse tante testimonianze sugli eventi che nel 2011 portarono alla caduta del suo governo. Lei ha sempre parlato di colpo di stato e ora Forza Italia chiede una commissione d’inchiesta. Ma che aveva fatto di tanto male, lei?
«È molto semplice. Il mio ultimo governo è stato stimato, da istituzioni indipendenti, come il miglior governo italiano degli ultimi decenni. Abbiamo affrontato e risolto emergenze come quella dei rifiuti a Napoli, abbiamo salvato l’Alitalia impedendo che la compagnia di bandiera finisse nelle mani di un diretto concorrente come la Francia, abbiamo affrontato la tragedia del terremoto all’Aquila fornendo a tempo di record un tetto stabile e dignitoso a chi era rimasto senza casa, nel discorso di Onna avevo indicato la strada di una vera pacificazione fra gli italiani in nome di valori comuni e condivisi, avevamo portato l’Abruzzo distrutto dal terremoto al centro dell’attenzione mondiale allestendo il G8 all’Aquila, avevamo bloccato l’immigrazione clandestina fermando i mercanti di morte sulla sponda sud nel Mediterraneo. E in conseguenza di tutto questo il presidente del Consiglio era arrivato a un tasso record di consenso del 75,3%».

E come reagì il mondo della sinistra?
«Ciò mi valse i complimenti dei colleghi europei, ma terrorizzò la sinistra. Furono in molti ad esprimere lo stesso timore: “Questo Berlusconi non ce lo togliamo più dai piedi”. E da allora la parola d’ordine fu una sola: “Berlusconi delendum est”. Il resto della storia è noto: nel 2010 fallì il primo tentativo di mandarmi a casa e, dopo un anno orribile di aggressioni al mio prestigio e alla mia immagine, di attacchi finanziari ai titoli del nostro debito pubblico, di ostacoli al nostro agire da parte di nemici esterni ed interni, ebbe successo, nel 2011, il disegno successivo. Come tutti sanno, quando in democrazia si impone un governo che non è stato scelto dai cittadini, la parola può sembrare forte, ma il termine giusto è “colpo di stato”».

Noi del Giornale ci siamo occupati molto di questa vicenda. Altri giornali molto meno. Come mai?
«È facile rispondere: perché le radici di gran parte degli organi di informazione, e dei loro editori, sono saldamente piantate a sinistra. È un contratto di comune interesse. Se ne avvantaggiano loro e anche la sinistra».

In effetti qualche guaio noi e altri mezzi di informazione del gruppo glielo abbiamo procurato. Dicono che il presidente Napolitano e alti magistrati rinfaccino a Lei alcune cose scritte da noi. Bizzarro, ma è vero?
«È innegabile che le cose scritte dal Giornale di solito vengono attribuite a me. Ma tutti coloro che ci lavorano sanno bene che questo non è vero. Io sono grato e affezionato al Giornale, che da 40 anni è un baluardo di libertà. Ma non ho mai voluto influire sulla linea del Giornale, che pure a volte ha scritto e scrive cose che non condividevo e non condivido.

Chi pensa il contrario evidentemente è abituato ad altri editori e ad altri giornali, in cui dare e ricevere ordini è del tutto normale. Applica a noi lo stile e i comportamenti del mondo che frequenta».

Presidente, in questi anni ha mai avuto paura?
«Le pratiche giudiziarie di cui sono stato vittima avrebbero dovuto non mettermi paura, ma terrorizzarmi. Ma ho avuto, fortunatamente, un grande dono da mio padre e da mia madre: mi hanno insegnato il coraggio e la determinazione a non cedere mai, quando so di essere nel giusto.

E poi mi conforta l’affetto costante di milioni di italiani. Lo avverto ogni volta che mi muovo, che vado da qualche parte: l’abbraccio della gente è affettuosissimo, spesso si blocca addirittura il traffico perché in tanti vogliono vedermi, salutarmi, esprimermi solidarietà. Tanto è vero che limito i miei spostamenti in luoghi pubblici anche per non recare troppo intralcio. Non posso avere paura, anche per rispetto a tutti questi italiani».

Lascerà un giorno la politica?
«No. Non fino a quando l’Italia non sarà quel grande Paese liberale che abbiamo sognato. E d’altronde, purtroppo, anche la politica, quella di una certa sinistra, non lascerà mai me. Non rinunceranno a provare a distruggermi».

Accontentiamo Travaglio: ci dia un ordine.
«Vi ordino di non accettare mai ordini da nessuno».

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Campania E’ morto Ciro Esposito, 50 giorni di agonia

E’ morto Ciro Esposito, 50 giorni di agoniaIl tifoso del Napoli fu ferito a Roma il 3 maggio prima della finale di Coppa Italia

Redazione ANSA ROMA 25 giugno 201407:

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Ciro Esposito, il giovane tifoso del Napoli ferito a Roma prima della finale di Coppa Italia, è morto alle prime ore di questa mattina nel reparto di Rianimazione del Policlinico Gemelli, dove era ricoverato. Le sue condizioni si erano improvvisamente aggravate ieri, dopo svariati interventi chirurgici che avevano fatto sperare in un miglioramento.  Cosciente quasi fino all’ultimo, era entrato in coma irreversibile. Esposito è morto “per insufficienza multiorganica non rispondente alle terapie mediche e di supporto alle funzioni vitali”, ha precisato Massimo Antonelli, direttore del Centro rianimazione del Gemelli, che ha anche espresso,  nome di tutto il reparto “profondo cordoglio e vicinanza ai genitori di Ciro in questo momento di dolore per la perdita del proprio figlio”.

Lo zio, basta violenza – “A nome di tutta la famiglia – ha aggiunto lo zio di Esposito – dico a tutti basta violenza”. Esposito era rimasto ferito da colpi di pistola a Roma il 3 maggio, vicino allo Stadio olimpico prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina. Un’infezione polmonare che si è innestata in un quadro clinico già compromesso. Sarebbe questa la causa dell’aggravarsi delle condizioni di Esposito. L’uomo era gia’ stato sottoposto ad alcune operazioni, la prima al polmone; era in dialisi e aveva un’attività epatica non pienamente efficiente. L’ultimo intervento il 19 giugno scorso

Allerta forze ordine Roma, si temono raid tifosi – Forze dell’ordine in allerta nella Capitale per l’eventuale arrivo di gruppi isolati di tifosi napoletani  dopo il decesso di Ciro Esposito. Si temono raid e vendette nei confronti della tifoseria romanista. A sparare a Ciro sarebbe stato un ultrà giallorosso, Daniele De Santis.

La visita della famiglia Sandri –  A fare visita a Ciro Esposito, ieri, anche il padre e il fratello di Gabriele Sandri, il tifoso laziale ucciso l’11 novembre del 2007 in un’area di servizio nei pressi di Arezzo mentre era in viaggio in macchina, con quattro amici, diretto verso lo stadio Meazza per vedere la partita Inter-Lazio. Durante una sosta nell’area di servizio Badia del Pino, sulla A1, Gabriele Sandri fu colpito da un colpo di pistola sparato dall’agente della Polstrada Luigi Spaccarotella.

Per il ferimento in carcere tifoso giallorosso – Per gli incidenti avvenuti prima della finale di Coppa Italia del 3 maggio scorso, e per il ferimento di Ciro Esposito, morto questa mattina al Gemelli, è attualmente detenuto per l’accusa di tentato omicidio, Daniele De Santis. Secondo gli inquirenti, l’ultrà romanista ha fatto fuoco in direzione di alcuni tifosi del Napoli, tra cui Ciro Esposito, nel corso di una rissa scoppiata dopo che De Santis, assieme ad altre tre persone ancora da identificare, aveva provocato alcuni tifosi del Napoli a bordo di un bus con lanci di oggetti e fumogeni. Nei confronti dei tre tifosi partenopei rimasti feriti, il pm Eugenio Albamonte contesta il reato di rissa. Per questa vicenda nelle scorse settimane si è svolto un incidente probatorio per raccogliere la testimonianza di Raffaele Puzone, il supporter napoletano che ha confermato di aver visto De Santis fare fuoco. Nel corso della sua ricostruzione però il superteste è caduto in contraddizioni.

Famiglia, suo corpo a Napoli – La famiglia Ciro Esposito vuole riportare a Napoli il corpo del giovane. Uno degli zii di Esposito, secondo quanto si è appreso, ha contattato la questura di Roma per chiedere l’autorizzazione a disporre della salma, che potrebbe però essere messa a disposizione dalla magistratura per l’autopsia considerando che c’è un’inchiesta in corso.

Niente maxischermo a Scampia per match Italia – Niente maxi schermo ieri sera a Scampia per la partita dell’Italia, dopo l’aggravarsi delle condizioni di salute di Ciro Esposito, ferito prima della finale di Coppa Italia a Roma dello scorso 3 maggio. La decisione è stata presa dal presidente della Municipalità, l’avvocato Angelo Pisani, che assiste legalmente il giovane tifoso del Napoli. Per la sfida con l’Uruguay dell’ex Cavani, la Municipalità aveva organizzato un evento nella villa comunale di Scampia, con l’installazione del maxi schermo.

Lo zio di Ciro, Questore e Prefetto Roma si dimettano – “Vogliamo giustizia, non vogliamo che il nome di mio nipote sia usato per altre violenze. Ma il questore e il prefetto di Roma devono dimettersi”. Così lo zio di Ciro, Enzo Esposito davanti al Gemelli. “Mio nipote sta morendo- aveva detto ieri, prima del decesso – perché quel fascista gli ha sparato – ha aggiunto -, ma anche perché é rimasto a terra un’ora senza soccorsi. Vogliamo De Santis condannato e questore e prefetto a casa per le loro negligenze”. Lo zio di Ciro ha anche criticato aspramente il sindaco di Roma Ignazio Marino per non essere mai venuto a trovare il giovane. “Il suo squallore é ormai chiaro”, ha detto.

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[ tratto dalla stampa cittadina d Castellammare ]

Napoli, l’ex sindaco Bobbio al funerale di Geppi Marotta: “Onore al camerata”

bobbio_luigi_geppi(di Genny Manzo) Napoli – Nel pomeriggio di ieri, al Vomero, si sono tenuti i funerali del fondatore di F.lli La Bufala, Geppi Marotta. Ebbene, c’era una folla importante per l’estremo saluto al 56enne imprenditore napoletano, da tempo ammalato; ma anche un momento di “risveglio” per i nostalgici dell’ideologia fascista. Chi c’era al funerale del “camerata” Geppi? Subito! il giudice Luigi Bobbio, a quanto apprendiamo,… [continua a leggere] amico camerata di tante battaglie, spalla a spalla, con Geppi ai tempi del liceo; ed è stesso lui a ricordarlo dalle pagine del suo social: “ONORE a te Geppi Marotta! Onore a un uomo che non ha mai indietreggiato! Onore al camerata con il quale spalla a spalla, giovani liceali, abbiamo affrontato avversari politici cinque volte più numerosi di noi nel nome di un ideale che non abbiamo mai tradito e che non ci ha mai abbandonato! Addio amico mio!”. Messaggio di cordoglio al quale ha fatto seguito, sempre sul social del giudice, oggi “di stanza” nel Tribunale di Nocera Inferiore del Presidente, Catello Marano, una condivisione di un video dell’uscita del feretro di Geppi Marotta dove, tuttavia, si intravedono diversi saluti romani e, sulla bara, una bandiera con la croce celtica.

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BERGOGLIO E LA SPERANZA NELLE CALABRIE – L’ENCICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO – ALTRO… (Da LAOGAI – Il regime cinese, etc.)

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BERGOGLIO E LA SPERANZA NELLE CALABRIE – L’ENCICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO – ALTRO… (Da LAOGAI – Il regime cinese, etc.)

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—– Original Message —– From: Associazione Azimut -To: Il Tempo
Sent: Wednesday, June 25, 2014 12:24 PM
Subject: AL DIRETTORE RESPONSABILE DEL QUOTIDIANO << IL TEMPO >> DI ROMA – DOTTOR GIAN MARCO CHIOCCI
[ via fax e per E.mail ]
Questo articolo è stato inviato al quotidiano “Il Tempo” di Roma – Alla cortese attenzione del Direttore  Responsabile Gian Marco Chiocci : “Le saremmo immensamente grati se volesse disporre di ospitarci con la pubblicazione di quanto segue e che Le inviamo per il nostro amatissimo Papa Francesco. Grazie molte e con i nostri migliori saluti.” “Azimut” – Napoli ( il presidente Arturo Stenio Vuono )
QUESTO ARTICOLO E’  STATO  PUBBLICATO GIA’ IN RETE – VEDI LINK SOPRA
Arturo Stenio Vuono IL POST DEL PRESIDENTE
 BERGOGLIO L’ENCICICLICA QUOTIDIANA E IL CARISMA DI PAPA FRANCESCO
Arturo Stenio Vuono *
Parlare di Bergoglio ci porta trepidazione, più di un timore a non essere aperti a sufficienza tanto da descrivere l’uomo e il pontefice; e Papa Francesco, chiamato al soglio – geograficamente – dalla fine del mondo, è una figura dal nuovo carisma che bussa a tutte le porte e infila inesplorati passaggi, e tutte le cittadelle turrite, anche le più ostili per il passato. Quel che più colpisce è la quotidianetà con la quale va scrivendo, nei fatti e nella realtà, la migliore e magnifica enciclica che non erudisce ma che costituisce l’esempio; e del cui sbocco, per la Chiesa, è difficile quanto prematuro intravederne l’esito. Ora, però, già sappiamo che veramente l’intervento del Santo Spirito prevede e provvede, il popolo di Dio ha la sua guida e, silenziosamente, s’è rimesso in marcia; tant’è che il nuovo martirio dei molti cristiani, nei cinque continenti,  sia che si tratti di violenze fisiche o morali cui sono sottoposti, n’è la tangibile riprova ed è la tremenda, crudele, risposta delle forze che – da sempre – vorrebbero annientare la verità della luce e offrire sacrifici dell’umanità alle tenebre. Il Santo Spirito vede e interviene, e crederlo non è più solo l’atto di fede ma il constatare una più che palpabile e, per certi versi, misteriosa realtà.  La generazione cui apparteniamo, a tutt’oggi, ha visto e conosciuto ben sette romani pontefici, dei quali due fatti santi, che hanno incrociato pure tutto il profetico e, per gran parte, ciò che sin dal tempo dei tempi, com’è noto, è scritto; il credere – anche – alle profezie, in verità, è assai problematico ma è sempre possibile, e non v’è alcuna contraddizione in termini che tenga, ove pure non si siano – compiutamente – avverate; ma a ben vedere, le cose non stanno proprio così se si considera che gli interventi, straordinari, della Vergine ne possono più che condizionare il corso – come nel caso dell’attentato a Giovanni Paolo II, il papa magno, – e  le profezie possono cambiarsi e deviarsi, ritardarsi o addirittura azzerarsi. Come incardinarvi Francesco ? è, per ora, una domanda ancora senza risposta. Per intanto c’è questo vescovo, autentico, nato Jorge Mario, e pensionante a Santa Marta, che si mostra propriamente per quel che è; il gesuita – francescano, già amato un poco da tutti, condiviso e accettato dalle moltitudini immense dei giovani che – da tempo – sono rientrati nella Chiesa e, invero, anche da quelli passati per più tiepidi e scettici, ma in specie il prediletto dei bambini come degli anziani, e sopratutto dai diversamente abili e sofferenti che sono più vicini di noi al Gesù dei patimenti indicibili; essi, corrispondendo in pieno alle solidali e caritatevoli, tenere carezze di Bergoglio – così come ci appaiono – hanno il volto rischiarato e, comunque sia, risanati nello spirito. Questo è compreso nel nuovo carisma del pastore che, perciò, possiamo toccare con mano. Lui, Francesco, è venuto – a parte l’enigma della meteora di Albino Luciani, papa Giovanni Paolo I, – in successione a Karol Wojtyla e Joseph Ratzinger, almeno per come c’è dato di comprendere, a completare una missione – senza soluzione di continuità – che ha già visto, rispettivamente, la resa del materialismo storico e la resistenza – provvidenziale – alle insidie del virulento assalto alla fede; essendo che  alla Chiesa, e per l’oggi solo alla Chiesa, di certo, tocca battersi avverso le rinnovate tirannie dell’edonismo e del danaro e contro l’errore.Gli erranti, perciò, sono altra cosa e, probabilmente, uno dei molti compiti che attiene il terzo millennio – tra i tanti – sarà quello di accoglierli, curarne le ferite e comprendere per non giudicare. Non è più il tempo dei mercanti nel tempio e non c’è più bisogno di trincerarsi dentro quel che dicemmo che era “la mia casa è la mia chiesa”. Uscire si deve e si può. Il credente, praticante o meno, e chicchessia di buona volontà, è chiamato – come non mai – ad essere in prima linea, e non può e non deve più disertare. Lunga vita al Papa !
* presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli
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—– Original Message —– From: Giancarlo Lehner
To: Sent: Tuesday, June 24, 2014 1:54 PM
Subject: Lehner: da Forza Italia a Forza Forca
Dal garantismo a Forza Forca! Sono stato truffato, ma è colpa mia. Mi faccio schifo da solo. Mi pento e chiedo venia, anzi mi vergogno d’essere stato, per anni, contiguo a gente come Ravetto, Gelmini, Romani, sicuro che praticassero la religione della libertà e della civiltà giuridica. In realtà, la loro indefessa professione di fede è, benché sia improbabile una qualche loro cognizione di Guicciardini,  il proprio santissimo “particulare” . 
Giancarlo Lehner
—– Original Message —– From: Giancarlo Lehner
To:
Sent: Wednesday, June 25, 2014 12:04 PM
Subject: Lehner: no al banditismo pallonaro
La cattiva notizia riguarda il decesso di Ciro Esposito, vittima del tifo drogato e criminale. Invece della retorica e della falsa coscienza, sarebbe il caso di combattere, equiparandolo alla mafia e la camorra, il potere del tifo organizzato, inibendogli il controllo del territorio, degli stadi, delle stesse società. Forse, bisognerebbe prendere esempio da Lotito, che ha coraggiosamente cassato, benché a suo rischio e pericolo, la prassi delle complicità col banditismo pallonaro.
 La buona notizia è che per la stagione della raccolta dei pomodori sono finalmente disponibili le braccia di Prandelli, Abete, Balotelli e non solo.
Giancarlo Lehner
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—– Original Message —– From: Vincenzo Mannello

To: ( . . . ) Sent: Wednesday, June 25, 2014 3:23 PM

Subject: “la bocca sollevò dal fiero pasto il calciator,forbendola a’ Prandelli”…

 

…il quale si è rivolto a Renzi offrendo le dimissioni irrevocabili perché “sotto attacco di ambienti ostili” oltreché (particolare di non scarso conto) protagonista di “progetto tecnico non vincente (??)”.
In verità il CT si è pure rivolto alla Fifa per il morso di Suarez a Chiellini (zuffe tra cani) con la richiesta di sprofondare il goleador uruguagio nel nono
girone, quello che annovera i reprobi squalificati del mondiale.
Verrà ascoltato ? Dal suo amico Renzi,sicuramente si.
Sembra sia pronto un posto di prestigio come commissario della commissione europea per il “rinnovamento” che lo collochi al sicuro dalle accuse nazionali (e,diciamolo,un poco provinciali) di “rubare i soldi dei contribuenti” rivoltegli da giornali berlusconiani (senti chi scrive !).
Quanto al “progetto tecnico non vincente” basta considerare,aldilà di qualunque giustificazione,che la nazionale azzurra ha prodotto nella due partite chiave (Costarica ed Uruguay) due tiri sbagliati in 180 minuti. Tutti trascorsi dai valenti calciatori a trascinarsi per i campi brasiliani in condizioni fisiche peggiori dei dispersi in deserti africani.
“Stingiamoci a coorte,siam pronti alla morte” hanno intonato prima della partita i “nostri” al suono dell’inno nazionale.
Non si è vista assolutamente la coorte,solo sbrindellati giocatori che,ogni tanto,colpivano la palla ognuno rigorosamente per proprio conto,senza che la palla stessa riuscisse a raggiungere il compagno cercato e,tantomeno,la porta  avversaria.
La morte,quella figurata per fortuna,si è invece fatta vedere : quella del bel gioco,della freschezza atletica,del coraggio,dell’intelligenza tattica e persino del buon senso.
Dalla testa di Prandelli è partita,è passata dai giocatori ed a Prandelli è tornata.
Allenatore e giocatori a cantare erano pronti,a morire per la patria no di sicuro.
Purtroppo non erano preparati neanche per la più elementare esigenza : giocare al calcio.

Grazie per l’attenzione.
Vincenzo Mannello

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—– Original Message —– From: csrbruni

To: Associazione Azimut

Sent: Wednesday, June 25, 2014 8:53 AM

Subject: Con successo pubblicato in Romania il Pierfranco Bruni del romanzo dedicato all’amore e morte di Claretta e Mussolini

 

 

 

 

 

 

 

Con successo pubblicato in Romania il Pierfranco Bruni del romanzo dedicato all’amore e morte di Claretta e Mussolini

 

Importante successo riscuote il romanzo di Pierfranco Bruni: “Passione e morte. Claretta e Ben” tradotto e pubblicato in Romania. Appena uscito, la distribuzione e la presentazione sono previste già per settembre prossimo con un articolato dibattito sulla storia d’amore tra Benito Mussolini e Claretta Petacci.
Infatti il romanzo di Bruni racconta, in una interpretazione affascinante e tragica, la grande passione degli amanti ma anche il disperante finale.
Un romanzo che ha fatto molto discutere in Italia, pubblicato in Italia dalla Casa editrice Pellegrini, tanto che Rai Uno nei programmi culturali di Gigi Marzullo ha dedicato un’intera puntata.
Il romanzo anche  in Romania si presenta con una elegante edizione e in copertina una bella immagine di Claretta e in basso, in un riquadro, il viso di Mussolini.
Perché tradotto in Romania dalla Editura Capriccio “Passione e morte”?
Alla domanda Pierfranco Bruni ha risposto: “Credo che i grandi amori che restano legati alle tragedie appassionano sempre. Si tratta di un romanzo che ha visto lunghi anni di preparazione e la figura di Claretta vive costantemente nel mio immaginario. Io ho sempre cercato di scrivere dei romanzi incompiuti perché sono convinto che il romanzo in sé dovrebbe avere delle incompiutezze. Forse questo sulla storia e sul misterioso dell’amore tra la Petacci e Mussolini è un ‘orto concluso’.  Quel loro destino non smette di affascinarmi”. Sottolinea ancora Bruni:  “Sono veramente contento e grato, a chi ha creduto in questo mio libro. È proprio un bel fatto che questo romanzo sia piaciuto in una Nazione ricca di culture e di grandi tradizioni narrative che hanno segnato anche la mia formazione giovanile”.

 


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—– Original Message —– From: Segreteria – Fondazione AN
Sent: Tuesday, June 24, 2014 12:42 PM
Subject: comunicazione 244.2014

Carissimi,

vengo con questa mia a fornirVi il consueto aggiornamento sulle più recenti attività ed iniziative della Fondazione.

Mi sia consentita, peraltro, una riflessione di carattere preliminare che, confido, possa contribuire a mantenere, al nostro interno, quel clima di serenità che è il miglior presupposto di un buon lavoro.

Se vogliamo che la Fondazione possa continuare ad essere, come doveroso e giusto che sia, la casa comune di tutti noi è necessario che vi sia sempre il massimo rispetto reciproco e ogni valutazione sul rispettivo operato sia effettuata, esclusivamente, con riferimento all’apporto che singolarmente viene dato per il raggiungimento dei nostri fini istituzionali che si traducono nell’affermazione, in ogni contesto, dei principi, valori, idee e programmi di Alleanza Nazionale.

A ciò si aggiunga che, in un clima così confuso e disgregato, qual è quello dell’attuale panorama politico a Destra, se intendiamo far svolgere dalla Fondazione le funzioni di punto di riferimento – valoriale e programmatico – è necessario che si “guardi solo avanti”  perseguendo, almeno sul piano umano ed astrattamente politico, un disegno di ritrovata unità di intenti tra tutte le componenti del nostro mondo, ritenendo quindi prezioso un sincero apporto in tal senso senza pregiudiziali di sorta.

Fatta questa breve premessa mi sento, altresì, di rassicurarVi circa il clima di serenità e collaborazione che regna, in realtà nella sostanza, in Fondazione al di là di alcune effervescenze, anche giornalistiche, che possono dare una impressione diversa.

Del resto, e ben ricorderete quanto sia sempre stato “tumultuoso”, qualche volta ben oltre i limiti dell’effervescenza, il clima interno, del Movimento Sociale Italiano prima e di Alleanza Nazionale poi, e, quindi, sono certo che saprete già filtrare le “effervescenze” senza lasciarVi suggestionare più di tanto nella consapevolezza, tra l’altro, che il dibattito interno è indispensabile per prendere le migliori decisioni possibili.

Passando adesso alle nostre attività, sono in primo luogo ad informarVi del fatto che, in occasione dell’ultima seduta del Consiglio, ho provveduto, in conformità a quanto precedentemente deliberato, a sottoporre all’attenzione del Consiglio stesso le bozze di massima delle linee guida delle due iniziative, di carattere nazionale, in tema di formazione da un lato e ricerca storica ed archivio dall’altra, che la Fondazione ha deciso di attuare, attingendo anche alla comunque preziosa esperienza fatta in sede di istruttoria dei progetti presentati nell’ambito del bando dell’agosto 2013, al quale non è più stato dato seguito in dipendenza dell’entrata in vigore della Legge n.13/2014.

Tali bozze sono, adesso, all’attenzione dei componenti del Consiglio per le relative osservazioni e valutazioni del caso, propedeutiche alla loro definitiva stesura e successiva applicazione.

E’ stato, altresì, deciso che i locali di via della Scrofa 43 siano destinati alla realizzazione di un punto di aggregazione.

Si è poi affrontato il tema di una eventuale evento mediatico che dovrebbe tradursi in un forte momento aggregativo del nostro mondo con un dibattito aperto sulle prospettive e sul futuro del Centrodestra in Italia. Il relativo progetto è attualmente allo studio.

Un ultima nota, infine, per quanto concerne il nostro patrimonio immobiliare.

Venuta meno la possibilità di dare una risposta strategica alla questione attraverso il definitivo perfezionamento dell’apposito bando in dipendenza, in particolar modo, dell’entrata in vigore della Legge n.13/2014, il tema è stato immediatamente portato all’attenzione del C.d.A. ove, nel corso dell’ultima seduta, all’unanimità è stato incaricato il Sen. Antonino Caruso, con la collaborazione dell’On. Maurizio Leo, del Presidente e del Segretario Generale della Fondazione, e nei rispettivi ruoli dei due Presidenti le società immobiliari, di elaborare, quanto prima, un piano strategico relativo alla complessiva gestione del patrimonio immobiliare con approfondimento di tutte le complesse problematiche fiscali, tributarie, etc., alla luce anche della nuova normativa in materia di contribuzione ai partiti, in relazione alla quale i due Presidenti delle società immobiliari hanno fornito ulteriori aggiornate note informative nonché hanno adottato le iniziative e cautele del caso.

Nel frattempo prosegue il ciclo delle manifestazioni del Centenario Almirantiano, di rilievo nazionale, nel cui contesto, dopo quella di Milano, il 26 giugno p.v., come ricorderete, si terrà, in Roma presso la Camera dei Deputati, la commemorazione, in forma istituzionale, di Giorgio Almirante quale parlamentare italiano nonché altre manifestazione di corredo in relazione alle quali sarà mia cura tenerVi informati.

Ciò premesso, tale iniziativa, ha riscosso un grande successo sia in termini di richieste di patrocinio, ben 45 per relativi eventi già tenutisi a ridosso del 22 maggio u.s. ed altri 6 che si terranno da qui a settembre p.v., sia in termini di partecipazione riscontrando un ampio consenso che, seppur indubbio per la figura politica che si andava celebrando, non ugualmente scontato se si valuta lo scenario politico nel quale ci troviamo ed in cui la Fondazione Alleanza Nazionale deve inserirsi proprio perché è, essa stessa, Alleanza Nazionale e non, come spesso la stampa strumentalizza, una fondazione di comodo per gli interessi di pochi.

Le 45 manifestazioni, di cui sopra, hanno avuto luogo in quasi tutte le regioni d’Italia (Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Emilia, Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Trentino, Umbria, Veneto) interessando i propri capoluoghi di provincia ed ancor più i relativi entroterra, rendendo degno omaggio ad un grande italiano quale, appunto, è stato il nostro Giorgio.

All’uopo mi preme sottolineare, infine, come la Fondazione Alleanza Nazionale abbia dato spazio, in modo assolutamente imparziale, a chiunque abbia presentato richiesta, in conformità ai requisiti imperativi uno su tutti quello dell’apartiticità, abbracciando tutte le varie sensibilità ed anime che popolano il Centrodestra ed ancor più la Destra.

Un caro saluto a tutti

Sen. Avv. Franco Mugnai

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 ( CORRISPONDENZE )
—– Original Message —– From: longolegal@libero.it
Sent: Wednesday, June 25, 2014 3:30 PM
Subject: I: STUDIO LEGALE LONGO

 


—-Messaggio originale—-
Da: 
longolegal@libero.it
Data: 25-giu-2014 15.29
A:
Ogg: STUDIO LEGALE LONGO

https://it-it.facebook.com/pages/STUDIO-LEGALE-LONGO/126943997339335

 

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—– Original Message —– From: newsletter@mpv.org
Sent: Wednesday, June 25, 2014 11:46 AM
Subject: Rassegna stampa del 24 giugno 2014

 

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Mercoledì 25.06.2014 – 11:44 AM
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25/06/2014
Si parla di noi
Cassano ricorda Uslenghi. E gli intitola la passeggiata
La Provincia di Varese

 

25/06/2014
Si parla di noi
Montagnana. Viaggio a Strasburgo come premio per Leonardo Zanini
Il Mattino di Padova

 

25/06/2014
Si parla di noi
Uslenghi e tanti altri. Omaggio della città
La Prealpina

 

25/06/2014
Aborto
Aborto: il dolore delle donne
Zenit.org

 

25/06/2014
Aborto
“Aborto, basta obiettori; i medici dei consultori tenuti a dare il via libera”. Rivoluzione nel Lazio
La Repubblica

 

25/06/2014
Aborto
Lazio, stop agli obiettori nei consultori familiari
Avvenire

 

25/06/2014
Aborto
“Totalitarismo inaccettabile”
Avvenire

 

25/06/2014
FineVita
Il Belgio è fuori controllo. Ogni giorno 5 morti a richiesta
Avvenire

 

25/06/2014
FineVita
“Intervento corretto, ora serve una legge”
La Repubblica

 

25/06/2014
FineVita
Lambert, stop alle cure; la Corte: “Sì all’eutanasia”. Ma la madre si oppone
La Repubblica

 

25/06/2014
FineVita
Mina Welby. “Una legge dia forza ai testamenti biologici”
La Stampa

 

25/06/2014
FineVita
Paola Binetti. “I giudici non decidano sulla vita delle persone”
La Stampa

 

25/06/2014
FineVita
Parigi apre all’eutanasia: stop alle cure a Lambert
Avvenire

 

25/06/2014
FineVita
Save the children? No, kill the children. Ora vuole l’eutanasia dei bambini
Il Foglio

 

25/06/2014
FineVita
Sentenza storica in Francia. “Lasciate morire Vincent”
La Stampa

 

25/06/2014
FineVita
Urge in Italia una legge sul fine vita
Il Secolo XIX

 

25/06/2014
Varie
Meriam bloccata nell’incubo Sudan
Avvenire

 

25/06/2014
Varie
Quei turisti per motivi di famiglia
La Repubblica

 

Movimento Per la Vita italiano – Lungotevere dei Vallati, 2 00186 Roma || C.F. 03013330489 || mpv@mpv.org – credits
copyright © 2008 – Movimento Per la Vita italiano

 

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—– Original Message —– From: Forum delle Associazioni Familiari
Sent: Wednesday, June 25, 2014 1:04 PM
Subject: FORUM FAMIGLIE – rassegna stampa del 25 giugno 2014
   Rassegna stampa del 25 Giugno 2014

PRIMA PAGINA – Nel Lazio vogliono fare a pezzi anche la legge 194

La giunta regionale del Lazio vuole imporre ai medici o­biettori la prescrizione della ‘pillola del giorno dopo’, l’inserimento della spirale con­traccettiva, la certificazione per l’Ivg. L’obbiettivo è di contrastare il ricorso all’obiezione. O forse soprattutto di dare una bella bacchettata ai medici “rei” di non scendere a compromessi con la propria coscienza.
La decisione è destinata a suscitare polemiche anche tra i sostenitori della legge 194 che sono costretti ad assistere allo smatellamento della legge che per decenni ha rappresentato un tabu intangibile. L’articolo 9 della legge sta­bilisce infatti che ‘il personale sanitario non è tenuto a pren­dere parte alle proce­dure di cui agli artico­li 5 e 7 (dove si disci­plina il processo di certificazione e auto­rizzazione che prece­de l’aborto stesso) e a­gli interventi per l’in­terruzione della gravi­danza, qualora sollevi obiezione di coscien­za’. Quindi il decreto del presidente Zingaretti oltre a calpestare un fon­damentale diritto, giuridicamente fon­dato, di singoli medici-cittadini si pone apertamente in contrasto con una legge nazionale.

Aprile 2014 – Rinnovamento
SI PARLA DI NOI :: Pellegrinaggio delle famiglie per la famiglia 185 KB

Giugno 2014 – PuntoFamiglia
Fecondazione Artificiale
SI PARLA DI NOI :: Spazio Forum 162 KB

24 Giugno 2014 – RomaSette.it
Tutto pronto per E…state in famiglia 92 KB

25 Giugno 2014 – Avvenire (Milano)
SI PARLA DI NOI :: LODI. Culle sempre piu’ vuote 147 KB

25 Giugno 2014 – Avvenire
MERIAM bloccata nell’incubo Sudan 964 KB

25 Giugno 2014 – CorrieredellaSera
MERIAM fermata di nuovo all’aeroporto 143 KB

25 Giugno 2014 – Sole24ore
Unioni Di Fatto
Pronto il testo unico 79 KB

25 Giugno 2014 – Foglio
Unioni Omosessuali
Prime prove tecniche con un Pd diviso 125 KB

24 Giugno 2014 – SirPrimaPagina
Unioni Omosessuali
Sacconi. Diritti privati in ambito privatistico 539 KB

23 Giugno 2014 – SirPrimaPagina
Unioni Omosessuali
Fattorini. Non facciamo matrimoni finti 576 KB

25 Giugno 2014 – Avvenire
Obiezione Di Coscienza
LAZIO. Stop gli obiettori nei consultori 515 KB

25 Giugno 2014 – Repubblica
Obiezione Di Coscienza
LAZIO. Basta obiettori 378 KB

25 Giugno 2014 – Stampa
Eutanasia
FRANCIA. Lasciate morire Vincent 221 KB

25 Giugno 2014 – Stampa
Eutanasia
Binetti: i giudici non decidano sulla vita delle persone 74 KB

25 Giugno 2014 – Avvenire
GIOCO D’AZZARDO. Le slot delle cosche 243 KB

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 ( RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO )

—– Original Message —– From: Formazione
Sent: Wednesday, June 25, 2014 11:39 AM
Subject: Corso Europa Creativa: I Fondi europei per la Cultura | Roma, 7 – 8 – 9 luglio 2014
CORSO DI FORMAZIONE – OBIETTIVO EUROPA

EUROPA CREATIVA: I FONDI EUROPEI 2014-2020 PER I SETTORI CULTURALI E CREATIVI
Linee guida e strumenti operativi per partecipare con successo ai bandi europei del programma Europa Creativa
ROMA | 7 – 8 – 9  LUGLIO 2014

PRESENTAZIONE DEL CORSO

Il Corso, in programma a Roma nei giorni 7 – 8 – 9 luglio pv.,  si propone di approfondire il nuovo programma comunitario EUROPA CREATIVA presentando, ai partecipanti, il quadro chiaro e completo delle opportunità che l’Europa offre per i settori culturali e creativi nel periodo 2014-2020 e fornendo tutte le indicazioni pratiche e gli strumenti necessari per muoversi in autonomia e partecipare con successo ai relativi bandi.

Il corso intende preparare operatori culturali, imprenditori culturali e creativi, artisti e istituzioni pubbliche a conoscere il programma al fine di sfruttare, al meglio, le possibilità offerte. Saranno analizzati i bandi aperti per capire come strutturare, anche attraverso esercitazioni pratiche, delle proposte di successo.

EUROPA CREATIVA riunisce tre programmi della precedente programmazione 2007-2013 (Cultura, Media e Media Mundus), ma introduce anche alcune importanti novità che ne cambiano la fisionomia, allineandolo agli obiettivi della Strategia Europa 2020.

EUROPA CREATIVA sosterrà artisti, professionisti della cultura e organizzazioni culturali in settori quali le arti dello spettacolo, le belle arti, l’editoria, il cinema, la televisione, la musica, i videogiochi, le arti interdisciplinari ed il patrimonio culturale, permettendo loro di operare in altri paesi e di sviluppare le abilità necessarie nell’era digitale.

I progetti di cooperazione transnazionale tra organizzazioni culturali e creative, la traduzione e la promozione di opere letterarie attraverso i mercati dell’UE, la formazione per i professionisti del settore, i festival cinematografici e i fondi di co-produzione internazionale di film sono solo alcuni degli ambiti di intervento del nuovo programma.

Dopo un’introduzione sulle politiche europee per la cultura (audience development, industrie culturali e creative, dialogo interculturale, mobilità di opere e di artisti), si procederà analizzando il nuovo programma EUROPA CREATIVA con le sue tre componenti (CULTURA, MEDIA e AZIONE TRANS-SETTORIALE) e le altre iniziative finanziate (capitali europee della cultura, marchi del patrimonio europeo, premi culturali europei).

Di carattere intensivo, il corso si articola in due moduli:

• il PRIMO MODULO, della durata di mezza giornata, illustra le politiche culturali europee e il programma EUROPA CREATIVA nel dettaglio;

• il SECONDO MODULO, della durata di 2 intere giornate, fornisce gli strumenti operativi per presentare una proposta di successo nell’ambito dei bandi del programma EUROPA CREATIVA: analisi del bando e della guida di programma; ideazione e formulazione di un’idea progettuale; stesura di una project fiche; costruzione del partenariato; analisi e com

Per  conoscere nel dettaglio gli argomenti trattati durante le due giornate leggi il PROGRAMMA DEL CORSO

ORARIO DELLE LEZIONI

14:30 – 18:30    lunedì 7 luglio 2014
09:30 – 18:30    martedì 8 luglio 2014
09:30 – 17:30    mercoledì 9 luglio 2014

SEDE DEL CORSO

Roma – centro congressi iCavour (nei pressi della Stazione Termini)

DESTINATARI DEL CORSO

Il corso si rivolge in modo particolare, ma non esclusivo, alle organizzazioni (enti pubblici, associazioni, fondazioni, no-profit) e le imprese attive nei settori culturale e creativo,vale a dire tutti i settori le cui attività sono basate su valori culturali e/o su espressioni artistiche e creative.

Questi settori comprendono, ad esempio: archeologia, architettura, archivi e biblioteche, artigianato artistico, audiovisivo (tra cui film, televisione, videogiochi, multimediale), patrimonio culturale, fotografia, design, festival, musica, arti visive, arti dello spettacolo, teatri, editoria, radio, grafica e pubblicità.

QUOTA DI ISCRIZIONE

600 euro iva inclusa (ca. 490 euro + iva 22%)

E’ previsto uno sconto per gli ex allievi e nel caso di più patecipanti provenienti dallo stesso ente/azienda

La quota di iscrizione al corso include il seguente materiale didattico:

– una chiavetta USB contenente tutto il materiale didattico;
– accesso gratuito per 12 mesi alla banca dati bandi europei del portale www.obiettivoeuropa.it

Al termine del corso sarà rilasciato l’Attestato di partecipazione.

MODALITA’ DI ISCRIZIONE

1. Per iscriversi a questo Corso è necessario dapprima inviare la richiesta di prenotazione attraverso il seguente FORM DI PRENOTAZIONE AL CORSO

2. a seguito della prenotazione online, invieremo via email il Modulo di iscrizione, che sarà necessario compilare e rinviare entro il 30 giugno 2014 per perfezionare la propria iscrizione .

Invitiamo, coloro che necessitano di maggiore tempo per formalizzare l’iscrizione, a mettersi in contatto con la segreteria.

Per tutte le informazioni vai su www.obiettivoeuropa.it

oppure chiama il numero 06 92 92 64 26
oppure scrivi a segreteria@obiettivoeuropa.it

Saremo lieti di sentirvi !

Team Obiettivo Europa Formazione

 


 

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Obiettivo Europa srl assicura il trattamento dei dati ex D.Lgs 196/2003. Il Suo indirizzo e-mail è stato estratto dagli archivi Obiettivo Europa srl oppure acquisito su Internet o su elenchi di pubblico dominio a cui Lei (o l’azienda in cui opera) ha dato il consenso. Questo messaggio Le è stato inviato confidando che i temi trattati possano essere di Suo interesse.  Per chiedere la cancellazione della mailinglist rispondere a questa stessa email scrivendo “Cancellami”.

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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT”  NAPOLI 

 

 

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