IL BELPAESE – DONATO LAMORTE NON E’ PIU’- MESSAGGI LEHNER – REPORT GIORGIO BONGIOVANI E ALTRO… (INTERVENTI F.GIANNINI – V.MANNELLO – ETC.)


IL BELPAESE – DONATO LAMORTE NON E’ PIU’- MESSAGGI LEHNER – REPORT GIORGIO BONGIOVANI E ALTRO… (INTERVENTI F.GIANNINI – V.MANNELLO – ETC.)

[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : sabato, 23 agosto e domenica, 24 – 2014 ]
[ PARTE PRIMA ]
( DA MESSAGGIO – “POSTATO” SU FACEBOOK )
foto di Direttanews.it.
  •  [ TRATTO DAL WEB – ARTICOLO DEL MAAGGIO 2014 ]

    Debito pubblico in eccesso? Arriva il Fondo Europeo di Redenzione

    di Luigi Pandolfi
    www.economiaepolitica.it , 10 maggio 2014

    Che nell’ideologia del rigore oggi dominante nel processo di costruzione europea ci fosse una componente “moralistica”, per non dire addirittura religiosa, l’avevamo capito da un pezzo. Dietro la partizione dell’Unione in paesi “virtuosi” e paesi “spreconi” c’è sempre stata, al di là del dato economico e finanziario in senso stretto, un’idea del debito come “colpa”, da espiare anche al costo di veri e propri supplizi (Grecia docet).

    Non fa difetto, in questo quadro, il lessico utilizzato per definire strategie, programmi, clausole e parametri in cui si sostanziano da qualche anno a questa parte le politiche di austerity. Ne è dimostrazione  il nuovo strumento che potrebbe essere adottato per il conseguimento degli obiettivi del Fiscal Compact, il cui nome da questo punto di vista è molto eloquente: Fondo Europeo di Redenzione (Erf). Si avete letto bene: “redenzione”. E sì, perché se il debito costituisce un peccato, la risposta può essere o quella della comminazione della pena o quella del perdono. Stando alla parola, in questo caso si dovrebbe pensare alla seconda ipotesi, ovvero ad una cancellazione, totale o parziale, del debito (rimetti a noi i nostri debiti…). Ma è proprio così? Vediamo di capirci qualcosa.

    Com’è noto nel mese di gennaio del 2012 il Consiglio europeo approvava il nuovo Patto di bilancio, meglio conosciuto come Fiscal compact. È anche abbastanza noto, ormai, che questo trattato, ratificato dal Parlamento italiano nel mese di luglio dello stesso anno, prevede, oltre all’obbligo del pareggio di bilancio in termini strutturali, anche l’abbattimento dell’eccedenza del debito sopra il 60% del Pil. Più precisamente esso dispone che gli Stati con debito superiore al 60% del prodotto lordo si impegnino a ridurlo a un ritmo soddisfacente, definito come una riduzione annua di 1/20 dell’eccedenza, registrata nel corso degli ultimi tre anni, tenendo conto dell’incidenza del ciclo economico.

    C’è un dibattito aperto sull’entità delle manovre annue necessarie per rispettare tale impegno. In ogni caso, anche qualora non si trattasse dei 50 miliardi all’anno di cui spesso si è parlato, saremmo pur sempre in presenza di un marchingegno micidiale per la tenuta della nostra economia e dei nostri livelli di welfare. Una cosa è certa, comunque: subito dopo la sua adozione, qualcuno, a Berlino, ha pensato che alla possibile inadempienza di qualche paese “sprecone” si dovesse rispondere con un meccanismo più o meno automatico di esecuzione dei suoi obblighi.

    Ecco allora che già nel mese di luglio del 2012 (il 2 per la precisione), sulla base di una proposta elaborata del Consiglio degli esperti economici della Cancelleria tedesca Angel Merkel (German Council of Economics Expert) già oggetto di risoluzioni approvate dal Parlamento di Strasburgo, la Commissione europea incaricava un Comitato di esperti composto da 11 membri, tutti economisti, per valutare i requisiti legali e le conseguenze finanziarie della creazione di un fondo nel quale far confluire le eccedenze di debito dei paesi dell’Eurozona. Lo scorso mese di marzo, questa equipe guidata dall’ex banchiera centrale austriaca Gertrude Trumpel-Gugerell ha terminato i suoi lavori, approvando l’idea originaria degli esperti tedeschi di dare vita ad un Fondo Europeo di Redenzione, ovvero l’Erf, acronimo di European Redemption Fund.

    Entriamo nel merito. Il meccanismo dovrebbe funzionare a grandi linee in questa maniera: gli stati che aderiranno al progetto andranno a conferire in un fondo unico europeo una quota del proprio debito corrispondente alla parte di esso eccedente il 60% del Pil. Il fondo, a sua volta, trasformerebbe i titoli nazionali in titoli europei, emettendo sul mercato nuove obbligazioni per una durata massima di 20-25 anni, che, con ogni probabilità, potranno godere di tassi più bassi rispetto a quelli di molti paesi della periferia.

    Ma va là, direbbe subito un osservatore esperto: la Germania si sarebbe piegata all’esigenza degli eurobond? Be’, detta così parrebbe proprio di sì. Purtroppo non si è né in presenza di una moratoria sul debito, né di una condivisione dello stesso attraverso gli eurobond. Entrando nel dettaglio della proposta, infatti, le insidie (o la perfidia) si intravedono immediatamente. In cambio dell’alleggerimento del proprio debito, i paesi contraenti dovrebbero dare “in pegno” al nuovo fondo i propri asset nazionali, le loro riserve auree e valutarie, perfino una quota del proprio gettito fiscale, la cui esazione avverrebbe direttamente ad opera del fondo. Più precisamente dal gettito fiscale degli stati partecipanti ogni anno sarebbe effettuato un prelievo automatico pari a 1/20 del debito conferito al fondo di “redenzione”.[1]

    Se finora in Italia, a proposito della nuova governance europea, abbiamo parlato di “cessione di quote di sovranità”, con accento negativo o positivo a seconda del tasso di europeismo che c’è in ciascuno di noi, con l’adesione ad un simile progetto consegneremmo direttamente il Paese nelle mani di strutture burocratiche slegate da qualsivoglia controllo democratico. Nel concreto, stando alla grandezza della nostra eccedenza di debito (circa 1.200 miliardi di euro, oltre il 70% del Pil), sia il prelievo fiscale (automatico), sia la liquidazione, anche parziale, degli asset messi a garanzia (es: le partecipazioni statali in Eni, Finmeccanica, Poste, Enel, ecc.) avrebbero proporzioni ed effetti insostenibili per il sistema paese.

    Mediobanca ha stimato che nei primi anni di attività del fondo, circa l’8% delle nostre entrate fiscali verrebbe ad essere assoggettato al meccanismo di “redenzione”. Mentre il nostro patrimonio pubblico, a mo’ di pegno, rischierebbe di essere svenduto, senza controllo, in ogni momento.

    Per dire se questa prospettiva si tramuterà in realtà bisognerà attendere le prossime elezioni europee e il rinnovo dei vertici delle istituzioni di Bruxelles. Intanto dobbiamo prendere atto che un apposito comitato, su incarico della Commissione europea, ha esperito il suo lavoro, dando il via libera al progetto. E ad ogni modo, qui, a dispetto della terminologia utilizzata, più che di fronte ad una “redenzione del peccato” saremmo in presenza di un’esecuzione implacabile della pena.

    [1] Fonte: Camera dei Deputati (http://www.camera.it/leg17/481)

ITALIA A << SOVRANITA’ LIMITATA >> …DEFINITIVAMENTE ( ! ) – NECESSITA UNA RIVOLTA ! ! !
IL BELPAESE IN SONNO…SVEGLIA ! ! !
SOPRAVVIVERA’ ( ? )
<< “REPUBBLICA NAPOLITANA” & “PROTETTORATO ITALIA” >>
[ “AZIMUT” – E PER INTANTO IL SOLITO “COPIONE”… ]

Le parole di Draghi “sono di buonsenso” perchè ha detto che “chi fa le riforme” ha “il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti di flessibilità che ci sono. Noi rispetteremo la regola del 3% ma diciamo che l’Ue non può essere soltanto tagli, vincoli e spread”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in un’intervista a Rtv 38.

Su riforme Draghi ha detto cose di buonsenso
 “Le cose che ha detto il governatore Draghi, che sono state oggetto di una polemica estiva, sono cose di buonsenso. Lui ha detto che chi fa le riforme e cambia le cose che bisogna cambiare, e l’Italia ne ha tanto bisogno, ha il dovere di mettere in campo tutti gli strumenti di flessibilità che ci sono. Noi rispettiamo la regola del 3% e la rispetteremo ma diciamo che l’Europa non può essere soltanto tagli, vincoli e spread”. Lo ha detto il premier Matteo Renzi in un’intervista a Rtv 38 in onda questa sera.

Autunno caldo? sindacati si arrabbiano sempre
 “Si sono arrabbiati i sindacati, li lasci fare, tanto si arrabbiano sempre”. Così il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha risposto ad una domanda sull’annuncio di un autunno caldo in un intervista a Rtv 38 che andrà in onda questa sera alle 21

“Quando sento dire ‘l’Europa ci salverà’…ma siamo noi che diamo i soldi all’Europa, è l’Italia che sta dando soldi all’Europa non il contrario, l’Italia dà all’Europa più soldi di quelli che l’Europa dà all’Italia ma bisogna che li spendiamo meglio”. Lo ha detto il presidente del Consiglio Matteo Renzi in un’intervista alla tv toscana Rtv38. “Noi non stiamo chiedendo a qualcuno di esser aiutati – ha aggiunto -, noi in Europa non chiediamo aiuti, chiediamo rispetto, è una cosa diversa, nessuno di noi va in Europa a chiedere di avere un occhio di riguardo per l’Italia. Facciamo le riforme per essere seri con noi stessi e smettiamo di piangerci addosso”.

Padoan, disegno Draghi in sintonia presidenza italiana
“Si tratta di un disegno di politica economica fortemente in sintonia con le linee guida avanzate dalla presidenza italiana dell’Ue”. Così il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, commenta le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, ieri a Jackson Hole. Secondo il ministro “il messaggio di Draghi è molto chiaro: per creare occupazione in Europa occorre agire dal lato della domanda con la politica monetaria, che sta facendo e farà molto, con la politica di bilancio nell’ambito degli spazi disponibili già oggi, e con una forte politica di rilancio degli investimenti. Ma è anche indispensabile – chiarisce ancora Padoan – una forte azione dal lato dell’offerta, con una efficace e credibile strategia di riforme strutturali compreso il mercato del lavoro. E questo – conclude – è compito dei governi”.

[ “AZIMUT” – BLA – BLA – BLA – COME SEMPRE… ]
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—-Messaggio originale—-
Da: segreteria@fondazionean.it
Data: 22/08/2014 10.50
A: ( . . . )
Ogg: Scomparsa Donato Lamorte

–>

Purtroppo ieri mattina si è spento il nostro caro Donato Lamorte.

Oggi e domani è allestita la Camera Ardente in Fondazione Alleanza Nazionale – Via della Scrofa 39 – Roma.

I funerali si terranno domani pomeriggio ore 16 presso la Chiesa San Giovanni Bosco sita in Piazza San Giovanni Bosco

hackFixResize()[ TRATTO DAL SECOLO d’ITALIA ]

Lui me lo disse in un’intervista, pochi mesi fa, ripercorrendo la storia del Movimento Sociale e la sua personale, che furono sempre profondamente intrecciate: “Sì, ho fatto anche l’attivista, alla sezione Prenestino, ma presto capii che in realtà non mi interessava troppo. A me piaceva la macchina del partito, il suo funzionamento, la struttura”. E infatti è ciò che ha fatto negli ultimi decenni, prima col Msi e con Giorgio Almirante, di cui era l’uomo di fiducia, e quando si dice fiducia vuol dire fiducia totale e incondizionata, Almirante si fidava di Donato come di se stesso, in seguito con Gianfranco Fini, che seguì anche nello sfortunato percorso di Fli, pur non condividendolo. E aveva ragione lui, come sempre. Ma la fedeltà viene prima di tutto, e Donato Lamorte (nella foto l’ultimo a destra, durante una commemorazione di Acca Larenzia) in questo senso fu sempre coerente e disciplinato. Lui non si faceva troppe domande, aveva scelto una strada e la percorse tutta, diritta, senza mai deviare, e per questo oggi tutti lo onoriamo. Donato era la memoria storica del Msi e della lunga e travagliata storia di questo partito e degli uomini, delle donne e dei ragazzi che ne fecero parte. Noi giovani degli anni Settanta ce lo ricordiamo tutti, in Federazione, che fosse a via Alessandria o in via della Scrofa o in piazza Cavour, lui era sempre là, con la sua aria esternamente burbera e seria, ma con una grande profondità d’animo e di sentimenti che si scopriva solo dopo una lunga frequentazione. E non è un luogo comune. Con Rita Marino guidava la segreteria particolare del Segretario, che spesso accompagnava nei suoi impegni più importanti, anche i più delicati. Lo ricorda anche Donna Assunta nel suo libro dedicato al marito Giorgio. Era un’icona, un totem, sempre presente e comunque al corrente di tutto quello che accadeva dentro quel complesso e magmatico partito della fiamma. Ma non era questa la sua qualità, ossia quello di sapere sempre tutto, no. La sua qualità era quella di sapere e tacere, di rispettare la fiducia che i vertici del Msi, a cominciare da Almirante, gli davano incondizionatamente. Si poteva ben essere sicuri che un segreto affidato a lui era come chiuso in cassaforte, non fece mai non dico un pettegolezzo, perché era fuori dalla sua mentalità, ma non disse mai una parola fuori posto; insomma, non parlava a vanvera, e in questo senso dire che dovrebbe essere esempio ai politici di oggi è veramente pleonastico. In un mondo, quello della politica, dove la parola è lo strumento di lavoro, Donato si affidò al silenzio e alla riservatezza, andando controcorrente, come sempre, ma riscuotendo la stima di tutti, anche al di fuori del Msi. Le cariche, i pennacchi e le medaglie non lo hanno mai interessato, lui voleva stare in Federazione e lavorare affinché tutto funzionasse. In un ambiente dove molti avevano come obiettivo quello di raggiungere i palazzi del potere, ieri come oggi, Donato preferiva rimanere dov’era, per mettere a punto i meccanismi che regolavano non solo il partito, ma anche i rapporti istituzionali e non con gli altri partiti e la cosiddetta società reale. Solo nel 2001, a settant’anni, Fini lo convinse a candidarsi alla Camera, dove fu eletto per tre legislature di seguito. In precedenza era stato “solo” consigliere provinciale a Palazzo Valentini, perché lui preferiva così, poteva conoscere meglio la situazione di Roma e dedicarsi alla struttura.

Era nato il 1° marzo 1931 a Rionero in Vulture, in provincia di Potenza, ma gli anni della guerra li trascorse in Africa. Da dove tornò alla fine del conflitto, andando ad abitare al quartiere Prenestino. Zona popolare, popolarissima, quasi tutta comunista, dove il fascismo però lasciò un segno importante, con l’edificazione di numerosi alloggi popolari, inaugurati da una visita trionfale di Mussolini in persona. Ma a parte questo, al Prenestino ci fu sempre una sezione del Msi, e c’era anche nel 1949, quando un giovanissimo Donato vi entrò per la prima volta accompagnato da un altrettanto giovane Matteo Petrone, ex della Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale. Allora i locali della sede erano in via Perugia 21, dove Donato si iscrisse subito e dove trovò i due camerati con cui formò un trio memorabile: Enrico Cannone e Alberto Pompei. Stavano sempre insieme, e anche quando la vita li disperse, rimasero sempre in contatto, tanto che quando il primo dei tre, Cannone, morì, Donato mi chiamò su al partito e mi aiutò a fare un articolo in suo ricordo sul Secolo. Donato ha ricordato che quando arrivò alla sezione Prenestino (che era intitolata alla Medaglia d’Oro Francesco Maria Barracu), trovò Ignazio Di Minica, come leader giovanile e segretario Benito Condemi, che poi diverrà anche federale. “C’erano un’ottantina di persone, molti combattenti della Repubblica ma anche molti abitanti del quartiere. La sera ci radunavamo in sezione per imparare le canzoni della Rsi…”. Lamorte aveva un bellissimo ricordo della Prenestino, gli anni Sessanta, da lui definiti i l periodo d’oro, con oltre 500 iscritti, poi le gite a Predappio e il sabato le feste danzanti. Nel 1969 poi si trasferì in federazione, dove rimase sino al 1992, e dove rimase sempre malgrado i federali passassero: Caradonna, Gaetani Lovatelli, Fede, Carlucci e altri: loro passavano, ma Donato rimase sempre. Ci sarebbero migliaia di aneddoti e di storie da raccontare, da quando Almirante lo mandò come “uditore” alle riunioni che faceva il principe Junio Valerio Borghese, a quando trovò la bomba nei sotterranei del Palazzo dei Congressi all’Eur al congresso del Msi nel gennaio 1973 (circostanza di cui esiste una celebre foto, pubblicata dal Borghese), a tanti altri episodi. Ma voglio solo ricordare che quando noi ragazzi del Fronte avevamo bisogno di qualcosa, si “andava da Donato in federazione”, e 99 volte su 100 lui ci accontentava, si trattasse di soldi per un avvocato, che di colla per i manifesti, che di risolvere una qualche situazione che si era venuta a creare. Donato se poteva aiutava sempre. Una volta salvò Fini dall’espulsione, perché Almirante aveva dato ordine di cacciare dal Msi tutti quelli che avevano aderito a Lotta Popolare, la fronda al Msi che nacque alla fine degli anni Settanta, e Fini vi aveva aderito, insieme alla maggior parte dei dirigenti. Donato, a cui questo ragazzo piaceva, nascose la circostanza ad Almirante e Fini si salvò, venendolo a scoprire solo molti anni dopo, quando lui divenne segretario nazionale del Msi e trovò nella scrivania di Almirante il foglietto con cui Donato negava l’evidenza. «Per me era come un padre, ci sono centinaia di momenti condivisi con Donato che mi vengono in mente, per me questo è un momento di sofferenza autentica, lo ringrazierò sempre per tutto quello che mi dato», ha commentato Gianfranco Fini.

Tutta la nostra comunità umana e politica ha un grande debito verso Donato Lamorte, uomo schivo ma prezioso e generoso fino agli ultimi giorni della sua vita. Grazie.

Donato lascia la moglie Emma, le tre figlie Maria Letizia, Patrizia e Donatella e la sorella Bettina. La camera ardente ci sarà fino a questa mattina (sabato 23) presso la sede della Fondazione Alleanza Nazionale in via della Scrofa, 39, mentre le esequie saranno celebrate alla basilica di San Giovanni Bosco in via del Salesiani 9 a Cinecittà nel pomeriggio, alle 16.

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NOI IN RETE – ULTIMO SERVIZIO – LINK

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Associazione Azimut ha condiviso un link.
Pubblicato da WordPress · 21 agosto
OGGI – ASCOLI PRECIPITANO DUE TORNADO – “SIAMO NELLA TERZA GUERRA MONDIALE, MA A PEZZI” (L’HA DETTO PAPA FRANCESCO) – COSSIGA DIXIT – “I PA – DRONI” – PUTIN E ALTRO… http://wp.me/p2IJHA-QN

OGGI – ASCOLI PRECIPITANO DUE TORNADO – “SIAMO NELLA TERZA GUERRA MONDIALE, MA A PEZZI” (L’HA…
azimutassociazione.wordpress.com
[ “AZ” ] OGGI – ASCOLI PRECIPITANO DUE TORNADO – “SIAMO NELLA TERZA GUERRA MONDIALE, MA A PEZZI” ( L’HA DETTO PAPA FRANCESCO ) – COSSIGA DIXIT – “I PA – DRONI” – PUTIN E ALTRO…[… [ 5726 more words. ]
 
 

[ PARTE SECONDA ]
 
I FUNERALI DI DONATO LAMORTE
( dal Secolo d’Italia )

Una folla silenziosa e commossa ha dato l’ultimo addio a Donato Lamorte. La Basilica di San Giovanni Bosco è gremita, nonostante le ferie d’agosto in centinaia sono accorsi a Roma per rendergli omaggio e potergli dire l’ultimo”Ciao Donato”. Ci sono parlamentari, esponenti politici, ma soprattutto ci sono i volti di tanta gente comune. Sono tutti commossi. Il funerale è semplice, com’era nel suo stile di vita. Di lui tutti ricordano il suo attivismo, la sua operosità, la sua disponibilità, l’impegno quotidiano per il partito.Un uomo che ha dedicato tutta la sua vita alla passione politica, sempre in prima linea ma senza la ricerca dei riflettori, tanto da essere stato eletto in Parlamento solo recentemente e dopo numerose insistenze del suo gruppo politico. Il feretro è stato avvolto nel Tricolore e la chiesa è piena di fiori e corone, c’è anche quella della Camera dei deputati.  In prima fila c’è la famiglia con la moglie Emma e le figlie Maria Letizia, Patrizia e Donatella e la sorella Bettina. E tutti gli altri parenti. Poi Pierferdinando Casini accanto a Roberto Menia e Gianfranco Fini. C’è Rita Marino, sua storica collaboratrice per anni. Ci sono i volti vecchi nuovi della politica: Franco Pontone, Andrea Ronchi, Francesco Aracri, Claudio Barbaro, Marco Marsilio, Gianni Alemanno, Altero Matteoli, Guglielmo Rositani, Peppe Scopelliti, Francesco Cosimi Proietti. Confusi tra la folla i suoi vecchi amici di sempre: Umberto Croppi, Massimo Magliaro, Marco Martinelli, Sergio Mariani, Guido Tabanella, Marcello e Marco Perina, Tommaso Manzo, Antonio Cecchetti, Carlo Carrocci, Benito Franco, Luigi Celori, Guido Anderson, Vincenzo Fratta, Giulio Buffo, Gino Agnese, Luca Malcotti, Candido De Angelis, Marco Clarke, Giovanni Donzelli e moltissimi altri. La Fondazione Alleanza nazionale, ovviamente, è  al completo, guidata dal senatore Franco Mugnai. In rappresentanza della Destra c’è Roberto Buonasorte. Al completo anche tutta la sua vecchia sezione del Msi del Prenestino, dove Donato s’iscrisse nel 1949 da Alberto Pompei a Gianfranco Rosci, a Ignazio Di Minica e altri ancora. Ci sono Marina Buontempo e i figli. Alla fine della cerimonia il genero Pietro Labruna ha pronunciato un breve e commosso ricordo. Presenti anche i suoi cari collaboratori della federazione, tra cui Roberta, Alvaro, Valerio, Mauro e molti altri. Il feretro, uscito tra gli applausi è  portato a spalla anche dai “suoi” ragazzi: Lele, Mauro, Marco e Federico, tutti visibilmente commossi. Nella sede della Fondazione An continuano a pervenire messaggi di cordoglio da quanti lo conobbero e lo apprezzarono. Tutti concordi: quella di Donato Lamorte è una gravissima perdita per tutto il mondo politico italiano che ne ha sempre riconosciuto le doti di saggezza, equilibrio e umanità.

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DELL’INVASIONE ASSISTITA DI “ANGELINO IL SICULO”…
( dal “Secolo d’Italia” )
 

OGGI IN Politica

Nuova tragedia dell’immigrazione al largo delle coste libiche: venti morti, almeno 170 dispersi

Affiorano i primi corpi della nuova tragedia del mare avvenuta venerdì davanti alle coste di Tripoli in Libia. Le autorità locali, scrive il sito al […]
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LA STORIA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO )
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MA QUANTI DANNI FECE IL MALE ASSOLUTO?

Articolo che fa seguito alle infinite (perdonatemi l’espressione) stronzate del dottor (bah!) Pasquariello

di Filippo Giannini

   Alcuni lettori ricorderanno la mia risposta ad un malato di antifascismo pubblicata in uno dei numeri precedenti de Il Popolo d’Italia, nella quale avevo preannunciato un elenco parzialissimo del male che fece Benito Mussolini al popolo italiano.

   Ripeto ancora una volta che di economia ne capisco poco, ma quel poco mi induce a ritenere che la soluzione dei mali che attualmente ci rendono la vita impossibile, ebbene – e lo ripeto – la soluzione, o almeno una soluzione parziale si trova nel periodo del male assoluto (che sempre sia benedetto). Nonché un’altra soluzione, anch’essa almeno parziale, della disoccupazione si trova anch’essa sempre nel mai sufficientemente deprecato Ventennio (che sempre e ancora sia benedetto), con l’anarchia, cioè bastare a se stessi, promuovendo, esaltando e incoraggiando il lavoro italiano.

   Sia chiaro un principio: quel che faccio e quel che scrivo sull’ argomento non è per  nostalgia (pur avendo vissuto “uno spicchio” di un periodo esaltante e irripetibile), ma per contribuire alla giusta rivalutazione di un grande uomo quale fu Benito Mussolini.

   I lettori più attenti ricorderanno che in un mio precedente articolo mi impegnai a fornire una spiegazione sul motivo che spinse l’intellettuale Cesare Muratti a scrivere, nel 1983,  questa osservazione: <Diciamo finalmente la verità VERA (maiuscolo nel testo, nda): in un certo momento il 98% degli italiani era per Mussolini>. Con l’aiuto di Alessandro Mezzano e del suo meraviglioso saggio proverò a presentare la risposta.

   Quel che segue è un elenco “frammentario ed incompleto, ma significativo, di alcune leggi, riforme ed opere che furono realizzate dal Fascismo e che cambiarono il volto della società italiana, ottenendo al regime e a Benito Mussolini quel consenso popolare, quasi totale, che oggi la cultura e la storiografia ufficiale si affannano a disconoscere” (purtroppo riuscendoci).

    Quelli riportati più avanti sono provvedimenti concepiti e attuati dal Regime fascista. Prima del suo avvento di questi provvedimenti o erano appena abbozzati o, comunque mai trasformati in leggi, oppure addirittura inesistenti non solo in Italia, ma anche in Europa e negli altri continenti. In altre parole, per essere più chiaro, l’Italia fascista in campo sociale, e non solo sociale, fu all’avanguardia nel mondo, pronta a fornire, una volta ancora, al mondo intero, un nuovo RINASCIMENTO, IL RINASCIMENTO DEL LAVORO.

   Già il 24 maggio 1920, in un articolo dal titolo “L’epilogo”, Mussolini su “Il Popolo d’Italia”aveva scritto: <Vogliamo rendere il lavoratore partecipe della gestione dell’azienda, elevare la sua dignità, insegnargli a conoscere i congegni amministrativi dell’industria, evitare di questa le degenerazioni speculazionistiche>. E, salito al potere, non perse tempo per attuare i suoi programmi.

   Scrive Mezzano, in merito alla “Tutela lavoro Donne e Fanciulli”, legge promulgata il 26.4.1923, Regio Decreto n° 653: <E’ una delle prime leggi sociali del Fascismo: nasce solo sei mesi dopo la Marcia su Roma del 22 Ottobre 1922, ed è chiaramente indicatrice di quella che sarà la politica sociale degli anni futuri del regime. Negli anni e nei secoli precedenti né la Chiesa, né la borghesia, né i socialisti ed i sindacati erano riusciti a migliorare ed a rendere umana la condizione delle donne e dei fanciulli, che erano costretti a lavorare nelle fabbriche, nelle miniere o come braccianti nelle campagne>.

   “Assistenza ospedaliera per i poveri”, legge promulgata il 30.12.23, Regio Decreto n° 2841.

   <Questa legge trasforma in diritto alle cure gratuite la discrezionalità caritatevole di associazioni benefiche, per lo più religiose, che fino ad allora aveva condizionato la vita o la morte delle persone che non disponevano di mezzi propri per accedere alle cure ospedaliere>.

   Che il lettore provi ad ammalarsi nella “culla della più grande democrazia: negli Usa” e compari l’attuale stato sociale vigente in quel Paese con quello di“quell’Italia” di quasi un secolo fa.

   “Assicurazione Invalidità e Vecchiaia”. Legge promulgata il 30.12.1923, Regio Decreto n° 3184.

   <La legge decreta il diritto alla pensione d’invalidità e vecchiaia tramite un’assicurazione obbligatorie, al cui pagamento concorrono sia i lavoratori che i datori di lavoro. Il lavoro, componente fondamentale del nuovo Stato fascista, è un dovere (altro che “diritto”, come si ciancia oggi, nda) per ogni cittadino, ma che lo riscatta da quella posizione di servitù in cui lo Stato liberale aveva messo il lavoratore, per trarlo in una posizione di libertà e di dignità che lo investe in quanto uomo, e non solo in quanto lavoratore, e per questo gli assicura la certezza del sostentamento alla fine di una carriera di lavoro>.

   “Riforma della Scuola (Gentile)”. R.D.L. n° 1054 del 6.5.1923.  

   <La volontà di modernizzazione, che fin dalle origini pervade il movimento fascista, spinge il nuovo governo a progettare la creazione di una numerosa e preparata classe dirigente, in grado di sostenere un vasto disegno di sviluppo nazionale: obiettivo, questo, non realizzabile senza una scuola moderna, razionale, dinamica, produttiva ed accessibile a tutti>.

   La scuola non doveva fare distinzioni tra le classi sociali, ma garantire il diritto di studio a tutti, anche ai figli appartenenti alle classi meno abbienti. Questa riforma  poneva le basi per una scuola più moderna. A quest’opera di risanamento culturale e morale ha fatto seguito, dalla fine della guerra, un rilassamento disgregativo fino a giungere – e i lettori lo ricorderanno – al demagogico assioma del “sei politico”, senza che i governi del tempo fossero in condizione di arrestare la conseguente“avanzata dei somari”. La riforma di Gentile poneva in evidenza la preoccupazione del legislatore a ravvivare una tradizione pedagogica nazionale con i maestri e i professori perno della vita della scuola: “La riforma vivrà, se i maestri la sapranno far vivere”. E con questo spirito veniva valorizzata,, di fronte allo studente, la personalità dei maestri e dei professori, ad ogni livello, dalle elementari all’università. Oggi il maestro e il professore sono privi di ogni autorità e lo studente si sente autorizzato anche a deriderli e a declassificarli. Questo nel nome di una presunta uguaglianza di intenti. Sicché se durante il fascismo la scuola italiana era considerata la migliore del mondo, oggi…

   “Acquedotto Pugliese, del Monferrato, del Perugino, del Nisseno e del Velletrano”.

   Valga per tutti quanto detto per l’Acquedotto Pugliese, ricordando che questo è il più grande acquedotto del mondo: <I primi progetti risalgono al 1904, quando l’Ente Autonomo Acquedotti Pugliesi ne affidò l’esecuzione alla società ligure del senatore Mambrini (sic) (…). I lavori avrebbero dovuto essere terminati nel 1920, ma nel 1919 solo 56 Comuni su 260 avevano avuto l’acqua, mentre le opere intraprese erano spesso abbandonate, incomplete e deperivano (…). Nel 1923, sotto il governo Mussolini, l’Ente fu commissariato e passò alla gestione straordinaria; improvvisamente i lavori vennero accelerati, furono superate tutte le difficoltà che sino ad allora li avevano bloccati e furono portati a termine nel 1939>.

   Nessuna meraviglia per gli uomini di “quel regime”: il denaro pubblico era sacro. Oggi, invece, che si favoriscono gli appalti degli appalti, le modifiche delle modifiche di un progetto, le tangenti, le tante, troppe “cattedrali nel deserto”. Vale quanto ripetutamente scritto: qualsiasi confronto fra questo regime e quello precedente risulterebbe insostenibile; questo è il vero motivo per il quale si è coniato il termine “Fascismo: male assoluto” e sono nati i tanti dottor Pasquariello.

   “Riduzione dell’orario di lavoro a 8 ore giornaliere”, R.D.L. n° 1955 del 10.9.1923

   <Prima del Fascismo quasi tutto era lasciato all’arbitrio del datore di lavoro, che spesso, con il ricatto psicologico della disoccupazione, costringeva i lavoratori a orari massacranti e in ambienti di lavoro malsani e insicuri>.

   E’ facilmente comprensibile come questa serie di leggi sociali, se da un lato proteggevano i lavoratori dallo sfruttamento, dall’altra danneggiavano gli industriali, il grande capitale, gli speculatori: e questi divennero gli oppositori del regime. Tuttavia il cammino intrapreso dal Fascismo non si fermerà sino a quando le potenze plutocratiche mondiali non si coalizzeranno per abbattere un regime che stava diventando, per esse, pericoloso.

   “Opera Balilla e Colonie marine per ragazzi”.

  <Con questo provvedimento>, scrive Mezzano, <il Fascismo attuò una rivoluzione significativa sottraendo alla Chiesa, anche al di fuori della scuola, l’educazione della gioventù che divenne di pertinenza dello Stato>.

   La “Gioventù Italiana del Littorio” fu un’operazione colossale, mirante alla protezione dei ragazzi che vennero sottratti ai tanti pericoli che li minacciavano. L’attività ginnico-fisica, inculcò un’istruzione civile e sportiva. La Chiesa non perdonerà mai al Fascismo questo “strappo” che si trasformerà poi in avversione e sostegno al nemico in occasione della guerra ’40-’45.

   “Opera Nazionale Dopolavoro”

   Quasi in parallelo a ciò che per i giovani  era la GIL, nasce per i lavoratori l’OND. Questo organismo ha il compito di portare cultura e svago tra la classe operaia, che nel passato era stata costretta ad una vita esclusivamente di lavoro, di sacrifici e d’ignoranza>.

   Le strutture dell’Opera raggiunsero, in poco meno di un decennio, un livello unico al mondo. Alcune cifre significative: 1227 teatri, 771 cinema, 40 cine-mobili, 6427 biblioteche, 994 scuole di ballo e canto, uno stabilimento idrotermale, 11.159 sezioni sportive a livello dilettantistico con 1.400.000 iscritti, 2700 filodrammatiche con 32.000 iscritti, 3787 bande musicali e 2130 orchestre con 130 mila musicisti, 10 mila associazioni culturali. Con l’avvento delle “40 ore lavorative settimanali” i lavoratori e le loro famiglie possono viaggiare sui cosiddetti “treni popolari”, il costo del biglietto è ridotto del 70%. A guerra finita le strutture dell’OND confluiranno nella “Case del popolo” di matrice comunista e il PCI farà propri i principi ispiratori dell’OND facendoli passare (furbescamente) come proprie iniziative.

   “ Reale Accademia d’Italia”, RDL n° 87 del 7.1.1926.

     <Nel quadro del progetto di risollevazione della Nazione da quello spirito di rassegnata sudditanza e di provincialismo culturali che avevano contraddistinto secoli di storia  prima e dopo l’unità, fu fondata l’”Accademia d’Italia” allo scopo di dare lustro e dignità all’ingegno e all’arte italiane>. L’Accademia venne poi soppressa, con Decreto Luogotenenziale del 28.9.1944, solo perché era una creazione del Fascismo. <Dopo la sconfitta e con l’avvento della Repubblica resistenziale, rifiorirono il servilismo e il provincialismo: l’Italia borghese, clericale e anticomunista volle essere colonia culturale, politica ed economica degli USA, mentre la sinistra comunista avrebbe voluto un’Italia satellite dell’URSS>.

   In merito all’Enciclopedia Treccani il giornalista Franco Monaco ha scritto: <In Inghilterra esisteva da duecento anniuna Enciclopedia Britannica, ma in Italia nessuno aveva mai pensato che si potesse farne una italiana. Proprio Gentile la suggerì all’industriale Giovanni Treccani>.

   Treccani si mise immediatamente al lavoro. Sotto la direzione di Gentile lavorarono oltre 500 redattori e collaboratori selezionati nei vari rami della cultura italiana. Per espresso ordine di Mussolini fu adottato lo stesso principio che vigeva per l’Accademia d’Italia: la selezione doveva avvenire in base alla validità professionale e culturale del candidato, accantonando ogni preclusione di indole ideologica. Così all’Enciclopedia collaborarono anche noti “oppositori” e perfino alcuni firmatari del“Manifesto” di Croce. Il lavoro si svolse con velocità, capacità e puntualità miracolose. Il frutto di tutto ciò fu che l’Enciclopedia Italiana sopravanzò, come mole e valore culturale, sia la “Britannica” che la “Francese”. Nel 1937 l’Enciclopedia Italiana presentò il risultato del proprio lavoro: l’Enciclopedia era costituita di ben 35 volumi; i collaboratori erano stati in tutto 3000,<ossia tremila cervelli che Giovanni Gentile aveva amalgamato e ridotto all’osservanza di quei concetti generali di obiettività, precisione, chiarezza e concisione che l’Enciclopedia si era imposti> (Franco Monaco).

   “Bonifiche dell’Agro Pontino, dell’Emilia, della Bassa Padana, di Coltano, della Maremma Toscana, del Sele, della Sardegna ed eliminazione del latifondo siciliano”. RDL 3256 del 20.12.1923.

   <Nel 1923, solo un anno dopo la Rivoluzione fascista, Benito Mussolini amplia i poteri dell’ONC (Opera Nazionale Combattenti) e le affida il compito tecnico amministrativo di realizzare la bonifica dell’Agro Pontino, che non sarà un mero risanamento idraulico dei terreni, ma una vera e propria ricostruzione ambientale, secondo il piano di Arrigo Serpieri, Sottosegretario alla bonifica (…). Oltre alle dimensioni dell’opera di bonifica, che non ha avuto eguali in Italia in tutta la sua storia, è da sottolineare il rivoluzionario concetto che la ispira e che va sotto il nome di “Bonifica integrale”, sottolineato e riportato nell’intestazione delle leggi che vi si riferiscono>.

   Il progetto prevedeva una serie di interventi che andavano dalla sistemazione e dal rimboschimento dei bacini ai lavori di sistemazione degli alvei dei corsi d’acqua, alla trasformazione colturale e alle utilizzazioni industriali, sempre secondo una coordinata e armonica pianificazione del territorio. Dal suolo bonificato sorgono irrigazioni, si costruiscono strade, acquedotti, reti elettriche, opere edilizie, borghi rurali e ogni genere di infrastrutture. Dalle Paludi Pontine sorsero “in tempi fascisti” vere e proprie città: Littoria, inaugurata l’8 dicembre 1932; Sabaudia (indicata da tecnici stranieri come uno dei più raffinati esempi di urbanistica razionale), il 15 aprile 1934; Pontinia, il 18 dicembre 1935; Aprilia, il 29 ottobre 1938; Pomezia, il 29 ottobre 1939. Nell’Agro Pontino furono costruite ben 3040 case coloniche, 499 chilometri di strade, 205 chilometri di canali, 15.000 chilometri di scoline. La “Bonifica integrale” continuò nell’alto Lazio, in Campania, in Sardegna, in Sicilia e così via in tutta Italia, ma non solo in Italia: non si possono dimenticare le grandi opere realizzate in Somalia, in Eritrea, in Libia, in Etiopia. Tutto questo, come si è detto, “in tempi fascisti” e senza alcuna ombra di “democratiche tangenti o mazzette”. La risposta a queste opere colossali proveniente dagli uomini dei “diritti e della libertà” è stata (e non sto scherzando) che le bonifiche integrali furono “un danno ecologico“. Oppure, come ha scritto Piero Palumbo (“L’Economia italiana fra le due guerre”, pag. 84: <Duole (!) ricordarlo: i primi ecologisti indossavano l’orbace>. Un’osservazione che è un pugno nello stomaco al“Verde” Onorevole Pecoraro Scanio.

   “Opera Nazionale Maternità e Infanzia”, RD n° 718 del 15.4.1926.

    <Nella nuova società la cura e l’importanza delle donne e dei fanciulli, implicita nella dottrina fascista, assume l’importanza di istituzione mediante la fondazione dell’”Opera Nazionale Maternità e Infanzia”. L’ONMI vuole dare e darà un concreto supporto a quella fondamentale cellula umana e sociale che è la famiglia, intesa non quale generatrice di forza di lavoro e di consumo, come è nella concezione materialistica del capitalismo e del marxismo, ma quale culla e nucleo vitale delle tradizioni, della storia e del futuro della Nazione e dello Stato. Centro vitale della famiglia è, per il Regime fascista, la madre (…)>.

   Con questa legge lo Stato si fece carico dell’assistenza e dell’aiuto alle madri, volgendo particolare attenzione alle cure per le madri-lavoratrici. Questa legge, anticipatrice dei tempi è, quindi, una delle innovazioni più prestigiose del regime fascista. Furono istituite in ogni provincia le “Case della madre e del bambino”, gli asili nido, i dispensari del latte: tutte organizzazioni che giunsero ad accogliere circa 2 milioni di assistiti. Tutto questo era integrato da una assistenza medica e da una propaganda igienica. L’”Ente Opera Assistenza” curava la gestione delle Colonie estive e invernali, istituite per assistere soprattutto i bambini di famiglie meno abbienti. Gestiva, inoltre, speciali scuole e Colonie per la terapia dei colpiti dalla tbc”, i convalescenziari e centri per la cura dell’anemia mediterranea. Oggi tutti possono vedere in che stato si trovano gli ospedali per la cura della talassemia e quelli pediatrici che furono costruiti sul litorale da Rimini a Riccione “Assistenza agli illegittimi, abbandonati o esposti”, legge dell’8.5.1927, RDL n° 798.

   Mezzano: <Con questa legge lo Stato si assume la responsabilità di provvedere a quei bambini non desiderati che erano prima senza tutela ed alla mercé della carità privata e quindi considerati persone di seconda categoria>.

  Oggi, in “regime democratico”, molti fanciulli vengono abbandonati ai pedofili e alla droga. Le donne reclamano la libertà sessuale e il “diritto all’aborto”, sanzionato e garantito addirittura dallo Stato. E quando lo Stato non interviene il povero lattante è abbandonato come immondizia, in un cassonetto. D’altra parte, come disse Luciano Violante, “Questo è lo Stato dei diritti e della libertà”.

   “La Carta del Lavoro”, Pubblicazione sulla “Gazzetta Ufficiale” n° 100 del 30.4.1927.

   <Puntualizza il rapporto fondamentale tra Fascismo e mondo del lavoro. Dichiara, istituzionandoli, i principi basilari a tutela dei lavoratori, nonché la preminenza, nello Stato Fascista, dell’interesse prioritario che lega gli obiettivi dello Stato a quelli del lavoro e dei lavoratori>. La “Carta del Lavoro” intendeva portare a confronto, su uno stato di parità, secondo un progetto di collaborazione e solidarietà che superasse la rovinosa filosofia materialistica della lotta di classe, due tradizionali antagonisti sociali: il capitalismo e il lavoro. Sarebbe troppo lungo elencare tutti i vantaggi per i lavoratori previsti in questa legge rivoluzionaria. Ne elenco solo alcuni: obbligatorietà della stipula di Contratti collettivi di categoria; istituzione della Magistratura del Lavoro; diritto alle ferie annuali; istituzione della indennità di fine rapporto; istituzione degli uffici di collocamento statali; assicurazione sugli infortuni sul lavoro; assicurazione per la maternità; assicurazione contro le malattie professionali; assicurazione contro la disoccupazione; Casse mutue per le malattie eccetera.

   L’antifascista Gaetano Salvemini scrisse: <L’Italia è diventata la Mecca degli studiosi della scienza politica, di economisti, di sociologi, i quali vi si affollano per vedere con i loro occhi com’è organizzato e come funziona lo Stato corporativo fascista (…)>. Oggi, invece, quotati giornali stranieri si affollano per denunciare la mafia politica e la pletora di deputati e senatori che siedono in Parlamento, pur essendo stati condannati dalla giustizia per reati vari. Non c’è che dire, anche oggi, siamo “studiati”.

   “Esenzioni tributarie per le famiglie numerose” RDL n° 1312 del 14.1.1928 e

   “Assegni familiari” RDL n° 1048 del 17.6.1937.

   Mezzano scrive: <In coerenza con la dichiarata importanza che il Fascismo attribuiva alla famiglia come cellula fondamentale della società, era importantissimo sgravare dalle spese fiscali quelle famiglie che già avevano impegni finanziari onerosi a causa dell’elevato numero dei componenti>.

   Grazie a queste leggi lo Stato riconosceva agli operai che si sposavano entro il venticinquesimo anno un assegno nuziale di 700 lire. Inoltre, se i coniugi guadagnavano meno di 1.000 lire lorde al mese, veniva loro concesso un prestito senza interessi compreso tra le 1.000 e le 3.000 lire. Alla nascita del primo figlio, il prestito si riduceva automaticamente del 10%; così, gradualmente, sino alla nascita del quarto figlio, il prestito veniva condonato. Il capofamiglia con prole numerosa (sette figli) godeva di privilegi particolari: Mussolini inviava, o consegnava personalmente, 5.000 lire, oltre una polizza di assicurazione. Una tessera  gratuita valida per tutti i mezzi pubblici cittadini giungeva al capofamiglia tramite la locale sezione della  Federazione fascista. Altri privilegi per queste famiglie numerose erano: la possibilità di contrarre prestiti a tasso bassissimo, sconti nell’affitto degli appartamenti, assegni familiari ragguardevoli. E ancora: per gli operai con un figlio, lire 3,60 la settimana; lire 4,80 per quelli con due o tre figli; 6 lire per quelli con quattro figli e oltre.

   “Legge sull’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali e legge istitutiva dell’INAIL”, RD. n° 928 del 13.5.1929 e RD. n°264 del 23.3.1933, “Legge istitutiva dell’INPS (Istituto Nazionale Previdenza Sociale)”, RDL n° 1827  del 4.10 1935.

   <Nel quadro della ristrutturazione del mondo del lavoro e nei rapporti tra i lavoratori e lo Stato, queste due leggi risolvono l’annoso problema delle conseguenze negative che situazioni accidentali potevano procurare a chi lavorava in particolari settori>.

   Il Regime fascista nel suo “programma politico e sociale per l’ammodernamento e l’industrializzazione del Paese”, come osservato anche da James Gregor, non poteva eludere una globale politica previdenziale. La competenza dell’INPS andava dall’invalidità e vecchiaia alla disoccupazione, dalla maternità alle malattie. Altre assicurazioni coprivano, praticamente, la totalità dei prestatori d’opera, garantendo così all’Italia un altro primato mondiale. Sulla scia dell’INPS sorsero, sempre negli anni ’30, l’INAM, l’EMPAS, l’INADEL, l’ENPDEP, tutti enti che permetteranno poi, anche se fra scandali, ruberie e arroccamenti di potere politico, all’Italia post-fascista di tutelare i lavoratori.

   “Istituzione del Libretto di Lavoro”.

    <Proseguendo nel perfezionamento delle norme a tutela dei lavoratori, per contrastare fenomeni come il lavoro nero, lo sfruttamento illecito di categorie deboli come donne e fanciulli, gli abusi sull’orario di lavoro e l’evasione dei contributi lavorativi e previdenziali e per far sì che, in generale, fossero rispettate tutte le leggi emanate a difesa del mondo del lavoro, viene istituito il Libretto di Lavoro>.

   Per avere solo una idea del maltrattamento subito dalla verità dopo la caduta del Fascismo, ecco come lo “storico” Max Gallo riporta la notizia in “Vita di Mussolini”, pag. 118: <Si crea un libretto di lavoro obbligatorio per meglio sorvegliare gli operai>. Come si vede il dottor Pasquariello non è solo.

   “Riduzione dell’orario di lavoro a quaranta ore settimanali” RD. n°1768 del 29.5.1937.

   Mezzano: <Non appena le condizioni generali dell’economia e dell’industria italiane lo permettono, il Fascismo continua la marcia intrapresa sin dal 1923 in direzione della riforma globale del mondo del lavoro, investendo parte del vantaggio economico nella ulteriore diminuzione dell’orario di lavoro e sottolineando il principio che il lavoro e il profitto debbono essere strumenti e non fini della società>.

   Questa legge (poi meglio conosciuta come “sabato fascista) era già prevista nel programma fascista del 1919 e si inserisce con naturalezza nell’obiettivo di forgiare lo “Stato del Lavoro” nel quale la figura del lavoratore si trasforma sempre più da salariato in protagonista e compartecipe dell’impresa.

   “Legge istitutiva dell’ECA (Ente Comunale di Assistenza). RDL n° 847 del 19.6.1937.

   Sempre Mezzano: <Viene istituito, in ogni comune del Regno, l’”Ente Comunale di Assistenza”, allo scopo di assistere individui e famiglie in stato di necessità e di controllare e coordinare tutte le altre associazioni esistenti che abbiano analogo fine>.

   E’ superfluo commentare questa legge, tanto è palese la sua finalità. I più bisognosi non vengono più assistiti da opere misericordiose, ma tramite una legge specifica dello Stato.

   Mi fermo qui perché, come ho scritto all’inizio, potevo presentare, per ovvi motivi di spazio, solo un elenco “frammentario ed incompleto” di alcune leggi sociali concepite dal Regime fascista. Tante altre tutte di spiccato valore sociale, uniche o prime nel mondo, arricchiranno la Storia del Fascismo. Una fra queste, <la più rivoluzionaria, la più geniale, la più popolare delle riforme del Fascismo, fortemente voluta da Benito Mussolini fu realizzata nella Repubblica Sociale Italiana>. Mezzano si riferisce alla “Socializzazione delle Aziende”: una riforma che avrebbe portato alla completa “Socializzazione dello Stato”una riforma che fu vanificata solo perché la plutocrazia mondiale volle mettere fine al Regime Fascista che, come disse Mussolini, <aveva spaventato il mondo>. Intendeva, ovviamente, “il mondo dell’usura e dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo”.

   Mussolini e i suoi seguaci realizzarono uno Stato sociale, nonostante le difficoltà create lungo il loro cammino, decisamente all’avanguardia coi tempi, e questo senza aver avuto la possibilità di alcun esempio precedente. La validità di “quel sistema” è convalidata dal fatto che “quelle innovazioni”, come ha scritto Vittorio Feltri: <durano fino ad oggi, e sarebbero durate ancor più se l’inefficienza, l’incapacità e la disonestà dei Governi dei giorni nostri non le avessero distrutte>.

   Come concludere? Nella rovina di cui siamo investiti, solo un miracolo ci può salvare, e allora innalziamo una preghiera al Signore invocando per la tomba di Predappio lo stesso prodigio che ridette vita a Lazzaro.

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PUTIN << IL BATTEZZATO >> ( TRATTO DAL WEB )

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….Anche sul piano militare, Putin non si è tirato indietro. Nei primi anni, ha concluso il conflitto in Cecenia, sconfiggendo gli islamisti e mantenendo il controllo della regione. Allo stesso modo, ha usato il pugno di ferro contro il terrorismo di matrice islamista, anche in casi critici come quello della scuola di Beslan…

.A leggere i giornali di questi giorni non si crede ai propri occhi. Intanto , “La Stampa”. Maurizio Molinari, dopo aver scoperto quello che per molti attivisti impegnati contro la guerra è acqua calda, e cioè che il famigerato ISIS altro non è che una creatura del Kuwait e del Qatar (“stretti alleati degli Stati Uniti” sottolinea l’articolo) e che continua ad armarsi grazie ai buoni uffici della Turchia, evidenzia il perdurare di «finanziamenti a gruppi estremisti in Siria» il tutto trincerandosi dietro le preoccupazioni espresse dal ministro dello Sviluppo tedesco, Gerd Mueller, e dal suo collega all’Economia Sigmar Gabriel. Gli fa eco “Il Giornale”, Marcello Foa: “Già, perché l’ISIS rappresenta l’evoluzione di quelle bande armate – composte da fanatici e da criminali – che gli Usa assieme agli alleati hanno appoggiato e armato nel tentativo di rovesciare il regime siriano di Aassad (…). In internet girano foto di John McCain che nel febbraio 2011 incontra i cosiddetti ribelli siriani – tra cui anche gli attuali leader dell’Isis – definendoli dei “moderati”.” E – addirittura – “La Repubblica” Federico Rampini, in un articolo intitolato “Obama deve appoggiare Assad contro l’ISIS?” , dopo aver criticato il capo di Stato maggiore USA, generale Martin Dempsey, che auspica l’invasione della Siria per colpire l’ISIS , così la mette: “Le milizie sunnite infatti sono i più forti avversari del regime siriano. Proprio quel regime che un anno fa Obama aveva pensato di bombardare per castigarlo dei massacri di civili compiuti con armi chimiche. Ma allora aveva ragione Putin? Il presidente russo aveva contribuito a dissuadere Obama proprio con quell’argomento che ora affiora nelle parole di Dempsey: i nemici di Assad sono piu` pericolosi di lui.” Dulcis in fundo, la Bonino. Affrettandosi a rivestire il ruolo di colomba e prenotandosi ad un posto di “Commissario UE per il Mediterraneo” si lascia andare ad una davvero clamorosa rivelazione “ … quello che so per certo è che nel maggio-giugno 2013, all’epoca tra l’altro in cui in Siria vengono allo scoperto i tagliagole, era ormai chiarissimo, evidente e noto che i cosiddetti moderati e laici tra i ribelli siriani erano stati tutti epurati. Anche il Sirian Free Army era infiltrato da Al Nousra e dall’ISIS.”

Foto

[ PARTE TERZA ]

IL BELPAESE – DONATO LAMORTE NON E’ PIU’- MESSAGGI LEHNER – REPORT GIORGIO BONGIOVANI E ALTRO…( INTERVENTI F.GIANNINI – V.MANNELLO  – ETC. ) –
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : sabato, 23 agosto e domenica, 24 – 2014 ]
 
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MESSAGGI DELL’AMICO GIANCARLO LEHNER
 
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 >— Mer 20/8/14, Giancarlo Lehner <giancarlolehner ha scritto:
>
>> Da: Giancarlo Lehner <giancarlolehner
>> Oggetto: Lehner sulla sciagura aerea
>
>
>Davanti ad una sciagura e, purtroppo,
>> alla eventuale scomparsa di quattro aviatori silenzio,
>> sobrio cordoglio e raccoglimento pensoso, certo non il
>> sindacalese querulo di un generale – così, almeno hanno
>> riferito i mass media – che ha demagogicamente e
>> gratuitamente accostato il probabile tragico errore umano
>> con i tagli all’Aeronautica. M’è venuto
>> alla mente, con una punta di sdegno, che i nostri generali,
>> troppi e costosi, incassarono dall’allora ministro La
>> Russa, in piena stagione di crisi economica, nientemeno che
>> Maserati come auto blu. Pretendevano, forse, delle
>> Ferrari?Meglio, comunque, che tacciano e piangano
>> questi sfortunati quattro ragazzi, che non potranno mai più
>> arrivare alle quattro stelle.
>> Giancarlo Lehner   
 
Ven 22/8/14, Giancarlo Lehner <giancarlolehner ha scritto:

> Da: Giancarlo Lehner <giancarlolehner
> Oggetto: Lehner sul nazi-jihadismo grillino

I cosiddetti
> “anticonformisti”, anni Trenta e Quaranta del
> secolo scorso, pagandone giustamente le conseguenze,
> sposarono i deliri esoterici di Hitler e l’ideologia
> nazista.I sedicenti
> “anticonformisti” di oggi, ogni riferimento a
> certi grillini è puramente voluto, sicuri di non doverne
> mai rispondere, per di più coperti dall’immunità
> parlamentare, sposano Jihadismo, terrorismo e psicosi
> apocalittiche, cioè la versione post-moderna e
> transgrottesca del Nationalsozialistische Deutsche
> Arbeiterpartei, riguardo all’eversione della
> liberaldemocrazia, alla cancellazione delle radici
> giudaicocristiane, all’antisemitismo
> militante.
> Giancarlo
> Lehner
  

 — Sab 23/8/14, Giancarlo Lehner <giancarlolehner ha scritto:

> Da: Giancarlo Lehner <giancarlolehner
> Oggetto: Lehner sul carnefice Togliatti

Ogni tanto ci riprovano a santificarlo,
> ma Togliatti, stando alla storiografia scientifica, a
> cominciare da “Togliatti 1937” di Renato Mieli, fu
> complice attivo dei crimini dello stalinismo contro
> l’umanità. I carnefici sono carnefici, non
> santi.
> Giancarlo Lehner    
>

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DA MESSAGGI – “POSTATI” SU FACEBOOK
 
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Roberto Matragrano tramite Osvaldo Spizzirri
18 agosto alle ore 11.04 ·
COSENZA come non l’avete mai vista
http://www.invidio.it/site/ – Sui tetti di Cosenza. Riprese Aeree con Drone
youtube.com
 

 
COSENZA come non l’avete mai vista
http://www.invidio.it/site/ – Sui tetti di Cosenza. Riprese Aeree con Drone
 
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ATTUALITA’ – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
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——– Original Message ——–

Subject: Bronzi all’Expò ? Buttiamoli a mare !
Date: Wed, 20 Aug 2014 18:20:41 +0200
From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
To: ( . . . )

Bronzi all’ Expo di Milano ? Nemmeno a pensarci !!
Fragili o meno che siano,questo non conta.
I Bronzi di Riace devono restare dove sono,a Reggio Calabria. Non sono ancora terminati i lavori al Museo Nazionale che permettono di rivederli e già li vogliono togliere per portarli all’Expò Universale….del corno universale !
Miliardi spesi (e milioni rubati) solo ed esclusivamente nell’interesse del Nord e dei potentati partitocratici romani.
Che,infatti,sono uniti nella richiesta.
Partita da Maroni e supportata “tecnicamente” da Sgarbi.
Per “spogliare” ancora una volta il Sud di una delle pochissime risorse ancora attive.
“Temporaneamente”, così dicono,ma non si sa mai.
Vero che a Reggio Calabria niente hanno fatto le istituzioni locali per agevolarne la visione e che pochissimi sono,a fronte delle potenzialità,quanti vengono a vederli.
Ma i governi di Roma (e Milano,perché Maroni ministro era) niente di niente hanno fatto per il Sud e per la Calabria in particolare.
Ancora,dopo 50 anni,neppure la famigerata Salerno-Reggio Calabria è completata.
Nessuna infrastruttura è stata inaugurata sotto la “linea gotica”. Niente Alta Velocità,niente Ponte di Messina,niente scuole,ospedali,università.
Niente fabbriche,asili nido,porti,aeroporti e strutture di pubblica utilità.
Sempre stato così da Garibaldi in poi.
L’unico che fece qualcosa fu Mussolini,pensa un poco ! Ma neppure tanto,perché ebbe solo un Ventennio.
Poi con tutti e con chiunque,solita storia : al Sud prendi i soldi e scappa  !
Certo con l’abbondante complicità di intere popolazioni e la schifosa mala razza politica indigena.
Ma la verità è proprio questa,piaccia o meno a tanti : sempre e solo al Nord (compresa Roma) si è pensato dal dopoguerra ad oggi,pure e soprattutto con la Repubblica.
Quindi NIENTE BRONZI ALLA EXPÒ,PIUTTOSTO  GETTIAMOLI A MARE !!

Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello

——– Original Message ——–

Subject: Terrore per la testa tagliata ?
Date: Sat, 23 Aug 2014 12:50:44 +0200
From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
To:

Terrore per la testa tagliata ?
Capisco che l’Isis mandi volutamente in video le esecuzioni per seminare panico.
E che,mischiando di tutto e di più,ognuno se ne serva per quello che ritiene essere il problema piú grave per noi italiani,europei ed occidentali : l’Islam.
Chiedo soltanto : chi,dalla creazione di Israele nel 1948 e pure da prima con le Crociate,si reca perché “Dio lo vuole” o per “missione umanitaria” in Palestina ed in tutte le nazioni musulmane ?
Ci va e ci andava con il cero ed un fiore in mano ?
Qualcuno ricorda Acri,Gerusalemme ed il buon Conte Dracula ?
Senza incazzarsi troppo con me,che musulmano non sono,sono falsità ?
Certo che Saladino,Barbarossa e Califfi vari non scherzavano pure loro in efferatezze ed in attacchi fino a Vienna,ma “noi” occidentali non siamo animelle candide.
Oggi appoggiare BombObama e la Nato,sostenere gli ebrei israeliani,aggredire stati sovrani assassinandone i capi e creando stati fantoccio che massacrano pure loro NON DEVE  ESSERE ACCETTATO per la paura dell’Islam e dei Califfi vari.
Quelli stanno a casa loro ed è lì che andiamo a bombardare ed assassinare.
Pensiamo davvero che questo non generi nei “cattivi” musulmani sentimenti di odio e desiderio di vendetta ?
Grazie per l’attenzione.

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REPORT GIORGIO BONGIOVANNI ( TRATTO DA STAMPA LIBERA –www.stampalibera.com )

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LA VERITÀ SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA. NUOVE IMPRESSIONANTI RIVELAZIONI
Redazione | 21-08-2014 Categoria: Spiritualità

LA VERITÀ SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA. NUOVE IMPRESSIONANTI RIVELAZIONI

Mercoledì 20 Agosto 2014 12:44

LA VERITÀ SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA. NUOVE IMPRESSIONANTI RIVELAZIONI

DAL CIELO ALLA TERRA
HO SCRITTO IL 20 AGOSTO 2014:
LA VERITÀ SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA. NUOVE IMPRESSIONANTI RIVELAZIONI
“LA VERITÀ PUÒ ESSERE OSTACOLATA, MA MAI FERMATA” (Eugenio Siragusa).  
“CONOSCERETE LA VERITÀ E LA VERITÀ VI FARÀ LIBERI, MA LIBERI DAVVERO” (Giovanni cap. 8 vers. 32).
ANNO DOMINI 1944 – SECOLO XX.   Verso le 16 del 3 gennaio 1944, nella cappella del convento, davanti al tabernacolo, Lucia chiese a Gesù di farle conoscere la sua volontà: “Sento allora che una mano amica, affettuosa e materna mi tocca la spalla”. È ‘la Madre del Cielo’ che le dice: “Stai in pace e scrivi quello che ti comandano, non però quello che ti è stato dato di comprendere del suo significato”, intendendo alludere al significato della visione che la Vergine stessa le aveva rivelato.
Subito dopo – -“ho sentito lo spirito inondato da un mistero di luce che è Dio e in Lui ho visto e udito: la punta della lancia come fiamma che si stacca, tocca l’asse della terra ed essa trema: montagne, città, paesi e villaggi con i loro abitanti sono sepolti. Il mare, i fiumi e le nubi escono dai limiti, traboccano, inondano e trascinano con sé in un turbine, case e persone in un numero che non si può contare, è la purificazione del mondo dal peccato nel quale sta immerso. L’odio, l’ambizione, provocano la guerra distruttrice. Dopo ho sentito nel palpitare accelerato del cuore e nel mio spirito una voce leggera che diceva: ‘nel tempo, una sola fede, un solo battesimo, una sola Chiesa, Santa, Cattolica, Apostolica. Nell’eternità il Cielo!’. Questa parola ‘Cielo’ riempì il mio cuore di pace e felicità, in tal modo che, quasi senza rendermi conto, continuai a ripetermi per molto tempo: il cielo, il cielo!”.
Così le viene data la forza per scrivere il Terzo Segreto.
QUESTO È IL RACCONTO FEDELE CHE LUCIA DOS SANTOS SCRIVE NEL SUO DIARIO. UNO SCRITTO INEDITO CHE FINO AD OGGI, CON GRAVISSIMA COLPA, IL VATICANO SI ERA RIFIUTATO DI RIVELARE.
DOBBIAMO, PROBABILMENTE, ALLA BUONA VOLONTÀ DI PAPA RATZINGER PRIMA, E PAPA FRANCESCO DOPO, SE FINALMENTE VENGONO ALLA LUCE VERITÀ NASCOSTE SUL TERZO SEGRETO DI FATIMA.
LE SORELLE SPIRITUALI DI LUCIA HANNO DATO ALLE STAMPE QUESTO LIBRO: “Un caminho sob o olhar de Maria” (Edizioni Carmelo).  LEGGETELO ATTENTAMENTE.
LE FRASI SOPRA RIPORTATE DA LUCIA SONO L’AVALLO PIÙ GRANDE CHE POTEVAMO RICEVERE ALLA NOSTRA SOLITARIA DIVULGAZIONE SUL SEGRETO DI FATIMA E PRECISAMENTE ALLA MISSIONE CHE HO RICEVUTO IL 2 SETTEMBRE DEL 1989 DAVANTI ALLA QUERCIA DELLA COVA DE IRIA. SONO, NATURALMENTE, ANCHE UN AVALLO AL MESSAGGIO DIVULGATO DA EUGENIO SIRAGUSA SIN DAGLI ANNI 60′ DEL SECOLO SCORSO.
DUNQUE LUCIA VEDE L’ASSE MAGNETICO DELLA TERRA OSCILLARE E VEDE INTERE NAZIONI E POPOLI DISTRUTTE DAL CASTIGO DI DIO.
VEDE POI, OVVIAMENTE, IL TRIONFO IMMACOLATO DI MARIA E IL REGNO DELLA PACE (IL REGNO DI CRISTO IN TERRA).
 LUCIA VEDE ANCHE L’APOSTASIA DELLA CHIESA E LA PERDITA DELLA FEDE CRISTIANA.
SONO QUESTI DUE, I TEMI SCOTTANTI DEL TERZO SEGRETO DI FATIMA PER I QUALI IL CARDINALE TARCISIO BERTONE ED ALTRI SERPENTI CHE SI ANNIDAVANO E SI ANNIDANO IN VATICANO HANNO PROIBITO LA LORO PUBBLICAZIONE. A QUESTI DUE NE AGGIUNGIAMO PER RIGOR DI LOGICA ALTRI DUE: LA SECONDA VENUTA DI CRISTO NEL MONDO E IL CONTATTO CON ALTRE CIVILTÀ DELL’UNIVERSO.
DI QUESTE DUE ULTIME RIVELAZIONI NON È STATO RIVELATO ANCORA NULLA, MA NOI SAPPIAMO CON CERTEZZA CHE NEI DIARI DI SUOR LUCIA SONO ESPRESSE CON CHIAREZZA. ASPETTIAMO CON PAZIENZA. INTANTO NESSUNO POTRÀ SMENTIRE QUANTO SOPRA RIVELATO DALLA PASTORELLA DI FATIMA.
L’ANTICRISTO HA PAURA ED INIZIA A TREMARE DI FRONTE ALL’INCALZARE DELLA VERITÀ. INIZIA COSÌ IL RAPIDO ED INESORABILE CAMMINO CHE CI PORTERÀ  AL TRIONFO DEL CUORE IMMACOLATO DELLA MADRE SANTISSIMA.
IN FEDE
G.B.
Sant’Elpidio a Mare (Italia)
20 agosto 2014
video delle stimmate di Giorgio Bongiovanni
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