SU NATO – ORIANA FALLACI – RENZI – ISLAM – TORNADO – GRILLO – LICEI E ALTRO…CIVG Informa (“Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia”)


SU NATO – ORIANA FALLACI – RENZI – ISLAM – TORNADO – GRILLO – LICEI E ALTRO…CIVG Informa ( “Centro di Iniziative per la Verità e la Giustizia” ) – [ “AZ.” : 5 SETT.’14 ]

IN COPERTINA
foto di Fiorella Mannoia.
 
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IN QUESTO NUMERO : SETTE INTERVENTI TRATTI DA STAMPA LIBERA [ www.stampalibera.com ] – A prescindere che si condivida, o meno, in parte o in tutto l’assieme dei contenuti, si vuole dare in lettura una fonte di stampa alternativa e dare a tutti la possibilità d’una più che utile comparazione con l’informazione ufficiale e quotidiana. Rileviamo, in proposito, che vi sono pubblicati – in parte – fatti che hanno interessato diverse nostre analisi e che trovano documentazione e conferme.
 
“AZIMUT” – il presidente Arturo Stenio Vuono 
In questo numero – vedi al termine del servizio – una corrispondenza, per lo spazio libero – aperto a tutti – senza filtri o censure, dal CIVG ( “Centro di Iniziative per la Giustizia e la Verità” )   
 
Arturo Stenio Vuono
 
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Uscire dalla Nato prima che sia troppo tardi
Administator | 01-09-2014 Categoria: Politica 

 
 

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Helga Zepp-LaRouche: uscire dalla Nato prima che sia troppo tardi

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23 agosto 2014 (MoviSol) – Alla luce del radicale cambiamento del carattere della Nato e dell’intenzione di sostituire il trattato originale con una nuova Carta al prossimo vertice in Galles, la fondatrice dello Schiller Institute, Helga Zepp-LaRouche, chiede che la Germania esca dall’alleanza atlantica.

Mentre i media occidentali demonizzano il presidente russo Putin, ha scritto la signora LaRouche, “sono in realtà i governi britannico e USA, la NATO e l’UE ad inasprire una strategia di scontro contro la Russia, alla fine della quale, a meno che non la fermiamo, c’è solo la guerra termonucleare e l’estinzione dell’umanità”.

Il fatto è che c’è solo una via d’uscita per la Germania: dobbiamo lasciare l’Alleanza immediatamente, se non vogliamo scavarci la fossa con le proprie mani e farci complici dei preparativi di una guerra d’aggressione”.

La nuova Carta della Nato dovrebbe autorizzare il posizionamento avanzato di sistemi d’arma e di truppe che fu esplicitamente vietato nell’Accordo di partnership Nato-Russia del 1997. “Su questo, il governo britannico ha preso l’iniziativa, primariamente a causa della posizione debole di Obama. Il Premier britannico David Cameron sta diffondendo propaganda, nella migliore tradizione delle menzogne di Tony Blair prima della guerra all’Irak, riguardo ad una presunta minaccia russa nel Baltico”, e il vicecomandante supremo della Nato, Sir Adrian Bradshaw, ha chiesto la creazione di una forza d’intervento rapido contro la Russia.

Il carattere originale della Nato è stato cambiato progressivamente, denuncia la sig.ra LaRouche, al punto che non avvengono più discussioni strategiche, e agli ufficiali viene detto di obbedire solo agli ordini. Questa è la funzione dell’armata imperiale descritta da Samuel Huntington. L’espansione della Nato e dell’UE verso est mira non solo al “cambiamento di regime” in Russia e Cina, ma “alla conquista completa del loro territorio”.

Perciò, “se la Germania dovesse firmare la nuova Carta al vertice del 4 settembre, compirebbe un vero e proprio suicidio. Chiediamo ai cittadini di mobilitarsi per chiedere l’uscita dalla Nato!”

Oriana Fallaci aveva ragione?
Redazione | 29-08-2014 Categoria: Società 

 

Sull’islam aveva ragione quella “pazza” di Oriana Fallaci

 

http://www.imolaoggi.it/2014/08/26/sullislam-aveva-ragione-quella-pazza-di-oriana-fallaci/

martedì, 26, agosto, 2014

Leggete queste righe come fossero un saggio scritto ieri, e avrete una valida analisi dei fatti di attualità degli ultimi giorni. Ma, com’è ovvio, le righe che seguono sono state scritte da Oriana Fallaci non in queste ore, ma all’indomani dell’11 settembre del 2001, dopo l’attacco alle Torri Gemelle. Parole scritte con rabbia e con l’intensità di cui lei era capace, ma anche con coraggio. Un coraggio che dette fastidio a chi preferiva non intendere le sue ragioni. Abbiamo deciso di ripubblicare un estratto dei suoi scritti sul rapporto tra l’Islam e l’Occidente, che si possono leggere in versione integrale nei libri editi da Rizzoli.

Un atto di giustizia rileggerli oggi che il quadro è ancora più chiaro e molti, che le davano della pazza, sono costretti ad ammettere che invece ci aveva visto giusto. (commento de il giornale)

 


Sono anni che come una Cassandra mi sgolo a gridare «Troia brucia, Troia brucia». Anni che ripeto al vento la verità sul Mostro e sui complici del Mostro cioè sui collaborazionisti che in buona o cattiva fede gli spalancano le porte. Che come nell’Apocalisse dell’evangelista Giovanni si gettano ai suoi piedi e si lasciano imprimere il marchio della vergogna. Incominciai con La Rabbia e l’Orgoglio . Continuai con La Forza della Ragione . Proseguii con Oriana Fallaci intervista sé stessa e con L’Apocalisse . I libri, le idee, per cui in Francia mi processarono nel 2002 con l’accusa di razzismo-religioso e xenofobia. Per cui in Svizzera chiesero al nostro ministro della Giustizia la mia estradizione in manette. Per cui in Italia verrò processata con l’accusa di vilipendio all’Islam cioè reato di opinione. Libri, idee, per cui la Sinistra al Caviale e la Destra al Fois Gras ed anche il Centro al Prosciutto mi hanno denigrata vilipesa messa alla gogna insieme a coloro che la pensano come me. Cioè insieme al popolo savio e indifeso che nei loro salotti viene definito dai radical-chic «plebaglia-di-destra». E sui giornali che nel migliore dei casi mi opponevano farisaicamente la congiura del silenzio ora appaiono titoli composti coi miei concetti e le mie parole. Guerra-all’Occidente, Culto-della-Morte, Suicidio-dell’Europa, Sveglia-Italia-Sveglia.

Il nemico è in casa

Continua la fandonia dell’Islam «moderato», la commedia della tolleranza, la bugia dell’integrazione, la farsa del pluriculturalismo. E con questa, il tentativo di farci credere che il nemico è costituito da un’esigua minoranza e che quella esigua minoranza vive in Paesi lontani. Be’, il nemico non è affatto un’esigua minoranza. E ce l’abbiamo in casa. Ed è un nemico che a colpo d’occhio non sembra un nemico. Senza la barba, vestito all’occidentale, e secondo i suoi complici in buona o in malafede perfettamente-inserito-nel-nostro-sistema-sociale. Cioè col permesso di soggiorno. Con l’automobile. Con la famiglia. E pazienza se la famiglia è spesso composta da due o tre mogli, pazienza se la moglie o le mogli le fracassa di botte, pazienza se non di rado uccide la figlia in blue jeans, pazienza se ogni tanto suo figlio stupra la quindicenne bolognese che col fidanzato passeggia nel parco. È un nemico che trattiamo da amico. Che tuttavia ci odia e ci disprezza con intensità. Un nemico che in nome dell’umanitarismo e dell’asilo politico accogliamo a migliaia per volta anche se i Centri di accoglienza straripano, scoppiano, e non si sa più dove metterlo. Un nemico che in nome della «necessità» (ma quale necessità, la necessità di riempire le strade coi venditori ambulanti e gli spacciatori di droga?) invitiamo anche attraverso l’Olimpo Costituzionale. «Venite, cari, venite. Abbiamo tanto bisogno di voi». Un nemico che le moschee le trasforma in caserme, in campi di addestramento, in centri di reclutamento per i terroristi, e che obbedisce ciecamente all’imam. Un nemico che in virtù della libera circolazione voluta dal trattato di Schengen scorrazza a suo piacimento per l’Eurabia sicché per andare da Londra a Marsiglia, da Colonia a Milano o viceversa, non deve esibire alcun documento. Può essere un terrorista che si sposta per organizzare o materializzare un massacro, può avere addosso tutto l’esplosivo che vuole: nessuno lo ferma, nessuno lo tocca.

Il crocifisso sparirà

Un nemico che appena installato nelle nostre città o nelle nostre campagne si abbandona alle prepotenze ed esige l’alloggio gratuito o semi-gratuito nonché il voto e la cittadinanza. Tutte cose che ottiene senza difficoltà. Un nemico che ci impone le proprie regole e i propri costumi. Che bandisce il maiale dalle mense delle scuole, delle fabbriche, delle prigioni. Che aggredisce la maestra o la preside perché una scolara bene educata ha gentilmente offerto al compagno di classe musulmano la frittella di riso al marsala cioè «col liquore». E-attenta-a-non-ripeter-l’oltraggio. Un nemico che negli asili vuole abolire anzi abolisce il Presepe e Babbo Natale. Che il crocifisso lo toglie dalle aule scolastiche, lo getta giù dalle finestre degli ospedali, lo definisce «un cadaverino ignudo e messo lì per spaventare i bambini musulmani». Un nemico che in Inghilterra s’imbottisce le scarpe di esplosivo onde far saltare in aria il jumbo del volo Parigi-Miami. Un nemico che ad Amsterdam uccide Theo van Gogh colpevole di girare documentari sulla schiavitù delle musulmane e che dopo averlo ucciso gli apre il ventre, ci ficca dentro una lettera con la condanna a morte della sua migliore amica. Il nemico, infine, per il quale trovi sempre un magistrato clemente cioè pronto a scarcerarlo. E che i governi eurobei (ndr: non si tratta d’un errore tipografico, voglio proprio dire eurobei non europei) non espellono neanche se è clandestino.

Dialogo tra civiltà

Apriti cielo se chiedi qual è l’altra civiltà, cosa c’è di civile in una civiltà che non conosce neanche il significato della parola libertà. Che per libertà, hurryya, intende «emancipazione dalla schiavitù». Che la parola hurryya la coniò soltanto alla fine dell’Ottocento per poter firmare un trattato commerciale. Che nella democrazia vede Satana e la combatte con gli esplosivi, le teste tagliate. Che dei Diritti dell’Uomo da noi tanto strombazzati e verso i musulmani scrupolosamente applicati non vuole neanche sentirne parlare. Infatti rifiuta di sottoscrivere la Carta dei Diritti Umani compilata dall’Onu e la sostituisce con la Carta dei Diritti Umani compilata dalla Conferenza Araba. Apriti cielo anche se chiedi che cosa c’è di civile in una civiltà che tratta le donne come le tratta. L’Islam è il Corano, cari miei. Comunque e dovunque. E il Corano è incompatibile con la Libertà, è incompatibile con la Democrazia, è incompatibile con i Diritti Umani. È incompatibile col concetto di civiltà.

Una strage in Italia?

La strage toccherà davvero anche a noi, la prossima volta toccherà davvero a noi? Oh, sì. Non ne ho il minimo dubbio. Non l’ho mai avuto. E aggiungo: non ci hanno ancora attaccato in quanto avevano bisogno della landing-zone, della testa di ponte, del comodo avamposto che si chiama Italia. Comodo geograficamente perché è il più vicino al Medio Oriente e all’Africa cioè ai Paesi che forniscono il grosso della truppa. Comodo strategicamente perché a quella truppa offriamo buonismo e collaborazionismo, coglioneria e viltà. Ma presto si scateneranno. Molti italiani non ci credono ancora. Si comportano come i bambini per cui la parola Morte non ha alcun significato. O come gli scriteriati cui la morte sembra una disgrazia che riguarda gli altri e basta. Nel caso peggiore, una disgrazia che li colpirà per ultimi. Peggio: credono che per scansarla basti fare i furbi cioè leccarle i piedi.

Multiculturalismo, che panzana

L’Eurabia ha costruito la panzana del pacifismo multiculturalista, ha sostituito il termine «migliore» col termine «diverso-differente», s’è messa a blaterare che non esistono civiltà migliori. Non esistono principii e valori migliori, esistono soltanto diversità e differenze di comportamento. Questo ha criminalizzato anzi criminalizza chi esprime giudizi, chi indica meriti e demeriti, chi distingue il Bene dal Male e chiama il Male col proprio nome. Che l’Europa vive nella paura e che il terrorismo islamico ha un obbiettivo molto preciso: distruggere l’Occidente ossia cancellare i nostri principii, i nostri valori, le nostre tradizioni, la nostra civiltà. Ma il mio discorso è caduto nel vuoto. Perché? Perché nessuno o quasi nessuno l’ha raccolto. Perché anche per lui i vassalli della Destra stupida e della Sinistra bugiarda, gli intellettuali e i giornali e le tv insomma i tiranni del politically correct , hanno messo in atto la Congiura del Silenzio. Hanno fatto di quel tema un tabù.

Conquista demografica

Nell’Europa soggiogata il tema della fertilità islamica è un tabù che nessuno osa sfidare. Se ci provi, finisci dritto in tribunale per razzismo-xenofobia-blasfemia. Ma nessun processo liberticida potrà mai negare ciò di cui essi stessi si vantano. Ossia il fatto che nell’ultimo mezzo secolo i musulmani siano cresciuti del 235 per cento (i cristiani solo del 47 per cento). Che nel 1996 fossero un miliardo e 483 milioni. Nel 2001, un miliardo e 624 milioni. Nel 2002, un miliardo e 657 milioni. Nessun giudice liberticida potrà mai ignorare i dati, forniti dall’Onu, che ai musulmani attribuiscono un tasso di crescita oscillante tra il 4,60 e il 6,40 per cento all’anno (i cristiani, solo 1’1 e 40 per cento). Nessuna legge liberticida potrà mai smentire che proprio grazie a quella travolgente fertilità negli anni Settanta e Ottanta gli sciiti abbiano potuto impossessarsi di Beirut, spodestare la maggioranza cristiano-maronita. Tantomeno potrà negare che nell’Unione Europea i neonati musulmani siano ogni anno il dieci per cento, che a Bruxelles raggiungano il trenta per cento, a Marsiglia il sessanta per cento, e che in varie città italiane la percentuale stia salendo drammaticamente sicché nel 2015 gli attuali cinquecentomila nipotini di Allah da noi saranno almeno un milione.

Addio Europa, c’è l’Eurabia

L’Europa non c’è più. C’è l’Eurabia. Che cosa intende per Europa? Una cosiddetta Unione Europea che nella sua ridicola e truffaldina Costituzione accantona quindi nega le nostre radici cristiane, la nostra essenza? L’Unione Europea è solo il club finanziario che dico io. Un club voluto dagli eterni padroni di questo continente cioè dalla Francia e dalla Germania. È una bugia per tenere in piedi il fottutissimo euro e sostenere l’antiamericanismo, l’odio per l’Occidente. È una scusa per pagare stipendi sfacciati ed esenti da tasse agli europarlamentari che come i funzionari della Commissione Europea se la spassano a Bruxelles. È un trucco per ficcare il naso nelle nostre tasche e introdurre cibi geneticamente modificati nel nostro organismo. Sicché oltre a crescere ignorando il sapore della Verità le nuove generazioni crescono senza conoscere il sapore del buon nutrimento. E insieme al cancro dell’anima si beccano il cancro del corpo.

Integrazione impossibile

La storia delle frittelle al marsala offre uno squarcio significativo sulla presunta integrazione con cui si cerca di far credere che esiste un Islam ben distinto dall’Islam del terrorismo. Un Islam mite, progredito, moderato, quindi pronto a capire la nostra cultura e a rispettare la nostra libertà. Virgilio infatti ha una sorellina che va alle elementari e una nonna che fa le frittelle di riso come si usa in Toscana. Cioè con un cucchiaio di marsala dentro l’impasto. Tempo addietro la sorellina se le portò a scuola, le offrì ai compagni di classe, e tra i compagni di classe c’è un bambino musulmano. Al bambino musulmano piacquero in modo particolare, così quel giorno tornò a casa strillando tutto contento: «Mamma, me le fai anche te le frittelle di riso al marsala? Le ho mangiate stamani a scuola e…». Apriti cielo. L’indomani il padre di detto bambino si presentò alla preside col Corano in pugno. Le disse che aver offerto le frittelle col liquore a suo figlio era stato un oltraggio ad Allah, e dopo aver preteso le scuse la diffidò dal lasciar portare quell’immondo cibo a scuola. Cosa per cui Virgilio mi rammenta che negli asili non si erige più il Presepe, che nelle aule si toglie dal muro il crocifisso, che nelle mense studentesche s’è abolito il maiale. Poi si pone il fatale interrogativo: «Ma chi deve integrarsi, noi o loro?».

L’islam moderato non esiste

Il declino dell’intelligenza è il declino della Ragione. E tutto ciò che oggi accade in Europa, in Eurabia, ma soprattutto in Italia è declino della Ragione. Prima d’essere eticamente sbagliato è intellettualmente sbagliato. Contro Ragione. Illudersi che esista un Islam buono e un Islam cattivo ossia non capire che esiste un Islam e basta, che tutto l’Islam è uno stagno e che di questo passo finiamo con l’affogar dentro lo stagno, è contro Ragione. Non difendere il proprio territorio, la propria casa, i propri figli, la propria dignità, la propria essenza, è contro Ragione. Accettare passivamente le sciocche o ciniche menzogne che ci vengono somministrate come l’arsenico nella minestra è contro Ragione. Assuefarsi, rassegnarsi, arrendersi per viltà o per pigrizia è contro Ragione. Morire di sete e di solitudine in un deserto sul quale il Sole di Allah brilla al posto del Sol dell’Avvenir è contro Ragione.

Ecco cos’è il Corano

Perché non si può purgare l’impurgabile, censurare l’incensurabile, correggere l’incorreggibile. Ed anche dopo aver cercato il pelo nell’uovo, paragonato l’edizione della Rizzoli con quella dell’Ucoii, qualsiasi islamista con un po’ di cervello ti dirà che qualsiasi testo tu scelga la sostanza non cambia. Le Sure sulla jihad intesa come Guerra Santa rimangono. E così le punizioni corporali. Così la poligamia, la sottomissione anzi la schiavizzazione della donna. Così l’odio per l’Occidente, le maledizioni ai cristiani e agli ebrei cioè ai cani infedeli.

 
 
 

Renzi? Oltre, molto oltre Berlusconi!
Medici Alberto | 01-09-2014 Categoria: Politica 

 
 

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++ Renzi: decreto Irpef venerdì 18 aprile ++

Per tutti quelli che ancora credono che esistano una destra e una sinistra, e che magari siano pure contrapposte, e che magari si facciano pure la guerra, e che non si sono accorti che da sempre, ma in particolar modo negli ultimi anni tutti i governi sono stati tenuti in piedi da un accordo bipartisan, e tutte le decisioni importanti siano state prese collegialmente, e solo sui dettagli che non interessano a nessuno come il matrimonio gay fanno finta di litigare, un altro duro colpo che spero serva da sveglia, da campanello di allarme.

Nel piano di governo viene inserita la norma che prevede la collocazione obbligatoria in borsa delle utility locali. Apparentemente niente di grave, ma, se ci pensate bene, questo diventa il viatico per l`ingresso dei privati, oltretutto con capitale di maggioranza, in suddette societa`, ovviamente per poi comandare e decidere. Con quali soldi? Con i soldi creati dal nulla dal potere finanziario, ovvio! Come se, giocando a Monopoli, il giocatore che tiene la banca centrale si mettesse a giocare contro gli altri, avendo a disposizione tutto il denaro necessario. Ovvio che vince lui: il denaro non lo deve mica guadagnare!

Ricordo che all`indomani dei referendum contro la privatizzazione dell`acqua e il nucleare (vedi qui e qui) Berlusconi disse: “Dobbiamo prendere atto della volonta` popolare”. Mal gliene incolse: a chi comanda dietro le quinte, della volonta` popolare, non gliene importa proprio nulla. E da qui comincia il suo declino politico (e gli scandali, e i processi, ecc.). Renzi e` stato piu` furbo, o forse solo piu` cinico. Sa come soddisfare i suoi padroni. Da sinistra. Da vero esponente del PD.

 

DA BIN LADEN AL “CALIFFO”: LA GUERRA FINALE CONTRO L’ISLAM (PER COLPIRE L’EURASIA)
Galoppini Enrico | 01-09-2014
Catagoria: GuerraFREE

 
 

Il terrorismo islamico creato con successo dai servizi segreti dei paesi che vogliono la devastazione delle culture e degli Stati mediorientali ha una finalità principale: sottomettere popoli e culture…

DA BIN LADEN AL “CALIFFO”: LA GUERRA FINALE CONTRO L’ISLAM (PER COLPIRE L’EURASIA)

:::: Enrico Galoppini :::: 30 agosto, 2014 :::: 

DA BIN LADEN AL “CALIFFO”: LA GUERRA FINALE CONTRO L’ISLAM (PER COLPIRE L’EURASIA)

La fase finale della guerra dell’Occidente contro l’Islam è finalmente cominciata. Tanto più che quest’ultimo s’è dotato d’un ‘medievale’ e terrificante “Califfato”.

Non bisognava disporre di particolari doti profetiche per prevedere che prima o poi saremmo arrivati a tanto. Basta leggersi una raccolta di articoli pubblicati prima del 2008 che ho intitolatoIslamofobia. Attori, tattiche, finalità (Edizioni all’insegna del Veltro, Parma 2008). Il capitolo finale, che riassumeva i termini della questione (Islam come “problema” e strategie geopolitiche atlantiche: un rapporto necessario, rivisto ed aggiornato per i corsi del Master Mattei dell’Università di Teramo col titolo Il “Grande Medio Oriente” e il momento anti-islamico dello “scontro di civiltà”), regge ancora bene alla sfida del tempo, perché, come recita appunto il titolo, la “paura dell’Islam” è da mettere in stretta relazione con le strategie geopolitiche atlantiche nel Mediterraneo e in Eurasia.

Da quando è stato proclamato un improbabile califfato a cavallo della Siria orientale e dell’Iraq centro-settentrionale (1), l’Islam è tornato prepotentemente nelle case degli occidentali, sottoposti a dosi da cavallo di messaggi sensazionalistici ed allarmistici capaci di provocare sconcerto e preoccupazione persino tra gli stessi musulmani.
Ma prima di giungere a tanto, serviva la cosiddetta “Primavera Araba”, il cui obiettivo principale è stato l’eliminazione dei “regimi arabi moderati” che almeno ufficialmente l’Occidente sosteneva da anni contro gli “estremisti” (e che erano in buoni rapporti – forse troppo buoni per i nostri “alleati” – con l’Italia della Prima ma anche della Seconda Repubblica).

Tutto però è cominciato con quello che definivo nel suddetto libro il “Big bang del XXI secolo”, ovvero l’azione “terroristica” in territorio americano attribuita alla fantomatica al-Qâ‘ida.
Ricordiamo bene come nei giorni che seguirono l’11 settembre 2001 uno degli argomenti principali della propaganda occidentale tesa a diffondere disprezzo e diffidenza verso l’Islam fosse la richiesta, fatta praticamente a ciascun musulmano, di dissociarsi dal “terrorismo”, secondo un assurdo postulato in base al quale “non tutti i musulmani sono terroristi, ma tutti i terroristi sono musulmani”, ripetuto incessantemente dalla “fabbrica del consenso”.
C’era tuttavia una via d’uscita dalla gogna mediatica: l’adesione al cosiddetto “Islam moderato”, che in pratica consisteva (e consiste) in un’adesione formale alla religione islamica accettando però tutti i capisaldi antitradizionali del “pensiero moderno” (oltre all’adozione di una posizione “equidistante” nel cosiddetto “conflitto israelo-palestinese”…).

A garantirci dall’orda famelica dell’Islam guerrigliero e spietato sussistevano comunque i “regimi arabi moderati”. I quali, dal 2011, dopo il celebre discorso di Obama al Cairo (giugno 2009) nel quale, astutamente, “tendeva la mano all’Islam”, sono stati rovesciati con le note tecniche di sovversione dall’interno denominate “Primavera araba”, altrove note come “rivoluzioni colorate”. Quando non bastava l’azione di prezzolati del posto, perlopiù tratti dai ranghi del cosiddetto “Islam politico” preceduti da sinceri ma sprovveduti “liberali” (oltre alla solita teppaglia che si trova sempre), l’Occidente interveniva col classico apparato di cannoniere e bombardieri (v. il caso libico).

Ricapitolando, ad una prima fase islamofobica dominata dalla figura di Osama bin Laden, del suo vice al-Zawahiri e degli altri luogotenenti (tipo al-Zarqawi), con tutto il corredo di “attentati terroristici” (Londra, Madrid ecc.) e teste mozzate cui facevano da contraltare le sparate da cowboy di Bush, le tute arancioni di Guantanamo e le “torture” di Abu Ghraib, ha fatto seguito la “fase della speranza”, col pubblico occidentale illuso sulle magnifiche sorti e progressive alle quali avrebbero aspirato le masse arabe e islamiche desideranti la “democrazia”. Una “democrazia islamica” sotto l’insegna dei Fratelli Musulmani e delle varie sigle ad essi riconducibili che qua e là hanno preso il potere.

L’apice di questa seconda fase nella quale anche i peggiori tagliagole diventavano araldi della libertà ha coinciso con la prima parte della cosiddetta “rivolta siriana”, che pur inscrivendosi nella “Primavera araba” ha posto in inevitabile risalto – data la posizione strategica della Siria – la portata strategica di un’operazione mirata al rovesciamento del regime di Damasco. Il quale, è bene ricordarlo, poco tempo prima era ancora considerato da alcuni partner occidentali, pur con qualche riserva (penso all’Italia), come un garante della “stabilità” nel Mediterraneo ed oltre.

Ad un certo punto, però, col rovesciamento del presidente egiziano tratto dai ranghi della Fratellanza musulmana, Muhammad Morsi (operato forse col sostegno russo?) (2), qualcosa nel dispositivo sovversivo innescato dagli occidentali s’è inceppato. La “rivolta siriana” è entrata in crisi, così come s’è incrinato il meccanismo sin lì tetragono della propaganda unilaterale occidentalista, anche se, a dire il vero, le voci discordanti rispetto al mainstream vertevano soprattutto sul “massacro dei cristiani” da parte dei fanatici islamici delle formazioni “jihadiste”; il che prefigurava la piega da “Nuova crociata” che finalmente s’è manifestata con l’emergere di quest’inedito “Califfato”.

Ma ormai la classica frittata era stata fatta. Con la Libia consegnata alle bande fondamentaliste ed enormi bacini petroliferi di Siria ed Iraq in mano ai seguaci del “califfo” (3), il volto più terrificante dell’Islam può finalmente entrare nelle case degli italiani e degli altri sudditi dell’Occidente.
Ed è questa la fase numero tre del progetto che punta a destabilizzare definitivamente tutto il Mediterraneo ed il Vicino Oriente, con la non troppo remota possibilità di vedersi coinvolti militarmente in una guerra non nostra che non abbiamo affatto cercato, per il semplice fatto che all’Italia il Mediterraneo ed il Vicino Oriente prima del 1991 (operazione Desert Storm) andavano bene così com’erano, fatto salvo Israele, che difatti non ha mai visto di buon occhio quegli statisti poi eliminati – giusto a partire dall’anno dopo… – con l’operazione mediatico-giudiziaria “Mani pulite”.
Da un punto di vista propagandistico, il terrore islamofobico che questa nuova fase è in grado di suscitare negli animi di persone ingenue, manipolate e conquistate ai “valori occidentali” è senz’altro più elevato di quello della prima fase con Bin Laden e soci a ‘bucare lo schermo’.
In fondo lo “Sceicco del terrore” e la sua organizzazione avevano attaccato solo l’America. Sì, dovevamo essere solidalmente “tutti americani”, ma ancora non ci sentivamo completamente imbarcati nell’impresa, ed infatti stavamo come sempre coi piedi in due staffe (vedasi la posizione dell’asse franco-tedesco nel 2003, quando l’Angloamerica invase l’Iraq). E chi l’ha detto che la “strage di Nassiriyya” sia dovuta ai “guerriglieri islamici” e non a qualche nostro indicibile “alleato”?
Ora non ci sono più scuse per sottrarsi e fare i “furbi”. Ce lo fanno capire con sempre maggiore insistenza. Non sorprende affatto, pertanto, che dalla bocca di ministri dell’attuale Governo italiano escano dichiarazioni possibiliste al riguardo di un nostro maggiore e più ‘fattivo’ coinvolgimento nelle operazioni in Iraq volte a debellare un pericolo che all’unisono viene definito non solo regionale, bensì “per il mondo intero”…
Il temibile “Califfato”, coi suoi alleati posizionati sulla costa libica, novelli saraceni, sta lì a minacciarci col suo “Medio Evo”; pertanto, se si vuol salvare la “modernità” con tutti i suoi “valori”, non è più possibile sottrarsi al richiamo alle armi dell’Occidente a guida anglo-sionista.
Frotte di “migranti” tra i quali potrebbero nascondersi dei “terroristi” vengono rovesciate sulle nostre indifese coste, mentre tra i figli della cosiddetta “seconda generazione” spopola il richiamo alla “guerra santa”. Da qualche parte, nel Levante, c’è un “Califfo” che vagheggia di conquistare Roma, mentre “i cristiani” e le minoranze subiscono massacri, e poco importa ai fini propagandistici se musulmani di vedute diverse da quelle dell’Isis sono sottoposti a medesimo trattamento. Questo è quanto trasuda da giornali e tg, che in due minuti frullano tutto in un cocktail terrificante al termine del quale il malcapitato ed impreparato spettatore non potrà che augurarsi una selva di bombe atomiche sull’intero Medioriente.
Infine, entrati nella terza fase, quella della “guerra totale” all’Islam, la concomitante “crisi ucraina” chiarisce anche ai cerebrolesi il nesso tra l’11 settembre, l’islamofobia e l’attacco all’Eurasia. Mentre la propaganda occidentale – senza nemmeno più l’impiccio d’un Berlusconi suo “amico” – dipinge Putin alla stregua d’un pazzo sanguinario ed irresponsabile, dobbiamo dunque temere che le stupide ed ingiustificabili “sanzioni” contro Mosca faranno il paio con un intervento armato della solita improbabile “Italietta” nel Levante islamico?

NOTE
1. Sulla teoria del Califfato ho scritto, su “Eurasia” 4/2007, pp. 35-44, Considerazioni sull’istituto del Califfato e la “Giustizia” nell’Islam.
2. M. Bassiouni, Sisi’s visti to Russia is message to the West, “Al Monitor. The pulse of the Middle East”, 13 agosto 2014 (http://www.al-monitor.com/pulse/tr/politics/2014/08/russia-egypt-relations.html).
3. Maurizio Blondet si chiede logicamente, riprendendo l’ex primo ministro iracheno al-Ja‘fari, come una compagine unanimemente bollata col marchio del “terrorismo” possa vendere il petrolio che inopinatamente controlla, ricavandone tre milioni di dollari al giorno. Cfr. Il Califfo: un altro pretesto per “vendere” l’attacco contro la Siria, “Effedieffe.com”, 26 agosto 2014 (l’articolo è per soli abbonati: http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&task=view&id=305228&Itemid=135).

Il vero disastro dei Tornado
Redazione | 28-08-2014
Catagoria: GuerraFREE

   

I Tornado italiani stanno eseguendo esercitazioni per il lancio di ordigni atomici

 

Il vero disastro dei Tornado
Redazione | 28-08-2014 Categoria: Guerra [Mondialismo] 

 

Il vero disastro dei Tornado

L’arte de la guerra di Manlio Dinucci

Global Research, August 24, 2014

 

 

La collisione tra due caccia Tornado, che ha provocato la morte dei quattro membri di equipaggio e avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi, ci pone di fronte a una realtà che la politica ufficiale si guarda bene dal chiamare col suo vero nome: guerra. Uniformandosi a tale «regola», l’Aeronautica militare informa che i Tornado, velivoli da combattimento acquisiti a partire dal 1982, vengono oggi usati essenzialmente per le «operazioni di risposta alle crisi con finalità strumentali alla vocazione pacifica del nostro Paese».

Questi cacciabombardieri – ricorda l’Aeronautica  – furono impiegati nel Golfo Persico nel 1990/91 (ossia nella prima guerra contro l’Iraq). Quindi dal 1993 nei Balcani, ossia nella serie di operazioni Nato culminate nella guerra contro la Jugoslavia, nella quale i Tornado effettuarono insieme ad altri aerei  1440 missioni di attacco. Successivamente sono stati usati in Afghanistan, dove dal novembre 2009 sono stati avvicendati dai caccia Amx. Infine, nel 2011, sono stati usati nella guerra contro la Libia, nella quale in oltre sette mesi i velivoli dell’Aeronautica militare hanno condotto oltre 1900 missioni di attacco, lanciando centinaia di bombe e missili. Nel corso di tali operazioni – informa l’Aeronautica  – «l’efficacia dei Tornado è stata accresciuta dall’acquisizione di sistemi d’arma d’avanguardia». Tra i più recenti, due nuovi armamenti Usa di precisione, l’Advanced Anti Radiation Guided Missile (Aargm) e la Small Diameter Bomb (Sdb), che permettono ai cacciabombardieri di sopprimere le difese aeree nemiche e colpire gli obiettivi terrestri. Non a caso i due  Tornado precipitati volavano a bassissima quota, tecnica usata per questo tipo di attacco condotto in profondià in territorio nemico.

I due caccia – impegnati in una missione addestrativa propedeutica ad un’esercitazione Nato in programma nel prossimo autunno – erano decollati da Ghedi (Brescia), base del 6° Stormo. Lo comunica l’Aeronautica. Non dice però che Ghedi-Torre è, insieme ad Aviano,  il sito in cui sono depositate 70-90 bombe nucleari statunitensi B-61.  Ciò emerge dal rapporto U.S. non-strategic nuclear weapons in Europe, presentato all’Assemblea  parlamentare della Nato. Le bombe nucleari sono tenute in speciali hangar insieme a cacciabombardieri statunitensi F-15 e F-16 e Tornado italiani,  pronti per l’attacco nucleare.

Lo spiegamento delle armi nucleari statunitensi in Europa è regolato da accordi segreti, che i governi non hanno mai sottoposto ai  rispettivi parlamenti. Quello che regola lo schieramento delle armi nucleari in Italia stabilisce il principio della «doppia chiave», ossia prevede che una parte di queste armi possa essere usata dall’Aeronautica italiana sotto comando Usa. A tal fine – rivela il rapporto – piloti italiani vengono addestrati all’uso delle bombe nucleari. Quello che ufficialmente si sa è che le B-61 saranno trasformate da bombe a caduta libera in bombe «intelligenti», che potranno essere sganciate a grande distanza dall’obiettivo. Le nuove bombe nucleari B61-12 a guida di precisione, che avranno una potenza media di 50 kiloton (circa quattro volte la bomba di Hiroshima), «saranno integrate col caccia F-35 Joint Strike Fighter». I piloti italiani – che oggi vengono addestrati all’uso delle B-61 con i caccia Tornado, saranno quindi tra non molto preparati all’attacco nucleare con gli F-35 armati con le B61-12. In tal modo l’Italia continuerà a violare il Trattato di non-proliferazione, che vieta agli stati in possesso di armi nucleari di trasferirle ad altri (Art. 1) e a quelli non-nucleari di riceverle da chicchessia (Art. 2).

Il disastroso incidente dei due Tornado nei pressi di Ascoli Piceno dovrebbe dunque suonare come un campanello d’allarme, non solo riguardo alla sicurezza degli abitanti sulla cui testa gli aerei si esercitano alla guerra, ma sulla guerra che ci minaccia tutti.

 Manlio Dinucci

 

 

Mentana: “Beppe Grillo era a bordo del famoso Britannia nel 1992.”
Redazione | 28-08-2014
Catagoria: CronacaFREE

 

Mentana: “Beppe Grillo era a bordo del famoso Britannia nel 1992.” Emma Bonino: “Non so a che titolo fosse lì”

Mentana: “Beppe Grillo era a bordo del famoso Britannia nel 1992.” Emma Bonino: “Non so a che titolo fosse lì”
Beppe Grillo, nel 1992, era a bordo della Britannia.

Sì, proprio quella Britannia, sulla quale i potentati della perfida Albione costrinsero il Governo Italiano a dare il via alle privatizzazioni industriali, ovviamente allo scopo di arricchire ancora di più chi li tiene in mano. Assieme all’attuale leader del M5S erano presenti Mario Draghi, Mario Monti, Emma Bonino, Giuliano Amato, vari esponenti della famiglia Agnelli, il presidente della Banca Warburg, Herman van der Wyck, il presidente dell’ Ina, Lorenzo Pallesi, Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays de Zoete Wedd, il direttore generale della Confindustria, Innocenzo Cipolletta e decine di altri manager ed economisti internazionali, invitati dalla Regina Elisabetta in persona.

Mentana era al porto di Civitavecchia con la troupe del TG5, intervistò per qualche minuto Beppe Grillo che era sbarcato dal tender del panfilo Britannia, Grillo al microfono che impugnava disse che a bordo del Britannia erano state discusse cose molto interessanti. La sua risposta è importante, perchè colloca Grillo in una posizione netta rispetto alla politichina che sta tentando di affermare manipolando giovani cervelli.

Anche Emma Bonino ha confermato la presenza a bordo del comico genovese: “Non so a che titolo fosse lì, ma la cosa mi parve abbastanza strana. Oggi tutto è più chiaro”

In quei giorni vi furono indignate prese di posizione della stampa nazionalista. Vi furono preoccupate interrogazioni parlamentari di esponenti del Msi. E vi fu un coro di voci allarmate che denunciarono la «regia occulta» dell’incontro, le strategie dei «poteri forti», la «svendita dell’industria italiana». L’uso del panfilo della Regina Elisabetta sembrò dimostrare che la crociera del Britannia era stata decisa e programmata dal governo di Sua Maestà. E il fatto che l’evento fosse stato organizzato da una società chiamata «British Invisibles» provocò una valanga di sorrisi, ammiccamenti e battute ironiche.

Cominciamo dal nome degli organizzatori. «Invisibili», nel linguaggio economico-finanziario, sono le transazioni di beni immateriali, come per l’appunto la vendita di servizi finanziari. Negli anni in cui fu governata dalla signora Thatcher, la Gran Bretagna privatizzò molte imprese, rilanciò la City, sviluppò la componente finanziaria della sua economia e acquisì in tal modo uno straordinario capitale di competenze nel settore delle acquisizioni e delle fusioni. Fu deciso che quel capitale sarebbe stato utile ad altri Paesi e che le imprese finanziarie britanniche avrebbero potuto svolgere un ruolo utile al loro Paese. «British Invisibles» nacque da un comitato della Banca Centrale del Regno Unito e divenne una sorta di Confindustria delle imprese finanziarie. Oggi si chiama International Financial Services e raggruppa circa 150 aziende del settore. Nel 1992 questa organizzazione capì che anche l’Italia avrebbe finalmente aperto il capitolo delle privatizzazioni e decise di illustrare al nostro settore pubblico i servizi che le sue imprese erano in grado di fornire.

Come luogo dell’incontro fu scelto il Britannia per tre ragioni. Sarebbe stato nel Mediterraneo in occasione di un viaggio della regina Elisabetta a Malta. Era invalsa da tempo l’abitudine di affittarlo per ridurre i costi del suo mantenimento. E, infine, la promozione degli affari britannici nel mondo è sempre stata una delle maggiori occupazioni del governo del Regno Unito.

http://italian.irib.ir/analisi/articoli/item/167041-mentana-%E2%80%9Cbeppe-grillo-era-a-bordo-del-famoso-britannia-nel-1992-%E2%80%9D-emma-bonino-%E2%80%9Cnon-so-a-che-titolo-fosse-l%C3%AC%E2%80%9D

 

Che ci faceva il ragionier Grillo al consesso in cui si decise la distruzione dell’Italia? Ora i conti tornano purtroppo.

 

 

 

 

 

Chi ha ucciso il liceo classico?
Redazione | 31-08-2014
Catagoria: SocietàFREE

 

 

La devastazione della scuola italiana è un atto programmato ed ora con i politici giusti…

Articolo di Adolfo Scotto – Roberto I. Zanini – 25/08/2014

Fonte: Avvenire

Tutto è cominciato quando hanno ucciso il liceo classico; quando si è cominciato a pensare che il principale compito della scuola fosse di fornire uno sbocco lavorativo ai giovani e, di seguito, quando si è pensato che la scuola dovesse essere pensata in funzione delle esigenze dei giovani, dei loro gusti, delle loro aspettative. È l’immagine del fallimento del sistema scolastico italiano che emerge leggendo La scuola che vorrei(Bruno Mondadori, pp. 122, euro 15), l’ultimo libro di Adolfo Scotto di Luzio, docente di Storia della Pedagogia all’Università di Bergamo, nonché esperto dei problemi della scuola e dell’insegnamento. E non si tratta di un semplice grido d’allarme. È come se si dicesse che l’intero sistema culturale e formativo italiano è all’ultima spiaggia e se non si cambia registro c’è il più che probabile rischio del fallimento totale della nostra società civile.

Eppure sono decenni che si parla di riforma…
« Ed è giunto il momento di sfatare questo mito così per come si è costituito. A partire dagli anni ’60 si è cominciata a diffondere l’idea che la scuola fosse in crisi. Un’idea di crisi permanente che è stato l’espediente per smantellare le buone basi sulle quali si era retta la scuola e che si erano andate formando fra l’unità d’Italia e la Riforma Gentile ».

Smantellare?
« Sì. Un vero e proprio sovvertimento progressivo, tanto che la scuola oggi è caduta in una crisi di senso, che mette in gioco la sua essenziale funzione politica e civile ».

Ma qual è il ruolo della scuola nella società?
« Ciò che conta non è il ruolo nella società, ma la sua funzione politica e civile. La scuola è chiamata ad assolvere un ruolo nel progetto di costruzione della comunità politica ».

Può essere più esplicito?
« La scuola deve saper porre le basi della convivenza civile, del nostro essere comunità. Invece si pensa che la scuola serva ad assecondare gli interessi dei singoli, le loro ambizioni di carriera e di guadagno economico creando sbocchi di lavoro. Ma se non c’è la scuola non c’è la nazione e viceversa ».

Vuol dire che se il suo obiettivo diventa creare sbocchi di lavoro la scuola fallisce?
« Bisogna distinguere due aspetti. Ogni singolo studente va a scuola perché persegue interessi personali. Ma la scuola non può essere pensata per quegli interessi perché altrimenti perde il suo ruolo di istituzione essenziale che ha a che fare con le ragioni della Polis. Compito della scuola è di educare la persona attraverso la cultura ». 

In una società come la nostra se ne è perso il significato: cosa significa educare?
« Significa formare la persona, nutrirne la personalità, dare la capacità al giovane di stare autonomamente nel mondo, educandolo al giudizio, cioè a quella capacità che ci permette di distinguere fra ciò che è bello e meritevole della nostra ammirazione e ciò che deve essere senz’altro rifiutato ».

Il relativismo dominante impedisce un simile approccio.
« Se nessuno ha più il coraggio di dire quali sono i valori che contano tutto diventa relativo. Ma possiamo senz’altro affermare che la scuola italiana è stata capace di assolvere alla sua funzione fino a quando si è fondata sulla cultura umanistica ».

Perso quel punto di riferimento si è persa anche la scuola?
« Una crisi che è cominciata negli anni ’60 e si è acuita con la crisi della Repubblica degli anni ’90, quando sono state messe in discussione le basi culturali della Repubblica tirandosi dietro le eredità che ci venivano dal passato ».

Lei scrive che bisogna liberare la scuola dalla tirannia dei giovani.
« In questo Paese i giovani sono diventati un pretesto, un artificio retorico. Ma l’idea che la scuola si debba costruire sulle preferenze dei giovani, su ciò che piace a loro è un vero assurdo che si è trasformato nel pregiudizio ideologico della scuola aperta al nuovo, alla tecnologia. Ma in questo modo non fa che aggravare la sua crisi, perché abdica dalla sua funzione educativa. I giovani vanno educati e sono gli adulti gli unici abilitati a educare ».

Ma la crisi educativa parte proprio dall’incapacità di almeno un paio di generazioni di adulti di assolvere a questo ruolo.
« Ed è giunto il momento che gli adulti si assumano la responsabilità della loro crisi culturale, che è spaventosa. Quando si parla di scuola non è in gioco un ingranaggio burocratico, una tecnica pedagogica da mettere a punto, ma occorre partire da una seria riflessione su cosa significhi essere italiani e su cosa significhi educare giovani italiani ».

Insomma, manca un progetto culturale.
« Abbiamo mortificato il liceo classico che era il fiore all’occhiello del nostro sistema scolastico e sono nati tanti licei con percorsi di studio sempre più generici. Abbiamo abolito la scuola di eccellenza sostituendola con un’idea vaga e patetica di licealità. Il liceo classico era il frutto di un’idea di scuola alla quale avevano contribuito sia l’identità laica e liberale che l’identità cattolica; un’idea di scuola che garantiva che le élite del Paese si potessero formare sul piano della scuola pubblica e allo stesso tempo consentiva a chiunque non avesse altra ricchezza che il proprio talento di frequentare una scuola di qualità. La falsa ideologia democratica che ha guidato le riforme degli ultimi trent’anni ha tolto ai poveri una scuola di grande valore autorizzando i ricchi a comprarsi la scuola migliore. E il discorso sulla meritocrazia non ha alcun senso perché non ci sono i luoghi dove applicarla, non ci sono i contenuti. Gli stessi docenti venendo da un simile percorso depotenziato finiscono per aggravare la situazione. È il risultato paradossale di un Paese che ha demolito il proprio sistema di istruzione. La riprova sono i flussi scolastici con sempre più giovani del Sud che vanno a scuola e all��università al Nord e i giovani del Nord che se possono vanno all’estero »

Fonti
l Avvenire

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—– Original Message —– From: info@civg.it
To: CIVG
Sent: Tuesday, September 02, 2014 1:39 PM
Subject: Fwd: CIVG Informa N° 49
 
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“AZIMUT” – il presidente Arturo Stenio Vuono 
In questo numero – al termine del servizio – una corrispondenza, per lo spazio libero – aperto a tutti – senza filtri o censure, dal CIVG ( “Centro di Iniziative per la Giustizia e la Verità” )   
 
Arturo Stenio Vuono
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N°49
 
Se volete contattarci per collaborare con questo progetto, per proporci materiali, per chiedere altre informazioni o per essere cancellati dalla newsletter, inviate una mail a info@civg.it. A seguire, gli ultimi articoli caricati sul sito.

 

 

Ancora un morto sul lavoro

Centro di Iniziativa Proletaria

Stamattina un altro ferroviere è morto sul lavoro. Alessio Corradini, ferroviere di 34 anni, dipendente da Rfi Spa, è morto stamattina, 5 agosto 2014, folgorato alle 11.20 mentre stava lavorando sui fili dell’alta tensione della linea ferroviaria Firenze Roma, nella stazione di Fabro-Ficulle, in provincia di Terni. La tragedia è avvenuta durante la manutenzione programmata della linea elettrica di alimentazione dei treni. In Rfi le cautele le procedure di sicurezza per la manutenzione – sulla carta pressoché perfette – si continuano a rivelare tragicamente inadeguate. Solo pochi giorni fa in Sicilia tre colleghi sono morti sotto ad un treno mentre lavoravano in linea.
Il tragico elenco dei morti sui binari continua ad allungati. Ogni commento appare insufficiente ad esprimere i sentimenti di rabbia e di impotenza che si provano di fronte a infortuni così prevedibili e ripetitivi. Ma qualcuno dovrà pure costringere Rfi, a interrompere questa strage ed a far rispettare le precauzioni necessarie. Il governo si gingilla con ‘le riforme’  costituzionali ignorando colpevolmente che la Costituzione deve essere ancora applicata.
L’ansf scrive decreti senza preoccuparsi di controllare se vengono applicati. Gli organi di vigilanza delle ASL e delle DPL vengono depotenziati e demotivati. La magistratura apre le inchieste sempre dopo…..

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Una guerra coloniale

Angelo Travaglini

Premessa

I tragici eventi che dallo scorso 8 luglio hanno insanguinato la martoriata Striscia di Gaza acquistano una marcata rilevanza se si pensa alla circostanza che quest’anno si celebra il centesimo anniversario dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, che registrò il maggiore tributo di sangue nella storia del nostro continente.

Agli inizi dello scorso secolo il mondo era segnato dallo sfruttamento selvaggio e dal dominio incontrastato delle grandi Potenze europee sulle aree “periferiche” del mondo, Africa, Medio Oriente, Asia, America latina.

Non vi erano limiti alla proiezione di violenza e di arbitrio dei Paesi depositari di una civiltà ritenuta “superiore”. Chi scrive queste note è stato per diversi anni testimone diretto dello spettacolo di rovina e di distruzione lasciato dalle Potenze coloniali, Francia, Belgio, Gran Bretagna ed anche Italia nelle regioni situate a sud delle rive meridionali del Mediterraneo.

Intere comunità portano ancora, anche nei tratti fisici e mentali, lo stigmate delle terribili sofferenze subite che, sotto mutate spoglie, in un quadro politico-istituzionale in sintonia con i tempi, continuano peraltro a caratterizzare la vita di quelli che lo scrittore di lingua francese Frantz Fanon era solito definire “i dannati della Terra”.

Questo era il quadro internazionale nel quale maturarono le condizioni che portarono allo scoppio del primo conflitto mondiale dove lo scontro degli imperialismi generò milioni di morti ed indicibili devastazioni. Una guerra dai tratti di mostruosa disumanità dalla quale scaturirono ulteriori sconvolgenti conseguenze portatrici a distanza di vent’anni di un’altra conflagrazione dagli effetti nefasti per l’immagine e gli stessi interessi dell’Europa.

Ho ritenuto opportuno partire da questa premessa per far comprendere come il tipo di guerre che con implacabile cadenza lo Stato di Israele ha scatenato dalla fine degli anni quaranta contro il popolo palestinese ricalca in larga misura il comportamento delle Potenze coloniali europee contro i “dannati della Terra” fino alla metà del secolo scorso.

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In difesa della Palestina

REDH

La Paz, Stato Plurinazionale della Bolivia, 4 agosto 2014.

 

 

 

 

La Rete di Difesa dell’umanità, davanti ai tragici eventi che sta vivendo il fraterno popolo palestinese di Gaza, in accordo con il suo dovere dichiara quanto segue:

Dichiariamo la nostra adesione alle parole del compagno Evo Morales, fondatore della Rete in Difesa dell’Umanità e Presidente dello Stato Plurinazionale della Bolivia, quando dichiara Israele come Stato terrorista.

Esprimiamo la nostra condanna assoluta del genocidio subito dal popolo palestinese per mano di uno Stato fondato sull’espropriazione e sull’occupazione coloniale dei territori palestinesi.

Noi riconosciamo ed esprimiamo la nostra solidarietà all’eroica lotta del popolo palestinese e delle sue organizzazioni di resistenza, soprattutto a Gaza, contro il tentativo di Israele di sterminarlo e di strappare i rimanenti brandelli di quello che fu la sua patria.

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Per chi suona la campanella?

Giuseppe Zambon

21 agosto 2014

Il costo della scuola pubblica aumenta, mentre Renzi & Giannini vendono fumo e preparano una stangata.

La crisi economica continua a pestare duro sulle fasce deboli dei cittadini, ce lo hanno ricordato i rapporti dell’Istat e del Censis a inizio estate, ora ce lo confermano le proiezioni sul PIL prossimo venturo dell’Italia e dell’Europa intera. Siamo in recessione o in stagnazione dove va bene e tutti, ma proprio tutti gli economisti, invocano almeno un po’ di inflazione, così da drenare quel quid in più di denaro ai cittadini a parità di consumo. Da non crederci, ci avviamo così ad un decennio di decrescita infelice, almeno per quanto riguarda il nostro paese. In questo devastato quadro economico e sociale, dentro un impoverimento di massa, ci troviamo a fare i conti con un fenomeno in controtendenza, che dovrebbe fare la felicità dei ‘nostri economisti’ ma che, in verità, gonfia solo il portafoglio di un oligopolio di editori, forti della loro posizione dominante e garantiti dalla loro ‘indispensabile’ funzione sociale.

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La metropolitana di Gaza

Uri Avnery , Gush Shalom (*)

13 agosto 2014

Tel Aviv non ha il metro. E’ qualcosa di cui si sta parlando da decenni. I vari sindaci l’hanno via via promesso. Ma, disgraziatamente, ancora il metro non c’è. Quando l’esercito israeliano è entrato nella Striscia di Gaza e vi ha  trovato un incredibile sistema di tunnel sotterranei, gli è passata un’idea per la testa: perché non invitare Hamas a costruire il metro di Tel Aviv? Loro hanno l’esperienza, la tecnologia, i progettisti e la mano d’opera. Ma questa guerra non è uno scherzo. E’ una tragedia terribile.  Dopo 29 giorni (finora) di lotta, chi ha vinto? E’, naturalmente, troppo presto per trarre conclusioni definitive. Il cessate il fuoco è finito. Ci vorranno mesi e anni per trarre tutte le conseguenze. Ma la saggezza popolare israeliana ha già tirato le proprie conclusioni: è un pareggio. Questa conclusione, in se stessa, è una specie di miracolo.

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Iran. Dove è finito Mahmaoud Ahmadinejad?

informazionescorretta

Questa era la dittatura di cui ci parlavano gli sciocchi nostrani. Guidati dalle loro letture come “Repubblica” e dalla loro banalità ci parlavano di dittatura e di un feroce dittatore. Oggi che ha perso le elezioni il Presidente Amhadinejad torna al lavoro (con l’autobus). Ce ne sono tanti di uomini così in Italia?

Eletto due volte alla presidenza dell’Iran, compiuto il suo secondo mandato, sconfitto alle ultime elezioni, Mahmaoud Ahmadinejad che cosa fa adesso? Ha ripreso il suo lavoro di professore all’università di Teheran, dove insegna ingegneria.

Eccolo mentre va al lavoro sui mezzi pubblici, come qualunque altro cittadino. Senza auto blu, senza scorta, non disturbato dagli altri passeggeri. Poveramente vestito come al solito.
Naturalmente, l’Iran è una teocrazia demoniaca e irrazionale, non una democrazia come la nostra.
Noi abbiamo la più bella Costituzione del mondo. Ma non ricordiamo di alcun politico italiano che, disfatto alle elezioni, torni alla sua vita lavorativa. Nemmeno il professor Mario Monti è tornato alla Bocconi; ma lì forse il problema è che alla Bocconi, una volta che se ne sono liberati, non lo vogliono. Lo stiamo mantenendo noi cittadini, come senatore a vita. A Teheran non sembra esistano cariche di senatori a vita dispensate dalla Guida Suprema. Un popolo incivile.

Da informazionescorretta

 

Kosovo: a Vitina distrutto il Monumento in memoria della lotta di liberazione dal nazifascismo

Enrico Vigna

Un monumento che era stato costruito in onore dei partigiani Serbi e Albanesi che combatterono contro l’occupazione nazifascista è stato distrutto nel centro del paese di Vitina da estremisti albanesi. L’atto vandalico è avvenuto sotto gli occhi della polizia kosovara, alcuni membri della quale hanno infatti tranquillamente osservato la distruzione del Memoriale, senza minimamente intervenire.    

Il fatto che che l’obiettivo non sia stato attaccato per motivi “etnici”, (era dedicato alla memoria sia dei serbi che degli albanesi) chiarisce ancora meglio la situazione di violenza, di sopruso e di aggressività presenti nella realtà del Kosovo “liberato”. Ma soprattutto fa capire quali sono i valori e le radici storiche cui si rifanno le forze secessioniste.

La memoria dei partigiani antifascisti del Kosovo, ormai annientata.

Il patrimonio e la memoria storica e culturale del Kosovo, fino al 2000 conservato nelle tradizioni della ex Jugoslavia, viene oggi sistematicamente rimosso e spesso distrutto dai “nuovi” governanti della provincia serba. Agim Gerguri, direttore dell’Istituto per la Protezione dei Monumenti in Kosovo, membro del consiglio di governo, ha dichiarato che nessun monumento legato alle vicende della Seconda guerra mondiale è sulla lista dei monumenti che lo “Stato” del Kosovo protegge. Un altro monumento jugoslavo sulla ex piazza “Fratellanza e Unità” a Pristina, sarà sostituito da un monumento al comandante UCK ucciso, Adem Jashari.

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