GLOBALIZZAZIONE E CRISI -ALLE RADICI-BREVE BIBLIOGRAFIA SECOLO SCORSO – SOCIALIZZAZIONE – TRATTO DA “NO AL SALARIO” (STRALCI-GIUSEPPE CIAMMARUCONI-ROMA 1981)


GLOBALIZZAZIONE E CRISI -ALLE RADICI-BREVE BIBLIOGRAFIA SECOLO SCORSO – SOCIALIZZAZIONE – TRATTO DA “NO AL SALARIO” (STRALCI-GIUSEPPE CIAMMARUCONI-ROMA 1981)

—-Messaggio originale—-
Da: massimovuono@libero.it
Data: 15/10/2014 18.04
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OGGI :  PER UNA TESI DI LAUREA
[ proposta di “Azimut” Ass. Na: ]

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GLOBALIZZAZIONE E CRISI-ALLE RADICI-BREVE BIBLIOGRAFIA SECOLO SCORSO – SOCIALIZZAZIONE –  TRATTO DA “NO AL SALARIO” (STRALCI – GIUSEPPE CIAMMARUCONI – ROMA 1981 )

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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved)

 
PER UNA TESI DI LAUREA
GLOBALIZZAZIONE E CRISI-ALLE RADICI-BREVE BIBLIOGRAFIA 

SECOLO SCORSO – SOCIALIZZAZIONE – TRATTO DA “NO AL SALARIO” (STRALCI – GIUSEPPE CIAMMARUCONI – ROMA 1981 )

   
 La socializzazione altro non è se non la realizzazione italiana, umana, nostra, effettuabile del socialismo
MUSSOLINI
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[ febbraio 1980 ]
 ” << SE GUARDIAMO IL FUTURO, CIO’ CHE CI ASPETTA E’ IL CROLLO DELL’ORDINE ECONOMICO E SOCIALE SUL QUALE E’ STATA COSTRUITA L’EUROPA DEL DOPOGUERRA >> , SONO LE PAROLE DI ROY JENKINS PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DELLA C.E.E. – COSI’ SI ESPRIMEVA QUALCHE GIORNO FA A STRASBURGO ATTRIBUENDO TALI NERE PREVISIONI ALLA << SFIDA DELLE NUOVE TECNOLOGIE >>. – NOI RITENIAMO PREVALENTE – E, QUINDI DOMINANTE – UN’ALTRA CAUSA : L’AVER, L’EUROPA, RICOSTRUITA SE STESSA SUI MODELLI POLITICO-SOCIALI DEGLI ANNI << ’20 >>. COME E’ POSSIBILE COSTRINGERE, ENTRO TALI SCHEMI, I PROBLEMI, GLI INDIVIDUI E LE COLLETTIVITA’ DEGLI << ANNI ’80 >> E, FRA NON MOLTO, DEL << 2000 >> ? PER QUALE MODELLO DI SOCIETA’ I SINDACATI CLASSISTI LOTTANO ? PER QUELLA ATTUALE O PER ILLUSORI ( E, QUINDI, INGANNEVOLI PERCHE’ SEMPRE << CLASSISTI >> << PATTI SOCIALI >> ? [ * ]

 – [ * ] – “IL SINDACALISMO CORPORATIVO – ANCH’ESSO SINDACALISMO CLASSISTA FINO AL 25 LUGLIO DEL 1943 – SUPERA PERO’ DEFINITIVAMENTE LA CLASSE E IL CLASSISMO MEDIANTE L’ISTITUTO DELLA SOCIALIZZAZIONE : ELIMINANDO, CIOE’, LA CAUSA STESSA DELLA LOTTA DI CLASSE, LA STRUTTURA CAPITALISTICA DELL’ECONOMIA . ( . . . ) – << SOCIALIZZAZIONE – AFFERMAVA GIUSEPPE LANDI IL 7 DICEMBRE DEL 1953 – NON E’ UNA FORMULA DI CONVIVENZA SUL PIANO AZIENDALE DEL CAPITALE E DEL LAVORO, MA DI CONVIVENZA TRA TUTTE LE CATEGORIE DEL LAVORO CHE PARTECIPANO ALLA PRODUZIONE…IN MODO CHE TUTTO IL LAVORO, E SOLTANTO IL LAVORo, SIA AD UN CERTO MOMENTO IL PROTAGONISTA DELL’IMPRESA E CHE, PIANO PIANO, GRADUALMENTE, IL CAPITALE DIVENTI VERAMENTE LO STRUMENTO, DIVENTI CREDITO >>
[ Giuseppe Ciammaruconi ]
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IL SERVIZIO ODIERNO
[ AZ”-15.10.’14]
L’ATTUALITA’
 AI LETTORI [ da “azimut archivio online” – video ] 
Arturo Stenio Vuono
presidente Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
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[ ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI – CON IL SERVIZIO ODIERNO INTENDIAMO FORNIRE SPUNTI ALL’EVENTUALE DECISIONE DA PARTE DI QUALCHE NOSTRO GIOVANE LETTORE INTENZIONATO A  PRESENTARSI  IN UNIVERSITA’ CON UNA TESI DI LAUREA IN MATERIA ]
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 O G G I
 TRATTO da << No al salario >> – Giuseppe Ciammaruconi  [ C.u.s.i. – “Comitato Unitario Sindacati ( sociali )  Indipendenti”  – stralci  ] – Roma, 1981. 
[ per leggere tutto – vedi : oltre ]
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[ “AZ.” – Sulla globalizzazione e sulla crisi, da anni in atto, oggettivamente irreversibile, non mancheranno agli interessati le documentazioni e le statistiche, etc., facilmente reperibili e consultabili, sempre disponibili. Noi ci occupiamo, invece, di come esse – l’economia globalizzata e le dannose anomalie – vengano come risposta da lontano. I riferimenti sono, tutti, tratti da una pubblicazione, edita dai sindacati sociali del C.u.s.i., e in gran parte a riguardo del modello economico italiano che ebbe sviluppo, seppure non compiuto, nel periodo tra i due grandi conflitti mondiali. Il Comitato Unitario Sindacati Indipendenti, molto attivo in alcune regioni – come Campania ( coordinatore regionale : Arturo Stenio Vuono )  e Lazio ( segretario generale : Giuseppe Ciammaruconi ) – ebbe espansione limitata e vita breve; fu espressione del sindacalismo sociale ed ebbe collegamenti con i referenti – in Italia – del sindacato polacco Solidarnosc di Lech Walesa: il C.u.s.i. ( Comitato Unitario Sindacati [ sociali ] Indpipendenti ) fu il maggior protagonista delle lotte di piazza del movimento dei disoccupati, a Napoli, tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80. Il modello economico italiano, ripreso dal C.u.s.i. – che ne rilanciava la << evoluzione >> -, fu a suo tempo oggetto di studio in tutto il mondo, inclusi Usa e Urss, e com’è noto parve che potesse prevalere e realizzarsi un poco ovunque; A circa settanta anni dalla sua abrogazione, per le note vicende storiche, s’è definitivamente imposto il modello globalizzato che, contrariamente a tutto ciò che s’è enfatizzato in tutto il cosiddetto villaggio globale, registra la decadenza conclamata di tutte le economie già dominanti, il loro inarrestabile declino e, in alternativa, lo sviluppo – altrove – di economie emergenti ( ove tutto è lecito, non v’è regola da rispettare, nessun rischio di violazione : ilsuper ibrido cinese docetvedi: anche al termine del servizio ) :  il << Come >>, << Che cosa >> e << perchè >> produrre in mani di pochi decisori quasi sempre anonimi ( ma questo è altro problema che potrà – in altra sede – essere affrontato e dibattuto a parte ).
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STRALCI DELLA PUBBLICAZIONE
 – << Ai nostri giorni ( scriveva Henry Smith nel 1971 [ 1 ] – ) il mondo è diviso in campi contrapposti da due tesi antagonistiche che investono la sostanza della politica economica…In tale conflitto di fondo definiamo individualistico e collettivistico i due tipi di approccio alla politica economica…Il grande compito storico che ci sta davanti , un compito che richiede non meno immaginazione che volontà è quello di giungere a un’etica della proprietà su cui  possa fondarsi la valorizzazione delle grandi risorse >>
 
1 ] A. SMITH : << Economia politica e politica economica >>; Milano, 1971.
–  “Ci sembra pacifico che l’Autore, nel ricondurre, il discorso centrale della proprietàall’etica – e cioè alla scienza della condotta umana – abbia inteso riferirsi alla concezione ( dell’etica ) come scienza dei mezzi idonei al raggiungimento dei fini cui la condotta degli uomini deve essere indirizzata : scienza che deduce, quindi, sia il fine che i mezzi dallanatura dell’uomo” [ 2 ]
 
[ 2 ] N. ABBAGNANO : << Dizionario di filosofia >> ; Torino, 1961, pag. 352.
– “Una nuova etica della proprietà ? E’ il problema centrale delle nostre considerazioni: E ciò sia a livello microeconomico sia a livello macroecnomico; sia con riferimento alla impresa, cellula produttiva della nostra società, sia con riferimento alla struttura del mercato e alle articolazioni politico-sociali”. [ 3 ]
 
[ 3 ] Nel presente lavoro non ci occupiamo, tuttavia, della << programmazione economica >> della quale abbiamo avuto occasione di occuparci in altra sede e che riteniamo estranea al tema specifico di questa pubblicazione ( v. nota n. 48 )
– “E il discorso giuridico? E’ noto, infatti, che il sistema politico che fa capo alla codificazione del 1942 è caratterizzato per quanto specificatamente si riferisce al diritto dell’economia – dal passaggio dalla rilevanza della nozione di “atto di commercio” alla rilevanza della nozione di “impresa”. Tale svolgimento – che sembrava utopia al momento della sua enunciazione tra il 1923 e il 1926 [ 4 ] – fu resa possibile, afferma il Casanova [ 5 ], dalla legislazione sindacale e dal successivo ordinamento corporativo che dettero, nel campo della disciplina dei rapporti collettivi di lavoro e dei rapporti collettivi economici, particolare rilievo alle nozioni di imprenditore e di impresa”.
 
[ 4 ] L. MOSSA : << L’impresa nell’ordine corporativo >> ; Firenze, 1935.
[ 5 ] M. CASANOVA : << L’impresa ( in generale ) >>, sta in << Nuovissimo Digesto Italiano >> : Torino 1962; VIII, pag. 351.
– ” << Con tutte queste dottrine economiche, che  muoiono e resuscitano, che si premono l’un l’altra, capite a mezzo come sono ( nella mente del pubblico ), quali sono le idee di base accettabili e quali regole di politica economiche che ne derivano ? >>. Così si chiedeva Joan Violet Robinson,( … . . . )  nel 1962, nella sua << Filosofia economica  >>, una opera a mezza strada – avverte il presentatore della edizione italiana ( 6 ) – fra l’economia politica in senso stretto e la filosofia. Ebbene tale problematica si è posta anche per noi”.
 
[ 6 ] – ROBINSON : << Ideologia e scienza economica >> ; Firenze, 1966.
 
– “Le tematiche del << sindacalismo >> e del << classismo >>; il pasticcio ingannevole del binomio etica-economia; ( . . . ), ecco a che cosa riteniamo utile porre attenzione “
( . . . ) [ 7 ]
 
[ 7 ]Articolo pubblicato il 24 marzo 1977 ( . . . ).
 
– “In un documento politico ufficiale del 20 dicembre 1943, così ci si esprime a proposito della collaborazione di classe ( . . . ) : << Il sistema del sindacalismo dualistico ha, col passare degli anni, dimostrato sempre di più di non poter assolvere compiutamente allo sviluppo di tale collaborazione, perchè, nonostante gli sforzi di quanti in buona fede cercavano di farlo funzionare secondo la meta insita nella logica del principio corporativo, si prestava a cristalizzare le resistenze e a renderle effettive >> “[ 8 ].
 
[ 8 ] – Dalla relazione ufficiale che accompagnò la pubblicazione, nella Repubblica Sociale Italiana, del D.L. 20-12-1943, n. 853 avente per oggetto la << Costituzione della Confederazione generale del lavoro, della tecnica e delle arti >>. Sta in: F. GALANTI :
<< Socializzazione e Sindacalismo nella R.S.I. >> ; Roma 1949.
 
– ” E che cosa dire dello schema di decreto legislativo concernente la istituzione (…) dei ( nuovi ) organi corporativi ? ( . . . ) Membri delle nuove strutture ( . . . ) sono i << capi impresa >> e i << lavoratori membri dei consigli di gestione >> ” [ 9 ]
 
[ 9 ] – V. testo integrale dello Schema in << Rivista di Studi Corporativi >> ; n. 2 del 1973.
 
– ” La socializzazione , che non è semplice cogestione [ 10 ] << affida al lavoro e solo al lavoro la responsabilità piena ed effettiva dei nuclei motori dell’economia [ 11 ]. E’ un istituto mediante  il quale << il capitale diviene secondario rispetto al lavoro; diviene un suo strumento e non viceversa >> ” [ 12 ].
 
[ 10 ] – G. CIAMMARUCONI : << La impresa proprietaria >>; Roma, 1975.
[ 11 ] – V. relazsione al D.Lgl. 12-10-1944, n. 861 — per la << Socializzazione delle imprese >>. Sta in F. GALANTI, op. cit.
[ 12 ] – << Dichiarazione>>del 5 aprile 1945. Sta in F. Galanti : op.cit.
 
– ” Agli iscritti ai Sindacati Sociali ( Indipendenti )[ 13 ] non abbiamo chiesto, non chiediamo, né dobbiamo chiedere tessere di partito. Ma al di la e al di sopra di ipocriti equilibrismi dialettici intorno all’autonomia e al pluralismo, l’unità della nostra lotta politico-sindacale deve essere mantenuta nella linea valida del sindacalismo sociale.”
” Il sindacalismo del regime è n crisi”. [14 ]
( . . . )
 
[ 13 ] – I << Sindacati Sociali >> sono le organizzazioni di categoria del sindacalismo indipendente che fanno capo al C.U.S.I. ( Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ).
[ 14 ] – Da un articolo pubblicato il 30 giugno 1979.
– “Le considerazioni di Di Stefano ruotano attorno a tre tesi. Due di economia politica, una di politica economica : – la mancata distinzione – in Pareto – dei due problemi ( l’economico e il sociale ) e il conseguente travaglio del suo pensiero ( … ) “. [ 15 ]
[ 15 ] – Sul << Secolo d’Italia” del 2 aprile 1978 Lino Di Stefano commenta l’ultimo saggio ( 1978 ) di Ugo Spirito su << Vilfredo Pareto >>. — Sulla linea della antitesi  (… .. ) tra << scuola classica >> e << scuola storica >>, Di Stefano torna ad evidenziare il << classico ed estratto homo oeconomicusfulcro della cosiddetta economia pura, la più coerente incarnazione dei gretti egoismi  e dei particolari impulsi del singolo >>. A tale commento si riferisce lo scritto ( . . . ) sullo stesso quotidiano il 15 aprile 1978 con il titolo << L’esigenza della economicità al servizio dell’interesse sociale >> ( . . . ).
– “Ricordo che, nell’ormai lontano 1940, uno studioso, il Toselli Colonna [ 16 ], scriveva che nella società corporativa si tende a raggiungere una composizione armonica delle qualità proprie delle due classi dei << residui >> paretiani : i residui ( istinti ) di persistenza degli aggregati sociali ( categoria sociale e politica ), i residui ( istinti ) delle combinazioni ( categoria economica ). Vi si parlava di << composizione armonica >> “. ( … ).
[ 16 ] T. COLONNA : << Critica dei concetti fondamentali dell’economia >> – Dottrina del profitto corporativo >> ; Torino 1940.
– “Il 5 maggio 1932, a Ferrara, nel corso di un animato dibattito al II Convegno di studi sindacali e corporativi, Ugo Spirito lanciò l’idea della << corporazione proprietaria >>. ( . . . . ) Trattando del tema << individuo e Stato nell’economia corporativa >> , affermava che << per ora il corporativismo non è integrale (… ) Questo vuol dire che la distinzione delle classi non è completamente superata ( . . . ) Nessuno certo può essere così ingenuo da pensare che il corporativismo si risolva tutto in una funzione di giudice conciliatore ( . .. ) >>”. [ 17 ]
[ 17 ] – Articolo pubblicato il 30 giugno 1979.
– “Due mesi dopo, intervenendo su << Critica Fascista >>, nell’appassionato dibattito ( . . . . . ) , Ugo Spirito richiamava << l’attenzione sull’incongruenza verificatesi nel Convegno di Ferrara, ( . . . ). Mentre il Convegno si polarizza sulla critica alle mie affermazioni, il vero anticorporativismo può esprimersi nel modo più categorico ( . . . ) rivendicando la concezione individualistica del diritto ( … ) >>”. [ 17 bis ]
 
[ 17 bis ] – U. SPIRITO : << Il corporativismo >> ; Firenze, 1970; pag. 351 e  segg. – U. SPIRITO : << La corporazione mangia i sindacati >> : sta in << Critica Fascista >>, 15 ottobre 1933 ( antologia a cura di Gabriele De Rosa e Francesco Malgeri; Roma, 1980 ).
– “29 aprile 1979. Ugo Spirito non è più. A 82 anni di età cessava di vivere l’italiano più problematico del nostro secolo. ( . . . ). << Ai miei allievi – diceva or è un anno Ugo Spirito in una intervista televisiva – non ho pù nulla da insegnare…Il problematicismo ? è una domanda senza risposta…. >> [ 18 ]. ( . . . ).   Noi modesti operatori della politica ( … )  – che consideriamo però Giovanni Gentile e Ugo Spirito i << classici >> del nostro secolo – posti di fronte alla scelta tra il << pensare è giudicare >> ( dell’attualismo ) e il << pensare è obiettare >> ( del problematicismo ) scegliamo l’attualismo: E scegliamo l’attualismo perchè, in linea di principio, fare politica è concorrere sl governo degli uomini, ossia: affermare o negare, e quindi non solo porre ma risolvere i problemi, non proporre ma superare obiezioni; non urtare in antinomie, ma superarle; cioè, concludeva Gentile, << giudicare >>. ( . . . ) “.
[ 18 ] – L’intervista è stata riprodotta dal << TG 1 >> del 29 aprile 1979, ore 20.
– “Attorno al << lavoro >> ( fattore di produzione ) e al << salario >>  ( il costo di tale fattore ) si sono versati fiumi di inchiostro. Coloro che si occupano di scienza economica, hanno versato l’inchiostro per inserire tale fattore ( e il suo costo ) in modelli razionali sempre più sofisticati. Coloro che si occupano di politica, hanno versato l’inchiostro per fare del titolare di esso fattore ( il lavoratore ) uno strumento di dominio o per consolidare regimi esistenti o per tendere alla instaurazione di regimi nuovi. Ma gli uni e gli altri ( e tutti senza distinzione ) hanno sempre tenuto fermo il presupposto di ogni considerazione : la struttura classista della società, la struttura classista della impresa, e cioè : capitale e lavoro in mani diverse. ( . . . ) Ed ecco perchè non si esce dalla gabbia classista trattando di << ristrutturazione >> del salario. Ed ecco perchè è solo ingannevole demagogia mobilitare le masse per strappare, al << padrone >>, miglioramenti che altro non sono che cortine fumogene dirette a perpetuare – anche nello << errore affascinante >> del marxismo [ 19 ] – l’alienazione dell’uomo lavoratore. “
– [ 19 ] – K. HORNUNG : << Un errore affascinante : il marxismo >> : Roma, 1979.
 
– ” Si è tenuto a Pisa, qualche giorno fa, un dibattito sulle retribuzioni. Giungla retributiva e ristrutturazione del salario all’ordine del giorno. Ma la parte del leone l’ha fatta il tema più scottante attualità, tema avviato come è noto – da esplicita autorizzazione di Luciano Lama, lo << scopritore 1977 >> della << nuova economia >> ( ! ). [ 20 ] ( . . . ).
[ 20 ] Articolo pubblicato l’11 aprile 1978.
– ” << In queste circostanze è assolutamente necessario assicurare la moderazione dei costi interni, specialmente del costo deel lavoro, perchè…. >>.  << E’ perciò essenziale che i nuovi contratti salariali a livello nazionale ed aziendale assicurino che la crescita dei costi del lavoro in termini reali, incluso l’effetto derivante dalla ristrutturazione del salario…sia mantenuta molto al di sotto della crescita della produttività >>. << A questo riguardo è necessaria la moderazione dei costi di lavoro nominali oltre che reali… >>. Tali ripetute << raccomandazioni >> le abbiamo tratte dalle nove cartelle dattiloscritte del << rapporto >> che il Fondo Monetario Internazionale ha inviato al governo italiano il 9 aprile scorso. Tempo fa sottolineando preoccupazioni analoghe, Pietro Terna si chiedeva : quale sarà, nel prossimo avvenire, il nuovo modello di sviluppo ( . . . ) ? Forse, molto semplicemente ( rispondeva  ) quello della << impossibilità della crescita economica >>.( . . . ) Come è noto, la tesi – suffragata da dati statistici ( anche se opinabili ) – non è nuova. Ed è altrettanto noto che, dopo la << autorizzazione >> concessa da Luciano Lama, negli ambienti politici e sindacali dell’arco costituzionale è stata tutta una fioritura di indagini e di considerazioni  politiche ed economiche attorno alla nuova invenzione del cavallo : il tema del << salario-variabile- dipendente >> ( . . . ) .
Nel capitalismo privato e nel capitalismoi di Stato il lavoratore non ha istituzionalmente titolo né per partecipare alla gestione dell’impresa né per decidere sulla distribuzione del reddito pordotto dall’impresa. ( … ). Noi siamo di avviso diverso. ( . . . ) “.[ 21 ]
[ 21 ] – Articolo pubblicato il 9 e 30 giugno 1979.
– “Laborem exercens. Una enciclica intitolata al << lavoratore >> [ 22 ] ( . . . ) L’enciclica pone al centro della questione sociale il << lavoro >> ( in tutte le sue manifestazioni  e, quindi, il suo autore : il lavoratore, il << laborem exercens >>. ( . . . ). L’analisi del conflitto tra lavoro e capitale, nella presente fase storica ( analisi riferita alle due edizioni del capitalismo : economia di mercato e collettivismo marxista ), ci sembra riecheggiare – particolarmente nei rimedi e correttivi suggeriti – soluzioni ed istituti ( . . . ) in Italia ove, a differenza del resto del mondo ( per il quale potrebbero apparire novità ). furono sperimentati [ 23 ] ( . . . ). Dove invece la lettera enciclica è già nel futuro ( . . . ) è nella trattazione del << lavoro e proprietà >> ( III-14 )… [ 24 ]  ( . . . ). Scrivevamo già nel 1975
 ( . . . ) [ 25 ]. “limitiamo le nostre considerazioni al tema che riteniamo essere il << nodo >> delle società politiche industrializzate più progredite. E di fronte a tali società che rischiano di scoppiare sulle tematiche della << lotta di classe >> ( e ciò, al di quà e al di là della cortina di ferro ); di fronte alle speculazioni finanziarie nazionali ed internazionali che l’assetto societario capitalistico delle imprese attualmente consente ( il potere delle multinazionali, il trasferimento totale o parziale della << proprietà >> delle imprese mediante una semplice operazione sui pacchetti azionari ):; di fronte a tali realtà incontrovertibili con le quali i lavoratori e la collettività tutta debbono fare quotidianamente i conti, riteniamo che il futuribile di papa Wojtyla abbia fatto centro ( . . . ). “
– [ 22 ] – Articolo pubblicato il 30 settembre 1981 a commento della lettera enciclica << LABOREM EXERCENS << del Pontefice Giovanni Paolo II del 14 settembre 1981 ( << L’Osservatore Romano >> n. 213 del 16,9.1981 ).
– [ 23 ] – Come abbiamo scritto : “…di natura compromissoria”… e ” il sistema si prestava a cristallizzare le resistenze e a renderle effettive”  ( da quì l’esigenza di andare oltre ).
[ 24 ] Quì – come hanno acutamente sottolineato i vescovi francesi in un comunicato del Consiglio permanente dell’episcopato – viene affermata << la subordinazione del diritto alla proprietà privata, all’uso dei beni comuni e alla loro destinazione universale >>, In altre parole : è l’uso dei mezzi che ne giustifica la proprietà, non è la proprietà che ne giustifica l’uso. ( . . . )
 [ 25 ] ” Nell’ordine sociale che auspichiamo il rapporto si capovolge. Sono i beni subordinati all’uomo e non viceversa. E’ l’attuazione del principio << il lavoro soggetto dell’economia >> ( . . . ).
– “Scriveva nel 1977 Gianni Varasi, un giovane imprenditore << figlio del padrone >> : << resta però un problema, il più complesso e difficile, intrinseco in discorsi sul nuovo modello di sviluppo : è il problema del rapporto tra lavoratore e impresa, della autorità e della partecipazione; in poche parole, del << nuovo modo di produrre >> (… ma ) “Che cosa ne pensano, della novità contenuta nella enciclica, i << grandi >> e i << piccoli >> (  confederali e autonomi ) del sindacalismo italiano? Le hanno letto – costoro – le parole scritte dall’ex operaio ( oggi papa )e polacco Karol Wojtyla ? ( . . . )  ” [ 25 bis ]
 
 
– [ 25 bis ] – G. VARASI : << Padroni di cambiare. Ruolo e motivazioni del nuovo imprenditore >>; Milano, 1976.
 
– “Il capitalismo nella società moderna – afferma l’Amoroso  che, dopo averci insegnato i principi dell’economia corporativa [ 26 ], ha riscoperto le << leggi naturali >> del capitalismo – è la forma naturale della organizzazione economica : esso è incardinato sulla separazione fra le quattro funzioni fondamentali del processo produttivo, che sono : la prestazione d’opera, la prestazione del capitale ( finanziamento ), l’investimento ( proprietà ), la combinazione di capitale e lavoro ( impresa ). La proprietà puo essere privata o pubblica e,nell’alternativa, il capitalismo assume le due forme di capitalismo privato e di capitalismo di Stato. L’ipotesi – continua l’Amoruso – corrisponde ad una astrazione : nella società umana la perfetta  separazione delle funzioni non si realizza, come non si realizza l’ipotesi opposta della perfetta concentrazione che, sempre in astratto, viene postulata dall’artigianato. La differenza che sotto questo riguardo sussiste fra le diverse organizzazioni economiche non è di qualità ma di grado. Nel capitalismo tra le funzioni in parola sussiste un alto grado di separazione, così come nell’artigianato sussiste un alto grado di concentrazione [ 27 ].  ( . . . ) Limitando – in questa sede – la nostra attenzione al primo dei due problemi, diciamo che il fulcro della nuova struttura è un nuovo modello di impresa. Alla impresa capitalistica ( l’imprenditore soggetto ) deve sostituirsi la impresa comunità, la impresa proprietaria ( la impresa soggetto ). – ( . . . ) Riteniamo, cioè, che tra un sistema capitalistico che non regge più e un sistema statalistico che, sulla spinta dei paesi dell’est, bussa violentemente alle nostre porte, la << terza via >> ( che rifiuta il materialismo storico, non rinnega ma perfeziona il prodotto di secoli di civiltà ) sia proprio la impresa proprietaria. E ciò con buona pace – tra gli altri – di Giorgio Benvenuto, segretario generale dell’U.I.L. che, all’ottavo congresso nazionale della sua confederazione ( 10 giugno 1981 ) ha dichiarato : << Si è cercato invano una terza via per l’Italia e si è così commesso lo sbaglio di credere che essa esistesse realmente >> ( . . . )”
 
– [ 26 ] – L. AMOROSO : << Principi di economia corporativa >> ; Bologna, 1938.
– [ 27 ] – L. AMOROSO : << Le leggi naturali dell’economia politica >> ; Torino, 1961.
 
– “A chi il potere nell’impresa ? A noi ! ci è parso di udire da Carli e Lama nel match televisivo del 7 luglio. ( … ) Carli rivendica il potere all’imprenditore. Lama rivendica, oggi, il potere al sindacato per trasferirlo, domani, allo Stato : ma ambedue – ed ecco   un secondo identico modo di considerare certe cose – uniti nel disconoscere il potere alla impresa. ( . . . ) [ 28 ] ( . . . . ) Sulla (  loro ) terza via – osteggiati dagli imprenditori e dai comunisti – troviamo i predicatori della partecipazione, della cogestione. Anch’essi – sia che sognino una riforma dal << basso >>, sia che sperino in una riforma edittale – si muovono sul presupposto della intangibilità della struttura capitalistica dell’impresa : lavoro e proprietà di beni di produzione in mani diverse anche se collaboranti nella gestione [ 29 ] ( . . . ) Ma come può assegnarsi alla proprietà una funzione ( quindi un compito, una finalità ) sociale, in sostituzione della funzione individuale ( . . . ) ? a ) all’interno dell’impresa, mediante la sostituzione del concetto funzionale della proprietà ( è la funzione economica delle cose titolo per la proprietà dei beni concetto, questo, ispiratore del soppresso articolo 811 del codice civile del 1942 [ 30 ] ), al concetto descrittivo ( . . . ) ispiratore del vigente articolo 832 del codice civile ( … ). L’impresa- soggetto, quale risultante giuridica del nuovo concetto di proprietà ( privata socializzata) dei mezzi di produzione ( proprietà funzionale ) è – nel contesto di un ordine non classista – il nuovo titolare dei rapporti economici di produzione e di scambio : è l’impresa socializzata, l’impresa proprietaria. E la << terza via >> tra l’economia collettivistica e ciò che rimane dell’economia capitalistica [ 31 ] ( . . . )”
 
– [ 28 ] – Articolo pubblicato il 14 luglio 1978.
– [ 29 ] – V. A. FANFANI : << Capitalismo, Socialità, Partecipazione >> ; Milano, 1976.
– [ 30 ] – L’art. 811 del C.C., abrogato dall’art. 3 del D.LgL.Lgt. 14.9-1944, n. 287, recitava : << Disciplina corporativa. I beni sono sottoposti alla disciplina dell’ordinamento corporativo in relazione alla loro funzione economica e alle esigenze della produzione nazionale >>.
– [ 31 ] – Sulla problematica dell’impresa . v. G. Amorese : << Rimeditiamo il concetto di impresa >>, sta in << Giornale dei Dottori Commercialisti >> ; Roma, n. 5; maggio1979.
 
– “Abbiamo letto con molto interesse  [ 32 ] il saggio estivo di Berlinguer [ 33 ] : sorta di << carta del compromesso >> preceduta, come è noto, dalla provocatoria intervista rilasciata al settimanale tedesco << Stern >>. ( . . . )  [34 ]. ( . . . ) Un tentativo di revisione ideologica; una forte carica di politica economica; un disegno di ingegneria politica: ( . . . ). Tali accenti revisionistici non sono in realtà nuovi.Se ne ascoltarono ( e in una versione non sempre lineare ) in seno al recente congresso ( il XV ) del P.C.I. ( . . . ) [35 ]. ( . . . )  Noi riteniamo che il << comunismo >> , fuori dalle linee della ortodossia tradizionale – che ha sempre avuto nel bolscevismo l’unico, reale modello politico cui riferirsi – è nulla. << Il marxismo – afferma Bernard Henri Lévy, uno dei nuovi filosofi francesi – non è in crisi. Esiste una profonda omogeneità fra il pensiero marxista e la sua realizzazione nei paesi socialisti. L’esistenza del gulag è profondamente legata ad un pensiero che pone come progetto di società l’idea di una società senza classi >> [ 36 ] ( . . . ) …con quali istituzioni umane – a livello di impresa, a livello di Stato, a livello di istituzioni intermedie- << produrre >> e <<  distribuire >>?  Berlinguer – con silenzio che riteniamo eloquente – tace sullo argomento. E al di là delle funisterie revisionistiche e della noiosa abbondante ripetizione dell’inflazionato concetto di << classe operaia >>, non va!. Riteniamo tuttavia che risponda per lui la realtà dei regimi comunisti eretti a << Stato >> , << in ben 14 paesi di questo mondo…In tali paesi la classe operaia “storica” – cioè l’apparato comunista – occupa quel posto che avrebbe dovuto essere della classe operaia “reale” >> ( così l’ex comunista Gilles Martinet che ha scritto su << I cinque comunismi >> [ 37 ]. Un ordinamento della società – incalza il cecoslovacco Ota Sik che, evidentemente, di comunismo se ne intende ! – che non è in grado di realizzare uno sviluppo delle forze produttive più efficiente rispetto all’attuale sistema capitalistico, che di conseguenza non riesce nemmeno ad assicurare agli operai e agli altri strati della popolazione un più alto livello di vita, che non ha eliminato lo sfruttamento ma ne ha soltanto cambiato la forma… ( . . . ) Il sistema venuto a formarsi nell’Unione Sovietica e, sotto la sua influenza di potere, anche negli altri paesi satelliti, può essere indicato solo con un sistema capitalistico di Stato o, per essere più precisi, come un sistema statalmonopolistico e assolutamente burocratizzato >> [ 38 ]. ( . . . ) “. 
 
– [ 32 ] – Articolo pubblicato il 30 settembre 1979.
– [ 33 ] – E. BERLINGUER : << Il compromesso nella fase attuale >> ; sta in << Rinascita >>, n. 32 del 24 agosto 1979.
– [ 34 ] – V. M: TALAMONA : << Berlinguer e le sue idee economiche >>, in << Il Sole 24 Ore>>, del 25 agosto 1979.
– [ 35 ] – V. << Progetto di Tesi per il XV Congresso nazionale del P.C.I. << : Roma, 20-25 marzo 1979, in  << Unità Documenti >> del 10-12-1978.
– [ 36 ] – Sta in << Prospettive nel Mondo >> ; n. 15-16 settembre-ottobre del 1977, pag. 52.
– [ 37 ] – G. MARTINET : << I cinque comunismi >>, Milano 1974.
.- [ 38 ] – O. SIK : << Quale comunismo >> ; Bari 1977.
 
– ” Noi, nella convinzione del mantenimento della proprietà privata ( socializzata ) dei mezzi di produzione, pensiamo ad una << economia sociale di mercato >> [  39 ] ( … ) – (  …la fabbrica a chi lavora ) : è la <<  impresa proprietaria >> nella quale sono superati il << salario >> e le << classi >> [40 ]. ( . . . ).
 
– [ 39 ] – << Economia sociale di mercato >> che non ha nulla a che vedere con quanto vagheggiato dagli esperti della D.C. raccolti nell’A.R.E.L. ( Agenzia di Ricerche e Legislazione). Di tale argomento, ma in chiave classista, si parlò nel convegno svolto dall’A.R.E.L. a Reggio Emilia il 25 maggio 1979 sul tema  << Stato e industria in Europa >>. ( . . . ) [  Le nostre idee e le nostre elaborazioni non sono il frutto di estemporanee considerazioni: Sono il risultato di una ( seppur recente ) solida tradizione che trova in Giovanni Gentile e Ugo Spirito gli esaltatori del << lavoro soggetto >>, in Santi Romano e Cesarini Sforza i tessitori giuridici della << istituzione >>, nel sindacalismo nazionale e corporativo i principi politici e i primi passi operativi, nella realtà sociale italiana l’humus vitale. Tradizione che non ci impedisce di considerare, sul piano più strettamente economico, che oggi non siamo nel 1929 e che il richiamo puro e semplice a teorie keinesiane è fuori dalla realtà, come fuori dalla realtà il riferimento puro e semplice a teorie monetaristiche. ( …).
 
– [ 40 ] – Gli azionisti della Rath Packing Company, una società statunitense di conserve animali, hanno approvato un programma mediante il quale i dipendenti della Rath riceveranno il 20 per cento dei loro salari in azioni ordinarie per la durata di due anni e al termine di questo periodo verranno a possedere il 60 per cento del capitale della società ( The Rath Packing Prospectus is December 30, 1980 ).
 
– “Noi siamo contro lo sciopero. Noi siamo contro la disciplina ( autonoma o normativa ) dello sciopero. Tale nostra ( apparentemente contradditoria ) posizione è ( al contrario ) il contenuto di una lucida linea culturale e politica… [ 41 ] – ( . . . ) All’indomani della conclusione riformista del congresso socialista di Palermo [ 42 ] il ministro Foschi ha rivelato che il governo si accinge a varare una disciplina legislativa dello sciopero. ( . . . ) Noi, al contrario, operiamo per il << lavoro >> soggetto dell’economia. Operiamo all’insegna del principio << funzionale >> della proprietà privata dei mezzi di produzione e ciò in opposizione alm vigente principio << descrittivo >> ( art. 832 del C.C. )… [ 42 bis ] Operiamo, conseguentemente, all’insegna dell’impresa soggetto in contrapposizione alla vigente disciplina dello << imprenditore >>-soggetto….In tale quadro di integrale riconsiderazione e ristrutturazione degli istituti economici, non v’è più posto per lo sciopero venendone a mancare e i presupposti e e i soggetti ( le classi )…Diciamo quindi n<< no >> allo sciopero in quanto non trova posto nelle prospettive per le quali operiamo. Diciamo altrettanto << no >> alla proposta disciplina dello sciopero in quanto diciamo chiaro e tondo che – stante le nostre prospettive – non intendiamo, oggi, lavorare per il consolidamento di un sistema economico e politico che ha fatto il suo tempo…( . . . ).”
– [ 41 ] – Articolo pubblicato il 31 maggio 1981.
– [ 42 ] – $$° Congresso nazionale del P.S.I. svoltosi a Palermo dal 22 al 27 aprile 1981.
– [ 42 bis ] – Le premesse sono i principi della socializzazione corporativa : il lavoro soggetto dell’economia, la proprietà funzione sociale, il lavoro dovere sociale ( . . . )
– “In Italia, per quanto attiene alla politica economica, si vive ormai alla giornata. Il contingente ( l’accessorio, l’eventuale, l’accidentale ) e la menzogna dominano la politica economica. Ma è un contingente, è una menzogna al servizio di un permanente : il potere politico lottizzato proporzionalmente tra partiti e sindacati [ 43 ] ( . . . ) In Italia, solo un tale esercizio di potere è possibile. E ciò per la assenza di principi, di strutture, di istituti giuridici idonei a operare a beneficio dell’intera collettività sociale ( . . . )”
– [ 43 ] -V. M. D’ANTONIO : << La costituzione di carta >>; Milano, 1977. A. LOMBARDO : << La crisi delle democrazie industriali 1968-1976 >> ; Firenze, 1977. F. GIANFRANCESCHI; << Il sistema della menzogna e la degradazione del piacere >>; Milano 1977.
– “Tutto cominciò con una << provocatoria >> proposta di Guido Carli nel gennaio del 1975 [ 44 ] Essendo il rischio dell’impresa – passato ( a causa dell’enorme massa dei debiti che non si sa come pagare ) dall’imprenditore ( debitore ) alle banche (creditrici ), perchè – si chiedeva l’allora governatore della Banca d’Italia – non formalizzare tali nuove posizioni ? Perchè, dopo il << rischio >> non trasferire al sistema bancario anche la << responsabilità >> e la << gestione >> di quella parte del sistema imprenditoriale che ha voluto o subito la trasposizione ? ( . . . ) Il problema sembra sia all’ordine del giorno della prossima riunione del consiglio dei ministri prevista per il giorno 26 ( . . . ) Le società consortili oggi proposte, risolvono il problema che era a monte della << provocazione >> di Carli ? ( . . . ). Le società consortili oggi proposte possono costituirsi con la partecipazione diretta o indiretta degli istituti di credito e delle banche, di coloro – cioè – che sono coinvolti in prima persona da quella massa debitoria delle imprese che provocò la sortita di Guido Carli [ 45 ] …l’intervento finanziatore di tali << società >> potrà risolvere il problema che è a nonte ( << pagando >> cioè i debiti verso le banche ) nella misura in cui i proventi della << sottoscrizione >> di nuove azioni e obbligazioni convertibili potranno essere devoluti alle banche creditrici…In caso contrario ( . . . ) il monte debiti verso le banche rimarrà piu o meno inalterato consolidando, per il sistema bancario, una situazione senza sbocco.    Vi è ancora da osservare che tale disegno di << ristrutturazione finanziaria >> delle imprese ha dimenticato le medie e piccole imprese…Una lacuna inspiegabile…” ( . . . ).
– [ 44 ] – Articolo pubblicato il 26 maggio 1978.
– [ 45 ] La << proposta >> è diventata successivamente la legge 5-12-1978, n. 787. Dispone, l’art. 1, che << previa autorizzazione della Banca d’Italia e anche in deroga a norme di legge e di statuto, gli istituti di credito a medio e a lungo termine che esercitano il credito industriale e le aziende di credito possono
partecipare con sottoscrizioni di azioni e associarsi in partecipazione a società consortili per azioni…delle imprese emittenti… >>. La legge integrata con l’art. 5 del D.L. 30 gennaio, 1979, n. 26,è scaduta il 29 dicembre 1981.
 
– “E veniamo alle impennate di Donat Cattin ( . . . ) La legge 675 del 1977 alla quale si è richiamato il ministro, ha la pretesa di essere uno strumento di programmazione industriale ( . . . ). Trattasi, a nostro avviso, di una legge che…è al massimo destinata ad avere effetti…limitati al piano finanziario [ 46 ]… (  . . ) Ristrutturazione finanziaria o ristrutturazione industriale ? [ 47 ] ( . . . ) E’ noto il significato della disputa che oppone, a tutti i livelli, << quelli che contano >> : politici, sindacalisti , studiosi di regime ( . . . ) …riteniamo di trovarci di fronte ad una nuova edizione di quello che fu già il libro dei sogni della programmazione : la << grande illusione >>, come scrive recentemente Pietro Armani, del centrosinistra ( … ) In una recente intervista, il professore Gasparini…affermava essere necessario << ancorare il discorso sulla programmazione settoriale ad una salda inteleiatura teorica… >>. Più recentemente Alberto Chilosi…occupandosi del raffronto – in un sistema economico << sostanzialmente liberista >> –  tra costi e ricavi << privati >> e costi e ricavi << sociali >> … afferma che in realtà << una terza via c’è :… >>. ( . . . ) – Tali considerazioni…ci sembrano particolarmente pertinenti. Ma ci chiediamo…a quale contesto politico-culturale dobbiamo riferirle ? ( . . . ) …debbono per quale sistema di  politica economica essere considerati << strumenti operativi >> ? Perchè  << velleitaria >>…è da considerarsi la programmazione sognata…? 
 
 
– [ 46 ] – “…A parte la esistenza della pretenziosa ( ed inutile ) legge << 675 >> del 1977, la disputa è, per ora, confinata alla fase pre-operativa. Ha preso particolare vigore in questi ultimi tempi : sia in relazione ai famosi dieci << piani di settore >> che sarebbero stati predisposti, sia a  vagheggiati – ma ancora non ben delineati – programmi << monetaristici >> …”.   
– [ 47 ] – Articolo pubblicato il 30 agosto 1978.
 
– “Giorni or sono, Enrico Berlinguer, nell’ormai famosa intervista a << La Repubblica >>, dicharava : << Il P.C.I. vuole liquidare il capitalismo. Noi vogliamo realizzare quì, nell’occidente europeo, un assetto economico, sociale, statale non più capitalistico, ma che non ricalchi alcun modello e non ripeta  esperienze socialiste sinora realizzate e che, al tempo stesso, non si riduca ad esumare esperimenti di tipo socialdemocratico, Noi siamo per la terza soluzione >>. E sono queste, le posizioni della << sinistra che conta >> : P.C.I. e C.G.I.L. – Al contrario di Berlinguer e compagni,Fanfani ed altri…sono attestati su posizioni interclassiste… ( . . . ) In tale fase… com’è possibile ci chiediamo << programmare >>…come recentemente esortava Romano Prodi << delle regole chiare e certe per operare >> … ? ( . . . )  Dalla confusione ideologica, la confusione politica e, quindi, la confusione di indirizzi economici [ 48 ]  ( . . . ) … In Italia…si provoca il mutamento di uno dei termini ( la moneta ) senza essere capaci di determinare ( né prima, né dopo ) analogo mutamento nell’altro termine ( fini, questi, di una programmazione economica ). Da ciò la pesantezza della situazone le cui cause specifiche, dicevamo sono da ricercarsi in una crisi strutturale e non congiunturale del sistema economico. I nostri studenti lo sanno. Ma i nostri governanti ? “.
 
– [ 48 ] – G. CIAMMARUCONI : << Corporativismo e programmazione in Italia >> Roma, 1965; pag. 59.
 
– “Quale è il ruolo del sindacato in Italia” ( . . . ) A nostro avviso, il discorso va affrontato ponendosi sul binario delle linee di tendenza lungo le quali operano esse centrali : una linea, diciamo così, sommersa; una linea, diciamo così, emersa. La linea sommersa è la linea delle intenzioni dei sindacati. mentre la linea emersa è la linea di collocazione e dell’operare sul piano della quotidianetà politica. La prima…è qualificata dalla matrice ideologica(  … ) La seconda è la linea del giorno-dopo-giorno ( . . . ) – [ ad es. : << Neutralità del sindacato >> ? Si chiedeva…un dirigente comunista della C.G.I.L.. << Non potremo mai essere neutrali se la partita avrà per posta l’affermazione del P.C.I. e del marxismo >> ( . . . ) Ma questo obbedire – tramite la egemonia della C.G.I.L. – alle esigenze del P.C.I., e… subire l’inconcludente populismo delle altre forze politiche, ha portato e porta il sindacalismo democratico ( sindacalismo di classe : della trplice e degli autonomi ) a << declinare crescendo >> ( come scriveva Bruno Manghi ). – ( . . . ) – ]. 
 
– “Fra coloro che puntao ad una collettivizzazione …e coloro che tentano di salvare la residua struttura capitalistica dell’attuale società…è possibile una << terza via >> ? Riteniamo di sì.  ( la nostra ) : …che, fatti salvi i principi e le << leggi >> della economia, supera non solo il capitalismo ( di mercato o di Stato) ma anche i residui di collettivismo che portarono durante il fascismo all’idea della << corporazione proprietaria >>  e che muovono, oggi, in Svezia, il piano Meidner per il << sindacato proprietario >> [ 50 ] E’ questa, la consegna che noi riteniamo propria del sindacalismo sociale… [ 51 ] ( . . . )”.
 
– [ 50 ] – R. MEIDNER : << Il prezzo dell’uguaglianza. Piano di riforma della proprietà industriale in Svezia >> ; Cosenza, 1976. – R. MEIDNER >: << Capitale senza padrone. Il progetto svedese alla formazione collettiva del capitale >> ; Roma, 1980.
– [ 51 ] – IL C.U.S.I. ( Comitato Unitario Sindacati Indipendenti ) si è costituito, per iniziativa dei Sindacati Sociali ad esso aderenti, il 12 gennaio 1979.
 
– “….( Un vuoto da colmare ) [ 52 ] “…E’ noto come…le due massime centrali sindacali del regime…hanno voluto distinguersi…per la rispettiva posizione politico-sindacale…I vertici della C.I.S.L. pongono l’accento sulla riduzione dell’orario di lavoro. Quelli della C.G.I.L. sui diritti all’informazione… ( . . . ) Sui diritti all’informazione… << il sindacato si propone – spiega Agostino Marianetti, segretario generale aggiunto della C.G.I.L. – una nuova e più avanzata concezione della democrazia economica >> ( . . . ) Marianetti conclude che il movimento sindacale << non potrà permettere che il suo disegno di controllo sulle scelte produttive e i l mercato del lavoro ai diversi livelli, venga vanificato o respinto >> ( . . . ) E a tale situazione come reagisce l’attuale regime e, per esso, il governo ? Forzando la situazione perchè le richieste per la nuova << democrazia industriale >>  siano accettate ( . . . ) Tutto questo dimostra  abbondandemente e i progressi compiuti dalla linea strategica marxista e il vuoto politico…che una tale linea incontra…nell’attuale regime senza idee e ideali. Un vuoto politico che costituisce – per essa – il migliore terreno di coltura. Dicevamo in premessa che avremmo potuto sottoscrivere la tesi di Marianetti. Ma, ovviamente, pensando ad altre premesse, puntando ad altri obiettivi ; le premesse e gli obiettivi del sindacalismo sociale ( . . . IGli obiettivi sono idonee strutture politico-economico-giuridiche ( a livello di impresa e4 a livello “…di comunità nazionale )….”.
” …[ Il solito imbroglio ) [ 53 ] …Solo se il sindacato uscirà dalla << gabbia >> delle sue pregiudiziali – affermava…Enrico Paoletti presidente deglim industiali fiorentini – si potà procedere concretamente…sulla strada che conduce soluzione… ( . . . ) …E’ vero che il sindacato è in una << gabbia >> Ma sono altrettanto vere due cose : che l’impresa capitalistica ( il c.d. padronato … ) si trova nella stessa << gabbia >> ( . . . ) …che la << gabbia >>…altro non è che il regime classista [ 54 ] …Dentro una tale << gabbia >> operano – in Italia – sindacati ( classisti ) che si rifanno a presupposti ideologici ( i sindacati democristiani, comunisti, socialisti, repubblicani e missini ) e sindacati ( classisti ) ideologicamente neutrali : gli << autonomi >> [ 55 ] ( . . .  )
<< Il nuovo protagonismo sindacale….per essere realmente << nuovo >>, ..realmente << autonomo >>…non può continuare ad ispirarsi alla << classe >>….Deve compiere una autentica rivoluzione…per far assumere all’uomo ( sia << produttore >>, sia << consumatore >> ) la posizione di << protagonusta >>, di << soggetto >> della vita sociale ( . . . ). >>.
 
– [ 52 ] Articolo pubblicato il 30 aprile 1979 
– [ 53 ] – Articolo pubblicato il 29 febbraio 1980.
– [ 54 ] – “…Vi è pregiudizialmente da osservare che i sindacati operano in un contesto costituzionale classista. Classista, e, infatti, il regime instaurato in Italia dalla costituzione repubblicana entrata in vigore il 1° gennaio 1948. Ce lo confermano gli articoli da 35 a 40, gli articoli 43 e 46 di essa costituzione…”
– [55  ] – “….Ma qualunque ne sia stato o ne sia il filone, il sindacalismo è stato ed è tuttora classismo…)”.
– ” << SE GUARDIAMO IL FUTURO, CIO’ CHE CI ASPETTA E’ IL CROLLO DELL’ORDINE ECONOMICO E SOCIALE SUL QUALE E’ STATA COSTRUITA L’EUROPA DEL DOPOGUERRA >> , SONO LE PAROLE DI ROY JENKINS PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE DELLA C.E.E. – COSI’ SI ESPRIMEVA QUALCHE GIORNO FA A STRASBURGO ATTRIBUENDO TALI NERE PREVISIONI ALLA << SFIDA DELLE NUOVE TECNOLOGIE >>. – NOI RITENIAMO PREVALENTE – E, QUINDI DOMINANTE – UN’ALTRA CAUSA : L’AVER, L’EUROPA, RICOSTRUITA SE STESSA SUI MODELLI POLITICO-SOCIALI DEGLI ANNI << ’20 >>. COME E’ POSSIBILE COSTRINGERE, ENTRO TALI SCHEMI, I PROBLEMI, GLI INDIVIDUI E LE COLLETTIVITA’ DEGLI << ANNI ’80 >> E, FRA NON MOLTO, DEL << 2000 >> ? PER QUALE MODELLO DI SOCIETA’ I SINDACATI CLASSISTI LOTTANO ? PER QUELLA ATTUALE O PER ILLUSORI ( E, QUINDI, INGANNEVOLI PERCHE’ SEMPRE << CLASSISTI >> << PATTI SOCIALI >> ? [ 56 ]
 – [ 56 ] – “IL SINDACALISMO CORPORATIVO – ANCH’ESSO SINDACALISMO CLASSISTA FINO AL 25 LUGLIO DEL 1943 – SUPERA PERO’ DEFINITIVAMENTE LA CLASSE E IL CLASSISMO MEDIANTE L’ISTITUTO DELLA SOCIALIZZAZIONE : ELIMINANDO, CIOE’, LA CAUSA STESSA DELLA LOTTA DI CLASSE, LA STRUTTURA CAPITALISTICA DELL’ECONOMIA . ( . . . ) – << SOCIALIZZAZIONE – AFFERMAVA GIUSEPPE LANDI IL 7 DICEMBRE DEL 1953 – NON E’ UNA FORMULA DI CONVIVENZA SUL PIANO AZIENDALE DEL CAPITALE E DEL LAVORO, MA DI CONVIVENZA TRA TUTTE LE CATEGORIE DEL LAVORO CHE PARTECIPANO ALLA PRODUZIONE…IN MODO CHE TUTTO IL LAVORO, E SOLTANTO IL LAVORo, SIA AD UN CERTO MOMENTO IL PROTAGONISTA DELL’IMPRESA E CHE, PIANO PIANO, GRADUALMENTE, IL CAPITALE DIVENTI VERAMENTE LO STRUMENTO, DIVENTI CREDITO >>
[ fine ]
——————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————————–
A PROPOSITO DI QUANTO ABBIAMO SCRITTO : “… in alternativa, lo sviluppo – altrove – di economie emergenti ( ove tutto è lecito, non v’è regola da rispettare, nessun rischio di violazione : il super ibrido cinese docet  ) :  il << Come >>, << Che cosa >> e << perchè >> produrre in mani di pochi decisori quasi sempre anonimi ( ma questo è altro problema che potrà – in altra sede – essere affrontato e dibattuto a parte )… “

[ L’ATTUALITA’ ]

Enel, Eni, Fiat e Generali hanno ceduto quote di minoranza a investitori asiatici. Dopo la maxi operazione Cdp Reti, già quattro i miliardi investiti nel nostro Paese.
A piccoli passi, secondo le usanze cinesi, Pechino si compra l’Italia. Un po’ di Fiat, un pizzico di Telecom, una fettina di Eni ed Enel, la banca centrale del colosso asiatico sta entrando nelle maggiori società di casa nostra, pronta a moltiplicare gli investimenti se dovesse crescere la fame di liquidità della nostra economia, o nel caso in cui i prezzi degli asset si facciano ancora più convenienti.
Secondo la fondazione Italia-Cina, più di 90 gruppi cinesi (Hong Kong esclusa) avevano una presenza in aziende italiane alla fine del 2013.
Secondo il Financial Times , nel 2014 l’Italia è stato l’obiettivo principale dello shopping cinese in Europa. Dei 6 miliardi di dollari complessivamente investiti nel Vecchio continente, quasi 4 miliardi sono piovuti da noi. Dopo Gran Bretagna e Francia, l’Italia è il terzo Paese europeo per ammontare degli investimenti cinesi davanti a Germania, Grecia, Portogallo e Spagna.
La Banca del popolo cinese a luglio ha acquistato quote di Fiat-Chrysler (177 milioni di euro per il 2 per cento delle quote), Telecom Italia (310 milioni per il 2,081 per cento) e Assicurazioni Generali (475 milioni per il 2,014 per cento). A marzo era toccato a Eni (1,4 miliardi per il 2,1 per cento della società petrolifera) ed Enel (734 milioni per il 2,07 per cento).
In maggio la Cassa depositi e prestiti ha ceduto il 40 per cento di Ansaldo Energia, che era appartenuta a Finmeccanica, allo Shanghai Electric Group per 400 milioni di euro. Ad agosto è volata a Pechino una parte di Prysmian, gruppo attivo nel settore dei cavi per le telecomunicazioni e il trasporto di energia: anche in questo caso è stata superata di poco la soglia del 2 per cento che obbliga a informare la Consob (70 milioni di euro per il 2,018 per cento).
L’operazione più clamorosa è stata l’acquisto per 2,1 miliardi di euro, ancora dalla Cassa depositi e prestiti (cioè il Tesoro), del 35 per cento di Cdp Reti, ovvero Terna e Snam, a China State Grid. Una precisa scelta geopolitica che la Cina ha pagato cara, riconoscendo un premio sulle quotazioni di Borsa. Operazione vantaggiosa per il governo italiano.
Auto, petrolio, reti per il trasporto di energia, telecomunicazioni, grande finanza, tecnologie industriali, e c’è anche spazio per il lusso: il gruppo Shenzhen Marisfrolg Fashion, azienda leader sul mercato asiatico del pret-à-porter di fascia alta, ha rilevato il marchio Krizia a febbraio per 35 milioni, mentre lo Shandong Heavy Industry Group è entrato in Ferretti Yatch con il 75 per cento e Peter Woo in Salvatore Ferragamo con l’8.
Alle grandi acquisizioni strategiche si aggiungono le piccole operazioni immobiliari e commerciali sul mercato nazionale. Case, negozi, attività economiche passano di mano con facilità, come dimostra il «boom» del sito http://www.vendereaicinesi.it . Per molti commercianti spremuti dal fisco i cinesi sono gli unici disposti a subentrare. Da febbraio il portale bilingue (italiano e mandarino) ha pubblicato 18mila inserzioni di vendita.
Dopodomani, giovedì, il premier cinese Li Keqiang parteciperà al quinto Innovation Forum Italia-Cina al Politecnico di Milano. Restituirà la visita di Matteo Renzi lo scorso giugno, quando portò in Cina uno stuolo di imprenditori pronti a sottoscrivere partnership con investitori cinesi. «Nel 2013 abbiamo registrato un aumento di clienti interessati a investire in Italia e il trend è continuato nel 2014 con una crescita di almeno il 50 per cento», dice all’agenzia Bloomberg Sara Marchetta, partner dello studio legale Chiomenti a Pechino.
«È tornata la fiducia – conferma da Shanghai Antimo Cappuccio, partner dello studio Pirola Pennuto Zei & Associati -. Investire nel Paese è conveniente perché i prezzi sono molto bassi e ci sono gioielli venduti come noccioline». Lo studio collabora con China Corporate United Pavilion per portare società asiatiche all’Expo 2015, per il quale sono già stati venduti un milione di biglietti in Cina.
Nonostante la lentezza della giustizia e le lungaggini della burocrazia, l’Italia attrae ancora gli investimenti esteri. Per Alberto Forchielli, socio fondatore di Mandarin Capital Partners, il più grande fondo di private equity sino-europeo, la banca centrale cinese (l’istituzione finanziaria con maggiori risorse e asset al mondo) ha un disegno preciso sull’Italia: «Di solito adotta un basso profilo – spiega a Formiche.net – tenendosi sempre sotto la soglia da dichiarare pubblicamente. In Italia invece Pechino la supera di pochissimo: significa che vuole farsi notare. Un messaggio sia di amicizia, sia di potere».
L’obiettivo è chiaro: «La Cina punta in modo deciso a spaccare l’alleanza tra Europa e Stati Uniti, anche per minare il trattato di libero scambio transatlantico e influenzare i processi europei».
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INCONTRO – DIBATTITO A TRENTO DEL CSSEO (Il 15 ottobre — “Io parlo e continuerò a Parlare”: L’ultimo Bettino Craxi)
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(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 �� 80131 NAPOLI

TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081.7701332

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