CIAO NINO – FESTA DI OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO – ALTRE NEWS


CIAO NINO – FESTA DI OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO – ALTRE NEWS

UNA BUONA LETTURA !

 “CIAO NINO” Oggi: CIAO NINO – FESTA DI OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI – IL TRIONFO DI PUTINA BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO – ALTRE NEWS… ( MOSTRA FUTURISMO A COSENZA, ECC. )

 [ “AZ.-NEWS” : 30 OTT. ’14 ]

 ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI
 Da “Azimut” – Ufficio Stampa

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved)

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IN COPERTINA
Oggi: CIAO NINO

Ferruccio Massimo Vuono ha aggiunto una nuova foto.

ADESSO CORRI FELICE INSIEME A PONYO……..CIAO NINO

ADESSO CORRI FELICE INSIEME A PONYO........CIAO NINO
[ A MONDRAGONE ( CASERTA  ) DOVE DA CUCCIOLO E’ ARRIVATO E DOVE, POI, E’ CRESCIUTO ED E’ VISSUTO ( NELLO STABILIMENTO MANDARA ) MARTEDI’ 28 OTTOBRE 2014 – DOPO 12  ( 84 ) ANNI NINO S’E’ ADDORMENTATO IN SILENZIO ]
( è stato – sempre – benvoluto dall’imprenditore e suoi collaboratori e  dalle maestranze tutte )

I.l.c. Mandara S.p.a.

http://www.mozzarellamandara.com – 0823 765226 – altro

SORPRENDENTE E COMMOVENTE IL NUMERO DEI MESSAGGI RICEVUTI – NE SCEGLIAMO SOLO TRE :
Marcello Esposito ha commentato il tuo post.
 
   
Marcello Esposito
29 ottobre alle ore 19.06
 
la tua era una dolce compagnia ora che non ci sei più lasci un vuoto difficilmente colmabile ciao ninù
Francesco Chianese ha commentato il tuo post.
 
   
Francesco Chianese
29 ottobre alle ore 13.12
 
Caro amico mio, possa tu essere felice tra gli angeli.
 
Gerardo Pontolillo ha commentato il tuo post.
 
   
Gerardo Pontolillo
29 ottobre alle ore 20.30
 
Aspettavi tutti noi – la mattina ci guardavi con quegli occhi espressivi e conoscendoci ormai tutti ci lasciavi passare – bello era vederti…..e noi tutti in cambio ti salutavamo…e adesso cosa si fa.Ciao Nino – sei stato un grande cane e penso che per chi ti sostituirà sarà vita dura per uguagliarti.Sii grande anche in cielo…..

CIAO NINO

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IN EVIDENZA – LEGGI
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27 ottobre ( . . . )

Il blog Russia.it ha pubblicato la mia relazione al convegno tenutosi a Belgrado il 17 ottobre dal titolo “Mondo unipolare e caos geopolitico”. Qualora qualcuno fosse interessato, può leggere il testo su questo link.

Il disegno di egemonia unipolare americano ha contrapposto le nazioni europee. Oggi l’Europa si trova in una crisi finanziaria e il progetto euro – impostato sulla rigidità tedesca – non ha dato i risultati sperati. Si ripropone la necessità di una soluzione grande-europea che passi lungo le traiett…

Il disegno di egemonia unipolare americano ha contrapposto le nazioni europee. Oggi l’Europa si trova in una crisi finanziaria e il progetto euro – impostato sulla rigidità tedesca – non ha dato i risultati sperati. Si ripropone la necessità di una soluzione grande-europea che passi lungo le traiettorie di congiunzione Parigi-Berlino-Mosca (il disegno descritto nell’omonimo  libro di Harry de Grossouvre) e Roma-Belgrado-Mosca (secondo la proposta avanzata da Alessandro Sansoni nel convegno organizzato a Belgrado dal movimento Terza Serbia). Vi proponiamo il testo integrale della sua relazione.

Signore e signori,

innanzitutto mi preme ringraziare Terza Serbia per aver ritenuto utile invitarmi a questo convegno. Spero di poter presto ricambiare la cortesia e l’ospitalità che ho ricevuto, invitandovi in Italia.

Penso, inoltre, non sia privo di significato il fatto di essere qui riuniti per discutere degli attuali scenari geopolitici e del paradigma “Paris – Berlin – Moscou” a distanza di 15 anni dall’aggressione che l’intero Occidente condusse contro il popolo serbo e gli abitanti di Belgrado.

E’ una circostanza che personalmente mi emoziona e mi commuove e mi riporta la memoria a quel 1999, per voi terribile, in cui io ero studente a Heidelberg in Germania e partecipavo alle manifestazioni di protesta contro quella guerra.

Questo anniversario, però, ha anche un valore di stimolo per le nostre riflessioni. Molti intellettuali ed analisti non-conformisti europei, all’epoca, interpretarono i bombardamenti aerei contro la Serbia come una vera e propria “guerra contro l’Europa”. Un’iniziativa che, fra le altre cose, mirava a ribadire il primato americano sul Vecchio Continente, attraverso l’ennesima umiliazione della Russia pre-putiniana e la disarticolazione di rapporti di amicizia consolidati, come quelli che nazioni quali Italia e Francia intrattenevano da tempo con Belgrado.

Inoltre, lo scenario globale del tempo appariva molto più favorevole di quello attuale agli Stati Uniti d’America: erano gli anni di Bill Clinton, dell’avvio a tappe forzate dei processi di globalizzazione, della costruzione di un “nuovo ordine mondiale”, pacificato dopo la Guerra Fredda e, ovviamente, garantito da Washington.

In quell’occasione fu anche codificato il principio di “guerra e ingerenza umanitaria”, in base al quale legittimare, dal punto di vista del diritto internazionale, aggressioni a stati sovrani o la messa in discussione dello stesso principio di sovranità. Gli USA si proponevano come unico “gendarme planetario” autorizzato a salvaguardare il “nuovo ordine mondiale”.

Da allora molta acqua è passata sotto i ponti, il mondo è cambiato e gli scenari si sono fatti più complessi. Ma è nel corso degli anni ’90 che si è andato configurando ed affermando il ruolo di unica superpotenza che ancora oggi gli Stati Uniti rivendicano e rivestono.

Eppure, nonostante la straordinaria capacità di proiezione militare che gli USA detengono, associata allo “status” del dollaro di moneta di scambio internazionale, risulta ormai evidente a molti l’insostenibilità di un ordine unipolare.

Da anni varie potenze, di tutti i continenti, a cominciare da Russia e Cina, reclamano la necessità di rivedere gli assetti di potere globali ed invocano l’inaugurazione di una stagione di multilateralismo nelle relazioni internazionali, contestando in forme più o meno esplicite l’egemonia americana.

Washington, da parte sua, dopo aver dispiegato la propria aggressività senza ipocrisia negli anni della presidenza Bush jr, teorizzando, tramite l’intelighenzia neocon, le dottrine della “guerra preventiva” e della “esportazione della democrazia”, applicate in Afghanistan, Iraq e, in generale, nello scenario arabo, con Barack Obama sembrava, almeno ufficialmente, voler adottare atteggiamenti ispirati a misure di “soft power”, limitando il suo interventismo.

Gli alti costi delle spese militari, la crisi economica, gli smacchi subiti sul campo in Asia centrale e in Medio Oriente, hanno indotto Obama ad una ritirata strategica delle proprie truppe ed hanno consentito ad altri attori, magari di rilievo regionale, di acquisire peso e voce in capitolo.

Molti commentatori americani di orientamento repubblicano e non solo hanno contestato la politica estera di Obama, ritenendola troppo rinunciataria e poco autorevole. Analisti di tutto il mondo si sono affrettati ad annunciare l’inizio della fine dell’”impero americano”, in particolare dopo il fallimento delle cosiddette “primavere arabe”, il mancato intervento in Siria ai danni di Assad, in seguito alle dure proteste di Putin, l’annessione della Crimea da parte della Russia in occasione della guerra civile ucraina.

Ciò che allarma in particolare gli analisti, soprattutto occidentali, è il caos in cui sembra essere piombato l’intero pianeta e la conflittualità diffusa oramai in ogni angolo della Terra, perfino nella periferia dell’Europa stessa, dopo i fatti di Piazza Maidan. Una conflittualità che appare sempre più efferata e difficilmente gestibile, anche a causa dell’ormai diffusa consapevolezza dell’evanescenza dell’ONU e della crisi, in alcune aree irreversibile, degli stati nazionali. Per non parlare, infine, di una crisi economica che colpisce duramente, con una violenza mai vista dalla fine della Seconda Guerra Mondiale in poi, anche paesi europei come l’Italia, abituati da decenni a godere di un consolidato benessere e che rende, inevitabilmente, molto più complicato gestire ed appianare le frizioni in atto e ha mostrato il vero volto della globalizzazione: la finanziarizzazione dell’economia e la terzomondizzazione dell’economia reale dell’Europa.

Lo stesso Papa Francesco ha parlato di una Terza Guerra Mondiale in corso, anche se a bassa intensità. Tutto questo induce molti a ritenere gli Stati Uniti in profonda decadenza e a diagnosticare la fine della loro leadership, senza che ad essa si sostituisca un nuovo equilibrio.

Che gli USA non siano in grado di garantire la pace nel mondo è indubbiamente un dato di fatto, ma che la leadership statunitense coincida con un mondo pacificato è una convinzione prodotta dai luoghi comuni del “pensiero unico” liberal-americano.

Poniamoci un interrogativo: il mantenimento di un sistema unipolare è meglio garantito dall’ordine o dal disordine, dalla pace o da una conflittualità diffusa?

Ed il secondo interrogativo è: davvero gli Stati uniti sono in ritirata o al contrario hanno acquisito posizioni negli ultimi anni?

Partiamo dalla seconda domanda: è vero che gli Stati Uniti negli ultimi anni hanno dovuto ritirare le loro truppe di occupazione dall’Iraq e dall’Afghanistan senza avere consolidato in quei paesi dei regimi democratici e filoamericani, ma è anche vero che quest’ultima era una pretesa ideologica annunciata dalla propaganda, ma difficilmente realizzabile, mentre è un dato di fatto che in quelle aree gli Stati Uniti hanno oggi una presenza strategica stabile.

E’ vero  l’Ucraina ha perso la Crimea, è piombata in una cupa guerra civile e che la Russia è riuscita, per ora, ad impedire il suo ingresso nella Nato e nella Ue. Ma è ancor più vero che l’Ucraina è il “cortile di casa” di Mosca, che è stata in parte sottratta alla sfera d’influenza russa e che i disordini di Kiev, e ciò che ne è derivato, hanno in parte compromesso i rapporti di cooperazione che nel corso degli ultimi 15 anni erano stati avviati tra alcuni paesi europei, Germania ed Italia in primis, e il Cremlino, con il risultato di diminuire sensibilmente la capacità d’azione della Russia e dell’Europa. Tutto questo ha costretto Putin a sbilanciarsi in modo eccessivamente favorevole verso la Cina, quando la sua strategia geopolitica ha sempre teso a mantenere la connotazione europea del gigante russo ed a conservare le mani libere nei rapporti con Bruxelles, Pechino e la stessa Washington a seconda delle circostanze.

Anche lo sconquasso prodotto in Nord Africa e nel Vicino Oriente dalle cosiddette Primavere arabe, inizialmente appoggiate dalla Casa Bianca, per non parlare della polverizzazione dello stato libico, prodottasi con la rimozione di Gheddafi, nuoce senz’altro più all’Europa ed alla Russia, che hanno bisogno in quelle aree strategiche di ordine ed interlocutori certi, di quanto non crei problemi agli americani, tra l’altro sempre meno dipendenti dalle risorse energetiche dei paesi arabi, dopo l’avvio dello sfruttamento delle tecniche di shale gas.

Infine, c’è un antica massima romana che recita “divide et impera”. Laddove non è possibile ridurre gli altri all’obbedienza ed al ruolo di sudditi, chi comanda deve fare in modo che coloro che si trovano ad un gradino di potenza inferiore si trovino costantemente in conflitto tra loro.

E’ ciò che stanno facendo negli ultimi anni gli Stati Uniti (e con questo rispondiamo al primo degli interrogativi che ci siamo posti). Le agenzie di intelligence americane giocano spesso col fuoco: concorrono a creare organizzazioni come al Qaeda o l’Isil del califfo al Baghdadi, salvo poi perderne il controllo e trovarsele in qualità di nemiche. Questo accade soprattutto nello spazio geopolitico islamico.

Questi “incidenti di percorso”, però, sono fisiologici, sebbene alimentino il caos. Caos che però è funzionale all’egemonia americana. Gli Usa, a mio avviso, concepiscono oggi il mondo come una anarchica piramide feudale al cui vertice essi sono posizionati e nel mezzo della quale si agitano e cercano di acquisire potenza vari attori, più o meno forti e strutturati. Di volta in volta Washington, sui vari scenari locali, appalta la rappresentanza dei propri interessi a qualche potenza regionale, salvo poi essere pronta a cambiare cavallo in caso di necessità.

E’ un gioco pericoloso per la sicurezza di tutti, ma è l’unico modo per preservare la leadership ed un ordine unipolare.

La solitaria supremazia americana è insomma oggettivamente pericolosa per tutti, ma la consapevolezza di ciò è ancora troppo scarsa, soprattutto nell’opinione pubblica europea.

Al netto delle utopie fantasticate dalle tante “anime belle” che vorrebbero che nel mondo regnasse la “pace”, il pensiero “realistico” ci insegna che l’obiettivo degli uomini pacifici e di buona volontà non è l’eliminazione dei conflitti, ma la regolamentazione della guerra, come ci insegna magistralmente Carl Schmitt nel “Nomos della terra”, ponendo a modello lo “ius publicum europeum”.

Oggi la guerra, e le modalità attraverso cui essa è condotta, è completamente priva di regole condivise e ciò la rende particolarmente efferata e barbara. Gli scontri tra stati, popoli, clan e fazioni somigliano sistematicamente ad atti di pirateria marittima, senza alcun rispetto per l’avversario e, soprattutto, senza alcun obiettivo finale perseguibile che non sia la completa distruzione del nemico, a qualunque costo.

Ma la ricostruzione di un ordinamento giuridico internazionale che regoli la pace e la guerra è possibile solo se esiste effettivamente un equilibrio tra le potenze in campo, determinato dai reali rapporti di forza.

Negli anni del bipolarismo Usa-Urss tale equilibrio esisteva e ciò ha consentito per 40 anni l’esistenza di un diritto internazionale che, pur tra tutte le sue difficoltà e sbavature, ha dato al mondo un ordinamento.

Non è plausibile anche solo immaginare che gli Stati Uniti con un atto unilaterale “arretrino” rispetto al loro ruolo egemonico. Sarebbe contro natura. Anche istanze “neo-isolazioniste” sono oggi impossibili da praticare, perché lo stesso ordine sociale ed economico interno degli Stati Uniti, dipende dalla loro capacità di continuare ad essere paese leader. Washington può allentare o meno la corda a seconda delle circostanze e delle opportunità, ma non può permettersi di metterla da parte.

Il multilateralismo, oggi indispensabile se si vuole arginare il caos in cui siamo piombati, ha quindi come suo presupposto indispensabile il sorgere di blocchi di potere concorrenti rispetto alla leadership americana.

Al di là delle ambizioni di potenze di rango quali Russia e Cina, in questa logica l’Europa continua ad essere di cruciale importanza, nonostante tutte le sue difficoltà.

Ma è possibile per l’Unione Europea a 28 stati essere un attore unitario e credibile sulla scena mondiale?

Ed è possibile costruire un soggetto federale o confederale europeo, magari più piccolo, ma più coeso, se non si scioglie il nodo, mai affrontato, dei fondamenti identitari politici, culturali, storici, perfino religiosi dell’Unione europea?

E’ evidente che si tratta di domande retoriche, ma le risposte non possono essere scontate o viziate dalle simpatie ideologiche.

Stando ai fatti: esiste già oggi un’Unione europea più piccola, costituita da un nocciolo duro che si pretende più coeso e del quale non fa parte l’Inghilterra e nemmeno quegli stati dell’est meno disponibili ad una prospettiva riconducibile al concetto di “Europa potenza”. Stiamo parlando dell’eurozona.

Pur con tutti i suoi limiti, che sono immensi e che non stiamo qui ad elencare, l’eurozona ha per certi versi perseguito una politica di potenza in questi anni, per molti aspetti alternativa e competitiva nei confronti degli Stati Uniti. Di fatto si è tentato di rendere l’euro moneta di riserva mondiale al posto o accanto al dollaro. Si è inoltre perseguita una politica commerciale ed energetica decisamente autonoma rispetto ai desiderata di Washington, come dimostrano le strette relazioni con la Russia che quasi tutti i paesi dell’eurozona hanno intessuto negli ultimi 10 anni in questi ambiti.

Insomma attraverso la moneta e gli asset economici più strategici, e nonostante l’assenza di un forte tessuto valoriale ed identitario somministrato all’opinione pubblica, l’asse Paris-Berlin-Moscou si è realizzato per la forza oggettiva delle ragioni che lo sostanziano, accanto alla costruzione di un’Europa potenza autonoma.

Eppure qualcosa non ha funzionato. L’Euro forte, ancorato ai valori del marco tedesco, e la mancanza di un vero e proprio stato federale europeo, dotato di una banca centrale europea prestatrice di ultima istanza, hanno messo in ginocchio l’economia degli stati mediterranei e della Francia.

L’assalto al potere del dollaro non ha portato risultati significativi e ha fatto sorgere gravissime contraddizioni tra gli stati che appartengono all’eurozona.

Le politiche di austerity di impronta tedesca ricordano per molti aspetti la logica da “fortezza Europa” adottata dalla Germania nella fase finale dell’ultimo conflitto mondiale. Un’opzione strategica che non portò a risultati particolarmente felici.

I conflitti in Libia, Siria ed Ucraina hanno, infine, portato alla luce anche tutti i contrasti di natura geopolitica che dividono le nazioni europee. La fortezza Europa, già assediata, si ritrova quindi anche spaccata al suo interno, ancora una volta, a causa della mancanza di flessibilità tattica tedesca e della volubilità delle nazioni mediterranee.

La situazione è dunque caotica persino nel cuore dell’Europa. Siamo a Belgrado e non ho remore a dire che la sopravvivenza stessa dell’Italia in quanto stato-nazione corre oggi dei seri rischi di balcanizzazione, soprattutto per la coesistenza al suo interno di 2 economie profondamente diverse: quella del Nord Italia, ancorata alla Mitteleuropa, e quella del Sud Italia, per la quale una moneta come l’euro è semplicemente insostenibile.

Solo l’incontro, che definirei paradossale, tra duttilità tedesca e coesione mediterranea (magari fondato su di un nuovo asse strategico Roma-Belgrado-Mosca che viaggi lungo il South Stream, sostanziato dalla forza spirituale dei due “polmoni” della cristianità), volto a ridefinire i rapporti tra le nazioni in seno al “nocciolo duro” dell’Europa, potrà salvare il progetto europeo, ridare vigore alle speranze di chi vuole costruire un mondo multipolare e dare ordine alla pace ed alla guerra.

Alessandro Sansoni

Ultima modifica il Giovedì, 30 Ottobre 2014 EasyBlog.ready( function(){ eblog.ratings.setup( ‘blog-107-ratings’ , true , ‘entry’ ); }); —————————————————————————————————————————————-

LEGGI TUTTO – VEDI : OLTRE
 IL FATTO DEL GIORNO

28 ottobre alle ore
#Berlusconi - #ForzaItalia
IL FATTO DEL GIORNO
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IL FATTO DEL GIORNO
———————————————————————————————dì 29 Rating truccato contro il Cav S&P e Fitch vanno a giudizio
Inchiesta rating, a giudizio Standard & Poor’s e Fitch
di Sergio Rame
Sotto inchiesta i report sull’affidabilità del sistema creditizio e sul declassamento del rating italiano. Manager e analisti delle due agenzie accusati di aver manipolato il mercato nel biennio 2011-2012. Brunetta: “Il complotto comincia a prendere forma”. Adesso Standard & Poor’s e Fitch dovranno rispondere davanti a un giudice per l’attacco finanziario che, a cavallo tra il 2011 e il 2012, ha letteralmente messo in ginocchio il sistema Italia. 

Un attacco che, oltre ad aver duramente l’economia, ha assesstato un colpo senza precedenti alla democrazia interna. Sei tra manager e analisti di Standard & Poor’s e ad altri due dell’agenzia Fitch sono stati rinviati a giudizio con l’accusa di aver manipolato il mercato attraverso i report sull’affidabilità del sistema creditizio e sul declassamento del rating italiano.

Nel 2011 ci fu una violentissima speculazione sui titoli di Stato italiani con lo spread sui Bund tedeschi che arrivò nel giro di poche settimane a 570 punti base. Una leva economica e politica che destabilizzò il Belpaese spingendo l’allora premier Silvio Berlusconi a presentare, nel novembre del 2011, le dimissioni al capo dello Stato Giorgio Napolitano. La decisione della procura di Trani alimenta i dubbi su un periodo opaco per il nostro Paese che, complici i tecnocrati di Bruxelles e lo stesso presidente della Repubblica, portò a quello che non si fatica a essere definito un golpe bianco. “Il complotto comincia a prendere forma anche in Italia”, commenta il presidente dei deputati di Forza Italia Renato Brunetta ricordando “il grande imbroglio che stava alla base di una strategia tesa a speculare sul debito sovrano del nostro paese e a cancellare la democrazia in Italia, costringendo Berlusconi alle dimissioni, sulla base dell’invenzione dello spread”. A questa strategia le agenzie di rating diedero un contributo determinante. Per Standard & Poor’s sono stati rinviati a giudizio Deven Sharma, che all’epoca dei fatti contestati era il presidente mondiale di S&P Financial Service, il responsabile per l’Europa a Londra Yann Le Pallec, il rappresentante legale di S&P Londra David Pearce, e gli analisti del debito sovrano Eileen Zhang, Franklin Crawford Gill e Moritz Kraemer. “Francamente sono sorpreso per l’assenza, finora, in questo delicato processo, della Consob – ha commentato il pm di Trani Michele Ruggiero – la sua presenza avrebbe dato un segnale importante ai mercati finanziari”.

La prima udienza del processo è stata fissata per il 4 febbraio dell’anno prossimo. “Le carte – conclude Brunetta – diranno chi aveva ragione”. Ma l’ultima parola non può essere lasciata soltanto ai giudici di Trani. “Si aprono ulteriori squarci su ciò che è accaduto nell’estate 2011 – commenta Deborah Bergamini di Forza Italia – e sul perché si è arrivati alle dimissioni forzate del governo Berlusconi”. Alla luce della decisione della procura di Trani di andare fino in fondo, Forza Italia rinnova la richiesta di istituire una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce sull’accaduto. “Vogliamo sapere in che modo la nostra democrazia – conclude la Bergamini – e la sovranità popolare dell’Italia sono state violate”.

Pubblicato da Gaetano DANIELE a 10/29/2014 07:01:00 AM

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CORRISPONDENZE

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——– Original Message ——–

Subject: invito Manifestazione Nazionale – Milano 8 e 9 novembre 2014
Date: Wed, 29 Oct 2014 15:12:24 +0000
From: “Segreteria – Fondazione AN” <segreteria@fondazionean.it>
To: “‘associazioneazimut@tiscali.it‘” <associazioneazimut@tiscali.it>

Carissimi,

in occasione del 25° anniversario della caduta del MURO di BERLINO e della festa delle Forze Armate e dell’ UNITA’ NAZIONALE, la Fondazione Alleanza Nazionale promuove una due giorni di cultura e politica a Milano, nelle giornate di sabato 8 e domenica 9 novembre il cui significato politico, ovviamente, andrà oltre l’occasione celebrativa.

L’invito è rivolto ai principali esponenti del centro-destra italiano.

L’evento si terrà a Milano, nell’apposita tensostruttura, in Piazza Città di Lombardia e nell’adiacente Centro Congressi della Regione.

Il programma proseguirà con una cena di gala e un concerto per celebrare la festa delle Forze Armate. Domenica mattina la chiusura dedicata al significato attuale della caduta del Muro di Berlino.

Restando in attesa Ti saluto cordialmente.

Sen. Avv. Franco Mugnai

 

Si  prega di confermare la presenza entro il 3 Novembre

Tel.06.68817314 – 06.68817315

Fax.06.68817332

e.mail: segreteria@fondazionean.it

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Oggi: FESTA DI OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI

FESTA DI OGNISSANTI E COMMEMORAZIONE DEI DEFUNTI

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foto di Pasquale Perri.

Partecipa

Vigilia di TUTTI I SANTI (NON Festa di HALLOWEEN)

Venerdì alle 20.30

Santuario SS. Crocifisso – Cosenza

<< Dobbiamo insegnare ai nostri figli che dalle mode ci si può liberare e che le nostre tradizioni possono tornare al centro della nostra vita.

Come diceva don Benzi: ” VOGLIAMO CHE I NOSTRI FIGLI FESTEGGINO IL GIORNO DI OGNISSANTI CON IL MONDO DI SATANA OPPURE CON GIOIA E PACE VIVENDO NELLA LUCE? >>”.

 

[ TRATTE DAL WEB ]

 
prolocodeliceto.it

ognissantisanbarnaba.it
LA FESTA DI OGNISSANTI 2014
400 × 300 – 37 kB – jpg
L'ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E' UN OSANNA AL DIAVOLO
''Penso che la societa' italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l'uso della ragione e sia sempre piu' malata. Festeggiare la festa di Halloween e' rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi''. La condanna e' dell'esorcista della Santa Sede, gia' presidente dell'associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth. 
I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l'esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ''Mi dispiace moltissimo che l'Italia, come il resto d'Europa, si stia allontanando da Gesu' il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana'', dice l' esorcista secondo il quale ''la festa di Halloween e' una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L'astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e' piu' peccato al mondo d'oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta' o piacere personale. L'uomo - conclude - e' diventato il dio di se stesso, esattamente cio' che vuole il demonio''. E ricorda che intanto, in molte citta' italiane, sono state organizzate le 'feste della luce', una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.

L’ESORCISTA DELLA SANTA SEDE: HALLOWEEN E’ UN OSANNA AL DIAVOLO

”Penso che la societa’ italiana stia perdendo il senno, il senso della vita, l’uso della ragion…e e sia sempre piu’ malata. Festeggiare la festa di Halloween e’ rendere un osanna al diavolo. Il quale, se adorato, anche soltanto per una notte, pensa di vantare dei diritti sulla persona. Allora non meravigliamoci se il mondo sembra andare a catafascio e se gli studi di psicologi e psichiatri pullulano di bambini insonni, vandali, agitati, e di ragazzi ossessionati e depressi, potenziali suicidi”. La condanna e’ dell’esorcista della Santa Sede, gia’ presidente dell’associazione internazionale degli esorcisti, il modenese padre Gabriele Amorth.

I macabri mascheramenti, le invocazioni apparentemente innocue altro non sarebbero, per l’esorcista, che un tributo al principe di questo mondo: il diavolo. ”Mi dispiace moltissimo che l’Italia, come il resto d’Europa, si stia allontanando da Gesu’ il Signore e, addirittura, si metta a omaggiare satana”, dice l’ esorcista secondo il quale ”la festa di Halloween e’ una sorta di seduta spiritica presentata sotto forma di gioco. L’astuzia del demonio sta proprio qui. Se ci fate caso tutto viene presentato sotto forma ludica, innocente. Anche il peccato non e’ piu’ peccato al mondo d’oggi. Ma tutto viene camuffato sotto forma di esigenza, liberta’ o piacere personale. L’uomo – conclude – e’ diventato il dio di se stesso, esattamente cio’ che vuole il demonio”. E ricorda che intanto, in molte citta’ italiane, sono state organizzate le ‘feste della luce’, una vera e propria controffensiva ai festeggiamenti delle tenebre, con canti al Signore e giochi innocenti per bambini.

 
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NOSTRO ULTIMO SERVIZIO – LINK
 
  [del 28 ottobre  e  delle Tre Italie – ecc. – leggi il servizio – vedi : sotto ] 

 
 
 
 
 

 

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L’ITALIA DI OGGI CHE AFFONDA – QUELLA DEL PASSATO DEI MISTERI – L’ALTRA DEI PRIMATI CHE CHE FU

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NELL’ULTIMO NUMERO – AL TERMINE DEL SERVIZIO :
 
INTERVISTE DI ARMANDO DE SIMONE A CAPRARA – MELLINI E RAUTI
[ ARMANDO DE SIMONE SCOMPARVE  IL 6 NOVEMBRE 2006 – IN OSPEDALE A NAPOLI –  IMPROVVISAMENTE – DURANTE UNA SEDUTA DI CHEMIOTERAPIA…
PER CAUSE…( ? )- ]
  
 

 
 
INTERVENTI DI VINCENZO FRAGALA’
 Su “rivelazioni Morucci…”- “su Primavalle – coperture politiche…” – “su trage 904…” – 

[] La morte violenta … | . . . ]

[ Il 23 febbraio del 2010 Fragalà venne aggredito all’uscita del suo studio e gravemente ferito a bastonate. Soccorso da un collega, le sue condizioni apparvero subito gravi[2]: morì dopo tre giorni di coma[3]…. ]

 
[ archivio in web – anni 2004/2005 ]
 
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 Oggi: IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO
O G G I

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IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO  E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO

ALTRE NEWS… ( MOSTRA FUTURISMO A COSENZA, ECC. )
 [ “AZ.-NEWS” : 30 OTT. ’14 ]

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IN QUESTO NUMERO – TRA LE TANTE NOTIZIE :
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—-Messaggio originale—-
Da: notification+acf6oy26@facebookmail.com
Data: 28/10/2014 0.14
A: “Arturo Stenio Vuono”<an.arenella@libero.it>
Ogg: Invito all’evento: DAL SECONDO FUTURISMO ALL’ARTE CONCRETA E DINTORNI Marasco, Benedetto, Rotella e…

   
 
   
   
Tonino Sicoli ti ha invitato al suo evento
 
DAL SECONDO FUTURISMO ALL’ARTE CONCRETA E DINTORNI Marasco, Benedetto, Rotella e la ricerca astratta – 1920 / 1970 – A cura di Bruno Corà, Massimo Di Stefano, Leonardo Passarelli, Tonino Sicoli
Da Sabato 25 ottobre alle 18.00 a Mercoledì 31 dicembre alle 19.00
MAON – MUSEO D’ARTE DELL’OTTO E NOVECENTO – RENDE (CS)
 
Partecipa
   
Forse
   
Rifiuta
 
La stagione futurista, agli inizi del secolo e per diversi decenni, ha creato un flusso ininterrotto di riflessioni e di prese di posizione ideologiche e poetiche, che ha aperto una strada fondamental…
Anche Gennaro Pirozzi e altre 9 persone sono nella lista degli invitati.
       
 
 
Inviti in sospeso (4) Vuoi bloccare gli inviti da parte di Tonino?
 
 
   
   
 
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 DALL’AMICO GIANCARLO LEHNER
 
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[ “AZ.-NEWS” : 30 OTT. ’14 ]

—-Messaggio originale—-Da: giancarlolehner
Data: 28/10/2014 9.57 – A: ( . . . )
Ogg: Lehner: 
ore 10, arrestati i pm al Quirinale

Mi sono sognato che stamane alle  10, il Capo dello Stato, avvalendosi dei suoi legittimi poteri e dell’art.289 c. p. ha fatto arrestare i pm che intendevano interrogarlo, destabilizzando l’ultima istituzione sopravvissuta allo squilibrio tra i poteri dello Stato. 

Poi, di colpo, mi sono svegliato ed ho dovuto prendere atto della realtà: Montesquieu è stato definitivamente abrogato e al Quirinale non siede più il sardo Francesco Cossiga, bensì il napoletano Giorgio Napolitano.

Giancarlo Lehner 
 
 

—-Messaggio originale—-
Da: giancarlolehner@hotmail.com
Data: 29/10/2014 12.44
A: Ogg: Lehner: Giordano supera Tajani

Il grillino aspirante sindaco di Reggio Calabria Vincenzo Giordano è riuscito a far precipitarte il M5S  dal 26 al 2% dei voti, superando, così,  sia pur di poco nel Guinness dei politici catastrofici, Antonio Tajani, quando costui  coordinava Forza Italia nel Lazio.

 
Giancarlo Lehner  
OGGI :
IL TRIONFO DI PUTIN A BELGRADO E IL PIANO DI BERLUSCONI A MARZO
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ARTICOLO DI ALESSANDRO SANSONI – LEGGI
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Limes Oggi

Il trionfo di Putin a Belgrado

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di Alessandro Sansoni
Il presidente russo è stato ospite d’onore alla parata per i 70 anni della liberazione della capitale serba. Una risposta alle manovre orientali della Nato e un’avvertenza (energetica) all’Europa.

La Serbia tra Bruxelles e Mosca


[Il presidente russo Vladimir Putin a Belgrado. Fonte: 
vijesti.hr]

Quando è cominciata l’operazione Steadfast Javelin II, il 2 settembre scorso, la sensazione provata da Vladimir Putin dev’essere stata qualcosa di molto simile a un affronto personale.

Si tratta delle esercitazioni militari che la Nato ha svolto per giorni nell’Europa dell’Est, a ridosso dei confini russi per dimostrare, attraverso la mobilitazione di centinaia di militari (anche italiani), la sua capacità di intervento rapido sullo scenario ucraino.

Un’iniziativa di portata storica, che ha ribadito non solo l’allargamento a Est dell’Alleanza Atlantica, fin dentro a quello che un tempo era considerato il “cortile di casa” di Mosca, ma anche il ritorno di una proiezione strategica anti-russa che da anni sembrava essere ormai stata accantonata.

Incassato il duro colpo, lo zar Vladimir non ha atteso molto tempo per fornire la sua risposta. Come tale va infatti considerata la grande parata organizzata, praticamente in suo onore, a Belgrado il 16 ottobre scorso in occasione dei 70 anni dalla liberazione dai tedeschi della capitale serba da parte dell’Armata Rossa.

La parata è stata imponente: lo Stato maggiore serbo ha fatto sfilare il meglio che esercito, marina e aeronautica della piccola e un tempo agguerrita repubblica balcanica possono oggi mettere in campo. Da 30 anni non si teneva una parata militare per il giorno della Liberazione sotto Palazzo Serbia, la sede del governo. Mezza Belgrado è scesa ad acclamare i suoi uomini in divisa, con commozione. La gente era ancora frastornata per il primo gay pride tenutosi a Belgrado due settimane prima, dopo che per anni era stato vietato.

La vera “guest star” della sfilata era lui, Vladimir Putin. Secondo alcuni sondaggisti la capitale serba è la città europea dove il leader russo è più popolare. C’è da crederci: oltre al presidente della repubblica serba, peraltro fischiato dalla gente perché troppo acquiescente verso l’Ue, solo Putin ha avuto la possibilità di tenere un discorso. È stato un tripudio, la folla era in estasi: oltre alle bandiere russe e serbe, l’immagine di Putin campeggiava in migliaia di esemplari sopra le teste del pubblico. Per non parlare dello stupore e dell’entusiasmo riservati alla pattuglia acrobatica dell’aeronautica russa (gli Strizhi, o Rondoni in italiano) formata da quattro Mig-29, che ha concluso alla grande l’intera manifestazione che ha quasi assunto i caratteri di una parata congiunta serbo-russa.

Il calore riservato a Putin e la minuziosità con cui è stato preparato l’evento chiariscono il messaggio che il Cremlino ha voluto lanciare: “la Nato può anche arrivare fino ai nostri confini e minacciare di superarli, ma noi siamo saldamente presenti – politicamente, militarmente ed economicamente – nel cuore dell’Europa, anzi lì dove da sempre l’Europa è più turbolenta e scoppiano le grandi crisi, nei Balcani”.  

Il valore politico dell’operazione è stato rivelato anche da altri particolari: sui maxischermi, in attesa dell’inizio della sfilata, sono andate in onda immagini d’epoca, a cominciare dall’entrata a Belgrado delle truppe sovietiche il 16 ottobre 1944: narrazione non scontata, visto che per decenni i bimbi serbi hanno studiato che la città era stata liberata da Tito e dalle sue bande partigiane e che ancora oggi molti patrioti fanno differenza tra i buoni russi e i cattivi sovietici; il presidente russo poi, oltre ad essere l’unico leader straniero presente, è stato anche insignito della massima onorificenza nazionale, riconoscimento mai conferito a un non-serbo.

In cambio Putin ha portato un po’ di aiuti, la risoluzione della vertenza per le forniture di gas da parte di Gazprom alla compagnia nazionale serba Nis e tanta comprensione per la posizione di equilibrio che Belgrado cerca di mantenere, stretta com’è tra due giganti ingombranti come l’Unione Europea e Mosca.

Il modo in cui è stata affrontata la crisi ucraina è paradigmatico per comprendere come si muove la diplomazia serba e le difficoltà che deve affrontare. La posizione ufficiale è di condanna dell’annessione della Crimea e di rivendicazione dell’unità nazionale ucraina, così come imposto dalle potenze occidentali al premier Aleksandar Vucic; al contempo, Belgrado si è rifiutata di partecipare alle sanzioni contro Mosca e anzi si propone come possibile mediatrice.

La delegazione russa, composta da ben 150 persone, ha avuto anche modo di definire i reciproci impegni relativi alla realizzazione del South Stream, la cui eccezionale importanza è nota, così come le difficoltà e le diffuse ostilità che attualmente il progetto incontra in sede europea. Il gasdotto, nella cui costruzione è direttamente impegnata Eni anche se con un entusiasmo che va scemando, attraverserà l’intero territorio serbo prima di raggiungere l’Europa occidentale e l’Italia.

Su questo argomento Putin ha parlato chiaro: “Il South Stream è in grado di portare – se realizzato – dei grandi vantaggi alle economie europee rispetto a quelle del resto del mondo” ma “come in amore – ha aggiunto Putin – bisogna essere in due. Non possiamo proseguire se i nostri partner ancora riflettono. Il Nord Stream, che abbiamo realizzato attraverso il Baltico, ha reso tutti contenti e ora ci ringraziano. La stessa cosa potrebbe succedere con il South Stream, potrebbe essere di grande utilità per i consumatori europei e diminuire i rischi energetici”.

Nella migliore tradizione putiniana, il bastone si è accompagnato alla carota: ma l’aggressività geopolitica del Cremlino verso l’Europa continua ad assomigliare a quella di un marito innamorato e respinto.

Per approfondire: Cina Russia Germania unite da Obama

(21/10/2014)


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martedì 28 ottobre 2014

Il piano di Berlusconi A marzo c’è una sorpresa: ecco quale…

Forza Italia, Silvio Berlusconi: ” A marzo ricostruisco il centrodestra”
 
 
 
 
“A marzo cambia tutto per il centrodestra”. Silvio Berlusconi in un’intervista a ilFoglio (in edicola oggi) prova a fare il punto sul cantiere aperto dai moderati e spiega quali saranno le sue prossime mosse. “Intorno al prossimo marzo, mese per noi benigno perché fu il 27 marzo 1994 la prima di tante nostre vittorie, abbiamo intenzione di far partire una grande opera di ricostruzione dell’identità dei riformatori liberali e conservatori italiani, cioè del nostro movimento aperto a gruppi e persone di buona volontà. Sarà una kermesse da sogno, nel senso che è ora di riprendere a sognare”, afferma il Cav. Poi parla anche del suo rapporto col premier Matteo Renzi: “Con il presidente del Consiglio ho stretto un patto politico di natura istituzionale. Punto. Era mio dovere farlo – dice Silvio Berlusconi al Foglio – perché l’Italia ha bisogno di rinnovarsi e ripartire, e senza cambiamenti nell’assetto istituzionale riguardo al monocameralismo per l’approvazione delle leggi e al bipolarismo come sistema politico e ai poteri del Presidente del Consiglio e del Consiglio dei Ministri non c’è ripartenza possibile, né per governi di centrosinistra né per governi di centrodestra. Il trasversalismo di Matteo Renzi tutto sommato nonostante forti limiti, è da considerarsi un progresso… Io ovviamente non sono renziano, questo è il succo della caricatura nemmeno troppo divertente che si fa della mia posizione. Spero semmai che il più giovane contraente impari qualcosa dall’esperienza del più vecchio contraente, cioè dal sottoscritto��. 
 
Il patto con Renzi – Alla domanda se reggerà questo dialogo per le riforme, Berlusconi risponde: “La domanda vera non è se regga o no il patto detto del Nazareno. La domanda è se regge la governabilità, se va avanti la legislatura, se si fanno le cose possibili e dunque se può andare avanti la dialettica tra governo e opposizione, così come è stata impostata, o se si torna traumaticamente e irresponsabilmente a votare, con chissà quale legge elettorale. Poi il Cav ribadisce che lui non ha nessuna intenzione di mollare la scena: “Hanno cercato di offuscare il mio profilo predicando il nostro fallimento e la ‘caduta’ di una leadership dopo la sentenza paradossale che mi ha colpito: gioco facile per loro. Ma se pensano che l’età anagrafica, di cui ho sempre pensato che sia un inganno per i gonzi, o il fatto di combattere ancora per un po’ con le mani apparentemente legate dietro la schiena, mi possa impedire di ricostruire con i miei valorosi collaboratori, con la mia gente, una prospettiva per l’Italia, se lo scordino”.
 
Unioni civili – Infine sulle unioni civili afferma: “Nel mondo occidentale si sono diffuse le unioni omosessuali. Anche la chiesa cattolica ha le sue incertezze, fa le sue riflessioni sinodali. E noi non possiamo attardarci su una posizione nullista, di chiusura totale alla questione dei diritti delle persone. Personalmente mi piacerebbe che la cosa fosse risolta con patti privati sanciti dal codice civile, più che da norme ad hoc. Ma dobbiamo fare i conti con la realtà ed essere aperti a questa rivendicazione di diritti che non può incidere minimamente sul matrimonio tra uomo e donna, che deve continuare ad essere il fulcro di politiche pubbliche per la famiglia, è ovvio. Quanto all’integrazione dei nuovi arrivati, che deve essere realizzata con l’educazione e l’istruzione e la coesione culturale e civile, è una necessità della storia: vogliamo litigare con la storia?”.
Alessandro Sansoni

Foto dal post di Alessandro Sansoni in MODAVI – Federazione provinciale di Napoli

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