FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI COSTRUIRE INSIEME L’EUROPA – NO A SISTEMI UNIFORMATI DI POTERE FINANZIARIO AL SERVIZIO DI IMPERI SCONOSCIUTI”


FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI COSTRUIRE INSIEME L’EUROPA – NO A SISTEMI UNIFORMATI DI POTERE FINANZIARIO AL SERVIZIO DI IMPERI SCONOSCIUTI”

O G G I

Oggi: FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI COSTRUIRE INSIEME L’EUROPA – NO A SISTEMI UNIFORMATI DI POTERE FINANZIARIO AL SERVIZIO DI IMPERI SCONOSCIUTI” [ “AZ.”-26.11.’14 ]

[ in questo numero – tra le  tante notizie – Da: redazione@controcorrentedizioni.it “Redazione Controcorrente”<redazione@controcorrentedizioni.it>
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IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE MA VAI A DOPO LA LOCANDINA REDAZIONALE E LEGGI QUESTA ULTIMA NOTIZIA – PER LEGGERE TUTTO : VEDI : OLTRE
[ “AZ.”-26.11.’14 ]
   ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI – FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI……
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Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved)

 
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 [ ultima E.mail – inviata ]
<< speciale elezioni – servizio monotematico – tra breve in rete >>
[ in questo numero, tra le tante notizie, L’INTERVENTO di ARTURO STENIO VUONO ]
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[ EMILIA ROMAGNA : VOTA SOLO IL 37,7 % – CALABRIA IL 44,1 % ]
Associazione Culturalsociale “Azimut” Napoli –ANTEPRIMA DI WEB
 Ufficio Stampa – Ferruccio Massimo Vuono
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IN COPERTINA
 ( foto tratta dal web )
Strasburgo Oggi tutti hanno condiviso le parole di Papa Francesco che si è mostrato molto europeista.Ha fatto un miracolo: non ci sono più euroscettici:-)
[ L’EUROPA DI Jorge Mario  — << “…….. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che « l’Europa, dandosi ( . . .  ) sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia»[1]..”-“Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo,…. contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente»[2], dando luogo proprio al concetto di “persona”…. “]
 [ Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut”  Napoli – COME NON CONDIVIDERE ? ]
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OGGI – ANTEPRIMA DI WEB ( TRA BREVE IN RETE )
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FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI COSTRUIRE INSIEME L’EUROPA – NO A SISTEMI UNIFORMANTI DI POTERE FINANZIARIO AL SERVIZIO DI IMPERI SCONOSCIUTI” [ “AZ.”-26.11.’14 ]
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 [ PAPA FRANCESCO – COSI’ HA CONCLUSO ] :Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. È giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!

Grazie.

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[ UNO TRA I TANTI TITOLI DI STAMPA – dalla scontata banalità – per omettere…. ]

Papa Francesco: ‘La disoccupazione dei giovani è una ipoteca sul futuro’

Il pontefice in visita a Strasburgo. “Ridare dignità al lavoro”. “Europa malata di solitudine”

25 novembre, 16:25

TESTO INTEGRALE DELL’INTERVENTO DI BERGOGLIO A STRASBURGO

[ Abbiamo preferito di privilegiarne la pubblicazione – e trascurare i resoconti di agenzie e dei media – e la ragione la scoprirete voi tutti e vi renderete conto che le parti più importanti sono state “oscurate”. MA IL PAPA HA PARLATO, CHIARO E TONDO, E HA INVIATO PIU’ DI UN MONITO E L’AVVISO AI NAVIGANTI… ]

PER LEGGERE TUTTO – VEDI : OLTRE

Papa Francesco, dopo il suo discorso al Parlamento Europeo ha incontrato il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, quello della Commissione Jean-Claude Juncker e quello di turno del Consiglio dell’Ue, il premier italiano Matteo Renzi. L’incontro si è svolto nel salone protocollare alle spalle dell’emiciclo di Strasburgo. Il presidente del Consiglio ha così commentato il discorso del Papa: “Un intervento profondamente condivisibile: un discorso politico, quando la politica è una cosa seria, con la p maiuscola”.

In seguito Papa Bergoglio è intervenuto anche di fronte al Consiglio d’Europa.  Il “terrorismo religioso e internazionale”, che “nutre profondo disprezzo per la vita umana e miete in modo indiscriminato vittime innocenti”, ha detto in un passaggio del suo intervento, è “purtroppo foraggiato da un traffico di armi molto spesso indisturbato”. “Purtroppo – ha detto – la pace è ancora troppo spesso ferita. Lo è in tante parti del mondo, dove imperversano conflitti di vario genere. Lo è anche qui in Europa, dove non cessano tensioni. Quanto dolore e quanti morti ancora in questo continente, che anela alla pace, eppure ricade facilmente nelle tentazioni d’un tempo!”. Papa Francesco è tornato a criticare l’Europa. “Oggi – ha detto – abbiamo davanti agli occhi l’immagine di un’Europa ferita, per le tante prove del passato, ma anche per le crisi del presente, che non sembra più capace di fronteggiare con la vitalità e l’energia di un tempo”. “Un’Europa – ha aggiunto – un po’ stanca e pessimista, che si sente cinta d’assedio dalle novità che provengono dagli altri continenti”.

[ tratto dal web ]

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L’INTERVENTO

[ tratto dal web ]

Signor Presidente, Signore e Signori Vice Presidenti,
Onorevoli Eurodeputati,
Persone che lavorano a titoli diversi in quest’emiciclo,
Cari amici,

vi ringrazio per l’invito a prendere la parola dinanzi a questa istituzione fondamentale della vita dell’Unione Europea e per l’opportunità che mi offrite di rivolgermi, attraverso di voi, agli oltre cinquecento milioni di cittadini che rappresentate nei 28 Stati membri. Particolare gratitudine, desidero esprimere a Lei, Signor Presidente del Parlamento, per le cordiali parole di benvenuto che mi ha rivolto, a nome di tutti i componenti dell’Assemblea.

La mia visita avviene dopo oltre un quarto di secolo da quella compiuta da Papa Giovanni Paolo II. Molto è cambiato da quei giorni in Europa e in tutto il mondo. Non esistono più i blocchi contrapposti che allora dividevano il continente in due e si sta lentamente compiendo il desiderio che «l’Europa, dandosi sovranamente libere istituzioni, possa un giorno estendersi alle dimensioni che le sono state date dalla geografia e più ancora dalla storia»[1].

Accanto a un’Unione Europea più ampia, vi è anche un mondo più complesso e fortemente in movimento. Un mondo sempre più interconnesso e globale e perciò sempre meno “eurocentrico”. A un’Unione più estesa, più influente, sembra però affiancarsi l’immagine di un’Europa un po’ invecchiata e compressa, che tende a sentirsi meno protagonista in un contesto che la guarda spesso con distacco, diffidenza e talvolta con sospetto.

Nel rivolgermi a voi quest’oggi, a partire dalla mia vocazione di pastore, desidero indirizzare a tutti i cittadini europei un messaggio di speranza e di incoraggiamento.

Un messaggio di speranza basato sulla fiducia che le difficoltà possano diventare promotrici potenti di unità, per vincere tutte le paure che l’Europa – insieme a tutto il mondo – sta attraversando. Speranza nel Signore che trasforma il male in bene e la morte in vita.

Incoraggiamento di tornare alla ferma convinzione dei Padri fondatori dell’Unione europea, i quali desideravano un futuro basato sulla capacità di lavorare insieme per superare le divisioni e per favorire la pace e la comunione fra tutti i popoli del continente. Al centro di questo ambizioso progetto politico vi era la fiducia nell’uomo, non tanto in quanto cittadino, né in quanto soggetto economico, ma nell’uomo in quanto persona dotata di una dignità trascendente.

Mi preme anzitutto sottolineare lo stretto legame che esiste fra queste due parole: “dignità” e “trascendente”.

La “dignità” è una parola-chiave che ha caratterizzato la ripresa del secondo dopo guerra. La nostra storia recente si contraddistingue per l’indubbia centralità della promozione della dignità umana contro le molteplici violenze e discriminazioni, che neppure in Europa sono mancate nel corso dei secoli. La percezione dell’importanza dei diritti umani nasce proprio come esito di un lungo cammino, fatto anche di molteplici sofferenze e sacrifici, che ha contribuito a formare la coscienza della preziosità, unicità e irripetibilità di ogni singola persona umana. Tale consapevolezza culturale trova fondamento non solo negli avvenimenti della storia, ma soprattutto nel pensiero europeo, contraddistinto da un ricco incontro, le cui numerose fonti lontane provengono «dalla Grecia e da Roma, da substrati celtici, germanici e slavi, e dal cristianesimo che li ha plasmati profondamente»[2], dando luogo proprio al concetto di “persona”.

Oggi, la promozione dei diritti umani occupa un ruolo centrale nell’impegno dell’Unione Europea in ordine a favorire la dignità della persona, sia al suo interno che nei rapporti con gli altri Paesi. Si tratta di un impegno importante e ammirevole, poiché persistono fin troppe situazioni in cui gli esseri umani sono trattati come oggetti, dei quali si può programmare la concezione, la configurazione e l’utilità, e che poi possono essere buttati via quando non servono più, perché diventati deboli, malati o vecchi.

Effettivamente quale dignità esiste quando manca la possibilità di esprimere liberamente il proprio pensiero o di professare senza costrizione la propria fede religiosa? Quale dignità è possibile senza una cornice giuridica chiara, che limiti il dominio della forza e faccia prevalere la legge sulla tirannia del potere? Quale dignità può mai avere un uomo o una donna fatto oggetto di ogni genere di discriminazione? Quale dignità potrà mai trovare una persona che non ha il cibo o il minimo essenziale per vivere e, peggio ancora, che non ha il lavoro che lo unge di dignità?

Promuovere la dignità della persona significa riconoscere che essa possiede diritti inalienabili di cui non può essere privata ad arbitrio di alcuno e tanto meno a beneficio di interessi economici.

Occorre però prestare attenzione per non cadere in alcuni equivoci che possono nascere da un fraintendimento del concetto di diritti umani e da un loro paradossale abuso. Vi è infatti oggi la tendenza verso una rivendicazione sempre più ampia di diritti individuali – sono tentato di dire individualistici -, che cela una concezione di persona umana staccata da ogni contesto sociale e antropologico, quasi come una “monade” (μονάς), sempre più insensibile alle altre ��monadi” intorno a sé. Al concetto di diritto non sembra più associato quello altrettanto essenziale e complementare di dovere, così che si finisce per affermare i diritti del singolo senza tenere conto che ogni essere umano è legato a un contesto sociale, in cui i suoi diritti e doveri sono connessi a quelli degli altri e al bene comune della società stessa.

Ritengo perciò che sia quanto mai vitale approfondire oggi una cultura dei diritti umani che possa sapientemente legare la dimensione individuale, o, meglio, personale, a quella del bene comune, a quel “noi-tutti” formato da individui, famiglie e gruppi intermedi che si uniscono in comunità sociale [3]. Infatti, se il diritto di ciascuno non è armonicamente ordinato al bene più grande, finisce per concepirsi senza limitazioni e dunque per diventare sorgente di conflitti e di violenze.

Parlare della dignità trascendente dell’uomo, significa dunque fare appello alla sua natura, alla sua innata capacità di distinguere il bene dal male, a quella “bussola” inscritta nei nostri cuori e che Dio ha impresso nell’universo creato [4]; soprattutto significa guardare all’uomo non come a un assoluto, ma come a un essere relazionale. Una delle malattie che vedo più diffuse oggi in Europa è la solitudine, propria di chi è privo di legami. La si vede particolarmente negli anziani, spesso abbandonati al loro destino, come pure nei giovani privi di punti di riferimento e di opportunità per il futuro; la si vede nei numerosi poveri che popolano le nostre città; la si vede negli occhi smarriti dei migranti che sono venuti qui in cerca di un futuro migliore.

Tale solitudine è stata poi acuita dalla crisi economica, i cui effetti perdurano ancora con conseguenze drammatiche dal punto di vista sociale. Si può poi constatare che, nel corso degli ultimi anni, accanto al processo di allargamento dell’Unione Europea, è andata crescendo la sfiducia da parte dei cittadini nei confronti di istituzioni ritenute distanti, impegnate a stabilire regole percepite come lontane dalla sensibilità dei singoli popoli, se non addirittura dannose. Da più parti si ricava un’impressione generale di stanchezza, d’invecchiamento, di un’Europa nonna e non più fertile e vivace. Per cui i grandi ideali che hanno ispirato l’Europa sembrano aver perso forza attrattiva, in favore dei tecnicismi burocratici delle sue istituzioni.

A ciò si associano alcuni stili di vita un po’ egoisti, caratterizzati da un’opulenza ormai insostenibile e spesso indifferente nei confronti del mondo circostante, soprattutto dei più poveri. Si constata con rammarico un prevalere delle questioni tecniche ed economiche al centro del dibattito politico, a scapito di un autentico orientamento antropologico [5]. L’essere umano rischia di essere ridotto a semplice ingranaggio di un meccanismo che lo tratta alla stregua di un bene di consumo da utilizzare, così che – lo notiamo purtroppo spesso – quando la vita non è funzionale a tale meccanismo viene scartata senza troppe remore, come nel caso dei malati, dei malati terminali, degli anziani abbandonati e senza cura, o dei bambini uccisi prima di nascere.

È il grande equivoco che avviene «quando prevale l’assolutizzazione della tecnica»[6], che finisce per realizzare «una confusione fra fini e mezzi»[7]. Risultato inevitabile della “cultura dello scarto” e del “consumismo esasperato”. Al contrario, affermare la dignità della persona significa riconoscere la preziosità della vita umana, che ci è donata gratuitamente e non può perciò essere oggetto di scambio o di smercio. Voi, nella vostra vocazione di parlamentari, siete chiamati anche a una missione grande benché possa sembrare inutile: prendervi cura della fragilità, della fragilità dei popoli e delle persone. Prendersi cura della fragilità dice forza e tenerezza, dice lotta e fecondità in mezzo a un modello funzionalista e privatista che conduce inesorabilmente alla “cultura dello scarto”. Prendersi cura della fragilità delle persone e dei popoli significa custodire la memoria e la speranza; significa farsi carico del presente nella sua situazione più marginale e angosciante ed essere capaci di ungerlo di dignità [8].

Come dunque ridare speranza al futuro, così che, a partire dalle giovani generazioni, si ritrovi la fiducia per perseguire il grande ideale di un’Europa unita e in pace, creativa e intraprendente, rispettosa dei diritti e consapevole dei propri doveri?

Per rispondere a questa domanda, permettetemi di ricorrere a un’immagine. Uno dei più celebri affreschi di Raffaello che si trovano in Vaticano raffigura la cosiddetta Scuola di Atene. Al suo centro vi sono Platone e Aristotele. Il primo con il dito che punta verso l’alto, verso il mondo delle idee, potremmo dire verso il cielo; il secondo tende la mano in avanti, verso chi guarda, verso la terra, la realtà concreta. Mi pare un’immagine che ben descrive l’Europa e la sua storia, fatta del continuo incontro tra cielo e terra, dove il cielo indica l’apertura al trascendente, a Dio, che ha da sempre contraddistinto l’uomo europeo, e la terra rappresenta la sua capacità pratica e concreta di affrontare le situazioni e i problemi.

Il futuro dell’Europa dipende dalla riscoperta del nesso vitale e inseparabile fra questi due elementi. Un’Europa che non è più capace di aprirsi alla dimensione trascendente della vita è un’Europa che lentamente rischia di perdere la propria anima e anche quello “spirito umanistico” che pure ama e difende.

Proprio a partire dalla necessità di un’apertura al trascendente, intendo affermare la centralità della persona umana, altrimenti in balia delle mode e dei poteri del momento. In questo senso ritengo fondamentale non solo il patrimonio che il cristianesimo ha lasciato nel passato alla formazione socioculturale del continente, bensì soprattutto il contributo che intende dare oggi e nel futuro alla sua crescita. Tale contributo non costituisce un pericolo per la laicità degli Stati e per l’indipendenza delle istituzioni dell’Unione, bensì un arricchimento. Ce lo indicano gli ideali che l’hanno formata fin dal principio, quali la pace, la sussidiarietà e la solidarietà reciproca, un umanesimo incentrato sul rispetto della dignità della persona.

Desidero, perciò, rinnovare la disponibilità della Santa Sede e della Chiesa cattolica, attraverso la Commissione delle Conferenze Episcopali Europee (COMECE), a intrattenere un dialogo proficuo, aperto e trasparente con le istituzioni dell’Unione Europea. Parimenti sono convinto che un’Europa che sia in grado di fare tesoro delle proprie radici religiose, sapendone cogliere la ricchezza e lepotenzialità, possa essere anche più facilmente immune dai tanti estremismi che dilagano nel mondo odierno, anche per il grande vuoto ideale a cui assistiamo nel cosiddetto Occidente, perché «è proprio l’oblio di Dio, e non la sua glorificazione, a generare la violenza»[9].

Non possiamo qui non ricordare le numerose ingiustizie e persecuzioni che colpiscono quotidianamente le minoranze religiose, e particolarmente cristiane, in diverse parti del mondo. Comunità e persone che si trovano ad essere oggetto di barbare violenze: cacciate dalle proprie case e patrie; vendute come schiave; uccise, decapitate, crocefisse e bruciate vive, sotto il silenzio vergognoso e complice di tanti.

Il motto dell’Unione Europea è Unità nella diversità, ma l’unità non significa uniformità politica, economica, culturale, o di pensiero. In realtà ogni autentica unità vive della ricchezza delle diversità che la compongono: come una famiglia, che è tanto più unita quanto più ciascuno dei suoi componenti può essere fino in fondo sé stesso senza timore. In tal senso, ritengo che l’Europa sia una famiglia di popoli, i quali potranno sentire vicine le istituzioni dell’Unione se esse sapranno sapientemente coniugare l’ideale dell’unità cui si anela, alla diversità propria di ciascuno, valorizzando le singole tradizioni; prendendo coscienza della sua storia e delle sue radici; liberandosi dalle tante manipolazioni e dalle tante fobie. Mettere al centro la persona umana significa anzitutto lasciare che essa esprima liberamente il proprio volto e la propria creatività, sia a livello di singolo che di popolo.

D’altra parte le peculiarità di ciascuno costituiscono un’autentica ricchezza nella misura in cui sono messe al servizio di tutti. Occorre ricordare sempre l’architettura propria dell’Unione Europea, basata sui principi di solidarietà e sussidiarietà, così che prevalga l’aiuto vicendevole e si possa camminare, animati da reciproca fiducia.

In questa dinamica di unità-particolarità, si pone a voi, Signori e Signore Eurodeputati, anche l’esigenza di farvi carico di mantenere viva la democrazia, la democrazia dei popoli dell’Europa. Non ci è nascosto che una concezione omologante della globalità colpisce la vitalità del sistema democratico depotenziando il ricco contrasto, fecondo e costruttivo, delle organizzazioni e dei partiti politici tra di loro. Così si corre il rischio di vivere nel regno dell’idea, della sola parola, dell’immagine, del sofisma… e di finire per confondere la realtà della democrazia con un nuovo nominalismo politico. Mantenere viva la democrazia in Europa richiede di evitare tante “maniere globalizzanti” di diluire la realtà: i purismi angelici, i totalitarismi del relativo, i fondamentalismi astorici, gli eticismi senza bontà, gli intellettualismi senza sapienza [10].

Mantenere viva la realtà delle democrazie è una sfida di questo momento storico, evitando che la loro forza reale – forza politica espressiva dei popoli – sia rimossa davanti alla pressione di interessi multinazionali non universali, che le indeboliscano e le trasformino in sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti. Questa è una sfida che oggi la storia vi pone.

Dare speranza all’Europa non significa solo riconoscere la centralità della persona umana, ma implica anche favorirne le doti. Si tratta perciò di investire su di essa e sugli ambiti in cui i suoi talenti si formano e portano frutto. Il primo ambito è sicuramente quello dell’educazione, a partire dalla famiglia, cellula fondamentale ed elemento prezioso di ogni società. La famiglia unita, fertile e indissolubile porta con sé gli elementi fondamentali per dare speranza al futuro. Senza tale solidità si finisce per costruire sulla sabbia, con gravi conseguenze sociali. D’altra parte, sottolineare l’importanza della famiglia non solo aiuta a dare prospettive e speranza alle nuove generazioni, ma anche ai numerosi anziani, spesso costretti a vivere in condizioni di solitudine e di abbandono perché non c’è più il calore di un focolare domestico in grado di accompagnarli e di sostenerli.

Accanto alla famiglia vi sono le istituzioni educative: scuole e università. L’educazione non può limitarsi a fornire un insieme di conoscenze tecniche, bensì deve favorire il più complesso processo di crescita della persona umana nella sua totalità. I giovani di oggi chiedono di poter avere una formazione adeguata e completa per guardare al futuro con speranza, piuttosto che con disillusione. Numerose sono, poi, le potenzialità creative dell’Europa in vari campi della ricerca scientifica, alcuni dei quali non ancora del tutto esplorati. Basti pensare ad esempio alle fonti alternative di energia, il cui sviluppo gioverebbe molto alla difesa dell’ambiente.

L’Europa è sempre stata in prima linea in un lodevole impegno a favore dell’ecologia. Questa nostra terra ha infatti bisogno di continue cure e attenzioni e ciascuno ha una personale responsabilità nel custodire il creato, prezioso dono che Dio ha messo nelle mani degli uomini. Ciò significa da un lato che la natura è a nostra disposizione, ne possiamo godere e fare buon uso; dall’altro però significa che non ne siamo i padroni. Custodi, ma non padroni. La dobbiamo perciò amare e rispettare, mentre «invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la “custodiamo”, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura»[11]. Rispettare l’ambiente significa però non solo limitarsi ad evitare di deturparlo, ma anche di utilizzarlo per il bene. Penso soprattutto al settore agricolo, chiamato a dare sostegno e nutrimento all’uomo. Non si può tollerare che milioni di persone nel mondo muoiano di fame, mentre tonnellate di derrate alimentari vengono scartate ogni giorno dalle nostre tavole. Inoltre, rispettare la natura, ci ricorda che l’uomo stesso è parte fondamentale di essa. Accanto ad un’ecologia ambientale, serve perciò quell’ecologia umana, fatta del rispetto della persona, che ho inteso richiamare quest’oggi rivolgendomi a voi.

Il secondo ambito in cui fioriscono i talenti della persona umana è il lavoro. E’ tempo di favorire le politiche di occupazione, ma soprattutto è necessario ridare dignità al lavoro, garantendo anche adeguate condizioni per il suo svolgimento. Ciò implica, da un lato, reperire nuovi modi per coniugare la flessibilità del mercato con le necessità di stabilità e certezza delle prospettive lavorative, indispensabili per lo sviluppo umano dei lavoratori; d’altra parte, significa favorire un adeguato contesto sociale, che non punti allo sfruttamento delle persone, ma a garantire, attraverso il lavoro, la possibilità di costruire una famiglia e di educare i figli.

Parimenti, è necessario affrontare insieme la questione migratoria. Non si può tollerare che il Mar Mediterraneo diventi un grande cimitero! Sui barconi che giungono quotidianamente sulle coste europee ci sono uomini e donne che necessitano di accoglienza e di aiuto. L’assenza di un sostegno reciproco all’interno dell’Unione Europea rischia di incentivare soluzioni particolaristiche al problema, che non tengono conto della dignità umana degli immigrati, favorendo il lavoro schiavo e continue tensioni sociali. L’Europa sarà in grado di far fronte alle problematiche connesse all’immigrazione se saprà proporre con chiarezza la propria identità culturale e mettere in atto legislazioni adeguate che sappiano allo stesso tempo tutelare i diritti dei cittadini europei e garantire l’accoglienza dei migranti; se saprà adottare politiche corrette, coraggiose e concrete che aiutino i loro Paesi di origine nello sviluppo socio-politico e nel superamento dei conflitti interni – causa principale di tale fenomeno – invece delle politiche di interesse che aumentano e alimentano tali conflitti. È necessario agire sulle cause e non solo sugli effetti.

Signor Presidente, Eccellenze, Signore e Signori Deputati,

La coscienza della propria identità è necessaria anche per dialogare in modo propositivo con gli Stati che hanno chiesto di entrare a far parte dell’Unione in futuro. Penso soprattutto a quelli dell’area balcanica per i quali l’ingresso nell’Unione Europea potrà rispondere all’ideale della pace in una regione che ha grandemente sofferto per i conflitti del passato. Infine, la coscienza della propria identità è indispensabile nei rapporti con gli altri Paesi vicini, particolarmente con quelli che si affacciano sul Mediterraneo, molti dei quali soffrono a causa di conflitti interni e per la pressione del fondamentalismo religioso e del terrorismo internazionale.

A voi legislatori spetta il compito di custodire e far crescere l’identità europea, affinché i cittadini ritrovino fiducia nelle istituzioni dell’Unione e nel progetto di pace e amicizia che ne è il fondamento. Sapendo che «quanto più cresce la potenza degli uomini tanto più si estende e si allarga la loro responsabilità personale e collettiva»[12], vi esorto [perciò] a lavorare perché l’Europa riscopra la sua anima buona.

Un anonimo autore del II secolo scrisse che «i cristiani rappresentano nel mondo ciò che l’anima è nel corpo»[13]. Il compito dell�anima è quello di sostenere il corpo, di esserne la coscienza e la memoria storica. E una storia bimillenaria lega l’Europa e il cristianesimo. Una storia non priva di conflitti e di errori, anche di peccati, ma sempre animata dal desiderio di costruire per il bene. Lo vediamo nella bellezza delle nostre città, e più ancora in quella delle molteplici opere di carità e di edificazione umana comune che costellano il continente. Questa storia, in gran parte, è ancora da scrivere. Essa è il nostro presente e anche il nostro futuro. Essa è la nostra identità. E l’Europa ha fortemente bisogno di riscoprire il suo volto per crescere, secondo lo spirito dei suoi Padri fondatori, nella pace e nella concordia, poiché essa stessa non ancora esente dai conflitti.

Cari Eurodeputati, è giunta l’ora di costruire insieme l’Europa che ruota non intorno all’economia, ma intorno alla sacralità della persona umana, dei valori inalienabili; l’Europa che abbraccia con coraggio il suo passato e guarda con fiducia il futuro per vivere pienamente e con speranza il suo presente. � giunto il momento di abbandonare l’idea di un’Europa impaurita e piegata su sé stessa per suscitare e promuovere l’Europa protagonista, portatrice di scienza, di arte, di musica, di valori umani e anche di fede. L’Europa che contempla il cielo e persegue degli ideali; l’Europa che guarda e difende e tutela l’uomo; l’Europa che cammina sulla terra sicura e salda, prezioso punto di riferimento per tutta l’umanità!

Grazie.

[1] GIOVANNI PAOLO II, Discorso al Parlamento Europeo, 11 ottobre 1988, n. 5.
[2] GIOVANNI PAOLO II, Discorso all’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, 8 ottobre 1988.
[3] Cfr Benedetto XVI, Caritas in veritate, 7; Conc. Ecum. Vat. II, Cost. past. Gaudium et spes, 26.
[4] Cfr Compendio della Dottrina sociale della Chiesa, 37.
[5] Cfr Evangelii gaudium, 55.
[6] BENEDETTO XVI, Caritas in veritate, 71.
[7] Ibid.
[8] Cfr Evangelii gaudium, 209.
[9] BENEDETTO XVI, Discorso ai Membri del Corpo Diplomatico, 7 gennaio 2013.
[10] Cfr Evangelii gaudium, 231.
[11] Francesco, Udienza Generale, 5 giugno 2013.
[12] Gaudium et spes, 34.
[13] Cfr Lettera a Diogneto, 6.

TAG: Jorge Mario Bergoglio papa Francesco strasburgo Unione europea

 
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ALTRE NEWS
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—Messaggio originale—-
Da: giancarlolehner
Data: 25/11/2014 13.07
A: ( . . . )
Ogg: Lehner: monito a Napolitano

Inimitabile Giorgio Napolitano,

 
se lei pensa davvero al futuro degli italiani, prima di lasciare il Quirinale, la scongiuro di sciogliere le Camere.
Chieda consiglio alla sua cara Clio, musa della Historia, che le dirà sicuramente di offrire a Renzi la possibilità di realizzare ciò che promette.  
Forza Italia ormai cespuglietto ( Sic trans gloria mundi), comunisti sgola profonda, Grillo rotolante nel grasso, Alfano senza quid e senza quorum, la destra senza voti della Meloni, Salvini dura minga, Renzi godrebbe dei  numeri necessari e non avrebbe più scusa alcuna per giustificare significanti privi di significato. 
Se lei, Presidente, non troverà il coraggio dello strappo, anche Matteo Renzi verrà fagocitato insieme a tutte le istituzioni, salvo la stra-corporazione togata, e l’Italia sarà Somalia, travolta dalla guerra per bande politico-mediatiche.
 
Giancarlo lehner
 


“Il patto del Nazareno non si è rotto”
L’Huffington Post 25/11/2014
“Il patto del Nazareno non è assolutamente finito perché il patto non è tanto con Renzi, ma per il Paese che ha bisogno di modernizzarsi”. Lo afferma Silvio Berlusconi alla presentazione del libro di Bruno Vespa. Il Cavaliere analizza la riforma della legge elettorale e spiega: “Il premio non alla coalizione ma alla lista va benissimo per la sinistra di Renzi, so che ci sarebbe già un accordo con Sel per far entrare i propri candidati nella lista”.
Berlusconi parla poi della riforma costituzionale: “Noi – dice – avevamo indicato nel Senato il ramo del Parlamento che avrebbe dovuto restare attivo, la sinistra ha voluto che il Senato fosse ridotto a un organismo di confronto” tra le amministrazioni “e ha voluto che fosse la Camera quella che deve avere l’approvazione delle leggi”.
Sull’emergere del segretario della Lega Nord, Matteo Salvini, e su una futura coalizione, l’ex premier afferma: “Lui è bravissimo, ha un modo di parlare alla gente molto diretto però ha bisogno di avere dietro un centrocampo che funzioni. Io non ho ambizioni politiche ma voglio riportare la libertà nel mio Paese quindi mi va bene anche fare il regista dietro Salvini”.
Riguardo al buon risultato del Carroccio alle elezioni regionali in Emilia Romagna, Berlusconi dice: “Sono sempre lieto dei voti che vanno alla Lega. Adesso si sono trovati questo goleador che è Salvini, penso che gli piacerebbe fare il vicepresidente del Milan”. E continua: “Fare l’attaccante non significa essere il capitano della squadra. Io non ho nessuna ambizione politica, ho sperato che ci fosse un leader in grado di aggregare ma fino ad oggi non si è ancora trovato. Io per ora mi limito a dire che Salvini è un grande goleador ha argomenti per fare centro e prendere voti”.
Sul rapporto con Angelino Alfano e un’eventuale riappacificazione, il Cavaliere è chiaro: “Quando c’è di mezzo la libertà del Paese allora credo sia un dovere per ciascuno buttarsi i tradimenti alle spalle e pensare positivamente alla libertà del Paese e dei cittadini”.
A proposito della successione al Quirinale di Giorgio Napolitano, Berlusconi non ha dubbi: “Ho la profonda convinzione – dice – che sarei
il migliore presidente della Repubblica, ma non se ne parla nemmeno, ma penso ad uno come me”. “Io – prosegue l’ex premier
tracciando il profilo del nuovo capo dello Stato – non mi ricordo di aver detto che il presidente della Repubblica deve venire dai moderati, mi sembra logico che se deve essere il garante di tutti non debba avere un passato qualificato da una parte soltanto… Un Berlusconi per esempio”.
Sulle tensioni dentro Forza Italia, l’ex premier dice: “Non credo che quello delle primarie sia un sistema che porti a buoni risultati”. E, rispondendo a chi gli chiede perchè non abbia dato incarichi a Raffaele Fitto, Berlusconi precisa: “Io ho offerto molte volte diversi incarichi a Fitto, ma non li ha mai voluti”.///
LA MIA OPINIONE
Provo la maliziosa sensazione che il Cavaliere abbia un gemello segreto. Un Silvio bis, che, di tanto in tanto, dica cose sorprendenti. Anche quelle che i berlusconiani d’antan, come me, amerebbero ascoltare, se pronunciate dal Silvio ufficiale. Ma tant’è: la botte dà il vino che ha.
Da notare la volontà di fare il regista dietro Matteo Salvini. Come dire: accordo pressoché fatto tra Fi e Lega. Effetti speciali? Mah… Adesso, il problema del Cavaliere non è più il “semplice” tirar fuori il coniglio dal cilindro, bensì il tirar fuori il cilindro dal coniglio.
guglielmo donnini

 
[ CALABRIEIDE…..]
 

COSENZA Nel tripudio generale dem, ecco il trionfo personale di un bersanian-oliveriano duro e puro: Carlo Guccione. È lui – in termini assoluti – il consigliere regionale più votato in regione, preferito dalla bellezza di 14.528 elettori. Irraggiungibile. Una valanga di voti, per uno dei maggiorenti del Pd che – fin dal primo momento – ha deciso di appoggiare senza se e senza ma la corsa di Oliverio alla Regione. Per rendersi conto del risultato di “Carletto”, basti pensare che il secondo arrivato nella lista del Pd a Cosenza è Giuseppe Aieta, con 8.585 voti. Risultato di peso anche il suo, anche se il distacco con Guccione è di 6mila preferenze.
Ma il vero vincitore di queste elezioni sembra essere Pino Gentile. Nonostante i venti di tempesta che si agitavano attorno all’Alternativa popolare, l’assessore regionale uscente dimostra che – nel Cosentino – i Gentile conservano intatto il loro peso politico. Pino sfonda il tetto dei 10mila voti (10.807) e dà il suo decisivo contributo al raggiungimento del quorum della coalizione guidata da Nico D’Ascola. Significa che per Gentile senior un’altra legislatura tra gli scranni di Palazzo Campanella è assicurata.
Nel collegio Centro il dominatore delle urne è Antonio Scalzo, che porta in dote al Pd 12.697 voti, seguito a ruota da Enzo Ciconte, “premiato” con 12.120 x sulla scheda. Spostandosi più a sud, si arriva a Sebi Romeo e ai suoi 12.288. Il segretario della Federazione provinciale del Pd è il più votato nel Reggino. Dietro di lui si piazza un altro dem, il debuttante Nicola Irto (12mila voti e rotti), che riesce a fare meglio di Mimmetto Battaglia. L’ex candidato alle primarie reggine ottiene comunque una sorta di conclamazione politica, grazie a 10.450 preferenze che gli permettono di essere al terzo posto nella lista del Pd a Reggio.
Chi si conferma è Alessandro Nicolò. Il vicepresidente del Consiglio uscente, candidato con Fi, incamera più di 7mila voti personali ed è il primo tra i berluscones dello Stretto (il secondo in lista, Domenico Giannetta, è dietro con circa 4mila voti). Per gli azzurri vale insomma l'”usato sicuro”. Infatti il più votato in Calabria è un volto noto della politica regionale nonché assessore uscente della giunta scopellitiana: Mimmo Tallini. Che ha letteralmente sbancato: 9.932 preferenze. Il passaggio last minute da Ncd alle fila di Fi non ha fatto per niente male a Nazzareno Salerno, anche lui un uscente dell’ultimo esecutivo regionale. L’ex assessore alla Famiglia si piazza al secondo posto nella lista catanzarese di Fi (8.980 voti) e lascia il vuoto dietro di sé. Al terzo posto c’è Mario Magno, con poco più di 5mila preferenze.
La vera sorpresa, però, è Fausto Orsomarso, forse l’unico scopellitiano che troverà spazio nel nuovo Consiglio. Il giovane azzurro veniva dall’esperienza nel partito di Alfano. Il ritorno in Forza Italia ha, evidentemente, aumentato il suo appeal, dal momento che – con quasi 8mila voti in suo favore – conquista il primo posto in lista a scapito dell’ex presidente azzurro in Astronave, Ennio Morrone (circa 7.200), e dell’assessore uscente Giacomo Mancini jr (quasi 7mila).
Le urne riservano solo delusioni per alcuni tra i principali protagonisti della scorsa legislatura. Se l’Udc non è riuscito a superare la soglia psicologica e politica del 4% – e quindi a far entrare la sua sigla in Consiglio – è anche per via delle “performance” al di sotto delle attese dei suoi big. Su tutti Franco Talarico. Cinque anni al timone del consiglio regionale non sono bastati per assicurarsi un posto in assemblea: solo 3.242 voti. Fa meglio, anche se non di molto, l’assessore all’Agricoltura uscente, Michele Trematerra, che si ferma a 3.374 preferenze. Tra i delusi eccellenti anche due ex signori delle preferenze: Luigi Fedele e Candeloro Imbalzano, entrambi schierati nella lista Ncd nel collegio Sud. Il primo si ferma sotto i 5mila (4.840), il secondo a 3.666. A dominare la lista alfaniana a Reggio è stato invece l’ex assessore provinciale Giovanni Arruzzolo (il senatore Bilardi è stato il suo grande sponsor), con 5.920 x sul suo nome.
Prosegue anche l’avventura degli Sculco nella politica calabrese. Dopo il padre Enzo, adesso tocca alla figlia Flora fare bella figura nelle urne: con 9.138, è l’esponente di Calabria in rete più votata della regione.
Tra gli “Oliverio presidente”, spiccano Francesco D’Agostino (quasi 8mila voti), Franco Sergio (6.557) e Vincenzo Pasqua (4.572).
Dati confortanti anche per la lista La sinistra. L’animatore e “frontman”, Giannetto Speranza, arriva a quasi 3.600 voti. Poco distante (anche se in una diversa circoscrizione) Giovanni Nucera con in dote 3.315 voti.

 CORRISPONDENZE

 
Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 25 novembre 20.11.25
Visita al Parlamento Europeo (Strasburgo, 25 novembre 2014)

w2.vatican.va
Il Santo Padre Francesco visita a Strasburgo il Parlamento Europeo, 25 novembre 2014
Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 25 novembre 15.34.18
Immagini di copertina

NEW POLITIK DICE NO ALLA VIOLENZA SULLE DONNEwww.newpolitik.wordpress.com N.B. seguici anche sulla …

Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 26 novembre 1.11.02
ישיבה נכונה – ליציבה מעולה

‫אם גם אתם מכורים לישיבה (עבודה..נו…) אז לפחות תעשו את זה נכון
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Da: redazione@controcorrentedizioni.it
Data: 24/11/2014 18.30
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Ogg: A Torre Annunziata “La cantata di Supersud”
 
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Ogg: A Torre Annunziata “La cantata di Supersud”

La Cantata di Supersud
Musica del Maestro Giancarlo Amorelli, Teatro San Carlo – Napoli
 
tratta dal libro
“Supersud – Quando eravamo primi”
di Mimmo Della Corte – Ed. Iuppiter
 
Sabato 29 novembre 2014 – ore 19:30
Cripta della Chiesa dello Spirito Santo
Torre Annunziata
 
Esecutori:
tenore Saverio Stornaiuolo
Coro Polifonico Salesiani Torre Annunziata
 
Al termine:
Pietro Golia, giornalista – editore
intervisterà gli autori
 
Indirizzo di saluto:
Giosuè Starita, sindaco di Torre Annunziata
Antonio Irlando, assessore alla Cultura
 
Hanno collaborato:
Forum Giovani Torre Annunziata
Gruppo Scout Agesci Torre Annunziata
Periodico “Il Gazzettino Vesuviano”

FINE SERVIZIO

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1 commento su “FRANCESCO AL PARLAMENTO EUROPEO STRASBURGO “E’ GIUNTA L’ORA DI COSTRUIRE INSIEME L’EUROPA – NO A SISTEMI UNIFORMATI DI POTERE FINANZIARIO AL SERVIZIO DI IMPERI SCONOSCIUTI””

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