SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE E LA “PATOLOGIA EVERSIVA DELL’ANTIPOLITICA” GENDARMI A ROMA LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO


SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE E LA “PATOLOGIA EVERSIVA DELL’ANTIPOLITICA” GENDARMI A ROMA LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO

UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA !
SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE E LA “PATOLOGIA EVERSIVA DELL’ANTIPOLITICA” GENDARMI A ROMA LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO  E ALTRE NEWS…
 
POVERA PATRIA ! ! !
 FATE  PRESTO

GIUSEPPE VERDI – Nabucco – Va, Pensiero – YouTube 

► 4:16

 

http://www.youtube.com/watch?v=e1JkhNOcXGo17 mar 20114 minCaricato da Peter Mark
GIUSEPPE VERDI – Nabucco – Va, Pensiero Nabucco è la terza opera (il titolo
OGGI :SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE E LA “PATOLOGIA EVERSIVA DELL’ANTIPOLITICA” GENDARMI A ROMA LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO  
[ “AZ.” – 13-14.DIC.’14 ]
 
tutto tratto dal web – anteprima di servizio tra breve in rete
———————————————————————————
ULTIMO NOSTRO INVIO E.MAIL ANTEPRIMA DI WEB :
azimutassociazione@libero.itData: 9-dic-2014
A:”Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Oggi : 
  LA ZAMPOGNA E LA FIAMMA –  AMARCORD – LA NOSTALGIA DELL’AVVENIRE – RICORDI ( E NON SOLO ) – IL NATALE SI AVVICINAan.arenella@libero.it
massimovuono@libero.it

———————————————————————-

IL “GIOCO DELLE PARTI”… E CIO’ CHE LI UNISCE…PIU’ DI QUELLO CHE LI DIVIDE ( SI FA PER DIRE… )

camusso5

CONSERVAZIONE DEL << SISTEMA DI POTERE >> 

– NEGANO IL VOTO ANTICIPATO – LA LEGISLATURA TERMINA IL 2018…
A M E N ! ! !

———————————————————————-ROTTAMIAMO IL “ROTTOMATORE”…..[ FILASTROCCHE IN LINGUA NAPOLETANA PER LA SINISTRA SINDACALE E LA SINISTRA RIFORMISTA…E NE FACCIANO BUON PRO’… ]

Mo’ vene Natale[ . . .  | ]

Mo’ vene Natale

e stò senza denare,

me fumo na pippa

e me vaco a cuccà.

Quanno è stanotte

ca sparano ‘e botte,

me metto ‘o cazòne e vaco a vedè.

Nuvena, nuvena,

ca màmmeta è prena

ha fatto nu figlio

e se chiamma Michele,

e tene na figlia

c’addora ‘e tabacco

e quanno cammina

l’abbàllano ‘e pacche.

Notte ‘E Natale[ . . . | . . . ]

Quann’ ero guaglione assaie me piaceva

‘e senti’ na novena a nott’e Natale

Quann’ ero guaglione mammà me purtava

‘a senti’ na novena a nott’e Natale

Mo’ vene Natale nun tenco denare

me fumo ‘na pippa e me vaco a cuccà

Mo’ vene Natale se sparano ‘e botte

Me metto ‘o cappotto ‘e me vaco a vedè

Me resta ‘o ricordo ‘nzerrato dint’ o core

‘e chelli serate cu mamma vicino

sunava ‘a zampogna ‘a gente guardava

‘a gente diceva è nato Gesù

Quann’ ero guaglione ‘a nott’ e Natale

‘o core sbatteva aspettann’ a Gesù, aspettann’ a Gesù

Mo’ vene Natale nun tenco denare

me fumo ‘na pippa e me vaco a cuccà

Mo’ vene Natale se sparano ‘e botte

Me metto ‘o cappotto ‘e me vaco a vedè

Me resta ‘o ricordo ‘nzerrato dint’ o core

‘e chelli serate cu mamma vicino

sunava ‘a zampogna ‘a gente guardava

‘a gente diceva è nato Gesù

Quann’ ero guaglione ‘a nott’ e Natale

‘o core sbatteva aspettann’ a Gesù, aspettann’ a Gesù

Mo’ vene Natale nun tenco denare

me fumo ‘na pippa e me vaco a cuccà

Mo’ vene Natale se sparano ‘e botte

Me metto ‘o cappotto ‘e me vaco a vedè

[ CI HANNO TOLTO TUTTO…MA ALMENO NON CI SCIPPATE L’ANIMA ]———————————————————————————————————————

L’INFORMAZIONE ONLINE NON CONFORMISTA – TRA CRONACA E STORIA –CONTRO IL SISTEMA DELLA MENZOGNA –

azimutassociazione.wordpress.com/

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved)
———————————————————————————-
IN QUESTO NUMERO – TRA LE TANTE NOTIZIE :
 
“…Leggo Giampaolo Pansa e resto affascinato. Leggete anche voi questo scritto (sogno?, premonizione?, auspicio?, indiscrezione?), vi assicuro che ne vale la pena…”
 
RACCONTO FANTAPOLITICO  –LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO
 
per leggere tutto – vedi : oltre
———————————————————————————
AI LETTORI – NEL CASO DI SPAZI IN BIANCO IL SERVIZIO CONTINUA – POTETE  UGUALMENTE  PROCEDERE OLTRE PER LA VISUALIZZAZIONE.
LA STORIA
 [ TRATTO DAL WEB ]
———————————————————————————-
Published On: gio, ott 25th, 2012

Alarico I, la leggenda calabrese.
[ per leggere tutto – vedi : al termine del servizio ]
v
foto di Cosenza Box.

———————————————————————————-
O G G I
———————————————————————————-
IN COPERTINA
 
 

1600 × 1071 – tuttoggi.info

LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO

LA NOTTE DI BORA BORA RACCONTO FANTAPOLITICO
 
per leggere tutto – vedi : oltre
———————————————————————————-
 
IL “TORMENTONE – ITALIA”…..
[ tutte le notizie tratte dal web ]

“Mafia Capitale”: altri due arresti e nuovo filone d’inchiesta per collegamenti con la ‘ndrangheta

L’appalto per la pulizia del mercato Esquilino a Roma in cambio della protezione in Calabria alle cooperative della “cupola” che si occupano dell’assistenza ai migranti: è quanto emerge dal nuovo filone di indagine dell’inchiesta “Mafia Capitale” che ha portato all’arresto di altre due persone, Rocco Rotolo e Salvatore Ruggiero, entrambi per associazione di tipo mafioso. Una terza persona, indagata a piede libero, è stata perquisita.
Collegamento tra le cooperative di Buzzi e la cosca Mancuso – Gli interventi dei carabinieri, disposti dal Gip di Roma su richiesta della procura distrettuale antimafia, sono stati eseguiti nelle province di Roma, Latina e Vibo Valentia. Le indagini dei carabinieri del Ros hanno evidenziato “interessi comuni” dell’organizzazione romana e della ‘ndrangheta: in particolare hanno documentato come, a partire dal luglio 2014, Salvatore Buzzi con l’assenso di Massimo Carminati avesse affidato la gestione dell’appalto della pulizia del mercato Esquilino a Giovanni Campennì, ritenuto “imprenditore di riferimento” della cosca Mancuso, attraverso la creazione di una Onlus denominata “Cooperativa Santo Stefano”. A uno degli amministrator, in un colloquio intercettato, Salvatore Buzzi disse: “..Dato che tu sarai il presidente de questa cooperativa de ‘ndranghetisti…”.
 
Nelle notizie

Altre notizie su junker conseguenze per l’italia e la francia

 
———————————————————————————
A ONOR DI CRONACA INFAME…
TRA STAGNAZIONE E SCIOPERI – TRA IL RENZI LA CAMUSSO E MERCHIONNE – TRA SFASCIO E DISOCCUPAZIONE – TRA SATRAPI DI BRUXELLES E SIGNORI DELLE BANCHE –  UN NATALE DA “ASSALTO AI FORNI”…..
 
LO SCIOPERO GENERALE…. ( notizie tratte dal web ) 
ALLA VIGILIA DEL 12 DI DICEMBRE 2014 ( foto : Susanna Camusso – vedi : sotto )
 

15:38 – Lo sciopero generale proclamato da Cgil e Uil per venerdì sarà di otto ore e …

LO SCIOPERO GENERALE ( notizie tratte dal web ]
  • Sciopero generale, al via la protesta Cgil-Uil. Napolitano: “Esasperazioni non fanno bene al Paese”

Sciopero generale, al via la protesta Cgil-Uil. Napolitano: “Esasperazioni non fanno bene al Paese”

La protesta riguarda tutti i settori, pubblici e privati. Nella giornata 54 manifestazioni in tutta Italia

Napolitano: esasperazioni non fanno bene al Paese. “Lo sciopero generale proclamato per oggi è segno senza dubbio di una notevole tensione tra sindacati e governo”. Lo ha detto il presidente Giorgio Napolitano parlando con i giornalisti a Torino. “E’ bene che ci sia rispetto reciproco” tra le prerogative di governo e sindacati e che “non si vada ad una esasperazione come quella di cui oggi abbiamo il segno. Non fa bene al Paese”.
[ “AZIMUT”  NAPOLI – PER LA CRONACA COMPLETA DELLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE SINDACALE – DOVE ( PER I TG ) E’ ACCADUTO DI TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO – VI RINVIAMO GIA ALL’AMPIA RASSEGNA DI STAMPA IN RETE E AI QUOTIDIANI IN EDICOLA DOMANI ]
———————————————————————————-
 
 

A ottobre l’indice destagionalizzato della produzione industriale èdiminuito dello 0,1% rispetto a settembre. Lo rileva l’Istat che sottolinea anche come rispetto a ottobre 2013 il calo sia del 3% (dato corretto per effetti calendario).

 
 
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E I REPROBI…..
————————————————————-
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E I REPROBI…..IL “TORMENTONE – ITALIA”….
CAMBIO DELLA GUARDIA – FORSE CHE SI’ E FORSE CHE NO…..
 
 

Richiamo della Bce all’Italia: “E importante – afferma il bollettino di dicembre – assicurare il pieno rispetto dei requisiti del Patto di stabilità e crescita e della regola del debito per non mettere a repentaglio la sostenibilità delle finanze pubbliche e preservare la fiducia dei mercati”

 
IL CAPO DELLO STATO – SULLA COSIDDETTA “PATOLOGIA EVERSIVA” DELL’ANTIPOLITICA…”
————————————————————-
…..”Non deve mai apparire dubbia la volontà di prevenire e colpire infiltrazioni criminali e pratiche corruttive nella vita politica e amministrativa”, ha detto il presidente Giorgio Napolitano riferendosi all’inchiesta sulla corruzione della Capitale. Serve oggi “una larga mobilitazione collettiva volta a demistificare e mettere in crisi le posizioni distruttive ed eversive dell’anti-politica” e “insieme sollecitare un’azione sistematica di riforma delle istituzioni e delle regole che definiscono il profilo della politica”. E’ quanto chiede il presidente Giorgio Napolitano sottolineando che “questo sforzo deve coinvolgere tutte le componenti dello schieramento politico”…..
 
————————————————————
LA “PATOLOGIA EVERSIVA DELL’ANTIPOLITICA”
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E I REPROBI…..
————————————————————-

I DESTINATARI DEL MESSAGGIO TRASVERSALE…..

…PECCATO CHE STAZIONINO NEL DISACCORDO…E NON VADANO A GOVERNARE…
———————————————————————————-
IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E I REPROBI…..
———————————————————————————-

RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO :

Leggo Giampaolo Pansa e resto affascinato. Leggete anche voi questo scritto (sogno?, premonizione?, auspicio?, indiscrezione?), vi assicuro che ne vale la pena…

Il caos politico-criminale al municipio di Roma provocò le dimissioni del sindaco Ignazio Marino. E subito dopo quelle del governo di Matteo Renzi, ferito dal marciume che tracimava dal Partito democratico della capitale. Una gran parte della Casta si precipitò a strillare che il successore di Renzi, chiunque fosse, doveva essere sempre un politico professionale, pronto a riconoscere il primato dei partiti. Per questo la Casta rimase sgomenta quando apprese le intenzioni del vecchio presidente della Repubblica. Il padrone del Quirinale stava cucinando un piatto molto indigesto per la politica politicante. Voleva mandare a Palazzo Chigi un signore sconosciuto alla Casta. Un alieno, che per di più vestiva una divisa. Un generale dei carabinieri. Un certo Silvestro Rambaudo.
Il Transatlantico di Montecitorio cadde nel panico. Non si era mai visto in Italia un generale diventare capo del governo. Era successo in altri paesi e in momenti eccezionali. In Grecia, Cile, Argentina e Polonia. Ma dal 1948 in poi, a Palazzo Chigi era sempre entrato un politico eletto dal popolo, mai qualcuno imposto da un’autorità esterna come in fondo era l’inquilino pro tempore del Quirinale. E poi chi era questo Rambaudo? Verso la fine del dicembre 2014 non fu difficile tracciare il profilo del futuro premier. Silvestro Rambaudo aveva 55 anni ed era un generale di divisione dell’Arma dei carabinieri. Nato ad Asti da una famiglia di coltivatori diretti, aveva sempre desiderato entrare nella Benemerita. Dopo la laurea in Giurisprudenza, si era arruolato nell’Arma, che l’aveva subito inviato alla Scuola ufficiali.Grazie all’intelligenza e al carattere, Rambaudo si era fatto strada rapidamente. Prestando servizio in Libano, poi in Iraq e quindi in Afghanistan. E aveva scalato la gerarchia sino a diventare colonnello, poi generale di brigata e infine generale di divisione. Il dato sorprendente è che non aveva mai goduto di protezioni politiche. Né quelle nascoste, in grado di sostenerlo nella carriera. E neppure quelle lecite, da lui sempre rifiutate. Veniva dipinto come un signore taciturno, che sapeva tutto della politica italiana, pur restandone ben lontano. Un bravo tattico e un eccellente stratega. In grado di parlare alla perfezione inglese, tedesco e francese. Aveva un aspetto fisico che colpiva: alto, magro, barba corta, capelli sale e pepe rasati quasi a zero. Il volto da contadino, lo stesso del padre e del nonno. Di carattere era un freddo, capace di mantenere la calma anche nei frangenti più rischiosi. Gli uomini al suo comando lo adoravano, perché era un comandante severo, ma giusto, che aveva cura dei sottoposti e non si sottraeva alla fatica e alle responsabilità. Il Presidente aveva conosciuto Rambaudo all’inizio del novembre 2014, durante una visita al contingente italiano in Afghanistan. Anche il generale si trovava alla nostra base di Herat per un’ispezione. E quel giorno il capo dello Stato, con uno strappo al cerimoniale, si concesse un’ora di colloquio a tu per tu con il generale. Iniziando a chiedergli come giudicava le condizioni dell’Italia. Rambaudo gli disse di essere molto preoccupato di quanto avveniva nel paese. Vedeva una nazione sfibrata e in declino. In preda al disordine politico, l’origine di tutti i mali: la corruzione, la gigantesca evasione fiscale, la protervia della criminalità organizzata, le violenze dei gruppi antagonisti, la disperazione dei quartieri popolari, l’assenza di sicurezza. A tutto questo, aggiunse il generale, si accompagnava un’immoralità pubblica e privata senza precedenti: un altro riflesso della crisi etica, persino più corrosiva della crisi economica. Disse: «Le grandi città italiane sono diventate luoghi infernali senza legge. I miei ufficiali le descrivono in mano a politici senza scrupoli, a depravati sessuali che non risparmiano i bambini e a bande criminali capaci di qualsiasi malvagità». Il presidente chiese a Rambaudo: «Lei ritiene possibile mettere un argine a questo sfacelo?». Il generale rispose: «Non lo so. Forse si potrebbe tentare di imporre di nuovo la legge e l’ordine. Ma per riuscirci sarebbe indispensabile l’aiuto generoso di un ceto politico ancora provvisto di un minimo di dignità e di senso del dovere. In Parlamento esistono uomini e donne così? A un militare non spetta dare giudizi sui partiti. Tuttavia non voglio esimermi dal dirle che siamo perigliosamente vicini al punto di rottura…». «Che cosa intende per rottura?» gli domandò il Presidente. «Intendo un colpo di Stato» chiarì il generale. «Di solito i golpe nascono nella testa di chi intende compierli. Ma hanno sempre bisogno di essere giustificati. Con il disordine che regna in un paese. O con l’aggravarsi di un degrado che appare privo di soluzione. Nel caso italiano sono presenti entrambe queste condizioni. Per questo credo che la nazione sia a un passo da un ciclo di violenze che ci farebbero ricordare la guerra civile. Le ho presentato uno schema teorico, signor Presidente». «E sul piano pratico che cosa potrebbe accadere?» chiese il capo dello Stato. «Niente di traumatico, a parte una nostra lenta discesa in un baratro di mediocrità e di miseria. Le gerarchie militari sono fedeli alla Repubblica. E non prenderebbero mai le armi per sostituirsi al Parlamento. Del resto, l’Europa e i mercati finanziari sarebbero pronti a impedire un golpe in Italia. Per di più, i miei colleghi generali hanno imparato che non conviene essere golpisti. La storia del Novecento ci ha insegnato che i colpi di Stato non portano a nulla. A parte un solo caso: quello di Mussolini». Il Presidente rimase in silenzio per lunghi istanti. Poi interrogò di nuovo Rambaudo: «Se le cose stanno come dice lei, generale, quale soluzione abbiamo per affrontare le tante crisi italiane?». Il generale si strinse nelle spalle: «Presidente, io non sono un leader politico e neppure un esperto economia o un politologo. Credo che l’unica strada da percorrere sia di mettere in sella un governo che sappia avere la mano dura nei confronti di chi tiene l’Italia sui carboni ardenti. Ma senza violare la Costituzione, né spargere sangue. Può nascere un governo siffatto? La risposta a questa domanda spetta soltanto a lei». Il capo dello Stato ringrazi� Rambaudo, poi usci dalla tenda e si apprestò a ripartire per Roma. Un mese dopo, quando le trattative per un nuovo governo languivano, il Presidente convocò al Quirinale il generale. Gli disse: «Non ho dimenticato il nostro colloquio a Herat. Lo riassumo così: l’Italia ha bisogno di un governo affidato a un uomo di polso, che non abbia interessi elettorali, un tecnico capace di tenere in pugno un paese che si sfalda. Per questo ho pensato a lei, generale. Conosco il suo percorso professionale e il suo carattere. Lei è un militare con una grande esperienza di comando nell’arma dei carabinieri e riuscirà di certo a trasferirla nelle stanze di Palazzo Chigi». Superata la sorpresa, Rambaudo replicò: «Signor presidente, non mi sembra un’idea felice. Affidare il governo a un generale dei carabinieri, anche se di indubbia fede democratica, farà strillare a molti che è in atto un golpe. Sia pure non dichiarato e soffice, senza carri amati per le strade, né arresti di oppositori politici…». Il capo dello Stato gli ribatté: «Se molti strilleranno, toccherà a noi convincerli del contrario. Quello che conta è la scelta dei ministri, ma in questo compito l’aiuterò io. Le garantisco che avrà la fiducia del Parlamento. Sarà un voto favorevole anche se a denti stretti. Però lo otterrà». Il generale Rambaudo si alzò e allargò le braccia, rassegnato: «Lei mi affida una croce che non immaginavo di portare. Una croce pesante che non sono sicuro di saper reggere. Però mi trovo di fronte al presidente della Repubblica e dunque obbedirò». Nel marzo 2015, l’ingresso di Rambaudo a Palazzo Chgi fu meno difficile del previsto. La destra lo acclamò perché era un militare. La sinistra gridò al golpe, ma poi lo votò. In tutti i partiti era prevalso un calcolo cinico: «Se il generale andrà a sbattere, come è inevitabile, la colpa sarà soltanto sua e non nostra». All’opposizione rimase soltanto qualche irriducibile, ma con poche speranze di contare. Del resto, il programma del governo non poteva che essere quello dettato dall’Europa e dalla grande recessione mondiale che seguitava a infuriare. I capisaldi erano sempre gli stessi: massima austerità, taglio spietato della spesa pubblica, rigore finanziario. Le sinistre provarono per l’ennesima volta a chiedere un’imposta patrimoniale straordinaria a carico dei presunti ricchi. Ma il premier Rambaudo, dati alla mano, dimostrò che esisteva già e sarebbe stata soltanto una misura punitiva e dannosa. Il primo guaio incontrato da Rambaudo fu tremendo. Il sistema bancario iniziò a traballare. Alcuni piccoli istituti di credito bloccarono i conti correnti dei clienti. La rabbia dei correntisti diventò feroce. Molte agenzie vennero assalite. I presidenti di due grandi banche furono assassinati da killer sconosciuti. Nei loro volantini di rivendicazione i killer si definirono i nuovi Robin Hood. Tutta l’Italia si era impoverita. Nella primavera del 2015 i consumi continuarono a ridursi. I negozi vendevano le merci sotto costo, ma gli acquirenti scemavano. La disoccupazione si fece drammatica. Le casse dello Stato erano quasi vuote. Rimaneva soltanto quanto bastava per pagare lo stipendio dei dipendenti pubblici, le pensioni e far funzionare i servizi essenziali. Grandi opere pubbliche non se ne vedevano più. Anche la manutenzione ordinaria diventava difficile. Lo confermava lo stato delle strade, in condizioni pessime e tutte rabberciate alla meglio. In molte città, le famiglie rimaste senza soldi vendevano in bancarelle improvvisate i ricordi di un’epoca felice: corredi da sposa, vasellame di pregio, oggetti d’oro e d’argento. Da Palazzo Chigi il premier assisteva impotente all’agonia del paese. Usando la severità necessaria, Rambaudo era riuscito a imporre un minimo di ordine, a tenere a bada i corrotti, ad arrestare criminali e mafiosi, ma niente di più. L’Italia stava morendo. Anche attività ritenute tra le più salde languivano. A cominciare da quelle frivole. Non si giravano più film. I programmi della televisione pubblica a privata ripresentavano vecchi spettacoli. Venivano trasmessi soltanto i telegiornali. Godevano di un ascolto altissimo, poiché tutti volevano sapere che cosa stesse accadendo. Pure il sistema sanitario sembrava sull’orlo del tracollo. Per garantirlo, il governo Rambaudo intensificò la caccia agli evasori fiscali. I controlli sui redditi diventarono sempre più sofisticati. Venne varata la legge «Manette agli evasori». I contribuenti infedeli erano indicati al pubblico disprezzo con nome e cognome. Nel carcere di San Vittore morì d’infarto una grande firma della moda. Un famoso attore dei cinepanettoni si uccise in cella soffocandosi con una busta di plastica. Tre banchieri vennero arrestati per aver trasferito capitali all’estero. Il Terrore fiscale ebbe successo. Le entrate dello Stato migliorarono, ma i conti pubblici restarono in rosso. La tivù di Stato precipitò nella depressione più nera. La Rai optò per una sola rete e lo stesso fece Mediaset. La Sette fu comprata dagli Emirati arabi. Venne mandato a casa il direttore del tigì Mentana, considerato troppo anziano e incapace di catturare telespettatori giovani. Qualche reduce dei talk show si rifugiò alla tivù albanese che aveva allestito un programmino in italiano. Anche il campionato di calcio ne risentì. In serie A giocavano soltanto dieci squadre. I compensi dei campioni erano ridotti all’osso. Gli stadi risultavano mezzi vuoti perché soltanto pochi potevano permettersi di comprare i biglietti. Lo scudetto lo vinse una squadra di Bari nata da poco: la Padrinese Fbc, finanziata da una società delle Isole Cayman e in mano alla Sacra corona unita. Rambaudo la chiuse. Le librerie persero clienti su clienti. I pochi quotidiani rimasti in vendita uscivano a otto pagine e senza pubblicità. L’uso del web venne tassato in modo pesante e crollò. Anche twittare costava un occhio della testa. Fu l’unico fatto positivo in un tempo di disgrazie. L’inverno 2015-2016 cominciò con grandi bufere di neve che investirono l’intero paese. Il governo Rambaudo ordinò che a partire dal 1° gennaio 2016 il riscaldamento negli uffici pubblici e nelle case private venisse limitato a tre ore al giorno. Soltanto gli asili e gli ospedali furono esentati dall’obbligo. Nelle scuole elementari erano ammesse appena le stufe a legna, purché alimentate dai ceppi che gli alunni portavano in classe ogni mattina. Il presidente della Repubblica, una vera roccia, lesse il messaggio di Capodanno indossando il cappotto.Malgrado il freddo arrivarono in Italia schiere di cinesi pronti ad acquistare aziende e palazzi. E si trovarono di fronte a una novità. Il premier Rambaduo aveva introdotto la tessera per i beni di prima necessità, tutti razionati. Informò il paese che la borsa nera sarebbe stata repressa con anni di carcere. Gli italiani misero in pratica un’arte che conoscevano da secoli: quella di arrangiarsi. L’Italia cambiò faccia. Le università si svuotarono di migliaia di studenti sfaticati, anche perché le rette erano cresciute del trecento per cento. Molti giovani si decisero a fare mestieri che avevano sempre rifiutato. La concorrenza con gli extracomunitari diventò senza pietà. Le colf e le badanti italiane ormai si trovavano con facilità. Questo consentì di accudire gli anziani meglio di prima. Era fortunato chi possedeva un pezzo di terra: il lavoro dell’agricoltore ritornò di moda. Permaneva un solo risvolto negativo: l’aumento impressionante dei furti e delle rapine. Ma sotto la sferza del premier Rambaudo, le forze dell’ordine si dimostrarono implacabili. Una volta arrestati, i delinquenti restavano in galera, con il regime previsto per i mafiosi, il 41 bis. I campi rom non furono chiusi, ma vennero messi sotto la sorveglianza di una rete di marescialli dei carabinieri che imposero ordine e pulizia. Rambaudo era riuscito nell’impresa più urgente: ripristinare l’imperio della legge. La condizione indispensabile per tentare di risalire dal baratro del collasso. Infine emerse una sorpresa positiva: le coppie giovani facevano più figli di prima. Poteva sembrare un paradosso. Ma soltanto a chi dimenticava quanti italiani fossero nati nell’Italia devastata dalla seconda guerra mondiale. Tutto venne riassunto da un libro di grande successo, scritto un’anziana sociologa. Il titolo diceva: «Era ora!». Il sottotitolo spiegava: «La Grande Crisi ci rende migliori. Nascono più bambini e il futuro sarà rosa».
di Giampaolo Pansa

———————————————————————————-

SCIOPERO GENERALE 12 DICEMBRE E…..

le altre news

———————————————————————————-

CORRISPONDENZE

Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 9 dicembre 22.13.23
L’Ucraina vara il governo degli stranieri

temi.repubblica.it
Natalia Jaresko, Alexander Kvitashvili e Aivaras Abramavicius: un’americana, un georgiano e un letto…

—————————————————————————————————————————–

EVENTI

—— Original Message ——–

Subject: Fwd: presentazione del libro di Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano “Il Quarto Reich, come la Germania ha sottomesso l’Europa
Date: Wed, 10 Dec 2014 17:04:37 +0100
From: prima litalia <primalitalianapoli@gmail.com>
To: ( . . . ) 

Vi aspetto Venerdì 12 alla presentazione del libro di Vittorio Feltri e Gennaro Sangiuliano “Il Quarto Reich, come la Germania ha sottomesso l’Europa”.

Ore 17.00, Palazzo Zapata, Piazza Trieste e Trento 48.

Non mancate!! Vi aspetto Grazie

———————————————————————————-
RIVISTE

——– Original Message ——–

Subject: “Italiani” n. 160
Date: Tue, 9 Dec 2014 18:23:10 +0100
From: archifress@tiscali.it
To: associazioneazimut@tiscali.it


“Italiani” n. 160: FARE I CONTI

—————————————————————————————————————————————–

DA GIANCARLO LEHNER


Gli italiani intellettualmente onesti dovrebbero dolersi per la scomparsa di Margarita Gramsci, nuora di Antonio. Anche grazie ai diari di Margarita e della figlia Olga, entrambe esiliate in Svezia, a parte la denuncia della miseria morale del comunismo, si è spezzato il velo di vergogna che per decenni ricoprì la duplice tragedia di Gramsci, prigioniero del fascismo, tradito, perseguitato e, infine, strumentalizzato da Togliatti.

Giancarlo Lehner

————————————————————————————–

DA V INCENZO MANNELLO
SPAZIO LIBERO – APERTO A TUTTI – SENZA FILTRI O CENSURE
Vincenzo Mannello
…..sindaco abortista,divorzista ed omosessualista !!
Quanto simpatico affetto,Santità !!
Come è buono Lei con i più fervidi sostenitori della Chiesa,ebrei e massoni in testa !!
A Roma il sindaco Marino,eletto da una scarsa minoranza di romani,approfitta della visibilità della Città Eterna per portare avanti atti e comportamenti che a me (ed a tanti altri non cattolici integralisti e bigotti) sembrano piú degni di una Sodoma in salsa moderna.
Senza contare sospetti e dubbi sul comportamento etico della parte politica che lo sostiene.
Dettagli,Santità…lo baci,ribaci e preghi per lui…soprattutto lo sostenga elettoralmente  ☺
Buona giornata
Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello
——————————————————————————————————————-
DA GAETANO DANIELE
Gaetano Daniele
Gaetano Daniele 11 dicembre 11.55.29
il Notiziario: LA CUPOLA A CENA DA RENZI

ilnotiziariolocale.blogspot.com


Gaetano Daniele
Gaetano Daniele 9 dicembre 19.54.13

Gaetano Daniele
Gaetano Daniele 10 dicembre 16.07.02

       GRADIMENTI

——————————————————–

    Facebook
 

[ gradimenti ]

   
   
 
Marco Picardi ha commentato un link che hai condiviso.
 
   
Marco Picardi
9 dicembre alle ore 21.41
 
Evviva la Destra del Grande Giorgio Almirante!
il Notiziario: Attentato al Patto del Nazareno, Senato, il governo va due volte sotto: c’è…

ilnotiziariolocale.blogspot.com
—————————————————————————————————————————————–
AMICI
—————————————————————————————————————————————–

L’albero di Natale di Tiziana con il presepe.

L'albero di Natale di Tiziana con il presepe.
  • Luciana AlfieriBello anche questo brava Tiziana
  • Arturo Stenio VuonoANCHE COSI’ A CASA MIA REALIZZATI DA MIO FIGLIO FERRUCCIO MASSIMO BUON NATALE A TE E FAMIGLIA
  • Roberto MatragranoBuon Natale, Arturo, mio compagno di classe e amico, a te e famiglia
  • Francesco Perciavalleil primo albero di natale girevole lo abbiamo fatto a casa mia con almiro vuono e franco cortese buon natale a tutti ciao…….

Mò vene Natale… tanti cari auguri cu` tutt` `o core!

Rosa Brunetti La Feminagrazie,grazie assaie, assaie

Arturo Stenio VuonoAUGURISSIMI DI VERO CUORE PERCHE’ LO MERITI ARTISTA VERACE AUTENTICO MA SOPRATUTTO LIBERO https://azimutassociazione.wordpress.com

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut
azimutassociazione.wordpress.com
Anna PalumboAnche a te, caro Benedetto mi ricordo quel piccolo localino al Vomero mi pare in via Kerbaker il nome nn mi viene in mente ma le risate che mi facevo fino alle lacrime con te e Renato non le potrò mai dimenticare. Grazie di tutto. Ricambio gli auguri cu’ tutt o cor
Melina ProiaPure a tte’
—————————————————————————————————————————————–
LA STORIA
 [ TRATTO DAL WEB ]
—————————————————————————————————————————————-
Published On: gio, ott 25th, 2012

Alarico I, la leggenda calabrese.

Alaricus in latino, compare per la prima volta nelle cronache nel 390 quando, giovane principe della dinastia dei Balti, guidò i Visigoti, gli Unni ed altre tribù provenienti dalla sponda sinistra del Danubio nell’invasione della Tracia, culminata con il saccheggio di quella provincia. “Il re di tutti”, significato del suo nome, nacque nel 370 d.C. c.a. Acclamato nel 395 duce dei visigoti allora stanziati nella Pannonia e nella Mesia come foederati di Roma, invase la Macedonia, la Tessaglia, il Peloponneso e l’Epiro inserendosi abilmente nella discordia esistente tra i successori di Teodosio, Onorio e Arcadio e i rispettivi ministri, Stilicone e Rufino. Ricevette la nomina di magister militum dall’imperatore romano d’oriente Arcadio garantendo autonomia per il suo popolo a patto che cessasse le ostilità e le scorrerie. Nel 400 Alarico invase l’Italia dove, dopo aver varcato le Alpi Giulie, devastò le province di Venezia, Liguria ed Etruria, espugnando diverse città toccando perfino Mediolanum, l’allora capitale dell’impero, dove fu fermato dal generale Stilicone nel 402, comandate in capo dell’esercito romano d’occidente e protettore del nuovo imperatore Onorio. Fu stipulato un trattato con il quale Alarico, obbligato a ritirarsi di buon ordine dall’Italia, si impegnava ad asservire l’impero d’occidente. Tuttavia a tre anni dalla sconfitta, Alarico invase Verona e venne fermato ancora una volta dal generale Stilicone e si trovò nuovamente costretto a rinnovare il trattato di alleanza con il vincitore il quale grazie ad esso poteva assicurarsi un forte alleato contro l’impero d’oriente. Rientrato in Epiro, Alarico ricevette tributi da Stilicone il quale non voleva avere problemi sui confini orientali dell’impero, in particolare nel maggio del 408, quando deciso il generale si recava verso Costantinopoli rimasta senza un reggente a causa della morte di Arcadio, fratello dell’imperatore Onorio, nell’intenzione di conquistare finalmente l’illirico orientale. Seguirono numerose battaglie sanguinose e molto difficoltose per il generale Stilicone che si trovò a fronteggiare una nuova personalità scesa dall’antica Britannia ormai ribellatasi l’anno precedente, un certo Flavio Claudio Costantino, noto alla storia come futuro imperatore Costantino III. Nell’agosto di quell’anno Stilicone a causa di trame e intrighi venne messo a morte, causa tradimento, e per Alarico questo significava l’aprirsi nuovamente la strada per un ritorno nei territori italiani. Senza l’aiuto del cognato e futuro re, Atatulfo, impegnato in Pannonia, Alarico invase nuovamente l’Italia giungendo a Ravenna ed esigendo dall’imperatore un tributo annuo e un’insediamento nel Nordico ma senza successo. Arrivò allora fino a Roma accerchiandola non con l’intenzione di attaccarla ma come dimostrazione delle sue capacità. La città, difesa dalle sue fortificate mura, non cedette ma il prezzo fu altissimo: una pesante carestia e una forte epidemia di colera. Tolto l’assedio, Alarico rientrò in Toscana ottenendo dal senato romano l’elezione di Attalo Prisco come correggente di Onorio e la carica di magister militum dell’occidente. Ma quando Onorio nominò Saro generale, la nomina ambita dal re goto, e dopo l’attacco del nuovo generale ad Atatulfo e l’inadeguatezza di Attalo Prisco nella pianificazione della conquista africana, Alarico perdendo la pazienza mise in atto le sue minacce e nella notte del 24 agosto del 410 d.C. Alarico dei Balti entrò con il suo esercito a Roma passando per Porta Salaria. Seguirono tre giorni di saccheggi e violenze. Successivamente i barbari abbandonarono l’Urbe e si diressero verso il Sud della penisola con la probabile intenzione di raggiungere le coste africane per nuove invasioni e conquiste. Ma ecco l’imprevisto: Alarico, allora quarantenne, colto da improvvisa malattia, morì pare nei pressi di Reggio. Ed ecco che qui entra in gioco la leggenda: si narra che i Visigoti per evitare che mani romani potessero violare la tomba del loro re, deviarono il fiume Busento, nei pressi di Cosenza, e seppellirono nel suo letto Alarico in armi, insieme al suo cavallo ed al suo immenso tesoro, pare 25 tonnellate d’oro e 150 di argento, ripristinando successivamente il normale corso delle acque. Infine, gli schiavi utilizzati per deviare temporaneamente il corso del fiume vennero uccisi perché non rivelassero il segreto.

CURIOSITA’

♦ Durante la seconda guerra mondiale questo fu il nome (in tedesco Unternehmen Alarich) assegnato al piano di invasione dell’Italia progettato dagli alti comandi germanici e poi messo in atto successivamente all’8 settembre 1943, data in cui fu reso noto l’Armistizio tra il regno d’Italia e gli anglo-americani che avevano invaso e occupato la Sicilia.

♦La leggenda di Alarico e della sua sepoltura nel Busento ha ispirato la poesia di August Graf von Platen, ”Das Grab im Busento” (La tomba nel Busento), con una rappresentazione romantica della morte e della sepoltura di Alarico. La poesia è stata tradotta in italiano da Giosuè Carducci.

La tomba nel Busento

Cupi a notte canti suonano

Da Cosenza su ‘l Busento,

cupo il fiume gli rimormora

dal suo gorgo sonnolento.

Su e giù pel fiume passano

E ripassano ombre lente:

Alarico i Goti piangono

Il gran morto di lor gente.

Ahi sì presto e da la patria

così lungi avrà il riposo,

mentre ancor bionda per gli omeri

va la chioma al poderoso!

Del Busento ecco si schierano

Su le sponde i Goti a prova,

e dal corso usato il piegano

dischiudendo una via nuova.

Dove l’onde pria muggivano,

cavan, cavano la terra;

e profondo il corpo calano,

a cavallo, armato in guerra.

Lui di terra anche ricoprono

E gli arnesi d’or lucenti;

de l’eroe crescan su l’umida

fossa l’erbe de i torrenti!

Poi ridotto ai noti tramiti,

il Busento lasciò l’onde

per l’antico letto valide

spumeggiar tra le due sponde.

Cantò allora un coro d’uomini:

“Dormi, o re, nella tua gloria!

Man romana mai non violi

La tua tomba e la memoria!”

Cantò, e lungo il canto uditasi

Per le schiere gote errare:

recal tu, Busento rapido,

recal tu da mare a mare.

♦A 70 km da Cosenza, nella cittadina di San Giovanni in Fiore, durante alcuni scavi molto recenti nei pressi della Chiesa Madre, in pieno centro storico quindi, sono stati rinvenuti due scheletri che da subito hanno suscitato l’interesse di non poche importanti personalità e la gara per stabilire di chi si tratti è già partita. Secondo la professoressa Christine McKee, visiting professor dell’Università Internazionale del Messico, uno dei due scheletri apparterrebbe niente meno che al re visigoto! La spiegazione della McKee sul perché ciò sia probabile al contrario della leggenda del Busento è chiara:

“[..] la tomba di Alarico e il suo tesoro non furono portati nel fiume Busento ma nella città cosiddetta “dei giusti”, da latino “ius-iuris”, diritto, che è San Giovanni in Fiore, e Fiore è nient’altro che una traduzione errata di iuris. Studi più remoti evidenziano che quell’area selvaggia della Sila era il posto più sicuro dove seppellire Alarico e il suo tesoro, poiché quel luogo è chiaramente indicato nell’Apocalisse di Sofonia, il cui testo venne riscritto poco prima della morte di Alarico. Nel tesoro di Alarico, sepolto al di sotto della sua tomba, c’era una parte importante del tesoro del tempio di Grusalemme che nel 70 d.C. fu portato a Roma, successivamente saccheggiata da Alarico. Non è un caso che San Giovanni in Fiore sia conosciuta nel mondo come “la nuova Gerusalemme”.”

—————————————————————————————————————————————-

Notte d’Arte e Napoli Strit Food Festival: ecco il programma

Torna al centro storico la Notte d’arte il 13 dicembre, con una serie di iniziative, concerti e visite guidate da non perdere, nella seconda municipalità di Napoli

Nicola Clemente 10 Dicembre 2014

Torna al centro storico la Notte d’arte il 13 dicembre 2014, con una serie di iniziative e manifestazioni da non perdere.

Gli eventi clou consisteranno in particolare nel concerto hip hop previsto a piazza Dante, “Na Bomb” e nell’anteprima del“Napoli strit food festival” di piazza del Gesù, il progetto, ideato dall’imprenditore napoletano Giovanni Kahn della Corte, titolare di “Johnny pizza portafoglio”, una pizzeria itinerante che viaggia sulle tre ruote“, durante la quale i napoletani potranno gustare le migliori prelibatezze gastronomiche campane.

Nelle altre vie e piazze della seconda municipalità ci saranno poi tanta musica e folklore, con una serie di appuntamenti e di musei aperti fino a notte inoltrata.

A presentare il programma l’assessore comunale alla Cultura e al Turismo Nino Daniele, il presidente della municipalità Francesco Chirico, il manager di Love Studio Giulio Cacciapuoti.

A piazza Dante si esibiranno tra gli altri dalle ore 21.00,Clementino, Paura, Luche (ex Cò Sang), Ntò (ex Cò Sang), Sangue Mostro, Lucariello, Fuossera, Capeccapa, Bles, Nazo.

In Piazza San Domenico ci sarà invece il concerto di Pavelmolina a cura dell’Istituto di cooperazione e sviluppo Italia Cuba.

Da non perdere poi le visite guidate presso il Conservatorio di San Pietro a Majella, il Complesso di San Domenico Maggiore, la Chiesa di Sant’Anna dei Lombardi e la Chiesa di Santa Chiara.

Ai Quartieri Spagnoli si terrà lo spettacolo di “musicucina” nell’ortofrutta di Angelo e Tina.

—————————————————————————————————————————————-
IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE – A PRESTO SENTIRCI !
   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

 

(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081 – 7701332
Noi, noi non navighiamo “a vista”…
          
INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LGS. 196/2003. Si informano i destinatari della presente email che gli indirizzi sono stati forniti direttamente dall’interessato o, in alcuni casi, reperiti direttamente in internet. Inoltre tali indirizzi vengono utilizzati unicamente per le comunicazioni di carattere politico, culturale, economico, etc., dell’Associazione e non verranno nè comunicati, nè ceduti a terzi. I titolari possono, ai sensi dell’articolo 7 del D.lgs. 196/2003 richiedere la cancellazione; comunicando, nei modi d’uso, agli indirizzi di posta elettronica : ogni loro decisione in merito.
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...