15 ANNI ORSONO LA SCOMPARSA DI CRAXI FRANCISUS E MANILA SALVINI A NAPOLI LA DISSACRAZIONE DEI MITI IL RITORNO DELLA PRIMIERA REPUBBLIK ? ITALIANI-ITALIBANI E MENO MALE CHE IL SUD C’E’!


15 ANNI ORSONO LA SCOMPARSA DI CRAXI FRANCISUS E MANILA SALVINI A NAPOLI  LA DISSACRAZIONE DEI MITI IL RITORNO DELLA PRIMIERA REPUBBLIK ? ITALIANI-ITALIBANI E MENO MALE CHE IL SUD C’E’!

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azimutassociazione@libero.it
Data: 18-gen-2015
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Oggi: 15 ANNI ORSONO LA SCOMPARSA DI CRAXI FRANCISUS E MANILA SALVINI A NAPOLI  LA DISSACRAZIONE DEI MITI IL RITORNO DELLA PRIMIERA REPUBBLIK ? ITALIANI-ITALIBANI E MENO MALE CHE IL SUD C’E’!
 [ “AZ.-NEWS” – 19.01.’15
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[ tratto dal web ]

Ora si può: “Je suis Craxi”. A 15 anni dalla morte la riabilitazione di Bettino

In 150 ad Hammamet con le t-shirt inneggianti al leader del Psi. La figlia Stefania: “Che paradosso, lui è morto latitante e Amato corre per il Colle”

Stefano Zurlo Dom, 18/01/2015 – 09:11

Passa un cammello e sfiora il luogo in cui c’era il capanno. Quella marina solitaria, scontrosa e un po’ selvaggia, avrebbe ispirato il pennello di Carlo Carrà. Quella spiaggia, incantata d’azzurro, era il rifugio di Bettino Craxi. Si sedeva davanti a quel mare spalancato verso l’Italia e curava la nostalgia riempiendo pagine e pagine.

Da una casa vicina, una modesta costruzione a un piano, l’unica in un raggio di centinaia di metri, gli portavano pesce e agnello. Lì oggi gli amici tunisini di un tempo cucinano la carne alla brace per gli ospiti arrivati da Milano e da Roma. La caccia al tesoro – si civettava che pure la fontana del Castello sforzesco fosse atterrata ad Hammamet – è finita da un pezzo. L’oro, se c’è, è ben nascosto e non luccica. Ci sono i compagni di un tempo e qualche giovane che coltiva la memoria e cerca una bussola. È presto per parlare di un ritorno del craxisimo ma si capisce che la ruota a 15 anni dalla morte del leader socialista sta girando. Era il 19 gennaio 2000. E Bettino era solo un malandrino, il capo dei mariuoli, il nemico da abbattere come un satrapo corrotto alla Ceausescu. La bava alla bocca non c’è più. Prevale semmai la rimozione, imbarazzata e furbastra, ma gli occhi dei 150 che si sono pagati questo week end africano sono lucidi di rimpianto. Molti sfoggiano una maglietta nera col garofano stilizzato e la scritta in francese: Je suis Craxi .

Fa una certa impressione rivedere quelle facce che avevamo intravisto in tv e sui giornali nei giorni della gogna, della celebre invettiva in Parlamento sul finanziamento illecito dei partiti, delle monetine lanciate all’uscita del «Raphael», degli avvisi di garanzia. La diaspora del Psi ha disperso un patrimonio di voti ma non ha sciolto tutti i legami d’affetto. Ci sono Saverio Zavettieri e Angelo Cresco, i due parlamentari che erano vicini a Bettino mentre tuonava contro l’ipocrisia dei partiti che avevan preso contributi da tutti per fingere poi estraneità a quel sistema malato. «Pensare – ricorda Zavettieri che io non ero nemmeno craxiano, appartenevo alla sinistra del partito», ma quel giorno Craxi era isolato, anche fisicamente, c’era un buco intorno a lui e avvicinarsi voleva dire giocare con ruoli scomodi, quasi entrare nella parte del ladrone. Anzi dei due ladroni, tutti e due a differenza dell’originale senza possibilità di redenzione.

«Oggi – spiega Stefania Craxi che guida una commemorazione lunga due giorni – il clima è cambiato. Hanno cercato invano il fantomatico bottino, molti forse a distanza di tanto tempo cominciano a capire. Lunedì saranno celebrate messe in tutta Italia e intanto alcuni studenti si laureano con tesi sulla vita e il pensiero di mio padre. Anche la partecipazione a questo viaggio ha superato le aspettative».

Stefania è soddisfatta come lo è la madre Anna che da molti anni ha lasciato la casa milanese di via Foppa per trasferirsi definitivamente ad Hammamet, in route El Fawara , e che ha invitato per una preghiera l’arcivescovo di Tunisi, Ilario Antoniazzi, trevigiano di San Polo di Piave. Le lancette della storia si sono fermate solo per la politica. Anzi, per l’emiciclo sinistro del Parlamento. «La destra – riprende la Craxi – risponde, dialoga, riconosce la grandezza di Bettino Craxi. A sinistra invece c’è solo silenzio. Silenzio. E ancora silenzio. Renzi già da sindaco di Firenze aveva spiegato che non sarebbe stato pedagogico intitolare una via a mio padre. Poi ha rincarato la dose più recentemente sostenendo che lui preferiva la sinistra delle opportunità a quella degli opportunismi: Riccardo Nencini, segretario di un partito che si definisce socialista, ha taciuto. Da tutti gli altri non è arrivata nemmeno una parola». E nessuno ha trovato il coraggio di calpestare la sabbia di Hammamet. C’è Lucio Barani, ex sindaco in Lunigiana che aveva trasformato Aulla nel primo comune dedipietrizzato d’Italia. E c’è anche Costantino Dell’Osso, sottosegretario nel governo Ciampi. Ci sono quelli che la ribalta l’hanno trovata, una generazione dopo, con Forza Italia. Elisabetta Gardini, capogruppo di Forza Italia all’europarlamento ma un tempo popolare volto della tv, e Stefano Maullu, assessore della giunta Formigoni. «Sono amica di Stefania da 24 anni – racconta la Gardini – i nostri figli sono nati nello stesso periodo. Poi, col tempo, ho scoperto suo padre, un padre forte, proprio come il mio, e il politico. Per questo ho deciso di venire qua». Manca totalmente l’altra metà, la sinistra, chiusa nel sudario del codice penale. «È paradossale – prosegue Stefania – la sinistra che oggi è post comunista e socialista non fa i conti con il riformismo di Craxi e con le sue idee lungimiranti sull’Europa, sulla giustizia, sulla modernizzazione del Paese. Ed è ancora più paradossale che lui sia morto latitante, in Tunisia, e il suo vice, Giuliano Amato, rimasto per tanto tempo al suo fianco, sia fra i nomi spendibili nella corsa al successore di Giorgio Napolitano».

Insomma, la cancellazione dopo la demonizzazione, e però i rami dell’albero craxiano potrebbero arrivare fino al Colle. «Quel che m’interessa è che stiano finalmente cadendo i pregiudizi – riflette Stefania – ho partecipato pochi giorni fa ad una trasmissione a TeleLombardia – e ho scoperto che molti telespettatori mi hanno riabilitato. Chiamavano e dicevano di volersi scusare per le parole dure, durissime, ingiuriose, pronunciate contro me e i miei familiari in passato. Adesso scoprono che l’Italia degli anni Ottanta era una grande potenza, che non si stava poi cosi male e che c’era più ricchezza di oggi. Signora Stefania – mi gridavano – la Seconda repubblica ci ha affamato, meglio la Prima».

Quindici anni dopo, la sorte è ancora in bilico. La spiaggia è sempre più malinconica, sferzata da un vento freddo, gli albergoni kitsch di Hammamet, con i loro fregi e le torrette e le cupole esotiche sembrano una duplicazione eccentrica della Rimini felliniana. La Tunisia ha voltato pagina, Ben Ali non c’è più, il Paese cerca di far convivere in un equilibrio fragile i Fratelli musulmani e il partito laico del neopresidente Essebsi, l’Islam e la democrazia. Molti di quelli che formavano la corte di Bettino sono scomparsi, l’ultima ad andarsene è stata Enza Tomaselli, la segretaria di una vita, lo studio di piazza Duomo 19, una finestra sulle guglie e l’ottimismo di quella cartolina poi diventata la Milano da bere. È strano ritrovarsi qui, nella Caprera di Bettino, con la tomba sotto i muraglioni della Medina, sullo sfondo la voce del muezzin che copre le preghiere in lingua italiana. Souvenir, ricordi, qualche lacrima. Quel capanno sulla sabbia sotto il cielo d’inverno. L’eclissi e la memoria. Quindici anni dopo, Bettino Craxi guarda sempre verso l’Italia.

Alessio2012

Berlusconi: morte in esilio pagina vergognosa. La «morte in esilio» di Bettino Craxi «è tra le pagine più vergognose della nostra storia recente». Lo scrive Silvio Berlusconi in una lettera a Stefania Craxi nell’anniversario della morte del leader socialista. «Ricordare con una celebrazione il tuo papà a 15 anni dalla sua scomparsa è un’iniziativa meritoria, alla quale sarei stato felice di partecipare se la mia situazione, a te nota, non me lo avesse impedito. Il tuo papà – ricorda Berlusconi – è stato per me un amico leale e sincero al quale mi univa un affetto profondo. È stato un uomo più avanti del suo tempo. Le sue idee, la sua capacità di cogliere e di anticipare con lucidità i temi ancora oggi attuali della politica italiana lo rendono tuttora protagonista a pieno titolo delle vicende dei nostri giorni». «Basti pensare al tema delle riforme – prosegue – fu lui a cogliere, quando nessuno ne era consapevole, la necessità di riformare il nostro assetto istituzionale, per mettere il nostro Paese in condizione di essere governabile e di poter competere con le altre nazioni. Si è anche impegnato per dare vita ad una sinistra moderna, democratica, europea».

«Ora Bettino riposa in una terra che amava. Una terra che, un questi anni turbolenti, ha dimostrato di saper scegliere la strada della democrazia, della tolleranza e della laicità dello Stato. Una strada che lui stesso avrebbe indicato e favorito, se fosse stato ancora presente. Speriamo che la scelta della Tunisia possa essere di esempio alle molte situazioni difficili e tormentate del mondo arabo», osserva il leader di FI.

domenica 18 gennaio 2015 – 13:57   Ultimo agg.: 16:05
 
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18/01/2015 

[ tratto dal web ]

Manila, mai così tanti fedeli per un Papa

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La folla di Manila per papa Francesco

(©Ansa)

(©Ansa) La folla di Manila per papa Francesco

«Tra 6 e 7 milioni» per l’ultima grande messa di Francesco nelle Filippine nel giorno della festa del Santo Niño. Nell’omelia dice: «L’uomo ha creato strutture sociali che hanno reso permanenti povertà e corruzione». «Il diavolo si nasconde dietro il fascino di essere “moderni”, di essere come tutti gli altri»

ANDREA TORNIELLI
Inviato a Manila
 

«Dio ha creato il mondo come uno splendido giardino», ma «l’uomo ha sfigurato quella naturale bellezza» e ha creato «strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione». Piove a dirotto su milioni di persone che nel Grandstan Rizal Park di Manila assistono alla messa celebrata da Papa Francesco nel giorno conclusivo della sua visita nelle Filippine. Una folla straboccante lo ha seguito per le vie della città, sfidando il maltempo. Per le autorità di Manila – comunica padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa della Santa Sede – i fedeli presenti sono tra 6 e 7 milioni: è record assoluto per gli incontri con i Papi.

 

Bergoglio, con addosso l’impermeabile giallo, a bordo di una papamobile locale che ha la forma della tipica jeepney filippina ci mette un’ora soltanto per attraversare l’aerea e salutare i pellegrini.

 

È il giorno della festa del Santo Niño, il Gesù Bambino festeggiato la terza domenica di gennaio. Migliaia di statue del Santo Niño, con i suoi vestiti spagnoleggianti, vengono innalzati al passaggio di Francesco. La liturgia prevede invocazioni in varie lingue locali – ilocano, kapampang, taglog, bicolano, cebuano, waray, hiliagaynon. Una donna non vedente proclama la prima Lettura leggendola dal testo in braille. Nell’omelia, che legge in inglese, spiega: «Nel corso della mia visita vi ho sentito cantare la canzone “Siamo tutti figli di Dio”. Questo è ciò che il Santo Niño viene a dirci. Ci ricorda la nostra più profonda identità. Tutti noi siamo figli di Dio, membri della famiglia di Dio… Ne abbiamo visto una bellissima espressione quando i Filippini si sono stretti intorno ai fratelli e alle sorelle colpiti dal tifone».

 

Dio, «ha creato il mondo come uno splendido giardino e ci ha chiesto di averne cura. Tuttavia, con il peccato, l’uomo ha sfigurato quella naturale bellezza; mediante il peccato, l’uomo ha anche distrutto l’unità e la bellezza della nostra famiglia umana, creando strutture sociali che hanno reso permanente la povertà, l’ignoranza e la corruzione».

 

«Qualche volta – dice ancora Francesco – vedendo i problemi, le difficoltà e le ingiustizie, siamo tentati di rinunciare. Sembra quasi che le promesse del Vangelo non si possano attuare, siano irreali. Ma la Bibbia ci dice che la grande minaccia al piano di Dio per noi è ed è sempre stata la menzogna. Il diavolo è il padre della menzogna. Spesso egli nasconde le sue insidie dietro l’apparenza della sofisticazione, il fascino di essere “moderni”, di essere “come tutti gli altri”. Egli ci distrae con il miraggio di piaceri effimeri e di passatempi superficiali. In tal modo noi sprechiamo i doni ricevuti da Dio, giocherellando con congegni futili; sprechiamo il nostro denaro nel gioco d’azzardo e nel bere; ci ripieghiamo su noi stessi. Trascuriamo di rimanere centrati sulle cose che realmente contano. Trascuriamo di rimanere interiormente come bambini».

 

Guardando ancora al Santo Niño, il Papa ha detto che «ci ricorda l’importanza di proteggere le nostre famiglie e quella più grande famiglia che è la Chiesa, la famiglia di Dio, e il mondo, la nostra famiglia umana. Oggi purtroppo la famiglia ha bisogno di essere protetta da attacchi insidiosi e da programmi contrari a tutto quanto noi riteniamo vero e sacro, a tutto ciò che nella nostra cultura è più nobile e bello». Francesco ha chiesto di «proteggere, guidare e incoraggiare i nostri giovani, aiutandoli a costruire una società degna del suo grande patrimonio spirituale e culturale. In modo specifico, abbiamo bisogno di vedere ogni bambino come un dono da accogliere, da amare e da proteggere». Infine, il Papa ha detto che i filippini sono «chiamati a essere eccellenti missionari della fede in Asia».

 

Nell’intervento finale, il cardinale Luis Tagle ha salutato Bergoglio a nome dei poveri, degli emarginati, degli orfani, delle vedove, dei senzatetto, degli abbandonati, degli ammalati, delle vittime di discriminazioni, di violenza, di abusi, dei sopravvissuti alle calamità naturali, assicurato le preghiere di tutti filippini al Papa che domani torna a Roma. «Ogni filippino – ha aggiunto – vuole venire con lei… ma non si preoccupi, non a Roma, ma alle periferie, nelle celle delle prigioni, negli ospedali, nel mondo della politica, della finanza, dell’arte e delle scienze, delle comunicazioni sociali. Andremo in questi mondi portando la luce di Gesù».

 

18/01/2015 

«Impariamo a piangere di fronte ai bambini abusati»

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Francesco abbraccia Glyzelle e Jun

(©Afp)

(©Afp) Francesco abbraccia Glyzelle e Jun

Davanti a una bambina di Manila che scoppia in lacrime domandogli perché i piccoli soffrono, Francesco straccia il discorso preparato e parla a braccio. Ricorda la volontaria morta ieri a Tacoblan. E ai ragazzi dice: non siate «giovani museo» pieni di informazioni, ma siate sapienti imparando ad amare e a lasciarvi amare

Andrea Tornielli
inviato a manila
 

Non si può rispondere con frasi fatte davanti alla domanda di Glyzelle Palomar, 12 anni, che al Papa ha chiesto: «Ci sono tanti bambini rifiutati dai loro stessi genitori, ce ne sono tanti che diventano vittime, molte cose terribili accadono loro, come la droga o la prostituzione. Perché Dio permette che accadano queste cose, anche se non è colpa dei bambini? E perché ci sono così poche persone che ci aiutano?». Lei stessa è scoppiata in lacrime pronunciandola, facendo commuovere Francesco, che davanti a oltre trentamila giovani, all’università Santo Tomaso, aveva appena terminato di ascoltare un’altra testimonianza toccante, quella di Jun Chura, ex ragazzo di strada quattordicenne che oggi lavora per la fondazione Tulan ng Kabataan, dov’è ospitata anche Glyzelle. Francesco ha abbracciato entrambi, e ha tenuto a lungo la sua mano sul capo della ragazza.

 

«Oggi ho ascoltato l’unica domanda che non ha risposta – ha detto il Papa improvvisando in spagnolo – non le sono bastate le parole, ha avuto bisogno delle lacrime. Al nucleo della tua domanda non c’è risposta: solo quando siamo capaci di piangere sulle cose che hai detto siamo capaci di rispondere a questa domanda: perché i bambini soffrono?».

 

«Quando il cuore è capace di piangere possiamo capire qualcosa. Esiste una compassione mondana che non è utile per niente. Una compassione che è poco più che mettere la mano in borsa e tirare fuori una moneta. Se Cristo avesse avuto questa compassione avrebbe aiutato tre o quattro persone e poi sarebbe tornato al Padre. Solo quando Cristo è stato capace di piangere ha capito il nostro dramma. Cari giovani al mondo di oggi manca la capacità di piangere. Piangono gli emarginati, quelli che sono stati lasciati in disparte, piangono i disprezzati, però non capiamo molto su quelle persone che non hanno la necessità di piangere. Solo certe realtà della vita si vedono con gli occhi resi limpidi dalle lacrime. Chiedo che ciascuno si domandi: ho imparato a piangere? Ho imparato a piangere quando vedo un bambino che ha fame, drogato, senza casa, abusato, usato come schiavo…».

 

«Impariamo a piangere come lei (Glyzelle) ci ha insegnato oggi. Non dimentichiamo queste domande: la grande domanda su perché i bambini soffrono l’ha fatta piangendo e la grande risposta si apprende piangendo. Gesù nel Vangelo pianse per l’amico morto, pianse nel cuore per la famiglia che aveva perduto sua figlia, pianse quando vide la povera vedova che seppelliva il suo figlio, fu commosso fino alle lacrime quando vide la moltitudine senza pastore. Chi non sa piangere non è un buon cristiano. Questa è la sfida: quando poniamo la domanda sul perché soffrono i bambini, perché accadono queste tragedie nella vita, la nostra risposta sia o il silenzio o la parola che nasce dalle lacrime. Siate coraggiosi non abbiate paura di piangere!».

 

Francesco aveva iniziato l’incontro ricordando la volontaria rimasta uccisa ieri a Tacloban. «Una notizia triste: ieri mentre stava per iniziare la messa si è staccata una torre come questa (il Papa indica con la mano una delle strutture accanto al palco, ndr) e una ragazza che stava lavorando nell’area è morta. Il suo nome è Kristel. Aveva 27 anni. Era giovane come voi. Lavorava per un’associazione che si chiama Catholic Relief Service, era una volontaria». Il Papa ha fatto pregare per lei, che era figlia unica, e per i suoi genitori, che incontrerà nelle prossime ore.

 

Dopo aver risposto alla domanda di Glyzelle, Bergoglio, sempre improvvisando, ha risposto alle domande rivoltegli da altri due giovani che avevano raccontato la loro testimonianza. Il primo, Leandro, studente universitario, aveva parlato di quanto il mondo del web e degli smartphone influisce nella concitata vita dei giovani. «Il mondo del’informazione non è cattivo: ma qualche volta non è un mondo che ci aiuta. Corriamo il pericolo di vivere accumulando informazioni. Abbiamo così tanta informazione ma non sappiamo cosa farcene. Corriamo il rischio di convertire i nostri giovani in musei: hanno tutto ma non sanno che farsene. Non abbiamo bisogno di “giovani museo”, ma di giovani sapienti».

 

«Qual è la materia più importante che dobbiamo apprendere all’università e nella vita: imparare ad amare. È quello che conta: non solo accumulare informazioni, solo attraverso l’amore questa informazione diventa feconda. Per questo il Vangelo ci propone un cammino sereno, tranquillo, usando tre linguaggi: il linguaggio della mente, del cuore, delle mani, cioè quello che pensate e sentite, realizzatelo. Pensare quello che si sente e quello che si fa, sentire ciò che penso e ciò che faccio. Pensare, sentire e fare. E farlo armoniosamente».

 

«Il vero amore è amare ed essere amato. Permettiamo di essere amati. La cosa più importante è lasciarsi amare da Dio. Aprirsi all’amore di Dio che ci provoca una sorpresa. Se uno raccoglie solo informazioni, si chiude alla sorpresa. L’amore apre alla sorpresa perché suppone un dialogo tra due. Il Dio della sorpresa sempre ci sorprende. Non dobbiamo avere la psicologia del computer che pretende di sapere tutto. Nel computer ci sono tutte le risposte e nessuna sorpresa».

 

Il Papa ha quindi risposto alla domanda dell’ingegnere elettronico Rikki Macalor, inventore delle luci solari notturne per i sopravvissuti del tifone Yolanda a Tacoblan, che aveva raccontato ciò che stava facendo per gli altri. «Grazie per quello che hai fatto per i tuoi compagni – ha detto Francesco – ma voglio farti una richiesta: tu e i tuoi amici date, aiutate. Ma hai permesso che dessero a te? La risposta è nel tuo cuore… Permetti che gli altri ti diano la ricchezza che a te manca? I sadducei, i dottori della legge davano molto al popolo, la legge, insegnavano loro, ma mai permettevano che il popolo desse loro qualcosa. È dovuto venire Gesù per farsi commuovere, essere amati. Quanti giovani tra di voi sanno dare, ma non hanno imparato a ricevere? Solo ti manca una cosa: diventare, lasciare che ti diano ciò che ti manca».

 

«Non è facile da capire – ha aggiunto – apprendere a mendicare. Apprendere a ricevere con umiltà, a essere evangelizzati dai poveri, la persona che aiutiamo ha molto da offrirci. Ho imparato a mendicare anche da questo, o sono sufficiente a me stesso e voglio solo dare? Penso di avere tutto e di non avere bisogno di niente? So di essere povero? So di avere molta povertà e necessità? Mi faccio evangelizzare dai poveri, dai malati?. Questo aiuta a maturare tutti quegli impegni nel lavoro di dare di più. Imparare a tendere la mano dalla propria miseria».

 

Infine, Francesco ha invitato ad «amare i poveri: pensate i poveri, sentite con i poveri, chiedete ai poveri di darvi la saggezza che hanno. È quello che voglio dirvi oggi. Scusate se non ho detto quello che avevo preparato. Ma la realtà è superiore all’idea. E la vostra realtà è superiore all’idea di tutto quello che avevo preparato».

 

All’inizio del suo intervento, il Papa si era lamentato per la scarsa rappresentanza di ragazze nelle testimonianze dei giovani. «Le donne hanno molto da dire alla nostra società. Qualche volta siamo “machisti” e non lasciamo spazio alle donne. Ma la donna è capace di vedere le cose con occhi diversi dagli uomini. Sa fare domande che gli uomini non sono capaci di capire… Quando verrà il prossimo Papa a Manila, che ci siano più donne a portare la testimonianza».

 

Una folla immensa, nonostante la pioggia, ha accompagnato il passaggio del Papa per le strade di Manila. L’attenzione per la sicurezza è altissima. Dai microfoni, poco prima dell’arrivo di Bergoglio all’incontro con i giovani, venivano date istruzioni su come comportarsi in caso di esplosione di ordigni.



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LA LEGA NORD VERSO IL MEZZOGIORNO 
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Siamo pronti ...
[ “AZ.” ] – IL SALVINI CHE CALA NEL SUD NON PUO’, DI CERTO, DISPIACERCI…( FA BENE A “PUNGOLARE”… ) MA NOI CHE FACCIAMO ? DIAMOCI UNA RISPOSTA !
 NAPOLI – OGGI
 

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DAL 1861 FRATELLI DI NESSUNO 
MENO MALE CHE IL SUD C’E’ !
 
ABROGARE LA COLONIA MEZZOGIORNO – FARE PRESTO !
 
PERSONALMENTE  HO AVUTO – DA SEMPRE – UN SOGNO. Che amici, compagni, camerati e fratelli, che pure monarchici o repubblicani –  fratelli li compendia tutti – hanno da sempre in comune – nel Sud – e, forse, non lo sanno.Mancò e manca, da sempre, solo l ‘appuntamento. Da anni, ormai, non partecipo a convegni e iniziative diverse, convocati dalle varie e note nomenklature che privilegiano platee di sodali silenti e usi solo all’esercizio dell’applauso facile.Quando, infine, ci si ritrova, oggi, sul viale del bel tramonto si temono le dimenticanze e le emozioni. “… Io sono vecchio: e passata la settantina si perdono tanti bei piaceri e tanti invidiabili vantaggi, forse non si diventa nemmeno tanto più saggi (anzi, per la verità c’è il pericolo di rimbambire…), ma in cambio si acquista l’impagabile diritto di dir ormai quel che si vuole. Cari fratelli di non so più quale sponda, siamo stati felici anche quando eravamo o ci ritenevamo o fingevamo di essere degli Arrabbiati. In fondo, il mondo era nostro: di noialtri happy fews, di noi emarginati e ghettizzati, odiati e disprezzati, discriminati e ( ……….. )  perseguitati, ma anche Signori dell’Isola-Che-Non-C’è…” ; e dico questo – che non è mio ma in cui mi ritrovo – perchè è venuto il momento che , per Napoli, ognuno deve approdare con la sua storia personale, di cui non vergognarsi, e perchè non c’è bisogno di pentiti e dissociati o rinnegati. Dico che il centralismo è sempre stato ed è  la controparte dei meridionali; vi sono centralismi  piccoli, vi sono centralismi grandi e centralismi – Stato come nel caso della Roma dei Palazzi. Confesso che, in cinquant’anni di militanza politica – senza mai avere richiesto mercede alcuna -, spazio non ci fu per la questione meridionale ma l’impegno di portare l’immenso masso in vetta non ce lo consentiva; e solo in questo avviato e successivo decennio, a Dio piacendo verso il traguardo del 2018, ne ho preso completa coscienza. Credo che rialzare il vessillo del “meno male che il Sud c’è”, il tentativo di far muovere da Napoli una vasta aggregazione di tutti i movimenti che,in tutto il sud, reclamano riparazioni che non vi sono mai state; ricompattare tutti quelli che, giustamente, sono decisi a creare un nuovo rapporto di forze fra gli italiani, già appartenenti all’ex Regno delle Due Sicilie, e l’apparato della prima repubblica – che si rigenera e si ricicla da sempre – non solo sia una giusta aspirazione ma una necessità che potrà rappresentare uno sbocco fecondo per l’intera Italia.In termini politici, in termini economici e in termini istituzionali.Abrogare, oggi,  la colonia mezzogiorno è una priorità ? Certo che sì; e almeno per due motivi: liberare energie, potenzialità e aspirazioni soffocate; riabilitare l’inventiva, la produzione e fantasia creatrice, impedite. L’aspirazione ad un fronte sudista, perciò, non solo va incoraggiato ma, per quel poco che si può, sostenuto e condiviso senza se o ma. Come già per il Regno delle Due Sicilie si vide la grande spoliazione, per l’attuale si assiste all’opera di devastazione dell’Italia intera da parte degli ueisti e dei mondialisti. Chi più di noi meridionali può muovere la giusta battaglia ? Le mie sono elucubrazioni, credo di no e credo di essere in buona compagnia. Recentissimamente, in contesto assai più vasto, direi immensamente planetario, nel quale diviene di fatto vieppiù   incluso il sacrificato nostro mezzogiorno, esempio di come  può incidere l’altrui davastazione,
lo stesso Papa Francesco ha testualmente detto  che : “E’ giunta l’ora di costruire assieme l’Europa…No a sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti”. Io dico, con grande convinzione, che – quì da noi – per riformare assieme l’Italia, occorre a maggior ragione ricostruire il mezzogiorno d’Italia. Diamoci, dunque, questa consegna. D’altronde, come millenni di storia insegnano, sono state sempre le minoranze attive – controcorrente – a godere del carisma di innovare e portare alla sintesi delle antitesi. Quale sarà lo sviluppo, per il futuro, d’una “unificante meridionale”?. Nessuno può dirlo ma occorre e serve procedere per andare oltre; oltre gli schemi, oltre gli steccati e oltre l’attuale. Prima, evidentemente, sul piano culturale e, poi, ovviamente, trasferendola in ambito dell’agone politico vero e proprio.

E si può. IL SALVINI CHE CALA NEL SUD NON PUO’, DI CERTO, DISPIACERCI…( FA BENE A “PUNGOLARE”… ) MA NOI CHE FACCIAMO ? DIAMOCI UNA RISPOSTA !  La Lega Nord, il 19 u.s., ha già fatto il suo convegno a Napoli, “Noi con Salvini,  sotto la veste nuova. 

FINANCHE EUGENIO SCALFARI ALTRO “PENTITO & CONVERTITO” ha affermato che l’unificazione piemontese è stata occupazione. 

. Se ancora potrò dedicare altri anni a una missione utile, e non dipende solo da me, il sogno è quello di contribuire a far nascere un comune direttorio, con una guida dirigente e giovane, rappresentativa di  tutti i meridionali e per parlare a tutti  gli italiani. Una nuova frontiera. Avanti ! ! !


Arturo Stenio Vuono
Arturo Stenio Vuono
presidente Associazione Culturalsociale
Napoli
 
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PROFEZIE !
[

LA DISSACRAZIONE DEI MITI ]


Arturo Stenio Vuono [ “AZIMUT” – ARCHIVIO : www.associazioneazimut.blogattivo.com ]
Arturo Stenio Vuono 
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[ “Azimut-NewsLetter”: 1° Gennaio ’12 ]
 
Nessun “canto del cigno”- Noi, noi  non abbiamo portato “il cervello all’ammasso”…
 
LA  <  DISSACRAZIONE DEI MITI  >
 
Quale la nostra definitiva posizione ?
 
”  Il  novatore  fa la figura di un rivoluzionario e vede levarsi contro di lui  tutti i difensori della tradizione ridotta a meccanismo funzionale delle idee consacrate, delle abitudini radicate. Tra gli individui  della stessa categoria sociale, tra coloro che appartengono alla stessa professione , la rivalità  genera la gelosia, e l’invidia scatena la lotta”.
 
    Con l’Anno del Signore 2012, la parabola di Silvio Berlusconi  sembra volgere al termine, almeno  depurata – oggettivamente – dall’imponderabile  che, però, ne può – sempre – cambiare il corso; e, nel citare una delle affermazioni di Serge Voronoff, non si intravedono ancora – per intanto – alternative credibili e trasparenti prospettive, tanto per la verità asettica, da parte di tutti coloro che, allo scopo , avendo eccitato il “braccio della legge” ( ! ), ne hanno voluto lesionare la figura con la strumentale barbarie del martellamento continuo da “vizi privati e pubbliche virtù” e la ferocia del sistematico picconare sino a giungere alla violenza – anche – da “espropriazione patrimoniale”.
 
    Questi i mezzi, al di là del  bene e del male – che ha riguardato e riguarda l’ex premier -, usati e abbondantemente utilizzati, incontestabilmente, con sadico cinismo e “sapientemente”, in uno scontro, inaudito, incivile, dissennato, che non trova riscontro in vicende politiche di nessun paese della terra; e, invero, mai applicato in alcuna nazione onde estromettere, espellere, l’antagonista di turno di   < apparati  >  ,”onnipotenti e immarcescibili” ; liberarsi di antagonisti, i “nemici” – in tutti i tempi -, che siano stati   / siano <  grandi  >  o  <  piccoli >  e, nella fattispecie, a ultimare: insinuando, e “la calunnia è un venticello”, dato e considerato che, come si dice e si ripete, “mettendo le mani avanti”, volontariamente è stata gettata la spugna. Fine della parabola ? Forse che sì, forse che no.
 
    Dico ciò perchè nel mio passato – breve passato, il più vicino e a parte il pregresso che mi ha portato a convergervi , d�una convinta partecipazione al  < progetto tatarelliano  >  di cambiamento e di superamento dell’anomalo  <  sistema di potere  >  – i ricordi più icastici sono quelli che non hanno alcuna correlazione con la “politica – politicante” : perchè alla Politica, invece, m’ha interessato esclusivamente una visione della vita e della società, veramente e realmente indipendente, e una concezione delle cose esasperatamente ed anacronisticamente onesta; e con una chiara e precisa ideologia, sempre – e  senza soluzione di continuità – intessuta di  <  Patria e Libertà  >  . Molte volte, sul nostro sito – blog, è apparso il chiaro riferimento al compianto Giuseppe ( “Pinuccio” ) Tatarella; e spesso, e volentieri, pubblicando – in tema – interventi del giornalista, Vincenzo Nardiello, ripresi dal quotidiano  <  Roma  (“il Giornale di Napoli” ) >  ( . . .  ).
 
    Nell’oscurità in cui pare caduto questo mio breve e ultimo passato, “le luci vive del ricordo sono rade ed avvolte in una nebbia più o meno densa a seconda che fatti, avvenimenti, abbiano avuto un seguito conseguenziale oppure si sono esauriti in se stessi e non proiettino alcun effetto al di là della propria essenza”. Per il leader – per ogni leader – che ho condiviso ( sino a quando, subentrando l’abbandono, non ha “virato” oppure  scelto la  <  retrocessione  >  ), per ognuno che si sia fatto il referente di tanti e tanti giovani, con la fortuna di avervi – anche – il proprio figlio,  poi divenuti uomini e tutti ben figuranti nella vera  < società civile  >  , dalle prefetture ai giornali, nelle libere – autonome professioni, in fabbrica, etc. ( e non più tanto ! ) come me, la repubblica dei nostri padri aveva trovato, dopo un lungo periodo di conflitto tra il  cosiddetto – supercitato –  <  paese reale  >   e il cosiddetto – tanto celebrato –  <  paese legale  >  , già all’indomani della “grande implosione” di circa vent’anni orsono, la concreta possibilità dell’aspirazione al realizzarsi ed all’inverarsi della vagheggiata  <  Grande Riforma  >  e per l’apostolato d’ una  <  Nuova Repubblica  >  , all’insegna dell’agognata  < modernizzazione  >  : dal presidenzialismo che avrebbe dovuto preparare l’esercizio di governo per mezzo dell’introdotto bipolarismo, e dalla notissima, chiarissima, formula della  < democrazia dell’alternanza  >  , territorialmente decentrata e “federalista”, con una destra non “patriottarda e sciovinista”, e una sinistra non più “ancorata ad una tradizione falsata se non ripudiata”, e senza più l’ambiguità del  < centrismo pendolare  >  , l’Italia, la nostra “Italia bella”, una nazione – ancora – non “pacificata”, appariva – finalmente – consegnata a una nuova “classe dirigente” perchè si costruisse, alfine, quella  <  casa comune  >  , veramente sentita e condivisa, ed il totale azzeramento dell’anacronistico, infantile e infertile, meccanismo – un “suicidio” di sempre – del reciproco delegittimarsi. Via via, sino all’attuale, incontrando altri nuovi amici come, ad esempio, Giancarlo Lehner, scrittore e giornalista, storico e studioso, intellettualmente onesto ( e non solo: non avendo, a tutt’oggi, neppure una sua casa in proprietà  ), provenienti da altri “versanti”, oggi deputato per “Campania 2��  ( nel e per il centrodestra )e della cui coerenza, nel passato come nel presente, più che una conferma. A differenza di tanti  <  nostri  >  ( ! ). 
 
   Parve, a suo tempo, che il centrodestra avesse dato tale consegna, per una futura e felice prospettiva, a questo nostro “Popolo di fazioni e di guerra civile, di Guelfi e di Ghibellini” : ne avesse fatto, precisamente e prioritariamente, una missione e l’obiettivo principe; non era mai stato superato il passato più lontano, e quello più recente, specie in termini di ricaduta negativa – nel tempo e in precedenza –  come sulle subentrate e nuove generazioni; e. comunque, questa congerie di diversità ch’erano proprie della penisola, non solo tra il nord e il sud, checchè se ne dica, sempre sedimentate e profonde. Con buona pace di chi, in quest’anno,  tranquillamente, semplicisticamente, ha viaggiato – burocraticamente – nell’attuale centocinquantesimo anniversario dell’unità d’Italia; ulteriore occasione, abortita, nel persistere ad ignorare l’altra  faccia della << storia negata  >>  : in primis, come quella “sudista”,  che l’alacre, indefesso e zelante lavoro editoriale, a menadito, del volitivo Pietro Golia – presidente di “Controcorrente Edizioni” Napoli , ha riportato – come sempre – in superfice. 
 
   E tanto per fare solo due esempi , da sempre, consegnati ai posteri: “e come potevano essere uguali o simili le interpretazioni che alla spedizione dei cosiddetti Mille davano un ex garibaldino ed un ex soldato del Regno delle Due Sicilie ? ? ! �� ; e come potevano essere uguali o simili le interpretazioni che alla cosiddetta “guerra di liberazione” davano un ex “partigiano rosso” ( altro discorso per i reparti militari del “Regno del Sud” e le formazioni clandestine, nella “resistenza” al nord ) ed un ex volontario della Repubblica Sociale Italiana ( o della �resistenza fascista” nel meridione ) ? ? ! – Forse che l’ex garibaldino, come l’ex partigiano, era più italiano degli altri sol perchè avevano vinto ? ? ? ! ” – “Non tutti gli individui che poi dovevano costituire il Popolo Italiano, avevano avuto la fortuna di trovarsi dalla stessa parte della barricata, da quella della vittoria”. Berlusconi e il cosiddetto “vituperato berlusconismo”, sino a quando fu possibile, e in piedi i patti e le alleanze della coalizione di forze nuove – al governo dell’Italia -, sopirono passioni e misero in campo una nuova accettazione della  <  vittoria  >  – da parte di tutti – senza ( più ) offesa per gli “sconfitti”. Non offesero ( più ) gli “sconfitti” e non si limitarono a “parteggiare�esclusivamente, per quelli che, nei diversi tempi storici, furono detti i soli  e “in regola”  <<  unitari  >>  . Ciò, per me, faceva parte – pure – del  <<  Progetto  >> : quando, tutti, dicevamo : “per la Politica – che vola alta – occorre, sempre, avere un sogno”. 
 
   Il mio ambiente, a partire da quel ch’era stato della lunga militanza “missina”, e poi di An, e ancora poi del “Polo” e con il PdL, identificò in Berlusconi,  nei Fini, Bossi e Casini, come legati a un patto indissolubile ( e – tra di loro –  “chi non ha sbagliato, scagli la prima pietra” ), l’espressione più pacatamente di una solida alleanza ,”pacifica e casalinga”, stanca della solita apologia di martiri ed eroi – che escludessero ogni altro – per considerarsi, ormai, “un numero bastevole per  <  fare >  una Storia nazionale, per tener vivo lo scolastico amore di patria”.
 
   Di Silvio Berlusconi “sentii parlare come d’un Santo”; e, viceversa, da parte di chi – pregiudizialmente – giungeva ad auspicare “la morte in assoluta inedia” dell’  <  Uomo del Biscione  >  . Di Berlusconi sentii parlare quando si ritraevano le macchine di politici diretti ad Arcore; di Berlusconi sentii parlare quando seguivano le adunate in piazza come le adunanze, ristrette, nel salotto della sua residenza – romana – del “Palazzo Grazioli”. Voglio dire che non l’ho, mai, direttamente, incontrato e credo che non sia il caso neppure di pensarlo per il futuro; e a farlo, solo idealmente, gli avrei detto : molto, in verità, avrei da dirLe – Presidente – e d’insoddisfazioni, e di rammarico, per cui converrà,; ma per i pochi minuti che mi può concedere ciò che ha più importanza, su tutto, è quello di avere impedito che ci sfondasse la  <  gioiosa macchina da guerra  > , e che i postcomunisti ( ? ) prendessero le redini del governo , e quel ch�era il peggio : solo con il consenso di uno – su quattro italiani ( al massimo con un terzo di elettori, convinti, andati alle urne ). Di Berlusconi, poi, sentii parlare molto in quantochè, intercettato ventiquattrore su ventiquattro, se ne fece strame, mediaticamente,  <  ad usum Delphini  >  ; e di Berlusconi, infine, sentii parlare poco quanto all’attività prioritaria, in “Palazzo Chigi”, pervicacemente ed ostinatamente. “oscurata” e “alterata”; essendo che, esondando “toghe di accusa” ( ma quale la verità dai processi ? ), costantemente e sistematicamente, e sino a tutt’oggi, ha dominato – invece – la negazione di ogni tentata legittima difesa; che, nel contempo, i “manipolatori in servizio, permanente – effettivo” sono riusciti a fare scambiare per una sorta di predilezione, e non per il diritto alle giuste tutele, all’arcinota via delle cosiddette  <  leggi ad personam  > . Nessuno, in merito, a ben denunciare la lacuna  della carenza, se non la totale mancanza, d’una guarentigia costituzionale anche per il presidente del Consiglio ( per l’oggi era Berlusconi, come il domani per Altri ); poteva, ecco la nostra domanda dalle  <  cento pistole  >  , la presidenza del Consiglio trasferirsi, a tempo pieno, nelle aule del palazzo di giustizia a Milano ? 
 
   Non “santificato” Berlusconi, e più in avanti, fui tutto preso  “dalle discussioni lunghissime e spesso vivaci in cui faceva assai frequentemente capolino l��espressione  < Democrazia  >  ” …e si ritornava al frustro ripetersi, in alternativa, di “certi nomi  che riempivano la bocca ed incutevano ossequio riverente” : s’era, dunque, al ripristino dell’elenco da  <  prima repubblica  >  ; ovvero di tutti gli “uomini eccellenti” la cui eredità, tra le tante, un debito pubblico – astronomico – ch’è causa, prima, se non unica, dell’attuale  <  crisi di Lor Signori  >  ; una “congiuntura”, per conseguenza,   che ci sta gettando sul lastrico. Ciò, nonostante, van per la maggiore proprio i  “paladini della salvezza” che, impudentemente, se ne dichiarano i  <  discepoli  >  ( mai “pentiti” o “dissociati ” ).
 
   Ma noi, noi abbiamo una  <  memoria da elefante  >  ! “Di Democrazia, parola pronunciata con sacro rispetto, e di Parlamento, altrettanto sacro Istituto ed anzi l’Istituto nel quale ed attraverso il quale la Democrazia si esprime”, se ne fa paravento l’assieme, trasversale, di  <  vetero repubblikanes  >  che ricorrono alla  “fascinosa contrapposizione” verso  il  <  Berlusconi usurpatore > .
 
Ciò, nonostante, van per la maggiore proprio i  “paladini della salvezza” che, impudentemente, se ne dichiarano i  fedeli <  discepoli  > , emuli  degli “illustri uomini del passato” ( ad oggi, mai “pentiti” o “dissociati ” ).
 
   E, per intanto, si ritorna a tessere “l’elogio del Parlamento” ( di quando era il “Loro”, caro Lei ! ), forse che l’attuale si chiami d’un altro nome ?; e per Dio che orrore ! si’, ma non è “elettivo”, fatto di  < nominati  >  ( dei quali, però, si avvalgono tutte le forze politiche, niuna esclusa ); e si ricordano, con nostalgia, le “libere campagne preferenziali” ( cioè di quel che altri, i denigratori”, dicono del  c.d. <  mercato dfelle vacche  > ! ); e si ricordano “gli scandali denunciati dal Parlamento, quello antico, allorchè veniva qualche amico di Roma a riferire che quel comune conoscente o quel tale nostro parente aveva comprato una villa od aveva una o più amanti del gran mondo” ( ohibò ! ). “Ah, che tempi quelli della democrazia; pardon della Democrazia, con tanto d’iniziale ben maiuscola, ma non tutta maiuscola…tanto per non mischiare il sacro con il profano”, ma non tutta maiuscola come il BERLUSCONI. Cosicchè, nel recente, conclama la “falange di congiurati” : che ( in illo tempore ) “…nessun ministro arricchito, per carità nemmeno a pensarlo ! Ed anche che qualora per assurda ed inverosimile ipotesi un Ministro si fosse arricchito, allora entrava in gioco la inesorabile funzione del Parlamento pronto a stroncare ogni illecito, sia pur di minima entità, del governo e dei governanti. E che serietà quella democrazia”. Aggiungasi, estromesso – poi –  l’  <  intruso  >  , in specie per l’oggi, e “che discorsi moderati e tutti permeati di cosciente tecnicismo” finalmente ritornato ad “Organo davvero legislativo tutto intento ad emanar Leggi perfette e solo a questa fatica appassionatamente dedito ! “; tant’è che, realizzata, alfine,  dagli apolidi  <  poteri forti  > la ( loro ) massima potenza di espansione, nel riuscire a fare credere che non esistino, si lavora e si “esegue”, si approva tutto quel che non si condivide [ sic ! ], una vera e propria goduria per “robotici illuminati” e i loro “blesi compagni di merende”.
   E, in ultimo, in luogo di Silvio Berlusconi, sento – invece – il “riparlare di parlamentarismo”  ( del “Loro”, caro Lei ! )…”Quei rappresentanti del popolo che vivevano solo per il bene supremo della Nazione alieni da  <  pose  >  e da ostentazione, non si curavano in nessun modo dell’interesse particolare…, e tantomeno poi, del proprio, a cui anteponevano sempre e comunque, il bene della colllettivit���”. E, se tanto m’è concesso, integro. “E non è che si trattasse di uomini speciali, di nomi per così dire scelti fra i più capaci ed i più onesti. No, per carità ! Erano uomini qualunque nati ed educati in Democrazia in cui erano tutti onesti, perchè in Democrazia l’onestà era la norma comune e quasi priva di eccezioni; erano uomini che il Popolo sceglieva nel suo seno, in idilliaca armoniosa concordia d’intenti e che mandava al Parlamento spesso nonostante la loro capabia modestia che il Popolo doveva faticare a vincere onde far loro accettare il mandato parlamentare”.
   Ed era questo Eden che la lunga “parentesi berlusconiana” aveva impedito di continuare a prosperare, mai per il  <  particulare  >  , nel solo interesse del popolo italiano ( capite ? ); e dunque, in conclusione, quale la nostra definitiva posizione ? Sar�.. ma, a prescindere dall’esito dell’umana e istituzionale “vicenda Berlusconi”, nessun “canto del cigno” , per quanto ci riguarda, intravediamo all’orizzonte; noi, noi non abbiamo portato “il cervello all’ammasso” e nulla possiamo avere in comune con “demenziali associazioni a scopo politico”, con la p ben minuscola e tutta minuscola.  D’altronde, sempre e vieppiù possibile, anzi, l’esercizio della  <  dissacrazione dei miti  >  . Per me, quanto a me, infatti, tutto ciò si traduce nell’imperativo, qualunque sia l’avvenire, a costo dell’  < indigenza  > e della ” fame”, del rifiutare – come sempre –  di nutrirmi “di tutte codeste vitamine democratiche”.
* presidente Associazione CulturalSociale “Azimut”
[ l’editoriale, viene fatto proprio dall’Associazione, dal team “azinut – blog attivo” e da tutti i collaboratori online ]
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PUBBLICATI – GIA’ IN RETE
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“AZIMUT – ONLINE” – NUMERO DEL SABATO 17 – DOMENICA 18 GENNAIO 2015
GRETA E VANESSA IN  ITALY EUROGENDFOR  NAPOLITANO  I BENEFIT LA CASTA BUFFONI DI CORTE E GOFFI GIULLARI 
 [ “AZ.”-17.01.’15 ]
 
Je suis Jésus il cartello che non si mostra e senza proteste di piazza mentre per attacco alla Francia la mobilitazione – ( le versioni alternative ) – 
[ “Az.-News” : 13 Genn. ’15 ] 
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Je suis Jésus il cartello che non si mostra e senza proteste di piazza mentre per attacco alla Francia la mobilitazione – ( le versioni alternative ) – [ 18483 more words. ]
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GRETA E VANESSA IN ITALY EUROGENDFOR NAPOLITANO I BENEFIT LA CASTA BUFFONI DI CORTE E GOFFI GIULLARI

GRETA E VANESSA IN ITALY EUROGENDFOR NAPOLITANO I BENEFIT LA CASTA BUFFONI DI CORTE E GOFFI GIULLARI
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Associazione Azimut, Naples, Italy. IN QUESTO NUMERO : 17-gen-2015 [ tra le tante notizie ] << SPECIALE GRETA E VANESSA >> ( tratto da “Imola Oggi” ) […
15 persone raggiunte

Gaetano Daniele ha pubblicato qualcosa in Esercito di Silvio

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 IL RITORNO DELLA PRIMIERA REPUBBLIK? 

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NON E’ VERO MA CI CREDO (  ? )

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sabato 17 gennaio 2015

Le telefonate segrete tra Renzi e Silvio Amato in pole: così Matteo vuole fregarci

L’offerta di Renzi a Berlusconi per il Colle
 
 
 
 
 
Il toto-Colle entra nel vivo. Dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano, scatta la corsa per la poltrona del Quirinale. L’asse tra il Cave Renzi per la scelta del prossimo Capo dello Stato va avanti. Secondo quanto raccontano alcune indiscrezioni raccolte da Affaritaliani da fonti dem, Matteo Renzi avrebbe proposto a Silvio Berlusconi – durante uno dei tanti colloqui telefonici che ci sono stati in questi giorni – una terna di nomi per il Quirinale: Pier Carlo Padoan, Sergio Mattarella e Anna Finocchiaro.
 
I nomi – Il ministro dell’Economia sarebbe in cima alle preferenze del premier, in particolare visto il suo standing internazionale e soprattutto perché, nonostante l’incidente sulla norma fiscale ‘salva-Berlusconi’, i rapporti personali tra lo stesso Padoan e il leader del Pd sarebbe “ottimi”. Non solo, il titolare di Via XX Settembre sarebbe ben visto anche dall’ormai ex Capo dello Stato Giorgio Napolitano. Ma Berlusconi su questa terna avrebbe espresso la sua preferenza per Sergio Mattarella, restando fermamente convinto però che la scelta più adeguata sarebbe quella di Giuliano Amato. 
 
La trattativa – Mattarella, sostenuto apertamente nel Pd dai Popolari di Fioroni, avrebbe anche il pieno sostegno dell’Ncd di Alfano. Pronto comunque ad appoggiare anche gli altri due nomi fatti da Renzi a Berlusconi. La senatrice Anna Finocchiaro sarebbe la scelta più “politica” e ha come punti di forza quello di essere donna. Secondo indiscrezioni circolate nella capitale, il presidente del Consiglio avrebbe escluso dalla lista per il Colle gli ex segretari di partito come Walter Veltroni, Piero Fassino, Dario Franceschini e Pierluigi Bersani. Al momento il nome di Romano Prodi tra i fedelissimi di Renzi viene giudicato “fuori dai giochi”. Ma “Mortadella” comunque resta in allerta…
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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MEMENTO
 
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Se ci fossero ancora loro le cose andrebbero molto meglio!!!Ringraziamo Francia e Stati Uniti che con la scusa di portare in Libia ed in Iraq la democrazia, con la scusa di liberare i popoli di questi paesi li hanno fatti fuori.Complimenti vivissimi, avete messo il mondo intero nelle mani dei terroristi islamici.Monica Ricci Garotti Riva Destra Iscrivetevi alla nostra pagina cliccando soprahttps://www.facebook.com/RivaDestraPaginaUfficiale e dopo su "mi piace"
 
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 ITALIANI-ITALIBANI
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Che dice Dalema ……….

foto di COMUNISTI?!? DOVE?!? DOVE?!?

 
 
[ E A PROPOSITO – E NON SOLO…. ] 
 
 —-Messaggio originale—-
Da: giancarlolehner
Data: 17/01/2015 13.55
A:  ( . . . )
Ogg: Lehner: i poverelli scrivono a Greta e Vanessa

–>

Ricevo e invio: 

« Care volontarie umanitarie, Greta e Vanessa, siamo un gruppo di 100 pensionati poverelli e sessualmente inermi. Viviamo con 400 euro al mese e, grazie a voi, potremmo sopravvivere. Basta che rimaniate con noi per un mesetto – vi tratteremo come le nostre oche, a polenta, miglio e grano saraceno -. Il riscatto da noi richiesto sarà modico, una robetta di poche migliaia di euro, meno di una mensilità sia di Gentiloni, sia di Paolo Mieli ».
 
Giancarlo Lehner
 
 
Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 18 gennaio 16.07.19
Crolla l’alibi pacifista. Ecco tutte le prove delle amicizie jihadiste

m.ilgiornale.it
I kit di pronto soccorso portati in Siria somigliano più a quelli militari Loro in alcune chiamate c…
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REPUBBLICA NAPOLITANA E PROTETTORATO ITALIA
 
( ANCHE SENZA GIORGIO RESTA – PER ORA – RENZIE FONZIE… )
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Walter Cavallo ha condiviso un link.
NOTIZIA CENSURATA DA TUTTI I TG ITALIANI, FATE GIRARE DAPPERTUTTO!!!
attivo.tv
…E NON SOLO POLITICA…..
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Mimma Simone ha condiviso un video sul diario di Walter Cavallo.
01:28
82.992 visualizzazioni
” Il Scippa Link “ ha caricato un nuovo video.

!!! ahahahaha !!!

 
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MENO MALE CHE IL SUD C’E’! 
[ FINANCHE EUGENIO SCALFARI ALTRO “PENTITO & CONVERTITO” ha affermato che l’unificazione piemomtese  ]
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Eugenio Scalfari /**/Eugenio Scalfari

Ha suscitato scalpore, sul web, un’osservazione “revisionista” del fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari a proposito di Napoli e del Sud.

Il giornalista, in una chiacchierata a Repubblica Tv sul nuovo libro di Umberto Eco “Numero Zero” (Bompiani), è stato sollecitato da Antonio Gnoli ad esprimersi sui motivi per cui gli italiani, a suo parere, restano “diversi” tra loro a tanti anni dall’unificazione.

Per Eugenio Scalfari il popolo italiano non si riconosce realmente nello Stato cui appartiene, questo perché l’unificazione piemontese è stata occupazione.

“Non fu unità – ha spiegato il fondatore di Repubblica – fu occupazione piemontese, e se l’avesse fatta il Regno di Napoli, che era molto più ricco e potente, sarebbe andata diversamente. La mentalità savoiarda non era italiana. Cavour parlava francese. E gli italiani quel nuovo Stato l’hanno detestato”.

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 ——– Original Message ——–
Subject: Baroni in Laguna di Giuseppe Fiori a Teatro da Camera – Venerdì 23 Gennaio 2015 – Cagliari
Date: Sun, 18 Jan 2015 17:21:03 +0100
From: “Andrea Congia” <gabavap@tiscali.it>
To: associazioneazimut@tiscali.it
Reply-To: gabavap@tiscali.it

Salve a tutti!

 

Tanti Cari Auguri di Buon Anno Nuovo a Voi e alle vostre Famiglie!

Che sia un Anno ricco di Sfide Positive ed Evoluzioni, Sentimenti Profondi, Incontri Costruttivi e Costruzione di Incontri, Edificazione di un Bene Vasto, Comune, Intenso, Desiderato.

Che sia un Buon Anno di Libertà! Una Libertà capace di andare Oltre l’Individualismo, le Egemonie, le Volontà di Potenza, le Relazioni e le Intenzioni di Dominio! Una Libertà capace di Spalancare le Teste e i Cuori, le Bocche e le Mani!

Infuocato, Dinamico, Ritmico, Orante, Tutto: il Bene!

Ogni Bene!

 

Ecco, come di consueto, alcune news per i prossimi giorni:  

 

– Baroni in Laguna di Giuseppe Fiori – (Stefano Ledda, Andrea Congia, Juri Deidda) – Venerdì 23 Gennaio 2015 – Cagliari


www.andreacongia.com – www.traparolaemusica.com – www.teatrodelsegno.com

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——– Original Message ——–

Subject: Fwd: CIVG Informa N° 55
Date: Mon, 19 Jan 2015 11:47:13 +0100
From: “info@civg.it” <info@civg.it>
To: CIVG <info@civg.it>

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CORRISPONDENZE
NON E’ VERO MA CI CREDO (  ? )
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CCsabato 17 gennaio 2015

Berlusconi vuole la pace con Alfano Scatta il vertice: ecco cosa si diranno

Quirinale, Berlusconi pronto ad incontrare Alfano
 
 
 
 
 
Il toto-Colle entra nel vivo e i partiti cominciano le grandi manovre. Dialoghi, cene e incontri per trovare un accordo sul nome del prossimo inquilino del Colle. Forza Italia serra i ranghi e prova a giocare la partita per il Quirinale compattando il partito. Così Raffaele Fitto a sorpresa ha preso le difese di Renato Brunetta, accusato da Renzi di essere un “fannullone” sul fronte delle riforme. Il Cav ha ascoltato le ragioni di Fitto e ha messo da parte i dissidi degli ultimi mesi riscoprendo una nuova unità dentro il partito. L’ex ministro è rivalutato al rango di prezioso consigliere e ha consigliato al Cav di spingere il piede sull’acceleratore per dare l’approvazione del decreto fiscale prima del 20 febbraio. Questo sarebbe il segnale per saldare il patto del Nazareno e dare il via ad una trattativa seria per il Colle. 
 
Incontro Silvio-Alfano – E in questo clima di reunion, il Cav guarda anche ad Angelino Alfano con cui vorrebbe ritrovare un rapporto ormai logoro e cercare una strada comune per piazzare in modo compatto i voti per il Colle. Così dopo mille titubanze ha finalmente accettato di incontrare Alfano e una delegazione Ncd. Si vedranno all’inizio della prossima settimana: martedì o, più probabilmente, il giorno successivo. L’obiettivo è di coordinarsi, di unire le forze parlamentari per non fare la fine dei Curiazi, con Renzi in veste di Orazio.
 
 
Gaetano Daniele
Gaetano Daniele 17 gennaio 13.54.20

il Notiziario: Berlusconi vuole la pace con Alfano Scatta il vertice: ecco cosa si diranno

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DAL 1861 FRATELLI DI NESSUNO 
MENO MALE CHE IL SUD C’E’ !
 
ABROGARE LA COLONIA MEZZOGIORNO FARE PRESTO !
 
PERSONALMENTE  HO AVUTO – DA SEMPRE – UN SOGNO. Che amici, compagni, camerati e fratelli, che pure monarchici o repubblicani –  fratelli li compendia tutti – hanno da sempre in comune – nel Sud – e, forse, non lo sanno.Mancò e manca, da sempre, solo l ‘appuntamento. Da anni, ormai, non partecipo a convegni e iniziative diverse, convocati dalle varie e note nomenklature che privilegiano platee di sodali silenti e usi solo all’esercizio dell’applauso facile.Quando, infine, ci si ritrova, oggi, sul viale del bel tramonto si temono le dimenticanze e le emozioni. “… Io sono vecchio: e passata la settantina si perdono tanti bei piaceri e tanti invidiabili vantaggi, forse non si diventa nemmeno tanto più saggi (anzi, per la verità c’è il pericolo di rimbambire…), ma in cambio si acquista l’impagabile diritto di dir ormai quel che si vuole. Cari fratelli di non so più quale sponda, siamo stati felici anche quando  eravamo o ci ritenevamo o fingevamo di essere degli Arrabbiati. In fondo, il mondo era nostro: di noialtri happy fews, di noi emarginati e ghettizzati, odiati e disprezzati, discriminati e ( ……….. )  perseguitati, ma anche Signori dell’Isola-Che-Non-C’è…” ; e dico questo – che non è mio ma in cui mi ritrovo – perchè è venuto il momento che , per Napoli, ognuno deve approdare con la sua storia personale, di cui non vergognarsi, e perchè non c’è bisogno di pentiti e dissociati o rinnegati. Dico che il centralismo è sempre stato ed è  la controparte dei meridionali; vi sono centralismi  piccoli, vi sono centralismi grandi e centralismi – Stato come nel caso della Roma dei Palazzi. Confesso che, in cinquant’anni di militanza politica – senza mai avere richiesto mercede alcuna -, spazio non ci fu per la questione meridionale ma l’impegno di portare l’immenso masso in vetta non ce lo consentiva; e solo in questo avviato e successivo decennio, a Dio piacendo verso il traguardo del 2018, ne ho preso completa coscienza. Credo che rialzare il vessillo del “meno male che il Sud c’è”, il tentativo di far muovere da Napoli una vasta aggregazione di tutti i movimenti che,in tutto il sud, reclamano riparazioni che non vi sono mai state; ricompattare tutti quelli che, giustamente, sono decisi a creare un nuovo rapporto di forze fra gli italiani, già appartenenti all’ex Regno delle Due Sicilie, e l’apparato della prima repubblica – che si rigenera e si ricicla da sempre – non solo sia una giusta aspirazione ma una necessità che potrà rappresentare uno sbocco fecondo per l’intera Italia.In termini politici, in termini economici e in termini istituzionali.Abrogare, oggi,  la colonia mezzogiorno è una priorità ? Certo che sì; e almeno per due motivi: liberare energie, potenzialità e aspirazioni soffocate; riabilitare l’inventiva, la produzione e fantasia creatrice, impedite. L’aspirazione ad un fronte sudista, perciò, non solo va incoraggiato ma, per quel poco che si può, sostenuto e condiviso senza se o ma. Come già per il Regno delle Due Sicilie si vide la grande spoliazione, per l’attuale si assiste all’opera di devastazione dell’Italia intera da parte degli ueisti e dei mondialisti. Chi più di noi meridionali può muovere la giusta battaglia ? Le mie sono elucubrazioni, credo di no e credo di essere in buona compagnia. Recentissimamente, in contesto assai più vasto, direi immensamente planetario, nel quale diviene di fatto vieppiù incluso il sacrificato nostro mezzogiorno, esempio di come  può incidere l’altrui << devastazione >>,
lo stesso Papa Francesco ha testualmente detto  che : “E’ giunta l’ora di costruire assieme l’Europa…No a sistemi uniformanti di potere finanziario al servizio di imperi sconosciuti”. Io dico, con grande convinzione, che – quì da noi – per riformare assieme l’Italia, occorre a maggior ragione ricostruire il mezzogiorno d’Italia. Diamoci, dunque, questa consegna. D’altronde, come millenni di storia insegnano, sono state sempre le minoranze attive – controcorrente – a godere del carisma di innovare e portare alla sintesi delle antitesi. Quale sarà lo sviluppo, per il futuro, d’una “unificante meridionale”?. Nessuno può dirlo ma occorre e serve procedere per andare oltre; oltre gli schemi, oltre gli steccati e oltre l’attuale. Prima, evidentemente, sul piano culturale e, poi, ovviamente, trasferendola in ambito dell’agone politico vero e proprio; o coordinando l’inserimento, a promuovere una provvidenziale azione meridionale, in ambito di tutte le forze politiche di suoi aderenti, oppure con la concretizzazione di un nuovo e autonomo movimento.

E si può. IL SALVINI CHE CALA NEL SUD NON PUO’, DI CERTO, DISPIACERCI…( FA BENE A “PUNGOLARE”… ) MA NOI CHE FACCIAMO ? DIAMOCI UNA RISPOSTA !  La Lega Nord, col sen. Volpi,   ha già fatto il suo convegno a Napoli, “Noi con Salvini”, sotto la veste nuova. 

FINANCHE EUGENIO SCALFARI ALTRO “PENTITO & CONVERTITO” ha affermato che l’unificazione piemontese è stata occupazione.

 Se ancora potrò dedicare altri anni a una missione utile, e non dipende solo da me, il sogno è quello di contribuire a far nascere un comune direttorio, con una guida dirigente e giovane, rappresentativa di  tutti i meridionali e per parlare a tutti  gli italiani. Una nuova frontiera. Avanti ! ! !


Arturo Stenio Vuono
Arturo Stenio Vuono
presidente Associazione Culturalsociale
Napoli
(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)
“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
TEL. 340. 34 92 379 / FAX: 081 – 7701332
Noi, noi non navighiamo “a vista”…
          
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