DRESDA 70 ANNI DA UNO TRA I TANTI OLOCAUSTI CHE NON HANNO DA ESSERE E ALTRE NOTIZIE


DRESDA 70 ANNI DA UNO TRA I TANTI OLOCAUSTI CHE NON HANNO DA ESSERE E ALTRE NOTIZIE

 
   

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DRESDA 70 ANNI DA UNO TRA I TANTI OLOCAUSTI CHE NON HANNO DA ESSERE 
E ALTRE NOTIZIE
 
 
 “..vuono.

olocausto di Dresda – l’inimmagginabile ( e non solo a Dresda ) – eppure è accaduto –

descrizione : << I bombardamenti sulla Germania >> – vedi : oltre

( “…AI GIOVANI , CUI – PER TROPPO TEMPO – E’STATO NEGATO DI SAPERE, IO DICO , CHIARO E TONDO, CHE DEVONO CONOSCERE TUTTA LA VERITA’ NASCOSTA IN OGNI SCUOLA E UNIVERSITA’….” [ Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” )
 
PER UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA !
 
L’ATTUALITA’ PRECEDE E INTERVALLA  IL SERVIZIO ODIERNO
 
 
1
 
A Minsk 16 ore di vertice, Putin: cessate il fuoco da domenica [ tratto dal web ]
…Al termine di una storica maratona negoziale notturna di 17 ore, forse la più lunga della loro carriera, Putin, Poroshenko, Merkel e Hollande hanno concluso a Minsk il vertice in ‘formato Normandia’ sul conflitto nell’Est ucraino con una dichiarazione comune che sostiene gli accordi di Minsk dello scorso settembre, a partire da un cessate il fuoco che entrerà in vigore dalla mezzanotte di sabato prossimo. Seguirà il ritiro delle armi pesanti anche se resta controversa la zona di Debaltsevo, che Kiev non vuole cedere ai separatisti filorussi negando che le sue truppe siano circondate dai ribelli. Ribadito l’impegno a rispettare la sovranità e l’integrità territoriale ucraina. A sua volta, il gruppo di contatto (Mosca, Kiev, Osce, ribelli) ha approvato un documento con una roadmap per attuare gli accordi di Minsk…
UCRAINA E DINTORNIvernacolo calabrese – ALLA CANCELLIERA ( che usa “stuzzicar la Russia” ):  Non tantara u cana chi dorma. Non disturbare il cane che dorme. ( ca se si sveglia ti può muzzicare –  che se si sveglia ti può mordere ) – DAL PAZIENTE ( SIN TROPPO ) PUTIN (che “sopporta l’Angela”): CIANGI I MORTI E FUTTI I VIVI(lei )Piange i morti e frega i vivi (si dice di una persona che si lamenta senza averne realmente motivo )-ALL’ECTOPLASMA HOLLANDE (che può solo “comparire e guardare”) : JETTATI AVANTI NON MI RESTI ARRETU (Buttati avanti per non rimanere dietro) Si dice di colui che non perde mai nessuna occasione; e in quanto al “premier ucraino” ( ! ) un no comment !
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 BEN DETTO
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numero di morti nel Mediterraneo. I mercanti di persone, incoraggiati da politiche sbagliate, hanno alimentato i loro traffici. Bisogna dire assolutamente ‘no’ a una riedizione di Mare nostrum in qualsiasi sede venga discussa. Il governo si sbrighi piuttosto a fare qualcosa per bloccare gli sbarchi e impedire nuove stragi, visto che la sua irrilevanza politica in Europa non può essere scontata da tutti noi
l cosiddetto ministro degli Esteri dell'Unione Europea, Mogherini, esclusa da tutti gli incontri internazionali in corso per affrontare la crisi dell'Ucraina a conferma dell'irrilevanza del suo ruolo, vorrebbe che si riproponesse una specie di Mare nostrum bis. A lei e a quanti in Italia e in Europa avanzano un'ipotesi di questo genere dobbiamo dire con chiarezza 'no'. È proprio all'operazione Mare nostrum, proseguita in qualche misura sotto il nome di Triton, che si deve il numero di morti nel Mediterraneo. I mercanti di persone, incoraggiati da politiche sbagliate, hanno alimentato i loro traffici. Bisogna dire assolutamente 'no' a una riedizione di Mare nostrum in qualsiasi sede venga discussa. Il governo si sbrighi piuttosto a fare qualcosa per bloccare gli sbarchi e impedire nuove stragi, visto che la sua irrilevanza politica in Europa non può essere scontata da tutti noi
 OGGI – 

DRESDA 70 ANNI DA UNO TRA I TANTI OLOCAUSTI CHE NON HANNO DA ESSERE E ALTRE NOTIZIE

[ “AZ.”-14 – 15 .02.’15 ]
anteprima di web – servizio tra breve in rete
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anteprima di web – servizio tra breve in rete
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IN QUESTO NUMERO
 

I BOMBARDAMENTI SULLA GERMANIA

 
[ per leggere tutto – vedi : oltre ]
 
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DA

70 anni fa l’inferno di Dresda. Per non dimenticare. MAI

[ TRATTO DAL WEB ]
(Ap)(Ap)
shad“…

Arthur Travers Harris, l’”Air Chief Marshal” britannico che decise settanta anni fa di trasformare Dresda in un ammasso rovente di macerie, non ha mai avuto dubbi. “Lo farei di nuovo, se il tempo dovesse tornare indietro”, disse in un’intervista nel 1977. Gli storici, invece, hanno discusso a lungo sulla effettiva necessità di colpire la popolazione civile di una città che fino a quel momento era stata risparmiata e che non si aspettava la geometrica potenza dei bombardamenti alleati. Un’inutile dimostrazione di forza per “fiaccare il morale” dei tedeschi o il calcolo strategico dei comandi anglo-americani per sostenere l’impegno sovietico in Europa e accelerare la disfatta hitleriana? Sta di fatto, comunque, che il capoluogo sassone rappresentava all’inizio del 1945 l’ultimo centro di produzione funzionante dell’industria nazista degli armamenti e un fondamentale snodo di trasporto. Secondo lo storico Max Hastings si trattò di un tentativo in buona fede, anche se sbagliato, di condurre la Germania alla sconfitta. Lo stesso Hastings ha però riconosciuto che in Inghilterra, poi, “nella sicurezza della pace, il ruolo svolto dai bombardieri fu una cosa che molti politici e civili avrebbero preferito dimenticare”. Erano le 21,45 del 13 febbraio quando scattarono gli allarmi antiaerei, come accadeva ormai quasi tutti i giorni a partire dal dicembre del 1944. Ma quella sera i caccia non erano diretti altrove. La prima ondata di ordigni esplosivi sventrò gli edifici, poi le bombe incendiarie crearono un inferno di fuoco. Era la prima ondata della Royal Air Force, alla quale ne seguì una seconda, ancora più devastante. L’indomani entrò in azione l’aviazione americana che colpì nuovamente “a tappeto” anche il giorno successivo. Secondo le stime più attendibili le vittime sono state almeno 25.000. A ogni abitante di Dresda toccarono 42,8 metri cubi di macerie.

La forza del passato

Lo scrittore tedesco W.G. Sebald, morto tragicamente nel 2001 in Inghilterra, ha scritto che pur avendo trascorso l’infanzia in una zona risparmiata dalle distruzioni della guerra, guardando le immagini del periodo bellico ha sempre avuto la sensazione di essere “il figlio” degli orrori che non aveva vissuto e di non poter assolutamente sfuggire alle loro ombre. Qui, invece, la realtà parla con il suo linguaggio. I ricordi pesano, si stagliano sull’orizzonte. Come sul Trümmenberg, o la montagna della macerie, creata settanta anni fa accumulando resti umani e i detriti provocati dalle 3900 tonnellate di esplosivo lanciate dai bombardieri. Molti cittadini ignorano probabilmente le origini di questa collina minore tra le tante che movimentano dolcemente il paesaggio. Ma finché esisterà la Storia, non sembra assurdo ritenere che i luoghi abbiano un valore evocativo, e che siano il segno di una testimonianza spirituale da tramandare anche a nome di chi non sa o non può sapere. Nei suoi monumenti più importanti la città è stata mirabilmente ricostruita, non senza un animato dibattito tra i teorici di una ragionata conservazione e quelli della totale cancellazione delle tracce dei bombardamenti. Ha ritrovato così l’antico splendore, dopo gli anni bui della guerra fredda. Nella Frauenkirche – crollata come un castello di carte a due giorni dal bombardamento anglo-americano e tornata alla vita nel 2005 – mani sapienti hanno assemblato i duemila frammenti dell’altare, ricomponendo così, metaforicamente, anche un Paese fino a pochi anni prima diviso.

Il segno della pace

Dresda dimostra con l’arte il valore della pace. Dalle bellezze barocche di questa città, dove l’ingegno umano ha ripreso il posto che gli spetta e sovrasta il retaggio delle tenebre, arriva un messaggio soggettivo Ma questa mirabile lezione, in cui l’estetica si intreccia con il senso dell’umanità ritrovata, non sembra essere del tutto sufficiente. E’ anche necessario che la Storia fornisca insegnamenti espliciti. Sembra strano sostenere, a questo proposito, che il luogo più significativo di una città attraversata da tanti capolavori antichi, sia un edificio realizzato da uno dei grandi geni dell’ architettura moderna, Daniel Libeskind. Ma le cose stanno proprio così. E’ un “museo della guerra” in cui si indica che la strada da scegliere è proprio quella opposta. Un cuneo di vetro, cemento e acciaio taglia come un coltello gli edifici neoclassici preesistenti appartenuti di volta in volta all’armata sassone, alla Wehrmacht, all’”esercito popolare” della Ddr. Perché è tanto importante nella dimensione esistenziale della città? Accanto ad una lettura obiettiva della storia militare tedesca, il museo di Libeskind illustra le nuove sfide di un mondo che cambia: la lotta contro la povertà e la fame, l’impegno nella difesa dell’ambiente, il contributo per soluzione dei conflitti e la lotta al terrorismo di missioni internazionali nei confronti delle quali la Germania non ha più la riluttanza di un tempo. Ma soprattutto perché riflette senza post-giudizi sulle responsabilità tedesche. Quanto è accaduto qui nel 1945 viene affiancato, in misura parallela, ai terribili bombardamenti nazisti che provocarono la morte di migliaia di civili in Polonia o in Olanda. Dresda è la loro conseguenza. “La maggioranza dei tedeschi oggi sa – almeno si spera – che fummo proprio noi a provocare la distruzione delle città nelle quali vivevamo allora”, scrive ancora Sebald.

Le nuove ferite

E’ un paradosso di questi tempi difficili che proprio nella città-simbolo delle tragedie del secolo scorso si siano riaperte nuove ferite. Parlare di Dresda oggi non può non voler dire anche gettare uno sguardo preoccupato sulle manifestazioni anti-stranieri che si svolgono ogni lunedì, da vari mesi, vicino alla Frauenkirche. La “Firenze sull’Elba”, come è stata chiamata dai suoi ammirati visitatori nel corso del tempo, � oggi associata alle proteste del gruppo conosciuto con il suo acronimo Pegida (“Patrioti europei contro l’islamizzazione dell’Occidente”) che pretende di “essere il popolo”, cercando con questo slogan di fare rivivere i giorni eroici della lotta per la libertà calpestata dal regime oppressivo della Germania Est. Ma Pegida non è il popolo. E’ un’organizzazione (in cui svolgono un ruolo rilevante esponenti della destra estrema) che ha saputo sfruttare con opportunismo il clima di incertezza che si respira nelle zone meno “garantite” del Paese, riuscendo a convincere i cittadini a scendere in piazza contro il “pericolo islamico”. Il mondo politico democratico ha reagito con determinazione, senza per questo rimuovere la nuova comprensione del pericolo rappresentato dall’estremismo fondamentalista. Le “contro-manifestazioni” hanno mobilitato le coscienze e alimentato i principi della convivenza e dell’accoglienza. Resta il fatto (anche se la spinta propulsiva di Pegida sembra già essersi parzialmente attenuata) che Dresda è attualmente testimone di una delle più inquietanti novità emerse recentemente nel complesso tessuto della società tedesca: una società in cui settori significativi della popolazione sembrano avere paura del futuro. E vogliono essere ascoltati. Sottovalutarli sarebbe un errore.

11 febbraio 2015 | 15:45
 
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LINK – clicca e leggi tutto [ tratto dal web ]
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Nelle notizie
  • Dresda 1945-2015, 70 anni fa

    Corriere della Sera – 20 ore fa

    Dresda 1945-2015, 70 anni fa … che decise settanta anni fa ditrasformare Dresda in un ammasso rovente … gli edifici, poi le bombe incendiarie crearono un inferno di fuoco.

Altre notizie su settanta anno fa l’inferno di dresda


  • Il bombardamento di Dresda, 70 anni fa – Foto | Panorama

    47 min fa – Il bombardamento di Dresda, 70 anni fa – Foto … Il rullaggio di un Lancaster durante il raid su Dresda nel pomeriggio del …. A terra fu l’inferno.

  • DRESDA – 1945 – UN INUTILE MASSACRO – Cronologia

    cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm

    Per parlarvi di Dresda e del suo martirio abbiamo preferito parlarvi prima di … I libri di Sven Hassel furono definiti, anni fa, da un critico, libri di “bassa macelleria” . … Via via che ci si allontanava dall’inferno la temperatura scendeva sui cento …

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    Il bombardamento di Dresda – 70 anni fa una tempesta di fuoco distrusse una delle più belle città d’Europa. Dresda 1945-2015, 70 anni fa tre giorni di inferno …

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    Dresda 1945, l’inferno in terra 70 anni fa Com’era-com’è: guarda http://t.co/ … 11 febbraio 1990: Nelson Mandela viene liberato dopo 27 anni di prigionia # …

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    2 ore fa – By Paolo Lepri La città tedesca bombardata tra il 13 gennaio e il 14 febbraio 1945. Uno degli eventi più tragici della Seconda Guerra Mondiale …

  • Bombardamento di Dresda – Wikipedia

    it.wikipedia.org/wiki/Bombardamento_di_Dresda

    Il bombardamento di Dresda da parte della Royal Air Force britannica e della ….. all’età di 17 anni, per poi finire, involontariamente, nelle file delle famigerate ….. Emanuele Novazio: Dresda, l’inferno inutile, La Stampa, Torino, 11 febbraio …

  • Una testimone oculare descrive il bombardamento di Dresda

    scienzamarcia.blogspot.com/2010/…/una-testimone-oculare-descrive-il.ht…

    20 feb 2010 – Quello di Dresda è un olocausto di cui non si parla nelle solite stantìe … Nel corso degli anni, mi sono domandata spesso quale karma e quali strani …. Ciò che vide fu un inferno al di là dell’immaginazione umana, un olocausto di distruzione che sfida ogni descrizione. … Non mi fa piacere ripensarci.

  • Dresda 1945-2015, 70 anni fa tre giorni di inferno sulla terra …

    secondomatteo.it/…/dresda-1945-2015-70-anni-fa-tre-giorni-di-inferno-s…

    Dresda 1945-2015, 70 anni fa tre giorni di inferno sulla terra. posted: 12 febbraio 2015 0 Comment. La città tedesca bombardata tra il 13 gennaio e il 14 febbraio …

  • Il bombardamento di Dresda: una testimonianza, Edda West

    16 feb 2010 – Il bombardamento di Dresda: una testimonianza, Edda West. … Nel corso degli anni, mi sono domandata spesso quale karma e quali strani destini mi abbiano portata in questo mondo proprio …. In 20 minuti di intenso bombardamento, la città si trasformò in un inferno. …. Non mi fa piacere ripensarci.

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  • LE VIOLAZIONI E I CRIMINI ( IN DISPREGIO DEL DIRITTO INTERNAZIONALE )
  • Le norme di riferimento circa la condotta delle operazioni belliche, considerate ormai ampiamente come parte integrante del diritto internazionale consuetudinario, sono la Convenzione dell’Aia del 1899 e i suoi successivi sviluppi; norme successivamente ribadite e meglio definite nelle quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e i due Protocolli Aggiuntivi delle Convenzioni di Ginevra del 1977 (…). In particolare ( come pure confermato dalla IV Convenzione di Ginevra ) si occupano della protezione delle vittime civili durante i conflitti armati internazionali ( . . . ) :
    – l’obbligo di garantire alla popolazione civile la massima protezione contro i rischi derivanti dalle operazioni belliche;
    – l’obbligo di distinzione tra obiettivi militari e civili, con conseguente vincolo di attacchi limitati ai primi;
    – l’obbligo di rispettare il principio di «proporzionalità» che vieta gli attacchi indiscriminati, cioè interventi che provochino perdite di popolazione e beni civili che risultino eccessive rispetto al vantaggio militare concreto e previsto. 

  • MA CHI SANCISCE LE PRESCRIZIONI NON LE RISPETTA – DA SEMPRE E FINO AI NOSTRI GIORNI…..E NON E’ STATO MAI INTENTATO UN GIUDIZIO DA NESSUNA  CORTE DI GIUSTIZIA INTERNAZIONALE…..NESSUNO E’ STATO MAI CONDANNATO…..
  • LA STORIA
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  • I BOMBARDAMENTI SULLA GERMANIA

    Nell’estate del 1943 la Royal Air Force, con il supporto dell’VIII flotta aerea statunitense, cominciò una serie di incursioni su Amburgo. L’operazione era denominata in codice “Gomorra”. Aveva lo scopo di distruggere completamente la città tedesca, ritenuta dagli Alleati un obiettivo di alto valore strategico. Nella sola notte del 28 luglio, furono sganciate su Amburgo più di 2.300 tonnellate di bombe dirompenti e incendiarie. La metodologia era già collaudata: prima bombe dirompenti per scardinare finestre e ingressi degli edifici, poi contemporaneamente spezzoni e bombe incendiarie al fosforo per bruciare i tetti e appiccare il fuoco penetrando fin negli scantinati. Si generarono effetti paricolari in quanto la grande quantità di bombe incendiarie provocò una forte corrente ascensionale di aria calda mentre l’ aria più fredda dalla periferia si riversava verso l’ interno della zona in fiamme; in breve le migliaia di incendi si fusero in un’ unica “tempesta di fuoco” che raggiunse temperature elevatissime: 

    “Si scatenò una tempesta di fuoco così intensa che nessuno mai fino a quel giorno l’avrebbe creduta possibile. Il fuoco, levandosi in cielo in vampe alte fino a duemila metri, attirava a sé l’ossigeno con una violenza tale che le correnti d’aria raggiunsero la forza di uragani…simili ad una mareggiata, lingue di fuoco alte come palazzi si riversavano nelle strade ad una velocità di oltre 150 chilometri all’ora…in alcuni canali ardeva anche l’acqua…ovunque corpi orribilmente dilaniati. (Il giorno dopo) su alcuni corpi orrendamente dilaniati guizzavano ancora le fiammelle azzurre del fosforo.” (W.G. Sebald, Storia Naturale della distruzione, Adelphi editore). 

    Il piano di bombardamenti su larga scala della Germania  fu ideato nel 1940 e cominciò a diventare operativo nel 1942. L’affinamento della tecniche di incursione aerea, anche con l’impiego di agenti chimici come il fosforo bianco, dispiegò i suoi devastanti effetti sulla Germania nazista fino a culminare negli attacchi  ad amburgo del 1943 ed a Dresda del febbraio 1945, in cui furono volutamente perseguite tattiche per far registrare un altissimo numero di perdite umane. 

    Di seguito si ripercorrono le tappe di tre anni di bombardamenti sulla Germania

    1942: i primi bombardamenti a tappeto e l’ Operazione Millennium

    il Maresciallo dell’ Aria A. T. Harris fu il più tenace propugnatore del bombardamento “a tappeto” come arma per colpire il morale (e le vite) della popolazione civile ed in particolare degli operai dell’ industria. La tecnica del bombardamento  strategico mirato ad uccidere il maggior numero di civili si avvalse di alcune innovazioni tecniche e tattiche. Nel bombardamento di Lubecca del 28/03/1942 fu usato per la prima volta un nuovo radar di navigazione il Gee, inoltre nel corso del 1942 venne progressivamente aumentato il numero di bombardieri partecipanti ad ogni attacco e vennero studiate tattiche per concentrare sull’ obiettivo il maggior numero di velivoli nel più breve tempo possibile in modo da soverchiare le difese (antiaeree e lepossibilità  operative dei vigili del fuoco).

    Il bombardamento di Colonia, che ebbe luogo a fine maggio, fu uno dei più pesanti. L’ azione fu battezzata “Operazione Millennium” in quanto per la prima volta  il Bomber Command della RAF riuscì a portare sull’ obiettivo  più di 1000 velivoli, una forza a quell’ epoca senza precedenti. Benchè due terzi delle 1455 tonnellate di bombe fossero incendiarie, non si generò il fenomeno della tempesta di fuoco ciò essenzialmente grazie all’ azione dei vigili del fuoco ed alla larghezza delle strade della città. Nonostante ciò i danni furono comunque pesanti (3000 case distrutte, 45.000 senzatetto) anche se probabilmente non tanto gravi quanto sperato dal Bomber Command.  Altri attacchi cui parteciparono circa 1000 velivoli furono sferrati contro Essen (salvata da uno strato di nuvole basse)  e Brema. Nella seguente tabella le principali operazioni del 1942

    data città aerei impiegati tempesta di fuoco US/GB vittime accertate
    28 marzo 1942 Lubecca 234           GB    320
    24/27 aprile 1942 Rostok 468   GB    
    5 maggio 1942 Essen 422     GB    
    31 maggio 1942 Colonia 1046     GB 474
    1/2 giugno 1942    Essen + altre 956         GB 165   

     


    la battaglia della Ruhr

    il periodo che va dal marzo al luglio 1943 è noto come “battaglia della Ruhr” in quanto la maggior parte degli obiettivi era costituita da città e cittadine di questa regione industriale. Uno dei bombardamenti più pesanti fu quello portato sulla città di Essen, tra quelle più frequentemente colpite durante tutto l’ arco della guerra. La tabella seguente mostra gli attacchi principali

    data città aerei impiegati tempesta di fuoco US/GB vittime accertate
    5 marzo 1943 Essen 442   GB  
    8 marzo 1943 Norimberga 335   GB  
    4/5 maggio 1943 Dortmund 596 GB
    23 maggio 1943 Dortmund 826   GB  
    29/30 maggio ’43 Wuppertale 719     (*) GB 6.000
    24/25 giugno ’43 Wuppertale 630 GB
    28/29 giugno ’43 Colonia 608 GB 4.500


    Al bombardamento di Essen parteciparono 442 velivoli. Bombardieri Halifax nella prima ondata, Wellingtons e Stirlings nella seconda, Lancasters nella terza ed ultima ondata. due terzi delle bombe adoperate erano incendiarie. Nell’ attacco ad Essen del 5 marzo  furono abbattuti 14 velivoli pari ad una percentuale del 3,8 %. Tale percentuale era considerata accettabile e, sopratutto nelle prime fasi della battaglia, l’ offensiva aerea potè  considerarsi un successo: i danni arrecati alle città e cittadine della regione furono pesanti, per esempio in poche ore durante il bombardamento di   Dortmund nella notte tra il 4 ed il 5 maggio  1943 fu distrutto praticamente l’ intero centro storico della città con i suoi monumenti storici. In questo stesso primo bombardamento di Dortmund la percentuale dei velivoli abbattuti salì comunque al 5,3 % un valore già al limite della tollerabilità per i comandi della RAF. 

    L’ attacco a Wuppertale di maggio fu probabilmente il più sanguinoso della campagna della Ruhr. I velivoli “pathfinder” che avevano il compito di illuminare l’ obiettivo furono particolarmente precisi, di conseguenza, i bombardieri ebbero modo di concentrare  il loro carico bellico su un’ area più stretta. Per di più, essendo un sabato notte, i ranghi degli addetti ai servizi antincendio non erano al completo: scoppiarono incendi furiosi, tanto che, secondo alcuni storici, nell’ attacco si generò per la prima volta il fenomeno che più tardi venne definito “tempesta di fuoco”.

    Le vittime civili nel corso dell’ intera campagna tra marzo e luglio 1943 furono più di 15.000. I pur pesanti danni all’ industria degli armamenti inflitti nel corso della battaglia della Ruhr furono comunque riparati in breve tempo e la produzione tornò normale già in autunno. Anche l’ aviazione inglese ebbe a lamentare molte perdite: oltre 5.000 morti durante i citati cinque mesi in cui si svolse la battaglia.

    Mentre la battaglia della Ruhr andava volgendo al termine, nell’ estate del 1943, appariva chiaro che le difese tedesche andavano diventando sempre più agguerrite. Durante l’ ultimo periodo della battaglia la percentuale di velivoli che rientravano senza raggiungere l’ obiettivo, mese dopo mese era andata aumentando. Tale valore costituiva un indicatore del morale degli equipaggi. Spesso i motivi addotti per giustificare il rientro erano piuttosto inconsistenti. Per sbloccare la situazione e capovolgere l’ andamento della guerra aerea, l’ alto comando britannico decise di ricorrere all’ uso dei “windows”, chiamati “chaff” dagli americani, cioè a sottili striscioline di metallo lunghe 27 centimetri che sparpagliate dai velivoli avrebbero accecato il sistema di rilevamento radar tedesco. L’ espediente era del resto noto anche ai tedeschi che però avevano rinunciato ad adoperarlo per non rivelarlo agli angloamericani i quali avrebbero tratto un vantaggio maggiore dall’ uso degli “chaff” disponendo di una più potente forza aerea da bombardamento. Fu deciso che nella prevista successiva campagna di bombardamento su Amburgo, sarebbe stata adoperata la nuova tattica.


    la battaglia di Amburgo

    la fine dell’ estate 1943 vide quella che prese il nome di battaglia di Amburgo. La città tedesca fu sottoposta ad un bombardamento pressochè ininterrotto per 8 giorni: gli americani dell’ 8th Air Force bombardavano di giorno mentre gli inglesi agivano durante la notte. 

    Le condizioni meteo non avrebbero potuto essere più propizie  per gli attaccanti. Le temperature per tutto il mese di luglio erano state notevolmente alte, le precipitazioni quasi assenti, l’ umidità molto ridotta: il 27 luglio fu registrato il valore più basso di umidità relativa di tutto il mese: meno del 50%. Non casualmente proprio quella notte si sarebbe  sviluppata per la prima volta la tempesta di fuoco.

    La battaglia di Amburgo iniziò nella notte tra il 24 ed il 25 luglio. Intorno la mezzanotte la difesa aerea tedesca diramò agli ospedali ed ai complessi industriali della città i primi allarmi di un attacco imminente. La prima ondata di bombardieri volava ancora lontano, sul mare, ma già le stazioni radar di Cuxhaven e Wangerooge l’ avevano avvistata. Trentatrè minuti dopo la mezzanotte furono fatte suonare le sirene d’ allarme per avvertire la restante popolazione.

    Come sempre i primi bombardieri avevano il compito d’ “illuminare” la zona dell’ obiettivo. Erano i “pathfinder” il cui compito era di sganciare sulla città, individuata facendo unicamente uso del radar H2S di bordo, delle potenti candele (flares) illuminanti che continuavano a bruciare al suolo inondando di luce gialla una vasta area. Ad essi seguivano altri pathfinder che, alla  luce dei segnali luminosi lasciati dalla prima ondata, avevano il compito  di individuare con più precisione il bersaglio e marcarlo con flares di colore rosso. Man mano che i bombardieri arrivavano in prossimità dell’ obiettivo venivano sganciati anche gli “chaff”, per la prima volta utilizzati proprio durante la battaglia di Amburgo. Progressivamente il cielo sopra Amburgo si andò riempiendo di nuvole di striscioline metalliche e la reazione della contraerea si fece man mano più caotica mentre i radar tedeschi erano accecati. 

    La prima notte  i 728 bombardieri giunti sul bersaglio sganciarono all’ inizio dell’ attacco 1350 tonnellate di bombe ad alto esplosivo con lo scopo di  creare distruzione e produrre macerie  che avrebbero costituito il combustile per le successive 932 tonnellate di bombe incendiare sganciate nella seconda parte dell’ attacco.  Subito scoppiarono vasti incendi alcuni dei quali non erano stati domati neanche 24 ore dopo l’ attacco.  Grazie alla tattica degli “chaff” gli attaccanti persero solo 12 velivoli. Quella prima notte ad Amburgo perirono più di 1500 persone.

    La notte successiva, tra il 25 ed il 26 luglio, fu attaccata pesantemente la città di Essen, soli pochi bombardieri leggeri furono mandati su Amburgo per tenere sulla corda le difese della città e snervare la popolazione.

    La notte tra il 27 ed il 28 luglio di nuovo le sirene di Amburgo suonarono l’ allarme. I tedeschi si aspettavano l’ attacco ma ciò che avvenne fu al di là di ogni previsione. Alle 0,45 del 28 i pathfinders sganciarono i flares gialli, per le 2,40, quando le sirene suonarono il cessato allarme, i bombardieri britannici avevano sganciato 2382 tonnellate di bombe di cui ben 969 erano costituite da bombe incendiarie. Le favorevoli condizioni meteo, la tattica degli chaff, la concentrazione e precisione dell’ attacco, il  citato espediente di alternare bombe esplosive ed incendiarie, la presenza di numerosi depositi di carburante in città, accumulati in previsione dell’ inverno, tutte queste ragioni, volute e pianificate proprio per arrecare il massimo danno,generarono le condizioni per le quali per la prima volta si sviluppò il fenomeno della “tempesta di fuoco”.  L’ area devastata dalla tempesta di fuoco comprendeva i quartieri di Rothenburgsort, Hammerbrook, Borgfelde e South Hamm, in questi quartieri la percentuale delle vittime fu altissima oscillante tra il 38% a South Hamm ed il 16% di Borgfelde. Il giorno seguente Goebbels ordinò che tutte le persone non addette ai servizi essenziali abbandonassero la città. 

    La notte tra il 28 ed il 29 la città fu ancora bombardata da una forza praticamente identica di bombardieri, stavolta però gli effetti furono minori certo grazie all’ ordine di evacuazione, ma anche in virtù di una maggiore reazione della caccia tedesca che, proprio in quell’ occasione, sperimentò nuove tecniche di difesa coordinando il fuoco della contraerea con l’ utilizzo di caccia: la contraerea avrebbe aperto il fuoco sugli obiettivi fino a 7000 metri, al di sopra di quella quota avrebbero operato i caccia. Furono utilizzati anche caccia diurni quali i Me 109 ed i FW 190  che avrebbero attaccato a vista al di sopra della città illuminata dagli incendi e dai potenti riflettori dell’ antiaerea. 

    Un quarto ed ultimo attacco massiccio fu portato la notte tra il 2 ed il 3 agosto, ma le avverse condizioni del tempo non resero  possibile il ripetersi delle distruzioniregistrate nei giorni precedenti.

    Complessivamente in pochi giorni su Amburgo vennero sganciate più di 9000 tonnellate di bombe: il generarsi della “tempesta di fuoco” e gli effetti di questo bombardamento sono stati descritti in testa alla presente pagina. Oltre alle 55.000 vittime 1.000.000 furono i senzatetto sfollati ed oltre la metà delle case di Amburgo fu distrutta. Quando si rese conto di ciò che era accaduto, Speer esclamò che altri sei attacchi come quello avrebbero posto fine alla guerra.

    Alla fine dell’ estate ed inizio autunno del 1943 l’ offensiva proseguì su altre città della Germania. In questi attacchi diventava progressivamente sempre più importante la partecipazione americana man mano che si completava lo spiegamento dell’ 8th Air Force nelle basi in Inghilterra prima e poi anche in Italia. Gli angloamericani inoltre studiarono a fondo gli effetti verificatisi nel bombardardamento di Amburgo per cercare di ripetere l’ innesco della “tempesta di fuoco”. Ci riuscirono sulla cittadina di Kassel che ebbe un elevatissimo numero di vittime in rapporto agli abitanti. 

    Di seguito come sempre la tabella riassume solo i principali attacchi in questa fase della offensiva aerea angloamericana:

    data città aerei impiegati tempesta di fuoco   US/GB vittime accertate
    25 luglio 3 agosto 1943 Amburgo 3095 * GB-US 55.000
    10/11 agosto 1943 Norimberga 653   GB  
    23/24 agosto 1943 Berlino 727   GB  
    22/28 settembre 1943 Hannover 1388   GB-US  
    8/9 ottobre 1943 Hannover 504   GB  
    22 ottobre 1943 Kassel 569 * GB  8.000

     


    la battaglia di Berlino

    Nella primavera del 1944 gli angloamericani pianificarono una seie di pesantissimi attacchi contro Berlino con l’ intenzione di sferrare un colpo mortale alla città. Harris pensava che l’ offensiva aerea sulla capitale avrebbe avuto un costo pesante in termini di velivolo abbattuti (stimava tra 400 e 500) ma che le devastazioni avrebbero portato la Germania alla resa. Gli attacchi su berlino ebbero inizio nel tardo autunno del 1943.  Le condizioni climatiche, la distanza della città dalle basi britanniche, l’ efficacia della caccia tedesca, protessero parzialmente la città. Il bombardamento più pesante fu quello della notte tra il 22 ed il 23 novembre in cui ci furono 2.000 morti e 175.000 senzatetto e si generarono delle parziali tempeste di fuoco di ridotte dimensioni. 

    Nonostante le devastazioni la battaglia di Berlino non fu un successo per gli angloamericani. Le perdite di velivoli furono costantemente alte, con punte anche del 10% rispetto gli aerei impiegati, la produzione industriale tedesca continuò ad aumentare fino all’ estate 1944 ed ovviamente la guerra continuò. Berlino non aveva un centro storico antico, i suoi viali erano larghi e le case erano spesso dotate di pareti tagliafuoco; inoltre la città era potentemente difesa dalla contraerea e i suoi servizi antincendio erano oltremodo efficienti; non si ebbero quindi gli effetti registrati ad Amburgo, nè la percentuale di vittime sulla popolazione urbana fu paragonabile a quella di Amburgo o  Dresda. In totale si stima che tutta l’ offensiva provocò un totale di 25.000 vittime nella città.

    All’ ultima parte della battaglia di Berlino gli americani parteciparono in forze. Le formazioni americane operavano di giorno fidando nel pesante armamento difensivo dei B17; inoltre i bombardieri erano appoggiati e difesi da squadriglie di caccia che ingaggiavano i velivoli intercettori tedeschi.

    data città aerei impiegati tempesta di fuoco  US/GB vittime accertate
    18 novembre 1943 Berlino 444   GB  
    22/23 novembre 1943 Berlino 764 (*) GB 2.000
    2/3 dicembre 1943 Berlino 458   GB  20.000   
    29/30 dicembre 1943 Berlino 712 GB
    21/26  febbraio 1944 Berlino         
    6 marzo 1944 Berlino 600    US
    8 marzo 1944 Berlino 500    US
    24/25 marzo 1944 Berlino 810    GB
    30 marzo 1944 Norimberga 795      

    Nel corso della battaglia, gli attacchi principali portati su Berlino furono 16. Altri attacchi furono portati su Francoforte, Stoccarda, Lipsia, Norimberga ed altre città. L’ incursione su Norimberga del 30 marzo 1944 fu sicuramente il più grave e pesante smacco angloamericano nella intera campagna di bombardamenti  ed al tempo stesso il più grande, ma anche l’ ultimo, successo  tedesco nella lotta per la difesa dei cieli delle città della Germania.

    Al raid su Norimberga del 30 marzo 1944 abbiamo dedicato una pagina di approfondimento a cui si rimanda.  



    le distruzioni finali

    Con lo sbarco in Normandia (e la conseguente possibilità di operare da basi sul continente) ed inoltre con l’ apparizione di nuovi modelli di caccia americani a grande autonomia, principalmente il P51 Mustang, la Germania perse progressivamente il dominio dell’ aria anche nei cieli delle proprie città. I bombardieri americani che operavano di giorno potevano godere dell’ appoggio praticamente continuo dei nuovi caccia. Gli intercettori diurni tedeschi dovevano ingaggiare violenti combattimenti con i caccia e, di giorno, la maggior parte delle perdite di bombardieri era dovuta solo all’ azione della contraerea. Durante la notte i bombardieri inglesi continuarono ad avere pesanti perdite ad opera della caccia notturna.

    Negli ultimi mesi del 1944, i bombardamenti sulle città tedesche continuarono sopratutto sulla Ruhr, per colpire gli impianti industriali, e sulle città che ospitavano impianti di carburante. Ovviamente e fortunatamente per le città tedesche una parte considerevole delle azioni di bombardamento era destinata in appoggio alle truppe terrestri. 

    Proprio quando sembrava che la fine fosse ormai imminente gli angloamericani pianificarono due tra gli attacchi più sanguinosi di tutta   la guerra: su Berlino ad opera degli americani e su Dresda ad opera di forze congiunte inglesi ed americane.

    data città aerei impiegati tempesta di fuoco US/GB vittime stimate
    3 febbraio 1945 Berlino 1000   US 20.000
    13/14 febbraio 1945 Dresda 1260 * GB-US  135.000 (?)

    Su Dresda furono provocate distruzioni terribili. La città non aveva alcun interesse militare nè alcun interesse strategico: era priva di impianti industriali. Era inoltre una delle città più belle della Germania e tra l’ altro stava per essere investita direttamente dall’ avanzata russa. Era quindi affollata di profughi che provenivano dai territori ormai invasi dall’ armata rossa. Anche per questo non è mai stato possibile quantificare con esattezza le vittime. Come ad Amburgo due anni prima anche a Dresda si produsse una tempesta di fuoco.   

    “Le decine di migliaia di incendi si fusero in una sola gigantesca fiammata; dalla periferia un vento artificiale, sempre più violento, puntò verso il centro, infuocandosi e raggiungendo una velocità  di 300 chilometri all’ora; chi si trovava all’aperto, sparì trascinato nel cielo; a terra, intanto, tutto bruciava con tale violenza che venne meno l’ossigeno necessario alla respirazione” (da Mario Silvestri (fisico), La decadenza dell’Europa occidentale – Einaudi)Uno spettatore involontario dell’ olocausto di Dresda fu lo scrittore americano Kurt Vonnegut, che era stato fatto prigioniero durante la battaglia delle Ardenne ed era in prigionia a Dresda. Vonnegut, che rimase traumatizzato da ciò che aveva visto, si salvò poiché rinchiuso in una grotta ricavata sotto il mattatoio della città, normalmente utilizzata per l’immagazzinamento della carne. Questo episodio, anni dopo, verrà ripercorso  nel suo romanzo più famoso, Mattatoio 5, ma a più riprese nelle sue opere si possono trovare accenni a quell’ esperienza che lo avrebbe segnato per tutta la vita.

    Anche quei prigionieri americani all’ indomani dei bombardamenti furono impegnati nell’ opera di rimozione dei cadaveri. In “Armageddon in Retrospect”, apparso postumo, e che raccoglie vari scritti Vonnegut torna a lungo sull’ argomento:

    …it is with some regret that I here besmirch the nobility of our airmen, but, boys, you killed an appalling lot of women and children. The shelter I have described and innumerable others like it were filled with them. We had to exhume their bodies and carry them to mass funeral pyres in the parks, so I know.The funeral pyre technique was abandoned when it became apparent how great was the toll. There was not enough labour to do it nicely, so a man with a flamethrower was sent down instead, and he cremated them where they lay. Burnt alive, suffocated, crushed – men, women, and children indiscriminately killed….
    The occupying Russians, when they discovered that we were Americans, embraced us and congratulated us on the complete desolation our planes had wrought. We accepted their congratulations with good grace and proper modesty, but I felt then as I feel now, that I would have given my life to save Dresden for the world’s generations to come. That is how everyone should feel about every city on earth.(K.V.)
    Andrea Chiodi – 2007


    fonti – approfondimenti:

    http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945n.htm

    http://cronologia.leonardo.it/storia/a1945za.htm

    http://www.fpp.co.uk/History/General/Dresden/index.html

    http://www.raf.mod.uk/bombercommand/hamburg.html

    http://www.historisches-centrum.de/index.php?id=415


    fotografie:

    http://gilgamesh1958.dyndns.org/photo/index1.php?currdir=germania
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  • [ DA COSENZA – messaggio “postato” su facebook ]
  • Silvana D’Angelo ha condiviso la foto di Energia Plurale.
    3 h ·

    Se questo è il Festival….faccio bene a non seguirlo
    Oh….ognuno ha i suoi gusti…non me ne vogliate,ma io vorrei i “fiori” …..
    Dove sono finiti tutti quei fiori del Festival di Sanremo????

    L'attesa e criticata esibizione del cantante Thomas Neuwirth, per i progressisti trans Conchita Wurst, arriva a mezzanotte. Dopo l'esecuzione del suo pezzo,  gli viene chiesto: "Quanto ti aiutato questa barba nella carriera?". "Certamente mi ha aiutato moltissimo", risponde e poi rivela di essersi tatuato sulla schiena il volto della madre.E a noi che paghiamo il canone: ma che ce ne frega di vedere questo schifo e soprattutto che ce ne frega della sua vita?Certo che stiamo cadendo veramente in basso, Sanremo dovrebbe essere una delle innumerevoli trasmissioni Rai da eliminare, nuoce gravemente alla salute.Monica Ricci Garotti Riva Destra
    li viene chiesto:
    “Quanto ti aiutato questa barba nella carriera?”.
    “Certamente mi ha aiutato moltissimo”, risponde e poi rivela di essersi tatuato sulla schiena il volto della madre.
    E a noi che paghiamo il canone: ma che ce ne frega di vedere questo schifo e soprattutto che ce ne frega della sua vita?
    Certo che stiamo cadendo veramente in basso, Sanremo dovrebbe essere una delle innumerevoli trasmissioni Rai da eliminare, nuoce gravemente alla salute.
    Monica Ricci Garotti Riva Destra
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  • Ma bianca aztei o come si chiama lei…perche ogni sera c deve graziare delle sue mutande? ??

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Sto ascoltando con profondo disgusto due imbecilli che cantano “la vita, la vita” di cochi e jannacci.ma chi li ha chiamati a Sanremo?

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    • Arturo Stenio Vuono
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Vai emma continua cosi….uno piu bello dell`altro questi abiti…poi sei legiadra elegante…stupenda….ma t hanno anche pagato x caso?!?!

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  • Ilia Olivieri Ma fra tt e tre un neurone funzionante nn c`e….di.solito sono belle e stupide quest`anno puru brutte
    • Ilia Olivieri Ahahahahah ora muoiooo Ahahahahah si nn l`hi capito chr cazzo c fanno ste due….
    • Arturo Stenio Vuono
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  • AMARCORD – CALABRIE [ COSENZA – GLI ANNI << SESSANTA >> ]
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  • Questa foto, postata nel gruppo di cui faccio parte “NOI COSENTINI (COME ERAVAMO)”, è stata scattata in occasione del concerto tenuto dai Rockes nel 1966 al cinema Citrigno (o Morelli?). Tra il pubblico mi sembra di riconoscere qualcuno ………………

    Questa foto, postata nel gruppo di cui faccio parte "NOI COSENTINI (COME ERAVAMO)", è stata scattata in occasione del concerto tenuto dai Rockes nel 1966 al cinema Citrigno (o Morelli?). Tra il pubblico mi sembra di riconoscere qualcuno ..................
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  • VINCENZO MANNELLO ( DA CATANIA )
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    Subject: anglofonia ed ignoranza
    Date: Thu, 12 Feb 2015 12:48:09 +0100
    From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
    To: ( . . . )


    “Quanto sono ignorante…!! Ascolto la grande cultura anglofona degli ospiti e capisco che diverremo ancor piú una colonia americana”…questa la mia sconsolata ammissione inviata,via sms,alla trasmissione “la Radio ne parla” di stamane.
    Trattavano di economia,sociologia,servizi ed altro e si susseguivano una serie impressionante di termini associati alla parola guida “sharing” (mi sembra si scriva così).
    Avevo capito parte dei concetti espressi ma non il loro modo diidentificarli nella nostra lingua : l’italiano.
    In verità sottolineo come il mio messaggio sia stato subito integralmentrasmesso in diretta dalla gentilissima conduttrice,ben recepito anche da una ospite interessata ed abbia portato alla traduzione dei termini fino allora usati.
    La “condivisione” della automobile,di un investimento economico,di un alloggio per vacanza ed altro mi hanno fatto comprendere (sono già tra gli “anziani”) come i tempi siano cambiati ed il mercato globalizzato necessiti di forme nuove di comunicazione per le normali (e meno) attività lavorative o di relazioni sociali ed economiche.
    Però a patto che risultino comprensibili a me e pure (ne sono certo) alla grande maggioranza dei cittadini italiani…appunto : “italiani”,pure linguisticamente.
    Lascio perdere il valore culturale e storico del nostro idioma,non sono all’altezza di trattare questo argomento. Mi limito alla considerazione pratica che una gran parte di noi sia già in età piú che matura (lo affermano tutti che siamo un popolo “anziano”) e restii (per formazione scolastica) all’apprendimento reale di altre  lingue. Con l’ovvio risultato del non comprendere niente (o quasi) nel sentir parlare e leggere in inglese (lingua preminente).
    Che,di fatto,inglese americanizzato mi dicono sia perché dagli Usa viene la nuova invasione terminologica,funzionale alla conquista del “mercato” :
    nazionale ,nel nostro caso.
    So benissimo che questa nota potrebbe essere tacciata di “provincialismo” nazionalpopolare e di essere fuori dalla realtà. Non ritengo sia così perché se è vero e sacrosanto conoscere una o piú lingue straniere per adeguarsi ai tempi mi sembra fondamentale che tale conoscenza sia di “affiancamento” all’ italiano…non di “sostituzione”.
    Primo perché (sintetizzando per non essere prolisso) agendo come il Politecnico di Milano, che promuove corsi “solo” in lingua inglese, si perde il senso di appartenenza ad una comunitànazionale ed all’elemento comune fornito dalla lingua madre.
    Secondo (certamente da non sottovalutare) perché i giovani lanciati alla conquista del “nuovo mondo” della economia,dei servizi,della politica e di tutto quel che vogliono dovrebbero mettersi in testa una cosa : l’Italia non è la  51esima stella americana e tantissimi italiani non gradiamo affatto divenirlo.

    Ma ,visto che io stesso spesso affermo che di fatto siamo “colonia”, chi usa termini anglofoni in maniera esuberante si renda conto di una cosa : in tanti non comprendiamo e non capiamo niente !!

    Grazie per l’attenzione.
    Vincenzo Mannello


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