2 FEBBRAIO ’43 STALINGRADO POI CRIMINI DI GUERRA ALLEATI E AMERICANI DAL SECONDO CONFLITTO MONDIALE AI NOSTRI GIORNI


2 FEBBRAIO ’43 STALINGRADO  POI CRIMINI DI GUERRA ALLEATI E AMERICANI DAL SECONDO CONFLITTO MONDIALE AI NOSTRI GIORNI

OGGI : 2 FEBBRAIO ’43 STALINGRADO  POI CRIMINI DI GUERRA ALLEATI E AMERICANI DAL SECONDO CONFLITTO MONDIALE AI NOSTRI GIORNI
[ “AZ.-NEWS” – 23.02.’15 ]

   

ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
Arturo Stenio Vuono AI GIOVANI , CUI – PER TROPPO TEMPO – E’ STATO NEGATO DI SAPERE
IN COPERTINA
 
[ SENZA UNA NORIMBERGA ! ]
Un marinaio statunitense con un teschio giapponese a bordo della USS PT-341
 
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Dopo i servizi sul “Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah…” ( una più che doverosa partecipazione ) e per  “Il Giorno del Ricordo – Foibe…” ( e la denuncia della sua routine burocratica )…..
oltre quelli già inviati [ nove più l’odierno ]
OGGI : decimo  e ultimo servizio
conclusivo – sulla presunta  < innocenza > degli alleati, delle democrazie occidentali e, in specie nel corso del secondo conflitto mondiale, abbiamo già tanto pubblicato; in particolare per i bombardamenti a tappeto in danno delle popolazioni civili, uso di armi chimiche e, infine, per l’utilizzazione dell’arma atomica nei confronti del Giappone – LA PUBBLICAZIONE ODIERNA SE NE OCCUPA – SINTETICAMENTE – DI NUOVO anche con il nostro spazio libero, aperto a tutti, senza filtri o censure:“americani dal secondo conflitto mondiale ai nostri giorni”
 
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Crimini di guerra alleati

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Una donna giace morta con i suoi gemelli, dopo ilbombardamento di Dresda, 13-14 febbraio 1945.

I crimini di guerra alleati sono delle violazioni del diritto bellico commesse dagli Alleati verso popolazioni civili o personale militare delle potenze dell’Asse.

Alla conclusione della seconda guerra mondiale, furono eseguiti diversi processi contro l’Asse, il cui più famoso fu ilprocesso di Norimberga. In Europa questi processi furono gestiti dal London Charter il quale considerò solamente i crimini commessi da individui che avessero agito negli interessi delle nazioni europee che fecero parte dell’Asse stesso.

Vi furono però un buon numero di crimini di guerra commessi dalle forze armate alleate che furono processati dalla corte marziale. Secondo gli storici vi furono altri accadimenti considerati crimini di guerra ma per diverse ragioni non vi furono investigazioni da parte degli Alleati, o vi furono, ma fu deciso di non proseguire in tribunale.

 
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CRIMINI DI GUERRA ALLEATI – 2 LINK ( clicca e leggi )
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  • Crimini di guerra alleati – Wikipedia

    it.wikipedia.org/wiki/Crimini_di_guerra_alleati

    Alla conclusione della seconda guerra mondiale, furono eseguiti diversi …. Frank Sheeran, che servì nella 45ª Divisione di Fanteria, dopo la guerra affermò, … leggi di guerra relative al trattamento dei prigionieri di guerra sono vincolate a tutte …

    ‎Linee di condotta – ‎Europa – ‎Asia e Pacifico – ‎Tasso di mortalità dei …

  • Crimini di guerra statunitensi (seconda guerra mondiale …

    it.wikipedia.org/…/Crimini_di_guerra_statunitensi_(seconda_guerra_mo…

    Breve elenco dei principali crimini statunitensi in Europa: … Frank Sheeran, che servìnella 45ª Divisione di Fanteria, dopo la guerra affermò, … (nata durante la grande depressione) durante la seconda guerra mondiale, ma tutto questo ha … discussionedegli studiosi e dovrebbe dare prova che i crimini di guerra alleati in  …
  • —————————————————————————————————————————-bombardamento di Hiroshima e Nagasaki[…..]

    “…Nel 1963, il bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki fu soggetto ad una revisione giudiziaria nel caso Ryuichi Shimoda contro lo Stato.[24] Il Tribunale Distrettuale di Tokyo ha rifiutato di pronunciarsi sulla legittimità di armi nucleari in generale, ma affermò che “gli attacchi su Hiroshima e Nagasaki causarono gravi ed indiscriminate sofferenze e che essi violarono la maggior parte dei principi legali basilari governanti la condotta della guerra.”[25] Francisco Gòmez puntualizza in un articolo pubblicato nell’Internation Review of the Red Cross (Rivisitazione Internazionale della Croce Rossa) che, con rispetto per la strategia “anti-city” o “blitz”, “nell’esaminare questi eventi alla luce delle leggi umanitarie internazionali, dovrebbe giungere alla mente che durante la seconda guerra mondiale non vi erano approvazioni, trattati, convenzioni o ogni altro strumento governante la protezione delle popolazioni civili e delle loro proprietà.”[26] La possibilità che attacchi come quella di Hiroshima e Nagasaki possano essere considerati crimini di guerra è una delle ragioni date da John R. Bolton per il rifiuto degli Stati Uniti di essere vincolati dallo Statuto di Roma[27] mentre egli era Sottosegretario per il Controllo delle Armi e della Sicurezza Internazionale, anche se gli Stati Uniti non sarebbero perseguibili a causa della temporalità dei fatti, avvenuti prima della ratifica del trattato…”

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  • ATTUALITA’ E ALTRE NEWS 

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    GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA [ tratti da “il Giornale” di Milano ]
     
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    Isis, la nostra inerzia e l’ottusità di Obama

    L’idea di combattere, e sconfiggere, militarmente una ideologia poteva venire in mente solo a un’anima culturalmente semplice, ma politicamente tormentata come Obama

    Piero Ostellino – Dom, 22/02/2015 – 18:11

    L’idea (tutta americana) di combattere, e sconfiggere, militarmente l’islamismo fondamentalista sembra francamente sbagliata perché priva di logica teoretica – là dove mostra di ignorare che il fondamentalismo islamico è una teocrazia, la forma di dominio della religione sulla politica che contraddistinse il nostro Medio Evo – e di intelligenza politica, là dove, malgrado le dichiarazioni in proposito del Califfato, esso non è configurabile come uno Stato in conflittuale competizione con gli Stati dell’Occidente democratico-liberale, bensì è, anche se non soprattutto, al proprio stesso interno, una ideologia contraria alla secolarizzazione, cioè alla distinzione-separazione della politica dalla religione attraverso la quale una parte del mondo, nel XVI secolo, entrò, con l’Illuminismo, nella Modernità.

    Barack Obama incontra il vice-presidente Joe Biden e Ashton Carter

    L’idea di combattere, e sconfiggere, militarmente una ideologia poteva venire in mente solo a un’anima culturalmente semplice, ma politicamente tormentata, come il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, psicologicamente in bilico fra le proprie origini musulmane, da parte genitoriale, e la propria cultura, laica, di avvocato d’affari; fra idealismo armato, eredità della Guerra fredda con l’Unione Sovietica, e realismo politico, prodotto dalla sconfitta dell’Urss. Non è neppure casuale, d’altra parte, che le maggiori riserve, rispetto all’intervento, le abbia manifestate, fra quelli chiamati a raccolta, l’Italia, il Paese più machiavellico secondo distinzione-separazione fra religione e politica. La tradizione internazionalista insegna che le ideologie sono spesso l’alibi di concreti interessi materiali, ed è difficile inoltre intravvedere quali interessi avrebbe l’Italia a far la guerra al Califfato dopo aver sperimentato i costi energetici di quella alla Libia, improvvidamente iniziata al seguito della Francia di Sarkozy interessata a succederci nella gara all’acquisto di petrolio locale; per non parlare di quali profitti potremmo trarre dalle sanzioni alla Russia sulla questione ucraina, controfirmate, non meno improvvidamente, al seguito di Obama.

    Sull’islamismo e sulla questione specifica dell’immigrazione, il nostro governo ha mostrato finora di non avere un’idea precisa e, tanto meno, di saper elaborare una qualche strategia. Non ha tutti i torti a diffidare di una soluzione militare; ma ne ha parecchi nel non sapere come cavarsela di fronte alla minaccia di invaderci con migliaia di immigrati fra i quali non sarebbero esclusi potenziali terroristi. Che, dopo ogni arrivo, oltre tutto, distribuiamo irresponsabilmente sul territorio nazionale, aumentando il pericolo di attentati. Non si tratterebbe, ovviamente, di lasciar annegare in mare migliaia di disgraziati usati come bomba politica. Almeno tentare di individuare una soluzione che soddisfi, da un lato, la loro domanda di asilo e le nostre esigenze di sicurezza interna, bisognerebbe cercare di trovarla. È facile concludere che non sarebbe facile e, in ogni caso, sempre e comunque una soluzione esposta a critiche da destra e da sinistra. Ma ciò non giustifica la nostra inerzia.

    piero.ostellino@ilgiornale.it

    Il primo totalitarismo barbarico

    Quella di Isis non è soltanto una dittatura: è il regno di terrore e caos di Tamerlano

    Francesco Alberoni – Dom, 22/02/2015 – 18:21

    Solo nei Paesi anglosassoni, alla fine del Seicento, è stata estesa all’intera nazione la formula politica chiamata democrazia che, in forma embrionale, era nata in Grecia e a Roma.

    Abu Bakr Al Baghdadi, in una rara immagine che lo ritrae in moschea a Mosul

    Nella democrazia moderna il potere viene deciso attraverso elezioni, ma il vincitore non può rendere irreversibile il suo dominio. Deve lasciare al vinto libertà di culto, di parola e di organizzazione, in modo che egli possa tornare a competere elettoralmente e provare a vincere le elezioni a sua volta. Questo meccanismo è diventato una istituzione stabile in Europa occidentale solo dopo la sconfitta del totalitarismo nazista e in quella orientale con la fine di quello comunista.

    Oggi non ci sono regimi totalitari in Europa, ma ci sono nel mondo islamico; alcuni vecchi, come i regimi wahabiti nell’Arabia Saudita, altri più recenti, come l’Iran di Khomeini, la Somalia, il Sudan, l’Afghanistan. Ma solo lo scorso anno è nato lo Stato Islamico del califfo Al Baghdadi che intende conquistare tutto il mondo musulmano e l’Europa. Esso applica la sharia più barbarica. I non musulmani vengono posti di fronte all’alternativa: convertirsi o essere uccisi. I cristiani hanno la possibilità di diventare dhimmi (sudditi non musulmani), devono pagare una forte tassa, ma non possono costruire chiese, devono nascondere ogni simbolo cristiano e non possono nemmeno farsi il segno della croce.

    Come tutti i regimi totalitari, anche lo Stato Islamico governa col terrore, ma con un terrore barbarico: tagliano la testa ai prigionieri, li bruciano, li crocifiggono, rendono schiave le donne, tagliano mani e piedi, li seppelliscono vivi. Questa orgia di potere e di sangue eccita e attrae migliaia di giovani fanatici e ambiziosi. Sono gli jihadisti che odiano l’Occidente, la sua cultura, la sua libertà, i suoi diritti umani, la sua tolleranza, la sua democrazia. E pensano che sia corrotto, debole, inetto. Sognano di conquistarlo, di distruggere le sue chiese, le sue istituzioni, di annetterlo al califfato restandone i padroni. Il loro modello resta Tamerlano, che imponeva la fede islamica con la scimitarra, distruggeva le città ribelli e lasciava, al loro posto, una piramide di crani.

    L’Isis nella Capitale non è una barzelletta

    Faremmo malissimo a non prendere con la massima serietà la minaccia dello Stato islamico

    Magdi Cristiano Allam – Dom, 22/02/2015 – 18:16

    Ma sì, fa anche bene irridere con delle vignette sugli ostacoli, legati al traffico sulla Salerno-Reggio Calabria o sulla Pontina, che incontrerebbero i terroristi islamici dell’Isis nella loro conquista di Roma avanzando da Sud.

    Ma faremmo malissimo a non prendere con la massima serietà questa minaccia dato che a proferirla è stato niente che di meno dello stesso Maometto, confortato da Allah. A conferma che la conquista di Roma è pari ad un atto di fede, ricordiamoci che gli islamici hanno di fatto già ben due volte, prima nell’830 e poi nella notte tra il 24 e il 25 agosto dell’846 saccheggiato la Basilica di San Pietro e la Basilica di San Paolo. Nella rivista dell’Isis, Dabiq (cittadina nel nord della Siria dove secondo l’escatologia islamica si consumerà la «Crociata finale» che si concluderà con la «Malhmat al Kubra», la «Suprema vittoria» sui cristiani), si specifica che per «Roma» s’intendono tutti i cristiani d’Europa e del Medio Oriente prima dell’islamizzazione della sponda orientale e meridionale del Mediterraneo. Il teologo dell’Isis, Shaykh Abu Muhammad al-Adnani ash-Shami, ha scritto: «O soldati dello Stato Islamico, siate pronti per la battaglia finale contro i crociati. Con la volontà di Allah li annienteremo. Conquisteremo Roma, spezzeremo le croci, ridurremo in schiavitù i bambini e le donne cristiane e saranno venduti nel mercato degli schiavi. Allah ci concederà la vittoria». La certezza assoluta della conquista di Roma poggia su un detto attributo a Maometto che recita: «Mentre eravamo da Abdullah Ibn As qualcuno chiese quale delle due città sarebbe stata aperta per prima, Costantinopoli o Roma. Abdullah si fece portare un baule, ne trasse un libro e lesse: Stavamo scrivendo vicino all’Inviato di Dio (pace e benedizioni su di lui) quando uno chiese quale delle due città sarebbe stata aperta per prima, Costantinopoli o Roma. L’inviato di Dio (pace e benedizioni su di lui) rispose: la città di Eraclio (imperatore di Bisanzio, 610-641) sarà aperta per prima, cioè Costantinopoli». Questo detto, riferito dall’imam Ahmad ibn Hanbal, fondatore della scuola giuridica islamica sunnita più conservatrice (780 – 855), è giudicato «sahih», autentico, dalla tradizione islamica, noto e tramandato dagli «ulema», i sapienti, come Hadith Fath Al Rum, il «Detto della conquista di Roma».

    Personaggio chiave nella rivitalizzazione e legittimazione del «Detto sulla conquista di Roma» è il predicatore islamico Youssef al Qaradawi, leader spirituale e giuridico dei Fratelli Musulmani in Europa, che spiegò in un sermone dalla televisione Al Jazeera il 24 gennaio 1999: «Costantinopoli è stata conquistata, e la seconda parte della profezia rimane, cioè la conquista di Roma. In Europa l’islam è entrato due volte e lo ha lasciato … Forse la prossima conquista, ad Allah piacendo, sarà per mezzo della predicazione e ideologia. La conquista che non deve essere necessariamente con la spada». Il 30 novembre 2000 al Qaradawi ha aggiunto: «Conquistare Roma significa che l’islam tornerà in Europa. L’Europa capirà che soffre di cultura materialistica, e cercherà un’alternativa, il messaggio dell’islam, il messaggio del muezzin che dà la religione, ma che non nega questo mondo, che la porta verso il cielo, ma non la sradica dalla Terra. Allah piacendo gli europei si convertiranno all’islam. Allora saranno essi stessi a diffondere l’islam nel mondo, più di quello che è stato fatto nel passato. Questa è la capacità interiore di Allah». Ed è Allah stesso, nella Sura del Corano intitolata significativamente «I Romani», che rassicura Maometto della vittoria: «Sopporta dunque con pazienza. La promessa di Allah è veritiera» (30, 60). Ecco perché dobbiamo prendere con la massima serietà la minaccia di conquistare Roma. Il fatto che avverrà tramite i tagliagole dell’Isis o i taglialingue dei Fratelli Musulmani per loro è un dettaglio. Li divide la tattica ma li unisce l’obiettivo di sottometterci all’islam. Svegliamoci!

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  • Nuove minacce Isis via Twitter, bandiera sul Colosseo

    Nuove minacce Isis via Twitter a Roma, bandiera nera sul Colosseo

    “Con le mani sul grilletto, stiamo arrivando a Roma”: l’ultima minaccia propagandista dell’Isis diretta all’Italia arriva da un account Twitter legato ai jihadisti libici. Poi due foto: la prima ritrae un combattente armato, davanti al mare, che guarda il Colosseo sullo sfondo. Sul monumento sventola la bandiera nera di al Baghdadi. Una scritta recita l’Isis “dalla Libia sta arrivando a Roma”. Nella seconda invece è disegnato il gasdotto Greenstream che da Wafa in Libia arriva a Gela, in Sicilia. Si tratta di una delle principali linee di rifornimento energetico dell’Italia.
    “Le onde ancora ci separano, ma questo è un mare piccolo, è una promessa al nostro Profeta”, minaccia il comunicato allegato ai nuovi proclami Isis: “State attenti, ogni stupido passo vi costerà caro”, si afferma forse in riferimento al ruolo guida che l’Italia vuole giocare per la stabilizzazione della Libia. “Ogni stupido passo incendierà tutto il Mediterraneo”, si prosegue citando tutti i Paesi confinanti, dalla Tunisia all’Egitto. E ancora attacchi, “siete i cani da guardia” dei Paesi arabi, riferimento a punizioni e torture. Si cita anche Omar al-Mukhtar, l’eroe libico della resistenza anti-italiana negli Anni 20 del secolo scorso.
    L’account jihadista che ha pubblicato foto e comunicato è inserito nella ‘lista nera’ del collettivo hacktivista Anonymous, che all’indomani della strage di Parigi nell’attacco a Charlie Hebdo, ha lanciato #OpIsis per ‘spegnere’ il network online dello Stato islamico. Centinaia gli account sui social network oscurati o ‘messi a nudo’, così come decine di siti web o indirizzi di posta. Difficile stabilire se l’odierna ‘sparata’ mediatica sia collegabile a minacce precise e concrete. E’ la prima volta che nella propaganda jihadista la bandiera nera viene issata sul Colosseo invece che non sul Vaticano, tradizionale ‘bersaglio’ dell’Isis. Ed è accertato che da settembre a oggi, il termine “Rum”, con cui i seguaci di Baghdadi indicavano secondo la tradizione musulmana l’antica Costantinopoli, ha effettivamente cambiato senso. Dalle minacce del portavoce Isis Adnani, lo scorso settembre, la propaganda dello Stato islamico parla concretamente della Città Eterna, cuore cristiano d’Europa e sede del Vaticano.
    22 febbraio 2015
    Redazione Tiscali
  • [ IL SERVIZIO CONTINUA ]
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  • IDIS-DPF: Crimini di guerra degli Alleati nel 1945 – Cristianità

  • I primi cittadini sovietici sono catturati dagli Alleati in Africa Settentrionale nel 1943, … contro i partigiani titini, ma sostanzialmente mai nella guerra antisovietica sul suolo … deicosacchi del Don, tutti tornati per combattere la grande guerra patriottica. … ha definito la vicenda l'”ultimo segreto” della seconda guerra mondiale; …
  • Crimini di guerra degli Alleati nel 1945di Marco Respinti

     

    1. Lo scenario

    Dalla resa di fronte a Stalingrado, il 2 febbraio 1943, cioè da quando l’Operazione Barbarossa — scatenata dalla Wehrmacht il 22 giugno 1941 contro l’Unione Sovietica — comincia a volgersi in ritirata, preludio della sconfitta finale del Terzo Reich, circa 5.000.000 di cittadini sovietici guadagnano l’Occidente per sfuggire al totalitarismo comunista o perché, in qualche modo, legati ai tedeschi. Si tratta di unità militari — che hanno approfittato della guerra tedesco-sovietica per combattere una lotta patriottica e anticomunista e si sono arruolati nella Wehrmacht come la ROA — Russkaja Osvoboditel’naja Armija, l’Esercito di Liberazione Russo del generale Andrej Andreevic Vlasov (1900-1946) —, di prigionieri di guerra, di mano d’opera schiava impiegata nei battaglioni di lavoro che costruiscono il Vallo Atlantico per fermare l’avanzata degli Alleati, e di profughi. I primi cittadini sovietici sono catturati dagli Alleati in Africa Settentrionale nel 1943, quindi, in numero maggiore, in Italia nell’estate del 1944, ma soprattutto — a decine di migliaia — dopo il D-Day, il 6 giugno 1944, giorno dello sbarco alleato in Normandia. Nei campi di prigionia in Gran Bretagna alle prime voci di rimpatri forzati si verificano i primi suicidi: meglio la morte che Josif Visarionovic Dzugasvili detto Stalin (1879-1953)….

     

    2. Vittime di Jalta

    Nel 1944, il ministro degli Esteri britannico Sir Robert Anthony Eden (1897-1977) — poi Lord Avon e primo ministro dal 1955 al 1957 —, circondato da un entourage “di sinistra”, riesce, dopo ripetuti sforzi, a convincere il capo del governo di coalizione del tempo di guerra, fra 1940 e 1945, — Winston Leonard Spenser Churchill (1874-1965), più tardi insignito del titolo Sir e di nuovo primo ministro dal 1951 al 1955 ���� dell’opportunità di rimpatriare tutti i cittadini sovietici stanziati in Occidente. Dal mese di settembre, la politica dei rimpatri diviene una linea ufficiale. In ottobre, Churchill, Eden, Stalin e il ministro degli Esteri sovietico Vyaceslav Mihajlovic Skrjabin detto Molotov (1890-1986) s’incontrano a Mosca e definiscono l’accordo sui rimpatri, anche forzati, dei prigionieri ben prima degli incontri di Jalta, in Crimea, svoltisi fra il 4 e l’11 febbraio 1945, che risultano dunque essere solo una ratifica di quanto già stabilito: verranno riconsegnate circa 2.750.000 persone, in gran parte riluttanti, contro una vaga promessa di restituzione, da parte sovietica, di prigionieri di guerra alleati. L’ultima operazione di rimpatrio forzato di cittadini sovietici messa in atto dagli Alleati — preparata dal trasferimento dei prigionieri in territorio italiano — è denominata Eastwind e ha inizio il 2 aprile 1947, mentre con l’Operazione Highjump sono riconsegnati a Josip Broz detto Tito (1892-1980) slavi meridionali anticomunisti, pure prigionieri….

     

    3. L’olocausto dei cosacchi anticomunisti

    In questo quadro s’inserisce la vicenda dei cosacchi e dei caucasici — militari e civili — arresisi in Austria all’esercito britannico il 9 maggio 1945, dopo aver soggiornato qualche mese in Carnia, lì mandati dai capi del Terzo Reich a costituire un “territorio cosacco nell’Italia Settentrionale”, nell’ambito di un “territorio costiero adriatico” comprendente terre italiche, austriache e slave. I combattenti sono inquadrati soprattutto nel 15° Corpo di Cavalleria del generale tedesco Helmut von Pannwitz — anche se i sovietici lo definiranno falsamente”ufficiale delle SS”, si trattava di persona ben poco legata all’ideologia nazionalsocialista — e impiegati militarmente dall’alto comando tedesco nei territori slavi meridionali contro i partigiani titini, ma sostanzialmente mai nella guerra antisovietica sul suolo patrio come invece essi avrebbero desiderato. Dopo la sconfitta del Terzo Reich, costoro si aspettano, da parte alleata, una continuazione della guerra in senso anticomunista. Forti dell’amicizia con Londra, che data sin dai tempi della Guerra Civile russa, i cosacchi si fidano dei vincitori. Fra loro vi sono anche numerosi membri dell’emigrazione bianca, ossia soggetti estranei all’accordo di rimpatrio perché non cittadini sovietici: vecchi combattenti della Guerra Civile e ataman famosi come il generale Pëtr Nikolaevic Krasnov (1869-1947) dei cosacchi del Don, tutti tornati per combattere la grande guerra patriottica. Mentre il 12 maggio, in Boemia, i sovietici catturano Vlasov, in Austria, a partire dal 1° giugno tutti i prigionieri — combattenti, uomini, donne, vecchi e bambini spinti come animali su carri-bestiame — sono consegnati ai sovietici con la forza e con l’inganno: decine gli episodi raccapriccianti nei campi nei dintorni di Lienz, Oberdrauburg, Feldkirchen, Althofen e Neumarkt, e i suicidi collettivi nelle acque del fiume Drava. Gli ufficiali precedono di qualche giorno: il 29 maggio li si convince di un’inesistente conferenza sul loro futuro e li si offre ai sovietici nella cittadina austriaca di Judenburg. Chi non viene fucilato o impiccato sul posto è internato nel GULag, perché — secondo Stalin — il prigioniero di guerra è un traditore, pericoloso perché “ha visto l’Occidente” anche se solo da dentro un lager nazionalsocialista. Fra gli ufficiali troverà la morte anche il generale von Pannwitz, che vuole condividere il destino dei suoi uomini e degli altri ufficiali superiori cosacchi, mentre gli sarebbe stato facile sfuggire tale sorte dichiarandosi tedesco e così restare con gli Alleati e godere del trattamento riservato dalla Convenzione di Ginevra ai prigionieri di guerra, che peraltro, mai sottoscritta da Stalin, non valeva per i cittadini sovietici caduti in mano nemica. La Pravda annuncia processo ed esecuzione degli ufficiali cosacchi il 17 gennaio 1947, anno che viene assunto come quello della loro morte….

    Aleksandr I. Solzenicyn, in Arcipelago GULag. Saggio di inchiesta narrativa, del 1973, ha definito la vicenda l’”ultimo segreto” della seconda guerra mondiale; da qui ha preso spunto lo storico ed europarlamentare conservatore inglese Lord Nicholas William Bethell per The Last Secret: Forcible Repatriation to Russia 1944-1947, del 1974.

     

    4. Il destino degli slavi meridionali anticomunisti

    Sempre fra fine maggio e inizio giugno del 1945, e sempre con l’illusione di un ridislocamento in territori sicuri, i britannici consegnano a Tito migliaia di slavi meridionali anticomunisti — ancora uomini estranei agli accordi fra Stalin e Alleati —, in maggioranza domobranci, le guardie nazionali slovene e croate, riparati in Austria. Costoro — il loro tradimento da parte britannica è parallelo a quello consumato ai danni dei cetnici monarchici serbi, anticomunisti e contrari alle potenze dell’Asse, del generale Draza Mihajlovic (1893-1946), sacrificati sull’altare della nuova alleanza fra Churchill e Tito — sono massacrati dai partigiani comunisti e gettati in fosse comuni come quella — non unica, scrive l’ex ufficiale britannico del SOE, Special Operations Executive, Michael Lees, in The Rape of Serbia: The British Role in Tito’s Grab for Power 1943-1944, del 1990 — della foresta di Kocevje, in Slovenia, dove sono state rinvenute le ossa di circa 10.000 vittime. Fra cosacchi e slavi meridionali riconsegnati ai rispettivi despoti comunisti, la cifra più cauta è di circa 70.000 persone, anche se ne sono state avanzate di maggiori.

     

    5. L’orrendo segreto di MacMillan

    La doppia operazione è tenuta segreta e in Occidente al tempo nota solo agli inglesi direttamente implicati: gli americani, dal canto loro, non avevano alcuna intenzione di rimpatriare a forza cosacchi e slavi meridionali d’Austria, così come non l’ebbe il comandante supremo degli Alleati, di stanza a Napoli, Lord Harold Rupert Leofric George Alexander (1891-1969). La responsabilità del crimine è, dunque, un tassello importante dell’”ultimo segreto” che oggi inizia a svelarsi. Lo spostamento in Germania dei prigionieri d’Austria, ideato dal generale statunitense George Smith Patton (1885-1945) in vista di scontri armati con le bande di Tito per salvare i prigionieri, viene fermato con una menzogna del comandante di brigata Toby Low — poi Lord Aldington —, capo di stato maggiore del 5° Corpo d’Armata britannico, agli ordini del tenente generale Charles Keightley, comandante in capo del medesimo corpo, deceduto nel 1974, al quale Maurice Harold MacMillan (1894-1987) — plenipotenziario britannico nel Mediterraneo all’epoca dei fatti, poi Lord Stockton e primo ministro dal 1957 al 1963 — ordina di operare a ogni costo i rimpatri forzati. Secondo i dettagliatissimi studi dello storico anglo-russo Nikolai Dmitrevic Tolstoy Miloslavsky — raccolti dal discendente del noto romanziere russo conte Lev Nikolaevic Tolstoj (1828-1910) nei volumi Victims of Yalta, del 1978, e The Minister and the Massacres, del 1986 — e stando alla documentazione fin qui raccolta, Low — oggi vicepresidente del Partito Conservatore britannico —, Keightley e MacMillan — all’insaputa dell’alto comando alleato, degli americani, del Foreign Office e di Churchill — hanno intessuto una trama segreta e sanguinosa, le cui motivazioni specifiche sono ancora per molti versi avvolte nell’oscurità anche se si � parlato di debolezze, di ricatti e di complicità ideologiche, nonché di macchinazioni di tipo massonico. Del resto, MacMillan ha sempre rifiutato qualsiasi spiegazione dei propri atti, né ha mai protestato pubblicamente per la ricostruzione dei fatti e per le accuse rivoltegli da Tolstoy. Solo Low lo ha fatto, quantunque originariamente per via indiretta, denunciando un volantino diffuso da un privato che — per ragioni personali — aveva deciso di colpire l’eminente uomo politico britannico traendo spunto dal volume The Minister and the Massacres. Ne è scaturito un colossale caso giudiziario dai mille risvolti, nonché ricco di colpi di scena e di scorrettezze da parte dei diversi livelli della giustizia inglese che, nel 1989, ha ritenuto lo storico anglo-russo colpevole di diffamazione — sentenza confermata in appello — e gli ha comminato la più grande multa della storia giuridica britannica: 1,5 milioni di sterline. Con un’azione privata e illegittima dei difensori di Low si è poi spinto l’editore londinese Century Hutchinson a ritirare dal mercato inglese e gallese lo studio — peraltro oggi disponibile in lingua croata e in lingua russa — e a distruggerne le copie restanti. Al posto dell’importantissima opera di Tolstoy è stato dunque prodotto un rapporto ufficiale dalle conclusioni del tutto differenti, redatto da Anthony Cowgill, da Lord Thomas Brimelow e da Christopher Booker.

    La vicenda è stata accompagnata da clamorosi voltafaccia di ex sostenitori di Tolstoy — quello di Booker, per esempio, scrittore e co-autore del rapporto ufficiale — a fronte dell’appoggio testimoniato allo storico dall’opinione pubblica, da molti media e da personalità della politica e della cultura, fra i quali il parlamentare conservatore ingleseLord Bernard Braine di Wheatley, Hans Adam II del Liechtenstein e Solzenicyn.

    Il 13 luglio 1995, la Corte dei Diritti Umani di Strasburgo ha riconosciuto che la pena pecuniaria inflitta a Tolstoy, e le altre misure restrittive di cui è stato fatto oggetto — come il divieto di parlare pubblicamente e di scrivere della vicenda dei rimpatri forzati dall’Austria —, violano la libertà d’espressione dello studioso e rappresentano una condanna esagerata.

    A Londra intanto, il 6 marzo 1982, per iniziativa di un comitato costituito da parlamentari e da esponenti di tutti i partiti politici britannici, veniva eretto un monumento alla memoria delle vittime di Jalta, il quale — come ha scritto Lord Bethell — anche per volontà di Margaret Thatcher poggiava “su terreno della Corona”. Il memento è poi stato fatto esplodere da ignoti.


    Per approfondire: vedi Pier Arrigo Carnier, L’armata cosacca in Italia. 1944-1945, 2a ed. ampliata, Mursia, Milano 1990; Idem, Lo sterminio mancato. La dominazione nazista nel Veneto orientale 1943-1945, 2aed., Mursia, Milano 1988; Alessandro Ivanov, Cosacchi perduti. Dal Friuli all’URSS, 1944-45, Aviani, Tricesimo (Udine) s.d. [ma 1997]; Piero Buscaroli, La vista, l’udito, la memoria. Scritti d’arte, di musica, di storia, Fogola, Torino, 1987, pp. 448-477; Roberto de Mattei, Schiavi di Mosca e vittime di Yalta, in Cristianità, anno VIII, n. 60, aprile 1980, pp. 9-12; e i miei Maggio-giugno 1945: il rimpatrio forzato dei cosacchi e altri crimini di guerra “eccellenti”, ibid., anno XXIII, n. 245, settembre 1995, pp. 13-20, e Anche gli Alleati deportavano, in La nuova Europa, anno V, n. 6 (270), novembre-dicembre 1996, pp. 86-104.

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  • ROMA COSTRUì L’ACQUEDOTTO 2000 ANNI FA. LA NAZIONE NAPOLITANA NE COSTRUì UNO MODERNO NEL 700 E FU LA PRIMA A PORTARE L’ACQUA CORRENTE NELLE CASE

    L’ACQUEDOTTO CAROLINO O ACQUEDOTTO VANVITELLI

    CENNI STORICI 

    I lavori dell’acquedotto, progettato da Luigi Vanvitelli (l’architetto della Reggia di Caserta) su commissione di re Carlo di Borbone (da cui l’appellativo di Carolino),iniziarono nel marzo 1753 e terminarono il 7 maggio 1762. L’acquedotto venne sviluppato per alimentare il complesso di San Leucio e la Reggia di Caserta. L’acquedotto è lungo 38 km e preleva l’acqua dalle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano (BN).

    I MERITI DELLA CALABRIA

    I 38 km di condotte in ferro, furono realizzate nelle 8 ferriere, costruite appositamente dal Vanvitelli, in Calabria, lungo il corso della fiumara Assi (Guardavalle), le quali furono parte costituente delle Regie ferriere di Stilo.

    PATRIMONIO UNESCO DAL 1997

    L’opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli. Per i tempi di realizzazione, rispetto alla sua epoca, ha destato l’attenzione da parte dell’Europa intera, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo.

    "ROMA COSTRUì L'ACQUEDOTTO 2000 ANNI FA. LA NAZIONE NAPOLITANA NE COSTRUì UNO MODERNO NEL 700 E FU LA PRIMA A PORTARE L'ACQUA CORRENTE NELLE CASE L'ACQUEDOTTO CAROLINO O ACQUEDOTTO VANVITELLI CENNI STORICI I lavori dell'acquedotto, progettato da Luigi Vanvitelli (l'architetto della Reggia di Caserta) su commissione di re Carlo di Borbone (da cui l'appellativo di Carolino),iniziarono nel marzo 1753 e terminarono il 7 maggio 1762. L'acquedotto venne sviluppato per alimentare il complesso di San Leucio e la Reggia di Caserta. L'acquedotto è lungo 38 km e preleva l'acqua dalle falde del monte Taburno, dalle sorgenti del Fizzo, nel territorio di Bucciano (BN). I MERITI DELLA CALABRIAI 38 km di condotte in ferro, furono realizzate nelle 8 ferriere, costruite appositamente dal Vanvitelli, in Calabria, lungo il corso della fiumara Assi (Guardavalle), le quali furono parte costituente delle Regie ferriere di Stilo.PATRIMONIO UNESCO DAL 1997L'opera ha richiesto 16 anni di lavori e il supporto dei più stimati studiosi e matematici del regno di Napoli. Per i tempi di realizzazione, rispetto alla sua epoca, ha destato l'attenzione da parte dell'Europa intera, tanto da essere riconosciuta come una delle opere di maggiore interesse architettonico e ingegneristico del XVIII secolo."
  • "Il 22 febbraio 1788 nasce a Danzica, Prussia, il filosofo tedesco #ArthurSchopenhauer.Considerato spesso il “filosofo del pessimismo”, è uno dei più importanti esponenti della dottrina metafisica della #volontà, concepita come essenza profonda del mondo, in contrapposizione alla sua #rappresentazione, intesa come il complesso dei fenomeni.I suoi scritti influenzeranno la filosofia successiva, in particolare l’opera di Nietzsche e Freud, e porranno le basi per l’#esistenzialismo, da Heidegger a Sartre.(Arthur Schopenhauer)"

    Il 22 febbraio 1788 nasce a Danzica, Prussia, il filosofo tedesco‪#‎ArthurSchopenhauer‬.

    Considerato spesso il “filosofo del pessimismo”, è uno dei più importanti esponenti della dottrina metafisica della ‪#‎volontà‬, concepita come essenza profonda del mondo, in contrapposizione alla sua ‪#‎rappresentazione‬, intesa come il complesso dei fenomeni.

    I suoi scritti influenzeranno la filosofia successiva, in particolare l’opera di Nietzsche e Freud, e porranno le basi per l’‪#‎esistenzialismo‬, da Heidegger a Sartre.

    (Arthur Schopenhauer)

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    Giuseppe Sasso ha condiviso un link sul tuo diario.
    Napoli città groviera. I temporali e le piogge incessanti degli ultimi giorni hanno aggravato una situazione già grave. Ecco la mappa delle buche stradali al Vomero
    ROADTVITALIA.IT|DI FRANCESCA FERRARA
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FONTE: State of the War di Michael Renner, edizioni Ambiente

Seconda guerra mondiale 1939-1945

La seconda guerra mondiale inaugura la “guerra totale”, e cioè, una guerra dichiarata non solo contro altri eserciti, ma anche contro l’economia, le infrastrutture e  la popolazione civile di intere nazioni, mobilitando tutte le risorse:

– 69.000.000 di soldati si affrontarono nei vari schieramenti

– 45.000.000 milioni di persone affluirono nelle fabbriche di armamenti. Sono stati costruiti 220.000 carri armati e 840.000 aerei.

 

L’impatto della guerra sulle popolazioni fu devastante:

– si stima che 54.000.000 di persone (fra soldati e civili), siano morte al fronte, sotto bombardamenti aerei, nei campi di concentramento, negli eccidi di massa, nella repressione di rivolte o per malattia e per fame.

– URSS, Polonia ed Jugoslavia persero dal 10 al 20% della popolazione; Germania, Italia, e Cina il 4-6%; Gran Bretagna, Francia e Stati Uniti l’1%.

– si ritiene che alla fine della seconda guerra mondiale siano stati 40.000.000 i profughi europei; 11.000.000 milioni sono i lavoratori stranieri deportati in Germania; 14.000.000 sono i tedeschi scacciati dall’Europa orientale; in Asia l’occupazione giapponese lasciò 50.000.000 di cinesi senza casa.

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  2. spazio libero, aperto a tutti, senza filtri o censure:“americani dal secondo conflitto mondiale ai nostri giorni” 
  • Lista dei crimini e delle guerre dell’imperialismo USA, dalla … 

    informazioneconsapevole.blogspot.com/…/lista-dei-crimini-e-delle-guerr…

    22 lug 2014 – Cina e Corea anni ’50 attacco batteriologico, bombardamenti con napalm … Laos anni ’70 utilizzo del gas nervino Sarin (CBU-15 o GB) … addestramento ai socialisti e ai sindacati non comunisti e ricorrendo ad … del colpo di stato contro Kassem Cambogia 1955-73 assassini politici, ….. febbraio(10).

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  2. CRIMINI DI GUERRA ALLEATI – LINK ( clicca e leggi )

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  4. Crimini di guerra statunitensi (seconda guerra mondiale …

    it.wikipedia.org/…/Crimini_di_guerra_statunitensi_(seconda_guerra_mo…

    Breve elenco dei principali crimini statunitensi in Europa: … Frank Sheeran, che servìnella 45ª Divisione di Fanteria, dopo la guerra affermò, … (nata durante la grande depressione) durante la seconda guerra mondiale, ma tutto questo ha … discussionedegli studiosi e dovrebbe dare prova che i crimini di guerra alleati in  …

  5. I Crimini degli Americani – seconda guerra mondiale – NOM …

    ondadelmar.blogspot.com/2013/…/i-crimini-degli-americani-seconda.ht…

    24 ott 2013 – Crimini della seconda guerra mondiale: furono 12 milioni i Tedeschi sterminati … tedesca e comandarono di distruggere o fare sparire tutti i generi alimentari. … di tifo e dei bombardamenti alleati sui campi di concentramento;.

  6. SECONDA GUERRA MONDIALE: I CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATI – Forum …

    https://forum.termometropolitico.it/159130-seconda-guerra-mondiale-i-c…

    SECONDA GUERRA MONDIALE: I CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATI Brani …Tutte le città e cittadine tedesche con oltre 50.000 abitanti furono distrutte dal 50 … nellaPrima Guerra Mondiale per provocare l’opinione pubblica americana.

  7. i crimini degli alleati in sicilia e a napoli nella seconda …

    www.leccecronaca.it/…/i-crimini-degli-alleati-in-sicilia-e-a-napoli-nella-s…

    29 ott 2012 – Tutto cade nell’oblio mediatico embedded, non se ne parla e al massimo è … Avrebbe evitato eventuali diversioni degli Alleati nella sua sfera d’influenza. ….. Sentina e il reduce della I guerra mondiale Giuseppe Ciriacono.

  8. olocausti dimenticati / i crimini degli alleati durante la …

    edoardolongo.blogspot.com/…/olocausti-dimenticati-i-crimini-degli.html

    15 set 2013 – … I CRIMINI DEGLI ALLEATI DURANTE LA SECONDA GUERRA MONDIALE … D’ora in avanti il termine ‘tedesco’ é per noi tutti la maledizione più orribile. … Egli arresterà i tuoi e li torturerà nella sua dannata Germania.

  9. IDIS-DPF: Crimini di guerra degli Alleati nel 1945 – Cristianità

    I primi cittadini sovietici sono catturati dagli Alleati in Africa Settentrionale nel 1943, … contro i partigiani titini, ma sostanzialmente mai nella guerra antisovietica sul suolo … deicosacchi del Don, tutti tornati per combattere la grande guerra patriottica. … ha definito la vicenda l'”ultimo segreto” della seconda guerra mondiale; …

  10. I CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATI – Sociale

    pocobello.blogspot.com/2015/…/brani-tratti-da-witness-to-history-di.htm…

    7 giorni fa – SECONDA GUERRA MONDIALE: I CRIMINI DI GUERRA DEGLI ALLEATI … Tutte le città e cittadine tedesche con oltre 50.000 abitanti furono … come l’ affondamento della nave LUSITANIA nella Prima Guerra Mondiale per …

  11. 49 – Come gli Alleati trattarono i prigionieri di guerra tedeschi

    Gian Franco Spotti I crimini di guerra dei soldati alleati, gli stessi che apparivano come … dei prigionieri di guerra dell’Asse durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. …. dovuto lavorare come schiavi a tempo indeterminato, diventarono tutti cupi. …. A Dachau, che si trovava nella zona di controllo americano in Germania, …

  12. ControStoria: i crimini dei vincitori – Gli Alleati in Europa

    www.controstoria.it/alleati-in-europa.html

    La verità è che molti soldati alleati avevano favorito questo comportamento, … luogo a un certo numero di crimini in Sicilia e nella penisola italiana, e persino il tenente … uno deimigliori comandanti della seconda guerra mondiale, aveva disposto e … tutti tranne quaranta erano stati fucilati sul posto dai liberatori alleati o, …



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ATTUALITA’ E ALTRE NEWS ( da messaggi “postati” su facebook )
 
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REPORT DALLE CALABRIE ( DA COSENZA )
 
Ilia Olivieri è in shock
21 h ·

a se non gridare la ricopriamo di soldi, vabbe almeno non é ministro….dopo d che presentano il sec capitano presa dalla curiosità alzo lo sguardo….sullo schermo appare un nome ELISA! presa da sgomento, perdo la partita a zombi tsunami, un brivido mi assale….una domanda mi tormenta…MA PERCHE???? Ditemi perche???? Sec me ha debiti…sicuramente è per debiti…ahhhhhh ora però ho una certezza.. maria puo tutto….ora chiudo la tv…e vado ad ascoltare la vanoni….tristezza per favore vai viaaaaaa…..
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  • Teresa OlivieriAhahahhahahahahahhahahahahhahahahahhahahhahahahhahahahahahhahahahahahhahahahahahhahaha mi sto collassando!!!!!!!!!!!!!!
    17 h · Mi piace · 3
  • Arturo Stenio Vuono
Stenio Vuono ha commentato un post di 18 settembre 2014.

Vallone di Rovito,uno dei monumenti più sconosciuti della Città, ” Catena Spezzata ” del Maestro ungherese Amerigo Tot, del 1960

"ANTICO ACQUEDOTTO NEL VALLONE DI ROVITO"
"VALLONE DI ROVITO DI FRONTE ARA DEI FRATELLI BANDIERA"
"VALLONE DI ROVITO ONORANZE AI MARTIRI NELL'OTTOCENTO"
"VALLONE DI ROVITO CHIESA DELLA MADONNA DELL'ACHIROPITA"
"VALLONE DI ROVITO NEGLI ANNI 20"
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Stenio Vuono ha commentato un post di 18 settembre 2014.

Vallone di Rovito,uno dei monumenti più sconosciuti della Città, ” Catena Spezzata ” del Maestro ungherese Amerigo Tot, del 1960

"ANTICO ACQUEDOTTO NEL VALLONE DI ROVITO"
"VALLONE DI ROVITO DI FRONTE ARA DEI FRATELLI BANDIERA"
"VALLONE DI ROVITO ONORANZE AI MARTIRI NELL'OTTOCENTO"
"VALLONE DI ROVITO CHIESA DELLA MADONNA DELL'ACHIROPITA"
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(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

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