OGGI – 17 FEBBRAIO 2014 NIGERIA CHE VERGOGNA DA “IL GIORNALE” – CRISTIANI terrorismo sterminio persecuzioni e massacri nel mondo


OGGI – 17 FEBBRAIO 2014 NIGERIA CHE VERGOGNA  DA “IL GIORNALE”  – CRISTIANI terrorismo sterminio persecuzioni e massacri nel mondo

Arturo Stenio Vuono AI GIOVANI , CUI – PER TROPPO TEMPO – E’ STATO NEGATO DI SAPERE

OGGI – 17 FEBBRAIO 2014 NIGERIA CHE VERGOGNA  DA “IL GIORNALE”  – CRISTIANI terrorismo sterminio persecuzioni e massacri nel mondo

[ “AZ. – NEVS” : 20.02.’15 ]
 
AI GIOVANI , CUI – PER TROPPO TEMPO – E’ STATO NEGATO DI SAPERE
[ “AZIMUT” ] – CRISTIANI TERRORISMO STERMINIO PERSECUZIONI E MASSACRI NEL MONDO 
[ “AZ.” – 20.02.’15 ]
 
IN COPERTINA
 

 
ATTUALITA’
LIBIA
E ALTRE NEWS
[ vedi : oltre ]
 
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« Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati.
Beati i miti, perché erediteranno la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati a causa della giustizia, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.
Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli »   (Matteo5,3-12)

 
 
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L’INTERVALLO ( guardando al protettorato – Italia )
 
 
 
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IL SERVIZIO ODIERNO
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NIGERIA  CHE VERGOGNA
 
ARTICOLO – LINK [ PER LEGGERE TUTTO CLICCA TITOLO – vedi : sotto ]

Nigeria, che vergogna il silenzio sulla carneficina di cristiani

La scorsa settimana oltre 100 cristiani sono stati uccisi dagli estremisti. Ma nessuno ne parla…

Fausto Biloslavo Lun, 17/02/2014 – 17:49

“Sono andati a prenderli casa per casa e poi hanno cominciato a sgozzarli o a farli a pezzi” racconta in una drammatica testimonianza uno dei pochi sopravissuti all’ultimo massacro dei tagliagole islamici in Nigeria.

 

Nigeria, che vergogna il silenzio sulla carneficina di cristiani … 

17 feb 2014 – Persecuzione dei cristiani: ecco i Paesi più caldi … Renzi e chi se ne frega dei soliti cristiani massacrati, per di più, nell’Africa nera, che importa ancora meno. ….. per portare la democrazia ed evitare i genocidi, che Minchia fa
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
anteprima di web – servizio tra breve in rete 
[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
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Persecuzione dei cristiani

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

I dieci paesi dove sono in atto le più gravi persecuzioni contro i cristiani. Fonte Open Doors – WorldWatchlist 2011

Le persecuzioni dei cristiani sono un fenomeno oppressivo contro comunità e persone di fede cristiana.

Nel corso della storia i cristiani morti per la loro fede sono stimati in circa settanta milioni, di cui quarantacinque milioni solo nel XX secolo.[1][2]

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Persecuzioni oggi

Una giovane con il volto bruciato dopo che una bomba è stata lanciata nella sua casa, durante le violenze anticristiane nello stato dell’Orissa, in India, nel 2008.

Un’immagine d’archivio della cattedrale di Mogadiscio, distrutta dai fondamentalisti nel 2008.

Secondo il quotidiano cattolico Avvenire, al 2011 i cristiani sono vittime del 75% delle violenze anti-religiose ed in Medio Oriente rischiano l’estinzione.[32] I martiri cristiani sono stati calcolati in 105.000 all’anno, uno ogni cinque minuti.[2] Nel 2011 il Parlamento europeo, rilevando come la maggior parte degli atti di violenza religiosa nel mondo siano perpetrati contro cristiani, ha condannato tali attacchi e ha chiesto lo sviluppo di una strategia comune per tutelare la libertà religiosa[33].

I tre paesi nei quali nel 2010 si sono registrate le forme di persecuzione più gravi sono stati la Corea del Nord, l’Iran e l’Afghanistan[34].

Attualmente persecuzioni contro i cristiani sono in atto in diversi paesi del mondo, sia ad opera di fondamentalisti islamici o indù che di regimi comunisti, con attacchi a singoli fedeli[35][36], attentati in luoghi di culto[37], o restrizioni governative che impediscono la pratica religiosa.

I due continenti nei quali le persecuzioni contro i cristiani sono maggiormente presenti sono l’Africa e l’Asia. In generale nei paesi arabi i cristiani nonostante che in tutto il Vicino Oriente ed in Nordafrica incluso il Sudan costituissero la popolazione originaria, sono oggetto, da parte della popolazione musulmana, di forme di discriminazione più o meno gravi, che negli ultimi decenni hanno portato molti di loro a emigrare o forzati a convertirsi all’Islam. La popolazione cristiana è in calo più o meno pronunciato in tutti i paesi del Vicino Oriente, ed in via di sparizione dall’Iraq. La conversione di musulmani al Cristianesimo è poi vista come un crimine (apostasia) la cui pena è la morte e, anche nei paesi in cui la legge non la vieta apertamente, i convertiti sono spesso oggetto di minacce, vendette, ricatti, linciaggi da parte della popolazione. Alcune organizzazioni monitorano tale fenomeno e redigono da anni un elenco dei 50 paesi nei quali è più pericoloso essere cristiani[38].

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OGGI
CRISTIANI terrorismo sterminio persecuzioni e massacri nel mondo
 
CONTINUA : SU TUTTI GLI OLOCAUSTI
CHE NON HANNO DA ESSERE…
 
NOSTRI SERVIZI GIA’ IN RETE : AI LETTORI E AI VISITATORI
  “AZIMUT”  – il presidente Arturo Stenio Vuono
Dopo i servizi sul “Giorno della Memoria, l’Italia ricorda la Shoah…” ( una più che doverosa partecipazione ) e per  “Il Giorno del Ricordo – Foibe…” ( e la denuncia della sua routine burocratica ), la decisione di far chiarezza su tutti gli olocausti che non hanno da essere. Abbiamo, quindi, già pubblicato :  [“AZIMUT-NEWSLETTER”] 1 – SU DRESDA E CITTA’ TEDESCHE –  2 – ITALIA DEL SUD – 3 –  INDIANI DI AMERICA – 4 – I CRIMINI DEL COMUNISMO  IN URSS – 5 – COMUNISMO fame morte schiavitù in tutto il mondo – 6 – [ odierno anteprima di web – servizio tra breve in rete ] CRISTIANI  terrorismo sterminio persecuzioni e massacri nel mondo

pubblicheremo :
7 – GENOCIDIO ARMENO massacro dalla Turchia e altrove
8 – MESSICO persecuzione dei cristiani 
9 – CRIMINI COMUNISTI Cina Vietnam etc.
conclusivo – 10 –  [sulla presunta  < innocenza > degli alleati, delle democrazie occidentali e, in specie nel corso del secondo conflitto mondiale, abbiamo già tanto pubblicato; in particolare per i bombardamenti a tappeto in danno delle popolazioni civili, uso di armi chimiche e, infine, per l’utilizzazione dell’arma atomica nei confronti del Giappone ] – LA PUBBLICAZIONE SE NE OCCUPERA – SINTETICAMENTE – DI NUOVO ( anche con il nostro spazio libero, aperto a tutti, senza filtri o censure : “americani…dal secondo conflitto mondiale ai nostri giorni…”  )
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NOI IN RETE
L’INFORMAZIONE ONLINE NON CONFORMISTA – TRA CRONACA E STORIA –CONTRO IL SISTEMA DELLA MENZOGNA –
 
azimutassociazione.wordpress.com/
Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved)
 
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LINK – CLICCA E LEGGI
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it.wikipedia.org/wiki/Persecuzione_dei_cristiani

Le persecuzioni dei cristiani sono un fenomeno oppressivo contro comunità e persone …. l’Africa Romana, perseguitando con alterna intensità i cristiani non ariani. … considerata da alcuni studiosi uno dei primi genocidi della storia moderna.

Storia delle persecuzioni  – ‎Persecuzioni oggi  – ‎Letteratura  – ‎Note 

lo sterminio dei cristiani diventa un rischio per tutta l’Africa 

www.rightsreporter.org › World › Africa

14 apr 2013 – Nigeria – Il gruppo terrorista islamico Boko Haram, legato ad Al Qaeda, dal 2009 ha massacrato almeno 4.000 persone di fede cristiana (ma i …

“Perché il mondo tace sul massacro dei cristiani?”. L … – Tempi 

www.tempi.it/perche-mondo-tace-massacro-cristiani-appello-presidente-c…

21 ago 2014 – Ma il barbaro massacro di migliaia e migliaia di Cristiani viene affrontato con relativa indifferenza. Il Medio Oriente e parte dell’Africacentrale …

Nigeria, che vergogna il silenzio sulla carneficina di cristiani … 

17 feb 2014 – Persecuzione dei cristiani: ecco i Paesi più caldi … Renzi e chi se ne frega dei soliti cristiani massacrati, per di più, nell’Africa nera, che importa ancora meno. ….. per portare la democrazia ed evitare i genocidi, che Minchia fa?

Nigeria: 50 massacrati dai Boko Haram – Africa – ANSA.it 

www.ansa.it › Mondo › Africa

23 nov 2014 – Nigeria: nuovo attacco dei Boko Haram – Africa … LEGA ARABA ILGENOCIDIO DEI CRISTIANI è STATO PIANIFICATO DA MAOMETTO!

Repubblica Centrafricana, l’ultimo genocidio – Repubblica.it 

www.repubblica.it/…/repubblica_centrafricana_l_ultimo_genocidio-783…

12 feb 2014 – Il paese è insanguinato dalla guerra tra cristiani e musulmani. Con migliaia di morti e sfollati. Come il Ruanda di 20 anni fa. … Medici Senza Frontiere in Africa: lo staff si ripara dai proiettili … L’Onu parla di genocidio. Nessun …

Lauder (World Jewish Congress): fermare il genocidio dei … 

18 set 2014 – Per il presidente del World Jewish Congress Lauder, la persecuzionedei cristiani in Medio Oriente, ma anche in Africa, sta assumendo i …

È ancora strage di cristiani in Kenya, nell’indifferenza dell … 

www.secoloditalia.it/…/strage-cristiani-in-kenya-nellindifferenza-dellocci…

03 dic 2014 – Continua la strage dei cristiani nel mondo, continua nell’indiferenza di … di cristiani – dunque 200 milioni di persone, quasi tutte inAfrica e in … sia così combattuta, sino al tentativo di genocidio in massa dei suoi aderenti».

[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
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[ ATTUALITA’ E ALTRE NEWS ]

La scialba politica estera del governo di Matteo Renzi fra il fallimento della presidenza italiana del semestre europeo, l’inconsistenza di Federica Mogherini nel ruolo di Alto rappresentante e le uscite (subito smentite dal premier) del Ministro alla Difesa Roberta Pinotti.
Tutti dicono il contrario il tutto, e nel frattempo l’Isis è uscito allo scoperto in Libia.

“Noi l’Italia la vediamo realisticamente qual è: non un vivaio di poeti, di santi e di navigatori, ma una mantenuta costosa e scostumata: ma è la sola che riesce a riscaldare il nostro letto e a farci sentire uomini, anche se cornuti”
PERESTROIKA14.BLOGSPOT.COM|DI ALESSANDRO RIGGIO
Dino Simonelli ha condiviso il video di TzeTze.

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VERGOGNA! Il fratello di Prodi è stato in Parlamento 126 giorni. Gli paghiamo 3000 euro di pensione al mese. DIFFONDETE questo schifo assoluto, tutti devono sapere!

Andrea Landi ha condiviso la foto di Giò Broggi nel gruppo:Esercito di Silvio.
Buongiorno meno 18 , se saremo capace di unirci tutti , intorno alMaestro Berlusconi, molto potrebbe cambiare Andrea Landi Marco De Pieri Sartori Franco Giorgia Civitenga Giovanni Buono Orazio Tallarida Mariella Meucci Stefano Nuvolari Umberto Sturaro ...

Buongiorno meno 18 , se saremo capace di unirci tutti , intorno al
Maestro Berlusconi, molto potrebbe cambiare Andrea Landi Marco De Pieri Sartori Franco Giorgia Civitenga Giovanni Buono Orazio Tallarida Mariella Meucci Stefano Nuvolari Umberto Sturaro …

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[ ATTUALITA’ E ALTRE NEWS ]

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[ SULLA STAMPA QUOTIDIANA ]

Il cristianesimo tiene la Russia unita, dice il cesaropapista Putin

Il capo del Cremlino non è un fervente ortodosso, ma sa usare le religioni per governare il paese. Ecco come

di Luigi De Biase | 02 Agosto 2013 ore 06:59

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Se la Russia è diventata una grande potenza non è per uno zar, per una guerra o per un partito politico: il merito, semmai, è del cristianesimo. Queste sono le parole pronunciate dal capo del Cremlino, Vladimir Putin, lo scorso fine settimana, quando è volato a Kiev per i 1.025 anni dalla conversione del popolo russo. Fu proprio da quella città che gli inviati di Volodimir il Grande partirono cercando una fede per il regno, e le cronache di san Nestore raccontano il loro viaggio fra chiese e minareti: prima visitarono i musulmani che erano lungo le rive del Volga, ma capirono in fretta che le regole dell’islam non erano adatte per i Rus’ di Kiev (“Bere è la nostra gioia, non possiamo esistere senza quel piacere”); poi vennero gli ebrei e i cattolici tedeschi, e neppure il loro credo incantò i consiglieri del re. Il miracolo avvenne a Costantinopoli, nella cattedrale di Santa Sofia, durante una cerimonia ortodossa (“Non sapevamo più se stavamo in paradiso o ancora in terra, e non siamo in grado di descrivere quella bellezza”, raccontarono gli inviati una volta di fronte al loro sovrano). Era il 987. Un anno più tardi Volodimir il Grande avrebbe ricevuto il battesimo in Crimea. Ma molti sostengono che il re dei Rus’ fosse interessato soprattutto alle nozze con la principessa bizantina Anna, sorella dell’imperatore Basilio II, divenuta sua sposa poco dopo la conversione (raccontando l’episodio in un museo di San Pietroburgo, una guida di nome Oktobryna spiega che in fondo la vicenda di Volodimir è la vicenda di tutta la Russia, “oggi ci dicono che dobbiamo essere cristiani, poi dobbiamo diventare atei e chissà che cosa succederà domani”).

Putin non pare molto interessato a questa versione della storia: venerdì, al momento di prendere la parola, ha spiegato che russi e ucraini “sono gli eredi di quel che è avvenuto a Kiev 1.025 anni fa”, e che questo, in un certo senso, fa di loro “un solo popolo”. Accanto al presidente russo c’erano il patriarca di Mosca, Kirill I, e il collega ucraino Viktor Yanukovich. La cerimonia si è tenuta nel monastero delle grotte di Kiev, uno dei luoghi più santi per l’ortodossia, e ha attirato migliaia di fedeli. Fra loro erano molti i volti noti, basti pensare che il magnate delle ferrovie Vladimir Yakunin ha pagato di tasca propria le spese necessarie per portare in Ucraina i frammenti della croce sulla quale è morto sant’Andrea.

La chiesa ortodossa ha una forza considerevole nella Russia di Putin, in molti casi la sua influenza supera anche i confini definiti dal diritto: la Costituzione stabilisce un rapporto di parità fra le grandi fedi del paese (cristianesimo, islam, ebraismo e buddismo), ma una legge approvata dalla Duma nel 1997, quando il presidente era ancora Boris Eltsin, riconosce all’ortodossia un ruolo speciale nella storia e nella cultura del paese. Secondo i canoni della dottrina ortodossa, il diritto pubblico e quello ecclesiastico dovrebbero formare un solo ordine giuridico, anche se questa “sinfonia di poteri” s’è trasformata spesso in una forma di cesaropapismo (lo spiega molto bene Giovanni Codevilla nel suo libro “Chiesa e impero in Russia”, pubblicato nel 2012 per Jaca Book). E così Kirill viene descritto come uno degli uomini più vicini a Putin, e lo stesso vale per i religiosi più in vista di Mosca, come il metropolita Ilarion, che presiede alla politica estera della chiesa ortodossa, o l’arciprete Vsevolod Chaplin, al quale sono affidati gli affari sociali. Putin non ha mai negato i rapporti con il patriarca, anzi, negli ultimi anni ha richiamato accanto a sé molti ministri conservatori e ha anche formato un ufficio per i rapporti fra lo stato e le diverse confessioni (a capo del gabinetto c’era fino alla primavera scorsa uno dei suoi collaboratori più stretti, Vladislav Surkov).

Non si può certo dire però che Putin sia un fervente ortodosso: il suo primo incontro con il cristianesimo è stato a lungo un segreto di famiglia, la madre lo ha fatto battezzare di nascosto quando era bambino e viveva a San Pietroburgo e lui stesso ha raccontato l’episodio in uno speciale andato in onda poche settimana fa sulla tv russa (era intitolato “Il secondo battesimo della Russia”). Nel reportage il capo del Cremlino ha attribuito al principe Volodimir la nascita dello stato centrale in Russia, un evento che, a suo dire, non sarebbe potuto accadere senza la decisione di abbracciare l’ortodossia. In un altro passaggio ha chiamato il comunismo una “versione semplificata” dei princìpi che tutte le religioni del mondo già praticavano da decine di secoli. Nei discorsi di Putin il fuoco della fede lascia sempre il posto al realismo, e manca nella sua vita pubblica un episodio che faccia pensare a una vera conversione. Eppure la religione occupa una parte decisiva nei suoi ragionamenti, fede e realpolitik avanzano di pari passo e questo non vale soltanto per il cristianesimo. In più di un’occasione il presidente russo ha difeso l’islam dagli attacchi un po’ avventati che sono partiti anche da alcuni suoi partner politici, per non parlare del legame con i leader del Caucaso, primo fra tutti quello (molto discusso) con Ramzan Kadyrov, il governatore ceceno cresciuto in una famiglia di religiosi e guerriglieri. Dopotutto i musulmani sono la minoranza religiosa pi�� corposa in Russia, il loro numero oscilla fra i nove milioni delle stime nazionali e i venti messi in conto dai centri di ricerca europei, e i rapporti con la maggioranza cristiana non sono affatto semplici.

Ma l’attenzione nei confronti della fede ha spinto il Cremlino a migliori rapporti anche con le comunità ebraiche e con lo stato di Israele. All’inizio dell’anno Putin ha finanziato personalmente la nascita di un grande museo nel centro di Mosca dedicato alla storia dell’ebraismo russo. Un video proiettato all’ingresso spiega ai visitatori che la Bibbia ha offerto al popolo di Davide alcune regole semplici per restare unito a lungo: è esattamente quel che serve al capo del Cremlino per garantire un futuro al suo enorme paese

[ ATTUALITA’ E ALTRE NEWS ]

[ SULLA STAMPA QUOTIDIANA ]

Quando Gheddafi ci disse: “Senza me vi invaderanno”

Nell’ultima intervista al Giornale il rais aveva avvertito: “Se i terroristi conquistano il Nord Africa, il Mediterraneo diventerà un mare di caos”

Fausto Biloslavo – Mar, 17/02/2015 – 08:20

«Se al posto di un governo stabile, che garantisce sicurezza, prendono il controllo queste bande legate a Bin Laden gli africani si muoveranno in massa verso l’Europa.

E il Mediterraneo diventerà un mare di caos» era la profezia del colonnello Gheddafi nell’intervista esclusiva a il Giornale del 15 marzo 2011. L’ultima alla stampa italiana, prima di venire catturato e linciato pochi mesi dopo dai ribelli libici a Sirte, dov’era nato.

Il Califfato ancora non esisteva, non sventolavano le bandiere nere e Bin Laden, ancora per poco, godeva di buona salute. Il colonnello Gheddafi, dopo un mese di rivolta, aveva perfettamente previsto il caos libico dopo di lui e lo diceva, inascoltato, ai pochi giornalisti che riuscirono ad intervistarlo prima che scattassero i bombardamenti della Nato. Sotto la tenda da beduino nella roccaforte di Bab al Azizya, nel centro di Tripoli, aveva ribadito al sottoscritto che senza il suo regime, brutale, ma efficace «il Mediterraneo diventerà un mare di caos». E aggiungeva: «Per il momento la striscia di Gaza è ancora piccola, ma si rischia che diventi grande. Tutto il Nord Africa potrebbe trasformarsi in una sorta di Gaza». In qualche maniera vedeva già all’orizzonte le bandiere nere, che oggi sventolano a Sirte ed in altre città della Libia. E mandava a dire al governo italiano guidato allora da Berlusconi: «Sono realmente scioccato dall’atteggiamento dei miei amici europei. In questa maniera hanno messo in pericolo e danneggiato una serie di grandi accordi sulla sicurezza, nel loro interesse e la cooperazione economica che avevamo». Quando gli chiedevi se fosse possibile una via d’uscita pacifica si inalberava: «Negoziare con i terroristi legati ad Osama bin Laden non è possibile. Loro stessi non credono al dialogo, ma pensano solo a combattere e ad uccidere, uccidere ed uccidere». Una dozzina di giorni prima dell’intervista al nostro quotidiano aveva cominciato a lanciare la sua profezia con il giornalista francese Laurent Valdiguié del Journal du Dimanche . Nell’intervista il colonnello spiegava chiaramente: «La scelta è tra me o Al Qaeda. L’Europa tornerà ai tempi del Barbarossa. Cerco di farmi capire: se si minaccia, se si cerca di destabilizzare, si arriverà alla confusione (…) Avrete Bin Laden alle porte, ci sarà una jihad di fronte a voi, nel Mediterraneo». E lanciava, senza successo, un appello: «La situazione è grave per tutto l’Occidente e tutto il Mediterraneo. Come possono, i dirigenti europei, non capirlo?».

Grazie all’innamoramento mediatico della primavera araba i governi occidentali non hanno voluto sentire i campanelli d’allarme che giungevano da Tripoli. Solo il clan Gheddafi sembrava avere in mano la sfera di cristallo compreso Seif el Islam, il figlio intelligente del colonnello oggi prigioniero della milizia libica di Zintane. L’11 marzo 2011, l’erede disegnato dichiarava a Corriere della Sera e Repubblica : «Sapete che cosa accadrebbe se le milizie prendessero il controllo del Paese?

Che voi sareste le prime vittime, avreste milioni di immigrati illegali, i terroristi salterebbero dalle spiagge di Tripoli verso Lampedusa e la Sicilia. Sarebbe un incubo per l’Italia, svegliatevi!».

http://www.gliocchidellaguerra.it

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ATTUALITA’
LIBIA
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foto di Dimissioni e tutti a casa.
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Mercenari a diecimila euro al mese: il mondo arabo si ribella ai tagliagola dell’Isis e si appella all’Italia

di Giovanni Maria Bellu
Sono gli spettatori più attenti e angosciati delle vicende libiche. Perché uniscono le informazioni dei media italiani a quelle delle tv e dei siti arabi e alle notizie raccolte direttamente dalle zone dove è in atto il conflitto. Foad Aodi, medico e presidente del Co-mai (le comunità del mondo arabo in Italia) ha trascorso le serata di ieri e le prime ore di stamani al telefono. Ha parlato a lungo con i suoi contatti in Libia. Contatti autorevoli: colleghi medici che operano a Tripoli e in altre città sotto assedio, giornalisti, esponenti politici. Il quadro che descrive viene dunque da osservatori qualificati che assistono giorno per giorno e “in diretta” all’evolversi della crisi. Un quadro che ne conferma la gravità e, assieme, la necessità di non commettere gli errori del passato.
“In questi giorni – racconta Aodi – sono andato a rivedere quanto dicevamo nei giorni della Primavera araba e dopo la caduta di Gheddafi. E’ stato uno scrupolo. Quando la situazione precipita in questo modo ti viene il dubbio che magari non eri stato sufficientemente chiaro. Ho constatato che, invece, le preoccupazioni espresse allora erano state formulate in modo preciso. Non bisognava credere che la caduta del regime di Gheddafi avrebbe risolto tutto. Si trattava di accompagnare quella difficile transizione con l’azione diplomatica altrimenti si sarebbe creato un vuoto che qualcuno avrebbe riempito. Ed è quanto, puntualmente, è successo”.
Gli interlocutori di Aodi dicono che le forze dell’Isis contano in Libia su un migliaio di miliziani e che sono presenti in tre città, Al-Baida, Derna e Sirte. “La differenza rispetto ai miliziani che operavano al tempo della caduta di Gheddaffi è che sono armati molto bene. Si tratta, per circa la metà, di uomini che vengono dalla Tunisia, dal Ciad, dal Sudan e dalla Mauritania e. per l’altra metà, di mercenari tra i quali ci sono anche parecchi europei, e in particolare elementi provenienti dalla Serbia, che sono i meglio addestrati. Nello scorso novembre, nel corso di un convegno della Lega araba che si tenne in Tunisia, segnalammo con preoccupazione che era in atto il passaggio dalla Tunisia alla Libia di migliaia di giovani che poi andavano in Siria a combattere per l’Isis. Fu il primo segnale di pericolo…”.
Mentre l’attenzione dell’Occidente era interamente concentrata sulle imprese del cosiddetto Califfato in Iraq, l’Isis non solo addestrava i giovani volontari nordafricani in Siria, ma cominciava a inviare i suoi uomini in Libia stringendo alleanze con milizie locali, forte di una disponibiità economica imponente e di tecniche propagandistiche di sofisticata ferocia. Ma, silenziosamente, registrava anche le prime rilevanti defezioni. “Dei 7500 giovani tunisini che hanno lasciato il Paese – continua Aodi – circa 350 sono rientrati e si sono pentiti. Erano partiti con la testa piena di confusi ideali e anche di obiettivi economici e hanno scoperto la ferocia disumana di persone che nulla hanno a che fare con la religione musulmana. Si tratta di un’organizzazione che ha l’obiettivo di imporre la sua leadership nel mondo del terrorismo e che utilizza personale che conosce molto bene la sensibilità e le paure dell’Occidente. Tutti i miei interlocutori sono molto impressionati da come vengono realizzati i video. Sembrano dei film, delle fiction, anche se degli uomini vengono veramente uccisi nel modo più brutale”.
Ed ecco dunque la struttura dell’Isis in Libia come emerge dalla ricostruzione degli esponenti del mondo politico e culturale sentiti da Aodi. Un gruppo terroristico ricco e ben armato che opera su due livelli. In quello superiore c’è il “reparto d’elite” costituito da mercenari di vari paesi, anche europei, che sparge il terrore. Ci sono questi uomini dietro le maschere nere dei tagliagola che vediamo nel video. Professionisti della guerra molti dei quali hanno già combattuto a pagamento (si parla di ‘stipendi’ attorno ai 10mila dollari al mese) su vari fronti. In quello inferiore c’è la truppa, essa pure pagata, ma molto meno, costituita da giovani disoccupati dalle idee confuse provenienti dal Nord Africa e dall’Europa che a volte scoprono di aver commesso un grave errore e tentano, ma non è per niente facile, di disertare. Attorno c’è una potenziale base di reclutamento più vasta, destinata a crescere nel vuoto della politica e nel caos.
Aodi racconta che l’idea dominante tra i suoi interlocutori libici è che l’unica via d’uscita sia un governo d’unità nazionale che prefiguri uno stato federale. Un percorso complesso che può giungere a compimento solo col sostegno delle Nazioni unite e con un ruolo di guida da parte dell’Italia. “Bisogna assolutamente evitare – insiste – di ripete gli errori del passato. Come quello dell’intervento militare francese nella fase finale della dittatura di Gheddafi. La transizione va accompagnata, seguita. Non si può credere che un intervento militare o un brusco cambio di leadership in qualche fazione possa risolvere il problema”.
L’Italia ha un motivo in più per assumere un ruolo di guida. E’ la sua posizione geografica che la porta a subire immediatamente, attraverso i flussi migratori, gli effetti del caos libico. Mentre ancora non c’è alcun segnale dell’utilizzo dei barconi per infiltrare terroristi (il reclutamento oggi è finalizzato ad accrescere le forze in campo nei luoghi di combattimento), si ha la certezza che l’Isis e organizzazioni locali che si sono associate ha soppiantato i vecchi trafficanti. “Anche le modalità – spiega Aodi – sono cambiate. Ora l’accoglienza, chiamiamola così, in Libia è curata da personaggi spietati che conducono i migranti in centri di raccolta, veri e propri luoghi di detenzione che si trovano anche in aree distanti dai porti di partenza. Quando arriva il momento, vengono trasferiti sui barconi. Con la violenza più brutale. Sono obbligati a partire anche quando le condizioni del mare non lo consentono, a salire sulle barche anche se sono feriti o malati”.
La stabilizzazione politica è la precondizione di qualunque intervento efficace. La Co-mai ha preso posizione da tempo contro l’immigrazione irregolare. Ritiene che la situazione possa essere messa sotto controllo soltanto attraverso la stipula di accordi bilaterali, analoghi a quello già adottato con la Tunisia, tra l’Italia e i paesi di partenza. “Siamo per un’emigrazione organizzata e programmata – sottolinea Aodi – ma per arrivarci è necessario riportare la pace. E la diplomazia è l’unica strada”.
18 febbraio 2015
[ tratto dal web ]
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A NAPOLI
chi siamo e dove siamo
riferimenti
 
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IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE – A PRESTO SENTIRCI !
 
 
 
 
 
 
 
 
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

 

(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI

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