MISTERI A MOSCA CASO NEMTSOV E LA CAMPAGNA ANTIPUTIN ALTRE NEWS INTERVISTA A RAFFAELE CUTOLO REPORT FOTO COSENZA ECC.


MISTERI A  MOSCA CASO NEMTSOV E LA CAMPAGNA ANTIPUTIN ALTRE NEWS INTERVISTA A RAFFAELE CUTOLO REPORT FOTO COSENZA ECC. 

anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
scritto : 4-mar-2015 – servizio tra breve in rete
https://azimutassociazione.wordpress.com : “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.

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MISTERI A  MOSCA CASO NEMTSOV E LA CAMPAGNA ANTIPUTIN ALTRE NEWS INTERVISTA A RAFFAELE CUTOLO REPORT FOTO COSENZA ECC. 

Risultati immagini per nemtsov

[ “AZ.-NEWS” : 5 MARZO 2015 ]
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IN QUESTO NUMERO [ DAL WEB ] INTERVISTA A RAFFAELE CUTOLO
[ per leggere tutto – vai al termine del servizio ]
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 PRIMO PIANO
…l’uccisione di BORIS NEMTSOV… – “CASO MATTEOTTI” DOCET 

IL COMMENTO  – LA “SCALETTA” SI RIPETE

[ Editoriale  2 marzo ’15 ( replica ) per leggere tutto vedi:oltre ]

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  • A Mosca i funerali di Nemtsov, impedito l’accesso ai non...

( tratto  dal web )

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L’oppositore Boris Nemtsov e’ stato ucciso per volere di Vladimir Putin. Lo denuncia sul suo sito internet, Alexiei Navalni, il nemico numero uno del Cremlino. “Ritengo – ha scritto Navalni – che Nemtsov sia stato ucciso dai servizi segreti o da un’organizzazione pro-governativa su ordine delle autorià politiche del Paese (incluso Putin)”. Si sono conclusi al cimitero Troyekurovskoyei i funerali dell’oppositore Boris Nemtsov, ucciso venerdi’ sera con quattro colpi di pistola alle spalle vicino al Cremlino. Per l’ultimo saluto erano presenti, oltre all’anziana madre, l’ex moglie e i figli, anche l’ex premier Mikhail Kasianov, il deputato indipendente Dmitri Gudkov – entrambi passati all’opposizione – Ilia Iashin (tra i leader della protesta anti Putin), il banchiere Mikhail Fridman (Alfa Bank), il sindaco di Iekaterinburg Ievgheni Roisman, Tatiana Ielstina, la figlia del defunto presidente russo Boris Ieltsin, con il marito Valentin Iumashev, ex capo dell’amministrazione del Cremlino. Erano presenti anche l’ex leader del partito liberale Iabloko, Grigori Iavlisnki, e la moglie del blogger anti Putin Alexiei Navalni, che si e’ visto negare la sospensione di 15 giorni di condanna per partecipare ai funerali. Migliaia di persone hanno reso rendere omaggio a Boris Nemtsov nella camera ardente allestita nel centro Sakharov, a Mosca, portando fiori e ceri. Come ha potuto constatare l’ANSA sul posto, sono presenti i vice premier Arkadi Dvorkovich e Serghiei Prikhodko, la portavoce del premier Dmitri Medvedev, Natalia Timakova, l’ex premier Mikhail Kasianov, ora all’opposizione, l’ambasciatore Usa John Tefft, che ha portato le condoglianze di Barack Obama. Accanto alla bara la madre di Nemtsov, l’ex moglie e i figli. La camera ardente è allestita in una sala molto semplice in mattoni con foto in bianco e nero di Nemtsov. Massiccia la presenza della polizia, la camera ardente è ‘blindata’ con metal detector all’ingresso e transenne per le file. Molti di coloro che stanno rendendo omaggio all’oppositore freddato venerdi’ notte a pochi passi dal Cremlino indossano dei nastri neri in segno di lutto o stringono un suo ritratto.I PUNTI OSCURI DELL’OMICIDIO I sommozzatori della protezione civile russa stanno ispezionando i fondali della Moscova nella zona del ponte Bolshoi Moskvoretski  alla ricerca della pistola con la quale e’ stato ucciso l’oppositore Boris Nemtsov. I sommozzatori della protezione civile russa stanno ispezionando i fondali della Moscova nella zona del ponte Bolshoi Moskvoretski – a pochi passi dal Cremlino – alla ricerca della pistola con la quale e’ stato ucciso l’oppositore Boris Nemtsov. Lo riferisce la tv Rossia 24. (AN Alle esequie è presente anche Serghiei Kirienko, ora a capo dell’agenzia nucleare russa RosAtom, e capo del governo nel 1998, ai tempi di Eltsin. Negli ultimi 15 minuti i famigliari di Boris Nemtsov sono stati lasciati soli nella camera ardente per un momento di raccoglimento. Tra le persone che hanno reso omaggio alla vittima, anche Naina, la vedova dell’ex presidente Ieltsin – di cui Nemtsov fu considerato il delfino per un certo periodo, e la figlia Tatiana, l’ex zar delle privatizzazioni degli anni ’90 Anatoli Ciubais, l’ex ministro liberale delle finanze Alexiei Kudrin, l’oligarca ed ex candidato presidenziale Mikhail Prokhorov con la sorella Irina, l’ex premier britannico John Major. Sul posto anche il ministro dell’agricoltura Nikolai Fiodorov. IL MURO DI MOSCA AGLI STRANIERI – Mosca ha eretto un “muro” per bloccare gli ingressi in Russia e limitare così la partecipazione di personaggi non russi ai funerali di Boris Nemtsov. “E’ una chiara violazione dei principi di base”, ha detto Maja Kocijancic, portavoce dell’alto rappresentante Federica Mogherini, commentando il respingimento dell’eurodeputata lettone e vicepresidente del gruppo Ppe, Sandra Kalniete, e di altre personalità tra le quali il presidente del Senato polacco, Bogdan Borusewic. Intanto ha lasciato la Russia alla volta dell’Ucraina Anna Duritskaya, la giovane modella ucraina e compagna di Nemtsov, che era con lkui al momento dell’agguato. “Non so da dove sia sbucato l’assassino. E’ successo alle mie spalle”m ha detto la giovane donna alla tv indipendente Dozhd  “Quando mi sono girata – ha detto Anna, 23 anni, mostrandosi a tratti spaurita durante l’intervista – ho visto solo un’auto bianca, ma non la marca, né la targa e neanche ho visto l’assassino entrare nella vettura”. La giovane donna ha poi aggiunto di non aver notato se qualcuno li pedinasse. La modella ha poi escluso la gelosia tra gli ipotetici moventi dell’uccisione del suo compagno. In un’altra intervista la ragazza ha manifestato il sospetto che la polizia possa sottoporla al test della macchina della verità: “Così mi hanno detto gli investigatori”, ha aggiunto la donna. Ma il suo legale, Vladimir Prokhorov, pare aver più tardi escluso tale ipotesi.

IL TIMORE DI KOCH: “Ho paura di essere il prossimo”. Così Alfred Koch, vicepremier durante l’era Ieltsin e amico di Boris Nemtsov, alla Bild, spiega di sentirsi minacciato dopo l’omicidio del leader dell’opposizione russa. Koch, racconta che l’anno scorso organizzò un incontro segreto in Baviera contro Putin al quale parteciparono Nemtsov e altri ex esponenti politici oggi all’opposizione. E Koch parla di un’altra morte sospetta.

E nove partecipanti al corteo di domenica scorsa in memoria di Boris Nemtsov sono stati condannati a pene detentive da otto a 15 giorni per aver disobbedito a ordini della polizia e per aver esibito “simboli nazisti”

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LA NOSTRA OPINIONE [ “…QUESTO FILM L’ABBIAMO GIA’ VISTO…” ]
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“AZIMUT” IL PRESIDENTE Arturo Stenio Vuono
I contenuti dell’intervento, a cura de “Il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale” ( vedi : sotto) che, come sempre, pubblichiamo integralmente – per un confronto sempre necessario – questa volta ci portano a dire il “non è farina del loro sacco”; piuttosto si tratta della solita velina di propaganda che falsa, completamente, la realtà. Rientra, purtroppo – per Loro -, nell’irresponsabile filone di coloro che vorrebbero riportare indietro le lancette della Storia. Ben determinati circoli internazionali del “divide et impera”, da qualche anno, operano per provocare una dissociazione della Russia dal G8 e dalla linea di coesistente intesa con la Nato – a scopo esclusivamente difensivo – nonchè per costituire una sorta di enclave ucraina anti Putin. Notoriamente questa strategia, disgregatrice, com’è noto, non aveva avuto modo di realizzarsi all’interno di quella nazione, e con i tentativi di esportarvi la linea delle cosiddette “primavere arabe”, e con il fomentare le opposizioni che sono risultate sempre più perdenti; che l’Europa, con un solo linguaggio – dall’atlantico agli Urali – , linea per la quale aveva avuto un ruolo principe la politica estera dei governi di centrodestra dell’Italia, non piace alle arcinote egemonie dominanti e, in primis, alle consorterie finanziarie ed Usa. D’altronde, com’è facile comprendere, Putin viene descritto come un satrapo proprio, invece, in ragione del consenso, democratico e popolare – sempre più ampio -, che resta difficile azzerare; e il premier russo, l’incodomo di turno, presentato  come l’interventore e l’aggressore nel mentre che, all’incontrario, ha mostrato  grande moderazione – almeno a tutt’oggi – con molta saggezza e misure minime di legittima risposta. Le opposizioni in Russia, in verità, non trovano grande spazio a motivo della loro collocazione antinazionale, una funzione di ventriloquo di tesi esterne che sono ostili al premier, e non perchè ne siano conculcati i propri diritti. L’ultimo capitolo dell’uccisione di BORIS NEMTSOV, detto come il maggiore oppositore alla politica di Putin ma – a tutt’oggi – con scarsissimo risultato, infatti,  di certo – quindi – npn può essere ad opera degli amici di Putin e, semmai, oggettivamente, potrà – eventualmente  – rafforzare esclusivamente i suoi nemici interni, chiaramente alleati con quelli esterni. I lettori e visitatori, oggi, trovano una documentazione sul precedente storico,  a riguardo dell’uccisione del depurato socialista Giacomo Matteotti, che per certi versi, e  per certi aspetti, mostra singolari analogie con l’odierna vicenda russa; com’è noto il cadavere di Matteotti fu gettato ai piedi di Mussolini per chiudere ogni dialogo. Come d’uso, non temendo il confronto, pubblichiamo anche i link che sostengono una tesi opposta. Per noi, comunque sia, ai lettori e visitatori tutti lecito farsi – in merito – una propria idea, LA “SCALETTA” SI RIPETE !  “CASO MATTEOTTI” DOCET – [ “AZ.”- NEWS” : 2 MARZO 2015 ]
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UNA TRAGEDIA RUSSA: L’ASSASSINIO DI BORIS NEMTSOV
Sab, 28 Feb 2015 00
CSSEO <info@csseo.org>
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info@csseo.org

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UNA TRAGEDIA RUSSA: L’ASSASSINIO DI BORIS NEMTSOV

Boris Nemtsov era nato a Sochi il 9 ottobre 1959. È stato assassinato ieri notte a Mosca, poco dopo la mezzanotte, a pochi metri dal Cremlino di Putin, uno dei luoghi maggiormente presidiati di tutta la Russia, sul ponte che attraversa la Moscova.Secondo la ricostruzione diffusa su Twitter da Yurii Barmin, amico e compagno di lotte politiche di Nemtsov, una o più persone sono scese da un’autovettura e l’hanno assassinato con quattro colpi alla schiena.Deciso e coerente oppositore del regime di Putin, era stato più volte fermato e condotto in stazioni della milizia al termine delle manifestazioni democratiche cui aveva partecipato. Aveva dato alle stampe diversi libri. In uno di questi denunciava le ricchezze occulte di Putin e della sua cerchia. In italiano sono stati pubblicati “L’inafferrabile Russia. Confessioni di un ribelle” (Spirali, 2008) e “Disastro Putin. Libertà e democrazia in Russia” (Spirali, 2009), recensiti da Alessandro Vitale (http://aisseco.org/wp-content/uploads/2010/09/Recens.-Nemtsov.pdf).Nemtsov aveva denunciato senza mezzi termini la guerra di aggressione di Putin all’Ucraina: prima l’Anschluss della Crimea e poi la successiva aggressione alle regioni orientali di quello stato. Per questo il suo volto era pubblicato — a indicare anche visivamente il nemico da colpire — nei manifesti che segnalavano i “traditori della patria” affissi dai putinisti nelle grandi città della Russia.Suonano grottesche le condoglianze di Putin alla famiglia, rese note dal suo portavoce Dmitrii Peskov, e come sempre inquietante e minacciosa la promessa del vozhd’ del Cremlino di occuparsi personalmente dell’indagine. Possiamo essere facili profeti nell’immaginare cosa accadrà. Senza ritegno il Cremlino dice che si tratta di una provocazione… Certo, la CIA, i fascisti banderisti, L’Unione Europea e chissà chi altro… o magari omini verdi senza mostrine… A distanza di troppi anni ancora nulla sappiamo delle esercitazioni degli agenti dell’FSB con sacchi di esogeno messi negli scantinati di un grande condominio a Ryazan’… Domani, 1 marzo, Boris Nemtsov avrebbe dovuto essere alla testa della Marcia di Primavera, organizzata dagli oppositori del regime. Sarà invece pianto e commemorato. Quella che doveva essere la Marcia di Primavera diventerà invece diventerà la sua (politica) cerimonia funebre. Il suo assassinio non può che emozionare tutte le persone che hanno a cuore il destino e il futuro di quel paese, oggi impegnato a portare la guerra nel cuore dell’Europa, avvantaggiato dall’immorale inerzia predominante nelle classi dirigenti di molti, troppi, stati della nostra Europa. Già. La guerra nel cuore dell’Europa. Per alcuni qualcosa di impensabile fino a poco tempo fa (nulla ha insegnato la guerra di agosto 2008 contro la Georgia che ha staccato da quel paese Abkhazia e Ossetia: un paio di mesi e il commesso viaggiatore Sarkozy anticipava il “reset” di Obama, vendendo al Cremlino le Mistral… E l’integrità territoriale della Georgia? Futilità…). Per altri una realtà che non si vuole affrontare (quanti uomini di stato usano circonlocuzioni invece di chiamare “guerra” la guerra… E coloro che squallidamente invitano a tenere conto degli “interessi” della Russia in Ucraina… Ma non è uno stato l’Ucraina?). Viviamo tempi cupi, che non possono evocare quelli vissuti alla fine degli anni Trenta. A Monaco gli stati democratici tollerarono la cancellazione della Cecoslovacchia. Quasi tutti applaudirono quel momento come il prevalere della pace sulla guerra (sia gli uomini di stato che l’opinione pubblica). La voce di Winston Churchill si staccò dal coro: “The nation had to choose between shame and war. We have chosen shame. We shall get the war as well”. La nazione doveva scegliere fra la vergogna e la guerra. Abbiamo scelto la vergogna. Ma avremo anche la guerra. Non possiamo non chiederci se oggi se non siamo in vista di una nuova Monaco sull’Ucraina. Vent’anni fa Boris Nemtsov era considerato la speranza e il volto della nuova Russia. Uno degli esponenti più brillanti della generazione che avrebbe dovuto traghettare il paese fuori dalle macerie materiali e morali del comunismo. Fisico di formazione, a 25 anni aveva brillantemente conseguito un dottorato in fisica e matematica, iniziando a lavorare all’Istituto di ricerca di radiofisica di Gor’kii. La sua attività professionale lo spinse a occuparsi della tragedia di Chernobyl’. Dall’interesse scientifico non poté non passare a quello politico, organizzando un movimento di protesta contro la costruzione di una centrale nucleare nella sua regione. Nel 1990 venne eletto al Soviet Supremo della Russia, dove si avvicina a Boris El’tsin. Nel dicembre 1991, governatore dell’oblast’ di Nizhnii Novgorod (l’ex Gor’kii), attua un ampio programma di riforme (un vero “laboratorio”) mirante alla creazione di un libero mercato che si tradusse in una significativa crescita economica della regione. Il successo gli fornì la necessaria “spinta” politica per emergere sulla scena nazionale: nel dicembre 1993 venne eletto al Consiglio della Federazione Russa e nel marzo 1997 assunse l’incarico di primo vice primo ministro della Federazione Russa, con lo specifico incarico di riformare il settore energetico. La sua carriera politica al vertice del potere russo declina nell’agosto 1998: la crisi economica porta alle sue dimissioni. Viene nominato nuovamente vice primo ministro, ma è l’ultima fiammata della sua permanenza al potere. L’ancora oggi misteriosa ascesa di Putin (un mediocre agente del KGB posto nella “riserva” al suo rientro in patria dalla DDR in giovane età: ovvero un fallimento) costituisce l’inizio di una sua nuova vita politica: quella dell’oppositore (in realtà aveva già iniziato prima: nel 1997 si era opposto alla guerra di El’tsin in Cecenia, raccogliendo un milione di firme). Di Putin è stato un oppositore democratico e coerente. Nel 2013 aveva denunciato la corruzione e le ruberie che avevano accompagnato gli ingenti fondi stanziati per i giochi olimpici invernali di Sochi: un oltraggio e un “bidone”. Di recente aveva espresso pubblicamente il suo timore di essere in pericolo per la rigorosa opposizione della guerra di Putin in Ucraina. Intervistato lo scorso 10 febbraio aveva affermato: “Ho paura che Putin voglia uccidermi” (sobesednik.ru). Nemtsov preoccupava il Cremlino perché stava per pubblicare un un dossier sulla presenza delle truppe russe in Ucraina. Stava per rivelare prove sulla guerra di aggressione della Russia in Ucraina: “The smoking gun”, insomma. Si era anche molto occupato delle risorse energetiche della Russia, del gas e del petrolio, della corruzione in questo settore, degli illeciti arricchimenti della cerchia di Putin, e dell’uso politico della leva energetica attuato dal Cremlino (pensiamo a Yukos, a Hermitage Capital Management — e all’assassinio in carcere di Sergei Magnitskii, che ha portato all’adozione bipartisan da parte di Camera e Senato di Washington del “Magnitsky Act”). Fra qualche mese Boris Nemstov avrebbe anche dovuto partecipare a un convegno che stiamo organizzando… Il suo assassinio ricorda quello di altre figure scomode per il regime, prima fra tutte la giornalista Anna Politkovskaya. Ma anche di Aleksandr Litvinenko, del citato Magnitskii e di altri.Boris Nemtsov ci mancherà, come mancherà a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della democrazia in Russia.

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DOPO IL NOSTRO SERVIZIO DEL 2 MARZO U.S. 

SU STAMPA LIBERA – http://www.stampalibera.com 

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NEMTSOV: IL MATTEOTTI DI PUTIN?
Galoppini Enrico | 04-03-2015
Catagoria: EsteriFREE

Quella del morto ammazzato da addebitare sulla coscienza dell’uomo che regge le redini di una nazione è una tattica che in Italia conosciamo bene. Perché l’immagine dell’imbarazzante cadavere “gettato tra i piedi” fu usata proprio da Benito Mussolini

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VINCENZO MANNELLO ( DA CATANIA )
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——– Original Message ——–

Subject: Isis,”dea” Maggioni e censura sgradita
Date: Mon, 2 Mar 2015 15:23:30 +0100
From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
To:        ( . . . )


“Sia fatta la mia volontà”…questo ha sancito la direttrice di Rainews Monica Maggioni annunciando al mondo intero la volontà di censurare ,sulla emittente di stato italiana, video e comunicati di provenienza dello Stato Islamico od Isis che dir si voglia. Ha trovato eco internazionale la sua esibizione televisiva sia perché ha di certo sancito quella che era già la linea della Rai  in proposito e pure in quanto,obiettivamente,la quasi totalità dei media occidentali (di stato o meno) la stessa strada hanno intrapreso o contano di farlo a breve. Provvedimento necessario ,sostiene più o meno la Maggioni, per la cruentezza delle esecuzioni protagoniste principali delle efferatezze dell’Isis e per non fare propaganda di fatto all’arruolamento di giovani occidentali attratti dalla sceneggiatura dei video. Cito la Maggioni ma,ovviamente,vale per tutti i media che hanno assunto la decisione di censurare video e documenti dell’Isis  tenendo però presente una distinzione : tra chi rappresenta una informazione “privata” e quanti si fregiano del titolo di operatori del “servizio pubblico”. I primi li metto da parte : ognuno può (a mio modesto parere) scrivere,citare,commentare  ed addirittura manipolare come meglio crede tutte le notizie che vuole. Saranno i lettori,gli ascoltatori od i telespettatori a rendersi conto che qualcosa non quadra nelle informazioni che ricevono ed a cercarne altre.  Non mancano ad oggi le possibilità date dalla rete che offre una vastissima opportunità di informazione pluralista consentendo pure,con un poco di applicazione, di avere notizia di trasmissioni radiotelevisive da tutti gli angoli del globo. Diverso il discorso per quanti si fregino del fare “servizio pubblico” con obbligo di canone per legge di stato. In quel caso il giornalista “deve” offrire alla intera platea di cittadini-contribuenti la totalità della informazione disponibile,possibilmente senza interferenze manipolatrici. Saranno,saremo noi stessi a decidere cosa   sia sgradevole,pericoloso,eccessivo o quant’altro…se vederlo,ascoltarlo o meno.  Non può e non deve essere una Maggioni  di turno a decidere cosa possa o meno turbare e se Isis si combatta come dice lei o come la pensano altri. La signora Maggioni cerchi di estrinsecare la propria professionalità al servizio dei cittadini-utenti convincendosi che gli stessi sono,siamo in grado di esercitare le proprie facoltà intellettive senza bisogno di tutela…: le dee del teleschermo, nel pubblico,non credo siano opportune !!


Grazie per l’attenzione.
Vincenzo Mannello

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ATTUALITA’ E ALTRE NEWS – LINK

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SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE
RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
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——– Original Message ——–

Subject: I: LA GIUSTIZIA NEGATA
Date: Mon, 2 Mar 2015 13:03:36 +0100 (CET)
From: “longolegal@libero.it” <longolegal@libero.it>
To:  ( . . . )


—-Messaggio originale—-
Da: longolegal@libero.it
Data: 2-mar-2015 13.03
A:  ( . . . )
Ogg: LA GIUSTIZIA NEGATA

http://www.lulu.com/shop/edoardo-longo/la-giustizia-negata/paperback/product-22020958.html

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SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE
EVENTI – INVITO
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——– Original Message ——–

Subject: 4 marzo – La Cina di Mao Zedong e la Guerra Fredda
Date: Mon, 02 Mar 2015 20:38:30 +0100
From: CSSEO <info@csseo.org>
To: destinatari nscosti:;
Reply-To: info@csseo.org


INVITO

 

LA CINA DI MAO E LA GUERRA FREDDA

 

Mercoledì 4 marzo 2015, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale organizza l’incontro-dibattito “La Cina di Mao e la Guerra fredda”. Intervengono Fernando Orlandi, Paolo Rosa e Riccardo Scartezzini. Introduce Massimo Libardi.

 

 

“Un sesto del mondo è socialista” titolava un libro di Hewlett Johnson pubblicato nel 1946 da Einaudi. Qualche anno dopo, l’1 ottobre 1949 Mao Zedong, dal rostro della Tian’anmen proclamava la Repubblica Popolare Cinese. La correlazione delle forze sulla scena internazionale era decisamente mutata a favore del blocco sovietico. La Guerra Fredda, che aveva vissuto un pericoloso riscaldamento con la Crisi di Berlino del 1948 conosceva un surriscaldamento alla metà del 1950, quando le truppe della Corea del nord attaccarono la Corea del sud. La scelta di campo, da comunista, Mao l’aveva fatta da tempo: la Cina pendeva dalla parte di Mosca. E nei mesi a cavallo della proclamazione della “nuova Cina” i segnali furono evidenti: quando all’inizio di novembre le truppe comuniste presero Mudken (Shenyang) il console americano Angus Ward venne di fatto imprigionato nella sua sede diplomatica (e stesso destino subirono console e personale britannico e francese). Nel successivo aprile venne cannoneggiata la britannica Amethyst. Erano segnali inequivocabili della rigida postura assunta dal Partito comunista cinese.Tutti gli occidentali dovevano lasciare il paese e nel settembre 1950 un italiano divenne la vittima esemplare: accusati di un inesistente attentato a Mao vennero arrestati Antonio Riva, Monsignor Tarcisio Martina, Henry Vetch, Walter Genthner, Ryuchi Yamaguchi e alcuni altri. Un anno dopo Antonio Riva e Ryuchi Yamaguchi furono condannati a morte e immediatamente giustiziati. Ai restanti pene detentive. Quando in Corea l’aggressore ebbe la peggio i cinesi intervennero massicciamente: sostennero che si trattava di “volontari”, in realtà erano le truppe regolari dell’Esercito. La posizione della “nuova Cina” nella Guerra Fredda fu chiara. Ma le cose iniziarono a mutare dopo il 1956, quando Nikita Khrushchev presentò al Ventesimo congresso del PCUS il cosiddetto “rapporto segreto” e diede il via a una certa destalinizzazione. Emersero i contrasti tra i due capi del comunismo internazionale che poi si intensificarono, pur rimanendo segreti. Divennero pubblici nella primavera 1960: in poco tempo si scatenò un’aspra polemica che scombussolò il movimento comunista internazionale. Anche in Italia si costituirono prima alcune organizzazioni maoiste e poi un partito legato a Pechino.Quando si chiudono gli anni Sessanta Mosca e Pechino sono ai ferri corti. Nel 1969 ci furono aspre battaglie (oggi sappiamo che gli scontri furono assai più gravi di quello che un tempo si ritenne) per il possesso di una isola al confine tra i due stati (Zhenbao per i cinesi, Damanskii per i russi).Pechino denunciava il “socialimperialismo sovietico” e Washington iniziò ad attivarsi con i viaggi segreti di Henry Kissinger. La “diplomazia del ping pong” condusse per un certo periodo di tempo ad una alleanza di fatto tra quelli che prima erano nemici irriducibili. Ribaltate le alleanze, l’Unione Sovietica iniziò a militarizzare la Siberia, trasferendo ingenti truppe (sottratte al fronte europeo) e istallando di missili SS-20 puntati sulla Cina.Si tratta di una vicenda storica estremamente ricca e interessante che ancora oggi il pubblico italiano conosce solo in modo assai parziale e frammentario.Nella dimensione dei rapporti con l’Europa, offre motivi di riflessione il recente volume “La Cina di Mao, l’Italia e l’Europa negli anni della Guerra fredda”, curato da Carla Meneguzzi Rostagni e Guido Samarani (Il Mulino, 2014, pp. 325, € 27,00). Cinque dei saggi, in particolare, affrontano vicende dei rapporti con l’Italia, dalla diplomazia, al ruolo dell’ENI di Enrico Mattei, alle vicende delle organizzazioni frontiste: il Centro studi per le relazioni economiche e culturali con la Cina e la successiva Associazione Italia-Cina.“Sulla via del Catai” è la rivista del Centro Studi Martino Martini. Pubblicata a Trento, in diversi suoi fascicoli ha affrontato le questi dei rapporti tra Cina, Italia e Europa.Il Centro Studi Martino Martini svolge e incoraggia attività di studio, di ricerca e di documentazione sulla cultura, la storia, e la realtà sociale ed economica della Cina, operando in connessione con l’Università di Trento e in collaborazione con altri atenei e istituti europei e cinesi.Intervengono su questi temi Fernando Orlandi, Paolo Rosa e Riccardo Scartezzini, nell’incontro-dibattito “La Cina di Mao e la Guerra Fredda”, organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale, che si terrà a Trento, mercoledì 4 marzo, nella “Sala degli affreschi” della Biblioteca comunale (Via Roma 55). In occasione dell’incontro-dibattito verranno messe in mostra alcune rare pubblicazioni (in alcuni casi si tratta dell’unica copia accessibile in originale fuori dalla Cina): raccolte di testi inediti di Mao Zedong, libri a “circolazione interna”, circolari interne del partito e pubblicazioni della cosiddetta Rivoluzione culturale. Di seguito le copertine di alcuni volumi che raccolgono testi inediti di Mao Zedong, pubblicati dalle organizzazioni delle Guardie rosse negli anni della Rivoluzione culturale.

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PAPA FRANCESCO A NAPOLI [ IL PROGRAMMA ]
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Massimo Iaquinangelo
Massimo Iaquinangelo 4 marzo 12.00.05
Agenzia Nova | Primo piano | Napoli: il programma della visita di Papa Francesco del 21 marzo

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Agenzia di notizie, analisi e rassegne della stampa internazionale. Oltre 400 lanci al giorno sull’a…


 

Napoli: il programma della visita di Papa Francesco del 21 marzo

Napoli, 03 mar 13:53 – (Agenzia Nova)- La sala stampa della Santa Sede ha comunicato oggi il programma ufficiale della visita che Papa Francesco farà a Pompei e Napoli sabato 21 marzo. Ore 7 Partenza in elicottero dall’eliporto del Vaticano. Ore 8 Atterraggio nell’ “Area Meeting” del Santuario di Pompei. Ore 8:15 Preghiera del Pontefice all’interno del Santuario. Trasferimento in elicottero a Napoli. Ore 9 Atterraggio nel campo sportivo comunale di Scampia. Ore 9:30 incontro con la popolazione del rione e con diverse categorie sociali in Piazza Giovanni Paolo II. Discorso del Papa. Ore 11 messa in Piazza Plebiscito. Omelia del Pontefice. Ore 13 Visita alla Casa Circondariale “Giuseppe Salvia” a Poggioreale e pranzo con una rappresentanza dei detenuti. Parole del Santo Padre. Ore 15 Venerazione delle Reliquie di San Gennaro e incontro con il clero, i religiosi e i diaconi permanenti nel Duomo. Discorso del Papa. Ore 16:15 Incontro con gli ammalati nella basilica del Gesù Nuovo. Parole del Pontefice. Ore 17 Incontro con i giovani sul Lungomare Caracciolo. Discorso del Papa. Ore 18:15 Partenza in elicottero dalla Stazione Marittima di Napoli. Ore 19 Arrivo all’eliporto del Vaticano. 

 
 
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TESTIAMO GLI UMORI DEL POPOLO DI FACEBOOK
 
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[ UNO TRA I TANTI CITTADINI INDIGNATI ]

QUANDO POI DICONO CHE UNO DIVENTA RAZZISTA. Ieri, mi è capitato di prendere il tram linea 1 per fare ritorno a casa. A via Poggioreale Napoli salgono due addetti al controllo. Consegno in visione il mio biglietto, tutto regolare, poi passano avanti chiedendolo ad altri passeggeri. Alcuni erano in regola ed altri no. Quando ho visto che elevavano verbale ad un passeggero italiano ho chiesto perchè non avevano fatto lo stesso con un uomo di color

Altro.

 
e che continuava a starsene comodamente seduto bevendo una birra.

 

e che continuava a starsene comodamente seduto bevendo una birra. La risposta è stata che non potevano elevare la contravvenzione perchè costoro sono sforniti di documenti e sono indigenti. Di rimando, li ho invitati che si adoperassero a farlo alzare e far cedere il posto ad una anziana signora. Non avendo ricevuto risposta preso dalla rabbia ho chiesto con modi gentili, come è mio costume comportamentale, se poteva alzarsi e cedere il posto alla signora. Sapete come si è rivolto? “Senti razzista di m…., agitando minaccioso la bottiglia di birra, io conosco i miei diritti che mi sono stati riconosciuti dal tuo governo e se parli ancora ti faccio arrestare” In quel momento i miei occhi si sono annebbiati e con rabbia gli ho detto: senti brutta bestia nera se non ti alzi ti spacco il muso e poi mi recherò con le mie gambe dalla polizia, hai capito? Alzati!!. Si è alzato ed è sceso in piazza Garibaldi. Quello che voglio evidenziare da questa sconcertante vicenda è che ho assistito a una passiva partecipazione da parte dei passeggeri pervasi da una spaventosa rassegnazione. Quasi a dire: ma tanto è tutto inutile, oramai sono loro i privilegiati e noi siamo sottomessi. E, NO!! IO NON CI STO’. Nonostante i miei 79 anni mi ribello e non consentirò mai di essere sopraffatto e nè prevaricato da queste luride bestiacce. NON ERO RAZZISTA. ORA, LO SONO. Se qualcuno vuole denunciarmi, lo faccia pure, lo autorizzo: Tanto, ME NE FREGO!!!!!!!
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SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE
ma con qualche osservazione
 
CHE “IL FASCISMO RIENTRASSE NEL TEMPO DEL MALE ASSOLUTO…”NON HA MAI AVUTO, IN VERITA’, SALVO QUANTO DETTO DA FINI MOLTO DOPO FIUGGI, NESSUNA RILEVANZA O CONDIVISIONE IN ALLEANZA NAZIONALE: E CON IL LIVORE NON SI COSTRUISCE ALCUNA ALTERNATIVA NEL MENTRE LA DIASPORA DELLA DESTRA E’ SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI… [ “AZIMUT” ]
Stenio Bove ha commentato questo elemento.

Raffaele Bruno ha condiviso la foto di Giuseppe Catalano

TUTTI QUELLI CHE AL CONGRESSO DI FIUGGI RIMASERO CON QUESTO VERME E NON SEGUIRONO PINO RAUTI SI VERGOGNINO!

"VAI A MORI' AMMAZZATO"

VAI A MORI’ AMMAZZATO


ZELANTI AI QUALI NON PIACE IL “PRIMA GLI ITALIANI”...[ vedi : sotto ]

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L’apartheid del sindaco della Calabria

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Con l’ordinanza del sindaco di Cirò Marina, in provincia di Crotone, che ha chiesto alla polizia municipale di allontanare gli extracomunitari dagli esercizi commerciali del suo paese, siamo davanti ad un caso di vera e propria apartheid italiana che ha innescato una inquietante e insensata caccia allo straniero. Il sindaco Roberto Siciliani, dopo che a due bam­bini ita­liani di una scuola del paese è stata riscon­trata la scab­bia, ha puntato il dito contro il centro di accoglienza per minori stranieri non accompagnati presente nel suo territorio, specificando anche che bisogna evitare che gli extracomunitari possano girovagare liberamente per le strade per chiedere questue o altro. Non è accettabile che un uomo delle istituzioni, in barba alla costituzione e al buonsenso, vieti alle persone la libera circolazione per la città.Per questo ho depositato una interrogazione parlamentare affinché il Governo prenda i necessari provvedimenti in modo che una cosa del genere non accada più.

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ATTUALITA’ E ALTRE NEWS – LINK
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massimovuono@libero.it
4-mar-2015 <azimutassociazione@libero.it>
Oggi: da messaggi “postati” su facebook – LINK

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REPORT FOTO DALLE CALABRIE [ COSENZA ]

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Erano gli anni “60 alla soglia dell’agognato diploma e fummo fortunati ad essere portati in gita fuori dall’Italia : qui siamo a Norimberga in una birreria e di questi compagni di vita e di studio qualcuno , oggi , manca all’appello.

"Erano gli anni "60 alla soglia dell'agognato diploma e fummo fortunati ad essere portati in gita fuori dall'Italia : qui siamo a Norimberga in una birreria e di questi compagni di vita e di studio qualcuno , oggi ,  manca all'appello."
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  • Enzo Giannetti Che bei tempi….oggi non avremmo mai visto una foto con studenti in gita in giacca e cravatta….altro stile erano i nostri tempi. Ercole vedo dai miei ricordi fisionomisti che avevamo amici in comune i nomi si sono persi nella mia memoria come la naturalità delle vicissitudini umane..
  • Salvatore Padula Franco Braiotta!!!!!!! lo ricordo benissimo, era molto bravo in matematica e non solo
  • Salvatore Padula oltre che futuri Geometri c’erano ancxhe futuri ragionieri e quella birreria era a Monaco dove capitai anche di recente sempre spinto dalla nostalgia degli anni passati.

 

foto di Stenio Vuono.
STENIO VUONO – IO E ANDREA
 
 
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ITALIA IN MOVIMENTO – LINK ( da messaggio “postato” su facebook ]
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In piazza sono entrati per ultimi. Non era voluto, ma il risultato è stato un ingresso di forte impatto scenografico: un corteo di oltre cinquemila persone, fitto di bandiere,…
SECOLODITALIA.IT|DI ANNAMARIA GRAVINO


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SEGNALAZIONE [ DA MESSAGGIO “POSTATO” SU FACEBOOK ]
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Giorgio Varano e Angelo Pisani hanno condiviso un link.
Da Parma, dove è detenuto al 41 bis, l’ex boss della Camorra accusa: “I miei segreti fanno tremare tutti. Chi è al comando oggi è
REPUBBLICA.IT
  • ‪#‎Cutolo‬, l’unico criminale che è riuscito a piegare lo stato. Non a caso è in cella da 53 anni (record assoluto in Italia). Non a caso stranamente la sorella è stata “latitante” nel suo paese, nella sua casa, per anni. Non a caso De André gli dedico una canzone. Non a caso lo stato ha ancora paura di lui.

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  • Marco Spinellinon a caso dice sempre che parla ma poi non parla, non sarà che non avrebbe nulla da dire al di la di commistioni con la politica risalenti a decenni fa?
    8 h · Mi piace · 3
  • Angela LaguaragnellaMagari parlasse….anche se molti di quei politici, da lui piazzati al Parlamento, sono ormai morti!
    8 h · Mi piace · 1
    • Marco SpinelliAppunto, come se qualcuno si scandalizzerebbe a sapere di commistioni associazioni a delinquere e politica/Stato.
      7 h · Mi piace · 2
    • Arturo Stenio Vuono
      Scrivi un commento…
  • Che schifo di sistema ……

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L’INTERVISTA – PARLA RAFFAELE CUTOLO
[ tratto dal web ]
 
“…Pago e pagherò fino alla fine. Ma non sono un pericolo. Sarei pericoloso se parlassi, ma non ce l’hanno fatta a farmi diventare un jukebox a gettone: il pentito va a gettone. Parla e guadagna. Un ulteriore oltraggio alla memoria delle vittime”
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Raffaele Cutolo: "Io, sepolto vivo in una cella. Se esco e parlo crolla il Parlamento"

PARMA – “Se parlo ballano le scrivanie di mezzo Parlamento”. Dopo trent’anni? “Molti di quelli che stanno adesso ce li hanno messi quelli di allora, venivano a pregarmi”. Non indossa più pantofole con le iniziali ricamate. “Per dignità non mi sono mai venduto ai magistrati. Se la sono legata al dito e hanno buttato la chiave”. Essendo sepolto vivo, Cutolo non ha un volto né un corpo. Puoi solo immaginarlo per come lo descrivono.


La moglie, Immacolata Iacone, tecnicamente “vedova”, e l’avvocato avellinese Gaetano Aufiero. Sono gli unici, oltre alla figlia Denise, che vedono “don Raffaè”. Gli unici autorizzati, degli altri parenti non si vede più nessuno. “Al mio difensore ho chiesto di non venire più. Non ho più carichi pendenti, il mio saldo con la giustizia è in pari. E il 41 bis ho smesso di impugnarlo, tanto è inutile” dice rinserrato nella sua dimensione post-crepuscolare Raffaele Cutolo detto ‘o professore.


Parla con Repubblica attraverso la moglie e il legale. Adesso è a Parma. Tredicesimo carcere della sua vita. Tredici come gli ergastoli. “Non vedo nessuno e nessuno mi vede. Soltanto mia moglie e mia figlia, un’ora ogni due mesi perché non hanno soldi per salire una volta al mese”. Denise che è nata con l’inseminazione artificiale, “l’unica concessione che ho avuto dallo Stato”. Ha lo stesso sguardo mobile e scaltro del padre, a Carnevale ha pattinato sul ghiaccio a Ottaviano vestita da Principessa delle nevi e adesso che ha 7 anni capisce. “All’ultimo colloquio, dieci giorni fa, mi chiede “papà ma tu stai in una gabbia?”. Mia moglie la prende in braccio: “Papà è qui perché deve insegnare agli altri a non fare gli sbagli che ha fatto lui”. Ma è sveglia. “Papà, non eri qui perché avevi fatto male a una persona? Non le puoi chiedere scusa e venire a casa?” Le dico, forse sbagliando, “questa persona è morta””. Fosse soltanto una. E vai a spiegarle che nessuna se ne è andata inciampando, cadendo e battendo la testa.


Mezzo secolo e tre anni di “gabbia”, 74 all’anagrafe, record italiano di lungodegenza carceraria. Il “Professore di Ottaviano” che comandava e distribuiva croci e terrore, e lo Stato lo combatteva e intanto lo accreditava. “Mi hanno usato e gonfiato il petto, da Cirillo a Moro che, a differenza del primo, hanno voluto morto e infatti mi ordinano di non intervenire: leva ‘e mani (togliti di mezzo, ndr) mi disse Vincenzo Casillo (il suo braccio destro, detto ‘o Nirone, ucciso a Roma il 29 gennaio 1983, ndr). Poi mi hanno tumulato vivo. Sanno che se parlo cade lo Stato”. Misteri italiani. Segreti italiani. A Parma ci sono anche Riina, Bagarella, il “Nero” Massimo Carminati. E Dell’Utri. Cutolo è invisibile. Da primo rigo sull’indice della letteratura camorristica a caso da antropologia di laboratorio. “Anche un albero che non dà più frutti serve sempre  –  lascia galleggiare le parole Cutolo, figlio di contadini e poi Criminale d’Italia a cui Fabrizio De André dedicò versi da epica brigantesca in Don Raffaè  –  Lo lasci lì l’albero secco, può fare legna”. Più della botanica la condizione unica di Cutolo  –  51 anni in cella a parte un anno di latitanza tra ’77 e ’78 dopo la fuga dal manicomio giudiziario di Sant’Eframo, 36 anni in isolamento totale (dall’82 e quindi dieci anni prima del 41 bis), un numero imprecisato di omicidi commissionati e nove assoluzioni negli ultimi nove anni  –  , fa venire in mente la gabbia di Ivan Pavlov. Il Nobel russo per la medicina, quello degli esperimenti sul cane: stimolo neurologico, riflesso condizionato. “Mi è talmente entrata sotto pelle questa condizione di defunto in vita che ormai non mi va nemmeno più che la gente mi veda. Ai processi rinuncio alla videoconferenza”. Autoisolamento indotto. “Salto anche l’ora d’aria. Se per respirare un’ora devo farmi perquisire e sottopormi a controlli umilianti, preferisco stare in cella.


Allo Stato servo così. Pensano sia ancora legato alla camorra. Ma quale camorra?”. La Nco di Cutolo era diventata pre-Sistema, anti Stato. “Pagina chiusa dal 1983, quando ho sposato Tina nel carcere dell’Asinara (presente un giovane Luigi Pagano, oggi vice capo del Dap). Pago e pagherò fino alla fine. Ma non sono un pericolo. Sarei pericoloso se parlassi, ma non ce l’hanno fatta a farmi diventare un jukebox a gettone: il pentito va a gettone. Parla e guadagna. Un ulteriore oltraggio alla memoria delle vittime”. Se lo contendevano negli anni d’oro Cutolo, quando sempre dal carcere, a cavallo tra 70 e 80 guidava il suo esercito di 7 mila affiliati nella guerra sanguinaria (persa) contro la Nuova Famiglia. E anche dopo, nell’81. Mezza Dc gli chiede di far liberare l’assessore regionale napoletano all’edilizia Ciro Cirillo, uomo di Antonio Gava sequestrato dalle Br. Sulla trattativa tra servizi segreti, Cutolo e brigatisti  –  accertata nel ’93 da un’ordinanza del giudice istruttore Carlo Alemi  –  l’ex boss ha detto e non detto. “È stata la prima trattativa Stato-mafia. Forse anche la mia vera condanna”. In cella ha quattro fotografie: due papi  –  Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II  –  quella della madre, e una della moglie Immacolata con la figlia. “Ho una telecamera puntata sul gabinetto. Non posso avere in cella più di tre paia di calzini e mutande. Vorrei mi spiegassero il senso. Ho sempre tenuto a essere in ordine. Sono figlio di contadini ma la cura di sé è importante. La insegnavo ai miei uomini”.


Casillo, Alfonso Rosanova il “santista”, Pasquale Barra ‘o animal, il boia delle celle morto due giorni fa. “È una forma di rispetto essere sempre impeccabili: ho ammirato Andreotti. Testimoniai per lui al processo Pecorelli. Nemmeno un grazie, ci sono rimasto male. Alcuni suoi colleghi mi mandavano gli auguri a Natale. Tutti parolai i politici. L’ultimo che ho stimato è stato Berlusconi”. Più magro, capelli bianchi, stessi occhiali, un disturbo alle mani che ha fiaccato l’indole grafomane: basta poesie. La retorica del boss istruito e ispirato. “Pazzo intelligente”, si descrisse con ghigno sardonico al microfono di Enzo Biagi. Il primo raptus criminale: “24 settembre ’63, otto colpi di revolver contro Mario Viscito, giovane ottavianese come me. Una rissa, mi parte la testa. Ventiquattro anni. Ne avevo 22”. Autonoleggiatore abusivo, soprannome Rafele ‘e Monaco in quanto figlio di Giuseppe Cutolo, detto ‘o Monaco per la sua religiosità. “Volevo rifondare il Regno di Napoli. Uno Stato sociale indipendente dove chiunque potesse avere da mangiare”. 


In una lettera recente l’ha chiamata in un modo ancora più paradossale: “La mia rivoluzione”. “Ho smesso di essere personaggio. L’idea della dimenticanza non mi dispiace, vorrei solo che questo avvenisse nel rispetto della dignità di un uomo”. Ragiona l’avvocato Aufiero: “Il 41 bis è una misura che si applica a chi è pericoloso e ancora collegato alla criminalità organizzata. Come si può ritenere ancora pericoloso un uomo che è dentro da mezzo secolo, in isolamento da 36 e che ha commesso l’ultimo reato 34 anni fa?”. Curiosità nella monotonia sepolcrale della vita ergastolana: la staffetta con Bernardo Provenzano. “Ci scambiano le celle. Va via lui arrivo io. Vado via io arriva lui”. Ha una frase mantra, Cutolo. “Mi sono pentito davanti a Dio ma non davanti agli uomini”. Aggiunge. “Non ho imperi, non esistono più i cutoliani. Cutolo è morto. Resuscita per un’ora solo quando viene sua figlia e gli da una carezza”. Se n’è appena andato Pasquale Barra, il suo boia di fiducia. Anche il primo a tradirlo: “Ognuno fa le sue scelte. Barra ha avuto un’infanzia difficile. Ma ha rovinato il povero Tortora. Che Enzo Tortora era innocente lo dissi da subito. Chiesi ai magistrati di essere interrogato. Non mi vollero nemmeno sentire”
 
 
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

 

(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI

( FINE )

 
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