MAQUILLAGE COSTITUZIONE ARRIVA LA DEMOCRATURA GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE E ALTRE NOTIZIE


MAQUILLAGE COSTITUZIONE ARRIVA  LA DEMOCRATURA GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE E ALTRE NOTIZIE

   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
  
Associazione Azimut, Naples, Italy.

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UNA BUONA LETTURA !


anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
scritto : 10-mar-2015
tra breve in rete : “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

Oggi : MAQUILLAGE COSTITUZIONE ARRIVA  LA DEMOCRATURA GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE E ALTRE NOTIZIE
 [ “AZ.”- 11.03.’15 ]
 
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( tratto dal web ) – 

10-mar-2015 
“AZ.” – VEDREMO – ORA – COS’ALTRO SI INVENTERANNO…..
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MAQUILLAGE COSTITUZIONE ARRIVA  LA DEMOCRATURA…..
 
L’ARGOMENTO NON CI INTERESSA….
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( tratto dal web ) 

– 

10-mar-2015 

Riforme: voto finale alla Camera. Clima di tensione – Diretta

In corso la seduta per il voto finale sul ddl riforme costituzionali. Sinistra Pd per il sì. FI si spacca, Lega e Sel voteranno no. Il M5S sull’Aventino

CommentaDal Titolo V al nuovo Senato: cosa cambia
CommentaM5S: nel governo ma vogliamo ministero

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OGGI
GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE
[ ALBERONI – FELTRI – OSTELLINO – 
per leggere tutto vedi : oltre ]
 
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PRIMO PIANO – LO SCUDISCIO DI LEHNER
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——– Original Message ——–

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Subject: Lehner: Putin meglio di Obama
Date: Mon, 9 Mar 2015 13:40:29 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:         ( . . .  )  


Sarà pure imbarazzante ammetterlo, ma onestà intellettuale impone di dire che Putin in politica estera ha sempre avuto ragione e Obama sempre torto marcio. Putin non plaudì alle primavere arabe, appoggiò da subito Bashar al-Assad, denunziò l’aggressione alla Libia e l’efferato omicidio di Gheddafi. 
E sì, Gheddafi fu brutalmente assassinato e con lui l’intera Libia. 
Obama, di contro,  ha cercato di annientare la laicità in Egitto, Tunisia, Algeria, riuscendoci in Turchia; ha sdoganato la Cuba dei gulag, l’Iran dei pasdaran, i fratelli musulmani; dalle sue strategie ecco la recrudescenza del fondamentalismo, nonché la barbarie iconoclasta e criminale dell’Isis.
Insomma, Obama, non cattivo ma politicamente idiota, porta il peso di centinaia di migliaia di vittime innocenti. 
Per un Occidente non in ginocchio e non al tramonto, ce ne sarebbe abbastanza per spedire Obama davanti l’ International Criminal Court.
 
Giancarlo Lehner
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LA STORIA

NEL PROSSIMO NUMERO : LUIGI FILOSA – IL “FASCISTA ANTIFASCISTA”……
 
 
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Al via piano Qe, Bankitalia compra titoli italiani per 130 miliardi

L’IMPOVERIMENTO DEL BELPAESE !
 
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SOTTO GLI OCCHI VIGILI DEL MAX ADVISOR

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PRIMATO DELLA POLITICA ADIEU !
 
TANTO PER RINFRESCARE LA MEMORIA…FATTI PASSATI E RECENTI….
LE “COMBINATE” DI RENZISPOT & RENZISCOOP
SUSSIDIATO DAL “COMANDANTE PADOAN”…
 
ARTICOLI RECENTI
anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
scritto : 8-mar-2015 
tra breve in rete : “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

Oggi: MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE 

DI SOLITA ARIA FRITTA – 
CSSEO LAOGAI STORIAINRETE
[ “AZ.” – 9 MARZO 2015 ]
 
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IN COPERTINA
 

Piange un 78enne sorpreso a rubare mortadella: « Ho fame e non ho soldi »

CRONACAmercoledì, 28, maggio, 2014anziano

29 magg – Quando si è visto scoperto, è scoppiato in un pianto a dirotto: « Ho rubato perché ho fame e non ho i soldi ». Un atteggiamento quello di un anziano 78enne di Torre Annunziata (Napoli) sorpreso dai carabinieri della stazione Capoluogo di Torre del Greco a rubare tre confezioni di mortadella, che ha commosso gli stessi militari dell’Arma, il proprietario di un supermercato di via Nazionale a Torre del Greco e i clienti presenti.

Crisi: Allarme anziani, arrivano in ospedale malnutriti

Così è scattata una gara di solidarietà per aiutare l’anziano: i carabinieri hanno deciso di pagare le tre confezioni di insaccato, il titolare del market dove è avvenuto il furto non ha presentato denuncia e gli altri presenti hanno improvvisato una colletta per l’acquisto di altri prodotti alimentari e generi di prima necessità. mattino napoli

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Placido Di Falco e Ornella Zagami hanno condiviso un link.
E mentre Renzi dichiara:”Meno tasse,siamo in ripresa,più lavoro”,il popolo si calma e il governo ci prepara la “supposta”.Aumento ASSURDO dell’ iva al…
JEDASUPPORT.ALTERVISTA.ORG

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iva aumento

(Foto : lonesto.it)

E mentre Renzi dichiara:”Meno tasse,siamo in ripresa,più lavoro”,il popolo si calma e il governo ci prepara la “supposta”.Aumento ASSURDO dell’ iva al 25,5%.

E’ questa la strategia renziana della comunicazione,re Giorgio (e non di certo il popolo italiano) stavolta ha avuto l’accortezza di scegliere uno che ha la “faccia tosta” di dichiarare l’esatto contrario di quello che accade realmente….Renzi è utile per placare il popolo…

Il Governo ha appena incassato il primo via libera alla legge di Stabilità che ora passerà al Senato per l’ultima approvazione. I deputati hanno lasciato invariata la struttura del testo di legge, che è stato piuttosto ritoccato dallo stesso Governo. Quest’ultimo, per allinearsi alle osservazioni formulate dall’Unione Europea, ha introdotto durante l’esame in Commissione Bilancio di Montecitorio misure aggiuntive per circa 4,5 miliardi riducendo così dal 2,9 al 2,6% l’indebitamento netto per il 2015. Una manovra da oltre 32 miliardi che alla fine produrrà misure espansive con un peggioramento dei saldi per 5,9 miliardi.  ( . . . )

[da messaggio “postato2 su facebook -per leggere tutto clicca testo – link vedi : sopra]
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LE “COMBINATE” DI RENZISPOT & RENZISCOOP
SUSSIDIATO DAL “COMANDANTE PADOAN”…
 
L’IMPOVERIMENTO DEL BELPAESE !
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[ TRATTO DA “IL GIORNALE DI MILANO” ]
 

Doppia mazzata sulle imprese Pagare le tasse costa 7.500 euro

È la spesa annuale stimata da ImpresaLavoro per divincolarsi nella giungla dei tributi

Antonio Signorini – Dom, 08/03/2015 – 08:16

Tasse che non accennano a diminuire. A partire dalla Local tax, che il governo si appresta a varare senza fare risparmiare un centesimo ai cittadini.

Poi, tasse che servono ad alimentare una macchina burocratica che a sua volta fa sprecare tempo e denaro a chi crea ricchezza per il paese.

Il centro studi ImpresaLavoro ha calcolato che essere in regola con il fisco costa carissimo ai cittadini italiani. Un’azienda media spende 7.559 euro all’anno per sbrogliare le complicazioni burocratiche del fisco. Un macchina alimentata dalle stesse tasse e che contribuisce a rendere il paese più povero

Caso unico in Europa. Solo da noi un’azienda deve dedicare in media 269 ore di lavoro all’anno per preparare, compilare e pagare i moduli relativi alle imposte sul lavoro, sul valore aggiunto e sui redditi di impresa. Lavoro dei dipendenti sottratto all’attività produttiva. Il Paese più vicino al nostro in termini di tributo al grande fratello fiscale è la Germania con 218 ore. In Francia il fisco richiede solo 137 ore all’anno. Segno che anche una burocrazia mastodontica come quella dell’Esagono, non grava necessariamente sui cittadini.

Ci battono solo la Bulgaria, l’Ungheria e la Repubblica Ceca, dove però il costo del lavoro è molto più basso del nostro e quindi la perdita per le imprese è ridotta.

Di inversioni di rotta in vista non ce ne sono. Il 730 precompilato è ancora da testare. E la giungla di tributi è sempre quella. Per non parlare di un alleggerimento della pressione fiscale.

La Local tax è nata come semplificazione e come riduzione delle imposte locali. Ma in pochi ci credono. «Innanzitutto cerchiamo di introdurla, poi vedremo di fissarla perché sia conveniente per tutti», ha spiegato ieri il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Tradotto, la nuova imposta locale che sostituirà Imu, Tasi e Tari non farà risparmiare nessuno.

Sarà l’ennesimo cambio di nome per le tasse che gravano sul mattone. Sigla diversa, stessi salassi. Per eventuali tagli alle imposte più odiate dagli italiani non resterà che aspettare tempi migliori, tanto che associazioni come Confedilizia si stanno battendo per l’invarianza di gettito. Cioè per evitare un ulteriore stangata (la terza ondata di aumenti di imposte sulla casa dopo quelle di Monti e di Letta). Ipotesi per nulla scontata visto che ieri, proprio Confedilizia, grande sponsor della Local tax, ha cambiato idea e ha chiesto al governo di fermarsi.

«Se la Local tax si limiterà solo a rendere più facilmente pagabile lo stesso gravame impositivo, è forse meglio passare oltre», ha spiegato il presidente Corrado Sforza Fogliani. «Gli italiani, per passare da un incubo alla speranza, hanno bisogno di un alleviamento, non di una conferma sia pure indiretta dell’attuale peso di imposte sulle loro case».

La prospettiva è invece quella di fare passare in un’ «unica» soluzione 26 miliardi di euro direttamente nelle casse dei Comuni italiani, ha calcolato ieri la Cgia di Mestre. Sono quelli di Imu e Tasi (21,1 miliardi di euro), dell’addizionale comunale Irpef (4,1 miliardi di euro), dell’imposta sulla pubblicità (426 milioni di euro), della tassa sull’occupazione degli spazi e aree pubbliche (218 milioni di euro), dell’imposta di soggiorno (105 milioni di euro) e dell’imposta di scopo (14 milioni di euro). Cambieranno nome, ma le cifre resteranno quelle. Sempre che non aumentino.

 
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SULLA << SVOLTA >> DI BERLUSCONI
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[da messaggio “postato” su facebook ]
 

BERLUSCONI SANCISCE LO STRAPPO CON RENZI
L’Huffington Post 08/03/2015

“Martedì votando contro la riforma: diremo no all’arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è Stato capace di cambiare il Paese”. Lo afferma Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la kermesse in corso a Bari per il lancio ufficiale della campagna elettorale di Schittulli.”Io sono convinto che occorra lavorare tutti insieme per invertire la rotta. Occorre ridurre le tasse per famiglie e imprese, occorre sburocratizzare, occorre offrire lavoro ai nostri giovani, insieme tutti abbiamo un passato di buon governo che dobbiamo rivendicare. Riforma della giustizia, del fisco e della burocrazia: dobbiamo partire da qui. Ne abbiamo la necessità”, ha ribadito. “Le riforme che abbiamo fatto nel 2005 sono state cancellate dalla sinistra attraverso un referendum”.

“Ci si candida anche per tornare a guidare il paese che ora sta peggio rispetto a quando siamo stati costretti alle dimissioni nel 2011”, ha concluso. “Oggi a palazzo Chigi abbiamo un governo presieduto da un segretario di partito non eletto dai cittadini, che ha promesso tanto e realizzato poco. Avevamo davvero creduto che si potesse trovare un accordo con senso di responsabilità per mettere fine a un ventennio di guerra civile strisciante – ha aggiunto – per poter fare delle riforme importanti ma purtroppo non è andata così. Ma oggi possiamo dire a testa alta che non siamo stati noi a tradire. Per loro, per la sinistra, dialogare significa imporre i loro interessi di partito e la loro visione del mondo”.///

LA MIA OPINIONE

A breve sapremo di quali panni vesta il Cavaliere. Dopo le sdolcinatezze insopportabili del Nazareno, che hanno sciolto come neve al sole milioni di consensi azzurri, si cerca di mettere una toppa. La situazione è peggiore di quanto si possa immaginare.

Oggi, Giampaolo Pansa ha così scritto su Libero:

(…) “SIAMO GIÀ DI FRONTE A UNA DEMOCRAZIA DIMEZZATA. UNA CONDIZIONE CHE PUÒ SOLTANTO PEGGIORARE. PER UNA CIRCOSTANZA CHE STA SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. IL MODELLO CREMLINO, OVVERO IL RENZISMO NELLA VERSIONE PIÙ DURA, NON HA OPPOSITORI.
LA DESTRA E LA SINISTRA MOSTRANO LE STESSE PULSIONI SUICIDE. ALL’INTERNO DEI LORO FORTINI SEMPRE PIÙ FRAGILI, SI INSULTANO, SI COMBATTONO, SI DISTRUGGONO. LA LORO STUPIDITÀ RASENTA IL TRADIMENTO. SONO LE QUINTE COLONNE DEL GENERALISSIMO CALATO IN ARMI DA FIRENZE. NON S’ILLUDANO: DENTRO PALAZZO CHIGI È GIÀ PRONTO IL MATTATOIO DOVE VERRANNO DECAPITATE.”

Ecco cosa dovrebbero temere i vari personaggi che, a sinistra e a destra, con i loro inopinati atteggiamenti, sono soltanto prigionieri della loro miope visione autodistruttiva.

guglielmo donnini

"BERLUSCONI SANCISCE LO STRAPPO CON RENZIL'Huffington Post 08/03/2015"Martedì votando contro la riforma: diremo no all'arroganza e alla prepotenza di un Pd che non è Stato capace di cambiare il Paese". Lo afferma Silvio Berlusconi in collegamento telefonico con la kermesse in corso a Bari per il lancio ufficiale della campagna elettorale di Schittulli."Io sono convinto che occorra lavorare tutti insieme per invertire la rotta. Occorre ridurre le tasse per famiglie e imprese, occorre sburocratizzare, occorre offrire lavoro ai nostri giovani, insieme tutti abbiamo un passato di buon governo che dobbiamo rivendicare. Riforma della giustizia, del fisco e della burocrazia: dobbiamo partire da qui. Ne abbiamo la necessità", ha ribadito. "Le riforme che abbiamo fatto nel 2005 sono state cancellate dalla sinistra attraverso un referendum"."Ci si candida anche per tornare a guidare il paese che ora sta peggio rispetto a quando siamo stati costretti alle dimissioni nel 2011", ha concluso. "Oggi a palazzo Chigi abbiamo un governo presieduto da un segretario di partito non eletto dai cittadini, che ha promesso tanto e realizzato poco. Avevamo davvero creduto che si potesse trovare un accordo con senso di responsabilità per mettere fine a un ventennio di guerra civile strisciante - ha aggiunto - per poter fare delle riforme importanti ma purtroppo non è andata così. Ma oggi possiamo dire a testa alta che non siamo stati noi a tradire. Per loro, per la sinistra, dialogare significa imporre i loro interessi di partito e la loro visione del mondo".///LA MIA OPINIONE A breve sapremo di quali panni vesta il Cavaliere. Dopo le sdolcinatezze insopportabili del Nazareno, che hanno sciolto come neve al sole milioni di consensi azzurri, si cerca di mettere una toppa. La situazione è peggiore di quanto si possa immaginare. Oggi, Giampaolo Pansa ha così scritto su Libero:(...) "SIAMO GIÀ DI FRONTE A UNA DEMOCRAZIA DIMEZZATA. UNA CONDIZIONE CHE PUÒ SOLTANTO PEGGIORARE. PER UNA CIRCOSTANZA CHE STA SOTTO GLI OCCHI DI TUTTI. IL MODELLO CREMLINO, OVVERO IL RENZISMO NELLA VERSIONE PIÙ DURA, NON HA OPPOSITORI.LA DESTRA E LA SINISTRA MOSTRANO LE STESSE PULSIONI SUICIDE. ALL'INTERNO DEI LORO FORTINI SEMPRE PIÙ FRAGILI, SI INSULTANO, SI COMBATTONO, SI DISTRUGGONO. LA LORO STUPIDITÀ RASENTA IL TRADIMENTO. SONO LE QUINTE COLONNE DEL GENERALISSIMO CALATO IN ARMI DA FIRENZE. NON S'ILLUDANO: DENTRO PALAZZO CHIGI È GIÀ PRONTO IL MATTATOIO DOVE VERRANNO DECAPITATE." .Ecco cosa dovrebbero temere i vari personaggi che, a sinistra e a destra, con i loro inopinati atteggiamenti, sono soltanto prigionieri della loro miope visione autodistruttiva.guglielmo donnini"
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IN QUESTO NUMERO – LA STORIA
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“…finché la mia stella brillò, io bastavo per tutti; ora che si spegne, tutti non basterebbero per me. Io andrò dove il destino mi vorrà, perché ho fatto quello che il destino mi dettò..”
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“I fascisti che rimarranno fedeli ai principi, dovranno essere dei cittadini esemplari. Essi dovranno rispettare le leggi che il popolo vorrà darsi e cooperare lealmente con le autorità legittimamente costituite per aiutarle a rimarginare, nel più breve tempo possibile, le ferite della Patria”
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“..Stalin è seduto sopra una montagna di ossa umane. E’ male? Io non mi pento di aver fatto tutto il bene che ho potuto anche agli avversari, anche ai nemici, che complottavano contro la mia vita”

 
[ BENITO MUSSOLINI ]
IN QUESTO NUMERO – LA STORIA
Parlo con Bruno[ PER LEGGERE TUTTO – VEDI : OLTRE ]
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MEMENTO – SUL NOSTRO SUD
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LINK – da messaggio “postato” su facebook
Placido Di Falco ha condiviso un link.
Il processo di Unità di Italia ha visto come protagonisti una sfilza di uomini più o meno celebri, i cosiddetti padri del Risorgimento. Dal nord al sud Italia ogni…
ILTALEBANO.COM
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GLI ARGOMENTI DEL GIORNO . GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE
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GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE
[ ALBERONI – FELTRI – OSTELLINO – per leggere tutto vedi : sotto ]
 
 

La maleducazione del tele-educatore

Il premier vuole riformare la Rai per sottrarla al controllo dei partiti. Una buona idea, viziata però da un abbaglio culturale

Piero Ostellino – Dom, 08/03/2015 – 15:33

Matteo Renzi dice di voler riformare la Rai per sottrarla al controllo dei partiti. Sarebbe una buona idea – che segnerebbe davvero una svolta epocale rispetto alla Prima e alla Seconda Repubblica, le quali non erano propriamente democrazie parlamentari, come detta la Costituzione, ma partitocrazie che legiferavano al posto del Parlamento e governavano al posto del governo: coalizioni di partiti che lottizzavano Parlamento e governo – se non fosse viziata da un abbaglio culturale.

Assegnando all’informazione (della Rai riformata) una funzione pedagogico-formativa nell’Italia da riformare, Renzi rivela di volerne sottrarre il controllo ai partiti per trasferirlo al governo. Poiché il governo avrebbe contemporaneamente il monopolio dell’informazione (Rai) e della violenza (legale) sarebbe un salto dalla padella (dei partiti) alla brace (del governo). Non un gran passo avanti nella riforma, nella modernizzazione e nella democratizzazione del Paese promesse da Renzi. Forse, di qualche utilità per il presidente del Consiglio; non una garanzia per i cittadini. Non voglio neppure pensare che, nella circostanza, il capo del governo abbia manifestato tendenze autoritarie. Voglio semplicemente segnalare che se Renzi avesse letto Hayek, non sarebbe probabilmente incorso nell’infortunio.

La tesi di Hayek è semplice. Ogni autoritarismo e ogni totalitarismo nascono, si sviluppano e si distinguono per la pretesa di avere il monopolio della conoscenza, di essere i soli a sapere che cosa sia e occorra fare per realizzare il Bene comune. Da tale pretesa si sviluppa la convinzione che occorra «educare» i cittadini e che chiunque abbia un’idea diversa sia un nemico da combattere e da eliminare. È dalla pluralità di principi e valori – dalla loro «dispersione», secondo Hayek – e dal loro costante confronto, che, secondo il pensiero liberale, nascono, si sviluppano e sono garantite le libertà nella democrazia moderna. È nella pretesa di monopolizzare e centralizzare la conoscenza che l’assolutismo individua, e trova, il proprio fondamento etico. La democrazia è, prima di tutto, per Hayek, una questione gnoseologica che diventa un fatto istituzionale proprio sulla base di una questione gnoseologica. Sotto il profilo teoretico, questa idea di democrazia l’ha sviluppata I. Berlin; da noi, l’aveva sostenuta Luigi Einaudi, che vedeva nella competizione, e persino nel conflitto fra convinzioni differenti, il terreno sul quale si sviluppava la democrazia liberale; la pretesa di concentrare la conoscenza in una sola persona, o in un solo ente, hanno sostenuto Berlin, Hayek e Einaudi, porta automaticamente alla tirannia.

Non voglio neppure insinuare che il capo del governo abbia manifestato, ancorché indirettamente, una qualche intenzione autoritaria dalla quale peraltro non è del tutto esente; tanto meno credo ce la farà a riformare la Rai e a trasformarla in una sorta di Minculpop renzian-democratico. Il ragazzotto fiorentino è solo culturalmente uno sprovveduto, che spesso, nel lodevole entusiasmo di fare, e di fare in fretta, finisce col farsi male da solo. È ciò che è accaduto con le improvvide dichiarazioni sulla Rai. Suggerirei di non prenderle troppo sul serio. Provvederanno i partiti in Parlamento a scongiurare anche solo la parvenza di una dittatura…

piero.ostellino@ilgiornale.it

[ articolo precedente ]
 

Renzi si prende la Rai: «Anche per decreto» Poi minimizza sull’Isis

Alla presentazione della riforma dell’istruzione: «Da sola non basta serve una nuova rete pubblica». Sui terroristi: «No alle esagerazioni»

Redazione – Lun, 23/02/2015 – 07:00

«La riforma della scuola da sola non basta è solo l’inizio del percorso: senza la riforma della Rai come straordinario motore identitario del paese noi non siamo nelle condizioni di fare alcun investimento sull’aspetto educativo».

Ecco la visione di Matteo Renzi: un progetto di ristrutturazione del sistema educativo e della comunicazione per costruire l’identità di un nuovo italiano. Nella kermesse del Pd dedicata alla Buona Scuola il premier promette di cancellare il precariato, abbattere la dispersione scolastica con nuovi percorsi formativi, arricchire le conoscenze dei ragazzi sul fronte della musica e dell’arte. Ma nel suo racconto affabulatorio ricco di promesse che dovranno poi reggere l’impatto con la realtà si delinea un piano concretissimo che è quello di sopire attraverso la conquista del consenso qualsiasi contraddittorio. Nello stesso modo in cui viene messa a tacere la contestazione di un gruppetto di insegnanti precari e di studenti che non condividono l’entusiasmo della folla plaudente, liquidati come «quelli che hanno bloccato l’Italia per 20 anni e che vogliono che resti sempre la stessa e così ci uccidono». La sostanza, afferma lo stesso Renzi, è che «si ascolta tutti» ma poi si decide e a decidere è lui e anche in modo veloce. Per la scuola si ricorre ad un decreto che potrebbe essere scelto come strumento anche per la riforma Rai sulla quale si comincerà a lavorare a marzo. Sull’uso della decretazione d’urgenza anche quando non ci sono ragioni obiettive per privilegiarla la polemica è già stata sollevata in diverse occasioni. Ma le critiche non fermano il premier. Non quelle del presidente della Camera, Laura Boldrini, sul Jobs Act liquidate da Renzi, intervistato durante In mezz’Ora da Lucia Annunziata, come «un problema suo non nostro» visto che dovrebbe «essere l’arbitro dei giochi parlamentari».

Sulla politica estera Renzi spera di riuscire a riportare la Russia al tavolo della comunità internazionale anche se per compiere questo passo «è necessario che Putin esca dall’Ucraina». Una stoccata anche per l’ex premier Romano Prodi. «Ho chiesto a Ban Ki-moon che l’inviato Onu potesse essere un italiano – dice Renzi – Ma la linea dell’Onu è quella di non mandare cittadini di Paesi ex colonizzatori. Il nome Prodi era solo un’ipotesi sui giornali». Il premier comunque ritiene che in Libia «in questo momento l’Isis non è così forte come vuol far credere» e dunque dice «no alle esagerazioni perché non siamo sotto attacco». Renzi si dice convinto che i terroristi non arrivino «con le zattere degli immigrati» perché sono già cittadini europei.

Il premier ha confermato che saranno due i provvedimenti per la scuola nel prossimo Consiglio dei ministri: un decreto ed una legge delega. Nel decreto arriverà la definizione delle assunzioni che non cancelleranno il precariato nonostante il concetto sia stato più volte ribadito anche ieri. Le graduatorie ad esaurimento saranno man mano svuotate a seconda del fabbisogno delle scuole quindi la situazione cambierà a livello locale. Alla fine gli aventi diritto non saranno i 148.000 annunciati ma 20/30.000 di meno. Il governo ha già fatto marcia indietro sul blocco totale degli scatti di anzianità per gli insegnanti optando per un sistema «misto» tra scatti automatici e aumenti di merito, delineando una serie di carriere per docenti che passano attraverso figure specialistiche come quelle del mentor o del tutor.

Boldrini e Grasso aprano una corsia preferenziale per il ddl in Parlamento

di Francesca Angeli

Roma

Mille interrogativi sulla riforma della Rai, una forzatura

farla per decreto

La legge Gasparri ha innovato la tv: Renzi spudorato

e solito battutista

Sono sorpreso dall’ignoranza del

premier su un tema

così importante

Il bipolarismo di invidiosi e vanitosi

In politica vince chi ha uno smisurato amor proprio e cerca di svilire gli altri

Francesco Alberoni – Dom, 08/03/2015 – 07:00

Ci sono gli invidiosi e i vanitosi, ma come si distinguono? Alla voce «vanità» il dizionario Lombardi dice: «Fatuo compiacimento di sé e delle proprie capacità e doti, reali e presunte, accompagnato da ambizione, da smodato desiderio di suscitare plauso e ammirazione». L’aggettivo «fatuo» indica un giudizio di inconsistenza, di superficialità, di cosa sciocca. Anche l’invidioso è ambizioso, ma si confronta con qualcuno che considera superiore. Si identifica con lui, lo prende a modello, vuole superarlo, pensa di riuscirci ma fallisce. Sconfitto, sta male e vorrebbe che l’altro sbagliasse. Invece l’altro ha successo e lui si rode il fegato. Allora cerca di svalutarlo, di convincere gli altri che non vale, lo critica, lo denigra, cerca di danneggiarlo. Però, mentre continua a parlarne male, oscuramente sente di ingannare se stesso. E teme che gli altri scoprano il suo inganno e lo accusino di essere un invidioso.

Invece il vanitoso riesce benissimo a ingannare se stesso. Non ha senso critico, si convince di essere superiore, si compiace del suo valore, lo ostenta, gongola. Si guarda allo specchio compiaciuto, dice tutto quello che pensa convinto di essere un grande oratore, un grande pensatore e finisce in questo modo per farsi accettare con i suoi difetti.

In un sistema che vive di televisione e di apparenza, la persona vanitosa finisce per farsi invitare a tutte le trasmissioni dove esibisce se stessa, sconcerta, stupisce e fa audience. E spesso acquista così un grande potere di influenzare l’opinione pubblica. Ma effetti ancora più pericolosi ha la vanità quando entra in politica. Molti personaggi della politica, pur non valendo niente, pur avendo la testa vuota o piena di fantasie hanno – come dice il dizionario alla voce «vanità» – un «fatuo compiacimento di sé e delle proprie capacità» che li rende invadenti, arroganti, presuntuosi. Soprattutto quelli che emergono come capi carismatici dai movimenti collettivi hanno di solito una smisurata energia e una smisurata vanità. Essi vogliono comandare e ci riescono, trascinandosi dietro la gente arrabbiata con un linguaggio truculento e facendole promesse mirabolanti.

Il linciaggio di Pansa: a sinistra era un dio a destra è un infame

Per anni i salotti di sinistra hanno acclamato Pansa come un dio. Ma da quando non dice più quello che piace loro, lo hanno relegato tra i reietti della penna

Vittorio Feltri – Dom, 08/03/2015 – 16:53

Giampaolo Pansa, noto giornalista che ha lavorato alla Stampa, al Giorno, al Corriere della Sera, alla Repubblica, all’ Espresso, al Riformista (ora è a Libero ), ha scritto un altro libro: La destra siamo noi.

Ne ha pubblicati tanti e ne ho perso il conto. Il titolo dell’ultimo fa capire subito il contenuto: pendiamo tutti da qualche parte, dipende dai momenti e dalla convenienza. Giampaolo è stato povero. Da ragazzo era molto studioso, obbediente alla famiglia e si è laureato con una tesi pubblicata da Laterza (che è un editore e non il numero delle scopate messe a segno in un sol giorno dall’autore).

Finita l’università trovò subito un posto in redazione e cominciò l’attività di cronista, quella in cui è riuscito meglio. Si è guadagnato da vivere con le virgole, ha svirgolato per anni e anni e seguita a svirgolare come un pazzo. Credo che per lui riempire fogli di parole sia come bucarsi per un drogato: non può farne a meno. Senza la «roba» nero su bianco, Pansa non campa. Se sta tre ore senza picchiettare sui tasti, va in crisi di astinenza. Il mestiere di scrivere è il peggiore. Quando ti dedichi a esso, ti ammali di una malattia grave, pensi che la tua esistenza abbia un senso solo se la racconti; altrimenti non ha significato, sei morto.

Giampaolo è stato un maestro inimitabile di giornalismo finché ha dato l’impressione di essere di sinistra, stando cioè dalla parte dei vincitori, sempre di moda. I suoi articoli sul Corriere e sulla Repubblica erano considerati gioielli, giustamente. Egli in effetti si era inventato un modo di narrare i fatti italiani e le gesta dei protagonisti talmente originale da piacere a chiunque, anche a coloro che lo invidiavano. Per lustri e lustri fu indicato al popolo come il più bravo della categoria. Poi, dato che il tempo è democratico, invecchiò e iniziarono per lui i guai. Guai si fa per dire. Poiché non era direttore (l’unica figura professionale non soggetta a licenziamento per questioni anagrafiche), fu cortesemente invitato a sloggiare dall’ Espresso , testata che fornisce a chi vi lavora il certificato di autentico progressista. Se ne andò in pensione, ma non smise di scrivere. E furono libri, uno dietro l’altro, uno più dissacrante dell’altro e, per giunta, di successo.

Il sangue dei vinti ebbe sui lettori un effetto clamoroso: quelli di destra lo apprezzarono, soddisfatti di constatare che finalmente uno scrittore dicesse il contrario rispetto alla vulgata sinistrorsa; quelli di sinistra, automaticamente, lo condannarono con una sentenza inappellabile: Pansa si è rovinato, è diventato fascista. Da quel momento, il maestro è stato collocato fra i reietti della corporazione degli scribi, espulso dall’elenco degli autori di qualità, meritevole di uscire dal club dei grandi maestri e di entrare in quello dei cattivi maestri.

I libri di Giampaolo si vendono, eccome se si vendono, ma sono giudicati dagli intelligentoni merce avariata. La vicenda di quest’uomo talentuoso e perbene è paradigmatica dell’imbecillità italiana; il tuo voto in pagella non dipende da ciò che fai, bensì dalla consorteria cui appartieni. Pansa di sinistra era un dio; Pansa di destra è una grandissima testa di cazzo.

I cittadini (non solo italiani) hanno opinioni variabili, tanto è vero che una volta votano di qua e un’altra di là, ma si arrogano il diritto di dare della banderuola ai giornalisti che mutano fede pur non avendone una e che si limitano a osservare la realtà con spirito laico, riferendo ciò che vedono e sentono, filtrando il tutto attraverso il proprio spirito critico. Una realtà complessa e in continuo divenire la cui valutazione non può avvenire sempre con lo stesso metro, ma necessita di costanti revisioni e aggiornamenti. Non c’è nulla di statico a questo mondo, tantomeno il cervello degli uomini che s’imbottisce quotidianamente di nuove informazioni e, perché no, suggestioni.

Pansa, che conosco da 40 anni, non è mai stato fermo nelle proprie convinzioni come un paracarro; è stato ed è un coltivatore di dubbi, disponendo di un’intelligenza superiore alla media. Quando era di sinistra aveva qualche pensiero di destra; ora che dicono sia di destra ha qualche inclinazione a sinistra e la manifesta senza ipocrisia. Non fosse che per questo, Giampaolo è da ammirare. Uno della cui onestà bisogna fidarsi. La sua prosa non è contraddittoria; è frastagliata, ricca di umori e di amori. Va accettata per quello che è: lo specchio del casino nel quale ci dibattiamo in Italia da secoli.

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IN QUESTO NUMERO – LA STORIA

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Benito Mussolini
Parlo con Bruno


© Editore Ulrico Hoepli – Milano 1942
145 pagine, prezzo 15 lire

« Aviatore di tre guerre, già volontario in Africa ed in Spagna, trasvolatore dei deserti e di oceani, più volte consacrato all’eroismo nella breve parentesi di una giovinezza audace, materiata di fede e di amore, di passione e di battaglie. È caduto al posto di combattimento con negli occhi la gioia dell’ardire, mentre effettuava un volo di prova su di un nuovo apparecchio da bombardamento a grande raggio; una delle più recenti conquiste per le nuove battaglie e per le nuove vittorie, come sanno dare solo i pionieri e gli eroi. Volendo dar maggiori glorie all’ala della Patria, le ha dato la vita»

Recita così l’elogio che accompagna la Medaglia d’Oro al Valore Aeronautico conferita a Bruno Mussolini, morto vicino a Pisa il 7 agosto 1941 a causa di una avaria al quadrimotore Piaggio108 che pilotava.

Questo libro si presenta come una lettera che il padre scrive al figlio morto, ripercorrendo le fasi della sua breve ma intensa vita.
Bruno, fin da piccolo, si è subito manifestato per la sua intelligenza e vivacità. Nato il 22 aprile del 1918 a Milano, crebbe con l’educazione tipica della gioventù del ventennio. Veniva attratto da tutto ciò che stimolava il suo spirito agonistico, soprattutto lo sport  e la velocità. A scuola aveva ottimi profitti, senza sacrificare tutto il tempo allo studio. A 10 anni sapeva già guidare una moto, a 15 un’auto; a 17 anni, prese il brevetto di volo.

La passione per il volo caratterizzò quasi tutta la sua vita: partecipò con il fratello Vittorio alla campagna d’Africa; nel ’37 operò il suo primo volo su grandi distanze nella gara Istres-Damasco-Parigi , ottenendo un ottimo risultato; nel ’38, assieme al suo equipaggio “i sorci verdi”, compie la trasvolata oceanica in tempi record e viene accolto a Rio de Janeiro da una folla di 300 mila persone. Volle sempre essere trattato e rispettato per i sui meriti e non per essere il figlio del Duce. Ricevette numerosi riconoscimenti, tra cui il Diploma alla medaglia militare spagnola per la guerra di Spagna. Ideò e realizzò il LATI (Linee aeree Transcontinentali Italiane), una linea aerea tra Italia e Brasile per il trasporto di merci e persone.
Allo scoppio della guerra, dopo qualche bombardamento aereo, si dedicò allo sviluppo dei veivoli militari fino all’incidente dove trovò la morte all’età di 23 anni.

Il libro è carico di sentimenti e stati d’animo. La voce che odiamo tra le sue righe non è quella virile ed imponente del Duce dell’Italia che parla alle folle oceaniche, bensì quella malinconica ma orgogliosa di un padre ferito dalla perdita del figlio.
Durante la lettura la mente vien spesso trasportata in una piccola stanza dove si scorge, illuminato da una candela, l’autore mentre riporta su carta le parole rivolte al figlio.

Riporto alcuni frammenti del libro:

“Persone che non ricordo mi accompagnano alla tua stanza. Tu sei là, disteso sopra un lettuccio, immobile, con la testa fasciata fino agli occhi chiusi. Le coperte ti coprono tutto sino al collo e sembri dormire. Sul tuo volto qualche macchia di sangue, ma i tuoi lineamenti sono intatti. Ti guardo, mi chino su di te, ti bacio. Non oso scoprirti! Bruno! Il mio Bruno! Brunone come ti chiamavo quando ti accarezzavo con violenza i capelli. Bruno, cos’è accaduto? Un campanello suona. Qualcuno mi dice che debbo andare al telefono. È Riccione che chiama. La madre di Bruno domanda.

         Che cosa è accaduto? Dimmi…

         Bruno è caduto dall’aeroplano stamattina. È morto. Ti mando un apparecchio. Vieni.

Mi giunge il pianto ineguagliabile di una madre, di tua madre, Bruno.”

“Tutte le volte che io ti ricevevo nella qualità di Capo, tu avevi il portamento di gregario. Questi incontri a Palazzo Venezia, in una officina, in un campo, mi davano una speciale emozione. Era un profondo duplice sentimento quello che provavo per te: mio figlio e mio soldato! Ed ero fiero dell’uno e dell’altro! “ 

“Il mio libro è finito, Bruno, ed io prendo congedo da te. Ho scritto un libro, ancora un libro, ed ora che sono giunto all’ultima pagina, uno strano pudore mi consiglierebbe di lasciarlo inedito, di non farlo circolare fra la gente, di non sottoporlo agli estranei e forse questo potrebbe essere anche il tuo desiderio, schivo com’eri della soverchia pubblicità. Ma questo libro non è un’apologia, non è un’esaltazione: è un racconto, un semplice umano racconto e come tale lo affido specialmente ai giovani perché traggano ispirazione dalla tua vita esemplare.

Il nome dei Mussolini ha avuto dal tuo vivere e dal tuo morire il sigillo di una nobiltà imperitura. Nelle molte generazioni dei Mussolini, vi è ora un giovane capitano che veramente , fascisticamente sdegnava «la vita comoda», che di tutte le attività scelse la più rischiosa, che servì in pace e in guerra l’Italia e che nell’adempimento del suo dovere di soldato morì. Tutto quello che io ho fatto o farò è nulla a paragone di quanto tu hai fatto. Una sola goccia del sangue che sgorgò dalle tue tempie lacerate e scorse sulla tua faccia impallidita, vale più di tutte le mie opere presenti, passate  future. Poiché solo il sacrificio del sangue è grande; tutto il resto è effimera materia.

Solo il sangue è spirito, solo il sangue conta nella vita degli individui e in quella dei popoli: solo il sangue dà la porpora alla gloria.”


Giacomino Timillero

 

LINK

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SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE
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—-Messaggio originale—-
Da: nino.luciani@alice.it
Data: 09/03/2015 14.48
A: <dc-dint-808x@impegnopoliticocattolici.bo.it>
Ogg: CHIARIMENTI per la riorganizzazione della DC storica

Centro studi per l’ IMPEGNO Politico dei CATTOLICI
http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/
Sede in Bologna, via Titta Ruffo 7
Prof. NINO LUCIANI, Direttore responsabile
Cell. 347 9470152, nino.luciani@alice.it

A tutti gli AMICI  della DC – DEMOCRAZIA CRISTIANA   storica

Oggetto: Risposta alla richiesta di chiarimenti, mentre e’ in corso la raccolta delle firme per convocare l’Assemblea della Associazione della DC storica di don Sturzo, De Gasperi …
Perche’ fare la domanda al Tribunale Civile di Roma ?
Per trovare il modulo per la firma: clicca su:http://www.impegnopoliticocattolici.bo.it/MODULO%20delega%20CONVOCAZIONE%20ASSEMBLEA%20DC.doc

Mentre e’ in corso la raccolta delle firme, ci pervengono delle domande…. . Ecco le risposte:
1)  Non si tratta della Assemblea dei soci della Associazione della DC, fondata da GIANNI FONTANA  nel luglio 2013 , ma della Assemblea dei  Soci della DEMOCRAZIA CRISTIANA storica di don Sturzo, De Gasperi ecc. , fondata negli anni 1943-45.
L’iniziativa di Fontana ha avuto luglio nel luglio 2013, (dopo che la Magistratura aveva annullato il XIX congresso della Dc storica del nov. 2012), per non disperdere gli entusiasmi suscitati dal Congresso.

2)   La raccolta delle firme (insieme con altri) riprende il cammino della DC storica, facendo una nuova strada: precisamente convocare l’Assemblea dei Soci della DC storica, anziche’ il Congresso.
La differenza tra il Congresso e l’Assemblea della associazione è che:
a) il Congresso è una assemblea ristretta di soci, quella eletta (in base allo statuto) nei pre-congressi preliminari (provinciali, regionali, ), che infine approdano al congresso nazionale;
b)  invece la seconda è l’assemblea di tutti i soci. In questo senso, quest’ultima è l’assemblea madre della associazione non riconosciuta DC, di cui all’art. 36 del c.c., che ha generato gli “accordi degli associati”, vale dire lo statuto che originariamente affidò al congresso, tra l’altro, il compito di modificare lo statuto, a sua volta.;
c) ATTENZIONE: non e’ una causa  legale, con spese. E’ una semplice domanda al Tribunale.

3) Perche’ il nuovo percorso ?  Il motivo che lo Statuto non e’ applicabile, come gia’ spiegato da Fontana ai giudici nelle varie cause. Il motivo era che e’ mutato il quadro storico organizzativo della DC (ad es., non esistevano più le sezioni, quali unità territoriali di base). Inoltre gli organi erano decaduti per decorso del tempo massimo ammissibile (anni 3) (art. 21); o perchè non erano stati rinnovabili (art. 172) per decorso di più di due mandati (anni 3+3).

4) Si precisa, infine, che il Tribunale competente e’ Roma, perche’ la DC aveva sede a Roma.
Questa precisazione e’ per quelli che mi domandano perché un Comitato di Bari ha organizzato la domanda al Tribunale di Bari.
Io non c’entro niente. Ognuno faccia quello che meglio crede di fare. “Se sono rose, fioriranno”.
Al tempo stesso, non abbiamo la certezza che il Tribunale di Roma dira’ SI’. Possiamo pero’ dire che, in risposta ad una uguale domanda gia’ fatta, questo Tribunale  di Roma ha scritto di raccogliere le firme, sia pure con riserva di entrare nel merito solo successivamente. Perche’ avrebbe detto di raccogliere le firme, se la domanda suddetta non avesse avuto senso ?
Cordialita’. Nino Luciani

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MESSAGGIO PRECEDENTE:
–  Ai MEMBRI DEL CONSIGLIO NAZIONALE della DC storica (sia pur annullato dalla Magistratura)
– Ad Altri,  Iscritti nell’ultimo anno di tesseramento valido  [ 1990 (?), 1991, 1992, 1993 ]
– Ad Altri , Interessati

Oggetto: domanda, al tribunale, di convocazione della assemblea dei soci della DC storica.

Carissimi AMICI “DC”  e  AMICI “della DC”,
1) un gruppo di lavoro, da me coordinato, il 12 dicembre 2014 ha messo a punto un progetto per la convocazione della assemblea dei soci della DC storica. La convocazione, in applicazione degli agli artt. 20, 21, 36 del codice civile, dovrebbe essere fatto dal Tribunale di Roma, in quanto Roma era la sede legale della DC.
Per attivare il progetto occorre fare la raccolta di un congruo numero di firme, calcolato nell’intorno di 200 firme (precisamente il 10% dell’ultimo elenco disponibile ( gia’ depositato presso il tribunale di Roma, in occasione del XIX congresso), secondo la risposta di questo tribunale di Roma, ad una precedente mia domanda).

2) Chi dovrebbe fare la raccolta delle firme ? Ci sono gia’ in campo molti volenterosi. Ritengo, tuttavia che, per senso delle istituzioni, la cosa abbia un senso se la sensibilita’ primaria (per l’evento) vive nei membri del CN-Consiglio Nazionale eletto dal XIX Congresso, e nel suo membro piu’ illustre (il segretario eletto Gianni Fontana).
Siamo bene a conoscenza che il CN e’ stato annullato dalla magistratura, ma una cosa e’ il fatto giuridico, una cosa e’ il fatto storicamente esistito, innegabile, e che ha evidenziato un grande entusiasmo del popolo DC.
Per un resoconto, con fotografie, del XIX congresso, si puo’ cliccare su:http://www.universitas.bo.it/FORUM4.htm#Congresso ).

3) Voglio chiarire il collegamento  tra il Congresso e la “Assemblea dei soci”. Il primo e’ l’assemblea di una parte dei soci, quelli che sono eletti nei vari congressi provinciali, regionali, nazionale. Invece l’Assemblea dei soci (art. 36 del codice civile) e’ l’assemblea di tutti i soci, vale dire e’ l’assemblea madre che a suo tempo fondo’  la DC e fece il primo statuto.
Ma quello statuto (e successive modificazioni da parte dei vari congressi) non e’ piu’ applicabile oggi, a causa del mutato quadro storico (ad es., non ci sono piu’ le Sezioni, da cui partire per eleggere i congressi provinciali, poi regionali, poi nazionale).
Pertanto, l’unico modo di uscirne e’ ricominciare dall’assemblea dei soci, per riportare in essa il problema della modifica dello statuto e, successivamente, quello di un congresso per la nomina degli organi dirigenziali con il nuovo statuto.
.
4) Qualcuno ha osservato che ci sono forse altri iscritti, che non sono nell’elenco disponibile, che era stato aggiornato per il XIX congresso.
Per sanare questa osservazione, nella domanda al tribunale si chiedera’ che, oltre l’invito nominativo a domicilio, ci sia l’invito per pubblici proclami, in modo da invitare tutti gli eventuali aventi diritto.

5) A questo punto  torno al problema materiale per la raccolta delle firme.
a) Faccio appello, in primo luogo, ai membri del Consiglio Nazionale della DC, eletti nel XIX congresso.
b) Poi faccio appello a tutti gli amici DC comparsi in questi ultimi due anni.
Per  semplificare la raccolta, il Gruppo di lavoro ha predisposto un modulo, in cui si da’  la delega ad alcuni “amici”, situati nei vari punti del territorio nazionale.
Vi allego il modulo per la delega.

6) Chiarisco che, pur se non obbligatorio, le firme andrebbero autenticate, e per fare questo ci sono due modi (per non spendere soldi ricorrendo ad un notaio):
a) Farsi fare l’autenticazione  dal Comune di residenza, allegando la fotocopia della carta d’identita’ e la fotocopia del tesserino sanitario (per  il codice fiscale);
b)  oppure, organizzare una riunione con piu’ persone, e fare un verbale firmato dal presidente e dal segretario della riunione. Questo ha valore di autenticazione.
Gli interessati sono pregati di scrivermi per la richiesta del MODULO, gia’ predisposto dal Gruppo di lavoro.

Per chiarimenti, gli amici DC interessati a saperne di piu’, possono scrivermi o telefonarmi.
Cordialita’. Nino Luciani

 
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[da messaggi “postati”su facebook ]
 
GLI ARGOMENTI DEL GIORNO 
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Alessio Romano e Enzo Moscariello hanno condiviso un link.
Studio di Sky, domenica sera, ore 22,40Ilaria D’Amico: “E adesso colleghiamoci con Napoli, dove dovrebbe esserci Benitez con il nostro Ugolini”.Massimo…
ILNAPOLISTA.IT
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    • Maurizio Bertolotto ma scusate ma perchè non utilizzate la modalità altra del telecomando, è stupendo sentire i rumori dello stadio
    • Arturo Stenio Vuono
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Piero Cafasso e Antonio Mazzone hanno commentato questo elemento.

Piero Cafasso ha condiviso una foto sul diario di Antonio Mazzone.
"MOBILITARSI PER IL CUCU' DI VENEZIANI?Tutto, vi prego, ma non Marcello Veneziani nei panni del martire per la libertà di stampa e della vittima di un'epurazione dettata da ragioni politico-ideologiche. Nella sua carriera - vestendo i panni dell'intellettuale di destra sempre lontano dalla politica di destra, in realtà ad essa organicissimo in tutte le sue possibii varianti ed espressioni - ha avuto incarichi in Rai e contratti editoriali con la Mondadori, direzioni di giornali e collaborazioni ben retribuite con le principali testate giornalistiche d'area. E ogni volta che ha lasciato un posto per un altro, cosa che capita nel suo mestiere, ha recitato la parte di quello che paga per la sua indipendenza e libertà. Gli auguro ancora una lunga carriera, ovviamente, ma per favore ci risparmi, almeno stavolta, il piagnisteo su quanto ha dovuto subire per le verità sgradevoli che avrebbe detto - peraltro buon ultimo!- su Berlusconi e sul suo declino politico.Ne seguo l'attività da molti anni. E' un teorico della comunità che si è sempre fatto (aggiungo legittimamente) gli affari propri dando prova del più sfrenato individualismo, è uno che ha voluto fare il teorico di tutte le destre possibili e immaginabili, è un brillante e piacevole divulgatore del pensiero altrui che gioca a fare il pensatore in proprio, è uno che pensa di poter essere contemporaneamente evoliano e gentiliano, nicciano e delnociano, conservatore e tradizionalista, letterato e saggista, nazionalista e meridionalista, storico e teorico, giornalista di costume e filosofo della storia, è uno che per un gioco di parole o un doppio senso vagamente colto darebbe via un braccio, etc. A qualcuno questo modo d'essere intellettuale piace. A me, assai poco, ma rispetto egualmente lui e i suoi affezionati lettori, alcuni dei quali vedo molto attivi in queste ore sui social network. A questi ultimi dico: lasciate perdere, per favore, gli appelli alla solidarietà e le pubbliche denunce del sopruso che avrebbe subito. Persone che in questo Paese - anche a destra - hanno dovuto pagare un prezzo per le loro idee ce ne sono state molte, nel passato e in tempi recenti (anche all'interno dello stesso 'Giornale'): Marcello Veneziani - credetemi - non è mai stato tra questi. Quella del perseguitato o dell'emarginato culturale è solo una posa con la quale ha giocato per anni, ma che alla fine, almeno ai miei occhi, è diventata francamente fastidiosa. Si consideri piuttosto fortunato - come io stesso mi considero - per aver potuto disporre di tribune d'ogni tipo sulle quali esprimersi in tutti questi anni. Gente culturalmente più capace di lui e me messi insieme non ha avuto la stessa fortuna e le medesime buone occasioni. Lo hanno cacciato dal "Giornale", come dice lui? Vorrà dire, nella peggiore delle ipotesi, che tornerà a scrivere su "Libero" o sul "Tempo", come ha fatto in passato. L'uomo ha comunque del talento e certo non resterà a spasso."

MOBILITARSI PER IL CUCU’ DI VENEZIANI?

Tutto, vi prego, ma non Marcello Veneziani nei panni del martire per la libertà di stampa e della vittima di un’epurazione dettata da ragioni politico-ideologiche. Nella sua carriera – vestendo i panni dell’intellettuale di destra sempre lontano dalla politica di destra, in realtà ad essa organicissimo in tutte le sue possibii varianti ed espressioni – ha avuto incarichi in Rai e contratti editoriali con la Mondadori, direzioni di giornali e collaborazioni ben retribuite con le principali testate giornalistiche d’area. E ogni volta che ha lasciato un posto per un altro, cosa che capita nel suo mestiere, ha recitato la parte di quello che paga per la sua indipendenza e libertà. Gli auguro ancora una lunga carriera, ovviamente, ma per favore ci risparmi, almeno stavolta, il piagnisteo su quanto ha dovuto subire per le verità sgradevoli che avrebbe detto – peraltro buon ultimo!- su Berlusconi e sul suo declino politico.

Ne seguo l’attività da molti anni. E’ un teorico della comunità che si è sempre fatto (aggiungo legittimamente) gli affari propri dando prova del più sfrenato individualismo, è uno che ha voluto fare il teorico di tutte le destre possibili e immaginabili, è un brillante e piacevole divulgatore del pensiero altrui che gioca a fare il pensatore in proprio, è uno che pensa di poter essere contemporaneamente evoliano e gentiliano, nicciano e delnociano, conservatore e tradizionalista, letterato e saggista, nazionalista e meridionalista, storico e teorico, giornalista di costume e filosofo della storia, è uno che per un gioco di parole o un doppio senso vagamente colto darebbe via un braccio, etc. A qualcuno questo modo d’essere intellettuale piace. A me, assai poco, ma rispetto egualmente lui e i suoi affezionati lettori, alcuni dei quali vedo molto attivi in queste ore sui social network. A questi ultimi dico: lasciate perdere, per favore, gli appelli alla solidarietà e le pubbliche denunce del sopruso che avrebbe subito. Persone che in questo Paese – anche a destra – hanno dovuto pagare un prezzo per le loro idee ce ne sono state molte, nel passato e in tempi recenti (anche all’interno dello stesso ‘Giornale’): Marcello Veneziani – credetemi – non è mai stato tra questi. Quella del perseguitato o dell’emarginato culturale è solo una posa con la quale ha giocato per anni, ma che alla fine, almeno ai miei occhi, è diventata francamente fastidiosa. Si consideri piuttosto fortunato – come io stesso mi considero – per aver potuto disporre di tribune d’ogni tipo sulle quali esprimersi in tutti questi anni. Gente culturalmente più capace di lui e me messi insieme non ha avuto la stessa fortuna e le medesime buone occasioni. Lo hanno cacciato dal “Giornale”, come dice lui? Vorrà dire, nella peggiore delle ipotesi, che tornerà a scrivere su “Libero” o sul “Tempo”, come ha fatto in passato. L’uomo ha comunque del talento e certo non resterà a spasso.

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  • Antonio Mazzone Caro Campi non sono d’accordo gli amici si stimano ed apprezzano per quel che sono Marcello un esempio di intellettuale che si è’formato da solo e ci ha aiutato ad amare le buone letture comprese le tue un caro saluto
  • Nazzareno Mollicone Ma questo Ciampi non era il “maitre à penser” di Fini?
  • Piero Cafasso Nell’enturage di Fini c’erano sia Alessandro Campi che Mario Ciampi, l’autore dell’articolo è Campi
  • Arturo Stenio Vuono
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Vincenzo Savarese è alla grande
9 h ·

Quest’anno a differenza degli altfi anni dove ho ringraziato alla fine della giornata i numerosi amici con risposta unica ho deciso di rispondere in contemporanea a tutti x gli auguri e ne sono tanti e vi ringrazio ma, visto che gli anni sono tanti, mi devo fermare (sono a più di 200 risposte e sono appena le 10,30). Risponderò, spero a tutti più tardi. Cmq grazie x l’affetto sincero dimostratomi.

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Non diciamo che l`8 marzo e una festa stupida ecc ecc….ancora ci sn donne che festeggiano con la propria morte…ovviamente per mano del proprio compagno….quello che nn direbbe esistere e la giornata contro la violenza sulle donne! Fortunatamente nn si puo fare di tutta l`erba un fascio ma c`e una parte del genere maschile che mi fa schifo!!!! Uomini piccoli e insignificanti che nn hanno altro che la forza fisica, alla quale si sa è difficile che una donna possa reagire o cmq avere la meglio! Bhe a questo punto io dico ammazzateli prima voi!

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foto di Dimissioni e tutti a casa.
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[ IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE ]
A PRESTO SENTIRCI – Arturo Stenio Vuono – presidente “Azimut”
UNA BUONA LETTURA E UNA BUONA DOMENICA !
Fabio Pisaniello – webm. adm. des.
il team azimut online
Ferruccio Massimo Vuono – Ufficio Stampa
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BUONA LETTURA
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FINE SERVIZIO – A PRESTO SENTICI !
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1 commento su “MAQUILLAGE COSTITUZIONE ARRIVA LA DEMOCRATURA GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA DE IL GIORNALE E ALTRE NOTIZIE”

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