MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE DI SOLITA ARIA FRITTA


MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE DI SOLITA ARIA FRITTA

anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
scritto : 8-mar-2015 
tra breve in rete : “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

Oggi: MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE 

DI SOLITA ARIA FRITTA – 
CSSEO LAOGAI STORIAINRETE
[ “AZ.” – 9 MARZO 2015 ]
 

8 marzo, il Papa: “Le donne vedono oltre”. Boldrini ospita Rada Zarkovi, Renzi cita AstroSamantha

Nella giornata dedicata alle donne, l’omaggio più significativo è giunto oggi dal Papa. Le donne “vedono oltre” ha detto Francesco, e “ogni giorno cercano di costruire una società più umana e accogliente”. Parole che sembrano fare eco a quelle pronunciate ieri dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella: “senza le donne l’Italia sarebbe più povera e ingiusta”. La Giornata della donna è stata celebrata in tutto il Paese, tra flash mob, tweet, post su Facebook, omaggi di mimose. Augurio via e-news anche dal premier Matteo Renzi. “Oggi, 8 marzo, un saluto a tutte le donne che ogni giorno cercano di costruire una società più umana e accogliente” ha detto papa Francesco all’Angelus, dinanzi alla folla di fedeli in Piazza San Pietro. Il pontefice, che non non ha mancato di ringraziare anche le donne “che in mille modi testimoniano il Vangelo e lavorano nella Chiesa”, ha voluto ribadire “l’importanza delle donne e la necessità della loro presenza nella vita”. “Un mondo dove le donne sono emarginate è un mondo sterile – ha sottolineato – perché le donne non solo portano la vita, ma ci trasmettono la capacità di vedere oltre, loro vedono oltre. Ci trasmettono di capire il mondo con occhi diversi, di sentire le cose con cuore più creativo, più paziente, più tenero”.
Renzi: “Auguri anche a Samantha Cristoforetti” – Un augurio “a tutte le donne, nessuna esclusa” è arrivato dalla e-news di Renzi. Il premier ha voluto omaggiare “chi fa lavori umili tutti i giorni, magari prendendo meno del pari grado uomo, a chi in questi mesi fa ricerca nello spazio come il capitano Samantha Cristoforetti”. “L’Italia è migliore grazie al vostro impegno. Proviamo a renderla ancora più bella, insieme, per essere un Paese di opportunità davvero pari, di opportunità per tutte e per tutti” ha concluso. La presidente della Camera, Laura Boldrini, che ha movimentato in questi giorni il dibattito chiedendo un linguaggio più ‘al femminile’, ha ospitato a Montecitorio Rada Zarkovic, sopravvissuta all’eccidio di Srebrenica dell’11 luglio 1995. “Dobbiamo onorare e rispettare quelle donne che si sono salvate dallo sterminio – ha detto Boldrini – noi donne italiane dobbiamo ricordarci di loro come dobbiamo ricordarci di quei tre quarti della popolazione femminile del mondo che ancora non ha diritti: la nostra emancipazione non sarà completa finché resteremo un’isola felice, se lasceremo indietro altre donne”.
Quasi un italiano su quattro ha donato una mimosa – Le mimose sono state come sempre le protagoniste della Giornata: secondo Coldiretti, quasi un italiano su quattro l’ha donata a una donna, ma la novità di quest’anno è che il 16% delle donne ha acquistato il caratteristico fiore giallo per regalarlo a un’amica o a se stessa. Hanno festeggiato in modo originale a Capri, con un flash mob in corsa nella celebre Piazzetta per dire no alla violenza di genere. A Roma, invece, è stato organizzato un viaggio simbolico del tram storico ‘8 finestrini’, in servizio dal 1928 al 1963, dove sono state esposte fotografie che mostrano il ruolo delle donne nel periodo della guerra e nel dopoguerra. La capitale ha dedicato la giornata all’attrice Anna Magnani, con un omaggio alla Casa del Cinema. Una piccola punta polemica, infine, dalla responsabile comunicazione di Forza Italia, Deborah Bergamini, che via Twitter ha invitato Renzi a istituire nuovamente un Ministero delle Pari Opportunità. Una dicitura che però non piace alla sua compagna di partito, Laura Revetto, che sempre su Twitter argomenta: “Siamo nel 2015 e non siamo minoranza, lo si chiami Ministero per la pari dignità”.
08 marzo 2015
Redazione Tiscali
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IN QUESTO NUMERO : LA STORIA – LE DUE ULTIME INTERVISTE A BENITO MUSSOLINI [ PER LEGGERE TUTTO VAI AL TERMINE DEL SERVIZIO ]
 
 
AVVERTENZA : PER RAGIONI TECNICHE – PER IL SERVIZIO ODIERNO – POTREBBERO VISUALIZZARSI SPAZI IN BIANCO – PROCEDERE UGUALMENTE OLTRE PER LEGGERE TUTTO
 
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[ visto in web ]
 
Risultati immagini per matteo renzi scout
 
 
 
 
 
 
 
[ LE ULTIMISSIME DICHIARAZIONI – VEDI : OLTRE ]

fumisteria

  • Discorso pretenzioso ma inconsistente

  •  [ “AZIMUT” ]

Renzi: “Il Paese si sta rimettendo in moto. Discuto con tutti ma nessuno fermerà cambiamento”

IL NOSTRO COMMENTO
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AVVISO AL PIFFERAIO DI PALAZZO CHIGI E AI SUOI COMPAGNI DI MERENDE. CHI BIASCICA CHE L’ITALIA E’ IN RIPRESA, TRA RIFORME – SPREAD A QUOTA 90 – EURO E DOLLARO IN PARI E CHI PIU’ NE HA PIU’ NE METTA, E IL PIANO Q.E. DELLA BCE DI DRAGHI PER L’EROGAZIONE DI LIQUIDITA’ ALLE BANCHE, ECC., PENSI SEMMAI A GARANTIRE I DIRITTI NEGATI A UN SEMPRE MAGGIOR NUMERO DI ITALIANI. LE FAMIGLIE HANNO BISOGNO DI NUTRIRSI – VESTIRSI – TUTELARSI LA SALUTE – A UNA NORMALE ABITAZIONE SENZA PAGARE IL PIZZO – PAGARE UNA SOLA VOLTA LE TASSE – GARANTIRE AI PROPRI FIGLI L’AVVENIRE DIGNITOSO – DECIDERE COL VOTO CHI DEBBA GOVERNARE, ECC., E LE ALCHIMIE DI PALAZZO LASCIANO IL TEMPO CHE TROVANO. 
AVVISO AI NAVIGANTI ! [ vedi : sotto ]
 
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FUNISTERIE 

DI SOLITA ARIA FRITTA

 E LONTANE MILIARDI DI ANNI LUCE DALLA REALTA’ DI DISPERAZIONE MA PER FORTUNA NON DI RASSEGNAZIONE DEGLI ITALIANI. EVIDENTEMENTE DALLA SINISTRA NON C’E’ DA ATTENDERSI NULLA E QUEL CHE SPIACE, OVVIAMENTE,  E’ CHE IL CENTRODESTRA STAZIONI ANCORA IN MEZZO AL GUADO. ALLA FINE, NULLA AVVENENDO, FINIRA’ CON UNA GRANDE AUTOIMPLOSIONE DEL SISTEMA DI POTERE OPPURE CON UNA RIVOLTA GENERALE…..STATENE CERTI ! ! !

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[ ART. 36 DELLA COSTITUZIONE – da messaggio “postato” su facebook” – vedi :oltre ]
 

Renzi: “Il Paese si sta rimettendo in moto. Discuto con tutti ma nessuno fermerà cambiamento”

“Il Paese si sta rimettendo in moto. L’Italia sta davvero cambiando verso, passando dal meno degli ultimi anni al più, ma proprio per questo adesso dobbiamo intensificare gli sforzi. Tutta la fatica di quest’anno rischia di essere vana se adesso non acceleriamo. Guai dunque a sedersi”. E’ quanto scrive il premier Matteo Renzi sull‘E-nwes. Il presidente del Consiglio passa poi alla legge elettorale: “Ci siamo. Martedì 10 andiamo alla Camera con il voto finale della seconda lettura. Puntiamo al referendum finale perché per noi decidono i cittadini, con buona pace di chi ci accusa di atteggiamento autoritario”. E aggiunge: “Certezza del vincitore, ballottaggio, garanzia di governabilità, parità di genere, metà preferenze e metà collegi” sono i principi cardine della legge elettorale. “Manca l’ultima lettura – quella finale – alla Camera”. “Il popolo, nessun altro, dirà se i parlamentari hanno fatto un buon lavoro o no – prosegue Renzi -. In settimana iniziamo l’esame in Consiglio dei ministri per chiuderlo velocemente. Poi la palla passa al Parlamento con lo stesso metodo della scuola”.
“Il JobsAct aumenta le tutele per chi perde l’occupazione” – Il premier affronta anche il tema del tanto discusso Jobs Act. “In un anno sono aumentati i posti di lavoro, più 134mila. Con le misure della legge di stabilità, zero tasse per chi assume a tempo indeterminato e con la riforma del lavoro sarà ancora più facile assumere – scrive Renzi -. Il JobsAct aumenta le tutele per chi perde l’occupazione, ma soprattutto facilita le assunzioni, con buona pace di chi ha trascinato per mesi una polemica ideologica”.
“Continuiamo con decisione sulle principali sfide che abbiamo davanti” – “Il quadro economico non è mai stato così invitante – sostiene il presidente del Consiglio -. Si aggiunga, e su questo noi non c’entriamo niente, ma siamo felici per gli effetti, che il costo del petrolio è molto basso e questo è un dato molto significativo specie per un Paese con la nostra bolletta energetica. Insomma fuori torna a splendere il sole. Ma uscire di casa e mettersi in cammino dipende solo da noi. Per questo noi continuiamo con decisione sulle principali sfide che abbiamo davanti”. Lo scrive il premier Matteo Renzi sull’Enews. “Mutui e compravendita di auto crescono a doppia cifra. Mercato immobiliare, consumi, indice di fiducia delle famiglie e delle imprese tornano al segno più dopo anni. Nel primo trimestre è probabile che il Pil torni positivo dopo decine di rilevazioni negative. Tutto questo deriva dalla solidità delle nostre riforme. Così il premier Renzi sull’enews.
“In Europa siamo il partito più votato” – Se dopo un anno di governo “possiamo portare il primo carnet di risultati, ancora per me non sufficiente ma certo superiore rispetto anche alle mie aspettative, il merito non è mio. E non è nemmeno della squadra che mi aiuta. Tutto il merito è del 41% delle elezioni Europee”, scrive ancora nella sua newslettere Enews. “Ci ha dato una forza straordinaria ovunque. Ce la dà in Europa dove siamo il partito più votato. Ce la dà in Italia in Parlamento. Ce la dà dentro il nostro partito, non come forma di ricatto ma come richiamo alla responsabilità”, aggiunge.
“Nessuno può permettersi di fermare il cambiamento” – “Dobbiamo discutere e farci carico delle ragioni di tutti, anche di chi non ha la maggioranza, ma nessuno può permettersi di fermare il cambiamento che gli italiani ci hanno chiesto”. “Il 41% inchioda il Pd a una grandissima responsabilità: rispondere agli italiani che vogliono tornare a sperare – prosegue – E se è vero che molto è stato fatto, diciamo la verità: il meglio deve ancora venire. E arriverà”. Facendo un bilancio del primo anno di governo, il premier racconta che il “momento peggiore” lo ha vissuto “tutte le volte in cui abbiamo dovuto affrontare una crisi aziendale”, perché “il dolore di una donna o di un uomo che perde il posto di lavoro senza che nessuno lo aiuti è indescrivibile”. Il momento migliore invece “è quello che deve ancora arrivare”.
08 marzo 2015
Redazione Tiscali
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Oggi: 

MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE 

DI SOLITA ARIA FRITTA…..
 
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UNO – TRA I TANTI – DEGLI INDIGNATI…..
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( messaggio “postato” su facebook )
foto di Andrea Pasini.
foto di Andrea Pasini.
foto di Andrea Pasini.
foto di Andrea Pasini.
 …..tramite l’INPS, su richiesta, versano 7.156 euro l’anno agli extracomunitari over 65 anni? E bene si, gli extracomunitari con carta di soggiorno fanno arrivare nel nostro paese i genitori over 65 che chiedono all’INPS (ed ottengono immediatamente) questo compenso perché una legge sancisce un vero e proprio vitalizio di euro 550 euro mensili per il loro sostentamento. E tutto questo senza mai aver versato nemmeno un centesimo al nostro Stato tramite il pagamento di nessuna tassa. Tutto questo non è nemmeno minimamente da considerarsi per un ITALIANO. Perché se un italiano non avesse mai pagato le tasse, non potrebbe chiedere nulla perché non gli sarebbe riconosciuto niente, e nel caso in cui non fosse arrivato a versare fino all’ultimo centesimo dei contributi richiesti per andare in pensione, gli verrebbero riconosciuti (se fortunato) massimo 500 euro netti al mese. Questa è una vergogna. Questo è un affronto verso gli ITALIANI. Non possiamo più accettare questo genere di discriminazioni verso il nostro popolo da parte di una classe politica di traditori. Questi inetti usano i soldi dei sacrifici degli ITALIANI per sperperarli e per mantenere chiunque non sia italiano (rom, clandestini ed extracomunitari). IO NON POSSO, IO NON VOGLIO PIÙ ACCETTARE che un giorno di più continui questa predazione dei soldi degli italiani per mantenere ed ingrassare chi per l’Italia non ha mai fatto nulla. IO voglio, IO esigo che i soldi dei sacrifici degli italiani che questo Stato canaglia ci obbliga a pagare tramite le tasse (arrivate a livelli veramente vessatori) vengano spesi solo ed unicamente per far ripartire l’economia italiana, voglio che vengano dati alle aziende in crisi economica per risanarle e per creare nuovi posti di lavoro. IO pretendo che i soldi dei sacrifici degli italiani vengano impiegati per sostenere tutte le famiglie italiane in forte crisi economica che non riescono nemmeno più a comprarsi il cibo per mangiare, per tutti gli anziani che dopo una vita di sacrifici non si trovano ad avere più nulla e devono vivere con 300 euro al mese e che sono obbligati, con quei pochi spicci, a pagare le tasse e a comprarsi da mangiare e, ditemi voi, come possono fare? Ed ora chiamatemi pure RAZZISTA. E bene si, io lo sono e sono fiero di esserlo se questo vuol dire salvaguardare il mio popolo e dirottare tutti i soldi che questa classe politica di inetti destina ai Rom, ai clandestini e agli extracomunitari per scopi meramente personali, e destinarli solo ed esclusivamente agli italiani che ne hanno realmente bisogno. Non possiamo PIÙ TOLLERARE che i Rom protestino perché vogliono più diritti e le case popolari e per lo Stato e la politica hanno ragione perché i rom sono come noi e vanno accontentati. Io rispondo che i rom non sono come noi, non pagano le tasse, delinquono, non hanno nessuna voglia di integrarsi nella nostra società ne’ hanno minimamente voglia di rispettare le leggi vigenti in Italia per questo non HANNO ne’ possono avanzare nessuna richiesta, i diritti vanno fatti valere per gli italiani e le case popolari devono essere assegnate solo agli italiani bisognosi e a nessun altro. Gli immigrati protestano perché esigono più diritti e vogliono che il nostro Stato gli riconosca immediatamente il permesso di soggiorno e lo Stato gli risponde che hanno ragione e vanno sostenuti. Io rispondo agli immigrati che in Italia sono degli ospiti (nemmeno tanto graditi) e non devono minimamente avanzare richieste anche perché questo Stato di inetti vi mantiene, appena arrivate in Italia con i soldi degli italiani vi da’ vitto e alloggio a discapito dei poveri italiani a cui lo Stato non riconosce nulla. Gli italiani che stanno morendo di fame perché non hanno più un lavoro, perché non hanno più una casa e che ormai stanno perdendo anche la loro dignità grazie a questo stato canaglia a differenza di tutte le categorie di persone sopra elencate che chiedono chiedono senza averne diritto perché non ottemperano minimamente a dei doveri, hanno tutto il diritto visto che pagano le tasse fino all’ultimo centesimo chiedendo solo di essere quantomeno ascoltati e sostenuti, non vengono minimamente presi in considerazione dalla politica e dalle istituzioni ma anzi, se si permettono di esprimere liberamente quello che pensano, vengono chiamati razzisti ed egoisti. Vergogna. Si è vero noi siamo razzisti e ci siamo rotti le scatole di questa situazione. Adesso basta. Dobbiamo cacciare questa classe politica di anti italiani, di ladri, di corrotti, di traditori del popolo italiano. ITALIANI riprendiamoci la nostra dignità, riprendiamoci il nostro paese perché se no i nostri figli dovranno vivere come degli schiavi a casa nostra. Anzi a breve a casa loro. Vergognoso. LOTTIAMO ITALIANI CON TUTTE LE NOSTRE FORZE NON PERMETTIAMO CHE CI RENDANO SCHIAVI.
 
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INFORMAZIONE NON CONFORMISTA TRA CRONACA E STORIA CONTRO IL SISTEMA DELLA MENZOGNA AZIMUT ONLINE [ “AZ.” – 9.03.’15 ]
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I POVERI NON POSSONO ATTENDERE…..
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( messaggio “postato” su facebook )
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
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ANCORA PER 8 MARZO…..
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( messaggio “postato” su facebook )
 
Silvana D’Angelo ha commentato questo elemento.

Anna Prete ha condiviso una foto sul diario di Silvana D’Angelo.
11 h ·
"<3 AUGURI A TUTTE LE DONNE <3A te donna, mamma, moglie, sorella, compagna, amica...A te donna, fonte insostituibile di vita,sostegno, speranza, calore per uomini e civiltà...A te che sei semplicemente DONNA...TANTISSIMI AUGURI !!! <3"

Emoticon heart AUGURI A TUTTE LE DONNE Emoticon heart
A te donna, mamma, moglie, sorella, compagna, amica…
A te donna, fonte insostituibile di vita,sostegno, speranza, calore per uomini e civiltà…
A te che sei semplicemente DONNA…
TANTISSIMI AUGURI !!! Emoticon heart

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ANCORA PER 8 MARZO

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anteprima di web: azimutassociazione@libero.it
scritto : 8-mar-2015
tra breve in rete : “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

Oggi :  

MATTEO IL BARONETTO GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA LE ULTIME FUNISTERIE 

DI SOLITA ARIA FRITTA…..

[ “AZ.” – 9 MARZO 2015 ]

( messaggi “postati” su facebook )
 
Benito Arena – · Napoli ·

CELEBRAZIONE E NON FESTA DELLA DONNA. Voglio ricordare per chi non lo sapesse che in Italia con l’avvento del Fascismo nel 1922 fu istituita la ricorrenza e la celebrazione della donna e come simbolo fu scelto la mimosa perchè è uno dei fiori che fiorisce a marzo. Dal dopoguerra, purtroppo, questa ricorrenza che è diventata tutto mero consumismo, cozza terribilmente contro il reale e nobile significato di questa giornata celebrativa che ha poco a che vedere con quello che—

che oggi le donne festaggiano l’8 marzo . Ma che serve una giornata per sentirsi donne o per ricordare di esserlo? Serve l’8 marzo per festeggiare l’essere donna? La donna va festeggiata tutti i giorni per quello che rappresenta nella vita e quindi occorre: onorarla, rispettarla ed amarla ed allora sì che può essere considerata una festa. Oggi, l’augurio lo rivolgo a tutti gli uomini che amano e rispettano le donne.
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dell’umanità.

Al di fuori di essa, qualora prevalga il lurido principio di eguaglianza, vi sarà, come già di fatto vi è è il nulla dell’odierna civiltà della decadenza…
L’esperienza della differenza sessuale è il modello di ogni esperienza della trascendenza che designa un rapporto indissolubile con una realtà assolutamente inaccessibile… in quanto “divina”…
Su questa base si può comprendere perché la Bibbia utilizzi volentieri la relazione tra l’uomo e la donna come metafora del rapporto tra Dio e l’Uomo…

— con Benito Arena e altre 39 persone.

"Donna… Uomo…Nessuna eguaglianza… ma una DIVINA COMPLEMENTARIETA’…La complementarietà uomo-donna è un principio strutturante della società naturale… e tradizionalmente è un PRINCIPIO DIVINO… fondato sulla diseguaglianza assoluta dei sessi che sono nella loro assoluta dualità unicamente DONNA e UOMO…Fa parte del dato primordiale che orienta la vocazione rispettiva - l’essere e l’agire - dell’uomo e della donna. La dualità dei sessi appartiene alla costituzione antropologica dell’umanità. Al di fuori di essa, qualora prevalga il lurido principio di eguaglianza, vi sarà, come già di fatto vi è è il nulla dell’odierna civiltà della decadenza…L’esperienza della differenza sessuale è il modello di ogni esperienza della trascendenza che designa un rapporto indissolubile con una realtà assolutamente inaccessibile… in quanto “divina”…Su questa base si può comprendere perché la Bibbia utilizzi volentieri la relazione tra l’uomo e la donna come metafora del rapporto tra Dio e l’Uomo…"
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  • Gennaro Nablo CHE DIRE, COME AL SOLITO I TUOI TAG SONO MOLTO PROFONDI E CONDIVISIBILI. GRAZIE NICK
    10 h · Mi piace · 1
  • Benito Arena Sono pienamente d’accordo sul principio della com’plementarietà che è riconosciuto da tutte le religioni del mondo che non è altro che l’armonia tra l’uomo e la donna come unione tra due persone diverse ma complementari.
    8 h · Mi piace · 2
  • Gianluca Rufus Quercia ..Ab aeterno!..
    8 h · Mi piace · 1
  • Carla Bisello ….E il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda»….. e quindi sì, grazie Nicola….complementarietà non uguaglianza!!!
  • Arturo Stenio Vuono
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Notizie

Benito Arena ha condiviso la foto di Le ali del sorriso.
foto di Le ali del sorriso.
( messaggio “postato” su facebook )
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“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
telfax 081.7701332 – info 340 – 3492379
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SU SILVIO BERLUSCONI [ da messaggio “postato” su facebook ]
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 azimutassociazione@libero.it – 8-mar-2015 – 
 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Oggi : 

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DI SOLITA ARIA FRITTA…..


[ “AZ.” – 9 MARZO 2015 ]

Il Mattinale: «Il ritorno di Berlusconi fa paura, contro di lui una guerra infame»

Il Mattinale: «Il ritorno di Berlusconi fa paura, contro di lui una guerra infame»

sabato 7 marzo – 17:42

«La piena libertà di Berlusconi ha avuto un anticipo, e cioè la fine del servizio di pubblica utilità alla Sacra Famiglia di Cesano Boscone. Le parole con cui ha salutato la fine di questa “pena” sono il marchio di una grande anima. Ha imparato – così ha detto – dalla dedizione gratuita di tanti a persone ammalate e bisognose di tutto. Tornerà ogni settimana alla Sacra famiglia, dunque». Lo scrive Il Mattinale, la nota politica redatta dallo staff del gruppo Forza Italia della Camera.

 Berlusconi, la riscossa morale e la crescita umana

«Noi – prosegue – crediamo che da questa visione del mondo parta la riscossa morale e politica non solo di un partito o di una coalizione, ma dell’Italia in quanto tale. Berlusconi, nonostante l’ingiustizia subita, ha sigillato questo periodo di servizio come un’esperienza di crescita umana. Non ci sono state parole di protesta per l’assurda sentenza di condanna, quasi per impedire di confondere l’ingiustizia con la persona di quegli anziani malati di Alzheimer».

Il ritorno del Cav e la paura di chi lo contrasta

«Il ritorno di un leader – prosegue – nella pienezza delle sue prerogative di movimento e di parola, getta nel panico le forze negative di questo Paese. Lo si è visto dall’uso infame e fuorilegge di conversazioni private e senza alcuna ombra di reato e di pubblico interesse. È in corso una guerra preventiva infame come forma di deterrenza a un impegno pieno di Berlusconi. Se lo sognano, poveretti, come soffriranno. Sia permesso di notare che la solidarietà chiara e senza reticenze da parte di ogni componente di Forza Italia, al di là di contingenti diversità di valutazioni sul momento politico, sia il segno di unità affettiva del nostro movimento, che non è dato riscontrare da nessun’altra parte. Anche questo è un buon modo per avvicinarsi al 9 marzo della nostra riscossa».

[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
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——- Original Message ——–

Subject: 11 marzo – Ebrei tra Torà, Sionismo e Resistenza negli anni del secondo conflitto mondiale
Date: Sun, 08 Mar 2015 18:40:31 +0100
From: CSSEO <info@csseo.org>
To: destinatari nscosti:;
Reply-To: info@csseo.org


INVITO


EBREI TRA TORÀ, SIONISMO E RESISTENZA NEGLI ANNI DEL SECONDO CONFLITTO MONDIALE

 

Mercoledì 11 marzo 2015, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale e la Fondazione Museo Storico del Trentino organizzano l’incontro-dibattito “Ebrei tra Torà, Sionismo e Resistenza negli anni del secondo conflitto mondiale”. Interviene Massimo Giuliani. Introduce Fernando Orlandi.

 

 

Il progetto nazista di eliminare gli ebrei dal continente europeo ebbe fasi diverse – dalla “vendita” degli ebrei all’idea di deportarli in uno stato extraeuropeo – e solo dopo l’occupazione dei paesi dell’Europa centrale e orientale assunse le tinte dello sterminio.

Anche le vicende interne alle comunità ebraiche furono molto diverse tra loro e più complesse della vulgata di un popolo che si fa condurre al macello. Una delle questioni più controverse è rappresentato dallo status e dall’azione degli Judenräte – i Consigli ebraici – la cui costruzione le autorità tedesche avevano imposto in tutti i ghetti. Lo Judenrat, cui spettava la responsabilità del governo locale del ghetto, era in stretto contatto con gli occupanti e costituiva il mediatore tra la popolazione ebraica ed i nazisti. Al Consiglio, normalmente composto dagli anziani e dai notabili delle comunità ebraiche preesistenti, spettava il compito di ottemperare agli ordini degli occupanti, incluse le richieste di fornire lavoratori forzati e di confiscare le proprietà degli ebrei.

 

Come agirono gli Judenräte?

Il loro operato è ancora fonte di discussione degli storici. Tra le figure più controverse vi è sicuramente Mordechai Chaim Rumkowski, presidente dello Judenrat di Łódź, che obbligò ad enormi sforzi produttivi la popolazione, eseguendo puntualmente gli ordini tedeschi, nella speranza di salvare parte degli ebrei rinchiusi nel ghetto. In modo diverso si comportò Adam Czerniakow, alla guida del Consiglio Ebraico di Varsavia già membro del vecchio Consiglio della Comunità Ebraica. Czerniakow cercò di mitigare la brutalità delle misure create dai Tedeschi e creò strutture per la distribuzione di cibo, laboratori di vario genere, e scuole professionali. Inoltre, si adoperò costantemente per ottenere dai Tedeschi condizioni migliori per la comunità ebraica. Infine, piuttosto che obbedire alla richiesta dei Tedeschi di collaborare a radunare gli Ebrei per la deportazione, nel luglio del 1942 si suicidò.

 

A Varsavia si ebbe il maggiore episodio di resistenza: l’insurrezione del ghetto con a capo l’ Organizzazione ebraica di combattimento durata dall’aprile al maggio del 1943 cui Arnold Schönberg dedicò l’oratorio per voce recitante, coro maschile e orchestra “Un sopravissuto di Varsavia”. Le insurrezioni armate nei ghetti furono più di una decina coinvolgendo tra gli altri i ghetti di Białystok, Vilnius, Łódź, Leopoli e in genere i territori dove era attivo il Bund.

 

Ci furono episodi di resistenza anche all’interno dei campi: nell’agosto 1943 scoppiò una rivolta al campo di sterminio di Treblinka durante la quale molti edifici furono bruciati e settanta detenuti riuscirono a fuggire, mentre altri 1.500 furono uccisi. I danni arrecati interruppero le procedure di eliminazione con le camere a gas per un mese. Più nota è la rivolta del campo di Sobibor dell’ottobre 1943, trasposta in film. Gli insorti uccisero 11 SS e circa 300 dei 600 internati del campo fuggirono, dei quali circa 50 sopravvissero alla guerra, e il campo fu chiuso. Ad Auschwitz, nel 1944, insorsero i membri del Sonderkommando – composto da prigionieri addetti alle procedure di eliminazione nelle camere a gas e della cremazione dei cadaveri – durante la quale alcune donne sottrassero dell’esplosivo da una fabbrica di armi e fecero esplodere parte del Forno Crematorio IV. Tutti i 250 prigionieri che parteciparono all’azione furono uccisi.

 

Molti gruppi di partigiani ebrei operarono all’interno della Resistenza, sia in Italia che negli altri paesi europei.

 

 

Queste vicende verranno affrontate da Massimo Giuliani nell’incontro-dibattito“Ebrei tra Torà, Sionismo e Resistenza negli anni del secondo conflitto mondiale”, che si terrà mercoledì 11 marzo 2015, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55).


Massimo Giuliani si è laureato in filosofia (cum laude) all’Università Cattolica di Milano. Nel 2000 ha conseguito il Ph.D. alla Hebrew University di Gerusalemme. Prima di trasferirsi al Dipartimento di Lettere e Filosofia dell?università di Trento ha insegnato negli stati Uniti, allaGeorge Mason University.

 

 

Questo incontro è il decimo del ciclo “La seconda Guerra dei Trent’anni”, organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale e dalla Fondazione Museo Storico del Trentino.

 

 

 

 

Con il Patrocinio di:

Comune di Trento; Provincia Autonoma di Trento; Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento; Regione Autonoma Trentino-Alto Adige; Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige

 

 

Questo incontro è il nono del ciclo “La seconda Guerra dei Trent’anni”, organizzato dal Centro Studi sulla Storia dell’Europa Orientale e dalla Fondazione Museo Storico del Trentino.

 

 

Con il Patrocinio di:

Comune di Trento; Provincia Autonoma di Trento; Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento; Regione Autonoma Trentino-Alto Adige; Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige

 

 

Con il Patrocinio di: Comune di Trento; Provincia Autonoma di Trento; Presidenza del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento; Regione Autonoma Trentino-Alto Adige; Consiglio Regionale del Trentino-Alto Adige

 


 

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——– Original Message ——–

Subject: Cina e inquinamento, ecco il documentario choc censurato. Torture all’attivista Li Biyun. Traffico di organi in Cina nell’occhio del Senato. 56° anniversario dell’Insurrezione Nazionale Tibetana (video)
Date: Sun, 8 Mar 2015 13:23:23 +0000
From: Laogai Research Foundation <info@laogai.it>
To: associazioneazimut@tiscali.it

Cina e inquinamento, ecco il documentario choc censurato. Torture all’attivista Li Biyun. Traffico di organi in Cina nell’occhio del Senato. 56° anniversario dell’Insurrezione Nazionale Tibetana (video)

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56° anniversario dell’Insurrezione NazionaleTibetana, 10/marzo/2015 (video dell' epoca)

56° anniversario dell’Insurrezione Nazionale Tibetana, 10/marzo/2015 (video dell’ epoca)

In questo stesso giorno, 56 anni fa, migliaia di tibetani si riunirono spontaneamente di fronte al Palazzo del Potala, a Lhasa, la capitale del Tibet, per proteggere la persona del Dalai Lama e protestare contro l’occupazione cinese. Sette giorni dopo, Sua Santità il Dalai Lama lasciò Lhasa diretto in India. Ottantamila tibetani lo seguirono nell’esilio.

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Nuove foto mostrano la forte presenza di poliziaal festival tibetano Monlam (foto e video)

Nuove foto mostrano la forte presenza di polizia al festival tibetano Monlam (foto e video)

Migliaia di tibetani, tra cui monaci e pellegrini si sono riuniti presso il monastero Kumbum per il festival annuale. Le ultime immagini ricevute rivelano anche pesanti schieramenti militari con mitragliatrici, tenute antisommossa e veicoli militari. Sui social media una persona ha chiesto: “dovremmo vedere l’esercito o guardare un festival di preghiera?”. Un altro ha detto: “avevo così paura che ho dimenticato di pregare”. La domanda più frequente dopo i ripetuti inviti alla Cina per la stabilità sociale invece è: “con questi soldati in un festival di preghiera, si sta lavorando per l’armonia o la guerra?”.

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8MARZO: commemorazione delle 129 operaie che persero la vita arse dalle fiamme nell’industria tessile “Cotton”

8 MARZO: commemorazione delle 129 operaie che persero la vita arse dalle fiamme nell’industria tessile “Cotton”

Il giorno 8 Marzo si celebra la Festa della Donna, ma non è una festa, è una rievocazione. Un ricordo “distorto”diventato ormai una ricorrenza quasi“irragionevole” per il significato storico-sociale che ha questo giorno per le donne nel mondo e non solo. Sarebbe forse più corretto e giusto in questa giornata celebrare le tante vittime di persone, donne e uomini, sfruttati dal lavoro nero. Purtroppo ancora oggi accadono nel mondo episodi di questo genere non messi in luce.

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CINA: tortureall'attivista Li Biyun. Un rapporto all'inviato Onu

CINA: torture all’attivista Li Biyun. Un rapporto all’inviato Onu

La donna era impegnata contro la requisizione forzata delle terre e si era candidata ad alcune elezioni locali. Li Biyun accusa la polizia di averla assaltata mentre era in manette, di averla privata di cibo, acqua e cure mediche, si averle fatto subite torture come “il banco della tigre”. La Cina ha firmato nel 1998 la Convenzione Onu sulla tortura.

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Traffico di organi in Cina nell'occhio del Senato

Traffico di organi in Cina nell’occhio del Senato

Vincenzo Cassano , Epoch Times | 4/03/2015

«Io, in questo caso parlo di cannibalismo». Ha definito così il traffico di organi il senatore Maurizio Romani, primo firmatario del ddl che impone pene e sanzioni ai responsabili, discusso nella mattina del 4 marzo al Senato dopo un lungo rinvio dovuto ai vari eventi politici.

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NUOVO REPORT SULLE VIOLAZIONI NELLO XINJIANG

NUOVO REPORT SULLE VIOLAZIONI NELLO XINJIANG

La regione dello Xinjiang, rivendicata dagli uiguri come Turkestan orientale, si presenta nuovamente come teatro di crescenti e legalizzati soprusi ad opera del partito comunista cinese.

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Cina e inquinamento, ecco ildocumentario choc censurato (video)

Cina e inquinamento, ecco il documentario choc censurato (video)

Chai Jing, una ex-giornalista televisiva di 39 anni, ha prodotto a sue spese e pubblicato online un documentario sull’inquinamento in Cina. “Under the dome” (Sotto la cupola) spiega che vengono utilizzati carbone e petrolio di bassa qualità per risparmiare, e che ignoranza, apatia burocratica e mancanza di legislazione fanno il resto, proprio mentre il Paese continua a galvanizzarsi sugli investimenti che fa nell’energia pulita.

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Tortura e impunità - 29 casi diprigionieri politici in Tibet

Tortura e impunità – 29 casi di prigionieri politici in Tibet

La Campagna Internazionale per il Tibet ha esortato la Cina a liberare tutti i prigionieri tibetani che sono  detenuti per credenze, pratiche religiose o la pacifica espressione di opinioni. Il nuovo rapporto dell’organizzazione di Washington documenta un modello di torture e maltrattamenti da parte di funzionari di prigioni cinesi su tibetani, tra cui 14 che sono morti per le conseguenze, tra il 2009 e il 2014.

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REPORT FOTO DALLE CALABRIE ( COSENZA )
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"Centro Storico di Cosenza 26 febbraio 2014Cattedrale di Cosenza in Piazza Duomo--------Foto Demetrio Grandinetti 2014"

Centro Storico di Cosenza
26 febbraio 2014

Cattedrale di Cosenza in Piazza Duomo
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ATTUALITA’ – ALTRE NEWS
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RIVISTE SEGNALATE – http://www.storiainrete.com
LINK – PER LEGGERE TUTTO CLICCA O VISITA IL SITO
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“AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE” – LINK

NSEDIAMENTO NUOVO ESECUTIVO, ETC. – LA STORIA

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/la-cronaca-insediamento-nu…

28 apr 2013 – Associazione Azimut – Sunday, April 28, 2013 O G G I LA CRONACA … L’ultima intervista a Benito Mussolini (20 aprile 1945) ….. Aggiornamento: LA CRONACA: INSEDIAMENTO NUOVO ESECUTIVO, ETC – LA STORIA …

aprile | 2013 | Associazione Azimut

https://azimutassociazione.wordpress.com/2013/04/

30 apr 2013 – Aggiornamento: LA CRONACA: INSEDIAMENTO NUOVO … IN WEB: L’ULTIMA INTERVISTA A BENITO MUSSOLINI (20 APRILE 1945)…

28 | aprile | 2013 | Associazione Azimut

https://azimutassociazione.wordpress.com/2013/04/28/

28 apr 2013 – LA STORIA – ARCHIVIO IN WEB : < L’ULTIMA INTERVISTA A BENITO MUSSOLINI. ( 20 APRILE 1945 )… [ Az.News”: 29.04’13 ].

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LA STORIA
IN QUESTO NUMERO : LA STORIA – LE DUE ULTIME INTERVISTE A BENITO MUSSOLINI [ VIDEO E  PER LEGGERE TUTTO VEDI OLTRE ]
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Risultati di ricerca

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PARTE ESTRATTA DAI SERVIZI AZIMUT IN RETE
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LA STORIA – ARCHIVIO IN WEB :

L’ultima intervista a Benito Mussolini (20 aprile 1945)

[DELL’INTERVISTA:VE NE SONO DIVERSE VERSIONI (PIU’ O MENO, CONSIDERATE AUTENTICHE ). NE ABBIAMO SELEZIONATO DUE TESTI :  NE RIPRODUCIAMO UNA PRIMA VERSIONE –  PERO’ NON INTERA  : TRATTASI DI TESTO – NON COMPLETO – DELL’INTERVISTA – VEDI: SOTTO; MA SE VUOI LEGGERE ALTRA VERSIONE  – ACCREDITATA PER INTERESSANTI INTEGRAZIONI ( SUCCESSIVAMENTE RESE NOTE), VAI – POI – AL TITOLO  SOTTOSTANTE E CLICCA ] :

ControStoria: Il Testamento politico del Duce

Riportiamo qui per intero l’intervista concessa da Mussolini all’allora direttore del Popolo di Alessandria, Gian Gaetano Gabella, che costituisce poi in realtà Il … ( completa-vedi:sopra )

 [ versione – con una parte intervista ]
    Chi scrive è il giornalista Gian Gaetano Cabella, ex direttore del “Popolo di Alessandria”. Nell’aprile del 1945, non appena seppi che Mussolini era arrivato a Milano, chiesi e ottenni un’udienza dal capo della Repubblica Sociale. L’intervista cominciò come una delle tante conversazioni che Mussolini aveva non di rado con questo o con quel direttore di giornale, ma ben presto assunse una portata eccezionale: sia perché fu l’ultima che Mussolini concesse, sia perché egli stesso volle rivederla, completarla e correggerla nella sua redazione definitiva. Fu il ministro Zerbino che il 19 aprile mi comunicò l’invito. Mussolini mi avrebbe ricevuto all’indomani, in Prefettura. Feci subito rilegare i numeri del giornale: tutta la edizione milanese dal settembre 1944 fino all’ultimo numero, uscito con la data del 21 aprile 1945. Volevo offrire al Duce l’intera collezione, insieme coi prospetti e i grafici della tiratura, che da 18.000 copie vendute nel primo anno di vita era ora asceso a 270.000. Molti camerati mi consegnarono scritti e messaggi da presentare al Duce. Preparai anche una breve relazione delle lunghe trattative che avevo condotto con elementi partigiani, i quali mi avevano scritto invitandomi a prendere contatto con alcuni loro rappresentanti. Alle 14.30 del 20 aprile ero in Prefettura. Nella prima sala d’aspetto passeggiavano e discorrevano ufficiali e gerarchi. Il Prefetto attraversava spesso la sala che divideva lo studio di Mussolini dal suo ufficio. Nel secondo salone c’erano il colonnello Colombo, comandante della “Muti”, il vice comandante ed altri. Alle 15 giunsero il comandante della Decima, Borghese, accompagnato da alcuni ufficiali e dal capo di Stato Maggiore della GNR. Il ministro Fernando Mezzasoma parlava con un gruppo di giornalisti. Un’apparente serenità regnava fra quelle persone. Un ufficiale delle SS germaniche passeggiava fumando. Il servizio di guardia era limitato al portone d’ingresso del palazzo del Governo e a due sentinelle armate (una SS tedesca e un milite della Guardia) alla postierla della scaletta che dal cortile conduceva all’appartamento occupato dal Duce e dai membri del governo. Alle 15.20 giunse il Questore, che parlò col Prefetto Bassi. Poco dopo uscì dallo studio del Duce, Pellegrini. Nel frattempo, mi aveva raggiunto Galileo Lucarini Simonetti, mio redattore capo e già direttore di “Leonessa”, settimanale della Federazione bresciana. Finalmente, la porta del Duce si aprì. L’usciere disse forte il mio nome. Mi precipitai dentro. Deposti i pacchi sopra una sedia alla mia destra, salutai sull’attenti. Mussolini mi accolse con un sorriso. Si alzò e mi venne vicino. Subito osservai che stava benissimo in salute, contrariamente alle voci che correvano. Le tre volte che mi aveva ricevuto, nel ’44, non mi era mai apparso così florido come ora. Il colorito appariva sano e abbronzato, gli occhi vivaci, svelti i suoi movimenti. Era scomparsa quella magrezza che mi aveva tanto colpito nel febbraio dell’anno avanti. Indossava una divisa grigio-verde senza decorazioni né gradi. Lasciò i grossi occhiali sul tavolo, sopra un foglio pieno di appunti a matita azzurra. Notai che il tavolo era piccolo: molti fascicoli erano stati collocati sopra un tavolino vicino. Alcuni giacevano perfino in terra, presso la finestra. Sopra una sedia, scorsi due borse in cuoio grasso ed una di pelle giallo scura. Mussolini mi posò la destra sulla spalla e mi chiese: “Cosa mi portate di bello?”. Non seppi rispondere lì per lì. Come succedeva a molti davanti a lui, mi sentii alquanto disorientato e dopo una breve esitazione risposi che ero felice di vederlo e che gli portavo la raccolta del giornale. Mi batté la mano sulla spalla. Fissandomi, mi disse: “Vi elogio per quanto avete fatto per il consolidamento della Repubblica Sociale. Pavolini mi ha riferito del vostro discorso a Torino per il 23 marzo e del successo che avete ottenuto. Non vi sapevo anche oratore”. Gli offersi la raccolta del giornate e gli mostrai i grafici della diffusione e della vendita. Gli consegnai diversi scritti di fascisti, di combattenti, di giovanissimi. Sfogliò la raccolta soffermandosi su alcuni numeri. Poi mi chiese: “Desiderate qualche cosa da me?”. Dopo un momento di perplessità risposi: “Il mio premio l’ho già avuto, è stato l’elogio che avete voluto farmi. Oso troppo se vi chiedo una dedica?”. Gli mostrai una grande fotografia. La fissò un attimo, poi tornò al tavolo, si sedette,prese la penna e scrisse: “A Gian Gaetano Cabella, pilota de “Il Popolo di Alessandria”, con animo della vecchia guardia. Benito Mussolini, 20 aprile XXIII”. Posò la penna. Volle ancora vedere i grafici della tiratura del giornale. Esposi brevemente i criteri che seguivo e che mi parevano giusti, quindi il Duce si soffermò sul grafico che riguardava la corrispondenza ricevuta dal pubblico, e osservò: “Molte lettere anonime, vedo…”. “Nel mese di marzo – precisai – su 2785 lettere ricevute, 360 sono state anonime. Però quando le vicende dell’Asse vanno meglio, le lettere anonime diminuiscono”. Mussolini prese il pacchetto delle lettere che gli avevo portato insieme con altre cose. Volle tenerle tutte: “Se avrò tempo, le leggerò stasera”.   Ebbi l’impressione che l’udienza fosse per finire. Allora mi feci animo: “Duce, permettete che vi rivolga qualche domanda?”. Mussolini si alzò. Mi venne vicino. Guardandomi negli occhi, con un accento e un’espressione che non dimenticherò mai, mi chiese d’improvviso: “Intervista o testamento?”. A quella domanda inaspettata rimasi esterrefatto. Non sfuggì la mia emozione a Mussolini, che cercò di dissipare la mia confusione con un sorriso bonario. “Sedetevi qui. Ecco una penna e della carta. Sono disposto a rispondere alle domande che mi farete”. In preda ad una grande agitazione , mi sedetti alla sua sinistra. Molte idee mi si affollavano nella mente, ma tutte imprecise. Finalmente formulai una domanda assai generica: “Qual è il vostro pensiero, quali sono le vostre disposizioni, in questa situazione?”. Alla mia domanda, Mussolini, a sua volta domandò: “Voi cosa fareste?”. Debbo aver accennato un gesto istintivo di sorpresa. Mussolini mi toccò il braccio, e sorrise di nuovo: “Non stupitevi. Desidero sentire il vostro parere”. “Duce, non sarebbe bello formare un quadrato attorno a voi e al gagliardetto dei Fasci e aspettare, con le armi in pugno, i nemici? Siamo in tanti, fedeli, armati…”.

 “Certo, sarebbe la fine più desiderabile… ma non è possibile fare sempre ciò che si vuole. Ho in corso delle trattative. Il Cardinale Schuster fa da intermediario. Ho l’assicurazione che non sarà versata una goccia di sangue. Un trapasso di poteri. Per il governo, il passaggio fino in Valtellina, dove Onori sta preparando gli alloggiamenti. Andremo anche noi in montagna per un po’ di tempo” .  Osai interromperlo: “Vi fidate, Duce, del Cardinale?”. Mussolini alzò gli occhi e fece un gesto vago con le mani: “E’ viscido, ma non posso dubitare della parola di un ministro di Dio. E’ la sola strada che debbo prendere. Per me è, comunque, finita. Non ho più il diritto di esigere sacrifici dagli italiani”.  “Ma noi vogliamo seguire la vostra sorte…”. “Dovete ubbidire. La vita dell’Italia non termina in questa settimana o in questo mese. L’Italia si risolleverà. E questione di anni, di decenni, forse. Ma risorgerà, e sarà di nuovo grande, come l’avevo voluta io”. Dopo una brevissima pausa, continuò: “Allora sarete ancora utili al paese. Trasmetterete ai figli e ai nipoti la verità della nostra idea, quella verità che è stata falsata, svisata, camuffata da troppi cattivi, da troppi malvagi, da troppi venduti e anche da qualche piccola aliquota di illusi”. La sua voce aveva i toni metallici che tante volte avevo udito nei suoi discorsi. Poi, con fare più pacato, continuò: “Dicono che ho errato, che dovevo conoscere meglio gli uomini, che ho perduta la testa, che non dovevo dichiarare la guerra alla Francia e all’Inghilterra. Dicono che mi sarei dovuto ritirare nel 1938. Dicono che non dovevo fare questo, e che non dovevo fare quello. Oggi è facile profetizzare il passato. Eppure, a fine maggio e ai primi di giugno del 1940, se critiche venivano fatte erano per gridare allo scandalo di una neutralità definita ridicola, impolitica, sorprendente. La Germania aveva vinto. Noi non solo non avremmo avuto alcun compenso; ma saremmo stati certamente, in un periodo di tempo più o meno lontano, invasi e schiacciati.“E cosa fa Mussolini? Quello si è rammollito. Un’occasione d’oro così, non si sarebbe mai più ripresentata”: così dicevano tutti e specialmente coloro che adesso gridano che si doveva rimanere neutrali e che solo la mia megalomania e la mia libidine di potere, e la mia debolezza nei confronti di Hitler aveva portato alla guerra. La verità è una: non ebbi pressioni da Hitler. Lui aveva già vinta la partita continentale. Non aveva bisogno di noi. Ma non si poteva rimanere neutrali se volevamo mantenere quella posizione di parità con la Germania che fino allora avevamo avuto. I patti erano chiarissimi. Non abbiamo mai avuto divergenze di idee. Già all’epoca delle trattative per lo sgombero dell’Alto Adige, controprova indiscutibile delle sue oneste e solidali intenzioni, il Führer dimostrò buon volere e comprensione. Solo la vittoria dell’Asse ci avrebbe dato diritto di pretendere la nostra parte dei beni del mondo. La vittoria delle potenze cosiddette alleate non darà al mondo che una pace effimera e illusoria. Per questo voi, miei fedeli, dovete sopravvivere e mantenere nel cuore la fede. Il mondo, me scomparso, avrà bisogno ancora dell’idea più audace, più originale e più europea delle idee. Non ho bluffato quando affermai che l’idea fascista sarebbe stata l’idea del secolo XX. Non ha assolutamente importanza una eclissi, anche di un lustro. Indietro non si può tornare. La Storia mi darà ragione”. A questo punto Mussolini tacque. Scosse alcune volte la testa come per scacciare un pensiero molesto. Parlò della sua presa di posizione nel 1933-’34 fino ai colloqui di Stresa dell’aprile ’35. Affermò che la sua azione non era stata interamente compresa e tanto meno seguita né dall’Inghilterra né dalla Francia. E soggiunse: “Siamo stati i soli ad opporci ai primi conati espansionistici della Germania. Mandai le divisioni al Brennero, ma nessun gabinetto europeo mi appoggiò. Impedire alla Germania di rompere l’equilibrio continentale ma nello stesso tempo provvedere alla revisione dei trattati; arrivare ad un aggiustamento generale delle frontiere fatto in modo da soddisfare la Germania nei punti giusti delle sue rivendicazioni, e cominciare col restituirle le colonie: ecco quello che avrebbe impedito la guerra. Una caldaia non scoppia se si fa funzionare a tempo una valvola. Ma se invece la si chiude ermeticamente, esplode. Mussolini voleva la pace e questo gli fu impedito��. Dopo qualche istante di silenzio ardii chiedergli: “Avete detto che l’eventuale vittoria dei nostri nemici non potrà dare una pace duratura. Essi nella loro propaganda affermano…”.  “Indubbiamente abilissima propaganda, la loro. Sono riusciti a convincere tutti. Io stesso a volte mi sono chiesto la ragione di questa specie di ubriacatura collettiva. Sapete che cosa ho concluso? Che ho sopravvalutato l’intelligenza delle masse. Nei dialoghi che tante volte ho avuto con le moltitudini, avevo la convinzione che le grida che seguivano le mie domande fossero segno di coscienza, di comprensione, di evoluzione. Invece, era isterismo collettivo… Ma il colmo è che i nostri nemici hanno ottenuto che i proletari, i poveri, i bisognosi di tutto, si schierassero anima e corpo dalla parte dei plutocrati, degli affamatori, del grande capitalismo”.  Mi mostrai convinto di non aver saputo sintetizzare bene tutto il suo pensiero. Mi disse: “Ne riparleremo…”. Invece non restava più né il tempo e né il modo. Pochi giorni dopo sarà Dongo, l’esecuzione, piazzale Loreto. “La vittoria degli alleati – proseguì – riporterà indietro la linea del fronte delle rivendicazioni sociali. La Russia? Dovrà cozzare fatalmente con il capitalismo anglo-americano. Sarà allora che il popolo italiano avrà la possibilità di risollevarsi e di imporsi. L’uomo che dovrà giocare la grande carta…”. “Sarete sempre voi, Duce…”. “Sarà un giovane. Io non sarò più. Lasciate passare questi anni di bufera. Un giovane sorgerà. Un puro. Un capo che dovrà immancabilmente agitare le idee del fascismo: collaborazione e non lotta di classe, carta del Lavoro e socialismo, la proprietà sacra fino a che non diventi un insulto alla miseria, cura e protezione dei lavoratori, dei vecchi, degli invalidi; assistenza e tutela della madre e dell’infanzia…”. Mussolini si passò una mano sulla fronte. Poi, dopo un attimo di silenzio, continuò: “…Moralità in tutti i campi, lotta contro l’ignoranza e contro il servilismo verso i potenti, potenziamento, se si sarà ancora in tempo, dell’autarchia, unica nostra speranza economica, esaltazione dell’orgoglio di essere italiano, educazione in profondità e non in superficie, come purtroppo avvenuto per colpa degli avvenimenti e non per deficienza ideologica… Verrà il giovane puro che troverà i nostri postulati freschi, audaci e degni di essere seguiti…”. Anche qui Mussolini fece attenzione a quanto stavo scrivendo. In una riga, corresse un errore madornale. Arrossii. Egli se ne accorse e rise. Poi disse: “Quando vi si incolpa di avere sbagliato, dite pure che Mussolini sbaglia dieci volte al giorno!”. Quindi proseguì: “Abbiamo avuto 18 secoli di invasioni e di miserie, di denatalità e di servaggio, di lotte intestine e di ignoranza. Ma, più di tutto, di miseria e di denutrizione. Venti anni di fascismo non sono bastati per dare all’anima di ogni italiano quella forza occorrente per superare la crisi e per comprendere il vero. Le eccezioni, magnifiche e numerosissime non contano. Io oggi sono come il grande clinico che non ha più la fiducia dei familiari dell’importante degente. Molti medici si affollano per la successione. Molti di questi sono già conosciuti per inetti; altri non hanno che improntitudine o gola di guadagno. Il nuovo dottore deve ancora apparire. E quando sorgerà, dovrà riprendere le ricette mie. Dovrà solo saperle applicare meglio. Un accusatore dell’ammiraglio Persano, al quale fu chiesto che colpa, secondo lui, aveva l’ammiraglio: “quella di aver perduto” rispose. Così io. Ho qui delle tali prove di aver cercato con tutte le mie forze di impedire la guerra che mi permettono di essere perfettamente tranquillo e sereno sul giudizio dei posteri e sulle conclusioni della Storia”. Nel dire “ho qui tali prove”, indicò una grande borsa di cuoio. Mi sembra, delle tre, fosse quella di pelle gialla. “Non so se Churchill è, come me, tranquillo e sereno. Ricordatevi bene: abbiamo spaventato il mondo dei grandi affaristi e dei grandi speculatori. Essi non hanno voluto che ci fosse data la possibilità di vivere…” . Mussolini sorrise lievemente quando parlò della sua serenità e tranquillità. Sorrise di nuovo quando fece cenno a Churchill. Il sorriso si mutò in una smorfia di disprezzo allorché parlò degli affaristi e degli speculatori. Osai interromperlo per chiedergli d’un fiato: “Tra questi affaristi include anche il Vaticano?” .“Siamo stati i primi, i soli, a ridare lustro e decoro e libertà e autorità alla Chiesa cattolica. Assistiamo a questo straordinario spettacolo: la stessa Chiesa alleata ai suoi più acerrimi nemici. La Chiesa cattolica non vuole, a Roma, un’altra forza. La Chiesa preferisce degli avversari deboli a degli amici forti. Avere da combattere un avversario, che in fondo non la possa spaventare e che le permetta di avere a disposizione degli argomenti coi quali ravvivare la fede, è indubbiamente un vantaggio. Diplomazia abile, raffinata. Ma, a volte, è un gran danno fare i superfurbi. Con la caduta del fascismo, la Chiesa cattolica si ritroverebbe di fronte a nemici d’ogni genere: vecchi e nuovi nemici. E avrebbe cooperato ad abbattere un suo vero, sincero difensore”. A questo punto Mussolini tacque. Si alzò e si avvicin� alla finestra. Avevo cercato di fissare gli appunti nel modo il più esatto possibile, tenendo dietro a mala pena alle sue parole. Le cartelle erano oramai più di 30. Finalmente Mussolini si distaccò dalla finestra. Si rivolse di nuovo a me e riprese: “Mi dissero che non avrei dovuto accettare, dopo l’armistizio di Badoglio e la mia liberazione, il posto di capo dello stato e del governo della Repubblica Sociale. Avrei dovuto ritirarmi in Svizzera, o in uno stato del sud America. Avevo avuto la lezione del 25 luglio. Non bastava, forse? Era libidine di potere, la mia? Ora chiedo: avrei dovuto davvero estraniarmi?. Ero fisicamente ammalato. Avrei potuto assistere oramai da spettatore allo svolgersi degli avvenimenti. Ma cosa sarebbe successo? I tedeschi erano nostri alleati. L’alleanza era stata firmata e mille volte si era giurata reciproca fedeltà, nella buona e nella cattiva a sorte. I tedeschi, qualunque errore possano aver commesso erano, l’otto settembre, in pieno diritto di sentirsi e calcolarsi traditi. Avevano il diritto di comportarsi da padroni assoluti. Avrebbero senz’altro nominato un loro governo militare di occupazione. Cosa sarebbe successo? Terra bruciata. Carestia, deportazioni in massa, sequestri, moneta di occupazione, lavori obbligatori. La nostra industria, i nostri valori artistici, industriali, privati, tutto sarebbe stato bottino di guerra. Ho riflettuto molto. Ho deciso ubbidendo all’amore che io ho per questa divina adorabile terra. Ho avuta precisissima la convinzione di firmare la mia sentenza di morte. Non avevo importanza più. Dovevo salvare il più possibile vite ed averi, dovevo cercare ancora una volta di fare del bene al popolo d’Italia E la moneta di occupazione, i marchi di guerra, che già erano stati messi in circolazione, sono stati per mia volontà ritirati. Ho gridato. Oggi saremmo con miliardi di carta buona per bruciare. Invece nel Sud, i governanti hanno accettato le monete di occupazione. La più tremenda delle inflazioni delizia quelle regioni così dette “liberate”. Quando arriveranno nel Nord, in questo Nord che la Repubblica Sociale ha governato malgrado bombardamenti, interruzioni di strade, azioni di partigiani e di ribelli, malgrado la mancanza di generi alimentari e di combustibili, in questo Nord dove il pane costa ancora quanto costava 18 mesi fa e dove si mangia alle “mense del popolo” anche a 8 lire, quando arriveranno a “liberare” il Nord, porteranno, con altri mali, l’inflazione. Mi sono imposto e ho avuto uomini che mi hanno ubbidito. Non si è stampato che il minimo occorrente, di moneta. Ho però autorizzato le banche ad emettere degli assegni circolari, questi tanto criticati assegni. Non sono tesaurizzabili: ecco la loro importanza. La lira-moneta automaticamente viene richiesta, acquista credito, le rendite e i consolidati sono saliti a 120. Ho impedito che i macchinari venissero trasportati in Baviera. Ho cercato di far tornare migliaia di soldati deportati, di lavoratori rastrellati. Dalla Germania sono tornati oltre 400.000 soldati ed ufficiali prigionieri, o perché hanno optato per noi o per mio personale interessamento. Ho impedito molte fucilazioni, anche quando erano giuste. Ho cercato, con tre decreti di amnistia e di perdono di procrastinare il più possibile le azioni repressive che i comandi germanici esigevano per avere le spalle dei combattenti protette e sicure. Ho aiutato tanta povera gente, senza informarmi delle idee dei singoli. Ho cercato di salvare il salvabile. Fino ad oggi l’ordine è stato mantenuto: ordine nel lavoro, ordine nei trasporti, nelle città… Dovevo, di fronte ad una situazione che vedevo tragicamente precisa, disertare il mio posto di responsabilità? Leggete: sono i giornali del Sud: “Mussolini prigioniero dei tedeschi”, “Mussolini impazzito”, “Mussolini ammalato”, “Mussolini con la sua favorita”, “Il Duce fuggito in Brasile?”. Poi strinse il pugno e lo batté con energia sul tavolo: “Invece sono qui, al mio posto di lavoro. Lavorerò anche in Valtellina. Cercherò che il mondo sappia la verità assoluta e non smentibile di come si sono svolti gli avvenimenti di questi cinque anni”. Chiesi: “Ma c’è è ancora una speranza? Ci sono davvero le armi segrete?”.  “Ci sono. Sarebbe ridicolo e imperdonabile bluffare. Se non fosse avvenuto l’attentato contro Hitler nell’estate scorsa, si avrebbe avuto il tempo necessario per la messa in azione di queste armi. Il tradimento anche in Germania ha provocato la rovina, non di un partito, ma della patria”.  Quando pronunciò la parola “tradimento” esclamai: “Ma noi vi siamo stati e vi saremo sempre fedeli”. Egli, allora, mi pose la mano sul braccio e mi disse con accento triste:“Quanti giuramenti! Quante parole di fedeltà e di dedizione! Oggi solo vedo chi era veramente fedele, chi era veramente fascista! Siete voialtri, sempre gli stessi fedeli delle ore belle e delle ore gravi. Facile era osannare nel 1938! Ho una tale documentazione di persone che non sapevano più che fare per piacermi! E al primo apparire della tempesta, prima si sono ritirati prudentemente per osservare lo svolgersi degli avvenimenti. Poi si sono messi dalla parte avversaria. Che tristezza. Ma che conforto, finalmente, poter vedere che vi sono i puri, i veri, i sinceri. Tradire l’idea… tradire me… ma tradire la patria…”. “Duce, pensate che inglesi e americani possano vedere i russi arrivare nel cuore dell’Europa? Non sarà possibile una presa di posizione…?”. “I carri armati che penetrano nella Prussia Orientale sono di marca americana”. A questo punto Mussolini volle precisare che non riteneva, oramai, più possibile sperare in un capovolgimento del fronte. Disse anche: “Forse Hitler si illude”. Poi alzò le sopracciglia, fece un ampio gesto con le mani, quindi riprese: “Il compito degli alleati è di distruggere l’Asse. Poi…”. “Poi?”. “Ve l’ho detto. Scoppierà una terza guerra mondiale. Democrazie capitalistiche contro bolscevismo. Solo la nostra vittoria avrebbe dato al mondo la pace con la giustizia. Mi hanno tanto rinfacciata la forma di disciplina che imponevo agli italiani. Come la rimpiangeranno. E dovrà tornare se gli italiani vorranno essere ancora un popolo e non un agglomerato di schiavi… E gli italiani la vorranno, la esigeranno. Cacceranno a furor di popolo i falsi pastori, i piccoli malvagi uomini asserviti agli interessi dello straniero. Porteranno fiori alle tombe dei martiri, alle tombe dei caduti per un’idea. Diranno, allora, senza piaggeria, e senza falsità: Mussolini aveva ragione”.  Il Duce a questo punto prese le cartelle dove avevo messo gli appunti. “Non farete un articolo. Riprendete da questi appunti quello che vi ho detto. Dopodomani mattina mi porterete il dattiloscritto. Se ne avrò tempo riprenderemo fra qualche giorno questo lavoro”- Dissi che in anticamera era il mio redattore capo, già direttore di un settimanale di Brescia. Mussolini lo fece chiamare. Rimanemmo ancora dieci minuti in udienza. Terminai la stesura delle cartelle quella stessa notte, al giornale. Per mancanza di carta, dovetti scrivere le ultime quattro cartelle al rovescio delle prime quattro. Lavorai come potei: Tre allarmi aerei, tre volte la luce si spense. La mattina del 22 aprile, alle 11, tornai in Prefettura. Mussolini era fuori. Fece ritorno alle 12,40. Camminava cupo e con passo rapido. Gli avvenimenti precipitavano con un ritmo che non consentiva più illusioni: gli angloamericani si erano avvicinati vittoriosi alla linea del Po. Ogni speranza in una qualsiasi resistenza svaniva, tanto per l’esercito tedesco, quanto per i fascisti. Già echeggiava il sinistro: “Si salvi chi può”. Perciò Mussolini doveva già avere la visione, forse ancora nebulosa ma non per questo meno drammatica, della prossima fine. Ci vide. Rispose con aria stanca ai nostri saluti. Quando fu sulla soglia della sua stanza da lavoro, si voltò e mi fece cenno di attendere. Barracu, dopo una decina di minuti, mi introdusse da lui. Stava mangiando. Gli avevano portato una zuppiera. Sorbì alcune cucchiaiate di minestra. Mangiò un po’ di verdura, un pezzettino di lesso, due patate e una carota bollita. Poi una mela. Bevve due dita di acqua minerale. Quindi si volse verso di me, e mi disse: “Fatemi vedere il vostro lavoro”. Scostò delle carte. Lesse con attenzione, lentamente. Il suo volto aveva visibili tracce di stanchezza. Alla distanza di sole 48 ore, sembrava molto invecchiato. Corresse e tracciò molti segni, come risulta dal dattiloscritto. Quindi volle siglarlo, apponendo in calce all’ultimo foglio la sua ben conosciuta inconfondibile “M”. Alla fine mi disse: “Va bene. Ci rivedremo, forse, in Valtellina. Altrimenti, qualunque cosa accada, non fate pubblico questo scritto. Se dovesse accadere il crollo, per almeno tre anni tenetelo nascosto. Poi fate voi, secondo il vostro criterio. Ora andate”. Salutai senza poter dire una parola. Mi fece un gesto di arrivederci. Uscii dalla Prefettura con l’animo in tumulto. Non dovevo più rivederlo.

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A PRESTO SENTIRCI – Arturo Stenio Vuono – presidente “Azimut”
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Ferruccio Massimo Vuono – Ufficio Stampa
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