ALLARME ROSSO RENZITALIA RIFORMA DELLA TIRANNIA E RIFORMA DELLA LIBERTA’ BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO


ALLARME ROSSO RENZITALIA RIFORMA DELLA TIRANNIA E RIFORMA DELLA LIBERTA’ BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO


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anteprima di web : 11-mar-2015 – ALLARME ROSSO RENZITALIA RIFORMA DELLA TIRANNIA E RIFORMA DELLA LIBERTA’ BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO


RENZISPOT – RENZISCOOP – MATTEO IL BARONETTO – 
RE TRAVICELLO – TESTA DI TURCO…..FONZIE RENZIE
 
   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
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  • Maria Teresa Angiulli Quando gli uomini cercano di deviare il corso della giustizia, coprendo di fango persone innocenti, la giustizia DIVINA interviene. E’ NECESSARIO CHE CHE I GIUDICI PAGHINO PER GLI ERRORI COMMESSI! ( . . . )
 
ALLARME ROSSO RENZITALIA RIFORMA DELLA TIRANNIA E RIFORMA DELLA LIBERTA’ BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : MERCOLEDI’ 11 MARZO 2015 ]
 
 
 
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LA STORIA da “Azimut  archivio online”

IN QUESTO NUMERO : LUIGI FILOSA – IL “FASCISTA ANTIFASCISTA”……L’INTERVENTO DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO ( DA COSENZA )
[ per leggere tutto – vedi : oltre ]
 
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RENZITALIA – << “SINISTRA” & “POVERTA’…” >>
 
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Silvana Valente ha condiviso la foto di MADE in ITALY.

Ma quando ci svegliamo? Cosa stiamo aspettando ancora?

foto di MADE in ITALY.
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BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : MERCOLEDI’ 11 MARZO 2015 ]
 
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Girolamo Fragalà ha condiviso un link.
Il caso Ruby è finito: Silvio Berlusconi è stato assolto in via definitiva dall’accusa di prostituzione minorile e concussione. La Cassazione, dopo una…
SECOLODITALIA.IT|DI REDAZIONE

Silvio Berlusconi è stato assolto in via definitiva. Il caso Ruby è finito

mercoledì 11 marzo – 00:04

***FLASH*** Il caso Ruby è finito: Silvio Berlusconi è stato assolto in via definitiva dall’accusa di prostituzione minorile e concussione. La Cassazione, dopo una camera di consiglio durata nove ore, ha confermato la sentenza di secondo grado con cui l’ex Cavaliere era stato assolto dalle accuse, dopo la condanna a sette anni in primo grado.

ALLARME ROSSO RENZITALIA RIFORMA DELLA TIRANNIA E RIFORMA DELLA LIBERTA’ BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : MERCOLEDI’ 11 MARZO 2015 ]
 
 
 
 
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BUFALA BUNGA BUNGA BERLUSCONI ASSOLTO
 
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LIBERO ● Stretto tra giudici e fronda SILVIO PROVA IL PATTO COL DIAVOLO ● Berlusconi riesce a far votare compatti i suoi contro il governo e organizza il trappolone al premier: un’intesa con la minoranza del Pd per impallinare la legge elettorale al Senato ● Però 18 azzurri preparano la rivolta ● “Flavio è fuori dalla Lega” PER IL COMPLEANNO SALVINI SI REGALA LA TESTA DI TOSI ● MA ADESSO RISCHIA DI PERDERE IL VENETO///

LA MIA OPINIONE

Intanto Berlusconi ha superato lo scoglio del processo Ruby. Una barca di soldi spesi dalle procure a caccia della pistola fumante. Spaccature nel Pd, in Forza Italia e nella Lega. Adesso Salvini dovrà fare una campagna pressoché di casa in casa per evitare a Zaia, e a se stesso, una clamorosa sconfitta. Tosi come Alfano e Fitto. Con una sola apprezzabile differenza: aver dimostrato di essere un ottimo amministratore della città di Verona. Diciotto azzurri tentano di salvare la ghirba. Ma non la faccia. 

guglielmo donnini

"LIBERO ● Stretto tra giudici e fronda SILVIO PROVA IL PATTO COL DIAVOLO ● Berlusconi riesce a far votare compatti i suoi contro il governo e organizza il trappolone al premier: un'intesa con la minoranza del Pd per impallinare la legge elettorale al Senato ● Però 18 azzurri preparano la rivolta ● "Flavio è fuori dalla Lega" PER IL COMPLEANNO SALVINI SI REGALA LA TESTA DI TOSI ● MA ADESSO RISCHIA DI PERDERE IL VENETO///LA MIA OPINIONEIntanto Berlusconi ha superato lo scoglio del processo Ruby. Una barca di soldi spesi dalle procure a caccia della pistola fumante. Spaccature nel Pd, in Forza Italia e nella Lega. Adesso Salvini dovrà fare una campagna pressoché di casa in casa per evitare a Zaia, e a se stesso, una clamorosa sconfitta. Tosi come Alfano e Fitto. Con una sola apprezzabile differenza: aver dimostrato di essere un ottimo amministratore della città di Verona. Diciotto azzurri tentano di salvare la ghirba. Ma non la faccia. guglielmo donnini"
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LA “CAPORETTO DELLA PROCURA MILANESE”…..
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BERLUSCONI ASSOLTO! QUESTA È LA NOTIZIA ALLE SOGLIE DELLA MEZZANOTTE.

"BERLUSCONI ASSOLTO! QUESTA È LA NOTIZIA ALLE SOGLIE DELLA MEZZANOTTE."
  • Francesco DolceSono molto felice che berlusconi sia stato assolto. Il bastardo di renzi deve andarsene a casa.
  •  
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ILDA BOCCASSINI – LINK – tratto dal web
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ILDA TOGA TOGA LA ROSSA…CLICCA E LEGGI [ VEDI : SOPRA ]
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L’AULA SORDA E GRIGIA – ANCOR DI PIU’…..
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Scheda/Nuovo Titolo V e fine bicameralismo perfetto, ecco come cambia la Costituzione
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ALLARME ROSSO – LA “DEMOCRATURA”….
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"Un riassunto dello stato delle cose nella nostra democrazia"
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LA RIFORMA DELLA TIRANNIA [ BATTEZZATA DAL GIOVIN SIGNORE DELLA SINISTRA ]
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[ tratto dal web ]

Con 357 voti a favore, 125 contrari e 7 astenuti la Camera ha detto sì alla riforma del Senato.

A favore hanno votato Pd, Area popolare (Ncd più Scelta civica) e Pi-Cd. Contrari Forza Italia, Lega, Fdi-An, Alternativa libera e Sel. I deputati M5s hanno invece abbandonato l’aula.

Ma cosa prevede la legge sul Senato e come funziona? Ecco tutto ciò che c’è da sapere.

Riforma del Senato: il sì della Camera
La riforma della Costituzione approvata dalla Camera, cambia la seconda parte della Costituzione relativa all’”Ordinamento della Repubblica”. Dopo il tentativo di modifica di Berlusconi del 2006, bocciato al referendum confermativo, oggi è il Governo Renzi a Riprovarci.

Il ddl passato a Montecitorio, prevede in particolare delle modifiche nel Titolo V della seconda parte della Carta, nuove regole volte a superare una volta per tutte il «bicameralismo perfetto». 
Come detto in precedenza, Forza Italia ha votato contro. Tuttavia bisogna sottolineare che il provvedimento rappresentava un punto cardine del celeberrimo «Patto del Nazareno», naufragato dopo l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Riforma del Senato: l’Iter parlamentare
Il Sì di oggi, rappresenta un secondo passo importante dopo l’approvazione al Senato avvenuta lo scorso 8 agosto. Tuttavia la strada è ancora lunga e impervia. L’articolo 138 della Costituzione stabilisce infatti una doppia deliberazione di entrambe le Aule a distanza di tre mesi l’una dall’altra. A questo punto, le modifiche introdotte a Montecitorio richiederanno un nuovo passaggio a Palazzo Madama. Successivamente Camera e Senato rivoteranno il ddl, senza possibilità di modifica.

Nella prima lettura è sufficiente la maggioranza semplice dell’assemblea, nella seconda occorrerà invece la maggioranza dei 2/3. Per legge, nel caso in cui il sì arrivasse a maggioranza semplice, occorrerà un referendum confermativo per l’entrata in vigore. Ma il Presidente del Consiglio ha già sottolineato che la procedura referendaria verrà avviata anche in caso di approvazione a maggioranza dei 2/3.

Riforma del Senato: bicameralismo
L’art.1 del ddl Boschi prevede che la funzione legislativa sia esercitata solo dalla Camera dei Deputati (attualmente da entrambe le Camere), eccezion fatta per determinate materie, come le leggi di riforma costituzionale, che passeranno anche al vaglio del Senato. Quest’ultimo verrà privato delle competenze sulle materie riguardanti l’etica, la famiglia e la Sanità e non potrà più votare la fiducia al Governo. Per quanto riguarda la Legge di Stabilità, l’ultima parola spetterà a Montecitorio che potrà scegliere di non conformarsi ai rilievi posti da Palazzo Madama. Via anche il potere di concessione di amnistia e indulto.

Riforma del Senato: si riduce il numero dei rappresentanti
Il nuovo Senato sarà composto solo da 100 membri, di cui 5 di nomina Presidenziale. I Senatori saranno scegli dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano. Ogni Regione avrà la possibilità di eleggere un proprio rappresentate tra i sindaci attivi sul territorio. I seggi verranno ripartiti in base al numero di cittadini di ogni Regione, ma nessuna potrà avere meno di due Senatori.

Riforma del Senato: Presidente della Repubblica
Il testo non cambia la platea dei Grandi Elettori, ma vengono esclusi i delegati regionali. Cambia il quorum: per eleggere il nuovo Presidente della Repubblica occorrerà la maggioranza dei 2/3 nei primi 3 scrutini, mentre dal quarto a sesto sarà sufficiente la maggioranza dei 3/5 dell’Assemblea. Dal settimo basteranno i 3/5 dei votanti.

Il presidente della Camera eserciterà la funzione di Presidente supplente, quello del Senato avr�� il compito di convocare e presidere il Parlamento in seduta comune.

Riforma del Senato: stipendi
I Senatori non riceveranno più le indennità parlamentari, che invece rimangono in vigore per i deputati. Abolito il Cnel e stabilito un limite agli stipendi di presidente e consiglieri comunali che non può essere superiore a quello dei sindaci dei capoluoghi di Regione.

[ tratto dal web ]
 
LA riforma della Costituzioneapprovata alla Camera modifica la seconda parte della Carta, quella intitolata “Ordinamento della Repubblica”, lasciando invariata la parte prima sui principi. Non è la prima volta che si prova a cambiare l’assetto istituzionale del Paese: l’ultima volta, nel 2006, il progetto di riforma (fortemente voluto da Silvio Berlusconi) fu bocciato nel referendum confermativo.

Il disegno di legge prevede cambiamenti nel Titolo V della seconda parte della Costituzione (già oggetto di modifica nel 2001) e la fine del bicameralismo perfetto. Il provvedimento rappresentava, insieme alla legge elettorale, il fulcro del cosiddetto “patto del Nazareno” siglato il 19 gennaio 2014 tra il premier Matteo Renzi (allora solo segretario Pd) e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, un accordo che aveva come obiettivo quello di riformare l’assetto istituzionale del Paese e che è naufragato dopo l’elezione di Sergio Mattarella al Colle.

L’8 agosto scorso il Senato ha approvato in prima lettura il disegno di legge che porta il nome del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi. Oggi anche la Camera ha dato il via libera al provvedimento. Si tratta però solo del secondo atto di un lungo percorso stabilito dall’articolo 138 della Costituzione che prevede una doppia deliberazione di Camera e Senato a distanza di tre mesi l’una dall’altra su un testo identico. La Camera ha introdotto dei cambiamenti che il Senato dovrà confermare nei prossimi mesi. Se così sarà, la prima fase del cammino parlamentare delle riforme sarebbe compiuta. A quel punto Camera e Senato dovrebbero votare nuovamente il testo del disegno di legge, ma senza poterne più cambiare i contenuti. Se nella prima lettura è sufficiente la maggioranza semplice, nella seconda è necessaria la maggioranza dei 2/3 dei componenti le assemblee. Se invece il provvedimento di modifica sarà approvato con una maggioranza semplice si avvia un procedimento referendario di tipo confermativo e solo dopo l’assenso del corpo elettorale la riforma entrerà in vigore. Il premier ha già fatto sapere che, se anche fossero raggiunti i due terzi, il testo sarà comunque sottoposto al vaglio dei cittadini.

Ecco i punti principali della riforma anche in base alle modifiche che i deputati hanno apportato al testo.

BICAMERALISMO ADDIO. E’ il primo articolo nonché il punto principale del ddl Boschi. La funzione legislativa non sarà esercitata più collettivamente dalle due Camere così come previsto dall’articolo 70 della Costituzione. La competenza legislativa sarà quindi appannaggio della sola Camera dei deputati, salvo alcune materie (come le leggi di revisione costituzionale) su cui dovrà intervenire anche il Senato. Rispetto a Palazzo madama, l’aula di Montecitorio ha tolto al Senato le competenze su materie etiche, famiglia e sanità (art. 29 e 32 Cost.). Solo la Camera sarà chiamata a votare la fiducia all’esecutivo. Sulla legge di bilancio, la Camera potrà avere l’ultima parola decidendo, a maggioranza semplice, di non conformarsi ai rilievi posti dal futuro Senato. Che, tra l’altro, sarà anche escluso dal potere di concedere amnistia e indulto. Come nell’attuale testo costituzionale i membri del Parlamento eserciteranno le loro funzioni “senza vincolo di mandato”.

SENATO DEI 100. Altro punto fondamentale è la creazione di un Senato con poteri limitati e composto solo da 100 membri (95 più i 5 di nomina presidenziale). Cambia così l’articolo 57 della Costituzione che invece fissava in 315 il numero dei senatori. I nuovi senatori saranno scelti dai Consigli regionali e dai Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano. Inoltre ciascuna Regione elegger����� un senatore tra i sindaci dei rispettivi territori. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà “in proporzione alla loro popolazione” ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato dei senatori sarà uguale a quella dei propri organi territoriali.

ELEZIONE CAPO STATO, QUORUM SI ALZA. Il ddl mantiene invariata la platea dei Grandi Elettori che sarà composta dal Parlamento in seduta comune, ma non ci saranno più i delegati regionali. La Camera ha cambiato i quorum fissati dal Senato: occorreranno i 2/3 dell’Assemblea nei primi tre scrutini; dal quarto scrutinio sarà sufficiente la maggioranza dei 3/5 dell’Assemblea, mentre dal settimo i 3/5 dei votanti. Cambia così l’articolo 83 della Costituzione. Sarà il presidente della Camera a esercitare “le funzioni del Presidente della Repubblica nel caso in cui questi non possa adempierle”, mentre “il Presidente del Senato convoca e presiede il Parlamento in seduta comune”. Cambia anche la modalità di elezione dei cinque giudici costituzionali di nomina parlamentare: non sarà più il Parlamento in seduta comune ad eleggerli ma ora tre saranno eletti dalla Camera dei deputati e due dal Senato. Modifiche anche all’articolo che riguarda il rinvio delle leggi da parte del Quirinale: il presidente della Repubblica, prima di promulgare la legge, può con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione, ma non su specifiche disposizioni della legge, come previsto invece dal testo uscito da Palazzo Madama.

PROVINCE ABOLITE, PIU’ COMPETENZE ALLO STATO. La scomparsa delle Province dalla Costituzione e della legislazione concorrente tra Stato e Regioni sono il cuore di questa parte del ddl, che, in generale, dà più competenze allo Stato centrale permettendo anche il commissariamento di Regioni ed enti locali in caso di grave dissesto finanziario. Lo Stato, inoltre, potrà esercitare una “clausola di supremazia” verso le Regioni a tutela dell’unità della Repubblica e dell’interesse nazionale. Rispetto al testo del Senato è stata modificata la parte relativa al “federalismo fiscale” e all’introduzione dei costi standard. “Con legge dello Stato sono definiti indicatori di riferimento di costo e di fabbisogno che promuovono condizioni di efficienza nell’esercizio delle funzioni pubbliche dei comuni, delle città metropolitane e delle regioni”, recita il nuovo articolo 119 della Carta.

ITER LEGISLATIVO. Cambia l’articolo 72 della Costituzione con l’introduzione di una corsia preferenziale per i disegni di legge del governo che può chiedere che la Camera si pronunci entro 60 giorni. Escluse da questo iter le leggi bicamerali, le leggi elettorali, la ratifica dei trattati internazionali, le leggi che richiedono maggioranze qualificate. La legge prevede che “il procedimento per l’esame di ciascun disegno di legge, da applicare sino alla pronuncia definitiva, è determinato dai presidenti delle Camere, d’intesa tra loro, sulla base dei criteri indicati dai rispettivi Regolamenti”. Il Senato potrà chiedere modifiche ai ddl approvati dalla Camera con i 2/3 dei voti, e la Camera potrà non accogliere la richiesta solo con la maggioranza assoluta. La Camera ha inoltre eliminato il cosiddetto “voto bloccato”, ossia la possibilità per il governo di far votare un proprio provvedimento entro una data certa e “senza modifiche”.

REFERENDUM. Le firme necessarie per chiedere un referendum abrogativo restano 500mila, con il quorum per la validità della consultazione posto al 50% più uno degli elettori (come è adesso). In caso si arrivi a 800mila firme, invece, il quorum si abbassa: sarà sufficiente che vada a votare la metà più uno dei votanti delle ultime elezioni politiche. Sono introdotti i referendum propositivi e d’indirizzo. Per presentare una legge di iniziativa popolare bisognerà raccogliere 150mila firme.

LEGGE ELETTORALE. Si introduce in Costituzione il giudizio preventivo della Corte costituzionale sulle leggi elettorali, ma cambia il quorum necessario per ottenerlo: ora si prevede che sia necessario un quarto dei componenti della Camera (non più un terzo) o almeno un terzo dei componenti del Senato. La Corte si pronuncia entro un mese.

STATO DI GUERRA. Una delle novità approvate alla Camera è quella che riguarda il quorum per deliberare lo stato di guerra: non sarà più sufficiente la maggioranza semplice della sola Camera dei deputati ma servirà la maggioranza assoluta dei componenti.

GIRO DI VITE SU STIPENDI E RIMBORSI REGIONI. Ai senatori nonspetteranno le indennità parlamentari, che invece saranno appannaggio dei soli deputati. Soppresso il Cnel e previsto un tetto agli stipendi di Presidente e consiglieri regionali, che non può essere superiore a quello dei sindaci dei capoluoghi di Regione.

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LA RIFORMA DELLA LIBERTA’ ( AFFOSSATA DALLA SINISTRA )
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Referendum costituzionale del 2006 in Italia

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

In rosso le Regioni in cui ha vinto il “NO” e in azzurro quelle in cui ha vinto il “SÌ”. Da notare due elementi: la compattezza del fronte del NO in 18 regioni su 20, e la vittoria del SÌ nelle sole regioni Lombardia e Veneto, oltre che tra gli italiani all’estero.

Il secondo referendum costituzionale della storia della Repubblica Italiana si è svolto il 25 e 26 giugno2006.[1] La maggioranza dei votanti ha respinto la riforma costituzionale varata nella XIV Legislaturainerente ai cambiamenti nell’assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana:

La legge di revisione costituzionale, approvata a maggioranza assoluta dei membri del Parlamento, per quanto previsto dall’art. 138 della Costituzione, aveva aperto la possibilità alla richiesta di conferma da parte di uno dei tre soggetti previsti dall’articolo. Tale richiesta è pervenuta da più di un quinto dei membri di una Camera, da più di cinquecentomila elettori, e da più di cinque Consigli regionali.

Questo era il secondo referendum costituzionale sottoposto agli italiani, il primo è del 2001. A differenza dei referendum abrogativi, per i referendum costituzionali non è necessario il raggiungimento di un quorum di votanti.

§Provvedimenti previsti[modifica | modifica wikitesto]

  • Devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in alcune materie come organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria (le norme generali sulla tutela della salute tornano di competenza esclusiva dello Stato); secondo i sostenitori del SÌ al referendum, questo avrebbe portato a maggiore responsabilizzazione delle autonomie regionali, allocando contemporaneamente poteri decisori e poteri di spesa alle Regioni, riducendo le spese sanitarie che altrimenti avrebbero toccato punte elevate, comportando un aumento dell’addizionale Irpef in diverse Regioni; secondo i sostenitori del NO, la devoluzione avrebbe comportato un aumento del fabbisogno economico superiore ai possibili trasferimenti di risorse dallo Stato e, quindi, l’introduzione di nuove imposte nelle regioni meno “virtuose”;
  • Alcuni ambiti (come la sicurezza del lavoro, le norme generali sulla tutela della salute, le grandi reti strategiche di trasporto, l’ordinamento della comunicazione, l’ordinamento delle professioni intellettuali ordinamento sportivo nazionale, produzione strategica dell’energia) che, a seguito della riforma del 2001 erano regolati con leggi di principio statali e leggi di dettaglio regionali, sarebbero tornati di esclusiva competenza della legislazione statale. Secondo i sostenitori del SÌ, ciò avrebbe corretto talune storture della riforma del titolo V approvata dal centrosinistra nel 2001 che per alcune materie aveva già prodotto molti ricorsi alla corte costituzionale, e per molte altre ne avrebbe causato a venire: a titolo di esempio, se l’ordinamento sportivo fosse rimasto competenza regionale, si sarebbe rischiata, per il futuro, l’illegittimità costituzionale dei campionati nazionali di calcio; secondo i sostenitori del NO, la Corte costituzionale aveva già interpretato il testo del titolo V in modo conforme alle esigenze prospettate da questa parte della revisione, rendendola non necessaria;
  • Fine del bicameralismo perfetto, con suddivisione del potere legislativo tra Camera dei deputati e Senato Federale. La Camera avrebbe discusso, in linea di principio, leggi di ambito nazionale (bilancio, energia, opere pubbliche, valori fondamentali, trattati internazionali, etc), il Senato leggi che interessano materie a competenza regionale esclusiva o concorrente con lo Stato; secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe comportato maggiore velocità e incisività nell’approvazione delle leggi, poiché, senza la riforma una legge deve essere approvata da quasi 1000 parlamentari e con il medesimo testo sia dalla Camera che Senato, facendo, a volte, rallentare l’iter legislativo; secondo i sostenitori del NO, la ripartizione di competenze non è chiara e avrebbe provocato numerosi conflitti di competenza dinanzi alla Corte costituzionale tra Camera e Senato. Taluni sostenitori del SÌ hanno ribattuto che la parte della riforma relativa all’iter legislativo si sarebbe applicata solo a partire dalla prima legislatura successiva all’entrata in vigore della legge costituzionale (quindi, salvo elezioni anticipate, nel 2011) ed eventuali lacune si sarebbero potute nel frattempo essere risolte dal Parlamento. Per i critici, inoltre, l’approvazione delle leggi da parte di una sola Camera avrebbe portato ad una minore ponderazione nell’elaborazione dei testi legislativi;
  • Riduzione del numero di deputati (da 630 a 518) e senatori (da 315 a 252), con decorrenza tra due legislature. I senatori sarebbero stati eletti contestualmente all’elezione dei consigli regionali; i senatori a vita sarebbero diventati “deputati a vita”, sarebbe diminuita l’età minima per essere eletti alla Camera (da 25 a 21 anni) e al Senato (da 40 a 25 anni). La riduzione sarebbe stata in vigore dalla XVI Legislatura e quindi non necessariamente nel 2016 come spesso riportato, ma certamente non sarebbe stata immediata;
  • Aumento dei poteri del Primo Ministro, con il cosiddetto “Premierato“; questi avrebbe potuto revocare i ministri, dirigere la politica degli stessi non più coordinando l’attività dei ministri ma determinandola; avrebbe potuto sciogliere direttamente la Camera (potere solitamente affidato al Presidente della Repubblica, non esercitabile però incondizionatamente, potendo indire elezioni anticipate – secondo la migliore prassi – solamente ove riscontri l’impossibilità di una qualsiasi maggioranza); secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe aumentato eccessivamente i poteri del Primo Ministro, consentendogli di controllare la Camera, mentre storicamente è stato accettato il concetto secondo il quale dovrebbe essere lui a rendere conto al Parlamento. Inoltre la facoltà di revoca dei ministri, sempre secondo i sostenitori del NO, sarebbe stata puramente teorica in un sistema bipolare multipartitico, in cui l’estromissione di un ministro avrebbe come effetto la fine del sostegno del suo partito alla maggioranza; secondo i sostenitori del SÌ, la riforma avrebbe reso più incisiva l’azione di governo, dotando di effettivi poteri il premier;
  • Clausola contro i cambi parlamentari di maggioranza e obbligo di nuove consultazioni popolari in caso di caduta del governo, salvo la sfiducia costruttiva con indicazione di un nuovo Premier e senza cambi di maggioranza; la Camera avrebbe potuto quindi sfiduciare il Primo Ministro, ma, a meno che la stessa maggioranza espressa dalle elezioni ne indichi un altro nel termine di venti giorni, la Camera sarebbe stata automaticamente sciolta con la necessità di andare a nuove elezioni. La Camera sarebbe stata sciolta anche se la mozione di sfiducia fosse stata respinta con il voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni (norma cosiddetta Antiribaltone). Secondo i sostenitori del SI, ciò avrebbe reso più stabile il governo ed impedito che il Primo Ministro salvi una maggioranza instabile includendovi nuovi partiti e modificando le preferenze espresse dagli elettori; secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe reso molto più difficile, se non impossibile, la sfiducia al Primo Ministro;
  • Clausola di Interesse nazionale, espunta dalla riforma del 2001. Nel caso il governo avesse ravvisato in una legge regionale elementi in contrasto con l’interesse nazionale, entro quindici giorni dalla promulgazione avrebbe invitato la regione ad eliminare le disposizioni pregiudizievoli. Qualora entro i successivi quindici giorni il Consiglio regionale non rimuovesse la causa del pregiudizio, il Governo, entro ulteriori quindici giorni, avrebbe sottoposto la questione al Parlamento in seduta comune che, entro il termine di quindici giorni, con deliberazione adottata a maggioranza assoluta dei propri componenti, avrebbe potuto annullare la legge o sue disposizioni. Secondo i sostenitori del NO, questa clausola era stata già recuperata in via interpretativa dalla Corte Costituzionale; secondo i sostenitori del SÌ l’esplicita previsione dell’interesse nazionale e soprattutto la previsione di un apposito meccanismo, a tutt’oggi mancante, avrebbe favorito il migliore perseguimento dello stesso;
  • Clausola di supremazia: lo Stato avrebbe potuto sostituirsi alle Regioni in caso di mancata emanazione di norme essenziali; secondo i sostenitori del NO, questo potere è ricompreso in quello attuale di sostituzione del governo nazionale alle regioni a tutela dell’unità giuridica ed economica della Repubblica e dei diritti fondamentali;
  • Il Presidente della Repubblica sarebbe divenuto “garante dell’unità federale della Repubblica”. Avrebbe nominato i presidenti delle autorità indipendenti, sentiti i presidenti delle Camere, e fino ad un massimo di 3 deputati a vita. Avrebbe nominato Primo Ministro chi risultasse candidato a tale carica dalla maggioranza uscita dalle elezioni, senza più la libertà di scelta contemplata dall’art. 92 cost.; avrebbe potuto sciogliere la Camera dei deputati solo su richiesta del Primo Ministro, in caso di morte, impedimento permanente o dimissioni dello stesso, se la Camera dei deputati avesse approvato una mozione di sfiducia al Primo Ministro senza che la maggioranza risultante dalle elezioni ne avesse espresso uno nuovo, oppure se il voto di sfiducia fosse stato respinto col voto determinante di deputati non appartenenti alla maggioranza espressa dalle elezioni. L’età minima per essere eletto alla carica di Presidente sarebbe scesa da 50 a 40 anni;
  • La Corte Costituzionale avrebbe visto aumentare i giudici di nomina parlamentare da 5 a 7, mentre sarebbero diminuiti i giudici nominati dal Capo dello Stato e eletti dalla Cassazione, dal Consiglio di Stato e dalla Corte dei Conti. Secondo i sostenitori del NO, ciò avrebbe ridotto di molto l’indipendenza della Corte. Secondo i sostenitori del SÌ la previsione di 4 giudici nominati dal Senato federale espressione delle Regioni avrebbe equilibrato i poteri in seno alla Corte;
  • Autonomia di Roma: Roma è la capitale della Repubblica e dispone di forme e condizioni particolari di autonomia, anche normativa, nelle materie di competenza regionale, nei limiti e con le modalità stabiliti dallo statuto della Regione Lazio (art. 114 terzo comma). Roma quindi avrebbe avuto forme di autonomia anche normative, nei limiti stabiliti dalla Regione Lazio.

§Riforma costituzionale[modifica | modifica wikitesto]

RISULTATI PER CIRCOSCRIZIONE NO
Italia + Estero 38,7 % 61,3 %
Italia 38,3 % 61,7 %
Italia settentrionale 47,4 % 52,6 %
Piemonte 43,4% 56,6%
Valle d’Aosta 35,7% 64,3%
Lombardia 54,6% 45,4%
Trentino-Alto Adige 35,3% 64,7%
Provincia autonoma di Bolzano 23,6% 76,4%
Provincia autonoma di Trento 42,6% 57,4%
Veneto 55,3% 44,7%
Friuli-Venezia Giulia 49,2% 50,8%
Liguria 37,0% 63,0%
Emilia-Romagna 33,5% 66,5%
Italia centrale 32,3 % 67,7 %
Toscana 29,0% 71,0%
Umbria 31,3% 68,7%
Marche 33,9% 66,1%
Lazio 34,5% 65,5%
Italia meridionale 25,2 % 74,8 %
Abruzzo 33,3% 66,7%
Molise 28,3% 71,7%
Campania 24,6% 75,4%
Puglia 26,6% 73,4%
Basilicata 23,1% 76,9%
Calabria 17,5% 82,5%
Italia insulare 29,4 % 70,6 %
Sicilia 30,1% 69,9%
Sardegna 27,7% 72,3%
Estero 52,1 % 47,9 %
Europa 45,3 % 54,7 %
America meridionale 62,9 % 37,1 %
America settentrionale e centrale 52,8 % 47,2 %
Asia Africa Oceania Antartide 53,4 % 46,6 %


Approvazione delle Modifiche alla Parte II della Costituzione.

Il testo del quesito referendario recita:

« Approvate il testo della Legge Costituzionale concernente ‘Modifiche alla Parte II della Costituzione’ approvato dal Parlamento e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 269 del 18 novembre 2005? »

§Affluenza alle urne[modifica | modifica wikitesto]

estero Italia totale percentuale (%)
Iscritti alle liste 2.651.730[2] 47.120.776[3] 49.772.506[4]
Votanti 739.133[2] 25.371.792[3] 26.110.925[4] 52,46[4] (su n. iscritti)
Voti validi 611.005[2] 25.092.777[3] 25.753.641[4] 98,63 (su n. votanti)
Voti nulli o schede bianche 78.128[2] 279.015[3] 357.143[4] 1,36 (su n. votanti)
Astenuti 15.803[2] 85.626[3] 101.429[4] 0,20 (su n. iscritti)

§Risultati[modifica | modifica wikitesto]

Voti  %
RISPOSTA AFFERMATIVA 9.970.513[4] 38,71%[4]
RISPOSTA NEGATIVA NO 15.783.269[4] 61,29%[4]
bianche/nulle 357.143[4]
Totale voti validi 25.753.782[4] 100%

§Note ( . . . )

 
LA STORIA – da “Azimut  archivio online”

IN QUESTO NUMERO : LUIGI FILOSA – IL “FASCISTA ANTIFASCISTA”……L’INTERVENTO DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO ( DA COSENZA )
[ per leggere tutto – vedi : dopo i link ]
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Luigi Filosa in Dizionario Biografico – Treccani

www.treccani.it › Dizionario Biografico

FILOSA, Luigi … Emarginato dal regime, il F. si avvicinò agli ambienti antifascisti. …. 18-21; F. Mazza, L. F.: un fascista antifascista, in Incontri meridionali, s.

L’ALTRA STORIA LUIGI FILOSA, “IL FASCISTA …

04 lug 2013 – Luigi Filosa, “il fascista antifascista…..” > [ a cura:Giancarlantonio Olivieri-nostro collaboratore online, da Cosenza:prima puntata;vedi:oltre ] …

04 | luglio | 2013 | Associazione Azimut

04 lug 2013 – anteprima – Thursday, July 04, 2013 – < L’ALTRA STORIA. LUIGI FILOSA, “IL FASCISTA ANTIFASCISTA” >. INTERVENTI LEHNER E ALTRO …

Tra Calabria e Mezzogiorno. Studi storici in memoria di …

Giuseppe Masi – 2007 – ‎History

In effetti Filosa, dopo un passato di fascista della prima ora (aveva partecipato … F. Mazza, Luigi Filosa: un fascista antifascista, in “Incontri meridionali”, 1988. n.

Il fascismo nel Mezzogiorno: le Calabrie

Ferdinando Cordova – 2003 – ‎Political Science

Fulvio Mazza, Luigi Filosa: un fascista antifascista, “Incontri meridionali”, 1988, n. 3, p. … Filosa, negli anni del regime, fu diffidato, nel 1926, “per aver fatto opera .

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< L’altra storia.Luigi Filosa “il fascista antifascista…..” >.
(autore – Olivieri Giancarlantonio – 01.07.2013)
Il tempo era incerto a Napoli all’inizio di quell’autunno del 1922, ma la temperatura con il caldo e l’afa erano mitigati dall’immancabile brezza marina, dono di cui Napoli gode sempre,almeno quella.
Già alle 8,00 del mattino del 24 0ttobre 1922, il teatro S.Carlo era gremito; 6.000 persone secondo i dati di cronaca, perciò moltissimi erano in piedi a riempire palchi, soppalchi, loggioni ed ogni spazio, perlopiù borghesi gente della classe media e della “buona società napoletana”, numerose le signore tutte eleganti ed erano altresì numerosi gli squadristi fascisti, i quali da giorni erano acquartierati in città in 40.000 stando ai giornali dell’epoca.
 Ormai era da tempo che le squadre d’azione fasciste convergevano su Napoli, gli arrivi erano iniziati dal dieci di ottobre, dapprima alla chetichella gruppi campani, pugliesi e calabresi poi sempre più numerosi fino a somigliare ad una vera e propria invasione.
La maggior parte proveniva ovviamente dal centro sud, con in testa numerosissimi i pugliesi di Peppe Caradonna, i calabresi di Michele Bianchi e via via i lucani quelli del Lazio, delle Marche, dell’Abbruzzo ma dal 20 arrivarono a Napoli anche squadre dalla Lombardia dalla Toscana e dall’Emilia Romagna.
 Particolare impressione fecero le squadre a cavallo di Peppe Caradonna definite impressionanti, belle, irriverenti sfegatate, certo colpivano con i loro canti dissacranti e provocatori qualcuno, più propriamente, le paragonò alle bande di Carmine Crocco che nemmeno 50 anni prima avevano seminato il panico tra i bersaglieri di Cialdini ed agitato il sonno dei savoia, scorrendo indisturbate nel nome del Re-Borbone le terre tra la Capitanata di Puglia, la Lucania, l’Abbruzzo,il Lazio e la Campania.
In città, gli squadristi erano accampati un pò ovunque ma in particolare all’Arenaccia; anima di questa adunata e di quello che ne conseguirà era un napoletano,certo Aurelio Padovani capo indiscusso del fascismo napoletano e comandante della squadra d’azione “La disperata” costituita perlopiù da “lazzari” del porto e dei quartieri.
 Padovani,tenuto in alta considerazione da Mussolini l’aveva convinto a scegliere Napoli quale testa di ponte per Roma, il seguito dimostrò che aveva ragione in tutti i sensi, poi a cose fatte avrebbe voluto qualcosa di più per Napoli e per il Sud, ma non visse abbastanza così come Michele Bianchi d’altronde.
La città accolse i fascisti dapprima con curiosità poi man mano con una sorta di simpatia folkloristica per finire a tratti di partecipazione, mentre gli avversari politici, che pure c’erano ed erano di valore, vista l’inanità dei propri partiti a fronte della forza esibita dai fascisti, con la saggezza tipica del meridionale commentavano,< vabbè chisti ‘cca ci ponno stà iurni,s ettimane, nù mese và, ma pù si n’ann’e jì, nuie invece stammu sempre ccà >.
Epperò mai come questa volta si sbagliavano, d’altronde in tutto quest’affare sin dal 1919 l’antifascismo in specie quello di sinistra, per dirla in dialetto “unnàvia chiavatu ‘a nà turri”: significante che aveva sbagliato tutto o quasi, non ultimo quello di  presidiare il nord della nazione ed abbandonare il sud, sbaglio che peraltro ripeterà sempre.
Sia come sia il raduno a Napoli avvenne senza disordini importanti fatto salvo qualche incidente, anche notevole volendo, ma la vita cittadina non ne fù per niente sconvolta.
Per cui quella mattina al S.Carlo più che semplici squadristi vi erano ufficiali e comandanti delle squadre lindi e pinti, puliti e ben indottrinati sul come comportarsi e sull’atteggiamento da tenere, sì da dare ai borghesi l’immagine migliore e più rassicurantedel fascismo e già perchè al S.Carlo il fascismo si proponeva ufficialmente non solo a Napoli ma all’Italia.
Intorno alle 9,30 arrivò il sindaco di Napoli con tutta la giunta,cosa indicativa dell’orientamento “istituzionale” e poco dopo preceduto da Michele Bianchi, Cesare Maria De Vecchi, Italo Balbo ed Emilio De Bono arrivò Mussolini.
Era tutto in nero senza giacca, camicia e cravatta neri, calzoni neri con la riga stirata di fresco, scarpe di vernice nera lucida coperte da vistosissime ghette bianche ed una grande fascia tricolore a tracolla; il nero colore sempre inquietante era esorcizzato dalle ghette bianche, mentre la fascia tricolore era un chiaro messaggio di supremazia della nazione rispetto al partito e pure un’omaggio ai nazionalisti, con i quali proprio a Napoli i fascisti si erano duramente scontrati nei mesi prima.
Scontri poco noti ma financo violenti, avvenuti nel nome del legittimismo monarchico, datosi che la tendenza repubblicana propria del fascismo delle origini era molto presente e radicata nel fascismo meridionale.
Il discorso che Mussolini rivolse agli astanti fu rassicurante così come rassicurante era il pubblico a cui parlava ed il luogo da cui parlava, e iniziò salutando Napoli faro di civiltà e regina del mediterraneo cosa che, ove fosse stato necessario, conquistò immediatamente l’uditorio.
Ricordò poi come la nazione fosse paralizzata da un governo debole e ricattato dalla componente di sinistra e dai sindacati; e come ciò avesse paralizzato e destabilizzato la vita pubblica e l’azione legislativa, facendo cadere un governo dietro l’altro ed acciò nullapoteva il perbenismo del capo del governo, Facta.
In tale clima proseguì, il fascismo chiedeva di  entrare nel governo con cinque dicasteri e Mussolini si impegnava a non assumere nessuna carica amministrativa e governativa, quale garanzia dei partiti avversari, ma gli era stato risposto picche.
Continuò annunciando un programma di pacificazione nazionale una politica interna di crescita economica e produttiva, una politica estera di rivendicazione della guerra vittoriosa, anche in antitesi con la Società delle Nazioni e gli ex-alleati, assicurò l’onorabilità del debito di guerra e “dulcis in fundu” fece il punto sulla  posizione del fascismo nei riguardi della monarchia.
Ribadì come la monarchia non c’entrasse nulla con i “giochetti” parlamentari, per cui il fascismo non poteva aver niente contro di essa, anzi ne riconosceva la funzione di cemento dell’unità e della saldezza nazionale e come tale la rispettava e la riteneva indispensabile, per cui tutti i dualismi suscitati dagli avversari erano tendenziosi e falsi.
Su questa affermazione il teatro scoppiò in un’applauso scrosciante ed unanime ad indicare che era proprio questa la specificazione attesa da Mussolini a Napoli, diretta a rassicurare l’esercito e la monarchia.
Concluse tracciando i destini di Napoli nell’ambito dell’auspicata nuova nazione, quale città fulcro della vocazione naturale dell’Italia al Mediterraneo e dei suoi rapporti con i popoli affacciati su quel mare, dopodichè salutò di nuovo accoratamente Napoli.
 Al cessare dell’applauso Michele Bianchi si fece accanto a Mussolini al centro del proscenio ed additandolo alla platea  disse, <Viva Benito Mussolini duce del fascismo!>, usando per la prima volta l’aggettivo che lo caratterizzerà per tutta la sua storia a venire.
Fin qui più o meno la storia, ma quel che la storia tace è che un’istante prima che si liberasse l’applauso finale, dalla platea immediatamene antistante il proscenio, si levò alta e solitaria una voce che replicò a Bianchi, < Non vogliamo duci per investitura divina>.
 A parlare era una camicia nera col fez di ex-ardito, tale Luigi Filosa (*) componente la squadra d’azione di Cosenza il cui capo carismatico era lo stesso Michele Bianchi.
Tutti all’intorno del palco udirono compreso il neo-duce, che rivolse uno sguardo perplesso a Bianchi il quale gli sussurrò in tono rassicurante < Non dare retta è un caso clinico>.
All’uscita dal teatro Michele Bianchi raggiunse il Filosa, che ben conosceva e prendendolo per un braccio quasi a strattonarlo gli disse in dialetto calabrese “Gigì ma cchè tà fattu dì ‘a capu”; al che Filosa tra l’ironico ed il sornione rispose in perfetto italiano <Caro Michele il mio occhiello non fà capolino> (**). Bianchi capì senza consentire e lo lasciò andare.
La sera alle 18,30 Mussolini parlò alle squadre adunate a Piazza Pebliscito, un discorso più passionale e diretto del S.Carlo, ricalcante quelo tenuto a Milano qualche giorno prima, e parlò di rivoluzione, presentò Bianchi, Balbo, De Vecchi e De Bono quali quadrunviri della rivoluzione rivendicando il diritto del fascismo al governo; intanto aveva cominciato a piovere e gli squadristi presero a gridare, forte,  < a Napoli ci piove che ci facciamo? A Roma a Roma che c’è il sole>.
 Luigi Filosa non c’era, aveva già preso la strada per Cosenza e non marciò nemmeno con le squadre verso Roma, lui la svolta monarchica del fascismo non l’aveva digerita e non la digerirà mai, e attenderà 21 anni per un fascismo repubbicano, e pure allora non starà dove desiserava essere, almeno fisicamente.
Note:
(*) Più volte questo blog ha richiamato Luigi Filosa.Uomo comune come tutti voi e me che ha vissuto la sua vita, in modo attivo e partecipativo ai fatti storici; e che perciò, si è trovato intrecciato strettamente con la storia dell’Italia interventista, di quella prefascista, di quella fascista e di quella postfascista, ma ci si è trovato intrecciato in modo singolare, certamente originale, e sempre per non voler rinunciare ai propri slanci ideali forse troppo frammisti ai suoi moti passionali.
Questa singolarità ci spinge a ritenere che valga la pena affidare a questo blog una sua “memoria” riportando, in forma di storia romanzata, aneddoti fatti ed episodi anche cronologicamente scoordinati che lo riguardano e che riterremo significativi, dell’uomo della sua personalità ed in piccolo della storia.
Li abbiamo appresi per testimonianza di chi lo conosceva o direttamente per averli vissuti, o per deduzione nel periodo in cui lo abbiamo frequentato, ma mai da lui che non parlava di sè almeno in modo organico.
 L’aneddoto surriportato è dovuto alla testimonianza del compianto Francesco Ciaccio  ( padre dell’amico Geppino ), squadrista a Napoli con Filosa e suo dirimpettaio nella frazione Quarno in quel di Aprigliano(Cs).
(**) Questa modo di dire ormai in disuso ,sia nella forma che nella sostanza, merita una nota.L’occhiello o asola, che dir si voglia, di un paltò o di un cappotto, di una giacca, capi un tempo denominati “gabbana e casacca”,  fà capolino allorchè il capo di abbigliamento è liso dall’uso ed andrebbe rivoltato. Da qui l’epiteto di “voltagabbana o cambia – casacca” che in seguito identificò anche chi cambia parte, opinione,  tesi,  per convenienza o tornaconto o altro.
Nel caso di Filosa egli intese dire a Michele Bianchi, il fascismo è nato repubblicano adesso qualcuno ha cambiato, per necessità magari, io no.
 
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SPAZIO LIBERO, APERTO A TUTTI, SENZA FILTRI O CENSURE
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——– Original Message ——–

Subject: Fwd: sanità 13 marzo 2015
Date: Tue, 10 Mar 2015 21:35:49 +0100
From: Mario Coppeto <mario.coppeto@gmail.com>
To:


Ti aspetto,

saluti

Mario Coppeto
Presidente Municipalità 5
Arenella-Vomero, Comune di Napoli
Via Morghen 84
80128 Napoli
0039.081.7952754 tel
0039.081.7952734 fax
FUORI DALLE EMERGENZE OLTRE IL PIANO DI RIENTRO IDEE NUOVE PER RIFONDARE LA SANITA’ N CAMPANIA PERSONE – COMUNITA’ – TERRITORI – DEMOCRAZIA – RESPONSABILITA’ DEI MEDICI – ETICA DELLE AZIENDE
 
NAPOLI – 13 MARZO ORE 15:00 HOTEL TERMINUS
[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
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——– Original Message ——–

Subject: In risposta alle dichiarazioni offensive del consigliere Gianni Lettieri
Date: Tue, 10 Mar 2015 19:44:12 +0100
From: “Arch. Gaetano Troncone” <tronconestudio@tiscali.it>
To: <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: tronconestudio@tiscali.it


A seguito delle dichiarazioni offensive del consigliere Lettieri rivolte ai componenti della maggioranza riportiamo di seguito la risposte dei consiglieri Troncone e Luongo.

   

Consigliere Lettieri non possiamo esimerci dal rispondere alle sue recenti dichiarazioni con cui ha affermato che l’attuale sindaco de Magistris “mantiene in piedi la sua maggioranza distribuendo prebende e favori a destra e sinistra”, paragonando poi in consiglio comunale di Napoli ad “un mercato delle vacche” composto da consiglieri comunali fattisi eleggere con l’unico scopo di “guadagnare 1200 euro al mese” e non per passione politica, come avveniva un tempo.

    

Consigliere Lettieri probabilmente non si rende conto delle gravità e della gratuità delle sue offese a consiglieri che da quattro anni lavorano molto più di lei! Non creda sia passata inosservata la sua assenza, da chi assente non è. Strano, vista la sua grande passione politica! L’abbiamo vista di rado non solo in consiglio comunale, ma anche nelle commissione consiliari, per cui non crediamo lei possa permettersi di dare giudizi così severi, visto che l’assenteismo non è certo un buon esempio di impegno politico istituzionale e soprattutto non consente di osservare l’operato degli altri. Come ha potuto misurare la nostra passione politica, se non era in aula?

    

A questo punto vorremmo darle qualche informazione precisa sul suo assenteismo: nei 16 consigli comunali del 2011 si è assentato 6 volte, nel 2012 su 33 consigli si è assentato 18 volte, nel 2013 su 38 consigli si è assentato 20 volte, nel 2014 su 25 consigli si è assentato 14 volte e nel 2015 nel periodo compreso tra l’1-1-2015 e il 18-2-2015 non si è presentato. In conclusione su 113 consigli comunali fino ad oggi svolti Lei si èassentato 60 volte e quando è venuto si è trattenuto pochissimo, intervenendo quasi sempre durante gli articoli 37 che si svolgono all’apertura dei consigli, ma partecipando raramente ai successivi dibattiti. Strano, non le pare, che proprio lei ci accusi della mancanza di passione politica….

     

Nelle commissioni permanenti che si svolgono tutti i giorni la situazione è anche peggio, in quattro anni forse è venuto 3 o 4 volte al massimo. A questo punto, ci chiediamo come possa lei considerarsi capo dell’ opposizione, dal momento che sono tanti altri i consiglieri che svolgono effettivamente il ruolo di oppositori. Il fatto di essere stato candidato sindaco, non la qualifica automaticamente come capo dell’ opposizione, considerando lo scarso impegno profuso in questi quattro anni!

            

Sempre nel suo comunicato dichiara “Per uno che fa la mia attività stare in consiglio è deprimente. Se non hai le spalle larghe, quando esci da lì devi andare due giorni dall’analista”. Se ha bisogno dell’analista per il profondo disagio che prova le rare volte che viene durante le sue brevi puntate in consiglio, non sarebbe stato meglio dimettersi all’ indomani della sua sconfitta del 2011, cosi come hanno fatto tanti altri candidati a sindaco in altre città d’ italia e tornare ad occuparsi della sua attività?

In ogni caso, valuteremo se le sue dichiarazioni hanno gli estremi del reato di calunnia ex art. 368 C.P.

               

Abbiamo appreso che ha intenzione nel 2016 di ripresentarsi alle elezioni a Sindaco di Napoli e siamo davvero curiosi di conoscere cosa rendiconterà ai cittadini napoletani….

 

I consiglieri comunali IDV Gaetano Troncone e Antonio Luongo

   

Per approfondimenti:

http://gaetanotroncone.blogspot.it/2015/03/in-risposta-alle-dichiarazioni.html

 

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ATTUALITA’ E ALTRE NEWS

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Nelle notizie

Altre notizie su azz federico salvatore


  • Federico Salvatore – Wikipedia

    it.wikipedia.org/wiki/Federico_Salvatore

    Federico Salvatore (Napoli, 17 settembre 1959) è un cantautore e cabarettista … successo: i suoi album Azz… e Il mago di Azz vendono più di 500 000 copi

  •  

——- Original Message ——–

Subject: Campania, preoccupazioni per il futuro del comparto aeronautico e per i posti di lavoro…
Date: Wed, 11 Mar 2015 11:04:15 +0000
From: Aerospaziocampania/aeropolis <napoliaeropolis@gmail.com>
To: <associazioneazimut@tiscali.it>
Per leggere la Newsletter sul WEB 

NEWSLETTER N°36– 11 marzo 2015

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“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI
telfax 081.7701332 – info 340 – 3492379

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A PRESTO SENTIRCI – Arturo Stenio Vuono – presidente “Azimut”
UNA BUONA LETTURA E UNA BUONA DOMENICA !
Fabio Pisaniello – webm. adm. des.
il team azimut online
Ferruccio Massimo Vuono – Ufficio Stampa
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