“… VERSO L’ULTIMA TAPPA DELLO SVILUPPO TECNICO-PARTITOCRATICO…” E LA DERIVA DEL “GRILLISMO-PARAVENTO” – CSSEO – Laogai Research Foundation Report foto dalle Calabrie ( Cosenza ) e altre news


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UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA !
[ tutte le notizie tratte dal web – da messaggi “postati” facebook – da archivio “Azimut” ]

“… VERSO L’ULTIMA TAPPA DELLO SVILUPPO TECNICO-PARTITOCRATICO…” E LA DERIVA DEL “GRILLISMO-PARAVENTO” –  CSSEO <info@csseo.org>-
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Report foto dalle Calabrie ( Cosenza ) e altre news
[ “AZ.-NEWS” : 10.04.’15 ]

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Strage al tribunale di Milano, 3 morti. L’attentatore Claudio Giardiello: “Volevo vendicarmi”. Alfano: “Stava per uccidere ancora”

Il killer era già accusato di bancarotta. Tra le vittime il giudice Fernando Ciampi e un avvocato

…fantastico il ministro Orlando sulla strage al Tribunale di Milano (3 morti): “Bisogna capire se ci sono state falle nel sistema di sicurezza”…no, no, ministro, tutto normale…

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IN QUESTO NUMERO
Report foto dalle Calabrie ( Cosenza )
 
[ per visionare tutte le foto – vai al termine del servizio : dopo la “locandina redazionale” di chiusura del servizio odierno ]
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UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA !
“AZ-NEWS” 09.04.’15 ]
   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
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CORRISPONDENZE LEHNER MANNELLO DE ANGELIS AEREOSPAZIO CAMPANIA ANIDA E ALTRO Gaeta, l’Arte di Pasqua e Pasquetta

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PER L’ITALIA E PER IL SUD UNA NUOVA FRONTIERA AVANTI ! ABROGARE LA COLONIA MEZZOGIORNO FARE PRESTO

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PER L’ITALIA E PER IL SUD UNA NUOVA FRONTIERA AVANTI ! ABROGARE LA COLONIA MEZZOGIORNO FARE PRESTO

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GALLERIA DI FATTI & MISFATTI – TORMENTONE ITALY
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foto di Arresta  il Sistema.
 
 
Andrea Landi ha condiviso la foto di Arresta il Sistema.
foto di Arresta  il Sistema.
 
 
 
 
 
 
L’alleanza tra un’area oggi ancora dispersa di centro e la realtà di una sinistra per la prima volta davvero moderna che Renzi rappresenta
 
 
La sfida del futuro non è costruire un nuovo centrodestra ma “proporre un progetto politico nuovo” alleato con la sinistra “per la prima volta davvero…
STREETNEWS.IT
 
 
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E.mail
 
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Strage di Ustica, ‘il Dc-9 fu abbattuto da un missile’

Lo afferma la Corte d’Appello di Palermo

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 I ministeri della difesa e dei trasporti dovranno risarcire, per una cifra che dovrà essere quantificata, i familiari di 17 delle 81 vittime del disastro del Dc-9 Itavia precipitato al largo di Ustica il 27 giugno ’80. Lo ha deciso la prima sezione civile della corte d’appello di Palermo rigettando gli appelli che l’avvocatura dello Stato aveva promosso contro alcune sentenze emesse nel settembre del 2011 dal Tribunale di Palermo (giudice Paola Proto Pisani). A ricorrere al rito civile, citando per danni lo Stato, erano stati 68 familiari delle vittime assistiti dagli avvocati Daniele Osnato e Alfredo Galasso che in primo grado si erano visti riconoscere un danno complessivo di oltre 100 milioni di euro. Secondo la corte d’appello di Palermo quanto avvenne nei cieli del basso Tirreno in occasione della strage di Ustica è da addebitarsi a un missile lanciato contro il Dc-9 da un altro aereo, da identificare, che intersecò la rotta del volo Itavia o alla ‘quasi collisione’ con quest’ultimo. I giudici, sposando per intero le conclusioni raggiunte in primo grado, escludono radicalmente le ipotesi alternative della bomba collocata a bordo e del cedimento strutturale attribuendo ai due ministeri la responsabilità di non aver assicurato adeguate condizioni di sicurezza al volo Itavia. La Corte d’Appello ha dichiarato prescritto il solo diritto al risarcimento dei danni “connesso all’illecito consistito nell’avere ostacolato o impedito l’accertamento della verità sulle cause del disastro”, e cioè in seguito a depistaggi, eliminando la relativa condanna inflitta in primo grado al ministero della difesa. Nella sentenza i giudici d’appello tornano a confermare la centralità della sentenza-ordinanza del giudice Rosario Priore che nel ’99, al termine di una lunga istruttoria, analizzando i tracciati radar di Ciampino e basandosi sul parere di diversi esperti, concluse che il Dc-9 era stato abbattuto nel corso di una battaglia aerea e che la sua rotta era stata disturbata da velivoli militari di diversi Paesi tuttora da identificare. I giudici di secondo grado evidenziano che la circolazione di altri aerei lungo la stessa aerovia del Dc-9 “costituiva un fatto colposo imputabile ai ministeri, perché le amministrazioni convenute avrebbero dovuto garantire l’assenza di ostacoli o pericoli per la circolazione aerea lungo la rotta assegnata e, comunque, adottare misure idonee a prevenire l’incidente (ad esempio non autorizzando il decollo del Dc-9 o il volo sulla solita rotta, o assegnando altra rotta per il volo di quel giorno)”.

La sentenza contiene anche alcune considerazioni sull’autonomia fra il giudizio civile e quello penale, chiuso nel 2007 con l’assoluzione definitiva dei generali dell’Aeronautica che erano finiti sotto processo all’indomani della conclusione dell’istruttoria Priore, ritenendo che “l’accertamento di responsabilità da parte del giudice civile deve attuarsi secondo gli standard di certezza probatoria propri del processo civile, fondati sulla regola del ‘più probabile che non'”. “Con queste tre sentenze – commenta l’avvocato Daniele Osnato – la Corte di Appello di Palermo ha definitivamente chiuso, in punto di fatto, la vicenda giudiziaria identificando, al di sopra di ogni dubbio, che il Dc-9 sia stato abbattuto da un missile. Ogni contraria ipotesi è stata vagliata ed esclusa, compresa quella della bomba. Con buona pace di chi, ancora a distanza di 35 anni dal tragico evento, prosegue con informazioni deviate ed ipotesi del tutto prive di fondatezza”. La corte d’appello palermitana ha rinviato a un’udienza che si terrà il 7 ottobre 2015 per l’esatta quantificazione del danno. “E’ la conferma che leggendo bene non si può non scrivere, come già hanno fatto due sentenze delle Cassazione, che i ministeri sono responsabili. E che dopo la sentenza-ordinanza del giudice Priore, che ha accertato definitivamente le cause, ogni richiesta in sede civile non può che terminare, ragionevolmente, in questo modo”, commenta Daria Bonfietti, presidente dell’associazione familiari delle vittime della strage di Ustica. Il capogruppo Pd nella commissione Giustizia, Walter Verini, dice che la sentenza “rafforza la nostra incredulità di fronte alla decisione dell’Avvocatura dello Stato di opporsi alla richiesta di risarcimenti di alcune vittime della strage di Ustica. Una iniziativa sulla quale il Gruppo del Pd attende ancora i necessari chiarimenti”. E mentre Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea plaude alla sentenza, la quale – a suo parere – “conferma che si trattò di un atto di guerra contro civili inermi”, di diverso avviso è il sen. Carlo Giovanardi (Ap): la teoria della battaglia aerea e del missile per la strage di Ustica – dice – “ci rende ridicoli nel mondo”.

————————————————————————————————————————————— azimutassociazione@libero.it

 9-apr-2015 12.02
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
IL NOSTRO SUD [ TRATTO DAL WEB ]

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La Città dell’ Utopia che non conosceva la povertà

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di Daniela Alemanno

1741. Basilicata. Dolomiti Lucane, Bosco di Gallipoli Cognato.
Un antico sentiero, passaggio per contadini, pastori e greggi, che oltrepassava il “ponte della vecchia”, proseguiva per alcuni chilometri fino a portare a Campomaggiore. Un piccolo borgo. Il conte Tedoro Rendina si ritrova di fronte ad 80 abitanti di una piccola realtà che la sua famiglia ricevette in assegnazione nel 1673, da Re Filippo IV.Un uomo da solo può realizzare ciò che crede se solo spinto dall’ ambizione, quella positiva, che ti fa superare gli ostacoli, insieme alla perseveranza. Aveva un “sogno” difficile il Conte, perché il suo progetto era quello di ripopolare il piccolo villaggio e di trasformarlo in un centro abitato moderno, ordinato ed efficiente, cercando di raggiungere l’ idea ambiziosa di costruire un paese nel quale non esistesse la povertà.  Il conte Rendina, deciso a ripopolare Campomaggiore, concesse ad ogni colono un lotto di 5 metri per 5 per costruirvi una casa, di piantare un vigneto, allevare bestiame utilizzando le risorse del bosco di Gallipoli Cognato di proprietà dei Rendina. L’ obbligo era uno solo: per ogni pianta abbattuta il contadino doveva piantare tre alberi da frutto.Chiunque bussasse alla porta del Conte veniva accolto e posto al pari degli altri abitanti. La popolazione, così, iniziò a crescere e ricevette un nuovo impulso qualche decennio dopo, quando il conte Teodoro, uomo di grande cultura, decise di rivoluzionare il borgo, sistemandone l’ urbanistica e trasformando l’ abitato in un vero e proprio centro agricolo, organizzandolo completamente “a tavolino”.Le abitazioni, inizialmente sistemate in maniera disordinata, vennero riorganizzate in strade tutte parallele tra di loro, intersecanti ad angolo retto. Il disegno dell’ abitato fu affidato completamente a Giovanni Patturelli, architetto allievo del Vanvitelli, che creò insieme al conte una pianta chiara per il paese, fatta di strade larghe e diritte.Ma non solo. Rendina e Patturelli possono essere considerati veri e propri antesignani delle idee utopistiche di Robert Owen e Charles Fourier, i precursori del socialismo, grazie ai loro progetti di instaurazione di una società equilibrata, fondata sull’ideale cooperativo: vennero abbattute tutte le case di stoppia e tutti gli abitanti ebbero una casa della stessa grandezza, di ugual fattura e misura. Si occupò di tutto il conte con i suoi tecnici: al centro del paese vi erano la piazza (detta Piazza dei Voti, dal ricordo dell’impegno assunto il 20 novembre 1741 dalla Famiglia Rendina e dai primi coloni), il palazzo baronale e la chiesa, nella quale presto giunse anche un parroco che aveva dimora in una casa immediatamente accanto alla chiesa, realizzò poi un mulino, un frantoio e un forno; compito degli abitanti del borgo, in cambio di tutto questo, era quello di far produrre la terra.Organizzato il paese, il conte passò alla riorganizzazione dell’ agricoltura introducendo la coltivazione dell’ ulivo, organizzò un orto botanico dove crescevano pini marittimi; in prossimità della piazza, i Rendina fecero piantare una sequoia proveniente dall’ America e tutt’ ora esistente, diventata l’ unico esemplare della zona; il conte costruì un ovile all’ avanguardia che divenne un vero e proprio modello da ricalcare per tutti gli ovili che si costruirono poi in Basilicata,  organizzò stalle e porcili. Campomaggiore arrivò, nel 1816, a 1000 abitanti ottenendo lo status di comune.Il mecenatismo del conte Teodoro Rendina portò nel centro numerosi abitanti della città di Bitonto, in provincia di Bari, famosa per la produzione di olio. Lo stanziamento di diversi coloni viene evidenziato ancora oggi dal dialetto dei Campomaggiorèsi, molto più vicino a quello di Bari che non di Potenza (distante poco più di 20 chilometri). Nel 1833 la popolazione era di 1500 persone; fu una delle prime realtà ad avere una stazione ferroviaria (sul primo terrazzo del fiume Basento), un cimitero e una grande fontana come lavatoio, vari frantoi dislocati sul territorio e il comando delle forze armate. Era un paese all’avanguardia tanto da essere definito “la città dell’ utopia”. “Io che scrivo” -affermava il conte Rendina- “in men di vent’anni ho visto sorgere intero un nuovo rione, e come oramai lo spazio mancava a fabbricare, alle camere terrene, si incominciò a sovrapporre le stanze soprane”.I Conti guardavano il panorama da un’altra costruzione settecentesca, il Casino della Contessa, sul poggio più alto di Campomaggiore, per controllare che il lavoro fosse svolto da tutti i coloni. Ed è forse da lì che, una mattina del 9 febbraio 1885, videro le forze della natura abbattersi sul paese. Una gigantesca frana smosse inesorabilmente il borgo. Si racconta che, verso le 5 di mattina alcuni muli non vollero superare un ponte, che fu poi visto crollare in un attimo dai contadini della zona. Il popolo si raccolse per l’ultima volta nella Piazza dei Voti a vedere in poche ore il crollo di tutte le abitazioni. Il grande Palazzo dei conti Rendina, la bianca chiesa di S. Maria del Carmelo dai possenti muri furono visti sgretolarsi. Il giorno dopo, 10 febbraio, le case erano tutte crollate. La tristezza nel popolo prese il sopravvento: 1845 persone si videro all’improvviso senza tetto. Preso quel che restava dei propri effetti personali, i campomaggioresi furono costretti ad andare via; avrebbero poi ricostruito il paese a circa tre km di distanza, aiutati da sovvenzioni statali e della provincia di Potenza, ma Campomaggiore nuovo non raggiunse mai quanto realizzato nel Vecchio.Il sogno di un uomo andò in frantumi in una notte … la sua città dell’ utopia venne realizzata e, per 144 anni, fu una città ideale in cui la povertà non esisteva e in cui ogni cittadino cooperava per mantenere l’ equità sociale.La storia della “Città dell’utopia” rivive ogni anno nelle notti d’estate, nello scenario onirico di Campomaggiore Vecchio. Uno spettacolo magico che, tra rappresentazioni acrobatiche e teatro, racconta la storia del paese, tra realtà e leggenda.

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DELLE TORTURE – E CHI LE PRATICA…..
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Alfio Bosco ha condiviso la foto di Riva Destra.
Foto di un utente.
I delinquenti che vedete nella foto non stavano “torturando” la Polizia?

Per loro nessuna condanna????
Siete sicuri che le censure sono da ascrivere soltanto ai poliziotti che hanno eseguito un ordine sbagliato???
Avete dimenticato cosa hanno combinato i black block a Genova?
Quanti poliziotti, nell’indifferenza assoluta, hanno ferito??
Sentire il padre di Carlo Giuliano straparlare contro il Carabiniere Placanica, ASSOLTO DA OGNI ADDEBITO, mi ha fatto venire il volta stomaco.
Doveva farsi ammazzare da quel “dolcissimo Angelo” di suo figlio???
La sua presunzione vorrebbe trasformare quell’estintore che vedete in foto in un ramoscello d’ulivo??
A mio parere si è oltrepassato il limite!!!
NO al martirio mediatico di tutti i poliziotti!!!
Gli errori di alcuni non macchino i meriti di tantissimi altri!!!!
La sinistra non si permetta di cogliere la palla al balzo per darla vinta ai veri delinquenti che sono i loro amici (drogati) sfascia vetrine!!
JJ

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DA AZIMUT ARCHIVIO ONLINE
DA EDITORIALE ( stralcio – del grillismo abbiamo già scritto molto )
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PROFEZIE ?
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Associazione Azimut – Scritto : Wednesday, June 13, 2012 – Per invio E.mail ( anteprima di web ) :
“… VERSO L’ULTIMA TAPPA DELLO SVILUPPO TECNICO-PARTITOCRATICO…” E LA DERIVA DEL “GRILLISMO-PARAVENTO”…
[ “Azimut-NewsLetter”: giovedì – 14.06.2012 ]
[ DA UN NOSTRO EDITORIALE – 18 novembre 2011….. ]
” … Fra i paladini di coloro che considerano la  <<  – tutela –  >> ( e la “supplenza” ) quale elemento naturale ( . . . ) troviamo tutti I ( falsi ) “progressisti” e tutti i ( falsi ) “liberalizzatori”. Tutti costoro finiranno, prima o poi, con l’essere coinvolti dalla stessa logica del “tecnicismo”, nella necessità  della  <<  – disciplina –  >>  di defintiva rinuncia al “primato della politica”. Le esigenze del contenimento della “crisi” ( . . . ) , le esigenze di affidabilità per i mercati, le esigenze di perfettibilità dei bilanci, le esigenze della ricostruzione, le esigenze di garantire – eventualmente – l’ordine, ecc. ecc…, saranno, di volta in volta, le motivazioni schermo dietro le quali si opererà per rinsaldare – e dicevamo consolidare – il regime del ritorno all’arcinota ( . . . ) <<  – democrazia bloccata –  >> consacrato nell’ibernata  <<  – costituzione di carta –  >>  della nostra Repubblica. E il momento politico è particolarmente propizio a tale operazione, come dicevamo all’inizio di queste considerazioni. ( . . . ) — Come, poi, i paladini della “partitocrazia”, possono uscire indenni ( o almeno illudersi di farlo ) dall’egemonia dei tecnocrati che li coinvolge? A questa domanda, rivolta virtualmente – già nei fatti che si succedono -, noi avremmo risposto : il mondo politico italiano può evitare il suicidio superando la subordinazione, superando la sudditanza ( sia di scelta che d’imposizione ); ma nessuna risposta, ovviamente, viene da nessun leader che siede, per mandato popolare, negli scranni. — Fuori dal Parlamento, tanto per fare un solo esempio, d’altro canto, ogni giovin signore della “sinistra radicale” ha, invece, risposto: non facendo la politica né dei “salvatori”, né dei “collaboratori”, né degli “affiancatori” , ma facendo – unicamente –  la “politica della piazza”. E’ la risposta dell’antagonismo, di un movimento senza sbocco, evidentemente è la risposta del mulla. E’ la risposta – conferma alle nostre considerazioni ( e dell’esercitato “antiberlusconismo” che s’è regalato Monti ). — E veniamo, in ultimo, ai fautori della “normalizzazione� che, oggi, s’è avviata: e, cioè, ai propugnatori della “terzietà”.Le guide illuminate di cui al cosiddetto “terzo polo” e “il progetto” di cui all’antibipolarismo, altro non sono che combinazioni – l’una presupposto dell’altro – tipici del sistema politico-partitocratico: della struttura di supporto, cioè, all’attuale regime rinunciatario e della regressione. In  un tale quadro, per come da noi detto, però non v’è più posto per la “politica dei due forni”, venendone a mancare la necessità. — Diciamo, quindi,  <<  – no –  >>  al governo tecnico in quanto non trova posto nelle prospettive per le quali operiamo, Diciamo altrettanto  e ancor più  <<  – no –  >>  alla “condotta ostruzionistica” ( di parlamento e di piazza ); in quanto diciamo, chiaro e tondo, che – stante le nostre prospettive – non intendiamo, oggi, lavorare ( prestando il fianco ) per fornire l’alibi a chi vuol “sospendere la democrazia” ed ha necessità d’una “risposta del disordine” anzichè del legittimo  rivendicarsi che l’esperienza, in corso, sia solo di tempo e non di espropriazione del popolo sovrano. — Non intendiamo lavorare per fornire l’alibi a un sistema economico e politico che ha fatto il suo tempo; e che o si evolve nel senso da noi delineato o deve approdare ai lidi liberticidi: raggiungendo così l’ultima tappa dello sviluppo tecnico-partitocratico. “
[ “Azimut” – La Presidenza ]

“…L’ULTIMA TAPPA DELLO SVILUPPO TECNICO-PARTITOCRATICO…”
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DA AZIMUT ARCHIVIO ONLINE
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MEMENTO
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Intervento Lehner
 
*—-Messaggio originale—-Da: giancarlolehner – Data: 22/04/2011 10.33 – A: “arturo stenio vuono”associazioneazimut@tiscali.it –  Ogg: RE: FORZA MASSIMO ! ( Presidenza associazione e il team “azimut online” : per VUONO – candidato ) – [ Az. – news: 21.04.2011 ]


    ( Sulle “amministrative”, a Napoli ). – Non appartengo ai partiti del giovanilismo e sono contrario a qualsivoglia specie di « – quote  – » rosa o azzurre, considerando che è la qualità delle persone a dover prevalere in politica, nelle professioni, nel lavoro, non l’età o il sesso, che sono corollari curriculari per nulla decisivi.  – Detto questo, plaudo alla candidatura del giovane Massimo Vuono, lista Pdl, per le amministrative di Napoli.  -Plaudo non perché virgulto, bensì per le sue doti ed i suoi meriti sperimentati sul campo attraverso un’encomiabile militanza a sostegno dei grandi valori occidentali, che sono la ragione d’essere della destra e del centrodestra.- Massimo è da anni impegnato in maniera disinteressata e positiva nell’agone politico teso alla rinascenza della città.-  Dopo i disastri apocalittici dei Bassolino e della Jervolino, Napoli si merita d’essere restituita a se stessa e di ripulirsi, dentro e fuori, grazie ad una classe dirigente preparata, onesta, fattiva, al cui interno Massimo Vuono darà sicuramente un ottimo contributo di idee e di coerenza, sulla scia di un esemplare protagonista della destra partenopea come suo padre Arturo Stenio. – Forza Massimo! on. Giancarlo Lehner

From: associazioneazimut@tiscali.it – To: ;Subject: Fw: FORZA MASSIMO ! ( Presidenza associazione e il team “azimut online” : per VUONO – candidato )  — [ Az. – news: 21.04.2011 ] Date: Thu, 21 Apr 2011 19:02:19 +0200

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CORRISPONDENZE

——– Original Message ——–

Subject: Roma, 14-16 aprile – MEMORIA DEI PAESAGGI/PAESAGGI DELLA MEMORIA
Date: Wed, 08 Apr 2015 01:13:07 +0200
From: CSSEO <info@csseo.org>
To: destinatari nscosti:;
Reply-To: info@csseo.org


INVITO

MEMORIA DEI PAESAGGI/PAESAGGI DELLA MEMORIA

Convegno internazionale

Roma, 14-16 aprile 2015

 

 

“MEMORIA DEI PAESAGGI/PAESAGGI DELLA MEMORIA” si propone una riflessione sulla scomposizione e ricomposizione della carta geopolitica a seguito del crollo del muro di Berlino il 9 novembre 1989 e dell’apertura degli altri varchi verso ovest con il dissolvimento dei regimi nell’Europa dell’est.

Il filo rosso che mette in relazione tra loro concetti-chiave come nostalgia, Europa, mappe, est è la memoria in tutte le sue diverse varianti, individuali e/o collettive.

Questo incontro tra studiosi di diverse discipline e diverse provenienze geografico-culturali si propone come il bilancio di un progetto di ricerca di Ateneo (MNEME).

Progetto scientifico: Antonella Gargano e Daniela Padularosa

 

 

● Martedì 14 aprile, 15.00-19.00 (Aula Organi Collegiali, Rettorato Sapienza, Piazzale Aldo Moro)

 

I. Memoria

Modera Lucyna Gebert

Saluti (Rettore, Direttrice del Dipartimento)

Ewa Bérard (CNRS-ENS, Parigi): La ville, les ruines et la mémoire

Fulco Lanchester (“Sapienza” Università di Roma): Politiche della memoria

Eva Banchelli (Università di Bergamo): Memoria e quotidianità

 

II. Muri e confini/Sconfinamenti

Modera Fulco Lanchester

Axel Klausmeier (Gedenkstätte Berliner Mauer, Berlino): Hinter der Berliner Mauer – Anmerkungen zum “System Grenze”

Marcus Köhler (Technische Universität, Dresda): Raum und Erinnerung. Aspekte deutscher Identität nach 1945

 

 

● Mercoledì 15 aprile, 9.30-13.30 (Istituto Italiano di Studi Germanici Villa Sciarra-Wurts sul Gianicolo, Viale delle Mura Gianicolensi 11)

 

III. Luoghi

Modera Luigi Marinelli

Saluti (Presidente dell’IISG)

Veronica Arpaia (Storia in Rete, Roma): Simultaneum Religionis Exercitium: un muro e due riti per un solo altare

Magdalena Popiel (Università Jagellonica di Cracovia): Le dinamiche dell`identità della citta: tra il sistema e il caso

Ewa Popiel-Rzucidło (Università Jagellonica di Cracovia): Renaming Cracow. The creative potential of memory in the social praxis of changing the city

Mateusz Salwa (Università di Varsavia): La memoria verde – monumenti viventi a Varsavia

Fernando Orlandi (Centro Studi sulla storia dell’Europa orientale, Levico Terme): Tra Europa e Russia, Kaliningrad (Königsberg)

 

 

● Mercoledì 15 aprile, 15.00-19.00 (Istituto Italiano di Studi Germanici Villa Sciarra-Wurts sul Gianicolo, Viale delle Mura Gianicolensi 11)

 

IV. Sguardi

Modera Fernando Orlandi

Saluti (Presidente dell’IISG)

Matthias Leupold (Berliner Technische Kunsthochschule, Berlino): Fotografie der 80er Jahre in Ostberlin, Erinnerung an das Lebensgefühl einer Generation

Giovanni Spagnoletti (Università di Roma Tor Vergata): La scrittura cinematografica dei luoghi della memoria

Daniele Nuccetelli (Dottorato Università RomaTre): Una ragnatela di isole: Dresda e la sua mappa letteraria

 

V. Mappe

Giulia Iannucci (Dottorato “Sapienza” Università di Roma): Luftraum: lo spazio sopra Berlino

Daniela Padularosa (“Sapienza” Università di Roma): Berlino: memorie dal sottosuolo

 

 

● Giovedì 16 aprile, 9.30-13.30 (Aula Organi Collegiali, Rettorato Sapienza, Piazzale Aldo Moro)

 

VI. Nostalgia

Modera Barbara Ronchetti

Antonella Gargano (“Sapienza” Università di Roma): “Erinnerungsorte”e memoria generazionale

Valentina Quaresima (Dottorato “Sapienza” Università di Roma): Berlin im Kopf. Tracce urbane nei memoir letterari

Ethel Daniele (Dottorato Università di Firenze): Oggetti e memoria

Barbara Grüning (Università di Bologna): Produzione e ricezione del passato nello spazio: la Germania dell’est

——– Original Message ——–

Subject: Trento, 8 aprile – IL CONFLITTO DEL NAGORNO KARABAKH
Date: Mon, 06 Apr 2015 11:32:53 +0200
From: CSSEO <info@csseo.org>
To: destinatari nscosti:;
Reply-To: info@csseo.org


INVITO

IL CONFLITTO DEL NAGORNO KARABAKH

 

Mercoledì 8 aprile 2015, alle 17,30, a Trento, nella Sala degli Affreschi della Biblioteca comunale (Via Roma 55) il Centro Studi sul’Azerbaigian organizza l’incontro-dibattito “Il conflitto del Nagorno Karabakh”. Intervengono Fernando Orlandi, Mario Raffaelli, Roberto Toniatti, Davide Zaffi e Anvar Ibrahimov.

 

 

La scorsa estate la stampa e la televisione si sono occupate nuovamente del Nagorno Karabakh, una provincia dell’Azerbaigian che si è proclamata indipendente all’inizio degli anni Novanta. Karabakh è una parola di origine turca e persiana che significa “giardino nero”. Nagorno è una parola russa che significa “montagna”.

 

La scorsa estate decine sono stati i morti fra i soldati dei due schieramenti, in scontri di una violenza che da tempo non si conosceva. Da oltre vent’anni il Nagorno Karabakh e le province limitrofe, che costituiscono grosso modo un quinto del territorio dell’Azerbaigian, sono sotto occupazione, mentre quasi un milione di profughi azeri hanno dovuto lasciare le loro case e le loro terre. Un inconcludente processo di mediazione si trascina vanamente, grazie al ruolo svolto della Federazione Russa (paese leader del “Gruppo di Minsk”), che condiziona il destino dell’area.

 

Diversi analisti seguono la situazione nel Nagorno Karabakh e i suoi sviluppi non solo per il conflitto fra Armenia e Azerbaigian ma proprio per il ruolo di Mosca: le continue intromissioni della Russia nel sud del Caucaso sono state paragonate all’azione svolta in Crimea e nei territori orientali dell’Ucraina.

 

Il Nagorno Karabakh è una regione montagnosa dell’Azerbaigian che un tempo aveva una larga maggioranza di armeni, a loro volta minoranza rispetto alla maggioranza della popolazione dell’Azerbaigian. Gli armeni del Nagorno Karabakh votarono per l’indipendenza nel dicembre 1991, con un referendum boicottato dagli abitanti azeri della regione e dichiarato illegale dal governo di Baku.

 

Subito dopo la dichiarazione di indipendenza iniziarono gli scontri tra azeri e armeni per il controllo dell’area. Tra il 1992 e il 1994 Armenia e Azerbaigian combatterono una guerra che fece circa trentamila vittime. Il conflitto terminò con una tregua piuttosto precaria, che lasciò ampio spazio di influenza alla Russia, alleata de facto dell’Armenia.

 

In un commento pubblicato lo scorso settembre dal “New York Times”, Brenda Shaffer ha osservato: “La Russia ha trovato il modo per mantenere vivo il conflitto. Tre volte nel corso degli anni Novanta l’Armenia e l’Azerbaigian hanno firmato accordi di pace, ma la Russia ha trovato sempre il modo di sabotare la partecipazione dell’Armenia (nel 1999, per esempio, un deluso giornalista sospettato di essere appoggiato da Mosca assassinò il primo ministro dell’Armenia, lo speaker del parlamento e altri funzionari governativi). Una guerra non risolta – un ‘conflitto congelato’, come lo chiama la Russia – dà alle forze russe una scusa per entrare nella regione e condizionare le politiche di entrambe le parti. Una volta che le forze russe si sono posizionate, nessuna parte può cooperare strettamente con l’Occidente senza temere una ritorsione da parte di Mosca” (http://www.nytimes.com/2014/09/10/opinion/russias-next-land-grab.html).

 

Ancora oggi l’Armenia controlla circa il 20 per cento del territorio dell’Azerbaigian: non solo il Nagorno Karabakh, Ma anche diverse province circostanti. Allo stesso tempo l’Armenia è pesantemente condizionata da Mosca: l’esercito della Federazione Russa controlla le difese aeree armene, oltre che alcune delle infrastrutture chiave del paese.

 

Preoccupante è l’atteggiamento di inazione dell’Occidente (sia degli Stati Uniti che dell’Unione Europea) che in questo modo lasciano via libera a Mosca. All’inizio di settembre l’Economist ha osservato: “Funzionari di Baku, la capitale dell’Azerbaigian, hanno rilevato un doppio standard a proposito di sovranità e autodeterminazione. Si chiedono perché l’Occidente punisca la Russia per l’annessione della Crimea, ma non l’Armenia per un comportamento simile nel Karabakh. Molti si chiedono perché l’Occidente approvi l’uso della forza da parte dell’Ucraina per ristabilire la propria integrità territoriale, ma chieda all’Azerbaigian di essere paziente e usare metodi pacifici. Come risultato l’Azerbaigian ‘sta perdendo fiducia nell’abilità dell’Occidente di mantenere e garantire un cessate il fuoco pacifico’, afferma Matthew Bryza, ex ambasciatore americano in Azerbaigian” (http://www.economist.com/news/europe/21615631-nasty-war-seems-brink-flaring-up-again-mountainous-conflict?frsc=dg|a).

 

Un luogo comune dice spesso una cosa assolutamente errata, ovvero che si tratta di un conflitto religioso, fra cristiani e musulmani. Si tratta invece di un conflitto tra due stati che ha fatto fin troppe vittime: non solo le gravi perdite in vite umane e i profughi, ma vittima è anche il diritto internazionale. Da oltre 20 anni restano in modo scandaloso inapplicate tutte le risoluzioni delle organizzazioni internazionali che chiedono il ritiro delle truppe occupanti dal territorio dell’Azerbaigian.

 

Di questo conflitto, che rischia di conoscere una nuova recrudescenza, si discute a Trento mercoledì 8 aprile. Roberto Toniatti rifletterà su una “road map” costituzionale per l’autonomia del Nagorno Karabakh all’interno dell’Azerbaigian, facendo anche tesoro della lezione dell’autonomia della Regione Trentino-Alto Adige.

L’ex sottosegretario agli esteri Mario Raffaelli fornirà una sua testimonianza sulla missione (Gruppo di Minsk) che ebbe a guidare negli anni Novanta (tra il 1992 e il 1993 ricoprì l’incarico di presidente della Conferenza di pace per il Nagorno Karabakh). Una altra testimonianza, sul periodo al fronte, verrà fornita dal colonnello Anvar Ibrahimov, mentre Fernando Orlandi prenderà in esame il peso del conflitto nel Nagorno Karabakh sulla politica interna ed estera dell’Azerbaigian.

Modera Davide Zaffi, che concluderà l’incontro-dibattito con la presentazione dell’archivio digitale sul conflitto nel Nagorno Karabakh a cui il Centro Studi sull’Azerbagian sta lavorando.

 

L’incontro-dibattito sul conflitto nel Nagorno Karabakh si terrà mercoledì 8 aprile nella “Sala degli Affreschi” della Biblioteca comunale di Trento (Via Roma 55), con inizio alle ore 17,30.


Nei giorni scorsi abbiamo avuto un misterioso problema con la posta elettronica. Molte persone non hanno ricevuto questa mail.
Ci scusiamo con coloro che la ricevono per la seconda volta.

 

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CORRISPONDENZE

——– Original Message ——–

Subject: 25 aprile, i filopalestinesi cacciano gli ebrei dalla Festa della Liberazione
Date: Mon, 6 Apr 2015 15:21:17 +0200
From: “uri b” <uri.b@fastwebnet.it>
To: “‘Giancarlo Lehner'” <giancarlolehner@hotmail.com>, 


25 aprile, i filopalestinesi cacciano gli ebrei dalla Festa della Liberazione

http://www.progettodreyfus.com/25-aprile-i-filopalestinesi-cacciano-gli-ebrei-dalla-festa-della-liberazione/

 


Da: Giancarlo Lehner [mailto:giancarlolehner@hotmail.com]
Inviato: lunedì 6 aprile 2015 15:07
A: ( . . )
Oggetto: Lehner: Obama più pericoloso di Chamberlain

 

Monaco 1938 celebrò gli agonali dell’Imbecille totale, primo premio ex aequo a Chamberlain e Daladier. Si pensava che la cretinaggine politica dei due premier fosse insuperabile sino al calamitoso Barack Hussein Obama, l’incapace tridimensionale, funesta mina vagante sui destini dell’Occidente e sulle radici  valoriali giudaico-cristiane.

 

Giancarlo Lehner

 
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"Def, ancora batoste per gli italiani: Renzi li ha illusi di nuovoIl Def arriva in Consiglio dei ministri e per gli italiani si preannunciano nuove e pesanti batoste. Matteo Renzi da giorni cerca di indorare la pillola parlando di crescita e sviluppo, ma è l’ennesima bugia: le nuove tasse e i tagli ai Comuni sono dietro l’angolo. E con loro le polemiche. Il Consiglio dei ministri di oggi darà il via libera al nuovo quadro macroeconomico, lasciandosi invece qualche giorno in più, fino a venerdì, per definire il piano nazionale di riforme, allegato al documento. Le linee della politica economica che il governo traccerà con il primo giro di tavolo sul Def parlano di crescita appena più sostenuta del previsto, a +0,7% invece che +0,6%, deficit fermo al 2,6% del Pil e leggermente sopra l’1,8% nel 2016 per avere più margini di manovra. Ma poi si passa alle dolenti note: ci saranno almeno dieci miliardi di nuovi tagli alla spesa pubblica.Def, l’allarme dell’Anci: «Stop ai tagli».«Con il governo è necessaria una discussione a monte, prima che decisioni e cifre diventino immodificabili. Anche perché in questi anni sono stati i Comuni i primi ad aver contribuito al risanamento del Paese». Così il sindaco di Torino e presidente dell‘Anci Piero Fassino, intervistato da Repubblica, ha chiesto un confronto prima del Def. E che i tagli agli enti locali abbiano ragiunto livelli insopportabili è confermato dalla Cgia di Mestre: oltre 25 miliardi di “tagli” dda parte dei governi a Regioni ed enti locali. Se nelle casse dei sindaci la sforbiciata raggiunge quest’anno gli otto miliardi e 300 milioni di euro, alle Regioni a Statuto ordinario la quota dei mancati trasferimenti si è stabilizzata sui 9 miliardi e 700 milioni, mentre per quelle a Statuto speciale la contrazione ha raggiunto i 3 miliardi e 300 milioni. Anche per le Province, che sono ormai in via di “estinzione”, la riduzione dei trasferimenti è stata di tre miliardi e 700 milioni. «Una cifra imponente – dichiara il segretario della Cgia, Giuseppe Bortolussi – che, in buona parte, sindaci e governatori hanno compensato aumentando le tasse locali e tagliando i servizi alla cittadinanza. Grazie a questi tagli, lo Stato centrale si è dimostrato sobrio e virtuoso, scaricando il problema sugli amministratori locali che, obtorto collo, hanno agito sulla leva fiscale. Morale: la minor spesa pubblica a livello centrale è stata pagata in gran parte dai cittadini e dalle attività produttive che hanno subito un fortissimo aumento delle tasse locali».Le reazioni nel centrodestra«Sul Def matteo renzi torna a fare giochi di prestigio, illusionismo, bolle mediatiche: è tornata l’annuncite, ma nessuno ormai la beve più». Lo scrive su Twitter Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. «Ci siamo ricascati. Matteo Renzi ci ha illuso di nuovo», afferma poi Brunetta in una nota. In più, sottolinea, secondo le indiscrezioni si parla di un rinvio al 2018 del pareggio di bilancio, con il governo «incurante di qualsiasi “ammonizione” della Commissione europea. Preoccupano inoltre, prosegue «le clausole di salvaguardia se l’esecutivo non procede a una poderosa Spending review». Una spending, aggiunge, che «non potrà limitarsi, come già avvenuto tante volte, al taglio di trasferimenti agli enti locali» perché «è aumento delle tasse anche quello» dato che cresceranno le addizionali comunali e regionali: «Per i cittadini una partita di giro, anzi di raggiro». A generare «non poche perplessità» è anche l’unica “Local tax” sugli immobili perché sicuramente, secondo Brunetta, produrrà un ulteriore aumento della pressione fiscale sugli immobili. «Per non parlare – prosegue •delle stime di crescita del Pil, riviste a rialzo dal governo rispetto ai precedenti documenti economici». Una crescita «solo potenziale, per niente certa su cui si baserebbe l’impianto “espansivo” del Def».  Dura Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia: «Renzi ha annunciato che non ci saranno nuove tasse, ma dai giornali leggiamo che l’esecutivo starebbe lavorando all’introduzione di una “local tax“: la nuova tassa che dovrebbe prendere il posto di Imu e Tasi. È un’ipotesi che ci spaventa, perché al di là degli slogan e delle slide del presidente del Consiglio, finora sulle tasse abbiamo visto dal governo soltanto un grande e vergognoso gioco delle tre carte, che ha portato ad aumento del 178% delle imposte sulla casa. Speriamo davvero di essere smentiti e di non trovare altre sorprese nel Def, perché sarebbe inaccettabile alzare ancora la pressione fiscale, che dopo quasi quattro anni di governi tecnici e non eletti da nessuno ha toccato la percentuale record del 50,3%»."
 
REPUBBLICA DELLE BANANE E PROTETTORATO ITALIA –LEADER IL RENZI ANTICORRUZIONE… ( OHIBO’ )
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giovedì 9 aprile 2015

Sono sparite le banconote da 500 euro dove potete trovarle 

(e perché sono lì)

Le banconote da 500 euro cento volte più del normale
 
 
 
 
 
Ma che fine hanno fatto le banconote da 500 euro? La risposta si può trovare nell’inchiesta di Repubblica che racconta che esiste un vero e proprio “caso” su questo taglio. Ogni anno nelle banche italiane entrano circa 10 miliardi in pezzi da 500. In generale, le agenzie anti-crimine considerano i biglietti da 500 quelli preferiti dai trafficanti di droga e di armi, e grandi evasori. Perché senza dare troppo nell’occhio si possono far entrare in banca grosse somme.  I dati ufficiali  – riporta Repubblica – dicono che questo flusso di versamenti in grossi biglietti è in crescita.  L’ anno scorso le banche italiane hanno ricevuto dalla clientela versamenti in biglietti da 500 euro per un volume cento volte superiore a quanto hanno distribuito in pezzi di quel taglio. Non solo. C’è un altro dato che fa riflettere: dal 2010 le banche italiane hanno messo in circolazione 12 milioni di biglietti da 500 euro, ma  i clienti ne hanno versati sui propri conti otto volte di più. Fa una differenza appunto di 37 miliardi di euro in biglietti del valore più alto. Soldi che alcuni italiani hanno depositato ma non si capisce da dove siano arrivati. Certamente, si legge nell’analisi di Repubblica, ha un peso il fatto che è vietato fare acquisti in contanti per oltre mille euro, allora molti preferiscono depositare sul conto queste banconote.  La Banca d’Italia farà delle indagini per cercare di capire cosa accade attorno a queste banconote che sembrano avvolte da un mistero fitto. I biglietti entrano in Italia e finiscono sui conti di moltissimi italiani. 
 
Sospetto – Il sospetto Repubblica cita un rapporto confidenziale dell’ unità di intelligence finanziaria di Via Nazionale, l’ Uif, che già cinque anni fa aveva dato l’ allarme in un rapporto confidenziale pubblicato dall’agenzia Bloomberg. Ecco cosa dice: “L’ ampia diffusione del biglietto da 500 euro è ragione di potenziale preoccupazione sia per la lotta al riciclaggio di denaro che per la lotta al terrorismo. Il denaro liquido è lo strumento ideale per i pagamenti illegali e la movimentazione di fondi e le banconote di valore elevato rendono più semplice la gestione logistica di grandi somme di denaro”.
 
Percentuali impressionanti – Il sospetto più diffuso è che quest’enorme aumento dei 50 euro sia legato alle mafie e all’evasione fiscale delle imprese. Iòl quotifianpo diretto da Ezio Mario riporta anche le percentuali di crescita di depositi dei biglietti viola nelle banche: più 273% in Veneto, più 3853% in Trentino Alto Adige (da 7 a 288 milioni di euro), più 847% in Emilia Romagna, più 393% in Lombardia. Impressionante i dati del Trentino-Alto Adige che fa sospettare agli analisti della Banca d’ Italia che parte di quel contante arrivi nelle tasche dei villeggianti stranieri. In Calabria i depositi netti in pezzi da 500 euro valgono ormai 150 milioni di euro l’ anno, in Campania mezzo miliardo, in Puglia e in Sicilia quasi 350 milioni per ciascuna. 

ATTENZIONE – SE TROVI SPAZI IN BIANCO PROSEGUI

mercoledì 8 aprile 2015

Caivano (Na): Quanto ci costa la Casta? Circa 20 mila euro l’anno (E io pago…..!)

Caivano (Na): Quanto ci costa la Casta? Circa 20 mila euro l’anno (E io pago…..!) 
 
 
 
 
Nel riquadro il compenso percepito dal Consiglio Provinciale
di Maggioranza a guida Cesaro
 
Quando si ha la memoria corta, non v’è alcunché da fare. A distanza di 3 anni, IL GIORNALE ripubblica (ed i “mass media” locali riprendono) un articolo sulla Casta locale di cui, sia pure immodestamente, noi già avevamo scritto rivelando che, secondo dati attribuiti ai più accreditati Centri di studio, le risorse umane attive nei soli enti a Statuto ordinario italiani sarebbero state ben 40.384 per un totale retributivo annuo di 2 miliardi e 313 milioni. Briciole. Ma il fatto è che, ancora oggi, per i soli dipendenti siciliani, viene speso addirittura un miliardo e 782 milioni pari al 76% dell’intero importo somministrato a quelli di tute’e 15 le Regioni messe insieme, fatta eccezione per i lavoratori di quelle regolamentate da uno Statuto speciale. Il Veneto, che ha l’identico numero di abitanti della Sicilia, spende 12 volte meno di quest’ultima, mentre la Campania versa 70 euro per ogni residente e la Lombardia 21. Un’analisi condotta dall’Ufficio studi della CGIA di Mestre aveva rilevato che, dal 2001 al 2008, le spese totali delle Regioni italiane erano aumentate del 47,7%. La Basilicata (+102,3%) e l’Emilia –Romagna (+100,7%) erano le due realtà territoriali con le variazioni più importanti
 
I numeri elaborati dalla Confederazione degli artigiani dicevano che le Regioni centrali spendevano di più. L’analisi era partita dal 2001, anno in cui è andata a regime la Legge Bassanini. Con questa riforma erano state conferite funzioni e competenze a Regioni ed enti locali territoriali e chiuso il processo di trasferimento in materia sanitaria. Quello che preoccupa maggiormente è il fatto che, a fronte di un aumento della spesa totale pari a 66,2 miliardi di euro (con una variazione percentuale nazionale pari a +47,7%), ben 49 di questi sono riconducibili ad aumenti delle spese correnti. Questo vuol dire che il 74% dell’aumento della spesa totale delle Regioni è addebitabile soltanto a queste ultime, peraltro destinate esclusivamente alla produzione ed al funzionamento dei servizi prestati e non agli investimenti. Tra il 2001 e il 2008 la spesa corrente è cresciuta (+50,5%), con punte massime nel Lazio (+125,7%), nel Molise (+100,2%) e nell’Emilia Romagna (+69,7%).  Anche in questo caso è stato il Centro Italia a registrare la variazione di crescita maggiormente sostenuta: +93%. Di contro, nel Nord l’aumento si è attestato intorno al 51,1% e al Sud al 27,9%.
 
Poi l’analisi della Confederazione degli artigiani si era soffermata sull’andamento delle quattro principali funzioni di spesa che, messe assieme, costituiscono mediamente il 70% di quelle totale di ciascuna Regione (Sanità, Amministrazione generale, interventi in campo economico e trasporti). Con riferimento alla prima, la crescita della spesa a livello nazionale era stata del 55,6%.  A livello regionale il Molise aveva segnato l’incremento più deciso (+122,6%). Tra le tre macro-aree, ancora una volta era stato il Centro a marcare la variazione più sostenuta: +90,9%. Seguivano il Nord con il +45,9% e il Sud con il +44,5%.  Per quanto riguarda le spese per l’Amministrazione generale (stipendi, funzionamento della macchina burocratica, affitti …), l’incremento medio nazionale era stato +41,4%, con una punta massima del +129,6% registrato in Calabria.  Con il +47,2%, il Centro mantiene la leadership nazionale, seppure il Sud lo incalzi con una variazione pari al +46,3%. Chiude il Nord con il +35,3%. Tutti questi dati lasciano comprendere perché mai la classe politica molisana non abbia alcuna intenzione di perseguire concezioni di risparmiose aggregazione ad altre realtà. Nella regione prospera una “Casta” che vive con dovizia, in molti casi senza avere mai avuto né arte né parte, solo per avere potuto fruire della ventura di essersi attergata comodamente sulle tante poltrone pubbliche; sinché – ben locupletata mese dietro mese –  non ha acquisito il sospirato vitalizio. I “pensionati” regionali (citati a caso) percepiscono: Fernando Di Laura Frattura, Paolo Nuvoli, Antonio Di Rocco, Antonio Varanese e Mario Totaro; 4.002 euro; Giuseppe La Valle, Enrico Santoro, Nicolino Colalillo, Norberto Lombardi, Francesco Mancini, Luigi Biscardi, 3.843; Vittorio Rizzi, Ettore Di Domenico, Emilio Orlando, 3.353; Mario Verrecchia, Costanzo D’Elia, Augusto Massa, Antonio Del Torto, Natalino Paone, Giovanni Di Giandomenico, 3.027; Massimo Torraco, 2.863; Antonio D’Ambrosio, 2.618; Giovanni Di Pilla, 2.567; Italo Testa, 2.546; Nicolino D’Ascanio, 2.499; Giovanni Di Stasi, 2.487; Domenico Lombardi, Angelo Pio Romano e Pasquale Di Lena, 2.374; Eduardo Sassi, Domenico Pellegrino, Elvio Di Girolamo, Maria Nicole Cupaioli, Alfredo D’Ambrosio, Giuseppe Caterina, 2.210; Tecla Ciavarro, 2.156; Marcello Veneziale, 2.101; Nicola Iacobacci, 2.078; Alfonsina Di Marzo, 2.066; Giuseppe Di Fabio, Franco Cianci, 1.990; Gaspero Di Lisa, 1.984; Remo Di Giandomenico, 1.907; Alfonso Di Iorio, 1.904.
 
Vogliamo tirare le somme? Il solo ammontare dei vitalizi sopra esposti fa versare ogni mese alla Tesoreria di Palazzo Moffa la bellezza di 267.586 per chi ha maturato la “pensione”. Per ciascun anno che passa, si tratta di ben 3.211.033 euro. Insomma, ancora spiccioli che pesano gravemente sulle tasche dei contribuenti, quegli stessi che non arrivano neanche alla seconda settimana. Per non parlare dei giovani demoralizzati da tanta incompetenza. Ma guardiamo a terra, guardiamo in casa nostra, guardiamo alla nostra politica, perchè di politica parliamo, quella fatta alla portata di tutti, quella Provinciale e Comunale. 
 
Ma qualcuno potrebbe dire, cosa c’entra Caivano? appunto, se associamo, non tenendo conto dei vari vitalizi sopra citati, le spese che l’ente Provincia e l’ente Comune versa mensilmente tramite gettoni comunali o tramite stipendi, ai vari eletti, ci accorgiamo che anche i nostri amministratori hanno fatto poco o nulla per il nostro Paese. Ma un’altra cosa l’hanno fatta bene, cioè intascato il compenso. 
 
A Caivano siamo in piena campagna elettorale, le alleanze contano più di ogni altra cosa, anche se qualcuno vuole far credere di aver respinto facili unioni per il bene di Caivano. Ma dal “Cuore” di Caivano contano i fatti. Se vogliamo considerare che i due ultimi consiglieri Provinciali Falco e Monopoli, consiglieri di maggioranza, hanno rappresentato Caivano a 360° (forse solo sulla carta) con un risultato mediocre, ciò, ci lascia pensare. Ma una riflessione va fatta. Conviene pagare 20 mila euro l’anno un consigliere provinciale, come nel caso del dott. Monopoli, per poi ritrovarci non rappresentati a livello locale, al punto da vedere un Istituto Statale come il Liceo Scientifico Braucci, chiudere perchè l’ente provincia, ente a nostro avviso inutile, non ha pagato le bollette elettriche? Altro spreco di denaro pubblico!. Chi doveva vigilare se non loro? Di chi è la responsabilità se non di chi percepisce in un intero mandato circa 100 mila euro? E dire che qualcuno va decantando di offrire il reddito di cittadinanza. La risposta ai contribuenti!. 
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REPORT FOTO DALLE CALABRIE ( COSENZA UNA VOLTA )
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Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album LA GIOSTRA VECCHIA.
"LA Giostra Vecchia"
"LA Giostra Vecchia"
"Archi in zona Giostra Vecchia"
"Arco in zona Giostra Vecchia"
"particolare (Zona Giostra Vecchia)"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album ARCHI SAN BIASE E DI SAN FRANCESCO.

1978 – Archi di San Francesco

"ARCHI S. BIASE - NOTTURNO"
"ARCHI S. BIASE PRIMI 900"
"VIA DEGLI ARCHI S. BIASE"
"INTERNO  ARCHI S. BIASE"
"ARCO DI  S. BIASE"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album Piazza Toscano.
"PIAZZA TOSCANO PRIMA DEGLI SCAVI"
"Cosenza centro storico, Piazzetta Toscano, il bellissimo Tragitto corridoio sospeso su arcate"
"piazza Toscano"
"OPUS RETICULATUM IN PIAZZETTA TOSCANO  1968"
"piazza Toscano"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album IL CASTELLO SVEVO.

ANTICHE MURA E CASTELLO

foto di Stenio Vuono.
"Cosenza-Castello Normanno-Svevo(Particolare della Torre ottagonale)."
"...il castello da Borgo Partenope..."
"castello NEL 1965"
"LAVORI AL CASTELLO"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album CORSO PLEBISCITO.
"CORSO PLEBISCITO ANNI 20"
"CORSO PLEBISCITO INIZI 900"
"CORSO PLEBISCITO E LA CHIESA DI SAN FRANCESCO DI PAOLA"
"CORSO PLEBISCITO ANNI 20"
"CORSO PLEBISCITO ANNO 1923"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album PIAZZA BILOTTI EX FERA.

PIAZZA FERA

"PIAZZA FERA INCROCIO CON VIA SIMONETTA"
"PIAZZA FERA  ANNI 50"
"PIAZZA FERA  ANNI 50 PRIMA E DOPO"
"PIAZZA FERA  I PALAZZI SULLA DESTRA SONO STATI ABBATTUTI"
"PIAZZA FERAANNI 50"

Vallone di Rovito,uno dei monumenti più sconosciuti della Città, ” Catena Spezzata ” del Maestro ungherese Amerigo Tot, del 1960

"ANTICO ACQUEDOTTO NEL VALLONE DI ROVITO"
"VALLONE DI ROVITO DI FRONTE ARA DEI FRATELLI BANDIERA"
"VALLONE DI ROVITO ONORANZE AI MARTIRI NELL'OTTOCENTO"
"VALLONE DI ROVITO CHIESA DELLA MADONNA DELL'ACHIROPITA"
"VALLONE DI ROVITO NEGLI ANNI 20"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album CORSO TELESIO.

UNA CARROZZELLA SU CORSO TELESIO

"CORSO TELESIO DA PIAZZA VALDESI , A SINISTRA L'EX ALBERGO BOLOGNA"
"CORSO TELESIO  DOPO IL BOMBARDAMENTO DEL 1943"
"CORSO TELESIO BOMBARDAMENTI AL SEMINARIO ARCIVESCOVILE"
"CORSO TELESIO ANNI 30"
"CORSO TELESIO CON I SUOI NEGOZI"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L.

PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L. FIERA DI COSENZA ANNI 50

"PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L. NEL 1920"
"PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L. NEL 1928"
"PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L. NEL 1935"
"PIAZZA AMENDOLA EX G.I.L. DALLA SCUOLA ELEMENTARE DI VIA MILELLI 1937"
"CINEMA TEATRO ITALIA"
Meno recenti

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album Via Gaeta.
"via Gaeta"
"Cosenza Centro Storico - Via Gaeta"
"Particolare lungo Via Gaeta.."
"Vico Gaeta"
"Via Gaeta S. Giovanni Gerosolomitano"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA.

PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA

"PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA"
"PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA ANNI 20"
"PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA  GIA' S. DOMENICO"
"PIAZZA TOMMASO CAMPANELLA  GIA' S. DOMENICO ANNO 1940"
"Cosenza - Chiesa di San Domenico e Caserma Fratelli Bandiera anni '20"

Stenio Vuono ha aggiunto delle foto all’album Piazza Duomo.

PIAZZA DUOMO NOTTURNO D’ESTATE 2010

"La piazza negli anni 60"
"PIAZZA DUOMO PRIMI 900"
"IL CINEMA IMPERO"
"Un incendio nei primi del 900"
"IL CINEMA IMPERO"
"LA PIAZZA NEGLI ANNI 40"
"LA STAZIONE ED I TAXI"
"LA STAZIONE NEL 1941"
"PIAZZA STAZIONE COLOR"
"PIAZZA STAZIONE  NEL 1910"

Report foto dalle Calabrie ( Cosenza )

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Un pensiero su ““… VERSO L’ULTIMA TAPPA DELLO SVILUPPO TECNICO-PARTITOCRATICO…” E LA DERIVA DEL “GRILLISMO-PARAVENTO” – CSSEO – Laogai Research Foundation Report foto dalle Calabrie ( Cosenza ) e altre news”

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