FUORI DAL GREGGE RIDATECI BERLUSCONI BELARE STOP ! ALTRE NOTIZIE


FUORI DAL GREGGE RIDATECI BERLUSCONI BELARE STOP ! ALTRE NOTIZIE

anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

Oggi: FUORI DAL GREGGE RIDATECI BERLUSCONI BELARE STOP ! ALTRE NOTIZIE

[“AZ”-13 APR. ’15 ]

IN COPERTINA

 
Risultati immagini per ridateci berlusconi
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Aridatece er puzzone!

E IL RITORNO ALLA LIRA
SENZA ALTRE PAROLE
“AZ-NEWS” : 13.04.’15 ]
 
 
   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
IL FATTO DEL GIORNO

——- Original Message ——–

Subject: Lehner: le quote delle scommesse su Parma-Juventus
Date: Sun, 12 Apr 2015 08:23:12 +0000
From: Giancarlo Lehner <giancarlolehner@hotmail.com>
To:  ( . . . )


Da curioso vorrei conoscere le quote delle scommesse su Parma-Juventus. Certo, il mondo del calcio è notoriamente specchiato e pulito, per nulla bulimico di soldi. Ogni riferimento all’inchiesta del procuratore Di Martino, magistrato serio, equo ed intellettualmente onesto, è, dunque, soltanto un retropensiero immaginifico.

Giancarlo Lehner


 

FUORI DAL GREGGE (EDITORIALE – ARTURO STENIO VUONO) ALTRE NOTIZIE – MESSAGGI – CORRISPONDENZE DIVERSE

 
PROFEZIE ?
 
[ DA “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE ]
 

Arturo Stenio Vuono NAPOLI, 29 NOVEMBRE 2013. EDITORIALE. ARTURO STENIO VUONO, PRESIDENTE ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” – NAPOLI –https://azimutassociazione.wordpress.com 

 
FUORI DAL GREGGE. – Ci sorprende, ma non ci stupisce, la novità di masse silenti e l’assenza di esultanza popolare che, nei giorni scorsi, ha contraddistinto il panorama italico e ha accompagnato l’estromissione parlamentare del << cavaliere >> . Silvio Berlusconi, in verità, non è ancora << out >> e  non lo diciamo noi, ciò è la risultante della semplice, e pura, presa d’atto – prudente e senza le solite contumelie – che, per l’occasione, ha registrato – unanimemente – la stampa nazionale ed estera. Contrariamente a quel che si pensi, nei fatti e nella sostanza, l’ after day ha già mostrato come resti, comunque sia, il maggiore arbitro dello << scenario >> e, in ogni caso, assolutamente non privo di consenso e di legittimazione popolare. Che lo si voglia, o no.
Il primo passo, ufficiale, deciso ma non duro – diplomaticamente a non richiedere un “dietrofront” – , della rinata Forza Italia -. che già è almeno al 20% sulle decisioni di voto ( su chi ha deciso di portarsi alle urne ) – , ha determinato che il << Colle >> , a prescindere dal voto di fiducia ottenuto – dall’esecutivo – sulla Legge di Stabilità, s’è trovato costretto ad invitare il premier di rivolgersi alle camere per una nuova maggioranza che, ora, lo sostiene e, quindi, in pratica, nulla la “ratifica” precedente. Di conseguenza, a parte la prepotente boutade di Letta – che vorrebbe attendere gli esiti della competizione interna ai democrat ( arriva il Renzi ? Forse che sì, e forse che no… ) – ne sortirà una coalizone, in parlamento, prevalentemente di centrosinistra, con la stampella del gruppuscolo degli scissionisti che, bontà loro, si autodefiniscono N.C.D. ovvero il nuovo centrodestra ( sic ). Giorgio Napolitano, lo ricordiamo, per il suo secondo mandato, non solo ha giurato sulla costituzione repubblicana ma ha solennizzato, altresì, una << postilla >> ch’è stata la condizione – sine qua non – per accettare l’investitura; ovverosia l’unità delle forze politiche che lo avevano richiamato in nome di un comune programma politico-eonomico-riformista che non c’è più; e la foglia di fico dell’asse Letta – Alfano, per il presunto passaggio dalle larghe alle solide intese, a poco potrà servire. E chi vivrà, vedrà. Il capo dello Stato, a nostro avviso, non avrà che una sola via di uscita, obtorto collo, per mantenersi fedele all’impegno preso : traghettarci verso nuove consultazioni elettorali, meglio se con nuove norme e con l’abbinamento alle << europee >>, ed immediatamente – successivamente – rimettendo il suo secondo mandato ch’è già un fatto eccezionale. Che si vada alle urne è la soluzione logica e legittima, vuoi con l’attuale legge elettorale o vuoi con una nuova regolamentazione, alla partenza – almeno per l’attuale – i tre potenziali blocchi : centrodestra, centrosinistra e Movimento 5 Stelle; che, in ogni caso, nulla potrà cambiare – ai fini della governabilità – il “fuori uno e tutti a casa” di Beppe Grillo  il quale, nella vagheggiata evenienza del “primeggiare”, sarebbe condannato – comunque sia – ad allearsi proprio con coloro che, da mane a sera, stigmatizza essere la peggiore classe dirigente. Ma ristabilire la normalità, tuttavia, resta – sempre – il problema, urgente e principe, onde azzerare i vulnus e le anomalie. Sin dai suoi primi vagiti la nostra repubblica, in verità, ha mostrato come fosse già ingiusto un regime che poneva più di un discrimine e si presentava con ricette non giuste e storicamente non equamini. Minoranze attive che occuparono, a suo tempo, tutti  i banchi parlamentari ch’erano lasciati liberi a destra, esercitarono – allo scopo – quella <<  alternativa di sistema >> , coerente – cosa buona e giusta – , sino al sopravvenire dell’implosione dei primi anni novanta. L’esordio, in politica, dell’abile imprenditore – vale ricordarlo – consentì di non consegnare l’Italia alla Sinistra ( postcomunista ? ) e, per intanto, è rimasta – sempre – la variabile indipendente che ha destabilizzato lungamente, con vantaggio di tutti gli italiani – e non solo – dei cosiddetti “berluscones” – , un vecchio << sistema di potere >> che sembrò avesse fatto il suo tempo. Rigenerare il Sistema – Italia, una questione irrisolta, nel garantire la stabilità nell’alternanza, fu – e non a caso – il << Progetto >> di forze politiche, nuove, che non erano state presenti nella << Costituente Repubblicana >>. E’, per l’apppunto, dal 1994 che, con buona pace, di chi ritiene l’esito di tribunali il << verbo >> , si dispiega il ventaglio delle indagini, avvisi di garanzia, intercettazioni, perquisizioni e processi, all’intruso che sparigliò le carte; e l’acme, finale, nel presentarlo come un corruttore e concussore, dedito alle frodi, e meno male che disponendo di mezzi di tutto rispetto, non si sia potuto aggiungervi – anche –  il “lenone”. Non abbiamo mai creduto alla “giustizia a due velocità” e guardato, con tanto dubbio – operando parte della magistratura -, a tutte le altre grandi inchieste che – al ritmo di lumaca – non trovano mai l’esito esaustivo: per cui, a parte il solo Silvio Berlusconi, tutto il resto sembra essere candido e immacolato ( capite ? ). Non siamo stati, da sempre, a fare parte del << gregge belante >>. Metà degli italiani, come noi, se non di più, non è mai stato gregge e per l’altra metà, volendo – alfine – riflettere  su ciò che il cosiddetto  “vieto” << berlusconismo >> ha rappresentato – e rappresenta – quale contrappeso a una “democrazia prepotente ” , sino a dovere divenire una << democrazia totalitaria >>, dall’ovile può sempre uscire. Ogni cittadino, intellettualmente onesto, può ancora uscire dal gregge. Silvio Berlusconi, coerentemente, oggi rilancia Forza Italia e di nulla – politicamente – si può rimproverarlo, avendo esperito ogni e qualsiasi tentativo di consolidare l’unitario blocco, in un solo movimento, del centrodestra e di “ancora oltre”. L’incoerenza, contrariamente, risiede in Altri. Una nuova << Casa delle LIbertà >> ? Certo una soluzione per ribaltare l’assalto alla diligenza del centrosinistra, separati e alleati, di certo, potenzialmente con più messe di voti, è possibile. Ostacolo, a ben vedere il nuovo << doroteismo >> dei ministri ex – PdL, e sodali, esercitanti il potere per il potere; i << rifondatori An >> , in tutte altre faccende affaccendati, con l’occhio e la mano pronta per la riconquista del cospicuo, e più, “tesoretto” nonchè patrimonio – in beni – della Fondazione Alleanza Nazionale; la reiterata estromissione – dalla guida della Lega – di Umberto Bossi che deriverà dal nuovo irrompere dell’ << orologio della giustizia  >> ( ! ) ; la “prigione dorata” di Pierferdinando Casini che, difficilmente, potrà uscire fuori dalla sposata formula del << centrismo pendolare >> e la “politica dei due forni >>; e tutto il resto. Ma non disperiamo, non ci spostiamo neppure di un millimetro dlla nostra linea di sempre. Fuori dal gregge !
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APRILE 1970 APRILE 2015 45 ANNI ORSONO NASCE UNIONE BRUZIA UNA PAGINA DELLA STORIA COSENTINA CANCELLATA ECCO PERCHE’

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NUOVI E VECCHI UNTORI ED ESORCISMO PER L’ITALIA PREMIATA DITTA “CASALEGGIO & GRILLO” LAOGAI ITALIA E ALTRE NEWS

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Il Papa: “Massacro armeni primo genocidio del XX secolo”

Messa in San Pietro per ricordare i 100 anni del massacro compiuto dall’Impero ottomano contro gli armeni. Il Papa: “In corso ancora oggi il genocidio dei cristiani”. CRISTIANI PERSEGUITATISostieni il reportage

Raffaello Binelli – Dom, 12/04/2015 – 10:57

Il Papa continua a denunciare il massacro contro i cristiani, in corso in diverse parti del mondo.

Lo fa nel giorno in cui celebra la messa a 100 anni dal martirio armeno: “Cari fedeli armeni, oggi ricordiamo con cuore trafitto dal dolore, ma colmo della speranza nel Signore risorto, il centenario di quel tragico evento, di quell’immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito. Ricordarli è necessario, anzi, doveroso – ha aggiunto il pontefice -, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla”.

Ma il dolore patito dagli armeni 100 anni fa è ancora presente per la sofferenza patita da altri popoli. “Anche oggi – ricorda Bergoglio – stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: A me che importa? Sono forse io il custode di mio fratello?“.

Papa Francesco ha ricordato “il grande male”, la strage di cristiani perpetrata dall’Impero Ottomano, nella celebrazione che ha presieduto in San Pietro per ricordare questo triste anniversario ed ha ripetuto la definizione di genocidio che avevano usato Giovanni Paolo IIe il patriarca armeno Karekin II, nella Dichiarazione Comune del 27 settembre 2001: “La nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come il primo genocidio del XX secolo ha colpito il vostro popolo armeno, prima nazione cristiana, insieme ai siri cattolici e ortodossi, agli assiri, ai caldei e ai greci. Furono uccisi vescovi, sacerdoti, religiosi, donne, uomini, anziani e persino bambini e malati indifesi. Le altre due furono quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo”.

Nel suo intervento, che ha preceduto il rito, il Papa ha denunciato che in altre forme questa mattanza continua oggi. “In diverse occasioni – ha detto – ho definito questo tempo un tempo di guerra, una terza guerra mondiale a pezzi, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione. Purtroppo ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi, decapitati, crocifissi, bruciati vivi, oppure costretti ad abbandonare la loro terra”.

Il Papa ha poi ricordato anche “altri stermini di massa, come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia”. E ha sottolineato, con sgomento, che l’entusiasmo sorto alla fine della seconda guerra mondiale sta scomparendo e dissolvendosi: “Pare che la famiglia umana rifiuti di imparare dai propri errori causati dalla legge del terrore; e così ancora oggi c’è chi cerca di eliminare i propri simili, con l’aiuto di alcuni e con il silenzio complice di altri che rimangono spettatori”.

 

Quest’Europa ipocrita malata di Cristofobia

Odia ciò che sta alla base della nostra civiltà. E sull’islam mostra solo doppiezza

Renato Farina – Dom, 12/04/2015 – 07:00

Finalmente. Adesso qualcun altro si accorge che l’Europa rinnega se stessa, scolora il suo sangue, cancellando la croce. Il Continente dei lumi, quello nato contro l’oscurantismo medievale, ha paura a dire il nome delle cose, spegne la luce. Davanti alla persecuzione dei cristiani quando timidamente – ed è già un miracolo – scrive denunce e versa lacrime trascura due particolari: l’essenza intima delle vittime e il dichiarato movente dei carnefici.

Ora Gian Enrico Rusconi osa alzare un dito contro questa cecità europea. Lo fa sulla Stampa . Arriva a dire che la solidarietà espressa dalle università italiane che simpatizzano con l’ateneo keniano di Garissa è una bella cosa, ma è omertosa. Il testo base fa presente Rusconi non dice che i 147 studenti assassinati erano cristiani, e soprattutto che sono stati uccisi per questo, non perché studenti; né ha il banale coraggio di indicare gli assassini come islamici, né che siano stati mossi da un odio specificamente religioso. Infatti se hanno salvato studenti universitari kenioti perché islamici, significa chiaramente che per loro la colpa è il battesimo, non il corso di laurea o il passaporto.

Sarebbe come piangere Giovanni Falcone tacendo il suo essere stato procuratore antimafia, e nascondendo le responsabilità di Cosa nostra. Vorrebbe dire tradirlo. O no? Invece coi cristiani da noi si fa. Quando i fratelli Kouachi e Coulibaly hanno operato le stragi di Parigi si è individuato il bersaglio nella matita. Matite spezzate, corteo immenso. Noi lo scrivemmo subito: «Je suis Charlie, ma anche Asia Bibi», dal nome della cristiana che aspetta in Pakistan di essere impiccata nel silenzio assoluto dell’Europa e degli statisti in corteo a Parigi. Oggi non si vedono in giro vignette con croci spezzate, persino le poche e lodevoli operazioni di solidarietà nascono con una censura interiore, in fondo blasfema. Si osservano le stragi, ma prima che il gallo canti per prudenza si nega di essere anche noi della Galilea dei crocefissi.

Perché è accaduto questo? Molto semplice: l’Europa in generale, e l’Italia al suo seguito, hanno rinunciato a un’idea di se stesse come qualcosa di positivo, di rilevante, di buono. Non si sentono figlie del Dio delle Cattedrali e dei campanili e delle campane. Ne scrisse Pascoli: «…nel vespro tinnule campane empiono l’aria quasi di sonore grida lontane». L’ha ridetto Oriana Fallaci: «La prima musica che ho udito venendo al mondo è stata la musica delle campane». Sono echi della memoria e sono la cifra della nostra anima, persino quando si è atei.

Il rinnegamento continua. John Weiler, il maggior studioso di costituzioni, americano ebreo praticante, ha definito l’Europa malata di «cristofobia». Non sopporta di ricordare di essere figlia del cristianesimo. Non solo del cristianesimo come civiltà, ma proprio della persona del Nazareno. Robert Scruton, un filosofo inglese, ha individuato un’altra sindrome: «oicofobia», orrore della propria casa. Ora si discute molto sulla necessità di gettare ponti tra l’Occidente e l’islam, almeno quello moderato (io non credo esista, ma facciamo che ci sia) per recuperare una comprensione reciproca e tagliare le unghie al fondamentalismo jihadista del Califfo. Vasto programma. Anche interessante. Il fatto è che per costruire un ponte occorre avere una sponda da cui gettare le arcate. E la sponda occidentale non esiste, è il vuoto cosmico, sono sabbie mobili di sensi di colpa e incertezza assoluta sul bene e sul male. Siamo occupati a parlare di eutanasia e se a spese della mutua, mentre quegli altri, dall’altra sponda, sono prontissimi a farci il servizio gratis, magari non in modo indolore, ma il risultato sarebbe lo stesso.

«Oicofobia», odio per la nostra casa. L’identità europea ormai è questa: essere l’identità degli altri. La cultura ufficiale, che si esprime nei documenti del Parlamento europeo e delle Corti europee, negli editoriali dei quotidiani «autorevoli» delle capitali e nelle librerie, impone di essere rispettosi di etnie, culture, religioni differenti, condanna islamofobia e razzismi, ma rinuncia a tutelare la propria dimora. Una casa c’è, una casa si cura, l’ambiente è caldo se le mura e il benessere sono sostenuti da qualcosa di invisibile: sono gli affetti. I quali hanno una storia, dei luoghi di memoria, una serie di riti così noiosi eppure essenziali. Invece tutto questo viene vissuto sì dalla gente comune, ma è nascosto vergognosamente dalle élites culturali e politiche dominanti. La conseguenza è l’esplosione del sentimento uguale e contrario di ribellione, per puro istinto di sopravvivenza.

Il vero estremismo originario è quello dei negazionisti. Negano le radici cristiane, io preferisco chiamarle sorgenti, ma è lo stesso: e siccome non esistono, come si fa a dire che hanno un nemico? Non me lo sto inventando. È ufficiale. Stiamo subendo due dittature in Europa: quella economica della Germania e insieme quella culturale del negazionismo progressista.

È stato messo fuori legge il negazionismo di chi minimizza i forni crematori e l’Olocausto ebraico (per fortuna), in compenso non si riesce a far passare in Commissione cultura della Camera dei deputati, per l’opposizione omertosa del governo e del Pd, una risoluzione dove si propone che sia ricordato nelle scuole il centenario del genocidio degli armeni, un milione e mezzo di vittime, condotte a morire di fame e di sete dagli ottomani. Per forza: gli armeni furono straziati in quanto cristiani e l’impero del Sultano era islamico. Bisogna tacere. Nessun esponente del governo ha partecipato all’inaugurazione della mostra al Vittoriano dedicata a questo popolo straziato, siccome si ha paura della reazione della Turchia. Che tipo di ritorsione si teme? Oltre che essere il porto franco del Califfato, il luogo privilegiato del passaggio di truppe e del contrabbando di petrolio, cosa potrebbe fare di più? È questa debolezza orribile che frega l’Europa e l’Italia. E che spinge la gente comune, dinanzi a questa passività, a prendere in mano la questione islamica in modo rude ma chiaro. È una reazione talvolta estremista a un estremismo della negazione.

Dico sciocchezze? Ma Rusconi e gli altri intellettuali delle radici cristiane scoperte all’ultima ora sanno che esiste un documento ufficiale della Commissione europea (il nostro legittimo governo di Bruxelles, quello che ci rompe le scatole sul tre per cento) che considera fuori legge l’espressione «terrorismo islamico» o «terrorismo di matrice islamica» nei documenti ufficiali? Ne ha accennato in una sua rubrica Piero Ostellino al tempo del Corriere fella Sera , e non ha avuto repliche né echi. Gijs de Vries, delegato anti-terrorismo della Commissione europea al tempo della presidenza di Romano Prodi, ha invitato i governi dell’Unione a usare l’espressione «terrorismo che invoca abusivamente il nome dell’Islam», e a cancellare l’uso dei termini «jihad», «islamista» e «fondamentalista islamico».

Il testo citato da Rusconi che convoca le università alla manifestazione di solidarietà per l’eccidio si attiene scrupolosamente a questo diktat morale. Finalmente qualcuno protesta, si ribella. Purché non sia troppo tardi.

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REPORT FOTO DALLE CALABRIE ( DA COSENZA )

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FOTO VISIONABILI – TRA BREVE – IN RETE

——– Original Message ——–

Subject: cosenza ieri
Date: Sat, 11 Apr 2015 08:07:40 +0000 (UTC)
From: stenio vuono <stevu48@yahoo.it>
To: “arturo s. vuono” <associazioneazimut@tiscali.it>


Fine anni ’30. Manifestazione fascista nei pressi della sede della GIL
 
 
IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE –  A PRESTO !
Untitled
 
Fine anni '30. Manifestazione fascista.
 
 
 
 
 
 
CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

 

(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI

FINE SERVIZIO

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