IL PAPA GENOCIDIO ARMENI CONVEGNO LEGA NAZIONALE ROMA 21 APRILE TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS


 IL PAPA GENOCIDIO ARMENI CONVEGNO LEGA NAZIONALE ROMA 21 APRILE TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS

azimutassociazione@libero.it
 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
 “Arenella Ferruccio Massimo”<massimovuono@libero.it>
Oggi: IL PAPA GENOCIDIO ARMENI CONVEGNO LEGA NAZIONALE ROMA 21 APRILE TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS
[ “AZ.” – 14.04.’15 ]

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LUNEDI’ 13 APRILE 2015
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  • ANSA.it
  • Puglia
  • Crollo in una scuola elementare a Ostuni, feriti due bambini e una maestra

 

[ IL SERVIZIO ODIERNO ]

 
 
 
 
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Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut

[ NELLA FOTO DI ARCHIVIO : ARTURO STENIO VUONO   CON PINUCCIO TATARELLA E IL SENATORE FRANCO PONTONE  ( NAPOLI 1989 ) – IN QUESTO NUMERO : UN VIDEO SU TATARELLA E LA SUA INTERVISTA SUI POTERI FORTI – PURE UN VIDEO INTERVISTA AD ARTURO STENIO VUONO SULLO STESSO TEMA, ECCETERA, EDITORIALI DELLO STESSO – PER VISIONARE E LEGGERE TUTTO VEDI : OLTRE ]


Vai al video di questo, odierno, servizio 
Associazione Azimut – 3 Luglio, 2012 – link youtube
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Parte seconda – intervista

[ a cura : Team “Azimut Online” : coordinatori Fabio Pisaniello webm. adm. /Ferruccio Massimo Vuono resp.le Ufficio Stampa  – ha collaborato Vincenzo Drago ]

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La radio del Popolo di Forza Italia, la radio che Ti da Voce! http://www.radioforzaitalia.it
Radio Forza Italia
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IL PREMIER FUNAMBOLO
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Risultati immagini per matteo renzi sito azimut
I SODALI E COMPAGNI DI MERENDE DI RENZISOT
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Non ce ne uno che si salva!!
Questo stato di degrado parassitario deve cessare.
Questi “signori del male”, se non verranno rimossi e processati, porteranno il paese nel disastro più assoluto!!

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[ “AZIMUT” – IL PRESIDENTE ]
VIGLIACCO E MARAMALDO – TE LO DICO IO CHE SONO STATO IL PIU’ FINIANO TRA I FINIANI – SE NON  SPARISCI TI VENGO A PRENDERE A CALCI IN CULO –  SPARISCI ! ! !

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[ tratto dal web ]

A volte ritornano. E lui, a tornare, ci pensa e ci prova da tempo. Si parla di Gianfranco Fini, che domani, martedì 14 aprile, volerà a Parigi fino alla sede dell’Ump, dove incontrerà Nicolas Sarkozy, papabile prossimo presidente transalpino. Il sospetto, dunque, è che Gianfry vada a “lezioni” da Sarkò, nella speranza di tornare ad avere un ruolo politico di primissimo piano. Lui, però, nega: “Per carità. Io di nuovo sdoganato? Quel termine non mi è mai piaciuto. Con Sarkozy parleremo di politica, certo. Del futuro del suo partito, pressato come è dal Front National della Le Pen. E, ovviamente, mi chiederà della situazione della destra italiana”, spiega a Il Messaggero.

La strana teoria – E ovviamente, quando parla della “destra italiana”, Fini non può esimersi dal parlare di Berlusconi, la cui vicenda politica, spiega, “è all’epilogo”. E ancora: “Dirò a Sarkozy che la catastrofe annunciata di Forza Italia non è dovuta, come si crede, alle liti tra i vertici forzisti”. Ed eccoci alla strana ipotesi dell’ex leader futurista: “Piuttosto ritengo che Berlusconi stia cannoneggiando volontariamente il suo Stato maggiore perché ha bisogno di capri espiatori per l’eventuale sconfitta. E’ uno schenma che ha già adottato con noi alleati. Me ne ricordo bene. Poi è toccato ad Alfano. Lui non riesce a caricarsi della responsabilità del declino, o della sconfitta. Perciò, ora tenta di addossare la colpa del calo di Forza Italia a Fitto e Verdini”.

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A volte ritornano. E lui, a tornare, ci pensa e ci prova da tempo. Si parla di Gianfranco Fini, che domani, martedì 14 aprile, volerà a Parigi fino alla sede…
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E LA VECCHIA FAINA

L’intervista a Flavio Viani – “Quella gita pagata dalla Coop rossa per comprare i vini di D’Alema”

Il consigliere comunale: “La gita della Coop rossa per comprare i vini di D’Alema”
 
Intervista a cura di Giacomo Amadori 
 
 
 
L’umbro Flavio Viani, 62 anni, giornalista pubblicista e centralinista nel locale ospedale, a Concordia sul Secchia, paesone della Bassa modenese di 9 mila abitanti scarsi, è una mosca bianca. Non tanto per i natali (è originario di Città di Castello), quanto per le idee politiche: è infatti l’ unico consigliere di centro-destra del Comune dove nel 1899 è nata la Cooperativa di produzione lavoro (Cpl) sotto inchiesta a Napoli.
 
Viani non sembra stupito per quello che sta accadendo.
 
«Non immaginavo che girassero mazzette, ma i rapporti con la politica qui da noi sono sotto gli occhi di tutti». 
 
Conosce personalmente qualcuno degli indagati? 
 
«Beh, Maurizio Rinaldi, l’ amministratore delegato della Cpl distribuzione. Tra gli arrestati è lui è il concordiese doc. Alle ultime elezioni l’ ho pure incrociato ai seggi. Io ero il rappresentate di lista del Pdl e lui del Partito democratico. Quello del rappresentate di lista è un ruolo umile, da ultima ruota del carro, ma Rinaldi, anche se era diventato un top manager dentro al partito accettava di fare la manovalanza. Mi risulta anche che collaborasse alle feste dell’ Unità». 
 
Rinaldi è un renziano? 
 
«Qui i renziani non esistono o per lo meno non si dichiarano. Sono tutti dalemiani o bersaniani. Uno degli ultimi sindaci era stato in Urss e aveva studiato alle Frattocchie, la storica scuola quadri del Partito comunista italiano». 
 
La Cpl fa politica a Concordia? 
 
«Da quando sono consigliere comunale, dal 1999, molti candidati del Pd, già Ds, sono espressione della coop. Persino il vicepresidente è stato consigliere comunale della sinistra. E sono di Cpl l’attuale assessore al commercio e alla promozione territoriale e due consiglieri comunali, tra cui il capogruppo del Pd. Prima delle elezioni la coop organizza un incontro pubblico di tutti i candidati con i soci-dipendenti. In quell’ occasione l’ amata azienda fa sapere che cosa si aspetti da loro. Però io non ho mai accettato l’ invito. Lunedì presenterò un’ interrogazione in consiglio per sapere se sia vero che anche il Pd locale abbia ricevuto finanziamenti dalla cooperativa…». 
 
L’ ex presidente Roberto Casari si interessava della politica locale? 
 
«Sicuramente sì. In concomitanza con la stesura del piano regolatore è stato avvistato in auto insieme con sindaco e assessori mentre faceva il giro del paese. Probabilmente per dare qualche buon consiglio. Quel che è certo è che l’ albergo costruito da Cpl per i suoi ospiti in prossimità dello stabilimento sarà servito da un casello autostradale ad hoc inserito nell’ attuale progetto della Cispadana. È una variante che abbiamo votato in consiglio comunale». 
 
Quanto conta la Cpl a Concordia? 
 
«Tantissimo. È come una mamma. Tutte le famiglie hanno almeno un dipendente della coop. E quando Casari se ne è andato in pensione ha fatto due feste. L’ ultima due giorni prima di essere arrestato». 
 
Ai dipendenti i cesti con il vino di Massimo D’ Alema li hanno regalati davvero?  
 
«Un mio amico ha il figlio che lavora in Cpl: le bottiglie a Natale gliele hanno donate sul serio. Ma le dirò qualcosa di più. L’ anno scorso la coop ha mandato un gruppo di dipendenti in gita al Vinitaly con i biglietti gratuiti. 
 
Sa in quale stand li hanno spinti a comprare il vino? Mi lasci indovinare: in quello di D’Alema? 
 
«Esattamente. Hanno fatto anche una bella foto di gruppo con l’ ex premier e l’ hanno messa su Facebook. Vicino a D’ Alema e alla moglie Linda Giuva si distinguono sorridenti un assessore e un ex assessore del Pd, entrambi dipendenti Cpl». 
 
In Comune in questi giorni si è discusso dell’ inchiesta di Napoli? 
 
«Per niente. Ma, le posso dire, che il 2 aprile, subito dopo gli arresti, la giunta ha trovato il tempo di far approvare una delibera riguardante l’ apertura di un’ apposita area per i defunti musulmani dentro al nostro piccolo cimitero. A Concordia ci mancava solo questo». 
 
Il don Camillo di Concordia che cosa ne pensa? 
 
«Si chiama don Franco e non mi risulta abbia protestato». 
 
Che rapporti ha con la coop? 
 
«Ottimi. La parrocchia ha scelto per l’ approvvigionamento del gas proprio la Cpl e don Franco viene invitato tutti gli anni per il rito della benedizione pasquale nello stabilimento, ricevendo legittimi contributi dalla Cpl per le attività parrocchiali, tutti registrati nel bilancio pubblicato sul giornalino della chiesa. Don Camillo e Peppone a Concordia vanno a braccetto. Del resto Casari ai pm ha dichiarato che il libro di D’ Alema e quelli degli altri politici lui li mette sul comodino dell’ albergo “come la Bibbia”». 
 

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13-apr-2015
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Oggi: IL PAPA GENOCIDIO ARMENI TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS [ “AZ.” – 14.04.’15 ]

   
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
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La Destra per Milano al convegno della Lega. “Faremo un Fronte Nazionale”

Il 21 aprile a Roma il convegno “Verso una Lega Nazionale”. Presente anche la Destra per Milano – Europa dei Popoli. Il leader Roberto Jonghi Lavarin:”La strada è chiara, con Salvini faremo un Fronte Nazionale come quello di Marine Le Pen in Francia”

Giovedì, 9 aprile 2015 

 

Il 21 aprile a Roma convegno “Verso una Lega Nazionale”. Presenta anche la Destra per Milano – Europa dei Popoli. “Per ora si tratta solo di un convegno e di una associazione culturale ma la strada è chiara, sicura e già tracciata… si tratta solo di verificare i tempi ed i modi per costruire, anche in Italia, un grande Fronte Nazionale come quello francese di Marine Le Pen (anche se io preferisco sempre il vecchio leone Jean Marie…)” ha affermato il “barone nero” Roberto Jonghi Lavarin, storico esponente della destra missina che, da tempo, collabora con Matteo Salvini.

CONVEGNO “Verso una LEGA NAZIONALE”

Roma, 21 Aprile 2015

MMDCCLXVIII – Natale di Roma…

SALONE MARGHERITA

Via dei due Macelli, 75

Ore 15.00: Identità e Sovranità

Introduce: Mario Borghezio (europarlamentare). Intervengono: Vittorio Feltri (Il Giornale), Giuseppe Valditara (giurista) e Mario Consoli (L’Uomo libero).

Ore 16.30: Autodeterminazione dei Popoli

Introduce: Ugo Gaudenzi (Rinascita). Intervengono: Aymeric Chauprade (europarlamentare Front National), Giorgio Vitangeli (La Finanza on-line) e Giulietto Chiesa (Pandora TV)


Aderiscono alla iniziativa: Roberto Jonghi Lavarini (Destra per Milano – Europa dei Popoli), Nino Galloni (economista), Angelo Alessandri (già presidente federale Lega Nord), Giuseppe Vatinno (Legalit� per Roma), Lorenzo Vitelli (editore), Gino Marra (giurista, economista), Giuseppe Turrisi (Accademia della Libertà), Umberto Bianchi (Il Pensiero antagonista), Emanuele Campilongo (Aprilia in prima linea), Carlo Marnini ( Associazione Volontariamente), Fabio Sabbatani Schiuma (Riva Destra), Lorenzo Fiato (Generazione Identitaria), Vincenzo Sofo (Lega Nord Mille Patrie), Fausto Capalbo (Nuove Dimensioni), Sebastiano Caputo (Franciavanguardia), Roberto Bizzarri (docente, economista), Giuliano Marchetti (Consulpress), Diego Abbo (Libertà per i Marò), Aleksandr Dugin (consigliere Duma sotto sanzioni UE).


Concludono: Fabrizio Fiorini (leganazionale) e Matteo Salvini (Lega Nord).

Dibattito: modera Stefano Feliziani – ufficio stampa e accrediti Claudio Cerasomma

 
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LA DENUNCIA DI BERGOGLIO ( SENZA SE O MA)
 
Papa Francesco e il patriarca supremo dei cattolici armeni, Karekin II © ANSAFOTO
Papa Francesco e il patriarca supremo dei cattolici armeni, Karekin II © ANSA
 
 
 

Papa: “Massacro degli armeni primo genocidio del XX secolo”. LaTurchia richiama l’ambasciatore in Vaticano

“Oggi ricordiamo con cuore trafitto dal dolore, ma colmo della speranza nel Signore Risorto, il centenario di quel tragico evento, di quell’immane e folle sterminio, che i vostri antenati hanno crudelmente patito. Ricordarli è necessario, anzi, doveroso, perché laddove non sussiste la memoria significa che il male tiene ancora aperta la ferita; nascondere o negare il male è come lasciare che una ferita continui a sanguinare senza medicarla!”. Così Papa Francesco si è rivolto ai fedeli armeni, prima della messa celebrata nella Basilica di San Pietro, per il centenario del ‘martirio’ armeno con il rito di proclamazione a ‘dottore della Chiesa’ di San Gregorio di Narek.
Nel secolo scorso tre grandi tragedie – Bergoglio ha ricordato, innanzitutto, che “la nostra umanità ha vissuto nel secolo scorso tre grandi tragedie inaudite: la prima, quella che generalmente viene considerata come ‘il primo genocidio del XX secolo'” è quella che “ha colpito il vostro popolo armeno”. Poi, “le altre due grandi tragedie” mondiali: “quelle perpetrate dal nazismo e dallo stalinismo”. E più recentemente “altri stermini di massa – ha denunciato Francesco – come quelli in Cambogia, in Ruanda, in Burundi, in Bosnia. Eppure sembra che l’umanità non riesca a cessare di versare sangue innocente”, ha ammonito.
Ancora oggi il grido soffocato di tanti fratelli e sorelle – “Purtroppo – ha ancora sottolineato il Pontefice – ancora oggi sentiamo il grido soffocato e trascurato di tanti nostri fratelli e sorelle inermi, che a causa della loro fede in Cristo o della loro appartenenza etnica vengono pubblicamente e atrocemente uccisi – decapitati, crocifissi, bruciati vivi – oppure costretti ad abbandonare la loro terra. Anche oggi stiamo vivendo una sorta di genocidio causato dall’indifferenza generale e collettiva, dal silenzio complice di Caino che esclama: ‘A me che importa?’; ‘Sono forse io il custode di mio fratello?’. “In diverse occasioni – ha detto Francesco – ho definito questo tempo come un tempo di guerra, una terza guerra mondiale ‘a pezzi’, in cui assistiamo quotidianamente a crimini efferati, a massacri sanguinosi e alla follia della distruzione”.
Turchia richiama ambasciatore in Vaticano – Turchia ha richiamato il proprio ambasciatore presso la Santa Sede. In una nota il ministero degli Esteri di Ankara scrive che il popolo turco non riconosce la dichiarazione del Pontefice, “che è discutibile sotto tutti i punti di vista, che è basata sul pregiudizio, che distorce la storia e che riconduce il dolore sofferto in Anatolia nelle particolari circostanze della Prima Guerra Mondiale ai membri di una sola religione”. Papa Francesco ha definito il massacro degli armeni come “il primo genocidio del XX secolo”.
Parole Papa “inaccettabili” – Il ministro degli esteri turco Mevlut Cavuysoglu ha definito “inaccettabili” le parole di Papa Francesco. Il capo della diplomazia turca ha scritto su twitter, riferisce Zaman, che “le dichiarazioni del Papa, che non sono fondate su dati storici e legali, sono inaccettabili”. La polemica con il Vaticano interviene a 2 mesi dalle cruciali politiche turche del 7 giugno, che hanno visto il presidente islamico Recep Tayyip Erdogan irrigidirsi sulle questioni nazionali sensibili dopo che i sondaggi hanno indicato una fuga di voti dal suo partito Akp verso i nazionalisti del Mhp.
Unione Armeni: “Ha dato degna sepoltura ai nostri martiri” – “Finalmente – ha commentato il presidente dell’Unione Armeni d’Italia, Baykar Sivazliyan – dopo 100 anni è stato fatto un passo molto importante nelle direzione del riconoscimento del genocidio del nostro popolo. Le parole di Papa Francesco sono una degna sepoltura per i nostri martiri”. “La Turchia si ostina a negare una verità che oggi fa più male alle giovani generazioni di turchi che non agli armeni. Noi abbiamo avuto cento anni per provare a metabolizzare un dolore vissuto anche in maniera molto intima dalle nostre famiglie, mentre i governi turchi hanno privato le giovani generazioni della possibilità di far pace con la loro storia”, commenta Sivazliyan. “Apprendiamo che ad Ankara è stato convocato l’ambasciatore in Vaticano – aggiunge -. Bene, in questa giornata non possiamo che augurarci sia per ringraziare il Santo Padre di queste parole di apertura e offrire finalmente disponibilità al riconoscimento dei crimini commessi come genocidio”.
12 aprile 2015
Redazione Tiscali
 
 
 
 
 
 
 
TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER : MARTEDI’ 14 APRILE 2015 ]
 
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TRATTO DAL WEB
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L’intervista. Tatarella a La Stampa: “I poteri forti? Basta lusinghe, comanda la politica”

Pubblicato il 8 febbraio 2014 da Dario Cesto-Dina
Categorie : Le interviste Personaggi

tatarellaRiproponiamo l’intervista a Pinuccio Tatarella – di cui l’8 febbraio ricorre il quindicesimo anniversario della scomparsa – pubblicata su La Stampa del 10 agosto 1994. Un’intervista nella quale emergono tutti i passaggi della riflessione “da destra” dell’allora vice presidente del Consiglio del primo governo Berlusconi sui “poteri forti” e sulla volontà della destra post-missina di rappresentare la forza del primato della politica. Le tematiche affrontate da Tatarella sono di stringente attualità .

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Ministro Tatarella, il governo ha dovuto fare  dietrofront anche sugli spot. Un’altra sconfitta per Berlusconi?

Macché sconfitta, non diciamo sciocchezze. E’ un adeguamento alla democrazia in diretta.

 Che fa, parla anche lei il linguaggio televisivo?

Le spiego. Democrazia in diretta è quello che sta succedendo da quando abbiamo formato il nuovo governo. In questi cento giorni abbiamo avuto casi enormi di democrazia in diretta: il decreto Rai che si cambia in corso d’opera, il decreto Biondi che diventa un disegno di legge dopo le proteste della gente e, ultimo, la vicenda degli spot: si fanno, qualcuno si oppone, alcuni vengono ritirati, altri rimangono. Questo è il governo della visibilità, della trasparenza. Sapesse quanti dovrebbero imparare da noi….

Chi, per esempio?

I poteri forti.

Si spieghi meglio.

Senta, essendo un uomo nato nell’opposizione, è esattamente dal primo giorno, mentre iniziava la trattativa per il governo, che penso che oltre all’istituto-governo c’è l’istituto-extra governo, la vera “ombra”, quelli che io chiamo i poteri forti del regime parlamentare proporzionalistico.

I poteri forti della Prima Repubblica?

Esatto. Io pensavo che bisogna passare dai poteri forti della Prima Repubblica, che erano tutti invisibili, ai contropoteri forti visibili di un regime presidenziale all’americana.

Ma questo incubo dei poteri forti non è mitologia?

No, esistono, io li conosco bene.

Scusi ministro, li può enumerare?

Certo. I poteri forti sono: la Corte Costituzionale, il Csm, Mediobanca, i servizi segreti, la Massoneria, l’Opus Dei, Bankitalia, i gruppi editoriali con le loro intese, la grande industria privata.

E qual è il tratto che li unisce?

La cooptazione. Un potere è davvero forte se riesce a cooptare un altro potere, un altro dirigente, un altro schema, un altro gruppo. Assieme si fa cordata, capisce?

Cordata per fare che cosa?

Non solo per influenzare lo Stato, ma per diventare lo Stato. Ecco perché bisogna rendere visibili questi poteri e fissare le regole per tutti.

Insomma lei ammette i poteri forti, ma chiede che diventino anche visibili. E’ così?

Esatto, visibili e trasparenti.

Nel senso che non facciano più interdizioni sott’acqua, o sottotraccia, come scrive il Giornale?

E’ così. Pensi a Mediobanca. A Mediobanca c’è Cuccia, il personaggio che ammiro di più nel mistero della  Prima Repubblica. Nella Seconda Repubblica, basata invece sulla visibilità, Cuccia a mio parere dovrebbe essere il più visibile possibile.

Abbia pazienza, ministro. Che cosa c’è di tanto invisibile in Cuccia?

E me lo domanda? Mio Dio! Già il fatto che è l’uomo meno fotografato d’Italia significa che è il più invisibile di tutti… Se chiediamo a un cittadino medio chi è Cuccia, vedrà, nessuno lo conosce. Il potere è visibile quando uno lo “sente”: Scalfaro è visibile perché uno lo sente, Montanelli è visibile perché uno lo sente. Cuccia non è visibile. E allora basta. In una nuova Repubblica, anche il capo di Mediobanca deve diventare visibile.

Ma allora, che cosa chiede a Cuccia?

Ho detto qualche mese fa che un personaggio come lui non può attraversare indenne questo cambiamento di regime.

Senta, lei mi sembra ossessionato dalla mitologia dell’opposizione. Davvero fanno così paura i poteri forti?

Io sono convinto che lo sbaglio di Mediobanca sia quello di opporsi al nuovo. Basta fare un esempio: gli incontri di Cuccia con gli esponenti del vecchio regime alla vigilia del voto. Secondo esempio: il tentativo di dar vita al terzo polo televisivo. Vuole un terzo esempio? Mediobanca a volte anche quando non c’entra viene citata. Questo significa che un suo ruolo ce l’ha sempre. Si è detto che Mediobanca, insieme con la Banca d’Italia, ha favorito il viaggio di Occhetto nella City a Londra quando l’ex leader del Pds aveva bisogno di una legittimazione in Europa per meritare Palazzo Chigi. Io dico questo: se Cuccia ha un’idea la deve formalizzare all’interno dei suoi organismi e renderla pubblica.

Se ho capito bene lei chiede ai poteri forti: diteci da che parte state. E’ così?

Sì, quando uno che rappresenta i poteri forti ha un parere, questo parere deve essere conosciuto. Questo è l’adeguamento alla democrazia in diretta di cui parlavo prima. Faccio un altro esempio: si parla della Banca d’Italia. Bene: la Banca d’Italia è un ente autonomo. Benissimo. Ma io voglio sapere la differenza fra il vecchio governatore Baffi, poi divenuto presidente onorario, che andava alla Banca d’Italia, studiava, leggeva giornali, e il nuovo presidente onorario, Ciampi, che all’interno di Bankitalia sul piano politico viene classificato come un sostenitore della tesi A contro la tesi B. Ebbene può un presidente onorario in un regime di poteri visibili e notificati, averci il ruolo che ha oggi Ciampi, il cittadino Ciampi come amava autodefinirsi in Parlamento? Che significa essere presidente onorario oggi nella Banca d’Italia? Che ruolo deve avere? Quello di essere come un semplice cittadino che per dignità e prestigio ha una sedia e un telefono, oppure uno che attraverso la Banca d’Italia può avere ancora un ruolo decisivo nella strategia delle alleanze?

In questi cento giorni come si sono comportati i poteri forti rispetto al governo?

Io li ho sentiti ostili. E le spiego perché. Perché questi poteri hanno sempre strumentalizzato e utilizzato la sinistra.

 In che modo?

Con la lusinga. La storia della Fiat, per esempio, è una storia di lusinga a sinistra. Salvemini polemizzò con il partito socialista e ne uscì per il cedimento dei socialisti alla politica industriale. E’ un vizio antico, questo. La destra invece è nata come governo, anzi come buongoverno. La destra è stata sempre il governo delle regole.

Lei dimentica Mussolini. Anche lui era un difensore delle regole?

E che c’entra Mussolini con la destra politica parlamentare?

Mussolini è la destra al cubo, se mi permette…

No, lei si sbaglia. Mussolini non è stato né di destra né di sinistra… Comunque, mettiamo pure Mussolini tra parentesi. Io le sto dicendo un’altra cosa: per i poteri forti è meglio avere la sinistra al governo piuttosto della destra. Perché alla sinistra concedono quattro parole, si dichiarano progressisti, si cospargono di illuminismo, citano Bobbio, partecipano a qualche dibattito altamente filosofico e la sinistra cade, cade sempre nel tranello.

Insomma: più che di poteri forti si dovrebbe parlare di governi deboli?

No, questi poteri sono forti perché i governi sono deboli. Noi invece vogliamo essere un governo forte e autonomo e vogliamo anziché essere lusingati e cooptati – avviare insieme con i poteri reali e notificati una politica per l’azienda Italia.

E finora non è stato così?

Guardi, le faccio un altro esempio. I poteri forti in Europa comandano. Comanda la Fiat di Agnelli e Romiti, comanda l’Olivetti di De Benedetti, ogni tanto ha comandato Pirelli, però non c’è mai stata intesa fra questi gruppi industriali e la politica di governo in Italia. Vede, quando sono andato a Bruxelles ho provato la sensazione di un isolamento psicologico. Entro nei particolari. Per la commissione Bangeman erano stati prescelti due personaggi notevoli della vita economica italiana: Prodi e De Benedetti. Io mi sono informato: Prodi e De Benedetti non hanno avuto alcun rapporto con il governo italiano. Decidevano da soli: macché governo, bastavano loro….

Questi poteri forti come guardano a Berlusconi?

Lo snobbano. Perché Berlusconi non è un personaggio nato nel loro regime di cooptazione. E’ il vero fenomeno anomalo. Berlusconi è nato da solo. E le grandi chiese non ammettono mai il pastore evangelico che produce fedeli per conto proprio. Vede, secondo me loro vedono il governo Berlusconi come una nube che è passata sul loro cielo e non sanno se dopo questa nube ci sarà il sereno per tutti o si tornerà al vecchio regime, quello dei “professionisti”».

Perché, vi sentite dilettanti?

Ci trattano così. La politica è un rischio, una scelta. Noi scegliamo e rischiamo, gli altri stanno a guardare. Ma lei sa quante volte questi poteri forti hanno sbagliato sulla lira, sui venerdì neri della Repubblica, sulle scelte industriali? La loro faciloneria del giudizio è tipica della cooptazione. Perché quando non possono raggiungere un obiettivo con la lusinga, danno pareri ex cathedra.

Ma allora, dove sta lo scettro democratico? Sembra non siate sicuri di possederlo…

Lo scettro ce l’hanno i cittadini. E con il voto l’hanno affidato a questo governo. I poteri forti non sono stati scelti dai cittadini: ma erano abituati a tenere lo scettro nelle loro casseforti. Oggi lo abbiamo noi e non abbiamo nessuna intenzione di cederlo.

Ancora una cosa: voi siete sotto tiro da parte della stampa internazionale. Anche qui, è colpa di poteri invisibili?

C’è tutta una cultura che unisce questi giudizi e questi collegamenti fra l’Italia e il mondo giornalistico estero a tutte le privatizzazioni, al quadro che si vuol fare dell’Italia: per destabilizzarla al fine di impossessarsi di parecchi gioielli della nostra economia.

Lei crede davvero sia possibile questo quadro?

Nulla avviene per caso. Io credo a un gruppo di pochi che cerca di determinare la vita di molti. Questa è storia.

Davvero lei crede all’oligarchia nel 1994?

E come no. L’oligarchia ha sempre cercato di comandare sulla democrazia diretta, sui cittadini. Solo che noi non ci stiamo.

Ministro, non sarà che lei sta per caso cadendo nell’abusata tesi fascista della congiura demo-pluto-giudaico-massonica?

No, stia tranquillo. Io vedo la lusinga, non la congiura. Non il complotto, ma il condizionamento, che è anche peggio.

Quindi qual è il messaggio che invia ai poteri forti?

Questo: patti chiari, amicizia lunga. E basta con le lusinghe. Si mettano in testa che vogliamo comandare noi.

@barbadilloit

Di Dario Cesto-Dina

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DA “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE” – TRE INTERVENTI DEL PRESIDENTE

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[  L’EDITORIALE  –14 GENNAIO 2014 ]

vuono
SENZA CHIEDERE PERMESSO
CONSIDERANDO E RICONSIDERANDO
Arturo Stenio Vuono *
AL VISITATORE E AL LETTORE
  Con tutte queste articolazioni partitiche, che muoiono e resuscitano, e movimenti che nascono e si sciolgono – e ricompaiono ( per un futuro imprevedibile ) – , che si premono l’uno all’altro, capite a mezzo come sono ( nella mente dei cittadini – che siano, poi, elettori oppure no – ), quali sono le idee di base accettabili e quali le prospettive che ne derivano ?
    In tal guisa lo chiediamo a noi, e agli Altri, da almeno quattro lustri, lungo il cammino – ancora  a mezza strada – fra un passato ch’è piuttosto recente e tutto quel che, ancora ci attende. 
    Ebbene, tale problematica si è posta sopratutto – per noi stessi.
    Posto che, come un giorno si potrà scrivere, il << berlusconismo >> è stato, ed è, il fulcro al quale ruota, non una sola generazione, oggi – rinnovandoci la domanda – quale strada scegliere tra pre-berlusconismo, berlusconismo, antiberlusconismo e, forse, postberlusconismo ? Quali idee di base accettare attorno al quale far ruotare le nostre considerazioni politiche e – specificatamente, per quanto attiene al tema che ci proponiamo di trattare – le nostre esigenze di eventuale revisione o del possibile rinnovamento ?
    Il nostro senso della storia – dato che guardiamo sì in avanti ma a quel che, a tutt’oggi, è già scritto ( che è e non vuole essere storicismo ) – , il nostro impegno di modesti militanti politici e non di storiografi ci portano a fare due considerazioni pregiudiziali : la realtà politica italiana, realtà insopprimibile, è la realtà del pre-berlusconismo, è la realtà dell’antiberlusconismo, è la realtà del berlusconismo, è la realtà del postberlusconismo (ma, come si vede, Silvio Berlusconi sempre in campo ); di tale ebollizione politica – e sociale -, debbono essere rintracciati i motivi di fondo ( il permanente ) attorno al quale risolvere i problemi del nostro tempo.
    Sulla base di tali premesse cercheremo di enucleare le idee di architrave ( ma non certo con la pretesa d’una << ideologia >> ) e le prospettive di politica che, a nostro avviso, ne derivano. E per far questo, ecco il richiamo alla nostra memoria di dati che che ci interessano; e tornare a considerare – anche da altri punti di vista – tali dati : ma per giungere a conclusioni in sintonia con le necessità del tempo che viviamo.
    Le tematiche della << partitocrazia disunificante >> e del vuoto per il mancato approdo ad una << nazione comune >> ; il pasticcio ingannevole del binomio – antagonista di berlusconismo e antiberlusconismo; la proiezione – oltre tali schemi – di questi ultimi venti anni : ecco a che cosa riteniamo utile porre attenzione.
    E’ noto come per << berlusconismo >> si intenda il fatto ( un domani, storico ) di quel “movimento liberale di massa” , di quel movimento tipico degli anni novanta legato all’implodere di parte del << sistema >> , per effetto di colpi della cosiddetta << tangentopoli >> ( oggi, più che mai, in odore di parzialità che, oggettivamente, risparmiò e salvaguardò i post[?]comunisti ); e dall’offrirsi – in sostituzione delle decapitate, in parte, << forme partito >> – una nuova alternativa di riferimento per gli “elettori orfani” ( e non solo ). Si incrociò, meglio in tutto il centrosud, con l’ex-Msi pulito e indenne, con l’insorgente, estraneo alla “tempesta”, il  << leghismo del nord >>.  Tale movimento – che fa perno, a tutt’oggi, su Silvio Berlusconi – resta ancora, rifondato o meno, l’identico strumento ( ancora idoneo e opposto alle direttive, in essere, di “mannaie a senso unico”  : << mani pulite >> docet) ; e implica una fisiologica antitesi di interessi tra i sempre “okkupanti” lo Stato e i ceti – i più diversi – che ne volevano, da sempre, e ne vogliono una liberazione. Ovvietà, tutte ovvietà , si potrebbe dire; e tutto giusto se non fosse che, da parte dell’egemonismo culturale-politico gramsciano, il negazionismo – in materia – è sempre vivo e vegeto.Nonostante ogni, e qualsiasi, evidenza.
    La struttura dello Stato, per “ibernazione”, produce – inevitabilmente – l’antitesi delle opzioni in campo ( altre non sono che contingenze, come meteore, destinate – checchè se ne dica – a non incidere ): solo tra la categoria politica della “dannazione immobile” e quella, per l’appunto, chiamiamola pure – per comodità – di “marca berlusconiana”, della ricerca d’una << vificazione innovativa >> .
    A ogni modo, come ben si vide, Forza Italia si etichettò – in brevissimo tempo – come un genuino, e autentico, movimento popolare e, pure, per reazione giusta ( cioè sui “giusti binari” ), alle corruttele – che esistevano – ma dei << potentati in ombra >> che ne avevano rovesciato, interamente, la colpa sui partiti solo subalterni; e per, poi, saldarsi, in alleanze, con la Destra e con la Lega – inizialmente tentate dall’indotto, e fuorviante, generale “clima forcaiolo” – e che potevano, separatente, nelle rispettive zone d’influenza ( il bacino meridionale e quello a nord della penisola ), ergersi a << primo partito >> ma, questo il paradosso, per il subentrato e nuovo metodo elettorale, consegnando il governo centrale del paese a una sinistra minoritaria. Tutto ciò, fuori da ogni leggenda metropolitana, di altre interpretazioni che – volendo usare termini impropri e sgradevoli – fanno passare il fenomeno di F.I.( come per presunta correità con ambienti “eversivi” e “mafiosi” ) ,e in  quanto agli alleati, come sopracitati, per << sdoganamento >> e per << normalizzazione >>. E’ vero che tali forze, rispetto all’ << originario >>, si mossero – rispettivamente – in “evoluzione” e in “costituzionalizzazione” ma quel che furono detti gli << strappi >> , in verità, erano considerati – dalle basi – militanti – il mezzo e non il fine; e tant’è che, nel tempo, i vertici – che se discostarono per il credere diversamente – hanno portato e alla “diaspora della destra”, e alla “padana dispersione”. Ma dalle tre direzioni, nonostante tutto, risulta – ad oggi – l’unico e vero << antagonismo >> con il “sistema di potere” che, in fin dei conti, rimane intatto e in piedi.
    Sono questi i presupposti politici, con  i conseguenti risvolti sociali,  delle due – uniche – teorizzazioni, ancora in campo,come principio centrale d’uno scontro-confronto che sembra non avere fine.Vuote ed arbirarie elucubrazioni tali nostri convincimenti ? Crediamo di no. Anche perchè ci troviamo, per l’argomento, in compagnia insospettabile. In compagnia, insospettabile, beninteso, per “prova del nove”. E, cioè, per i silenzi sulla nuova << piattaforma >> – di ritorno a Forza Italia – che, nel corso dell’ultima riunione del consiglio nazionale dell’ex PdL ( per il mancato coagulo nel “partito unico del centrodestra” ) , pubblicizzato – dai media – solo per le vicende interne e la mini scissione che ha portato al gruppuscolo di “nuovo centrodestra” ( sic ), può così sintetizzarsi : rinnovata denuncia d’uno Stato illiberale, trascinato – per autoconservarsi, così com’è, – verso una “deriva liberticida”, l’esigenza di revisione dei trattati – europei – iniqui, l’esistenza d’una economia “pesante e non competitiva” a motivo di disparità derivanti dalla “concorrenza globalizzata”, una non funzione della Bce – titolare dell’euro ( ma non proprietaria ) di indipendenza dal cosiddetto << signoraggio >> e, non per ultimo, l’acquiescenza – implicita a “governi imposti” – verso la << locomotiva tedesca >> e la crisi che ne deriva.Tutto ciò, come per atti probatori, può evincersi dall’intervento che, in quella occasione, pronunciò Berlusconi.
    L’apparato di regime, dunque, è anch’esso in evidente crisi. Ma perchè è in crisi ? Perchè  << comprime e trattiene ogni rivendicazione ( normativa-sociale ) >> ? perchè << comprime i diritti acquisiti >> (e maturati per  il << pregresso >> ) ? perchè  << distrugge ( fiscalmente ) il ceto medio ( quale ) punto di riferimento >> ? per la << surrettizia ( ad esempio : con la “patrimoniale-casa” – mascherata ) espropriazione del diritto alla ( e non della ) proprietà >> ? per << l’esasperato processo di egualitarismo ( a livello in basso ) >> ?
    A nostro avviso, chi ragiona in tal senso, è stesso in crisi. Non si accorge di essere uno dei famosi polli di Renzo : nel registrare i soli effetti e non la causa, perciò, dell’inarrestabile << crisi >> . Il regime è in crisi, com’è per la crisi in atto, per ragioni, diremo fisiopatologiche. E’ crisi perchè o ci si trasforma o si è destinati a mordersi la coda.E’ il bivio, ormai ineludibile, difronte al quale si trova – principalmente – la nostra società. E lo stallo, perpetuo, il << mordersi la coda >>, si supera o imboccando – purtroppo –  la definitiva resa ad una sorta di innaturale << statolatria >< ( senza più lo << stato sociale >> ), dispensatrice di “pane e acqua” in misura eguale per tutti, o imboccando – al contrario ( cosa in cui crediamo )- la strada della << liberazione >> nella quale – nessuno lasciato solo – però a chiunque secondo la qualità e la capacità.
    Queste sono le ragioni, e ragioni storico-politiche, dell’attuale crisi in Italia.E in tali ragioni, comuni – per ora – un poco a tutti,  per responsabilità diretta o indiretta,  sono da ricercarsi le radici dell’attuale stanchezza – e arrendovolezza – dei cittadini e del  << declinare crescendo >> nel quale si trovano immerse, senza una via di scampo, tutte le organizzazionui di regime e tutte quelle opposte che tardano – definitivamente – a tirarsene fuori.Perchè il tollerare, ulteriormente, il residuo << simulacro >> d’uno Stato, delegato – esclusivamente – alla gestione di parametri monetaristici, e per “conti in ordine”, etc., significherebbe compiere un crimine, non tanto verso noi stessi, quanto in danno di chi ci segue – o seguirà – come i nostri figli, e nipoti, ai quali – già uno su due – si nega il diritto ad una dignitosa esistenza, al lavoro << faber fortunae suae >> , a una famiglia e ad una casa.
    Tutto ciò detto, per avere preso la parola, senza chiedere permesso, considerando e riconsideranno, per prima lasciamo – volentieri – alla demenza collettiva il credere, dietro l’ondata mediatico – giudiziaria ( che non si sazia e che non si arresta ), che Silvio Berlusconi si sia nutrito – e si nutra –  di infamità; cui resta solo da aggiungersi : il “ladro di polli”, lo scippo e lo spaccio nonchè il “borseggio con destrezza” ( a prescindere, e irrilevante, da chi sostenga – o meno –  che abbia “prestato il fianco” alle sistematiche e proditorie aggressioni ). E, immediatamente dopo, per rimarcare che l’uomo – comunque sia – in solo otto anni di premierato, sui venti che si pubblicizzano per falsa attribuzione, ha operato come bene e meglio potuto.
    Ma ci attendiamo che, approssimandosi il ventennale – questo sì – della sua discesa in campo, nulla di meramente, e semplicemente, “celebrativo” – fine a sè stesso – occupi la doverosa, e pur necessaria,  la solenne << ribalta >>; il tempo della tattica del rinvio e della strategia di mediazioni ( da parte dei troppi consiglieri – in “consigliori” – come suggerimento solo al guadagnarsi il tempo, occorrente, ad affrontare l’inevitabile  << madre di tutte le battaglie >> , in veritò, non regge più ); il tempo, se non scaduto, sta per scadere : porsi “fuori dal guado”, necesse ! Occorre un nuovo << predellino >> che, se con Silvio Berlusconi – come e per << unica bandiera >> – , di certo non per sua propria volontà, è – ancora e per fortuna – una risorsa fondamentale; dato che, come risulta, più di un << delfino >> s’è sottratto al gravoso “passaggio del testimone”, vuoi per rinuncia o per incapacità, essendo noto che “chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare”.
    Parliamo di un nuovo << predellino>> , stavolta non per meglio tentare di diversamente “riposizionarsi” ma per rivolgersi, senza più “filtri”, direttamente a tutti coloro che, ancora, confidano in una azione – finale – di rivincita popolare sulle << nomenklature >> . Lo si fa, in primis, con l’inverare – fuori da ogni “sospensiva” – motivata, o meno – le pronunce, ultime, e aggiornate, di Berlusconi e che riguardano Europa, euro, i governi, etc. ; inchiodando la controparte storica del << blocco innovatore >> all’accettazione della ripulsa di ogni forma di “reciproca deleggittimazione”; prosciugando l’acqua in cui nuota il pesce del neo – qualunquismo ( oggi, partorito in rete, e “sbarcato in parlamento” ) onde accorciare i “tempi dell’equivoco” ( per il passato, come per il presente, ogni – e un qualsiasi –   << qualunquismo >> , seppure motivato dalla giusta protesta, viene – poi – metabolizzato dal << sistema >> , e destinato – comunque sia – a “sciogliersi come neve al sole” ).
    E’ maturato il tempo, infatti, dell’appello – diretto a quella buona parte di italiani che, di diversa “coloratura” e di varia << appartenenza >> , concordano per la << rifondazione dello Stato >> – con l’impegno ad  “andare oltre”  poichè da superarsi la stessa << vexata quaestio >> sul riformismo, a riguardo di proposte per la revisione costituzionale e per nuove leggi elettorali, che – giunti a questo punto – limitano, in sostanza, al “maquillage” per rendere( più ) presentabile solo l� << esistente >> .
    L’appello a tutti coloro che, in mancanza, non solo “stazionerebbero” nell’astensione ma verrebbero spinti – una vera iattura – in area, definitivamente, delle preziose energie che convergerebbero nell’ << appartarsi >>.
* presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli
 
 
[ IL SERVIZIO CONTINUA ]
 
Da Ufficio Stampa “Azimut”-  06/10/2014 –
servizio tra breve in retehttps://azimutassociazione.wordpress.com
Anteprima di web : <associazioneazimut@tiscali.it>
Oggi: PUZZLE NAPOLI – L’ITALIA DELLA SCORCIATOIA GIUDIZIARIA E LA DEMOCRAZIA AMPUTATA – IL POST DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT” – RISPOSTA AD ALESSANDRO BARBANO DIRETTORE DE “IL MATTINO” ( L’EDITORIALE DI DOMENICA 5 U.S. “SALVI NAPOLI CHIUNQUE PUO’ “)
[ “AZ.-NEWS” : 7 OTT. ’14 ]-
IN COPERTINA
( foto tratte dal web )
napolitanomare
S E N Z A    P A R O L E
PUZZLE NAPOLI – L’ITALIA DELLA SCORCIATOIA GIUDIZIARIA E LA DEMOCRAZIA AMPUTATA – IL POST DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT” – RISPOSTA AD ALESSANDRO BARBANO DIRETTORE DE “IL MATTINO” ( L’EDITORIALE DI DOMENICA 5 U.S. – “SALVI NAPOLI CHIUNQUE PUO’ ” )
 [ “AZ.-NEWS : 7 OTT. ’14 ]
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( tratto dal web )

L’editoriale del direttore Barbano Salvi Napoli chiunque … – Il Mattino

1 giorno fa … Salvi Napoli chiunque può. PER APPROFONDIRE: editorialebarbano. di
Alessandro Barbano … CONTINUA A LEGGERE SUL MATTINO HD … Come
quando sostiene di non volere attaccare Napolitano e, nello stesso tempo ��

editoriale+barbano – Il Mattino

1 risultati per la tag “editoriale barbano” … Salvi Napoli chiunque può …
Immagine L’untore di Ebola che infettava per vendetta: contagiato dalla
compagna che …

ALESSANDRO BARBANO DIRETTORE DE “IL MATTINO”
( L’EDITORIALE DI DOMENICA 5 OTT. ’14  – “SALVI NAPOLI CHIUNQUE PUO’ ) – [  stralci del fondo in prima e segue a pag. 58 ]
Mettiamo in ordine i fatti di Napoli.Primo: la norma che sospende il sindaco condannato anche solo in primo grado. La chiamano erroneamente legge Severino, perché rientra in un pacchetto legislativo più ampio ideato dall’allora guardasigilli del governo Monti. In realtà la impose il ministro dell’Interno Cancellieri, cedendo alle pressioni del giustizialismo di piazza, di cui tra gli altri era protagonista il movimento di De Magistris e Ingroia. Con uno spirito di supplenza tipico dei nostri giorni, la legge trasforma un criterio condivisibile di opportunità politica – quello di mettersi da parte in attesa della conclusione di un giudizio – in un’esclusione automatica, che ha un contenuto punitivo per il singolo amministratore e che entra a gamba tesa nel campo di gioco della politica, il cui vero giudice naturale dovrebbe essere il cittadino elettore…
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Secondo: le leggi sbagliate si cambiano in Parlamento o, al più, nel sinedrio della Corte Costituzionale. Non in piazza. De Magistris invece elude e disapplica le leggi che non gli piacciono, o che non gli convengono. Non accetta nei fatti la sospensione subìta e agita la maschera del sindaco di strada, che arringa il popolo e governa dall’esterno il Palazzo…
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Terzo: la reazione da tigre ferita del sindaco svela la sua inadeguatezza istituzionale e un tratto della personalità che si può, senza timore di esagerare, definire inquietante. Oltre la consueta, e ormai desueta, evocazione dei poteri occulti e della paccottiglia ideologica che fanno parte del suo corredo culturale, c’è un’aggressività della quale egli non sembra avere piena consapevolezza né controllo. Come quando sostiene di non volere attaccare Napolitano e, nello stesso tempo, di essere stato da questo abbandonato in balia dei poteri mafiosi che egli, magistrato in Calabria, cercava di scardinare…
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Quarto: con la complice, anche se involontaria, sponda mediatica, abbonata alla mitologia del complotto come il talk show televisivo lo è alla fiction, De Magistris scorrazza tra una trasmissione e l’altra con i panni inattuali ma sempre suggestivi del magistrato scomodo e del Masaniello redivivo, pronto a rientrare in gioco in una Napoli dove la politica vera latita ormai da anni. Che tuttavia resta la Terza città del Paese e quella più dotata, a dispetto del degrado che l’affligge, di una vera proiezione culturale…
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Quinto: l’atteggiamento di De Magistris dopo la condanna subita isola ancora di più una città che avrebbe tanto bisogno di dialogo istituzionale, ne danneggia l’immagine e la vincola a restare acefala per un tempo troppo lungo. Ma soprattutto in balìa di una maggioranza risicatissima che rappresenta a mala pena, quando non si divide su tutto, i singoli consiglieri che la compongono…

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SUL MATTINO HD

domenica 5 ottobre 2014 – 09:26
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RISPOSTA AD ALESSANDRO BARBANO DIRETTORE
DE “IL MATTINO” ( L’EDITORIALE DI DOMENICA 5 U.S.
– “SALVI NAPOLI CHIUNQUE PUO’  “)
PUZZLE NAPOLI – L’ITALIA DELLA SCORCIATOIA GIUDIZIARIA E LA DEMOCRAZIA AMPUTATA
[ “AZ.” ] Abbiamo letto con molto interesse il fondo domenicale di Alessandro Barbano : sorta di carta del richiamo, preceduto, com’è noto, dalla serie di provocatorie dichiarazioni, rilasciate a manca e a destra, dal sindaco De Magistris che pare giunto al termine della corsa e che è tra color che son sospesi.
“Salvi Napoli chiunque può”, l’editoriale, con molto interesse l’abbiamo letto e riletto, e per varie ragioni; e, per intanto, dando per scontato che tutti l’abbiano letto integralmente, a parte ripubblichiamo, in merito,  un nostro più volte reiterato post sul tormentone partenopeo che, a nostra avviso, è cosa irrisolvibile; e nessuno, salvo l’imponderabile, può di certo salvare Napoli.
Con la massima attenzione l’abbiamo letto. In primo luogo per il peso del personaggio. In secondo luogo per le affermazioni contenute nel brevissimo saggio. Ma lo abbiamo letto anche per i silenzi : per quanto, cioè, non vi abbiamo trovato ma che per le sorprendenti tesi esposte, implicitamente v’è compreso, e che non può essere taciuto.
Diciamo subito che l’editoriale de “il Mattino” non va letto in chiave disinteressata come, al contrario, ha fatto più di uno e qualche nostro amico; tutti politici attenti, sì, ma frettolosi.Quì l’interesse per Napoli non c’entra, si tratta solo d’una faida.
Un tentativo, insomma, di rimettere ordine nella sinistra; una presa di posizione per ripristinare la corsa su giusti binari; solo un richiamo a ritornare sulla tradizionale e classica via della sinistra partenopea ; questo, e solo questo, a nostro modesto avviso, le caratteristiche portanti dello scritto che, nella dichiarata continuità con una linea editoriale di sempre, cerca solo di acquisire presso le locali nomenklature le solite credenziali di ortodossia della politica affiancatrice; l’esigenza operativa che, ovviamente, Alessandro Barbano non poteva più sacrificare; parimenti, lungi da noi tentare la difesa di De Magistris dal quale ci separano miliardi di anni luce, in questi ultimi tempi, oltre che le teste d’uovo del quotidiano che dirige, si sono mossi i filosofi e gli intellettuali, e la gran parte dei media, usi eternamente a lanciare filippiche, anatemi e scomuniche, avverso la disamministrazione ma da decenni i primi che non hanno mai mosso un muscolo onde avviare un vero rinnovamento; e che, in illo tempore, tanto per memoria, ineffabili, servizievoli, incensarono  il rinascimento di Antonio Bassolino. Ma, come si sa, chi esce dal seminato non è nei loro programmi e chi tocca i fili muore. E chi vuole intendere, intenda.
L’aver dichiarato, tuttavia , l’anomalia della cosiddetta “Legge Severino”, Monti e la Cancellieri con sodali docet, e la sua indubbia interferenza nella normale dinamica democratica; l’aver riconosciuto che certe scelte, a sinistra, come quelle di De Magistris, antagonisti diversi e lor compagni di merende, possono non essere  la giusta proiezione della collocazione maestra, non comportano, forse l’obbligo d’una vera revisione o almeno di serena riconsiderazione dell’impostazione, anche da esso coltivata, quasi dogmatica, di presunta liceità quando e allorchè si colpiva in direzione antiberlusconiana ?
L’aver riconosciuto sbagliate le previsioni che affidavano alla ventata arancione il compito di assicurare la medicina, la più idonea, per guarire tutti i mali di Napoli, non fornisce, nella migliore delle ipotesi, forse, prova di tardiva resipiscenza o, meglio, il semplice rizelarsi che, per l’oggi, però all’interno della sinistra non si risparmiano, da parte dell’ex ( ? )  sindaco gattopardo, i micidiali colpi da fuoco amico verso tante icone e i molti santuari rossi?
I non sinceri accenti revisionistici non sono, in realtà. nuovi. Se ne ascoltarono, e in una versione sempre non lineare, in seno al gotha dei molti soloni postcomunisti, etc., ai quali fu concesso considerevole spazio e credibilità. E’ un espediente tattico una tale revisione ? Noi riteniamo di sì.Che se così non fosse, la sinistra avrebbe trovato in Barbano un suo kamikaze: e cioè la via al suicidio politico. Il giustizialismo, a Napoli e in Italia, composto da minoranze attive di toghe che nulla hanno proprio in comune con la stragrande parte della magistratura, e come a suo tempo i pretori di assalto, ha operato e agito sempre a senso unico e ha fatto strame del garantismo e dello stato di diritto. Dov’era il direttore Barbano ? Oggi, solo oggi, scopre l’acqua calda.
Il puzzle Napoli è sotto gli occhi di tutti,  ora anche a sinistra non si tratta solo d’una democrazia amputata; non si risolve con la scorciatoia giudiziaria, i funambolismi e la doppiezza.
Arturo Stenio Vuono
presidente Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
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SOSPENSIONE LUIGI DE MAGISTRIS SINDACO ARANCIONE GATTOPARDO (ALIAS PER I LAZZARI “GIGGINO ‘A MANETTA”) E LA NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA – REPLICA VUONO FERRUCCIO SENIOR

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REPLICA
IL POST DEL PRESIDENTE DI “AZIMUT” –  da “Azimut – archivio online
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[ L’EDITORIALE ]
vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE
OPPOSIZIONE SI’, OPPOSIZIONE NO
Arturo Stenio Vuono *
 Noi siamo contro l’arancione, Luigi De Magistris – Sindaco, e la maggioranza dei gattopardi che lo sostiene. E siamo per la
<< opposizione >>.
    Noi siamo contro l’esercizio ( in Consiglio e in Città ) dell’attuale “opposizione”.
    Tale nostra ( apparentemente contradditoria ) posizione è ( al contrario ) il contenuto di una lucida linea culturale e politica.
    E tentiamo di spiegarci ( dopo tanto – ma tanto – “pazientato” ).
    All’indomani della discesa in campo dell’attuale capo delle “opposizioni” ( solo il centrodestra, ad oggi, ne conta ben sette – con undici consiglieri comunali [ ! ], tutto un “programma” ) , Gianni Lettieri, per l’imprevista sua investitura a candidato – sindaco, raccolse – anche – il consenso da parte di pezzi della società civile – più o meno riconducibili agli attuali democrat – che, infatti, non gli lesinarono una sponsorizzazione in tutto il corso delle elezioni amministrative del 2011 ( già quando Lettieri era a capo dell’Unione Industriali, com’è noto, il Pd napoletano, che lo guardava con simpatia, addirittura lo voleva candidare dopo la Iervolino).
    Tale inedito affiancamento, seppure in tono minore, ovviamente, non avveniva a caso e non ispirato, nella fattispecie, dall’interessato. Si inseriva, e si inserisce, evidentemente, in un quadro politico cittadino i cui ingredienti sono : la cronica linea – compromissoria e consociativa – che, da sempre, ben incarna quella editoriale del maggiore quotidiano partenopeo, cioè, l’azione di sistematica critica alle insufficienze delle amministrazioni di sinistra e per poi, sistematicamente, ad ogni turno elettorale, richiamare –  la pubblica opinione – a un ricambio che mai venga, però, a determinarsi – per globale alternativa – con precisi connotati “a destra” ( solo Giorgio Almirante – negli anni ottanta – provò a smontare tale patologia, attaccò frontalmente il tabù e sfiorò solo per un soffio il debellare, una volta per tutte, questo vero e proprio cancro partenopeo ); l’incongruenza e le spaccature, nell’ambito della destra e – poi – del centrodestra, frutto d’una classe elettiva che ha – da sempre – privilegiato il proprio << particulare >> ( così, per l’oggi, la completa frammentazione in PdL Napoli, PdL, Liberi per il sud, Fratelli d’Italia, Futuro e Libertà, Forza Italia e il Nuovo centrodestra ); le garanzie di “moderatismo ( è solo un dolce eufemismo ) del candidato extra-sinistra ovvero che, prevalga o meno, ad essere – sempre – un << ponte >> verso l��apparato politico-istituzionale del centrosinistra ( per cui, prima, giocoforza, l’industriale Lettieri come figura “autonoma” e “indipendente”, dotata di un certo << neutralismo >> e, oggi, di certo non per sua scelta, che resta “fuori dall’agone delle polemiche di partito, e al di sopra dei partiti”, una funzione che esercita sia in aula che – per così dire – in piazza ); d’altronde, a riguardo di tale comportamento, il massimo risultato, con qualche blitz – nei confronti di esponenti della giunta municipale in carica – sostenuto, pure, da eletti della maggioranza, in occasionale “eresia”, ha mostrato, per l’appunto, come i conti non tornano.
    Un quadro politico cittadino, cioè, nel quale, apparentemente eliminata la ipoteca della “sinistra classica” ( e in ultimo di Bassolino e della Russo Iervolino ), sempre vi sia via libera al consolidamento del solito, identico, e storico << assetto >> nel quale, come si vede, nessun problema è possibile risolvere.Maggiormente per l’affinamento – da parte dell’attuale primo cittadino ( alias, per i ��lazzari”, << Giggino ‘a manetta >> ) – del marchingegno marxiano all’insegna del << partito delle tasse >> che, tanto per fare un solo esempio, utilizza anche la prima, e unica, casa come bancomat “per garantire i servizi” inesistenti ( leggasi : per oliarne le solite nomenklature di preposti e “dispensatori”) e “per ristorare le fasce disagiate ” ma non dei veri meno abbienti (leggasi : le clientele elettorali di sempre e i “falsi poveri” , perciò, da precettarsi ).
    Sembra che per contribuire e consolidare tale << modello >> ( di gestione – a “Palazzo San Giacomo” ) e il governo locale che si tinse di rosso ( dal 1976, in poi, salvo qualche risibile interruzione ) e, successivamente, presentato in rosa, indi in “arancione” ( con il “…che cambi tutto, affinchè nulla cambi…” ), non vi sia, al momento, strumento migliore che una “opposizione frammentata” e a copertura della quale egregiamente si prestano, purtroppo, e il sopraggiunto << bing bang >> del PdL e il ridefinire la nuova composizione delle aggregazioni consiliari che vi sono subentrate, o che subentrino, spacciate per una risultante di << politica nobile >> ( e non solo del e nel centrodestra, antesignani – per altri versi –  il già “pendolarismo” Udc, con la politica dei “due forni� e lo sterile velleitarismo  a volere essere buoni  di “Futuro e Libertà”;che contribuirono, seppure nel loro piccolo,  a consegnare la Città a De Magistris e al flop del rinnovamento nelle municipalità ).
    In tale quadro di presunta riconsiderazione e di ristrutturazione degli equilibri, nel quale si restringe e si rinserra – in specie e segnatamente – l’alternativa del centrodestra, invero, non v’è più spazio e posto per una reale e vera << opposizione >>; poichè venendone a mancare i presupposti fondamentali ed i soggetti idonei; e nessuna prospettiva, così stando le cose, esondando l’incoerenza, per il ripristino d’una normale fisiologia democratica di alternanza; e, per il futuro, salvo l’eventuale inversione di tendenza e provvidenziali svolte, possibilità scarsissime di ricambio degli eletti che “questuano” briciole di potere; di conseguenza nessuna appropriata candidatura che, come tale, dovrebbe disarticolare tutto ciò che – a tutt’oggi” – impedisce una fertile e salvifica
<< contrapposizione>> ( ciascuno dei protagonisti – quasi sempre gli stessi – per avere, politicmente, i propri “scheletri negli armadi” e, perciò, “preferiti” all’occupare gli scranni municipali ).
      Diciamo, quindi, e sempre << No >> all’attuale maggioranza in quanto non trova posto nelle prospettive per le quali operiamo.Diciamo altrettanto << No >> all’attuale “opposizione” in quanto ribadiamo, chiaro e tondo, che – stante le nostre prospettive – non intendiamo, oggi, lavorare per il consolidamento di un sistema politico cittadino che ha fatto il suo tempo e che, o si evolve diversamente o deve, inesorabilmente, approdare all’ultima tappa della metastasi di questa nostra << “Napoli – nobilissima” ma sventurata” >> .
* presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli

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[ IL SERVIZO CONTINUA ]
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“AZ. – NA. – ALCUNI DEI TANTI NOSTRI AMICI COSENTINI ( RESIDENTI IN CITTA’ E ALTROVE – E ALL’ESTERO ] E ULTIMI GRADIMENTI FACEBOK
 
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A PRESCINDERE CHE CONDIVIDANO TUTTO – IN PARTE – O MENO – LA NOSTRA LINEA HANNO PERO’ MOSTRATO APPREZZAMENTO PER IL NOSTRO BLOG
 
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“AZ. – NA. – ALCUNI DEI TANTI NOSTRI AMICI COSENTINI ( RESIDENTI IN CITTA’ E ALTROVE – E ALL’ESTERO ] E ULTIMI GRADIMENTI FACEBOK
 
OLIVIERI GIANCARLANTONIO ( COLLABORATORE ONLINE DALLE CALABRIE ) – BARBARA VUONO – ROBERTO MATRAGRANO – ERCOLE PORCO – ENRICO FLAUTO  ( NAPOLI )- TONINO LINORI 

Francesco Fele

Barbara Vuono Roberto Matragrano Ercole Porco Enrico Flauto Tonino Linori
 
STENIO VUONO – SILVANA D’ANGELO – ILIA OLIVIERI – LUIGI MARINO – NINO ALO’ – MICHELE ARNIERI
 
Stenio Vuono foto di Sergio Calfa. Ilia Olivieri foto di Luigi Marino. Nino Alò Michele Arnieri
 
GENNARO PIROZZI – PAOLO GOMZALES – RITO VUONO – UGO MARTIRE – ANNARITA VUONO – 
Gennaro PirozziPaolo GonzalesFrancesco Fele
Ugo MartireAnnarita Vuono
 
 
VALERIO VUONO – GIANLUCA VUONO – EMANUELE VUONO – CLAUDIO VUONO – FRANCO FELE
 
Valerio VuonoFrancesco Fele
Emanuele E Gioconda VuonoClaudio VuonoFrancesco Fele
FRANCO COLISTRO –  FULVIO FRANZESE – MARIA ROSA VUONO – MARIO PALUMBO – ALBERTO VUONO – NICOLA CILIO – PASQUALE PERRI
 
Franco ColistroFulvio FranzeseMaria Rosa VuonoMario PalumboAlberto VuonoNicola CilioPasquale Perri
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OMAGGIO A COSENZA – LA CITTA’ VERA DEI SETTE COLLI
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—-Messaggio originale—-
Da: comment-reply@wordpress.com
Data: 13-apr-2015 0.11
A: <azimutassociazione@libero.it>
Ogg: [New post] Un solo sguardo

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Un solo sguardo

by lens77

Forse non tutti sanno che, questo blog, ha un fratello. Si tratta di unsolosguardo. Lens è dedicato alla Calabria, mentre unsolosguardo alla città di Cosenza. Due blog diversi, quindi, ma provenienti dalla stessa famiglia.

m. p.

lens77 | April 12, 2015 at 10:11 pm | Categories: Uncategorized | URL: http://wp.me/p3O9BZ-5R
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FOTO VISIONABILI – TRA BREVE – IN RETE

——– Original Message ——–

SUBJECT: cosenza ieri
DATE: Sat, 11 Apr 2015 08:07:40 +0000 (UTC)
FROM: stenio vuono <stevu48@yahoo.it>
TO: “arturo s. vuono” <associazioneazimut@tiscali.it>
Fine anni ’30. Manifestazione fascista nei pressi della sede della GIL
 
 
IL SERVIZIO VOLGE AL TERMINE –  A PRESTO !
Untitled
 
Fine anni '30. Manifestazione fascista.
 
 
 
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 [ “AZ-NEWS” : 14.04.’15 ]
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

 

(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI

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1 commento su “IL PAPA GENOCIDIO ARMENI CONVEGNO LEGA NAZIONALE ROMA 21 APRILE TATARELLA BERLUSCONI DESTRA E SINISTRA POTERI FORTI NAPOLI NOBILISSIMA MA SVENTURATA E ALTRE NEWS”

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