25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !


25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA ! [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 23 APRILE 2015 ]

azimutassociazione@libero.it <azimutassociazione@libero.it> 23 aprile 2015 07:34
Rispondi a: “azimutassociazione@libero.it” <azimutassociazione@libero.it>

A: fabiopisaniello84@gmail.com

Cc: Fabio X <fabiopisaniello@yahoo.it>

SERVIZIO MONOTEMATICO

[ da messaggio “postato su facebook ]

Benito Arena

21 aprile·

Inno alla Città Eterna. Luigi Matarese{

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associazioneazimut@tiscali.it

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25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 

ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !

IN QUESTO NUMERO DI DOCUMENTAZIONE : TRA LE TANTE NOTIZIE :

insieme alla barbarie imperdonabile di piazzale Loreto, anche i seguenti fatti:

1) il patto Molotov-Ribbentrop che vide tra i fautori più entusiasti Palmiro Togliatti, divenuto addirittura filonazista sino al giugno 1941 ( vedi : Giancarlo Lehner –  ultimo saggio Lenin, Stalin, Togliatti/La dissoluzione del socialismo italiano, Milano 2014).-

2) Le gesta del comunista Franco Moranino assassino di partigiani e financo delle donne che andarono a chiedere notizie sui loro cari. –

3) Il Guardasigilli Palmiro Togliatti che scelse come suo primo collaboratore al ministero di Grazia e Giustizia nientemeno che Gaetano Azzariti, firmatario del manifesto sulla razza e, quindi, presidente del tribunale della razza.

[ per leggere tutto – vedi : oltre ] – 

[ I 

 LETTORI E I VISITATORI  TROVERANNO . ANCHE – LINK E PUBBLICAZIONI  CHE DIMOSTRANO COME, A DISTANZA DI TANTI ANNI, SI ESERCITI  ANCORA, CON DOPPIEZZA – FAZIOSITA’ – MISTIFICAZIONE, L’ESERCIZIO DELLA SUBDOLA AZIONE GIUSTIFICAZIONISTA E IL FORNIRE L’OMBRELLO DI COPERTURA AI CRIMINI ]

NON SOLO IN ITALIA MA IN TUTTI I CINQUE CONTINENTI

SEMPRE I MASSACRATORI !

[ da messaggio “postato” su facebook ]

Antonello Schifalacqua ha condiviso il suo video nel gruppo: SEGUACI DEI VERI VALORI DELLA VITA,DIO,PATRIA E FAMIGLIA

0:30/6:35

Antonello Schifalacqua ha pubblicato un video del 13 gennaio 2013 sul suo diario.

MA DOMANDATEVI IL PERCHE’ I LIBRI DI STORIA,HANNO SEMPRE EVITATO DI FARCI STUDIARE LA DITTATURA COMUNISTA.

QUESTI SONO STATI I

PIU GRANDI MASSACRATORI E STERMINATORI DI VITE UMANE,MA IL P.C.I.PRIMA E IL P.D. ORA,NON NE HANNO VOLUTO E NON VOGLIONO PARLARE.

STALIN ORDINO’ A PALMIRO TOGLIATTI DI NON FAR PENSARE PIU’ QUEL CERVELLO,QUELLO DI ANTONIO GRAMSCI,CHE COME NICOLA BOMBACCI ERA CONTRO IL COMUNISMO RUSSO.

VIGLIACCHI.

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LA STORIA E IL DUCE

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LA LEALTA’ E L’INGANNO

PER ( E NEL ) SECONDO CONFLITTO MONDIALE

Risultati immagini per seconda guerra mondialeADULATO – CORTEGGIATO E TRADITO

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Risultati immagini per hitler

DA LORO : IN PIU’ OCCASIONI – CHI LO FECE PER VIA DIRETTA E CHI CON EMISSARI E TRAMITE PLENIPOTENZIARI – O PER VIA INDIRETTA CON INFORMATIVE. GLI ARCHIVI – ANCORA OGGI – SONO NEGATI – TOP SECRET…..

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[ DA “AZIMUT” – ARCHIVIO ONLINE  – LINK ]

CLICCA E LEGGI

[ da messaggi “postati” su facebook ]

Benito Arena

MARTEDI’ 28 APRILE ALLE ORE 18,00 NELLA CHIESA DI SAN FERDINANDO IN PIAZZA TRIESTE E TRENTO DI NAPOLI SARA’ CELEBRATA LA SANTA MESSA IN SUFFRAGIO DI BENITO MUSSOLINI A 70 ANNI DELLA SUA MORTE PER MANO DELLA BARBARIE COMUNISTA.

Stenio Bove ha condiviso la foto di Pietro Roccaro

IN ITALIA UNA “VALLE DE LOS CAIDOS” NON È MAI STATA VOLUTA DALLA SINISTRA E DAI VINCITORI. ALLORA NOI RICORDIAMO I SOLDATI CADUTI PER TENERE ALTI E VIVI E FULGIDI I VALORI DI PATRIA FAMIGLIA E CRISTIANESIMO.

foto di Pietro Roccaro.

Pietro Roccaro

Giorno 25 Aprile sarete ignorati dai cerimoniali ufficiali ma Noi vi ricorderemo…Onore ai Caduti della R.S.I.

La barbarie imperdonabile di piazzale Loreto

Sino a quando di questa pagina, esecrabile, dell’orrore – e della mattanza delle donne e degli uomini della Repubblica Sociale Italiana – non si saranno emendati non ci potrà essere una democrazia; nel loro dna, infatti, fu scritto quel ch’è stato il prosieguo delle stragi che, tuttora, restano impuniti e coperti – come la fine di Benito Mussolini –  da uno squallido altalenarsi tra gli inconfessabili  segreti di stato >>.

I SEGRETI !

Risultati immagini per benito mussolini morte 25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !
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AI VASSALLI – VALVASSORI E VALVASSINI DELL’ITALIA LIBERATA
 
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“… Spiace non potermi allineare ai gendarmi della memoria, manifestando liberamente il mio pensiero – ch’è garantito dalla nostra costituzione, che ho sempre rispettato – anche se negato quello di riformarla alle nuove generazioni – , resto della convinzione, in rapporto a quel ch’era stata l’Italia del << prima >>, di un ventennio di progresso, modernizzatore e di alta socialità, con profonda aspirazione alla pace giusta; tant’è che, via via, venendosi a smantellare l’ossatura, siamo al ritorno dell’Italietta che fu…” 

[ Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” ]

Benito Mussolini – Milano: Discorso del16 Dicembre 1944 Teatro …

► 5:48
www.youtube.com/watch?v=zNvtylih6ZY6 ago 2012 – 6 min – Caricato da TEMPOLESSMUSIC
You need Adobe Flash Player to watch this video. … “Milano:Discorso del 16 …
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anteprima di web : azimutassociazione@libero.it
scritto : 22-apr-2015 . aggiornato : al giovedì, 23 aprile 2015
https://azimutassociazione.wordpress.com: servizio tra breve in rete
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
ufficio stampa : ” Ferruccio Massimo Vuono”<massimovuono@libero.it>

Oggi: 25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !

[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 23 APRILE 2015 ]

Associazione Azimut

Associazione Culturale Azimut

Associazione Azimut, Naples, Italy.  

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L’UCCISIONE DI MUSSOLINI – OBLIO COLPEVOLE

 LINK –  tratto da nostro servizio 2014 – da “archivio azimut online”

Risultati di ricerca

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LA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !

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[“AZ.”] –  “FASCISMO : ASSOCIAZIONE NAPOLETANA A CIAMPI , RISTABILIRE VERITA’ STORICA” . Dopo circa dieci anni (sollevammo il problema sul finire dell’anno 2004 ) ,oggi riproproniamo l’interrogativo degli interrogativi e il permanere del mistero dei misteri d’Italia. A suo tempo , noi scrivevamo   “fare definitiva chiarezza anche su una pagina come quella dell’uccisione di Mussolini“. Una richiesta, esplicita,  ch’era ben motivata : affinchè fosse  “conosciuta la verità storica circa la vicenda che riguardava il capo della Repubblica Sociale Italiana”…( per leggere tutto: vedi oltre ).

Vi fu una “coda”. Convocati dalla prefettura e questura di Napoli per, così dire, una informativa ed una indagine conoscitiva sulla nostra associazione; consegnammo l’ampia documentazione, agli atti, riguardanti le registrazioni – a norma di legge – della costituzione e composizione, e altro, in copia originale. Non vi fu ulteriore prosieguo ma sulla << questione >> – da noi sollevata – calò un silenzio assoluto (nonostante la risposta dell’allora capo dello Stato – vedi : oltre ). UNA DOMANDA. VERRA’ MAI UNA GIUSTA E OPPORTUNA INIZIATIVA, IN MERITO, DA PARTE DI QUALCHE DEPUTATO O SENATORE,  MAGARI CON UNA RICHIESTA – IN SEDE PARLAMENTARE ( RIVOLTA AD IMPEGNARE IL GOVERNO )  – PER UNA SPECIALE  COMMISSIONE D’INCHIESTA ?

ESISTE UN PRECEDENTE CHE, A SUO TEMPO, PORTO’-AD ES.-ALLA
COSTITUZIONE DELLA <COMMISSIONE PARLAMENTARE MITROKHIN>

 “AZIMUT – ARCHIVIO ONLINE  

( Azimut * ) – Napoli, 1 gennaio 2005 – << CIAMPI SU UCCISIONE MUSSOLINI : “…IL PROBLEMA RIENTRA NELLE COMPETENZE DEL GOVERNO E DEL PARLAMENTO��” ( comunicato * – segue )

<< “FASCISMO : ASSOCIAZIONE NAPOLETANA A CIAMPI , RISTABILIRE VERITA’ STORICA.” – Ai primi di novembre dell’anno che s’è chiuso, da parte di numerose agenzie di stampa, era stata così ripresa la nota di “Azimut” associazione in cui ci si appellava al presidente Carlo Azeglio Ciampi sulla necessità di “fare definitiva chiarezza anche su una pagina come quella dell’uccisione di Mussolini”. Una richiesta ch’era motivata affinchè fosse “conosciuta la verità storica circa la vicenda che riguardava il capo della Repubblica Sociale Italiana”, a circa sessant’anni di distanza, con una iniziativa prettamente italiana e, quindi, per rendere pienamente disponibili gli archivi in materia di Germania e Gran Bretagna; e “dopo toccherebbe a statunitensi e russi”. Ora il Capo dello Stato risponde, per il tramite d’una lettera a firma del consigliere addetto agli affari giuridici e alle relazioni costituzionali, Salvatore Sechi **, e si fa presente “…che il problema… sollevato esula totalmente dalle attribuzioni del Capo dello Stato e rientra nelle competenze del Governo e del Parlamento…”.  Nel pieno rispetto del Presidente Ciampi “a prescindere dalla risposta, pur non volendo entrare nel merito di quanto sostenuto, comunque sia non viene ad affermarsi che il <<problema>> non esista” ; e da quì, per quanto ci riguarda, si ribadisce che, in specie per le nuove generazioni, ” nell’ Europa, oggi della nuova Costituzione, all’insegna dell’unione pacifica e del superamento di tutte le lotte intestine del passato, non possono più sussistere limitazioni alla piena conoscenza di tutte le pregresse verità, rimaste sommerse, neppure i cosiddetti <<segreti inviolabili>> ingiustificati, di nessun tipo.”  >> 

( Azimut associazione  )

 – ( Ufficio Stampa * ) – sabato 1 gennaio 2005

** la lettera del Consigliere Sechi : protocollo SG PR 28.12.2004 0 129383 P 

datata 27.12.2004 ( inviata alla Presidenza Azimut Associazione Napoli ) 

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POUND e La barbarie imperdonabile di piazzale Loreto

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“L’enorme tragedia del sogno sulle spalle curve del | contadino | Manes! Manes fu conciato e impagliato, | Così Ben e la Clara a Milano | per i calcagni a Milano | Che i vermi mangiassero il torello morto | DIGENES, διγενές, ma il due volte crocifisso | dove lo trovate nella storia? | eppure dite questo al Possum: uno schianto, non una lagna, | con uno schianto, non con una lagna, | Per costruire la città di Dioce che ha terrazze color delle stelle.(Canti Pisani, Canto LXXIV, Garzanti, traduzione di Alfredo Rizzardi)“

Ezra Pound

LINK

  • 29/apr/2014 – 69.MO DI INFAMIE E BARBARIE – 28 APR. 1945 “MUSSOLINI – ODE” – “BENITO COME GIA’ … anteprima di web : Associazione Culturalsociale “Azimut” – NAPOLI …. [ COPERTINA PER WORD PRESS ] Benito come già …
  •  
  • NEL SERVIZIO, TRA LE TANTE NOTIZIE, L’AMICO OLIVIERI GIANCARLANTONIO – INVIA  DA COSENZA   (POESIA   )

[“AZ.” ]     (  DALLE CALABRIE – COSENZA – “MUSSOLINI – ULTIMO ATTO”)[Olivieri Giancarlantonio–Cosenza li 17.11.1981 (postPredappio) …] Benito come già Cola ed Aniello – ODE

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[ sotto : vedute di Cosenza ]

Benito come già Cola ed Aniello

Risultati immagini per benito mussolini

( 28 Aprile 1945 – 28 Aprile 2014 ) – << Senza essere richiesto e senza / guardarci il guardiano / additò il viale,mormorando / “in fondo,nella cripta” / Silenziosi e perplessi / imboccammo il largo viale, / bello e solare delineato / da piante  ben messe,verdissime, /L’aria tersa era ancor più / resa dal cielo limpido della / bella giornata d’autunno, / col sole tiepido e netto / All’ingresso della cripta,immane / il testone sovrasta il sarcofago, /sembriamo  soli non v’è  alcuno / a guardia o ad onore / Presenti! Bruno che lo precedè, / Rachele da poco,Rosa che lo / diede alla vita,Alessandro che lo nutrì a pane e socialismo / Colpisce il sarcofago corto,troppo, / ma rammentai che la bara è una / cassa di imballo, che l’accolse / come grembo un feto / E lì rimase quiete dopo la furia, / calma dopo la tempesta, /  come cantò Erza,Ben e Clara / appesi per i piedi in Milano / Chi fu a farlo?Il suo popolo / come già fecero a Cola i romani / e ad Aniello i napoletani e com’è / d’uso in Italia nella sfortuna / La plebe lo ebbe il suo tribuno / e  lo uccise e con ciò? / L’aveva pur detto ai compagni / “Voi mi odiate perché mi amate”  >>

Olivieri Giancarlantonio  – Cosenza li 17.11.1981 (postPredappio) ….. ]

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SUL 25 APRILE – E L’ITALIA “LIBERATA”  [ LINK ]

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 http://www.facebook.com/AssociazioneAzimut 

Associazione Azimut

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FORBIDDEN PROHIBITED VIETATO 25 APRILE DELL’ITALIA LIBERATA RESTA UNA PAGINA BIANCA D’UNA VERITA’ MAI SCRITTA PER IMPEDIMENTO DEMOCRATICO

 

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Risultati immagini per giancarlo lehner ebreo  GIANCARLO LEHNER – LE VERITA’ NASCOSTE
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Risultati immagini per giancarlo lehner ebreo Il patto Molotov-Ribbentrop che vide tra i fautori più entusiasti Palmiro Togliatti, divenuto addirittura filonazista sino al giugno 1941 – Giancarlo Lehner l’ ultimo saggio (Lenin, Stalin,Togliatti/La dissoluzione del socialismo italiano, Milano 2014).
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GAETANO AZZARITI – ZELANTE TRA GLI ZELANTI IN OGNI REGIME E BUONI PER TUTTE LE STAGIONI
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Risultati immagini per palmiro togliattiRisultati immagini per gaetano azzariti costituzionalista

Il Guardasigilli Palmiro Togliatti che scelse come suo primo collaboratore al ministero di Grazia e Giustizia nientemeno che Gaetano Azzariti, firmatario del manifesto sulla razza e, quindi, presidente del tribunale della razza.
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[ tratto da wikipedia ]
Gaetano Azzariti (Napoli23 marzo 1881 –Roma5 gennaio 1961) è stato un giuristaitaliano.

Biografia [ …]

Nacque nel Palazzo Spinelli di Fuscaldo, a Napoli. Il fratello maggiore Francesco Saverio Azzariti fu senatore del Regno.

Magistrato, fu tra i protagonisti della riforma dei codici, nonché Presidente della Corte costituzionale. Allievo della scuola napoletana, fu vicino a Ludovico Mortara (con cui collaborò alla redazione del volume Dell’esercizio delle azioni commerciali e della loro durata) e aVittorio ScialojaLa sua lunga carriera lo vide a soli venticinque anni, nel 1906, segretario della commissione per l’esame dei codici per la colonia eritrea. Nel 1908 partecipa alla commissione per la riforma degli altri codici, costituita da Vittorio Emanuele Orlando. Nel 1909 divenne segretario particolare del Ministro di Grazia e Giustizia Vittorio Scialoja. Nel 1918 fu nominato segretario della Commissione per il dopoguerra. Gran parte della sua opera fu svolta presso l’Ufficio legislativo del Ministero di Grazia e Giustizia di cui fu responsabile dal 1927 sino al 1949, con una sola sospensione tra il 25 luglio e il 4 giugno 1944. Di grande rilievo il suo ruolo di Presidente del tribunale della razza. Di particolare rilievo il suo ruolo nella preparazione dei testi del codice civile e di quello di procedura civile del 1942, della legge fallimentare del 1942e di quella sull’ordinamento giudiziario del 1940. Oltre a coordinare i relativi lavori preparatori, fece parte di alcune delle commissioni incaricate della stesura materiale delle norme e redasse intere parti delle relazioni ministeriali di accompagnamento.All’interno di questo ministero percorse tutti i gradi della carriera: nel 1923 divenne consigliere di Corte d’appello, nel 1924 giudice di primo grado per le cause penali della Repubblica di San Marino, nel 1928 divenne consigliere di Cassazione, nel 1931 primo presidente di Corte d’Appello. Nel 1938 aderì al “Manifesto della Razza” documento fondamentale, che ebbe un ruolo non indifferente nella promulgazione delle cosiddette leggi razziali (redatto da dieci scienziati italiani per conto del Ministero della Cultura Popolare) e divenne Presidente del Tribunale della razza presso il dipartimento di Demografia e razza del ministero dell’Interno.Il 25 luglio 1943 fu nominato ministro di Grazia e Giustizia nel primo Governo Badoglio. Fuggito il Governo a Salerno, rimase a Roma e trovò rifugio nei conventi della capitale. Dopo la liberazione, nel giugno del 1944, riprese servizio presso l’ufficio legislativo del ministero di Grazia e Giustizia senza che – ovviamente – avesse alcun effetto il suo collocamento a riposo deciso d’autorità dal Governo della Repubblica Sociale Italiana il 22 dicembre 1944.Nel dopoguerra oltre a collaborare con il Ministro di grazia e Giustizia Palmiro Togliatti, fu membro delle due Commissioni per la riorganizzazione dello Stato e per la riforma dell’amministrazione (Commissioni Forti), nell’ambito del ministero per la Costituente. Diventato Presidente del Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, fu collocato a riposo per raggiunti limiti d’età nel 1951. Il 3 dicembre 1955 venne nominato giudice costituzionale dalPresidente della Repubblica Giovanni Gronchi. Relatore della prima storica sentenza (che affermava la competenza della Corte a giudicare la legittimità costituzionale delle norme entrate in vigore prima della Costituzione repubblicana), divenne Presidente della Corte il 6 aprile 1957 rimanendo in carica sino al 5 gennaio 1961[1], giorno della sua morte.Caso del suo busto nel palazzo dell consulta[modifica | modifica wikitesto]

Nel 2013, il giudice costituzionale Paolo Maria Napolitano con una lettera chiese la rimozione del suo busto esposto nel corridoio nobile della Corte costituzionale, in quanto Azzariti fu il presidente del Tribunale della razza (l’istituto aveva tra i suoi compiti quello di sottrarre alle leggi razziali fasciste chi si appellava, “arianizzandolo”), chiedendo: “perché mai il suo busto deve avere l’onore di restare esposto nel corridoio nobile della Corte costituzionale? Non c’è neppure «un motivo di carattere generale» perché «non vi sono i busti di tutti i presidenti». La richiesta di rimozione del busto venne rigettata dalla corte[2]

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UNO DEI CAMPIONI DELLA RESISTENZA – ASSASSINO TRA GLI ASSASSINI IMPUNITI E GRAZIATI

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Le gesta del comunista Franco Moranino assassino di partigiani e financo delle donne che andarono a chiedere notizie sui loro cari.

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[ tratto da wikipedia ]

Francesco Moranino (Tollegno16 febbraio1920 – Grugliasco18 giugno 1971) è stato unpartigiano e politico italiano, organizzatore e comandante delle formazioni garibaldine comuniste nel Biellese durante la Resistenziografia[. . . ]

La militanza comunista e la Resistenza[modifica | modifica wikitesto]

Iscritto al Partito comunista clandestino nel1940, l’anno successivo venne arrestato e condannato a 12 anni di carcere da parte delTribunale speciale. Detenuto a Civitavecchia, venne liberato nel 1943 a seguito della caduta del fascismo e, dopo il successivo armistizio, entrò nella Resistenza. Inviato dal PCI nel Biellese, assunse il nome di battaglia di”Gemisto”, diventando comandante del Distaccamento delle Brigate Garibaldidenominato “Pisacane”.Attorno al Pisacane, ed al suo successivo sviluppo, si formerà nel gennaio del 1944 la piccola Repubblica Partigiana di Postua, una delle prime prove di autogoverno partigiano[1]. In seguito Moranino comandò la 50ª Brigata Garibaldi fino a che, con l’incarico prima di comandante e poi di commissario politico, fu destinato alla XII Divisione Garibaldi Pietro Pajetta (Nedo)[2]. Francesco Moranino era cugino di Luigi Moranino, che Francesco aveva introdotto giovanissimo nella lotta partigiana; Luigi Moranino, con il nome di battaglia PIC , diverrà a sua volta vice commissario della 2ª Brigata Garibaldi “Ermanno Angiono Pensiero”[3]. i Anello Poma[4], già miliziano antifascista in Spagna, riorganizzò la guerriglia partigiana nel Biellese fino ad assumere l’incarico di commissario politico del Comando Raggruppamento Divisioni Garibaldi del Biellese[5]. Essendo fino all’inizio del 1944 pochi gli uomini disponibili alla lotta partigiana, circa 200, Anello Poma indicò il metodo di scelta dei comandanti dei primi distaccamenti, i più difficili da strutturare se non si voleva correre il pericolo che fossero repentinamente distrutti da nazifascisti.Anello Poma poteva essere considerato in quel momento per la sua età, relativamente agli altri partigiani ma soprattutto per i trascorsi di combattente antifascista, uno dei “vecchi”. Il reclutamento si indirizzò verso i giovani e i giovanissimi: Moranino era giovane e aveva già dato prova di grande affidabilità, per cui fu assegnato a comando del Pisacane, distaccamento la cui efficienza era molto importante per lo sviluppo della Resistenza nella zona. Fra questi neofiti – o quasi – della lotta armata Moranino – ovvero Gemisto – mise in luce immediatamente spiccate doti di organizzare e di amalgamare la banda partigiana.Col Pisacane, Gemisto organizzò scioperi operai: il suo carattere decisionista lo portò ad ignorare le indicazioni del comando militare partigiano, dei comunisti stessi e dei sindacalisti che lo invitano a limitarsi alla sua attività militare di partigiano. Per questo fatto fu malvisto all’interno di settori summenzionati. In realtà il lavoro di Moranino fruttò tantissimo perché l’interazione con gli operai portò sia nuovi partigiani al Pisacane che appoggi nelle retrovie, in modo da mettere in atto iniziative militari contro i nazifascisti di grosso spessore come prima non accadeva; Moranino aveva costituito un retroterra popolare di supporto, indispensabile per l’esistenza e l’attività clandestina di una banda partigiana.

Il dopoguerra[. . . ]

Nel dopoguerra Moranino – abbandonate le armi – iniziò la sua carriera politica, diventando segretario della Federazione comunista biellese e valsesiana. Candidato dal PCI (circoscrizione di Torino) con 11.909 preferenze, il 2 giugno 1946 fu eletto deputato all’Assemblea Costituente, il 3 febbraio 1947 – nel terzo governo De Gasperi – fu nominato sottosegretario alla Difesa, il 18 aprile 1948 (prima legislatura) fu eletto deputato nel Fronte Democratico Popolare con 69.452 preferenze (circ. di Torino); il 6-7 giugno 1953 (seconda legislatura), Moranino fu rieletto per il PCI con 52.647 preferenze.Nel 1951 fu nominato segretario della Federazione mondiale della gioventù democratica. Nel 1953, sotto il governo Pella, Moranino fu incriminato per fatti avvenuti durante la Resistenza, ritenuti non compresi tra i reati amnistiati dal ministro Togliatti nel 1946La strage della missione Strassera[. . . ]

Nell’estate del 1944 ebbe luogo nel Biellese quella che è conosciuta come strage della missione StrasseraEmanuele Strassera, agente dell’OSS, era stato inviato in Liguria dagli angloamericani con il compito di coordinare la lotta partigiana e di consegnare un rapporto agli agenti alleati operanti in Svizzera. Egli contattò Francesco Moranino ed arruolò quattro partigiani. Cinque partigiani della “missione Strassera”, sospettati di essere in realtà spie nazifasciste, furono fucilati il 26 novembre 1944 in località Portula, attirati in un’imboscata, e due delle loro compagne uccise.Le vittime furono: Emanuele Strassera, agente del Sud, sbarcato sulla costa ligure da un sommergibile USA, all’inizio dell’estate 1944; Gennaro Santucci, partigiano; Ezio Campasso, partigiano; Mario Francesconi, partigiano; Giovanni Scimone: partigiano. Il 9 gennaio 1945, furono liquidate le compagne di due dei partigiani uccisi, Maria Santucci e Maria Francesconi; un uomo bussò di notte alla loro porta, esse uscirono, e furono uccise con un colpo alla testa, perché stavano per scoprire la verità sulla sorte dei loro mariti[senza fonte]. Gli assassini cercarono di far ricadere la responsabilità della morte delle due donne sui fascisti.

Il processo e la grazia [ . . .]

Nel dopoguerra i familiari dei cinque partigiani fucilati e delle due donne uccise svolsero delle indagini e raccolsero delle prove che presentarono alle autorità. Furono fatte delle indagini ufficiali che orientarono le responsabilità sul deputato comunista: Moranino fu pertanto accusato dell’eccidio della “Missione Strassera” e delle due donne. Anello Poma, basandosi sui personali ricordi e sul proprio ruolo centrale nella organizzazione della Resistenza nelBiellese, ipotizzò quasi una mancanza di difesa di Moranino da parte di alcuni settori politici a lui vicini proprio a causa delle ostilità maturate a seguito delle sue posizioni politiche e delle attività extramilitari attuate durante la Resistenza.Oltre a ciò sulle montagne del Biellese, dove era forte la Brigata Garibaldi “Pisacane” comandata da “Gemisto”, erano possibili lotte intestine fra settori della Resistenza che si rifacevano a diversa ideologia politica e si è ipotizzato che anche a causa di ciò avvenne l’eccidio[senza fonte]. Il 27 gennaio 1955, durante il governo Scelba, la Camera dei deputati, con una maggioranza di centrodestra, votò l’autorizzazione a procedere nei confronti di Moranino su richiesta della Procura di Torino. Quella di Moranino fu la prima autorizzazione all’arresto di un parlamentare concessa dalla nascita della Repubblica e fino al luglio 1976 rimase anche l’unica[6].

Nella seduta della Camera dei deputati del 27 gennaio 1955 furono presentati, come prova a discarico di Moranino, legami accertati fra Strassera ed un appartenente alla X MAS, il sergente Nunzio Costa, che si era effettivamente aggregato ai partigiani: ciò, pur non essendo di per sé dato certo di tradimento, poteva in tali momenti indurre Moranino a crederlo. Moranino, visti i drammatici frangenti in cui veniva effettuata la lotta partigiana, optò per l’eliminazione del gruppo in quanto apparentemente, o quantomeno ipoteticamente, esisteva il rischio di delazioni: tale tesi, presentata e discussa, non fu accolta dalla maggioranza[7]. Di qui l’accusa di omicidio plurimo aggravato e continuato ed occultamento di cadavere. A seguito di ciò Moranino fuggì – per la seconda volta – in Cecoslovacchia. Il 22 aprile 1956, il processo, svoltosi in contumacia a Firenze, si concluse con la definitiva condanna all’ergastolo per sette omicidi.Si legge nella sentenza: «Perfino la scelta degli esecutori dell’eccidio venne fatta tra i più delinquenti e sanguinari della formazione. Avvenuta la fucilazione, essi si buttarono sulle vittime depredandole di quanto avevano indosso. Nel percorso di ritorno si fermarono a banchettare in un’osteria e per l’impresa compiuta ricevettero in premio del denaro.». La sentenza di condanna all’ergastolo fu confermata dalla Corte d’Assise d’Appello nel 1957. Diametralmente opposto il punto di vista dell’ANPI, come viene indicato nel sito istituzionale:«Era così evidente l’intento persecutorio contro il comandante partigiano che, nel 1958, il presidente della Repubblica, Giovanni Gronchi, decretò la commutazione della pena in dieci anni di reclusione.»[8]Moranino si sottrasse alla cattura espatriando clandestinamente in Cecoslovacchia dove divenne direttore dell’emittente radiofonica in lingua italiana Radio Praga e strinse contatti con gruppi estremistici italiani[9][10]. Nel 1958 alcuni sospetti sullo svolgimento del processo, che per molti aveva come solo scopo un intento persecutorio contro il comandante partigiano (e quanto descritto da Anello Poma rinforzerebbe simile tesi) portarono il Presidente della Repubblica Giovanni Gronchi a commutare la pena in dieci anni di reclusione (cosa che avrebbe permesso a Moranino di rientrare in Italia). Moranino, da Praga, si rifiutò di tornare, finché il 27 aprile 1965 venne poi definitivamente graziato dal presidente della RepubblicaGiuseppe Saragat.Rientrato in Italia solo in seguito ad amnistia[11], il 19 maggio 1968PCI e PSIUP annunciarono la candidatura nel collegio senatoriale di Vercelli dell’ex deputato, originariamente condannato all’ergastolo. Moranino sarà rieletto (ma solo con i “resti”) con 38.446 voti ed entrerà nella Commissione Industria e Commercio del Senato. Morirà, tre anni dopo, nel 1971, stroncato da un infarto.

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La barbarie imperdonabile di piazzale Loreto – 21-apr-2015 :

[GIORGIO ALBERTAZZI : “IO, IL DUCE, PIAZZALE LORETO” -TRATTO DAL WEB  ]

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Sta per tornare il 25 aprile. E come accade tutti gli anni, torna la retorica della Liberazione. Prima sui giornali e poi sulle piazze. Uno dei quotidiani che si è portato avanti è Il Fatto Quotidiano, che dedica al 25 Aprile due pagine, una delle quali dedicata a una intervista a Giorgio Albertazzi. Che fu negli ultimi mesi della Seconda guerra mondiale tra i fascisti di Salò. E su quanto accadde in piazzale Loreto ha un giudizio sicuramente controcorrente. “Piazzale Loreto fu solo macelleria messicana. Niente altro. Fu uno schifo, per chi l’ ha voluto e chi l’ ha portato a termine quel disegno. Ma non poteva essere evitato, non nel senso politico del termine, ma perché l’ uomo è quella cosa lì. Un animale? Il peggiore degli animali”. Lui non c’era, quel giorno a Milano: “Non ero in Italia. Io ero a combattere. Paradossalmente contro i tedeschi che erano i nostri alleati. Ma nella confusione di quei giorni ci trovammo a sparare ai tedeschi, in Austria, tra le montagne innevate. Senza più niente”. La fama di fascista non me la sono mai scrollata di dosso. Andai a Salò come tanti ragazzi, convinto che lì si combattesse per l’ Italia, ma con altro spirito, e soprattutto consapevole che in quel momento stavo dalla parte di chi già aveva perso”. Finì due anni in carcere, per essere stato coi Repubblichini: “Come dissi in un’ intervista all’ Espresso nella sentenza del Tribunale militare che mi ha assolto in istruttoria dopo due anni di carcere preventivo, c’ è scritto che ho messo in salvo 19 ebrei. Ma non l’ ho mai raccontata questa cosa. Non mi andava. le mie responsabilità, seppur di ventenne, me le prendo tutte”.

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Repubblica Sociale Italiana – Link

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Repubblica Sociale Italiana-Nicola Bombacci

Nicolino – Un comunista in camicia nera

LINK

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SUL 25 APRILE – L’EDITORIALE ( “AZIMUT” – IL POST DEL PRESIDENTE –  [“AZ.- NEWS” : 21.04.’15 ]

FORBIDDEN PROHIBITED VIETATO 25 APRILE DELL’ITALIA LIBERATA RESTA UNA PAGINA BIANCA D’UNA VERITA’ MAI SCRITTA PER IMPEDIMENTO DEMOCRATICO 

[ “AZ. – 21.04.’15 ]

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IN COPERTINA
Risultati immagini per partigiani e repubblichini
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forbidden

PER LEGGERE TUTTO – VEDI : SOTTO

  • …..forbidden, prohibited: vietato dalla legge prohibited by law, forbidden by law; è vietato scrivere sui libri it is forbidden to mark books with pencil or ink…..

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L’ITALIA LIBERATA

OGNI VENTICINQUE APRILE, GIA’ DA GIOVINETTO, SONO UN RAGAZZO CLASSE ’43, FORSE PERCHE’ FIGLIO DELLA GUERRA E FIGLIO DELLA LUPA – SEPPURE PER SOLO VENTIDUE GIORNI -, PRIMA DI DIVENIRE FIGLIO DI NESSUNO; FORSE PER CONTAMINAZIONE O FORSE PER ISTINTO, NON SAPREI, MAI MI SPELLAI LE MANI ED ESERCITAI IL BATTIMANI PER LA COSIDDETTA “ITALIA LIBERATA” [ SIC ]. IN TEMA – E PER QUANTO COLLEGATO – MOLTO ABBIAMO SCRITTO E DOCUMENTATO. NULL’ALTRO DOBBIAMO AGGIUNGERE. Quest’anno si enfatizzano i settanta anni di pace e la cacciata del “nazifascismo”, la liberazione dagli “oppressori” e la repubblica viva e vegeta. Almeno, lor signori, così si auto celebrano. Per intanto, ormai da vecchio, dico chiaro e tondo, che ignorerò il balbettio, in uno con il solito reiterare dell’arcinota vulgata,  da parte gli occupanti – abusivi delle massime istituzioni, ad iniziare dal capo dello Stato. e così via, che – dopo avere tanto pazientato – non riesco più a giustificare.Oggi, la mia è una forte insofferenza che, nonostante ogni buona volontà, è andata sempre più crescendo; a partire dai verdi anni, da studente e fatto più grandicello – seppure non ancora maggiorenne -, consideravo che non ci potesse essere festa nel giorno in cui ricorreva il concludersi d’una sanguinosa guerra civile, tra fratelli d’una stessa terra, l’inizio del regime a sovranità limitata per la nazione e per un paese del discrimine. Spiace non potermi allineare ai gendarmi della memoria, manifestando liberamente il mio pensiero – ch’è garantito dalla nostra costituzione, che ho sempre rispettato – anche se negato quello di riformarla alle nuove generazioni – , resto della convinzione, in rapporto a quel ch’era stata l’Italia del << prima >>, di un ventennio di progresso, modernizzatore e di alta socialità, con profonda aspirazione alla pace giusta; tant’è che, via via, venendosi a smantellare l’ossatura, siamo al ritorno dell’Italietta che fu. L’avvenuta e forzosa interruzione del perfetto quadro liberaldemocratico, è da attribuirsi alle opposizioni eversive che scelsero l’impotenza dell’Aventino e bene avrebbero fatto, invece, a percorrere la linea del Gramsci a non negarsi il parlamento.Quanto ai nei, in ambito del fascismo, circa l’introdotta normativa razziale, conseguenza delle sanzioni – con la sola solidarietà germanica – e d’una concessa e simbolica linea di politica estera, le leggi però rimasero disapplicate e gli appartenenti al popolo ebraico –  prima e dopo l’armistizio e le vicende che ne seguirono – potettero sempre giovarsi dello schermo protettore di Mussolini; per l’entrata nel secondo conflitto, dato che il duce propendeva per il neutralismo attivo e riteneva prioritaria la completa realizzazione dell’Eur ( Esposizione Universale di Roma ) entro il 1942, le sue riluttanze furono superate dalle assicurazioni dei circoli che si collegavano ai due opposti fronti : primo, che l’America non sarebbe intervenuta; secondo : che la Gran Bretagna e la Francia ritenevano già scontato il risultato favorevole alla Germania per effetto della guerra lampo; terzo, che le democrazie occidentali contavano sulla presenza al tavolo della pace dell’Italia – così com’era stato già per la conferenza di Monaco – quale contrappeso e per funzioni di mediazione ed equilibrio; quarto : che la Germania non avrebbe aperto un secondo fronte d’invasione della Russia sovietica; quinto : che non si trattasse di strategie menzognere ma di veri impegni. Quanto alla Repubblica Sociale Italiana, con buona pace dei detrattori e di coloro che si esercitano nel dispregiativo della Rsi di Salò, fu uno Stato che si interpose fra due eserciti che, in mancanza, avrebbero dispiegato alla massima potenza – con conseguenza ancora più gravi – lo scontro tra armate di occupazione e in tutta l’Italia come immenso campo di battaglia; salvò il salvabile, e impedì che la guerra civile scoppiasse anche al sud. La resistenza, checchè se ne dica, non acquisì mai un consenso popolare e fu egemonizzata dalle formazioni rosse che operavano per imporre una dittatura comunista. I celebrati alleati – i liberatori – in verità costituivano, al contrario, truppe di occupazione e in tal guisa, dopo le precedenti devastazioni e i crimini in danno delle popolazioni civili, non solo al suono dei confetti da fortezze volanti,  s’imposero e si comportarono; la lotta avverso il “nazifascismo” , con la quale e per la quale si giustificò e si giustifica tutto, merita almeno una postilla : una << dottrina nazifascista >> non è mai esistita, non ha costrutto e non ha mai avuto una dignità storica; e come dire che l’alleanza militare tra angloamericani e sovietici, i cui interessi coincidevano, come coincidevano e coincidono le coordinate dell’anonimo capitalismo finanziario e del collettivismo, fosse pure il frutto d’una << ideologia capitalcomunista >>. La verità è che, con il fascismo o senza, la guerra sarebbe stata ugualmente contro gli interessi dell’Italia. Tutto ciò detto, qualche più che autorevole conferma di quanto siano idiozie le “verità” che – a tutt’oggi – resistono nel nostro sistema di potere; e ne scegliamo una, per alto magistero e per tradizionale prudenza, e saggezza, millenarie della Chiesa, volendo ricordare – come di recente – Bergoglio Papa Francesco, nel denunciare il genocidio degli armeni, ha ricordato – parimenti – quelli del nazismo ( n.d.r. non nazifascismo ) e dello stalinismo, e – dunque – nessuno da addebitarsi alla responsabilità del fascismo; e che, scontato che l’Italia sia ormai oggetto e non più soggetto della politica internazionale, facile per chi ci governa celebrare un settantennio di pace, nel mentre il Pontefice ha affermato, in chiare lettere, ch’è in corso “una terza guerra mondiale a pezzi”. Per concludere, molto ancora avrei da scrivere, ma dove sta scritto che c’è obbligo di frequenza delle parrocchie della religione antifascista. Compreso ?

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NON SOLO SUL 25 APRILE – FASCISMO CENNI [ LINK ]

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“Uno schermo protettore”
Mussolini, il Fascismo e gli Ebrei 

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Fortunatamente per un Giorgio Fabre, che in un recente libro ha avanzato l’ipotesi di un Mussolini razzista sin dai tempi della militanza socialista, c’è una schiera di studiosi che contestano la fondatezza di affermazioni di questa gravità. Uno di loro, Giorgio Israel, si spinge anzi ad insinuare che il Fabre giungerebbe a selezionare i documenti “forse nell’intento di costruire una storiografia antifascista militante” e di avallare una “tesi surrettiziamente stabilita a priori”. Noi senza dover scomodare l’autorità di Gorge Mosse, che ha negato un fatto del genere, ci limitiamo a registrare che l’accusa ha fatto ribellare Sergio Luzzato e Giovanni Belardelli che non sono certo sospettabili di simpatie fasciste, facendo sì che assumessero atteggiamenti fortemente critici anche sulla stampa.Ma lasciamo stare Fabre al suo “accanimento storiografico”, nel quale dimostra, secondo Luca Leonello Rimbotti, di “avere molto tempo da perdere”, e veniamo a Filippo Giannini e al suo libro “Uno schermo protettore” (Nuove Idee, Roma, 2006). Premettiamo trattasi non di un accademico, ma di un architetto appassionato di storia, sicché il suo sforzo è ancora più lodevole. Nel suo lavoro egli applica quello che Franco Romano su “Linea” del 31 ottobre 2006 ha definito “il metodo Giannini”, consistente in “una fitta, insistita, caparbia, instancabile e incontrovertibile sequenza di citazioni e di testimonianze”. Il suo volume, che è il risultato di lunghe ricerche d’archivio, va a suggellare una serie di altri quattro libri precedenti sempre dedicati al fenomeno fascista.

Alquanto curioso è il titolo virgolettato, che riprende una frase inserita nell’opera “Il Nazismo e lo sterminio degli ebrei” di Léon Poliakov. L’espressione dello scrittore ebreo viene adottata da Giannini, perché serve a sottolineare la diversità di comportamento osservato rispetto ai tedeschi e agli altri governi dell’Asse da parte delle autorità italiane, le quali “appena giunte nei luoghi di loro giurisdizione, annullavano le disposizioni decretate contro gli ebrei”. Il libro vuol dimostrare con una messe di documenti riprodotti in copia ciò che solo la faziosità imperante impedisce ancora di riconoscere: la sua tesi di fondo infatti è che il capo del fascismo non fu un fanatico persecutore di ebrei. Anzi, assumendo la carica di Ministro degli Esteri nel corso del conflitto, egli riuscì a dirigere meglio le attività delle delegazioni anche nei territori controllate dai tedeschi o dai satelliti di Berlino. I suoi incaricati rischiarono ovviamente di brutto per proteggere ebrei italiani e stranieri dalle persecuzioni, ma spesso ce la fecero in barba a tutte le proteste diplomatiche. In qualche caso il duce intervenne personalmente, come riconobbe l’antifascista Luciana Frassati a proposito della salvezza di 103 professori ebrei arrestati il 6 novembre1939 a Cracovia.

In realtà, l’antisemitismo, che più correttamente dovrebbe definirsi antigiudaismo perché sono semiti anche popoli diversi, fu elemento costitutivo della sola ideologia hitleriana tanto da non figurare neppure alla voce “Dottrina del Fascismo” pubblicata nell’Enciclopedia Italiana del 1932. Le sue prime apparizioni in forma più o meno ufficiale vanno registrate da noi solo da un certo momento storico in poi. I baresi ancora ricordano il discorso del duce in Piazza Prefettura del 6 settembre del ’34, relativo ai “trenta secoli di storia che ci permettono di guardare con sovrana pietà talune dottrine di oltr’Alpe, sostenute da progenie di gente che ignorava la scrittura nel tempo in cui Roma aveva Cesare, Virgilio, Augusto”. E allora chi e che cosa spinsero il regime a sposare ufficialmente teorie tanto estranee al Dna del popolo italiano, anche se poi l’applicazione ne veniva ostacolata sottobanco? La circostanza può apparire a prima vista inspiegabile specie se si pensa che persino il Fabre, sia pure con scarsa coerenza rispetto ai suoi stessi assunti, riconosce in Mussolini “equilibrio” e “toni cauti” nel momento in cui tutti attaccavano l’ebraismo sovietico nel 1917. Il famigerato “Manifesto” e la successiva delibera del Gran Consiglio del luglio ’38, secondo Giannini il quale segue in ciò l’orientamento di Renzo De Felice, furono una conseguenza del progressivo allineamento alla Germania nazista, unica ad aver solidarizzato con l’Italia all’atto delle sanzioni economiche. Del resto, il fascismo era finito nel mirino del mondo economico da quando Mussolini aveva affermato che esso rappresentava “l’antitesi netta, categorica, definitiva della democrazia, della plutocrazia e della massoneria” Contrapporre “la civiltà del lavoro a quella del denaro”, per usare un’espressione di Berto Ricci, significava inimicarsi chi nel mondo aveva una concezione mercantile della vita. Alla fine ci si mise pure la politica inglese che, come ammise lo stesso Churchill, finì per forzare Mussolini a schierarsi con la Germania.

All’indomani della proclamazione dell’Impero, erano state le esigenze di evitare il meticciato a determinare una politica di difesa della “stirpe italica”. L’ebraismo non c’entrava affatto. Era seguita finanche la ricerca, che Gianniniben documenta, di una colonia dove ospitare i falascià eritrei, ma il tentativo fu fatto fallire dagli inglesi cui può attribuirsi un atteggiamento contraddittorio relativo agli ebrei persino durante la guerra mondiale.

(Da “Meridiano Sud”)

Su Mussolini antisemita o non antisemita si sono fatti infiniti vaniloqui, formulati filosofemi d’ogni specie, costruite le più compiaciute astruserie. Giorgio Fabre ci si è spremuto in un intero libro per convincere la gente che Mussolini è stato sempre antisemita. Il giornalista Giovanni Belardelli lo ha rimbeccato: no, Mussolini diventò razzista solo dopo la campagna etiopica. Dilettevoli divagazioni. Più serio è lo scrittore ebreo Giorgio Israel, secondo il quale è bene, appunto, piantarla con queste dispute a perdere. La realtà è che Mussolini, vedendo con favore, per precise ragioni di politica mediterranea, uno Stato d’Israele (nel 1934, durante un colloquio, a Palazzo Venezia, con ChaimWeizmann, lo aveva incoraggiato: “Continuate, continuate”), dopo il maledetto errore delle cosiddette “leggi razziali”, peraltro prive di incisività, si oppose alla politica antiebraica hitleriana, tacciandola di barbarie. 

Adesso non varrebbe nemmeno la pena di ricordare che tre anni fa il signor Pacifici della Comunità ebraica di Roma, sproloquiando affermò che “Mussolini faceva parte della macchina per la <soluzione finale>”. Proprio su questo giornale lo informammo che Mussolini aveva dato l’ordine categorico di “salvare quanti più ebrei era possibile” e che lo scrittore Menachem Shelach su tale argomento si era impegnato seriamente affermando: “Non vi sono dubbi che l’Italia, alleata della Germania nazista, si oppose alla politica di sterminio degli ebrei”. Il signor Pacifici – scrivemmo allora – dovrebbe leggersi almeno i libri dei suoi correligionari. E adesso sarebbe bene che si leggesse anche “Uno schermo protettore” di Filippo Giannini. 

Con questo libro, edito da “Nuove idee”, Giannini conclude una importante collana di quattro volumi dedicata aMussolini “uomo della pace”, riassumendo in una lucidissima sintesi l’intero controverso argomento degli ebrei. Prima che il volume arrivasse in libreria gli avevamo chiesto: “Perché <Schermo protettore>”? “E’ una locuzione usata dallo storico ebreo Léon Poliakov per indicare gli Italiani che durante l’ultima guerra proteggevano gli ebrei sottraendoli ai rastrellamenti dei tedeschi”. “Quale è il centro focale della trattazione?”. “La documentazione. Una buona parte del volume è costituita da documenti, molti dei quali inediti”.

Vero. Duecentonovanta densissime pagine che sono il risultato di anni di ricerche e di interviste anche nell’ambiente ebraico. Un prodotto tipico di quello che potremmo definire addirittura “il metodo Giannini”: una fitta, insistita, caparbia, instancabile e incontrovertibile sequenza di citazioni e di testimonianze realizzata da un appassionato architetto e scrittore che porta nei suoi libri la chiarezza concettuale, la solidità dell’impianto e la logica concatenazione strutturale tratte dalla sua prima professione.

Il numero dei personaggi che si affacciano dalle pagine del libro è notevole. Vi troviamo, naturalmente i tre benemeriti salvatori di ebrei: Giovanni Palatucci, Giorgio Perlasca e Guelfo Zamboni. Palatucci, Questore di Fiume durante la Repubblica Sociale Italiana, già nel 1939 aveva tolto dalle mani della Gestapo 800 ebrei fuggiti dalla Germania, sistemandoli ad Abbazia. Altri ne mandò a Campagna, in provincia di Salerno, dove si trovava un suo zioVescovo. Nel 1944 riuscì a salvarne un altro migliaio, imbarcandoli per Bari e facendo sparire dagli archivi ogni documentazione. Alla fine fu arrestato dai tedeschi e mandato a morire a Dachau. Giorgio Perlasca agì a Budapest, fingendosi ambasciatore spagnolo, firmando lasciapassare e salvacondotti e salvando così 5 mila ebrei ungheresi. Guelfo Zamboni, Console a Salonicco, zona occupata dai tedeschi, dovette limitarsi a salvare ebrei italiani e quelli greci che a vario titolo potevano rivendicare il diritto di essere considerati italiani. Lo stesso fece il suo successore Giuseppe Castruccio, malgrado che il rabbino capo Zvi Hirsh Kiretz avesse consegnato ai tedeschi gli elenchi di tutti gli ebrei che vivevano nella città. 

Insieme a questi “benemeriti” troviamo nel libro gli ebrei fedelissimi, Ettore Ovazza, Alberto Liuzzi, Medaglia d’Oro della guerra di Spagna, Caduto in combattimento alla testa delle sue “banderas”, e poi il simpatico, estroso, umanissimo editore Angelo Fortunato Formiggini che entrava nelle case degli Italiani scodellando “collane” originali, divertenti e istruttive con le quali invitava giocosamente ad amare il libro.

Uno dei fili conduttori della trattazione è la profonda differenza fra l’ideologia nazionalsocialista e quella fascista. La filosofia hitleriana si fondava sul misticismo dell’arianesimo a noi del tutto estraneo. Ma più interessante ancora è la ricca messe di testimonianze ebraiche non solo nei confronti della questione che li riguarda, ma anche in merito al Fascismo stesso. Sentite l’ebreo Zeev Sternhell, docente di Scienze politiche all’Università di Gerusalemme: “Il Fascismo fu una dottrina politica, un fenomeno globale, culturale, che riuscì a trovare soluzioni originali ad alcune grandi questioni che dominarono i primi anni del secolo… L’attrazione esercitata dal Fascismo su eminenti uomini della cultura europea è determinata dal fatto che molti vi trovarono la soluzione dei problemi relativi al destino della civiltà occidentale. Ed ecco, infine, la messianica dichiarazione dell’ebreo Richard Arwey: “Quando il Giorno del Giudizio arriverà e i Libri del Tempo verranno prodotti, allora saremo obbligati a presentarci al tribunale con l’innegabile testimonianza che anche nel più tragico periodo della storia recente il popolo italiano portò alto, con fermezza e fierezza, il vessillo d’oro dell’umanità”. 

Fra i non citati c’è Leo Valiani. Ma non è certo dimenticanza, quanto, piuttosto, una deliberata omissione, trattandosi di una delle figure più negative fra quelle che ci sono capitate davanti. L’ebreo Weiczen, che si era italianizzato il cognome in Valiani, era un comunista che per motivi di utilità politica si trasformò in azionista. Come tale fece parte, nel 1945, nel famigerato Comitato di Liberazione Alta Italia e insieme al comunista Luigi Longo e al socialista Sandro Pertini decretò l’uccisione di Mussolini. Poi divenne granduomo nazionale, il compare Pertini lo fece senatore a vita e Giulio Andreotti lo ha sistemato fra i “nonni della repubblica”. Democratico onore al merito. Però il suo nome non figura nel “Giardino dei Giusti” di Gerusalemme.

(Franco Monaco)
(Documenti Italia 30 ottobre 2006)


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25 APRILE 1945 25 APRILE 2015 LIBERAZIONE RESISTENZA E MENZOGNE 28 APRILE A 70 

ANNI DALLA SOPPRESSIONE DI MUSSOLINI UNA VERGOGNA !


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[ giovedì, 23 aprile 2015 ]

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UNA BUONA LETTURA – A PRESTO !

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 direzione responsabile: presidenza Associazione

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(Arturo Stenio Vuono – presidente di “Azimut” – Napoli)

“AZIMUT” – VIA P. DEL TORTO, 1 – 80131 NAPOLI

Noi, noi non navighiamo “a vista”…

          

 

INFORMATIVA AI SENSI DEL D.LGS. 196/2003. Si informano i destinatari della presente email che gli indirizzi sono stati forniti direttamente dall’interessato o, in alcuni casi, reperiti direttamente in internet. Inoltre tali indirizzi vengono utilizzati unicamente per le comunicazioni di carattere politico, culturale, economico, etc., dell’Associazione e non verranno nè comunicati, nè ceduti a terzi. I titolari possono, ai sensi dell’articolo 7 del D.lgs. 196/2003 richiedere la cancellazione; comunicando, nei modi d’uso, agli indirizzi di posta elettronica : ogni loro decisione in merito. 

FINE SERVIZIO

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