APRE EXPO 2015 FIAMME A MILANO IRROMPE LA BRIGATA DI MILIZIANI ANONIMI DETTI BLACK BLOC


OGGI – APRE EXPO  2015 FIAMME A MILANO IRROMPE LA BRIGATA DI MILIZIANI ANONIMI DETTI BLACK BLOC 

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il Notiziario: Servirebbe la mamma di Baltimora per riempire di sberloni i No Expo

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MILANO IN FIAMME
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“AZIMUT” – IL POST DEL PRESIDENTE
 
Black Bloc
MILANO IN FIAMME – Con tutto il rispetto per il capo dello Stato, ci permettiamo dissentire fermamente, le esternazioni non sono assolutamente sufficienti a soddisfare la nostra indignazione; e in quanto al presidente del consiglio, e al ministro degli interni, che si cimentino – o meno – con le solite e scontate dichiarazioni, e con buona pace del duo affiatato, vadano in parlamento e facciano conoscere i conseguenti provvedimenti da adottarsi. Per il presente e per il futuro. Chiamiamo in causa tutte le istituzioni repubblicane e diciamo, chiaro e tondo, che l’Italia non può più essere una terra di nessuno e una zona franca per i devastatori in servizio permanente effettivo. Le nostre città non possono più restare città aperte per i violenti e di questi strani antagonisti che, guarda caso, non assaltano mai i palazzi del potere che dicono di contestare ma operano solo, e soltanto, in danno dei semplici cittadini e dei loro beni. Ai manifestanti tocca non più di un pizzicotto e lo sanno bene tutte le forze dell’ordine che, volendo uscire dalla difensiva, hanno ordini di non potere andare oltre, pena l’essere tacciati di torture. In fin dei conti per questi discoli così radicali, si fa per dire, resta pur sempre l’appartenenza al filone rosso di chi ci (dis)amministra e ci (s)governa; e, comunque sia, seppure più estremisti, fanno parte dello stesso album di famiglia. Contestatori, non solo, usi a rompere e sfasciare, pure con punte avanzate che possono giungere ad uccidere; una vera e propria patologia di questa, nostra, democrazia che usa la manina e pronta, con pugno di ferro e guanto di velluto, a reprimere però la legittima fisiologia, ove si manifestasse, dell’opposizione civile in piazza contro il sistema di potere, E quì la domanda delle cento pistole. Cui prodest ? a chi giova? cui bono? chi ne beneficia? Che l’Expo sia il motivo, o meno, dell’ennesima parata ha poco importanza; si trova, sempre, ogni volta, una ragione per rinnovare l’addestramento di piazza e l’esercitazione da rivoluzionari da operetta. Dell’Expo ci sarebbe molto da dire, strutture mobili di cartapesta, faraoniche, prive di future funzioni e che, di certo, non entreranno nella storia; quel che si ricorderà è l’inverecondo balletto di incongruenze, di inchieste per corruttele, i favoritismi e familismi che l’hanno contraddistinta. Una grande occasione, per l’Italia, purtroppo mancata. Ma questo è altro problema. All’ordine del giorno, per quanto ci riguarda, è l’irruzione della brigata di miliziani anonimi – detti black bloc – che hanno avuto il primo posto nella platea dei protestatari; avremmo voluto che almeno se ne fosse arrestato uno; dato che, com’è noto, e come da sempre, il loro arrivo è con preavviso; calano dalle loro tane, in missione, agiscono, e se ne vanno; ripercorrono gli itinerari, a ritroso, sempre impuniti; oppure no ? Datevi voi, cari lettori e visitatori, una risposta. Arrestarne e processane almeno uno, ai fini di fargli togliere il cappuccio. fargli declinare le proprie generalità; mostrare la carta d’identità, o il passaporto; e, quindi, per farci conoscere, secondo l’usuale formula a.d.r. – a domanda risponde -, il chi sei ? chi ti finanzia ? chi ti comanda ? e chi ti manda ? E non solo perchè lo merita la Milano in fiamme. E qui vult capere, capeat. Chi vuole intendere, intenda! – In primis, rivolto al Renzispot & Renziscoop – il politico gran sordomuto – e suoi sodali! – Ok !  Uomini del bla bla bla. Comparse – Magnanimi – insomma il troppo che stroppia. Senza ricorrere a dietrologie, senza evocare il grande vecchio ma questa Italietta, dalla storia infinita e di trame, fa veramente schifo; non è la nostra; una vergogna, nella quale si tesse la tela del ragno, fatta di invertebrati ( . . . . )
Expo, Renzi: "Oggi inizia il domani dell'Italia"<br>ATTENDIAMO UNA RISPOSTA IN MERITO…..
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1-mag-2015
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L’europarlamentare guiderà la lista ‘azzurra’ in Campania: “Me lo ha chiesto Berlusconi. Per me è un onore”
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Expo, gara per 3 mila. Vince la scuola della madre della Boschi

Polemica sul ministro Boschi. La scuola della madre ha vinto il concorso di Ovs: è stata scelta tra 3 mila istituti e rappresenterà la Toscana nel Padiglione Italia dell’Expo

Giovedì, 30 aprile 2015 – 08:15:00Polemica sul ministro Boschi. La scuola della madre ha vinto il concorso di Ovs: è stata scelta tra 3 mila istituti e rappresenterà la Toscana nel Padiglione Italia dell’Expo. Si tratta della scuola primaria “Bani” di san Giovanni Valdarno, il cui premio è stato visto con sospetto da qualcuno.

Il problema, secondo il senatore del Movimento 5 Stelle Vincenzo Maurizio Santangelo è che la scuola fa parte dell’istituto comprensivo “Marconi” diretto dalla preside Stefania Agresti, mamma del ministro per le Riforme Costituzionali Maria Elena Boschi. La polemica si è scatenata su Facebook, dove Santangelo ha postato una foto della Boschi da giovane insieme alla madre accompagnandola con un commento sarcastico: “Ma guarda un po’ che fortuita combinazione! La scuola dell’infanzia “Del Bani”, è l’unica scuola in Italia che andrà all’Expo con un regolare sorteggio. È quella che fa parte dell’Istituto “Marconi” di San Giovanni Valdarno, dove guarda caso, la preside è proprio lei, la mamma del ministro Boschi!”.Ovviamente le reazioni degli adepti M5s sono subito fioccate, ironiche e accusatorie. I bambini dell’elementare di Valdarno hanno realizzato nel giardino della scuola un’opera, “L’albero della vita”, una grande composizione con materiali naturali, che è stata selezionata insieme a quella di altri 18 istituti, uno per Regione

ECCO PERCHE NON VISITARE EXPO.ECCO I SOLI INTERESSI A DANNO DI ALTRI.

“Lui è proprio Oscar Farinetti, quello che ripete di continuo che “fare impresa è la cosa più bella del mondo”. Certo, facile e bello quando si prendono in…
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ALLA VIGILIA
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Corteo No Expo, disordini in strada L’assalto dei black bloc alla città

No Expo, rischio infiltrazioni nel corteo. I fermati possono partecipare
 
 
 
 
 
A poche ore ormai dall’avvio di Expo i controlli della polizia nei confronti degli antagonisti che hanno annunciato proteste e manifestazioni, si infittiscono con l’obiettivo di evitare disordini il giorno in cui l’Italia avrà gli occhi del mondo puntati addosso. C’e infatti grande attenzione per segnali concreti di effervescenze interne legate all’area del disagio sociale, agli ambienti antagonisti e alla galassia anarco-insurrezionalista. Lo avrebbe riferito il direttore generale del Dis, Giampiero Massolo, nel corso di una audizione davanti al comitato parlamentare di sicurezza della Repubblica. Non ci sarebbero allarmi concreti nè preoccupazioni particolari, ma l’intelligence monitora costantemente la situazione anche attraverso un’attenta analisi dei messaggi pubblicati sui social network che preannunciano una “chiamata”, come si legge su Repubblica, ai black bloc internazionali. E così sono attesi gli antagonisti di Francia, Germania, Grecia, ma anche dai Paesi Balcani che avrebbero intenzione di “trovare rifugio” nel corteo dei NoExpo. Un corteo che i vertici milanesi delle forze dell’ordine definiscono “di difficile lettura”, non diviso in spezzoni, una massa di almeno 20mila persone che si muove lungo un percorso lineare, “da cui potrebbero staccarsi gruppi che sfasciano e poi tornano a nascondersi tra la folla”.
I fermati parteciperanno al corteo – La Questura di Milano ha avuto difficoltà ad identificare, in collaborazione con le autorità francesi, la quindicina di cittadini d’Oltralpe che erano stati portati in via Fatebenefratelli dopo il blitz della Digos di ieri nel quartiere Giambellino. Nei loro confronti è stato preso un provvedimento ordinario di espulsione e avranno quindi dieci giorni per lasciare l’Italia. Potranno quindi partecipare alla manifestazione No Expo del primo maggio. La legge prevede infatti che l’identificazione debba essere effettuata entro 24 ore per poter chiedere l’espulsione d’urgenza con accompagnamento alla frontiera, così come è stato fatto per tre tedeschi che, poi, ieri, il giudice Olindo Canali ha ritenuto di non dover convalidare. Su un analogo provvedimento di espulsione, ripresentato nei loro confronti, i giudici milanesi decideranno oggi.
 
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  • Expo Milano, guerriglia al corteo, Black Bloc in azione, auto in fiamme Mattarella: “Ferma condanna della violenza teppistica”
Foto Di Massimo Percossi E Daniel Dal Zennaro 

01 MAGGIO 201519:42

Guerriglia a Milano durante il corteo degli antagonisti No-Expo. Negozi, banche, auto in fiamme, vetrine infrante, gente e turisti in fuga terrorizzati, scontri con la polizia, alcuni agenti feriti. E’ sfociata in terrore e devastazioni nel cuore della città la giornata inaugurale di Expo, l’evento universale apertosi a Milano.

Al corteo del No Expo Mayday Parade organizzato nel pomeriggio, hanno preso il sopravvento i Black bloc e le fasce più violente e la manifestazione è ben presto degenerata. La situazione è ancora molto tesa e si temono nuove derive anche in vista del concerto inaugurale di stasera per Expo alla Scala.

Il corteo era partito attorno alle 15 da piazza XXIV Maggio, colorato e rumoroso come altre iniziative organizzate per il primo maggio anche se quest’anno dedicato in particolare a Expo. Percorso previsto la circonvallazione esterna, lungo corso Ticinese, fino a Pagano, in modo da evitare contatti con il centro cittadino e Largo Cairoli, dove si trova l’Expo Gate. All’inizio i manifestanti si sono limitati a scritte sui muri e sulle vetrine e a qualche lancio di oggetti contro la polizia. Ma in corso Magenta è scoppiato il caos.

Manifestanti incappucciati hanno cominciato a divellere cassonetti, fioriere, pali stradali. Poi hanno lanciato bombe carta, prima contro vetture parcheggiate alcune delle quali hanno preso fuoco, poi nei negozi e nei box dai quali si sono alzate alte colonne di fumo. Una bomba è stata lanciata anche contro la sede della Bnl in piazza Virgilio. La polizia ha cominciato a caricare i manifestanti e il corteo è stato disperso con lancio di lacrimogeni attorno a Piazzale Cadorna, dove si trova la stazione Cadorna, da cui parte anche il Malpensa Express. Gli accessi della stazione sono stati chiusi.

VIDEO – GLI SCONTRI MANIFESTANTI-FORZE DELL’ORDINE

L’IRA DEL GOVERNO: “Il volto autentico di Milano è quello, positivo nobile e bello, dell’apertura dell’Expo al mondo e al futuro. Il messaggio di lavoro, orgoglio e valori che viene da Expo non può essere e non sarà insultato dai violenti e da questi vigliacchi incappucciati”. Lo afferma una nota di Palazzo Chigi sugli scontri di Milano.

LA FERMA CONDANNA DEL CAPO DELLO STATO – Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella si legge in una nota – ha espresso la sua “ferma condanna della violenza teppistica” avvenuta nel corso della manifestazione di protesta a Milano. Violenza “tanto più esecrabile – ha detto – in quanto rivolta contro un evento che ha come obiettivo la nutrizione del pianeta, la lotta alla fame e alla denutrizione e un ordine mondiale fondato su una maggiore equità tra Paesi ricchi e Paesi in via di sviluppo”. Mattarella ha espresso “la sua piena solidarietà ai cittadini di Milano, vittime di pesanti danneggiamenti, e alle forze dell’ordine che hanno fronteggiato i violenti con responsabilità e grande senso del dovere”. Dal Presidente della Repubblica sono arrivati anche “gli auguri di piena e rapida guarigione per gli agenti rimasti feriti” e l’auspicio che “i responsabili delle violenze siano assicurati al più presto alla giustizia”.

MARONI E PISAPIA – “Pieno sostegno alle forse dell’ordine che stanno fronteggiando a Milano la guerriglia urbana scatenata da imbecilli violenti che devono finire in galera”: così il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni commenta su twitter quanto accaduto al corteo May Day-No Expo di Milano. “Isolare, individuare, punire senza se e senza ma i delinquenti che stanno devastando Milano”, ha dichiarato il sindaco di Milano

Salvini: scontri annunciati, ora Alfano si dimetta –  “Quello che è successo a Milano era altamente preannunciato e Alfano si dovrebbe dimettere. Mi auguro che qualche centinaio di balordi passi qualche settimana a San Vittore”. Lo ha detto il leader della Lega Nord Matteo Salvini, a Marina di Pisa. “Da milanese e italiano faccio il tifo per Expo – ha aggiunto – ma per ora è solo una vetrina per i ministri che sono lì spaparanzati, mentre all’estero va l’immagine di una città devastata e saccheggiata da teppisti. Vorrei sapere chi paga i danni”.

In mattinata si era svolta una manifestazione a sorpresa dei gruppi No-Expo davanti ai tornelli dell’ingresso Fiorenza, all’esterno dell’Expo di Milano. Giovani antagonisti del centro sociale Fornace e del Movimento No-Expo May Day hanno manifestato pacificamente mostrando uno striscione sul quale compare la scritta “Il belpaese delle opportunità, un Expo di mafia cemento e precarietà”. Il gruppo, una trentina di persone, all’urlo “No Expo, no Expo”, è controllato a distanza dalle forze dell’ordine.

Dopo avere brevemente manifestato per circa mezzora il gruppo di una trentina di antagonisti sono scesi in metropolitana seguiti da agenti della Polizia Locale in tenuta antisommossa. Qualche momento di tensione si è verificato solo ai tornelli, quando i ragazzi hanno preteso ed ottenuto di passare senza il controllo dei biglietti.

La Questura di Milano ha comunicato che sono 11 gli uomini delle forze dell’ordine feriti nel corso dei tafferugliscoppiati durante il corteo del 1 maggio a Milano. Sette carabinieri hanno riportato ferite mentre 4 agenti sono rimasti contusi.

Una decina i giovani portati in Questura a Milano  – Sano circa una decina i giovani portati in Questura a Milano per controlli in relazione agli incidenti accaduti nel pomeriggio durante la manifestazione contro Expo. I giovani sono stati bloccati nei pressi di piazza Buonarroti. Lo hanno riferito i legali che sono stati contattati per la loro difesa.

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L’ALTRA MILANO – PER LOR SIGNORI “UN PERICOLO PER LA DEMOCRAZIA” [ SIC ]

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VIVO NEI NOSTRI CUORI. ..

Tutte le immagini della manifestazione che si è svolta a Milano con partenza poco dopo le 20.00 da piazzale Susa. Il corteo di estrema destra nel giorno in…
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L’uomo nero non fa più paura: Milano ricorda Sergio Ramelli

I militanti d’Area commemorano i loro caduti tra canti e poesie. E un coro di fiaccole che illuminano il piazzale della chiesa dei santi Nereo e Achilleo

Matteo Carnieletto – Gio, 30/04/2015 – 08:13

Milano, 29 aprile. Sera. Per arrivare alla chiesa dei santi Nereo e Achilleo bisogna passare per un budello di mezzi blindati e di lampeggianti blu. La tensione è altissima. Si percepisce nell’aria. Pochi metri più in là, la sinistra ha organizzato una manifestazione contro la commemorazione di Carlo BorsaniEnrico Pedenovi Sergio Ramelli.

Gli addetti stanno montando il palco che ospiterà canzoni e poesie per ricordare i martiri della Destra milanese. Dietro al palco campeggiano tre gigantografie di Carlo, Sergio e Enrico, come li chiamano amichevolmente i ragazzi che sono oggi in piazza. Uno striscione nero con quattro parole: “Onore ai camerati caduti“. Poi due celtiche bianche ai lati.

La piazza, poco alla volta, comincia a riempirsi. Ci sono persone di tutti i tipi: i militanti diCasa Pound, quelli di Forza Nuova, i ragazzi di Lealtà e Azione e quelli di Fratelli d’Italia. Tutti uniti sotto un’unica bandiera, nonostante le diversità.

Viene aperta la chiesa. I militanti di Destra entrano ordinati. Sanno che ogni momento questa sera è sacro.

  • Commemorazione Sergio Ramelli 1
  • Commemorazione Sergio Ramelli 2
  • Commemorazione Sergio Ramelli 3
  • Commemorazione Sergio Ramelli 4
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  • Commemorazione Sergio Ramelli 12

Lasciamo la piazza e ci dirigiamo verso via Paladini, la via dove Sergio Ramelli ha vissuto e dove ha trovato la morte nascosta dietro i colpi di chiave inglese. È in via Paladini che la mamma di Sergio, Anita, ha visto generazioni di ragazzi vegliare sotto la finestra di casa sua con un unico scopo: testimoniare che il sacrificio di suo figlio non era stato vano. Che qualcuno aveva raccolto la fiaccola di quell’idea. “Mamma Anita”, come la chiamano questi ragazzi, ora non c’è più. È morta due anni fa. Ma i militanti di Destra hanno deciso di tornare anche quest’anno in questa via. Per portare un lume e un giglio. Entrambi bianchi. Puri. Come puro è il sacrificio di chi paga con la propria vita la fedeltà a un’idea.

Nel frattempo, Guido Giraudo, uno dei più importanti rappresentanti della Destra meneghina, prende la parola: “Su questo 29 aprile avete letto di tutto. L’unica cosa che conta è questa piazza. L’unica cosa che conta è che siamo ancora uniti nel ricordo di Sergio, Enrico e Carlo e di tutti i nostri martiri. Ciò che rimarrà alla storia è l’aver dato vita a una serata come mai Milano aveva visto prima. Per la prima volta questa città sentirà le nostre canzoni e le nostre poesie“.

Sale sul palco Skoll, uno dei più ascoltati e apprezzati cantanti d’Area. Dedica una canzone a Anita e poi “Più caro agli dei” a Sergio. Poi è la volta dei Ddt che rispolverano “Noi non siamo uomini d’oggi” di Massimo Morsello e, infine, gli Amici del Vento, lo storico gruppo milanese degli anni ’70 e ’80. Saranno loro a intonare il canto finale: “Il domani appartiene a noi”.

Non è una serata nostalgica. C’è nostalgia, certo. C’è nostalgia negli occhi di un signore anziano che si avvicina a dei ragazzi di Forza Nuova e ricorda di quando vide Sergio, pochi minuti dopo l’attentato. C’è della nostalgia nel ricordare chi non c’è più. Ma c’è soprattutto la volontà di andare avanti. Consapevoli di un passato e di una tradizione, ma non racchiusi staticamente in essi. Si cammina guardando il futuro. Consapevoli che, alle spalle, c’è una famiglia di fratelli sempre pronta a gridare “Presente!”.

 
 
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LA GALLERIA DEI MISFATTI
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giovedì 30 aprile 2015

Jobs Act, il fallimento è totale: la disoccupazione cresce ancora

Jobs Act, nessun beneficio: la disoccupazione continua a crescere
 
 
 
 
 
Un fuoco di paglia. Il Jobs Act di Matteo Renzi non sembra aver portato i benefici promessi: dopo la lieve crescita di febbraio, a marzo il tasso di disoccupazione in Italia sale ancora di 0,2 punti percentuali, arrivando al 13%. Lo rileva l’Istat. I disoccupati aumentano su base mensile dell’1,6% (+52 mila). Nei dodici mesi il numero di disoccupati è cresciuto del 4,4% (+138 mila) e il tasso di disoccupazione di 0,5 punti. Contemporaneamente calano anche gli occupati: a marzo 2015 sono diminuiti dello 0,3% (-59 mila) rispetto al mese precedente, tornando sul livello dello scorso aprile. Il tasso di occupazione, pari al 55,5%, cala nell’ultimo mese di 0,1 punti percentuali. Rispetto a marzo 2014, l’occupazione è in calo dello 0,3% (-70 mila) e il tasso di occupazione di 0,1 punti. A marzo il numero di occupati diminuisce rispetto a febbraio sia per la componente maschile (-0,4%) sia, in misura minore, per quella femminile (-0,1%). Il tasso di occupazione maschile, pari al 64,5%, diminuisce di 0,2 punti percentuali, mentre quello femminile, pari al 46,7%, rimane invariato.
Inattività – In termini tendenziali, tra gli uomini si osserva un calo del tasso di occupazione (-0,2 punti) a fronte di una crescita del tasso di disoccupazione (+0,2 punti) mentre il tasso di inattività resta stabile. Per la componente femminile, la crescita del tasso di disoccupazione (+0,9 punti) si accompagna al calo del tasso di inattività (-0,5 punti) e ad un lieve calo del tasso di occupazione (-0,1 punti). Nella media del periodo gennaio-marzo, il tasso di occupazione maschile risulta stabile rispetto ai tre mesi precedenti, mentre quello femminile mostra un calo (-0,1 punti percentuali). Sempre su base trimestrale, la disoccupazione diminuisce sia per gli uomini (-0,2 punti) sia per le donne (-0,3 punti). L’inattività è in crescita per entrambe le componenti di genere, con il tasso di inattività che sale per gli uomini di 0,2 punti percentuali e per le donne di 0,3 punti.
Disoccupazione giovanile – Secondo i dati snocciolati dall’Istat a marzo vola la disoccupazione giovanile. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni italiani, cioè la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati), è pari al 43,1%, in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al mese precedente. I giovani disoccupati under 25 sono 655 mila. Su base annua il tasso di disoccupazione giovanile si è invece ridotto di 0,4 punti percentuali.

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Italicum, Civati: “L’avesse fatto Berlusconi, sai che girotondi?”

“Un uomo solo al comando, decido tutto io è cosa onestamente destrorsa, non da Pd”. Pippo Civati sembra quasi sulla linea diRenato Brunetta dopo la fiducia messa da Matteo Renzisull’Italicum “anche se spero che Benito Mussolini non sia un punto di riferimento per il segretario del Pd”. Aggiunge: “se una cosa così l’avesse fatta Silvio Berlusconi, io sarei in girotondo permanente”. E spiega che proprio questo punto apre le riflessioni su cosa fare in futuro. Lui non partecipa al voto di fiducia, ma dirà la sua prima del voto finale sulla legge. Trova incomprensibile il muro messo da Renzi sui contenuti dell’Italicum: “chiedevamo di fare quello che già avviene nella legge per l’elezione dei sindaci, che a lui piaceva tanto”. Ma nonostante la delusione e la rabbia, non si parla ancora di scissione del Pd.

di Franco Bechis

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questa banda di pputtane pagate da noi ha deciso di paras il culo ….normale in uno stato di dementi

foto di Dimissioni e tutti a casa.
 

ARANTISTI SOLO CON SE STESSI

Pd, un anno di inchieste, scandali e reati: omicidio, strage, truffa e corruzione, tutti i nomi coinvolti

Il numero è 1.881, e la data è quella del 16 aprile scorso. In Senato è stata appena depositato e stampato un disegno di legge per istituire una commissione parlamentare di inchiesta sulla corruzione, gli appalti pubblici e la collusione della politica. La prima firma è quella diMarco Filippi, la seconda quella di Luigi Zanda, e dietro via via quasi tutto il gruppo del Partito democratico. Nomi noti, come quello diFelice Casson, o del vicepresidente dell’assemblea Valeria Fedeli, e ancora Vannino ChitiCorradino Mineo e tanti altri. Fra loro la sorpresa di cinque senatori che risultano tutt’oggi ancora sotto indagine della procura, per quella rimborsopoli che ha devastato gran parte delle Regioni italiane. Anche per questo motivo più che una commissione di inchiesta quella struttura rischia di trasformarsi in una seduta di autocoscienza, una sorta di confessionale del Nazareno. Perchè da qualche tempo a questa parte – anche grazie ai molti posti di potere conquistati – il Pd è diventato un beniamino delle procure della Repubblica italiane. Per una serie di ipotesi di reato anche impressionanti i più birbanti (sempre presunti) della squadra diMatteo Renzi sono incappati in più di un guaio giudiziario. Fosse stato quel 1992 appena ripercorso in tv da una fiction di successo, quel partito sarebbe stato fatto a brandelli da un’opinione pubblica assai sensibile. Oggi dai vertici all’ultimo degli uscieri si dà forse meno importanza ai guai giudiziari, e un po’ di garantismo ha iniziato ad albergare perfino fra i nipotini del Pd. Soprattutto quando si tratta di auto-assolversi. Ma solo negli ultimi dodici mesi le cronache giudiziarie hanno narrato di più di un esponente di alto grado del Pd alla settimana il cui nome è finito nel registro degli indagati delle varie procure.

Una settantina di alti dirigenti, fra cui decine di consiglieri regionali, 7 deputati, 6 senatori, sottosegretari dell’attuale governo, candidati presidenti di Regione, segretari regionali e provinciali del partito. Dalla Valle D’Aosta alla Sicilia, come accade a un partito della Nazione che si rispetti. Per reati anche gravi. I più gettonati sono peculato, falso e truffa, visto che si tratta dei reati più comuni nelle inchieste sui rimborsi ai gruppi consiliari delle varie Regioni italiane. Ma ci sono anche corruzione e turbativa d’asta, che hanno portato perfino in carcere alcuni sindaci del Pd. Poi nel ventaglio davvero di tutto: corruzione, concussione, abuso di ufficio, appropriazione indebita, evasione fiscale, false comunicazioni sociali, associazione di stampo mafioso, bancarotta fraudolenta, truffa fino all’omicidio e disastro colposo che figurano fra i capi di imputazione con cui è stata iscritta nel registro degli indagati della procura di Genova Raffaella Paita, ex assessore e ora candidata del Pd alla guida della Regione Liguria. Un deputato è stato arrestato (Francantonio Genovese) grazie alla autorizzazione a procedere concessa, ed è finito in carcere già due volte con più capi di accusa in un’inchiesta che riguardava i fondi per i corsi di formazione in Sicilia. Sono stati arrestati anche il sindaco di Gioia del Colle, quello di Ischia (inchiesta dove è emerso il vino-gate diMassimo D’Alema), un consigliere comunale del partito a Potenza, un dirigente dell’assemblea regionale del Pd campano e altri personaggi minori.

Ci sono parlamentari del Pd in questo momento testimoni ed eventuali parte lesa di una delicata inchiesta segretata dalla procura di Bologna sull’appropriazione indebita che avrebbe fatto un loro collaboratore e dirigente del partito, tramite misteriosi prelievi effettuati sui loro conti correnti bancari. Ci sono politici indagati e puntualmente ricandidati dal Pd di Renzi e diventati nuovamente consiglieri regionali nonostante l’accusa di avere fatto la cresta sui rimborsi spesa (Emilia Romagna). Ci sono indagati che corrono per le prossime elezioni, come la citata Paita, il candidato presidente alla Regione Campania, Vincenzo De Luca, il candidato sindaco di Giugliano, Antonio Poziello. Sempre in Campania sono finiti in guai seri il sindaco Pd di Ercolano, il suo vicesindaco dello stesso partito e altri consiglieri comunali.

La rimborsopoli ha colpito a qualsiasi livello: decimati i Pd di Regioni come Emilia Romagna, Piemonte, Lazio, Valle d’Aosta e Marche dove se il bilancio non è più pesante per il partito di Renzi è solo perché molti eletti coinvolti sono usciti dal partito ricandidandosi in una lista civica guidata dal governatore uscente Gian Mario Spacca (indagato anche lui e molti suoi per reati compiuti prima dello strappo con il partito). L��ultima piccola storia arriva da Torino, dove c’è stata addirittura una pioggia di avvisi di garanzia sul Pd per i gettoni presi partecipando a giunte delle circoscrizioni a cui non sarebbero mai andati. Cifre piccole quelle contestate, 600 euro al mese. Ma nella rete della procura è caduta anche un vero pescione: Paola Bragantini, ex presidente di Circoscrizione e nel frattempo diventata deputato del Pd. Per non farsi mancare nulla ci sono pure reati non legati all’attività politica vera e propria. Il destino di Renato Soru, ex presidente della Sardegna e attuale segretario regionale Pd, sarà deciso il prossimo 28 maggio: è accusato come imprenditore di false comunicazioni sociali ed evasione fiscale. Anche il Pd ha il suo Silvio Berlusconi…

di Franco Bechis

Da notifiche
 

Servizio che riguarda sernagiotto

Milioni di euro erogati per servizi sociali Striscia la notizia: Moreno Morello torna a parlarci progetti sociali che non decollano… Guarda su Video Mediaset del…
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DALLE CALABRIE – COSENZA
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vi aspettiamo numerosi SABATO 2 MAGGIO ORE 21.00
PIAZZA RIFORMA COSENZA

foto di Romualdo Montagna Cosenza.
 
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