RISPOSTA A ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA AI NUOVI CONSERVATORI E ALLA NOSTALGIA DI UN’ITALIA DIVERSA ELZEVIRO DEL CORSERA


RISPOSTA A ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA AI NUOVI CONSERVATORI E ALLA NOSTALGIA DI UN’ITALIA DIVERSA ELZEVIRO DEL CORSERA [ “AZ.” : 9-10.05.’15 ]

UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA !
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Mattarella ha firmato. Ecco come cambia la legge elettorale

OGGI: RISPOSTA A ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA AI NUOVI CONSERVATORI E ALLA NOSTALGIA DI UN’ITALIA DIVERSA ELZEVIRO DEL CORSERA [ “AZ.” : 9-10.05.’15 ]
 
CORRIERE DELLA SERA
[ mercoledì, 6 maggio 2015 ]
Risultati immagini per ernesto galli della loggia corriere della sera
 
I NUOVI CONSERVATORI
NOSTALGIA DI UN’ITALIA DIVERSA
di Ernesto Galli della Loggia
 
[ da messaggio “postato” su facebook ]
“………… in certi casi si può essere “conservatori” stando a sinistra, o temi di “destra” possono essere fatti propri dalla sinistra. E ciò di cui si è accorto grazie alla sua età e al suo fiuto Matteo Renzi: ed è per questo che egli sta riportando una vittoria dopo l’altra, mentre i suoi avversari interni balbettano sul nulla e dalle altre parti si agitano solo dei fantasmi o degli inutili masanielli………………..”Non sono parole mie ma è solo uno stralcio tratto da un editoriale di un grande del giornalismo italiano, Ernesto Galli della Loggia, apparso oggi in prima pagina sul Corriere della Sera con il titolo “NOSTALGIA DI UNA ITALIA DIVERSA”. Direi che è il caso di rifletterci sopra, e non solo per la scontata levatura dell’articolista.
  • Aquila Solitaria . .
    Caro Luigi,

    questo Paese che annaspa in un buio impenetrabile e ossessivo, smarrito in una confusione angosciante, e non solo della politica, è come una zattera alla deriva, ingovernabile, sballottata dalle onde di un oceano in tempesta, e ci siamo tutti sopra.

    Poveri noi!

 
 
“Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono
Da più anni non leggiamo il Corriere della Sera la cui linea editoriale non condividiamo, a parte il valore di chi vi scrive e di chi lo dirige, e il messaggio di segnalazione su facebook – che pubblichiamo – ci ha non poco incuriosito. Ernesto Galli della Loggia è uno storico e giornalista, editorialista del Corriere della Sera, che abbiamo avuto modo, in più occasioni, di apprezzare. Non così, con tutto il rispetto, per l’articolo del 6 u.s. , che – più avanti – riproduciamo e che è da considerarsi, a nostro avviso, conformista e deludente e, per certi versi, elzeviro sì pregevole ma tendenzioso. Scritto tutto, ci pare, e crediamo di essere nel giusto, per giustificare il finale pistolotto pro presidente del consiglio. Avevamo già scritto quel che pensiamo di Matteo Renzi – che oggi replichiamo – e l’abbiamo inviato anche alla redazione del corsera come risposta a Galli della Loggia. Se verrà riscontro ne daremo informazione.
 
[ per leggere tutto – vedi : oltre ]
 
ALL’ILLUSTRE ARTICOLISTA 
Ove, per caso, venga messo a conoscenza del nostro scritto – che riguarda l’osannato Renzi – ci piacerebbe conoscere le sue controargomentazioni. Per noi Matteo e il renzismo restano solo una spugna che, per ora, assorbe tutto e il contrario di tutto; nel temporaneo eclissi del primato della politica, e lui durerà meno di quando si pensi, il primiero della classe fa il bottino di tutto e tutti. In attesa…”Azimut” – il presidente
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Il 7 maggio di 15 anni fa un semisconosciuto Vladimir Putin inaugura ufficialmente il suo primo mandato da presidente della Federazione Russa. Vinte le elezioni di marzo, il nuovo inquilino del Cremlino succede a Boris El’cin, primo leader post-sovietico, e raccoglie una eredità molto pesante. Il…
LIMESONLINE.COM
 
 
Alessandro Sansoni ha condiviso un link·
Nell’aprile del 2011 l’allora governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, partecipò all’inaugurazione della mostra “ La moneta dell’Italia Unita: dalla Lira all’Euro” in occasione del 150° anniversario dell’unità d’Italia. In tale occasione fece un…
GIACINTOAURITI.EU|DI REDAZIONE
 
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IN COPERTINA – CIAO CIAO EUROPA !
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“AZ.” – SIAMO TUTTI ATENIESI !

Nell’aprile del    COME BIASIMARE IL LEADER CHE CERCA UNA VIA DI USCITA PER LA SUA GRECIA 

( STROZZATA( STROZZATA DALLA MONETA DI BELZEBU’ )  ? STROZZATA ! ! !

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CORRIERE DELLA SERA
[ mercoledì, 6 maggio 2015 ]
I NUOVI CONSERVATORI
NOSTALGIA DI UN’ITALIA DIVERSA
di Ernesto Galli della Loggia
 
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Siamo in molti oggi in Italia, credo, ad avvertire dentro di noi e intorno a noi sempre più spesso pensieri e pulsioni che in altri tempi avremmo giudicato tipici di una mentalità conservatrice (e che in un certo senso lo sono davvero). La cosa è tanto più significativa in quanto riguarda persone che spesso sono state di sinistra e dicono di esserlo ancora. Nel Paese sta dunque montando una subdola ondata conservatrice? Chiariamo innanzi tutto un punto: l’economia non c’entra. Qui da noi il «liberismo selvaggio» continua a non fare proseliti: ben pochi pensano cioè che la proprietà debba avere più diritti del lavoro o che non debba esserci una protezione adeguata per la parte più sfavorita e fragile della società. No, l’Italia di cui sto dicendo non inclina al conservatorismo perché è sul punto di passare dalla parte del più forte. Tanto meno sul punto di iscriversi al «partito dell’ordine», che non sa neppure che cosa voglia dire.E non c’entra neanche l’età, come pure si potrebbe pensare. Oggi tra l’altro, si sa, è più facile semmai trovare un progressista doc tra quelli che hanno i capelli grigi che tra i ventenni. Stiamo dunque diventando conservatori per un’altra e semplice ragione: perché a petto di ciò che è l’Italia attuale ne vorremmo una diversa, e magari, per chi se la ricorda, un’Italia ancora con alcune cose, con alcune caratteristiche, che aveva quella di ieri e che sono state insulsamente gettate via. Forse più che conservatori siamo nostalgici. Nostalgici ad esempio dello Stato. Inteso non come astratto feticcio ma come quell’insieme di organi e di funzioni di controllo e di vigilanza, preziosi al centro come nelle periferie. Nostalgici di quello Stato che non si era ancora rassegnato all’inefficienza dei suoi uffici e alla abituale protervia dei suoi dipendenti, che nei ministeri e altrove non aveva dato tutto il potere alle lobby interne e ai sindacati. Quello Stato che non aveva ancora deposto quasi per intero la sua sovranità nelle fauci del «mostro freddo» di Bruxelles, e neppure si era ancora arreso ai cacicchi regionali o ai voleri di qualche capetto dei «territori»; che non aveva ancora deciso di dismettere sempre e comunque ciò che è pubblico solo per rimpinguare, come poi si è visto, i portafogli dei privati. Nostalgici dello Stato, della Banca d’Italia, delle Sovrintendenze, dei Provveditorati, del Genio Civile, dell’Ufficio Geologico Nazionale, delle Prefetture (sì certo, delle Prefetture!): dello Stato insomma rappresentato da quelle amministrazioni che per un secolo e mezzo ci hanno consentito una convivenza in fin dei conti decente, riuscendo bene o male a disciplinare il nostro anarchico frazionismo e il nostro scarso rispetto delle leggi. La nuova Italia conservatrice lo è, dunque, perché la nostalgia alla fine è sempre anche desiderio di conservare. Ad esempio conservare una scuola capace di tenere a bada le famiglie e di mantenere la disciplina; con insegnanti bravi, consci del proprio ruolo e capaci di farsi ubbidire; con regole non destinate a mutare ogni tre anni; con programmi non pronubi alle novità quali che siano, alla «sperimentazione», all’«inglese», alle «lavagne elettroniche», al «mondo del lavoro», additati come altrettanti orizzonti supremi di ogni programma educativo. Una scuola ideale che forse non è mai esistita: ma la cui immagine, di fronte alla rovina presente, si rafforza ogni giorno di più come un irrinunciabile dover essere. O ancora, conservare le nostre città: libere dalle movide, dai pub, dalle troppe pizzerie al taglio e dai troppi negozi alla moda che chiudono dopo appena un paio d’anni ma non senza aver decretato nel frattempo la scomparsa dalle vie di barbieri e di fiorai, di ciabattini e librerie. Conservare i paesi, i borghi grandi e piccoli dell’Italia antica, con gli uffici postali, le stazioni ferroviarie, i palazzi e le opere d’arte: quel paesaggio, quelle forme di vita che legano tanti di noi al passato. Che sono il passato vivo e vitale del Paese. Ma c’è dell’altro e di più, mi pare, in questa piega chiamiamola pure conservatrice che sta prendendo una parte dell’opinione pubblica orientata finora diversamente. C’è la convinzione ad esempio che si debba ritornare ad onorare dimensioni antiche come le buone maniere o il senso comune, un minimo rispetto per i ruoli e le gerarchie; per il merito. S’intravede una considerazione nuova per i valori della coesione collettiva (per esempio lo spirito nazionale), accompagnata da un’insofferenza crescente verso gli atteggiamenti più conclamati di autoreferenzialità, di ribellismo, di edonismo vacuo. Si fa strada un certo distacco rispetto a forme di scientismo prometeico, di certezza laicista, verso cui prima si aderiva senza problemi.È di destra tutto questo? È di destra volere norme non cervellotiche, controlli efficaci, interessi collettivi tutelati, chiedere attenzione per quanto rappresenta la nostra identità umana e storica, volere un’atmosfera culturale meno succuba alle mode dei tempi? È solo uno sterile rimpianto? Corrisponde alla richiesta di cose delle quali non compete occuparsi a chi governa? Questo è forse ciò che pensano coloro che vivono nell’acquario della politichetta montecitoriesca. Sbagliando, perché dietro quanto fin qui detto si muovono in realtà due potenti convinzioni che recano con sé due significati politici clamorosi e sempre più evidenti. Prima di ogni altra cosa, che la Seconda Repubblica è stato un fallimento totale: con tutti i suoi D’Alema, i suoi Berlusconi, i suoi Bossi, i suoi Prodi e compagnia bella, con tutti i suoi partiti e con tutte le sue scelte politiche che volevano essere di rottura, o comunque «diverse» rispetto al passato, e che invece non hanno portato a nulla. E poi – e soprattutto – che dalla Seconda Repubblica non si esce né a destra né a sinistra, per adoperare un lessico antico. Si esce invece con una ridefinizione profonda di ciò che è di destra e di ciò che è di sinistra. Dove in certi casi si può essere «conservatori» stando a sinistra, o temi «di destra» possono essere fatti propri dalla Sinistra. È ciò di cui si è accorto grazie alla sua età e al suo fiuto Matteo Renzi: ed è per questo che egli sta riportando una vittoria dopo l’altra, mentre i suoi avversari interni balbettano sul nulla e dalle altre parti si agitano solo dei fantasmi o degli inutili masanielli. 
6 maggio 2015
 
GALLI DELLA LOGGIA – DIXIT
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 “…E poi – e soprattutto – che dalla Seconda Repubblica non si esce né a destra né a sinistra, per adoperare un lessico antico. Si esce invece con una ridefinizione profonda di ciò che è di destra e di ciò che è di sinistra. Dove in certi casi si può essere « conservatori » stando a sinistra, o temi «di destra» possono essere fatti propri dalla Sinistra. È ciò di cui si è accorto grazie alla sua età e al suo fiuto Matteo Renzi: ed è per questo che egli sta riportando una vittoria dopo l’altra, mentre i suoi avversari interni balbettano sul nulla e dalle altre parti si agitano solo dei fantasmi o degli inutili masanielli. “
“AZIMUT” – RISPOSTA  A ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA
MATTEO RENZI IL PIFFERAIO FIORENTINO COL VENTO IN POPPA 
[scritto :  martedì, 5 maggio 2015 ]
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 CON NOI NON FA MERENDA 
 
IL CONDUCATOR D’ITALIA DEI “SUICIDATI”…..
<< “RENZISPOT” & “RENZISCOOP” >>
Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut

IL NOSTRO COMMENTO
Che il presidente del consiglio, per delega, viaggi col vento in poppa non c’è dubbio. Destinato, e predestinato, a gestire il prosieguo, senza infamia e senza lode, della repubblica napolitana e del protettorato Italia, ha incassato l’ennesima fiducia che lo rende ancora più gradito, allineato e coperto, ai satrapi dell’Ue e ai poteri forti; funzionale a tutti gli ingessatori della nostra repubblica e alla cupola dei fruenti i benefit, privilegi che ormai sono una grave offesa, a sangue, per un popolo crocifisso con balzelli, ingiustizie e impoverimento, irreversibile, generale. Può contare, a go go, sui centotrenta parlamentari che occupano, da abusivi, gli scranni della camera e che fanno, e faranno, sempre la differenza occorrente; parimenti su tutti gli eletti che, comunque sia, sono e saranno prigionieri della formula di fine legislatura al 2018. Nessuno giunge e giungerà alle estreme conseguenze e il personaggio lo sa bene. I motivi della sua arroganza sono tutto quì. Il pifferaio fiorentino, dunque, viaggerà col vento in poppa sino a quando saranno utili i suoi servigi e, poi, al fin della licenza, lautamente ricompensato, come coloro che lo hanno anticipato, finirà come il classico limone spremuto e si adeguerà al dispositivo del tirar la catenella. Lo sa bene. E gli sta pure bene, com’è risaputo infatti tale regola inevitabile, gradita o meno, vale per ognuno che abbia vissuto sempre e solo di pane della politica e senza mai avere svolto, realmente, una pubblica e trasparente attività.Tra tutti coloro che hanno vissuto e vivono, da privilegiati, di fatica senza fatica, ci sta – senza dubbio – proprio bene. A parte l’talicum-tirannicum. sul quale ritorneremo, incarna la migliore linea democristiancomunista, riverniciata per questi tempi di sovranità amputata, a guida dei molti vassalli e valvassori, valvassini dell’Italia commissariata; il paradosso di questo nostro sistema di potere che, ancora, pervicacemente, si autassolve e si autoproclama democratico antifascista[sic].Come se la dittatura fosse stata e fosse d’altri tempi ( ahinoi ! ). Quanto ai componenti la minoranza democrat, certamente forniti – dal loro punto di vista – da buone ragioni, cozzano con l’interesse delle nomenklature, al vertice, di garantirsi il potere di amministrare e, senza una verniciatura alternativa, entrano in collisione con il tradizionale “contrordine compagni” adatto ad una base di militanti che, da sempre, accetta il travestimento secondo i tempi e le circostanze;non a caso, e la dice lunga, l’appiattarsi – in attesa dei tempi migliori – delle vecchie faine alla D’Alema nonchè il silenzio dei desaparicidos alla Veltroni ed alla Rutelli.Veniamo, perciò, all’ultima delle combinate del giovin signore della sinistra che ha ribattezzato la Milano in mano degli incappucciati come una giornata, indolore, che ha visto solo “quattro teppistelli, figli di papà” all’opera e senza avere, per così dire, guastato la festa. Se non imperasse il cosiddetto doppiopesismo al Renzie-Fonzie, a simiglianza del reato di associazione esterna mafiosa, con al confino i tanti – in carcerazione preventiva con o senza i processi – , seppure sconfessato in sede internazionale, toccherebbe – parimenti e per le sue affermazioni – il reato di concorso esterno alle devastazioni;ma lui rientra nel solutus. Esente dalla mannaia giudiziaria, e non solo perchè – seppure indirettamente – in odore di connivenza, e in compagnia d’una corte di indagati, procederà – speditamente – per le ulteriori e prossime due tappe; fare cappotto per il rinnovo di tutti i governi regionali e completare il disegno per l’altra camera alta di ornamento.

LA COSIDDETTA RIFORMA, PER GIUNTA APPROVATA COME NON MODIFICABILE, E’ FATTA SU MISURA PER GARANTIRE AL CAPO DEL POLITBURO – SEGRETARIO DEL PARTITO E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO – IL PIENO CONTROLLO DELLA FUTURA CAMERA SOVIET CHE DIVERRA’, DI FATTO, SOLO ORGANO DI RATIFICA;E SEGUIRA’ IL FUTURO SENATO DELLA REPUBBLICA, NON ABOLITO – COME SI DICE – MA MODIFICATO, CHE NON AVRA’ POTERI DI INTERFERIRE. TUTTO IL POTERE ALLA CAMERA IN MANO D’UNA MAGGIORANZA CHE, PER EFFETTO DELLA SOLA META’ DEGLI ELETTORI CHE NON DISERTA LE URNE,  RISULTERA’ DAL VOTO – AL MASSIMO – DI DUE ITALIANI SU DIECI ALLA LISTA DEL PARTITO VINCENTE FRUENTE, PER L’APPUNTO, DEL PREMIO DI MAGGIORANZA. QUANTO ALLA SOGLIA MINIMA DI SBARRAMENTO, FISSATA PER L’ENTRATA IN PARLAMENTO DEI PARTITI, LUNGI DALL’INTENZIONE DI VOLERE GARANTIRE LA MASSIMA RAPPRESENTANZA, E’ PREDISPOSTA ALLO SCOPO, E DI REALIZZARE  SOLO L’ULTERIORE  FRAMMENTAZIONE DELLA MINORANZA – COMPOSTA DALLE ALTRE FORZE POLITICHE –  CHE GIA’ HA SCARSA POSSIBILITA’ DI INCIDERE, E PER DOTARE L’ESERCIZIO DEL PARTITO UNICO OVVERO IL SUO GRUPPO PARLAMENTARE, COME L’ESECUTIVO, DELLA FOGLIA DI FICO, RAPPRESENTATA DA QUALCHE GRUPPUSCOLO DI PRETORIANI, D’UNA PRESUNTA COALIZIONE GOVERNATIVA. PROCEDERE A COLPI DI VOTI DI FIDUCIA E’ DIVENUTO, ORMAI, UNA NORMALITA’ E, 

COME GIA’ NAPOLITANO, PER MATTARELLA L’ANOMALIA NON E’ ALL’ORDINE DEL GIORNO, A TUTT’OGGI E’ SILENZIO ASSOLUTO, UNA PIA ILLUSIONE L’EVENTUALE E SPERATO DINIEGO ALLA FIRMALa cosiddetta riforma delle riforme, dunque, sarà la tavola suprema per la governabilità e si baserà sul premio di maggioranza alla lista che supera il 40% dei voti, o ballottaggio tra i due partiti più votati se nessuno supera quella sogliaIl ricorso all’eventuale secondo turno, ove proprio necessario, servirà, nella convinzione che il rapporto di forza – tra  i partiti – non muti, per garantire il tutto è in ordine e niente a posto; implicito che partirà, alle future elezioni politiche, la strategia anche per una opposizione funzionale; e il lavorio per tirare una doppia volata, Renzi e Grillo si prestano alla bisogna; entrambi, telecomandati, abili comunicatori, per opposti fronti, capaci di coincidere con le aspettative della gente ma per puntare, nei fatti, a operare – esattamente – per l’incontrario. Questa, in sintesi, la realtà della quale gli italiani sembrano – ancora – non accorgersi; e sino a quando ? Nulla di nuovo sotto il sole; i domestici della maggioranza, come è noto, sono stati sempre una costante della nostra repubblica cui si contrapponeva, parimenti, l’opposta pletora di maggiordomi della minoranza.Una diversa, differente, posizione senza padroni non era permessa, e mai concessa. Il conducator d’Italia dei “suicidati” , non è una novità. Una soluzione che sembra indovinata, dopo i tanti tentativi abortiti di restaurazione, e che, per il momento, mette alle corde tutti i veri innovatori, a destra – al centro – e a sinistra -, per riportarci al prima del 1994; questo lo stato dell’arte e il progetto in cantiere che, però, ha qualche punto debole e non vaccinato per tutti i rischi; metti che, per l’imponderabile, gli italiani ritrovino, per una qualche ragione, la via delle urne; che si immagini, sulle schede, il logo d’una lista che assembli tutti i simboli dell’ex centrodestra; oppure solo quello leghista e di forze alleate; le maggioranze, e le minoranze, sarebbero nuovamente in predicato. Possono sparigliarsi le carte ? Forse che sì e forse che no. Per ora abbiamo MATTEO RENZI IL PIFFERAIO FIORENTINO COL VENTO IN POPPA MA CON NOI NON FA MERENDA.

 
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Italicum, Renzi: "Garantirà stabilità". Voto finale alle 22
A PROPOSITO DEI “QUATTRO TEPPISTELLI FIGLI DI PAPA’…”
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Questo filmato andato in onda ieri sera Virus Rai è dedicato a tutti coloro che definiscono i disordini di Milano come bazzeccole realizzate da ragazzi che sbagliano. e che io definisco solo e semplicemente delinquenti.

Ps è stato girato da beniamino daniele che per fare il suo lavoro con la collega francesca parisella ha rischiato grosso.

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Risultati immagini per nicola cosentino
A PROPOSITO DEL DOPPIOPESISMO E DELLA MANNAIA GIUDIZIARIA
 
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——- Original Message ——–

Subject: Lehner: Che fine ha fatto Nicola Cosentino?
Date: Thu, 7 May 2015 08:42:37 +0000
From: Giancarlo Lehner <giancarlolehner@hotmail.com>
To: ( . . . )


Il silenzio dei garantisti della domenica sull’odissea carceraria di Nicola Cosentino soppesa  perfettamente il vuoto a perdere della politica e dell’informazione, associate con le toghe combattenti nell’attuazione della barbarie profetizzata dal grande Giovanni Falcone: l’Italia culla del Diritto si avvia a diventarne la tomba. 

Giancarlo Lehner
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A PROPOSITO DI BALLOTTAGGIO – ECCETERA…
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[ da messaggio “postato” su facebook ]
Berlusconi ha ragione se non facciamo un partito unico per ricevere il premio ottenendo il 40% non vinceremo e Renzi frega tutti e saremo finiti per sempre. Il bastardo ha fatto la legge per lui sapendo che in Italia sono nati una miriadi di centrini di destra, Renzi al ballottaggio vincerà se non ce la fa a raggiungere il 40% Cittadini di destra non vanno al 2 turno, le sinistre sanno organizzarsi meglio, Renzi lo sa per ciò ha fatto la legge del ballottaggio se nessuno vi… Continua a leggere ( . . . ) Non fatevi fregare se saranno uniti con un unico leader al momento Berlusconi che è unico per portarci alla vittoria, va bene. Poi ci saranno altri leader che voi giovani sceglierete tra voi democraticamente, ma non illudetevi adesso l’unica carta valida sarà Berlusconi otterrà la sentenza innocente e avrà tutti i diritti civili e il popolo lo seguirà come vittima della giustizia Lui saprà fare la campagna elettorale avendo argomenti validi per distruggere qualsiasi personaggio di sinistra.. – Renzi contro di lui non ce la farà mai a vincere verrà stracciato dagli italiani. ( . . . ) Berlusconi insiste sul soggetto che riunisca i moderati: ( . . . ) « Bisogna convincere gli elettori che devono votare per un unico grande partito, è un reato oggi non andare a votare perché non siamo più in una democrazia.». ( . . ) Silvio Berlusconi incontra i candidati pugliesi a Palazzo Grazioli e si confronta con loro sul futuro del centrodestra e sulla nuova idea che sta maturando nella sua mente da qualche settimana. Prima ricorda come « a causa degli alleati non ho potuto fare con i miei governi la rivoluzione liberale che avevo in mente ». – Il ragionamento del premier parte dall’osservazione della realtà e dallo scenario che l’Italicum – la nuova legge elettorale prevede il premio al primo partito e non alla coalizione – imporrà alle forze politiche. L’idea di fondo è che esiste una forte domanda nel Paese di una forza di centrodestra capace di incidere e parlare con una voce sola. L’offerta attuale, però, non è convincente, con lo spezzettamento in mille rivoli e divisioni fin troppo visibili all’esterno. La maggioranza non di sinistra dell’elettorato rischia di rimanere apolide, a meno che tutti non rinuncino a qualcosa e decidano di cambiare rotta. – Il messaggio di Berlusconi è semplice: o ci muoviamo oppure regaliamo al Pd di Renzi una longevità immeritata legata più alla nostra debolezza che alla sua forza. Il presidente di Fi – che per sé immagina un ruolo da regista – ha avuto modo di visionare un report preparato da Alessandro Cattaneo che invoca « idee, linguaggi e persone nuove per costruire il centrodestra del futuro ». ( . . . ) -. Dopo le Regionali, però, Berlusconi è convinto si possa fare breccia in queste convinzioni. E inaugurare un nuovo cammino, dentro un perimetro di regole e idee diverso dal passato.
( . . . )

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Berlusconi risale nei sondaggi e sulle alleanze tratta a oltranza

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La Stampa contro Matteo Renzi:  "Ha davanti tre strade, tutte sbagliate"
A PROPOSITO – PRIMA DELL’IITALICUM TIRANNICUM
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[ tratto da Libero : 4 maggio 2015 ]

IL BESTIARIO

Pansa: Appello a Mattarella, non firmi l’Italicum e fermi Renzi

Nel vedere la lunga diretta televisiva sull’apertura dell’Expo 2015, e seguendo la guerriglia degli antagonisti che violentavano Milano, mi sono fatto una domanda. Come mai nella capitale lombarda non c’era anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella? Accanto al premier Renzi si vedevano fior di autorità. A cominciare da Giorgio Napolitano che, pur non essendo più un giovanotto, si era sobbarcato una fatica non da poco, insieme alla moglie. L’unico big a mancare era proprio il capo dello Stato.  Ho chiesto a qualche amico che sa molto dell’ambiente politico romano perché Mattarella fosse assente, in un’occasione così importante, seguita dai media di mezzo mondo. Non era stato invitato? Il protocollo non contemplava la presenza del primo fra gli italiani? Per quale altro motivo il buon Sergio risultava a Roma? – Nessuno ha saputo spiegarmelo. Allora il Bestiario si è fatto una seconda domanda. È possibile che tra il presidente del Consiglio e il capo dello Stato sia sceso un po’ di gelo a proposito dell’ultima impresa renzista? Si tratta del varo, non ancora avvenuto, dell’Italicum, la legge elettorale capestro che sta in cima ai desideri di un premier voglioso di diventare il padrone politico dell’Italia. Il Bestiario è una rubrica un tantino mattoide, ma non al punto di immaginare un retroscena da thriller come questo.  Per restare con i piedi per terra, l’unico fatto incontestabile è che Mattarella e Renzi non potrebbero essere tipi umani più diversi. Il capo dello Stato è un politico di lungo corso, cresciuto nella sinistra democristiana, quella di De Mita. Per anni ha dimostrato di essere un signore pacato, tenace, senza ansie da potere e meno che mai incline a sbandamenti faziosi. Tanti anni fa, un altro dicì mi aveva detto: «Nel lavoro di partito, Sergio è tenacissimo e insistente, come la goccia che cade». – L’essere anziani, insieme a tanti fastidi, presenta un vantaggio. È di aver incontrato leader politici che non avevano ancora esaurito il percorso previsto. A me capitò di intervistare a lungo Mattarella all’inizio del 1989, quando aveva 48 anni e un volto assai più giovane sotto i capelli già bianchi. Nel governo De Mita ricopriva l’incarico di ministro per i Rapporti con il Parlamento. E la prima domanda che gli rivolsi fu se l’immagine della goccia che cade, e poi ricade, e poi cade di nuovo senza smettere mai, si attagliasse al suo modo di muoversi all’interno della Casta dei partiti.  Mattarella mi scrutò con severità dolce, un tratto tra il paziente e il dolente che oggi molti italiani conoscono. Anche grazie al ritratto che un grande comico, Maurizio Crozza, fa di lui nel «Paese delle meraviglie» su La7. Mattarella non mi rispose subito, stava riflettendo sul modo giusto per replicarmi. – Poi sorrise e mi spiegò: «Non so dirle se sono davvero così. Però Aldo Moro aveva già spiegato l’importanza dei piccoli passi. Lui elogiava il lavoro che sembra fatto di niente. Non dico che i piccoli passi, quelli che si vedono poco, siano i più importanti. Ma di certo lo sono quanto i grandi movimenti che suscitano clamore».  Quindi azzardò una profezia: «In pochissimi anni, i partiti italiani diventeranno dei corpi sempre più separati dalla società. E sempre meno qualificati. Nella periferia della Democrazia cristiana sta già accadendo. Il virus è molto esteso. E rischia di intaccare in modo irreparabile i piani alti del mio partito». Poi aggiunse: «Del resto, in tutto l’Occidente è in corso un processo che spinge i veri centri di decisione a trasferirsi fuori dalla politica. Esiste davvero il pericolo che i partiti diventino una sovrastruttura che galleggia su altri centri di potere, né palesi né responsabili. La politica, invece, deve essere un punto alto di mediazione nell’interesse generale. Se la politica non è in grado di fare questo, le istituzioni muoiono. E prevale chi ha più forza economica o più forza di pressione, che è poi la stessa cosa». – Sottolineo ancora la data di queste parole profetiche: fine gennaio 1989, ventisei anni fa. Quando le rileggo, provo un senso di vertigine. La Goccia che cade aveva previsto l’irrompere sulla scena di un leader alieno, pronto a considerare i partiti e i sindacati un arredo inutile della vita pubblica: Renzi, per l’appunto. Un diverso pronto a rottamarli, immagine spietata e allora sconosciuta. E qui ci troviamo alle prese con un enigma. Perché mai il Fiorentino ha scelto di mandare al Quirinale un personaggio tanto diverso da lui? E con una mossa autoritaria che lo ha portato a rompere il Patto del Nazareno stretto con un Berlusconi in agonia?  – A somiglianza della domanda sul perché il capo dello Stato non fosse presente alla nascita dell’Expo, anche in questo caso non trovo una risposta. Non mi resta che constatare il baratro di alterità che esiste fra Renzi e Mattarella. Il premier è uno spaccone che si ritiene il salvatore dell’Italia. Ama gli slogan mirabolanti: «Oggi comincia il domani dell’Italia» ha gridato dalla tribuna dell’Expo. Insulta di continuo chi non la pensa come lui. Dopo i gufi e i rosiconi, si è inventato i professionisti del «non ce la facciamo».- Renzi sta incassando l’inchino di chi corre sempre in soccorso del vincitore. Cancella le competenze per raccattare plotoni di incompetenti senza esperienza, ma super fedeli. Svela l’orgasmo di sentirsi un uomo solo al comando. Ritiene gli oppositori dei poveri sfigati, e non pochi di questi gli cedono il passo senza muovere un dito o si trasferiscono nel suo campo, felici di servirlo. E di averne in cambio la garanzia di restare incollati ai loro seggi a Montecitorio. Prima o poi fonderà il maledetto Partito Renzista o della Nazione. Un accampamento di seguaci pronti a recitare la vuota giaculatoria di San Matteo: «Cambiare verso». Adesso il Grande Illusionista si trova di fronte alla battaglia campale del suo giovane regime: l’Italicum, la nuova legge elettorale che annullerà le opposizioni e segnerà l’inizio di un potere a suo uso e consumo. Le prime vittime, dopo il repulisti immotivato nelle grandi aziende pubbliche, saranno i media. A cominciare dalla Rai, destinata a diventare un feudo renziano che ci farà rimpiangere persino la vecchia lottizzazione tra i partiti.- Renzi è convinto di portare alla vittoria la sua guerra lampo per l’Italicum. Ed è facile prevedere che nessuno lo fermerà. Forse si ritiene più forte di Adolf Hitler che con la Blitz Krieg si illudeva di arrivare in poche settimane a Mosca. Mangiandosi l’impero sovietico e fucilando un signore baffuto che si chiamava Stalin. Temo invece che Matteo il Conquistatore non troverà ostacoli. La sinistra è a pezzi, la destra è in agonia e ha un solo bomber, il Salvini leghista. Restano in campo appena i Cinquestelle, ma nessuno può sapere se Beppe Grillo avrà la forza di resistere all’ondata renzista.  C’è un solo potere in grado di fermare Renzi e bloccare la ghigliottina dell’Italicum. È il presidente della Repubblica. Che cosa pensa della nuova legge elettorale il saggio Mattarella? Non lo sappiamo. Ma sta a lui decidere se la democrazia italiana potrà sopravvivere. – Per questo motivo, il Bestiario gli rivolge un appello: non firmi l’Italicum, signor Presidente. E si rammenti della goccia che cade, l’elogio più grande che possiamo dedicarle. Soprattutto in questa stagione oscura che ricorda il «Macbeth» di Shakespeare, con le streghe che urlano: «Bello è il brutto, e brutto è il bello. Voliamo nella nebbia e nell’aria sozza».

di Giampaolo Pansa

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tratto da redazione – Tiscali
 
SU NAPOLI CALCIO – DOPO L’ULTIMO PAREGGIO
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[ se trovi spazio bianco prosegui – il servizio continua ]
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1 h ·
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Ha ragione il presidente, è uno scandalo. Cosa ne pensate?

 
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da messaggi “postati” su facebook
 
 
Dario del Buono ha condiviso la sua foto.

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