Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma altri eventi e corrispondenze


Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma altri eventi e corrispondenze [ “AZ.-NEWS” : 21.05.’15 ]

repetita iuvant
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azimutassociazione@libero.it
scritto : 20-mag-2015 – an.arenella@libero.it
“Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
Ufficio Stampa : “Ferruccio Massimo Vuono”<massimovuono@libero.it>

Oggi: Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma  altri eventi e corrispondenze 
[ “AZ.-NEWS” : 21.05.’15 ]
 
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[ repetita iuvant – PRIMA GLI ITALIANI ]
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IL COMBINATO DISPOSTO POTERI FORTI & RENZISMO DI SINISTRA CHE CI GETTA SUL LASTRICO.
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PRIMA GLI ITALIANI – IL NOSTRO COMMENTO
“Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono
NON SI TRATTA DI NEGARSI A CHI CI CHIEDE SOCCORSO MA OCCORRE RIMARCARE CHE, ORMAI, L’ACCOGLIENZA E’ DIVENUTA L’UNICA A GIOVARSI DI RISORSE ED E’ DESTINATA A DIVENIRE LA PRIMA INDUSTRIA DEL PAESE. LA NAZIONE VEDE SEMPRE DI PIU’ CIITADINI SENZA CASA, LAVORO E DESCO; E L’ASSENZA ASSOLUTA DI ISTITUTI E DI PROVVIDENZE CHE, INFATTI, NON VENGONO NEGATI AGLI IMMIGRATI. UNA SITUAZIONE CHE, FRANCAMENTE, NON PUO’ PIU’ ESSERE TOLLERATA. E FINITELA COL TACCIARCI DI “RAZZISMO” ! FINITELA COL FARE LA CRESTA MILIARDARIA SUI DISPERATI CHE SBARCANO PAGANDO DAZIO AI TRAFFICANTI E AGLI SCAFISTI CHE, POI, FINANZIANO IL TERRORISMO. SIETE COMPLICI ! SE POI IL RENZI VUOLE ADDENTRARSI NELLA VERA REALTA’ DEL PAESE VENGA TRA LA GENTE E VEDRA’ CHE, A PARTE I SOLITI IMMIGRATI E I MENDICANTI CHE QUESTUANO, SONO SEMPRE PIU’ GLI ANZIANI  CHE NON CE LA FANNO E CHE, CON PUDORE, CI CHIEDONO UNA MONETINA. SIETE DEI VIGLIACCHI ! ! ! SIETE DEI FARABUTTI ! ! !
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IL SERVIZIO ODIERNO
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L’ULTIMA DELLE COMBINATE DI MATTEO IL BARONETTO
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Riforma Scuola: ok della Camera. Ecco le novità del ddl
[ TRATTO DAL WEB – LINK  ]
 
   
 
 Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
ANTEPRIMA DI WEB – SERVIZIO TRA BREVE IN RETE ]
 
IN QUESTO SERVIZIO :
Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma  [ per leggere tutto – vedi : al termine del servizio ]

————————————————————————————————————————————————————-IN COPERTINACON BUONA PACE DEL ROTTAMATORE – ESONDANO I BASSOTTI———————————————————————————————————————————————————— [ da messaggio “postato” su facebook ]

foto di Contro La Nomina Dei Senatori a Vita.
 

SENZA PAROLE———————————————————————————————————————————————————–

[ A PARTE I RISCHI E GLI INFILTRATI ]
NON PUO’ DURARE – PRIMA GLI ITALIANI – PRIMA CARITAS E POI CARITATIS
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[ da messaggi “postati” su facebook ]
 
foto di Dimissioni e tutti a casa.

SERVONO PAROLE?

Milioni di pensionati , sono costretti a vivere nella miseria più nera. Pensionati con solo 500 euro al mese o anche meno, tanti portatori di handicap, che…
PIOVEGOVERNOLADRO.INFO
L’Italia recupererà il barcone di migranti affondato ad aprile nel canale di Sicilia. Lo ha detto il premier Matteo Renzi durante la registrazione di Porta a porta:…
WWW.IMOLAOGGI.IT
foto di Dimissioni e tutti a casa.
La candidata dem alle Regionali in Veneto: “Chi è pensionato e vive solo potrebbe ospitarne qualcuno per arrotondare l’assegno con 35 euro al giorno…”
ILGIORNALE.IT
Secondo Farage la soluzione per l’Unione europea è seguire la politica attuata in Australia
ITALIACHIAMAITALIA.IT
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LE ULTIME SULLA RIVA SINISTRA – TANTE BUONE RAGIONI PER NON VOTARLI
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[ da messaggi “postati” su facebook ]
foto di Forza Italia SanMartinovc.
L’ex presidente del Consiglio, ospite a Ballarò, sembra più morbido verso il governo. Ma, presentando il suo libro “manifesto dell’antirenzismo” minimizza:…
GIORNALETTISMO.COM
A differenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella che si è decurtato lo stipendio per non superare il limite di 240mila euro come imposto dalla spending review di Matteo Renzi, il presidente del Senato Pietro Grasso ha…
PIOVEGOVERNOLADRO.INFO
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Eventi a Napoli
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[ da messaggi “postati” su facebook ]
 
C’era una volta l’Italia…….
Martedì 26 maggio alle ore 18.30
Martedì 26 maggio 0re 18,30 circolo Rari Nantes Napoli
Partecipa
Forse
Rifiuta
Nazione in crisi e svuotamento del senso d’identità nazionale Le cause ed i processi generativi della crisi rappresentano dei fenomeni ineluttabili oppure i rimedi sono individuabili, possibili e prat…
Anche Alessandro Sansoni e altre 21 persone sono nella lista degli invitati.
DIFENDERE LA FAMIGLIA PER DIFENDERE LA COMUNITA
Mercoledì 20 maggio alle ore 19.00
Centro Studi La Contea a Napoli
Partecipa
Forse
Rifiuta
MERCOLEDI 20 MAGGIO ALLE ORE 19:00 PRESSO IL CENTRO STUDI LA CONTEA – VIA TOLEDO 418 NAPOLI AVRA LUOGO IL CONVEGNO: DIFENDERE LA FAMIGLIA PER DIFENDERE LA COMUNITA PARTECIPERA: Giovanni FORMICOLA, pre…
Anche Marco Cerreto e altre 31 persone sono nella lista degli invitati.
foto di Antonio Pianelli.

DOPO ANNI DI SILENZIO HO DECISO DI SCENDERE NUOVAMENTE IN CAMPO PER DARE IL MIO CONTRIBUTO AFFINCHE’ SIA FERMATA LA SINISTRA FORCAIOLA E DEMAGOGA. INVITO PERTANTO GLI AMICI CHE VORRANNO INCONTARMI ALLA MANIFESTAZIONE ELETTORALE DI VENERDI’ 22 ALL HOTEL RAMADA ORE 18

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 Corrispondenze – Link
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[ da messaggi “postati” su facebook ]
Massimo Iaquinangelo ha pubblicato qualcosa in MODAVI – Federazione provinciale di Napoli
Massimo Iaquinangelo
17 maggio alle ore 15.13
Portalelavoro.com

http://www.portalelavoro.com
portalelavoro news GRUPPO COIN: moltissime opportunità di lavoro in Italia 17/05/2015 – Gruppo Coin …
Massimo Iaquinangelo ha pubblicato qualcosa in Associazione culturale universitaria “NEW POLITIK”
Massimo Iaquinangelo
19 maggio alle ore 3.52
BMW Italia – Offre Lavoro e Tantissimi Stage.
Portalelavoro.com

http://www.portalelavoro.com
BMW Italia offre lavoro e tantissimi stage 19/05/2015 – BMW Italia appartiene ad un Gruppo internazi…
Gaetano Daniele ha pubblicato qualcosa in Esercito di Silvio
Gaetano Daniele
18 maggio alle ore 13.14
il Notiziario: La valanga che travolge Berlusconi Quanti parlamentari perde/Le cifre

ilnotiziariolocale.blogspot.com
Gaetano Daniele ha pubblicato qualcosa in Esercito di Silvio
Gaetano Daniele
18 maggio alle ore 20.38
il Notiziario: Bollette meno salate? Si può con 5 regole I trucchetti giusti per non farsi spennare

ilnotiziariolocale.blogspot.com
Gaetano Daniele ha pubblicato qualcosa in Esercito di Silvio
Gaetano Daniele
19 maggio alle ore 1.27
il Notiziario: Calcioscommesse, 50 arresti Le squadre coinvolte nello scandalo

ilnotiziariolocale.blogspot.com
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IL NOSTRO SUD – TUTTE LE CAMPANE
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[ da messaggio “postato” su facebook ]
foto di UN Popolo Distrutto.

SULLA QUESTIONE DEL “BRIGANTAGGIO”

Il fenomeno del “brigantaggio” sviluppatosi nelle regioni del Mezzogiorno d’Italia all’indomani dell’unificazione politica del paese e in particolare nel decennio 1860/1870, è uno dei temi posti al centro della rilettura del processo unitario. Sono risultati utili a questo scopo i numerosi studi sulla vicenda apparsi nel corso dell’ultimo trentennio. Tale materiale è proposto da una gamma diversa di studiosi, appassionati di storia locale, meridionalisti, neoguelfi, filo-borbonici. Nei numerosi studi pubblicati vengono approfonditi aspetti già noti o poco conosciuti fra cui i rapporti con la Chiesa e con le potenze europee (Spagna, Austria, Francia, Inghilterra), la composizione e modalità di azione delle bande stesse. L’insieme consente oggi di avere un quadro esaustivo del fenomeno stesso. Gli studi proposti sollevano interrogativi già sull’uso del termine “brigantaggio”. Il significato negativo e dispregiativo della parola, di origine francese, trasmette una valutazione ed un giudizio predefinito e non corrisponde alla complessità del fenomeno stesso. Si propongono definizioni diverse, si parla di “resistenza meridionale” o di “guerra civile” o di “guerra di classe”. Sicuramente ciascuna di queste definizioni coglie un aspetto del fenomeno e non andrebbero escluse fra loro. La valutazione su cui convergono i numerosi studi, è la seguente: il “Brigantaggio” fu un movimento nel quale confluirono diverse istanze e soggetti; ci furono tre livelli di agitazione che spesso si intersecarono tra loro. Vi era, in primo luogo, la reazione filoborbonica e papalina che mirava alla tornare alla restaurazione; in secondo luogo vi era la protesta contadina, sia nei confronti dei notabili locali, che intendevano approfittare della situazione per impossessarsi dei beni demaniali ed ecclesiastici nonché acquisire posizioni di potere pubblico, escludendo i contadini dal nuovo governo nazionale, e per le misure da subito prese, in particolare quella che imponeva l’arruolamento obbligatorio per quattro anni; in terzo e ultimo luogo vi era il brigantaggio comune. Si trattò di una forma particolare di “guerra civile” fra le forze monarchico liberali piemontesi e le forze clerico-monarchiche filo borboniche. Sconfitto l’esercito borbonico, il nuovo stato italiano intendeva realizzare una ricomposizione della classe dominante su scala nazionale: Nobiltà e borghesia del Nord stringevano alleanza con settori disponibili della nobiltà e della borghesia del Sud emarginando e/o escludendo tutti quelli legati a vecchi centri di potere e la classe contadina. Perciò, tendenze vandeane e garibaldinismo erano considerate forze politiche di opposizione da reprimere. In realtà, i contadini sono quelli che hanno pagato di più dal momento che hanno subito rastrellamenti e arresti, rappresaglie militari, distruzioni e saccheggi di masserie e paesi, sofferenze continue sia per le spoliazioni e le requisizione dei beni sia per le restrizioni legislative imposte ai lavori nei campi per timore di aiuti nascosti alle forze insorgenti. Roberto Martucci propone una scansione del fenomeno che ci sentiamo di accogliere, in tre fasi.

1) dal 1860 al 1865, è la fase in cui le tre insorgenze, rivolte contadine, reazione politica e delinquenza comune si intrecciano. E’ la fase più acuta dello scontro. Nessuno dei contendenti si tira indietro, si susseguono esecuzioni sommarie, fucilazioni esemplari, distruzioni e incendi di paesi e masserie. Alla forza delle armi il nuovo Regno aggiunge la forza del diritto, la Legge Pica (1863), con la quale si legittimavano le azioni più repressive e violente: istituzione di tribunali militari, coprifuoco, processi rapidi e sommari, fucilazioni immediate dei “manutengoli” o di coloro che erano ritenuti conniventi.
2) dal 1865 al 1870, vede l’azione di bande mobilissime ma di consistenza ridotta. Esse non mirano più all’occupazione delle città e dei paesi o al controllo del territorio, ma ad imboscate contro soldati e guardie nazionali, assalti alle corriere, estorsioni, rapine, sequestri di persona a danno anche di notabili locali e compaesani. 3) dopo il 1870, è la fase di banditismo delinquenziale endemico combattuto non più dall’esercito ma dall’arma regia dei carabinieri.
I protagonisti, i luoghi, i modi Il conflitto ha avuto come protagonisti sul campo, da un lato, l’esercito nazionale, forte nel momento più acuto di oltre 100.000 soldati, e dall’altro almeno 400 bande, più o meno numerose, di agguerriti “facinorosi”, guidate o da ex ufficiali o soldati dell’esercito napoletano, o da ufficiali papalini, o da nobili legittimisti anche di provenienza straniera, (catalani, francesi) o, infine, da delinquenti comuni. Secondo la stima dello studioso Maiorino Tarquinio l’insieme delle “bande” o “masse”, altro nome con cui vennero chiamate queste formazioni, raggiunse un totale di circa 80.000 tra uomini e donne (c’è da sottolineare una cospicua presenza femminile, le cosiddette “ drude” o “brigantesse”). Numerosi furono i luoghi dove si scontrarono le forze opposte; non si trattò mai però di battaglie campali ma di scontri, imboscate, rappresaglie. Nessuna regione del Sud è esente da fatti di sangue, dagli Abruzzi, al Molise, alla Sicilia. L’elenco dei paesi e dei villaggi coinvolti è lunghissimo, ne ricordo alcuni: Casalduni, Montefalcione, Isernia, Rionero in Vulture, Pontelandolfo, Gioia del Colle; ovunque lo schema si ripete: azione delle forze insorgenti verso un obiettivo politico o militare limitato situato in un luogo, reazione dell’esercito regio con devastazione, uccisione immediata dei presunti conniventi, stupri di donne, esposizione dei corpi dei “banditi” uccisi, incendio del paese medesimo. E’ una guerra violenta e cruenta nella quale nessuno si risparmia in nefandezze. Dice Salvatore Scarpino nel suo “La guerra cafona”: “Gli uomini della reazione erano anch’essi spietati e spicci. Non facevano prigionieri, non davano quartiere, e spesso tagliavano la testa ai nemici uccisi.[…]. Anche i regolari presero l’abitudine di tagliare le teste ai briganti, perché fossero mostrate nelle piazze e impararono a fare un uso macabro e impietoso delle nuove tecniche fotografiche, perché le immagini ammonitrici raggiungessero chi non aveva visto o non voleva vedere.” Secondo lo storico Denis Mack Smith: “Il numero di coloro che perirono nel corso di questa guerra fu superiore a quello dei caduti di tutte le altre guerre del Risorgimento nazionale.” Qualche deputato, in primis Giuseppe Ferrari, denunciò in Parlamento quanto stava accadendo nelle nuove zone del Regno ma fu tutto vano. Qualche commentatore straniero paragonò il comportamento dell’esercito regio a quello degli Inglesi in India, dei Francesi in Algeria. Due vicende esemplari: Bronte, Pontelandolfo. Oggi per obiettività storica, è giunto il momento di soffermarci su questi tragici episodi, per comprendere meglio le ragioni della sfiducia che una parte notevole delle masse contadine delle regioni del Sud manifestò verso il processo di costruzione dello Stato nazionale, nonché il diffuso senso di estraneità, per molto tempo nutrito, nei confronti della nuova realtà politica costituita. L’eccidio dei contadini e dei civili avvenuto a Bronte, un piccolo paese della Sicilia, nell’Agosto del 1860, a seguito della occupazione delle terre del Duca di Nelson da parte dei contadini del luogo, è stata la prima tragedia che ha macchiato di sangue popolare la spedizione garibaldina e i fatidici ventitre mesi che portarono alla unificazione politica della penisola e alla proclamazione del Regno d’Italia (dall’Aprile del 1859, inizio della seconda guerra di Indipendenza contro l’Austria, al Marzo del 1861). Il tragico evento che è stato a lungo nascosto e dimenticato, consente di comprendere alcune contraddizioni che si agitarono nel corso della avventura di Garibaldi e che esplosero successivamente. Mi riferisco, in generale, all’intreccio tra il progetto di Garibaldi e quello di Cavour e, in particolare, al rapporto che entrambi, attraverso i propri sottoposti, stabilirono con le masse contadine e i ceti dominanti e abbienti del Sud in funzione dell’obiettivo da raggiungere. Avvenne la stessa cosa, in maniera più o meno cruenta, negli stessi mesi, in altri piccoli paesi siciliani come Randazzo, Castiglione, Regalbuto, Centorbi. Da queste vicende emerge la seguente considerazione: il movimento contadino di espropriazione e di occupazione delle terre appartenenti a nobili e a borghesi, che si era messo in moto, sull’onda dell’entusiasmo generato dall’azione e dalle promesse di Garibaldi, fu controllato e represso con energia e determinazione, poiché l’obiettivo fondamentale dei dirigenti dell’intera “vicenda garibaldina” come della casa di Savoia, era raggiungere l’unificazione politica della penisola senza che avvenisse alcuna alterazione dei rapporti socio-economici esistenti tra le classi residenti nei “nuovi” territori. Nel corso dell’estate del 1861 Pontelandolfo e altri paesi del Mezzogiorno situati perlopiù in Basilicata e in Campania, vennero bruciati, rasi al suolo, distrutti, e le loro popolazioni, donne, uomini, vecchi e giovani, uccise. Chi erano gli abitanti di tutti questi paesi? Per il governo, i ministri, i generali erano tutti briganti, o fiancheggiatori e conniventi con essi. La verità storica non è cos� semplice. A Pontelandolfo, il 6 Agosto e come tutti gli anni si celebrava la festa del patrono San Donato. Il paese si riempiva di gente proveniente da tutte le zone vicine; durante il Te Deum la popolazione, sollecitata anche da rappresentanti del clero e filo borbonici in un mix di ribellione e di desiderio di ritornare alle tradizioni, si scaglia contro la presenza amministrativa e militare dei “piemontesi”. Alcuni soldati vengono uccisi, mentre le residenze dei notabili locali passati dalla parte dei Savoia, sono assaltate e saccheggiate. Sono all’opera in queste azioni gruppi di armati entrati nel paese. Informato dei fatti il generale Cialdini, ordinò: “Che di Pontelandolfo e di Casalduni non rimanga pietra su pietra”. Ecco il racconto lasciatoci dal soldato regio Carlo Margolfo, uno dei 400 bersaglieri entrati in paese a compiere la rappresaglia: “Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava ed infine abbiamo dato incendio al paese, abitato da 4500 abitanti.” Lo stesso canovaccio si ripeté in innumerevoli paesini. Probabilmente esso è stato il frutto di un insieme di fattori: un’affrettata e imposta “unificazione”, uno scontro di interessi tra centri di potere non politicamente governato, mi riferisco al rapporto Stato /Chiesa cattolica, da subito conflittuale sia sul piano culturale sia su quello economico, aspettative deluse per i mutamenti sociali non avvenuti, miti infranti. Ma chiediamoci, per concludere: avrebbero potuto i primi governi nazionali affrontare il complesso fenomeno in questione, in modo diverso da come l’affrontarono? Forse sì, ma a condizione di affrontare le reali questioni sociali che motivavano la “contestazione” in atto, prima fra tutte la richiesta di una “riforma agraria”. In una lettera scritta alla moglie, Aurelio Saffi annotava: “La natura del brigantaggio è essenzialmente sociale, politica. La causa radicale e permanente è la misera condizione dei braccianti lavoratori delle campagne e dei pastori; e lo scoraggiamento dei proprietari, unito alla depressione del partito liberale, depressione cagionata dalla falsa politica del governo.” Il ricorso alla forza militare, ad azioni repressive e punitive, prima e dopo la proclamazione del Regno d’Italia, lo scatenamento di una vera e propria “guerra al Brigantaggio”, fu la strada scelta per mantenere l’obiettivo raggiunto (l’ “annessione”) e tutelare gli interessi di chi, messosi a capo del processo di unificazione politica della penisola, si accingeva a gestire il “nuovo” paese senza mutare l’ordine politico e sociale stabilito. Ma la gestione risultò problematica e difficile, perché alle delusioni e alle ferite prodotte nel corso del processo di unificazione, si aggiunsero, in seguito, le conseguenze negative prodotte da una serie di decisioni che vennero prese dai governi della Destra Storica. Le elenco, non per ordine di importanza:
• La deportazione in campi di concentramento di una parte cospicua di soldati e degli ufficiali dell’esercito borbonico disciolto. Famiglie appartenenti a strati sociali diversi piansero i propri congiunti e percepirono il nuovo stato come ostile ed estraneo.
• L’adozione immediata di una politica economica ad indirizzo liberista che si mostrava penalizzante per le attività economiche industriali presenti nelle regioni del Sud.
• La regolamentazione obbligatoria del servizio di leva che toglieva manodopera alle famiglie contadine, sulle quali pesò, anche, la tassa sul macinato introdotta nel 1868.
• L’assetto centralistico dell’amministrazione dello Stato, con la nomina nelle province del Sud di Prefetti provenienti dalle regioni del Centro- Nord d’Italia. Tale iniziativa mortificò ed emarginò parte della classe dominante nel Mezzogiorno spingendola nell’area della “reazione” filo borbonica.
Tutte queste misure, nel complesso, contribuirono a rendere profonde e laceranti le ferite che si erano già aperte nei primi anni dell’unificazione nel tessuto sociale e culturale delle popolazioni del Mezzogiorno e del giovane Stato italiano e che a 154 anni dall’unità forzata non sono state ancora sanate!
Riferimenti bibliografici:
Gigi Di Fiore, Controstoria dell’unità d’Italia, BUR, 2007
Roberto Martucci, L’invenzione dell’Italia unita, Sansoni, 1999
Salvatore Scarpino, La guerra “cafona”, Boroli Editore, 2005
Giordano Bruno Guerri, Il sangue del Sud, Mondatori, 2010
Lorenzo Del Boca, Maledetti Savoia, Piemme, 2001

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LA REPUBBLICA NAPOLITANA E IL PROTETTORATO ITALIA – I  POTENTI E I VASSALLI DEL BELPAESE
GIA’ PRIMA DELLA CODA DI LETTA E RENZI – [ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]
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ATTENTI A QUEI 30, SONO LORO CHE RICATTANO IL MONDO
Redazione | 20-05-2015 Categoria: EconomiaStampa

Attenti a quei 30, sono loro che ricattano il mondo.

 Di Paolo Barnard

Attenti a quei Trenta: ricattano il mondo truccando le regole. E nessuno li può fermare, perché maneggiano 650.000 miliardi di dollari, cioè otto volte il Pil del pianeta. In dieci anni, hanno messo in ginocchio l’economia reale. E sono ancora lì, a dettar legge, a cominciare da uno dei loro specialisti, Mario Draghi.

Quella del famigerato “Group of 30”, creato alla fine degli anni ’70 da personaggi come David Rockefeller. Obiettivo: piegare le nazioni ai diktat della speculazione finanziaria. Missione compiuta: oggi l’intera Europa è nelle loro mani, e un paese come l’Italia – membro del G8 – è agli ordini della super-lobby che ha commissariato il governo affidandolo al fido oligarca Mario Monti, tecnocrate targato Goldman Sachs, veterano del Bilderberg, della Trilaterale e della micidiale Commissione Europea, quella che oggi dispone il suicidio sociale degli Stati mediante il pareggio di bilancio.

Un capolavoro, in sole tre mosse. Primo: attraverso la “superstizione o isteria del debito pubblico”, si distrugge la capacità dello Stato di creare e controllare qualsiasi ricchezza finanziaria significativa, che a quel punto resta unicamente nelle mani dei mercati di capitali, da cui gli Stati finiscono per dipendere in toto. Seconda mossa: i dominatori finanziari, che ora spadroneggiano, per ottimizzare la rapina globale incaricano la super-lobby dei tecnocrati di ridisegnare leggi e regole, con adeguata propaganda. Terzo: gli oligarchi impongono le loro condizioni-capestro ai governi, ormai privati della facoltà di creare ricchezza finanziaria e quindi dipendenti dal ricatto, pronti cioè a ingoiare qualsiasi aberrazione speculativa.

C’era un piano ben congegnato per mettere nel sacco l’Italia: occorreva creare una sofferenza finanziaria artificiosa per consentire alla super-lobby di prendere direttamente il timone. Peccato che i “salvatori”, fossero gli architetti stessi del piano: «Non ci vuole un genio a capire che il poliziotto iscritto al club dei ladri che gli pagano laute prebende finisce col tradire il suo mandato». Mario Draghi, per esempio: «Poteva fermare la loro mano semplicemente ordinando alla Bce di acquistare in massa i titoli di Stato italiani». Acquisto che avrebbe abbassato drasticamente i tassi d’interesse di quei titoli, la cui impennata stava portando l’Italia alla caduta nelle mani degli “investitori-golpisti”. Se Draghi avesse mosso un dito, i mercati si sarebbero fermati, «resi inermi di fronte al fatto che la Bce poteva senza problemi mantenere a un livello basso e costante i tassi sui nostri titoli di Stato». Ma Draghi, che pure siede sul trono della Banca Centrale Europea, si guarda bene dall’intervenire. Motivo? Non è solo l’ex governatore di Bankitalia: è anche, e soprattutto, un uomo di punta dei “terribili Trenta”.

Cosa ci fa un personaggio pubblico come Draghi dentro il club di coloro che hanno impedito al mondo di fermare la finanza criminale planetaria? Purtroppo, aggiunge Barnard, il presidente della Bce «dovrebbe vigilare proprio su coloro che condividono il suo club con intenti criminosi». Del resto, chi era il funzionario italiano che – da direttore generale del Tesoro – lungo tutti gli anni ’90 «supervisionò la svendita del nostro Paese alle privatizzazioni selvagge che non hanno sanato di nulla il debito pubblico ma che hanno sanato di certo imprenditori falliti come De Benedetti e fatto incassare miliardi in parcelle alle investment banks?» E chi era il funzionario italiano che «non ha detto una parola contro la micidiale separazione fra Banca d’Italia e Tesoro», divorzio «che ingrassò le medesime banche?». Sempre lui, l’ineffabile Draghi, «uomo “Group of 30�, uomo Bilderberg, uomo Goldman Sachs, e anche “bugiardo-Sachs”», visto che «ha sempre negato di essere stato in forza alla Goldman quando la banca di Wall Street organizzò la truffa per truccare i libri contabili greci in collusione col governo di Atene». E invece, dice Barnard, alla Goldman lui c’era, eccome: e ne dirigeva proprio gli affari europei.

E’ stato lui, Mario Draghi, a “inventarsi” un trilione di euro, in piena agonia dell’Eurozona, per regalarlo alle banche, praticamente senza condizioni. E tutto questo, dopo aver chiuso i rubinetti della Bce per far collassare il governo Berlusconi e consegnare l’Italia all’uomo del super-potere, Mario Monti. Manovra orchestrata dai maxi-speculatori, gli inventori della più spaventosa truffa planetaria, quella dei “derivati”, «astrusi prodotti finanziari del tutto comprensibili a non più di 200 individui nel mondo». Ma il “derivato dei derivati”, è proprio la crisi finanziaria innescata dal virus dei titoli fasulli spacciati da Joseph Cassano, boss finanziario della City londinese. Il flagello dei “derivati” si è abbattuto su una situazione già catastrofica, provocata dalla bolla speculativa immobiliare americana dei mutui subprime, infettando quasi tutte le maggiori banche del mondo. Fino all’attuale “spirale della deflazione imposta”, la famigerata austerity, che ora i “golpisti” – sempre loro – usano per depredare a sangue interi Stati europei.

Per dare un’idea agli scettici del complottobasta ricordare che proprio la Iif è la lobby,, ha dato gli ordini nella trattativa suicida della povera Grecia verso la trappola del secondo “bailout”. E dire che l’occasione per capire e controllare la distruttività dei “derivati” Otc si era presentata già all’inizio degli anni ’90: ma il “Group of 30” fu il primario attore nell’annullamento di ogni tentativo di portare questi killer sotto il controllo pubblico, con le conseguenze che sappiamo: crimini globali. Utile riflettere, su «cosa questi mostri hanno fatto alla vita di centinaia di milioni di famiglie, a milioni di aziende e alle democrazie dei maggiori paesi occidentali, per non parlare degli orrori nel Terzo Mondo e sull’ambiente». Oggi, in pratica, «viviamo tutti su un ordigno termonucleare finanziario fuori controllo che si chiama 650.000 miliardi di “Frankenstein-Derivatives” in grado di far fallire il pianeta». Apriamo gli occhi: «Nessuna democrazia ha un senso, quando tutta la ricchezza è nelle mani di queste lobby senza pietà, a cui tutti i politici devono rispondere a bacchetta, invece che ai propri elettori».

E tanto per non far nomi, il “Gruppo dei 30” è fatto di persone in carne e ossa, ovviamente potentissime. Come gli americani Paul Volcker e Gerald Corrigan, passati dalla Fed a gruppi come Chase Manhattan Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley. Ci sono gli inglesi come lord Richardson of Duntisbourne (Banca Centrale d’Inghilterra, Lloyds Bank), l’ex ministro Geoffrey Bell, dirigente anche di Schroders, e lo stesso Mervyn King, governatore della Banca Centrale d’Inghilterra. Se dominano gli esponenti della finanza anglosassone come gli statunitensi William McDonough (Dipartimento di Stato e First National Bank of Chicago) e Lawrence Summers (Segretario del Tesoro Usa, fedele del Bilderberg) non manca il resto del mondo: l’israeliano Jacob Frenkel (Banca Centrale d’Israele e Merrill Lynch), il giapponese Toyoo Gyohten (Ministero delle Finanze del Giappone, dirigente della Banca di Tokyo), il brasiliano Arminio Fraga Neto (Banca Centrale del Brasile, Solomon Brothers Ny, Soros Management Fund), l’iberico Guillermo de la Dehesa (Banca Centrale di Axel e ministro delle finanze, nonché banchiere del Banco Santander Central Hispanico e di Goldman Sachs).

Questi, dice Barnard, sono gli uomini che hanno creato le leggi-capestro che oggi dissanguano la nostra economia e confiscano la nostra sovranità: «Stiamo parlando del sistema che ha messo in ginocchio l’economia del mondo in meno di un decennio». E’ il super-potere che, anche in Italia, ha minato il futuro dei nostri bambini, regalandoci le immense sofferenze di cui ormai sono pieni ogni giorno i titoli del giornali, con buona pace di qualsiasi residua democrazia reale. «Questo è il “Group of 30”, la lobby che ha aiutato in modo decisivo a causare questo allucinante scenario, questo livello di crimine internazionale», conclude Barnard: «Trenta individui a rotazione, ma solo trenta, col nostro Draghi in prima fila. Roba da far apparire Goldfinger un patetico principiante».

di Paolo Barnard
http://altrarealta.blogspot.it/


NOI IN RETE – PROSSIMI SERVIZI
 
Oggi: Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma  altri eventi e corrispondenze 
[ “AZ.-NEWS” : 21.05.’15 ]
 
[ precedenti ]
COERENTI LIBERI INDIPENDENTI E IL SOGNO D’UNA DESTRA E D’UNA SINISTRA PER LA CASA COMUNE 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” – 20 MAGGIO 2015 ]
 
RENZIE IL CIAMBELLANO MATTEO IL CIARLATANO FONZIE L’ELEMOSINIERE E LA GRANDE SPOLIAZIONE 
[ “AZ.-NEWS” – 19.05.’15 ]


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Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma  altri eventi e corrispondenze 
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—-Messaggio originale—-
Da: redazione@controcorrentedizioni.it
Data: 18/05/2015 19.11
A: “Redazione Controcorrente”<redazione@controcorrentedizioni.it>
Ogg: Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma

Presentazione del libro
 
PALESTINA
Una terra troppo promessa
(edizioni Controcorrente)
 
Giovedì 21 Maggio 2015 – ore 17:30
 
Ambasciata Palestinese
Via Baccelli, 10
ROMA
 
 
Intervengono
MAI ALKAILA
Ambasciatrice palestinese
 
MAURIZIO MUSOLINO
Giornalista, scrittore
 
MICHELE IANNELLI
Medico, scrittore
 
YOUSEF SALMAN
Medico, Mezzaluna Rossa Palestinese
 
SALAMEH ASHOUR
Comunit� palestinese di Roma
 
ANTONELLA RICCIARDI
Giornalista, autrice del libro
 
 

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A PRESTO !

CHI SIAMO E DOVE SIAMO

  
Associazione Azimut, Naples, Italy.  
  
“AZIMUT” – CHI SIAMO E DOVE STIAMO…..
 
OPERIAMO A NAPOLI – IN TERRITORIO DELLA V^ MUNICIPALITA’ COLLINA DI ARENELLA VOMERO
Risultati immagini per rione alto napoliRisultati immagini per rione alto napoli
 
LA NOSTRA RINNOVATA << SCELTA DI CAMPO >>
[ SI PUO’ COSTRUIRE LA COALIZIONE CHE VINCE ]
 
Risultati immagini per la postazione telematica della libertà azimut
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“Azimut” associazione – Via P. Del Torto n. 1 – 80131 Napoli 
Telfax 081 – 7701332 Info 340 – 3492379
E.mail: an.arenella@libero.it (segreteria)-massimovuono@libero.it (ufficio stampa)
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono

FINE SERVIZIO

TRA BREVE IN RETE
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1 commento su “Palestina, una terra troppo promessa – Presentazione a Roma altri eventi e corrispondenze”

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