GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA IL GIORNALE DI MILANO TRIPLA INDECENZA E ALTRE NEWS


GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA IL GIORNALE DI MILANO TRIPLA INDECENZA E ALTRE NEWS [ “AZ.”-16.06.’15 ]

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OGGI – GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA IL GIORNALE DI MILANO TRIPLA INDECENZA E ALTRE NEWS [ “AZ.”-16.06.’15 ]
 
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INVASIONE IMMIGRAZIONE ACCOGLIENZA E BUSINESS IL CASO CAMPANIA ANTONIO SASSO MAESTRO DI GIORNALISMO E ALTRE NOTIZIE [ “AZ.” – 15.06.’15 
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La lezione della Francia: ognuno difenda i suoi interessi

L’Ue ha ormai capito che l’anello debole del continente è l’Italia. E gli altri Paesi favoriscono l’andazzo a nostre spese

Piero Ostellino – Dom, 14/06/2015 

Non avere individuato, e coerentemente applicato, una politica dell’immigrazione. Questo è il peccato originale per cui l’accoglienza indiscriminata di nuovi immigrati ha incominciato a costare più di quanto governo e certa classe politica avevano immaginato.La presenza di immigrati, che non si limitano più a usare il nostro Paese come un corridoio di transito verso l’Europa del Nord, ma diventano stanziali, sta destabilizzando l’Italia. Alcuni immigrati – la cui cultura non dà palesemente alcun valore alla vita, né alla propria, né, tanto meno, a quella degli altri – si trasformano volentieri in criminali che mettono a repentaglio la sicurezza degli italiani per procacciarsi quei soldi che dovrebbero guadagnare se si fossero integrati e avessero un lavoro. Le cronache incominciano a raccontare di invasioni di appartamenti, di aggressioni e pestaggi, di rapine e, quel che è peggio, di uccisioni di gente inerme. Chi non si è integrato, passa alla rapina e, se necessario, all’assassinio se non sono soddisfatte le proprie esigenze vitali; il rischio di essere brutalmente ammazzati è considerevolmente aumentato.Esposte sono soprattutto le persone anziane, aggredite in strada, magari mentre tornano a casa dopo avere ritirato la pensione alla quale gli immigrati dediti alla criminalità puntano non avendo un lavoro e un salario; sono aumentate quelle picchiate a sangue nel proprio stesso appartamento. Le responsabilità del governo sono gravi. Avrebbe dovuto contingentare l’arrivo di immigrati, facilitarne l’integrazione e fissare regole a quelli che si fermano da noi, come hanno fatto altri Paesi non meno civili del nostro. Ma non lo ha fatto. Anzi, Renzi accusa chi denuncia il deterioramento della situazione di seminare paura e invita incoscientemente all’ottimismo. Pensiamo al futuro, dice. Ma quale futuro, di grazia? Il futuro è che nessuno si sente più al sicuro, neppure a casa propria, e il presidente del Consiglio passa, come pensa la maggioranza degli italiani, per un cialtrone.Gli altri Paesi europei – che fanno i loro interessi più e meglio di quanto non faccia l’Italia – e l’Unione europea, che ne asseconda le politiche, hanno ormai capito che l’anello debole del continente è l’Italia e favoriscono l’andazzo a nostre spese. La Francia – la notizia è di questi giorni – ha schierato alcune decine di poliziotti a Ventimiglia per impedire agli immigrati provenienti dall’Italia di entrare sul suo territorio. Non è razzismo, come qualche anima candida, da noi, è incline a pensare e a dire. È solo realistica coscienza dei propri interessi e nessuna voglia di metterli a repentaglio in nome di una bolsa retorica buonista.Personalmente, non ho nulla contro gli immigrati, anche se non sono incline a considerarli dei disperati che lasciano i propri Paesi nella speranza di una vita migliore. I soldi con i quali pagano gli scafisti che li traghettano da noi potrebbero spenderli meglio a casa propria, ammesso non abbiano la forza di ribellarsi ai propri governi che non hanno fatto nulla per migliorarne le condizioni di vita. Se ce l’ho con qualcuno, ce l’ho con la nostra cultura cattolica e quella di sinistra che, in nome dell’accoglienza obbligatoria e di interessi di bottega (cooperativa), evitano di valutarne i costi, mancando al principio cui dovrebbe attenersi ogni politica: valutare realisticamente le conseguenze delle proprie azioni e regolarsi di conseguenza. Trovo francamente disgustoso che il mondo della politica e quello giornalistico se la prendano col segretario della Lega, Matteo Salvini, accusandolo di speculazione elettoralistica, solo perché dice queste stesse cose.Siamo alla vigilia di una grave crisi del sistema politico e dell’ordinamento giuridico, diretta conseguenza del crescente malumore generale. Che cosa aspettiamo, caro Renzi, a fare qualcosa che scongiuri il pericolo? La smetta di cianciare a vuoto e si dia da fare…

piero.ostellino@ilgiornale.it

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Se la geografia ci fa rivalutare la Russia

Gli Stati Uniti indeboliscono l’Ue e pazienza se così l’islam diventa ogni giorno più forte

Francesco Alberoni – Dom, 14/06/2015 

Per molti anni gli Usa hanno dovuto fronteggiare la potenza militare e ideologica dell’Unione Sovietica, il cui scopo era di suscitare dovunque rivoluzioni anticapitaliste e di distruggere la società americana.

La guerra fredda però è finita. Alla fine degli anni ’80 l’Urss si è sbarazzata dell’ideologia marxista per tornare alle sue radici di Paese europeo, parte integrante della nostra storia. Oggi la Russia e un Paese capitalista, democratico, cristiano e di cultura europea. Gli Stati Uniti non hanno mai fatto parte dell’Europa, la Russia sì. L’Europa senza la Russia è culturalmente mutilata mentre la Russia si sente emarginata.

Purtroppo in questo periodo Washington tende a comportarsi con la Russia come con l’Urss. Ha trasformato la Nato, che era un’alleanza antisovietica, in un’alleanza antirussa. Perché? Dopo la scomparsa dell’Urss avrebbe potuto lentamente nascere una Grande Europa che raccoglieva le nazioni occidentali e quelle orientali come Bielorussia, Ucraina e Russia: una comunità culturalmente omogenea e una potenza economico-politica che poteva contrapporsi tanto alla Cina quanto al mondo islamico, che i russi hanno combattuto per secoli. Però Usa e Gran Bretagna non hanno voluto che nascesse questa potenza, e per conservare la propria egemonia hanno creato un violento conflitto fra Ue e Russia con il loro intervento nella questione ucraina.

Ostili alla Russia, Usa e Gran Bretagna hanno invece favorito il mondo islamico dove hanno i loro interessi petroliferi, fino a scendere in guerra per il Kuwait. Alleati del Pakistan, sono intervenuti in Afghanistan e Irak, poi hanno appoggiato le primavere arabe con le loro derive islamiste ed hanno lasciato crescere il Califfato col beneplacito della Turchia. In Libia hanno distrutto Gheddafi lasciando il Paese in mano agli islamisti che dilagano in Africa e ci inondano di migranti africani.

Questa purtroppo è la reale politica angloamericana, una politica di potenza che vuole tenere l’Ue debole e impotente da trattare come una colonia, e una Russia impoverita e lasciata sola contro la minaccia islamica e la crescente potenza cinese.

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La guerra a Putin finirà per costarci tre miliardi

Renzi ha perso l’occasione per dire no alle sanzioni Ue che penalizzano le nostre aziende. L’alleanza con la Russia è cruciale per fronteggiare l’emergenza islamica

Renato Brunetta – Dom, 14/06/2015 

«Want to know Vladimir Putin’s secrets? They’re all right on his face», titolava Reuters il 10 giugno. E la faccia del presidente Putin a sera, quando all’aeroporto di Fiumicino ha incontrato Silvio Berlusconi, era raggiante, distesa. Dopo una giornata tutta italiana, cominciata a Milano con Matteo Renzi e continuata a Roma con Papa Francesco e il presidente Mattarella, si è tolta la giacca, il presidente russo, e in un’atmosfera di relax ha abbracciato il nostro ex premier

 

Un’immagine del tutto diversa da quelle della mattina a Milano, quando il presidente russo si era mostrato freddo e distaccato nei confronti del presidente (si fa per dire) del Consiglio italiano. D’altronde, il Renzi di mercoledì che cercava lo sguardo di Putin a Expo, era lo stesso Renzi che il weekend prima, al G7, aveva condiviso le dichiarazioni di fuoco contro la Federazione russa del presidente Obama. Come può, Putin, fidarsi di un uomo così?

Mercoledì, Renzi ha perso la sua grande occasione per porsi come grande statista sullo scenario internazionale: annunciare una posizione netta dell’Italia contro le sanzioni economiche alla Federazione russa. Non per una questione di empatia con il presidente Putin ma per difendere l’interesse delle migliaia di imprese italiane che da gennaio a oggi hanno perso quasi un miliardo in esportazioni: -30%, rispetto al 2014. Cifra che, proiettando il trend sui dodici mesi, raggiungerà i 3 miliardi. E le nostre vendite verso la Federazione russa torneranno ai livelli del 2009. Un salto indietro di sei anni in un anno solo.

Questa posizione lungimirante, di buonsenso e di logica economica l’ha assunta Silvio Berlusconi. Una posizione win-win : positiva per l’Italia, che recupera le sue esportazioni e ridà fiato alle imprese; positiva per la Federazione russa che, secondo le stime più aggiornate, registrerà nel 2015 un Pil negativo di 4 punti, proprio a seguito delle sanzioni; oltre a subire un drastico calo del potere d’acquisto del rublo: oggi per acquistare un euro ne occorrono 62, un anno fa 47.

È oggettivamente fuori luogo, se non pura propaganda, riproporre oggi un’idea di guerra fredda tra l’Impero sovietico e l’Alleanza atlantica. Oggi questo conflitto non ha più senso. Le sanzioni sono una forma di guerra commerciale che ha senso solo se chi la attua è disposto ad accentuarne l’intensità mettendo in conto anche un conflitto bellico vero e proprio. In caso contrario, sono un azzardo utile a procurare vantaggio a una parte sola. A pagare il conto delle sanzioni sono la quasi generalità degli Stati europei, mentre ad averne un ritorno positivo sono gli Usa e il Regno Unito (quest’ultimo grazie alle triangolazioni con i Paesi del Commonwealth), i più determinati nell’imporre le sanzioni.

Berlusconi e gli imprenditori questo l’hanno capito. Matteo Renzi no. Per questo mercoledì l’uno si è ancora una volta distinto come uomo di Stato e l’altro solo come comparsa. Non finisce qui. Da mercoledì, Putin e Berlusconi hanno un alleato in più: Papa Francesco. Celebrare nello stesso giorno la Pasqua a Roma, Costantinopoli e Mosca, più che una questione di calendario, è un segno di apertura del Vaticano a est. Un passo verso l’unità delle comunità cristiane. Ma l’obiettivo del Pontefice è ben più ampio: accompagnare alla riconciliazione religiosa la riconciliazione politica. Evitare un inasprimento dei rapporti tra est e ovest del mondo. È questo il motivo per cui, ancora prima di scrivere, venerdì, al patriarca di Costantinopoli e a quello di Mosca, Papa Francesco ha incontrato mercoledì a Roma Putin. «Nel mondo tutto è interconnesso», aveva detto il presidente russo sabato 6 giugno al Corriere , prima della sua visita in Italia. «Occorre impegnarsi in un sincero e grande sforzo per realizzare la pace» sarà il tema al centro della prossima enciclica del Papa. Una base di partenza comune: riconoscere l’importanza del dialogo mondiale, dalle guerre all’immigrazione, dall’Ucraina alla Libia e al terrorismo internazionale. Se vogliamo risolvere i problemi globali non possiamo riaprire la guerra fredda con la Russa.

Ripetiamo: è la linea di Papa Francesco; è la linea di Vladimir Putin; è la linea di Silvio Berlusconi, che per primo l’aveva inaugurata il 28 maggio 2002 a Pratica di Mare, con la firma della Dichiarazione di Roma, che apriva le porte dell’Alleanza atlantica, la Nato, alla Federazione russa. Di cos’altro c’è bisogno? Si riparta da quel faro, lo si riaccenda per illuminare il presente.

Esiste la necessità morale e storica, cui si connette una responsabilità verso la pace nel mondo, sancita dalla nostra Costituzione, che impone passi coraggiosi e sensati per non chiudere le speranze di un avvenire pacifico e prospero per tutto il continente. L’Italia, accettando passivamente e contro la sua vocazione e il suo interesse nazionale le sanzioni contro Mosca, ha rinunciato a un ruolo di protagonista, di ponte d’amicizia tra America, Europa e Federazione russa.

Recuperare questo ruolo è tanto più importante per una lotta comune contro il terrorismo islamico, e per fermare così lo tsunami d’immigrazione che sta invadendo l’Italia. Sono due facce della stessa medaglia. È, infatti, chiaro che senza la collaborazione fattiva con la Federazione russa non si può dare pace e ordine sullo scacchiere Medio orientale.

Mantenere e insistere sulle sanzioni contro la Federazione russa taglia via uno dei due polmoni dal corpo unico del nostro continente. La responsabilità dell’Italia è anzitutto di rispettare la sua tradizionale attitudine a essere un ponte di pace con la Federazione russa. Tanto più ora che rapporti sereni e positivi con Mosca hanno dimostrato di garantire un interscambio commerciale florido, flussi turistici e tranquillità energetica. Inoltre, già nei prossimi anni la Cina avrà un reddito pro capite, seppur corretto per la diversità del potere di acquisto, superiore a quello degli Stati Uniti. Sarà pertanto inevitabile che a questo cambiamento degli equilibri economici di fondo corrisponda nel tempo un identico cambiamento nei rapporti politici. Di fronte a una situazione così complessa e difficile, è certamente necessario che l’Unione europea mantenga rapporti stretti con l’alleato americano, ma al tempo stesso non può assecondarlo nelle sue pulsioni interventiste, com’è avvenuto in passato a proposito dell’Irak o della Libia. I rapporti con la Federazione russa devono quindi rispondere a una logica inclusiva. Questi sono i sentimenti prevalenti nel popolo italiano. E mercoledì con Putin li hanno interpretati Berlusconi e il Papa, non Renzi.

Ultima osservazione. «Perché è cosi difficile in Russia fare l’opposizione?», è stato chiesto a Putin dal Corriere . «Nella lotta con gli avversari – ha risposto – si ricorre a diversi mezzi. Basta ricordare la recente storia dell’Italia». Il complotto del 2011 è un’altra immagine nitida nella mente del presidente russo. Forse Berlusconi è stato fatto fuori per questo. Quel ponte che tanto servirebbe oggi tra Europa, Stati Uniti e Federazione russa, auspicato anche dal Papa, lo stava costruendo. Ma a qualcuno non andava bene e hanno scatenato contro di lui l’inferno. Adesso ci sta riprovando un altro Pontefice. Pace con Putin e lotta al fondamentalismo islamico dell’Isis sono due facce della stessa medaglia. Ci rifletta il presidente (si fa per dire) Renzi.

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Ci sono 150mila fantasmi a zonzo che possono far cadere Renzi

Dei clandestini non sappiamo nulla. Arrivano senza documenti e declinano le generalità che vogliono

Magdi Cristiano Allam – Dom, 14/06/2015 

Considerando che nel 2014 sono sbarcati circa 180mila clandestini e che nel 2015 ne sono già arrivati quasi 57mila, complessivamente sono 237mila i clandestini presenti in Italia.Calcolando che nei centri di accoglienza ce ne sono 80mila, anche tralasciando le decine di migliaia di clandestini che sono sbarcati negli anni scorsi, significa che almeno 157mila clandestini sono scomparsi nel nulla. È come se Cagliari si svuotasse improvvisamente, senza che i suoi abitanti lasciassero alcuna traccia. Con una differenza tutt’altro che secondaria: dei nostri connazionali sappiamo tutto e potremmo rintracciarli. Dei clandestini non sappiamo nulla. Arrivano senza documenti e declinano le generalità che vogliono. Molti rifiutano di sottoporsi alla fotosegnalazione e rendono vana la rilevazione delle impronte digitali levigandosi i polpastrelli. E dal momento che gran parte di loro proviene dalla costa libica che da quattro anni è controllata da bande terroristiche islamiche, considerando che impongono un pedaggio medio pro capite di 1.200 euro e che chi proviene da Paesi poveri non può disporre di questa somma, è del tutto ovvio che chi viene selezionato per salire sui barconi è partecipe di una strategia di invasione e di islamizzazione dell’Italia finanziata da un’eminenza grigia, così com’è scontato che tra i clandestini si celino dei terroristi islamici in sonno, pronti a entrare in azione quando lo decideranno loro.Ormai tutti gli italiani, tranne il governo, denunciano l’evidenza dell’invasione di clandestini che stanno irrompendo e occupando da Udine a Pozzallo le nostre stazioni dei treni, piazze e strade una volta esaurita la disponibilità di centri di accoglienza, caserme dismesse, alberghi a tre stelle e alloggi privati; che protestano e pretendono nella loro nuova veste di «ospiti» vitto islamicamente corretto, alloggio senza contaminazioni con gli «infedeli» e all’interno dei centri abitati, vestiti lavati e stirati, sigarette, ricarica del cellulare e wi-fi per potere messaggiare e telefonare gratuitamente con parenti che non potrebbero disporre di questi beni tecnologici; che ci portano e ci trasmettono malattie epidemiche quali scabbia, varicella, tubercolosi e malaria.Com’è possibile che Renzi si ostini a patrocinare una strategia immigrazionista che potrebbe costargli il potere, dato che l’82% degli italiani è critico nei confronti di questa politica? Inevitabilmente prima o dopo crescerà la rabbia degli italiani per la violazione e il degrado delle nostre città, che si traducono nella perdita del valore delle case e in un danno per le attività economiche, per la palese ingiustizia nel garantire a ciascun clandestino dai 1.200 euro al mese più il costo notevolmente superiore dell’assistenza sanitaria e scolastica, mentre dodici milioni di italiani sono costretti a vivere in povertà: e allora per il premier saranno guai. È costretto a subire questa invasione perché lo chiede Papa Francesco? O forse perché ce lo impongono Ue e Onu, che predicano male e razzolano peggio?È possibile che Renzi sia prigioniero della realtà criminale, che emerge con sempre maggior gravità dall’inchiesta romana ribattezzata Mafia Capitale, in cui affiorano i nomi di quasi tutti i potenti della nostra classe politica, compreso il suo, in un incredibile giro d’affari stimato in 43 miliardi di euro che ha come fulcro della propria attività la gestione dei clandestini e degli zingari?Difficilmente Renzi risponderà a queste domande. A questo punto è certo che per porre fine a questa invasione di clandestini dobbiamo liberarci al più presto di questo governo

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Il Paese affoga nel buonismo. E l’Europa fa pure l’onda…

Il premier: sbagliato vivere di paure. Ma dove ha la testa? Gli italiani non sono spaventati, sono semplicemente incazzati

Vittorio Feltri – Dom, 14/06/2015 

Non stupisce che nel nostro sgangherato Paese sia difficile gestire l’emergenza immigrazione; ovvio, non riusciamo a cavarcela nemmeno nella routine. Pensate alla lotta all’evasione fiscale: gli ultimi 20 o 30 governi hanno dichiarato guerra a chi non paga le tasse, giurando che il bottino ricavato sarebbe stato investito per rilanciare l’economia.

 

Risultato irrisorio. Infatti, apprendiamo che più di 10 milioni di connazionali versano all’erario non oltre 55 euro l’anno. Tutti poveri in canna o non manca un cospicua percentuale di figli di buona donna? Non è finita. Il 10 per cento dei contribuenti sborsa la metà degli introiti di Equitalia. Come dire che tale percentuale è costituita da vittime o da fessi, vedete voi.

Di chi è la colpa di simile situazione surreale? Dell’ultimo arrivato al potere. Da Berlusconi a Renzi, passando per Monti e Letta, trascurando la lunga lista dei loro predecessori, inclusi Prodi, Ciampi e Amato: gente incapace? E allora perché l’abbiamo eletta o approvata, che è anche peggio? Roma è un porcaio da lustri, ma tutti se la prendono con Ignazio Marino, che ha il physique du rôl e. Non ho mai conosciuto alcuno che non lo abbia spernacchiato. Di sicuro egli avrà delle responsabilità, ma non mi pare abbia ricevuto in eredità da Gianni Alemanno un’amministrazione capitolina di prim’ordine. Il quale Alemanno, a sua volta, aveva raccattato un Campidoglio da pattumiera, anzi, da cassonetto zeppo di schifezze, tra cui numerosi ladri vocazionali.

Si invocano le dimissioni del medico Marino ovvero il suo ritorno fra le supposte, dove fece una modesta carriera. Vabbè, mandiamolo via. Poi? Con chi lo sostituiamo? Qualche volontario si trova sempre, ma siamo certi di non cadere dalla padella nella brace? Improbabile. La capitale è invasa da stranieri d’ogni colore, il più carino è nero. I rom scorrazzano in auto e travolgono i pedoni (fastidiosi perché intralciano il traffico). Vengono messi in galera per lungo tempo? Un paio di giorni, poi tornano in roulotte come se nulla fosse successo. I nomadi bisogna aiutarli. Come? Chiedere informazioni a quelli di Mafia Capitale, che non saranno mafiosi, ma talmente ricchi da farci sorgere il sospetto che siano pappa e ciccia con i fighetti del potere locale. Le inchieste dimostrano che non siamo distanti dalla verità.

A proposito di profughi e clandestini. Il governo Renzi si è accorto – ammazza che perspicacia – che sarebbe il caso di rimpatriarli. Si tratta di capire con quali mezzi, anche legislativi. Da un ventennio – per stare bassi – si discute sull’opportunità di toglierci dalle balle gli extracomunitari delinquenti. Parole vane. Non siamo stati capaci di rispedirne a casa uno solo. Segno che le autorità e le norme di cui esse dispongono sono inadeguate. Con chi è lecito prendersela? Con l’esecutivo e con il Parlamento privi di intenti comuni. I buonisti sono per l’accoglienza e l’integrazione; i cattivisti (di destra), se aprono bocca, si beccano insulti, non sempre immeritati. Ergo? L’Italia subisce un assalto mostruoso.

L’unica regola applicata nei confronti degli sbandati provenienti da terre disgraziate è la tolleranza mille. Agli extracomunitari che ospitiamo con spirito cristiano (imbelle) è consentito viaggiare gratis sui trasporti pubblici; se un controllore osa domandare loro di esibire il biglietto, costoro si irritano e gli amputano un braccio col machete. È l’unica forma di legittima difesa ammessa, non dal codice bensì dalla consuetudine. Se invece sorprendi un ladro (bianco o nero, il furto non è razzista) a rovistare nel tuo comò e gli spari in fronte, lui è un poverino e tu un assassino da sbattere in galera. Un benzinaio vicentino che ha freddato un rapinatore armato è sotto inchiesta. Personalmente gli avrei dato una medaglia al valor civile. La nostra giustizia viceversa lo ha inquisito. Complimenti al legislatore.

Nelle maggiori stazioni ferroviarie centinaia, migliaia di morti di fame affetti da scabbia e malaria bivaccano nell’attesa di un ricovero alberghiero in applicazione delle pari opportunità: ogni migrante ha diritto a essere ospitato degnamente. Gli italiani in bolletta si arrangino, dormano sotto i ponti, crepino, vadano a farsi fottere. Il nostro buonismo è a senso unico, gratifica i forestieri e ignora gli indigeni, i quali ringrazino il cielo se percepiscono la pensione sociale e possono aspirare, senza ottenerlo, a un alloggio popolare già abusivamente occupato dai balordi protetti dalla sinistra.

A Ventimiglia i francesi hanno organizzato un muro di forze dell’ordine per impedire ai disperati di varcare il confine, cosicché ce li teniamo noi. Al Brennero, idem. Non passa lo straniero. Il premier ammonisce: sbagliato vivere di paure. Ma dove ha la testa? Gli italiani non sono spaventati, sono semplicemente incazzati. Non sopportano più l’inettitudine e l’ignavia dei loro governanti che decidono soltanto di non decidere, impegnati come sono a tergiversare pur di non dire a Bruxelles che il nostro Paese è alla frutta e chiude i confini, imitando la Spagna e l’Australia, che non soccorrono nessuno.

Coraggio, lasciamo ad altri Paesi la gioia di accogliere e assistere. Badiamo ai noi stessi, abbiamo l’acqua alla gola e rischiamo di affogare. Nella merda.

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I 5 (falsi) luoghi comuni del buonismo ad oltranza

Non è vero che non possiamo dire no agli immigrati e che l’Africa è vittima dell’Occidente. E vi spieghiamo perché

Gian Micalessin – Dom, 14/06/2015 

Sono i cinque totem del buonismo ad oltranza. E gli argomenti preferiti da governo e sinistra per convincerci che l’immigrazione fuori controllo è la conseguenza di tragedie epocali anziché il risultato degli errori commessi tra il 2013 e il 2015.

 

Trenta mesi durante i quali l’Italia ha messo le proprie navi a disposizione dei migranti irregolari, ma si è ben guardata dall’affrontare la questione libica ed avviare politiche di contenimento degli sbarchi. Ma basta esaminare i dati del Ministero dell’Interno per capire che quei cinque totem sono pura finzione ideologica.

Chi cerca rifugio in Italia fugge da guerre e persecuzioni

Falso. Tra i 64mila 886 migranti che nel 2014 hanno presentato richiesta di protezione internazionale in Italia solo 812 provengono dalla Somalia, 505 dalla Siria e 480 dall’Eritrea. Dunque solo un’esigua minoranza dei richiedenti asilo in Italia fugge da Paesi dove sono in corso conflitti o persecuzioni. La maggior parte proviene, infatti, da Nigeria (10.138 richieste), Mali (9.771 ), Gambia (8.556), Pakistan (7191), Senegal (4.678) e Bangladesh (4582). Peccato che in Gambia, Pakistan, Senegal e Bangladesh non si registrino guerre o tragedie epocali. In Nigeria i Boko Haram fanno strage tra i cristiani del nord est, ma la maggior parte dei nigeriani approdati da noi sono musulmani alla ricerca di sistemazione economica. Nel Mali operano dal 2012 i soldati francesi impegnati a spegnere l’insurrezione islamista accesasi anche grazie all’eliminazione di Gheddafi in Libia. Ma la Francia, nonostante le sue responsabilità, lascia volentieri a noi anche i migranti del Mali.

Non possiamo dire no ai migranti mentre i Paesi mediorientali ne accolgono milioni

Falso. L’Arabia Saudita e il Qatar finanziano e armano le fazioni jihadiste attive in Siria, ma non accolgono un solo rifugiato. E ne vietano l’entrata sul proprio territorio. La Turchia, invece, utilizza i profughi per garantire un bacino di reclutamento ai gruppi jihadisti in lotta contro Bashar Assad. Il milione e duecentomila rifugiati del Libano sono la conseguenza della contiguità geografica e dei giochi delle fazioni che, come in Turchia, li utilizzano per garantire reclute alla causa jihadista.

L’ondata migratoria è una catastrofe figlia del disinteresse per l’Africa

Falso. Negli ultimi 60 anni i regimi africani si sono divorati più di mille miliardi di dollari in aiuti occidentali. Oggi di fronte alla pretesa di vederli ricambiati con riforme politiche ed economiche preferiscono rivolgersi ad una Cina che concede crediti a lungo termine in cambio di materie prime. Così mentre la Cina s’arricchisce con le risorse africane noi subiamo le conseguenze di un’alleanza che fa di Pechino la nuova potenza coloniale dell’Africa. Ed il vero responsabile dei suoi più recenti disastri.

Neppure una Libia con un governo stabile fermerebbe l’ondata migratoria

Falso. L’Africa è devastata da fame, guerra e povertà da mezzo secolo, ma gli sbarchi sulle nostre coste subiscono una rapida impennata solo all’inizio del 2014. Tanto che gli oltre 50mila sbarchi dei primi sei mesi del 2015 finiscono con il pareggiare la somma dei 13.267 sbarchi del 2012 e dei 42.925 del 2013. La situazione africana si è deteriorata così drasticamente in due anni? Ovviamente no. Le cause sono più semplici ed evidenti. Nel 2012 e nel 2013 la presenza di un governo a Tripoli e l’assenza di missioni di soccorso ai barconi contribuiscono a contenere il fenomeno. E un seppur debole governo centrale impedisce alle milizie jihadiste attive sui confini meridionali di garantire «materia prima» ai trafficanti di uomini presenti sulle coste. L’avvio, a fine 2013, di Mare Nostrum e il caos seguito alla salita al potere a Tripoli, nell’agosto 2014, di una coalizione islamista sono, a conti fatti, le vere cause degli oltre 220mila sbarchi registrati dal gennaio 2014 a oggi.

L’Italia è un Paese egoista. Gli altri paesi europei son più generosi

Falso. Nel 2014 l’Italia ha garantito 20.630 dei 183.365 asili concessi nei 28 paesi dell’Unione Europea. Davanti a noi c’è solo la Germania con 47.555 casi e l’immensa Svezia con 33.025. La Francia ne ha concessi 20.640, cioè solo 10 più di noi. E uno studio basato sui dati 2013 dell’European Migration Network, agenzia della Commissione Europea, rivela che i Paesi con il più alto numero di migranti in stato di detenzione sono: Francia (38.266 casi), Spagna (9.020), Ungheria (6496), Bulgaria (6.303), Belgio (6.285). Alla faccia dell’Italia cattiva.

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E BENITO AMILCARE ANDREA IL DUCE  DIXIT *
…..AHINOI ! POVERA PATRIA ! ! !
 
   
 
 
Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
azimutassociazione@libero.it
associazioneazimut@tiscali.it
 
DA MESSAGGIO “POSTATO” SU FACEBOOK
[ clicca sulla parola video ]

E C’E’ ANCORA CHI MI DICE CHE NESSUNO POTEVA IMMAGINARE CHE COSA POTEVA ACCADERE CON LA PERDITA DEL FASCISMO.

DOPO TUTTI GLI SCANDALI DELLA REPUBBLICA ITALIANA DAL 1947 AD OGGI,COME FACCIAMO ANCORA A DARE TORTO A COLUI CHE GIA NEL 1945,DISSE CHE CON LA SCONFITTA DEL FASCISMO, L’ITALIA AVREBBE PERSO L’ONORE DI NAZIONE.


AVEVA RAGIONE IL DUCE D’ITALIA BENITO AMILCARE ANDREA MUSSOLINI.

…..AHINOI ! POVERA PATRIA ! ! !
 
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È iniziata la parata dei…….

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Gay pride a Roma, per strada con il culo da fuori, pensatela come volete ma per me resta un’indecenza!

 
 
 
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Un gruppo di immigrati del centro d’ accoglienza di Isola Capo Rizzuto (Kr) ha bloccato intorno alle 8 di questa mattina la strada statale 106 in entrambe le…
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L’EDITORIALE – TRATTO DAL SERVIZIO ( TRA BREVE IN RETE )
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REGIONE CAMPANIA
CALDORO E DE LUCA TANDEM DI GARANZIA
di Arturo Stenio Vuono *
Bando al politichese e alle combinazioni di giuristi, con il senno di poi, che incrementano il pasticcio del caso Campania; sono sul tappeto tre diverse esigenze che possono e devono essere conciliate ma non fuori dalla legalità democratica.La puntuale ed integrale applicazione della legge Severino, senza se o ma, parimenti e il rispetto dell’esito elettorale come la garanzia della governabilità.Apparentemente interessi difficilmente conciliabili ma a ben vedere le cose non stanno proprio così; mettiamo, intanto, in parentesi tutte le polemiche e le code dello scontro di prima, e dopo, la campagna elettorale di recente conclusa. Noi, com’è noto, non abbiamo condiviso nulla dell’esponente politico salernitano; ma questo è altro problema. Ora è pacifico che la sospensione del futuro governatore avvenga, senza artifizi, contestualmente alla proclamazione degli eletti da parte della competente commissione elettorale e che De Luca, peraltro consigliere anziano in pectore, resti assolutamente non abilitato a convocare il nuovo consiglio regionale. Quel che serve non è il varo d’un qualsiasi provvedimento, oppure il ritardo di atti dovuti, ad delucam, che gli consenta nomine per la vicepresidenza e per la giunta, e per poi appartarsi; semmai l’intervento straordinario ad regionam; e, cioè, una prorogatio del presidente uscente che assicuri, nelle more di pronunce della corte e dei tribunali, ed eventuali integrazioni normative,  la continuità dell’ordinaria amministrazione. Una linea che Palazzo Chigi, evitando scorciatoie e bizantinismi, farebbe bene ad adottare dal momento che una normativa, in vigore, ha creato, nella fattispecie, una situazione di eccezionalità che giustifica, ampiamente, una sorta di temporaneo commissariamento. Confidare che i due più diretti interessati ne parlino, agendo di conseguenza, è di certo auspicabile. Caldoro e De Luca, a nostro avviso, ove vi sia intesa, saranno in grado di salvaguardare il responso che, comunque sia, è venuto dagli elettori e, con consultazioni permanenti, condurre la regione al conseguente nuovo assetto. Una soluzione, tanto semplice quanto chiara, che li veda nel rispetto dei propri ruoli come il logico e naturale tandem di garanzia. Lo speriamo per la Campania onde non compromettere la buona eredità, il risanamento già avvenuto ed il buon governo che Stefano Caldoro lascia al futuro presidente.
 
* presidente Associazione “Azimut” Napoli
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E BENITO AMILCARE ANDREA IL DUCE  DIXIT ….AHINOI ! POVERA PATRIA ! ! !
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