QUEL 14 LUGLIO 1970 REGGIO DI CALABRIA PRIMA RIVOLTA “IDENTITARIA” D’EUROPA


QUEL 14 LUGLIO 1970 REGGIO DI CALABRIA PRIMA RIVOLTA “IDENTITARIA” D’EUROPA [ “AZ.” – 14.07.’15 ]

   
 
  Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
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Risultati immagini per rivolta di reggio calabria QUEL 14 LUGLIO 1970 REGGIO DI CALABRIA PRIMA RIVOLTA “IDENTITARIA” D’EUROPA [ “AZIMUT-NEWSLETTER” – 14 LUGLIO 2015 ]
1970 – LA MANO PESANTE DEL SISTEMA DI POTERE, IN PERFETTO STILE SOVIETICO, SI ABBATTE SULLA CITTA’ CALABRESE E NORMALIZZA REGGIO DI CALABRIA [ “AZIMUT” ]
 
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L’AMICO SILVIO BRUNO GERIA CI RICORDA UNA DATA MEMORABILE che non può cadere nell’oblio
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Per non dimentiare. Giorni di rabbia e di tristezza per uno stato violento e assassino. Io c’ero e non voglio dimenticare. Con orgoglio!!!!

foto di Comitato 14 luglio - Reggio Calabria.
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14 luglio 1970, esplode la rabbia a Reggio!

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[ DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE ]
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GLI ANNI << ’70 >> RIVOLUZIONE CALABRIA SENATORE FRANCO REGGIO CAPOLUOGO 
[ “AZ.”-15.APR.’15 ]
 

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IL SERVIZIO ODIERNO
contiene stralci di quanto – da noi – in precedenza già pubblicato
Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut

 
 
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ANNI << ’70 >> RIVOLUZIONE CALABRIA SENATORE FRANCO REGGIO CAPOLUOGO
 
Risultati immagini per solo cosenza stenio vuono foto GIORGIO ALMIRANTE ANDO’ A REGGIO…..
NON TUTTO E’ CONOSCIUTO – MOLTO E’ STATO SECRETATO
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“AZIMUT” – IL POST DEL PRESIDENTE
Arturo Stenio Vuono
ARTURO STENIO VUONO – ALCUNE OSSERVAZIONI
 
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ANNI << ’70 >> RIVOLUZIONE CALABRIA SENATORE FRANCO REGGIO CAPOLUOGO
 
ABBIAMO SCELTO DI PUBBLICARE – TRATTO DAL WEB – UN SINTETICO RESOCONTO NON DI PARTE. MA SULLA RIVOLTA CI SAREBBE MOLTO DA DIRE, INNANZITUTTO LA LOTTA DI REGGIO RACCOLSE DIVERSE ADESIONI IN TUTTA LA CALABRIA E NON SOLO DA PARTE DELL’UNIONE BRUZIA DI COSENZA CHE RIUNI’, SIMBOLICAMENTE, I PROPRI QUADRI PROPRIO IL 14 LUGLIO 1971 – PRIMO ANNIVERSARIO DEI MOTI CHE NON FURONO CONTRO LO STATO MA CONTRO IL SISTEMA DI POTERE CHE OCCUPAVA LO STATO. MOLTE SIMPATIE CI FURONO DA PARTE DI ORGANIZZAZIONI ( COME L’UNIONE ) INDIPENDENTI E ANTIPARTITOCRATICHE CHE PARTECIPARONO ALLE LOCALI ELEZIONI del 1970. LA REPRESSIONE FU BRUTALE E DURA. NON VI FURONO ECCEZIONI NEL COLPIRE – AD ESEMPIO – ANCHE LE DONNE CHE MANIFESTARONO IN MASSA. “REPARTI SPECIALI VIOLARONO I DOMICILI E INFLISSERO TORTURE – IN SERVIZIO 24 ORE / SU 24 / – CON L’USO DI STUPEFACENTI” (COME DETTO DA MOLTI CITTADINI); NESSUNA COLLUSIONE CON LA STRAGE DI GIOIA TAURO CH’E’ RIMASTA SEMPRE E SOLO UNA CONGETTURA. GIORGIO ALMIRANTE, UNICO LEADER CUI SI CONSENTI’ UN COMIZIO, PROVO’ A RIMUOVERE LA LINEA DURA DEL GOVERNO ONDE PROMUOVERE UN PONTE PER IL DIALOGO MA NON FU ASSOLUTAMENTE ASCOLTATO. ALLA REPRESSIONE SI ACCOMPAGNO’ LA MOBILITAZIONE SINDACALE DA TUTTA ITALIA CHE CALO’ A REGGIO PER INTIMIDIRLA. L’ADESIONE DI PARTE DELL’ESTREMA SINISTRA FU UN FATTO SIMBOLICO E NON REGISTRO’ UNA PRESENZA DI PIAZZA. SUL FINIRE DELLA RIVOLTA ERA STATA PROGETTATA L’ASTENSIONE DAL LAVORO DI TUTTI I MERIDIONALI AL NORD CHE, POI, NON EBBE PIU’ MODO DI REALIZZARSI. LE BRUTALITA’ DELLE FORZE SPECIALI TROVARONO, SPESSO, NON CONDIVISIONE PURE DA PARTE DEGLI UOMINI DELLE LOCALI FORZE DELL’ORDINE CHE, INFATTI, COME ACCADDE PER L’INIZIATIVA DELL’UNIONE BRUZIA DI FAR GIUNGERE PROPRI MANIFESTI DI SOLIDARIETA’ ( PURE AFFISSI A COSENZA ) E VOLANTINI, CONSENTIRONO – IN PRATICA – CHE NON VALESSE IL BLOCCO TOTALE DELLA CITTA’. NESSUNO POTEVA ENTRARE A REGGIO O USCIRE DA REGGIO. NULLA POTEVA INVIARSI…..
[ su tutto ritorneremo  – “Azimut” La PRESIDENZA]
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 
 
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Napolincanto – Canto dei Sanfedisti – YouTube

30 giu 2010 – Caricato da PasqualinaNives

A tutti i patrioti, definiti per spregio “lazzaroni”, che lottarono e morirono per Dio, la Patria e il Re contro …

Napolincanto – Libertà (Brigante se more) – YouTube

30 giu 2010 – Caricato da PasqualinaNives

Napolincanto – Libertà (Brigante se more) …. E nel finale, la bestemmia è contro la falsa libertà dei ..

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TRATTO DAL WEB
MA NON TUTTO E’ CONOSCIUTO – MOLTO E’ STATO SECRETATO
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[ TRATTO DAL WEB ]
 moti di Reggio Calabria: una città contro lo Stato

REGGIO CALABRIA –Inizia il 14 luglio del 1970 la rivolta urbana più grande – per numeri e durata – d’Italia e d’Europa.

E’ stata paragonata a una ”mini-rivoluzione francese” (per il giorno in cui iniziò) e ad una ribellione senza precedenti e mai più attuata. Un campo di battaglia, dietro il quale non c’era solo il disagio del sud, l’abbandono di una Regione intera e di una popolazione. C’era altro. Giorni di rabbia che sono stati identificati storicamente con il nome di ”moti di Reggio o rivolta di Reggio”, una sommossa popolare che animò Reggio Calabria dal luglio del 1970 al febbraio del 1971 in seguito alla protesta dovuta alla decisione di collocare il capoluogo di regione a Catanzaro con l’istituzione degli enti regionali.

L’INIZIO DELLA TENSIONE – In quei giorni di luglio, almeno inizialmente, il malcontento fu politicamente trasversale (ad esclusione del Partito Comunista Italiano), ma in una seconda fase i movimenti di destra, ed in particolare il Movimento Sociale Italiano, ricoprirono un ruolo di primo piano. Il sindacalista della Cisnal, Ciccio Franco, esponente missino, rilanciò il motto ”Boia chi molla” (usato già ai tempi della prima guerra mondiale dagli Arditi) e ne fece uno slogan per cavalcare la protesta dei reggini, indirizzandola verso una connotazione antisistema e fortemente polemica nei confronti di un governo che non sapeva ascoltare la voce del sud più profondo ed arretrato. Nell’Italia repubblicana non era mai successo che un’intera città si schierasse così apertamente contro lo Stato. Accadde a Reggio Calabria, con modi e tempi assolutamente imprevedibili.

BOIA CHI MOLLA – Il 13 luglio del 1970 viene proclamato un primo sciopero, che ha una scarsa adesione a seguito della improvvisa defezione della Cgil, sindacato che si dichiara indisponibile a ”battaglie di tipo campanilistico”. Anche il Pci e il Psi si chiamano fuori e il giorno seguente è così organizzato un nuovo sciopero a cui partecipano circa un migliaio di persone fino a Piazza Italia, dove il sindacoPietro Battaglia, affiancato dal consigliere provinciale del Msi, Fortunato Aloi, tiene un comizio appassionato, ma dai toni non violenti. E’ nella serata, però, che gli eventi prendono una piega diversa. Occupata la stazione ferroviaria, i manifestanti vengono fatti oggetto di un durissimo intervento delle forze dell’ordine, che arrestarono numerosi cittadini. I feriti sono quaranta. Il 15 luglio vengono assaltate le sedi del Pci e del Psi. Gli scontri in strada sono violenti. Nel tentativo di reprimerli, la polizia carica. Muore il ferroviere Bruno Labate, 46 anni, iscritto alla Cgil, forse a causa di un candelotto sparato ad altezza d’uomo. In occasione dei sui funerali, le forze dell’ordine presidiano il corteo imbracciando addirittura i mitra. Mille giovani assaltano la questura e a stento il questore Santillo, uomo di grande prudenza e civiltà, impedisce agli agenti di aprire il fuoco.

La rivolta assume da subito un carattere feroce e non sfuggirà più tardi agli storici ed ai giornalisti un collegamento diretto con la strage di Gioia Tauro, accaduta il 22 luglio 1970, dove una bomba deraglia il “Treno del Sole” Palermo-Torino provocando sei morti e più di cinquanta feriti.

MISSINI ED EX PARTIGIANI, INSIEME – Il vero motore organizzativo e politico della rivolta è il ”Comitato d’azione per Reggio capoluogo”, i cui principali esponenti sono Ciccio Franco, l’ex comandante partigiano Alfredo Perna, Rocco Zoccali, Rosario Cassone, Franco Arillotta, Giuseppe Avarna duca di Gualtieri e Fortunato Aloi. Partigiani e uomini della destra assieme, quasi a circoscrivere un atteggiamento e un’idea che vuole andare al di là delle etichette che già appaiono sui giornali e che misurano la sconquasso di Reggio dentro ad un’identità ”neofascista”.

Il 17 settembre 1970 Ciccio Franco e Alfredo Perna vengono arrestati con l’accusa di istigazione a delinquere e apologia di reato. Condannati, vengono rimessi in libertà provvisoria il 23 dicembre 1970. Due armerie e la Questura intanto vengono prese d’assalto da almeno cinquecento persone. Un poliziotto, Curigliano Vincenzo, 47 anni, muore di infarto. Nuovamente ricercato dalla polizia, Franco, nel febbraio 1971, è per un breve periodo latitante. Viene raggiunto nel suo rifugio segreto dalla giornalista Oriana Fallaci, alla quale – per spiegare la nascita dei moti e la loro evoluzione politica – afferma:”Specie nei quartieri popolari v’erano tanti ragazzi che ritenevano che Reggio potesse esser difesa dai partiti della sinistra o di centro-sinistra. E, dopo la posizione assunta dai partiti di sinistra e di centro-sinistra contro Reggio, questi ragazzi hanno ritenuto di dover rivedere la loro posizione anche politicamente. Molti, oggi, fanno i fascisti semplicemente perché ritengono che la battaglia di Reggio sia interpretata in modo fedele solo dai fascisti”. A pagare questo clima è ad esempio Pietro Ingrao (Pci), il cui un comizio viene contestato dalla folla. In Italia, nel frattempo nasce il governo guidato dal democristiano Emilio Colombo, all’interno del quale inizia una sorta di opera di ”demolizione mediatica” della rivolta. Dopo l’iniziale interessamento alle cause che avevano spinto l’inizio della protesta, infatti, tutti i maggiori quotidiani si limitano a ridurre la cronaca riguardo Reggio Calabriasminuendone talvolta anche la portata.

LOTTA CONTINUA STA CON I RIVOLTOSI – Molti giovani neofascisti, in quelle giornate di lotta, accorrono a Reggio, soprattutto gli universitari missini, ma va detto anche che i moti trovano un sostegno ideale anche da parte della sinistra estrema, ove l’idea di una “rivolta proletaria” – applicata per le strade della città calabrese – stuzzica varie analisi e considerazioni positive, sopratutto da parte di Lotta Continua, del Movimento Studentesco milanese, di Servire il popolo ed anarchici.

Per mesi la città fu letteralmente barricata in più punti, persino isolata, paralizzata e infuocata dagli scontri ripetuti con la polizia, accentuati da una serie di attentati dinamitardi che interruppero le comunicazioni ferroviarie o distrussero le apparecchiature della stazione di Reggio Calabria Lido. Il Ministro degli interni Franco Restivo, annunciò che solo dal 14 luglio al 23 settembre furono compiuti 13 attentati dinamitardi, 33 blocchi stradali, 14 blocchi ferroviari, 3 blocchi portuali e aeroportuali, sei assalti alla prefettura e quattro alla questura. Per questi motivi, l’esecutivo fu quindi costretto, dopo alcuni mesi in cui la situazione non accentuava a placarsi, di assumere provvedimenti di carattere eccezionale.

CARRI ARMATI E DELUSIONI – La rivolta si concluse a dieci mesi dal suo inizio con l’inquietante immagine dei carri cingolati che arrivano in una città ormai allo sbando e sfiancata da mesi di lotte. Oltre alla forza, per la soppressione delle mobilitazioni, si ricorse al cosiddetto “Pacchetto Colombo”, che portò ad una insolita divisione degli organi istituzionali della Calabria (la giunta regionale a Catanzaro, il consiglio a Reggio Calabria) e all’insediamento nel territorio di apparati produttivi che non furono mai realizzati o furono subito oggetto di speculazioni della criminalità organizzata. Il ”pacchetto Colombo” passerà alla storia, per questi motivi, come un ulteriore umiliazione di un intero territorio.

A distanza di anni, va detto che quella di Reggio Calabria fu la prima rivolta ”identitaria” d’Europa, l’ultima di natura popolare. Costò sei morti tra i civili, centinaia di feriti e migliaia di denunce. Dopo di quella tappa, il Mezzogiorno – anche se la ”questione meridionale” non è main stata risolta – non ha più prodotto una rivolta di massa di quelle dimensioni forse a causa di quell’occasione persa, di quella delusione, di quella sconfitta. Tuttavia la rivolta del 1070-71 continua ad essere un precedente per quel meridione che continua a vivere una crisi industriale, occupazionale e di legalità che lo affama e lo uccide da decenni.

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RICORDO DEL SENATORE CICCIO FRANCO
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Reggio ricorda il senatore Ciccio Franco a 23 anni della scomparsa

 

Venerdì 14 Novembre 2014
Ricorre domenica il 23° anniversario della morte del Sen. Francesco Franco, per tutti Ciccio Franco. Il leader dei “boia chi molla” protagonista dei Moti per Reggio Capoluogo del 1970, scomparve improvvisamente a 61 anni la mattina del 16 novembre 1991. La destra reggina lo ricorderà con una cerimonia prevista per le ore12 presso la Stele posta davanti l’Anfiteatro sul lungomare, che nel 2005 l’Amministrazione comunale guidata da Giuseppe Scopelliti gli ha voluto dedicare. All’iniziativa hanno aderito  Alleanza Calabrese, Destra per Reggio, Fratelli d’Italia-AN, Centro studi Tradizione Partecipazione, Reggio Futura e l’Ugl. Lo comunica Giuseppe Agliano, che fu uno dei suoi collaboratori, tracciando anche un breve profilo dello scomparso Senatore: Ciccio Franco fu un personaggio che ha segnato indelebilmente la storia di Reggio, con le sue battaglie politiche e sindacali in difesa della Città e dei più deboli. A tanti ha insegnato l’arte della politica, quella vera, quella pulita, la politica della spirito di servizio, dell’interesse della collettività, dal dare e non dell’avere, del concreto e non dell’effimero, della fierezza e non dell’asservimento. Con la sua morte, continua Agliano, finì un’epopea, un mito per tutti i giovani militanti della destra dell’epoca, il punto di riferimento non solo politico, una figura indelebile quasi paterna, pari solo a quella di Giorgio Almirante (di cui ricorre quest’anno il centenario della nascita) per il quale, peraltro, Ciccio Franco nutriva molta ammirazione e, ogni qualvolta lo storico Segretario del MSI-DN veniva a Reggio, si occupava personalmente con una pignoleria quasi ossessiva dell’organizzazione della visita. Ciccio Franco e Almirante avevano anche molte similitudini: erano l’esatto opposto del modello politico che allora andava per la maggiore, erano tuttaltro che damerini con ghette e pomate, non parlavano in politichese, non usavano fumisterie intellettualistiche, erano  efficacissimi comunicatori e la loro oratoria risultava comprensibile, diretta, popolare. Ciccio Franco era un generoso, un puro di cuore e la sua disponibilità lo portava a condividere fino in fondo i bisogni e la povertà dei più umili.Ciò forse per la sua fervida anima sindacalista, infatti, fu anche attivissimodirigente della CISNAL, il sindacato in cui mosse i primi passi e di cui ne divenne Segretario Generale aggiunto
A parte la prima elezione del 1972 , ricorda Agliano, con circa il 37% pari a oltre 47.000 voti nell’intero collegio ed il 48% in Città (un reggino su due allora votò per lui), fui al suo fianco in tutte le altre tornate elettorali. Ciccio Franco fu rieletto senatore nel 1976, nel 1979, nel 1983 e nel 1989 e fu consigliere comunale ininterrottamente per circa 30 anni, a testimonianza del grande gradimento popolare che lo ha sempre accompagnato. E così fu anche il giorno del funerale: nella camera ardente allestita nella sala riunioni del Consiglio comunale, che allora era al piano superiore del Teatro Cilea, tutta la Città gli rese omaggio, amici ed avversari politici, autorità e migliaia di semplici cittadini. Per l’intera giornata ci fu un continuo pellegrinaggio a testimonianza del generale riconoscimento all’uomo, al politico. Alle 16,30, sotto una pioggia battente, la bara uscì dall’Aula e fu portata a spalla per tutto il Corso Garibaldi e Via De Nava fino a raggiungere la chiesa di S. Lucia dove don Mimmo Geraci, unitamente a don Salvatore Nunnari e don Giorgio Costantino, celebrarono il rito funebre.
( . . . ) durante l’orazione, ( . . . ): “noi sappiamo che non te ne vai per sempre, perchè fosti per davvero un eroe, l’eroe di tanta brava gente, coraggiosa, fiera, umile, tenace, l’eroe che, pagando di persona come sempre sano fare gli eroi, seppe(…) 
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ANNO 2014 – VIDEO
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Anniversario Ciccio Franco 16 novembre 2014 – YouTube

17 nov 2014 – Caricato da Luigi Palamara

Reggio Calabria – Anniversario Ciccio Franco 16 novembre 2014REGGIO CALABRIA. Si è svolta 

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FARE LA DIFFERENZA
CI SONO POLITICI E POLITICI……
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[ tratto dal web ]

Con un minuto di silenzio l’aula del Senato ha salutato Willer Bordon, morto stamattina a 66 anni.

“Ci ha lasciati stamattina, alle 12.30 circa, l’Onorevole Willer Bordon”: così una nota della sua segreteria me ha anunciato la scomparsa. Bordon è stato sindaco della città di Muggia (TS) per 10 anni. Eletto per la prima volta in Parlamento nel 1987, Ministro dell’ Ambiente (ha presieduto il coordinamento interministeriale del G8 Ambiente), nonché dei Lavori Pubblici, Bordon è stato anche sottosegretario ai Beni Culturali, presidente del Gruppo “I democratici” alla Camera e de “La Margherita” al Senato.

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bellissimo leggete

Il direttore de il Giornale senza freni, a tutto campo. Don Giussani non sapeva se credeva in Dio. Montanelli: “mi tira ancora, ma non si quando mi tira”. Il…
ILGIORNALEOFF.ILGIORNALE.IT

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foto di Roberto Grillino Persempre.

chi mandereste per primo alla ghigliottina
monti o avete altre preferenze

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DA ROMA – GIANCARLO LEHNER

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——- Original Message ——–

Subject: Lehner: Nobel per la criminalità politica ad Obama
Date: Tue, 14 Jul 2015 13:54:13 +0000
From: Giancarlo Lehner >
To:  ( . . . )
L’ aver sostenuto e legittimato la corsa al nucleare da parte dell’Iran è l’ultima irresponsabile, micidiale, devastante mascalzonata di Obama. Lo spettro della guerra atomica, svanito con l’implosione Dell’Urss, ora è di nuovo dietro la porta. Hussein Obama merita il Nobel per la criminalità politica.
Giancarlo Lehner
 

——– Original Message ——–

Subject: Lehner: Stalin c’è, il Creatore non si sa
Date: Tue, 14 Jul 2015 09:11:45 +0000
From: Giancarlo Lehner <giancarlolehner@hotmail.com>
To:  ( . . . )
Stalin c’è, l’Altissimo non si sa, intanto il compagno Bergoglio ha ordinato a Vauro di ridipingere leninianamente la Cappella Sistina.
 
Giancarlo Lehner

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CORSI E RICORSI

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[ “AZ.”-15.APR.’15 ]
 LEGGI IL BREVE EDITORIALE [ VEDI : SOTTO ]
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“AZIMUT” – IL POST DEL PRESIDENTE
 
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L’AMICO DI SEMPRE AMEDEO LABOCCETTA, CON IL QUALE HO PARTICOLARMENTE CONDIVISO DECENNI DI MILITANZA NELLA DESTRA, E DEL QUALE SONO STATO UNO STRETTO COLLABORATORE ALL’EPOCA CHE,  SUL FINIRE DEGLI ANNI ’80  , LO VIDE ALLA GUIDA DELLA FEDERAZIONE PARTENOPEA DEL MSI-DN OGGI LICENZIA ALLA STAMPA UNA FORTE DENUNCIA DELLA << MAGISTOCRAZIA >>. IL SERVIZIO ODIERNO, IN ORIGINE MONOTEMATICO, A RIGUARDO DELLA RIVOLTA 1970 DI REGGIO CALABRIA CONTRO IL SISTEMA DI POTERE E LA GUIDA DI CICCIO FRANCO, CON BREVI CENNI AD ALTRE PAGINE CHE INTERESSARONO – SEMPRE QUELL’ANNO – COSENZA ( CON L’UNIONE BRUZIA – DI CUI CI SIAMO AMPIAMENTE OCCUPATI  ) E ALTRI COMUNI DELLA REGIONE, NONCHE’ L’AMARCORD SUL NOSTRO SUD. VIENE AD ESSERE INTEGRATO DA QUESTA NOTIZIA. UNA COINCIDENZA PROVVIDENZIALE. IN VERITA’ GIA’ NOI AVEVAMO SCRITTO ( VEDI : SERVIZIO 30 MARZO 2015 ) : “…Di aria di democrazia, in verità, se ne respira poco; le istituzioni, tutte, in pratica, sono sostanzialmente occupate da abusivi; riforme – maquillage della carta repubblicana impediscono, come sempre, i progetti di ingegneria costituzionale per la modernizzazione; risultano al confino quasi tutti gli esponenti politici che, per maggiore peso, disarticolarono la sinistra e, a ciò, per il cosiddetto “concorso esterno di reato”; come, in illo tempore, con << mani pulite >>, la dispensa per i post(?)comunisti, molto – da mane a sera – discettando di lotta alla corruzione, è sempre la sinistra – con sodali e compagni di merende – a restarne integra e indenne. Questi sono fatti ed è questa la realtà da demolirsi.Prima che sia troppo tardi…”
L’ACCOSTAMENTO DI QUEL CHE L’AMICO AMEDEO STIGMATIZZA, IN AMBITO DELL’ATTUALE << SISTEMA >> – TALE RIMASTO – CON LE VICENDE CALABRE, DUNQUE, E’ PURAMENTE CASUALE. 
PERO’ QUALCHE BREVE RIFLESSIONE – ORA – S’IMPONE. NEL NOSTRO EDITORIALE PER IL 2014 CI SIAMO OCCUPATI DEL FENOMENO AUTONOMO E SPONTANEO CHE, IN TUTTA LA PENISOLA, AVEVA VISTO – SUL FINIRE DEL 2013 – LE PROTESTE POPOLARI CONTRO L’ESECUTIVO. OGGI IL RENZISMO RISULTA ESSERE, PURTROPPO, UNA LETALE MORFINA E GLI ITALIANI IN TOTALE CATALESSI. NESSUNA RIFORMA VERA DEL SISTEMA ED E’ IL SISTEMA CHE SI AUTORIFORMA SOLO PER SOPRAVVIVERE. DETTO CIO’, TANTO PER NON DILUNGARCI E CONCLUDERE, IRROMPE IL CATTIVO PENSIERO – FACENDO PECCATO – E CI DOMANDIAMO : QUALE L’ESITO OVE – COME A REGGIO DI CALABRIA – CENTO E PIU’ DELLE NOSTRE CITTA’ , PER I MOLTISSIMI MOTIVI DI CRONICA SOFFERENZA, DECIDESSERO PER IL << CONTRO >> ? CHE SAREBBERO SUFFICIENTI INTERVENTI, CONCOMITANTI, A RIPRISTINARE L’ORDINE? ASSOLVEREBBERO A TALE COMPITO LE FORZE DELL’ORDINE E TUTTI I CORPI MILITARI DELLO STATO ? UNA DOMANDA DELLE CENTO PISTOLE . DATEVI UNA RISPOSTA ! FATE VOI ! ! !
 
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A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DELLA LEGGENDA DEL PIAVE 
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IN ESCLUSIVA – PROSSIMAMENTE – SU “AZIMUT”
 
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LA GRANDE GUERRA – L’ALTRA STORIA DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO  –  [ “AZ.” – LUGLIO 2015 ]

foto di Ilia Olivieri. [ “AZIMUT – ARCHIVIO ] NELLA FOTO : COSENZA – MAGGIO 2015 – OLIVIERI GIANCARLATONIO CON UNA DELLE SUE FIGLIOLE ( ILIA )
“L’ALTRA STORIA” – CON L’ INTRODUZIONE DELL’AUTORE – E A  PUNTATE
 
 
[….SI CELEBRA COSI’-VEDI:SOTTO-MA C’E’ L’ALTRA STORIA…..]
 

4 novembre 1918 : bollettino della vittoria. – YouTube 

04 nov 2013 – Caricato da Il nascondiglio del diavolo

“I resti di quello che fu uno dei piu’ potenti eserciti del mondo risalgono in … generale Armando Diaz 

Bollettino della Vittoria

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

 testo

« Comando Supremo, 4 novembre 1918, ore 12

La guerra contro l’Austria-Ungheria che, sotto l’alta guida di S.M. il Re, duce supremo, l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta.


La gigantesca battaglia ingaggiata il 24 dello scorso ottobre ed alla quale prendevano parte cinquantuno divisioni italiane, tre britanniche, due francesi, una czeco slovacca ed un reggimento americano, contro settantatré divisioni austroungariche, è finita.


La fulminea e arditissima avanzata del XXIX Corpo d’Armata su Trento, sbarrando le vie della ritirata alle armate nemiche del Trentino, travolte ad occidente dalle truppe della VII armata e ad oriente da quelle della I, VI e IV, ha determinato ieri lo sfacelo totale della fronte avversaria. Dal Brenta al Torre l’irresistibile slancio della XII, della VIII, della X armata e delle divisioni di cavalleria, ricaccia sempre più indietro il nemico fuggente.


Nella pianura, S.A.R. il Duca d’Aosta avanza rapidamente alla testa della sua invitta III armata, anelante di ritornare sulle posizioni da essa già vittoriosamente conquistate, che mai aveva perdute.


L’Esercito Austro-Ungarico è annientato: esso ha subito perdite gravissime nell’accanita resistenza dei primi giorni e nell’inseguimento ha perduto quantità ingentissime di materiale di ogni sorta e pressoché per intero i suoi magazzini e i depositi. Ha lasciato finora nelle nostre mani circa trecentomila prigionieri con interi stati maggiori e non meno di cinquemila cannoni.


I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano discese con orgogliosa sicurezza.


Il capo di stato maggiore dell’esercito, il generale Diaz »

Il Piave mormorava (con testo) – YouTube 

14 mag 2009 – Caricato da Francesco Lampasi

Testo della versione completa: Il Piave mormorava calmo e placido al … “La leggenda del Piave” by …

La Canzone del Piave – YouTube 

03 nov 2010 – Caricato da 93theonlyone

La leggenda del Piave, meglio conosciuta come la canzone del Piave, è una delle più celebri canzoni …

 

Massimo Ranieri – ‘O Surdato ‘Nnammurato HD – YouTube 

05 giu 2012 – Caricato da LaMiaBellaNAPOLI

Massimo Ranieri – ‘O Surdato ‘Nnammurato HD ISCRIVITI 🙂

Massimo Ranieri ‘O Surdato ‘Nnammurato – YouTube 

12 feb 2013 – Caricato da Massimo Ranieri

Puoi trovarci anche su Facebook:https://www.facebook.com/pages/Massimo- Ranieri-una-vita-sul 

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ALTRE NEWS – CORRISPONDENZE – MESSAGGI
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-E’ cominciato in Parlamento ad Atene il dibattito sul primo piano di riforme urgenti. Si tratta del provvedimento che, secondo quanto richiesto dall’eurosummit, conclusosi con l’accordo in extremis lunedì mattina, deve essere approvato entro la mezzanotte di oggi per far partire il negoziato il terzo piano di aiuti richiesto dalla Grecia al fondo Esm.

Tsipras ieri in tv ha rivendicato sue posizioni – “La reazione al referendum non onora l’Europa” perché gli europei sono stati “vendicativi” ma se anche l’accordo è “molto duro” darà alla Grecia tre anni ed è “migliore” di quello rifiutato il 25 giugno perché “prevede la crescita”. Alexis Tsipras va in tv a parlare direttamente ai greci, mentre la sabbia nella clessidra preparata da Merkel e Schaeuble scorre in fretta. Le prime riforme vanno approvate dal Parlamento entro la mezzanotte di oggi e dopo che ieri la giornata è stata caratterizzata da frenetiche consultazioni con i suoi e con gli (ex) oppositori di To Potami, Pasok e Nea Demokratia, dovrebbe avere i numeri per assorbire la spaccatura con l’ala radicale di Syriza.

“Non tagliamo gli stipendi e neanche le pensioni – assicura il premier – anche se indirettamente con le tasse a l’aumento dellIiva c’è un delle taglio pensioni”. Tsipras rivendica la bontà del suo operato e replica alle parole, dure dell’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis che ha accusato l’ultimo euro summit di aver portato avanti un colpèo di stato come quello dei Colonnelli nel 1967 in Grecia. “Yanis Varoufakis ha commesso evidenti errori durante il negoziato – attacca Tsipras – benché al principio sia stato capace d’imprimere un buon ritmo: mi assumo la responsabilità”. “Essere un eccellente studioso – ha aggiunto Tsipras – non significa necessariamente essere un buon politico”.

“Durante l’Eurosummit ho avuto l’appoggio di Francia, Italia e Cipro”, ha detto ancora Tsipras.

ll provvedimento che contiene le misure richieste dall’Eurogruppo per il salvataggio della Grecia è – dunque – stato presentato in Parlamento. Secondo Kathimerini, il principale quotidiano greco, dal testo manca l’eliminazione delle baby pensioni. In tv Tsipras sostiene che saranno cancellate. Il quotidiano scrive che nella ‘lenzuolata’ non ci sono perché prima è necessario un pronunciamento della Corte Costituzionale, che a giugno ha già bocciato la riforma delle pensioni fatta nel 2012 per il secondo piano di salvataggio. Il dubbio è se non sia un modo per riavvicinare l’ala radicale di Syriza, di cui non è chiara la consistenza. 

Il fronte del ‘no’ oggi si farà comunque sentire. E’ annunciata una raffica di scioperi: si fermeranno gli statali, la metro starà ferma dalle 5 alle 9 e poi forse di nuovo in giornata, le farmacie hanno annunciato una serrata contro le ventilate liberalizzazioni. Finora le proteste sono state sempre ordinate. Ma per misura precauzionale attorno a piazza Syntagma sono spuntati agenti in tenuta antisommossa

DA NAPOLI – LA CITTA’ DI CAMELOT

   
Bruno Esposito
14 luglio alle ore 17.48
 
EMIDDIO NOVI
Il tradimento e la resa di Tsipras
hanno dimostrato che non esiste la sinistra populista.
E che si tratta di un prodotto del sistema mediatico al servizio della turbofinanza.
Tsipras ha accettato che la Grecia perdesse la sua indipendenza nazionale e che fosse ridotta a un protettorato della grande finanza e dei creditori. Come un qualsiasi staterello africano dell’800.
I mercati finanziari festeggiano.
Le Borse brindano.
Per la prima volta nella storia del mondo una Banca privata, la Bce, costringe uno Stato alla resa e può farlo soltanto con la complicità di un governo fellone.
Che non ha nemmeno approntato una moneta sostitutiva dell’euro proprio per creare condizioni di estrema emergenza e il blocco dell’economia.
L’ex ministro Varoufakis aveva proposto una moneta alternativa all’euro, il blocco dei rimborsi dei bond detenuti dall Bce e la nazionalizzazione della Banca centrale greca. Tsipras non ha voluto seguire il piano del suo ministro e lo ha fatto dimettere. Varoufakis non ha capito che quella del leader greco era una sceneggiata di intransigenza virtuale e che in realtà la sinistra greca non ha mai voluto mettere in discussione l’euro è un eventuale abbandono dell’euro.
Alla Grecia è stato imposto un accordo più punitivo di quello di Versailles che toccò alla Germania dopo la sconfitta.
Alla Grecia sono stati pignorati di fatto tutti i beni dello Stato che saranno venduti agli affaristi e agli usurai.
La resa della Grecia deve servire da lezione anche a noi italiani.
Senza liberarsi delle catene dell’euro non c’è futuro.
Questa Europa è uno spazio geografico tenuto in pugno dall’economia usuraia.
La libertà i popoli la conquistano, nessuno glie la regala.
Il vittimismo rende schiavi

DA NAPOLI

   
Bruno Esposito
14 luglio alle ore 17.44
 
UNA LETTURA DI GRANDE IMPORTANZA,
UN ARTICOLO DA LEGGERE E DIFFONDERE_
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Il Giornale 14 luglio 2015
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La Russia contro le Ong (tra cui quella di Soros)
Putin si protegge dalla strategia statunitense delle “rivoluzioni colorate” che nei Paesi confinanti, dall’Europa dell’Est fino al Caucaso, hanno ribaltato i capi di Stato vicini al Cremlino
Sebastiano Caputo – Mar, 14/07/2015 – 12:49

Esiste una strategia statunitense che dopo la caduta del muro di Berlino si è sviluppata in tutta una serie di Paesi dell’ex Unione Sovietica fino a colpire di recente la Russia di Vladimir Putin.

Teorizzata dallo studioso e professore di Scienze politiche all’Università del Massachusetts Gene Sharp nel libro Dalla dittatura alla democrazia.
Come abbattere un regime.
Manuale di liberazione non violenta (nel 1993), è riuscita nel giro di pochi anni a ribaltare governi sfavorevoli agli interessi occidentali fino ad insediarne nuovi organici all’ordine liberale. La “tecnica della rivoluzione colorata” è una combinazione di simboli e immagini forti che ruota intorno ad alcuni elementi imprescindibili come le organizzazioni non governative promotrici della democrazia, le associazioni per i diritti umani, gli intellettuali, gli studenti, i mass media, il “marketing rivoluzionario” e i servizi segreti.
I primi laboratori in cui gli scritti di Gene Sharp sono stati sperimentati, risultano quei Paesi dell’Europa dell’Est e caucasici, che seppure staccati dall’Unione Sovietica rientravano nella sfera d’influenza russa: dal 1989 fino alla recente crisi ucraina si sono registrati infatti una serie di capovolgimenti estremamente simili fra loro. Tra queste, la rivoluzione di velluto in Cecoslovacchia (novembre-dicembre 1989), la rivoluzione del 5 ottobre in Serbia (2005), la rivoluzione delle Rose in Georgia (2003), la rivoluzione Arancione in Ucraina (2004), la rivoluzione dei Tulipani in Kirghizistan (2005), fino ad arrivare ai recenti sollevamenti in Macedonia e in Armenia.
Il copione è sempre stato lo stesso: le organizzazioni non governative (Amnesty International, Ocse, ecc.) finanziate e manovrate dagli istituti finanziari occidentali (Soros Foundation, ecc.) trovano il pretesto per alimentare lo scontro (brogli elettorali come in Ucraina nel 2004 oppure l’omofobia di Vladimir Putin ai giochi invernali di Sochi).
I mass media creano consenso nel blocco statunitense, delegittimano il presidente di turno, e il più delle volte lo dipingono come un sanguinario dittatore. Le associazioni studentesche “chiedono” riforme attraverso un marketing politico sottile quanto provocatorio: si costruiscono di fatto attorno a un colore, un logo ben identificabile e slogan fortemente evocativi (“Otpor!” in Serbia che significa “Resistenza!”), in maniera da rendere le manifestazioni di grande impatto. Gli intellettuali o personalità dello Star System occidentale arrivano in soccorso dei “rivoltosi” per dare “autorevolezza morale” ai sollevamenti (vedi le visite del filosofo francese Bernard Henri Levy a Kiev in sostegno dei manifestanti pro-Ue, l’atto provocatorio dell’ex deputato italiano Vladimir Luxuria ai giochi invernali di Sochi, l’esaltazione delle “Pussy Riot” in Russia).
In meno di vent’anni la Russia ha così perso terreno nelle aree storicamente sotto la sua influenza fino ad essere circondata dall’apparato militare della Nato. In un mondo dove la comunicazione giornalistico-televisiva riesce da sola a compiere cambiamenti epocali, Vladimir Putin è corso ai ripari. Già un paio di anni fa la Duma aveva approvato un disegno di legge che disciplina l’attività delle organizzazioni non governative finanziate dall’estero e che sono attive politicamente sul territorio russo. Il testo recita così: “possono essere dichiarate indesiderabili tutte quelle organizzazioni che minacciano l’ordine costituzionale della Federazione, la sua capacità di difesa, o la sicurezza dello Stato”.
Recentemente, come conferma il canale russo Ria Novosti (http://ria.ru/politics/20150708/1120603753.html), il Consiglio della Federazione ha redatto una risoluzione ufficiale “Patriotic Stop-List” al fine di mettere sotto osservazione 12 Ong che potrebbero costituire una minaccia per gli interessi e la stabilità del Paese. Tra queste ci sono la MacArthur Foundation, una delle più grandi fondazioni con sede negli Stati Uniti, l’Open Society Institute del “filantropo” George Soros e altri 10 gruppi stranieri minori (National Endowment for Democracy, un�organizzazione no-profit americana privata sostenuta dal Congresso degli Stati Uniti; The National Democratic Institute for International Affairs, una no-profit americana per la promozione della democrazia nei Paesi in via di sviluppo; Freedom House, un’organizzazione non governativa con sede negli Stati Uniti orientato alla ricerca sulla democrazia e i diritti umani; la Mott Foundation Charles Stuart, una fondazione privata con sede in Michigan; l’International Republican Institute, un’organizzazione delle Nazioni Unite con sede a Washington; l’Ukranian World Congress, un gruppo di coordinamento per le organizzazioni pubbliche ucraine; The World Coordinating Council of Ukrainians, un conglomerato di Ong con sede a Kiev; The Crimean Field Mission for Human Rights, un sistema di monitoraggio dei diritti umani; The East European Democratic Center, una Ong polacca orientata alla promozione della democrazia; The Education for Democracy Foundation, una fondazione polacca che lavora alla costruzione della società civile).
La decisione del governo russa verrà molto probabilmente criticata dai circoli culturali occidentali, eppure i deputati della Duma si sono ispirati ad una legge in vigore negli Stati Uniti dal 1930, il Foreign Agents Registration Act (Fara), che peraltro offre alle Ong straniere che svolgono la loro attività sul territorio americano, un trattamento di monitoraggio ben più rigoroso.

Совфед направил в ГП, МИД и Минюст “стоп-лист” из 12 иностранных НКО

ria.ru
В патриотический “стоп-лист” вошли 12 НКО, в том числе, Фонды Сороса и Макартуров, Всемирный конгрес…

A COSENZA

–Messaggio originale—-
Da: notification+acf6oy26@facebookmail.com
Data: 14/07/2015 15.56
A: “Arturo Stenio Vuono”<an.arenella@libero.it>
Ogg: Invito all’evento: Presentazione Bilancio Sociale 2014

   
 
   
   
Pasquale Perri ti ha invitato al suo evento
 
Presentazione Bilancio Sociale 2014
Martedì 21 luglio alle ore 18.00
Fondazione Casa S. Francesco D’Assisi Onlus OFM Cap. Calabria a Cosenza
 
Partecipa
   
Forse
   
Rifiuta
 
Come ogni anno Casa S. Francesco si ferma per tirare un po’ le somme e verificare il proprio cammino… Rilegge la propria storia e vi ritrova il racconto di vite che si sono intrecciate, sono venute al…
Anche Stenio Vuono è nella lista degli invitati.
  
 
 
Inviti in sospeso (3) Vuoi bloccare gli inviti da parte di Pasquale?
 
 
   
   
 
Questo messaggio è stato inviato a an.arenella@libero.it. Se non vuoi più ricevere questo tipo di e-mail da Facebook,annulla l’iscrizione.
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