‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE


‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE

AzimutEstate
Buone vacanze e Buona lettura !
 
‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE
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 LA DICHIARAZIONE DI GUERRA DELL’ITALIA ALL’AUSTRIA-UNGHERIA 

( 1915 )

Domenica 23 maggio l’ambasciatore Avarna di Gualtieri consegna ufficialmente (e suo malgrado) all’Austria nella persona del barone von Burian la dichiarazione di guerra; la conferma dell’avvenuta prassi diplomatica sarà comunicata dallo stesso Avarna a Sonnino in tarda serata. Nello stesso giorno il Regio Decreto n. 675/23.V.1915 istituisce la censura preventiva sulla stampa. Il Consiglio dei ministri ordina la mobilitazione generale (che ufficiosamente aveva già avuto inizio il giorno prima) e rompe le relazioni diplomatiche anche con Berlino, senza tuttavia dichiarare guerra alla Germania (lo farà più di un anno dopo, il 28 agosto 1916). Il dado è tratto, e indietro non si torna.

Questo il testo della dichiarazione italiana:

« Secondo le istruzioni ricevute da S.M. il re suo augusto sovrano, il sottoscritto ha l’onore di partecipare a S.E. il Ministro degli Esteri d’Austria-Ungheria la seguente dichiarazione: Già il 4 del mese di maggio vennero comunicati al Governo Imperiale e Reale i motivi per i quali l’Italia, fiduciosa del suo buon diritto ha considerato decaduto il trattato d’Alleanza con l’Austria-Ungheria, che fu violato dal Governo Imperiale e Reale, lo ha dichiarato per l’avvenire nullo e senza effetto ed ha ripreso la sua libertà d’azione. Il Governo del Re, fermamente deciso di assicurare con tutti i mezzi a sua disposizione la difesa dei diritti e degli interessi italiani, non trascurerà il suo dovere di prendere contro qualunque minaccia presente e futura quelle misure che vengano imposte dagli avvenimenti per realizzare le aspirazioni nazionali. S.M. il Re dichiara che l’Italia si considera in istato di guerra con l’Austria-Ungheria da domani. […] ».

(tratto da Grigioverde rosso sangue. Combattere e morire nella Grande Guerra ’15-’18)

 
AzimutEstate
‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO
racconto in cinque puntate – novella verità
Buone vacanze e Buona lettura !
 
 anteprima di web – in esclusiva
‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE
 
[ “AZIMUT” –  NELLE FOTO : UN TIPICO PAESE CALABRESE ( SOPRA ) – VECCHIO CONTADINO DELLA CALABRIA IN PENSIONE E SOLDATI CALABRESI  AL FRONTE NELLA GRANDE GUERRA ANNI 1915-1918 ( SOTTO ) – ]
 
foto tratte dal web
 
“AZIMUT” – OGGI – ‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE
 
“Meglio agitarsi nel dubbio che riposare nell’errore”
[ Alessandro Manzoni ]
   
 
  Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
associazioneazimut@tiscali.it – azimutassociazione@libero.it
NON C’E’ BISOGNO DI RISCRIVERE LA STORIA – E’ SUFFICIENTE FARE CONOSCERE TUTTI I FATTI PER RISTABILIRE LA VERITA’ !
 Risultati immagini per soldati italiani grande guerra sul piave
foto tratte dal web – fronte italiano 1915 / 1918
[ soldati italiani nelle trincee e al fronte ]
 
prima puntata ]
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L’AUTORE
foto di Ilia Olivieri. [ “AZIMUT – ARCHIVIO ] NELLA FOTO : COSENZA – MAGGIO 2015 – OLIVIERI GIANCARLANTONIO CON UNA DELLE SUE FIGLIOLE ( ILIA )
[ “AZ.” ] -IL NAPOLETANO CHE CAPOVOLSE LE SORTI DELLA GUERRA

 

Armando Diaz, nuovo capo di stato maggiore del Regio Esercito a partire dall’8 novembre 1917
Subject: Zù Franciscu
Date: Fri, 24 Jul 2015 06:32:57 +0000 (UTC)
From: Giancarlantonio Olivieri
To: Associazione Azimut <associazioneazimut@tiscali.it>, Arenella Ferruccio Massimo <massimovuono@libero.it>


(All’attenzione del direttore in merito a Zù Franciscu)
Egregio Direttore;
Lo scorso anno,mi suscitò molta rabbia il fatto,che l’allora regnante Giorgio I° imponesse con sollecitazioni nemmeno troppo celate all’informazione pubblica(leggesi RAI) di commemorare l’inizio della Grande Guerra,naturalmente ammantata dalla solita grancassa pacifista,pacifismo che in sè non è un male,ma lo è la sua strumentalizzazione nella quale sono maestri insuperati i comunisti od ex,che è lo stesso.- Mi dissi come,se siamo nel 2014?E’ vero che Francia e Inghilterra,la loro guerra l’iniziarono nel 1914 ma noi no,la nostra (mi si passi l’aggettivo) cominciò nel 1915,come dice la canzone “Il Piave mormorava” che questi commemoratori farlocchi non hanno fatto risentire abbastanza, ignorata come tutte le cose evocative di Patria e sentimento nazionale – Allora perchè Giorgio I° ha imposto questa celebrazione,io credo l’abbia fatto per riverire l’idea mondialista,alla quale s’è votato nella fase post-comunista e nella vecchiaia presidenzialista,con troppi utili idioti intorno a far finta,quando parlava,che era l’oracolo di Delfi. – Mi dissi questi falsano le carte in tavola,tentano ancora di far passare la storia come una partita tra buoni e cattivi,contrabbandano la guerra italiana come coronamento del sogno unitario nazionale,mentre a me appare come epilogo d’annessione del Sud e l’omologazione dei popoli meridionali,ai quali tolta l’identità propria bisognava dargliene una più moderna. – Perciò ho ritenuto,nel mio piccolo dover tentare di ridare un po di verità ed attendibilità ai fatti,iniziando dalla data d’inizio,che ribadiamolo per l’Italia, per i combattenti,per i morti,per le madri,le mogli ed i figli restati in attesa e per tutti gli italiani di sempre è il 24/maggio/1915, non c’è Unione Europea e mondialismo e fratellanza frammassone che tenga. – Ignorando il bla bla bla dei professionisti della chiacchiera,questa guerra,sarà rievocata per noi dai ricordi di un combattente,che mi narrò la sua storia anni fà,ponendo in luce quale tragedia fù per il soldato italiano.In particolare per il fantaccino-contadino meridionale,discriminato e destinato a priori a carne da cannone impiegato su fronti impossibili dove l’unica strategia dei comandi era,più uomini ci sono da fare ammazzare più alte sono le probalità di vittoria  – Soldato meridionale ucciso non solo dai nemici,ma anche dai suoi ed anche in prigionia, che ebbe il suo riscatto con Armando Diaz,posto al Comando Supremo nella certezza di sconfitta coll’intento mal dissimulato d’addebitargli la colpa e perciò alla classe militare di formazione napoletana,che invece per le sue capacità,anche umane,tipiche del meridionale seppe ravvivare nel fante la voglia di patria e farlo giungere alla vittoria- Sotto il suo comando la pratica delle esecuzioni sommarie e decimazioni,non fu imposta nè sollecitata,non abolì la norma,ma non ne incoraggiò l’applicazione,parlò ai fanti in maniera diretta facendoli sentire partecipi del progetto di vittoria e introdusse nell’esercito buon senso ed umanità avendo cura anche della vita del soldato.-Zù Franciscu pur nella sua individualità,potrebbe essere un qualsiasi giovane,lucano, campano, pugliese,siciliano, abruzzese,romagnolo o altro capitato per ventura in quella guerra ed il suo paese potrebbe essere un qualsiasi paese del Sud,del Centro o del Nord la testimonianza non cambierebbe di senso e di valore,scriverla era un mio dovere verso tutti.
Cosenza,li 17/07/2015
                                                                                                        Olivieri Giancarlantonio
  

[ “AZIMUT.” – L’introduzione al lavoro ricevuto, da parte del nostro fraterno amico Giancarlantonio , fissa chiaramente l’idea del perchè sia necessario rendere giustizia ai tantissimi fratelli del sud che non si negarono all’intervento nell’immane conflitto 1914 – 1918, seppure avendo mille e mille ragioni per dissentire; la nobile condotta del popolo meridionale, in ogni tempo, oggi più che mai smaschera la rappresentazione patriottarda ch’è tanto cara, e utile, alla casta. E’ in premessa anche una giusta critica, mai pervasa da animosità verso le persone, per come – a tutt’oggi – permane lo snaturamento d’una pagina tanto drammatica della storia d’Italia che, oggettivamente, viene ad essere in subordine ad interessi di certo non nobili.La nostra, sincera, gratitudine all’autore di questa struggente e commovente ma sferzante e cruda controinformazione. Segue il racconto in 5 puntate – una novella della verità – con note e traduzioni delle citazioni dialettali che, assai preziosa, resterà in rete e a far parte dell’archivio azimut online. Ancora grazie ! – il presidente Arturo Stenio Vuono]
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[ PAG. N. 01 ]

‘Zu Franciscu. ( L’ALTRA STORIA )

‘Zu Franciscu,identifichiamolo così il protagonista di questo racconto,qualunque età abbia avuto nel corso del racconto,che peraltro è un resoconto di fatti narratimi da lui stesso,con compiacimento,ben conscio di raccontare un pizzico di storia sconosciuto o se pure noto,che l’agiografia celebrativa e la storia ufficiale  hanno sempre preferito ignorare,non fosse altro per non guastare l’eterna festa del 4 novembre.

Luogo del racconto è il mio paese natale,un piccolo paesino della Calabria che a nominarlo è sconosciuto ai più,meno che ai suoi abitanti o a chi vi è nato,che lo ritengono il centro del mondo,mentre di fatto è posto nel più profondo del buco del culo del mondo,insomma  pressochè invisibile come,d’altro canto,la maggior parte dei paesi della Calabria e la Calabria stessa.

In esso intorno agli anni settanta dello scorso secolo,abbondavano gli anziani,i ragazzini e le donne dato,che gli uomini dai venti ai cinquanta anni erano quasi tutti emigrati e sparsi tra il nord Italia ed il nord Europa a lavorare per tirare la famiglia e pur senza saperlo a sostenere,con le loro rimesse,la bilancia dei pagamenti nazionali,vera essenza del miracolo economico e per il quale il popolo calabrese e meridionale in generale non hanno mai avuto alcun riconoscimento.

Quasi tutti gli anziani rimasti erano ex-combattenti della prima guerra mondiale,sovente ne parlavano tra loro o con chi era disposto ad ascoltarli,cosa che ormai nelle famiglie non avveniva più,dato il disinteresse generale per fatti lontani nel tempo e l’ironia dei familiari e dei giovani al narrare ripetitivo dei vecchi.

Invece a me da sempre piaceva parlare con loro,non tanto alla scoperta della storia quanto alla scoperta della loro storia,degli aneddoti,dei fatti minuti,del  vissuto personale nell’ambito del fatto storico,finivo così coll’apprendere cose interessantissime,il più delle volte contraddittorie con quanto narrato nei testi storici ufficiali,specialmente scolastici,facendomi scoprire appunto “ l’altra storia”.

Personaggio del nostro racconto è giusto uno di questi anziani,Zù Franciscu appunto,dove il prefisso Zù innanzi al nome era indicativo dell’ età e del rispetto che la gente portava loro,di conseguenza al nome  delle anziane si premetteva Zà e questi prefissi divenivano tutt’uno col nome.

In effetti era solo la distorsione dialettale di Zio e Zia,ma di fatto significava molto di più,era sinonimo di affetto,di rispetto e del fatto che la società paesana riteneva importanti gli anziani,pieni di esperienza e di saggezza,persone cui  poter ricorrere per aiuto a volte,per consiglio sempre.

Piccolo di statura,dal carattere chiuso ma non scontroso,‘Zu Franciscu era un taciturno,frequentava poco i coetanei non andava al bar né in cantina,per lo più stava a casa al focolare colla brutta stagione,o sull’uscio col bel tempo,con in mano l’eterna pipa di terracotta,dal lungo bocchino di canna grezza,riempita di mezzi toscani sbriciolati o di trinciato forte,il cappello di panno nero in testa dal quale spuntavano i capelli candidi ed ancora folti,sempre assorto in sé come sovrappensiero.

Tempo del racconto,quello lungo della penultima ondata migratoria meridionale (l’ultima la vivlamo ora), più precisamente era il tempo delle medagliette,eh! Sì perché visto che in Italia di veterani della Grande Guerra n’erano rimasti ben pochi,nel cinquantenario della vittoria (4 novembre 1968) il governo italiano, com’è noto,sempre munifico e generoso,conferì loro una medaglietta commemorativa d’oro,ma piccola veramente  piccola,unitamente al decreto di nomina a Cavaliere di Vittorio Veneto (località dell’ultima battaglia) e la relativa pergamena.

In quasi tutte le famiglie interessate questo fù motivo di giusto orgoglio,per cui la medaglietta finì con la pergamena,incorniciata in bella mostra sulla parete più in vista della casa,perlopiù ad iniziativa di nipoti o pronipoti,certi di fare cosa gradita ai neo cavalieri pertanto,in quanto reduce della Grande Guerra,pure  a ‘Zu Franciscu furono conferiti questi encomi ed onori postumi.

Giusto in quel periodo capitai a casa sua,per qualche ambasciata(1) da parte di mia nonna a sua moglie e dato che era autunno inoltrato lo trovai seduto al focolare,dopo i saluti lo sguardo mi andò al quadretto appeso alla parete del camino,con incorniciati appunto la pergamena e la medaglietta. 

Era la prima volta che li vedevo,perciò li osservai con curiosità ed attenzione ricordo che mi colpì molto il fatto che ha conferirli non fosse stato il capo dello Stato,ma il presidente di un neo costituito Ordine di Vittorio Veneto,pensai poveri reduci ogni scusa era buona per assegnare prebende e danaro agli amici di turno,sempre ed ancora sulla pelle dei più deboli,ma lo riconosco io sono stato sempre un pò maligno.

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traduzioni delle citazioni dialettali

[(1) ambasciata:notizia,comunicazione,richiesta portata per sé o per altri. ]

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[ PAG. N. 02 ]

Comunque sia mi sentii in obbligo di fargli i miei complimenti,al che lui mi guardò un’attimo e toltasi la pipa di bocca volse gli occhi alla medaglietta,poi indicandomi una sedia,con una voce calma e seriosa mi disse “Nipù assettati ca ti cuntu cum’i l’aiu abbuscata(1)”,non me la feci ripetere due volte,presi una sedia bassa di paglia, di quelle comode ed  adatte per il focolare e mi sedetti accanto a lui.

Iniziò a raccontare con un linguaggio che mi sorprese non poco,rendeva bene i fatti ma anche i sentimenti e gli stati d’animo, parlava in dialetto ma a tratti passava ad un’italiano scarno sì ma efficace,rispondendo alle domande che talvolta gli facevo e sorprendendomi sempre per come ricordava, dopo più di mezzo secolo, date,luoghi,nomi e circostanze.

Parlò a lungo visibilmente soddisfatto dell’interesse e della sorpresa che mostravo nell’ascoltarlo narrare, cose e fatti che i libri non riportavano,ebbi anzi la sensazione che si sentisse sollevato,come chi si scarica dal peso di ricordi gravi e dolorosi,costituiti sì da fatti vissuti e da azioni compiute,ma anche da speranze tradite e da sentimenti vilipesi,al punto tale d’aver perso insanabilmente la fiducia e l’amore verso l’Italia.

Penso che testimoniare quanto mi raccontò è doveroso,sia pure a distanza di anni,per non fare perdere il mare di sacrifici e di dolore patito da centinaia di migliaia di fantaccini-contadini meridionali e dalle loro famiglie e per rendere merito ed omaggio a quelle generazioni per quel che fecero,solo per amor patrio e senza chiedere nulla,mi auguro di riuscire a farlo nel modo più consono e giusto e che riesca a gratificare,al  meglio la memoria di questa gente.

Questo anche perché il racconto mette il dito su piaghe e problematiche che questa disgraziata Italia si tira dietro dall’unità,proprio in quanto l’unità fù concepita e realizzata come una guerra,non già di liberazione come ci si vuol farsi credere,bensì di feroce annessione e conquista,ma di queste inesattezze e menzogne è piena la storia d’Italia,almeno quella che ci hanno propinato e continuano a propinarci.

Nel seguito ‘Zu Franciscu parlerà perlopiù in terza persona ma solo perchè,pur ricordando bene quanto mi narrò,non posso renderlo tutto in vernacolo come fece lui ed è un vero peccato,ve l’assicuro,rimpiango solo che all’epoca non usai un registratore,comunque non mi esimerò dal fare considerazioni personali perlopiù di carattere storico e perché no?Me lo permetterete,a volte anche umane.

La parte della sua vita che interessa questo racconto inizia a Rio de Janero nei primi mesi del 1914,quando ‘Zù Franciscu aveva appena sedici anni,per terminare ai primi di novembre del 1917,nella piana friulana posta sotto Caporetto di fronte ad un ponte saltato in aria sul fiume Tagliamento con migliaia di fuggiaschi e dinanzi alla pattuglia di soldati tedeschi che lo catturò.

A Rio ‘Zu Franciscu era andato per lavorare,richiamato da suo padre emigrato prima di lui che a sua volta era stato richiamato da suo padre,ormai era più di mezzo secolo che la forza lavoro del meridione d’Italia espatriava dato,che non trovava più sostentamento e speranza nella propria terra.

Difatti lo stato postunitario piemontese e savoiardo,con la scusa del brigantaggio,aveva attuato nel Sud una politica economica di mera rapina e spoliazione,con l’imposizione di numerose nuove tasse,reintroducendo il latifondo ed inibendo lo sviluppo e le attività d’impresa autoctona  con mille divieti e con il più sfacciato protezionismo verso le merci e le imprese piemontesi.

Tutto questo unitamente ad un regime d’occupazione militare spietato e feroce, aveva reso impossibile al popolo vivere prosperando nel meridione e quando dal 1870 in poi venne meno la resistenza armata allo  invasore piemontese,gli uomini del Sud presero a riempire i vapori in partenza da Napoli,da Genova e da Palermo per Stati Uniti,Brasile,Argentina e Dio sa per dove,quasi sempre per non tornare mai più.

Quel che è peggio fu,che partirono per decenni generazione dopo generazione a ondate successive senza soluzione di continuità,tutti maschi giovani e nel pieno delle forze,in tal modo il Sud si ritrovò svuotato   dell’ energia propria di ogni popolo la gioventù,motore di lavoro,di cultura,d’impresa,del futuro insomma. Ma non solo,cessando il contatto tra generazioni cessò la trasmissione generazionale della memoria e del sapere,cosa che avviene di solito da  padre a figlio,che era ed è malgrado tutto il cemento identitario dei popoli e delle società,questo d’aggiunta alla chiusura delle scuole pubbliche per 15-20 anni.  

Fu un’ esodo biblico voluto,che coll’identità tolse al Sud ogni capacità di ripresa,si perse anche la memoria di ciò che era successo qualche decennio prima,i meridionali finirono col credere,che il Sud era una landa arida e desolata condannata da Dio alla miseria,al sottosviluppo,all’emarginazione e dalla quale si doveva fuggir via per sperare di trovare un’opportunità di riscatto e purtroppo tanti lo credono ancora.

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traduzioni delle citazioni dialettali

[(1) “Nipote! siediti che ti racconto come me la sono guadagnata”]

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[ PAG. N. 03 ]

In questo contesto ‘Zu Franciscu era a Rio de Janero ed il suo tentativo di riscatto consisteva nell’andare al porto ogni mattina a comprare pesce,dai pescherecci attraccati nella notte e venderlo nei quartieri  bene della città,trainando tutto il giorno a forza di braccia un carretto carico.

Ma non era la fatica quella che gli pesava,il calabrese è un fatalista sa che non c’è riscatto senza sacrificio, pesava piuttosto l’assenza degli affetti e della terra,non potersi godere i primi e non poter cogliere i frutti della seconda,in questo era la fonte del malessere e della malinconia che attanagliava lui come ogni esule, consapevolmente estirpato dai suoi cari e dalla sua terra.

Intanto su tutta l’Europa imperversava la guerra Germania,Austria Ungheria,Turchia da una parte e Russia Gran Bretagna,Francia dall’altra,l’Italia era ancora neutrale,ma sulla sua neutralità soffiava forte il vento interventista,alimentato all’interno da D’Annunzio e da altri ed all’estero da Francia ed Inghilterra,le quali avevano bisogno dell’Italia in guerra al loro fianco,come chi sta per affogare ha bisogno dell’aria.

Il motivo agitato era quello dell’irredentismo dalmata-veneto,Trento e Trieste per intenderci,insomma problemi irrisolti dalla terza guerra d’indipendenza,residui di un’unità male costruita ed ancora peggio amministrata dai Savoia,che di Trento e Trieste fecero un diversivo una falsa bandiera agitata per sviare l’attenzione del popolo dai veri problemi dell’Italia.

All’estero,là dov’era più numerosa la comunità italiana,la propaganda anglo-francese creò un fortissimo sentimento antiaustriaco e centinaia di giovani emigrati (loro sì irredenti ) chiedevano d’arruolarsi  per andare a liberare Trento e Trieste,nessuno si premurò di spiegargli che l’Austria-Ungheria ce l’aveva offerte in cambio della sola neutralità e i nostri valenti storici non ce lo dicono nemmeno oggi.

In questo clima,‘Zu Franciscu si trovò,insieme a centinaia di altri giovani,in fila dinanzi al consolato italiano per arruolarsi volontario e andare a combattere una guerra,non ancora dichiarata ma già decisa da tempo tant’è che malgrado la neutralità i consolati arruolavano i richiedenti sin dalla fine del 1914.

Lui non fu arruolato perché era minorenne il che lo costrinse a chiedere l’assenso a suo padre,che prima  glielo negò tentando di fargli cambiare idea,lo minacciò,lo blandì ma fu tutto inutile dovette arrendersi di fronte alla cocciutaggine del figlio e qualche tempo dopo l’accompagnò al consolato per arruolarlo.

Comunque questo provocò un forte attrito col padre,cosa che gli peserà per sempre e mentre narrava se ne rammaricava assai,arrivando persino a commuoversi con le lacrime anche perché,disse quasi scusandosi, che non l’avrebbe rivisto mai più ed aggiunse “.sulu ppù capiscia cu facia ppì mia..”(1).

Sia come sia a metà di  aprile del 1915 si ritrovò imbarcato su un piroscafo battente bandiera brasiliana e diretto a Napoli con tanti altri giovani quasi tutti meridionali frementi d’entusiasmo,orgogliosi di andare ad offrirsi alla patria per dare una lezione al nemico secolare l’Austria e riprendersi Trento e Trieste,però  è bene chiarire ad onor del vero,che l’Austria non le aveva mai tolte con la forza all’Italia e non erano mai appartenute all’Italia.

Sbarcati a Napoli non ebbero neanche un breve permesso per salutare le famiglie,furono subito presi in carico dall’esercito,che dopo una breve permanenza in una caserma di città per essere registrati,svestiti dagli abiti borghesi,rasati,lavati e messi in uniforme,sia pure di fatica,li spedì per l’addestramento in una caserma addestramento reclute in Piemonte nei pressi di Pinerolo,intanto era già maggio inoltrato.

L’entrata in guerra il 24 maggio,sorprese Zù Franciscu alle prese con marce faticose e lunghissime su e giù per i cortili della caserma e per le langhe affardellato con zaino,elmo ed armi,corse estenuanti,passaggi sotto reticolati,esercitazioni a fuoco (poche che i proiettili costavano),lezioni sull’uso e sul funzionamento delle armi  e soprattutto condizionamento mentale ed indottrinamento.

Veniva inculcato all’infinito il concetto di disciplina,la necessità d’obbedienza cieca e senza condizioni agli ordini,il rispetto e la dipendenza totale dalla catena gerarchica,l’osservanza pedissequa ed acritica del regolamento e le varie pene previste per le mancanze,prima tra tutte quella di morte,per viltà a fronte del nemico,diserzione,disfattismo,insubordinazione e tant’altri motivi,pena che poteva essere eseguita seduta stante da un un’ufficiale e senza processo,al momento non diedero peso a questo.

Però tutto molto in fretta che al fronte già si moriva d’altra parte,come gli sbraitava sempre un sergente, l’esercito non era l‘università quello che c’era da imparare glielo avrebbe imparato il fronte,vero ed unico maestro del fante e di cose Zù Franciscu al fronte nei mesi a seguire ne avrebbe imparate tante,tutte a sue spese,come d’altronde i suoi commilitoni.

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traduzioni delle citazioni dialettali
[(1) “..solo dopo capii che lo faceva per me..” ]
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A PRESTO !
CONTINUA – SERVIZIO TRA BREVE IN RETE

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E. A. Mario, pseudonimo di Giovanni Ermete Gaeta (Napoli5 maggio 1884 – Napoli24 giugno 1961 )

Achille Beltrame, 'La partenza del Reggimento' Risultati immagini per e.a. mario

E. A. Mario e la canzone che divenne popolarissima: « Il Piave mormorava calmo e placido al passaggio / dei primi fanti il ventiquattro maggio; / l’esercito marciava per raggiunger la frontiera / per far contro il nemico una barriera! / Muti passaron quella notte i fanti, / tacere bisognava e andare avanti. / S’udiva intanto dalle amate sponde / sommesso e lieve il tripudiar de l’onde. / Era un presagio dolce e lusinghiero. / Il Piave mormorò: “Non passa lo straniero!” ».

‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA )

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FINE PRIMA PUNTATA

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7 pensieri su “‘ZU FRANCISCU. ( L’ALTRA STORIA ) DI OLIVIERI GIANCARLANTONIO PRIMA PUNTATA A 100 ANNI DALL’ENTRATA DELL’ITALIA NELLA GRANDE GUERRA E DALLA LEGGENDA DEL PIAVE”

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