FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE VERSO L’ASSEMBLEA DEL 3 OTTOBRE INIZIATIVE E DIBATTITO


FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE VERSO L’ASSEMBLEA DEL 3 OTTOBRE INIZIATIVE E DIBATTITO [ “AZ.” – AGOSTO 2015 ]

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FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE VERSO L’ASSEMBLEA DEL 3 OTTOBRE INIZIATIVE E DIBATTITO [ “AZ.” – AGOSTO 2015 ]
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Risultati immagini per mungitori di vacche MUNGITORI DI VACCHE – RODITORI – “POLITICA POLITICANTE” : RIFARE LA DESTRA ? CERTO CHE SI’ ! SE NON FOSSE CHE LA LORO – CHE I SOLITI NOTI SI APPRESTANO A RIFONDARE, PONENDOSI ALLA TESTA DI VECCHI E NUOVI MILITANTI CHE LA DESIDERANO, – E’ LA DESTRA CHE GLISSA SUL CENTRODESTRA, PER UNA NICCHIA OVE STAZIONARE PER LA FATICA SENZA FATICA, DANDO PER SCONTATI IL RENZISMO E L’EGEMONIA DELLA SINISTRA, SENZA RICORRERE – COME SEMPRE – AL PROPRIO PORTAFOGLIO.NOI – ABBIAMO GIA’ DATO ( PER UNA VITA ) E ADESSO TOCCA A LORO ! SEMMAI – PER NOI –  SI PONE LA RESTITUZIONE DEL MALTOLTO. – NON PASSERANNO ! E CHI VIVRA’, VEDRA’. NON E’ UNA MINACCIA MA UNA PROMESSA.
 
 
Per invio E.mail ( anteprima )
SERVIZIO MONOTEMATICO
   
 
 
 Associazione Culturalsociale “Azimut”
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FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE VERSO L’ASSEMBLEA DEL 3 OTTOBRE INIZIATIVE E DIBATTITO [ “AZ.” – AGOSTO 2015 ]
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Andrea Santoro – da messaggio “postato” su facebook
Luglio, 22 – 2015 ·

DESTRA: LA “MOZIONE DEI QUARANTENNI” PER IMPEGNO POLITICO DELLA FONDAZIONE AN

La Fondazione Alleanza Nazionale deve tornare a fare politica trasformandosi in un soggetto politico. A chiederlo sono sei quarantenni iscritti alla Fondazione An, tutti impegnati politicamente sul territorio, che questa mattina all’Hotel Plaza di Roma hanno lanciato la mozione in vista dell’Assemblea nazionale indetta per il prossimo 3 ottobre. “Constatato che con la fine del progetto del partito unico del centrodestra rappresentato dal Popolo della Libertà – si legge nel testo della mozione – sono venute meno le condizioni politiche che hanno portato allo scioglimento di Alleanza Nazionale; che l’approvazione della nuova legge elettorale per la Camera impone al Centrodestra di ritrovare un percorso comune, nel quale la Destra proveniente da Alleanza Nazionale non può entrare frammentata”, i sei primi firmatari chiedono all’Assemblea degli iscritti di “approvare tutti gli atti necessari alla Fondazione Alleanza Nazionale per svolgere un’azione politica che si traduca in forme di rappresentatività elettiva nelle diverse istituzioni, attraverso l’aggregazione degli italiani che si riconoscono nei principi espressi dall’articolo 1 dello Statuto del Movimento politico Alleanza Nazionale al momento del Congresso di scioglimento del marzo 2009”.

Secondo Alessandro Urzì, candidato sindaco del centrodestra a Bolzano e consigliere provinciale con la lista “Alto Adige nel Cuore” a Bolzano, “c’è una generazione di trentenni e quarantenni che chiede fortemente di rimettere in moto il patrimonio di una destra che non ha più una casa politica in cui riconoscersi. Oggi la Fondazione Alleanza Nazionale deve assumersi la responsabilità di un’iniziativa politica che è quella di aggregare, costruire e far diventare grande qualcosa che ha tutte le potenzialità per esserlo”. Fausto Orsomarso, consigliere regionale del gruppo misto in Calabria, sottolinea il dato anagrafico: “c’è gente che è nata dopo di noi e che non ha mai potuto votare per un grande partito di destra, con questa iniziativa diamo loro una grande opportunità e una casa comune”. Per Andrea Santoro, consigliere comunale di Ncd-Area Popolare a Napoli, “il contenitore comune per far rinascere questo nuovo soggetto politico può realizzarsi solo con il superamento di tutte le singole esperienze per ridar vita ad una nuova classe dirigente”. Il progetto politico di una destra unita, avvisa Gianluca Vignale, consigliere regionale di Forza Italia in Piemonte, “non deve essere un’addizione di singolarità ma gettare le basi per una grande casa comune della destra”. Per Michele Facci, Consigliere comunale di Forza Italia a Bologna, “serve una destra che colga tutte le istanze politiche sociali e culturali che era in grado di portare avanti Alleanza Nazionale. Partiamo da quel che è rimasto: ovvero la Fondazione An dove quelle radici profonde non sono mai gelate”. Infine Sabina Bonelli, ingegnere libero professionista candidata alle recenti europee nelle liste di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, sottolinea come “da Bolzano alla Sicilia è forte e vivo il bisogno di ricostruire un partito di Destra in grado di riaggregare tutta la destra dispersa.

foto di Andrea Santoro.

——– Original Message ——–

Subject: LETTERA – APPELLO E MOZIONE PER L’IMPEGNO POLITICO DELLA FONDAZIONE AN
Date: Mon, 27 Jul 2015 19:35:33 +0200
From: Mozione Alleanza Nazionale <mozionean@gmail.com>
To:  ( . . . )

Ai membri

dell’ASSEMBLEA DEI PARTECIPANTI E DEGLI ADERENTI

della FONDAZIONE ALLEANZA NAZIONALE

Propri indirizzi

                                                                      

LA MOZIONE DEI QUARANTENNI

PER L’IMPEGNO POLITICO DELLA FONDAZIONE AN

Cari amici,

nei giorni scorsi abbiamo presentato a Roma una mozione da sottoporre all’inizio di ottobre alla Assemblea degli iscritti della Fondazione Alleanza Nazionale per porre il tema del ritorno del nostro grande contenitore ad un impegno politico diretto, anche nella forma di soggetto politico.

L’esigenza che abbiamo voluto raccogliere, come testimoni di un sentimento molto diffuso, è frutto ed espressione di un orgoglio al quale non vogliamo rinunciare, quello di potere rappresentare un’area politica influente, suggestiva per gli orfani della Alleanza nazionale che abbiamo conosciuto ma anche del più tradizionale ed ampio centrodestra che sta subendo una erosione di fiducia dopo il fallimento del progetto politico del Popolo della Libertà.

La nostra proposta, che nasce dall’ambizione di volersi mettere a disposizione di una rinascita convincente per chi sino ad oggi è rimasto a guardare, per chi ha fatto scelte diverse che nessuno oggi chiede di rinnegare, per chi chiede unità nei valori fondamentali, primi quelli dell’Unità nazionale, della solidarietà, della libertà personale, della valorizzazione delle esperienze legate profondamente al territorio, del rinnovamento, è una proposta a favore, non contro nulla e nessuno. Crediamo al contrario nella capacità responsabile di sapere guardare oltre impegnando il meglio di noi stessi.

Il tempo per lenire dissapori, analizzare e metabolizzare errori singoli o collettivi crediamo sia già maturato. Ha prodotto in parte sofferte autoanalisi e anche fin troppi dibattiti pubblici sulle responsabilità e sul nostro passato.

Per un uomo e una donna di destra, per chi come Noi vive di grandi passioni, consumate anche nelle sconfitte e nelle disillusioni, guardare al futuro deve significare avere il coraggio e la forza di parlare di responsabilità e non di colpe.

Avere il coraggio di ritrovarsi uniti, per affidare ad una nuova generazione della Destra Italiana le responsabilità delle scelte che riguardano il nostro futuro.

Ci sono stati, e ci saranno ancor di più oggi, soggetti esterni ‘interessati’ ad alimentare la polemica sul nostro mondo, che porranno in varie forme in evidenza alcuni, anche obiettivi, errori del recente passato e che lavoreranno per dividere e non per unire.

Queste interferenze esterne non ci interessano: il confronto chiarificatore deve avvenire tutto al nostro interno.

La Destra Italiana – e la sua classe dirigente che non può essere creata a tavolino – deve e può compiere un’ analisi su se stessa con il misurato riconoscimento reciproco di una intera comunità : la nostra comunità umana e politica.

Via della Scrofa e le tante federazioni sparse su tutto il territorio nazionale  sono il luogo simbolo dove tornare a rielaborare insieme progetti, idee, e programmi per la nostra Patria.

La mozione che abbiamo sottoscritto vorremmo ora potesse essere sostenuta da ogni singolo iscritto della Fondazione, in vista dell’Assemblea di ottobre, prima di poterla fare divenire patrimonio comune degli Italiani, tutti gli Italiani, che attendono dalla nostra Comunità un forte scatto di orgoglio.

Noi primi sei firmatari, nel nostro impegno politico, nella nostra attività a livello di istituzioni e Comunità siamo espressione, ciascuno con la sua storia, dell’anima del nostro Movimento. Le nostre storie si possono intrecciare con le storie di chiunque altro abbia condiviso un percorso comune che oggi deve essere ricucito.

Siamo tutti, indistintamente, a disposizione per fornire chiarimenti o promuovere sul Tuo territorio ogni iniziativa utile a sensibilizzare sugli obiettivi che vorremmo fossero condivisi dalla maggioranza di noi.

Pronti anche a raccogliere critiche e osservazioni, se utili a dare senso e corpo a quel confronto decisivo che vogliamo porre all’ordine del giorno dell’Assemblea del prossimo mese di ottobre.

Il tuo contributo sarà per questo importante e prezioso.

Non vogliamo contarci, vogliamo solo poter condividere con tutti voi la convinzione che è arrivato il tempo di ritrovarci.

 

Puoi contattarci per comunicare la Tua eventuale adesione alla mozione (che ti inviamo in allegato) o ricevere ulteriori informazioni all’indirizzo mail: mozionean@gmail.com

 

Qualunque sarà la Tua scelta Ti salutiamo con la massima cordialità.

 

I primi sei firmatari della Mozione dei quarantenni per l’Assemblea della Fondazione   Alleanza Nazionale (in ordine alfabetico):

 

Sabina Bonelli, componente dell’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia (e-mail sabinabonelli@alice.it)

Michele Facci, capogruppo di Forza Italia nel Consiglio comunale di Bologna (e-mailmichele.facci@comune.bologna.it)

Fausto Orsomarso, consigliere regionale Gruppo misto in Calabria (e-mailfausto.orsomarso@consrc.it)

Andrea Santoro, consigliere comunale del Nuovo Centrodestra a Napoli (e-mailandrea.santoro@comune.napoli.it)

Alessandro Urzì, consigliere regionale del Trentino Alto Adige e provinciale di Bolzano – “L’Alto Adige nel cuore” (e-mail alessandro.urzi@consiglio-bz.org)

Gianluca Vignale, consigliere  regionale di Forza Italia in Piemonte (e-mail gianluca.vignale@gmail.com)

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UNA NOSTRA BREVE PRIMA RISPOSTA ( INTERVERREMO NEL MERITO DEL DIBATTITO )
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FONDAZIONE AN – INIZIATIVE PER L’ASSEMBLEA DEL 3 OTTOBRE 2015 PARERE DI AZIMUT NAPOLI
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ALLEANZA NAZIONALE:DA FONDAZIONE( NUOVAMENTE ) A MOVIMENTO POLITICO ? DI BUONE INTENZIONI SONO LASTRICATE LE VIE DELL’INFERNO – IL RITORNO DEL “PARTITO DEGLI ELETTI”  ? – VERSO IL 2016 E IL 2018…INIZIATIVA IN BUONA FEDE MA FUNZIONALE SOLO AGLI ETERNI “RODITORI” DELLA “POLITICA-POLITICANTE”.
 
“AZIMUT” NAPOLI – il presidente Arturo Stenio Vuono
 
Pubblichiamo due documenti, in materia di ex-An (…), senza scendere nei dettagli e senza commentare(ben si conosce la nostra opinione in merito), senza che vi sia bisogno di specificare quel che si condivide e quel che non si condivide, solo con due puntualizzazioni, a riguardo di ciò che abbiamo sottolineato (), ovverosia che pretendere adesioni per riposizionarsi – riciclarsi – ricircuitarsi ci sembra veramente “il troppo che stroppia” ; e che a nessuno sarà consentito “mettere le mani” sui beni mobili, immobili, per usarli ad usum Delfini, impegnarli, eccetera, beni solo della Fondazione; che sono anche il frutto dei sacrifici della base militante della Destra e di tutti quegli iscritti ai quali, ove – malauguratamente – se ne ipotizzasse la loro alienazione e liquidazione, oppure l’uso a titolo grazioso, toccherebbe, in rapporto a quanto dato e contribuito per le attività svolte con autofinanziamento, una quota proporzionale di competenza.
[ e in tal caso materia facile da decretarsi in sede giudiziaria-civile e penale-competente; sufficiente la certificazione di iscritto alla fondazione e di ex iscritto prima al Msi e, poi, ad An, e degli incarichi a guida delle ex sezioni ed ex circoli senza mai avere ricevuto fondi di alcun tipo; dunque, “..uomo avvisato…mezzo salvato…” ]

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I PRIMI DUE DOCUMENTI (vedi : sopra – con un nostro commento ) 
in rete –  servizio agosto 

 
LINK Agosto, 3 – 2015
  • 3 agosto 201
GLI ALTRI PERVENUTI ( vedi: sotto ) E CHE PERVERRANNO – PARIMENTI – SARANNO PUBBLICATI
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—-Messaggio originale—-
Da: massimo.corsaro@libero.it
Data: 31/07/2015 15.26
A:      ( . . . )
Ogg: Esegesi di una mozione

Cari amici,

preso atto di non essere più il solo a manifestare preoccupazione sul futuro della nostra Fondazione, vi invito a leggere per intero la mia qui allegata.

MC

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A tutti i Soci della Fondazione Alleanza Nazionale Milano, li 31 luglio 2015 
 
Carissimi Soci,  dopo qualche mese, il tentativo coltivato nell’ombra di appropriarsi della Fondazione Alleanza Nazionale – con annessi e connessi – è uscito dallo stato di inefficace segretezza per approdare a quello, intermedio, di semi-clandestinità.  Si, perché prima di RI-entrare nel merito della vicenda, va rilevato che gli strateghi dell’operazione – forse convinti di essere gli unici furbi in una platea di gente scesa dal monte con la piena – si sono ben guardati dal mettere in calce al documento che ora è di comune dominio i loro nomi, sostituendoli in via transitoria con quelli di più o meno consapevoli “quarantenni”, il cui compito dovrebbe essere quello di vestire di fresca e disinteressata passione il colpo degli Arsène Lupin de’ noantri. Ma veniamo al dunque: gli “pseudonomizzati” ci raccontano che “il centrodestra versa oggi in crisi profonda”; che “risultano dispersi milioni di italiani (sic! gli italiani sarebbero dispersi, non il loro voto) che fino al 2008 hanno votato AN”; che “l’approvazione della nuova legge elettorale impone di trovare un percorso nel quale la Destra non può essere frammentata” (quindi la spinta motivazionale non risiede nell’afflato emotivo e culturale, ma nella volgare convenienza del tecnicismo elettorale); che “in questa situazione é impensabile che la Fondazione mantenga una funzione culturale o museale” (di cui NESSUNO si é accorto, in questi anni, nonostante proprio quello fosse il suo mandato statutario, e benché ad oggi manchino all’appello – rispetto alla fase di costituzione – alcune decine di milioni di euro, nel patrimonio che si sarebbe dovuto meglio custodire). Premesse queste amene considerazioni, i “soliti ignoti”, secondo il loro documento, pomposamente impongono al Presidente, al Consiglio di Amministrazione ed al Comitato dei Partecipanti (si, quello nominato dal CdA per provvedere alla sua stessa rinomina nel caso di sfiducia da parte dell’assemblea) di far svolgere alla Fondazione “un’azione politica che si traduca in forme di rappresentanza elettiva”, tramite un’assemblea aperta “a tutti quelli che si riconoscono nell’art 1 dello Statuto” (per intenderci, il primo che passa per la strada e dichiara di esservi interessato), e di “avviare un confronto con i partiti che si riconoscono nei valori della Destra politica”, da avviare “prioritariamente con il movimento politico Fratelli d’Italia”. Al Comitato dei Promotori – organo al quale evidentemente si intende, con sprezzo del ridicolo, conferire il compito di garantire terzietà – è “altresì assegnata la funzione di elaborare una modifica dello Statuto”. Di fatto, per tradurre in italiano corrente, l’idea dei nostri “graduati” ê quella di cambiare con una maggioranza assembleare comunque conquistata, i destini della Fondazione, farla retrocedere allo stato di Associazione (trasformazione sconosciuta in giurisprudenza, che renderebbe interessante ed imprevedibile l’esito di un eventuale pronunciamento del Tribunale), e da lì riconvertirla in un partito politico, solo casualmente dotato di un cospicuo patrimonio finanziario ed immobiliare. Ora, intendiamoci, io non ho nulla contro quanti auspicano, o vogliano impegnarsi per favorire un soggetto politico che si definisca “di destra”. Personalmente non ci credo più, soprattutto se il proposito formale è quello di “riunire tutti quelli che hanno partecipato e condiviso la storia di AN”, perché troppo ampie sono nel frattempo divenute le differenze di cultura, prospettiva ed attualizzazione del messaggio e dell’impegno politico. Ma ho grande rispetto per quanti ci vogliano provare, ed auguro loro la miglior fortuna. Il tema vero però, è un altro: se è lecito che ciascuno si applichi sull’opzione politica favorita, lo è molto meno – rectius NON LO E’ PER NULLA – che qualcuno si arroghi il diritto di ritenersi unico interprete della destra politica, al netto di quanto altri per la loro parte possano pensare di fare; e che per qualificare la propria titolarità pensino di appropriarsi del danaro e delle sedi frutto dell’impegno e del lavoro (non uso paroloni strumentali cui altri fanno riferimento in questo caso) di tutti, ivi compresi quanti – sentendosi almeno altrettanto di destra – seguono altri progetti o non ne apprezzano più alcuno. Volete provare a riunire gente intorno a voi? Siete convinti di avere improvvisamente acquisito quel coraggio, trasparenza e contenuti che non si palesarono quando aveste l’opportunità di impedire il disfacimento? Ritenete che il popolo non possa prescindere dai vostri preziosi ed innovativi suggerimenti? Credete che gli accadimenti – non esclusivamente politici – di questi ultimi mesi vi pongano in una condizione di accresciuta credibilità agli occhi di quel vecchio mondo che ingenuamente predicò una nostra fiera e comprovata “diversità dal sistema”? Benissimo, organizzatevi, costituite un partito, lanciate il programma e raccogliete adesioni e voti. Ma lasciate da parte il bottino che non vi appartiene in misura maggiore di quanto non afferisca anche ad altri. Mi si dice “ma tu vuoi congelare il patrimonio senza farne alcun uso”.  A parte che già sarebbe un successo congelarlo, il patrimonio, anziché disperderlo come stanno facendo – con una gestione dissennata – gli stessi soggetti che oggi ci indicano nuove “magnifiche sorti e progressive”. Ma la realtà, come ho avuto modo di illustrare ai soci in una mia precedente lettera, é proprio differente. Ciò che io propongo – al netto di un integrale avvicendamento nell’organo amministrativo che ritengo inderogabile, e dando per scontato che la prossima assemblea sarà comunque convocata avendo come primo punto all’ordine del giorno la discussione della mozione di modifica dello Statuto presentata dai soci Bono, Zaccheo ed altri nel dicembre 2013, per la quale il Presidente si impegnò alla trattazione alla prima assemblea utile – è che la gestione del patrimonio sia professionalmente affidata a mezzo gara ad evidenza pubblica, a fondi che garantiscano la cura di danari ed immobili, e che mettano a disposizione della gestione il frutto reddituale della loro opera. In questo caso, potremmo garantire il raggiungimento di tre obiettivi sacrosanti: 1) il patrimonio sarebbe finalmente custodito, e smetterebbe di diminuire come costantemente avviene da 4 anni a questa parte; 2) eviteremmo di incorrere nel rischio di illegittimità, ove parte dei trasferimenti (o del beneficio gratuito all’uso degli immobili) fossero indirizzati verso soggetti politici attivi, costituendo di fatto il presupposto di infrazione alla norma sul finanziamento ai partiti, con chiara ed altrettanto contestabile sperequazione negli impieghi tra i soci; 3) acquisiremmo un flusso reddituale continuo da spendere, quello sì, per dotarci di un Centro Studi coi fiocchi, in grado di produrre confronto, dibattito culturale, approfondimento sociale, economico e normativo, proposte di legge che siano a disposizione di tutti soci, quale che sia la loro eterogenea collocazione politica attuale. Se si vuole, c’é la possibilità di fare un uso serio e trasparente della Fondazione, riconducendola al ruolo naturale che, per scelta statutaria dei fondatori, avrebbe dovuto svolgere sin dall’inizio. E si darebbe vita ad una presenza politica – ma non partitica – della Fondazione nel dibattito nazionale e nella ricerca di soluzioni. Nè valgono, a coprire le reiterate inadempienze, le scorciatoie ed i tardivi tentativi di simulare un improvviso – quanto ancora inconsistente – attivismo, dando luogo a comitati nobilitati dalla pomposa fascinazione di qualche nome caro a tutti, ma del tutto privi di un coerente e preciso mandato ed obiettivo. Poi, per carità, si può far finta che tutto ciò non sia vero, e scegliere comunque il confronto muscolare, replicando – a dispetto delle procedure e delle tutele proprie di un soggetto giuridico riconosciuto, normato e controllato dalla legge come la Fondazione – le prove di forza che per decenni hanno rappresentato il modus operandi nei congressi di sezione del MSI o di AN. Ma trattandosi di una struttura, la Fondazione appunto, maledettamente più seria e regolamentata rispetto ad un’associazione non riconosciuta quale è un partito politico, questa deriva non potrebbe che portare all’interessamento delle Autorità preposte, con il fortissimo rischio di blocco di ogni operazione, commissariamento della gestione, e successiva estinzione del soggetto giuridico, previa destinazione del patrimonio a scopi pubblici. E con la conseguente, diretta e dolosa responsabilità di chi dovesse portarci in quel vicolo cieco. Intelligenti pauca. Un caro saluto a tutti, e buone – meritate – vacanze.   Massimo Corsaro
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—-Messaggio originale—-
Da: mozionean@gmail.com
Data: 05/08/2015 13.27
A: ( . . . )
RISPOSTA A MASSIMO CORSARO
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All’On. Massimo Corsaro

 

 

 

                                         

E p.c.                             A tutti i Soci della

Fondazione Alleanza Nazionale

 

 

 

 

Egregio Onorevole,

 

sono Michele Facci, uno dei sei primi firmatari della cosiddetta “Mozione dei quarantenni” che, come Lei ha evidenziato nella Sua lettera del 31 luglio, propone l’impegno della Fondazione AN per costruire un soggetto politico unitario che raccolga l’eredità della Destra politica italiana.

E proprio a tale Sua lettera intendo replicare, in accordo con i cofirmatari della mozione, proprio per evidenziare – anche nella mia veste di avvocato – diverse imprecisioni giuridiche ivi contenute, oltre alle necessarie ed opportune considerazioni di ordine politico.

Preciso subito che non è mia intenzione rispondere alla terminologia volutamente offensiva da Lei utilizzata in diversi passaggi delle Sue articolate riflessioni, prima tra tutte la descrizione del sottoscritto e degli altri primi firmatari della Mozione quali �pseudonomizzati”, ovvero dei ciechi e servili strumenti delle trame di chi si vorrebbe impossessare del Patrimonio della Fondazione.

Prendo atto della carenza di stile da Lei adottato, ma tant’è.

E comunque, su questo punto, Le rispondo solo che siamo tutte persone impegnate in politica, che ricoprono incarichi istituzionali in base alle preferenze che sono state capace di raccogliere nelle elezioni comunali e regionali, e che non hanno mai beneficiato di “liste bloccate”. Altri non possono dire altrettanto.

Siamo però tutte persone che non vivono di politica, ma che esercitano onestamente la loro professione, sforzandosi di trovare il tempo per svolgere i propri ruoli politici e istituzionali. � un po’ strano che si invochi sempre il ricambio generazionale rispetto alla vecchia classe dirigente di AN e poi, quando si fanno avanti dei volti nuovi, li si accusi automaticamente di essere delle marionette in mano ad altri.

Ma – come detto – non voglio farmi trascinare da Lei nella polemica personale, siamo tutti molto stanchi di facili processi nei confronti di chi ha avuto cariche importanti in passato, di ripicche e di accuse reciproche. Così non si va da nessuna parte. A noi interessano i progetti politici e le regole che devono garantire che questi progetti vengano guidati da persone scelte in modo democratico e trasparente. Se i progetti sono chiari e le regole ben definite, se dirigismo e polemiche inutili vengono messi da parte, si potrà costruire qualcosa di utile per la nostra Destra e per la nostra Italia.

Veniamo al nodo politico  (e giuridico): è legittimo voler coinvolgere la Fondazione Alleanza Nazionale nel progetto di costruire un soggetto politico unitario di Destra? La nostra risposta è che non solo è legittimo ma � doveroso, soprattutto in questo momento politico.

Ed è proprio lo Statuto della Fondazione – il cui rispetto Lei invoca – ad essere molto chiaro ed illuminante rispetto alla paventata illegittimità del contenuto della Mozione:

–     L’art.2 individua, tra le finalità della Fondazione, “la conservazione, tutela e promozione del patrimonio politico e di cultura storica e sociale che è stato proprio, fino alla sua odierna evoluzione, della storia della “destra” italiana, e, segnatamente, del partito politico Alleanza Nazionale, oltre che dei  movimenti  e delle  aggregazioni politiche e sociali, che ad essa hanno dato causa o contributo ideale. La Fondazione, per il conseguimento delle dette finalità, (…) svolge ogni utile attività per (…) l’assistenza a soggetti pubblici e privati che operano nell’area della politica e della geopolitica, della storia, della politica sociale e della sicurezza. (…) La Fondazione può promuovere ed organizzare, altresì, l’azione di coloro che condividono e dichiarano di richiamarsi ai detti principi negli specifici contesti di riferimento”.

–     La lettera d) dell’Art.3 prevede che la Fondazione possa: “partecipare ad associazioni, fondazioni, enti ed istituzioni, pubbliche e private, la cui attività sia rivolta, direttamente o indirettamente, al perseguimento di scopi analoghi, complementari e in nessun caso confliggenti, con quelli della Fondazione medesima; la Fondazione potrà, ove lo ritenga opportuno, concorrere anche alla costituzione degli organismi anzidetti, ovvero a   finanziarli”.

Quindi la Fondazione può – e deve – organizzare l’azione di coloro che condividono i principi di Alleanza Nazione e della Destra italiana, anche concorrendo alla costituzione di associazioni (quali sono i partiti politici) la cui attività sia rivolta al perseguimento di scopi analoghi. Più in sintesi: la Fondazione può – e deve, se la maggioranza dei suoi iscritti lo decide – concorrere alla nascita di un Partito politico di Destra, esplicitamente erede dell’esperienza storica di Alleanza Nazionale.

Non c’è scritto in nessuna parte dello Statuto che la Fondazione debba limitarsi a creare un Centro Studi, come lei asserisce. Anzi, la ratio stessa delle norme allora vigenti sul finanziamento pubblico dei partiti impedisce di ritenere che risorse tratte principalmente dal finanziamento pubblico possano essere destinate a costituire un patrimonio inalienabile, perché, al contrario, debbono essere spese per finanziare un impegno politico coerente con le intenzioni dell’elettorato, il cui voto ha dato il diritto di usufruire di queste risorse pubbliche.

Certamente la Fondazione si deve anche occupare di cultura politica e di elaborazione metapolitica, ma – come era chiaro al momento dello scioglimento di Alleanza Nazionale – deve essere anche pronta, se le circostanze lo richiedono, ad agire direttamente e in modo organizzato nell’agone politico. Oggi il Popolo della Libertà non esiste più, ma non esiste neanche un Partito che non solo si qualifichi esplicitamente di destra ma sia pronto ad accogliere senza pregiudizi tutti coloro che vengono da una esperienza politica di Destra. Non devo spiegare a Lei i problemi organizzativi e politici che impediscono a Fratelli d’Italia o ad altri movimenti esistenti di riuscire a svolgere pienamente questo ruolo.

Quindi, perché impedire agli iscritti di decidere se è giunto il momento di un impegno politico diretto della Fondazione? Perché altri iscritti sono orientati in direzioni diverse, non credendo più – come Lei – nell’utilità di un Partito unitario della Destra? Perché preferiscono operare in contenitori più genericamente di centro­destra?

In democrazia – in ogni associazione, fondazione o società – decide la maggioranza non l’unanimità. Se ci sono posizioni diverse, ci si confronta – pacatamente se possibile – e poi si vota, rispettando le prerogative delle minoranze ma non impedendo alla maggioranza  – anche di un solo voto – di governare.

Peraltro, come Lei sa, il Consiglio di Amministrazione della Fondazione ha dato mandato a due illustri luminari del Diritto civile – il Prof. Antonino Cataudella e il Prof. Giovanni   Doria – di esprimere un parere pro veritate sulle forme e i limiti di legge che la Fondazione deve rispettare nel produrre un impegno politico. Questo parere sarà messo a disposizione di tutti gli iscritti prima dello svolgimento dell’Assemblea del 3 ottobre, proprio per evitare malintesi, abusi e contenziosi legali.

E qui vengo all’ultima Sua, non tanto velata, minaccia: se l’Assemblea deciderà di approvare la nostra Mozione sarà inevitabile che qualcuno dei dissenzienti ricorra alle vie legali per inficiare questa deliberazione assembleare e paralizzare la Fondazione. A parte il fatto che non è molto bello o “di destra” evocare l’antica malattia italica per cui chi “perde”, invece di accettare lealmente il risultato, deve per forza giocare la carta del contenzioso legale,  Le faccio presente che la Fondazione ha superato ben altre prove presso i Tribunali della Repubblica, da ultimo il ricorso avverso la decisione assembleare di assegnare il simbolo di AN a Fratelli d’Italia. E sappiamo come è finita.

D’altra parte, come Lei ha giustamente rilevato, oggi la Fondazione è sostanzialmente paralizzata nella sua azione, nonostante gli sforzi di lanciare nuovi progetti culturali e di formazione, sotto la guida di Marcello Veneziani. Invece di ipotizzare velenosamente oscuri interessi di membri del Consiglio di Amministrazione, alcuni dei quali peraltro condividono le Sue tesi e per questo sono schierati contro la nostra Mozione, non Le viene in mente che questa paralisi deriva proprio da una mancata scelta politica? Che proprio il tentativo di tenere insieme opposte visioni sulla mission della Fondazione ne blocca qualsiasi sviluppo operativo?

Quindi, confrontiamoci sulle idee e sui progetti e, se necessario, misuriamoci in una Assemblea libera, aperta e leale. Noi, senza essere eterodiretti da nessuno, saremo in prima fila a reclamare l’impegno della Fondazione Alleanza Nazionale per ridare gambe politiche all’antica tradizione della Destra italiana. Nella nostra Destra la pluralità delle idee è sempre stata una ricchezza e non una contraddizione, perché, come insegnava Giorgio Almirante, si può e si deve trovare una sintesi in nome della Nazione italiana. Ecco: noi vogliamo far rinascere un Partito di Destra perché non vediamo oggi in Italia una forza politica che, di fronte all’Europa e alla Globalizzazione, metta veramente al primo posto la difesa della nostra identità e del nostro interesse nazionale.

Cordialmente,

Michele Facci

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L’AUTOLESIONISMO NON PAGA E NON SI VA DA NESSUNA PARTE…
[ “AZ.” –  Ognuno può avere le proprie buone ragioni – che possono pure essere condivise – ma non sono accettabili, e il solito antiberlusconismo, e l’evidente livore avverso Salvini, e l’essere sprezzanti verso la Meloni, cerchiamo di essere coerenti… ]
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La vuoi la Ferrari? Papa’ te la compra. In questo…
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Culture/ Berlusca si compra un centro studi, Salvini annaspa, la Meloni attende. La Fondazione tace

 Augusto Grandi del 6 agosto 20151 Commento

La vuoi la Ferrari? Papa’ te la compra. In questo caso la Ferrari e’ un prestigioso Centro studi ed il padre e’ Berlu. Che non è certo noto per la grande cultura ma che, nonostante i danni dell’età, un po’ di fiuto politico l’ha conservato. Così si è reso conto che il nulla cosmico della produzione politica e culturale dei suoi sempre meno numerosi sodali di Forza Italia avrebbe condotto il partito ad essere una stampella della Lega salviniana. Poteva sperare, Berlu, che i suoi improvvisamente andassero a scuola e imparassero qualcosa? Certo che no. Ed allora, da tipico padre alla Signor G, ha deciso di comprare un Centro studi e di regalarlo al partito. Ci si può chiedere quanto siano felici gli studiosi e gli analisti per essere comprati in un solo pacchetto, manco fossero un paio di kg di orate. Ma riceveranno sicuramente la promessa di conservare l’autonomia culturale e questo basterà. D’altronde chi, in Forza Italia, potrebbe mettere in discussione l’indipendenza culturale di chi sa leggere e scrivere? La Pascale? Però la scelta del centro studi da acquistare dimostra che Berlu sta riportando il partito verso il centro, lasciando il presidio della destra a Salvini e Meloni. Che, sul fronte dei Centri studi e degli studi senza centri, continuano ad arrancare. La Lega aveva tentato, in primavera, una ricognizione sui Centri studi vicini o almeno non ostili. Senza che si arrivasse ad un progetto organico al di la’ della riscoperta dell’ondivago Valditara per le iniziative al Sud. Quanto a Fdi e dintorni, si resta fermi in attesa di capire cosa fare delle sostanziose disponibilità della Fondazione An.Il tempo che passa serve solo a smorzare gli entusiasmi iniziali (peraltro entusiasmi contenuti) mentre aumentano dubbi e perplessità. Qualsiasi iniziativa richiede almeno un briciolo di fiducia reciproca. Che è difficile da ricostruire dopo che i vertici di partito e di realtà economiche limitrofe si sono distinti soprattutto per le fregature nei confronti della base. “Camerata, camerata, fregatura assicurata”: una realtà, più che una provocazione. Quante centinaia di migliaia di euro non han pagato Linea ed Officina ai giornalisti che scrivevano per le due testate? E quanto non han pagato altri esponenti politici dell’area per le pubblicazioni personali e di corrente?Per non ricordare la demenza di sindaci ed assessori che, dal Nord al Sud, hanno ignorato le iniziative culturali di area sperando di ingraziarsi gli avversari. Ora si vorrebbe ripartire senza aver saldato i debiti pregressi, non solo economici ma soprattutto umani e politici, chiedendo alla base di fidarsi e di collaborare.

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PARTE DEI SOCI DELLA FONDAZIONE CONTATTATI PER E.MAIL

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IL FUORISACCO

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Subject: Lehner: Marino, Bergoglio, Malagò al sacco di Roma
Date: Fri, 7 Aug 2015 15:11:47 +0000
From: Giancarlo Lehner
To:  ( . . . )
Giubileo, Olimpiadi e quant’altri appuntamenti epocali per Roma sono stati fissati o proposti da irresponsabili fuori di testa. Nulla e da niuna parte è a posto per ospitare neanche i turisti di agosto. Ad esempio, a Termini, ma anche ad Ostiense – a quando, colleghi giornalisti, una indagine a tappeto sulla qualità della vita quotidiana nella capitale? – non funzionano neanche i tapis roulant, risultando efficienti e a prova di guasto solo le manovre dei ladri di ferrovia. E oggi è pure Venerdì, ça va sans dire: la metro si ferma per sciopero.
 
Bergoglio, Marino, Malagò, un tris di vandali.
 
Giancarlo Lehner
 

—— Original Message ——–

Subject: 7 Agosto – Leggi le principali notizie di oggi
Date: Fri, 07 Aug 2015 05:49:15 +0200
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Venerdì, 07 agosto 2015
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Altro stupro a Roma. Salvini: “Castrazione chimica”
È stato arrestato l’uomo ritenuto colpevole dello stupro di una ragazza di 18 anni al Pigneto, a Roma, la sera del 20 luglio, sotto la minaccia di un coltello. Si tratta di un tunisino di trent’anni senza fissa dimora e già noto alle forze dell’ordine. L’identificazione è stata possibile grazie alla descrizione fornita dalla vittima e dai primi soccorritori, alcuni dipendenti Atac che sono riusciti a vederlo poco prima che fuggisse.
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