IL RITORNO DEI PANCIAFICHISTI MATTEO COME IL PAVONE SI BALOCCA PUTIN E BERLUSCONI E ALTRE NEWS


 IL RITORNO DEI PANCIAFICHISTI MATTEO COME IL PAVONE SI BALOCCA PUTIN E BERLUSCONI E ALTRE NEWS [ “AZ”.-14.09.’15 ]

Domenica 13 settembre 2015, 12:49
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Silvana D’Angelo e altri 37 amici
 
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IL RITORNO DEI PANCIAFICHISTI MATTEO COME IL PAVONE SI BALOCCA PUTIN E BERLUSCONI E ALTRE NEWS 
[ “AZ”.-14.09.’15 ]
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IN COPERTINA
IL RITORNO DEI PANCIAFICHISTI
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( le schiere delle calzature griffate, dismesse per qualche ora, una marcia val bene una garanzia a chi vuole serbare la pancia per i fichi. Mancavano all’appello quelli con i calli alle mani, coloro che vivono la casa deserta – senza desco e i suicidati dal regime… )
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da messaggio “postato” su facebook
Dino Simonelli ha condiviso la foto di Magdi Cristiano Allam.·
foto di Magdi Cristiano Allam.

Buongiorno amici. Ricompaiono le bandiere arcobaleno che sfidano la bandiera nazionale italiana. Torna l’ipocrisia dei pacifinti che si mobilitano in massa perprotestare contro le guerre sferrate dall’Occidente, ma scompaiono nel nulla quando si dovrebbe denunciare le guerre scatenate dal terrorismo islamico. Riemerge la vocazione al suicidio di chi anziché salvaguardare la nostra civiltà, si prodiga per annientarla e favorire la strategia di conquista dei nemici della nostra civiltà.

Ieri alcune centinaia di italiani hanno sfilato a Venezia, Firenze e Palermo a piedi scalzi, per rivendicare maggiori facilitazioni e garanzie nell’accoglienza di centinaia di migliaia di persone, che dai campi profughi in Turchia vengono incentivati a dare l’assalto all’Europa. Sono in prevalenza musulmani, anche se dicono di fuggire dal terrorismo islamico dell’Isis, che questo Occidente ha aiutato e continua a sostenere per abbattere il regime laico di Assad.

Mi domando perché nessuno in Italia ha mai pensato di indire delle marce a piedi scalzi per denunciare la crescente povertà e disoccupazione degli italiani, l’emigrazione forzata dei giovani, la vessazione a cui ci sottopone questo Stato ladrone e aguzzino, l’arbitrio con cui l’Eurocrazia ci impone la schiavitù finanziaria e leggi relativiste, l’invasione di clandestini e l’islamizzazione delle nostre città che siamo costretti a subire? Mentre perché solo ora questi pacifinti, relativisti, immigrazionisti e auto-lesionisti si mobilitano a favore dei profughi, o migranti, o richiedenti asilo, ma guai a chiamarli clandestini?

Cari amici è ora di riscoprire il sano amor proprio, di svegliarci dal sonno della ragione, di difendere il nostro tenore di vita e salvaguardare l’unica civiltà che esalta la vita, la dignità e la libertà. Dobbiamo combattere sia contro il nemico esterno, sia contro il nemico interno, il più insidioso, che si avvale delle nostre leggi e sfrutta la nostra democrazia per abbattere il nostro Stato di diritto e favorire l’avvento della dittatura globalista che, a sua volta, fa il gioco della dittatura islamica.

(Queste riflessioni si ispirano al mio nuovo libro “Islam. Siamo in guerra”, che uscirà sabato 19 settembre in edicola con Il Giornale e nelle migliori librerie al prezzo di 10 euro)

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E INTANTO IL GIOVINASTRO – TIRANNELLO E RE TRAVICELLO – SI GONFIA COME IL PAVONE E SI BALOCCA…..
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( TRATTO DAL WEB ) – Una finale tutta di nervi e di cuore, equilibrata solo nel primo set, porta sul tetto dell’Us Open femminile Flavia Pennetta Flavia Pennetta (PROFILO). A 33 anni la brindisina diventa la seconda regina italiana di uno slam dopo Roberta Schiavone, battendo 7-6 6-2 (FOTO) in un duello tricolore l’amica tarantina Roberta Vinci (PROFILO) , che è stata con lei protagonista di un momento storico per il tennis e lo sport italiani. Mai era accaduto, e probabilmente mai più accadrà, di vedere due azzurre, o azzurri, duellare per un titolo del Grande Slam. ( . . . )
A sottolineare l’eccezionalità dell’evento era volato a New York anche il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, che in tribuna con il n.1 del Coni, Giovanni Malagò, ha applaudito le due pugliesi, in rappresentanza di tutta una nazione (FOTO). – ( . . . )
 
 
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PUTIN E BERLUSCONI
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Putin e Berlusconi in Crimea, prima nell'harem e poi in chiesa SEMPRE ( PIU’ ) AMICI !
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CRIMEA – GESTI ALTAMENTE SIMBOLICI ED ELOQUENTI…..
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Risultati immagini per berlusconi e putin 11 settembre in crimea
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MOSCA – Silvio Berlusconi incontra in Crimea l’amico Vladimir Putin. L’ex premier italiano è giunto in visita privata nella penisola che resta uno dei temi caldi della crisi ucraina: la Crimea è stata infatti annessa alla Federazione russa, dopo ilreferendum del marzo 2014, non riconosciuto dalla maggioranza dei Paesi occidentali. Gli incontri tra i due amici sono sempre abbastanza frequenti: Berlusconi aveva visto Putin a giugno di quest’anno, nella regione russa dell’Altaj. L’ex Cavaliere è il politico occidentale di più alto livello a visitare la penisola da quando la Russia lo scorso anno ha annesso l’area sottraendola all’Ucraina.

Secondo la Tass l’ex premier italiano è stato a Sochi nei primi due giorni del suo soggiorno russo, mentre oggi ha visitato a Sebastopoli il cimitero italiano dei tempi della guerra in Crimea. Entrambi i leader, vestiti in modo informale, hanno deposto un mazzo di rose rosse sul memoriale, inaugurato nel settembre 2004. In immagini trasmesse dalla tv, Putin ha ipotizzato con Berlusconi la possibilità di collocare i nomi dei caduti italiani in un futuro parco intorno al cimitero. I due leader viaggiano a bordo di un grande elicottero bianco. I due hanno posato corone di fiori a un monumento che commemora soldati morti nella guerra di Crimea, tra cui anche dell’allora Regno di Sardegna.

Su questo viaggio Putin e Berlusconi si erano messi d’accordo già da tempo. E con l’amico Silvio, Putin potrebbe passare anche un fine settimana in relax, prima che l’agenda internazionale inizi a farsi davvero intensa, tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre. E questo potrebbe essere il motivo per il quale il tradizionale incontro con Berlusconi – appena diventato nonno per la sesta volta – sia stato anticipato a questi giorni.

Putin e Berlusconi in Crimea, prima nell’harem e poi in chiesa

Da Cgi | Askanews 

Putin e Berlusconi in Crimea, prima nell’harem e poi in chiesa

Mosca, 12 set. (askanews) – Prima nell’harem e poi in chiesa. Il presidente russo Vladimir Putin e l’ex presidente del consiglioSilvio Berlusconi hanno visitato la Cattedrale di San Vladimir a Kherson, Sebastopoli, accendendo una candela davanti all’icona della Natività della Santa Vergine. Nella mattina si erano concessi un’escursione al palazzo del khan a Bakhcisaraj visitando gli ambienti dove in passato si trovava l’harem del khan, nonché la fontana d’oro e quella delle lacrime.

Per la popolazione di Sebastopoli la Cattedrale ha un immenso significato: Vladimir il Grande, nel 988 d.C. venne battezzato proprio qui, convertendosi e convertendo la Russia al Cristianesimo e dando origine a quella che sarebbe poi diventata la chiesa russo-ortodossa. Proprio a lui è stata dedicata la costruzione della Cattedrale, un edificio spettacolare sia esternamente che internamente, che si erge maestoso in questo particolarissimo contesto scenografico.

Putin ha presentato e donato all’abate un’icona di Giovanni Battista risalente al XIX secolo.

TRATTO DAL SECOLO D’ITALIA
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Da un lato il legame politico cui non è estraneo il mastice dell’amicizia personale e, ove occorra, del ricorso al mutuo soccorso. Dall’altro la diplomazia old style, tutta arsenico e vecchi merletti ricamati intorno alle reciproche e legittime diffidenze. Di là – inteso come ex-Cortina di ferro – la “strana coppia” Putin-Berlusconi, di qua i vari (traballanti) tandemMerkel-Hollande, Renzi-Juncker e così via. Ma mentre tutti o quasi sono capaci di decifrare le coordinate delle alleanze più collaudate, nessuno sembra in grado di individuare la molecola che ha stretto in un perdurante abbraccio l’immusonito ex-agente del Kgb e il leader planetario del sorriso. Almeno così sembrano pensarla quanti negano l’alchimia della politica sebbene, in questo caso, il ruolo più grande lo ha probabilmente giocato l’istinto del Cavaliere nell’arpionare le scommesse e le sfide del futuro.

Berlusconi ha colto i maggiori successi in politica estera

Berlusconi ha sempre puntato laddove altri non osavano e, se osavano, fallivano. È uno schema che ha applicato anche in politica rompendosi la testa dopo aver colto clamorosi e inattesi successi. Soprattutto lo ha sperimentato in politica estera coniugando felicemente l’approccio pragmatico del tycoon con l’interesse nazionale. E lo ha fatto vincendo diffidenze, reticenze e ipocrisie. Scandalizzò Italia e Occidente il suo baciamano a Gheddafi, ma dietro quell’omaggio sbracato c’era la concretezza dell’espansione delle nostre imprese nella ex-colonia e la nostra primazia nel rapporto con l’allora più ricco Stato africano. Se ne rese conto anche Sarkozy, che non per niente il leader libico lo volle morto.

Da un lato il legame politico cui non è estraneo il mastice dell’amicizia personale e, ove occorra, del ricorso al mutuo soccorso. Dall’altro la diplomazia old style, tutta arsenico e vecchi merletti ricamati intorno alle reciproche e legittime diffidenze. Di là – inteso come ex-Cortina di ferro – la “strana coppia” Putin-Berlusconi, di qua i vari (traballanti) tandemMerkel-Hollande, Renzi-Juncker e così via. Ma mentre tutti o quasi sono capaci di decifrare le coordinate delle alleanze più collaudate, nessuno sembra in grado di individuare la molecola che ha stretto in un perdurante abbraccio l’immusonito ex-agente del Kgb e il leader planetario del sorriso. Almeno così sembrano pensarla quanti negano l’alchimia della politica sebbene, in questo caso, il ruolo più grande lo ha probabilmente giocato l’istinto del Cavaliere nell’arpionare le scommesse e le sfide del futuro.

Berlusconi ha colto i maggiori successi in politica estera

Berlusconi ha sempre puntato laddove altri non osavano e, se osavano, fallivano. È uno schema che ha applicato anche in politica rompendosi la testa dopo aver colto clamorosi e inattesi successi. Soprattutto lo ha sperimentato in politica estera coniugando felicemente l’approccio pragmatico del tycoon con l’interesse nazionale. E lo ha fatto vincendo diffidenze, reticenze e ipocrisie. Scandalizzò Italia e Occidente il suo baciamano a Gheddafi, ma dietro quell’omaggio sbracato c’era la concretezza dell’espansione delle nostre imprese nella ex-colonia e la nostra primazia nel rapporto con l’allora più ricco Stato africano. Se ne rese conto anche Sarkozy, che non per niente il leader libico lo volle morto.

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Berlusconi: “Intervenire militarmente in Libia e rimpatriare i migranti economici”

Il leader di Forza Italia: “L’Europa dalle radici cristiane non può voltare le spalle a ciò che sta succedendo in Siria e in altri paesi”

Raffaello Binelli – Sab, 12/09/2015

Il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, torna ad affrontare il delicato tema dell’immigrazione e l’emergenza legata ai continui sbarchi.

Lo fa collegandosi al telefono, dalla Russia, ad una convention del centrodestra con Antonio Tajani e diversi big di Forza Italia. “Dobbiamo intervenire con le forze militari inLibia – osserva il Cavaliere – per fermare i trafficanti di esseri umani e distruggere i barconi”. Poi, sempre sui migranti, sottolinea la necessità di fare una distinzione tra quelli che vengono nel nostro Paese per scappare dalle guerre e quelli che, invece, lo fanno per cercare di stare meglio. L’idea del leader di Forza Italia è questa: “Per quanto riguarda gli immigrati economici bisogna far rientrare quelli in esubero rispetto ai posti di lavoro disponibili”.

Berlusconi si sofferma anche sul terrorismo: “Se non saremo capaci di respingere offensiva islamista – prosegue Berlusconi – non riusciremo neanche a risolvere il drammatico problema dell’immigrazione. Serve una grande coalizione contro laviolenza del male. Bisogna intervenire in tante situazione – ha aggiunto – in Iraq con il califfato; la Siria con 5 milioni di persone già emigrate e infine in Libia, dove ci sono già, chi dice 30-50mila vittime, in seguito a guerre fra tribù, con un milione di libici espatriati in Tunisia. Il problema immigrazione è enorme”.

Secondo il leader di Forza Italia “eravamo stati tra i primi a denunciare quello che sarebbe accaduto senza un intervento delle organizzazioni internazionali. Avevamo risolto, ero riuscito a convincere l’Europa a partecipare a iniziative economiche. L’egoismo di alcuni Paesi, la cecità di altri, ha fatto crollare quel progetto. Oggi – ha concluso – la situazione è drammatica, e l’Europa delle radici cristiane non può voltare le spalle. L’Europa non può davvero voltare la testa da un’altra parte. Dobbiamo accogliere i cristiani e anche i profughi, dobbiamo mettere a disposizione somme consitenti per allestire in Giordania e Medio Oriente dei campi di accoglienza”.

PER GLI ITALIANI DEPORTATI E MASSACRATI DA STALIN
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Putin: già avviata riabilitazione italiani di Crimea

Mosca, 12 set. (askanews) – Vladimir Putin ha dichiarato di aver già apportato le modifiche ai decreti esistenti per la riabilitazione degli italiani di Crimea. Il leader del Cremlino ha avviato così un iter legislativo che potrebbe far riacquistare la cittadinanza italiana ai discendenti di chi vi dovette rinunciare, in seguito a vessazioni, repressioni e discriminazioni.Ieri Putin ha promesso ai rappresentanti della comunità italiana in Crimea di modificare il decreto russo del 21 aprile 2014 sulla riabilitazione dei tartari e degli altri popoli di Crimea, ampliando l’elenco per includere gli italiani, tornati nella penisola dopo la deportazione. La promessa è stata fatta durante il soggiorno dell’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, in Crimea per una visita privata.Dopo una passeggiata sul lungomare di Yalta, il presidente russo e Berlusconi hanno fatto tappa in un caffè con terrazza all’aperto sul lungomare, dove hanno incontrato rappresentanti dell’organizzazione pubblica regionale della comunità degli italiani a Kerch.

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DA CATANIA – VINCENZO MANNELLO
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—-Messaggio originale—-
Da: info@vincenzomannello.it
Data: 12/09/2015 11.40
A:  ( . . . )
Ogg: 
Siria : non solo i profughi…

…sono il problema !!

Con l’immagine sconvolgente del piccolo Aylan tutti abbiamo avuto sbattuto in faccia il dramma dei profughi siriani in fuga dalle loro città e del loro peregrinare per mari e monti,destinazione Germania. Le posizioni su questo dramma (unito a quelli di altre nazioni da dove si scappa pure per fame) sono piú o meno risapute da quanti leggono questa mia riflessione…uniscono o dividono l’opinione pubblica sull’onda delle emozioni e delle varie opinioni politiche di ciascuno di noi….e su questo,sorvolo.

Ritengo sia preminente porre l’attenzione su quanto accade in Siria e sui riflessi futuri di ciò che potrebbe accadere…,argomento che (generalmente) i media principali evitano di analizzare e sottoporre al loro (numericamente) grande pubblico.Per non ingenerare timori piú che sacrosanti,visto il pericolo che realmente esiste di un cataclisma militare,politico e sociale di enormi proporzioni.Oggi,in Siria,la situazione è questa : circa 1/5 del territorio è effettivamente sotto controllo dell’esercito governativo di Bashar al Assad,ma è la parte più popolosa della nazione..la piú produttiva (almeno lo era) e quella con le migliori infrastrutture industriali e sociali.La capitale Damasco,patrimonio storico dell’umanità,è fortemente a rischio di cadere nelle mani dell’azione congiunta Isis-AlNusra-ribelli (che ne controllano alcuni sobborghi) qualora le linee di difesa governative cedessero.Sarebbe una ecatombe di militari e civili,basti guardare cosa accade ad Aleppo (ex seconda città piú importante) dove i due fronti di scannano da anni per averne una minima idea.Un’altra parte della Siria (ancora minore,ma pure densamente popolata) è controllata dal fronte eterogeneo AlNusra-ribelli,all’epoca armato e finanziato dagli Usa e dai paesi europei con la scusa delle “primavere arabe”. Senza il determinante sostegno degli occidentali,dell’Arabia Saudita e degli Emirati sarebbe stato spazzato via già nel 2011 e non ci si ritroverebbe in questa situazione.Sempre una consistente parte del territorio siriano (ai confini con Turchia ed Iraq) è sotto controllo dei Curdi,spesso alleati degli Assad,la cui fama di combattenti non abbisogna di delucidazioni.Oggi combattono per la sopravvivenza contro l’Isis (e la Turchia).Lo Stato Islamico,sorto e dilagato in soli tre anni,controlla gran parte della Siria,risorse energetiche comprese,però con territorio desertico e scarsamente popolato.A parole,e con qualche bomba sganciata dagli aerei della #coalizionecrociata (con aggiunta di alleati musulmani),lo combatte tutto il mondo…nella realtà si amplia,si pompa (di petrolio e gas) e si prepara all’assalto finale.So benissimo che,solo a leggere le righe soprastanti,già gira la testa…insomma,si capisce poco o nulla…io stesso faccio fatica a cercare di spiegare sintetizzando.Uno sforzo ancora,per favore.Ci si mette pure la religione a complicare tutto : sunniti  (tutti gli schieramenti anti Assad) contro sciiti,alauiti,cristiani e pure drusi e curdi (di fatto pro Assad).Chi perde…rischia fisicamente di perdere tutto,compresa la testa…Li lasciamo al loro destino ? Se la vedano tra di loro ?Non è più possibile,non dovevamo interferire prima,nel 2011,per “esportare la democrazia” !! Non era bastato l’Iraq,neppure la recente Libia…dopo i guai creati laggiù dovevamo cacciare il “dittatore” Assad (peraltro eletto dal suo popolo)…oggi ci ritroviamo con 5 milioni di profughi siriani che vogliono venire in Europa,con destinazione Germania e Svezia !! Finito ? Quando mai,il peggio deve ancora venire…se cade Assad !!Damasco e tutta la fascia costiera,abitate da alauiti,sciiti,cristiani e drusi diverrebbe un lago di sangue…presto l’Isis prevarrebbe sui mercenari AlNusra-ribelli e ci ritroveremmo con il Califfo Al Baghdadi più potente del mitico Saladino.Pensate alla Siria all’Iraq,alla Libia,al Sudan,alla  Nigeria e magari al rischio Egitto e vedrete che prospettiva…Nel contempo,mentre scrivo,cosa accade ?Israele,bontà sua,bombarda a Zabadani le truppe di Assad per appoggiare gli “amici” di AlNusra…Francia ed Inghilterra,come contro Gheddafi,vogliono cacciare il “malvagio” Assad. BombObama…pure,però giura di combattere (???) l’Isis.L’Iran,capito di essere il prossimo bersaglio dello Stato Islamico (e degli occidentali) ha già truppe iraniane ed alleati (Hezbollah) sul terreno.Putin,che fesso non è, ha compreso che il Califfo spingerebbe il proprio interesse pure in Cecenia e dentro la Federazione russa…e sta inviando armi e (forse) truppe di terra a Tartus (base navale russa in Siria).

Come finirà ?? Figurati se posso saperlo io ma credo proprio che finirà male !!

Grazie per l’attenzione.
Vincenzo Mannello

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SU ALLENDE ( E NON SOLO ) – NOSTRO COMMENTO ( vedi : oltre )

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(ASCA) – Roma, 11 set – “Salvador Allende resta un eroe della Liberta’, un vero Massone. Fino alla fine. Un esempio per tutti quelli che lottano per la giustizia sociale. La coscienza civile di ogni persona libera deve rispetto e gratitudine per la sua alta lezione di liberta’ contro il ferro di ogni dittatura e violenza”. Gustavo Raffi, Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia, ricorda cosi’ i 40 anni dalla morte del presidente cileno, Salvador Allende, e la ferita ancora aperta del golpe di Augusto Pinochet dell’11 settembre 1973.“Per noi Liberi Muratori – prosegue Raffi – la sua storia e’ ancora piu’ vera e forte perche’ contrariamente a quanto viene affermato da qualche miope storico dell’ultima ora, Allende non abbandono’ mai la Massoneria. Quando era presidente del Cile – sottolinea il Gran Maestro di Palazzo Giustiniani – l’uomo che credeva nel popolo e mori’ per il bene della sua gente, pronuncio’ una Tavola su ‘Massoneria e socialismo’ durante la Tornata della Gran Loggia di Colombia a Bogota’, il 28 agosto 1971″.“Le sue ultime parole – ricorda ancora Raffi – furono: ‘Continuate a esser certi che, piu’ presto che tardi, riapriranno le grandi strade per le quali passera’ l’Uomo libero, per costruire una societa’ migliore’. Questa testimonianza di verita’ del Fratello Allende abita nel cuore dei Liberi Muratori del Grande Oriente d’Italia, rinnovando le battaglie civili per il dialogo e la pace tra i popoli”.

Questa è una notizia dell’agenzia Asca

 
 

 “AZIMUT” – COMMENTO : L’occasione del post – inviato su facebook – dall’amico Italo Zicaro assume tutti i contorni del paradosso del liberale che tesse l’apologia della sinistra illiberale, emendata da tutti i suoi guasti perchè fedelmente massonica ( questo già lo sapevamo ); il nostro amico di  Cosenza, però ci permette di ribadire l’idionsincrasia tra noi ed ogni regime di militari. Detto ciò vale ricordare che i carri armati, in ogni caso, arrivarono in ultimo; dopo che il sistema di potere, in Cile,  operò non certo in danno dei ceti abbienti, scatenando il malcontento fra i ceti più poveri. Scioperi, disordini e insoddisfazione attraversarono il Paese già nel 1971, con le manifestazioni delle massaie al suono delle pentole vuote;focolai di guerriglia esplosero nelle campagne. contribuì a minare la tenuta del governo anche il gigantesco sciopero dei camionisti, in un territorio stretto in larghezza e lungo 4.300 chilometri.MA dove erano << i fratelli >>? Quando, dopo il lavorio di Usa e Cia, della finanza e dei poteri forti, fu l’epilogo, dove erano i << Libero Muratori >> ? Da quale parte stavano ? Non si videro ! ! !

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TRATTO DAL “ROMA – il GIORNALE di NAPOLI “
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Guerra asimmetrica III: la foto del piccolo Aylan

Opinionista: 

Pietro Lignola

La foto scattata dalla giornalista turca Nilüfer Demir sul litorale di Bodrum è, fuor di dubbio, lo scoop mondiale dell’ultima settimana. Essa ritrae, com’è noto, il piccolo Aylan Kurdi, bambino siriano di tre anni annegato mentre, con altri familiari, era su un canotto che tentava di raggiungere l’isola greca di Kos. L’effetto sull’opinione pubblica europea è stato sconvolgente. Non c’è da meravigliarsene, ovviamente, poiché si tratta della straziante immagine di un fatto orribile. L’effetto è stato, però, che, mentre la marea umana saliva da Turchia, Grecia, Macedonia e Serbia fino in Ungheria e Austria, le principali nazioni europee rivedevano le loro politiche di accoglienza. Come ben sapete, non ho l’abitudine di omologare il mio pensiero alla political correctness. Preferisco pormi delle domande e non sono il solo a farlo. Persino chi ha smentito la tesi della falsificazione delle foto, come Clarissa Gigante, ha affermato, giustamente: «È innegabile che la foto di Aylan sia stata strumentalizzata perché colpiva più delle tante altre che mostravano bimbi annegati in mare durante la traversata della speranza. Ed è innegabile che su quell’immagine si sia speculato forse fin troppo». Certo, il caso di Aylan ha delle particolarità, che esamineremo più avanti. Noi sappiamo, però, che le vittime fra gli invasori dell’Europa si contano a migliaia e che fra esse non mancano i bambini (persino in quello stesso naufragio, oltre Aylan sono morti il fratellino Gamil di cinque anni e altri tre bambini). Sappiamo che la sorte dei bambini nei teatri di guerra (simmetrica o asimmetrica che sia) è infame: qualcuno ha dimenticato forse che Isis e Boko Haram mandano i bambini imbottiti di esplosivo a morire dilaniati per provocare stragi? Sappiamo che gli attentatori non si preoccupano di evitare che ci siano bambini fra le vittime dei loro attentati. Sappiamo quali e quanti sono gli orrori della guerra. Sappiamo che tutti i combattenti islamici usano i bambini come scudi umani. Non possiamo, perciò, non accostare questa esplosione mediatica alla buffonata di “Io sono Charlie”. La stessa Nilüfer ha dichiarato di aver scattato quella foto nella speranza di influire sulla politica europea nei confronti dei migranti; ma ella ha scattato negli ultimi anni migliaia di foto dello stesso genere e nessuno ne ha saputo nulla. Come mai stavolta questa immensa risonanza? Guarda caso, in quello stesso giorno su Televideo compariva una notizia che segnalava la capacità dei fondamentalisti islamici di utilizzare i media per raggiungere i loro scopi. Non manca in Occidente chi, volontariamente o involontariamente, dà loro una mano: si tratta, principalmente, di certa paludata informazione di sinistra. Poco importa che fonti ufficiali Usa abbiano previsto che la cosiddetta emergenza durerà altri venti anni e che addirittura l’Onu abbia conteggiato in cinquanta milioni gli africani in attesa di trasferirsi in Europa. Dobbiamo forse ricordare che i sultani, quando muovevano con le loro armate attraverso i Balcani puntando su Vienna e su Roma, utilizzavano speciali corpi di fanteria male armata per riempire di cadaveri i fossati delle città che assediavano e poterci quindi camminare sopra? Parliamo, ora, del complesso di colpa suscitato nelle anime buone europee. Aylan non è morto per colpa degli europei. Egli è morto in Turchia, stato il cui governo simpatizza per i fondamentalisti (Erdogan, capo di un partito islamico, ha distrutto lo stato laico costruito da Ataturk). Aylan era curdo di Kobane, la città martire che i turchi non hanno voluto aiutare quando i miliziani del califfato la assediavano. Aylan non era diretto in Europa, ma in Canada. La colpa, allora, è dei nemici dell’Occidente, alla cui analisi dedicheremo una prossima puntata. Ora concludo con una notizia contemporanea a quella di Aylan, che però, guarda caso, non ha avuto sufficiente risonanza. Un ragazzino siriano tredicenne, intervistato a Budapest, ha dichiarato: «Fermate la guerra e noi non verremo in Europa. Non vogliamo venire in Europa. Per favore, fermate la guerra in Siria adesso». Anche il padre di Aylan ha detto le stesse cose: «La guerra in Siria va fermata al più presto, perché i siriani non scapperebbero dal loro paese, se non fossero costretti. Vivevamo da re nella nostra Siria. La responsabilità di quello che sta succedendo qui è di tutti quelli che sostengono la guerra». Dobbiamo ricordare che Obama e Hollande vogliono ad ogni costo la guerra contro Assad per ragioni che hanno a che fare con il petrolio? Non sono bastate loro le stupide e criminali guerre a Gheddafi e a Saddam Hussein? In Libia non si pensa per nulla a intervenire, ma Hollande e Cameron hanno annunziato attacchi aerei in Siria contro Isis e Assad; salvo imitare i turchi, che hanno bombardato una sola volta il califfato e molte volte i curdi, soli a battersi seriamente contro i tagliagole. Il discorso, purtroppo, non finisce qui. Alla prossima!  

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UMORI IN RETE

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