A NAPOLI QUALE SINDACO? (VUONO SENIOR SUL “ROMA”) SU ALMIRANTE (DAL “SECOLO D’ITALIA”) 2 OTTOBRE MANIFESTAZIONE DI “POLO SUD” PAPA SAN GENNARO PUTIN


A NAPOLI QUALE SINDACO? ( VUONO SENIOR SUL “ROMA” )  SU ALMIRANTE ( DAL “SECOLO D’ITALIA” ) 
2 OTTOBRE MANIFESTAZIONE DI “POLO SUD” PAPA SAN GENNARO PUTIN
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : SABATO, 19 SETTEMBRE 2015 )

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 NAPOLI – 2016, urne e tormentone
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Arturo Stenio Vuono 
IL POST DEL PRESIDENTE – VERSIONE STAMPA – SABATO 19/09/’15
SUL < ROMA ( il GIORNALE di NAPOLI )
[ in prima e segue alla pag. 47 ]
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Napoli, un candidato davvero alternativo

Opinionista: 

Arturo Stenio Vuono*

Iniziato con otto mesi di anticipo, il dibattito sulle elezioni della prossima primavera a Napoli già affoga nella routine degli addetti ai lavori. Nel corso di ogni consigliatura si registrano critiche alle insufficienze dell’amministrazione, ma nessun ricambio per una svolta di governo. Dal 1976, in cui la città si tinse di rosso con Valenzi, salvo qualche interruzione, è prevalsa la linea della conservazione del potere che ha visto, nella continuità, Bassolino, il rosa della Iervolino e l’arancione del sindaco de Magistris. La borghesia, gli intellettuali, la società civile, hanno tollerato che il “cambiamento” fosse della sinistra, la sola abilitata a riparare i suoi guasti. Soltanto Giorgio Almirante, negli anni Ottanta, provò a smontare la patologia e attaccò il tabù, mancando di poco l’obiettivo di debellare il cancro partenopeo. Renzi ruberà la scena con un suo candidato del Pd? Cosa faranno da grandi i subentrati del M5S? Le risposte, in ogni caso, non costituiranno variabili indipendenti e autosufficienti. Nulla di nuovo, è il solito tormentone che precede le urne. Quanto al centrodestra è in affanno, pesano frammentazione e, purtroppo, la linea di più opposizioni in ordine sparso; per il resto i centristi della politica dei due forni, altri presunti moderati e riformisti, finiranno divisi a fare da sponda per un sindaco arancione oppure biancorosso, ma difficilmente si alleeranno a destra. Occorre, così stando le cose, il ripristino di una netta opposizione, che è l’unica via per liberare la città dalla mancanza della normale fisiologia democratica di alternanza; sgombrando il campo, nella pubblica opinione, dal sospetto di compromissione e consociativismo; disarticolando tutto ciò che impedisce una fertile e salvifica contrapposizione, con un candidato sindaco antagonista, fuori da ogni neutralismo ideologico, radicalmente contro l’apparato politico-istituzionale di Palazzo San Giacomo e del partito delle tasse su cui si regge. O si rovescia, democraticamente, l’attuale sistema politico cittadino, che ha fatto il suo tempo, oppure si approda all’ultima tappa della metastasi di questa nostra Napoli nobilissima ma sventurata.

*presidente Associazione Culturalsociale “Azimut”  

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Risultati immagini per amedeo laboccetta polo sud NAPOLI – INIZIATIVA DI AMEDEO LABOCCETTA

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—-Messaggio originale—-
Da: massimovuono@libero.it
Data: 19-set-2015 12.10
A: <azimutassociazione@libero.it>
Ogg: Iniziativa Amedeo Laboccetta

—-Messaggio originale—-
Da: polosudnapoli@gmail.com
Data: 17/09/2015 17.06
A: ( . . . ), <massimovuono@libero.it>
Ogg: ( . . . )

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SUL SECOLO D’ITALIA – VENERDI’, 18 / 09 / ’15 
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Giorgio Almirante. “Parlava, e nelle sue parole avvertivi una storia, una sensibilità, una cultura. Era il Noi che rappresentava una continuità, non un Io che parlava di sé. Il suo
era un dialogo con la coscienza e per questo colpiva chiunque lo ascoltasse. Ha portato l’italianità nella politica, restituito dignità al Tricolore, alla bandiera, recuperato il senso della Patria”. Per Marcello Veneziani, saggista e scrittore. Giorgio Almirante era questo e non solo. Grande oratore. Fine dicitore della lingua italiana. Politico della “estraneità”, differente rispetto a tutto il resto che lo circondava. Lontano anni luce dalla frenesia egocentrica del leaderismo attuale. La sua cultura era a tutto tondo, intensa, vasta, discreta. E seppe interpretare come nessun altro l’esigenza di ricomporre fratture, ferite, divisioni che avevano lacerato la comunità nazionale, alimentato odii, nella dolorosa scia di un  tragico conflitto e di una ancor più tragica guerra civile. Proprio quei suoi occhi intensi, lo sguardo penetrante e pulito, secondo un altro scrittore, Pietrangelo Buttafuoco, fanno riflettere sulla dimensione umana e politica di un protagonista assoluto della storia italiana e della Destra nazionale. Di lui, Montanelli disse che era il solo uomo politico cui potevi stringere la mano senza timore di sporcartela. Grazie alle sue doti di tenacia e di fermezza e alla indiscutibile capacità di tenere unita una comunità emarginata, discriminata, vittima del terrorismo dilagante nel pieno degli anni Settanta, molti non  imboccarono il tunnel buio della lotta armata contro il sistema, rimanendo nell’alveo di una civile competizione democratica.

Che cosa attrae ancor oggi di Giorgio Almirante?

Al convegno nella sala della Regina, a Montecitorio, per la chiusura del centenario della nascita di Giorgio Almirante, promosso dalla Fondazione che porta il suo nome, animata da Giuliana de’ Medici e da una infaticabile Donna Assunta, la donna che gli è stata accanto per tutta la vita, la figura del grande leader della Destra torna a rivivere, con straordinaria attualità, nelle parole dei relatori. I suoi discorsi. Il suo stile. La sua educazione. Il tratto gentile. L’amore per l’Italia, la Patria. Sapienza mista ad ironia. Eloquio impareggiabile. Perché , ci si domanda, tanta gente, ancora oggi, a distanza di anni, accorre numerosa ai convegni dedicati ad Almirante, com’è accaduto per tutto l’anno del centenario? Che cosa attrae ancora di lui? La risposta è semplice. Cruda, nella verità che svela. Perché noi tutti avvertiamo un vuoto. Perché ci manca qualcosa. Perché la Destra si è frantumata, dispersa, come ha sottolineato Massimo Magliaro che del  leader missino fu storico portavoce. E’ il vuoto di una politica che ha perso bellezza, spessore, altezza e profondità di pensiero. Il vuoto di una politica svilita dai talk show, immiserita dalle banalità, che affoga nel chaicchiericcio, degrada nell’insulto, rimpiccolisce nel battutismo. Eppure, ha ragione  Veneziani: c’è una domanda di Destra che bussa alla porta. Una Destra che coniughi Sovranità e Tradizione. Che abbia valori e senso della Nazione. Che non si imbratti di alchimie fuorvianti lungo canali configurati da altri. Che pensi per sé e per gli italiani, restituendo loro orgoglio e dignità. Una Destra che ritrovi unità e coesione. L’insegnamento di Almirante, a questo fine, è più attuale che mai. Lo ha ricordato Mugnai, il presidente della Fondazione di An, richiamando una frase che lo rese famoso: “Non rinnegare né restaurare”. Era il suo pensiero, il filo conduttore della sua azione, la filosofia politica di una vita intera, il monito rivolto ai giovani. Ai quali Almirante amava indicare il futuro. Un Futuro da costruire con passione e sacrificio, senza mai recidere le proprie radici. Una lezione per tutti. Un esempio di democrazia. Uno stile di vita.

 
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