CONTROINFORMAZIONE MONSIGNORE CHARAMSA E IL “PARTITO DEI GAY” MICHAEL SWIFT ( MANIFESTO ) ECCETERA INTERVENTO DI GIANCARLO LEHNER


 Prec Succ

CONTROINFORMAZIONE MONSIGNORE CHARAMSA E IL “PARTITO DEI GAY” MICHAEL SWIFT ( MANIFESTO ) ECCETERA INTERVENTO DI GIANCARLO LEHNER

Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut
 
azimutassociazione@libero.it
associazioneazimut@tiscali.it
 
[ anteprima di web ]
CONTROINFORMAZIONE  – Monsignor Charamsa e il “Il partito dei gay” – Michael Swift ( Manifesto ), eccetera, intervento di Giancarlo Lehner
[ “Azimut-NewsLetter” : marted’, 13 ottobre 2015 ]
Risultati immagini per giancarlo lehner Lehner – IN QUESTO NUMERO :

“Il partito dei gay” – Michael Swift-manifesto

[ Giancarlo Lehner ] – per leggere tutto – vedi : oltre

© Copyright   – Tutti i diritti riservati
IN COPERTINA

Nonsignor Charasma col compagno Eduard ( dal web )
———————————————————————————————————————————————————————————
 
 “Azimut” –  il presidente Arturo Stenio Vuono 
IL TROPPO CHE STROPPIA….. ( e storpia….. )
 
LE “CAPRIOLE” DEL TEOLOGO POLACCO A “ONOR DI CRONACA”…..
[ il prete e il bluff – e il chiarimento – vedi : oltre ]
 
Monsignor Krzysztof Charamsa [ “AZ.” – “…La lingua batte…dove il dente duole…” ] – excusatio non petita, accusatio manifesta – Vocabolario on line – excusatio non petita, accusatio manifesta ‹ekskuàzzio …akkuàzzio …›. – Notissimo proverbio, di origine medievale, equivalente all’ital. « scusa non richiesta, accusa manifesta ».
———————————————————————————————————————————————————————————
E MONSIGNORE DIXIT : 
 
[ dal web ] – “Non c’è nessuna lobby gay del Vaticano. Ho conosciutosacerdoti omosessuali, spesso isolati come me, ma non una lobby”. A parlare è monsignor Krzysztof Charamsa che, in un’intervista a Domenica Live, in onda su Canale 5, racconta la propria vicenda e l’allontanamento dal Vaticano dopo aver confessato di essere omosessuale. E dice di essere fedele ai propri voti: “Il celibato è non prendere moglie. E io non ho mai toccato una donna”. –“La Chiesa – racconta il sacerdote – ha tra i suoi ministri fantastici sacerdoti omosessuali che non possono essere trattati come sono trattati ora. La legge interna alla Chiesa che vieta l’ordinazione sacerdotale agli omosessuali mi ricorda le peggiori leggi del passato”. E spiega che il suo è stato un gesto di disperazione prima del Sinodo: “Io chiedevo alla mia Chiesa: ‘Per favore, non perdete più tempo’. Ho scritto una lettera a Papa Francesco affinché possa portare ai Vescovi, al Sinodo, questa sua apertura di ragione e di cuore”. – Monsignor Charamsa spiega poi di assumersi tutte le responsabilità e le conseguenze dell’aver presentato pubblicamente il proprio partner, ma racconta di essere “felice. Credo che in questo passo, duro e sofferto, Dio stia accanto a me”. E sottolinea di essere “fedelissimo al celibato, perché il celibato si riferisce all’impossibilità di avere moglie: io non ho mai toccato una donna”. – Infine, il sacerdote sostiene che “Dio ci ama così come siamo. Dio ci ha creato difettosi e la Chiesa questo lo deve accettare. Deve guardarci negli occhi. La Chiesa non può continuare a distruggerci la vita”.
 
[ INTERVENTO LEHNER –  leggi ]
DOCUMENTO DI ARCHIVIO DELL’AMICO GIANCARLO LEHNER : appunti sul partito dei gay, eccetera, l’intervento è frutto di una ricerca seria e scientificamente fondata. [ “Azimut” associazione – Napoli ]
 
 [ foto tratta dal web ]
 “Il partito dei gay” – Michael Swift-manifesto – eccetera [ Giancarlo Lehner ]

L’Altissimo, che oggi sarebbe indagato e sicuramente condannato  per omofobia, ordinò a Noè d’imbarcare solo maschi e femmine; quindi, cancellò non la trasgressione sessuale, bensì la prima organizzazione politica omosessuale di tipo aggressivo, quella che vantava la pretesa,  a mo’ di diritto civile, di stuprare.

Sulla Bibbia sta scritto: «… gli uomini della città di Sodoma si affollarono intorno alla casa… Chiamarono Lot e gli dissero: « Dove sono quegli uomini che sono entrati da te questa notte? Falli uscire, perché noi si possa abusarne ».

Jahvé non poté far altro che incenerire Sodoma con tutti i suoi pederasti.

La Torah, infatti, è drastica verso l’omosessualità: « Non avrai con maschio relazioni come si hanno con donna: è azione abominevole »(Levitico, 18, 22).

La legge ebraica, fra l’altro, condanna tuttora  a morte gli amanti contro-natura, benché non risulti che sia mai stata comminata alcuna condanna capitale, neppure nell’antichità.

San Paolo nella prima lettera ai Romani scrive:

«… le donne hanno sostituito all’uso naturale del sesso un uso contro natura. E lo stesso hanno fatto gli uomini che ardevano di desiderio reciproco, turpemente giacendo gli uni con gli altri…».

E nella prima lettera ai Corinzi dice chiaro e tondo che «non possederanno il regno dei cieli»  i pederasti, sia i passivi che attivi, sbattuti accanto ad altri impresentabili peccatori come idolatri, adulteri, ladri, ubriaconi, e così via. Del resto, Paolo ben rammenta le parole del Levitico, dove sta scritto: «Non ti unirai ad un maschio con coito femmineo, perché questo è abominio».

Si potrebbe continuare, ma credo che basti per smentire quanti, dall’interno della Chiesa cattolica, negando millenni di cultura giudaico-cristiana, rivendicano il diritto finanche dei sacerdoti a praticare l’omosessualità.

 

Dico e lo ridico che la lobby gay c’è .

Guai, ad esempio, a chiamarli col lessico nazionale.

Chi dice di lottare contro gli anglismi, in questo caso glissa e passa oltre.

Quanti ipocriti si strappano i capelli sui dialetti, che poveretti scompaiono. Gli stessi, però, evitano, però, come il fuoco il colore vernacolare per definizioni davvero icastiche e nostrane dell’omosessualità.

Giammai “froci”, “recchioni”, “pederasti”, “culattoni”, “femminielli”, “invertiti”, “checche”, “culi”, “finocchi” e neppure, con raffinati echi mitologici e biblici, “uranisti” e “sodomiti”.

Se si vuole evitare la lapidazione mediatica e, magari, un mandato di cattura,  è, oggi, di rigore la terminologia anglosassone (gay, transgender, cross dressers, drag queen).

Da quando in qua la lingua di Shakespeare e di Milton ha assunto funzioni eufemistiche?

Eppure, chi non dice cross dressers è esposto alla gogna e passa per troglodita.

Fra l’altro, ironia delle mode, l’aggettivo “gay” alla lettera sta per gaio, giulivo, vivace, allegro; vistoso, brillante, sregolato (to lead a gay life = condurre una vita dissoluta); insolente, sfrontato, impertinente.

Per significare “omosessuale” l’aggettivo “gay” si è dovuto travestire, si fa per dire, da altro da sé.

La questione non è solo linguistica, c’è un’altra e più tragica conseguenza: chiunque imponga il proprio vocabolario diventa padrone assoluto e detta le regole.

Gli omosessuali da anni questo fanno, invadendoci con il loro lessico, sempre più insidioso e fazioso.

E cotesta guerra delle parole, scatenata unilateralmente, la stanno vincendo loro, giacché gli eterottusi incassano supini.

Ebbene, l’ultima imposizione, malvagia, violenta, fraudolenta e tuttavia geniale, è quella del neologismo “omofobia” e dei suoi derivati.

Per chi sappia qualcosa di greco, salta agli occhi che il prefisso omo  – uguale, simile -, vedi “omonimo” e lo stesso “omosessuale”, unito a fobìa dovrebbe significare: paura del proprio simile, terrore verso l’eguale a se stesso, cioè esattamente il contrario del neologismo d’accatto creato da uno psichiatra gay statunitense. C’è di più oltre la sciocchezza di una parola composta dalla semantica diversissima da quella presunta e ormai di moda: c’è il termine “fobìa” inerente ad una variegata casistica di malattie mentali (agorafobia, claustrofobia, aviofobia,  brontofobia, cinofobia, idrofobia, eritrofobia, sessuofobia, etc. etc.).

Ebbene, se l’omofobo è un malato di mente, quando mai per I malati in luogo dell’aiuto si sono chieste sanzioni sociali e penali?

Accettare questi termini ed usarli correntemente vuol dire smettere di ragionare e consegnarsi mani e piedi, oggi al loro punto di vista, domani alla repressione penale.

Ogni stagione è afflitta dal “pensiero unico”, ma gli uomini liberi dovrebbero rifiutare sempre di portare il cervello all’ammasso.

Nell’invasione culattona non c’è nulla di spontaneo, essendo stata progettata a tavolino.

Nel febbraio 1988, a Warrenton (Virginia), nel corso della prima “conferenza di guerra” di 175 attivisti rappresentanti altrettanti omoclub sparsi negli States, venne delineata la penetrazione mondiale, uscendo dal cul de sac dello spontaneismo utopico, per passare all’omosexualismo dialettico, cioè alla teoria scientifica della conquista del potere.

Per il presente, il lessico dei finocchi mette in luce, denudandolo, un altro grottesco paradosso: nessuno è tanto brutalmente maschilista quanto il femminiello militante. Per lui, mille ed una parola e sempre in progressione aggettivante; per le povere omosex al femminile, “lesbiche” e solo “lesbiche”, col misero contorno dell’aggettivo “saffico”. Una sillaba è poca e due son troppe per le saffiche signore messe in un cantuccio.

Un caso fortuito? Esito non programmato della omocreatività?

In realtà, è brutale gay-maschilismo.

La lobby esiste.

Grazie a Dina Nerozzi – vedi, fra i tanti lavori politicamente scorretti, il suo Dallo scimpanzé al bonobo, Rubbettino 2008 – ho appreso che il famoso orgoglio gay fa parte di un progetto politico messo a punto dai nuovi Marx-Engels antisistema.
Nel febbraio 1988, a Warrenton (Virginia), nel corso della prima «conferenza di Guerra » di 175 attivisti rappresentanti altrettanti omoclub sparsi negli States, venne delineata la penetrazione mondiale, uscendo dal cul de sac dello spontaneismo utopico, per passare all’omosexualismo dialettico, cioè alla teoria scientifica della conquista dell’immaginario collettivo, dei mass media; infine, del potere.
La presa del palazzo d’Inverno attraverso la manipolazione mediatica è genialmente e profeticamente descritta dai testi di Marshall Kirk e Hunter Madsen, i Marx-Engels, appunto, del movimento omosessuale, i quali lanciarono la campagna tuttora in corso, finalizzata a far passare per magnifiche sorti e progressive l’omosessualità e la transessualità, in nome, ovviamente, dell’ennesimo avvento dell’ «homo novus».
Kirk e Madsen, centristi del movimento, ebbero la meglio sugli estremisti, come Swift, terroristi della sodomia violenta nelle scuole, impartendo le seguenti indicazioni di tipo, per così dire, gradualistico:
1) Inondare la società di messaggi omosessuali per «desensibilizzare» la società.
2) Ai soggetti che rifiutano l’omosessualità per motivi religiosi, occorre mostrare come l’odio e la discriminazione non siano «cristiani».
3) Infondere nella popolazione dei sentimenti positivi nei confronti degli omosessuali e negativi nei confronti dei «bigotti antigay», paragonandoli, ad esempio, ai nazisti.
4) Bisogna presentare l’omosessualità come innata.
5) I gay devono essere sentiti come «pilastri» della società. Basta citare personaggi storici gay, vedi Leonardo da Vinci.
5) Bisogna rendere «normale» l’omosessualità, richiedendo matrimoni e adozioni gay; così, diamo un’immagine rassicurante.
Anche il termine «omofobìa» proviene da là.
Il fatto abnorme è che quasi l’intera classe politica italiana e il mondo dell’informazione l’abbiano fatto acriticamente proprio, senza accorgersi che, etimologicamente, significa esattamente il contrario di ciò che si vorrebbe intendere.
Vuol dire, infatti, « paura del proprio simile » e non del diverso. Si tratta della stessa ignoranza e del medesimo provincialismo, che hanno fatto accettare il termine « gay », quando in italiano vi sono decine di definizioni per nulla offensive e, anzi, spesso, delicate, spiritose e piacevoli.
C’è di peggio: poiché « fobìa » è termine medico che indica disturbi mentali, talora, assai gravi e con sintomatologia conclamata, si ha, perciò, l’esito illiberale, poliziesco e razzistico di poter dare dello psicotico e del malato a quanti si limitano ad opinare che «gay» possa non essere il massimo della vita o a quanti, facendo gli scongiuri, si augurano di avere figli o maschi o femmine.
Insomma, da una parola composta male e insensata al manicomio criminale brezneviano il passo può essere breve.

 

Il partito dei gay

 

Era partito male con gli eccessi di Michael Swift, il quale, in un famigerato manifesto, minacciò:

 

«Noi sodomizzeremo i tuoi figli, emblemi della tua virilità debole, dei tuoi sogni superficiali e bugie volgari. Noi li sedurremo nelle vostre scuole, nei vostri dormitori, nelle palestre, nei vostri spogliatoi, nelle arene sportive, nei vostri seminari, nei vostri gruppi giovanili, nei vostri bagni cinema, nei vostri dormitori dell’esercito, nel vostro camion , nei club maschili, nelle vostre case, ovunque gli uomini stiani insieme ad altri uomini.  

Noi, conoscitori del volto maschile, del fisico maschile, prenderemo i tuoi uomini, o donna. Noi li sappiamo far divertire; noi li istruiremo; noi li abbracciamo quando piangono.

Daremo ai tuoi uomini, o donna, piaceri che non hanno mai conosciuto perché solo un uomo sa soddisfare davvero un altro uomo; solo un uomo può capire profondità, sentimento, mente e corpo di un altro uomo.

Saranno revocate tutte le leggi che vietano l’attività omosessuale. Invece, redigeremo la legislazione per generare amore tra gli uomini.

Tutti gli omosessuali devono essere uniti come fratelli; dobbiamo essere uniti artisticamente, filosoficamente, socialmente, politicamente e finanziariamente. Noi trionferemo solo quando presenteremo una faccia comune allo sporco nemico eterosessuale.

Noi scriveremo poesie sull’amore fra uomini; porteremo sulla scena opere teatrali in cui il maschio accarezza il maschio; faremo film sull’amore tra i veri uomini, altro che che gli insipidi, sciocchi, sentimentali amori eterosessuali che attualmente dominano gli schermi cinematografici. Noi scolpiremo statue di giovani uomini, di atleti audaci, statue che saranno collocate nei parchi, nelle piazze, ovunque. I musei di tutto il mondo saranno riempiti esclusivamente con dipinti di graziosi ragazzi nudi.

 Sarete scioccati e spaventati quando si scoprirete che i vostri presidenti e i loro figli, i vostri industriali, i vostri senatori, i vostri sindaci, i vostri generali, i vostri atleti, le vostre star del cinema, i vostri personaggi televisivi, i vostri leader civici, i vostri sacerdoti non sono figure eterosessuali. Noi siamo ovunque; abbiamo infiltrati nelle vostre file.

Non ci saranno compromessi. Non siamo deboli … siamo gli aristocratici naturali della razza umana, e aristocratici d’acciaio-. Coloro che si opporranno a noi la pagheranno e saranno esiliati.

Sarà abolita la famiglia, terra di bugie, tradimenti, mediocrità, ipocrisia e violenza. Il nucleo familiare deve essere eliminato. Ragazzi perfetti saranno concepiti e coltivati nei laboratori di genetica. Essi saranno legati insieme in un contesto comune, sotto il controllo e l’istruzione dei sapienti omosessuali.

Tutte le chiese che ci condannano saranno chiuse. I nostri unici dèi sono i bei giovanotti.

Aderiamo al culto della bellezza, morale ed estetico. Tutto ciò che è brutto e volgare e banale sarà annientato.  Ogni uomo contaminato con lussuria eterosessuale non potrà occupare una posizione di influenza. Tutti i maschi che insistono a rimanere stupidamente eterosessuali saranno processati nei tribunali omosessuali di giustizia e diventeranno uomini invisibili.

Noi riscriveremo la storia.. Noi descrivere la omosessualità dei grandi leader e pensatori che hanno plasmato il mondo. Dimostreremo che l’omosessualità e l’intelligenza e l’immaginazione sono indissolubilmente legati, e che l’omosessualità è il requisito della vera nobiltà, la vera bellezza dell’ uomo.

Tremate, suini eterosessuali, noi vinceremo».

 

Il delirio di Swift non era adatto a vincere la guerra di posizione. Servivano teorici più saggi e gradualisti come kirk e Madsen.

La presa del palazzo d’inverno attraverso la manipolazione mediatica è descritta  dai testi di Marshall Kirk e Hunter Madsen, i Marx-Engels del movimento omosessuale.

Nel 1989 due intellettuali gay, Marshall Kirk (ricercatore in neuropsichiatria) e Hunter Madsen (esperto di tattiche di persuasione pubblica e social marketing) redigono il manifesto gay per gli anni ’90, anzi un manuale strategico (“After the ball. How America will conquer its fear and hatred of Gays in the 90’s”) per la persuasione occulta dell’opinione pubblica.

Perché gli anni ’90 sono considerati stagione favorevole al partito dei gay? L’epidemia di AIDS forniva ai gay l’immagine di una minoranza sfortunata, meritevole come tutte le vittime conclamate di attenzione e protezione.

 

Gli autori propongono tre tattiche:

1. Come tutti i meccanismi di difesa psico-fisiologici, anche il pregiudizio antigay può diminuire con l’esposizione prolungata all’oggetto percepito come minaccioso. Bisogna quindi “inondare” la società di messaggi omosessuali per “desensibilizzare” la società nei confronti della minaccia omosessuale.

2. È necessario presentare messaggi che creino una dissonanza interna tra I “bigotti antigay”. Ad esempio, a soggetti che rifiutano l’omosessualità per motivi religiosi, occorre mostrare come l’odio e la discriminazione non siano “cristiani”. Allo stesso modo, vanno enfatizzate le terribili sofferenze provocate agli omosessuali dalla crudeltà omofobica.

3. L’obiettivo finale è quello di “convertire”, ossia suscitare sentimenti uguali e contrari rispetto a quelli del “bigottismo antigay”. Bisogna infondere nella popolazione dei sentimenti positivi nei confronti degli omosessuali e negativi nei confronti dei “bigotti antigay”, paragonandoli, ad esempio, ai nazisti, o instillando il dubbio che il loro atteggiamento sia la conseguenza di paure irrazionali e insane (la cosiddetta “omofobia”).

Kirk e Madsen declinano queste tre tattiche in una serie di strategie e principi pratici. Ad esempio, essi individuano tre gruppi di persone, distinti in base al loro atteggiamento nei confronti del movimento gay: “gli intransigenti”, stimati in circa il 30-35% della popolazione; “gli amici” (25-30%) e gli “scettici ambivalenti” (35-45%). Questi ultimi rappresentano il target designato: a loro bisogna dedicare gli sforzi applicando le tecniche di desensibilizzazione (con quelli meno favorevoli) e di dissonanza e conversione (con i più favorevoli). Le altre due categorie, gli intransigenti e gli amici, vanno rispettivamente “silenziati” e “mobilitati”, con ogni mezzo.

Un’altra indicazione che gli autori suggeriscono è quella di “intorbidare le acque della religione”, cioè dare spazio ai teologi del dissenso perché forniscano argomenti religiosi favorevoli all’omosessualità.

Astutamente, però, il sostegno non va chiesto  «per l’omosessualità», ma «contro la discriminazione» e in nome dei diritti civili. Per stimolare la compassione, i gay devono essere presentati come vittime:

a) delle circostanze; per questo motivo,  «sebbene l’orientamento sessuale sia il prodotto di complesse interazioni tra predisposizioni innate e fattori ambientali nel corso dell’infanzia e della prima adolescenza», l’omosessualità deve essere presentata come innata;

b) del pregiudizio, che deve essere presentato come la causa di ogni loro sofferenza.

I gay devono, inoltre, essere presentati come membri a tutti gli effetti della società, addirittura come “pilastri” della stessa. Basta individuare una serie di personaggi storici famosi, noti per il loro contributo all’umanità, come gay: chi mai potrebbe discriminare Leonardo da Vinci?

Gli autori danno indicazioni precise anche alle associazioni omosessuali e lesbiche in conflitto tra loro: è bene che ci sia una sola associazione portavoce del mondo omosessuale, e che sia gay; ovviamente gli omosessuali-non-gay sono, in questo modo condannati all’invisibilità.

Un’altra strategia per rendere “normale” l’omosessualità agli occhi delle persone consiste nel richiedere unioni, matrimoni e adozioni gay; non tanto perché i gay non vedano l’ora di sposarsi e metter su famiglia, quanto piuttosto perché, agli occhi dell’opinione pubblica, se anche i gay desiderano formare una famiglia e avere dei bambini appaiono rassicuranti, tradizionali. Inoltre, chi potrebbe, in questo modo, accusare il movimento gay di voler sradicare l’istituto matrimoniale e familiare?

Il saggio di Kirk e Madsen si conclude con queste parole: « Come vedi, la baldoria è finita. Domani inizia la vera rivoluzione gay ».

Attenti, dunque, alla guerra delle parole.

Da lì, arriverà il nuovo Brenno repressore a minacciare: Gay ai vinti.

Giancarlo Lehner

———————————————————————————————————-

Risultati immagini per la postazione telematica della libertà azimut

© Copyright   – Tutti i diritti riservati
[ è consentita la riproduzione : citando la fonte e con il benestare dell’autore ]
———————————————————————————————————————————————————————————
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
 
———————————————————————————————————————————————————————————
—————————————————————————————-
 
“Azimut” associazione – Via P. Del Torto n. 1 – 80131 Napoli 
Telfax 081 – 7701332 Info 340 – 3492379

E.mail: an.arenella@libero.it (segreteria)-massimovuono@libero.it (ufficio stampa) –  azimutassociazione@libero.it  –  associazioneazimut@tiscali.it

 
—————————————————————————————-
FINE SERVIZIO – A PRESTO !
Annunci

3 pensieri riguardo “CONTROINFORMAZIONE MONSIGNORE CHARAMSA E IL “PARTITO DEI GAY” MICHAEL SWIFT ( MANIFESTO ) ECCETERA INTERVENTO DI GIANCARLO LEHNER”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...