L’ITALIETTA DI RENZI NUOVO SENATO E LA RIFORMINA CON SCUDO IMMUNITA’ CI SALVERA’ PUTIN “IL BATTEZZATO” ? LA RASSEGNA STAMPA E ALTRE NOTIZIE


L’ITALIETTA DI RENZI NUOVO SENATO E LA RIFORMINA CON SCUDO IMMUNITA’ CI SALVERA’ PUTIN “IL BATTEZZATO” ? LA RASSEGNA STAMPA E ALTRE NOTIZIE

OGGI
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L’ITALIETTA DI RENZI NUOVO SENATO E LA RIFORMINA CON SCUDO IMMUNITA’ CI SALVERA’ PUTIN “IL BATTEZZATO” ? LA RASSEGNA STAMPA E ALTRE NOTIZIE [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 16 OTT. ’15 ]
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[ anteprima di web ]
 
IN COPERTINA
Risultati immagini per renzi e boschi
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NUOVO SENATO 
LA PROPAGANDA E LA REALTA’
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la propaganda sulla “riformina”…..
Via libera del Senato al Ddl Boschi L’aula di Palazzo Madama abbandonata dalle opposizioni ha dato l’ok alla legge di riforma costituzionale in terza lettura con 179 sì, 16 voti contrari e 7 astenuti. “Grazie a chi continua a inseguire il sogno di un’Italia più semplice e più forte: le riforme servono a questo #lavoltabuona”, ha twittato il premier Matteo Renzi dopo aver rilanciato, sempre su twitter, il messaggio del ministro che dà il suo nome al ddl, Maria Elena Boschi: “Semplicemente una bellissima giornata. Per noi ma soprattutto per l’Italia. Grazie a chi ci ha sempre creduto. È proprio #lavoltabuona”.
[ tratto dal web ]
 
e la realtà…..del “renzismo” :  << crazia(senza)demos >>…..
 
Immagine storia relativa a berlusconi ieri sul nuovo senato tratta da il Giornale [ “AZ.” ] A PARTE LA GIUSTA DISSOCIAZIONE DI SILVIO BERLUSCONI E LE CONDIVISIBILI MOTIVAZIONI…..
[ QUESTA “CAMERA ALTA” ( si fa per dire ) – quando e se ci sarà – avrà funzione di scudo – immunità, esteso alla classe dirigente regionale e ai sindaci – in tutto cento – , organo di non interferenza, come contropartita, in materia decisionale dell’esecutivo, e non solo, un mero maquillage costituzionale…..e l’ornamento aggiunto ai “Palazzi”….. ]
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CI SALVERA’ PUTIN “IL BATTEZZATO”  – IL NOVELLO ZAR DI TUTTE LE RUSSIE – GUIDA DELLA TERZA ROMA ?
( le profezie sono una realtà )
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Annalisa Ferrara ha condiviso un link.
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In questa intervista rilasciata a Sochi, Putin svela alcuni retroscena dell’intervento russo in Siria e descrive la sua visione dello scacchiere…
PANDORATV.IT
foto di Notizie.it Punto.
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RIECCOLI – L’ASSALTO ALLA DILIGENZA PER LE COMUNALI DEL 2016
E LA NUOVA STAMPELLA ALLA SINISTRA !
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foto di Andrea Santoro.
da messaggio su facebook
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ALTRO CHE RIPRESA ! L’ITALIETTA DI RENZI…..
E LA CAMPANIA (IN)FELIX – < “NAPOLI NOBILISSIMA” MA SVENTURATA >
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BRUTALITA’ DELLE CIFRE
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40 PER CENTO I PIU’ DEBOLI : BEN IL 40 PER CENTO DELLA POPOLAZIONE DELLA CAMPANIA E’ AL DI SOTTO DELLA SOGLIA DI POVERTA’ ED E’ ANCHE AUMENTATO IL DIVARIO CON IL NORD CHE, SFIORA I TRENTA PUNTI PERCENTUALI – 60 PER CENTO I DISOCCUPATI : ANCHE SUL FRONTE DISOCCUPAZIONE IL SUD SI STACCA DAL NORD CON UN DIVARIO CHE SI ACCENTUA E CHE PORTA LA PERCENTUALE DEI GIOVANI DISOCCUPATI TRA I 15 E I 24 ANNI AL 60 PER CENTO CONTRO IL 46 PER CENTO DEL RESTO D’ITALIA. – UN MILIONE IN CERCA DI IMPIEGO : IN CAMPANIA NON SOLO CALA IL NUMERO DEGLI OCCUPATI MA AUMENTANO IN MANIERA ESPONENZIALE LE PERSONE IN CERCA DI LAVORO : SONO OLTRE UN MILIONE E RAPPRESENTANO CIRCA UN QUARTO DEL TOTALE COMPLESSIVO NAZIONALE [ fonte : ultimo bilancio sociale della direzione per la Campania dell’Inps, illustrato – a Napoli – il giorno 09.10.2015 – presso la Camera di Commercio – presente il presidente dell’Istituto Tito Boeri )
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SI DISCUTE DI DESTRA E SULLA DESTRA
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Il commento (di G.deTurris). Il futuro della Fondazione An, gli uomini e le macerie

L’assemblea della Fondazione An è finita come è finita, con gli iscritti divisi in tre tronconi quasi equivalenti. E’ stata comunque sconfitta la fazione che chiedeva che la cassa comune (non la casa comune) venisse utilizzata per dar vita ad un nuovo partiti aggregante le varie anime di destra sparse e vagabonde, lamentandosi dei risultati e della “occasione perduta”. Giorgia Meloni, che è uscita vincitrice, ha commentato: “Parla gente che ha ridotto in macerie la destra”.

E’ stata anche troppo buona,onorevole. Questa gentaglia non ha lasciato nemmeno le macerie ma ha fatto terra bruciata, non ha lasciato una pietra sull’altra spargendovi sopra il sale della sua arroganza oscena. Quel che impressiona di più di costoro, che pure si proclamano di destra, è che non hanno fatto proprio alcun valore etico e alcun atteggiamento personale di una vera destra, e si comportano come perfetti democristiani qualsiasi alla ricerca della poltrona perduta. Non sapendo fare altro nella vita che i politici di professione hanno tentato di riconquistare quel che gli elettori hanno loro negato.

Ancora non si rendono conto di questo piccolo particolare: hanno sbagliato tutto e sono stati giustamente puniti dagli elettori di destra dusgustati con l’unica arma che avevano, il voto o il non-voto. Se la devono prendere con il loro fallimento. Se ne facciano una ragione: chi ha fallito come ministro, sottosegretario, sindaco, assessore deve avere il coraggio di assumersene le responsabilità, quindi ammetterlo, chiedere scusa, spiegare i propri errori, effettuare mea culpa. Invece fanno gli struzzi e si atteggiano, con una faccia di bronzo incredibile, a persone che non hanno alcuna responsabilità e che tutto è accaduto passando sulle lro teste, affermando che la colpa è della stampa e che gli elettori non hanno capito nulla. Esattamente come i vecchi DC… Nessuno, ma proprio nessuno, ha ammesso di aver sbagliato in qualcosa. Chi fallisce in questo modo avendo avuto (e perso) una occasione storica, deve avere solo il buon gusto di andarsene, di scomparire, e non tentare di riciclarsi.

Alemanno e una gestione della città da dimenticare

L’ex sindaco di Roma, che si nasconde dietro l’usbergo dei “quarantenni” (ma anche Giorgia Meloni quasi lo è), come fosse una nuova generazione, non ha mai ammesso la scandalosa gestione dei suoi anni in Campidoglio, e non mi riferisco alle magagne economiche, ai favoritismi personali, alle malversazioni degli amministratori arrestati, dei rinvii a giudizio con relative accuse di tangenti. No, mi riferisco alla catastrofica conduzione culturale e ideale che ha disgustato gli elettori romani di destra che poi in massa sono rimasti a casa e non lo hanno votato più. Che a Roma ci fosse stato un sindaco eletto dalla destra non si erano proprio accorti, anzi pensavano fosse di sinistra… e che quasi quasi erano meglio Rutelli e addirittura Veltroni… Mai avuta una spiegazione in proposito, solo arroganza senza pari. E mai, in generale, una spiegazione del motivo per cui si sono perse città storicamente di destra come Rieti e Triste. Mai una analisi di fondo, mai una indagine, mai una ammissione di colpa. Si è andati avanti alla cieca, e lasciando dietro appunto macerie, terra bruciata.

A differenza di quel che pensava Andreotti, il potere corrompe chi ce l’ha, e certa destra arrivata senza rendersene conto al potere si è comportata proprio come i democristiani, i socialisti e i comunisti dimenticando i conclamati “valori di destra”: ha fatto una politica culturale di sinistra ed è stata presa con le mani nel sacco come i partiti dai quali credeva di distingueersi.

Il seppellitore di partiti

Stesso discorso per il serial killer della destra, colui che ha seppellito il MSI, che ha disciolto AN, che ha frantumato il PdL, che ha condotto all’insignificanza Futuro e Libertà, e che pure ha ancora suoi sostenitori suicidi… E che ha osato dire che la concezione della destra della Meloni “non è quella di milioni di italiani che votavano AN e che oggi non votano Fratelli d’Italia”. Santo cielo, ce ne vuole del coraggio da parte di uno che non ha mantenuto la parola data in TV che si sarebbe dimesso se si fosse scoperto che la casa di Montecarlo era entrata in possesso del cognato, o che lo avrebbe fatto se anche Berlusconi si fosse dimesso e in nessuno dei due casi lo ha fatto; e da uno che ha annullato An (i colonnelli d’accordo) nel PdL sconcertando i suoi elettori e che è poi stato sonoramente bocciato da essi non entrando in Parlamento. Ma come può osare dire certe cose?

Tutta questa gente mi pare che sia come i cosiddetti Monument Men americani glorificati dal film di Cloney: prima vi radiano al suolo, voi, le vostre città, i vostri  monumenti, e poi corriamo in vostro soccorso! Altra faccia di bronzo. Qui è lo stesso: prima radiamo al suolo il partito e poi veniamo in suo soccorso chiedendo soldi per farne uno migliore di quello che abbiamo distrutto…. Ma come è possibile dar un minimo credito a costoro? Scompaiano: si godano il vitalizio parlamentare e vadano a curare il loro orticello. Ci lascino in pace e non manovrino nell’ombra dietro i “quarantenni”.

Il futuro della Fondazione An

UpkPfA5XLjhgtl8XLauoPTdS0wgzrxreCO4z+O0+sw8=--alleanza_nazionaleOra si pone invece il grave problema della Fondazione An e di come utilizzare proficuamente le sue risorse non per finanziare un partito che cerchi dare lavoro agli ex parlamentari disoccupati, ma faccia un’opera di ricostruzione di una struttura, soprattutto giovanile, culturale e ideale distrutta in venti anni. E’ un lavoro lungo che non porterà gloria immediata, che serve per il futuro  dato che si deve ricreare un mondo e una comunità. La struttura che ha immaginato Marcello Veneziani a me pare la via giusta, ma la Fondazione An si deve comportare in maniera seria sia dal punto di vista organizzativo che gestionale: non può chiedere un lavoro di militanza a chi non è più un militante ventenne ma un professionista che lavora in vari campii. Bisogna saper muoversi in questo settore, non perdersi in minuzie, e se ne dovrebbe occupare  un manager con ampie possibilità di manovra, che abbia la fiducia di tutti e di cui tutti si possano fidare senza retro pensieri, e senza il pericolo di bastoni fra le ruote.

In questa drammatica situazione di emergenza si deve ripartire da zero, sia praticamente ricostruendo le strutture logistiche di base, sia culturalmente ricostruendo un retroterra dimenticato, magari, scomparso poiché non si sapeva più quale fosse la destra. Si deve fare un lavoro pre-politico che la Fondazione An può favorire, incoraggiare, aiutare nei moti che riterrà più consoni, non certo però con un bando di concorso che poi verrà annullato Un lavoro di questo genere in venti anni il centrodestra lo ha tralasciato, illudendosi che i risultati elettorali fossero permanenti e definitivi. Viceversa, come si è scritto mille volte, il voto emotivo e di protesta lo si doveva consolidare culturalmente e ideologicamente, ovviamente se si hanno idee e valori ben chiari e non da banderuole… Se le idee e i valori sono ben chiari bisogna farlo adesso per non correre il pericolo che l’essere di destra diventi solo una opzione personale.

@barbadilloit

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ANCORA SUL << CASO CHARAMSA >> E IL TROPPO CHE STROPPIA (  E STORPIA )

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LE “CAPRIOLE” DEL TEOLOGO POLACCO A “ONOR DI CRONACA”…..
[ il prete e il bluff – e il chiarimento – vedi : oltre ]
 
Monsignor Krzysztof Charamsa [ “AZ.” – “…La lingua batte…dove il dente duole…” ] – excusatio non petita, accusatio manifesta – Vocabolario on line – excusatio non petita, accusatio manifesta ‹ekskuàzzio …akkuàzzio …›. – Notissimo proverbio, di origine medievale, equivalente all’ital. « scusa non richiesta, accusa manifesta ».
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( dal web ) – “Non c’è nessuna lobby gay del Vaticano. Ho conosciutosacerdoti omosessuali, spesso isolati come me, ma non una lobby”. A parlare è monsignor Krzysztof Charamsa che, in un’intervista a Domenica Live, in onda su Canale 5, racconta la propria vicenda e l’allontanamento dal Vaticano dopo aver confessato di essere omosessuale. E dice di essere fedele ai propri voti: “Il celibato è non prendere moglie. E io non ho mai toccato una donna”. –“La Chiesa – racconta il sacerdote – ha tra i suoi ministri fantastici sacerdoti omosessuali che non possono essere trattati come sono trattati ora. La legge interna alla Chiesa che vieta l’ordinazione sacerdotale agli omosessuali mi ricorda le peggiori leggi del passato”. E spiega che il suo è stato un gesto di disperazione prima del Sinodo: “Io chiedevo alla mia Chiesa: ‘Per favore, non perdete più tempo’. Ho scritto una lettera a Papa Francesco affinché possa portare ai Vescovi, al Sinodo, questa sua apertura di ragione e di cuore”. – Monsignor Charamsa spiega poi di assumersi tutte le responsabilità e le conseguenze dell’aver presentato pubblicamente il proprio partner, ma racconta di essere “felice. Credo che in questo passo, duro e sofferto, Dio stia accanto a me”. E sottolinea di essere “fedelissimo al celibato, perché il celibato si riferisce all’impossibilità di avere moglie: io non ho mai toccato una donna”. – Infine, il sacerdote sostiene che “Dio ci ama così come siamo. Dio ci ha creato difettosi e la Chiesa questo lo deve accettare. Deve guardarci negli occhi. La Chiesa non può continuare a distruggerci la vita”.
 
[ il prete e il bluff – e il chiarimento – leggi ]
[ tratto dal web ]
 

‘PRETI, OSSERVATE LA CASTITA’ O COMMETTERETE SACRILEGIO’

CITTA’ DEL VATICANO Al Sinodo dei vescovi, che tratta dei preti, si parla di celibato. I due uomini brasiliani sposati, che hanno voluto essere ordinati sacerdoti, si sono adattati a un celibato di fatto. Ma che significa, dunque, questo celibato e perché ha tanta importanza per la Chiesa? A spiegarlo è il cardinale José Castillo Lara, l’ ecclesiastico forse più esperto di diritto canonico, presidente appunto del Pontificio Consiglio per l’ interpretazione dei testi legislativi della Chiesa. Castillo Lara è anche presidente dell’ Apsa (Amministrazione del patrimonio della Sede apostolica), ma qui, adesso, i beni patrimoniali e le finanze del Vaticano non c’ entrano. Parliamo di celibato. Eminenza, da dove si parte? Si parte dalla castità ovvero continenza. Il celibato in sé indica la condizione di non sposato. L’ obbligo del celibato è assunto dal sacerdote già da quando viene ordinato diacono. Ma la castità è la sostanza. Dice il codice di diritto canonico, al canone 277: I chierici sono tenuti all’ obbligo di osservare la continenza perfetta e perpetua per il Regno dei cieli. Perciò sono vincolati al celibato. Il celibato è, dunque, una conseguenza della promessa di castità. Esattamente. Ma anche il semplice fedele è tenuto alla castità… Certamente. La castità è la virtù che modera e regola il piacere sessuale. Se una persona è sposata, ha il diritto, in forza del suo vincolo matrimoniale, a usare dei rapporti sessuali in ordine ai fini procreativi e complementari del matrimonio. E sono anche atti santificati per chi è unito col sacramento… E santificanti, perchè attraverso questo rapporto gli sposi si santificano mutualmente, così come attraverso tutta la vita in comune. Ma anche una persona sposata deve osservare la castità. Come? Usando ordinatamente i suoi rapporti coniugali: quindi non rapporti fuori del matrimonio, e non rapporti in modi non conformi alla morale. Un cristiano celibe è obbligato alla castità: non essendo sposato, non può godere del piacere sessuale, che è lecito solo nel legittimo vincolo matrimoniale. Un sacerdote, oltre ad essere tenuto alla castità, come tutti gli altri, per la legge del comandamento di Dio, vi è obbligato anche per un altro elemento: per la consacrazione sacerdotale, quindi per la promessa, per l’ impegno solenne preso con Dio. In questo caso, la violazione della castità diventa un atto contro la religione, un sacrilegio: profanare una persona sacra. Ma il celibato dei preti non è soltanto una imposizione della legge ecclesiastica? L’ aspetto giuridico non basta. Occorre considerare anche l’ aspetto teologico. La legge del celibato viene stabilita a partire dal Concilio Lateranense I (anno 1123), anche se disposizioni del genere si ritrovano in precedenti concili particolari. Alcuni la considerano soltanto una legge ecclesiastica, ma altri, come san Tommaso e prima ancora papa Alessandro III, parlano di voto annesso. E’ questa la posizione che si va facendo strada. Oggi si può dire che il celibato non è solo una legge disciplinare della Chiesa, ma risponde anche a una specie di voto annesso all’ ordinazione sacerdotale. Alessandro III afferma che, anche se uno non l’ ha formulato, ricevendo l’ ordinazione, implicitamente si considera che abbia fatto questo voto. E’ una promessa fatta a Dio e, quindi, viene equiparata a un voto. Lei parla di promessa, di voto. Che significano? La promessa è l’ impegno di fare o di omettere qualche cosa. La forza della promessa viene da due considerazioni: da chi la fa, che deve avere la dignità di mantenere la propria parola; da chi la riceve e, sotto questo aspetto, più alta è la persona che riceve la promessa e più forte è l’ obbligo di mantenerla. E’ evidente che una promessa fatta a Dio vale più di tutte. Il voto è una promessa deliberata e libera che io faccio a Dio di qualche cosa che è buona e certamente migliore del contrario. Il voto porta una conseguenza molto importante: è obbligo in virtù della religione. Il voto, per esempio di castità, fa sacra la persona; è una promessa, è un impegno fatto a Dio, per cui ne viene una consacrazione. Nell’ ordinazione sacerdotale si può parlare di voto annesso di celibato, è promessa fatta a Dio, quindi voto. Per questo, nel mancare a questo voto c’ è un disprezzare e profanare una persona sacra. Eminenza, c’ è chi ha visto anche un disprezzare il matrimonio e gli sposi cristiani nelle disposizioni per i due brasiliani sposati ordinati preti. Se fosse solo una legge così, la separazione della moglie sarebbe una cosa crudele. Bisogna vedere fuori di questa prospettiva. Si parla di imposizione di adesso. Ma non è una cosa di oggi. Si ha nella tradizione della Chiesa. Per esempio, Alessandro III, per permettere a un uomo sposato di essere ordinato sacerdote, non riteneva sufficiente che si avesse il permesso della moglie, ma voleva che anche questa liberamente assumesse la castità, magari, se voleva, entrando in monastero. Gli unici esempi di eccezione sono le ordinazioni dei pastori protestanti, che già Pio XII aveva concesso a due o tre tedeschi luterani in Germania. Le disposizioni attuali non devono essere intese come debilitanti il matrimonio. I Catari, che proibivano gli atti coniugali, considerandoli come cosa impura, sono stati combattuti e condannati. Bisogna vedere non in una prospettiva di disprezzo del matrimonio, ma di questo grande senso di donazione e di consacrazione totale a Dio, che la Chiesa esige dal suo sacerdote.

di DOMENICO DEL RIO 21 ottobre 1990  

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Articolo tratto dal << Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >>

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Quando il fascismo è il “male assoluto”

Opinionista: 

Gerardo Mazziotti

È del tutto normale che lo affermino i professionisti dell’antifascismo. I vari Flores d’Arcais, Tabucchi, Travaglio, Santoro, Scalfari, Cordero, Scanzi, Saramago, Fo e altri “compagni”. Epperò è deplorevole che lo dicano certi epigoni del fascismo (Gianfranco Fini, tra gli altri), politicanti assai modesti, che non hanno lo stesso spessore politico, morale e culturale di quelli che l’hanno creato. È evidente che, essendo ignoranti, non sanno che Filippo Tommaso Marinetti, l’ideatore del Futurismo, scrisse nel 1919 il programma dei fasci di combattimento, fondati a Piazza San Sepolcro. Glielo ricordo. “La terra ai contadini, la rappresentanza operaia in seno alla direzione delle fabbriche, una imposta progressiva sul “capitale”, un inasprimento delle tasse di successione, la nazionalizzazione delle industrie degli armamenti, un minimo salariale e una indennità di disoccupazione fissati per legge, il voto alle donne, un decentramento amministrativo e l’abolizione del Senato (pag. 64 di “Mussolini” di Dennis Mach Smith, che spiega perché andato al potere Mussolini non potè attuarlo). Perciò è sorprendente che ne ricordino le “benemerenze” e che smentiscano la leggenda del “male assoluto” proprio gli antifascisti più rigorosi. Ne cito solo tre per brevità. Gian Antonio Stella, famoso opinionista del Corriere della Sera, ha espresso la sua indignazione su Sette del 31 luglio scorso per la morte del sudanese Mohammed “assassinato l’altra settimana a Nardò dal caldo, dalla fatica, dallo sfruttamento schiavista”. E ha ricordato le “ Disposizioni di S.E. Achille Starace, segretario nazionale del Pnf, del 17 maggio 1937. Quale misura precauzionale contro i casi di insolazione, i datori di lavoro sono tenuti a fornire ai lavoratori e alle lavoratrici cappelli di paglia di dimensioni adeguate allo scopo e ad erigere in aperta campagna, sui posti di lavoro, ripari con pali e frasche sotto i quali, nelle ore di caldo eccessivo, i lavoratori possano riposare e consumare il pasto”. E per evitare di sembrare un “nostalgico del passato regime” si è affrettato a condannare “la dittatura, il culto del Duce, l’infamia delle leggi razziali e il disastro della guerra”. Leonardo Sciascia ha scritto a pagina 62 del suo “Il giorno della civetta” quanto segue: “La Sicilia è stata la regione che, sola in Italia, dalla dittatura fascista aveva avuto in effetti libertà, la libertà che è nella sicurezza della vita e dei beni. Quante altre libertà questa libertà era costata i siciliani non sapevano e non volevano sapere: avevano visto sul banco degli imputati, nei grandi processi delle assise, tutti i don e gli zii, i potenti capi elettori e i commendatori della Corona, medici ed avvocati che si intrigavano alla malavita o la proteggevano; magistrati deboli o corrotti era stati destituiti; funzionari compiacenti allontanati. Per il contadino, per il piccolo proprietario, per il pastore, per lo zolfataro la dittatura parlava questo linguaggio di libertà”. Sciascia non lo cita ma è evidente il riferimento al prefetto di ferro Cesare Mori che debellò la mafia siciliana con i poteri datigli dal fascismo. Corrado Augias ha scritto sul Venerdì di Repubblica del 23 gennaio 2009: “La bonifica delle paludi pontine sono un titolo di merito del fascismo sul quale noi giovani di sinistra, negli anni in cui il confine fra torto e ragione sembrava così certo, abbiamo ingiustamente sorvolato. Sbagliando, come riconoscono oggi molti antifascisti. Al Duce per quella bonifica bisogna rendere grazie non foss’altro perché, morto lui, nessun altro l’avrebbe più fatta. Allargo il discorso per dire che l’architettura fascista, quel razionalismo mediterraneo a lungo esecrato e lo stesso urbanismo fascista, è stata l’ultimo esempio, su grande scala, di una pianificazione studiata e messa in pratica da un governo serio e responsabile”. Credo che sarebbe stato un bene per il Paese se gli epigoni del fascismo (i nomi sono notissimi) avessero avuta la stessa “statura politica” di quelli che lo fondarono. Non resta che confidare nelle nuove generazioni per attuare il programma del 1919.  

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Subject: 14 Ottobre – Leggi le principali notizie di oggi
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Mercoledì, 14 ottobre 2015
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Mosca: «Usa hanno bombardato i deserti, noi l’Isis»
«Gli Stati Uniti per un anno hanno bombardato il deserto anziché i terroristi», ha detto il presidente della commissione Esteri della Duma, replicando alle critiche americane secondo cui Mosca avrebbe colpito una zona dove c’erano «pochi combattenti dell’Isis». Non si attenua la polemica da Guerra Fredda tra Washington e Mosca….

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Date: Tue, 13 Oct 2015 00:05:14 +0200
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Martedì, 13 ottobre 2015
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I grillini non candidano Di Maio e Di Battista: ecco perché hanno paura di governare
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Lunedì, 12 ottobre 2015
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Effetto Bassolino: il PD a Napoli al 14% nei sondaggi
Movimento Cinque Stelle primo partito. Luigi Di Maio l’avversario da battere. Bene Gianni Lettieri (meglio di Mara Carfagna), non bene il centrodestra. Va male il centrosinistra, Antonio Bassolino non sfonda. Luigi de Magistris tiene ed è più che mai in gioco.

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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
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Non difendetevi dai rapinatori Invitateli al bar … VittorioFeltri – Dom, 11/10/2015 – 16:28. commenta …

 

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11 ore fa – Venerdì scorso in una moschea a Rafah, nella Striscia di Gaza controllata da Hamas, l’imam ha impugnato il coltello nel corso del sermone ordinando ai … (47 , 4) Così come è illuminante l’esempio di Maometto che nel 627, …

 
Il Medioevo islamico e quello occidentale 

il Giornale – 16 ore fa

L’attentato di Ankara, novantasette morti, oltre quattrocento feriti, fa fare un altro passo …

 

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IL NOSTRO SUD ( da messaggio su facebook )
foto di Regno delle Due Sicilie dal 1861 Fratelli di Nessuno.
Regno delle Due Sicilie dal 1861 Fratelli di Nessuno

Il Garibaldi era di corporatura bassa, alto 1,65, ed aveva le gambe arcuate. Era pieno di reumatismi e per salire a cavallo occorreva che due persone lo sollevassero. Portava i capelli lunghi perché, avendo violentato una ragazza, questa gli aveva staccato un orecchio con un morso. Era un avventuriero che nel 1835 si era rifugiato in Brasile, dove all’epoca emigravano i piemontesi che in patria non avevano di che vivere. Fra i 28 e i 40 anni visse come un corsaro assaltando navi spagnole nel mare del Rio Grande do Sul al servizio degli inglesi che miravano ad accaparrarsi il commercio in quelle aree. In Sud America non è mai stato considerato un eroe, ma un delinquente della peggior specie. Per la spedizione dei mille fu finanziato dagli Inglesi con denaro rapinato ai turchi, equivalente oggi a molti milioni di dollari. In una lettera, Vittorio Emanuele II ebbe a lamentarsi con Cavour circa le ruberie del nizzardo, proprio dopo “l’incontro di Teano”: “… come avrete visto, ho liquidato rapidamente la sgradevolissima faccenda Garibaldi, sebbene – siatene certo – questo personaggio non è affatto docile né cosí onesto come lo si dipinge e come voi stesso ritenete. Il suo talento militare è molto modesto, come prova l’affare di Capua, e il male immenso che è stato commesso qui, ad esempio l’infame furto di tutto il danaro dell’erario, è da attribuirsi interamente a lui che s’è circondato di canaglie, ne ha eseguito i cattivi consigli e ha piombato questo infelice paese in una situazione spaventosa”.

SBARCO DI MARSALA: fu di proposito “visto” in ritardo dalla marina duosiciliana, i cui capi erano già passati ai piemontesi, e fu protetto dalla flotta inglese, che con le sue evoluzioni impedí ogni eventuale offesa. Tra i famosi “mille”, che lo stesso Garibaldi il giorno 5 dicembre 1861 a Torino li definí “Tutti generalmente di origine pessima e per lo piú ladra ; e tranne poche eccezioni con radici genealogiche nel letamaio della violenza e del delitto”, sbarcarono in Sicilia, francesi, svizzeri, inglesi, indiani, polacchi, russi e soprattutto ungheresi, tanto che fu costituita una legione ungherese utilizzata per le repressioni piú feroci. Al seguito di questa vera e propria feccia umana, sbarcarono altri 22.000 soldati piemontesi appositamente dichiarati “congedati o disertori”.

CALATAFIMI: contrariamente a quanto viene detto nei libri di storia, il Garibaldi fu messo in fuga il giorno 15 maggio dal maggiore Sforza, comandante dell’8° cacciatori, con sole quattro compagnie. Mentre inseguiva le orde del Garibaldi, lo Sforza ricevette dal generale Landi l’ordine incomprensibile di ritirarsi. Il comportamento del Landi risultò comprensibilissimo quando si scoprí che aveva ricevuto dagli emissari garibaldini una fede di credito di quattordicimila ducati come prezzo del suo tradimento. Landi qualche mese piú tardi morí di un colpo apoplettico quando si accorse che la fede di credito era falsa: aveva infatti un valore di soli 14 ducati.

PALERMO: il Garibaldi, il 27 maggio, si rifugiò in Palermo praticamente indisturbato dai 16.000 soldati duosiciliani che il generale Lanza aveva dato ordine di tenere chiusi nelle fortezze. Il filibustiere cosí poté saccheggiare al Banco delle Due Sicilie cinque milioni di ducati ed installarsi nel palazzo Pretorio, designandolo a suo quartier generale. In Palermo i garibaldini si abbandonarono a violenze e saccheggi di ogni genere. A tarda sera del 28 arrivarono, però, le fedeli truppe duosiciliane comandate dal generale svizzero Von Meckel. Queste truppe, che erano quelle trattenute dal generale Landi, dopo essersi organizzate, all’alba del 30 attaccarono i garibaldini, sfondando con i cannoni Porta di Termini ed eliminando via via tutte le barricate che incontravano. L��irruenza del comandante svizzero fu tale che arrivò rapidamente alla piazza della Fieravecchia. Nel mentre si accingeva ad assaltare anche il quartiere S. Anna, vicino al palazzo di Garibaldi, che praticamente non aveva piú vie di scampo, arrivarono i capitani di Stato Maggiore Michele Bellucci e Domenico Nicoletti con l’ordine del Lanza di sospendere i combattimenti perché … era stato fatto un armistizio, che in realtà non era mai stato chiesto.

L’8 giugno tutte le truppe duosiciliane, composte da oltre 24.000 uomini, lasciarono Palermo per imbarcarsi, tra lo stupore e la paura della popolazione che non riusciva a capire come un esercito cosí numeroso si fosse potuto arrendere senza quasi neanche avere combattuto. La rabbia dei soldati la interpretò un caporale dell’8° di linea che, al passaggio del Lanza a cavallo, uscí dalle file e gli gridò “Eccellé, o’ vvi quante simme. E ce n’aimma’í accussí ?”. Ed il Lanza gli rispose : “Va via, ubriaco”. Lanza, appena giunse a Napoli, fu confinato ad Ischia per essere processato.

I garibaldini nella loro avanzata in Sicilia compirono efferati delitti. Esemplare e notissimo è quello di Bronte, dove “l’eroe” Nino Bixio fece fucilare quasi un centinaio di contadini che, proprio in nome del Garibaldi, avevano osato occupare alcune terre di proprietà inglese.

MILAZZO: Il giorno 20 luglio vi fu una cruenta battaglia a Milazzo, dove 2000 dei nostri valorosissimi soldati, condotti dal colonnello Bosco, sgominarono circa 10.000 garibaldini. Lo stesso Garibaldi accerchiato dagli ussari duosiciliani rischiò di morire. La battaglia terminò per il mancato invio dei rinforzi da parte del generale Clary e i nostri furono costretti a ritirarsi nel forte per il numero preponderante degli assalitori. Nello scontro i soldati duosiciliani, ebbero solo 120 caduti, mentre i garibaldini ne ebbero 780. Eroici, e da ricordare, furono i valorosi comportamenti del Tenente di artiglieria Gabriele, del Tenente dei cacciatori a cavallo Faraone e del Capitano Giuliano, che morí durante un assalto.

Episodi di tradimento si ebbero anche in Calabria, dove nel paese di Filetto lo sdegno dei soldati arrivò tanto al colmo che fucilarono il generale Briganti, che il giorno prima, senza nemmeno combattere, aveva dato ordine alle sue truppe di ritirarsi.

NAPOLI: Il giorno 9 settembre arrivarono a Napoli i garibaldini. Mai si vide uno spettacolo piú disgustoso. Quell’accozzaglia era formata da gente bieca, sudicia, famelica, disordinata, di razze diverse, ignorante e senza religione. Occuparono all’inizio Pizzofalcone, poi nei giorni seguenti si sparsero per la città, tutto depredando, saccheggiando ogni casa. Furono violentate le donne e assassinato chi si opponeva. Furono lordati i monumenti, violati i monasteri, profanate le chiese. Il giorno 11 il Garibaldi con un decreto abolí l’ordine dei Gesuiti e ne fece confiscare tutti i beni. Furono incarcerati tutti quei nobili, sacerdoti, civili e militari che non volevano aderire al Piemonte, mentre furono liberati tutti i delinquenti comuni. Il Palazzo Reale fu spogliato di tutto quanto conteneva. Gli arredi e gli oggetti piú preziosi furono inviati a Torino nella Reggia dei Savoia. Il filibustiere con un decreto confiscò il capitale personale e tutti beni privati del Re dal Banco delle Due Sicilie, che fu rapinato di tutti i suoi depositi. Napoli in tutta la sua storia non ebbe mai a subire un cosí grande oltraggio, eppure nessun libro di storia “patria” ne ha mai minimamente accennato.

CAPUA, VOLTURNO, GARIGLIANO, GAETA: eliminati i generali traditori i soldati duosiciliani dimostrarono il loro valore in numerosi episodi. La vittoriosa battaglia sul Volturno non fu sfruttata solo per l’inesperienza dei nostri comandanti militari. In seguito, la vile aggressione piemontese alle spalle costrinse il nostro esercito alla ritirata nella fortezza di Gaeta, dove il giovane Re Francesco II e la Regina Maria Sofia, di soli 19 anni, diventata poi famosa con l’appellativo di “eroina di Gaeta”, si coprirono di gloria in una resistenza durata circa 6 mesi. Gaeta non poté mai essere espugnata dai piemontesi, ma solo bombardata. Con la resa di Gaeta (13.2.61), di Messina (14 marzo) e di Civitella del Tronto (20 marzo), il Regno delle Due Sicilie cessò di esistere. I Piemontesi non rispettarono i patti di capitolazione e i soldati duosiciliani in parte furono fucilati, altri vennero deportati in campi di concentramento

in Piemonte. Di questi soldati, morti per la loro Patria, oggi non c’è nemmeno una segno che li ricordi e non meritavano l’oblio cui li ha condannati la leggenda risorgimentale.

PLEBISCITO. Il giorno 21 ottobre 1860 vi fu a Napoli e in tutte le provincie del Regno la farsa del Plebiscito. A Napoli, davanti al porticato della Chiesa di S. Francesco di Paola, proprio di fronte al Palazzo Reale, erano state poste, su di un palco alla vista di tutti, due urne: una per il Sí ed una per il NO. Si votava davanti ad una schiera minacciosa di garibaldini, guardie nazionali e soldati piemontesi. Il giorno prima erano stati affissi sui muri dei cartelli sui quali era dichiarato “Nemico della Patria” chi si astenesse o votasse per il NO. Votarono per primi i camorristi, poi i garibaldini, che erano per la maggior parte stranieri, e i soldati piemontesi. Qualcuno dei civili che aveva tentato di votare per il NO fu bastonato, qualche altro, come a Montecalvario, fu assassinato. Poiché non venivano registrati quelli che votavano per il Sí, la maggior parte andò a votare in tutti e dodici comizi elettorali costituiti in Napoli. Allo stesso modo si procedette in tutto il Regno, dove si votò solo nei centri presidiati dai militari con ogni genere di violenze ed assassini.

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