IL VERO SEGNALE DALLA FRANCIA L’EUROPA DEI POPOLI VINCERA’ ! ! ! RASSEGNA STAMPA SULLE REGIONALI D’OLTRALPE – E IN ITALIA ? – PRIMO PIANO GIUBILEO 2015 – IL FUORISACCO CACCIATORE SUL “ROMA” DELLA MISERICORDIA


OGGI – IL  VERO SEGNALE DALLA FRANCIA L’EUROPA DEI POPOLI VINCERA’ ! ! ! RASSEGNA STAMPA SULLE REGIONALI D’OLTRALPE – E IN ITALIA ? – PRIMO PIANO GIUBILEO 2015 – IL FUORISACCO CACCIATORE SUL “ROMA” DELLA MISERICORDIA 

[ “Azimut-Newsletter” : 8 Dicembre 2015 ]
 
 
SE TROVI SPAZI IN BIANCO  PROSEGUI UGUALMENTE – IL SERVIZIO CONTINUA
 

SPECIALE FRANCIA – SERVIZIO MONOTEMATICO 

[ e Primo Piano . Giubileo Straordinario 2015 ]
Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut
  
Associazione Azimut, Naples, Italy.  
  
 
PRIMO PIANO

ROMA MARTEDI’ 8 DICEMBRE 2015  – PAPA APRE LA PORTA SANTA – AL VIA IL GIUBILEO DELLA MISERICORDIA ALLELUIA ! ! !
IN QUESTO NUMERO – IL FUORISACCO- vedi : al termine del servizio
 
 
 
 
[ L’ARTICOLO – tratto dal << Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >> ]
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SPECIALE FRANCIA – SERVIZIO MONOTEMATICO 
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IN COPERTINA

Risultati immagini per le pen e almirante

Risultati immagini per marine le pen fotoNon ha vinto solo la paura. Europa sotto choc per il voto a destra
IL  VERO SEGNALE DALLA FRANCIA – OGGI :  IL RISCATTO E UN POPOLO IN CAMMINO – IERI : VIDERO IL FUTURO – L’EUROPA DEI POPOLI VINCERA’ ! ! !
 
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SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( “Il “Secolo d’Italia” –  LINK )
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——– Original Message ——–

Subject: Speciale Le Pen
Date: Tue, 08 Dec 2015 05:22:11 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
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Reply-To: newsletter@secoloditalia.it


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Martedì, 08 dicembre 2015
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E ora prepariamoci alla rituale litania di commenti, opinioni e distinguo sul trionfo di Marine Le Pen nelle elezioni regionali di domenica. Sembra già di sentirli gli espertoni mentre spargono le loro critiche su questi francesi, storditi e impauriti da un po’ di terrorismo islamista, che per tutta risposta si consegnano alla destra xenofoba e fascistoide tradendo clamorosamente gli immortali principi di liberté, égalité e fraternité. Ma come si permettono?.
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IL RISCATTO E UN POPOLO IN CAMMINO 
L’EUROPA DEI POPOLI VINCERA’ ! ! !
 
 
 
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SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( da “il Giornale” di Milano )
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Giovani e conservatori: la generazione Bataclan vota il Front National

Il partito della Le Pen ha fatto il pieno tra i ragazzi di 18-24 anni Forgiati dal terrorismo, sono cosmopoliti ma anche tradizionalisti

Alessandro Gnocchi – Mar, 08/12/2015 

In Francia, la «generazione Bataclan» è andata alle urne e ha scelto il Fronte Nazionale di Marine Le Pen.

 

È stato un debutto. Molti giovani elettori hanno infatti votato per la prima volta alle regionali di domenica scorsa. Secondo le stime di France Info, confermate da dati ufficiali, «il Fronte Nazionale è il partito più votato dai ragazzi tra i 18 e i 24 anni». Il risultato, che si inserisce nella vittoria complessiva della destra, può sorprendere ma solo per le sue proporzioni. Era certo che il Fronte Nazionale sarebbe andato bene. Ha stravinto, anche tra i giovani, che tra l’altro hanno premiato la quasi coetanea Marion Le Pen, terzo anello della dinastia, 26 anni ancora da compiere (dopodomani). Ecco dunque un altro tassello che va a comporre l’identikit della «generazione Bataclan», quella tenuta a battesimo dei massacri islamisti del 13 novembre a Parigi. I ragazzi, dopo l’attacco al teatro Bataclan, hanno scoperto all’improvviso di rischiare la vita in qualunque momento e in qualsiasi luogo. Come accaduto ad altri ragazzi di altre generazioni, hanno perso «il diritto alla spensieratezza», per usare la brillante formula del filosofo Alain Finkielkraut. Forse i ventenni credono che questa condizione sia transitoria. Noi tutti lo speriamo ma alcuni scrittori avevano previsto, fin dagli anni Ottanta, che il terrorismo sarebbe stata la guerra del futuro e che non ce ne saremmo mai più liberati.

Si può battere l’Isis ma altre formazioni, magari di tutt’altra matrice, si faranno avanti perché ormai è dimostrato che si può trascinare nel caos un’intera città con un commando di otto-dieci persone. Questo, forse, è il tragico destino che attende la «generazione Bataclan» e tutte quelle che seguiranno.Torniamo in Francia. I risultati indicano che la «generazione Bataclan» è più varia di quanto si creda. Non è solo «giovane, festaiola, aperta e cosmopolita», come recitava l’efficace titolo del quotidiano Liberation all’indomani delle stragi parigine. Manca qualcosa. È giovane, festaiola, aperta, cosmopolita e anche conservatrice. Non è composta solo dai figli dei borghesi del centro di Parigi, sostenitori del multiculturalismo, almeno a parole. Ne fanno parte anche i figli della classe media della provincia in via di rapida «proletarizzazione». L’industria ha chiuso o si è trasferita altrove, lasciando a casa gli operai specializzati. Agricoltori e piccoli imprenditori sono in difficoltà. Burocrati e impiegati statali si rassegnano ai tagli. La disoccupazione si fa sentire e l’incontro con gli immigrati è uno scontro quotidiano. Questo è il contesto in cui vivono molti giovani, spesso in cerca di un lavoro che non si trova. Non vedono i vantaggi del libero mercato, anzi si sentono vittime della globalizzazione. In Francia esiste un’ampia letteratura sociologica che analizza questa situazione. Ad esempio, si vedano i due discussi saggi di Christophe Guilluy: Fracture françaises (Champs, 2013), e La France périphérique (Flammarion, 2014). Secondo Guilluy, dati alla mano, socialisti e repubblicani si contendono gli elettori delle aree metropolitane ma hanno lasciato senza rappresentanza la provincia della nazione. In particolare, sinistra e sindacati hanno smesso di rappresentare gli interessi della classe media che un tempo prosperava e oggi si impoverisce nelle piccole città. È qui che entra in scena il Fronte Nazionale, con le sue ricette da destra sociale e con i suoi forti accenti contro l’immigrazione incontrollata. Sarebbe ora sbagliato attribuire il successo del Fronte nazionale tra i ragazzi soltanto alla paura di saltare in aria durante una cena in pizzeria. La paura c’è ma ci sono altre motivazioni, comunque forti. C’è una generazione in cerca di occupazioni, tradizioni e sicurezza che chiede di essere ascoltata. Non farlo sarebbe stupido.

 
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SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( da “il Giornale” di Milano  – LINK )
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per leggere tutto clicca i titoli dei tre interventi
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IL CAZZULLO SUL CORSERA
L’ALLARME DELLE INEFFABILI “PENNE DEMOCRATICHE”….. [ SIC ]
( già il cognome dell’editorialista è tutto un programma )
 
SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( da  il “Corriere del Sera” )
 
 
DIETRO I RISULTATI
GLI ELETTORI AFFAMATI DI IDENTITA’
 
IL FRONT national, alle Regionali francesi, ha dimostrato di saper leggere meglio dei partiti tradizionalisti la crisi delle classi popolari europee, oltre che di essere il rifugio più credibile dalla paura del terrorismo.
di ALDO CAZZULLO
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Il risultato è clamoroso, entusiasma i nazionalisti non solo francesi, spaventa gli europeisti; però bisognerà pur dire che con questi dati Marine Le Pen non diventerà presidente della Francia.
Se domenica si fosse votato per l’Eliseo, il favorito naturale uscirebbe dalle file della destra repubblicana, il cui leader oggi è il vituperato Nicolas Sarkozy e potrebbe essere domani il pupillo di Chirac, l’eterno Alain Juppé. E se Hollande fosse il candidato unico della sinistra – una chance oggi remota, ma possibile in uno scenario di drammatizzazione – rientrerebbe pure lui in gioco.

Alle Regionali il Front National ha confermato non soltanto di essere il rifugio più credibile dalla paura del terrorismo, dell’immigrazione, del mondo globale. Ha dimostrato di saper leggere meglio dei partiti tradizionali la crisi delle classi popolari europee, e in particolare della coscienza nazionale francese: in cuor suo mai rassegnata del tutto al tramonto della grandeur evocata domenica da Marine Le Pen, che per una notte ha parlato da gollista. Un Paese che in mezzo secolo ha perso un impero coloniale, la centralità culturale, una buona parte della propria sovranità, una quota del proprio benessere, e ora si sente indifeso di fronte a una banda di terroristi, ha visto nella famiglia Le Pen l’ultimo baluardo di quell’egemonia o almeno di quell’identità francese, cancellata dalla storia prima che dagli errori del vecchio establishment.

Oggi il Front National è uscito dall’angolo e occupa il centro della scena, detta l’agenda politica, impone i temi e le parole della discussione pubblica. Tuttavia non è inutile ricordare che tre dei quattro migliori risultati sono stati raggiunti dalla nipote del fondatore Jean-Marie, da sua figlia e dal compagno della figlia. E neppure l’irresistibile fascino che promana da un vincitore può far dimenticare che il programma del Front è lastricato di promesse fraudolente, che il ritorno alla pensione a 60 anni è un inganno, e nazionalizzare le imprese è arduo in un mercato globale di cui la Francia fa parte e che nessun muro lepenista potrà frantumare. Per Marion, Marine e Louis Aliot votano i giovani, ma la Francia dell’inverno 2015 è quella nostalgica, spaventata, rattrappita, che a ogni elezione cambia maggioranza senza che nulla cambi, che si agita ma si avvita su se stessa, che si muove ma va sempre da dove è venuta.

In gioco è la sopravvivenza stessa dell’Europa, che i Le Pen intendono dichiaratamente distruggere: un risultato certo non sgradito agli stessi fondamentalisti islamici che vorrebbero combattere. Di fronte a una sfida epocale, gli Hollande e i Sarkozy appaiono ben poca cosa. La loro salvezza è il sistema politico ed elettorale; che non rappresenta soltanto un’alchimia, ma la garanzia che il capo dello Stato debba conquistare al secondo turno il 51% dei voti. È un sistema costruito per un bipolarismo superato dai fatti, che quindi produce una stortura e un’ingiustizia: il Front National, primo partito, ha appena due deputati all’Assemblea nazionale. Ma è un sistema che semplifica, perché prevede un solo vincitore. E alle presidenziali, se i dati sono questi, il vincitore non si chiamerà Le Pen.
La desistenza unilaterale decisa dai socialisti probabilmente non basterà domenica prossima a impedire l’elezione di Marine a Lille e di Marion a Marsiglia. Ma nel 2017 la partita sarà diversa. Non voterà solo la metà dei francesi, come stavolta. Marine Le Pen sarà al secondo turno; ma potrebbe essere battuta da Hollande, sia pure a fatica, e senza troppi problemi da un candidato della destra repubblicana. A maggior ragione se alle primarie Sarkozy, oggi padrone del partito ma indebolito anche dai guai giudiziari, dovesse essere sconfitto da Juppé. Questo scenario non significa certo l’uscita di scena del Front National. Né esclude sorprese anche drammatiche. La Francia è entrata non in una nuova guerra, destinata prima o poi a concludersi; è entrata in una nuova epoca, di cui non vedremo la fine. Marine Le Pen non si batte con la demonizzazione o gli accordi sottobanco. Ma la si può battere. Per il bene dell’Europa, e anche della Francia. 
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E A PROPOSITO ( E NON SOLO )
 
 
 
Le Pen - Sarkozy (ANSA)
SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( da Catania – Vincenzo Mannello )
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…visti i primi appelli di Hollande e dei vertici della partitocrazia francese,il rischio le bionde Marine e Marion lo corrono seriamente. Già i media transalpini chiamano a raccolta il popolo contro il pericolo che la democrazia correrebbe in Francia se alcune (se non tutte) delle 13 regioni finissero in mano alle valchirie tricolori…nefasta anticipazione del rischio di trovarsi Marine Le Pen Presidente nel 2017. La canea è partita,risparmio ai lettori il campionario usato per farcire le accuse…Sarkozy,tornato a galla proprio grazie alla presenza del FN (che inquieta i “moderati”), spera nell’afflusso elettorale di socialisti e comunisti per battere al ballottaggio prossimo le temibili zia e nipotina Le Pen.Ecco quindi un bell’esempio di “democrazia occidentale”…sei di gran lunga il primo partito ma una accozzaglia temporanea (di sconfitti al primo turno) può tranquillamente espropriarti della vittoria.Ovvero,in soldoni, invece di “votare per” si  “vota contro”…bella roba !!Si eccepisce : sono le regole del gioco !Sicuro,fatte ed imposte dai regimi partitocratici per impedire “presenze scomode”sugli scranni istituzionali.Nessuno potrà mai arrivare,partendo da una reale opposizione al sistema,a raggiungere il 50%+1 dei votanti…si troverà sempre contro una coalizione di gente che magari si odia ma che del sistema fa parte integrante.In Francia credo ancora una volta la “democrazia occidentale” così intesa possa fermare o frenare Marion e Marine nella corsa alla presa del potere.In Italia,ammesso che qualche volta si possa andare a votare,potrebbe verificarsi qualcosa di simile con il M5S se,come possibile,arrivasse ad un ballottaggio…l’Italicum,quanto a truffe,non scherza !!


Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello

 
—-Messaggio originale—-
Da: info@vincenzomannello.it
Data: 07/12/2015 13.00
A: ( . . . )

Ogg: Front National,la fregatura democratica colpirà Le (due) Pen ?
 
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SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( da Roma – Giancarlo Lehner )
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Quando ad incarnare due leadership mondiali, come il presidente americano e il vescovo di Roma, sono, nella migliore delle ipotesi, due personaggi ignoranti, impreparati, incapaci ed infingardi, come Romolo Augustolo, pardon, Hussein Obama e Martin Luther, pardon, Jorge Mario Bergoglio, compresi i loro sinistri servitori, politici e massmediali, il minimo che ci possa capitare è la rinascita dell’estrema destra. 
Del resto, visto che Obama è attento soprattutto ai diritti degli islamici, così come il papa duale, peraltro, sempre più estraneo alla tradizione cattolica e giudaicocristiana, l’insicurezza ed il timore indotti dai criminali del Daesh non possono non produrre nostalgie verso le mostruosità politiche del secolo XX.
 
Giancarlo Lehner

——– Original Message ——–

Subject: FW: Lehner: estrema destra, figlia di Obama e Bergoglio
Date: Mon, 7 Dec 2015 13:50:53 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To: ( . . . ) 

 

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SULLE ELEZIONI IN FRANCIA ( E IN ITALIA? da Napoli – Arturo Stenio Vuono )
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SIILVIO BERLUSCONI – ULTIMO LEADER E PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DESIGNATO DAL POPOLO SOVRANO – FATTO FUORI PER IL “GOLPE BIANCO – ROSSO”. MA NON E’ FINITA !
 
[ ultime dichiarazioni – Link ]
 

Lo ha detto Silvio Berlusconi in un’intervista al Tg5, parlando del decreto “salva banche” …

Altre notizie su oggi 6 dicembre 2015 intervista tg5 a silvio berlusconi

276261_1002645712_5204015_nSalvini: "Uniti vinciamo. Alfano cretino". Risposta: "Quaquaraquà"
[ 11 NOVEMBRE 2015 – TRATTO DA EDITORIALE DI ARTURO STENIO VUONO ]
 
stralcio
 ( . . . )
“…Da quanto riportato ( n.d.r. – dalla stampa ) , solo funisterie di addetti ai lavori, a riprova di come sia difficile al pigro conformismo calarsi nella realtà che muta, l’unica evidenza è che il populismo – anche in Italia – inizia a preoccupare gli occupanti del prospero bastimento di regime e che, chiaramente, non lo si consideri più destinato ad essere l’opzione della sconfitta; dunque, più d’una conferma a quel che, seppure – noi –  non disposti, come nel passato, ad accettare tutto a “scatola chiusa”, sempre alla vigilia di Bologna, c’eravamo chiesti:Chi ci salverà dal baratro civile, economico, etico nel quale stiamo sprofondando? Nei nostri ultimi editoriali, purtroppo ancora una domanda senza risposta; però abbiamo denunciato la propaganda da regime, bugiardo, fatta da miserabili tremebondi, a registro altrui e la vera vergogna degli invertebrati che ci (s)governano, dati incontestabili dell’attuale degrado politico e sociale;e che, vuoi o non vuoi, il populismo trasversale resta, comunque sia, l’ultima risorsa che, prima o poi, dovrà scegliere l’Italia.Per non morire! 
 
Ora, tutto si potrà dire, e tutto si dice, di Silvio Berlusconi, meno che mai sia uno stupido – o un politico sprovveduto -, e il livore dei sottoposti al sistema di potere – ieri come oggi – una costante, indubitatamente ha sempre operato con coordinate in sinergia allo spirare del buon vento e non in conflitto con gli interessi dell’Italia; con qualche interruzione sbagliata che presupponeva il dialogo, e la tregua, in direzione di avversari rivelatisi inaffidabili come intrisi di doppiezza;e circondato, purtroppo, dai molti che di coraggio ne avevano poco.L’uomo, con la sua storia che ha registrato – elettoralmente – altissime punte di consenso , di certo ha suscitato e suscita pure critiche ma il rispetto, in verità, non può mai venire meno.
 
La cronaca di Bologna, e tutto ciò la dice lunga, è risultata monca; nessuna vera analisi delle due piazze che – per l’ebollizione in corso – si vanno ormai fronteggiando : una è quella nazionale – popolare, pacifica e propositiva, interclassista che reclama l’uscita dalle sofferenze e, per l’appunto, trasversale; come hanno dimostrato gli interventi che hanno accompagnato quelli di Berlusconi, Giorgia Meloni e Salvini.L’altra, quella di sempre, a guida – questa sì – da un demone, il demone della violenza e dell’intolleranza che, pure questa volta, ha usufruito di benevolenze e deroghe eccellenti al dovere della condanna.La piazza può essere democrazia.Come si evolverà la prima?Come si salderà l’altra alla sinistra della sinistra?Si vedrà, e chi vivrà vedrà;ma l’unica piazza che non ha futuro – a conti fatti – è quella di sinistra-centro, con il leader imposto, non in grado di materializzarsi; che, per l’oggi, vagheggia ed ambisce di sostituirsi a quella che, non in preda alla crisi, fu descritta come l’area centrale – moderata.Così è, se vi pare.
 
E prima di Bologna, con una riflessione su Italia-Europa, abbiamo anche scritto :L’occasione ci serve per ribadire che sull’Italia, come su tutte le nazioni del vecchio continente, i limiti imposti dall’Ue e dal sistema bancario centrale della moneta unica, non sono più tollerabili;Lehner(n.d.r. per intervento riportato) utilizza, giustamente, il termine EUrss ovvero l’identificazione in Europa Unita delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, e non si sbaglia;infatti, cessato il sistema centralista del comunismo, per implosione, con una Russia sovietica che imponeva la sua egemonia sui cosiddetti paesi satelliti dell’est europeo, al suo posto, il subentrato predominio delle consorterie mondialiste, con il codazzo dei proconsoli del dinero, ha realizzato e realizza quello che non è riuscito, definitivamente,  al marxismo-leninismo; e, cioè l’azzeramento totale della sovranità dei popoli e delle nazioni. Dire che occorre, però, rifuggire dai nazionalismi e dai populismi, fare muro contro muro con gli euroscettici, discettare su “lepenismi”, lungi dal risolvere il problema, significa soltanto farsi coinvolgere nell’inarrestabile cupio dissolvi proprio dell’Europa.Non rinegoziare i trattati, non rivedere i meccanismi di funzionamento dell’euro, eccetera, al contrario, è un grave errore di cecità politica; questo sì porta dritto, per legittima difesa, all’uscita dall’euro onde stampare propria moneta, etc., e alla dissoluzione d’una Europa Unita.
 
Altro che “La Destra e il demone populista” ;e “L’intesa a Nord che nega il sud ai moderati”. Assist all’apparato che vuole sopravvivere – i due articoli – e l’arcinota cortina fumogena della solita disinformazione. 
Non solo ci vogliono nella gabbia, per loro dorata, ci vogliono impedire una democrazia partecipata che ne reclami il cambiamento;e servono il sottostare alle televendite del Renzi che finirà, con ignominia, prima di quando si pensi. Non funzionerà, di certo, il “Mamma!li populisti”…” ( . . . )
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[ L’ARTICOLO – tratto dal << Roma ( “il Giornale di Napoli” ) >> ]
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La misericordia non è un atto autoreferenziale

Opinionista 

Giuseppe Cacciatore

Da quando, con la bolla dell’11 aprile, Papa Francesco ha dato l’annuncio dell’indizione del Giubileo della misericordia mi sono più volte interrogato sui motivi e sulle implicazioni che che tale scelta ha messo in luce. “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi”. Questo passo apre il testo della bolla e dà subito il segno al quale anche un non credente come me accoglie con rispetto e con una disposizione ad accogliere le motivazioni e le implicazioni che riguardano la difficile e drammatica fase del nostro presente e dell’indecifrabile futuro che ci attende. È la figura di Gesù che, fin dall’inizio della bolla papale, è immediatamente connessa all’idea della misericordia: “Gesù di Nazareth con la sua parola, con i suoi gesti e con tutta la sua persona rivela la misericordia di Dio”. D’altronde, come ha scritto il cardinale Walter Kasper, teologo e filosofo ben noto a livello internazionale e che è stato sino al 2010 presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani, “sarebbe possibile riassumere tutto il vangelo sotto il titolo della misericordia”. Non si tratta, mi pare questo il filo conduttore del ragionamento che sulla misericordia hanno fatto sia Kasper sia ancor di più Bergoglio, di una pur nobile ed elevata petizione di principio, ma di un orientamento che ha, può avere, risvolti importanti nelle analisi e nei necessari tentativi di comprensione delle ragioni della violenza, del terrorismo, del fanatismo religioso di chi – terribile blasfemia! – usa il nome di Dio per uccidere. È con i “gesti della misericordia” che si può sconfiggere chi usa le “armi della paura”. In un articolo sul giubileo il cardinale Ravasi ha ricordato una pagina dell’Idiota di Dostoevskij nella quale la misericordia veniva definita come la “più importante e forse unica legge di vita dell’umanità intera”. Ma essa non sta mai da sola, con essa si accompagnano il perdono, la clemenza, la compassione, la solidarietà. Cioè tutto ciò che è linfa e carne della rivoluzione cristiana: il farsi “prossimo”, il mettersi al servizio di chi ne ha bisogno, di chi ha fame, di chi fugge la guerra, la violenza e l’oppressione. La misericordia non può mai essere, dunque, un atto solitario e autoreferenziale, una virtù esercitata solo nel chiuso di una coscienza isolata; essa ha bisogno di una idea di uomo che decide di aprirsi e confrontarsi con l’altro, di una antropologia – come sostiene Kasper – che si basa sull’empatia e la simpatia, su una comprensione di se stesso nel rapporto con l’altro. È su queste basi che si costruisce la risposta alla paura del terrorismo e della guerra portata sin dentro le nostre città, le nostre piazze e le nostre case. Ma non perché basti un sentimento di solidarietà soltanto enunciato talvolta retoricamente, giacché occorre un lungo e faticoso processo di incontro interculturale e interreligioso, un incontro tra principi morali, tradizioni giuridiche stili di vita che non devono annullarsi l’uno nell’altro, ma percorrere insieme con pazienza la via della reciproca comprensione. Proprio perché il nemico di tutto ciò è il fanatismo religioso e ideologico – che va combattuto senza quartiere oltrepassando però i limiti perniciosi degli egoismi nazionali e degli interessi economici palesi e nascosti dietro il tuonare dei cannoni e delle bombe – bisogna avere il coraggio di riconoscere che senza una contaminazione delle diverse culture e delle diverse radici (senza che l’una tenti di prevaricare l’altra) non c’è speranza che si avveri il regno della misericordia e della pace.

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  Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
 
 azimutassociazione@libero.it
 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>
 
 
“AZIMUT” – LA POSTAZIONE TELEMATICA DELLA LIBERTA’
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT”  NAPOLI – IN SITO WEB L’INFORMAZIONE ONLINE NON CONFORMISTA [ TRA CRONACA E STORIA ] CONTRO IL SISTEMA DELLA MENZOGNA ! ! !
 
“AZIMUT” – FINE SERVIZIO
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