IL “FRONTE REPUBBLICAN” FRA SOCIALISTI DI HOLLANDE E REPUBLICAINS DI SARKOZY – L’ACCORDO CONTRO IL FRONT NATIONAL DI MARINE LE PEN : E’ L’UNICA CHE, IN OGNI CASO,


IL “FRONTE REPUBBLICAN”  FRA SOCIALISTI  DI HOLLANDE E REPUBLICAINS DI SARKOZY – L’ACCORDO CONTRO IL FRONT NATIONAL DI MARINE LE PEN : E’ L’UNICA CHE, IN OGNI CASO,
HA VINTO !

anteprima di web
Il premier Valls: "Se vince l'estrema destra rischio guerra civile"

IL “FRONTE REPUBBLICAN”  FRA SOCIALISTI  DI HOLLANDE E REPUBLICAINS DI SARKOZY – L’ACCORDO CONTRO IL FRONT NATIONAL DI MARINE LE PEN : E’ L’UNICA CHE, IN OGNI CASO,
HA VINTO !

OGGI
LA FRANCIA HA VOTATO PRIMI RISULTATI E LA CRONACA IN BREVE LEGGI I DEFINITIVI DOMANI “DEMOCRATICI” E POPULISTI BERLUSCONI “TORNO IN CAMPO PER FAR VINCERE IL CENTRODESTRA”  AVVISO AI LETTORI CORRISPONDENZE E ALTRE NEWS
[ “Azimut-Newsletter” : 12 – 13 Dicembre 2015 ]
 
—————————————————————————————————————“AZIMUT” associazione Napoli
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LA COALIZIONE DELLE BANDE : DAI MODERATI DI DESTRA, AL NEO CENTRODESTRA, AI LIBERALI E CENTRISTI, SINO ALLA  SINISTRA DEI SOCIALISTI E DI TUTTE LE SINISTRE, INCLUSA QUELLA ESTREMA,  HANNO GETTATO LA MASCHERA E SI ILLUDONO DI AVERE VINTO…..TUTTI, APPASSIONATAMENTE, CONTRO MARINE LE PEN E IL CAMBIAMENTO !
 
ECCO LE PREVEDIBILI RISULTANZE CHE, COME PREVISTO, PERO’ NON CAMBIERANNO NULLA PERCHE’ IL FRONT NATIONAL  RESTA IL PRIMO PARTITO DI FRANCIA E POCO VALE AVERGLI SBARRATO, PER ORA IL GOVERNO  DI TUTTE LE TREDICI REGIONI SEMPRECHE’ I DATI FINALI CONFERMATI. LA RESA DEI CONTI E’ SOLTANTO RINVIATA ! ! !
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MARINE LE PEN : E’ L’UNICA CHE, IN OGNI CASO,
HA VINTO !
 
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IL ( LORO ) “BOLLETTINO DELLA VITTORIA” – notizie tratte dal web
 

I primi exit-poll diffusi in Francia alla chiusura dei seggi confermano che il Front National di Marine Le Pen non ha vinto in nessuna regione.Cinque regioni sono andate ai Republicains di Sarkozy, cinque ai socialisti. Testa a testa nelle altre 3.Xavier Bertrand dei Republicains ha vinto le elezioni nella regione Nord Pas de Calais-Picardie con il 57,70% dei voti contro il 42,30% di Marine Le Pen. Xavier Bertrand, che ha sconfitto Marine Le Pen alle regionali nel Nord-Pas de Calais-Picardie, ha subito preso la parola nel suo quartier generale per ringraziare chi lo ha votato, anche “gli elettori di sinistra che hanno fatto sbarramento” contro l’estrema destra. “Non è una mia vittoria, non è una vittoria politica, è la vittoria della gente”, ha detto. Nel Paca, la regione Provence-Alpes-Cote d’Azur, il candidato conservatore, Christian Estrosi (Les Républicains), conquista, secondo le ultime stime, il 53,5% contro il 46,5% di Marion Maréchal Le PenNella triangolare del ‘Grand Est’, la regione Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena il candidato dei repubblicani Philippe Richert conquista il primo posto. Secondo le prime stime è al 47,6% delle preferenze contro il 36,6% del candidato lepenista Florian Philippot. Meno del 16% per Jean-Pierre Masseret, il ‘terzo incomodo’ dei socialisti che rifiutò l’ordine di scuderia di ritirarsi dalla corsa per favorire la vittoria della destra moderata.Gelo e silenzio nella roccaforte del Fn a Hénin-Beaumont alla lettura delle proiezioni del voto. Dopo qualche minuto, davanti al risultato della sconfitta di Marine Le Pen nel Nord-Pas-de-Calais, applauso di consolazione scandendo il nome ‘Ma-ri-ne, Ma-ri-ne’, e fischi e urla di fronte al discorso del vincitore Xavier Bertrand.ALTA AFFLUENZA AL VOTO – Impennata nella partecipazione, già elevata a mezzogiorno, nel ballottaggio delle regionali in Francia. Alle 17 il tasso di affluenza è di 50,54% in rialzo di 7,5 punti rispetto al primo turno. A mezzogiorno ha votato il 19,59% degli elettori, contro il 16,27% della stessa ora una settimana fa, in occasione del primo turno. Alle regionali del 2010, a mezzogiorno, aveva votato il 18,57% degli elettori.Sia il presidente Francois Hollande che la leader dell’Fn, Marine Le Pen, hanno già votato questa mattina.

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Associazione Azimut
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IN COPERTINA
 
Le Pen - Sarkozy (ANSA)Risultati immagini per sarkozy e hollande
IL DUELLO E L’AUTOGOL  – IL MAGIARO ALL’ASSALTO CON IL SUPPORTO DEL SINISTRO PRESIDENTE, ENTRAMBI ESPRESSIONE DEL POTERE DECADENTE…..
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Francia, affluenza in forte aumento ai ballottaggi

Alle 17 il tasso di affluenza è di 50,54% in rialzo di 7,5 punti rispetto al primo turno

IL “FRONTE REPUBBLICAN”  FRA SOCIALISTI  DI HOLLANDE E REPUBLICAINS DI SARKOZY – L’ACCORDO CONTRO IL FRONT NATIONAL DI MARINE LE PEN.
 
[ TRATTO DAL WEB ] – ALLA VIGILIA E LE PRIME RILEVAZIONI ( E I SONDAGGI PRE VOTO )
 

Partecipazione in forte rialzo al ballottaggio delle regionali in Francia. A mezzogiorno ha votato il 19,59% degli elettori, contro il 16,27% della stessa ora una settimana fa, in occasione del primo turno. Alle regionali del 2010, a mezzogiorno, aveva votato il 18,57% degli elettori. – Sia il presidente Francois Hollande che la leader dell’Fn, Marine Le Pen, hanno già votato questa mattina. – I seggi si sono aperti alle 8. Coinvolti 44,6 milioni di elettori. I sondaggi prevedono una battaglia serrata, anche se è probabile che il “fronte repubblicano” fra socialisti e Républicains di Sarkozy riuscirà a sbarrare la strada al Front National di Marine Le Pen anche nelle regioni dove quest’ultimo è uscito dalle urne domenica scorsa come primo partito. – Si annuncia comunque una battaglia serratissima. La maggioranza socialista ha lanciato il ‘fronte repubblicano’ per sbarrare la strada all’avanzata di Marine Le Pen. Tra l’altro, in casa Ps, molti sperano che lo storico accordo strappato ieri dal presidente Hollande alla conferenza Onu sul clima di Le Bourget, alle porte di Parigi, possa avere un riflesso positivo sullo scrutinio. Intanto, dopo un primo turno caratterizzato dall’astensionismo e dall’impennata del Front National nei commissariati di Francia sono esplose le richieste di ‘procuration’, la delega amministrativa con cui gli elettori lontani da casa e impossibilitati a recarsi fisicamente al seggio autorizzano i familiari a votare al loro posto. – Domenica non era al seggio un elettore su due ma in molti scommettono che dopo lo choc seguito al boom del Front National primo partito di Francia l’affluenza sarà più elevata. In prima pagina, il quotidiano Le Parisien, delinea addirittura l’ipotesi di un “soprassalto cittadino”. Certo è che negli ultimi giorni nei commissariati delle grandi città sono stati in tantissimi a mettersi in fila per chiedere la delega. A Parigi, le richieste sono schizzate del 25% rispetto a domenica scorsa, raddoppiate a Marsiglia. –  Impennata delle ‘procuration’ anche a Strasburgo, Lille, Lione e in tante altre città transalpine. “Passa tantissima gente, soprattutto studenti”, spiega un funzionario citato dal Parisien. Per commentatori e media a Parigi non ci sono dubbi: si tratta di un chiaro segnale di mobilitazione per fermare il ciclone Le Pen, aiutata al primo turno anche dalla forte astensione. Ma la partita è ancora tutta da giocare. Con i duelli tra Fronte e centro destra (Les Républicains) in due regioni e le triangolari in altre dieci, le incognite sono ancora numerose. – Gli ultimi sondaggi confermano quanto già emerso a inizio settimana. Marine Le Pen e Marion Marechal-Le Pen, rispettivamente capolista nel Nord-Pas-de-Calais e nella regione Provence-Alpes-Cote d’Azur (sud) uscirebbero battute dalla coalizione di centro destra. Lo studio di Odoxa fotografa la leader Fn al 48% dietro all’avversario dei Républicains Xavier Bertrand (52%). A sud il margine è più stretto. Il repubblicano Christian Estrosi raccoglierebbe il 51% contro il 49% di Marion. – Vantaggio che in entrambi i casi molto deve alla desistenza strategica dei candidati socialisti arrivati terzi nel primo turno e all’appello di Valls di votare per il partito di Nicolas Sarkozy piuttosto che far vincere l’estrema destra. Nel cosiddetto ‘Grand Est’, Alsazia-Champagne-Ardenne-Lorena, la triangolare si gioca sul filo. Nelle intenzioni di voto Philippe Richert (Les Républicains) stacca di due punti il frontista Florian Philippot (43% contro 41%). Ma qui a correre per la presidenza della regione c’è anche un ‘terzo incomodo’, il socialista Jean-Pierre Masseret, l’unico candidato della maggioranza ad aver rifiutato l’ordine di scuderia di aderire al cordone anti-Fn. Ora corre con una lista indipendente e molti lo accusano di disperdere il voto rendendo più facile la corsa di Philippot. Nell’Ile-de-France, la regione di Parigi, i due candidati socialista e repubblicano, Claude Bartolone e Valérie Pecresse, sono gomito a gomito (41,5% e 41% secondo un sondaggio Elabe). –  Stesso scenario tra i due candidati Ps ed ex-Ump in Normandia. – Nella triangolare in Languedoc-Midi-Pyrenées è invece data in grande vantaggio la socialista Carole Delga (43%), seguono il frontista Louis Alliot (35%) e il neogollista dei Républicains Dominique Reynié (22%). I francesi chiamati al voto sono 44,6 milioni. L’apertura dei seggi è prevista per le otto di domani mattina. Alle 12 e alle 17 i dati sull’affluenza. Sono invece attesi per le 20 i primi exit poll.

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LA FRANCIA HA VOTATO PRIMI RISULTATI E LA CRONACA IN BREVE
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( Li trovi su tutti i quotidiani e, con anticipo, in tutta l’informazione online )
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“Azimut” – il commento
Arturo Stenio Vuono
presidente Associazione
276261_1002645712_5204015_nDEMOCRATICI” E POPULISTI 
 
La lezione della Francia
Il futuribile è tutto nel segno dell’inevitabile scontro tra “democratici” e populisti, una battaglia campale che già mostra una variegata incubazione nel nostro vecchio continente; a prescindere dai risultati, e una necessaria analisi non mancherà ove si verifichino le solite veline artefatte, l’Europa dovrà fare i conti con la realtà emergente di solo due fronti, raggruppamenti estesi che – via via – andranno a sostituirsi alla classica e tradizionale contrapposizione, rispettivamente, tra la sinistra e la destra. Superate, certo che sì da come li abbiamo conosciute, frequentate, condivise e da come li avevamo sperate; è il risultato, vuoi o non vuoi, degli eventi e del subentrato terzo millennio che, nella sua  drammatica e sconvolgente disarticolazione di tutto il pregresso, ci impone la revisione di ogni e qualsiasi convinzione e di far presto ad andare verso nuove guerre e di bruciarci tutti i vascelli alle spalle. Nonostante che, ormai vecchi e sul viale del bel tramonto, però abbiamo il dovere di consumare le residue energie per indicare ai nostri figli, e ai nostri nipoti, la nuova frontiera e quella che si profila essere l’ultima e decisiva buona battaglia. Il populismo è una risposta legittima, con buona pace dei padroni del vapore, una nuova forma di democrazia piena e diretta in alternativa a quella di minoranza che, da tempo, nutre i cosiddetti “democratici”; la cui egemonia, basata sulla crescente disaffezione ed astensione dalle urne, non potrà durare a lungo.Stare dalla parte del popolo non basta, occorre stare con il popolo, andare verso  ogni popolo, con tutti i popoli ormai distanti miliardi anni luce dalle vecchie nomenklature che si distinguono, volta per volta, solo per convenienza ma pronte a divenire l’unicum contro chi vuole la svolta. In questo senso le regionali, in Francia, ne sono una conferma e sono l’apripista di quel che potrà e dovrà essere. Il populismo, per ora, è unicamente azione ma troverà la propria formula univoca in tutta Europa; per ora, a pelle di leopardo, si manifesta con diversità peculiari alle nazionalità avverso i trattati iniqui e il disastro della moneta unica, il progressivo annullarsi di ogni forma di sovranità, il predominio dei “Signori del Dinero” e l’impoverimento generale, l’arrendevolezza a riguardo delle migrazioni indiscriminate e, colpevolmente, lasciate prosperare e fuori controllo, eccetera, eccetera.Si impone, superando le antiche delusioni e le indotte – presenti – paure, andare oltre, oltre le nostre posizioni, e sposare il trasversalismo che s’ispira al cambiamento radicale. La domanda, presente a destra e a sinistra, verso tale direzione è inequivocabile; e, indubitatamente, il movimento lepenista n’è già l’esempio più significativo, un viatico per tutti gli altri che sceglieranno di reagire allo scempio della triade prepotente, il demone di Ue – Bce – Fmi. Ben venga chi se ne farà lo strumento e sceglierà la luce dell’avvenire. Per l’oggi, oggettivamente, quel che si muove alla sinistra della sinistra finisce per essere solo un parafulmine, quel che non è di sinistra e non di destra, come – in Italia – il grillismo della rete, soltanto uno sfogatoio e il muro del pianto che assorbe e metabolizza la protesta; purtroppo forme sterili che non potranno determinare nulla; sull’altro versante, in verità, poche le coraggiose esperienze di centro destra, o di destra, che hanno scelto di non stazionare più in mezzo al guado. A maggior ragione il vero problema che si pone, per l’appunto, è portarsi oltre, e scegliere. Optare, quindi, per  la lotta, il nuovo, e la speranza ! Nulla è perduto !
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Tarchi: la causa del successo? Il discredito delle classi dirigenti

Il politologo Marco Tarchi, intervistato dal Tempo, guarda al Front National oltre il classico orizzonte del populismo e spiega il suo successo ricorrendo a due fattori: da un lato la “pessima prova” data dalle classi dirigenti di sinistra e di destra e dall’altro l’evoluzione imposta al partito da Marine le Pen, la cui innovazione non è solo “sul piano dell’immagine”, al punto che – ricorda Tarchi – molti detrattori dell’attuale FN fanno parte della vecchia guardia del partito e criticano “da destra” la svolta della Le Pen. Ma per il salto all’Eliseo della leader del Front è ancora troppo presto, a meno che il FN alla guida di qualche regione riuscirà a sfatare i pregiudizi sulla sua effettiva capacità di governo. Tarchi, infine, ritiene che il Front non possa diventare un modello per Lega e Fratelli d’Italia “perché provengono da storie diverse e non hanno sinora elaborato un analogo processo di evoluzione. Gli scimmiottamenti sono cosa diversa dall’assunzione consapevole di un modello”

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ALESSANDRO SALLUSTI  (“I LEOPOLDI E IL MARCHESE DEL GRILLO” ) il GIORNALE DI MILANO – DOMENICA 13 DICEMBRE 2015 – 
articolo pregevole che ci auguriamo abbiate letto e che così concludeva : ” ( dal Marchese del Grillo al Marchese del Grullo ) Il Marchese del Grullo ( n.d.r.  Renzi )  non ama il confronto, ormai gioca solo in casa e solo se la casa è blindata: perchè se mette fuori la testa, dal popolino parte una pernacchia lunga tanto”.
( così – dal “Secolo d’Italia” )
E IN ITALIA
BERLUSCONI “TORNO IN CAMPO 
PER FAR VINCERE IL CENTRODESTRA” 
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Berlusconi: «Torno in campo per far vincere il centrodestra»

venerdì 11 dicembre 2015 – 19:11

 

« Il governo Renzi è abusivo, illegittimo. Torno in campo per il bene dell’Italia. Non possiamo permetterci che il Paese finisca nelle mani di una banda come quella del M5S ». Così Silvio Berlusconi ha parlato ai giornalisti a Milanello, al termine del pranzo con gli sponsor del Milan, parlando di un suo ritorno in politica: «Sono incandidabile e ineleggibile – ha continuato l’ex presidente del Consiglio -. Ma i sondaggi dicono che in caso di ballottaggio tra Pd e M5S vincerebbero i grillini perchè il 78% dei votanti della Lega Nord sceglierebbe il M5S. Per questo serve un centrodestra forte e compatto e per questo torno in campo». A detta del Cavaliere, che è intervenuto anche su Sky nella trasmissione L’Incontro di Emilio Carelli, sulle riforme Renzi ha costruito «un sistema pericolosissimo per la democrazia, un regime», ma è ora «in una situazione estremamente pericolosa, perché il Pd è al 31,5% e non potrà mai raggiungere il 40% necessario ad avere premio di maggioranza. Dietro di lui c’è un M5S a pochi punti di distanza. Se il Pd non raggiunge 40%» oggi andrebbe «al ballottaggio con M5S e tutti i sondaggisti dicono che vincerebbe il M5S» anche perché «il 70% della Lega sarebbe tentata di votare i 5 Stelle». Quindi, ha chiosato Berlusconi con un pizzico di perfidia, «il diavolo fa le pentole ma non i coperchi».

Berlusconi: «Sono preoccupato per la nostra democrazia»

« Non posso che sentirmi preoccupato – ha detto ancora l’ex premier – per quello che è successo e per quello che nessuno sembra considerare stia succedendo: in Italia non siamo più in democrazia. Ci sono stati 4 colpi di Stato incruenti ma in cui maggioranze e governi eletti sono stati fatti fuori. Questo mi preoccupa». La strategia di Forza Italia? «È semplice: il centrodestra deve vincere le prossime elezione e per farlo deve essere unito. Tutti abbiamo la consapevolezza che uniti si vince e divisi si perde». Per vincere, ha spiegato, «dobbiamo riconquistare gli elettori che nel tempo ci hanno abbandonato: sono quel 55% degli aventi diritto di voto, 26 milioni di elettori, che disgustati hanno deciso di non andare più a votare. Noi – ha continuato – abbiamo il nostro programma, quella rivoluzione liberale che non ci hanno fatto realizzare».

Berlusconi: «Non saremo subalterni alla Lega»

« Mi sento obbligato a stare ancora in campo per il bene dell’Italia contro i miei stessi interessi. Sento la responsabilità di non abbandonare l’Italia nelle mani di chi sarebbe un danno enorme per tutti gli italiani», ha detto ancora Berlusconi sottolineando che, con il ritorno in campo «posso far tornare FI a oltre il 20% e il centrodestra a oltre il 40% vincendo le elezioni». «Forza Italia non è subalterna alla Lega. Fi riguadagnerà 10 punti come fece nel febbraio 2013 con la mia riapparizione in tv. Io lo sto facendo e così Forza Italia sarà il partito numero uno nell’alleanza nel centrodestra».

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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Amedeo Laboccetta ( . . . )
foto di Marianna Laboccetta.
Marianna Laboccetta a Polo sud

2 ore fa · 

ITALIA L’ATTESO LIBRO DELL’ESPONENTE DI FORZA ITALIA « l golpe contro Berlusconi ci fu. Io ero lì »

Laboccetta: ho assistito alla telefonata fra Fini e Napolitano in cui hanno apertamente parlato di far cadere l’ex premier

PIER ANGELO MAURIZIO nnn No, Matteo Renzi non è piovuto dal cielo. Né il Sindaco d’Italia si è assiso a Palazzo Chigi senza un voto grazie alle qualità di “rottamatore”. Sta lì per la sospensione della democrazia in corso in Italia dal 2010, iniziata con la rottura o il tradimento di Fini nei confronti di Berlusconi, che ha determinato la defenestrazione dell’ultimo premier deciso dalla volontà popolare. Poi sono seguiti Monti, Letta e appunto Renzi e il bagno di lacrime e sangue per il Paese. «Amedeo, ma tu credi davvero che io porterei avanti un’operazione del genere se non avessi un accordo forte con Giorgio Napolitano?». È una delle confidenze fatte allora da Gianfranco Fini ad Amedeo Laboccetta, già deputato del Pdl e a lungo amico e stretto collaboratore. Golpe, così lo chiama Laboccetta senza giri di parole. Ne indica, in base a conoscenze dirette e testimonianze raccolte, quello che ritiene il regista: l’allora presidente della Repubblica Napolitano. È finalmente pronto e sarà nei prossimi giorni in libreria il libro-dossier di Amedeo Laboccetta atteso da due anni, cioè dalle prime indiscrezioni sulle manovre per eliminare il governo Berlusconi e il ruolo che avrebbe avuto il Colle. “Almirante, Berlusconi, Fini, Tremonti, Napolitano. La vita è un incontro” (15 euro, edizioni Controcorrente, piccola casa editrice: e già questo meriterebbe un pezzo). La forma è l’autobiografia: la nascita fortuita dell’autore (da leggere), l’innamoramento per la politica a Napoli, per il Movimento Sociale e per Giorgio Almirante, l’arrivo in Parlamento… Ma il clou riguarda il colpo di Stato, con virgolette o senza, come preferite: 80 pagine su 154. Il culmine della vicenda è il 22 aprile 2010, all’auditorium della Conciliazione (potere dei nomi) a Roma, direzione nazionale del Pdl. Ma sì, il famoso «Che fai, mi cacci?» scagliato da Fini da sotto il palco a Silvio. Una sceneggiata. Qualche ora dopo, appartamento di Fini a Montecitorio. Laboccetta lo ha raggiunto per farlo ragionare, ricordargli che se il Msi e lui stesso sono usciti dal recinto dei paria, sono arrivati al governo e alle più alte responsabilità, lo devono a Berlusconi. La replica è tranchant. «Lui fu spietato: “Berlusconi va politicamente eliminato. E Napolitano è della partita… Ma lo vuoi capire che il presidente della Repubblica condivide, sostiene e avalla tutta l’operazione?”». A riprova, Fini chiama il Quirinale e mette in viva voce. E questa è la trascrizione che fa Laboccetta di quanto si dicono, come due vecchi amiconi, «Giorgio» e «Gianfranco». «”Caro Presidente, come avrai visto abbiamo vissuto una giornata campale…”. “Più che campale – rispose Napolitano – direi una giornata storica…”. “Ovviamente, caro Giorgio, continuo ad andare avanti senza tentennamenti”. “Certamente. Fai bene ma fallo sempre con la tua ben nota scaltrezza”». Amedeo Laboccetta annota: «Avevo assistito – in diretta – all’organizzazione di un golpe bianco orchestrato dalla prima e dalla terza carica dello Stato…». In realtà il progetto è cominciato prima. «Fini lo stava coltivando forse fin dal post-elezioni del 2008» è la convinzione di Laboccetta: «Della sua ambizione e della sua personalissima sfida contro il Cavaliere, ha approfittato Giorgio Napolitano che ha saputo blandirlo e utilizzarlo per liberarsi dell’ingombrante presenza di Berlusconi, salvo poi abbandonarlo al suo destino a missione fallita». Negli incontri – inutili – per ricucire lo strappo, Berlusconi si sente chiedere da Fini la testa di Vittorio Feltri, direttore del Giornale, per la faccenda dell’appartamento di Montecarlo, e dei tre ex colonnelli di An Larussa, Matteoli e Gasparri. «Ma sono amici tuoi…» gli obietta Silvio. «La risposta fu raggelante: “In politica l’amicizia non è un valore. Sbaglia, chi lo crede”». Per descrivere il delirio d’onnipotenza in cui è scivolato Fini, l’ex deputato racconta l’episodio della «bottiglia d’acqua personalizzata». Una sera lo porta, insieme al clan Tulliani, la moglie Elisabetta e il cognato Giancarlo, al ristorante l’Antica Pesa. «In questo ristorante mi hanno dedicato una bottiglia d’acqua. La imbottigliano per me» gongola. Arriva il cameriere con bottiglia ed etichetta dedicata al «Presidente della Camera, on. Gianfranco Fini». Solo a fine serata Amedeo Laboccetta gli rivela: «”Guarda che in cucina c’è una bottiglia dedicata al sindaco Gianni Alemanno. È un’usanza del ristorante per i clienti più in vista”. Fini rimase impassibile e sbiancò». Futuro e libertà, il partitino dei finiani, si squaglia di lì a poco. A dicembre 2010 Fini c’est fini, finito. Ma non sono certo finite le manovre per destabilizzare il governo, nel totale silenzio di Napolitano. Su personaggi come Italo Bocchino, il battistrada delle mire di Fini, le parole del libro non sono edificanti. Ma qui parliamo dei protagonisti. E uno dei protagonisti è il superministro dell’economia, Giulio Tremonti. Fallito Fini, crede di essere lui il “piano B” per sostituire il Cav a Palazzo Chigi. L’Italia è ormai nella morsa di un indice finora sconosciuto, lo spread, e dei giochi internazionali per completare la rapina del Paese. A fine ottobre 2011 Tremonti fa saltare il decreto-legge “Sviluppo” (con le misure d’emergenza pretese dai partner europei e dai mercati). Così qualche giorno dopo, al G20 di Cannes, Berlusconi si trova a proporre aria fritta. È la fine anche per Tremonti, che aspetta invano la chiamata di Napolitano. Perché è scattato il “piano C” che incarna il primo premier mai eletto nel professor Mario Monti, con il quale i contatti erano avviati dall’estate. Mi fermo qui. Non posso fare a meno di pensare agli italiani che si sono uccisi stritolati da debiti e tasse, ai milioni di famiglie italiane scivolate in questi cinque anni nell’indigenza e molte di esse sotto la soglia della sopravvivenza. E faccio due domande. Nel libro di Laboccetta ci sono elementi per avviare una sorta di impeachment a posteriori di un attuale presidente onorario della Repubblica? Perché in un libro così, oltre alla prefazione ottima di Marcello Veneziani, non c’è la prefazione di Silvio Berlusconi?

 
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