PARTE PRIMA

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SPECIALE LA LEZIONE DELLA FRANCIA BOZZI SENTIERI PARENTE SCALERA MAGLIARO BLONDET ( INTERVENTI TRATTI DAL WEB )  E’ MORTO LICIO GELLI E ALTRE NEWS


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16-dic-2015 – “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

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L’ATTESA E LE ZAMPOGNE
OGNI ANNO NASCE IL BAMBINO


IL 2014 (NON) SI PRESENTA COL RAMOSCELLO D'ULIVO MA FACCIAMOCI GLI AUGURI! NESSUNO TEMI L'AVVENIRE. AVANTI! - IN COPERTINA: PARTICOLARE DEL PRESEPE (

Gli zampognari – Novena di Natale – YouTube

05 gen 2013 – Caricato da LivioTV

… Edizione 2012/13 (05.01.2013). Gli zampognari di Gricignano suonano la novena di Natale …

Mancanti: cosentini
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IN COPERTINA
BOZZI SENTIERI PARENTE SCALERA MAGLIARO BLONDET ( INTERVENTI TRATTI DAL WEB )  – PER LEGGERE I CINQUE INTERVENTI – VEDI : OLTRE
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TRATTO DA “IL SECOLO d’ITALIA”
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Il Front National, un movimento che supera le vecchie divisioni ideologiche

Il Front National, un movimento che supera le vecchie divisioni ideologiche

mercoledì 9 dicembre 2015

Di fronte agli ultimi successi elettorali, è tempo di guardare al Front National con analisi meno scontate di quelle offerte da chi vede nelle percentuali raccolte dalle due Le Pen un puro e semplice risultato della paura per le recenti stragi parigine di marca jihadista. Dietro gli appelli alla Nazione e alla Sovranità c’è infatti una visione politica e sociale che va ben oltre le mere risposte al terrorismo.

Il Front National è un movimento patriottico

Non a caso Marine Le Pen parla di movimento patriottico, né di destra né di sinistra, in grado di superare le vecchie distinzioni ideologiche, rese omogenee dall’accettazione del nuovo ordine mondiale, globalista e neoliberista, riuscendo così a captare trasversalmente le domande di un elettorato che va dalla media borghesia di stampo conservatrice ai ceti popolari, segnati dalla crisi economica, intercettando il malessere dei professionisti e conquistando le zone deindustrializzate del Nord, un tempo feudo della sinistra, mobilitando i giovani, in cerca di un futuro, e gli agricoltori, vessati dalle norme europee. Le parole d’ordine sono chiare: élites/popolo, dominati/dominanti, alto/basso. La lettura della decadenza francese ha visioni e suggestioni di ampio respiro: contesta l’eurocentrismo e le sue politiche di austerità, rilanciando piani di investimento pubblico; parla di redistribuzione dei redditi con l’inasprimento progressivo della tassazione dei ceti più abbienti; vuole limitare la circolazione dei capitali e le speculazioni finanziarie; chiede l’aumento dei salari minimi. Sui nuovi scenari internazionali guarda ad Est e alla rinascita russa. In economia il Front National dichiara apertamente che «sarà necessario porre un freno alla grande distribuzione per tutelare il piccolo commercio. Procederemo con l’applicazione di misure alle frontiere per rendere meno competitive le merci prodotte in stati che sfruttano la mano d’opera». Per il credito la leader francese propone che «la banca centrale possa prestare denaro allo stato francese, eliminando il monopolio a favore delle banche private».
Che tutto questo sia “di destra” o “di sinistra” ha francamente poca importanza. A saltare sono le vecchie appartenenze di scuola, certamente rimarcate dalle politiche anti migratorie, le quali rappresentano una parte importante, ma non esclusiva, del messaggio e del successo del Front National. Riuscirà questo insieme di sollecitazioni programmatiche e di inappagate domande sociali a diventare forza concreta di governo? La partita è aperta. Tutti, volenti o nolenti, ne dovranno comunque prendere atto, a cominciare dagli altri partiti francesi, con in testa quello socialista e la destra gollista, segnalatisi, negli ultimi anni, per la loro insipienza programmatica.
Ciò che è accaduto in Francia, domenica scorsa, non limiterà però il suo impatto sugli assetti politici d’oltralpe, costringendo anche gli altri Paesi europei alle necessarie riflessioni e alle doverose iniziative. Una (pacifica) Rivoluzione Nazionale è in corso. Come è già avvenuto le sue conseguenze andranno ben oltre i suoi confini naturali. E a nulla servirà demonizzare il montante successo lepenista agitando i fantasmi del passato. È ai problemi reali e alle soluzioni prospettate che bisogna sapere guardare. Per analizzare, discutere, eventualmente polemizzare. Consapevoli però che una vecchia politica è al tramonto, in Francia, ma non solo.
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TRATTO DA FASCINAZIONE
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CATEGORIA: KULTURKAMPF

Il Fronte Mondialista Unito Blocca L’avanzata Della Marine Le Pen Considerata Un “Pericolo Per Le Oligarchie Di Potere


(G.p)Il collega Luciano Lago, dalle colonne del sito controinformazione.info, di cui consiglio una attenta ed approfondita visione, propone una lettura diversa del secondo turno delle elezioni regionali francesi, in virtù della quale, la sconfitta del Front National era di facile previsione.Il successo ottenuto dal Front National al primo turno e l’eventuale conquista del governo di 2 regioni francesi rappresentava per le oligarchie di potere un pericolo e doveva essere bloccato a tutti i costi.Sinistra socialista e centro destra francese, al di là delle apparenti differenze, si sono unite, al fine di conservare il loro potere ed il sostegno delle oligarchie dominanti dando vita ad “fronte dell’emergenza democratica, una specie di patto del Nazareno in salsa francese.
 
Il Fronte mondialista unito bloccata l’avanza della Marine Le Pen considerata un “pericolo per le oligarchie di potere”
Era facile prevederlo e tutto si è svolto come in conformità ad un copione già scritto in precedenza: il successo ottenuto dal Front National delle due Le Pen (Marine e Marion) e l’eventuale conquista del governo di alcune importanti regioni francesi, rappresentava un pericolo per le oligarchie di potere e doveva essere bloccato a tutti i costi e così è accaduto che sinistra e destra, al di là delle apparenti differenze, si sono unite nella determinazione di conservare il loro potere ed il sostegno delle oligarchie economiche dominanti.Hanno deciso concordemente, sulla base degli interessi comuni, ed hanno quindi creato il fronte unito dell’”emergenza democratica” dove sono saltati dentro tutti, dagli esponenti della grande finanza, ai grandi media, i docenti ed intellettuali della “gauche a la cart” (a prezzi di listino), ai circoli del “Grande Oriente” di Francia , ecc. In pratica hanno costituito un vero patto elettorale e politico per fermare l’avanzata del Front National (un “Patto del Nazareno” in salsa francese).Il risultato è stato quello di aver tolto, nel ballottaggio fra i candidati, ogni possibilità al Front National di conquistare il governo di alcuna delle macroregioni francesi. Si è considerato che ci sarà tempo poi per infiltrarlo, per diffamare e screditarne i leaders e togliere al Front National l’iniziale mordente di presa sull’elettorato. I grandi potentati conomici ed i loro fiduciari politici, disponendo del mega apparato mediatico di giornali e TV, della forza economica e dei servizi di intelligence, sanno di poter manipolare l’opinione pubblica come meglio vogliono, dunque solo questione di tempo.Esiste però un’altra lettura meno scontata: il fronte mondialista che riunisce partiti di sinistra e di destra in Europa, partiti di governo e di finta opposizione, al cospetto del nuovo fenomeno della insorgenza di movimenti trasversali di contestazione alle politiche di asservimento ai dogmi neoliberisti, imposti dalle oligarchie europee, si coalizzano fra di loro per bloccare il passo alle forze popolari autonome in modo da impedire qualsiasi deviazione sul percorso tracciato dalle oligarchie di potere che dirigono la politica europea.Quanto accaduto in Francia è il medesimo copione (con le dovute differenze) di quanto era prima accaduto in Grecia e di quanto dovrà accadere in Spagna e probabilmente anche in Italia. Tutti paesi dove le centrali di potere oligarchico operano in modo da neutralizzare la crescita di una opposizione popolare, essenzialmente con due sistemi: fare fronte comune, come in Francia, invocando l’”emergenza democratica” o, nel caso di Grecia, Spagna e Italia, più agevole acquisire il controllo delle principali forze di opposizione, che si chiamino “Siriza” (in Grecia) o “Podemos” (in Spagna) o” 5 Stelle” (in Italia) per infiltrarle e pilotarne le scelte verso linee di politica sostanzialmente innocue per le questioni essenziali , dal dominio finanziario, al sistema dell’euro, all’insindacabilità dei trattati europei, all’adesione alla NATO, tutte questioni centrali che non devono essere messe in contenzioso, piuttosto si lascia ampio spazio alla demolizione delle varie caste politiche nazionali ed alle questioni marginali (sprechi, privilegi e corruzione) senza arrivare agli interessi delle vere oligarchie sovranazionali che dirigono il sistema.La stessa Marine Le Pen aveva fiutato la trappola ed aveva dichiarato che “le forze politiche non si dividono piu’ in destra e sinistra ma in mondialisti e patrioti. I mondialisti vogliono la dissoluzione della Francia e del suo popolo nel grande magma mondiale, i patrioti credono che la nazione costituisce il patrimonio e la protezione del popolo francese”.L’affermazione della Le Pen si concretizza nel rifiuto di applicare le categorie imposte dal sistema (destra/sinistra, conservatore o progressista) rilanciando la sfida a differenziare il confronto fra chi sta in alto (elites finanziarie e tecnocratiche) e coloro sono in basso (forze popolari-patriottiche- identitarie), obbligando ad una scelta di campo.Questa della Francia costituisce una lezione da apprendere anche per gli altri partiti identitari, sovranisti ed antieuro appartenenti ad altri paesi europei: un caso di studio come lo è stato quello della Grecia e lo potrà essere a breve quello della Spagna.Il sistema di potere è troppo forte e dispone di mezzi enormi, non può essere scalfito dai dilettantismi e dalle improvvisazioni. Chi lo fa, pensando di sentirsi forte di un vasto consenso popolare, se non opera con azioni innovative, viene sbranato dal sistema delle oligarchie dominanti e si può trasformare anche in un patetico burattino. Questo è stato l’esempio fornito da Alexis Tsipras in Grecia o vedi anche l’esperienza del Portogallo, dove neanche la vittoria alle elezioni ha consentito al leader della formazione di oppposizione popolare, Antonio Costa, di ottenere l’incarico di governo.Le oligarchie trovano sempre un pretesto, che sia quello dell’”emergenza democratica” o quello del “giudizio dei mercati” (lo “spread” in rialzo), per bloccare l’avanzata di coloro che contestano il sistema.Qualora poi la situazione dovesse apparire molto critica per le oligarchie di potere, il malcontento molto forte e con esso il desiderio di cambiamento, ricordiamoci che esiste sempre la manipolazione degli episodi di terrorismo che richiamano alla mobilitazione, al clima di paura, a situazioni di emergenza democratica. A qualcuno il terrorismo può fare molto comodo, indovinate a chi. Un clima di emergenza che diventa favorevole per le elite di potere che possono decretare la temporanea “sospensione delle garanzie democratiche” e costituzionali. Anche in questo caso la Francia fa testo, come sempre è avvenuto nella Storia dell’Europa.

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[ tratto dal “Roma” di Napoli ]

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Il rebus del governo per le forze populiste

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

La politica, ormai, ha un orizzonte globale. Quanto succede in Francia ha inevitabili riflessi in Spagna, in Italia, in Inghilterra e il mondo della comunicazione sforna, ormai, tante analisi, dati e percentuali da offrire articolate chiavi di lettura che si diffondono rapidamente in tutta Europa. Così, quando si parla della presunta sconfitta, vedremo poi perché presunta, del Front National di Marine Le Pen, nelle Regionali francesi di domenica scorsa, tutto si intreccia col movimento di Podemos (chiamato alle urne in Spagna il prossimo 20 dicembre), e con la Lega di Salvini e i 5Stelle di Grillo (impegnati in primavera nelle amministrative). Forze che non cavalcano semplicemente il populismo anti immigrazione ed anti Islam ma che entrano, ormai, sapientemente nei bilanci del loro Stato per smascherare errori, ritardi, inefficienze, sprechi, additandoli poi puntualmente al pubblico ludibrio. E mentre i quotidiani e le riviste europee parlano di sconfitta finale del Front National si scopre che, nelle Europee del 2009, Marine Le Pen era scesa al 6,34 %, che oggi vanta una consolidata presenza territoriale ben diffusa che va oltre i 6 milioni di voti ( con punte che toccano il 42,8 % nella Regione Nord della Piccardia, il 46,2 % in Provenza e il 36,8% in Alsazia ) e che la presunta sconfitta non sembra rappresentare un limite ma, invece, un ulteriore carburante nella fondamentale sfida per l’ Eliseo. In effetti, forze politiche di questo tipo, in Italia come in Francia, sanno che sarà molto difficile arrivare al potere, sia sul piano nazionale che locale. Del resto, urlare è sempre più facile che amministrare. Ogni forma di governo si consegna, quasi naturalmente, alla critica, all’impopolarità. Basta guardare, nella nostra Penisola, il caso del sindaco pentastellato di Livorno, Nogarin, quasi travolto nella sua battaglia per i rifiuti, o di qualche Sindaco sceriffo della Lega, costantemente nell’occhio del ciclone, in questi anni, per le sue rigide posizioni. Governare grandi Regioni per Marin e Marion Le Pen, per lo stesso ideologo del Front National, Florian Philippot, avrebbe avuto il significato di un’ esposizione governativa alla quale, culturalmente e politicamente, la destra estrema, tanto in Francia quanto in Italia, non sembra ancora pronta. Meglio, quindi, conservare il proprio dna fatalmente legato all’ opposizione, meglio mettere in discussione quotidianamente i partiti tradizionali sulle loro incertezze politiche e governative, meglio conservarsi duri e puri e far lievitare il peso specifico della propria presenza. Ecco perché le Regionali francesi ci consegnano una sconfitta semplicemente presunta del Front National. Perché, in un momento storico di questo tipo, per partiti di questo genere non bisogna abiurare al proprio, forte ruolo di opposizione ma, anzi, incentivarlo, corroborarlo, plasmandolo ogni giorno sulla base degli accadimenti della cronaca. E, in questo contesto, anche il delicato passaggio delle amministrative napoletane, tra le contestazioni di De Magistris al governo nazionale e le forti posizioni critiche dei 5 Stelle, appare tingersi di nuovi, interessanti colori.


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TRATTO DA BARBADILLO
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Il punto (di M.Magliaro). Le Pen frenata (ma non sconfitta) dal sistema elettorale e lobbies

Pubblicato il 14 dicembre 2015 da Massimo Magliaro
Categorie : Corsivi Esteri

Marine Le Pen

Marine Le Pen

Da Parigi. Mi pare che il titolo più azzeccato fra i tanti dedicati dalla stampa francese al ballottaggio di ieri, domenica, sia quello di Liberation: A gauche comme à droite, le danger de l’amnésie. A sinistra come a destra c’è il pericolo dell’amnesia.

Già, perché nessuno ha ricordato che la Francia si è data un metodo elettorale concepito per conservare il sistema ad ogni costo, anche a costo di ledere il principio di base della democrazia cioé la rappresentanza degli elettori.

Il Front national è il primo partito di Francia con poco meno di sette milioni di voti ma non governa nulla di importante.  Solo 13 piccole città, la più celebre delle quali è Frejus.  Tracce, consistenti ma pur sempre tracce, segni di una presenza marginale nella vita politica, quasi simbolica.

Sette milioni di voti e potere zero. Perché?

Il patto fondativo della V Repubblica venne siglato dai “soci fondatori” del sistema, che erano quattro: i gollisti, i socialisti, i centristi ed i comunisti. Si blindarono con un metodo rigido che prevede che o prendi la maggioranza assoluta al primo turno (cosa quasi mai avvenuta nella storia recente della Francia) oppure devi contrarre alleanze per  vincere al secondo turno. E qui scatta ogni volta la conventio ad excludendum, come quella che in Italia bloccò la Prima Repubblica.  Accordi con tutti ma mai e poi mai con i reietti dell’estrema destra che, in nome di ciò che resta dell’antifascismo, non vennero ammessi all’atto di nascita del nuovo assetto istituzionale. Un copione pressocché identico di qua e di là delle Alpi.

Anche un bambino comprende che un metodo elettorale di questo genere serve solo ad una cosa: a perpetuare il sistema. Dando vita ad ammucchiate assurde fra chi fino a poche ore prima si era sparato in bocca su (quasi) tutto, dalla politica economica a quella estera.  Un sistema che perciò non risolve i problemi sul tappeto ma li nasconde (sotto lo stesso tappeto) in nome di una emergenza.

Il paradosso: dalla guerra all’Isis a quella al Fn

Il presidente del Consiglio Manuel Valls aveva suonato l’allarme parlando addirittura di guerra civile qualora la 26enne Marion Marechal-Le Pen fosse andata alla guida della PACA. Sicché la Francia è passata dalla guerra a Daesh alla guerra al FN nel giro di pochi giorni.

La parola d’ordine è stata seguita ancora una volta dagli imprenditori (che hanno dimenticato che piccole e medie imprese votano FN), dai vescovi (che hanno dimenticato quel che aveva scritto il loro giornale, La Croix, subito dopo il primo turno, e cioè che il FN aveva “sfondato” nelle scuole cattoliche),  dai sindacati (che hanno dimenticato che gli operai ormai, e da tempo, votano in massa per il FN) e dai soliti intellettuali (che non si sono accorti che gli autori che oggi vendono di più sono quelli che scrivono cose di destra, Alain Finkielkraut, Eric Zemmour, Richard Millet, Michel Houellebecq, Marcel Gauchet).

La tenaglia si è insomma chiusa. Micidiale. Feroce come solo la forza della disperazione può esserlo quando l’acqua sta per sommergerti anche la bocca. E così la Francia si è svegliata “salvata” da quello che veniva definito l’incubo, lo choc, lo sfregio, l’insulto di un FN alla guida di parti importanti del territorio francese.

Ma sono decenni che questo marchingegno elettorale scatta per fermare il Front national.  E serve sempre a meno. Non è davvero un caso che Le Figaro abbia messo in rilievo che “dal 2012 gli eletti del FN non hanno smesso di aumentare”.

I numeri dei lepenisti

Senza andare lontano ricordiamo che tre anni fa i deputati frontisti erano due, tre quelli europei, 59 i consiglieri municipali e solo un frontista siedeva  in un Consigliere regionale. Oggi ai due deputati nazionali si aggiungono due senatori, 24 deputati europei, 1544 consiglieri municipali, 358 consiglieri regionali e 62 dipartimentali.

Una marcia partita tanti anni fa, allorché il partito fondato da Jean-Marie Le Pen vinse nel piccolo centro di Dreux, dove venne eletto sindaco Jean-Pierre Stirbois, tragicamente scomparso in un misterioso incidente stradale. Una marcia che venne da subito osteggiata dai postgollisti di Chirac. Nell’RpR (il partito gollista di allora) ci furono discussioni anche aspre fra chi invece non voleva voltare le spalle al bretone che, ragazzo, aveva  militato ai margini della Resistenza antitedesca e che si considerava un seguace di De Gaulle (il De Gaulle nazional-europeista fino al De Gaulle dell’algerino “Je vous ai compris” di Mostaganem). Michel Poniatowski, allora ministro dell’Interno, fra questi ma anche Bernard Pons, allora segretario politico del partito e parecchi altri.

Chirac fu inflessibile. Malgrado i veti del sistema, i suoi ostracismi e le sue ingiurie ed anche gli errori, talvolta esiziali, commessi dallo stesso Le Pen, la marcia continuò. Ed è arrivata fin qui. Adesso la partita si sposta di due anni, alle presidenziali del 2017. Per Marine Le Pen è quello, ora, l’obiettivo della vita. Lei è burbera come il padre ed é intelligente come lui. Sa che l’Eliseo non è irragiungibile. Ci può arrivare se le azzecca tutte, da adesso  in poi, da sola fino ad arrivare  al 51 per cento.  Oppure se riesce a costruire alleanze non solo con gli elettori ma anche con gli eletti.

Difficile? Diceva Charles Maurras che ogni disperazione in politica è una sciocchezza assoluta.

@barbadilloit

 
 
 
 
 
TRATTO DA STAMPA LIBERA 
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Maurizio Blondet

Maggioranza in 6 regioni al primo turno, primo partito di Francia con il 30 % dei voti espressi; al secondo turno, al governo in nessuna regione, sconfitta schiacciante. E’ la democrazia francese, tutto come previsto.

bhl festante

Bernard Henry Lévi twitta esultante: “Il FN non avrà alcuna regione. Nessuna. La Francia repubblicana trionfa”. A buon diritto. Ha funzionato ancora una volta il cosiddetto “giuramento” – risalente al 1986 – davanti al B’Nai B’rith dei due partiti maggiori, gaullisti e socialisti. “Nessuna alleanza con il Front National”, come diramò l’Agenzia Telegrafica Ebraica il 30 gennaio 1986. Convocato in una riunione “privata”, a logga chiusa, il delegato dei gaullisti Alain Madelin aveva impegnato il suo partito a non fare mai e poi mai alleanza con il FN per costituire una maggioranza di centro-destra; c’erano anche presenti dei socialisti, Michel Charzat, segretario nazionale del Partito e deputato di Parigi, e radicali (Christian Ducroc, radicali di sinistra) ma su quelli B’nai Bith poteva star tranquillo; che facessero una alleanza di governo coi “fascisti” era naturalmente escluso. Era il rassemblement gollista che poteva essere tentato di unirsi a Le Pen, che già allora aveva un bel pacchetto di voti, per fare un governo di coalizione; Madelin giurò. In quella riunione davanti alla massoneria ebraica i due partiti mainstream si impegnarono a quella strategia di operare quelle opportune “desistenze”, sì che i loro elettori facessero piuttosto vincere il partito avverso, anziché Le Pen.

Ha funzionato ancora, il vecchio patto. I socialisti si sono svenati ed anno fatto vincere in più regioni i “repubblicani” di centro-destra. Anche stavolta sono risuonati gli appelli ufficiali del Grand Orient, del CRIF (Conseil Répresentatif des Institutions Jives del France) per richiamare all’ordine i partiti e i votanti. Ma forse, quelli che stupiscono sono i cittadini francesi: una quantità di quelli che al primo turno s’erano astenuti, sono andati a votare al secondo turno, roboticamente, disciplinatamente, per “sbarrare il passo al fascismo”. Di fatto hanno rilegittimato un presidente che consideravano ridicolo ancora qualche settimana fa, un governo “di sinistra” di cui denunciavano la complicità nel disastro austeritario-europeista e l’incapacità di frenare la disoccupazione; e sull’altro versante, hanno mandato a molti governi regionali un partito ex gaullista di cui il 77% dei lettori del Figaro (quindi di centro-destra) pensava, un mese fa, che “non ha un programma di governo”, e al 74%, che “non avrebbe fatto meglio dei socialisti” al governo.

Prima...Prima…E’ quel che dice un blogger gaullista influente, amaramente compiacendosi della sconfitta delle Le Pen: non solo il FN “unisce contro di sé la maggioranza della popolazione” (il che per il blogger è bene), ma che “rende minoritarie le idee che tocca”: e questo lo addolora, perchè le idee che le signore Le Pen rendono minoritarie sono quelle di molti cittadini francesi: il rigetto della dittatura burocratica della UE, della globalizzazione che distrugge l’identità e la patria, dell’euro che provoca disoccupazione senza prospettive, della egemonia tedesca sempre più ottusa ed arbitraria. Non dimentichiamo che nel 2005   quasi il 55% dei francesi hanno votato un sonoro “NON” al progetto di costituzione europea cucinato a Bruxelles.

Di fatto, con questa sconfitta, tramonta la possibilità che il FN della signora Marine diventasse il nucleo di una coalizione transnazionale   anti-UE nelle sedi europee; in Italia, anche Salvini, che aveva cantato la vittoria della Le Pen al primo turno come sua, è sconfitto e diventa piccolo piccolo (quel che in fondo è). E’ una strana tragedia politica, nel momento in cui la Danimarca ha votato “NO” ad una maggiore integrazione europea, e in tanti paesi europei cresce la coscienza di quanto il governo burocratico di Bruxelles sia asservito alla NATO, agli interessi globalizzanti, e all’egemonia berlinese.

Resta la proposta di Jacques Sapir, che è questa: sia a destra sia a sinistra ci sono forze anti-UE, ossia che riconoscono nel mostro burocratico che ci ha privato della sovranità (e quindi della cittadinanza e democrazia) il “nemico principale”. Non ci sarà mai una maggioranza per sconfiggere il nemico principale, se queste forze non si uniscono, lasciando per il momento da parte le loro ragioni di avversione reciproca- che sono secondarie davanti al nemico principale – come fecero i Comitati di liberazione nazionale dove comunisti e monarchici si unirono contro l’occupazione nazista… Sapir sta cercando di convincere  di adottare quest’idea  esponenti della sinistra in Europa. Conoscendo le sinistre (che fanno sempre il gioco del grande capitale), è una utopia.

..e dopo..e dopoNell’attesa del futuro Comitato di Liberazione (campa cavallo), ci resta da notare che la sconfitta del FN non è così definitiva come ci vorranno far credere i media. Per esempio: lapercentuale dei votanti del FN non è quasi cambiata fra i due turni: segno che gli astensionisti che sono andati a votare il secondo turno, hanno votato anche Le Pen, non sono contro il FN. Difatti il Front ha guadagnato altri 800 mila votanti, e può contare ormai su un solido elettorato di 7 milioni di francesi. Ha adesso quasi 400 consiglieri regionali, che dato il sistema di finanziamento de partiti in Francia significa un notevole aumento delle entrate nelle casse del partito; questi nuovi delegati potranno farsi esperienza, formarsi, migliorare le loro competenze, farsi riconoscere come amministratori non come “neri e razzisti”. Il fatto che non abbiano regioni da governare è quasi una fortuna: della crisi che certamente si aggraverà (finché non si va’ contro il Nemico Principale) e della disoccupazione crescente,   saranno responsabili i due partiti che gli hanno strappato la vittoria. E le elezioni presidenziali sono vicine, nel 2017: l’economia non sarà certo migliorata, la disoccupazione non diminuita, le forze globaliste-internazionaliste non si saranno rese più simpatiche, la UE sarà certamente ancora più disumana nella sua incarnazione di “prigione dei popoli�, il numero di immigrati che a Merkel ci farà trangugiare raggiungerà i tre o quattro milioni… E la sola alternativa a tutto questo sarà il Front.

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ALTRE NEWS

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( . . . )

+++LA RIVOLUZIONE STA PER ARRIVARE+++
UNA CLASSE POLITICA LADRA E CORROTTA, FARA’ DEL MALE A TUTTI….CACCIARLI E’ UN DOVERE CIVICO!!
PROCESSARLI E’ DOVEROSO, ARRESTARLI E’ VITALE!! CONFISCARE TUTTI I BENI CHE HANNO RUBATO AI CITTADINI E’ OBBLIGATORIO!! LA RIVOLUZIONE STA PER ARRIVARE..
UNISCITI A NOI!!https://www.facebook.com/9-Dicembre-Forconi-15520309250511…/

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Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut
 
  
Associazione Azimut, Naples, Italy.  
  
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
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