QUELLA “NOSTALGIA DELL’AVVENIRE” VERSO IL SETTANTENNIO DI NASCITA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO


QUELLA “NOSTALGIA DELL’AVVENIRE” VERSO IL SETTANTENNIO DI NASCITA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO
( anteprima di web – servizio monotematico – tra breve in rete )

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DEDICATO ALLE DONNE E AGLI UOMINI CHE, PER DECENNI, RISPOSERO ALL’APPELLO DEI FONDATORI DEL MSI – PER DARE SEMPRE E MAI NULLA CHIEDERE – ALLA MIGLIORE GIOVENTU’ CHE HA AVUTO L’ITALIA AVANGUARDIA DELLA LOTTA – AI TANTI MARTIRI CADUTI PERCHE’ LA PATRIA RIACQUISTASSE  “SOVRANITA’ POLITICA – INDIPENDENZA ECONOMICA – GIUSTIZIA SOCIALE”. UN GRANDE ESEMPIO ! ! !  NOI, TRA I SUPERSTITI – IRRIDUCIBILI – , TARDIAMO A RITORNARE A CASA SOLO NELLA SPERANZA CHE CESSI LA LUNGA NOTTE DELLA REPUBBLICA; E, COMUNQUE SIA. SAPPIAMO CHE DOPO OGNI NOTTE, SEMPRE, SPUNTA L’ALBA E CHE, DI CERTO, FARANNO MEGLIO I NOSTRI FIGLI E I NOSTRI NIPOTI. [ “Azimut” ]
 

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OGGI – QUELLA “NOSTALGIA DELL’AVVENIRE” VERSO IL SETTANTENNIO DI NASCITA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO 
[ “AZ.-NEWS” : 29 DIC. 2015 ]
( anteprima di web – servizio monotematico – tra breve in rete )
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QUANDO DICEVAMO : “MSI – L’ULTIMA SPERANZA L’UNICA CERTEZZA” – “PER LA POLITICA CHE VOLA ALTA OCCORRE SEMPRE AVERE UN SOGNO”
 
( NAPOLI – 1983 )
10014535_10202470967307786_2065421009_n“…Quando incrociai la mia vita col Msi ( era nel ’58 ed io avevo solo quindici anni ed il movimento ne aveva solo dodici ), fu un vero e proprio “colpo di fulmine”, diciamo “un’amore a prima vista” … pubblicato : 22 novembre 2006
[ archivio – TRATTO DA ” 50 ANNI DI MOVIMENTO : LA STORIA DEL MSI, VISSUTA DA UN MILITANTE ”  – ( 

 Arturo Stenio Vuono ) – ]
[ PER LEGGERE TUTTO – VEDI : OLTRE ]
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DA NAPOLI
( messaggio su facebook  –  CON LINK )
 
La nascita del Movimento Sociale Italiano viene preceduta da alcuni fatti, il più importante dei…
SECOLODITALIA.IT|DI ANTONIO PANNULLO
 
IN COPERTINA
 ( dal “Secolo d’Italia” – dic. 2014 )
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26 dicembre 1946, il sogno non muore: nasce il Movimento Sociale Italiano

26 dicembre 1946, il sogno non muore: nasce il Movimento Sociale Italiano

venerdì 26 dicembre 2014 

La nascita del Movimento Sociale Italiano viene preceduta da alcuni fatti, il più importante dei quali si svolge a Roma nel maggio del 1946. Tra i moltissimi gruppi e gruppetti fascisti, ve n’è uno, guidato da Pino Romualdi, detto “il dottore”, che si chiama Far, Fasci di azione rivoluzionaria, al cui vertice si forma un organismo chiamato il Senato, che cerca in qualche maniera di coordinare la nebulosa fascista superstite, in Italia, ma soprattutto a Roma. A fine luglio, il Senato affronta in una riunione a Roma il problema di cosa fare in futuro. Romualdi propone di abbandonare l’Uomo qualunque di Guglielmo Giannini, che aveva riscosso un qualche successo elettorale, e di formare un movimento che catalizzi tutti i fascisti dispersi. La sua tesi passa di misura, così si individuano in Giorgio Almirante e in Giacinto Trevisonno le persone che avrebbero potuto rivestire responsabilità nel nuovo movimento, in quanto Romualdi era ricercato, tanto che poi, nel 1948, fu arrestato e rimase otto mesi in carcere. Insomma, era deciso. Il 3 dicembre ci fu un’altra riunione in via Barberini, a casa del papà del futuro segretario del Msi Arturo Michelini, Renato. Alla riunione partecipano rappresentanti dei giornali fiancheggiatori e i leader di alcuni gruppi politici, tra i quali il Mius, Movimento italiano di unità sociale, di cui faceva parte, tra gli altri, proprio Almirante. Si stabilì di creare un nuovo soggetto politico, come si direbbe oggi, che si chiamerà Movimento Sociale Italiano.

Il ruolo di Rivolta Ideale di Tonelli

Seguirono altre riunioni, con molti e diversi partecipanti, fino ad arrivare a quella decisiva. Il 26 dicembre, dopo altri numerosi – e faticosi – contatti preliminari tra le varie e variegate organizzazioni e associazioni che vi confluivano, e preparato dal giornale Rivolta Ideale (diretto da Tonelli, uno dei membri del Senato), si costituì a Roma il Movimento Sociale Italiano (siglato all’inizio Mo.S.It.), il cui primo atto fu di rivolgere un appello agli italiani per la ricostruzione e presentare i dieci punti programmatici. Tra questi dieci punti, è fondamentale ricordarlo ancora, ve ne era uno dedicato specificamente alla pacificazione nazionale, peraltro sempre respinta dai comunisti. Già il 29 furono affissi per la città manifesti con entrambi i documenti. Si varò lo statuto provvisorio che prevedeva otto organismi. Giacinto Trevisonno fu nominato segretario della giunta esecutiva, mentre a Carlo Guidoboni fu dato il compito di organizzare il nucleo giovanile del nuovo partito, il Fronte giovanile, “nonno” del Fronte della Gioventù, poiché si era convinti, e con ragione, che l’anima del Msi sarebbero sempre state le nuove generazioni, e così in effetti fu sempre. Mentre erano ancora vive l’epurazione, la persecuzione e le vendette cielleniste contro i fascisti, affluirono nel nuovo partito della fiamma tricolore combattenti dellaRepubblica Sociale Italiana, reduci dai campi di prigionia, epurati, e soprattutto giovani e giovanissimi che la guerra non l’avevano fatta. Si calcola che nel 1945 fossero decine di migliaia i fascisti in carcere a vario titolo, e questo mentre in Italia si parlava di nobili valori, di democrazia, di libertà.

Un movimento radicato sul territorio

Dopo pochissimi mesi, se non settimane, il Msi era già una realtà solida, strutturata, organizzata, radicata sul territorio. Il partito si articolò subito in sezioni comunali e federazioni provinciali. Mancavano i mezzi ma si supplì con il volontarismo, reso ancora più eroico per il fatto che si doveva combattere contro l’ostracismo, la congiura del silenzio della stampa, il carcere, la disoccupazione, la violenza di piazza, anche armata, la penosissima carenza di mezzi economici. Ma soprattutto si doveva combattere contro almeno una parte dei vincitori e la loro arroganza. Il 5 febbraio del 1947 venne redatto uno statuto provvisorio del Fronte giovanile. Il 10 uscì – numero unico – la prima pubblicazione dell’organizzazione giovanile missina, Che l’inse!, dal grido del Balilla. Il 9 febbraio si tenne nella sede del Msi, in corso Vittorio Emanuele 24, il primo giornale parlato, ossia una commistione di comizio, dibattito, confronto tra il pubblico e gli esponenti del partito. Ideato da Almirante e attuato da Mario Cassiano. Il 20 febbraio si costituirono le sezioni Appio-Tuscolano, Italia Nomentano-Città Giardino, Savoia e Colle Oppio, la quale in realtà già era utilizzata in precedenza da combattenti della Rsi e profughi istriani e dalmati, tanto che poi si chiamerà, e si chiama ancora oggi, “Istria e Dalmazia”. Le prima sezione aperte in provincia? Quelle di Guidonia Montecelio e Morlupo. Nel febbraio si costituirono anche i Nuclei universitari del Msi. Oltre a Rivolta Ideale, che Tonelli aveva continuato a mettere a disposizione del Msi, il partito si dotò di un suo modesto organo ufficiale, la Circolare settimanale, due o quattro – poi otto – fogli dattiloscritti su cui veniva raccontata la vita del nuovo Movimento. Sulla Circolare appariva anche la rubrica dei giovani del Fronte, Fanfara. La prima sede del Msi fu aperta in corso Vittorio Emanuele 24, nei cui locali vennero ideati e attuati i cosiddetti giornali parlati, specie di conferenze a ingresso libero dove si esponevano e si commentavano le tesi del Msi o i fatti del giorno e si apriva un dibattito aperto a tutti. Nelle sezioni si costituirono i Gop, gruppi di organizzazione e propaganda, raggruppamenti scelti, antenati dei futuri GO (Gruppi Operativi) di via Sommacampagna degli anni Settanta, “invenzione” di Teodoro Buontempo e Franco Tarantelli. In aprile poi nacquero i nuclei sociali di Prati-Trionfale, Gianicolense-Ostiense, Trastevere-Testaccio, Prenestino, Labicano, Monti-Trevi, Pinciano, Borgo-Ponte e il primo nucleo studentesco, che fu costituito al liceo Dante Alighieri in Prati. Il primo segretario della giunta provinciale di Roma, nata nel gennaio di quell’anno, fu l’avvocato Nestore Sciarretta. Della giunta provvisoria faceva parte, tra gli altri, l’avvocato Mario Niglio, ancora vivente e che ci ha raccontato alcuni di questi episodi.

Come nacque il simbolo della fiamma

Enzo Erra poi, in un’intervista con Almirante su Intervento, degli anni Ottanta, ci racconta come nacque il simbolo: un mutilato, incontrando Almirante sulle scale nella sede, gli propose di utilizzare la fiamma, simbolo dei combattenti, e gliela abbozzò su un foglio. Fu utilizzata già nelle amministrative romane. Malgrado la commovente penuria di mezzi, al 31 maggio esistevano già 300 sezioni del Msi in tutta Italia con quasi diecimila tesserati. Negli anni successivi Almirante sottolineò sempre il grande ruolo di Rivolta Ideale, “che ha parlato quando gli altri tacevano”. La ragione del successo del Msi e segreto della sua stessa sopravvivenza, fu la immediata diffusione capillare in tutta Italia e il suo radicamento sul territorio, frutto probabilmente dell’esperienza delPartito nazionale fascista che i primi missini portarono con loro. Inizia così la pluridecennale storia del Msi.

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La storia del Msi, vissuta da un militante 
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AG Napoli: La storia del Msi, vissuta da un militante ( uno stralcio, dal sito )

22 novembre 2006 | PostAuthorIcon Autore: admin

TRATTO DA ” 50 ANNI DI MOVIMENTO : LA STORIA DEL MSI, VISSUTA DA UN MILITANTE ” di Arturo Stenio Vuono “STAMPATO IN PROPRIO DA A.G.- ARENELLA – NAPOLI – 1997″ ( II – PAG. 7 E SEGUENTI ; XIII PAG. 33 e SEGUENTI (II° – pag.n. 7 e seguenti)


   …Di Almirante, possiamo tentare di dire qualcosa : aveva fiducia in tutti ma non si fidava di nessuno, detestava le “confidenze”, non curava ( troppo ) la sua persona; così preso dalla sua missione, pensando a tutto personalmente, curando direttamente anche la copiosa corrispondenza con la “base” degli iscritti, contraddizione tra le contraddizioni, accettava di buon grado che la sua vita la si organizzasse, sopportava poco la confusione, “tollerava” opportunisti e mezze figure semprechè non aspiranti al ruolo di protagonisti, riteneva decisamente irripetibile ( e non ne faceva mistero ) l’esperienza del ventennio fascista così come – storicamente – s’era realizzata; giornalista polemico ma non fazioso e grande amico nonchè educatore dei giovani. Del personaggio così abbozzato si tentò di aggiungervi ch’era stato, all’epoca della Repubblica Sociale Italiana, un “fucilatore” ma, questo, perchè dopo i successi della Destra , il leader era ormai divenuto totalmente e realmente credibile anche fuori dal ristretto ambito, tradizionalmente, missino ( nel ’70 tredici consiglieri comunali a Roma e Lui che batte per preferenze il leader storico comunista Ingrao, già in età giovanile definito il “poeta di Mussolini”; nel ’71 la grande avanzata in Sicilia nelle elezioni regionali, nel ’72 lo sfondamento – seppure non come le massime previsioni – alle politiche del neonato Msi-Dn : la < < Destra Nazionale >> ).Almirante, infatti, sino a quegli anni ( agirà, sempre, all’insegna di “una politica per ogni stagione” e con lucido pragmatismo ), aveva fatto perno sui concetti dell’autonomia del vecchio Msi ( senza Dn) e dello sganciamento da ogni intesa permanente ( usando poco e malvolentieri il termine “destra” ) per, poi, con lungimiranza, uscire dall’isolamento; con un primo esperimento che portò alla <  costituente di destra  > ed alla “Destra Nazionale” ( inglobando monarchici ed altre – seppure minoritarie – correnti cattoliche e laico-liberal-risorgimentali ).Se gli si continuava a dire, questo per la cronaca, che – mancando il Msi – si sarebbe dovuti essere almeno socialisti, amava ripetere : che…”non ci sarebbe stato niente di male, ma ( io ) sono stato un “sociale con la socializzazione”, e non un “socialista senza la socializzazione” ( un “poveraccio” e non un “padrone” )…”eccetera. Altre sue caratteristiche: contrario ai metodi violenti ed allo “scontro fisico” per lo scontro, era un convinto sostenitore di una “Europa dei Popoli” ( che non fosse a guida di soli finanzieri ), per uno stato “nazionale ma non nazionalista”, “sociale ma non socialista”; contrario, come politico, “a passare la mano” – nel campo dell’economia – ai soli tecnici così, come nel campo della cultura, solo ed esclusivamente agli intellettuali. Uno dei suoi cento “cavalli di battaglia”, ad esempio, restò la “impresa partecipata” ( come modello di partecipazione agli utili ed alla gestione delle aziende, da parte delle maestranze ); fu il primo, con avveniristica intuizione, a proporre: elezione diretta dei sindaci, del presidente della repubblica e, oppure, del presidente del consiglio “indicato”, direttamente da parte del popolo ( a Napoli: “per una nuova repubblica”, nel ’79 ).E del ’79, ci piace ricordarlo, fu quella intervista a Gianfranco Fini ( allora a capo dell’ex Fronte Della Gioventù ), curata da me e da alcuni amici di “Radio Fiamma”, su questi temi ed altro – essendo lo stesso legatissimo ad Almirante – che si concluse con un’augurale “salutiamo il futuro segretario del partito”. In seguito, Almirante, usava – perciò – ripetere ( sempre sui temi della  sua < < nuova repubblica >>, e non solo, che si facevano strada ): “Quando la verità affiora sulle labbra del tuo avversario, vanne fiero perchè è il segno della tua vittoria” . Almirante, pure, usò definire il regime catto-comunista come un regime popolato da sudditi e non da cittadini liberi. Di questo straordinario protagonista delle vicende italiane, di Giorgio ( più che Almirante ), come più le nostre folle – e in specie i giovani – lo acclamavano, potrei dirvi tante altre cose; nel suo libro ( ho già citato < < Autobiografia di un “fucilatore” >> ), più che scrivere ci parla ( e me ne accorgo quando lo rileggo ), dedica: “…agli amici di tutta una vita”, definiti “protagonisti – sin dall’inizio della nascita del Msi – d’una dura battaglia di riscatto nazionale e piccola pattuglia di credenti”.Quando incrociai la mia vita col Msi ( era nel ’58 ed io avevo solo quindici anni ed il movimento ne aveva solo dodici ), fu un vero e proprio “colpo di fulmine”, diciamo “un’amore a prima vista” già in incubazione: da più piccolo avevo assistito alla scena di un comizio missino, sciolto di viva forza dalla “celere”, ricordavo le foto dei giornali sulla restituzione – in una cassa di imballaggio – delle spoglie mortali di Benito Mussolini, m’era impressa la scena d’una grande manifestazione di giovani nazionali ( a sostegno della “rivolta ungherese” ) – nel ’56 – contro il comunismo russo; eravamo, all’epoca così tanto pochi ( ad esporci ) che la conoscenza – anche personale ( e più stretta ) – del leader massimo, sia sul piano nazionale che locale, come di tutti gli altri dirigenti, ad ogni livello, era inevitabile; cosicchè, solo e per questo, posso aggiungere qualcosa di personale.Nel 1965 ( avevo 22 anni, non compiuti ) alla vigilia dell’VIII° Congresso Nazionale di Pescara, lo incontrai insieme ad altri ( nella “Sala Donato”, in Cosenza, nel popolarissimo quartiere ove sono nato : vi avevano abbondato i vecchi socialisti, poi – nel dopoguerra – con tanta gioventù di destra ), avendo un breve “scontro” incruento ( intendo dialettico ) ; che, nel prendere la parola ( quale più giovane delegato eletto in Italia ), gli contestai di avere preso le distanze, dalla segreteria di Michelini ( col quale aveva, comunque, cogestito la cosiddetta politica di “centro”, nel partito, sostenuta dalla “destra interna” dell’onorevole Romualdi ) , solo strumentalmente, per inquadrare – ed assorbire – il malcontento che stava, invece, portando “l’ala sinistra” ( sempre interna : degli onorevoli Leccisi e Manco ) a posizioni di forza impreviste; solo strumentalmente per , poi, a Pescara, “rientrare” ( cosa che, in effetti, avvenne); e fu, da parte sua, solo uno sguardo di meraviglia, una non risposta ( per comprensione ), e più tardi ne metabolizzai il senso ed il suo scopo ch’era invece mirato, unicamente, alla preservazione del movimento. In effetti, come vedremo, ognuno dei segretari del Msi ( o a chi a tale missione fosse chiamato, più che aspirare ) si pose sempre al centro e come equilibratore “di destra e di sinistra, interne” ( al partito ); una costante di tanti e tanti anni difficili e di immensi affanni, resistendo a tutto e a tutti, onde continuare ad essere una “riserva morale” per l’Italia che l’attuale, diverso, più comodo scenario di Alleanza Nazionale non può appieno fare comprendere. Citerò qualche altra occasione “d’incontro ravvicinato”..Una colazione di lavoro si tenne presso la stazione di Roma Termini, fui insieme a lui ed ai colleghi della direzione centrale del sindacato Usfi ( il sindacato “Unione Sindacale Ferrovieri Italiani”, aderente all’ex confederazione Cisnal ), s’era nel ’72 : io, dirigente nazionale del sindacato, sui trent’anni – mio figlio Ferruccio Massimo nato da pochi mesi – , già eletto nella commissioni interne di Modane ( Savoia – Francia ) e della stessa Roma Termini, più in là sarei divenuto il segretario di quella della stazione di Napoli Centrale; si parlò del più e del meno : ci disse, a proposito di Salsomaggiore, ch’era sì nato il 27 giugno ’14 ma non proprio in quella cittadina, all’altezza di quella città, invece, era nato in treno ( e vi fu registrato per legge) ;e, precisamente, sotto la galleria della direttissima Roma- Firenze; sua madre e suo padre, infatti, assieme agli zii ( Luigi, Ernesto e Giacomo ), costituivano una nota compagnia teatrale che si spostava, continuamente, in tutta Italia. Almirante, però, dopo la sua “parte” di girovago, già aggregato a quella compagnia ( dopo la sua infanzia ), ha risieduto – stabilmente – prima ( per pochi anni ) a Torino e, poi, sempre a Roma. Giornalista, professore in lettere per licei, capo di gabinetto del ministero della cultura popolare( al nord : dal ’43 al ’45 ), latitante ( per motivi politici ), rappresentante e venditore “porta a porta”, insegnante privato e, infine, deputato e segretario di partito – si può dire – per una vita intera. Anche perseguito, sottolineo stupidamente, per il reato di tentata ricostituzione del disciolto Partito Fascista, proprio lui a differenza dei tanti nostri “rivoluzionari” in gioventù ( evidentemente con “l’autorizzazione del ministero degli interni…” ), tant’è che poi in età più matura, li ritroviamo – tutti – notai, magistrati oppure “questurini”, ecc. ( lo dico senza voler mancare di rispetto, indiscriminatamente, a queste categorie, soltanto volendo sottolineare il “paradosso, se così posso dire ).Per ultimo, volendo accennare anche l’episodio ( assai emblematico ) dell’Hotel Paradiso, a Napoli ( ove nel 1983 il Presidente Rastrelli, in mio appoggio e di altro candidato – come me – alle “amministrative” di quell’anno, volle convocare una c.d. “cena elettorale”, con la sua presenza prestigiosa e cioè di Almirante ); io ho fatto – come candidato – solo quattro campagne elettorali : “politiche” del ’79, “comunali” dell’83, “circoscrizionali” del 1987 e del 1993 ( oltre che con una lista civica , l’Unione Bruzia – a Cosenza 1970 – primo esperimento in Italia di “lega locale”, come risulta ) ; episodio che colpì, profondamente, mia moglie ( avvicinatasi – anch’essa – alla destra, in occasione delle “politiche” ’79 ) a motivo della genuina affabilità ed umiltà del grande leader ( assolutamente scevro da voglie di eleganza, indossava un semplice maglione sotto la giacca…..).Ora, volendo evitare una cronologica e lunga elencazione di incontri, infine lo vidi – proprio per l’ultima volta – nel decisivo XV congresso nazionale di Sorrento ( Napoli ) del 1987 ( allora gli anni erano saliti, per me, a 44 ). Lui, “passando il testimone”, e fu l’anno dell’elezione a segretario dell’attuale presidente di Alleanza Nazionale Gianfranco Fini. Elezione preceduta dal geniale lavoro di coordinamento di Pinuccio Tatarella.Almirante s’era gia seduto nella prima fila della platea ( avendo abbandonato il palco del teatro ove si svolgevano i lavori congressuali : deluso ed amareggiato, in parte, perchè una quota del partito gli negava la presidenza all’unanimità e per acclamazione : a Lui, ironia della sorte, colpevole di avere un “delfino” ); stava con l’affettuosa ed inseparabile – sua moglie – nobildonna Donna Assunta, come al solito e con grande pazienza autografava – per ricordo – gli stampati congressuali che gli porgevano i numerosi delegati o invitati, e ne fui tentato anch’io ( chè un “peccato veniale”, nella mia libreria – infatti – sono a diecine i libri autografati che conservo per mio figlio e per il figlio di mio figlio, dei maggiori protagonisti – a cominciare dallo stesso Almirante – di tutta la destra italiana ed europea ). Stava seduto, quando nel leggere il mio cognome – stampato sull’invito che gli porgevo – si alzò per dirmi testualmente: “Vuono e adesso chi leggerà più le tue benedette lettere, scritte a mano ? e ti risponderà ?” ..e disse altro…. Non compresi che la frase, seguita da un’abbraccio inconsueto ( alla presenza dei molti…), e lo compresi più tardi, non era un addio da segretario uscente e, piuttosto, anticipava – non so come – la sua morte fisica ( Lui era già gravemente ammalato ma molti di noi non sapevano.. ), di lì a poco avvenuta, nella primavera dell’88 ( all’età di 74 anni, ancora non compiuti ), seguita – a 24 ore di distanza – da quella dell’altro “grande vecchio” ( cofondatore del Msi ), on.le Pino Romualdi; ne furono congiunti i funerali, quel 22 maggio ’88, in Roma, incredibilmente imponenti ed attraversarono, lo ricordo con grande emozione, per l’ultimo saluto, uno straordinario e commovente mare di folla e di popolo genuino, giunto da ovunque ( lo ricorderanno i tantissimi intervenuti – anche – della nostra città e della nostra regione ).


   CON ALMIRANTE, NEL MIO PICCOLO ( E PER QUEL CHE HA CONTATO )…, MOLTI DI NOI HANNO AVUTO UN RAPPORTO ASSAI STRANO : MAI – COMPLETAMENTE – CONDIVIDENDO LA SUA POLITICA, IN POSIZIONE DI DISTINGUO NELLA DINAMICA DELLA DIALETTICA INTERNA; SEMPRE – IN ULTIMA ANALISI – CON IMMENSA FIDUCIA PERO’ NELLA SUA FIGURA DI “REGGITORE” E DI “TIMONIERE” DI CUI – E’ CHIARO – CHE NON SI POTEVA FARE A MENO E DI CUI, COMUNQUE, CI SI POTEVA – CERTAMENTE – FIDARE; E ALMIRANTE : COME LA “STELLA POLARE”, UOMO BUONO E GIUSTO NONCHE’ MITE, BENCHE’ IRRIDUCIBILE, PIENO DI SENTIMENTI UMANI, MASSIMAMENTE APERTO AL COLLOQUIO CHE NESSUNA BARRIERA DELLA POLITICA, PURE IN PRESENZA DI ASPRI CONTRASTI, AVREBBE POTUTO – PER LUI – IMPEDIRE. E SPESSO NON SI POTEVA EVITARE…CHE I SUOI SENTIMENTI UMANI SOPRATUTTO T’INONDASSERO E L’ACQUA, COSI’, CADENDO SUL FUOCO….. >>

NOTE

< <  (XIII° – pag. n. 33 e seguenti.)…E’ nell’anno ’76, tanto per ritornare al tema, che – registrando ( anche ) una perdita elettorale rispetto al ’72 – il Msi-Dn raggiunge l’acme delle sue divergenze interne : sono due le “correnti” ( ora, ufficialmente, precostituite ) in aperta contrapposizione alla segreteria di Almirante : “Linea Futura” dell’on.le Pino Rauti e “Democrazia Nazionale” degli on.li De Marzio – Nencioni – Roberti ( Rauti, come abbiamo detto, poi, opterà per un accordo all’XI° congresso nazionale, nel gennaio ’77); e “Democrazia Nazionale”, nel dicembre ’76, si scinde dal Movimento e diventa un vero e proprio partito ( con molti “in attesa….a “doppia tessera”…). Su “Democrazia Nazionale”, finita nel nulla entro il breve volgere di tre anni ( sarà spazzata via – dall’elettorato di destra – nelle “politiche” del ’79 : il Msi-Dn si riprenderà in tutta Italia, in specie a Napoli dove – poi – si svolgerà la campagna speciale elezioni per << Almirante Sindaco >> – 1980 – con uno straordinario consenso popolare ), l’argomento non può interessare più di tanto, comunque sia, va detto che alla “Destra Nazionale” servirà ( per paradosso ) a dimostrare che non era cessata la linea di < < – alternativa al sistema  – >> ( che, invece, proprio i cosiddetti “rivoluzionari interni” sostenevano che fosse stata tradita sin dal ’73; smentiti, ora, da quelli che – essi stessi – definivano, da sempre, i “moderati”; che, per l’appunto, ne chiedevano la smobilitazione; e osserviamo, perciò, che entrambe queste linee di tendenza, di fatto convergevano contro Almirante ). E che il presupposto dell’autoscioglimento del Msi-Dn, in una nuova (ri)fondata e presunta nuova < destra democratoica >  onde colloquiare con settori democristiani e liberali ( a loro dire ) preoccupati di un possibile “compromesso storico” ( con il Pci ), veniva decisamente rigettato.Insomma, col 22 dicembre ’76, la metà dei deputati e senatori del Msi- Dn ( a Napoli, tutti ) lasciano il partito e passano a “Democrazia Nazionale”; tutto sarà evidentemente inutile poichè ( a prescindere che resta il dubbio – su tale vicenda – che sia stato, solo, il riflesso nella destra, delle divergenti strategie che, all’interno della Dc, si ispiravano agli on.li Andreotti e Moro ) gli anni a seguire, poi, dimostreranno inequivocabilmente, il fatto che se la stessa “Democrazia Nazionale” avesse avuto successo ( anche per l’ingente quantità in mezzi finanziari di cui dispose ), e così non fu, non sarebbe stata altro che una “foglia di fico” ( e una “riserva indiana” ) per una “destra di paravento” – e a copertura della stessa Dc – essendosi decisa, comunque sia ( per ragioni interne ed internazionali ), la legittimazione – piena – del Partito Comunista Italiano.A riguardo, in conclusione, essendosi verificato il rientro – in questi ultimi anni – di tanti che uscirono dalla Destra ( scegliendo “Democrazia Nazionale”), questi transfughi – da parte mia – sì – li ritengo i veri “riciclati” – il pericolo in atto è che si possa accreditare un falso “parallelismo” con l’attuale Alleanza Nazionale ( di cui – essi – in cerca d’una “riverginatura”, dunque, si riterrebbero “anticipatori”); c’è che nel ’76, invece, si voleva una “neo destra” come “ruota di scorta” ( legittimata – “santificata” – neo “democraticamente” ) della Democrazia Cristiana mentre, ai nostri giorni, e prima, almeno più accentuatamente ad inizio degli anni novanta, viene – semmai – ad operarsi l’irreversibile sostituzione della Dc al potere ( e volendosi evitare che ne occupasse il cessato ruolo di governo, come apparve chiaro, la compagine post-comunista del Pds); in cui la Destra ( oggi : Alleanza Nazionale ) sostiene un proprio ruolo, attraverso alleanze paritarie e adeguate ai tempi, inclusa quella coi cattolici “diccì – non deviati” ( ex che, nulla, hanno da rimproverarsi : come Rocco Buttiglione ed altri); ruolo in proprio, sapendo che la “partita è tuttora aperta” ( eccome ! ).A Napoli, dal 5 al 7 ottobre ’79, si svolge il XII° congresso che, con Rauti in ascesa ( firmatario della mozione “Spazio Nuovo” )…, vede – però – rieletto Almirante : egli “candida il Msi-Dn a partito guida delle riforme istituzionali, in favore del presidenzialismo” ( e per una < < nuova repubblica >> ); e, poi, seguirà, nel 1980 – a Napoli – la nota campagna per < – Almirante Sindaco  >. A Roma, dal 18 al 21 febbraio ’82, il XIII° congresso che…..vede… prevalere la mozione della segreteria (Almirante rieletto)…..>> 
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( . . . ) NAPOLI 1987 foto.
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foto di Arturo Stenio Vuono.
NON POTEVAMO SAPERE CHE CHI VOLEVAMO AL VERTICE….
 
MA…..
Il tradito potrà anche essere un ingenuo, ma il traditore rimarrà sempre un infame!

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/aforismi/vita/frase-128321>

TRATTO DAL WEB – ARCHIVIO ONLINE – da messaggio facebook
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GIANFRANCO TRADITORE E LADRO DI SOGNI

Lo confesso: il mandante delle accuse a Fini sono io. Io e tutti quei ragazzi che hanno creduto nella destra, investendoci la vita. Noi, che possiamo comprendere i trasformismi, ma che non gli perdoneremo mai di aver svenduto i nostri sacrifici al &quot;cognato&quot;Marcello Veneziani – Sab, 25/09/2010 – 09:28 Io so chi c’è dietro le carte che accusano Fini. So chi le ispira, conosco bene il mandante. Non c’entra affatto con Palazzo Chigi, i servizi segreti, il governo di Santa Lucia.È un ragazzo di quindici anni che si iscrisse alla Giovane Italia. Sognava un’Italia migliore, amava la tradizione quanto la ribellione, detestava l’arroganza dei contestatori almeno quanto la viltà dei moderati, e si sedette dalla parte del torto, per gusto aspro di libertà. Portava in piazza la bandiera tricolore, si emozionava per storie antiche e comizi infiammati, pensava che solo i maledetti potessero dire la verità.Quel ragazzo insieme ad altri coetanei fondò una sezione e ogni mese facevano la colletta per pagare tredicimila lire di affitto, più le spese di luce, acqua e attività. Si tassavano dalla loro paghetta ma era solo un acconto, erano disposti a dare la vita. Il ragazzo aveva vinto una ricca borsa di studio di ben 150mila lire all’anno e decise di spenderla tutta per comprare alla sezione un torchio e così esercitare la sua passione politica e anche di stampa. Passò giorni interi da militante, a scrivere, a stampare e diffondere volantini. E con lui i suoi inseparabili camerati, Precco, Martimeo, il Canemorto, e altri. Scuola politica di pomeriggio, volantini di sera, manifesti di notte, rischi di botte e ogni tanto pellegrinaggi in cerca di purezza con tricolori e fazzoletti al collo. Erano migliaia i ragazzi come lui. Ce ne furono alcuni che persero la vita, una trentina mi pare, ma non vuol ricordare i loro nomi; lo infastidiva il richiamo ai loro nomi nei comizi per strappare l’applauso o, peggio, alle elezioni per strappare voti. Perciò non li cita. Sa solo che uno di quei ragazzi poteva essere lui.È lui, il ragazzo di quindici anni, il vero mandante e ispiratore delle accuse a Fini. Non rivuole indietro i soldi che spese per il torchio, per mantenere la sezione, per comprare la colla. Furono ben spesi, ne va fiero. Non rivuole nemmeno gli anni perduti che nessuno del resto può restituirgli, le passioni bruciate di quel tempo. E nemmeno chiede che gli venga riconosciuto lo spreco di pensieri, energie, parole, opere e missioni che dedicò poi negli anni a quella «visione del mondo». Le idee furono buttate al vento ma è giusto così; è al vento che le idee si devono dare. Quell’etichetta gli restò addosso per tutta la vita, e gli costò non poco, ma seppe anche costruirvi sopra qualcosa. No, non chiede indietro giorni, giornali, libri, occasioni e tanto tanto altro ancora.Però quel che non sopporta è pensare che qualcuno, dopo aver buttato a mare le sue idee e i loro testimoni, dopo aver gettato nel cesso quelle bandiere e quei sacrifici, dopo aver dimenticato facce, vite, morti, storie, culture e pensieri, possa usare quel che resta di un patrimonio di fede e passione per i porci comodi suoi e del suo clan famigliare. Capisce tutto, cambiare idee, adeguarsi al proprio tempo, abiurare, rinnegare, perfino tradire. Non giustifica, ma capisce; non rispetta, ma accetta. È la politica, bellezza. E figuratevi se pensa che dovesse restare inchiodato alla fiamma su cui pure ha campato per tanto tempo. Però quel che non gli va giù è vedere quelle paghette di ragazzi che alla politica dettero solo e non ebbero niente, quei soldi arrotolati di poveracci che li sottraevano alle loro famiglie e venivano a dirlo orgogliosi, quelle pietose collette tra gente umile e onesta, per tenere in vita sezioni, finire in quel modo. Gente che risparmiava sulla benzina della propria Seicento per dare due soldi al partito che col tempo finirono inghiottiti in una Ferrari. Gente che ha lasciato alla Buona Causa il suo appartamento. Gente che sperava di vedere un giorno trionfare l’Idea, come diceva con fede grottesca e verace. E invece, Montecarlo, i Caraibi, due, tre partiti sciolti nel nulla, gioventù dissolte nell’acido. È questo che il ragazzo non può perdonare.Da Berlusconi il ragazzo non si aspettava nulla di eroico, e neanche da Bossi o da Casini. E nemmeno da Fini, tutto sommato. Capiva i tempi, i linguaggi e le esigenze mutate, le necessità della politica, il futuro… Poteva perfino trescare e finanziare la politica con schifose tangenti; ma giocare sulla pelle dei sogni, giocare sulla pelle dei poveri e dei ragazzini che per abitare i loro sogni si erano tolti i due soldi che avevano, no, non è accettabile. Attingere da quel salvadanaio di emarginate speranze è vergognoso; come vergognoso è lasciare col culo per terra tanta gente capace e fedele nei secoli, che ha dato l’anima al suo partito ed era ancora in attesa di uno spazio per loro, per favorire con appaltoni rapidi e milionari il suddetto clan famigliare. Lui non crede che il senso della vita sia, come dice Bocchino in un’intervista, «Cibo, sesso e viaggi» (si è scordato dei soldi).Il vero ispiratore e mandante dell’operazione è lui, quel ragazzo di quindici anni. Si chiama Marcello, ma potrebbe chiamarsi Pietrangelo o Marco. Non gl’interessa se Gianfrego debba dimettersi e andarsene all’estero, ai Caraibi o a Montecarlo, o continuare. Lo stufa questo interminabile grattaefini. È pronto a discutere le ragioni politiche, senza disprezzarle a priori. Sentiremo oggi le sue spiegazioni (ma perché un videomessaggio, non è mica Bin Laden). Però Fini non ha diritto di rubare i sogni di un ragazzo, di un vecchio, di un combattente. Non ha diritto di andarsi a svendere la loro dignità, i loro sacrifici, le loro idee. Non può sporcare quel motto di Pound che era il blasone di quei ragazzi; loro ci hanno rimesso davvero, lui ci ha guadagnato. Quel ragazzo ora chiede a Fini solo un piccolo sforzo, adattare lo slogan alla situazione reale e dire: se un uomo è disposto a svendere casa, o non vale niente la casa o non vale niente lui. E la casa valeva.
 
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TRATTO DAL WEB – ARCHIVIO ONLINE – da messaggi facebook
 
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Nel 1946 il 26 dicembre fu fondato il Msi che adotto’la fiamma come simbolo.la disegno ‘ mio suocero il prof.Emilio Maria Avitabile .un pensiero a Lui e a quei pochi che fondarono il Msi Almirante Michelini Roberti Galdo Vice di Almirante,e qualche altro che non ricordo .da lassu’ci guardano e forse rimproverano per aver distrutto un sogno..

 

A fine gennaio presentero’il mio libro di memorie al circolo posillipo.cari amici del circolo ,del partito;della mia vita ci siete tutti .sara’una storia della destra napoletana;l’exursus di una vita vissuta ,la riconoscenza ai miei maestri di vita e di politica,gli incontri che mi hanno migliorato,i ricordi,i sogni ,le speranze di un giovane figlio del msi ,e alcuni vi troveranno il perdono per avermi qualche volta deluso.non sono uno scrittore e perdonerete il semplice linguaggio,anche se chi mi intervista,il giornalista Alessandro Sansoni e il mio editore L’amico e camerata Pietro Golia c’è ‘hanno messa tutta per migliorarlo.la prefazione sara’dell’amico Genny Sangiuliano .vi comunichero’la data e spero di vedervi e salutarvi tutti.a presto

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DA “AZIMUT ARCHIVIO ONLINE” – LINK ( clicca e leggi )
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Blog Associazione Azimut : AMARCORD: < NOSTALGIA …

associazioneazimut.blogattivo.com/Azimut…/AMARCORD-NOSTALGI…

10 mar 2012 – TRATTO DA ” 50 ANNI DI MOVIMENTO : LA STORIA DEL MSI,VISSUTA DA UN MILITANTE ” di Arturo Stenio Vuono “STAMPATO IN …

Sul viale del bel tramonto compleanno di Vuono senior – Il …

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/sul-viale-del-bel-tramonto-c…

03 lug 2014 – < speciale presidente “Azimut” >> – compleanno di Arturo StenioVuono ….. [DAL 1946 – IL MSI] < 50 ANNI DI MOVIMENTO >, OGGI , IN PROSIEGUO, DI PIU’… AG Napoli: La storia del Msi, vissuta da un militante ( uno stralcio, …

l’annuncio arturo stenio vuono la buona battagliala erano gli …

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/lannuncio-arturo-stenio-vuo

16 mar 2015 – Associazione Azimut, Naples, Italy. …. La mia militanza, anzi – come quella di tutte le centinaia di persone che ho conosciuto – era improntata ad una …… 50 ANNI DI MOVIMENTO – LA STORIA DEL MSI, VISSUTA DA UN …

177 – Associazione Azimut – WordPress.com

https://azimutassociazione.wordpress.com/page/177/?app-download=ios

Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved) … VIDE IL FUTURO… LA STORIA DEL MSI VISSUTA DA UN MILITANTE…

la destra o europa o non e’. e vi dico qualcosa di piu’ : l …

https://azimutassociazione.wordpress.com/…/la-destra-o-europa-o-non-e-…

19 nov 2014 – Raccolta di e-mail dell’Associazione Culturale Azimut (per Production Reserved) …. Noi, “militanti storici” ex Msi e An…non ci sentiamo …. Analizza su La Stampa La Spina in un articolo dal significativo titolo ….. Vuono,50 ANNI DI MOVIMENTO – LA STORIA DEL MSI VISSUTA DA UN MILITANTE, ed.

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MSI ( E NON SOLO ) AMARCORD
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associazioneazimut@tiscali.it
10/03/2012 20.08 – an.arenella@libero.it
AMARCORD : < NOSTALGIA DELL’AVVENIRE > ; … “L’UOMO CHE VIDE IL FUTURO”… ; BIRRA – CULTURA – POLITICA, ETC.
[ “Azimut-NewsLetter: domenica, 11 marzo 2012 ]
 Arturo Stenio Vuono :  QUANDO CI SI ACCORGE DI TROVARSI SUL “VIALE DEL BEL TRAMONTO”… IL PENSIERO CI PORTA A QUEGLI ENTUSIASMANTI ANNI SESSANTA, IN PIENA E GENEROSA GIOVINEZZA, AUTENTICAMENTE MILITANTE,  DELLE NOTTI CAPITOLINE : era buona la bevuta della “birra nera alsaziana”, portata in stivali di vetro ( litri due ), nel locale alle spalle di piazza Colonna – prima che ci si portasse alla fontana di Trevi – , oppure – in alternativa – si optava per le speciali “bruschette universitarie” presso “Meo Patacca” a Trastevere ( ascoltando musica e ballando, era di casa, allora, la “new roman jazz band” ) ; le “frequentazioni”, più strettamente politiche, “pendolavano” tra: vicoletto del Pantheon ( pure con l’appendice, nel sottostante locale del palazzo,  per l’immancabile pizza …) , via degli Scipioni, piazza del Risorgimento e Via Domenico Fontana…etc., etc., etc. ( erano tutte – come si diceva – “sedi extraparlamentari”… ); tra via delle IV Fontane, via Sommacampagna, etc., e la facoltà universitaria di piazzetta della Fontanella Borghese, etc., in “luoghi ortodossi” – come si diceva – della destra missina; all’Istituto di Cultura Austriaco in  Italia, in conferenze con il buffet di “crauti al senape” ( in via dei Parioli ) ; pure in via Rovereto (per lavoro – presso studio legale – in modo da “arrotondare”) e, parimenti, in via dei Taurini ( alla tipografia – in locale piano terra della direzione e redazione del giornale – per integrare: come correttore di bozze ) , etc.; e potremmo continuare ( quanti splendidi ricordi… ) . La nostra gioventù!


ALTRI UOMINI – ALTRI TEMPI ! ! !

an.arenella@libero.it –  associazioneazimut@tiscali.it
Scritto : March 10, 2012

Per invio : AMARCORD : < NOSTALGIA DELL’AVVENIRE > ; … “L’UOMO CHE VIDE IL FUTURO”…etc.

A.G. Napoli: La storia del Msi, vissuta da un militante. PostDateIcon 22 novembre 2006 | PostAuthorIcon Autore: admin. TRATTO DA ” 50 ANNI DI MOVIMENTO …”

   

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[ leggi uno stralcio – che riguarda Almirante – vedi: oltre ]
  
 
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Risultati immagini per musica alternativa di destra UNO DEI TANTI CANTAUTORI DI DESTRA
LA MUSICA ALTERNATIVA – “PER CHI VISSE D’AMORE” ( TESTO ) CANTAUTORE IL TRIESTINO NEREO ZEPER 1981 – IN ONORE DI TUTTI I GIOVANI MARTIRI DI DESTRA CADUTI PER L’OPPOSIZIONE AL SISTEMA DI POTERE.
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Risultati immagini per nereo zeper
NEREO ZEPER – OGGI
 
Le nostre son storie di un attimo solo
che durano tutta un’eternità
e chi ancor le rammenta,
chi ancor le racconta
si veli del nostro pudore
che abbiamo lasciato laggiù
e si passi una mano sul viso
poiché per gli eroi
qui non c’è paradiso,
poiché per gli eroi
qui non c’è paradiso.

Avvezzi non fummo
alla morte e alla guerra,
avvezzi non fummo
a fuggire la vita,
eppure ci colse
la fredda sorella,
sembrò ci guardasse negli occhi
e per noi si facesse più mesta
mettendo una mano sul cuore,
poiché per gli eroi
qui non c’è che dolore,
poiché per gli eroi
qui non c’è che dolore.

Morire nell’ombra di vicoli scuri
fu quel che ci spiacque, alla fine di tutto:
il sogno che in fondo
avevamo nutrito
era quello di giungere
all’ultima ora in battaglia,
era il sogno più bello
di una vita intera
di giungervi un giorno
di primavera,
di giungervi un giorno
di primavera.

La vampa di fuoco
ci colse nel petto,
che importa la mano
e chi fu l’assassino!
Noi senza tristezza
lasciammo la terra,
alla vita volgemmo le spalle
e senza rimpianto partimmo
che tutto sommato morire di maggio
non ci vuole poi
proprio tanto coraggio,
non ci vuole poi
proprio tanto coraggio.

Le lacrime, i pianti,
i lamenti, i sospiri,
le belle parole
lasciamole agli altri,
un gesto ci basta,
ci basta un ricordo,
ci basta che un giorno si insegni
a chi prenderà il nostro posto
che alta sta sopra gli affanni
la morte che, bella,
ti giunge a vent’anni,
la morte che, bella,
ti giunge a vent’anni.

Fratelli l’amore
vi faccia più saldi
e l’odio vi stringa
più forte al nemico!
Il tempo che passa
cancella le tracce
di tutti gli eventi,
di tutte le storie,
di tutti i rancori!
Chi l’odio non porta nel cuore
può dire che mai
è vissuto d’amore,
può dire che mai
è vissuto d’amore.

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OGGI – QUELLA “NOSTALGIA DELL’AVVENIRE” VERSO IL SETTANTENNIO DI NASCITA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO [“AZ.-MEWS” : 29 DIC. 2015]
( anteprima di web – servizio monotematico – tra breve in rete )
 
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[ anteprima di web ]
 
FINE SERVIZIO – A PRESTO !
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 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
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6 pensieri su “QUELLA “NOSTALGIA DELL’AVVENIRE” VERSO IL SETTANTENNIO DI NASCITA DEL MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO”

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