CAVALLO SFORTUNATO RENZI IN PANNE ANCHE LUCIA ANNUNZIATA LO LIQUIDA RASSEGNA STAMPA “IL GIORNALE” – “ROMA” – “SECOLO d’ITALIA” E ALTRE NEWS


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OGGI  
CAVALLO SFORTUNATO RENZI IN PANNE ANCHE LUCIA ANNUNZIATA LO LIQUIDA RASSEGNA STAMPA “IL GIORNALE” – “ROMA” – “SECOLO d’ITALIA” E ALTRE NEWS 
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : LUNEDI’, 4 GENNAIO 2016 ]
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IN COPERTINA
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( da messaggio su facebook )
Italo Zicaro ha condiviso un link.
“Mai vista tanta sciatteria, ma gli italiani non sono stupidi…”. Nel suo primo post del 2016, la direttrice di HuffingtgonPost.it Lucia Annunziata analizza la…
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Ercole Porco
Ercole Porco Dopo questo intervento mi incomincia a piacere !

( da messaggio su facebook )
 
 
1 – IL GOVERNO RENZI  ? UN REGIME SENZA ALCUNA LEGITTIMITA’ – 2 E SE IL GUFO FOSSE PROPRIO LUI ? – 3 “RENZI ? UNA VIA DI MEZZO TRA ALBERTO SORDI E WALTER CHIARI” – 4 LA MARCHESA DEL GRILLO – 5 MA QUANDO VE NE ANDATE ? – 6 LETTERA A MATTEO CHE HA PERSO LA TESTA – 7 INIZIO DELLA FINE ? QUANDO DURERA’ RENZI ? [ GLI ALTRI ARTICOLI – CLICCA LINK E LI TROVI ]
 
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ARTICOLI RECENTI
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2016 (NON)COL RAMOSCELLO D’ULIVO  “TO FINATE” TRADIRE COME “TO BADOGLIATE – IL GOLPE PER ESPELLERE BERLUSCA ECCO LE PROVE – VERDINI COME ALFANO E PEGGIO – ALTRE NOTIZIE ( VEDI “COSENZA – NON E’ UNA FIABA”, ECCETERA ) – [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 31 DICEMBRE 2015 ]
 
 
PRIMO DI GENNAIO ANNO DEL SIGNORE 2016 ANNO NUOVO VITA VECCHIA TEMPO DI LUPI E DI AVVOLTOI C’E’ UNA ITALIA DA RIFONDARE
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : VENERDI’ 1 GENNAIO 2016 ]
 
L’EPIFANIA CHE TUTTE LE FESTE PORTA VIA CON LA SPERANZA CHE I SATRAPI ALL’ITALIANA VADANO VIA E ALTRE NOTIZIE
[ “Azimut-NewsLetter” . sabato, 2 Gennaio 2016 ]
 
ALL’ORIZZONTE DEGLI INTERROGATIVI VINCE IL GOVERNO DELLA FINANZA ? TRIONFA L’ANTIBERLUSCONISMO ? SARA’ STAFFETTA TRA RENZI CONDUCATOR E IL NUOVO CONIGLIO – GRILLINO –  DAL CILINDRO ? ALTRE NOTIZIE [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : DOMENICA, 3 GENNAIO 2016 ]
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IN QUESTO NUMERO:TRILOGIA – ANCHE  SE CON 3 FIRME – DAL “ROMA” DI NAPOLI – INTERVENTI DI FINE 2015 E INIZIO 2016
PER LEGGERE TUTTO CLICCA I LINK )
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GLI ARTICOLI DELLA DOMENICA – DA “il GIORNALE” DI MILANO
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Tutti continuano a parlare di terza guerra mondiale. Ha incominciato il papa tornando da un viaggio in cui è stato in contatto con una …

Altre notizie su america e russia e quei tre focolai alberon

 
L’Arabia riapre la guerra dell’islam 

il Giornale – 9 ore fa

La più sacra delle terre dell’islam ha confermato di essere l’epicentro dellaguerra intestina millenaria tra i fedeli di Allah. Ieri l’Arabia Saudita …

Altre notizie su l’arabia riapre la guerra dell’islam allam

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VINCENZO MANNELLO – DA CATANIA
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—-Messaggio originale—-
Da: info@vincenzomannello.it
Data: 03/01/2016 15.22
A:  ( . . . )
Ogg: 
Arabia Saudita prossimo Nobel per la Pace

Non v’è dubbio che Riyad si candidi autorevolmente alla prossima conquista del prestigioso riconoscimento attribuito a Stoccolma a chi,persona fisica o meno,contribuisca alla salvaguardia,al benessere ed al progresso del genere umano.Re Salman,la sua numerosissima famiglia e la corte con tutto il suo caravanserraglio sono fulgido esempio di quanto un essere umano,un capo di governo,uno stato ed una nazione possano e debbano fare per migliorare la sorte del genere umano.E l’Arabia Saudita,grazie alla guida illuminata della stirpe reale dei Saud,in questo ha pochi rivali.Popolo felice quello della omonima penisola ed altrettanto fortunati quelli vicini che,da tanta grazia,ricevono benefici  evidenti.Riyad non è stata messa a capo della “commissione per i diritti dell’uomo” da quella meravigliosa istituzione,denominata Onu,che garantisce pace,sicurezza e prosperità su tutto il pianeta ?Le vittime di ieri,con il capo spirituale musulmano sciita Nimr al-Nimr in testa (persa), hanno raggiunto (come dichiarato dal massimo esponente religioso sunnita della Mecca) “la possibilità di non poter piú commettere i loro efferati crimini in futuro”….ovviamente grazie alla generosità di Re Salman,illuminato a sua volta dalla prospettiva di raggiungere la vetta piú alta del riconoscimento pubblico  esistente tra i “grandi” : il Nobel per la Pace.Lo trovo piú che giusto e sacrosanto,oltreché eticamente ineccepibile,….se l’aveva vinto il suo maestro e mentore Obama,perché Salman  non dovrebbe seguirlo nel fregiarsi di questo titolo ?In fin dei conti in Arabia Saudita si “giustiziano” condannati meglio che negli States,si bombardano ed invadono nazioni (lo Yemen) come gli Usa fanno da sempre in Iraq,Afghanistan,Siria,Libano,Somalia,Libia etc..,si allevano pure in comune personaggi come Bin Laden ed al-Baghdadi,si creano strutture come al-Qaeda ed Isis per poi esportare in altri stati la “democrazia”.Ed assieme (con Obama e servi vari degli Usa),quando non conviene piú,si formano le “coalizioni” per combattere i “cattivi” del mondo.Siamo in mani sicure…che vogliamo di più dalla vita ?


p.s. noi italiani siamo grati ai “presidenti” Mattarella e Renzi per l’acume e lungimiranza dimostrati nei confronti di Re Salman in occasione dei recenti incontri…tutti tesi a perorarne (gratis) la causa ed a magnificare la esemplarità della Arabia Saudita (ieri ed) oggi.


Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello

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UNA TRA LE TANTE COMBINATE DI MATTEO IL BARONETTO
da messaggio su facebook
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( . . . )  la foto ( . . . )
foto di Andrea Colletti - Deputato del M5S.
( . . . )

RENZI VERGOGNOSO!! L’ILVA HA EVASO 52,4 MILIONI DI TASSE, MA LUI DEPENALIZZA IL REATO E SALVA I MANAGER!!

Due ex-manager dell’acciaieria Ilva sono stati assolti dall’accusa di FRODE. Non perché giudicati innocenti, ma perché due decreti del Governo Renzi entrati in vigore proprio il 1 ottobre hanno depenalizzato il reato.

In pratica i dirigenti, anche se colpevoli di aver EVASO LE TASSE per 52,4 MILIONI di euro dichiarando false perdite della società, invece di finire in carcere hanno pagato una sanzione amministrativa.

LE PICCOLE IMPRESE VENGONO STROZZATE DA EQUITALIA, MENTRE LE GRANDI INDUSTRIE CHE INQUINANO E FRODANO VENGONO SALVATE DA QUESTO GOVERNO INFAME!!

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L’ULTIMISSIMA DEI VAMPIRI CHE SPOLPANO I POPOLI 

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(tratto dal web )

A partire dal 1° gennaio 2016, l’eventuale crisi di una banca verrà risolta con il nuovo meccanismo detto “bail-in”: il salvataggio dell’istituto di credito, cioè, non avverrà più con soldi pubblici dello Stato e/o delle banche centrali (come è stato sino a oggi), bensì attraverso la riduzione del valore delle azioni e di alcuni crediti (come quelli dei correntisti che abbiano depositato più di 100mila euro) o la loro conversione in azioni, per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in misura sufficiente a risolvere la crisi e a mantenere la fiducia del mercato. Si è parlato di ‘prelievo forzoso’, e certo il recente caso delle quattro banche salvate per decreto, anche se ancora al di fuori delle procedure legate al bail-in, ha suscitato non poche polemiche, e fatto intuire che il rischio aumenta all’aumentare dei problemi finanziari dei vari istituti di credito.

Non tutti i risparmiatori avranno tempo e competenze per leggere i bilanci della propria banca, ma qualche precauzione può essere presa da tutti. Per esempio, un indicatore divenuto importante per rilevare lo ‘stato di salute’ di un istituto bancario è il Common equity tier 1(Cet1), indicatiore che rapporta il patrimonio netto della banca (capitale sociale più riserve) ai rischi assunti, ovvero si misura il totale delle attività poderate per il rischio.

Le norme europee prevedono come ‘pavimento minimo’ per le banche un Cet1 Ratio dell’8%, che equivale a dire che una banca può effettuare investimenti (finanziamenti, prestiti, mutui,investimenti su titoli ecc) ponderati per il rischio superiori a 12,5 volte il capitale proprio. Più questo indicatore è elevato, maggiore dovrebbe essere la solidità dell’istituto, ovvero lacapacità di affrontare eventuali scenari negativi. In generale un livello sotto il 9% non è considerato sufficiente, e sotto l’8% è assolutamente a rischio.

Vediamo nella tabella seguente lo stato di salute delle principali banche operanti in Italia (dati da Il Fatto Quotidiano).

ISTITUTO BANCARIO
CET1 (%)
Banca Popolare di Vicenza 6,80
Veneto Banca 7,12
Banca Popolare di Sondrio 10,14
Unicredit Banca 10,53
Gruppo Banco Desio 10,60
Mediobanca 11,00
Banca Sella 11,13
Banca Popolare di Milano 11,35
Credito Valtellinese 11,40
Banca Popolare dell’Emilia Romagna 11,50
Deutsche Bank 11,50
Monte Dei Paschi di Siena 11,70
Credem 11,77
Banca Carige 12,20
Gruppo Bancario Banco Popolare 12,30
Che Banca! 12,45
Ubi Banca Popolare Commercio e Industria 12,90
Intesa San Paolo 12,40
Banca Generali 13,40
Banca Ifigest 14,625
Gruppo Banca Ifis 15,34
Unipol 17,60
Banca Mediolanum 18,50
Fineco 20,79

Leggi anche:
Approvato il ‘bail in’, anticamera del prelievo forzoso
Banche: cosa rischia il correntista col ‘bail in’. E come può difendersi
Banche salvate, esplode la rabbia dei clienti: “Persi i risparmi di una vita”
Trucchi, imbrogli e truffe delle banche italiane: come difendersi 

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L’EDICOLA – IL “SECOLO d’ITALIA”
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——– Original Message ——–

Subject: 3 Gennaio – Leggi le principali notizie della domenica
Date: Sun, 03 Jan 2016 05:16:08 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it
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Domenica, 03 Gennaio 2016
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Giorgia Meloni parla delle prossime amministrative, dell’incontro che presto avrà con il Cav e il leader della Lega e degli angoli da smussare se si vuole davvero riportare il centrodestra alla vittoria. «Insieme siamo davanti al Pd e al M5s, mentre divisi – ha avvertito la leader di FdI – siamo perdenti».
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IL GOVERNO RENZI

Ma quando ve ne andate?

 
CAVALLO SFORTUNATO RENZI IN PANNE…..
TRATTO DA INFOSANNIO.VWORDPRESS.COM
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lucia_annunziata_licenzia_matteo_renzi__“Mai vista tanta sciatteria, ma gli italiani non sono stupidi…”. Nel suo primo post del 2016, la direttrice diHuffingtgonPost.it Lucia Annunziata analizza la convulsa situazione internazionale e si chiede: “Ai nostri governanti forse non possiamo chiedere soluzioni a problemi così grandi, ma hanno almeno una strategia per navigare in queste nuove acque?”. In una Europa in crisi d’identità, “riorganizzata intorno a sottogruppi di interessi, una serie di scatole cinesi di scopi nazionali”, la grande assente è proprio l’Italia di Matteo Renzi.

(Lucia Annunziata � http://www.huffingtonpost.it) – Nessuna consolazione per il 2016. Europa e Guerra, i due grandi temi che hanno fatto irruzione nella nostra vita e la stanno drasticamente cambiando, sono stati i convitati di pietra delle conferenze stampa di fine anno dei due Presidenti. Presenti sullo sfondo. Ma quasi non citati. Una rimozione che non ci meraviglia.

Il 2015 ci ha consegnato alla paura. Ci ha consegnato a un nuovo mondo – che toglie il sonno, aumenta l’insicurezza, cambia le carte alla ripresa economica, impatta sul nostro portafoglio, e sul futuro dei nostri figli. Cosa ci dobbiamo aspettare? Come dovremmo reagire, regolarci? Ci aspettano sacrifici, aggiustamenti – ci viene detto – ma quali? Ai nostri governanti forse non possiamo chiedere soluzioni a problemi così grandi, ma hanno almeno una strategia per navigare in queste nuove acque? Se per dibattito pubblico si intende qualcosa di più del fiume di parole, e delle generiche affermazioni ottimistiche, mirate ad avere un effetto lifting sugli umori della nazione, a tutte queste domande abbiamo oggi, al varco del 2016, zero risposte. Per essere più precisi, vorrei fare alcuni esempi delle cose che forse i nostri governanti potrebbero chiarire.

Proprio in questo scorcio di fine anno, si è tenuto il Consiglio d’Europa. Un incontro diventato rappresentazione del pericoloso punto di disfacimento su cui si muove la nostra più importante istituzione.
I socialisti si sono riuniti, come spesso fanno, in un prevertice, che questa volta ha mostrato tutta la debolezza del campo socialista europeo: assente Sigmar Gabriel, per scelta sempre più tedesco che socialista; sostanzialmente assenti anche i francesi, avvitati nella loro tragica vicenda nazionale e risentiti per lo scarso appoggio socialista alle loro decisioni sulla guerra contro l’Isis; presente per prima volta l’inglese Jeremy Corbyn, ma assente una buona parte del suo Labour che sulla guerra ha preferito stare con il premier conservatore David Cameron; gli spagnoli erano alle prese con elezioni che li hanno ridimensionati; i greci, invece, ancora muti dopo le batoste dell�anno.

Sul fronte conservatore, Cameron, anche lui pressato dalle scelte sulla Brexit, si è trovato stretto tra umori popolari (a favore) e umori della City (contrari): per minimizzare, evidentemente, ha parlato all’Europa delle condizioni della Brexit nel corso della cena. Nel frattempo, Angela Merkel, a sua volta tormentata dalla possibilità concretissima di perdere la sua base elettorale a casa e in Europa, ha tenuta la più importante riunione, quella sui profughi, convocando solo i paesi europei del proprio blocco di influenza o di interesse.

Come si vede, questa è la rappresentazione di una separazione di fatto di un percorso comune. Del resto, il riemergere di scopi nazionali ha già indebolito, o svuotato, quelli che finora erano considerati come I pilastri stessi dell’Europa: Schengen è diventato un meccanismo a tempo alternato, e la inflessibilità della austerity si è ammorbidita subito di fronte alle emergenze – per i profughi o per la polizia di frontiera, per pagare la Turchia, o per chiudere un occhio su qualche crisi con rischio default di qualche paese “amico” (cioè spesso del nord Europa).

Nel 2015 è riemerso così il vecchio autoritarismo europeo, la divisione fra chi conta e chi meno, procedendo secondo la legge del più forte. Un opportunismo tattico che sul viale del tramonto pratica proprio quella Merkel che della inflessibilità delle regole è stata la vestale: l’accordo con i russi sul gasdotto North Stream è la soluzione a schiaffi in faccia (al resto dell’Europa) di una questione su cui si sono spesi anni di riunioni, decise molte carriere e i destini di molti paesi, incluso quello dell’Ucraina.

Non è forse un default, ma nel 2015, l’Europa si è già riprogrammata in difesa, riorganizzata intorno a sottogruppi di interessi, una serie di scatole cinesi di scopi nazionali. Non intende e non può più fare politiche di lungo tempo. Per questo è diventata più occhiuta, più cattiva, più determinata. Nel momento più alto della crisi l’Europa sta andando insomma in ordine sparso: che conclusioni dobbiamo trarne, per noi?

Così come in ordine sparso stiamo andando a una delle decisioni più complicate in corso: intervenire in Siria, di nuovo in Iraq, e in Libia. Oggi l’Occidente è in una coalizione a geometrie variabili, marcia unito con Sunniti e Sciiti (i due arcinemici di questo conflitto) a seconda delle occasioni, e a volte persino di singoli pezzi di territorio dentro le varie nazioni. Non ci vuole un grande generale (ma anche chi lo è oggi esprime spesso i suoi dubbi) per capire che se la guerra è un piano, qui non ce ne è uno riconoscibile nè militare e ancor meno politico.

Di questi cambiamenti l’Italia ha preso per ora la parte peggiore. Il governo Europeo ha messo sotto scrutinio la nostra accoglienza, la manovra economica, la mancata spending review.

Renzi ha alla fine alzato i toni, ha attaccato la miopia del modello, la doppiezza delle scelte, senza peli sulla lingua con la stessa Merkel “doppiogiochista”. Capiamo la rabbia del premier, e non vogliamo certo dire che sia tardiva (anche se lo è). Ma dove vuole portarci Matteo Renzi con queste polemiche? Certo non vuole la rottura. Dice anzi di voler “migliorare” con queste critiche l’Europa. Ma in quali sedi istituzionali, con quali riforme, e con quali alleati? Vogliamo qui ricordare che l’applicazione delle nuove norme bancarie decise in maniera comune in Europa sono quelle che stanno ora scuotendo il sistema bancario italiano, a partire dalle famose 4 banche: perché il governo italiano non ha almeno spiegato in una campagna nazionale quelle norme a tutti i cittadini prima che si traducessero in un frettoloso decreto nazionale?

Sull’intervento in guerra siamo alla stessa indeterminatezza. In questi ultimi mesi l’Italia ha stretto moltissimo i rapporti con gli Usa, in parte anche per compensare il rifiuto di intervenire in Siria, non apprezzato nelle capitali europee. Ma per stringere questi rapporti siamo finiti in qualche modo – o almeno al momento questa è la mia impressione – dalla padella di un intervento in Siria alla brace di impegni militari in zone ed aree molto più complicate: in Libia, e a Mosul in Iraq. Perchè stiamo “pedalando” l’idea, del tutto irrealistica, che in Libia esista davvero una soluzione diplomatica? Chi sono i nostri alleati veri in quelle terre e per quali interessi ci prepariamo a intervenire? Perchè di intervento si parla – e in certe forme è già in corso. Per quali ragioni abbiamo preso la difesa pericolosissima della diga di Mosul? A quali alleanze o rotture questo ci porta? Quali interessi privati si avvantaggiano di queste mosse? Per una analisi in dettaglio della frettolosita’ del nostro intervento in Iraq rimando al nostro blogger Francesco Martone dell’organizzazione “Un ponte per…” che da anni opera in quelle terre. Infine, e soprattutto, perchè tutte queste decisioni non vengono formulate e spiegate pubblicamente? Ci risiamo.

Ecco, se oggi dovessimo individuare il punto esposto della nave italiana lo indicherei in questo muoversi nelle nuove condizioni, scivolandovi dentro, più che affrontandole. Chiaro segno del fatto che nessuno ha una chiara idea di cosa fare. E non parlo qui solo del capo del Governo Renzi, ma di una intera classe dirigente – Ministri, Presidenti di Commissione preposti, Parlamentari, autorità istituzionali dal Quirinale in giù e infine, ma non ultimi, vertici di tutte le forze armate dello Stato. Non ricordo a mia memoria (ed è lunga) una fase così difficile trattata con uguale sciatteria. Lo capiamo. È difficile avere grandi progetti. Ma per governare, in tempi come questi, i progetti sono necessari. E il paese non è stupido: l’incertezza si avverte.

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