UE ITALIA IL “DUELLO” TRA PANTOMIMA E SCENEGGIATA VIETATI I GADGET DEL DUCE ARTICOLI DAL “SECOLO D’ITALIA” COME DIFENDERSI DALLA SPOLIAZIONE FISCALE E DAI VAMPIRI DI STATO ALTRE NEWS


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IN COPERTINA
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IL “DUELLO” – OHIBO’ !
Juncker attacca: "A Roma manca un interlocutore, troppi malintesi"
TRA LA PANTOMIMA E LA SCENEGGIATA…..

Risultati di ricerca

Zappatore Testo Mario Merola – Angolotesti

http://www.angolotesti.it › M › Mario Merola

Zappatore testo canzone cantato da Mario Merola: Felicissima sera a tutte ‘sti signure ‘ncravattate e a chesta … ca o zappatore nun s”a scorda ‘a mamma

Mario Merola – ò Zappatore – YouTube

16 ott 2006 – Caricato da adriano830

Mario Merola – ò Zappatore. adriano830 …. a ,mario merola! me sembri baby bubba er cantante .

[ TRATTO DAL “SECOLO d’ITALIA” ]
Nuovo umiliazione della Ue a Renzi: «A Roma non sappiamo con chi parlare»

Nuovo umiliazione della Ue a Renzi: «A Roma non sappiamo con chi parlare»

lunedì 18 gennaio 2016 –

Il messaggio è chiaro: non potete lamentarvi se a Roma non c’è nessuno con cui discutere, trattare. In sintesi, se non avete nulla da chiedere in privato, è inutile che vi lamentiate in pubblico. L’irritazione di Bruxelles, dopo il botta e risposta a distanza tra Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi, trova ora una spiegazione concreta, fatta trapelare dalla Commissione. La Ue, dopo le richieste di Renzi di una maggiore flessiiblità, venerdì ha sostanzialmente perso la pazienza a causa di troppi malintesi nati perché Bruxelles non ha un interlocutore per dialogare con Roma sui dossier più delicati. Lo si apprende da fonti europee, che osservano come i problemi di comunicazione con le capitali possono diventare problemi politici. Le fonti definiscono il rappresentante permanente dell’Italia, Stefano Sannino, come il miglior ambasciatore a Bruxelles e riferiscono che è estremamente apprezzato il suo lavoro di mediazione. A mancare sarebbe il dialogo continuo con gli sherpa che le altre capitali inviano sui diversi temi specifici: un metodo di lavoro che permette di smussare gli angoli, come accaduto ad esempio con la Francia che in autunno ha inviato specialisti per “negoziare per settimane” fino all’ultima virgola sulla bozza di finanziaria. A Bruxelles negli ultimi mesi si è invece osservato un vuoto di comunicazione con Roma, vuoto che ha portato a ricostruzioni fattuali fuorvianti tanto sulle banche, quanto sull’Ilva e la flessibilità. Per la questione delle banche, è stato sottolineato che lo stesso Renzi era stato informato della posizione della Commissione in una riunione a margine del G20 ad Antalya. Ma ha sollevato sconcerto anche la questione delle dimissioni dell’esperto giuridico Carlo Zadra, unico funzionario italiano nel gabinetto Juncker, che sarebbero state strumentalizzate politicamente. È poi considerato particolarmente problematico il blocco dell’Italia sul finanziamento del fondo di tre miliardi di euro a favore dei profughi siriani in Turchia. Un versamento che per la Ue è da fare al più presto per rispettare gli accordi con Ankara, ma che è ancora fermo nonostante la Commissione abbia “messo per iscritto” quanto chiesto dall’Italia, ovvero che i fondi messi a disposizione della Turchia non saranno inseriti nel calcolo nel deficit. Ed anche sulla flessibilità, a Bruxelles si osserva che già alla fine del 2015 è stato raggiunto l’accordo politico perché possano essere cumulate quella per gli investimenti, quella per le riforme strutturali e quella per i rifugiati. Sono però ancora da discutere nel dettaglio le cifre.

La replica italiana alla Ue e le accuse dell’opposizione

A Palazzo Chigi, anzi, alla Farnesina, ci sono rimasti decisamente male: «Abbiamo un continuo dialogo con le istituzioni, abbiamo un ministro degli esteri, degli interni, dell’economia, l’Italia ha un Governo nel pieno dei suoi poteri», è stata la replica del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Ma dalle fila dell’opposizione, arrivano puntuali le polemoche: «Tempi duri per Matteo Renzi, perché le parole di Jean Claude Juncker di venerdì scorso, se sono state pronunciate, nascondono un malumore non solo della Commissione europea e del suo presidente, ma anche e soprattutto delle principali cancellerie europee. Sono bastati meno di due anni per farsi riconoscere. In Europa Renzi non tocca palla, per il suo pressappochismo, per la sua superficialità, per il suo opportunismo e per la sua arroganza. E nessuno lo sopporta più. Niente di male, se fosse soltanto un fatto personale. Ma chi ne va di mezzo, purtroppo, è il Paese. L’Europa ha tutti gli strumenti per colpire Renzi, ma questo si riverbera inevitabilmente sull’economia italiana, e il conto, salatissimo, lo pagano i cittadini», dice Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia. Rincara la dose Elvira Savino: «Già il Governo italiano non ha un ministro per la Ue ma solo un sottosegretario, ora si è capito che non può contare nemmeno sul proprio Commissario. Un vero disastro di politica estera del premier Renzi che fa diventare sempre più marginale il nostro Paese in Italia e nel mondo», dice la capogruppo di Forza Italia in Commissione Politiche della Ue alla Camera.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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ALTRE NEWS – FATTI E MISFATTI
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«Allora ti vengo a prendere domani, arrivi con l’ aereo delle velate». Mi scusi, onorevole Sbai, ma chi sono le velate? «Le italiane, mia sorella le chiama…
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Subject: 19 gennaio – Leggi le principali notizie di oggi
Date: Tue, 19 Jan 2016 05:15:05 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
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Martedì, 19 gennaio 2016
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Si terrà il 30 e 31 marzo all’Aja l’udienza davanti al Tribunale arbitrale che esaminerà la richiesta avanzata dall’Italia lo scorso dicembre per far rientrare il marò Salvatore Girone dall’India e farlo restare in patria per tutta la durata della procedura arbitrale in corso.

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I beni che Equitalia e i creditori non possono pignorare

Pignoramento mobiliare e immobiliare, esecuzione forzata e regole su prima casa, conto corrente, pensione, stipendio, fondo patrimoniale.

 

Vi sono beni che non possono mai costituire oggetto di pignoramento, anche se le regole sono parzialmente diverse a seconda che il creditore sia Equitalia o qualsiasi altro soggetto privato come la banca, il fornitore, ecc. Cerchiamo di sintetizzarle qui di seguito.

Non possono mai essere pignorati i seguenti beni:

[ tratto dal web – per leggere tutto vai a fine servizio ]

 
 
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TRATTO DA STAMPA LIBERA
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Il PD vuole criminalizzare la detenzione di ricordi del Duce. 

Redazione | 15-01-2016 Categoria: Società Stampa

 

 

Proposta di legge alla Camera: “Illegali i gadget del Duce”

Presentata una proposta alla Camera per rendere la legge Scelba una norma del codice penale: tutto ciò che rimanda a Mussolini potrebbe essere sanzionato

Giulia Bonaudi – Ven, 15/01/2016 – 13:50

Gadget, cimeli e saluti (romani) fascisti potrebbero presto finire fuori legge: è questo il senso di una proposta di legge depositata alla Camera dal deputato del Pd, Emanuele Fiano.

Il parlamentare dem chiede infatti che la legge Scelba, varata nel Dopoguerra e che punisce l’apologia del fascismo, diventi a pieno titolo una norma del codice penale. In poche parole, una serie di fatti e comportamenti sarebbero sanzionabili. Tra questi c’è anche il commercio di gadget mussoliniani che finerebbero nel mirino della legge “liberticida”.

Il reato di apologia del fascismo “è del 1952” ma in base all’attuale normativa “è previsto solo come legge ma non è nel codice penale“. Con la proposta di Fiano si vorrebbero punire “come reati specifici nel codice penale tutti i reati di riproduzione di atti, linguaggi e simboli dell’allora partito fascista“.

Claudio Del Frate del Corriere chiede a Fiano: “Davvero dobbiamo avere paura di questo armentario da quattro soldi? Davvero devono farci paura le immagini d’antan e certe pose che a molti appaiono più grottesche che marziali“. Emanuele Fiano risponde e spiega così la sua iniziativa: “Se guardiamo a quel che sta avvenendo in molte parti d’Europa, dove stanno riprendendo spazio molti movimenti xenofobi, dico che certi atteggiamenti non possono essere assolutamente sottovalutati. Si tratta di simboli? Certo, ma anche i simboli rivestono il loro ruolo. Se riteniamo non più punibili i simboli allora anche ciò che essi rappresentano rischia di non essere più percepito come un problema“.

Il Pd sembra, dunque, confermare il suo “vizietto” di mettere a tacere e censurare la libertà di pensiero. Un vizietto questo tipico dei regimi illiberali, proprio quelli che Emanuele Fiano sembra intenzionato a combattere.

I gadget del duce vietati per legge? Venite ad arrestarmi

La priorità del Paese: per il piddino Fiano chi vende statuette di Mussolini deve finire in galera. Al contrario di chi se lo merita

Vittorio Feltri – Sab, 16/01/2016 
 

Conviene metterla sul ridere per non cedere alla tentazione di invocare l’intervento degli infermieri del servizio sanitario obbligatorio.

Mentre mezzo pianeta brucia, i terroristi islamisti fanno strage di cristiani e la civiltà occidentale è minacciata in casa propria, un deputato del Partito democratico (si fa per dire) ha pensato di fare la guerra a un morto: il fascismo. Di cui non tollera neanche i simulacri: il capoccione del duce, le bottiglie di vino recanti un’etichetta con l’effigie del duce, il calendario con le riproduzioni del ventennio, gli slogan del regime, insomma tutto ciò che possa ricordare Benito Mussolini.

Il valente parlamentare è Emanuele Fiano, un tipo tosto convinto esista ancora il pericolo di un’«ultima raffica» in grado di abbattere la Repubblica. Siamo costernati e anche un po’ divertiti all’idea che costui abbia addirittura proposto una legge, depositata alla Camera, che equipari il commercio e la detenzione degli oggetti sopra descritti all’apologia tout court del defunto fascismo. Le menti vuote evidentemente sono piene di idee astruse, per non dire di peggio.Ma ciò che maggiormente stupisce della stravagante iniziativa del citato Fiano è l’assoluta ignoranza della simbologia del regime nero, che non si limita alla paccottiglia commemorativa del dittatore di Predappio, ma si estende alla architettura italiana di un lungo periodo (dagli anni Venti agli anni Quaranta), alla cultura (il cinema, l’Enciclopedia Treccani), a una serie di riforme che tuttora costituiscono la spina dorsale del nostro moderno welfare.Tutto ciò, se venisse approvata la proposta dell’ineffabile Fiano, andrebbe distrutto o revocato per coerenza.

Tanto per fare qualche esempio concreto, si dovrebbe procedere all’abbattimento dell’Eur di Roma, così come di Cinecittà nonché dei vari palazzi fatti erigere dal pettoruto despota: numerosi tribunali (quello di Milano, che al confronto di quello di Roma è un capolavoro), le sedi delle Poste Italiane, Latina, Ansedonia e città del genere. Stando alle elucubrazioni dell’onorevole bisognerebbe altresì abolire la Previdenza sociale (Inps), che provvede a liquidare le pensioni, l’Istituto case popolari (che ha mutato nome, ma è rimasto in piedi senza ulteriori migliorie), la Refezione scolastica e l’Obbligo scolastico. E ho elencato solo alcune novità introdotte dal signor Mussolini quando aveva in mano il pallino del governo, trascurando mille altre «invenzioni» sue di cui nessuno ormai ha contezza, essendo passato il concetto – alimentato dalla propaganda antifascista, la quale ha ridotto a macchietta il capo delle camicie nere – che il duce fosse un coglione.Il che non è vero, almeno a giudicare dalle sue opere a cui la democrazia non ha potuto rinunciare. Invece è vero che egli commise errori madornali allorché si alleò con Hitler e spinse il nostro Paese a partecipare a una guerra folle (cioè la replica in forma peggiorativa di quella del 1915-18) che distrusse l’Italia e la reputazione del nazionalismo mussoliniano.Putin non ha rinnegato il comunismo, e per questo gli ex comunisti nostrani lo odiano, dato che ricorda loro di essere stati compagni. Noi liberali viceversa non odiamo né Putin né Stalin e neppure il duce perché non siamo mai stati né comunisti né fascisti.

Ma sappiamo distinguere il bene dal male, a differenza del povero Fiano. Indro Montanelli teneva sulla scrivania la foto di Baffone e a chi gli chiedeva spiegazioni rispondeva: lo adoro perché è l’uomo al mondo che ha ammazzato più comunisti. Nel nostro piccolo, noi abbiamo collocato sulla libreria il Capoccione per fare rabbia ai cretini che ne disconoscono i meriti, ingigantendone i demeriti. Invitiamo Fiano a farci visita in redazione. Gli mostreremo la scultura del duce. Ci arresti pure. Noi possiamo essere incarcerati: la stupidità è fluida e sfugge ai carabinieri.

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LIMITI PER EQUITALIA

Equitalia non può mai pignorare:

 

La prima casa, se è anche l’unica, non è di lusso, è a uso abitativo e il debitore vi ha fissato la residenza. Tuttavia, vi può iscrivere ipoteca se il suo credito è superiore a 20mila euro.

Se mancano i predetti presupposti, Equitalia, oltre a iscrivere ipoteca, può pignorare l’immobile (ossia metterlo all’asta con la procedura in tribunale), a condizione che il suo credito sia superiore a 120mila euro.

 

Lo stipendio: Equitalia non può pignorarne un importo superiore a un decimo se lo stipendio non supera 2.500 euro al mese; non può pignorarne più di un settimo se è compreso tra 2.5001 euro e 5.000; non può pignorarne più di un quinto se è superiore a 5.001 euro.

 

La pensione: in generale Equitalia non può mai pignorare la pensione se essa è inferiore all’importo pari all’assegno sociale (per il 2015 è pari a 448,52 euro ) aumentato della metà (ossia 224,26). Pertanto la pensione non può mai scendere al disotto di 672,78. È il cosiddetto minimo vitale.

Per l’eccedenza, Equitalia incontra le stesse regole dello stipendio. Ossia, il pignoramento della parte eccedente il tetto di 672,78 euro può avvenire entro massimo 1/10 per pensioni non superiori a 2.500 euro; entro massimo 1/7 per pensioni tra 2.5001 e 5.000 euro; fino a 1/5 per pensioni superiori a 5.001 euro.

 

Il conto corrente: Equitalia non può pignorare l’ultimo emolumento di pensione o stipendio accreditato in conto al momento del pignoramento.

 

 

LIMITI PER I CREDITORI PRIVATI

Lo stipendio e la pensione: sono pignorabili entro massimo un quinto, fatto salvo, per la pensione, il minimo vitale.

 

 

LIMITI COMUNI A EQUITALIA E I CREDITORI PRIVATI

Il fondo patrimoniale: Equitalia può pignorarlo solo a condizione che il debito tributario derivi da esigenze della famiglia, come ad esempio il mancato pagamento delle imposte sulla casa o sul reddito del lavoratore il cui stipendio serve per mantenere la famiglia.

Tuttavia, se viene dimostrato che il debitore ha creato il fondo patrimoniale solo per evitare di pagare un debito già preesistente con Equitalia, quest’ultima può ugualmente pignorare i beni in esso contenuti previo esperimento della cosiddetta azione revocatoria.

Addirittura, se si tratta di un pignoramento iscritto entro un anno dalla costituzione del fondo stesso, non c’è neanche bisogno dell’azione revocatoria.

 

Il conto corrente su cui viene versato lo stipendio o la pensione

a) per le somme già presenti sul conto all’atto in cui viene notificato il pignoramento, il creditore non può mai pignorare una importo pari al triplo l’assegno sociale (l’assegno sociale per il 2015 è pari a 448,52, per cui il triplo, impignorabile, è pari a 1.345,56);

b) per le somme successivamente accreditate dall’ente di previdenza o dal datore di lavoro, il pignoramento non può essere superiore a un quinto.

 

Il conto corrente su cui non viene versato solo lo stipendio o la pensione

In questi casi il pignoramento delle somme già presenti in conto e dei successivi accrediti può essere del 100%.

 

Le polizze vita: non sono pignorabili.

 

Non sono anche pignorabili letti, tavoli da pranzo con le relative sedie, armadi guardaroba, cassettoni, frigorifero, stufe, fornelli di cucina anche se a gas o elettrici, lavatrice, utensili di casa e di cucina insieme ad un mobile idoneo a contenerli.

 


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