SU RENZI BANCHE ECONOMIA EUROPA INTERVENTI DI LIGNOLA NARDIELLO VUONO ALTRE NEWS CON GIANCARLO LEHNER L’EDICOLA


SU RENZI BANCHE ECONOMIA EUROPA INTERVENTI DI LIGNOLA NARDIELLO VUONO ALTRE NEWS CON GIANCARLO LEHNER L’EDICOLA 

OGGI
SU RENZI BANCHE ECONOMIA EUROPA INTERVENTI DI LIGNOLA NARDIELLO VUONO ALTRE NEWS CON GIANCARLO LEHNER L’EDICOLA
 
———————————————————————————————————-
IN QUESTO NUMERO – INTERVENTI TRATTI DAL << ROMA ( “il GIORNALE di NAPOLI” ) >>
L’EDITORIALE ( Arturo Stenio Vuono – da “Azimut-archivio online” – replica )
vuonoQUESTO  << STATO – MEDEA >> “UCCIDE” I PROPRI FIGLI 
 24 gennaio 2014  ( vedi : oltre )

Le opinioni di:

Questa civiltà non mi piace

Opinionista: 

Pietro Lignola


 
( TRE INTERVENTI – per leggere tutto – vedi : oltre )
———————————————————————————————————-
IN COPERTINA

 

 

 

————————————————————————————————————————————-

da “Azimut archivio online” – 24 gennaio 2014 ]
[  << GALLERIA ITALY >> … E NON SOLO… ]
L’editoriale
vuono
AL VISITATORE E AL LETTORE
QUESTO  << STATO – MEDEA >> “UCCIDE” I PROPRI FIGLI 
di Arturo Stenio Vuono *
  Scrivevamo, di recente, che “…il tollerare, ulteriormente, il residuo << simulacro >> d’uno Stato, delegato – esclusivamente – alla gestione di parametri monetaristici, e per “conti in ordine”, etc., significherebbe compiere un crimine, non tanto verso noi stessi, quanto in danno di chi ci segue – o seguirà – come i nostri figli, e nipoti, ai quali – già uno su due – si nega il diritto ad una dignitosa esistenza, al lavoro << faber fortunae suae >> , a una famiglia e ad una casa. Tanto avviene, e sembra proprio che non vi sia una sola possibilità di << sblocco >> , tra le tante cause ( come, ad esempio, le distorte funzioni di Unione Europea  e Banca Centrale Europea nonchè l’egemone, egoista, << egocentrismo di prussia >> ), oggettivamente per l’esistenza – aggiungevamo ( sempre di recente ) – “… d’una << economia pesante e non competitiva >> ……. , a motivo di disparità derivanti dalla << concorrenza globalizzata >> …
    Ancora, di recente, e da parte di Bankitalia, e da parte di tutti gli osservatori e addetti all’ economico – statistico, la solita riconferma, di volta in volta “giustificata”, per il rinvio – sistematico – d’una eventuale ( ma in futuribile ) << crescita >> e per una possibile << ripresa  >> , un probabile << sviluppo >> ; nel mentre i dati che, in oscillazione sù e giù (ad iniziare col riferirsi al prodotto interno lordo ), sono – ormai – da “prefisso telefonico”. Dati che ci presentano – incontestabilmente – almeno cinque fattori fissi : l’inarrestabile incremento della non – occupazione ( per carenze del << sistema >> e dei “lacci e lacciuoli” ) , lo sgretolamento del potere di acquisto delle famiglie ( sulle quali gravano, in modo indiscriminato,  vecchi e nuovi “balzelli” ), la diminuizione – irreversibile – delle capacità di impresa ( per via di “sbarramenti” e di “intollerabile fiscalità” ) , il conseguente invecchiamento – come tendenza consolidata – della popolazione e, non per ultimo, l’evidente carenza di ogni tipo di << sussidarietà sociale >> . Questo è il paese, specchio d’una nazione ferita.
    Ci si presenta, checchè – al contrario – se ne dica, una manifesta impotenza delle << classi dirigenti >> a porvi mano con correttivi, a livello politico – economico – sociale, che viene aggravando la situazione – già compromessa e precaria, sul piano generale, – per la perdita di risorse delle neo – generazioni; va delineandosi una fuga, epocale, dei molti – nostri – giovani ( in particolare, rientranti nella cosiddetta << disoccupazione intellettuale >> ) verso la Gran Bretagna, Francia, Germania e, pure, per l’Irlanda. La disoccupazione, risultante principe della << crisi >> in atto , praticamente – e inspiegabilmente ( ma non tanto ) – non è all’ordine del giorno, salvo i soliti e stucchevoli “annunci” in cui non crede più nessuno, e si giunge allo spregevole e sprezzante cinismo di considerarne l’andamento ( sotto – sotto ) come un prezzo da pagarsi  a tutte quelle forme esigenti di << stabilità >> ( un vero e proprio << totem >> che richiede continui  e inutili sacrifici ).
    Ci si muove sul tutto – e il contrario del tutto ( sulla linea di evidenti limitazioni ) – e, con la massima evidenza, sul problema di non potersi chiamare fuori dall’accoglienza delle moltitudini di migranti, com’è – in tal caso – giusto che sia ( ma sino a quando possibile e indefinita ? ), ma i nostri giovani sono stati relegati – in secondario – a una solitudine, ingiusta, a motivo di quel che – perciò – appare una sorta di << neutralismo dello Stato >>. Uno Stato, l’attuale,  che, come Medea, uccide i propri figli : “…così è, se vi pare”. L’imperante demagogia, cui non ha posto fine lo stesso ministero di competenza ( oggi in mano a una titolarità di colore ), in realtà, è per nascondere una deriva innegabile : barconi che attraccano al sud e i disperati che, nella migliore delle ipotesi, andranno ad alimentare il “lavoro nero”; e, purtroppo, a parte il lasciare l’Italia per il << vecchio continente >>, si rivedono i treni, certo più moderni d’una volta, sui quali viaggiano i giovani meridionali; che, ormai, non trovano più posto neppure in ambito della << economia sommersa >>, diretti verso il centro – nord della penisola, anche esso in asfissia ( per insediamenti di “estero imprenditoria”, non solo di cinesi, basati su forme di vera schiavitù e di feroce, disumano, sfruttamento delle maestranze, addette alla produzione ). Ma c’è, sempre, comunque, una cosiddetta << radice del male >> da ricercarsi e sulla quale interrogarsi.
    Una << radice del male >> ( con profezie ? )  – che viene da lontano – e in archivio, per pochi “precedenti” dimenticati, per cui  si troverà che, sul finire degli anni settanta, già da parte di Roy Jenkins ( presidente dell’allora Commissione ex C.E.E. ), a Strasburgo, si attribuivano nere previsioni alla “sfida delle nuove tecnologie” : << …se guardiamo il futuro, ciò che ci aspetta è il crollo dell’ordine economico e sociale al quale è stata costretta l’Europa del dopoguerra >> . Noi, oggi, sappiamo esserci stata – prevalente – un’altra causa : l’aver l’Europa, ricostruita se stessa sui modelli  politico – sociali degli anni << ’20 >> , come se non fosse nulla accaduto di  “ardita sperimentazione” ( e di  – temporaneamente – “risolutivo” :  in Italia, con un cammino interrotto – di viva forza – da “potentati ostili” e vicende belliche, e come altrove ). E, sul finire degli anni settanta, già da parte del Fondo Monetario Internazionale, si affermava : << …è assolutamente necessario assicurare la moderazione dei costi interni, specialmente del costo del lavoro, perchè… >> , << …è perciò essenziale che i  nuovi contratti salariali  a livello nazionale ed aziendale assicurino che la crescita dei costi del lavoro in termini reali, incluso l’effetto derivante dalla ristrutturazione del salario…sia mantenuta molto al di sotto della crescita produttiva >> , << …a questo riguardo è necessaria la moderazione dei costi di lavoro nominali oltre che reali… >> ( << raccomandazioni >> – anche allora all’Italia – di cui al << rapporto >> del 9 aprile 1979 ). Noi, oggi, sappiamo esserci stata – prevalente – un’altra cosa : l’avere il montante << capitalismo di carta >> ( uso a “pilotazioni di borsa” e a sottrarsi al “rischio d’intrapresa” ) , in tutti i modi, impedito che si concretizzasse l’evoluzione – in giusta direzione – di quello << produttivo >> e la sua trasformazione – oltre il modello tradizionale ( in mani dei soli << imprenditori proprietari >> e senza l’associazionismo del lavoro dipendente ) – che avrebbe garantito l’innalzamento della produttività ( in uno con la “competitività” ), risolvendo così il << problema >>; costringendo, in pratica, l’imprenditoria privata – pena una marginalizzazione, in ambito, della << economia di mercato >> , e il perimento ( nonostante le resistenze che, nell’attuale, scemano sempre di più ) – a delocalizzarsi per operare in aree vicine ( nei Balcani, ex – Iugoslavia, ex “satelliti sovietici” ) oppure muoversi –  in cointeressamento –  verso gli Stati, come la Cina e i “paesi emergenti”,  che “aprendosi” ( per, poi, monopolizzare e fagocitare il << mercato >> ) – però hanno operato e operano con nuove forme, camuffate, di << economia collettivistica >>.  E, sempre sul finire degli anni settanta, già da parte di non pochi studiosi, venivano le molte preoccupazioni ( ne citiamo, una per tutte, del Pietro Terna, che si chiedeva ) : “…quale sarà  nel prossimo avvenire, il nuovo modello di sviluppo…? Forse, molto semplicemente ( rispondeva lo stesso Terna ) quello della << impossibilità della crescita economica >> ; la macchina economica – precisava – si è inceppata a causa della crescita incompatibile, con le << leggi >> dello sviluppo economico, della quota di reddito di lavoro dipendente sul prodotto industriale…”. Noi, oggi, sappiamo esserci stato – prevalente – un’altro motivo: il cosiddetto << inceppamento >> – non come fatto naturale – è stato semplicemente indotto dalla scelta in direzione, esclusivamente, dei “maggiori profitti” ( con la  predisposta “cortina fumogena” del pervenire, necessariamente,  ai << minimi costi >> ); una “scelta” volta a perpetuare – dopo il declino dell’ << errore affascinante del marxismo >> ( K. Hornung – 1979 ) – l’alienazione dell’ << uomo lavoratore >> ( e siamo portati a porci – e a porre – una domanda : ma c’è stata, veramente, una << caduta del muro di Berlino >> ? dato che la sola Russia, già uscita dal << socialismo reale >>, e oggi – in specie – per merito di Putin, ha cancellato il comunismo – ma avendo rifiutato e rifiutando, decisamente,  il cosiddetto << villaggio globale >> ); è alienazione perchè, quì da noi – come in tutta Europa -, c’è il non occupato, c’e il sottoccupato ( ma, in tal senso, pure per l’occupato ), o perchè altrove, in pratica, vi sono le braccia dell’impiegato-addetto, “collettivamente” o “coattivamente”, occupazione sì ma  una verità “oscurata”.
    Come, poi, s’è operato, durante l’ultimo trentennio, nel quale si sviluppava l’invertimento e il sovvertimento, il pervertimento di tutte le logiche politico-economiche, è noto a tutti e si può così riassumere : giungere a tutto quel cui siamo giunti. In Italia, quanto a noi, ereditando gli anni ottanta dell’ex-Pci che – direttamente o indirettamente ( anche per il tramite della CGIL – la << cinghia di trasmissione >> ) – si faceva “scopritore” d’una << nuova economia >> (!) e che, col << breviario dell’austerità operaia >> ( marzo 1978 ), al riferirsi ad un’egualitarismo – livellante la condizione del lavoro – gettando l’esca di generici  e per  successivi “miglioramenti” ( la retribuzione come una << variabile indipendente >> e il “contentino” d’una perequazione salariale, destinando un poco di più alle << mansioni usuranti >> ). In Europa, con la sola eccezione della Germania, a ripararsi e conservarsi ( introducendo : forme di cogestione e coinvolgimento delle maestranze nella << decisionalità produttiva >> ), l’immobilismo e l’indifferenza – suicida – più assoluta. E la sola novità dalla Polonia – del Lech Walesa di “Solidarnosc” – nella quale si smascherò il << padrone – Stato >> ( gennaio 1981 ).
    Ma intervenendo, nel frattempo, la << Laborem Exercens >>, una enciclica intitolata al  << lavoratore >> – che si mosse in direzione del rinnovato antimarxismo ma già contro l’intravedersi d’una forma di  ”capitalismo, definitivamente deragliato, non più produttivo e << deviato >> ” – per rivendicare il lavoro come “fatica senza fatica” ( Lettera Enciclica << Laborem Exercens >> del Pontefice Giovanni Paolo II – 14 Settembre 1981 ); e a Napoli, già a quel tempo – purtroppo – “capitale di tutte le precarietà” , ove – in materia – operava attivamente una << consulta permanente >> ( coordinata dal Mons.Antonino Pace ), l’eminente Cardinale Corrado Ursi – con una lettera pastorale – bollava la disoccupazione di << controvangelo del lavoro >>. Questo e altro, tutte le voci inascoltate : lavoro, natura e capitale, da sempre variabili dipendenti – variabili reciprocamente dipendenti – furono, al contrario, violentate nella loro formula di combinazione; una verità solare e inoppugnabile che ha – poi – compromesso il governare anche la sofisticata economia degli << anni duemila >> ( e oltre ) ; e, ciò, nonostante le facilitazioni – pure – dall’introdotta utilizzazione dei progressi della << cibernetica >>.
    Alla << radice del male >> , dunque, a nostro avviso, v’è solo la ragione di avere svoltato in senso opposto a quel che necessitava, ovvero non per una << modernizzazione >> – da affidarsi in mani delle nuove generazioni –  ma per la << globalizzazione >> – che garantiva il sussistere dei vecchi interessi per diversa collocazione – ; per non avere associato il lavoro a partecipare alla gestione dell’impresa e alle decisioni sulla distribuzione del reddito prodotto; per non avere sgombrato il campo dal residuo della cosiddetta << lotta di classe >> – che ha finìto per il “favorire” , rispettivamente, e il << trasloco del mercato >>  e il declino dell’ << apparato produttivo >> interno : ove si fossero neutralizzate  le conseguenze politiche di tale lotta, la migliore “alleata” del risvolto di << globalizzazione >> ,  tutti i problemi interdipendenti, infatti, avrebbero trovato la più fisiologica delle risoluzioni. Il << nuovo ordine economico >> , come si converrà, non è nato “come un fungo”. E dovrà essere, prima o poi, senza se o ma, rigettato – interamente – per guadagnarsi la << salvezza >>.
    In sintesi, e in sede europea, tale “nuovo ordine”  è passato mancando una costruzione – o ricostruzione economica – che, seppure – sempre – nel rispetto delle leggi dell’economia, si industriasse per una nuova etica della proprietà e dando all’uomo ( principio e fine di ogni attività economica ) il posto che gli è dovuto. Quale l’alternativa intervenuta ? Più chiaramente , e precisamente, come da noi, e non solo : con questo << Stato Medea >> che “uccide” i propri figli. La risposta verrà – se verrà – ma bisogna crederlo ( seppure – per ora – solo una speranza ) : affidandosi al << timone >> d’una, prossima e auspicata, “rivolta giovanile”  contro le devastazioni della << decadenza >> in atto, da Brest a Bucarest, che coniughi – in un solo << blocco >> – la rivincita del  << patriottismo >> , non retorico, della << produzione >> e del << lavoro >>.
    La sola, unica, difficile ma non impossibile,  ”via di uscita” !
 * presidente Associazione Culturalsociale “Azimut” – Napoli
———————————————————————————————————————————————————————–

Questa civiltà non mi piace

Opinionista: 

Pietro Lignola

Io aspettavo da parecchio tempo una settimana senza notizie di particolare rilievo per condividere con gli amici lettori qualche riflessione sull’economia. Intendiamoci: la mia ignoranza sull’argomento è totale e assoluta e, a dirla tutta, si tratta di una materia che non studierei mai, così come non studierei la tortura. Parlo, ovviamente, di ciò che l’economia è diventata nella società in cui viviamo: qualcosa di assolutamente disumano, nella quale non soltanto i valori tradizionali, ma anche i principi che m’insegnarono all’università hanno più ingresso. Iniziamo ab ovo. Nella più remota antichità era l’Eden: l’uomo si sfamava raccogliendo frutti, fronde e radici delle specie vegetali e procurandosi, con la caccia e la pesca, le carni delle specie animali. Ciò che occorreva all’uomo era, in ultima analisi, prodotto e offerto esclusivamente dalla natura, ossia dalla creazione divina. Il primo passo versa la civiltà fu la rivoluzione agricola: l’uomo asservì, con la pastorizia, alcune specie animali e discriminò quelle vegetali con la coltivazione dei campi. Nacquero i villaggi e la prima forma di commercio, il baratto, nel quale oggetto di scambio erano beni reali, d’immediato consumo. Chi, ad esempio, allevava polli, aveva uova eccedenti i propri bisogni e le scambiava con le mele del vicino. Il secondo passo fu la creazione del denaro, vero e proprio sterco del diavolo: qualcosa che non ha alcuna intrinseca utilità, poiché non si mangia, non si beve e ci allontana da Dio. L’economia agricola, oltre a produrre i primi genocidi (argomento su cui dovrò ritornare nella prossima settimana morta), aveva dato inizio alla guerra dell’uomo contro la natura, alterando l’equilibrio delle specie animali e vegetali a danno di quelle ritenute dannose o semplicemente inutili. La rivoluzione monetaria creò la ricchezza e la povertà, ossia lo sfruttamento e l’oppressione di uomini a danno di altri uomini. Un migliaio di anni prima che Gesù Cristo esaltasse i poveri, proclamando esser più facile che un cammello (rectius: una fune) entrasse nella cruna di un ago anziché un ricco nel regno dei cieli, Licurgo, il saggio legislatore del regno spartano (durato mille anni), vietò l’uso dei metalli preziosi. La moneta spartana doveva essere di ferro, affinché nessuno fosse in grado d’accumularne tanta da poter opprimere i suoi simili. Il terzo passo, che segnò l’ingresso nell’età contemporanea, fu la sostituzione della moneta reale, fatta d’oro, argento e altri metalli, con la moneta cartacea. Un ulteriore distacco dalla natura: la carta moneta non ha alcun valore intrinseco, non potendo essere adoperata neanche per adornare le donne e gli altari, ma dà ai potenti la capacità di creare il danaro e di attuare una maggiore oppressione sugli altri uomini. Diminuisce la percentuale dei ricchi, aumenta il numero dei poveri. Arriviamo, così, al quarto passo, consentito dalla globalizzazione e dall’informatizzazione. Il denaro perde finanche la tangibilità, consentendo l’accumulo e la gestione d’immense ricchezze (e il necessario sterminio di milioni di essere umani) con un semplice tocco su una tastiera. Un tocco che è sufficiente a rendere più poveri miliardi d’individui. Quest’ultima rivoluzione ha portato con sé il trionfo del relativismo, spezzando gli ultimi legami con la tradizione, con la natura e con Dio e aprendo la strada a tutti gli orrori del mondo in cui viviamo. Orrori rispetto ai quali le già mostruose tragedie del ventesimo secolo cominciano a sembrare cose da educande. Qualcuno potrebbe chiedermi qual è stato lo stimolo immediato a questa riflessione. Potrà sembrarvi strano, ma si tratta di pensieri suscitati dalla lettura delle notizie e, soprattutto, di qualche articolo di noti economisti che ci hanno governato, sul forte rallentamento dell’inflazione. Secondo la new economy l’inflazione è un bene essenziale e la sua mancanza provoca seri danni. A chi? L’inflazione è la variazione del rapporto fra moneta e beni di consumo, per cui i prezzi dei beni reali aumentano. Questo significa che i percettori di redditi fissi (impiegati, operai e soprattutto pensionati) s’impoveriscono, potendo acquistare meno cibarie e meno oggetti di vestiario. Per gli economisti è un bene, tanto chi se ne frega di impiegati, salariati e pensionati, che pur sono la maggioranza della popolazione? Se la massa s’impoverisce, chi si arricchisce ulteriormente? I padroni del mondo, che man mano s’impossessano, attraverso le multinazionali, della totalità dei beni reali e, attraverso la New economy, della totalità dei beni rappresentativi. Tutto questo spiega perché l’artigianato e la piccola industria stiano scomparendo. La produzione di beni deve essere un monopolio e la massa degli umani va ridotta a un gregge di schiavi affamati, stipati nelle metropoli come i polli di allevamento nella stia. Tutto questo, amici lettori, non mi piace per niente. Ecco perché la fine del mondo (vale a dire di questa civiltà) non mi angoscia più di tanto. C’è forse qualcosa che merita di essere salvato?  

Facebook0 Twitter Google+ Share

Il crollo delle banche La paura fa 737

Opinionista: 

Vincenzo Nardiello

La nuova paura fa 737. Il vecchio 90 nel nuovo mondo dell’insicurezza globalizzata non serve più. Renzi ha frettolosamente archiviato il colloquio con la Merkel a Berlino: un incontro andato molto male, che ha avuto come unico effetto far crescere l’isolamento italiano a Bruxelles. Ma davvero c’è in giro qualcuno disposto a credere che lo scontro tra Europa e Italia verta sugli immigrati? Non scherziamo. La vera partita riguarda le banche. I nostri istituti sono zavorrati da 337 miliardi di crediti a rischio, 200 dei quali sono già considerati inesigibili o quasi. Ma possiedono anche 400 miliardi di titoli del debito pubblico. È una bomba da 737 miliardi. Questo vuol dire una cosa molto semplice: ogni attacco alle nostre banche è un attacco al nostro debito sovrano. Esattamente quanto è accaduto ieri. In questo quadro, il salvataggio (per ora) delle banche italiane indotto dalle parole di Mario Draghi dimostra una sola cosa: le nostre sorti dipendono totalmente dall’euro. Senza l’ombrello della Bce e delle sue misure straordinarie – peraltro quasi esaurite – Roma è destinata alla Troika. È questa la terribile verità di cui prendere atto. Va da sé che l’unica cosa che un Governo degno di tal nome avrebbe il dovere di fare, sarebbe concentrare tutti i propri sforzi per intervenire sugli elementi di debolezza che ci rendono così vulnerabili e servi di Bruxelles: i livelli d’indebitamento e spesa pubblica semplicemente inaccettabili. Invece che accade? Tutti, da destra a sinistra, accusano l’Europa, fingendo di dimenticare che il sistema più indebolito del Continente si sostiene solo grazie a tassi d’interesse tenuti artificialmente bassi da Draghi. I principali problemi dell’Italia sono dentro i suoi confini. Non fuori. L’unico taglio alla spesa pubblica è stato fatto dalla Bce agli interessi sul debito. Un risparmio che il leader della Repubblica dei bonus si è subito affrettato a vanificare con altre spese. Cresciamo meno della metà del Portogallo, 4 volte meno della Spagna e 8 volte meno dell’Irlanda. Tutti Paesi che sono stati duramente colpiti dalla recessione più di noi. La differenza? Loro hanno fatto tagli di spesa per finanziare sgravi fiscali e noi il contrario. Gli altri si dedicano a produrre ricchezza, noi a redistribuirla finanziandola in deficit. E oggi il Governo chiede all’Ue esattamente questo: poter spendere ancora altri 14,5 miliardi che non abbiamo. La stessa vecchia ricetta che ci ha fatto accumulare i livelli di debito che ci schiacciano e ci rendono schiavi degli speculatori e degli eurocrati di Bruxelles.  

Una collezione di figurelle

Opinionista: 

Pietro Lignola

Il nostro gauleiter Matteo Renzi ha deciso di passare dal palcoscenico interno a quello internazionale. Sarà, forse, perché nelle ultime settimane i sondaggi hanno visto precipitare il suo indice di gradimento, sarà perché in Italia il suo nome e quello della Boschi evocano immediatamente le banche infette, sarà perché ha scoperto che cultura gender e Cirinnà, cose cui non intende rinunziare, sono insopportabili a tanti più di quanto credesse. Egli avrà forse pensato (ammesso che conosca il latino): Nemo propheta in patria. Certo è che, da un po’ di tempo in qua, saltella in Europa, Asia, America e Africa, cercando, probabilmente, di battere i primati stabiliti dal sindaco Marino prima della cacciata. D’altra parte, non può mica lasciar dormire in aeroporto il suo “Air One” che tanti quattrini costa agli italiani. Lascia i viaggi in treno alla Boschi, che ha trasferito ad Arezzo il capolinea del “Frecciarossa” Firenze – Milano, con qualche disagio per gli utenti fiorentini (costoro avrebbero forse preferito l’acquisto di un “Frecciazzurra One”, riservato alle famiglie dei banchieri aretini). Dicevano, però, gli antichi: se Atene piange, Sparta non ride. Sono accadute, negli ultimi giorni, diverse cose che non hanno accresciuto il prestigio del tosco enfant prodige all’estero. La vicenda di Riad, ad esempio: la zuffa tra i gentiluomini che costituivano il seguito di Renzi per la spartizione dei doni offerti dal monarca saudita. Qualcuno ha pensato che forse il gran capo degli italiani (il quale, per metter fine alla rissa, ha preso per sé tutto il malloppo) non è molto oculato nella scelta di collaboratori e assistenti. Non passa una settimana e scoppia il caso delle statue nascoste per la visita del premier iraniano. Tutti hanno potuto ammirare le foto dei cubicoli bianchi che rinchiudevano le statue: qualcuno ha immaginato che, forse, anche le Veneri e gli Apolli avessero improvvisamente bisogno di evacuare e fossero stati forniti di opportune toilette. Favoloso il successivo scaricabarile, con i soliti maligni che hanno ritenuto vi fosse stato un preciso ordine dello stesso presidente del consiglio. Segue a ruota il viaggio in Europa: incontro con la Merkel e scontro a distanza con Juncker. Dai tedeschi Renzi sembra non aver ottenuto niente, a meno che ci siano state riservatissime concessioni in tema di banche toscane. Ha dovuto cedere sull’esborso di duecentottantuno milioni da inviare all’estorsore, il sultanello Erdogan. Il prode Matteo si è vantato di assistere così i rifugiati e di aver ottenuto che quei soldini (li frega a noi, ovviamente) fossero diffalcati dal deficit. Bruxelles gli ha rinfacciato che non poteva non sapere: la decisione di escludere le spese della Turchia dai conti pubblici era stata presa, fin dall’inizio, a ventotto, cioè da tutti gli stati membri, compresa l’Italia. Ora il gran Tour de l’Afrique, ove porterà la pax italica. La speranza è che gli africani lo prendano sul serio e non dicano, come ha fatto la Commissione Europea, che in Italia non c’è un interlocutore (c’è soltanto uno che parla da solo). Intanto il Financial Times smentisce gli ottimistici proclami del premier (“Adesso le cose sono cambiate”, la ripresa è già cominciata), affermando che non c’è nessun motivo per credere che la performance economica dell’Italia possa migliorare. Io non so se, quando era ragazzino, il nostro Matteo abbia fatto la raccolta delle figurine Panini. Certo è che ora, dato che si sta facendo grande, ha cominciato una nuova collezione, di figurelle stavolta. Addo’ nce sta’ sfizio nun ce sta’ perdènza, diciamo a Napoli. L’unico inconveniente è che lo sfizio è soltanto suo, mentre la perdenza è dell’Italia, che non solo fa figure di m…, ma paga anche. 

Facebook0 Twitter Google+ Share

 
 
———————————————————————————————————————–
ALTRE NEWS
———————————————————————————————————————–
 

——– Original Message ——–

Subject:  Lehner: cattivi pensieri in questa Italia impazzita
Date: Thu, 4 Feb 2016 09:37:32 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )


E’ tempo di cattivi pensieri. 
Ho pensato alla pena di morte per il tizio spargitore  militante di Aids, per il criminale che, volendo “solo sfigurarla” ha dato fuoco alla compagna incinta, per mariti e fidanzati, ben degni di corna, violentemente dementi sino al femminicidio pedagogico, per gli automobilisti ubriachi e/o drogati che quasi ogni giorno colorano di sangue le strisce bianche. 
Cattivi pensieri subito seppelliti da una raffica di comiche finali : la copertina di “farma magazine” con la Lorenzin definita “ministro supermamma”; la panacea della cannabis nella vagina contro i dolori mestruali; il prete bergoglista che si dissocia via internet dai canoni fondanti la tradizione giudaico-cristiana; gli ebrei post-stalinisti che sostengono gli islamici nazisti contro Israele; gli ex brigatisti rossi invitati a tener corsi d’aggiornamento per magistrati. 
Che tra i fautori di siffatta ultima gag omeopatica ci sia stato Valerio Onida, ex giudice costituzionale, mi conferma nell’ amarissimo  giudizio sulla Consulta (da non dimenticare il suo primo presidente, Gaetano Azzariti,   già presidente del tribunale della razza), tuttavia, mi ha davvero fatto buon sangue il conato del costituzionalista di nominare Dracula primario di ematologia.
 
Giancarlo Lehner 
 

——– Original Message ——–

Subject: 25 febbraio Save the Date: CISCO IoE – AICTT-RTA: Misurare l’innovazione d’impresa
Date: Thu, 4 Feb 2016 18:49:12 +0100
From: “SMSengineering Marketing” <marketing@smsgroup.eu>
To: associazioneazimut@tiscali.it
Reply-To: marketing@smsgroup.eu


25 febbraio Save the Date: Cisco Internet of Everything, arriva la trasformazione digitale 

Il 25 febbraio è il momento di Cisco IoE Open Day a Napoli, presso la sede della SMS Engineering in via Fienile 1 – Casalnuovo di Napoli (Na), dalle 9:30 alle 13:00.
Cisco Internet of Everything (IoE) consiste nella interconnessione di dispositivi, oggetti, persone, dati e processi, con l’obiettivo di aiutare i clienti a migliorare l’operatività e ampliare la produttività, risparmiando tempo e denaro.
Cisco Systems e SMS Engineering – Premier Partner di Cisco – offrono un workshop informativo sul mondo Internet of Everything e una presentazione di Cisco IoT System, la soluzione che connette nuovi luoghi come reparti produttivi, reti energetiche, strutture sanitarie e sistemi di trasporto. Il Workshop inizierà con i saluti di Gaetano Cafiero Presidente della Sezione ICT dell’ Unione Industriali di Napoli, Antimo Angelino Vice Coordinatore della Commissione Informatica dell’ Ordine degli Ingegneri della Provincia di Napoli, Francesco Castagna CEO di SMS Engineering a cui seguiranno diverse testimonianze di CISCO su come Cisco IoE System aiuta i clienti a migliorare l’operatività e risparmiare tempo e denaro ed infine verranno proposti casi pratici sulla Internet of Everything presentati da Gioacchino Giugliano di Leonardo Ricerche e Fabio Orsini di IT Centric. Modererà i lavori la giornalista Mariagrazia Toscano.

 La  partecipazione è gratuita ma la registrazione è obbligatoria
Per iscriverti: m.canestro@smsengineering.it
L’agenda ed il programma definitivo verranno inviati successivamente

LO STANDARD AICTT-RTA PER LA MISURA DELLA CAPACITÀ INNOVATIVA D’IMPRESA
“Lo standard AICTT-RTA per la misura della capacità innovativa d’impresa” è il titolo del libro presentato durante un incontro nella sede dell’IBM di Napoli, il 3 febbraio 2016, dall’ ing. Stefano De Falco, Direttore CeRITT e Presidente AICTT. Il Protocollo AICTT-RTA ha avuto infatti la certificazione di IBM Italia ed il quinto capitolo del libro è dedicato al caso IBM: la valutazione del RTA di IBM Italia. Le imprese che vogliono emergere sui mercati in rapida evoluzione e vincere le sfide della globalizzazione e della competitività devono necessariamente fare leva sulle proprie capacità di innovazione. L’innovazione è un atteggiamento culturale, una ricerca continua dell’eccellenza, la tensione verso una crescita sostenibile ed equilibrata. Serve, quindi, un’innovazione che non si fermi solo al prodotto ed al processo, ma che permei anche l’organizzazione e la cultura dell’azienda stessa e che sia documentabile e certificabile. L’Associazione AICTT (Ass. Italiana Cultura Trasferimento Tecnologico), tra le varie iniziative, ha lanciato uno standard per la certificazione della capacità innovativa d’impresa, denominato AICTT-RTA (Rendimento Tecnologico Aziendale), che colloca le imprese in una certa classe di rendimento. Nel testo, dopo un’analisi dello stato dell’arte sul tema della certificazione dell’innovazione, si affronta il problema della modellistica del processo di certificazione della capacità innovativa d’impresa secondo lo standard AICTT-RTA e vengono messi in rilievo i 4 asset che caratterizzano il processo di auditing: ingegneria della conoscenza, economia della conoscenza, finanza della conoscenza ed organizzazione della conoscenza.

Nella foto sotto da sinistra l’ing. Massimiliano Canestro Vice President di SMS Engineering, l’ing. Giuseppe Capocelli Responsabile Sede Napoli IBM, l’ing. Stefano De Falco Presidente AICTT e l’ing. Francesco Castagna CEO di SMS Engineering

Libro : LO STANDARD AICTT-RTA PER LA MISURA DELLA CAPACITÀ INNOVATIVA D’IMPRESA
http://www.ibs.it/ebook/De-Falco-Stefano-Di/Lo-standard-AICTT-RTA/9788891733313.html

Ing. Massimiliano Canestro
SMS Engineering – Vice President
AFCEA Naples Chapter Secretary
HUMANITAS Naples Chapter Major Commander
Rating Advisor

www.smsengineering.it – m.canestro@smsengineering.it
PEC: massimiliano.canestro@ordingna.it

Napoli  D:+39 0810155611  F:+39 0810155666  M:+39 3485905083
London  D:+44 2032393730  F:+44 2033180740  skype: m.canestro

 
 

——– Original Message ——–

Subject: 4 febbraio – Leggi le principali notizie del giorno
Date: Thu, 04 Feb 2016 05:08:05 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it


Se non leggi correttamente questo messaggio, clicca qui


Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata
 
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

Le adozione gay fanno male alla rescita dei bambini: viene dalla scienza la conferma di un dato di buon senso comune. «Non si può escludere che convivere con due genitori dello stesso sesso non abbia ricadute negative sui processi di sviluppo psichico e relazionale nell’età evolutiva». Lo afferma, a proposito delle adozioni gay, il presidente della Società Italiana di Pediatria, Giovanni Corsello.

Leggi tutto ›

 

 

 
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

 

 
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

 

 
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

 

 
Questo testo viene mostrato quando l'immagine è bloccata

 

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
 
 
 
 
Email
Facebook
Twitter
Google+
Secolo d’Italia
Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
​Redazione: Via della Scrofa, 39 – 00186 Roma


Assurdo! Guardate che hanno fatto prima di svuotare i conti dei poveri risparmiatori! Perché non avvisavano pure loro! Vergogna, dimissioni subito!!! Condividiamo!!!

ARTICOLI CORRELATI
  • I Boschi hanno venduto le proprie azioni prima del crac di Banca Etruria
    Le cifre le ha fomite a memoria, senza nemmeno leggere gli appunti che si era preparata la notte prima, la stessa Maria Elena Boschi il giorno in cui si è difesa alla Camera dalla mozione di sfiducia presentata su Bancopoli dal Movimento 5 stelle. «Come è noto», ha spiegato il ministro dei Rapporti con il Parlamento, «io posseggo, o sarebbe[…]
    Condividi

    SECOLODITALIA.IT · CONDIVISIONI: 13.182
  • Banca Etruria, conti svuotati prima del crac: ecco da chi è partita la soffiata
    Banca Etruria, arriva una notizia sconvolgente: alcuni conti correnti sono stati svuotati poco prima del crac. Come se qualcuno avesse voluto salvare i clienti più prestigiosi e spalmare le perdite…
    Condividi

    STOPEURO.ORG · CONDIVISIONI: 474
  • Banca Etruria: i clienti Vip avvertiti prima del crac in modo da ritirare tutto dal conto
    Un mese prima che fosse ufficializzata la crisi di Banca Etruria, alcuni clienti privilegiati hanno ritirato tutto dai propri conti, salvandosi così … Continua a leggere
 

Scudetto, per i bookmaker è solo Napoli e Juventus

Bianconeri leggermente favoriti. Domenica Al San Paolo contro

il Carpi arbitra Doveri

 

NAPOLI.Continua la cavalcata parallela di Napoli e Juventus:entrambe vincono nel turno infrasettimanale di Serie A restando in vetta alla classifica.In attesa dello scontro diretto del prossimo 13 febbraio, tutto resta quindi invariato nelle scommesse sullo scudetto: Juve, riferisce Agipronews, seconda in classifica ma favorita dai bookmaker, piazzata a 1,68 sulla lavagna Paddypower.it, Napoli in vetta al campionato, ma dietro i bianconeri nelle quote, dato a 2,15 per il trionfo. Dopo di loro il vuoto: nonostante lì dietro siano arrivati segnali di ripresa, nessun’altra squadra riuscirà a tenere il passo delle prime due secondo i quotisti. Hanno vinto tutte Fiorentina, Inter, Roma e Milan, ma per loro le valutazioni sono ormai alle stelle: a 40,00 i viola e i giallorossi, a 50,00 i nerazzurri, mentre per Mihajlovic il tricolore è un’impresa a 125,00.

Questi gli arbitri del 24° turno di serie A, in programma domenica alle 15: Atalanta-Empoli (ore 18): Fabbri; Bologna-Fiorentina (sabato ore 18): Banti; Frosinone-Juventus: Massa; Genoa-Lazio (sabato ore 20.45): Orsato; Verona-Inter (ore 12.30): Giacomelli; Milan-Udinese: Irrati; Napoli-Carpi: Doveri; Roma-Sampdoria (ore 20.45): Celi; Sassuolo-Palermo: Mariani; Torino-Chievo: Rocchi. 

———————————————————————————————————————–

Associazione Culturale Azimut
 
  
Associazione Azimut, Naples, Italy.  
  
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
 
 

—————————————————————————————————————————————————————

“Azimut” associazione – Via P. Del Torto n. 1 – 80131 Napoli 
Telfax 081 – 7701332 Info 340 – 3492379
E.mail: an.arenella@libero.it (segreteria)-massimovuono@libero.it (ufficio stampa)
[per sostenere l’associazione-solo su su c/c  banc. intestato Arturo Stenio Vuono]
Iban IT74 YO1O 1003 4351 0000 0003 506  BIC IBSPITNA         
Banco Napoli SpA Filiale Na. 35 Via Onofrio Fragnito nn. 28/52   80131 Napoli
 
DISLAIMER – Costituzione della Repubblica Italiana Art. 21 : Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ognialtro mezzo di diffusione.Ai sensi della Legge 7 marzo 2001, n.62, il nostro Sito, non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale. Le immagini inserite sono quasi sempre tratte da internet;ove si violasse il dettato dei diritti  di autore, su richiesta, si provvede alla loro cancellazione. Gli Autori degli articoli non sono responsabili per gli eventuali commenti inseriti nei post, parimenti per i link esterni che si riproducono nel blog.I commenti dei lettori, ove lesivi dell’immagine e onorabilità dei terzi sono del tutto estranei agli autori, pure se espressi anonimamente o in forma criptata. Il blog, a richiesta delle autorità, collabora ai fini dell’individuazione dell’indirizzo IP del possibile diffamatore.Chi vi scrive condivide le condizioni di responsabilità per ciò che manifesta. Il Sito non è responsabile, nelle persone che lo dirigono e lo coordinano, e non ha assoluto controllo su tutti gli articoli di cui non è autore e chi vi partecipa con interventi, eccetera, si ritiene e accetta, implicitamente, l’essere responsabile di quanto sostiene e manifesta.
 [ Web Master : Admin ]
Associazione Azimut
Associazione Culturale Azimut
 
azimutassociazione@libero.it
associazioneazimut@tiscali.it
 
——————————————————————————————————-
 
[ anteprima di web ]  – FINE SERVIZIO – A PRESTO !
———————————————————————————————————-
 
Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...