AVVISI ALLA PACCOTTIGLIA MALEODORANTE CON IL PIFFERAIO FIORENTINO PROIBIZIONISTI ANTIPARTENOPEI GIUSTIZIALISTI INCALLITI BORSAIOLI DEL RIBASSO CONSORTERIE DI BELZEBU’ ITALIOTI-ROSSI E ALTRE NEWS ( CONTROCRONACA CONTROSTORIA ECCETERA


AVVISI ALLA PACCOTTIGLIA MALEODORANTE CON IL PIFFERAIO FIORENTINO PROIBIZIONISTI ANTIPARTENOPEI GIUSTIZIALISTI INCALLITI BORSAIOLI DEL RIBASSO CONSORTERIE DI BELZEBU’  ITALIOTI-ROSSI E ALTRE NEWS  ( CONTROCRONACA CONTROSTORIA ECCETERA 

OGGI – AVVISI ALLA PACCOTTIGLIA MALEODORANTE CON IL PIFFERAIO FIORENTINO PROIBIZIONISTI ANTIPARTENOPEI GIUSTIZIALISTI INCALLITI BORSAIOLI DEL RIBASSO CONSORTERIE DI BELZEBU’  ITALIOTI-ROSSI E ALTRE NEWS  ( CONTROCRONACA CONTROSTORIA ECCETERA 
[ scritto : 12.02.’16 ]
 
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OGGI – AVVISI ALLA PACCOTTIGLIA MALEODORANTE CON IL PIFFERAIO FIORENTINO PROIBIZIONISTI ANTIPARTENOPEI GIUSTIZIALISTI INCALLITI BORSAIOLI DEL RIBASSO CONSORTERIE DI BELZEBU’  ITALIOTI-ROSSI E ALTRE NEWS  ( CONTROCRONACA CONTROSTORIA ECCETERA )
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : SABATO, 12 FEBBRAIO 2016 ]
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DEDICATO AL PIFFERAIO FIORENTINO
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QUESTO CITTADINO È NEI GUAI SOLO PER AVER FATTO UNA DIVERTENTE CANZONE SU MATTEO RENZI!

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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: Ciancimino cartina di tornasole delle toghe
Date: Thu, 11 Feb 2016 11:37:54 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )


La credibilità e l’affidabilità della magistratura di lotta e di governo potrebbe risultare più o meno pari alla credibilità di Ciancimino junior. 
Sarebbe utile conoscere il giudizio, sull’una e sull’altro, dell’ex togato Luciano Violante.
Giancarlo Lehner


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DEDICATO AI BORSAIOLI CHE GIOCANO AL RIBASSO…..
APRIPISTA PER IL COMMISSARIAMENTO DELLE ECONOMIE
CON IL PREVISTO SUPER MINISTRO EUROPEO DELLE FINANZE
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[ TRATTO DA FORMICHE ]

Continua inarrestabile la crisi economica e bancaria internazionale e sarebbe importante che il popolo italiano capisse fino in fondo ciò che stiamo vivendo. Senza imbrogli e omissioni. I titoli bancari stanno zavorrando Piazza Affari e sono più che mai forti le preoccupazioni degli investitori per la situazione patrimoniale delle banche italiane, gravate da sofferenze per oltre 200 miliardi e da crediti deteriorati per complessivi 350 miliardi. E nonostante il governo continui ad essere vago e rassicurante la questione dei 3 maggiori gruppi bancari italiani, cioè Intesa San Paolo, UniCredit e Monte dei Paschi di Siena, relativamente alle loro esposizioni verso i crediti dubbi e ai requisiti patrimoniali sono in profondo rosso.E non da oggi ma dal 2011.

Le 3 banche hanno riportato in tutto perdite per 40,5 miliardi di euro dall’1 gennaio del 2011 al 30 settembre del 2015, e non conosciamo i risultati dell’ultimo trimestre dello scorso esercizio. Si tratta di quasi il 58% del loro attuale valore di capitalizzazione in borsa e di oltre un terzo del loro patrimonio netto totale. Grossa parte delle perdite è stata determinata dalle maxi-svalutazioni delle sofferenze, che ammontano a più della metà del loro valore complessivo di 95 miliardi di euro. E i crediti deteriorati di questi istituti, includendo gli incagli e i prestiti scaduti, sono pari a 190 miliardi.

Il caso più eclatante è di MPS, che ha registrato perdite nell’ultimo quinquennio per 14,5 miliardi, 5 volte in più di quanto oggi valga in borsa. Unicredit ha un rosso cumulato di 18,74 miliardi, il 70% del suo attuale valore di capitalizzazione, mentre Intesa Sanpaolo, che a Milano viene valutata intorno ai 45 miliardi, di perdite negli ultimi 5 anni ne ha riportate “appena” per 7,24 miliardi.

Noi risparmiatori, correntisti, investitori vogliamo sapere come intende agire il governo non ci fidiamo dei vari decreti salva-banche, dato che a partire da quest’anno, con l’entrata in vigore del cosiddetto “bail-in”, noi possiamo essere coinvolti nelle perdite per le somme superiori ai 100.000 euro. L’unica arma che il risparmiatore e l’investitore ha per tutelarsi dal rischio di vedersi intaccati i propri conti o titoli è sapere la verità .E contemporaneamente capire cosa sta succedendo in Germania, dove la situazione del gruppo Deutsche Bank desta seria preoccupazione.

Gli indicatori di malessere sono innumerevoli ma il responso è sempre lo stesso: febbre alta. Nell’ultimo mese il titolo della prima banca tedesca è sceso di oltre il 30%, a 15 euro per azione, meno di quanto valeva durante la crisi del 2008-2009. Nell’ultimo anno il calo supera il 40%. La banca vale in Borsa circa 20 miliardi di euro, la metà dell’italiana Intesa Sanpaolo. Perché la vera ragione della tempesta perfetta che ha messo in ginocchio le banche italiane non sta nell’isteria collettiva, nella speculazione, nel crollo del petrolio, nel rallentamento della Cina, sta in Germania, e a un indirizzo preciso: la Bundesbank.

Ci aiuta un documento di alcuni straordinari maestri della School of european political economy che, come esperti onesti e saggi, ci spiegano alcune carsiche dinamiche. Da Francoforte partono tutte le perplessità sul sistema bancario italiano, e da lì stanno maturando proposte che puntano a mettere un cappio ai paesi con debito pubblico troppo alto come il nostro, per evitare che i meccanismi di salvataggio europei possano salvare i peccatori a spese dei virtuosi. Così diciamo : attento Renzi, la tua politica di stimolo ha fatto ben poco, mentre non ti sei più preoccupato della crescita del debito, che è uno degli elementi più critici per la stabilità dell’euro-area. E se fino all’anno scorso la recessione faceva da scusante per non rientrare dal debito, quest’anno quell’alibi non vale più, la qual cosa ci potrebbe procure una procedura di infrazione. A questo aspetto – il debito in crescita – se n’è aggiunto un altro: la perdita di leadership di Berlino sul fronte europeo. Che si è tradotta in un rompete le righe dal punto di vista della voglia di solidarietà. Cioè la voglia di condividere i rischi, quindi è aumentata la pressione dei partner a far sì che chi ha problemi se li risolva da sé.

Chi ha un debito troppo alto deve rafforzare la separazione tra rischio sovrano e rischio bancario. A Francoforte c’è chi lavora da tempo per ottenere un rating di rischiosità da attribuire al debito dei vari paesi europei, così da obbligare le banche a considerarli alla stregua di altri titoli a rischio nei propri bilanci e , l’introduzione di regole che limitino la quantità di titoli di Stato che ciascuna banca può detenere. Un terremoto per tutti gli istituti europei, ma in particolar modo per i nostri, che hanno sempre aiutato lo Stato a piazzare il suo debito comprando parecchio e mettendolo nei caveau. La Bundesbank potrà convincere i suoi partner a fare quello che chiede : tutti i sistemi-paracadute che devono garantire la sicurezza collettiva del sistema del credito non partiranno. Rinviati. Finché le banche non si saranno sgravate dai titoli pubblici in eccesso.

Rinviati tutti a cominciare dall’assicurazione comune dei depositi bancari europei, che è quel sistema che mutualizza i rischi: i sistemi bancari europei dovrebbero mettere in comune le risorse necessarie a finanziare il fondo di assicurazione, per cui se una banca italiana fallisce, i soldi per rimborsare i suoi depositanti vengono presi dai contributi versati dalle banche di tutti gli altri paesi dell’area euro.

Il documento della School of european political economy dichiara “un paese potrebbe lasciar fallire le proprie banche e le proprie imprese, così da scaricare parte degli oneri sull’assicurazione dei depositi finanziata da contribuenti stranieri”, così la gli autori spiegano le paure tedesche (e non solo) senza tanti giri di parole. Quindi per ora non se ne parla. Previdenti, i tedeschi immaginano insomma che una crisi del debito di un paese membro – come quella che abbiamo già visto in Grecia e non solo – potrebbe sempre capitare. Se si fa quello che la Bundesbank chiede, a quel punto ristrutturare quel debito non coinvolgerebbe anche le banche del paese, considerate la parte del sistema da proteggere. Continua il Documento: attenzione ristrutturare il debito “a completamento di tale decentramento del rischio sovrano, meccanismi automatici di ristrutturazione del debito, attraverso l’allungamento delle scadenze dei titoli pubblici, verrebbero disposti e fatti valere ogni qual volta un paese perdesse accesso al mercato per finanziare il proprio debito pubblico e fosse quindi costretto a rivolgersi al ‘Meccanismo europeo di stabilità’ per ottenere assistenza finanziaria”.

Insomma l’assistenza del meccanismo europeo pensato per risolvere le crisi, si pagherebbe prima con l’imposizione “automatica” (e quindi non materia di trattativa) di una ristrutturazione del debito.La morale del messaggio dei “saggi” della School of european political economy è che siamo fragili, più di quello che crediamo. E che i nostri partner, che non si fidano più l’uno dell’altro, tantomeno si fidano di noi. Ma è proprio per questo che l’Italia ha solo da perdere dalla crisi di sfiducia che sta attraversando l’Unione: la coesione, viceversa, è la nostra ciambella di salvataggio.

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Le banche affondano le Borse: Piazza Affari la peggiore. Male Wall Street

Le banche affondano le Borse: Piazza Affari la peggiore. Male Wall Street

giovedì 11 febbraio 2016 

le Borse europee hanno mandato in fumo oltre 242 miliardi di euro in un solo giorno. Alla fine di una seduta critica per tutti i listini continentali, con gli indici Usa in calo rispettivamente dell’1,9% (dow Jones e dello 0,99% (Nasdaq), Milano è stata la peggiore (Ftse Mib -5,63%), preceduta di poco da Madrid (-4,88%) e Parigi (-4,05%). Più cauteFrancoforte (-2,93%), Londra (-2,39%) e soprattutto Atene(-1,89%). Piazza Affari insomma sprofonda in chiusura di una seduta di forte tensione per tutte le Borse europee. L’indice Ftse Mib segna un calo del 5,63% a 15.773 punti. Tra i titoli più colpiti Ubi Banca (-12,11%), Mps (-9,88%) e Saipem (-12,02%) nell’ultimo giorno per sottoscrivere l’aumento di capitale da 3,5 miliardi di euro. Oltre 23,4 miliardi andati in fumo. Triste bilancio della seduta di mercoledì di Piazza Affari, dicono gli osservatori. Andando nel dettaglio europeo, chiusura di seduta in forte calo anche per la Borsa di Parigi. L’indice Cac 40 cede il 4,05% a 3.896 punti, ben al di sotto della soglia dei 4mila punti. La Borsa di Londra chiude con l’indice Ftse 100 che lascia sul campo il 2,39% a 5.536 punti. –  Più contenute le perdite delle Borse di Francoforte e Atene –Anche se con meno danni, anche la Borsa di Francoforte ha chiuso in forte ribasso. L’indice Dax ha ceduto il 2,93% a 8.752 punti. Chiusura in calo ma al di sopra dei minimi di giornata invece per la Borsa di Atene. L’indice Bs Ase ha lasciato sul campo l’1,89% a 440 punti. Cali a due cifre solo per Eurobank (-12,24%) e Piraeus (-10%). Ha ceduto un po’ meno Ntb (-5,51%), mentre Alpha Bank ha chiuso invariata a 1,16 euro. Wall Street da parte sua trascina l’Europa nel baratro e accentua le perdite. Il Dow Jones perde il 2,34% a 15.541,98 punti, il Nasdaq cede l’1,55% a 4.216,79 punti mentre lo S&P 500 lascia sul terreno l’1,85% a 1.817,51 punti. «Il calo dei titoli bancari in Europa preoccupa». Lo afferma il portavoce del Fmi, Gerry Rice, sottolineando che la ripresa europea procede ma è debole. «Le banche sono centrali»per sostenerla, ha aggiunto.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Choc della Borsa italiana, tutto è cominciato dalle banche. Ecco perché

Choc della Borsa italiana, tutto è cominciato dalle banche. Ecco perché

giovedì 11 febbraio 2016 

Sempre più commentatori economici imputano l’attuale andamento della Borsa italiana, l’alternarsi d’impennate e di rapidi crolli nel corso dei titoli, ad un effetto determinato da una generale crisi di fiducia. In realtà, non è che le  Borse mondiali vivano un periodo d’oro, anzi la crisi del mercato cinese sembra aver condizionato l’economia globale e aver gettato un’ombra su un possibile sviluppo del reddito mondiale. La  borsa di Milano, tornata rapidamente ai bassi livelli del 2013, dopo due anni di crescita, presenta un gap di almeno un punto percentuale rispetto alle altre Piazze mondiali e, non è semplice, per gli economisti trovare una spiegazione. Dunque, si fa strada sempre più l’idea del panic selling, (la vendita improvvisa di titoli in previsione di un crollo del mercato). Questo fenomeno, sta  riguardando in particiolare le banche italiane,   nasce dalla rottura di un rassicurante  paradigma, condiviso da tante generazioni di italiani, e cioè che “Il sistema bancario italiano è solido, in quanto costituito da piccole banche molto legate al territorio, e che le nostre banche non potranno mai fallire”. Ad innestare la miccia, sostengono tali economisti, sono stati due errori delle autorità che guidano i mercati monetari e finanziari (Mef e Banca d’Italia). Il primo, la troppo frettolosa applicazione della direttiva comunitaria sul bail in, termine che si può tradurre con un rassicurante “salvataggio interno” e poi, in conseguenza, il c.d. decreto salva banche, preso nel novembre del 2015. Quest’ultimo, pur avendo gestito il fallimento della Banca Popolare dell’Etruria, della Banca Marche, della Cassa di Risparmio di Ferrara e di Chieti, ha reso evidente a tutti (secondo tali analisti) che c’era la possibilità di perdere i risparmi investiti nelle “sicure” banche locali e che, il pericolo, non era limitato solo agli azionisti, ma si estendeva anche ai portatori di obbligazioni (se pur subordinate). Ecco gli errori ! – Borsa, quando è a rischio il risparmio – Ma, chiediamoci: come è potuto accadere che, norme pensate a tutela del risparmio, hanno potuto generare, al contrario, un effetto così disastroso sui mercati finanziari? Andiamo per ordine, e cerchiamo di capire se c’era la consapevolezza da parte delle autorità monetarie dell’impatto che il bail in avrebbe avuto sul mercato bancario italiano e se questo è arrivato ai destinatari, in primo luogo Parlamento e governo. Vediamo la tempistica. Premettiamo che il bail in definisce la svalutazione di azioni e crediti e la loro conversione in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà Tale meccanismo è previsto dalla direttiva europea BRRD  (Bank Recovery and Resolution Directive n. 2014/59) che regolamenta le crisi bancarie, voluta nel giugno 2013, nei giorni della crisi di Cipro e delle sue banche, ed introduce in tutti i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche. La legge di delegazione europea è stata approvata in Senato il giovedì 16 maggio con il consenso quasi trasversale di maggioranza e opposizione. Il 10 settembre, il Governo ha recepito la direttiva europea ed approvato le nuove norme in materia di risoluzione delle crisi bancarie, prevedendone l’entrata in vigore in Italia dal 1° gennaio 2016. A seguito dell’introduzione della disposizione, il Governo ha messo mano al “fallimento” delle quattro banche sopra ricordate, anticipando in parte la disciplina europea. – Borsa e  meccanismo del bail-in – Le autorità del mercato bancario e finanziario, hanno naturalmente partecipato all’ampia discussione sulle norme in esame, sia con interventi pubblici che nelle opportune sedi. In particolare, il presidente dell’Associazione bancaria, Patuelli, nella giornata del risparmio (28 ottobre u.s.) ha avuto modo di segnalare come il meccanismo del bail inintrodotto dalle norme Ue, rappresentava una anomalia: “In Italia è sempre vigente la tutela dell’articolo 47 della Costituzione “ (La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme) che “non è superata dalla possibilità del bail-in“. Dello stesso tenore, sul punto e nella stessa occasione, il contributo del Governatore dell’Istituto di emissione, Visco, che ebbe a ricordare come, lo stesso bail in sia “estraneo alla tradizione italiana“, ed come esso sia stato voluto da quei paesi che sono dovuti intervenire pesantemente a sostegno dei rispettivi sistemi bancari, mentre, in Italia “il sistema ha richiesto interventi pubblici sostanzialmente nulli”. Le autorità competenti, Banca d’Italia, Consob e le Associazioni di categoria, a quanto ci risulta, non sembra che abbiano lesinato critiche al meccanismo, ed in particolare sull’impatto delle norme sui contratti in essere. L’obiettivo (convergente ?) è sembrato quello di posticipare l’entrata in vigore delle norme. Ma la stampa, in particolare quella economica, non ha dato molto risalto alla questione, non mancando di segnalare la diversità del sistema bancario italiano e, soprattutto, di come l’Italia fosse stata in Europa il paese che, durante la crisi, avesse speso meno per i salvataggi delle banche. Tutta colpa della stampa allora e di un Governo affaccendato in altro? A noi non sembra che le cose stiano così. Piuttosto, va segnalato l’intento di preservare un sistema bancario italiano, con interventi solo parziali. Viceversa, sembrano necessitate riforme strutturali che affrontino la questione focale di un sistema, quello bancario che si trova a realizzare da anni margini operativi nella gestione caratteristica di deposito ed offerta fondi, sempre più limitati. Nella sostanza, mancherebbero, a nostro avviso, politiche di sostegno ad operazioni di riorganizzazione, con interventi sul costo del personale e di ammodernamento infrastrutturale. Le misure tampone, nella speranza che passi “la nottata” e che il sole torni improvvisamente a splendere, non servono più e non si può star fermi sognando un modello di banca che non c’è più.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 


Banca Etruria dichiarata “insolvente”, ora il papà della Boschi rischia grosso

Banca Etruria dichiarata “insolvente”, ora il papà della Boschi rischia grosso

giovedì 11 febbraio 2016 

Guai in vista per papà Boschi: il Tribunale di Arezzo ha dichiarato lo stato di insolvenza della vecchia Banca Etruria. A dichiarare lo stato di insolvenza di Banca Etruria è stato il collegio fallimentare del Tribunale di Arezzo presieduto da Carla Galantino. Con il dispositivo depositato in mattinata i giudici hanno respinto anche la richiesta di sollevare la questione di legittimità costituzionale del decreto salva-banche che era stata formulata in sede di udienza lo scorso lunedì dai legali Michele Desario e Antonino Giunta che rappresentano Lorenzo Rosi, l’ultimo presidente del cda di Banca Etruria. Gli atti sullo stato di insolvenza di Banca Etruria saranno ora inviati al procuratore della Repubblica della città toscana, Roberto Rossi, che attendeva la decisione per valutare l’eventuale apertura di un’ indagine per bancarotta fraudolenta. Le consulenze da 17 milioni di euro, la liquidazione all’ex direttore generaleLuca Bronchi da 1,1 milioni di euro, i premi aziendali, i fidi concessi agli imprenditori considerati “vicini” ai dirigenti saranno probabilmente al centro del lavoro del procuratore che, se ravviserà gli estremi per la bancarotta fraudolenta, potrebbe far confluire in tale fascicolo anche il lavoro di indagine per conflitto di interessi ancora non chiuso e che vede indagati Lorenzo Rosi e il dirigente Luciano Nataloni. Dell’ultimo cda della banca hanno fatto parte Lorenzo Rosi, presidente, vicepresidente vicario Alfredo Berni, vicepresidente Pierluigi Boschi, padre del Ministro Maria Elena, Alessandro Benocci, Claudia Bugno, Carlo Catanossi, Giovanni Grazzini, Alessandro Liberatori, Luigi Nannipieri, Luciano Nataloni, Anna Maria Nocentini, Andrea Orlandi, Felice Santonastaso, Claudio Salini, Ilaria Tosti. – «Su Banca Etruria una decisione importantissima» – La decisione del tribunale di Arezzo che ha dichiarato lo stato di insolvenza di Banca Etruria è “importantissima” e “apre ora la strada al procedimento per bancarotta fraudolenta nei confronti degli ultimi amministratori della banca”, secondo il Codacons, pronto a costituirsi parte offesa nel procedimento, a tutela degli investitori dell’istituto di credito. «Offriremo inoltre assistenza legale a tutti i risparmiatori di Banca Etruria che hanno visto azzerato il valore delle proprie obbligazioni a seguito del decreto salva-banche, per costituirsi parte offesa nell’indagine e chiedere in tale contesto il risarcimento dei danni patrimoniali subiti». Sono già più di 2000 infatti i piccoli risparmiatori di Banca Etruria, spiega il Codacons, che finora si sono rivolti al Codacons per avviare iniziative legali finalizzate ad ottenere il rimborso dei soldi persi a causa del salvataggio dell’istituto.

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
[ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]

Una spettacolare ingiustizia chiamata bail-in
Redazione | 06-02-2016 Categoria: Economia Stampa

 

 

Una spettacolare ingiustizia chiamata bail-in

© flickr.com/ Images Money

14:48 02.02.2016 (aggiornato 13:27 06.02.2016) 
Tatiana Santi
 

“Una spettacolare ingiustizia”, l’economista Giulio Sapelli definisce così il bail-in, meccanismo di salvataggio delle banche entrato in vigore a gennaio 2016 che spetterà ai creditori. I cittadini quindi, non più lo Stato, dovranno salvare le banche.

Prima dello scandalo delle quattro banche italiane salvate con i soldi dei creditori, in pochi sapevano che cosa fosse il fatidico bail-in. A conoscerlo bene invece erano il governo, la Banca d’Italia, senza il consenso dei quali non sarebbe stata formulata la direttiva in questione. Eppure, ora che è entrato in vigore il bail-in dalla Banca d’Italia parte la richiesta di revisione del trattato, firmato anni fa anche dall’Italia. Secondo Claudio De Rose, presidente onorario e procuratore generale emerito della Corte dei conti, il bail-in sarebbe addirittura “incostituzionale”.

Giulio Sapelli, professore ordinario di storia economica all'Università statale di Milano
Giulio Sapelli, professore ordinario di storia economica all’Università statale di Milano

Ebbene, il danno è fatto e anche se la misura è entrata in vigore a gennaio, migliaia di italiani già lo scorso dicembre hanno potuto sperimentare sulla propria pelle questo nuovo meccanismo, perdendo i propri risparmi di una vita. Per fare chiarezza sulla questione, Sputnik Italia ha raggiunto Giulio Sapelli, professore ordinario di storia economica all’Università statale di Milano.

—  Professore Sapelli, facciamo chiarezza: il bail-in è una misura scorretta per i correntisti e gli azionisti? Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia chiede di rivedere il bail-in. Claudio de Rose, procuratore generale della Corte dei conti lo definisce “incostituzionale”.

— Il bail-in è una misura che non ha nessun senso, a differenza di quelle che sono le misure prese in situazioni di questo tipo, le famose Bad bank. Quella che fa scuola è la Bad bank creata alla fine degli anni ’80 del ‘900 in Nord America in occasione della grande crisi che colpì le casse di risparmio. Si misero tutti i crediti insolvibili incagliati in un’unica grande banca con garanzia dello Stato e, avendo sgravato le banche di questi crediti non più esigibili, si provvide mano a mano in 20 anni a vendere questi crediti. È stata moto interessante questa esperienza storica, perché si è venuti poi a capo del fatto che 20 anni dopo lo Stato Americano ci guadagnò e riuscì a farsi ripagare questi crediti col tempo.

La proposta in questione del bail-in invece presentata dall’Europa e anche dal governo non crea un’unica Bad bank, ma autorizza le banche a servirsi delle società di recupero crediti. Ciascuna banca dovrebbe assicurarsi da sola di recuperare questi crediti. Tutto ciò quindi è molto più difficile. Inoltre c’è un aspetto, rifiutato già dagli esperti: non si può far ricadere sui sottoscrittori, soprattutto quelli più deboli, il fatto di ripagare i crediti inesigibili. Le prove generali di questo furono fatte, come vi ricorderete, con le banche di Cipro.

Anche lì l’Unione europea all’inizio chiese questa forma di bail-in, dove i depositanti sopra i 100 mila euro avrebbero dovuto ripagare loro le banche. Per la protesta che suscitò questa misura e per la situazione geostrategica a Cipro, dove molte banche erano legate alla Russia, l’idea fu abbandonata. Questa proposta è stata addirittura rifiutata dalla Banca d’Italia, che però così contraddice se stessa, perché senza il suo assenso non sarebbe mai stata formulata.

— A causa del bail-in, oramai entrato in vigore da gennaio 2016, il salvataggio delle banche avverrà quindi a spese dei cittadini e non dello Stato come prima, giusto?

— Si può dire esattamente così. Prima tutti gli altri salvataggi, soprattutto delle banche tedesche, parliamo di centinaia di miliardi di euro, venivano fatti a spese dello Stato. Il salvataggio delle banche ora, non solo nel caso italiano, ma toccherà credo anche alla Grecia, avverrà a spese dei cittadini. Questa è una spettacolare ingiustizia.

— Alla fin fine il bail-in è una legge assodata o verrà rivista, secondo lei, per via di tutte queste discussioni in merito?

— C’è una negoziazione ora dove si tenta di tornare indietro. Anche al recente incontro di Matteo Renzi con la Merkel si è trattato questo tema, ma c’è un’intransigenza da parte della diplomazia europea che è dominata dagli interessi tedeschi e che non vuole tornare sui suoi passi.

Naturalmente se la legge verrà applicata in questa forma, sarà un atto di grave ingiustizia e disparità nelle regole europee, che unito al conflitto sull’immigrazione, sarà un altro passo verso la disgregazione dell’Europa.


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DEDICATO ALLA DOPPIEZZA DEGLI ITALIOTI – ROSSI & SODALI
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[ TRATTO DAL QUOTIDIANO “ROMA” ]

Troppo clamore desta sospetto

Opinionista: 

Pietro Lignola

L’assassinio di Giulio Regeni domina da molti giorni la ribalta del palcoscenico mediatico italiano. Il cadavere martoriato dello studente friulano ventottenne, scomparso dieci giorni prima, è stato rinvenuto per caso, esattamente una settimana fa, da un tassista, in un fosso sull’autostrada che dalla capitale egiziana porta ad Alessandria. Oltre alla magistratura italiana, si sono interessati del caso il presidente Mattarella, il premier Renzi e diversi ministri: una task force d’inquirenti italiani e stata inviata in loco per indagare sul caso. L’Egitto ha maldestramente tentato di sostenere, in un primo momento, che la morte del giovane italiano fosse stata causata da un incidente stradale e, poi, da un atto di criminalita comune. Tesi demolite dalla circostanza, assodata dalla magistratura italiana con l’autopsia, che la vittima era stata torturata. Chi era Regeni? Sicuramente uno studente all’universita di Cambridge, che stava preparando una tesi di laurea sui sindacati egiziani. Non soltanto questo, pero. Era anche un giornalista che collaborava (o, come ha sostenuto la madre, desiderava di collaborare) con “Il Manifesto – quotidiano comunista”. Era, quindi, una persona politicamente impegnata a sinistra e aveva contatti con gli ambienti della “Fratellanza musulmana”, ostile ad Al – Sissi e attualmente fuorilegge. Si e asserito, anche, che avesse rapporti con i servizi segreti italiani, anche se i responsabili governativi hanno smentito (ovviamente, lo avrebbero fatto in ogni caso). Il sistema mediatico italiano addebita il crimine alla polizia egiziana o, addirittura, allo stesso Al – Sissi che, a dire di taluni commentatori, “non poteva non sapere”. L’Egitto smentisce ogni coinvolgimento, ḉa va san dire. Qualcuno ha, peraltro, osservato che le strutture statali egiziane, se direttamente responsabili, avrebbero sicuramente fatto scomparire il cadavere; argomento abbastanza convincente, salvo che non si sia voluto dare un avvertimento a qualcuno. Ci sono alcune osservazioni da fare su questa vicenda. Innanzitutto l’esposizione mediatica del fatto e veramente esagerata. Nicola Porro ha attribuito questo fatto alla “supremazia culturale della sinistra”, osservando che in Africa (nei pressi di Malindi) fu barbaramente uccisa, alla fine dell’anno scorso, Rita Fossaceca, una giovane cattolica che, da medico qual era, dedicava le sue vacanze a un orfanotrofio: pochissimi l’hanno ricordata, osserva Porro. C’e del vero, ovviamente, almeno per cio che riguarda televisioni e giornali. Non basta, tuttavia, a giustificare l’inconsueto impegno istituzionale in uno Stato, come l’Italia, che ha fatto pochissimo per i nostri marinai perseguitati dagli indiani. Regeni, un po’ anzianotto peraltro come laureando, doveva essere qualcos’altro che uno studente, un aspirante giornalista e un giovanotto impegnato in politica. Abbastanza inusitata mi sembra, invero, la pretesa italiana di svolgere proprie indagini in Egitto e il lamento di alcuni organi di stampa perche gli inquirenti nostrani non hanno accesso agli atti dell’inchiesta. Non mi risulta che l’Italia consenta tale accesso a inquirenti stranieri e non mi sembra che Scotland Yard sia venuta in Umbria a indagare sul caso Meredith. In secondo luogo, fermo restando il doveroso cordoglio e la condanna (senza inutili aggettivi) per i responsabili del barbaro crimine, non posso fare a meno di notare che, in certo qual modo, il nostro connazionale se l’era andata a cercare. L’Egitto, come tutti i paesi musulmani, non e come l’Italia, dove ogni attivita illegale e consentita. I “contatti” locali di Regeni erano tutti vicini ai fondamentalisti islamici e a quella “primavera araba” tanto piaciuta agli Usa, all’Eurabia e, in particolare, alla sinistra nostrana ma deleteria (come io ho sempre ritenuto e come ormai quasi tutti hanno compreso) per le popolazioni locali e per la pace nel mondo. Il sospetto che egli stesse svolgendo attivita ostili al regime era, quindi, assai plausibile e la pericolosita di attivita simili era scontata. Devo, infine, soffermarmi sull’omelia del parroco friulano che ha ricordato lo scomparso. Egli avrebbe detto: “Devo dire grazie a Dio, Jahve padre, Allah o come vogliamo chiamarlo per averci dato Giulio”. Va bene che abbiamo un papa postconciliare, ma mi sembra un linguaggio davvero eccessivo, tanto da costringermi a indicare quel sacerdote come “un parroco, un rabbino, un imam o come vogliamo chiamarlo”. Sembra che l’uomo di chiesa abbia anche evocato la figura di Ian Palach; io ho letto su Facebook l’accostamento, fatto da un internauta, di Regeni allo stesso Palach e, addirittura, a Salvo D’Acquisto. Accostamento assolutamente improponibile. Ian Palach, eroico difensore della sua patria, si diede volontariamente la morte col fuoco come estrema protesta contro l’invasione sovietica. Salvo D’Acquisto sacrifico eroicamente la propria vita innocente per salvare altri innocenti. Regeni e andato in un paese straniero per fini non del tutto chiariti ed e rimasto vittima della propria imprudenza. Il caso, in ogni modo, rischia di compromettere i rapporti italo – egiziani. Cui prodest?  

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DEDICATO ALLE CONSORTERIE DI BELZEBU’ !
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Giuseppe Corigliano

L’incontro fra Papa Francesco e il patriarca Kirill fa sperare non solo nella saldatura di una frattura storica tra oriente ed occidente ma anche nella creazion

Altro…

Max Fati ha condiviso il post di Giuseppe Corigliano.

Giuste riflessioni, pienamente condivisibili, dell’Ing. Giuseppe (Pippo) Corigliano, portavoce nazionale dell’Opus Dei. Una riprova d che è possibile un vasto schieramento di opinione, al di là della politica.

Giuseppe Corigliano

( . . . )
e di un nuovo scenario storico, culturale e religioso. Una cristianità unita da Lisbona a Vladivostock è una prospettiva che apre alla speranza di una nuova entità che si sottragga all’egemonia del capitalismo cupo di marca calvinista che affonda le sue radici nell’empirismo inglese di Hobbes, quello dell’homo homini lupus: una concezione della persona e dei rapporti umani lontana da quella solidaristica cristiana che proprio in questi anni sta mostrando il suo volto più feroce, triste ed avido. La linea politica di Putin incoraggia questa speranza. Il leader russo, molto amato in patria, non condivide l’individualismo disgregatore di marca angloamericana, non permette che i bambini orfani russi siano adottati dalle coppie omosessuali occidentali e ha addirittura regalato a Papa Francesco un’icona della Madonna, baciandola lui per primo. Un gesto che appare epocale a chi ricorda la profezia di Fatima e la paura di chi paventava i cosacchi russi che avrebbero abbeverato i loro cavalli nelle fontane di San Pietro, inviati da “Baffone”, il terribile Stalin. Ora la minaccia viene da un Occidente che dal ‘68 in poi diffonde la droga, il libero amore, la mortificazione del matrimonio, la permissività dell’aborto, gli esperimenti sugli embrioni umani, l’eutanasia e compagnia cantando. La Provvidenza provvede: preghiamo e speriamo.
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CONTROCRONACA ( REPLICA )
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Risultati immagini per msi nostalgia dell'avvenire
 
della Repubblica per la storia dell’Italia repubblicana : 1979 – 1999
 

GIORGIO ALMIRANTE, L’UOMO CHE VIDE IL FUTURO…

05 mag 2013 – L’antisemitismo non è una macchia per tutti, allora? Già. ….. direttamente da parte del popolo ( a Napoli: “per una nuova repubblica”, nel ’79 ).

 

XII CONGRESSO – NAPOLI, 5-7 OTTOBRE 1979

http://www.dellarepubblica.it/congressi…/xii-congresso-napoli-5-7-ottobre-197…

05 ott 1979 – dellaRepubblica per la storia dell’Italia repubblicana …. Costruireper l’Italia la nuova Repubblica. Incalzante e serrato susseguirsi di interventi …

 

Quando Napoli “impazzì” per Almirante sindaco – Secolo d …

http://www.secoloditalia.it/2014/…/quando-napoli-impazzi-peralmirante-sinda…

27 giu 2014 – Giorgio Almirante e Napoli: un grande amore e molto di più, sebbene fosse … la destra, nel 1979, lanciò la sfida di quella “Nuova Repubblica“, che Almirante riuscì a … Davvero troppo per considerarla unaelezione di routine.

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( “Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono ) – IL POST  SU PINUCCIO TATARELLA 
17 ANNI FA MORIVA GIUSEPPE TATARELLA – L’ISPIRATORE DELLA DESTRA DI GOVERNO

Risultati di ricerca

Giuseppe Tatarella – Wikipedia

Giuseppe Tatarella, detto Pinuccio (Cerignola, 17 settembre 1935 – Torino, 8 febbraio 1999), è stato un politico e giornalista italiano.

Biografia  – ‎Opere  – ‎Note  – ‎Bibliografia
QUANDO CI DICEVA CHE PER LA POLITICA CHE VOLA ALTA BISOGNA AVERE SEMPRE UN SOGNO 
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FOTO DI ARCHIVIO – Pinuccio Tatarella, Vuono senior e il sen. Franco Pontone
[ NAPOLI 1989 ]
foto di Arturo Stenio Vuono.
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17 ANNI FA MORIVA GIUSEPPE TATARELLA – L’ISPIRATORE DELLA DESTRA DI GOVERNO
Arturo Stenio Vuono  Confesso che di Pinuccio, questo straordinario apostolo della Destra e della modernizzazione dell’Italia, quest’anno, sarebbe saltato il ricordo e non è un buon segno; se, c’è sempre un provvidenziale se, non avessi incontrato – in metropolitana – uno degli antichi militanti del movimento sociale italiano partenopeo; non accadeva più da anni  l’incontro e il breve amarcord s’è concluso con l’amarezza che più dei decenni di sacrifici per rompere l’assedio, le discriminazioni e le privazioni, resi poi inutili dall’innominato leader – giunto sino a presiedere la camera dei deputati – , il vero crimine è stato quello di disintegrarci il sogno di governare. Molti di noi, se non con proprie risorse personali e  familiari destinati pro articolazioni territoriali del movimento, avrebbero potuto – come tanti altri di vertice – trovarsi immobili di proprietà e discreti conti in banca. Ma di tutto ciò non ci rammarichiamo, fu necessario. E ricordiamo Tatarella, lo facciamo con ritardo, sopravvenuto il suo diciassettesimo della scomparsa.
 
Di Lui abbiamo più volte riproposto i cardini del progetto interrotto; il presidenzialismo, bipolarismo, federalismo; la democrazia diretta e dell’alternanza, il riformismo istituzionale e costituzionale; il recupero del primato politico alla nazione sui poteri forti, la costruzione di un paese normale con solo due rive alternative – le coalizioni di centrodestra e di centrosinistra – in competizione e non più per delegittimarsi reciprocamente; l’Europa politica con in subordine la tecnocrazia e la restituzione, piena, dello scettro al popolo sovrano. L’attualità, per l’oggi, del disegno di rinnovamento che balza agli occhi, in tutti, considerando la miseria e i trucchi della governance che scimmiotta, mediaticamente, operando – nei fatti – in senso opposto. Ahinoi !
 
Questo, per la storia, fu il progetto che, via via, si andava delineando ad opera del nostro grande timoniere cui, senza mai il computer, piaceva molto il frontespizio d’ogni sua dispensa di proposte, e riflessioni, raffigurante un veliero che navigava in mare aperto; e così iniziarono gli anni in cui, il futuro vicepresidente del consiglio e ministro dell’armonia, ci diceva che per la politica che vola alta occorre avere sempre un sogno; ma, all’inizio, come nacque e per come nacque ? Giorgio Almirante, l’ispiratore ch’era in perfetta sintonia con l’uomo che vide oltre, lo incaricherò come l’indispensabile mediatore delle diverse sensibilità e gli dette una consegna; peregrinare, in lungo e in largo la penisola, e a Napoli – spesso e volentieri – Pinuccio faceva tappa, per realizzare – dalla base –  la svolta generazionale. Fu, per l’appunto, dopo alcuni anni dalla prima svolta, quì – da noi -, il 23 settembre del 1993 l’inizio di quella successiva, con una grande manifestazione di piazza e un convegno,  per l’alleanza nazionale e un polo di coalizione presidenzialista.
 
Già, sul finire degli anni ottanta, tutto ruotava attorno all’ipotesi d’implosione del sistema, il movimento – che n’era escluso – divenire inevitabilmente il protagonista vincente dell’ondata e l’emergere di altre forze nuove – in embrione – che non avevano fatto parte della costituente repubblicana, Così anche nacque la conseguente idea per il nuovo segretario, successivamente – chi l’avrebbe detto –  il disgregatore e dilapidatore , proprio per volontà dello stesso Almirante che ufficialmente non compariva, su proposta e indicazione di Tatarella; che di tutto ciò ci confidava sin dalle primissime riunioni, nei rapporti riservati ai pochi convocati cui sarebbe toccato promuoverne la realizzazione a Napoli per essere ritenuta piazza prioritaria.
 
Almirante – sino a quando in vita – e Tatarella, e poi solo Tatarella, ci fornirono risposte giuste; Altri ne aggiunsero diverse, fuorvianti, senza che nessuno ce lo domandasse. Per il resto, tangentopoli e la spinta referendaria, il nuovo metodo elettorale, la ventata giustizialista e la campagna di mani pulite, crediamo che tutto ciò sia abbastanza noto. E, a distanza di tanti anni, poniamo e ci poniamo una domanda: sarebbe stato, forse, più giusto, diversamente operando, mantenerci il Movimento Sociale Italiano – primo partito ma nell’Italia governata, irreversibilmente, definitivamente, al posto della cessata DC, da una opposta coalizione di sinistra-centro a guida dei post comunisti ?
 
Furono, quindi, tutte – nel bene e nel male – scelte obbligate e necessarie, ma non solo. L’avvenire ci dirà se, eventualmente abbiamo sbagliato o no !
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[ “AZIMUT” –  NAPOLI ] – DICIASSETTE  ANNI FA MORIVA PINUCCIO TATARELLA
 
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CONTROSTORIA
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1929 – 2016
11 FEBBRAIO – IL CONCORDATO
Risultati immagini per mussolini e il cardinale gasparri patti lateranensi
TRA CHIESA E STATO
 
LINK

Risultati di ricerca

Patti Lateranensi – Wikipedia 

Patti Lateranensi è il nome con cui sono noti gli accordi di mutuo riconoscimento tra il Regno d’Italia e la Santa Sede sottoscritti l’11 febbraio 1929, grazie ai …

[ TRATTO DAL WEB ]

PADRE PIO DISSE DI MUSSOLINI

Category: Chiesa Cattolica,Storia moderna e revisionismo —giorgio @ 00:23

padre pio-mussolini

Mussolini e’ uno dei più grandi politici che io abbia mai visto, le sue idee rispecchiano il bene di cio’ che è scritto sulla sacra bibbia, è il perfetto guidatore dell’umanità.(Padre Pio)

RACHELE LA MOGLIE DI MUSSOLINI… INCONTRÒ PADRE PIO.. CHE GLI DISSE: L’ANIMA DI SUO MARITO POTRÀ ?

rachele-mussolini.1200

L’anima di suo marito potrà andare in Paradiso.. in quanto si è pentito di alcuni suoi sbagli…

Mentre in un’altra occasione Padre Pio disse: Stalin e Hitler andranno all’inferno.

EDVIGE MUSSOLINI SI SOGNÒ IL DUCE VARIE VOLTE DOPO LA SUA MORTE

Edvige_Mussolini

La prima volta lo sognò malconcio, coi vestiti rovinati e col cappotto forato, e “stanco” come lo definì lei;

La seconda volta lo sognò che la consolava e che gli diceva che stava bene, che era in un bel posto, lo sognava fisicamente rifiorito.

Per avere conferma del sogno si presentò da Padre Pio e gli chiese “l’anima del Duce è salva?” e padre Pio gli rispose “lo sai già, te lo ha già detto lui”.

NELLA VITA DELLA SERVA DI DIO EDVIGE CARBONI (1880 – 1952 ), SI LEGGE QUANTO SEGUE:

 

carboni_immagine_santo  

Edvige pregava molto per la salvezza eterna dell’anima di Benito Mussolini e, quando seppe che l’avevano ammazzato, intensificò le preghiere e fece celebrare moltissime messe per liberarlo dal Purgatorio.

Gesù le rivelò un giorno che però il duce era stato condannato al Purgatorio, per espiare lunghi anni di pene.

La serva di Dio continuò a pregare per quell’anima e, finalmente, dopo qualche anno, Gesù la liberò dai patimenti del Purgatorio.

Ed Edvige ripeteva sempre che la bontà del Signore è veramente grande.

se trovi spazi in bianco
prosegui ugualmente
il servizio continua
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A PRESTO  !   ( TRA BREVE IN RETE )
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“AZIMUT” – LA POSTAZIONE TELEMATICA DELLA LIBERTA’
 
ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT”  NAPOLI – IN SITO WEB L’INFORMAZIONE ONLINE NON CONFORMISTA [ TRA CRONACA E STORIA ] CONTRO IL SISTEMA DELLA MENZOGNA !
 
L E G G I C I 
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 Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
 
 
 azimutassociazione@libero.it

 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

 
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“Azimut” associazione – Via P. Del Torto n. 1 – 80131 Napoli
Telfax 081 – 7701332 Info 340 – 3492379
E.mail: an.arenella@libero.it (segreteria)-massimovuono@libero.it (ufficio stampa)
[per sostenere l’associazione-solo su su c/c  banc. intestato Arturo Stenio Vuono]
Iban IT74 YO1O 1003 4351 0000 0003 506  BIC IBSPITNA
Banco Napoli SpA Filiale Na. 35 Via Onofrio Fragnito nn. 28/52   80131 Napoli
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
 direzione responsabile: presidenza Associazione
team azimut online:  Fabio Pisaniello webm. adm. des.
Uff. Stampa Associaz. “Azimut”: 
 
Ferruccio Massimo Vuono
 
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