SULLA STRADA MISTERIOSA E INFINITA DEL SIGNORE BERGOGLIO KIRILL UNITI E ALTRE NEWS ( PER NOI NAPOLI CALCIO RESTA SUPERSTAR E ALTRO ANCORA )


SULLA STRADA MISTERIOSA E INFINITA DEL SIGNORE BERGOGLIO KIRILL UNITI E ALTRE NEWS ( PER NOI NAPOLI CALCIO RESTA SUPERSTAR E ALTRO ANCORA )

SULLA STRADA MISTERIOSA E INFINITA DEL SIGNORE BERGOGLIO KIRILL UNITI E ALTRE NEWS ( PER NOI NAPOLI CALCIO RESTA SUPERSTAR E ALTRO ANCORA )
 
anteprima di web – scritto : sabato, 13 febbraio 2016
ore  23:15
OGGI
Il Papa: "Finalmente fratelli". Kirill: "Ora le cose sono più facili" SULLA STRADA MISTERIOSA E INFINITA DEL SIGNORE BERGOGLIO E KIRILL UNITI – ALTRE NEWS ( PER NOI NAPOLI CALCIO  RESTA SUPERSTAR E ALTRO ANCORA )
[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 14 FEBBRAIO 2016 – scritto : sabato, 13 febbraio 2016 ]
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… Marx voterebbe… azimutassociazione.wordpress.com/2015/12/29/app… …. 40,026 Visite su Wordpress a cui vanno sommati 99.660 visite rice

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“AZIMUT” – NAPOLI [ GIA’ PRIMA DEL COMUNISMO ] – UNO DEI MESSAGGI DELLA VERGINE AI TRE PASTORELLI – VEGGENTI : LUCIA – FRANCESCO – GIACINTA [ TRATTO DAL WEB ]

… Quindi la Signora disse: “( . . . ), Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. ( . . . ) La guerra sta per finire. Ma, se non smetteranno di offendere Dio, ( . . . ), ne incomincerà una peggiore. ( . . . ) la Russia si convertirà e ci sarà pace. Se no, spargerà i suoi errori nel mondo, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa. I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre avrà molto a soffrire, varie nazioni saranno distrutte. Finalmente, il mio Cuore Immacolato trionferà. Il Santo Padre mi consacrerà la Russia, che si convertirà, e sarà concesso al mondo un tempo di pace. ( . . . ) – [seguono altre frasi]… Questo però non ditelo a nessuno“».

( parte ) “terzo segreto di Fatima”, che oggi non è più un segreto, in quanto fu rivelato il 27 aprile dell’anno 2000 nell’incontro tra suor Lucia e il cardinale Tarcisio Bertone, inviato nel convento di Santa Teresa di Coimbra da Papa Wojtyla. ( . . . )

Ma la frase pronunciata dalla Madonna sulla quale continua il dibattito è: «…la Russia si convertirà ». Un numero infinito di interpretazioni ha ritenuto che la promessa mariana si riferisse al comunismo, sovvertitore di ogni fede religiosa e detentore del potere assoluto in Russia per oltre 70 anni (dal 1918, assassinio dei Romanov, al 1989, crollo del muro di Berlino). Ma quando la Vergine Maria pronunciò quella frase, il 13 luglio 1917, Lenin non aveva ancora preso il potere. Non esisteva dunque una Russia da convertire dall’ateismo marxista alla fede cristiana. Esisteva invece una Russia profondamente cristiana sì, ma assolutamente estranea, se non ostile al cattolicesimo. ( . . . ) 

Risultati immagini per la madonna di fatima  
NELLE FOTO : LA MADONNA DI FATIMA – PUTIN E PAPA FRANCESCO BACIANO L’ICONA DELLA MADONNA DI VLADIMIR – MARIA IVANOVA PUTINA CON WLADIMIR PUTIN “IL BATTEZZATO” ( BAMBINO )
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Risultati immagini per la vergine di guadalupe LA VERGINE DI VLADIMIR E QUELLA DI GUADALUPE
Papa © AP
12 FEBBRAIO 2016 – LO STORICO INCONTRO DELLE DUE SANTITA’ IN OCCASIONE DEL VIAGGIO VERSO IL MESSICO DI PAPA FRANCESCO CHE HA FATTO SCALO A CUBA DOVE SI TROVAVA IN VISITA IL PATRIARCA KIRILL 
AL TERMINE DEL SERVIZIO TROVI LINK
 
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LE NOTIZIE ( DAL WEB ) DELLA VIGILIA E DELL’ARRIVO ( CON L’INCONTRO ) E LA PARTENZA – ARRIVO IN MESSICO
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[ ALLA VIGILIA – TRATTO DAL WEB ]
 

Papa Francesco è partito per l’Avana, tappa intermedia del viaggio in Messico. L’airbus A330-200 di Alitalia è decollato alle 8,24 dall’aeroporto di Fiumicino. L’arrivo, dopo 12 ore e 30 minuti di volo, è previsto alle ore 14 locali (le 20 italiane) all’aeroporto internazionale di Cuba Josè Martì. Qui avverrà l’incontro privato tra il Pontefice e il patriarca di Mosca e di tutte le Russie, che in questi giorni di trova in visita ufficiale nell’isola. E’ il primo incontro in assoluto tra un capo della Chiesa di Roma e uno della Chiesa ortodossa russa.

Il colloquio a tu per tu nel salone d’onore dovrebbe durare circa due ore, seguito alle 16.30 locali (le 22.30 in Italia) dalla firma di una dichiarazione comune e dai discorsi dei due capi religiosi. Alle 17.10 (le 23.10 italiane) il congedo tra Kirill e Francesco, quindi alle 17.30 (23.30) la partenza del volo papale con direzione Città del Messico. Il Pontefice arriverà alle 19.30 locali (in Italia le 2.30 di domani), accolto da una breve cerimonia ufficiale all’aeroporto internazionale “Benito Juarez” prima del trasferimento in Nunziatura. L’incontro formale con le autorità messicane è invece in programma domani, quando Bergoglio andrà anche al santuario mariano di Guadalupe, il più visitato al mondo, dove celebrerà la messa e renderà omaggio alla Vergine patrona delle Americhe.

Quello in Messico è il dodicesimo viaggio internazionale del suo pontificato, che durerà fino al 18 febbraio.

[ CUBA – TRATTO DAL WEB ]
 

Con Kirill è stata una conversazione di fratelli. Abbiamo parlato con tutta franchezza. Sono rimasto felice”. Sentir raccontare lo storico colloquio col patriarca di Mosca e di tutte le Russie direttamente dalla voce del Papa: tale la gioia e l’entusiasmo di Francesco per l’avvenuto incontro, che il Pontefice ne ha voluto fare partecipi i giornalisti subito dopo, durante il volo che dall’Avana lo ha portato a Città del Messico.“Voglio dirvi i miei sentimenti – ha esordito Bergoglio -. Prima di tutto i sentimenti di accoglienza e disponibilità del presidente Raul Castro”. Il Papa ha rivelato anche un retroscena della preparazione dell’incontro con Kirill. “Io avevo parlato col presidente Castro di questo incontro l’altra volta (nella sua visita dello scorso settembre, ndr) ed era disposto a fare tutto – ha raccontato -. E lo abbiamo visto: ha preparato tutto per bene. Per questo vorrei ringraziarlo”.“Secondo, col patriarca Kirill, è stata una conversazione di fratelli – ha proseguito -. Punti chiari, che ci preoccupano tutti e due. Ne abbiamo parlato con tutta franchezza. Io mi sono sentito davanti a un fratello. E anche lui mi ha detto lo stesso”. “Due vescovi – ha spiegato il Pontefice – che parlano delle situazioni delle loro chiese. Poi della situazione del mondo, delle guerre, guerre che adesso si rischia non essere più tanto ‘a pezzi’, ma che coinvolgono il mondo”. Poi “della situazione dell’ortodossia, del prossimo sinodo pan-ortodosso”

L’ABBRACCIO TRA FRANCESCO E KIRILL

“Ma io vi dico davvero – ha ribadito il Papa -, io sentivo una gioia interiore, una gioia del Signore. Lui parlava liberamente e anche io parlavo liberamente. Si sentiva la gioia, i traduttori erano bravi, tutti e due”. Bergoglio ha confermato che “è stato un colloquio a sei occhi: il patriarca Kirill e io, sua eminenza il metropolita Hilarion e il cardinal Koch, e i due traduttori. Ma con tutta libertà: parlavamo noi due, gli altri facevano qualche battuta”. Terzo punto. “Si è fatto un programma di possibili attività in comune – ha annunciato Francesco – perché l’unità si fa camminando. Una volta io ho detto che l’unità si fa nello studio, nella teologia, ma verrà il Signore e noi saremo ancora lì a costruire l’unità”. “L’unità si fa camminando – ha ripetuto -, che almeno il Signore ci trovi che stiamo camminando”. Dopo le due ore di colloquio, “noi abbiamo fatto questa dichiarazione che avete in mano”, ha quindi aggiunto il Papa. “Ci saranno tante interpretazioni, tante”, ha pronosticato, “se c’è qualche dubbio padre Lombardi potrà dire il significato della cosa”. “Non è una dichiarazione politica – ha rimarcato Francesco -, non è una dichiarazione sociologica, è una dichiarazione pastorale. Anche quando si pala di secolarismo, di cose chiare, la manipolazione biogenetica, è pastorale, di due vescovi che si sono incontrati con preoccupazione pastorale. Io sono rimasto felice”. E adesso, ha concluso con un sorriso pensando all’arrivo a Città del Messico, “mi aspettano 23 chilometri di ‘papamobile’ aperta”.

[ MESSICO – TRATTO DAL WEB ]

“Vi prego di non sottovalutare la sfida etica e anti-civica che il narcotraffico rappresenta per l’intera società messicana, compresa la Chiesa”, ha detto il Papa ai vescovi del Messico. “Le proporzioni del fenomeno, la complessità delle sue cause, l’immensità della sua estensione come metastasi che divora, la gravità della violenza che disgrega e delle sue sconvolte connessioni, non permettono a noi, Pastori della Chiesa, di rifugiarci in condanne generiche, bensì esigono un coraggio profetico e un serio e qualificato progetto pastorale”. “Siate vescovi di sguardo limpido, di anima trasparente, di volto luminoso. Non abbiate paura della trasparenza”. Lo ha detto papa Francesco ai circa 120 presuli del Messico incontrati nella cattedrale della capitale. “La Chiesa non ha bisogno dell’oscurità per lavorare – ha sottolineato -. Vigilate affinché i vostri sguardi non si coprano con le penombre della nebbia della mondanità; non lasciatevi corrompere dal volgare materialismo né dalle illusioni seduttrici degli accordi sottobanco”. “Non riponete la vostra fiducia nei ‘carri e cavalli’ dei faraoni attuali – ha aggiunto citando espressioni dell’Esodo -, perché la nostra forza è la ‘colonna di fuoco’ che rompe dividendole in due le acque del mare, senza fare grande rumore”

“L’esperienza ci dimostra che ogni volta che cerchiamo la via del privilegio o dei benefici per pochi a scapito del bene di tutti, presto o tardi la vita sociale si trasforma in un terreno fertile per la corruzione, il narcotraffico, l’esclusione delle culture diverse, la violenza e persino per il traffico di persone, il sequestro e la morte, che causano sofferenza e che frenano lo sviluppo”. Lo ha detto papa Francesco nell’incontro con le autorità e la società civile a Città del Messico. 

Papa Francesco, dopo aver percorso 14 chilometri sulla ‘papamobile’ aperta dalla Nunziatura, applaudito dalla folla lungo il tragitto e da uno sventolio di bandierine con i colori vaticani, è arrivato a Palazzo Nazionale, accolto all’ingresso dal presidente del Messico Enrique Pena Nieto e dalla “primera dama”, Angelica Rivera. Dopo l’esecuzione degli inni nel patio d’onore, il saluto alla bandiera e la presentazione delle delegazioni il presidente accompagna il Papa allo studio presidenziale, al terzo piano, per l’incontro privato. Contemporaneamente si svolge un incontro bilaterale tra alcuni membri della delegazione pontificia, tra cui il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, e le corrispondenti autorità del governo messicano. Seguirà l’incontro del Papa con le autorità, la società civile e il corpo diplomatico nel patio centrale, alla presenza di circa 1.200 persone.

A Cuba storico incontro con il patriarca Kirill – Con Kirill è stata una conversazione di fratelli. Abbiamo parlato con tutta franchezza. Sono rimasto felice”. Sentir raccontare lo storico colloquio col patriarca di Mosca e di tutte le Russie direttamente dalla voce del Papa: tale la gioia e l’entusiasmo di Francesco per l’avvenuto incontro, che il Pontefice ne ha voluto fare partecipi i giornalisti subito dopo, durante il volo che dall’Avana lo ha portato a Città del Messico.

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“Mancò la fortuna, non il valore”
( PER NOI NAPOLI CALCIO RESTA SUPERSTAR )
QUANDO LO SPORT RISCATTA DAI TORTI DELLA STORIA
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Sport.

Sostituzioni: Rugani per Bonucci e Zaza per Morata

Juventus-Napoli (ANSA)Juventus-Napoli

Zaza all’88’ decide big match Juve-Napoli. Grazie a vittoria 1-0, bianconeri sorpassano azzurri in testa classifica. (La cronaca )

Juventus-Napoli 1-0: al 88′ Zaza dal limite scarica un bel sinistro, deviazione di Albiol che inganna Reina e palla in rete

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ALTRE NEWS
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DA ROMA – GIANCARLO LEHNER

——– Original Message ——–

Subject: Lehner: servo di due padroni
Date: Fri, 12 Feb 2016 11:15:33 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )

Goldoni, nel 1745, ci ha regalò la commedia “Servitore di due padroni”, non solo tuttora gradevole, ma anche profetica, visto che riguarda tanti, troppi italiani, usciti indenni dalla criminale accettazione del patto Molotov-Ribbentrop.Se in Italia si fosse trovato il coraggio per una Norimberga etico-politica e culturale sullo stalino-togliattismo, ad esempio Giorgio Napolitano avrebbe potuto dare, guadagnandosi il pane col lavoro delle mani, un onesto ed apolitico contributo alla ricostruzione della Patria.Invece, ci ha ridotto, prima, innalzando peana ai carri armati sovietici, alla  meschina figura di una servile colonia bolscevica; quindi, crollato con vergogna il comunismo, continua a dare di noi l’immagine grottesca di ascari al servizio dell’asse Obama-Merkel. 
Giancarlo Lehner
2015 – SUL “SECOLO d’ITALIA”
Trentadue anni fa moriva Paolo Di Nella. Ancora impuniti gli assassini

Trentadue anni fa moriva Paolo Di Nella. Ancora impuniti gli assassini

lunedì 9 febbraio 2015

Trentadue anni fa moriva Paolo Di Nella, nel giorno del suo ventesimo compleanno. Colpito di spalle, al cranio, nella notte del 2 febbraio 1983 da due esponenti dell’Autonomia operaia mentre in piazza Gondar (quartiere Trieste Salario) affiggeva manifesti per restituire ai cittadini l’area pubblica di Villa Chigi,  Paolo entra in coma per non svegliarsi più. Un colpo di coda – Era il 9 febbraio 1983: il sapore acre degli anni di piombo, con il suo carico di caduti dall’una e dall’altra parte, sembrava un ricordo del passato, la destra giovanile aveva mosso passi da gigante nel superamento delle contrapposizioni ideologiche, parte della sinistra cominciava a fare autocritica e il dialogo generazionale sembrava a portata di mano, E invece, quel colpo alla nuca è un balzo all’indietro imprevisto e imprevedibile. Che però  segnerà un punto di non ritorno. Paolo merita qualcosa di più di una vendetta a caldo,  dello stanco rito dell’occhio per occhio, dente per dente. La risposta è che non si risponde, il “favore” non sarà restituito: davanti al corpo esangue di Paolo avvolto in un sudario e al giglio bianco donato da un’infermiera, i suoi “capi” giurano che non si risponderà al sangue innocente con altro sangue innocente. E così sarà. – Capellone e testardo – Militante del Fronte della Gioventù, silenzioso, capelli lunghi e occhiali, Paolo Di Nella era un ragazzo lontanissimo dagli stereotipi del fascistello dei primi anni ’80. Paolo lavora in silenzio nello sgabuzzino di via Sommacampagna dove passa ore a scrivere manifesti a mano, va in vacanza in tenda, guida la moto, parla di comunità di quartiere oltre la destra e la sinistra, è contro la pena di morte e tanto basta per farsi cacciare dalla sezione missina di viale Somalia. Testardo. Si era messo in testa di restituire ai cittadini del suo quartiere il parco di Villa Chigi per destinarlo a centro sociale e culturale. E aveva speso gran parte della giornata dell’aggressione ad affiggere manifesti per rendere pubblica una raccolta di firme per l’esproprio. Quella sera in affissione è solo con Daniela Bertani che guida la macchina. quando verso le 11, mentre è in mezzo allo spartitraffico di Piazza Gondar, venne avvicinato da due ragazzi, apparentemente in attesa dell’autobus, e colpito alla nuca. Rientrato in macchina, si fa accompagnare a una fontanella, si sciacqua la ferita e si fa promettere da Daniela che non dirà nulla “ai grandi”. Rientrato a casa i genitori lo sentono lavarsi i capelli, muoversi inquieto e lamentarsi, l’ambulanza arriva quando Paolo è già in coma. – La veglia ininterrotta – Per sette giorni e sette notti  la sua comunità non lo molla un attimo. Seduti a terra nel corridoio del Policlinico Umberto I decine di ragazzi e ragazze sono lì, a proteggerlo, ad accarezzarlo, quasi a volerlo resuscitare con la veglia e la preghiera, tra stecche di sigarette, tramezzini e quintali di caffè. Un triste pomeriggio, il 5 febbraio, mentre la maggior parte dei ragazzi è in corteo e l’ospedale è semideserto, si consuma un piccolo miracolo: al capezzale di Paolo si presenta Sandro Pertini,  il presidente partigiano, è un un gesto storico di grande impatto, per la prima volta un antifascista spezzava l’ignobile vulgata per la quale “uccidere un fascista non è reato” , alla visita del capo dello Stato seguirà quella del sindaco comunista Ugo Vetere. All’indomani della morte di Paolo, Giuliano Ferrara firma un editoriale di Repubblicanel quale ammette che anche se la vita politica di Di Nella era “deprecabile”, si doveva rispetto al morto. Alla famiglia arriva il telegramma di condoglianze di Enrico Berlinguer. – Le indagini farsa – Anche per Di Nella le indagini degli inquirenti non brillarono per “efficienza”. Alcuni giorni dopo l’aggressione in una cabina telefonica viene trovato un volantino firmato Autonomia Operaia nel quale si rivendica l’agguato e nella lista dei sospettati finiscono due autonomi, Luca Baldassarre e Corrado Quarra che si danno alla latitanza. Quest’ultimo viene fermato mesi dopo, il 2 agosto in piazza Risorgimento. Riconosciuto da Daniela Bertani  come l’aggressore di Paolo, Quarra viene arrestato per concorso in omicidio con l’aggravante dei futili motivi, ma quando Daniela, il 4 novembre, in un secondo riconoscimento indica come secondo aggressore un giovane non indiziato, un amico di Quarra scelto “ad hoc” proprio per la grande somiglianza con Baldassarre, il giudice decreta la non attendibilità del teste. E Quarra viene scarcerato e prosciolto da tutte le accuse.

 
 
foto di Federica Guiducci.
Federica Guiducci

“…Chi in qualche modo è riuscito a mantenersi fedele già intravede la vittoria”.
Paolo Di Nella: PRESENTE!

 
Renato Formoso ha condiviso un link.
È uno spettacolo incredibile vedere Cosenza innevata dall’alto tramite un drone. Molte volte la natura ci lascia senza parole.
VIDEOINFORMATI.INFO
 
 
2013 – SUL “SECOLO d’ITALIA”
 
Si è spenta Maria Pasquinelli, l’insegnante di Pola che uccise il generale De Winton “oppressore” della terra istriana

Si è spenta Maria Pasquinelli, l’insegnante di Pola che uccise il generale De Winton “oppressore” della terra istriana

giovedì 4 luglio 2013 – 

Si è spenta a Bergamo Maria Pasquinelli. Un nome che ai più giovani dirà poco ma che oggi piangono in molti, tutti i profughi di Istria e Dalmazia e i  triestini che conoscono bene la sua storia. Un nome che tutti gli italiani dovrebbero portare nel cuore per la sua dedizione alla causa nazionale,  simbolo di tutta la sofferenza, l’amarezza, la rabbia degli esuli istriani, fiumani e dalmati.  Maria Pasquinelli era un’insegnante di Pedagogia originaria della Toscana, già crocerossina in Cirenaica, poi rimpatriata per insegnare a Spalato. Il 10 febbraio del 1947, data infausta della firma del Trattato di Pace, uccise con tre colpi di pistola il comandante della guarnigione britannica di Pola, generale Robert W. De Winton, durante la cerimonia di passaggio dei poteri sul capoluogo istriano alle autorità jugoslave. Immediatamente fermata e condotta al comando, in tasca le venne trovato il seguente bigliettino-confessione: «Mi ribello, col fermo proposito di colpire a morte chi ha la sventura di rappresentarli, ai Quattro Grandi i quali, alla Conferenza di Parigi, in oltraggio ai sensi di giustizia, di umanità e di saggezza politica, hanno deciso di strappare ancora una volta dal grembo materno le terre più sacre d’Italia, condannandole o agli esperimenti di una novella Danzica o con la più fredda consapevolezza, che è correità, al giogo jugoslavo, sinonimo per la nostra gente indomabilmente italiana, di morte in foiba, di deportazioni, di esilio». – Processata davanti alla Corte Militare Alleata di Trieste, la Pasquinelli si dichiarò colpevole e spiegò le ragioni che l’avevano indotta a compiere l’attentato. Il dibattito si svolse senza tumulti né colpi di scena. Il 10 aprile la Corte alleata pronunciava la sentenza di condanna a morte, All’invito della Corte rivolto alla Pasquinelli e al suo avvocato di appellarsi entro trenta giorni la Pasquinelli rispose: «Ringrazio la Corte per le cortesie usatemi, ma fin d’ora dichiaro che mai firmerò la domanda di grazia agli oppressori della mia terra». In numerose città italiane vi furono proteste e raccolte firme, per iniziativa soprattutto della mobilitazione dei giovani del Msi, richiedendo la commutazione della pena. Il 21 maggio 1947, la pena capitale fu infatti commutata in ergastolo e Maria fu trasferita nel penitenziario di Perugia. Nel 1965 tornò in libertà. I polesani dell’Unione degli Istriani furono gli ultimi ad incontrarla lo scorso marzo, quando in occasione del suo centesimo compleanno le regalarono un mazzo di fiori. La sua  figura di fedele italiana venne presto dimenticata e il suo gesto venne liquidato come un rigurgito fascista. Ma i cittadini del nostro confine orientale, gli esuli hanno continuato a vedere in lei un esempio di «coerenza assoluta», come spiega il presidente dell’Unione istriani Massimiliano Lacota.

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E ALTRO ANCORA
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