IL RENZI “ANTICORRUZIONE” ( OHIBO’ ) I GUASTI DEL SISTEMA E LA REPUBBLICA DELLE BANANE


IL RENZI “ANTICORRUZIONE” ( OHIBO’ ) I GUASTI DEL SISTEMA E LA REPUBBLICA DELLE BANANE

OGGI – IL RENZI “ANTICORRUZIONE” ( OHIBO’ ) I GUASTI DEL SISTEMA E LA REPUBBLICA DELLE BANANE [ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 16 FEBBRAIO 2016 ]
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IN COPERTINA
Putin con Obama al telefono: contatti più stretti Preghiera davanti alla vergine di Guadalupe: speranza per tutti
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I GUASTI DEL SISTEMA –  DAI  PADRONI AI NOSTRI CAGNOLINI  / 1
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——– Original Message ——–

Subject: Ramstein si trasferisce a Sigonella ?
Date: Sun, 14 Feb 2016 18:27:04 +0100
From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
To: ( . . . )


Ramstein si trasferisce a Sigonella,o qualcosa di simile…chi ne sa cosa ?Sui media italiani (e siciliani) non ho trovato traccia,lo hanno detto “di passaggio” a Radiouno ed in (logico) collegamento alla tensione che c’è per la questione siriana.Che in Libia,Siria ed in tutto il Medio Oriente si viva una guerra crudele e sanguinosa è notorio  tutti..; che gli eventi siano manipolati nel presentarli agli italiani (ed a tutti gli occidentali) nella maniera piú confacente al quadro politico delle alleanze militari è (non solo) mia opinione personale. Ho spesso trattato l’argomento Siria,prima ancora quello Libia,le Primavere arabe…,negli anni precedenti Iraq,Afghanistan e,da sempre,Palestina ed Israele…insomma,grazie alla ospitalità delle testate pluraliste,ho potuto esporre analisi e tesi “differenti” da quelle “politicamente corrette” dei maggiori media dell’informazione.Oggi torno a porre l’attenzione su Sigonella e su quello che potrebbe significare lo “spostamento” di Ramstein dalla Germania al profondo “Centro del Mediterraneo” qualora si ampliasse davvero (personalmente non possiedo dati sufficienti) la base ufficialmente italiana (sede del 41^ Stormo) ed “ospitante” la Naval Air Service (NAS) degli Usa.Crede qualcuno dei lettori che gli americani chiedano “permesso” ai nostri comandi militari od al governo di Roma per quel che fanno a Sigonella ?Nelle “puntate precedenti” ho esposto quel che di mia conoscenza sulle attività yankee in questa enclave statunitense a due passi da Catania (e da casa mia)..mai nulla di buono che poi non si sia tradotto in realtà con l’utilizzo per varie campagne di guerra (per me aggressioni) dall’Iraq alla Libia e fino alla Siria oggi.Sui droni, e la loro presenza a Sigonella, ho acquisito addirittura una citazione “internazionale” basata piú che altro sull’avere evidenziato la loro presenza a quanti (ovviamente non “esperti”) neppure conoscevano questa base e quel che partiva da essa.Ora apprendo (molto stringatamente) che,nell’area e nella base di Sigonella,verrà trasferita Ramstein…ovvero la più grande base Usa della Air Force presente in Europa…una base della Aviazione in aggiunta a quella della Marina ??Persino io,che per gli americani non nutro alcuna simpatia,sono alquanto scettico…Ramstein è enorme,se dovessero aggiungersi a Sigonella le strutture per ospitare tutti gli squadroni alati a stelle e strisce non basterebbe la intera Piana di Catania (che pure è di notevole estensione).Ed allora,la notizia è falsa ?Non credo : se consideriamo che siamo a rischio di un conflitto generalizzato nel cuore e sulle sponde del Mediterraneo,avere gli squadroni di caccia-bombardieri a 20 minuti da Tripoli e massimo qualche ora da Raqqa e Damasco è strategicamente importantissimo.L’arroganza di BombObama non conosce limiti nel voler imporre alle nazioni governi e diktat di ogni genere in nome della “democrazia”….le basi in Turchia non bastano per accerchiare il Nemico.Che,per quanti ancora non lo avessero capito,non sono il Califfo od il coraggioso Assad….ma Putin e la Russia.Lo scontro militare convenzionale è previsto dalle nostre parti,nell’area tra Libia e Siria…gli aerei della Air Force servono il più vicino possibile al teatro di guerra..dove piazzarli se non a Sigonella ?? P.s. resta il non piccolo particolare che,a Ramstein,ci sono pure bombardieri con armi nucleari…ospiteremmo pure loro ?


Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello

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I GUASTI DEL SISTEMA – LA REPUBBLICA DELLE BANANE / 2
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 [ TRATTO DAL WEB  ]
 

I figli dei ministri? Tutti geni (con posto fisso e vicino a mammà) – Nomi, foto, storie

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Sarà forse una questione genetica ma i figli di questi ministri incartapecoriti, che da una settimana somministrano al Paese dosi mai viste di delirio senile, sono tutti ma proprio tutti dei grandi fenomeni della natura, una sfida alle leggi della statistica. Oh nemmeno uno “sfigato” ma tutti autentici geni con uno o più posti fissi e con compensi che i comuni mortali possono solo sognare. O forse no. Forse sono solo i figli di una classe dirigente che predica bene e razzola malissimo. Forse sono soltanto la punta dell’iceberg di un sistema malato, fondato sul nepotismo e sulla clientela e ostile al merito. E tuttavia, le sparate di Monti, Fornero e Cancellieri, ci offrono una grande opportunità, ossia quella di aprire nel Paese una grande discussione sul tema della mobilità sociale. Dobbiamo interrogarci su come sia possibile offrire a tutti (al figlio di Monti come a quello dell’operaio) le stesse condizioni di partenza e le stesse opportunità così come recita l’articolo 3 della Costituzione che qui ricordiamo: “È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”

Ecco a voi i ritratti di questi fenomeni della natura e, come si suol dire, Una coincidenza è una coincidenza due coincidenze sono un indizio tre coincidenze sono una prova:

GIOVANNI MONTI (figlio di Mario)

39 anni. A poco più di 20 anni è già associato per gli investimenti bancari per la Goldman Sachs, la più potente banca d’affari americana, la stessa in cui il padre Mario ricopre il ruolo apicale di  International Advisor. A 25 anni è già consulente di direzione da Bain & company, dove rimane fino al 2001.  Dal 2004 al 2009, vale a dire fino al suo approdo alla Parmalat, Giovanni Monti ha lavorato prima a Citigroup e poi a Morgan & Stanley: a Citigroup è stato responsabile di acquisizioni e disinvestimenti  per alcune divisioni del gruppo, mentre alla Morgan  si è occupato in particolare di transazioni economico-finanziarie sui mercati di Europa, Medio Oriente e Africa, alle dipendenze dirette degli uffici centrali di New York.

SILVIA DEAGLIO (figlia di Elsa Fornero)

37 anni. A soli 24 anni, mentre già svolgeva un dottorato in Italia, ottiene un incarico presso il prestigioso Beth Israel Deaconess Medical Center di Harvard, il prestigioso college di Boston. La figlia del ministro inizia ad insegnare medicina a soli 30 anni. Diventa associata all’università di Torino a 37 anni con sei anni di anticipo rispetto alla media di accesso in questo ruolo. Il concorso lo vince a Chieti, nel 2010, nella facoltà di Psicologia, prima di essere chiamata a Torino, l’università dove insegnano mamma e papà, nell’ottobre 2011. alla professoressa Deaglio ha certamente giovato nella valutazione comparativa il ruolo di capo unità di ricerca all’Hugef, ottenuto nel settembre 2010 quando era ancora al gradino più basso della carriera accademica, e a ridosso dell’ultima riunione della commissione di esame che l’ha nominata docente di seconda fascia. Come detto, l’Hugef è finanziato dalla Compagnia di San Paolo, all’epoca vicepresieduta da mamma Elsa Fornero.

PIERGIORGIO PELUSO (figlio di Annamaria Cancellieri)

Appena laureato viene catapultato subito all’Arthur Andersen. Un fenomeno della natura. Da lì balza a Mediobanca. Passa poi per diversi enti e dirigenze bancarie tra cui Aeroporti di Roma (consigliere d’amministrazione), Gemina (consigliere) Capitalia, Credit Suisse First Boston e Unicredit per finire, poco tempo fa, alla Fondiaria Sai dove ricopre il ruolo di direttore generale con compenso da 500mila euro all’anno.

MICHEL MARTONE (figlio di Antonio)

Figlio di Antonio Martone, avvocato generale in Cassazione, amico di Previti e Dell’Utri e Brunetta, già  nominato da Brunetta presidente dell’authority degli scioperi, ruolo da cui si è dimesso dopo essere stato coinvolto come testimone nell’inchiesta P3. Il superaccomandato Michel Martone ha una carriera universitaria molto rapida: a 23 anni ha un dottorato all’università di Modena. A 26 anni diventa ricercatore di ruolo all’università di Teramo. A 27 anni diventa professore associato. Al concorso, tenutosi tra gennaio e luglio 2003, giunse al secondo posto su due candidati, in seguito al ritiro di altri 6. Presentò due monografie, una delle quali in edizione provvisoria (ossia non ammissibile); ottenne 4 voti positivi su 5, con il parere negativo di Franco Liso, contro i cinque voti positivi ricevuti dall’altra candidata, 52enne con due lauree e 40 pubblicazioni. Tuttavia fu Martone ad ottenere il posto da ordinario. A 37 anni diventa viceministro del governo Monti.

MassimoMalerba

LEGGI ANCHE: Elsa, Silvia e lo strano caso del professor Piazza

Fonti: Wikipedia, Linkedin, governo.it, gemina,it, Gazzetta di Parma, eco di Torino

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I GUASTI DEL SISTEMA –  “IL CAVALLO DI TROIA” / 3
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[ TRATTO DA STAMPA LIBERA ]
La legge Cirinnà darà la cittadinanza agli immigrati 

Redazione | 11-02-2016 Categoria: Società Stampa

Malan: ecco come la Cirinnà darà la cittadinanza agli immigrati

Secondo il senatore di Forza Italia le unioni civili così come sono disciplinate dal ddl Cirinnà ricalcano il matrimonio, anche sugli articoli relativi all’acquisizione della cittadinanza. Così, provoca il senatore forzista, con la Cirinnà: “Svuoteremo i Cie perché passeranno tutti all’anagrafe”

Alessandra Benignetti – Gio, 11/02/2016 – 18:19

Sono in molti i senatori che finora hanno contestato vizi di forma e sostanza al testo del ddl Cirinnà, fino ad arrivare a denunciare il vizio di incostituzionalità.

Ma un’imprecisione del testo all’esame del Senato che risulta decisamente singolare, è quella evidenziata nel suo intervento di ieri dal senatore di Forza Italia, Lucio Malan, che ha osservato come con il ddl Cirinnà, si svuoteranno presto anche gli affollati Centri di Identificazione ed Espulsione italiani. Sì, perché, secondo Malan, agli immigrati basteràstipulare un contratto di unione civile per ottenere la cittadinanza italiana, esattamente come avviene con il matrimonio.

Il senatore di Forza Italia sostiene, infatti, che il vero obiettivo di questo ddl sia quello diequiparare le unioni civili all’istituto del matrimonio, e quindi di introdurre nel nostro ordinamento il matrimonio egualitario per le persone omosessuali. Argomentando la propria tesi nel suo intervento in Senato, Malan ha quindi spiegato che, benché nel ddl Cirinnà non compaia mai il termine “matrimonio”, relativamente alle unioni civili il ddl ricalchi la sostanza di questo istituto adottando nei contenuti, senza citarli, gli articoli che lo disciplinano sia nella versione civile, sia in quella religiosa. Ed elencando tutti gli effetti che una eventuale legge sulle unioni civili produrrà, alla stessa stregua del matrimonio, nel nostro ordinamento, Malan arriva a citare, tra le disposizioni cui fa riferimento l’art.3 del ddl Cirinnà, anche l’art.

116 del titolo VI del codice civile, intitolato, per l’appunto, “del Matrimonio”.

L’art. 116, afferma quindi Malan, è quello che “tratta del matrimonio dello straniero”. “Questo vorrà dire che chi stipulerà un’unione civile, oltre al bonus della reversibilità, potrà anche passare la cittadinanza ad uno straniero” continua il senatore, “forse svuoteremo i centri di identificazione ed espulsione, come ha detto il senatore D’Alì, perché passeranno tutti attraverso gli uffici dell’anagrafe!”. In sostanza, secondo Malan, se un immigrato volesse ottenere la cittadinanza italiana, con il ddl Cirinnà gli basterà semplicemente contrarre un’unione civile con un cittadino italiano.

La provocazione del senatore di Forza Italia, è stata seguita da un lungo applauso dei senatori di Lega, Forza Italia e Area Popolare, contrari all’approvazione del testo del ddl.

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 GUASTI DEL SISTEMA –    ALTO TRADIMENTO SENZA PROCESSO   / 4
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Libero
· Milano ·

Renzi umilia l’Italia: regala il mare alla Francia. Ecco i nostri nuovi confini / La cartina

Abbiamo dato un pezzo di Sardegna ai francesi. Corrado Guzzanti l’aveva previsto anni fa, imitando Giulio Tremonti: «Vendiamo la Sardegna. È un’isola che è lontana, non serve a nessuno. Diamo 48 ore di preavviso alla popolazione, e non c’è problema. Ho un compratore». L’ultimo omaggio al genio profetico del comico non l’ha fatto l’allora ministro dell’Economia che, nella memorabile parodia, immaginava appunto di cedere l’isola ai tedeschi; viene invece dal governo Renzi, protagonista di un bilaterale con la Francia del 21 marzo 2015 dedicato (anche) alle acque internazionali, che è improvvisamente tornato d’attualità.A ridare importanza a quell’accordo, stilato a Caen quasi un anno fa, una serie di azioni delle autorità marittime francesi che, a inizio 2016, hanno respinto o addirittura sequestrato alcuni pescherecci italiani nel Tirreno: le imbarcazioni, secondo i transalpini, avrebbero sconfinato in acque non più italiane avvicinandosi alla Corsica. Il caso più clamoroso è quello del «Mina», oggetto anche di una interrogazione parlamentare dei Cinque stelle: la barca è stata tratta in stato di fermo, il 13 gennaio scorso, nel porto di Nizza, e poi rilasciata su cauzione, creando un vero e proprio caso diplomatico. Le acque in cui la barca è stata fermata dai francesi, però, al capitano di bordo risultavano nostre: avrebbero «cambiato colore» proprio nel bilaterale Gentiloni-Fabius del 21 marzo 2015, avente per oggetto lo scambio di acque territoriali.La Farnesina si attiva – siamo a metà gennaio – per risolvere l’increscioso episodio: il sottosegretario Benedetto Della Vedova dà una versione dei fatti che conferma l’accordo (acque al largo dell’Elba diventano italiane, in cambio di pescose fette di mare attorno alla Corsica, sia al largo della Liguria sia a nord della Sardegna, che passano sotto Parigi), ma spiega che, secondo la legge italiana, l’intesa non è in vigore, in quanto non è mai stata ratificata in Parlamento. Le autorità d’Oltralpe, però, paiono di tutt’altro avviso: tant’è che pochi giorni fa una nuova imbarcazione italiana, partita da Alghero, viene rimbalzata dai francesi e stoppata nella sua attività di pesca. La denuncia, rilanciata dal responsabile economico della Lega Nord Claudio Borghi, è del deputato di Unidos Mauro Pili: «Un peschereccio sardo, una volta raggiunte le tradizionali aeree di pesca al nord dell’Isola, si è sentito intimare dalle autorità francesi lo stop immediato.Il messaggio è stato chiaro: fermatevi, state entrando in acque nazionali francesi in base all’accordo internazionale sottoscritto dal governo italiano da quello francese». Pili, riporta il sito sassarinotizie.com, dopo essersi consultato con le categorie, va all’attacco presentando un’interrogazione parlamentare non dissimile da quella grillina di poche settimane fa. Non si cava però un ragno dal buco: due azioni (una alla Camera venerdì e una al Senato a fine gennaio) in sostanza confermano l’accordo (ne parla anche il sito http://www.shom.fr, un ente che fa capo al ministero della Difesa francese e pubblica la cartina delle nuove competenze territoriali), ma secondo i nostri onorevoli il testo «non risulterebbe consultabile neppure nelle banche dati governative». Pili attacca: «È fin troppo evidente che il governo Renzi, nel corso del negoziato, ha accettato la cessione di alcune importantissime zone di mare a nord ovest e a nord est della Sardegna. Un danno immenso per le marinerie sarde, che risulta incomprensibile e inaccettabile». Poi posta sul suo profilo Facebook tre pagine, scrivendo: «Pubblico il vergognoso accordo tra Italia e Francia». Segue frontespizio di quello che dovrebbe essere il misterioso testo. Fa riferimento a «quattro sessioni di negoziato» tra i due esecutivi, risalenti a dicembre 2006, marzo e settembre 2007 (all’epoca eravamo in pieno governo Prodi bis) e marzo 2012 (governo Monti). Al nono anno di trattativa, arriva la firma al bilaterale di Caen di cui si è detto, che ritocca un testo del 1892 poi ritoccato nel 1986 (agli Esteri c’era Giulio Andreotti). Resta il mistero su contenuto esatto e soprattutto entrata in vigore di questo nuovo accordo, svolto in ottemperanza a nuove norme dell’Onu.Si tratta di dettagli non da poco, visto che nelle acque in questione sguazzano pesci preziosissimi soprattutto per le economie di Liguria e Sardegna (in cambio ci avremmo guadagnato come detto un’estensione – meno ghiotta – di acque toscane al largo dell’Elba). Come spiegava un pezzo apparso sul sito del Fatto Quotidiano all’epoca del sequestro del «Mina», nei mari passati da Italia a Francia si trova «uno scrigno naturale dove si riproducono e vivono i gamberoni rossi. Una specie pregiatissima, venduta all’ingrosso a 40 euro al chilogrammo e a 70/80 euro in pescheria e addirittura a 100 euro sotto Natale». Si tratta della cosiddetta «Fossa del cimitero», fascia nella quale – in deroga all’accordo stesso, che prevede un’«intesa di vicinato» – secondo il sito notizie geopolitiche.net la Francia avrebbe ottenuto l’esclusiva del pescato. Tutta ricchezza che, se le cose stanno come dice Pili, è silenziosamente passata dall’Italia alla Francia: nel migliore dei casi, un autogol.

di Martino Cervo

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GUASTI DEL SISTEMA –   LIVREASERVENTI  PUTTANI UNTORI E ISTIGAZIONE AL PENTIMENTO E ALLA DISSOCIAZIONE   / 5
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[ TRATTO DAL “SECOLO d’ITALIA” ]
Cosentino dal carcere: “Silvio è finito, il futuro è con Renzi e Verdini”

Cosentino dal carcere: “Silvio è finito, il futuro è con Renzi e Verdini”

sabato 13 febbraio 2016 

Il senatore Vincenzo D’Anna è andato a trovare Nicola Cosentino, rinchiuso nel carcere di Terni. Cosentino non ha bisogno di presentazioni. E stato sottosegretario all’Economia e ras azzurro in Campania. A far cadere tutte le sue ambizioni – fare il governatore nella sua regione nel 2010 oppure, l’ultima, un seggio al Senato nel 2013, rifìutatogli da Berlusconi – sono stati vari guai giudiziari, ricorda “il Fatto quotidiano”. Cosentino non ha condanne e il suo carcere è preventivo, di custodia cautelare. È stato trasferito a Terni dopo che i magistrati hanno scoperto la sua detenzione “comoda” a Secondigliano (cibo e vestiti in cambio di denaro) e per questo condannato sua moglie per corruzione a due anno e quattro mesi. “La politica? Adesso penso a uscire da qui”. Nel carcere umbro,Cosentino è in cella da solo. D’Anna l’ha trovato in “una buona forma fisica” e “su di morale”, per niente depresso. L’unica amarezza “è per la moglie condannata”. Al senatore verdiniano di Ala ha detto: “Io mi sono sempre difeso nei processi, non ho mai detto una sola parola contro i magistrati, eppure non mi è stato risparmiato nulla. La politica? Mi pento solo di aver partecipato a quel raduno di Forza Campania”. Ossia una manifestazione di dissidenti forzisti con l’allora governatore campanoStefano Caldoro.Cosentino attacca Berlusconi: “Forza Italia non esiste più”La politica attiva non è in cima ai suoi pensieri. “Il Cavaliere conduce un’opposizione di facciata”. L’analisi è però quella di chi è stato un pilastro, in termini di consensi e potere, del berlusconismo vincente. Il report consegnato a D’Anna sulla fase attuale è lucidissimo: “Berlusconi avrebbe ancora le energie per battersi ma i suoi interessi non gli consentono la violenza di uno scontro frontale. La sua è una battaglia di facciata. Ecco perché Forza Italia non esiste più e a lui conviene tirare i remi in barca”. Poi, Cosentino e D’Anna hanno parlato anche di Denis Verdini, il toscano passato dai vertici di Forza Italia al rapporto quotidiano con Luca Lotti, braccio destro del premier. Il renzismo dei verdiniani di Ala è calibrato sul breve (sostegno esterno al Senato) e medio periodo (ingresso al governo dopo il referendum e affiancamento alle Politiche).

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I GUASTI DEL SISTEMA –   << “VERSIPELLI” & “MALTOLTO” : LA DESTRA CONSENTITA…..   / 6
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Libero
· Milano ·

Gianfranco Fini punito dalla figlia di Almirante: “Cosa so sulla casa a Montecarlo”

 

“Sono nauseata, non so se in futuro voterò. Nessuno mi rappresenta, nessuno degli attuali politici che si definiscono di destra merita fiducia ed è degno della memoria di Giorgio Almirante”. In un’intervista a Il Tempo, a puntare il dito è Giuliana de’ Medici, figlia dello storico leader del Movimento sociale italiano e di donna Assunta. A scatenare Giuliana è la questione che l’ha portata a dimettersi da vicepresidente dell’Assemblea nazionale di Fratelli d’Italia.Tutta colpa di una questione di soldi, “parliamo di centomila euro”, spiega, quelli spesi per “una serie di iniziative per celebrare il centenario della nascita del leader Msi” che la de’ Medici organizzò come presidente della Fondazione Almirante dopo aver contattato il presidente della Fondazione An Mugiani. La figlia di Almirante spiega: “Con Mugiani ci stringemmo la mano. Ma quando le fatture relative ai pagamenti da effettuare per le manifestazioni svolte sono arrivate dinanzi al CdA della Fondazione An, i suoi membri hanno cominciato a temporeggiare, a discutere”.Dunque l’addio. E una serie di giudizi di fuoco. La de’ Medici azzanna: “Trenta-quarant’anni fa nessuno voleva affittare appartamenti al Msi per paura di attentati. Così Almirante firmò le cambiali e gli iscritti versavano una quota mensile, diversa a seconda delle possibilità, per pagare i mutui. Soldi e sedi appartengono al popolo missino e a nome del popolo missino chiedo che le spese della Fondazione An vengano rese pubbliche e che i bilanci vengano pubblicati”.Si passa poi a Italo Bocchino. La figlia di Almirante ricorda: “Mia madre, donna Assunta, ereditò Il Secolo. Mio padre passava le notti in tipografia quando finiva i lavori parlamentari. E mia madre donò il giornale ad An. Oggi hanno chiamato a dirigerlo Italo Bocchino, uno che ha tradito gli ideali di destra viene pure premiato con uno stipendio da direttore, e Il Secolo non che sia un grande giornale”, affonda. “E poi – continua – c’è Montecarlo”.Nel mirino di Giuliana ci finisce Gianfranco Fini. “Una storia che grida vendetta. È sotto gli occhi di tutti: la contessa Colleoni l’ha donata e qualcuno se ne è appropriato. Fini è stato scelto e imposto da Almirante, sembrava un giovane capace. Fu indicato perché non aveva nulla a che fare né col fascismo né con la Repubblica sociale. Almirante era umile – continua -, Fini invece si è montato la testa, ha raggiunto ruoli importanti senza avere la giusta maturità e perdendo il senso della realtà. ( . . . )hanno cancellato la destra dimenticando gli insegnamenti di Almirante”. Gianfranco colpito e affogato.

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I GUASTI DEL SISTEMA –    L’ITALIA DI CARTONE   / 7
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[ TRATTO DAL WEB  ]

Vento e pioggia in Calabria, Crati in piena a Cosenza

Calabria, Sabato 13 Febbraio 2016 – 15:07di Massimiliano Chiaravalloti

Vento forte e pioggia intensa stanno colpendo gran parte della Calabria già dalla giornata di ieri perdurando per l’intera notte e comportando disagi in diverse zone dalla regione, dove sono stati registrati allagamenti ma anche alberi sradicati dal suolo.Particolarmente colpita la città di Cosenza: nella zona di Gergeri, infatti, il fiume Crati è andato in piena allagando il cantiere dove è in costruzione il ponte di Calatrava e travolgendo d’acqua e fango alcuni dei mezzi utilizzati nei lavori. Alcune fondamenta del ponte, da poco installate nel greto del Crati, potrebbero essere state danneggiate. Intanto sono al lavoro i tecnici che stanno mettendo in sicurezza l’area e valutando gli eventuali danni.

– See more at: http://calabria.weboggi.it/Attualit%C3%A0/117463-Vento-e-pioggia-in-Calabria,-Crati-in-piena-a-Cosenza#sthash.bBuFfx5F.Uaxrnm8l.dpuf

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I GUASTI DEL SISTEMA –  “I MORALIZZATORI” ( OHIBO’ )  /  PER FINIRE E ARRIVEDERCI ALLA PROSSIMA PUNTATA !
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nella trasmissione bersaglio mobile condotta dal giornalista Enrico Mentana che prima lavorava alla corte di berlusconi in fininvest, marco
MIMMOVIDEO.INFO
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L E G G I C I 
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 Associazione Culturalsociale “Azimut”
Napoli
 
 
 azimutassociazione@libero.it

 “Associazione Azimut”<associazioneazimut@tiscali.it>

 
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ASSOCIAZIONE CULTURALSOCIALE “AZIMUT” NAPOLI
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