IL PASTICCIO DI UNIONI E ADOZIONI SOSPENSIONE DEL TIRO AL PIATTELLO IN SENATO E ALTRE NEWS


IL PASTICCIO DI UNIONI E ADOZIONI SOSPENSIONE DEL TIRO AL PIATTELLO IN SENATO E ALTRE NEWS

UNA BUONA DOMENICA E UNA BUONA LETTURA

 

IL PASTICCIO DI UNIONI E ADOZIONI SOSPENSIONE DEL TIRO AL PIATTELLO IN SENATO E ALTRE NEWS [ “AZ.-NEWS” – 19.02.’16 ]
IN COPERTINA
foto di Marchetti Fabio.
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OGGI – IL POST DEL PRESIDENTE “FACCIAMO CHIAREZZA”
per leggere tutto – vedi:oltre
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IL POST – CLAUDIO BAGLIONI ALLA MADRE
[ tratto dal web ]
 
( nella foto : bambino con la madre Silvia )

La fama, il successo, la vita che va avanti con sfide sempre nuove non possono lenire quel dolore che ti assale ricordando una madre che non c’è più, soprattutto se è stata la tua fan più fedele. “Siamo stati vicini per 62 anni. A dire il vero anche un poco di più. E in quei nove mesi fummo noi due da soli. Gli altri poterono giusto farsi un’idea”. Comincia così il post che Claudio Baglioni ha dedicato a sua mamma, scomparsa tre anni fa. La madre Silvia è morta il 15 febbraio 2013. Spesso andava ai suoi concerti e, da sarta, ha persino confezionato il completo camicia rosa e pantaloni celesti del primo concorso di Claudio, negli anni Settanta. Momenti indelebili che come tali sono rimasti nel cuore del cantante romano.

La dedica struggente – E il dolore per la sua assenza è talmente grande che diventa difficile descriverlo. “Per un essere umano ci sono due date nel manifesto teatrale dell’esistenza che hanno un segno diverso e particolare. Il giorno nel quale si viene qui al mondo attraverso il dolore e la beatitudine di una donna che si fa madre per te e quello in cui lei se ne va. Il primo giorno di vita di te che ti stacchi da lei per viver la tua. L’ultimo giorno di vita di lei che si stacca da te per viverne un’altra. In mezzo una storia indimenticabile”, conclude Baglioni che a proprio a partire da oggi 17 febbraio ritorna sul palco con l’amico Gianni Morandi per il tour dei “Capitani coraggiosi”. 

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Associazione Azimut – WordPress.com

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… E ALTRE NEWS ( PER… azimutassociazione.wordpress.com/2016/02/14/sul … …. 41,913 Visite su Wordpress a cui vanno sommati 99.660 visite ricevute sul …

 
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IL PASTICCIO DI UNIONI E ADOZIONI
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Vincenzo Savarese e Michele Elio Fusco hanno condiviso il post di Demis Masserini.
foto di Demis Masserini.
Demis Masserini

No comment…………..

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E GASPARRI DIXIT
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Gasparri: il Pd non ha i numeri sulle unioni civili

“In materia di unioni civili siamo al trionfo della malafede e della vergogna. Il Pd si lamenta di ostruzionismi che non esistono, visto che migliaia di emendamenti sono stati ritirati. E lo fa dopo aver chiesto in continuazione il rinvio dell’esame del provvedimento e, anche oggi, prima una sospensione e poi lo slittamento alla prossima settimana. L’ostruzionismo quindi lo fanno loro perché non hanno numeri e sanno che nel paese c’è una larga contrarietà alle adozioni gay. Stanno insomma tentando di ribaltare la realtà. Fanno proposte sbagliate, stracciano la Costituzione, coinvolgono la Presidenza del Senato nell’uso di procedure arbitrarie e poi danno agli altri la colpa. È tempo di finirla con questi pasticci. Se vogliamo andare avanti basta cancellare la norma sulle adozioni per arrivare a una soluzione rispettosa e giusta per tutti”. Così Maurizio Gasparri di Forza Italia.

foto di Forza Italia.
[ TRATTO DAL WEB ]
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ALL’OMBRA DEL “SIPERCANGURO”
Risultati immagini per il canguroCUCI E SCUCI GAY I SENATORI CINCISCHIANO …..
COS’E’ IL ‘SUPER-CANGURO’ di Andrea Marcucci (LEGGI). [  LINK – TRATTO DAL WEB ]
 
Arturo Stenio Vuono ( “Azimut” – il presidente Arturo Stenio Vuono ) – IL POST  
FACCIAMO CHIAREZZA
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Approfitto dell’ennesima sospensione del tiro al piattello, nel senato, per fare ordine in questo guazzabuglio fraudolento, benedetto sia l’intervallo, volendo sperare che i parlamentari ne facciano buon pro.Della propaganda giacobina, disinvoltamente e cinicamente pilotata dalla sinistra eversiva, ne abbiamo ben donde;non c’è e non c’è mai stata ostilità, discriminazione ed emarginazione per ogni persona omosessuale;tant’è che isolati episodi di cronaca minore, all’incontrario, via via, vengono ad amplificarsi e strumentalizzati allo scopo di convincere a una diversa realtà e per scopi ben precisi di sovvertimento del telaio di società che poggia sulla famiglia, una prima cellula fondamentale di una qualsiasi costruzione costituzionale. Non sono i diritti per tutti che, veramente, interessano ma lo stravolgimento del modello coniugale e familiare; è l’assalto alla Bastiglia, contro l’ultimo baluardo oppositore del pensiero unico e dell’omogeneizzazione sovversiva.Viceversa, dal campo opposto di chi giustamente esercita legittime riserve per parte del provvedimento in cantiere detto delle “unioni civili”, si esercitano da tempo pressioni e violenze mediatiche francamente intollerabili.
Non c’è in campo una guerra di religione contro i mestatori “unionisti” ma è in atto un rivolgimento, a livello di popolo, perchè la misura è colma. Facciano attenzione i parlamentari a non tirare troppo la corda, prima o poi si spezza. D’altronde, a controprova, e la dice lunga, l’ultima pagina di tirannia del servizio pubblico televisivo ha mostrato come prevalga il programmato, non spontaneo, sponsorizzare il nastrino arcobaleno;metti, ad esempio, che le reti di mediaset, in atto la discussione parlamentare, avessero pubblicizzato un “voglio mamma e papà”, e avrebbero potuto farlo perchè canali privati, apriti cielo contro il berlusca che assassina la par condicio. Quel che stupisce è il neutralismo della Corte e del capo dello Stato che, a tutt’oggi, lasciano correre, non esternano e non avvertono del rischio di vulnus all’articolo della costituzione repubblicana, sino a prova contraria sempre in piedi, che i costituenti vollero chiarissimamente indicare per tutele alla famiglia, strettamente collegata e riferita alla maternità, e non più di questo.Erano, in illo tempore, evidentemente concordi tutti : cattolici, marxisti, liberali e altri. E non è che non esistevano i diversi, gli ermafroditi, eccetera, termini più chiari che non siano detti in inglese e che usiamo non per dispregio, che non sono nati oggi;nessuno ha mai rivolto strali contro chi, in passato come oggi, sceglie di convivere come vuole, per libera determinazione o per sfortuna, o per altro, costoro hanno però non solo il diritto di farlo ma il dovere di rispettare la legislazione costituente;salvo che, a modificarsi, faccia proprio il concetto di “famiglie” e non più della famiglia.Che, poi, in deroga inammissibile, senza una riforma costituzionale, continui il ritornello mistificatore, su (non)le unioni ma le adozioni, ovvero  del “ce lo chiede l’Europa” (sic) e il reiterare l’allineamento, in materia, con tutte le democrazie di occidente (sic), lascia il tempo che trova e con buona pace degli sfascisti.Oppure no? Così è se vi pare. Smettetela ! ! !
 
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ALTRE NEWS / 1
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: Bignardi a Rai 3
Date: Wed, 17 Feb 2016 14:11:20 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )


Altro che affittare uteri! I dirigenti Rai, ad esempio, dovrebbero affittarsi cervelli funzionanti. Tra le altre loro scempiaggini, spicca la nomina del “premio Bamba” Daria Bignardi al vertice di  Rai3. Non è, infatti, segno di buona salute mentale aver posto a capo della rete “opevaia” della tv di Stato la signora che, denotando ignoranza crassa e militante, storpiò il nome di Giacomo Brodolini, il padre dello Statuto dei lavoratori, con la grottesca fonazione risuonante “Brandolini”.
Giancarlo Lehner

[ TRATTO DAL QUOTIDIANO “ROMA” – DIAMO VOCE A TUTTI MA L’INTERVENTO NON CI CONVINCE ]

Adozione del figliastro, quanta confusione

Opinionista: 

Giuseppe Cacciatore

Ha ragione Massimo Cacciari quando, in un intervento recente, ha lamentato l’inadeguatezza, per non dir altro, della politica italiana dinanzi a temi e questioni che andrebbero affrontati con la consapevolezza della loro complessità storica, culturale ed etica. Mi riferisco al dibattito in corso sulle unioni civili. Ciò che in esso prevale è l’oscillare tra baruffe di bassa cucina parlamentare (e cioè se regga o meno la maggioranza, se il voto segreto oltre a salvare le coscienze possa costituire una imboscata per il Governo, se il cosiddetto “canguro” debba essere ampio o ridotto, e così via dicendo) e il rinascere di vecchi steccati ideologici, religiosi e culturali (come mostra l’incredibile intervento di Bagnasco che ci riporta indietro di 40 anni, ai tempi dello scontro sul divorzio e come hanno mostrato le due piazze contrapposte tenute insieme certo da idealità e culture diverse, ma anche da un evidente estremismo ideologico). Temo peraltro che quella di Bagnasco non sia stata una “voce dal sen fuggita”, ma una consapevole presa di posizione della parte più moderata e conservatrice della chiesa italiana, che non perde occasione per testimoniare, sia pur sotto le paludate e ipocrite forme del linguaggio curiale, la sua opposizione a Papa Bergoglio. Insomma, sembra che tutti facciano a gara ad esorcizzare quello che è un vero e proprio passaggio d’epoca, in cui valori e categorie di pensiero stanno subendo una trasformazione radicale e in cui gli stessi concetti di famiglia o di natura umana stanno subendo una trasfigurazione che mette in gioco forme di vita e caratteristiche antropologiche consolidate. È il delicato terreno delle discussioni relative al testamento biologico, ai rapporti tra scienza, tecnica e vita, come mostra ad esempio l’incidenza della robotica sulla salute e sull’organizzazione del lavoro, della fecondazione assistita. Lo stesso insistente e strumentale richiamo al cosiddetto voto di coscienza oscilla tra l’essere il legittimo ricorso al dettato costituzionale che garantisce la prerogativa del parlamentare di svolgere le sue funzioni senza vincolo di mandato e senza obbedire alla disciplina di partito e il diventare strumento neanche troppo smascherato per minare la compattezza delle maggioranze parlamentari, consentendo alle minoranze interne o ai singoli parlamentari di votare contro il proprio partito o gruppo senza incorrere in sanzioni punitive. Per mestiere faccio il professore di filosofia e perciò ho un commercio quotidiano non solo con le idee ma anche e soprattutto con le parole e ho sempre guardato con simpatia a quel lapidario detto di un filosofo a me caro secondo il quale la chiarezza è la cortesia del filosofo. Il dibattito in corso sulle unioni civili distorce le parole e inquina la discussione: l’unione civile non solo non è un matrimonio tra omosessuali ma non è proprio matrimonio in generale, e la tanto contestata adozione del figliastro (odio l’inglese imparaticcio e dunque non uso l’espressione stepchild adoption) non è esclusiva per i gay. Si tratta di estendere una legge già in vigore dal 1983 che permette l’adozione del figlio del coniuge con il consenso del genitore biologico e il tutto avviene su disposizione del tribunale dei minori che giudica sulla capacità educativa, affettiva ed economica di coloro che richiedono l’adozione. Il timore che tutto ciò possa preludere alla legalizzazione della pratica dell’utero in affitto (ennesima prova di come la mercificazione possa raggiungere anche i territori più intimi e reconditi della vita) è un modo distorto per convincere milioni di italiani cattolici in buona fede della perversione di questa legge e perciò quel timore deve essere fugato non solo dal fatto che in Italia la surrogazione di maternità costituisce una pratica medica vietata, ma anche da una chiara volontà di dichiarare penalmente perseguibile chi volesse praticarla, anche ricorrendo alle costose cliniche estere.  

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——– Original Message ——–

Subject: comunicazione 31.2016
Date: Wed, 17 Feb 2016 14:05:49 +0000
From: “Segreteria – Fondazione AN” <segreteria@fondazionean.it>
To:  ( . . . )


Carissimi, 

vengo con la presente a fornirVi un sintetico riepilogo delle più recenti iniziative della Fondazione. Alla campagna mediatica, su scala nazionale, a sostegno dei nostri Marò, promossa durante le festività natalizie, i cui visibili effetti tuttora permangono in molte città hanno fatto seguito le iniziative promosse a supporto della nostra adesione al Family Day in difesa della famiglia naturale e dei valori tradizionali. 

Siamo stati presenti sulla stampa nazionale con messaggi grafici di assoluto impatto per contenuto e dimensioni. Lo straordinario successo della manifestazione di popolo al Circo Massimo (ciò al di là di ogni profilo confessionale) testimonia che abbiamo visto giusto e la battaglia per i valori più autentici del nostro popolo e della nostra civiltà è quella più giusta da combattere più di ogni altra ed in tal senso, ottemperando anche al deliberato assembleare, saranno promosse altre importanti campagne mediatiche nel corso dell’anno. 

Proseguendo, poi, nel solco di continuità con altra delle nostre storiche battaglie abbiamo provveduto a dare più che adeguato risalto alla giornata del ricordo dando corso, in particolare, attraverso il Secolo d’Italia ad un’articolata serie di iniziative mediatiche che hanno avuto ampio e positivo eco su tutti i social network più diffusi. 

Da ultimo, Vi informo che il Corso di Formazione Politica, sotto la guida del dr. Veneziani -Presidente del Comitato Scientifico della Fondazione- e, ovviamente, sotto l’egida della Fondazione Alleanza Nazionale ha registrato grande interesse e partecipazione come potete evincere dai grandi numeri che hanno contraddistinto questa iniziativa:

–          partecipazione di 92 studenti provenienti da 18 Regioni d’Italia la cui età media si è attestata intorno i 26 anni con una presenza femminile pari al 40%;

–          le aree tematiche trattate dal corso di formazione sono state ben 4: economico-amministrativa; strategico-politica; storico-culturale; comunicazione;

–          si sono tenute ben 25 lezioni e 4 lectio magistralis;

–          ogni lezione del corso ha visto la partecipazione di circa 50 studenti.

 

Il bilancio più che positivo di questo primo corso di formazione politica, la cui cerimonia di chiusura con relativa consegna dei diplomi si terrà il prossimo 19 marzo, traccia un solco importante nel quale proseguire con maggiore impegno e serietà per dare la possibilità a tanti giovani di avvicinarsi alla politica, quella più autentica al servizio dei cittadini. Questo grande entusiasmo ha fatto sì che al vaglio degli organi della Fondazione Alleanza Nazionale vi sia proprio l’ipotesi di replicare, anche per l’anno 2016, una seconda edizione della Scuola di formazione politica.

Un caro saluto

Sen. Avv. Franco Mugnai

 

L’EDICOLA

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Subject: 18 febbraio – Leggi le principali notizie di oggi
Date: Thu, 18 Feb 2016 05:07:06 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
Reply-To: newsletter@secoloditalia.it


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La notizia che l’Austria farà a breve controlli per limitare il flusso dei migranti su dodici valichi del confine meridionale con l’Italia ha provocato allarme e preoccupazione, soprattutto, a Roma e nella Ue. Gli accertamenti, che dovrebbero prendere il via ad aprile quando si prevede un nuovo picco dei flussi, saranno effettuati su treni, bus e auto.

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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
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“Non condividere ideali con chi non li ha condivisi con te in passato, stai certo che ti tradirà.”
Giorgio Almirante

 
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( tratto dal web )

LA MORTE DI GIORDANO BRUNO? SMONTIAMO ANCORA UNA VOLTA LA LEGGENDA ANTICLERICALE

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La morte di Giordano Bruno? Smontiamo ancora una volta la leggenda anticlericale
Il 17 febbraio scorso alcuni hanno celebrato l’anniversario della morte sul rogo di Giordano Bruno in piazza Campo de’ Fiori, un episodio (si veda Sergio Luzzato, già noto per le sue crociate contro il crocifisso appeso ai muri dei luoghi pubblici) che sarebbe l’emblema della tirannia della Chiesa sul libero pensiero.Eppure chi ha studiato per quasi quarant’anni le carte del processo, come il celebre e laicissimo storico Luigi Firpo, filosofo del diritto e della morale, ha spiegato che questa lettura degli eventi è storicamente infondata. La vicenda di Bruno fa parte della retorica anticlericale da parecchio tempo ma è molto più complessa per essere liquidata secondo i facili schemi ideologici, senza contestualizzare i fatti nell’intricato groviglio di problematiche storiche, politiche, teologiche, filosofiche, scientifiche, epistemologiche, giuridiche di allora.Nel suo famoso libro, “Il processo di Giordano Bruno” (Edizioni Scientifiche Italiane, 1949) lo storico Firpo ha innanzitutto smontato la leggenda di un Giordano Bruno filosofo e razionale, spiegando che in realtà era affascinato dall’«arte del successo, dall’oscuro fascino che avvince le anime e le fa strumenti del dominatore, fidava nei segreti di un’arte magica capace di operare sulle coscienze piegandole alla propria volontà, sentiva inoltre che la grande fede poteva trascinare l’inerzia della materia e del senso e compiere miracoli. Studiando e professando fervidamente in quegli anni l’arte divinatoria e magica, accostandosi con invincibile curiosità alla un tempo disprezzata astrologia, egli crede di procacciarsi gli strumenti del dominio» (p. 8). L’obiettivo di Bruno era sovvertire il Pontefice all’arte magica e rifondare il cristianesimo nominandosi nuovo profeta, tanto che Firpo parla dell’«immaturità stessa del Bruno all’impresa, quella sua cieca fede in arti occulte di cui non aveva la minima esperienza, la sua stessa condizione di straniero, ignoto se non sospetto, palesemente inadeguato a dare l’avvio a sì gran flusso di eventi. Ma sopratutto l’intima debolezza del proposito, tanto fervido quanto indeterminato, fluttuante fra l’estremismo della “setta di Giordanisti”, nuova religione naturalistica che avrebbe avuto nel Nolano il suo profeta-legislatore, ed un assai più moderato disegno di riforma interiore del Cristianesimo» (p. 8).Per questo motivo ritornò in Italia nell’agosto del 1591, ma venne denunciato dal suo amico Giovanni Mocenigo. Nel 1591 iniziò il processo che si concluderà nel 1593 con un sostanziale “non luogo a procedere”. A seguito di nuove denunce e testimonianze vi fu una seconda fase del processo, che durò dal 1593 fino al rifiuto della ritrattazione e all’esecuzione capitale nel febbraio del 1600. Firpo descrive anche il periodo trascorso nel carcere dell’Inquisizione durante il processo, dove venne trattato con tutto rispetto: «letto e tavola, con lenzuola, tovaglie e asciugamani da mutarsi due volte la settimana, veniva di sovente condotto davanti la Congregazione per riferire in merito alle sue necessità materiali, aveva comodità di barbiere, bagno, lavanderia e rammendatura, provvista di capi di vestiario, vitto non scadente e financo il vino» (p. 29). Al contrario di quanto scrive qualcuno, in nessuna occasione venne torturato.Dopo diversi interrogatori vennero confermate le accuse di eresia mossegli dai testimoni chiamati a deporre, tuttavia più volte si tentò di archiviare il processo invitando l’accusato a respingere semplicemente tali accuse. Come ha spiegato Firpo «la sua risposta avrebbe avuto valore decisivo nella risoluzione della causa, poiché, non essendo egli relapsus, l’impenitenza lo votava a quella morte certa, che l’abiura escludeva in modo altrettanto sicuro: le otto proposizioni significavano l’aut aut fra il rogo ed una detenzione di non molti anni» (p. 68). Si evidenzia anche che l’intervento nel processo del card. Roberto Bellarmino (santificato dalla Chiesa) è circondato da «una specie di leggenda» tanto da che «fu assunto dalla storiografia ottocentesca a simbolo della reazione intransigente e fanatica contro l’araldo dei nuovi tempi». Purtroppo, ha proseguito lo storico, «nessuno si è curato di render ragione a un apologeta del santo Cardinale, che aveva giustamente rilevata la data assai tarda del suo ingresso nella Congregazione rispetto alla lunga vicenda del processo bruniano» (p. 68), oltretutto cercando anche lui di salvare l’accusato.Tuttavia Bruno – definito «dogmatico e intransigente, commisto di orgoglio sprezzante, litigiosità, volgarità, volubile mutevolezza», (p. 87) -non solo non volle approfittare delle tante occasioni offertegli di ritrattazione e respingimento delle accuse, ma aggravò volontariamente la sua situazione giustificando l’irriverenza verso il Pontefice, «le orrende bestemmie, i gesti insultanti, le affermazioni perturbatrici del sentimento cristiano delle anime pie», gli insulti a Cristo («ingannatore e mago, e che a buon diritto fu impiccato», disse, p. 79) ai cristiani e alla loro fede. Nel dicembre 1595 «il consesso operò un estremo tentativo ed impose ai due più autorevoli confratelli del Nolano, il generale Beccaria e il procuratore Isaresi, di recarsi nella cella dell’ostinato per convincerlo, mostrargli i suoi errori, chiarirgli le enunciazioni ch’egli avrebbe dovuto abiurare, indurlo a penitenza» ma «Giordano respinse ogni raccomandazione» (p. 77), convalidando così «la massa ingente delle testimonianze» (p. 79). Bruno venne consegnato al braccio secolare e al Governatore di Roma, comunque sempre accompagnato da «visite quotidiane di teologi e confortatori» (p. 80).ùIn conclusione lo storico laico critica la leggenda nera creatasi attorno a Giordano Bruno, «le belle favole degli eroi, costruzioni siffatte si reggono solo fin quando il fermo dato analitico non sopravviene a dissipare l’alone poetico e v’è financo il pericolo, quando ciò accade, che anche l’intima verità che s’era vestita di quei colori leggendari venga frettolosamente negletta» (p. 81). I dati storici hanno anche smentito «in maniera apparentemente inoppugnabile il mito del Bruno “eroe del pensiero”». «E’ tempo ormai», scrisse ancora, «che la lunga polemica sul suo nome si plachi e ch’egli non sia più idolo di ottuse venerazioni né vittima di avvelenate calunnie». Ricordando anche: «il processo fu condotto secondo il rispetto della più stretta legalità, senza acredine preconcetta, semmai con accenni di tollerante comprensione per l’eccezionale personalità dell’inquisito. Fare del caso del Bruno un punto di partenza per mettere sotto inchiesta l’istituto complesso dell’Inquisizione implicherebbe un capovolgimento del problema talmente arbitrario da pregiudicare ogni ragionevole soluzione, basti riconoscere alla Chiesa facoltà di legiferare nel suo campo con sanzioni che rispondono alle concezioni ed agli usi dei tempi, constatare la situazione veramente drammatica della cattolicità nell’ultimo decennio del ‘500».Nonostante questo concordiamo con Firpo sul fatto che «Bruno rimane la vittima di una intolleranza» ed infatti nel febbraio 2000 il segretario di Stato Vaticano, Angelo Sodano, ha parlato di «triste episodio della storia cristiana moderna», di Bruno «sembra acquisito che il cammino del suo pensiero, svoltosi nel contesto di un’esistenza piuttosto movimentata e sullo sfondo di una cristianità purtroppo divisa, lo abbia condotto a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana». «Resta il fatto che i membri del Tribunale dell’Inquisizione lo processarono con i metodi di coazione allora comuni, pronunciando un verdetto che, in conformità al diritto dell’epoca, fu inevitabilmente foriero di una morte atroce. Non sta a noi esprimere giudizi sulla coscienza di quanti furono implicati in questa vicenda. Quanto emerge storicamente ci dà motivo di ritenere che i giudici del pensatore fossero animati dal desiderio di servire la verità e promuovere il bene comune, facendo anche il possibile per salvargli la vita. Oggettivamente, tuttavia, alcuni aspetti di quelle procedure e, in particolare, il loro esito violento per mano del potere civile non possono non costituire oggi per la Chiesa – in questo come in tutti gli analoghi casi – un motivo di profondo rammarico. Il Concilio ci ha opportunamente ricordato che la verità “non si impone che in forza della verità stessa” (Dignitatis humanae 1). Essa va perciò testimoniata nell’assoluto rispetto della coscienza e della dignità di ciascuna persona»
Le immagini di Pasquale, il bimbo che piange, hanno commosso tutto il web, e non hanno lasciato indifferente nemmeno il portiere del Napoli, Pepe Reina.
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SUL CALVARIO DI COSENTINO ( tratto da “Libero-quotidiano” )
Nicola Cosentino

Senza mai una condanna, Nicola Cosentino ha già fatto 820 giorni di carcere preventivo ed è ancora dietro le sbarre. Inoltre, gli è stato vietato di vedere la moglie che solo da un paio settimane ha potuto riprendere le visite. Per evitare contatti, gli hanno frapposti centinaia di chilometri. Lei con l’obbligo di non muoversi da Caserta, residenza coniugale. Lui trasferito dal penitenziario di Secondigliano (Napoli) a quello di Terni, dove villeggia tuttora.Il cinquantasettenne Cosentino – detto Nick ’o texano per l’impero petrolifero familiare a Casal di Principe – è l’ex esponente di Fi. In auge, è stato coordinatore del partito in Campania portandolo al successo nelle politiche del 2008, con molti eletti alla Camera e al Senato. Fu premiato con la nomina a sottosegretario all’Economia nel Berlusconi IV. Dopo due anni lasciò però la carica essendo entrato nel mirino dei magistrati anticamorra del napoletano. Per analoga ragione, il Cav non lo ricandidò nel 2013 facendogli perdere l’immunità. Da allora – tranne una parentesi – dorme sul pagliericcio.Oggi, Cosentino è politicamente finito e socialmente distrutto. «Se entrasse in un negozio, la gente si scanserebbe», mi dice un amico di Napoli esperto di umori campani. È dimenticato dagli ex colleghi di Fi, salvo qualche buon samaritano. Della chilometrica carcerazione non si indovina la fine. Il sistema italiano, che è tra i più illiberali, tollera i ceppi preventivi fino a sei anni. E, con giudici che scambiano l’habeas corpus per una crema rassodante, c’è rischio di farseli tutti.Tuttavia, da qualche giorno, Nick è gasato perché per la prima volta può fare sentire la voce. È iniziato il suo interrogatorio in uno dei quattro processi che lo riguardano.

L’incredibile della vicenda è questo. Sono vent’anni che su Cosentino aleggia la nomea di simil camorrista. Uno stillicidio continuo. Un pentito accusa, un giornale rilancia, un giudice smentisce, l’altro conferma. Così, dieci volte. Cosentino ha chiesto spesso di potere chiarire. La magistratura, per lustri, ha fatto il nesci. Poi, a partire dal 2009 e senza averlo mai sentito, le è venuta la fregola di arrestarlo. Due volte ha chiesto l’autorizzazione al Parlamento, sempre negata. Quando poi lo ha messo al gabbio ha continuato a non volerlo sentire. Così, per due anni e tre mesi, Nick ha marcito nelle patrie galere tenendosi dentro quello che da decenni gli preme in gola.Il processo nel quale ora sta parlando è il più antico. Ha luogo nel tribunale di Santa Maria Capua Vetere, dove ne ha altri due pendenti. La causa si chiama Eco 4 e prende il nome da una spa casertana per lo smaltimento di rifiuti. La storia, al nocciolo, è questa. Eco 4 è vicina al centrodestra, mentre aziende analoghe della zona sono del centrosinistra. Per la procura, dietro la società c’è il clan dei Casalesi di cui Nick è ritenuto l’aggancio politico. L’accusa è di concorso esterno. Ossia, Cosentino faciliterebbe gli affari dei malavitosi in cambio di voti.

Il processo si è impastoiato e si trascina. L’indagine è iniziata otto anni fa, il dibattimento va avanti da cinque, le udienze sono già state 120. Si gira in tondo perché ai pm manca la polpa. Peggio. Due anni fa, si sono dati la zappa sui piedi con un teste che ha fatto la dichiarazione opposta all’atteso. Costui, Franco Di Bona, collaboratore di giustizia, ha raccontato che il capo clan, Walter Schiavone, aveva offerto voti a Cosentino che, come il più virtuoso degli uomini, li ha però rifiutati. Il pm, Alessandro Milita, è andato sulle furie, sospettando che il diabolico Nick – dal carcere! – si fosse lavorato il Servizio Protezione per subornare il teste. Ha ordinato un’inchiesta ma se ne ignorano gli esiti.

Altri collaboranti affermano invece che l’imputato ha avuto voti dai clan. Nessuno ha però detto che li abbia anche chiesti. Ergo: il concorso esterno sfuma.

Non diverso è l’andamento, in un’altra sezione di Santa Maria Capua Vetere, del secondo processo che ha un nome da operetta: Il principe e la ballerina. Qui, l’audizione di Cosentino è di là da venire.

L’accusa è di avere favorito il solito clan, tanto nell’apertura di un centro commerciale a Casal di Principe che per ottenere un mutuo bancario. A parte che il centro non è mai sorto, si è scoperta un’incongruenza nell’accusa. Per i pm, Nick avrebbe aiutato i casalesi a erigere il centro per dargli modo di riciclare denaro sporco.

Domanda: ma se avevano soldi da riciclare che bisogno c’era di chiedere alla banca un mutuo, anziché spendere quelli inquinati e sbiancarli con la costruzione del centro? Insomma, senza scendere in particolari, anche in questo processo i pm sono in affanno. Intanto, per alcune imputazioni, c’è già stato un proscioglimento in istruttoria.

Per riassumere: da ciò che emerge, il prolungamento della gattabuia non si giustifica. Perché allora la pervicacia? Dopo il primo arresto nel marzo 2013, quando persa l’immunità Cosentino si costituì a Secondigliano, le cose erano meno intricate. Tanto che all’inizio dell’estate – su istanza dei difensori, Stefano Montone e Agostino De Caro – la Cassazione concesse i domiciliari, poi la libertà. Per la Corte, con l’uscita dal Parlamento, la pericolosità dell’imputato era cessata. Non contando più nulla – questo il succo del ragionamento – Nick diventava per i Casalesi carta straccia. Ma subito il pm della Dda di Napoli, Antonello Ardituro, fece ricorso chiedendo alla Corte di ripensarci.

E quell’incosciente di Cosentino invece di mettersi in sonno che fa? Si rituffa nella politica, fonda il movimento Forza Campania per combattere i nemici interni e riemerge con tutta la iattanza del suo temperamento guascone. Passano due mesi e paffete: la procura di Santa Maria Capua Vetere lo incrimina per un nuovo filone di indagine. Stavolta, è risbattuto in galera con due dei suoi molti fratelli, Antonio e Giovanni.

È il 3 aprile 2014. Da allora, non è più uscito.

A ruota, si aggiunse la revoca della Cassazione del provvedimento di libertà emesso mesi prima: l’impugnazione di Ardituro era stata accolta. Anche per la Corte, il ritorno di Nick alla politica ne risvegliava la potenzialità filocamorrista. Un pregiudizio tautologico, ma tant’è.

Non ho spazio per dilungarmi su questo terzo caso in cui Nick è accusato coi fratelli di estorsione per una storia di pompe di benzina. Faccio però notare, che mentre il Nostro è tuttora in galera, entrambi i fratelli sono a casa da mesi.

Come finiranno i tre processi di Santa Maria Capua Vetere? L’esperienza insegna che i giudici, visto lo zelo profuso dai pm, non oseranno negare la condanna in primo grado. Ma in Appello le aspettative di assoluzione sono buone. Intanto, però, campa cavallo. Ed è nell’esasperazione per questa carcerazione da Abate Faria che si radica l’ultima incriminazione, stavolta del tribunale di Napoli Nord. Risale a fine 2015. Nick – stando all’accusa – ha indotto alcuni secondini a mancare ai loro occhiuti doveri. Avrebbe così ottenuto per vie traverse di introdurre nella cella leccornie, camicie e perfino l’iPod con musichette per accompagnare la ginnastica nell’ora d’aria. Coinvolta è la moglie (ecco il divieto di incontrarla per mesi) e pure il cognato. Cosentino è stato così definitivamente sepolto dal quarto ordine di arresto.

Se delinque anche in carcere, la sua natura è bastarda, pensano le toghe. Prima di indossarle – replico io – passate tre mesi a Poggioreale in balìa dei vostri colleghi. Conoscerete meglio voi stessi.

di Giancarlo Perna

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