RENZI ALLA RESA DEI CONTI – ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA ( DA ROMA LEHNER ) – PIANO E FAILLA “CADUTI DI GUERRA” ( DA CATANIA – MANNELLO ) – ALTRE NEWS ( DA GAETA – NAPOLI – COSENZA )


RENZI ALLA RESA DEI CONTI – ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA ( DA ROMA LEHNER ) – PIANO E FAILLA “CADUTI DI GUERRA” ( DA CATANIA – MANNELLO ) – ALTRE NEWS ( DA GAETA – NAPOLI – COSENZA )

OGGI – RENZI ALLA RESA DEI CONTI – ACCOGLIENZA INDISCRIMINATA ( DA ROMA LEHNER ) – PIANO E FAILLA “CADUTI DI GUERRA” ( DA CATANIA – MANNELLO ) – ALTRE NEWS ( DA GAETA – NAPOLI – COSENZA )
[“AZ.” 06.03.2016 )

 

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IN COPERTINA – RENZI ALLA RESA DEI CONTI

“CI RICORDEREMO”. di Francesco Mario Agnoli.

” […] il popolo cattolico non può non cogliere tutte le occasioni (purtroppo rare) che gli si presentano per fare sentire la propri voce, per fare capire che anche di lui, delle sue convinzioni la politica deve tenere conto. […] ” http://www.domus-europa.eu/?p=5761#more-5761

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“CI RICORDEREMO”. di Francesco Mario Agnoli.

autore admin on mar 03, 2016 | Leave a Comment

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Matteo Renzi ha polemizzato con Massimo Gandolfini e gli altri organizzatori del Family Day per avere manifestato l’intenzione di sollecitare gli elettori a mantenere l’impegno “Matteo, ce ne ricorderemo” preso in occasione della grande manifestazione romana alle prossime elezioni amministrative e al referendum di ottobre sulla non elettività del senato.
Le amministrative sembrano in realtà non preoccuparlo granché, molto di più il referendum autunnale che, col mettere in gioco la sua carriera politica, ha trasformato in un plebiscito su se stesso. Per questo se ne preoccupa tanto da promettere che andrà in giro per le parrocchie a spiegare cosa sono le unioni civili.
A parte il fatto che tutti sanno già di che si tratta (per questo le combattono con tanta determinazione), farà meglio a non andare. Perfino (o soprattutto) nella sua Toscana troverebbe dappertutto parrocchiani pronti a ricordargli la sua posizione nel Family Day del 2007 (di cui fu tra i protagonisti) e l’intervista rilasciata ad Avvenire il 16 febbraio di quell’anno. Allora sosteneva che la questione delle coppie di fatto era soltanto “una battaglia mediatica intorno alla presunta laicità della politica”, non rappresentava, quindi, una delle “vere urgenze del paese”, e invitò a ricordare che “la famiglia è la cellula della società non perché lo dicono i cattolici, ma perché è il fondamento di un modo di stare insieme. E se il matrimonio è un sacramento per chi crede, per la comunità è comunque un istituto del diritto e come tale impone assunzione di responsabilità davanti alla società”.
Quanto all’urgenza Renzi potrebbe forse replicare che da allora sono passati nove anni (la contro replica potrebbe essere che anche oggi, come allora e più di allora, le urgenze sono altre dal momento che nel 2007 la situazione italiana era migliore dell’attuale, che sconta ancora pesantemente le conseguenze della crisi economica mondiale del 2008). Tuttavia sul concetto molto relativo di urgenza si può sempre discutere. Molto più difficile invece per lui accordare l’entusiastica (e peggio che ridicola) dichiarazione “ha vinto l’amore!”, con la quale ha salutato l’approvazione in senato delle unioni civili, con le dichiarazioni del 2007.
Non gli mancano favella e prosopopea e qualcosa dirà, magari con qualche slides di accompagnamento, tuttavia, malgrado la faccia tosta che si ritrova, non potrà contestare il buon diritto del popolo del Family Day e, più in generale, dei cattolici, di sanzionare col voto il suo giro di valzer. In ogni caso basterà ricordargli la frase di chiusura di quell’intervista ad Avvenire: “È difficile capire perché c’è uno sguardo carico di ideologia sulla famiglia. Tutto ciò che viene detto dalla Chiesa viene visto come ingerenza. Non c’è bisogno di essere cattolici per difendere la famiglia. Quando non si coglie il fatto storico di un milione di persone in piazza si commette un errore gravissimo”.
Dal momento che adesso di questo gravissimo errore si è reso consapevolmente colpevole non può protestare se qualcuno gli presenta il conto. Da che mondo è mondo il tradimento uccide la fiducia.
Tuttavia a qualche causidico potrebbe sembrare che Renzi abbia ragione quando dice che le riforme costituzionali hanno poco a che spartire con le unioni civili e il referendum non è l’occasione giusta. Non è così.
Quanto è accaduto in Senato con le unioni civili (e fra poco inevitabilmente accadrà alla Camera) conferma dolorosamente ciò che già si sapeva: il popolo del Family Day e, più in generale, il popolo cattolico in Italia è privo di rappresentanza politica. Non solo non esiste un partito cattolico, ma i politici che nei vari partiti si dicono cattolici sono consapevoli di non contare nulla e, quindi, o si dimenticano del loro cattolicesimo, politicamente “scorretto”, o nei rari casi in cui timidamente lo sussurrano vengono snobbati (in Senato a fare ritirare il super-canguro preparato dal PD renziano non sono stati i senatori cattolici, ma il movimento di Grillo, dove i cattolici, per quanto si sa e si vede, sono del tutto assenti).
Proprio in mancanza non di chi si dica cattolico (sarebbe pretendere troppo), ma di chi condivida (e promuova o almeno difenda) i principi fondamentali, irrinunciabili per i cattolici anche nella società e nella vita pubblica (Benedetto XVI diceva “i valori non negoziabili”), il popolo cattolico non può non cogliere tutte le occasioni (purtroppo rare) che gli si presentano per fare sentire la propri voce, per fare capire che anche di lui, delle sue convinzioni la politica deve tenere conto.
Certo la prima occasione è data dalle elezioni amministrative di primavera, ormai alle porte. Ma si tratta di elezioni locali, nelle quali, tranne casi particolari, non sarà facile (quasi impossibile) fare comprendere le motivazioni del voto e, quindi, fare giungere il messaggio a destinatari che in genere non vogliono ascoltare,
In condizioni normali si potrebbe dire lo stesso per il referendum d’autunno se non fosse che, per fortuna, la presunzione ha indotto Renzi, fino a ieri strasicuro del successo (forse da ieri un po’ meno se pensa davvero ad un tour per le parrocchie), a mettersi in gioco personalmente, offrendo così al popolo del Family Day l’occasione, imperdibile, perché quasi unica, di punirlo del suo “gravissimo errore” (ex ore tuo te judico), anzi del suo tradimento.
Quale che sia l’esito non avrà diritto di lamentarsene.
Francesco Mario Agnoli

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DA ROMA – GIANCARLO LEHNER
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——– Original Message ——–

Subject: Lehner: i neuroni in libertà di Bergoglio
Date: Fri, 4 Mar 2016 11:20:51 +0000
From: Giancarlo Lehner 
To:  ( . . . )


L’autonomia e l’indipendenza di Santa Romana Ecclesia, di contro alla chiesa ortodossa, prima asservita agli zar, quindi a Stalin, a quella luterana e all’anglicana, entrambe dominate dai regnanti e dalle istituzioni statali, si deve soprattutto al potere temporale ed alla disponibilità di beni mobili ed immobili. Caduto il potere temporale, era almeno rimasta la forza propulsiva della ricchezza. Ora, però, con Bergoglio, il quale insidia Pol Pot nella demonizzazione dei soldi, il cattolicesimo si  avvia a derubricarsi  a soggetto esposto alle altrui tutele, da Obama a Raul Castro e chissà quanti altri capataz.Il papa duale, fra l’altro, esorta ad accogliere indiscriminatamente ed a provvedere a quanti sbarcano da noi, la gran parte dei quali non fugge dalle guerre, mirando, invece, a vantaggi economici e, purtroppo, qualcuno di questi, a cui il denaro non fa affatto schifo, arriva con l’obbiettivo prossimo futuro di farci molto male. Il signor Jorge Mario può non essere un profondo studioso di storia della chiesa cattolica, ma con i suoi neuroni in libertà non può propinarci l’illogicità assoluta, visto che accoglienza significa spesa e spesa rimanda ai costi, cioè al bergogliano e polpottiano sterco del diavolo. 
Giancarlo Lehner
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DA CATANIA — VINCENZO MANNELLO
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——- Original Message ——–

Subject: Piano e Failla “caduti di guerra”
Date: Fri, 4 Mar 2016 09:31:13 +0100
From: Vincenzo Mannello <info@vincenzomannello.it>
To:        ( . . . )


Fausto Piano e Salvatore Failla…i primi due “caduti” italiani nella “guerra di Libia” del 2016. Che siano dei civili sequestrati precedentemente poco importa : sono morti “in combattimento” non appena l’Italia ha manifestato la propria disponibilità interventista con la “concessione” agli Usa di Sigonella per i droni assassini e l’invio degli incursori del Col Moschin a fianco del cosiddetto “legittimo governo di Tobruk”.I due tecnici,infatti,non hanno subito il tragico iter delle esecuzioni-spettacolo ma sono stati colpiti a morte in uno scontro di guerra tra jihadisti e miliziani dell’altro “governo” libico,quello di Tripoli.Chi abbia premuto il grilletto,tra le due fazioni,ha importanza relativa…quel che conta è il fatto che entrambe le parti in causa non amino affatto l’Italia e gli italiani,cosa che il nostro governo ed i media del regime partitocratico tacciono colpevolmente ai cittadini.“Tripoli bel suol d’amore” fu il supporto canoro per invadere la Libia nel 1911,ma erano altri tempi…coloniali ! 
Oggi appoggiamo,come scritto,un’altra fazione,Tobruk…quella che tutela gli interessi (economici) di Francia ed Egitto. Nazioni che,conseguentemente, ne ricambiano con truppe sul campo la sopravvivenza politica. Noi no,neppure la nostra zona di interesse,sappiamo difendere..infatti a Tripoli sono molto risentiti con Roma per questo motivo : “come,voi avete quasi tutti i pozzi di petrolio e gas nella nostra fascia territoriale ed appoggiate quelle carogne di Tobruk ??”.Questa la sintesi che ha portato alla morte i due innocenti tecnici della Bonatti (colpevole della loro mancata sicurezza).Sintesi davvero “sinteticissima”,scrivo pure per quanti abbiano letto fin qui…perché è tutto ancor piú complicato di quanto esposto sopra : Tripoli e Tobruk,di fatto,rappresentano poco e niente…men che meno le città-stato di Bengasi,Misurata,Sabrata.Non contano nulla tra le tribù ed i clan familiari che costituiscono il tessuto connettivo libico e che solo Gheddafi riusciva a tenere assieme,tuareg compresi.E,cosa piú importante di tutte,sono in feroce lotta con Derna ed il Califfato dell’Isis che vuole soffiar loro il potere politico e militare ma,soprattutto,il vitale petrolio.Insomma,un casino di proporzioni spaventose…pericolosissimo perché a solo un’ ora da casa nostra : di aereo..e di missile (ancor meno).“Siamo pronti a fare la nostra parte”,morti ed ostaggi non sono dimenticati…questo il messaggio di Renzi e del governo italiano.Come avevo a suo tempo previsto (assieme ad altri più qualificati osservatori) il folle azzardo dell’assassinio di Gheddafi per impadronirsi dei pozzi petroliferi da parte franco-inglese,oggi mi sento di anticipare che la “avventura” libica ci costerà tantissimo…da quelle parti e pure in Italia.È impensabile che i “terroristi” dello Stato Islamico si facciano ammazzare gratis da noi e dai nostri padroni americani…non oso immaginare cosa potrebbe accadere.Mah,vedremo solo a posteriori quale cazzata Renzi ha già  iniziato a fare… 

Grazie per l’attenzione
Vincenzo Mannello
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MORTE DELLA POLITICA – DEMOCRAZIA DI MINORANZA – ONANISTI DELLA RETE –  DISAFFEZIONE E ASTENSIONISMO – TRIONFO DELLE CLIENTELE E DELLE TRUPPE CAMMELLATE – ECCETERA……
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SUL “ROMA”

Acrobati del consenso verso le Amministrative

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

Una pattuglia acrobatica, a poco più di due mesi dal voto, prova a tenere in vita una vicenda elettorale che, almeno a Napoli, non solleva particolari entusiasmi. È una storia emblematica della crisi della politica, delle sue illusioni, dei suoi egoismi, delle sue manipolazioni. In giro, qualche raro manifesto elettorale di qualche candidato sindaco, assenza totale di pubblicità per consiglieri vecchi e nuovi e, al primo snodo della trama, primarie che incombono da destra e da sinistra, scelte ancora da chiarire, per un elettorato stanco anche di ascoltare. Siamo decisamente in ritardo in una città eternamente alla ricerca del tempo perduto, un’area metropolitana che non dovrebbe rallentare ma correre di fronte alle sue mille emergenze. E così, la disputa delle primarie del Pd andrà in onda il prossimo week end (una sfida spregiudicata che lascerà, forzatamente, sul campo, politicamente, morti e feriti ), tra i 5 Stelle prevale ancora una certa incertezza, mentre nessuno sa, al momento, quando e come si celebreranno le primarie del centrodestra. Una situazione confusa che vede, al momento, in pista solo i due vecchi sfidanti del passato. Gianni Lettieri che da settimane va suonando il suo tam tam elettorale e Luigi de Magistris, scarsa propaganda visiva ma un certo movimentismo tipico dei preludi legati al voto. Entrambi non paiono, al momento, candidati di una vera coalizione, entrambi viaggiano trasversalmente in elettorati frastagliati, compositi, consapevolmente lontani dai partiti, acrobati del consenso in un momento in cui le affezioni ideologiche paiono spente e la strada maestra vive nel rapporto personale, scandito da cento incontri e mille contatti. Non è più tempo di manifesti martellanti, di assemblee aperte, di comizi infuocati. Tutto vive sottotraccia, soprattutto tra i legami del web che, tra l’altro, ha il grande merito di costare poco o nulla. Chissà se un poster, una locandina, uno striscione hanno ancora una funzione in una campagna elettorale di questo tipo? Ne parlavo l’altro giorno con uno dei più importanti fotoreporter italiani. Siamo arrivati ad una conclusione pratica. L’ immagine, da sola, non basta. Deve essere filtrata da chi opera lo scatto e, successivamente, corredata da un messaggio agile che entri subito nel cuore della gente. Poi, ovviamente, c’è la crisi che incombe, le campagne giocate, ormai, sul filo di poche migliaia di euro, la stampa dei “ santini “ come unico, autentico approdo, i rituali della vecchia politica che si sono apparentemente dissolti. Si scandiscono, quindi, allestimenti un po’ improvvisati in attesa di tempi migliori, mentre i simboli si scoloriscono, i programmi parlano eternamente di sviluppo e lavoro e la gente, giorno dopo giorno, preferisce rifugiarsi nel suo privato.  

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Da: I Tesori dell’Arte <info@tesoriarte.it>
Data: 04/03/2016 6.44
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Ogg: Tanta cultura a Gaeta nel mese di marzo
 
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