Ancora sulla Nuova Operazione San Gennaro e altre notizie


Ancora sulla Nuova Operazione San Gennaro e altre notizie

Ancora sulla Nuova Operazione San Gennaro e altre notizie [ “Az.” 10.03.2016 ]
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TRATTO DA ACCADEMIA DELLA LIBERTA’
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NÉ MIMOSE, NÉ ROSE!

“Quel che si fa per amore è sempre al di là del bene e del male”. Riprendendo questo bellissimo aforisma, tratto dall’opera omnia  di Federico Nietzsche “Al di là del bene e del male”, vorrei fare alcune constatazioni in merito ai“festeggiamenti”  del 14 febbraio (S.Valentino) e dell’8 marzo (festa della donna)  i quali, a mio avviso, si intersecano concettualmente nel fenomeno consumistico della perdita delle identità. Mi sono sempre chiesto del perché esista una “festa degli innamorati”. 
Qual è la necessità di “massificare l’amore” rendendolo frutto di festeggiamento per un solo giorno dell’anno? Io penso che bisognerebbe soffermarsi in questo, come in tutti gli altri giorni della nostra vita, a riflettere sul vero significato della parola “amore”. Che cos’è l’amore? Cosa rappresenta e come viene manifestato l’amore, al giorno d’oggi, da parte dei giovani e dei meno giovani? 
Io credo che oggi bisognerebbe riformulare, in senso spirituale, il concetto diamore. Che senso ha parlare d’amore, quando bisogna dimostrarlo attraverso un bene materiale e altrettanto bisogna ricambiarlo con il medesimo ed insignificante bene materiale? Che senso ha pubblicizzare un sentimento naturale e spontaneo tipico del nostro io, riducendolo a mero prodotto di scambio?
L’amore, quello vero, è infinitamente grande per noi comuni mortali. Forse, soloMadre Natura sarebbe in grado di riportare l’uomo sulla retta via del vero amore. In realtà, noi comuni mortali abbiamo solamente il dovere di dimostrarespontaneamente con i fatti, giorno dopo giorno, il nostro amore verso le persone che per noi sono le più importanti e le più care.
Buona parte dei giovani, vede l’amore come un fardello. Un vincolo che limitando la loro libertà psicofisica, pone degli ostacoli lungo la loro vita spensierata: il materialismo, l’egoismo, l’individualismo o, meglio ancora il non voler rinunciare alle nostre noiose, quanto dogmatiche abitudini giornaliere per concederci e completarci con un’altra persona, rappresentano i motivi della crisi dell’amore moderno. Quali sono le soluzioni? Purezza di cuore, volontà ed intraprendenza nel ricercare il nostro amore, il donarsi vicendevolmente, al di là del bene e del male.
Altro fattore di fondamentale importanza è la perdita delle identità: lafemminizzazione dell’uomo e la mascolinizzazione della donna, rappresentano l’inizio della fine non solo dell’amore in sé ma, soprattutto, del decadimento dei costumi sociali, anch’esso perfettamente architettato dal becero fenomeno consumistico. Ecco che la perdita delle identità, progettata dal consumismo, rappresenta il collante tra la “festa degli innamorati” e la “festa della donna”. Aldilà della solita “favoletta” sulla festa della donna che ci è stata raccontata fin dalle scuole elementari, mi preme mettere in luce alcuni dati di fatto. Intorno agli anni 60 e 70 del secolo scorso, la cosiddetta “rivoluzione femminista”, ebbe un impatto decisivo nella “liberazione” della donna dalle grinfie della società “maschilista”. Milioni di donne furono coinvolte da slogan propagandistici nella “lotta di liberazione”, ma pochi sanno che David Rockefeller fu colui il quale creò il movimento femminista: “[…] Siamo stati noi a finanziare e promuovere il movimento femminista. E vuoi sapere perché? Per una serie di motivi, ma ti cito i due principali: primo, se la donna lavora fuori, possiamo tassare anche il suo lavoro, cosa che non possiamo fare se lavora in casa; secondo, perché così possiamo togliere i bambini fin dall’infanzia dal controllo della famiglia, e metterli sotto il controllo dello Stato”.

L’emancipazione della donna, se pur legittima, non è stata portata a termine nel modo più lineare possibile. La donna, è stata letteralmente sottratta dalla propria casa, e privata della gioia di godersi l’infanzia dei propri figli.  Attualmente, il ruolo della donna, intesa come angelo tutelare della famiglia, è stato totalmente soppiantato in nome di un nuovo modello: la “donna in carriera”. 
Le giovani donne preferiscono far carriera, anziché immaginare un futuro in cui consacrarsi anche come madri e mogli. Attenzione, io non critico la voglia di affermarsi all’interno della società di tutte le giovani che intendono seguire un determinato percorso, poiché in certe situazioni le donne risultano essere più capaci degli uomini stessi. La mia critica è nei confronti della società che vuole lo stravolgimento delle identità che da sempre hanno contraddistinto uomini e donne. La giovane donna, deve essere simbolo di ordine, prosperità, benessere. Io auspico, che sia propria la donna la fautrice della ricostruzione del focolare domestico. Ovviamente, per avanzare questo tipo di ipotesi, occorrerà rivedere totalmente il suo ruolo di madre e lavoratrice. Oggigiorno, se da un lato alle madri non è più concessa la possibilità di avere e mantenere dei figli a causa dell’assenza dello Stato sociale e del progressismo radical chic che vuole a tutti i costi trasformare, attraverso l’utero in affitto, i bambini in oggetto, dall’altro è anche vero che molte donne vengono licenziate dal posto di lavoro per il sol fatto di essere in gravidanza tutto ciò in barba ai tanto decantati diritti sociali.
Cosa festeggiare? Io credo che alla luce di quanto sia stato esposto in queste righe, ci sia poco da festeggiare. Il mio vuole essere solo un invito alla riflessione, dettato essenzialmente dal fatto che bisognerebbe rivedere le nostre posizioni sul nesso di corrispondenza tra uomo, donna e amore. 
Non facciamoci “incastrare” dalle favolette della società consumista, guardiamo in faccia la realtà con senso critico e troviamo al più presto una soluzione. Ripartiamo da una nuova visione dell’essere umano, sia esso uomo o donna. L’amore e soprattutto il romanticismo, prima o poi trionferanno.
 
 
 Né mimose, né rose! NO all’amore moderno!
Viva i Romantici
Effemme
 

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TRATTO FA FASCINAZIONE
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CATEGORIA: KULTURKAMPF

8 Marzo: Nessuno Ricorda Le Donne Vittime Delle “Marocchinate”

 
(G.p)Oggi 8 marzo è il giorno della festa della donna, ma sono ancora tante le vittime del sesso debole dimenticate e lasciate morire senza alcuna giustizia, come per esempio le migliaia di donne italiane uccise dalle truppe marocchine del contingente francese della V Armata Americana.
Il giornale on line l’Ultima ribattuta, con un interessante articolo, che pubblichiamo per intero, ricorda le donne italiane vittime delle “marocchinate”.
Nel giorno della festa delle donne, sono ancora tante le vittime del sesso considerato “debole” dimenticate e lasciate morire senza giustizia. L’8 marzo non sono le mimose, non è esibizionismo, non è strumentalizzazione, non è moda. Dovrebbe essere semplicemente silenzio. E ricordo. Ad esempio di una delle pagine più buie della seconda guerra mondiale, che qualcuno si è “dimenticato” di inserire nelle pagine di storia: la dolorosa vicenda delle migliaia donne italiane uccise dalle truppe marocchine del contingente francese della V Armata AmericanaLe cosiddette “marocchinate”. Un brutto termine usato per indicare quelle vittime che, durante la seconda guerra mondiale, in Italia, subirono la violenza degli stupri da parte dei “buoni”.A ricordare quelle donne non sono state le Istituzioni, perchè non è mai stata dedicata loro alcuna giornata della memoria o del ricordo. Ci ha pensato solo l’ex senatore Ferdinando Signorelli, che ha scritto una lettera, pubblicata su “Tuscia web”.“La vergognosa inerzia dello Stato sulle marocchinate”, esordisce così Signorelli.“E’ stata richiesta l’istituzione della memoria delle ‘marocchinate’ e la locuzione di ‘crimine contro l’umanità’, senza alcun risultato. Come pure sono stati interessati i vari governi per conoscere la sorte toccata alle 60 mila pratiche presentate dalle donne violentate per l’accertamento finalizzato al loro riconoscimento di vittime civili di guerra, ma senza nessun apprezzabile riscontro da parte della burocrazia, nelle cui agghiaccianti voragini si sono lasciate spegnere le speranze di un riscatto”
Ma cosa successe davvero quel giorno?“Nei giorni che seguirono la caduta di Esperia, avvenuta il 17 maggio 1943, 7000 ‘goumiers’ marocchini devastarono, rubarono, razziarono, uccisero e violentarono circa 3500 donne, di età compresa tra gli 8 e gli 85 anni. Vennero sodomizzati circa 800 uomini, tra cui alcuni ragazzi e anche un sacerdote, don Alberto Terrilli, parroco di Santa Maria di Esperia, che morì due giorni dopo a causa delle sevizie. E molti uomini che tentarono di proteggere le loro donne vennero impalati”.In una relazione degli anni Cinquanta si legge poi che “su 2mila donne oltraggiate, il 20 per cento fu riscontrato affetto da sifilide, il 90 per cento da blenorragia; molti i figli nati dalle unioni forzose. Il 40 per cento degli uomini risultarono contagiati dalle mogli. Senza contare la distruzione dell’80 per cento dei fabbricati, la sottrazione di gioielli, abiti, denaro e del 90 per cento del bestiame”.“E, cosa ancora più triste – conclude Signorelli- le truppe omicide furono fatte sfilare, come “marcia premiale” il 4 giugno 1944 a Roma, in via dei Fori Imperiali.
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—-Messaggio originale—-

Da: Redazione Controcorrente <redazione@controcorrentedizioni.it>
Data: 08/03/2016 19.43
A: “Redazione Controcorrente”<redazione@controcorrentedizioni.it>
Ogg: Ancora sulla Nuova Operazione San Gennaro (3)

 
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San Gennaro non si tocca!
di Paolo Isotta

San Gennaro esiste da sempre giacché nei disegni della Provvidenza ab aeterno il potentissimo intercessore e salvifico consolatore doveva proteggere Napoli, i suoi devoti e tutti coloro che gl’indirizzano preci. Io sono una testimonianza perfetta di quanto la sua protezione sia efficace, giacché debbo a lui una vita straordinariamente fortunata e persino felice. Il miracolo dello scioglimento del sangue è di continuo contestato dai positivisti ma torna ogni volta con prepotente attualità. Solo chi abbia assistito da vicino al gonfiarsi di quella polvere nera, al suo rendersi una sorta di emulsione divenuta color ruggine, poi un liquido ribollente rosso vivo, può comprendere che non tutto la ragione spiega. Divenire adepti di San Gennaro non è possibile per propria elezione; occorre che il Santo elegga. Ma San Gennaro soccorre a tutti ed è infinitamente paziente.

   Lo è tanto da tollerare, oltre un popolo che in  parte s’è trasformato in un sottoproletariato senza identità che crede ai maghi televisivi, alle cartomanti,  ai Testimoni di Geova, o non crede affatto, una Chiesa locale che non ha quasi  mai fatto altro se non i suoi giuochi di potere e i suoi interessi economici. La Chiesa di Roma, a sua volta, non ha nominato negli ultimi decennî che figure scadenti, sul piano umano e culturale, a reggere la diocesi partenopea e anche a sovraintendere al culto del Santo. Voglio proprio vedere il Papa che cosa farà quando l’attuale presule, Crescenzio Sepe, dovrà andare in pensione: anche dalla prossima nomina si valuterà che cosa pensare di lui. Di Sepe e del suo passato di curiale basta ricordare le cronache, anche giudiziarie: quale segretario del Giubileo e prefetto della congregazione De propaganda Fide.

   Il Papa può tuttavia subito intervenire. S’è creata una collusione di pessimi fra Sepe e il ministro Alfano. Costui, con un decreto fatto per compiacergli, vuole realizzare un disegno da sempre nel cuore della Curia napoletana. Il culto del Santo venne istituito nella attuale forma nel 1527 e dal 1601 una Deputazione, composta di membri della nobiltà (gli antichi Sedili) e del popolo, regge il Tesoro, con continue conferme di Bolle pontificie. Essa, per una norma che risale (1811) a Gioacchino Murat in quanto sovrano, è presieduta dal Sindaco di Napoli. Dunque il culto di San Gennaro è innanzitutto istituzione laica. Antonio Bassolino fu il primo caso (e di lì incominciò la nostra amicizia, basata anche su molto altro) di un comunista devoto al Sangue. Or la laicità del culto sta per scomparire.  La Curia vorrebbe esser arbitra anche della Deputazione e il suo disegno sta per compiersi col decreto di Alfano che di questa dissolve l’autonomia.

   La ignobile commistione di potere statuale e potere religioso è la reiterata, costante e ormai intollerabile violazione del Vangelo. Cristo non solo dice Date a Cesare quel ch’è di Cesare ma per tutta la vita lotta contro il monopolio del Sacro da parte della casta sacerdotale. La coppia di sepolcri imbiancati Alfano-Sepe mira a consolidare il potere, soprattutto economico, sul Sacro.

   Ma a Napoli le reazioni crescenti  attraversano  gli strati sociali e gli schieramenti politici. Oggi c’ è stata una protesta silenziosa e nutrita di nobili, borghesia, popolo, di fronte alla Cattedrale, ove ha sede la cappella del Tesoro e sono custodite le ampolle col Sangue.  La pazienza del Santo ha pur essa i suoi limiti. Che il governo debba reggersi sui voti di Alfano e che costui, prima della dissoluzione elettorale, possa fare, senza con ciò riuscire a evitarla, tutto quanto gli conviene, non può piacergli, come non gli piace la faccia di Sepe. Noi cattolici continuiamo a credere, sovente a onta della Chiesa…

   Se io fossi Alfano non sarei tranquillo. Dice un proverbio antico: San Gennaro è llungariello ma nnun è scurdariello! , ossia “San Gennaro è lento nel muoversi ma non dimentica nulla!” Ciò vale tanto nel concedere grazie quanto nel punire…

 
 
 
 
 
Riceviamo e volentieri pubblichiamo…
 
 
Cara Redazione: io non andrei troppo per il vago, e lo dico fuori dai denti. Con questo prima soffice intrusione, compiuta d’intesa con la Curia Vescovile, e al di là anche delle sfumate politichesi parole del Sindaco, la “casta” renziana e bergogliana intende entrare nella gestione del “tesoro” del santo, stravolgendo una tradizione secolare che ha sempre agito con somma devozione e pari onore. Un esproprio, né più né meno. Questa è la mira nascosta. Tattica parallela a quella di Garibaldi che svuotò le casse del Regno. Resistete, e fatelo con forza. Viva San Gennaro!
Luciano Pranzetti*
* Chiesa Viva

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