DA NAPOLI CAPITALE A <> E LA GENTE DIXIT DELLE AMMINISTRATIVE CHISSENEFREGA LEGGI DAL “ROMA” ERMANNO CORSI E GIUSEPPE SCALERA CON REPLICA POST DI ARTURO STENIO VUONO E BASSOLINO ( DAL “SECOLO d’ITALIA” )


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Scugnizzi A’ Città e Pullecenella – YouTube

30 apr 2013 – Caricato da luigi miceli

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[ “AZIMUT-NEWSLETTER” : 10 MARZO 2016 ]
 
anteprima di web – servizio tra breve in rete –
 

ANTONELLO RONDI – NAPULE S’E’ SCETATA – YouTube

11 set 2009 – Caricato da ilcumano

Il brano Napule s’è scetata, scritto dallo stesso Antonello, è stato inciso … è stato inserito in un cd …

ANTONELLO RONDI NAPULE S’E’ SCETATA poeta2oo7 …

18 ago 2012 – Caricato da franco alfano

ANTONELLO RONDI NAPULE S’E’ SCETATA poeta2oo7. franco alfano …

Primati del Regno delle Due Sicilie – Napoli si è Svegliata …

25 set 2007 – Caricato da Ilovenaples2007

La canzone in sottofondo è: “Napoli si è Svegliata” (Napules’è scetata) di Antonello Rondi. Il testo …

 
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ARCHIVIO

Il buio oltre la siepe dopo le primarie

Opinionista: 

Giuseppe Scalera

L’eredità, a questo punto, diventa difficile. Vince la Valente, scaccia i fantasmi del suo passato, riafferma a chiare lettere che i napoletani hanno votato per una nuova classe dirigente e, insomma, che la rottamazione del vecchio leader si è compiuta. Bassolino prende atto dei risultati e si defila. Le sue parole, nella notte dei risultati, pesano come pietre. Spetta ora a chi ha prevalso il compito di andare avanti. In sintesi, un atto di disimpegno vero, autentico. Resta alla Valente e al suo staff un’operazione politicamente difficile. Lanciare in poche settimane la sfida a de Magistris e provare, almeno, ad agguantare il ballottaggio. Con un Pd tutt’altro che unito e monolitico. La partecipazione alle primarie (poco più di 30mila votanti ) dà la chiara sensazione di un partito che non riscalda i cuori e che comprende, comunque, il valore del suo passato (i 13mila voti di Bassolino restano tanti). Ma anche di una forza politica che appare in eterna competizione, tanto in Parlamento quanto a Napoli, rissosa al suo interno, perennemente a caccia di un duello da affrontare per riaffermare il senso della sua presenza. Un’eterna competizione, la necessità di rilanciare continuamente, secondo il modello della narrazione renziana. C’era una volta la grande stagione dei Sindaci, quelli che si muovevano liberamente sulle macerie della Prima Repubblica, indicando al Paese un corso nuovo. Oggi, quel periodo fa un po’ nostalgia. A Napoli, a Roma, un po’ dovunque, si muovono onesti comprimari costretti, talvolta controvoglia, a fare i generali e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Addirittura, in alcuni casi, si ha la chiara sensazione, che alcuni candidati siano in campo solo per difendere una piccola area politica di riferimento, per conservare l’identità del proprio antico bastione e che altri affrontino le primarie solo per acquistare un minimo di visibilità. Ma, per molti versi, non sono strategie misteriose. I renziani si spendono per la Valente, sostenitrice di Cuperlo nell’ultimo congresso, solo per riaffermare il senso del nuovo, di una giovane classe dirigente che va avanti e che non vuole guardarsi indietro, tra le antiche intese del Novecento. Per lo stesso motivo, Bassolino, che ha sostenuto da sempre Renzi, si ritrova fuori dalla partita, rottamato per soli 450 voti. Che la competizione per le Amministrative, a questo punto, si faccia più difficile per il Pd è materia di scarso interesse. Il management nazionale deve, dappertutto, manifestare il senso della sua presenza, della sua gestione, anche in una condizione complessiva di disgregazione democratica. Per molti versi, un tappeto rosso per gente come Lettieri e de Magistris che si muove fuori dai partiti, in coalizioni largamente civiche, che insegue trasversalmente l’elettorato, indicando come ogni iniziativa di sviluppo debba partire dal basso, dalla mobilitazione della gente. Ma sono stati scritti solo pochi capitoli. La narrazione delle amministrative napoletane è solo alle prime pagine.   

Politica : parole nuove per “pensieri” vecchi

Opinionista: 

Ermanno Corsi

Dai partiti vengono neologismi curiosi che stupiscono un po’, ma di sicuro (che non stupisce affatto) c’è la malinconica omologazione delle proposte: difficile trovare inversioni di rotta. Prevale, in quel che si dice, il già visto e il già vissuto. Cambia solo il vocabolario che, si fa per dire, si “arricchisce” di alcune novità. Le comunali diventano comunarie, poi primarie e secondarie. Non mancano le singolarie per le primarie ad personam. I luoghi del “sacro rito civico”, fin qui chiamati gazebo, ora sono gazebari perché è tutto un guazzabuglio. Gli scioglilingua sono importanti, ma alla politica non spetta il compito di sciogliere i nodi che affliggono la società? *** Una sedia vuota. All’ultimo confronto fra i quattro candidati napoletani del Pd, Bassolino, sconfitto dalla Valente, non si è presentato. Gli altri tre sono andati avanti, senza prendersela più di tanto. Il tre volte ex (Sindaco, Ministro, Governatore) avrebbe dovuto ricordare quel che accadde, negli anni sessanta, quando Giancarlo Pajetta, in tv per le tribune politiche, metteva sempre, accanto a sé, una sedia. «È per l’onorevole Paolo Bonomi presidente dei Consorzi agrari», diceva.“L’ho invitato, spero che venga. Gli offro così la possibilità di giustificare i suoi misfatti». Sistematicamente quella sedia rimaneva vuota. Il mancato duello fu vinto da Pajetta. *** Per Palazzo San Giacomo. Prima delle “primarie” si diceva: mulino vecchio non macina più, il passato resti dov’è. Ora c’è chi si accontenterebbe di un Sindaco appena appena “valente”, che non prometta troppo e poi troppo deluda, oppure una stella splendida che davvero risplenda e non una lampadina fulminata. *** In duemila per il Patrono. Tanti i fedeli davanti al Duomo per gridare “giù le mani da San Gennaro”. Sicuramente sarà un’aula di tribunale a dirimere ora la controversia fra Deputazione del Tesoro, Curia e Ministero dell’Interno. In sostanza: vale ancora Cavour con il suo “libera Chiesa in libero Stato”, oppure a Napoli c è un netto capovolgimento e lo Stato è libero, ma di fare quello che la Curia vuole? Povero San Gennaro. Conobbe gioiosamente la giustizia divina quando venne elevato agli altari e beatificato. Male gli andò molti anni dopo con la giustizia vaticana quando Paolo VI lo degradò a santo regionale. Anche allora i fedeli si riunirono davanti al Duomo per gridare “San Gennà, futtatenne”. *** Dai Borboni ai barboni. Alla Reggia di Caserta c’è un passaggio di storia e stili di vita. Al direttore Mauro Felicori che lavora troppo (per giunta senza assegnarsi straordinari!), si contrappongono coloro che stanno con l’orologio alla mano e non vedono chi non fa il proprio dovere, chi sfrutta spazi per propria abitazione domestica, chi lucra su servizi vari. Difficile far capire che, per noi, meglio del petrolio e della Fiat sono i beni culturali. Un esempio: tra scavi di Pompei ed Ercolano e vanvitelliana reggia ,con tre milioni e mezzo di visitatori si sono realizzati incassi per oltre 25 milioni e mezzo. Un buon risultato, no? Perché tanta paura che, col nuovo direttore, si possa andare ancora più avanti? *** Giustizia amministrativa. C’è allarme (Corte dei Conti, Tar) perché diminuiscono i ricorsi a causa della crisi economica. Un dubbio: dispiace che la crisi attanagli le famiglie o che, diminuendo i ricorsi, qualche ufficio venga messo a cassa integrazione? Ci si lamenta, poi, che crescono le richieste di accesso agli atti. Perché ci sarebbe più lavoro per gli uffici o perché non va bene che i cittadini siano più informati sulle questioni che li riguardano? Non ai posteri, ma a noi l’ardua risposta. *** Fare cassa. Palazzo San Giacomo si lamenta che le sue casse sono vuote. Eppure c’è un patrimonio di 60mila immobili che, se gestito bene, consentirebbe di recuperare facilmente 90-100 milioni. Si preferisce, invece, navigare nei vuoti di bilancio a cominciare dal vuoto di 370 milioni (minori entrate, maggiori debiti) che fanno schizzare il disavanzo complessivo a oltre un miliardo.  

 
 [ “Az.-News” : 05.03.’16 ]

L’EDITORIALE – REPLICA

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  • [ versione per la stampa ]
  •  
  • PRIMAVERA AL VOTO MA L’URNA PIANGE
  •  
  • Arturo Stenio Vuono *
Ha ragione Giuseppe Scalera che nel suo recente intervento, “Acrobati  del consenso verso le amministrative”, conclude che “la gente, giorno dopo giorno, preferisce rifugiarsi nel privato”; e se Napoli è in sofferenza, non di meno Milano e Roma, eccetera.La morte della politica, con la p in maiuscolo, si chiama democrazia di minoranza e, ove non si vada al ballotaggio, un qualsiasi sindaco è eletto al massimo con il consenso solo di un quarto dei cittadini iscritti a votare, figuriamoci al secondo turno. Disaffezione e astensionismo sono ormai fenomeni consolidati, l’anomalia e la patologia indotta che, con tutta evidenza e senza che nulla si faccia per rimuoverla, si registra quotidianamente e che, da sinistra a destra, e al centro, suona tra la gente annoiata ed irritata con il “delle amministrative chissenefrega”.L’alternativa in concreto non esiste, tra l’onanismo sterile e scontato della rete e i mal di pancia in ambito delle ex coalizioni opposte che furono;è tutto un bailamme di candidati alla poltrona a primo cittadino di sinistra che godono del dichiarato supporto di esponenti della società civile in odore di destra; e di quelli di presunta destra che si accompagnano a teste d’uovo notoriamente e da sempre a sinistra. Non mancano altri che, necessitando di rientri e di riposizionamenti, si inventano liste soltanto utili ad ambire a un quorum che consenta la conquista di uno scranno ed il loro ingresso in consiglio. Una gran confusione e la fine delle ideologie, tutte, e di quella che fu l’ex forma-partito.Il resto, a completare l’opera, lo fanno le cosiddette primarie, ( . . . ), l’affare del politichese tutto a domicilio privato delle clientele richiamate e delle truppe cammellate precettate, con buona pace anche dello “scassare” dei gattopardi. Primavera al voto sarà ma l’urna piange. Un tormentone indecoroso, così nasce il rigetto e  l’aumentare degli appartati.
 
 * presidente Associazione Culturasociale “Azimut” Napoli
 
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MEMENTO
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CONVEGNO A NAPOLI – A CURA DEL CENTRO STUDI LA CONTEA E DELL’ASSOCIAZIONE LA CITTA’ DI CAMELOT – SU PIERO BUSCAROLI : VENERDI’ 18 MARZO
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L’EDICOLA
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——– Original Message ——–

Subject: 10 marzo – Leggi le principali notizie di oggi
Date: Thu, 10 Mar 2016 05:45:05 +0100
From: “Secolo d’Italia” <newsletter@secoloditalia.it>
To: “associazioneazimut@tiscali.it” <associazioneazimut@tiscali.it>
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Un imam somalo di 22 anni, richiedente asilo, è finito in manette, e appena in tempo perchè non arrivasse a compiere quanto da lui fin qui progettato. Per gli inquirenti, infatti, l’uomo sarebbe fuggito dalla struttura che lo accoglieva nei pressi di Campobasso, probabilmente per andare a Roma.

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Registrazione Tribunale di Roma n. 16225 del 23/2/1976
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